Come Respira una Piuma – Marcello Florita

Ci sono letture leggere e letture pesanti.
Leggere questo libro è stato pesante come un’incudine lanciata a duecento all’ora che ti piomba diretta sullo stomaco. Non sul cuore, o sulla pancia, ma proprio sullo stomaco, quell’organo che per me simboleggia la somatizzazione, il campanello d’allarme che qualcosa non va, sto di nuovo accumulando tensione, dolore, frustrazione.
L’incudine è arrivata e ha stravolto tutto, ha spappolato quel nocciolo di bagaglio emozionale represso che stava lì da 3 anni. Una specie di groviglio di fili stretti l’uno all’altro che non permettevano a nulla di entrare e di uscire.
Marcello, o meglio….papà di Francesca e Filippo, grazie.

Sinossi: Francesca e Filippo sono i protagonisti di questo romanzo, due gemelli nati al sesto mese e mezzo di gravidanza, che insieme ai genitori si trovano ad affrontare un doloroso percorso lontano dal “miracolo della vita”. La TIN (Terapia Intensiva Neonatale) è un “non-luogo” dove la nascita e il riconoscimento della propria genitorialità sono un processo lento e travagliato che passa attraverso tre passaggi obbligatori segnati dai diversi livelli di contatto con il proprio cucciolo. In un luogo, dove non è mai concesso festeggiare, timori giornalieri s’alternano a timide conquiste: un contatto, una poppata, un primo respiro spontaneo. In questo racconto si delinea una concezione della paternità molto diversa da quella raccontata solitamente: un delicato gioco di relazioni le cui regole sono scritte sulla sabbia.

Ed ora la parola alla giurata

Questa è una recensione “di pancia”.
Non ci saranno verghe turgide, multiorgasmi, sarcasmo, ironia e caramelle Rossana tutte da succhiare.
Ma ci sarò io. L’altra parte di me. Quella meno frivola e più concreta. Quella che ormai nascondo sempre più spesso….quella che ha un disperato bisogno di “venire fuori”.

Il primo ricordo che ho legato alla maternità è la sensazione di vuoto e solitudine. Vuoto, perchè mi erano appena stati strappati dalla pancia i miei figli, alla 31esima settimana di gestazione e solitudine perchè ero in sala operatoria, da sola, senza nessuna voce amica in quanto trattandosi di un cesareo d’urgenza, il mio compagno è rimasto fuori. Ed è anche stato fortunato (se così si può dire) perchè ha potuto vedere Emanuele e Alessandro ben 2 giorni prima di me. Li ha respirati, li ha toccati. Poi non credo che vedere che intubano i tuoi figli minuscoli, prematuri e sofferenti sia proprio quella meravigliosa esperienza di genitorialità di cui tutti parlano, ma per me resta comunque qualcosa che mi è stata negata, quel primo contatto tanto fondamentale che a me è mancato.
Quindi ero una mamma sola e vuota.

Il reparto, il giorno dopo, pullulava di neonati sani, torniti, urlanti, scagazzanti, fastidiosamente in buona salute e di parenti. Padri orgogliosi, nonni orgogliosi, zii, amici, cugini di 15esimo grado ed io ero sola. Nessun bambino, nessun parente, nessuno. Solo io. I miei genitori sono passati a trovarmi ma nessuno è rimasto con me tutto il giorno mentre, letteralmente, cercavo di mantenermi calma per non impazzire di dolore  e preoccupazione.

Il giorno seguente per fortuna posso vederli, dopo un viaggio atroce in ambulanza, 40 gradi, la ferita del cesareo che gridava vendetta, l’attesa in accettazione e la chilometrica camminata dal reparto maternità alla TIN. Arrivo nella loro stanza e finalmente li vedo, piccoli (in realtà erano coerenti con l’età gestazionale ma minuscoli rispetto ad un neonato a termine), rossastri, quasi completamente coperti da lenzuolini, cannule, cappellini, occhialini, c-pap, bende…..e via dicendo. E la prima impressione che ho è quella giusta. Stanno chiaramente ed inconfutabilmente soffrendo. Lo si evince dal respiro, dalla cassa toracica che si espande in modo irregolare e schizofrenico e dal cuore, che si sente chiaramente sotto il polpastrello del dito indice, quando mi arrischio a toccare Emanuele. Sento il suo cuore.
Non il battito.
L’organo.

