La Duchessa Cortigiana – Joanna Shupe

Se cominciassi ora ad elencare tutte quelle piccole e grandi cose che mi hanno irritata a morte di questo libro, è altamente probabile che tra due/tre anni saremmo ancora qui seduti a parlarne.
Perchè dovete sapere che spesso penso che sì, persino io potrei scrivere un libro, ne ho tanti cominciati e mai finiti…..si tratterebbe solo di mettersi d’impegno e dargli la giusta attenzione per finirli. Poi però li leggo e comincia la severa autocritica (giustificatissima) e finisce che li massacro a colpi di “Impossibile” – “Troppo comodo” – “Troppo stupido” – “Che palle” – “Ma come cazzo ti è venuto in mente” seguito dall’odio puro per dei personaggi che ho creato io….e se persino a me stanno sul cazzo figurarsi a chi dovrebbe pagare per leggere le loro storie.

Allora i libri preferisco leggerli….poi però succede che incappo in roba come questa, un compendio di tutto ciò che detesto nella letteratura rosa, riunito in circa 200 pagine. Roba che la pressione mi è schizzata a 400 e il fottone è ancora lì che gira libero nel mio corpo devastando tutto quello che incontra.

La Trama: Venezia/Inghilterra, 1816 – Julia, Duchessa di Colton, si è sposata a sedici anni, ma il marito subito dopo la cerimonia è scappato a Venezia, dove vive da otto anni. Julia, dopo una lunga solitudine, desidera un figlio e decide che è arrivato il momento di sedurre quel marito sconosciuto. Si fa insegnare da una cortigiana londinese i segreti più scabrosi del corteggiamento, raggiunge il fantomatico marito a Venezia e, sotto mentite spoglie, lo seduce e concepisce con lui un erede. Ma quando la seduzione e la passione si trasformano in qualcosa di più profondo, è necessario ricostruire anche la fiducia e la capacità di vivere insieme. Potrà quel marito, che la duchessa cortigiana è stata costretta a sposare così giovane, trasformarsi davvero nell’uomo della sua vita?

Ed ora la parola alla giurata – Spoiler perchè voglio risparmiarvi questi 5 fottutissimi euro.

Prima di tutto diciamo per onestà intellettuale che questo libro è piaciuto. Ed ammetto che anche io, all’inizio, nelle prime 40/50 pagine mi sono detta “Eddai Cazzo!!!! Finalmente qualcosa di brioso e diverso dal solito” perchè, in effetti, le prime pagine sono scritte bene, la storia è inverosimile come solo nei romance storici può essere ma in fondo chissenefrega, noi vogliamo cazzi turgidi e orgasmi, della veridicità storica non ce ne facciamo nulla.

Poi però purtroppo non mi sono fermata a quando la rompicazzo arriva a Venezia e decide di sedurre quel grandissimo figo di suo marito, ma sono andata avanti….

Ma conosciamoli questi due coglioni.
Lei: Julia ventiquattrenne costretta a sposarsi, otto anni addietro, con un figo da paura che non la voleva vedere nemmeno morta e che infatti l’ha piantata subito dopo la cerimonia senza nemmeno sverginarla a suon di vergate in vagina. Vive in una misererrima casa con la zia perchè la suocera stronza e il cugino del marito le hanno tagliato i fondi. E’ al limite della povertà, aspira fastidiosamente al Santamariagorettismo e dopo anni di ragionamento le viene in mente che se generasse un erede potrebbe riappropriarsi del patrimonio e le sovviene l’idea delle idee.
Andare da una cortigiana per farsi spiegare i segreti del mestiere, raggiungere il marito a Venezia, sbatterselo e tornare incinta.

Lui: Nick. A logica dovrebbe essere il degenerato che mi fa rizzare i capezzoli al solo nominarlo e invece ho avuto sempre e solo voglia di fargli del male fisico e questo, ovviamente, non è un buon segno. Costretto al matrimonio dall’odiato padre, decide di scappare appena celebrate le nozze e girare l’europa scopando a destra e a manca fottendosene di tutto il resto e con un atteggiamento da bambino viziato che bisognerebbe ridimensionare a suon di frustate sull’uccello. Tenetevelo.

Ma arriviamo al dunque.
Julia si presenta a Venezia con un finto amante, riesce a conquistare l’interesse di Nick e cominciano la loro relazione di protettore/amante con la classica scopatona orgasmica. E qui, io che avevo lasciato a casa il cervello a favore dell’intrattenimento, l’ho richiamato al dovere perchè va bene tutto, ma non esageriamo.

Ok che sei andata dalla cortigiana che ti ha spiegato cosa succede e come succede, ok che hai visto come si fa, ok tutto porco Zio ma che tu ti impali letteralmente sullo spropositato cazzo di tuo marito come se fosse la cosa più naturale del mondo no. Non dopo che lei ti aveva suggerito di fare pratica con un dildo ma tu ti sei rifiutata perchè era troppo per te (fottiti stronzetta che non sei altro) perchè io sfido chiunque di noi donne non più vergini a sederci sul cazzo di Rocco Siffredi senza non dico urlare di dolore, ma procedere con una certa cautela.