E in questo primo incontro in realtà non c’è armonia, magia, campane che suonano, lacrime di commozione, maternità che sprizza da tutti i pori ma solo una sensazione netta e tagliente “Non sono nemmeno riuscita a portare a termine una gravidanza. Per colpa mia stanno male”.

Armata di questa convinzione mi attivo per fare tutto quello che posso per sentirmi più mamma e meno incapace e mi lancio nel tiraggio del latte. Marcello descrive bene quella competizione che si crea per dimostrare, prima di tutto a se stesse, di essere in grado di fare qualcosa di normale, visto che con la gestazione non è andata tanto bene, quindi il latte diventa fondamentale. I miei primi 5 ml li ricordo ancora. E ricordo ancora le notti a casa, quando puntavo la sveglia alle 3 di notte per attaccarmi al tiralatte, da sola, in cucina. Con il timer del cellulare a volume massimo perchè ogni tanto mi addormentavo. Perchè allattare e tirarsi il latte NON è la stessa cosa. E’ sempre il miglior latte che puoi dare al tuo bambino ma manca il calore, il respirarsi addosso. Me lo disse una mamma che era al suo secondo figlio “Non capisco quelle donne che preferiscono dare il latte artificiale invece del proprio, è così bello attaccare tuo figlio, caldo, morbido, che ti respira addosso”. Bellissimo. Quest’idea che allattando ci si respiri a vicenda. Ci si annusi. Ci si conosca.

E questa cosa mi è rimasta dentro. Questa mancanza intendo. Vedo e sento tantissime neomamme che non allattano, non perchè non abbiano latte o perchè i bambini per malattie varie non possano suggere ma perchè trovano più comodo il latte artificiale.
C’è sempre quell’attimo, quando mi trovo di fronte ad una mamma che mi dice che aveva il latte ma ha preferito ripiegare sull’artificiale per comodità e perchè allattare è doloroso, nel quale mi verrebbe voglia di farle parlare con le donne disperate che ho conosciuto in TIN, quelle che nonostante gli sforzi avevano poco latte o quelle che ne avevano ma non potevano attaccare il figlio e passavano intere mezzore a rimproverarsi per non poter avere quell’opportunità, quel rapporto. Mi verrebbe voglia di gridargli in faccia “Eh, certo……parli dall’alto del tuo enorme culo, è andato tutto bene, il vitello lo hai portato a casa dopo 3 giorni e ti permetti persino di sprecare IL LATTE!”
Eh sì, sono umana ed incazzosa.
Ma anche razionale, quindi passato quell’attimo mi rendo conto che piuttosto di una madre allattante ma depressa e scazzata è meglio una madre non allattante ma felice e rilassata. Però quell’attimo c’è sempre, ogni volta.

Ci sono tante, tantissime sensazioni vissute in TIN che erano rimaste incastrate nel groviglio di fili che avevo all’altezza dello stomaco e Marcello, ripercorrendo la sua storia, che è anche un po’ la mia, ha trovato il bandolo della matassa e lentamente, mentre leggevo le sue parole (lentamente un cazzo, è stato come far esplodere una diga) tutte le emozioni, dal dolore sordo e persistente alla gioia, delicata come un battito di ali della farfalla più piccola del mondo, sono tornate a farsi sentire. Dolorosamente ma soprattutto catarticamente (che non so nemmeno se si può dire ma ci siamo capiti).

Sento ancora la fatica che ho fatto quando abbiamo deciso di portare a casa Alessandro, che ormai stava bene e di lasciare in ospedale Emanuele. Scelta razionale, estremamente razionale che ho pagato ogni volta che guardavo Alessandro e pensavo che Emanuele era lontano, che non potevo abbracciarlo, che l’avevo lasciato in ospedale; un senso di colpa che covo ancora. Meno male che c’era mia madre, che armata di una forza di volontà straordinaria, ogni giorno affrontava i 40 gradi dell’estate milanese per raggiungere la clinica e farlo sentire meno solo. Ancora oggi lo chiama “il MIO Emanuele”, probabilmente non se ne rende nemmeno conto, ma lo sente un po’ suo perchè in effetti ha fatto le mie veci tutte le volte che non potevo andare a trovarlo. Si ricorda ancora di quando, mentre gli dava da mangiare, è diventato blu…il monitor impazzito e l’infermiere che dichiara “Signora, così me lo uccide”. Era una “banalissima” apnea ma mia madre non l’aveva mai vissuta personalmente e lo ricorda ancora con angoscia. D’altronde lui non mangia, si ingozza di cibo, lo ha sempre fatto e lo fa ancora adesso. Solo che a 35 settimane non aveva ancora meccanizzato che non puoi mangiare e dimenticarti di respirare.