No, lei ci salta sopra come se nulla fosse.  Vergine che si siede su un cazzo gigante e va avanti a scopare come se nulla fosse !!!!!!!!! Eh già certo, e io lettrice sono nata giusto ieri. Mavaffanculovaaaaaaaa.

E non è il peggio.
Il peggio lo raggiungiamo poco dopo con l’ormai sempre presente pompino con ingoio, ovviamente fatto ad arte, manco si stesse bevendo cioccolata calda al bar con le amiche dopo un pomeriggio di shopping.
Che poi io mica ho niente contro i pompini e nemmeno contro l’ingoio. Fate pure. Facciamo pure. Rendiamolo obbligatorio.
Contesto solo questa predisposizione, da parte di una vergine che fino a ieri non aveva mai baciato con la lingua a diventare un’adoratrice senza macchia e senza paura del pene. Perchè diciamocelo fuori dai denti….non è che ingoiare sia proprio la prima cosa che si fa in assoluto, bello, bravo, buono…ma non stiamo parlando di nutella.

E nemmeno questo è il peggio.
Il peggio del peggio lo raggiungiamo quando dopo una settimana di sesso in ogni luogo e in ogni dove, lei capisce che in questo modo sta ingannando il marito di cui si è innamorata e allora pensa bene di andarsene e indovinate?
Dai….indovinate…..

Sì. Lei è gravida.
Quindi in questo merdosissimo romanzo la GI (Gravidanza Indesiderata da lui) coinncide con la GD (Gravidanza Desiderata da lei).
Brava Joanna, fino ad ora nessuna scrittrice era riuscita a farmi incazzare come tu hai fatto nel giro di 200 fottutissime pagine.

Perchè? Perchè aggiungere la gravidanza?
In ogni ciclo c’è il 25% di possibilità di rimanere incita. Questo se copuli senza precauzioni durante i giorni fertili che sono, in media, 4 (e sono stata larga). Se seguiamo questo principio scientifico, lei è riuscita a portarsi a letto il marito esattamente in quella settimana critica pur essendo ignorantissima in materia. Perchè non poteva capitare che la settimana di sesso fosse a ridosso del ciclo, o post ovulatoria…. NO, dovevano scopare come ricci proprio in quei 4 cazzutissimi giorni.

Basta.
Davvero, ve lo chiedo per favore, basta.

Pensate che sia il peggio?
AHHAHHAHHAHAH
Il peggio del peggio del peggio arriva quando lei cade in un dirupo, rotolando per metri e metri e metri sbattendo a destra e a sinistra proprio in quelle 13 settimane iniziali della gravidanza che sono piuttosto delicate e non le succede un cazzo. Nemmeno una piccolissima, insignificante, realistica perdita di sangue.

Odio tutta la famiglia e li maledico con l’anima.

Oltretutto l’entusiasmo di Julia nell’affrontare una gravidanza consapevole di averla procurata ingannando in marito mi disgusta perchè rappresenta il peggio del mio sesso. Le donne che usano questo espediente mi fanno schifo e non posso e non voglio identificarmi in una cretina simile.  D’altro canto mi disgusta anche l’atteggiamento sospettoso e perennemente “in guardia” di Nick….come direbbero dalle mie parti “Figa….rilassati!!!” uno che per otto anni se ne è sbattuto della moglie e la giustificazione che adduce è  che era troppo giovane. Che, oggettivamente, non vuol dire nulla. Ed io di uno che ragiona in questo modo ne faccio volentieri a meno, e rinuncio anche alla verga turgida e ai multiorgasmi perchè io non sono schizzinosa come quel puttanone di Julia e posso accontentarmi del Rabbit, se la situazione lo richiede.

Potrei andare avanti ore, ma perchè tediarvi?
Vi basti sapere che lui fa ammenda e lei lo rimbalza ma poi per poco non lo ammazzano e lei diventa di colpo tutta “Sole – Cuore – Ammooooooooreeeeeeee” ed è un tripudio di erezioni galattiche, vagine grondanti, orgasmi e sesso in generale e il tutto è talmente coinvolgente che avrei preferito conficcarmi una forchetta nel palmo della mano.

Però c’è da dire che una cosa questo libro ce la insegna, ossia come tenere viva l’attenzione del proprio coniuge/compagno. Essendo molto, molto, molto, molto troia.
Che poi mi va benissimo ed infatti Emma Wildes in “Lezioni di Seduzione” non mi ha mica fatto venire l’orchite, tutt’altro; quindi è proprio tutta colpa di una trama di merda, con personaggi di merda e un contorno di merda. Sono 200 pagine di merda, che faccio, lascio?

Ma anche no.
Passiamo oltre.