E non avete idea di quante volte mentre leggevo mi sia venuta voglia di sventolare il libro in faccia alla gente urlando “Leggi……è esattamente così che mi sentivo. Ecco, sono io….sono IO!!!” Perchè in effetti è come se qualcuno mi fosse entrato dentro e avesse esplorato la mia emotività in quei cazzo di due mesi che ho passato in TIN; tra monitor urlanti, apnee, lavaggi mani eterni e montagne russe emozionali.

Finalmente qualcuno è riuscito a mettere nero su bianco cosa significa essere un genitore prematuro, Marcello usa il termine “Irregolare” che è splendido e rende benissimo l’idea di una situazione di limbo costante nella quale oscilli tra un mondo esterno che non ti comprende e l’inferno della TIN nel quale alla fine trovi una quotidianità e una routine che però restano una realtà aliena, fittizia, segnante.

Un libro semplicemente unico e coinvolgente, certo….per me è stato una bomba e per i lettori che non hanno vissuto quest’esperienza probabilmente non avrebbe lo stesso impatto, ma è soprattutto un libro onesto e sincero, dove un padre (psicologo, dettaglio fondamentale perchè gli ha permesso di analizzare con professionalità e cognizione di causa tutti quei meccanismi che scattano nel genitore catapultato all’Inferno) si confessa senza pudori. Ho adorato anche come riesce comprendere sua moglie, le paure, le insicurezze, le debolezze di una donna di fronte ad una situazione complessa e di come traspaiano un rispetto e una delicatezza rari, che in parte si devono alla comprensione in senso professionale, ma che secondo me hanno radici profonde nella persona.

Probabilmente devo arrendermi all’idea che mi sentirò sempre una madre irregolare, che continuerò ad essere infastidita dalle puerpere che descrivono un parto perfettamente regolare come “traumatico”, quelle che mi dicono candidamente “Almeno tu ti sei risparmiata ore di contrazioni, a me il cesareo lo hanno fatto dopo 20 ore di sofferenza”…. mai una che rifletta su quando è dolorosa è traumatizzante un’esperienza come un parto prematuro, su quanto le 20 fottute ore di contrazioni svaniscano di fronte alle 1300 ore di sofferenza fisica, psicologica ed emotiva che ho passato in TIN.
Devo arrendermi all’idea che non tollererò mai e non perdonerò mai quelli che mi hanno detto, mentre avevo i figli in TIN “Beh, approfittane per riposare perchè poi quando arrivano a casa….allora sì che sarà dura”. Come se io la notte non la vivessi come il momento peggiore, perchè loro erano da soli, e avrebbero potuto sentirsi male, soffrire, morire. Come se non fosse estenuante tirarsi il latte ogni 3 ore e correre avanti e indietro tra Cesate e la Mangiagalli.

E no, ora ve lo dico in faccia e sarò anche scortese, quando arrivano a casa non è dura. Quando arrivano a casa è un dono, è gioia, è felicità, è famiglia.
Un genitore “irregolare” attende il giorno delle dimissioni come un campo arido anela l’acqua. Siete voi, madri regolari e padri regolari, che avete terra fertile e rigogliosa, che vi lamentate perchè le piante fanno troppi frutti, perchè l’erba cresce troppo velocemente e non vi fermate nemmeno un secondo a riflettere per rendervi conto di quanto siete fottutamente fortunati.

Ammiro quelli che riescono ad archiviare, a dimenticare, a superare un’esperienza come la TIN dichiarando serenamente che è passata, è andato tutto bene ed è inutile ripensare a quei momenti.