Lo sconsiglio, lo sconsiglio con tutta l’anima.
Se proprio proprio non sapete cosa fare per un paio d’ore, andate su Tumblr e scrollate porno fino a spellarvi le dita delle mani, sicuramente è più salutare che leggere questa ignobile sbobba.

In poche parole

Piuttosto di ‘sta merda andate su Tumblr e scrollate porno fino a spellarvi le dita delle mani. E chi ha la mente pornografica per intendere, intenda.

Poschina

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Piacere Assoluto – Cheryl Holt

Come avrete notato a fine Luglio non si è palesato il solito Listone, primo perchè più che listone sarebbe stato listino; secondo perchè in questo periodo non ho avuto molto tempo per leggere, complice un’estate rovente che mi mette addosso un’apatia mortale e il fatto che dormo più o meno 4 ore a notte (non consecutive ovviamente) e quindi di giorno mi aggiro con la stessa espressione di un vampiro costretto ad abbandonare la bara prima del tramonto.

La colpa delle poche letture tuttavia non è da attribuirsi alla mancanza di sonno, al caldo e al vampirismo ma ad un libro che mi ha irritata, disgustata ed esasperata al punto da rendermi impossibile anche solo avvicinarmi al Kindle.

trasferimento

La Trama: Lady Elizabeth Harcourt, figlia unica del conte di Norwich, conduce una vita solitaria e senza amore. Una notte, a teatro, conosce Gabriel Cristofore, le cui proposte platealmente sessuali la incuriosiscono. Lui dichiara di volerle fare un ritratto, ma sebbene priva di esperienza, la giovane sa che vuole molto di più. Rinomato amante, pittore e truffatore, Gabriel seduce le donne ricche per il loro denaro. Elizabeth, però, è diversa. E quando lui dà inizio al gioco della seduzione, si ritrova suo malgrado conquistato, e innamorato. Nemmeno Elizabeth, tuttavia, può impedirsi di cadere nelle trame dell’uomo. Sarà disposta a rischiare tutto per amor suo?

Ed ora la parola alla giurata

Sarò breve.

Penso che questo libro sia qualcosa che va oltre la bruttezza. All’inizio credevo fosse uno di quei racconti talmente assurdi, esagerati e raffazzonati da poter diventare il mio guilty pleasure dell’estate, purtroppo si è rivelato essere un libro caratterizzato dal vuoto cosmico sia in senso puramente letterale che in senso emozionale.

Io amo gli eroi romance superdotati che grondano fascino e usano il loro spropositato pene per procurare multiorgasmi cosmici alle loro pulzelle, ma esigo che oltre al fallo gigante ci sia almeno un’ombra di caratterizzazione. E onestamente provo anche una sorta di simpatia per le pulzelle ricche e vergini che diventano degli zoccoloni cosmici dopo che hanno assaggiato la super-verga, ma non tollero che la donnetta in questione sia una noiosissima ereditiera teoricamente maltrattata dal padre e dalla di lui giovanissimo sposa che si fa irretire dal primo fighetto di turno e che da timida verginella inesperta diventa miss carattere di ferro. Mamma mia che palle !!!!!

Fosse solo questo.

Vi basti sapere che ho trovato più interessante la storia secondaria dei due vecchiardi piuttosto di quella principale. Trovo che John e Mary caghino in testa a Gabriel ed Elizabeth ripetutamente.

Ed infatti io ESIGO che vengano scritti due racconti sulla storia passata di Mary e John perchè entrambi offrono un sacco di spunti per creare qualcosa di buono, lei con la sofferenza di chi ha buttato la vita dietro ad un coglione e lui con la disperazione di chi ha perso l’amore della sua vita ed ha dovuto imparare a barcamenarsi.

Invece ci subiamo le seghe mentali di una tardoadolescente cazzona e di un sedicente pittore che ha come una caratteristica quella di saper scarabocchiare qualcosa su tela e di sedurre povere donne talmente disperate dal darla come se non ci fosse un domani al primo superdotato che si prodiga in esagerate moine.

Poi, irritazione delle irritazioni, c’è la storia della mancata gravidanza.
Riassumo con SPOILERONE.

Dopo essere stata mollata come una povera sfigata, Elizabeth fugge in una delle 400 magioni di proprietà del padre. Passati i canonici 14 gg. (mai una che abbia un ciclo irregolare o un cazzo di ovaio micropolicistico, NO !!! tutte rigorosamente con il ciclo di 28 giorni manco uscissero da un volantino sulla perfetta ovulazione) lei scopre di non essere incinta. Invece di tirare un sospiro di sollievo per averla scampata grossa, lei si dispera perchè avrebbe tanto voluto avere con sè almeno una parte del suo adorato Gabriel [che, ricordiamocelo tutti, l’ha appena trattata come la regina delle merde, quindi fosse successo a me vorrei vederne solo il cadavere].

Elizabeth io ti odio ed auguro a te, a Gabriel e alla vostra ignobile progenie, di passare una merdosissima vita. Due nonni adorabili coma John e Mary proprio non ve li meritate.

Avevo anche pensato di riscrivere un bel finale tragico, poi però mi sono resa conto che sprecare due preziosi minuti della mia altrettanto preziosa vita solo per cercare di migliorare qualcosa di talmente brutto da avermi fatta odiare la lettura, sarebbe stato ingiusto nei miei confronti. Quindi la chiudiamo qui, per favore non leggete questo libro, non compratelo, non consigliatelo….si, insomma…. piuttosto fatevi una maschera facciale all’argilla, che fa sempre bene.

In poche parole

Il Romance che mi ha fatto odiare i Romance.

Poschina

Audacia – Amanda Quick

Cominciamo con l’essere onesti.
Io non sono una scrittrice, quindi qualcuno di voi potrebbe obiettare che non ho alcun diritto di sputare su questo libro.
Tuttavia, non bisogna essere un cuoco per capire se un piatto è cotto bene o male, troppo salato, insipido oppure, semplicemente, disgustoso.
Quindi ho deciso di non concentrarmi troppo sulla recensione del libro in sè, ma piuttosto di prenderlo come esempio di pessima scrittura ed usarlo come monito per le future scrittrici.

audacia

La Trama: Prudence Merryweather sa bene che una ragazza non dovrebbe piombare nella stanza di un uomo in piena notte. Ma è l’unico modo per convincere il famigerato conte di Angelstone a risparmiare la vita di suo fratello. Ed è così che, alle tre del mattino, Prudence si trova di fronte al misterioso conte Sebastian. E le prime luci dell’alba la vedranno tra le sue braccia, riscaldata dal calore dei suoi baci ardenti…

Ed ora la parola alla giurata

L’unica cosa che funziona in questo libro sono le prime 4 pagine, poi il tutto degenera in un miscuglio di invenzioni storiche, spiritismo, spionaggio, morti misteriose, amore stucchevolmente spicciolo e altre fastidiosità che mi sono persa per strada.

Il nostro eroe, che ricordiamocelo tutti, dovrebbe essere una specie di degenerato senza cuore, diventa in un batter d’occhio una specie di cagnolino scodinzolante irritante e innamorato, che mi ha fatto venire una specie di eritema solare sulle braccia ogni volta che toccavo il kindle. Giuro. Appena cominciavo a leggere partiva il prurito, alla fine ho dedotto che lo sputtanamento del suo personaggio era la causa di tutti i miei problemi eritematici. Terminato il libro, sparito il prurito. Un caso? Credo proprio di no.

Prudence dal canto suo è una specie di genietto che conquista immediatamente il cuore e l’uccello di quello che dovrebbe essere l’eroe. Per essere ambientato in un periodo storico nel quale le donne praticamente contavano meno di zero, lei ha una libertà di azione e parola che farebbe invidia ad una ventenne di oggi. Oltretutto indaga su fenomeni paranormali, coadiuva Sebastian nelle sue indagini e, inutile a dirsi, risolve ogni caso brillantemente diventando una specie di eroina a tutto tondo.

La odio.

Il turbinio di eventi è trattato superficialmente, i personaggi principali sono caratterizzati male, la maggior parte di quelli secondari appare e scompare a piacimento, senza una logica. E poi è scritto con uno stile privo di profondità che non è riuscito a conquistarmi per niente.

Non mi nascondo dietro un dito, ho letto tanti libri tutto sommato insulsi, con storie al limite del verosimile, svarioni storici, personaggi completamente irrealistici eppure scritti con brio, o con ironia, oppure semplicemente così bene da farmi sorvolare su tutto il resto, ma purtroppo qui siamo mille miglia lontani da tutto questo. Qui ci sono solo un’accozzaglia di idee potenzialmente vincenti ma sviluppate malissimo, contornate da un’ironia di fondo che non ho nemmeno capito se fosse voluta o meno.

Se fosse per me prenderei questo libro e lo farei leggere a forza a tutte quelle donne che ambiscono a diventare scrittrici Romance, per sottolineare impietosamente tutto quello che non funziona, che stona, che infastidisce il lettore, tutte quelle trappole nelle quali la scrittrice si è infilata per non riuscire più ad uscirne. E sinceramente è un gran peccato perchè l’inizio è convincente, la storia della donna sparita/morta poteva dare almeno un milione di spunti di riflessione e potenzialmente l’originalità di Prudence e la freddezza di Sebastian avrebbero potuto essere le carte vincenti di questo romanzo, invece tutte le cose interessanti vengono messe da parte in funzione delle banalità e situazioni assurde completamente gratuite.

Invito caldamente chi di voi abbia velleità letterarie a leggere questo libro e a farne tesoro. Secondo me è più utile di mille corsi di scrittura creativa. Basterebbe intitolarlo “cosa non fare quando si scrive un romance” e sarebbe una guida perfetta.

In poche parole

Forse l’audacia a cui fanno riferimento è quella che ha avuto l’editore nel decidere di pubblicarlo.

Poschina

Il Duca e l’Istitutrice – Jacqueline Navin

Fuori non piove, ci sono 15 gradi ma Milano è grigia bigia.
Mi smarono da morire mentre bevo un pessimo caffè preso alla macchinetta; attendo che finisca la pausa pranzo (consumata rigorosamente davanti al pc causa riunione al 2° piano che potrebbe richiedere la mia presenza) e penso al libro che sto leggendo.
Avevo riposto diverse speranze in quest’opera dal titolo che non si presta a fraintendimenti… purtroppo però, al 44% del libro non resisto più e devo cominciare a recriminare.

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La Trama: Lavorando come istitutrice delle nipotine del Duca di Strathmere, la giovane Chloe Pesserat si rende conto che il freddo e insensibile gentiluomo nasconde in realtà una natura ben diversa e che preferirebbe essere libero dalle costrizioni che il suo ruolo gli impone. Ed è proprio di questo lato del suo carattere che Chloe, spontanea e passionale, si innamora. Ma il duca, pur essendo irresistibilmente attratto dal fascino della bella istitutrice, sa però di non poter venire meno al proprio dovere di nobile titolato e decide di allontanare l’innocente fanciulla dalla propria vita. Ma per quanto?

Ed ora la parola alla giurata

Avete presente quando senza alcuna ragione plausibile detestate qualcuno? A me per esempio capita con Rodrigo Palacio. Tutte le sacrosante volte che lo vedo in TV mi viene voglia di fargli male fisico e poco importa se non mi ha fatto nulla di particolare o se lo stanno candidando alla beatificazione. Lo stesso mi è accaduto con la  protagonista di questo libro, tale Chloe, personaggio monodimensionale che vediamo la prima volta mentre si rotola in un prato con le bambine alle quali fa da istitutrice.

Che poi io non trovo nulla di male nel rotolarsi sui prati, anzi. Il problema reale è che in questo libro abbondano le parole amore, cuore, sole, accento francese, inspiegabile attrazione, inaccettabile, cuore. Sì, lo so che ho scritto cuore due volte ed è voluto. Cuore – cuore – cuore. E che palle!!! Non leggo certo questi libri per sentire sproloquiare di buoni sentimenti. Li leggo per membri turgidi, erezioni granitiche, guaine incandescenti, passioni inarrestabili, capezzoli violentemente e dolorosamente eretti, gravidanze istantanee (ma su questo argomento posso ancora sperare), vuoluttuosità, calipposità leccabili, caramellone Rossana da scartare.

Qui siamo al 44% e a parte la stucchevolezza e la paranoia sentimentale delle due bambine traumatizzate, ci sono stati due sfioramenti di mano [peraltro noiosamente banali] e un paio di sguardi. Santa Madonna, che noia!!!!

Oltre alla “istantaneamente odiata” Chloe, abbiamo a che fare con il Duca di Strathcazzen Jareth e la di lui madre stronza che odia l’istitutrice  e tiranneggia il figlio.
Parliamo appunto di Jareth. Primo, non è un nome degno di essere pronunciato durante il coito, ergo è inutile e fastidioso, secondo: dovrebbe essere l’uomo per il quale mi strapperei le mutande e invece è tutto repressione/ricordi d’infanzia, un mix che raffredderebbe anche Sasha Grey quindi immaginatevi l’effetto che fa a me. E’ il contrario dell’Uomo Alpha e siccome passo 9 ore in un ufficio circondata da gregari, provo per Jareth un’attrazione simile a quella che si può provare per Giuseppe Simone.

Stasera in treno vado avanti con la lettura, poi vi faccio sapere….le speranze che migliori sono ai minimi storici.

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Non ci siamo.
Non ci siamo proprio.
Finalmente arriviamo all’agognato momento del bacio, che si rivelerà essere scadente in modo quasi imbarazzante; seguita a stretto giro dal discorso di “non ho le palle Jareth” atto a sostenere la tesi del “vorrei stare con te ma non posso perchè sei una morta di fame ed io un cazzo di Duca” e che dura più o meno 30 righe stracolme di freddezza e insensatezza. E allora basta.

Non parliamo poi della trasformazione di Mr. cuore di Ghiaccio Jareth, il quale si fa influenzare dal buonismo qualunquista ed infantile di Chloe (Chloe ti odio ogni parola un pochino di più) e diventa il difensore n. 1 delle cause perse.

C’è un limite a tutto ed il mio limite è stato raggiunto, superato, doppiato.

Sono arrivata giusto alla scena di sesso che ha lasciato i miei ormoni a letto sotto la coltre del piumino d’oca, placidamente addormentati ed intenti a sognare gente che il sesso lo sa fare, lo sa raccontare, lo sa far sognare.
E vi risparmio, perchè sono una Signora, l’atroce conversazione sulla verginità che intavolano sotto le coperte… ho ancora i brividi… Io, che non temo nulla !!!!

Spero che tra di voi ci sia qualcuno che l’ha letto e che sia pronto a sbugiardarmi, mi piacerebbe capire se sono l’unica che ha trovato questo libro insulso (no, non l’ho finito e non ci penso nemmeno…la vita è troppo breve per sprecarla con certa sbobba e soprattutto non è nemmeno così ridicolo/fastidioso/patetico da diventare interessante), perchè è davvero inutile. Non è originale. Non è ironico. Non è erotico. Non è niente. Manca di sale e pepe, di zucchero, si curry, di prezzemolo. Una pietanza insipida.

E non viene nemmeno descritta nei dettagli la verga di Jareth.
Che tristezza…

In poche parole

Quante parole sprecate….

Poschina

p.s. Devo segnarmi nel libro nero delle autrici  Jacqueline Navin, non vorrei mai rischiare di farmi fottere di nuovo.

Il Meglio di Me – Nicholas Sparks

Non avevo mai letto nulla di questo autore perchè da adolescente incappai nel film “Le parole che non ti ho detto” e ne rimasi talmente impressionata da avere incontrollabili conati di vomito ancora oggi al solo pensiero.

D’altro canto, ho sempre sentito parlare non bene, ma strabene, dei libri di questo autore. Ricordo fin troppo lucidamente le strabilianti recensioni che un mio vecchio amico etero faceva dei suoi libri così pieni d’Ammmmore, di Sentimmmmenti e di Passssssione che si chiedeva come mai io restassi immune alla tentazione di leggerli.

Beh, ora che ho ceduto mi tocca ammettere che il mio istinto è fottutissimamente infallibile.
A pagina 18 stavo già bestemmiando.

ilmegliodime

La Trama: Nella primavera del 1984, quando frequentavano il liceo, Amanda e Dawson si erano innamorati: profondamente, irrevocabilmente. Nonostante appartenessero a due mondi opposti, il loro amore sembrava tanto grande da sfidare le regole della vita di Oriental, la cittadina del North Carolina dove erano cresciuti. Dawson, segnato dalla violenza della sua famiglia, pensava che il sentimento per Amanda lo avrebbe riscattato da un destino di solitudine e infelicità. Per lei, Dawson era uno spirito libero e appassionato, tutto quello che la sua rigida educazione di ragazza perfetta le aveva negato. Ma alla fine di quell’ultima estate, imprevedibile e fulminea come un temporale d’agosto, le loro strade si erano bruscamente divise. Ora, venticinque anni dopo, Amanda e Dawson si ritrovano a Oriental per il funerale di Tuck, il vecchio amico che un tempo aveva dato rifugio alla loro giovane passione.

Ed ora la parola alla giurata

Prima di tutto devo fare una precisazione. Anzi due, forse tre.
Come ho ripetuto all’infinito io adoro i finali tristi ed adoro i finali aperti.
Forse però non ho mai specificato che per quanto mi riguarda, peggio del lieto fine smielato c’è il finale patetico.

Ma andiamo con ordine.
Compro compulsivamente questo libro un sabato pomeriggio con mia madre. Lo vedo, lì in mezzo a tutti gli altri del caro, non tanto vecchio, Nicholas e decido che tra tutte è la trama apparentemente meno patetica e poi figa santa, basta con il romance in costume della serie “I Romanzi Emozioni”. Voglio un Romanzo vero, un Romanzo con la R maiuscola.
Essendo profondamente pirla, non leggo nulla sulla vita privata di questo autore.
Errore.
Scoprirò poi che è una specie di cattoconservatore, neocatecumenale, ciellino, statunitense che si vanta di condividere con moglie e cinque figli la visione prettamente cattolico/bucolico/spirituale della vita.

Capiamoci.
Io sono Atea.
E se mi infastidisco con gli espedienti comodi come finti fidanzamenti, gravidanze miracolose e ecodisastri atti solo a favorire il mielismo sfrenato, non avete idea di quanto mi incazzi quando in un libro viene usato il capostipite degli Espedienti Comodi: l’evento PARANORMALE.

Io vi avverto.
Sarò prolissa, spietata e spoilererò come se non ci fosse un domani.

Ho notato che lo scrittore americano medio, per non allontanarsi troppo dallo stereotipo che l’europeo medio ha di lui, scrive principalmente storie che hanno come protagonisti degli scarti della società che cercano (e il 99% delle volte ci riescono) di riscattarsi. Il tutto contornato dalla descrizione di una deep america classista e becera, ferma alla guerra di secessione, ignorante, fastidiosa e che ti fa domandare seriamente se è proprio questa l’idea di Democrazia che siamo così ansiosi di esportare.

Ma lasciamo stare il discorso politico perchè non è il luogo.
Solo io a 17/18 anni ero circondata da adolescenti che parlavano come adolescenti, ragionavano da adolescenti, erano profondamente idioti come tutti gli adolescenti?
No, perchè questi libri del cazzo sono pieni di diciottenni innamorati (ma l’AMORE quello con tutte le letterazze maiuscole) che ragionano come quarantenni “vecchi dentro” e che fanno quei discorsi fastidiosi e patetici del tipo “Ti amo troppo perchè tu rinunci ai tuoi sogni per me”. A 18 anni?
MA DOVE?
A diciott’anni vuoi tutto quello che puoi prendere (e smettetela di ridere per l’involontario doppio senso perchè vi sento). A diocott’anni sei un cazzo di vulcano di emozioni che nemmeno sai controllare e figurati se stai lì a fare “La Rinuncia d’Ammmmmmore” perchè ritieni di non essere la persona adatta con cui costruire un futuro. Costruire un futuro? Ma quanti anni hai 100?

Già questo gap culturale mi impedisce di identificarmi/lasciarmi andare/godermi la lettura perchè sono costantemente distratta dalla consapevolezza di leggere cose che non stanno nè in cielo nè in terra, e ciò sarebbe di per sè sufficiente a farmi desistere dall’andare oltre. Siccome ho tendenze masochiste ma soprattutto adoro poter polemizzare a vuoto, coraggiosamente vado avanti con la lettura, sperando di provare almeno un brivido di una qualsiasi emozione diversa dalla rabbia.

Lui, Dawson, da quel lontanissimo ultimo anno del liceo non ha avuto altre donne perchè non riesce a dimenticare Lei. Ok, ragazze, capiamo bene. Questo non è romanticismo, ma patologia. Io un uomo che non è riuscito a scopare nessuna che non sia io, non lo voglio. E’ creepy.

Lei, oltre ad una serie di sfighe una dietro l’altra, di lavoro fa la mamma di tre (erano 4) splendidi figli, l’ultima dei quali è affettuosamente chiamata “meraviglioso incidente” e poi ovviamente fa anche la volontaria nel reparto oncologico pediatrico perchè essendo la protagonista di un romance di scarso livello aspira alla santità.

A pagina 58… più o meno, penso che il libro possa finalmente carburare perchè Dawson e Amanda si ritrovano dopo 20 e qualcosa anni e devo ammettere che almeno questa scena è scritta decentemente. Tenerezza, apprensione, curiosità, il fiotto di ricordi dolceamari….
A pagine 62 già si è spento tutto.
Mi arrendo.

Il famoso week-end di passione, ricordi, recriminazioni e confronto in realtà si riduce ad una notte di sesso che nemmeno ci vede spettatori eccitati e ad un paio di baci che non mi hanno fatta fremere per niente. E se non fremo io è abbastanza grave. Venerdì ho visto un tizio seduto su un muretto in Largo Corsia dei Servi che leggeva un libro a torso nudo ed ho sinceramente pensato che lo facesse solo per eccitarmi. Un uomo…mezzo nudo…. che legge un libro. Ero praticamente sull’orlo dell’orgasmo.
Invece in questo ritrovarsi e lasciarsi andare alla passione (quale passione ancora non lo so) non mi ha lasciato addosso nulla, a parte la noia.

Questo non è un libro d’amore.
Non è un libro sulla passione.

E’ un libro che parla della paura di amare nel senso più profondo del termine, parla di convenzioni sociali e dell’incapacità di scrollarsele di dosso. Parla di una donna che continua noiosamente a ripeterci che Dawson è l’amore della sua vita senza fare nulla per averlo. Non fa nulla quando lui le dice a 18 anni che non possono stare insieme, non fa nulla quando scopre che è in prigione, non fa nulla quando torna un uomo libero, non fa nulla nemmeno dopo che si sono ritrovati, amati, confidati. Anzi. Per metterci su il caricone da 90 gli dice che lo ama ma che la deve lasciare andare. In pratica non ha nemmeno le palle di decidere lei come finirà la storia ma lo fa fare a lui. Così si lascia mollare e contemporaneamente lo tiene legato a sé.

Ma vaffanculo, stronza.

E’ un libro che parla di un uomo che è rimasto intrappolato nella rete distruttiva di una famiglia disfunzionale ai limiti della credibilità. Un uomo incapace di andare avanti, condannato da se stesso a rimanere legato ad una donna che tutto si può dire tranne che si sia mai davvero impegnata per cercare di far funzionare le cose tra di loro. Un uomo di una tristezza desolante. Ma non una tristezza che fa tenerezza, una tristezza che fa rabbia perchè è completamente incapace di lottare per quello che davvero desidera.

E mi andrebbe anche bene  questa visione squallida della vita  se non fosse che lo scopo è un altro; su tutto aleggia un’esasperante visione cattolico/apocalittica secondo la quale non c’è maggior soddisfazione del sacrificarsi in nome di qualsiasi cosa che non sia una gratificazione personale. L’intera storia è dominata da un fastidioso autocompiacimento nel sacrificarsi. Lui in adolescenza sacrifica il suo amore per donare a lei un futuro migliore. Lei si sacrifica per non turbare la tranquillità familiare e pace ed amen se in realtà “tranquillità familiare una sega” perchè sta con un alcolista che non ha mai veramente amato (povero Frank hai tutto il mio appoggio morale) ed ha sprecato ogni opportunità in favore dei figli. E alla fine della fiera, Dawson sacrifica la vita per espiare i suoi peccati che sono, nell’ordine: aver ucciso del tutto involontariamente e senza colpa alcuna un uomo 20 ed oltre anni prima, ed essersi scopato (immagino alla missionaria e recitando il rosario) l’unica donna che abbia mai amato. In compenso il suo cuore viene usato per salvare la vita del primogenito di lei, che viene punita con l’incidente del figlio perchè ha osato infrangere il sacro vincolo scopando con (a detta sua) l’unico uomo che abbia mai amato; e poi ricompensata con il salvataggio in extremis del suddetto figlio perchè ha rinunciato all’idea di viviere The Big Love Ever in favore della famiglia.

Peggio ancora di tutto quanto detto sopra, c’è l’espediente comodo del paranormale, ossia il fantasma dell’uomo che Dawson ha involontariamente ucciso, il quale passa tutto il libro salvandolo, solo per condurlo a morte certa in una rissa da bar e permettergli di salvare il figlio della donna che ama.
E se questo è il genere di libro che donne, uomini e critica osannano, sono orgogliosa di essere una voce fuori dal coro.

Sono fiera di essermi resa conto sin dalle prime pagine di trovarmi in territorio “manipolazione” e di non essermi fatta fottere da Nicholas.
Non è una storia d’amore.
E’ una predica domenicale, peraltro pessima, nella quale siamo esortati a sacrificarci costantemente, a non cedere alla passione, a non pensare al bene di noi stessi, a non ribellarci a non lottare per quello in cui crediamo. E’ un costante ricordarci che l’amore non è quello fisico, e che l’amore platonico tra i due protagonisti è sufficiente per appagare lo spirito.
E’ un libro che, in pratica, va contro tutto quello in cui credo.
E’ diseducativo, patetico ed ingannatore.

Mente sapendo di mentire.
Tutto questo amore si riduce ad una cosa: l’ossessione di Dawson per una donna che sostiene di amarlo incondizionatamente, ma che non versa nemmeno una lacrima quando scopre che è morto. Non dico di lanciarti sotto un tir, ma porca puttana, l’uomo che sostieni di amare da una vita è MORTO e tu tutto sommato la vivi bene.
Se questo è l’Amore con la A maiuscola ben vengano gli Harmony a 2.99, completamente privi di ogni velleità letteraria ed estremamente onesti. Sì, fanno cagare, ma non mentono mai.

Se questo è l’ideale di storia d’amore che, prendendo spunto da un vecchio slogan, piace alla gente che piace, preferisco restare sola in un angolo a leggere mille volte la scena finale de “Il principe delle maree” nella quale Tom Wingo confessa  che ogni sera, mentre torna dal lavoro e passa su un ponte, si ritrova ad invocare il nome di Susan, una preghiera rivolta alla donna che amandolo lo ha reso un uomo libero.

Questo è romanticismo. Questo è quell’amore che ti fa piangere. Quell’amore così violento ed incontrollabile che non puoi non invidiare.

Dimenticavo.
Nulla di questo libro mi ha davvero toccata.
Dawson cresce in un contesto di degrado, ma un degrado patinato, costruito, calcolato al millesimo. Amanda viene da un contesto ricco, bigotto, patinato ma mai davvero criticato. Infatti l’autore ci tiene a farci sapere che, in fondo, il comportamento della madre di Amanda ai tempi della relazione della figlia con Dawson era comprensibile.

Nicholas…Mavaffanculo!

Mi dispiace che questo autore sia considerato il Re dei romance.
Mi dispiace che faccia un sacco di soldi con la fuffa.
Mi dispiace di aver contribuito alla sua fama comprando questo libro.
Ma non mi pento di averlo letto perchè per poter affermare con convinzione che qualcosa  fa cagare, bisogna prima averla provata.

Questo libro è come uno di quei film Hollywoodiani che andrebbero bene per “Pomeriggio Cinque” oppure il “Ciclo Emozioni” dei pomeriggi agostani; quei film patinati, stucchevoli e fondamentalmente noiosi che si tengono di sottofondo mentre si fanno cose molto più importanti, come per esempio pulire il water.

In poche parole

Addio Nicholas, non è stato affatto bello incontrarti.

Poschina

p.s. La categoria “Voi non l’avete capito” è dedicata a chi ha letto il libro e non si è reso conto di essere stato manipolato dalla prima parola all’ultima.