Prima di leggere questo libro il dolore me lo portavo dentro, lo sentivo sulla pelle e lo avvolgevo insieme a tutte le altre emozioni in un groviglio senza capo nè coda.
E grazie a Marcello ora lo abbraccio, lo faccio mio, lo vivo, lo metabolizzo e soprattutto lo accetto.

Non posso fingere di non provarlo ma soprattutto non voglio più fingere di non provarlo.

Non saprei a chi consigliare questa lettura. Sicuramente a chi sta vivendo, in questo momento, una situazione simile, ai parenti, ai nonni e agli amici di genitori “irregolari”. E anche a tutte le persone intelligenti che hanno voglia di comprendere e di crescere.

Ah, ovviamente ho versato litri e litri di calde, amarissime, liberatorie lacrime.

In poche parole

Un libro poetico, crudo e sincero, di cui avevo un estremo bisogno senza nemmeno saperlo. Grazie Marcello.

Poschina

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Recensioni Lampo…..di chi ha trovato il tempo per scrivere tutte le madonne che le sono passate per la testa

Ci sono periodi di vacche magre e periodi di vacche grasse.
Questo è un periodo di vacche di merda…..a giudicare dai libri che mi sono capitati tra le mani.  Ma andiamo con ordine….
Alcuni poi, non sono nemmeno così merdosi ma piuttosto deludenti.

Un Irreprensibile Marchese – Lorraine Heath

Non volevo comprarlo.
Dopo l’orrore che ho provato leggendo Un Erede per il Visconte dove Killian si è ridotto a morto di figa nel giro di dieci pagine, avevo deciso di lasciarmi alle spalle Lorraine e di ributtarmi su qualcosa di decente. Ho riletto parte della saga Bedwyn, qualcosa della Kleypas, qualcosa della McNaught e poi, inevitabilmente, una mattina che ero più vulnerabile del previsto, Amazon mi ha proposto questo libro ed io, che sono debolissima quando si tratta di resistere alle tentazioni, ho immediatamente ceduto e l’ho preso.

Il vecchio Marchese di Marsden, mezzo pazzo che parla con la moglie defunta, novello Heathcliff senza però tutto il bagaglio di fascino e cattivera di quest’ultimo, mi era piaciuto assai. Avevo anche cominciato ad affezionarmi alla sua stranezza, a quell’acutezza ormai sopita e ben nascosta sotto quintali di sofferenza per la morte dell’adoratissima moglie Linnie.

Quella che scopava sopra, sotto e di fianco al pianoforte, per intenderci.

Il Vecchiaccio, come amavo chiamarlo io, era talmente innamorato della moglie che il mondo per lui si era fermato esattamente nel momento della di lei dipartita, al punto che tutti gli orologi di casa erano stati fermati a quell’ora e guai a chi osava toccarli.
Ma se io vi dicessi che vogliono farmi credere che gli orologi si fossero fermati da soli?
E se aggiungessi che Lorraine pretende di convincermi che il Vecchiaccio non era folle ma che davvero comunicasse con lo spirito della defunta moglie?

Ma facciamo un passo indietro.

Il Giovane Vecchio incontra per la prima volta l’adorata Linnie il giorno in cui muore suo padre e da quel momento è AMMMMMORREEEEEEEEE. Lui ha 12 anni e lei 8. Lui è il Marchese e lei la figlia del fornaio. Lui sa che non potrà mai averla ma questo non gli interessa, ha 12 anni e probabilmente è immerso nel groviglio di erezioni continue.
Lui la ama, lei lo ama.
Poi crescono e lui continua ad amarla mentre lei passa da “figlia del fornaio” a “cameriera nella locanda”. E’ bella, formosa, vivace, brillante e ha voglia di farsi il Marchese, il quale però la rispetta troppo per rovinarla.
E se non è AMMMMOOOOOOOREEEE questo, cos’altro può essere?

E, in pratica, il libro è tutto così. Lui la ama, lei lo ama, lui la vuole, lei lo vuole. Non c’è nient’altro. Però funziona. Funziona a patto di essere gente come me, ossia una di quelle persone che non resistono al richiamo dell’ennesimo colpo di marketing, in questo caso un libro inutile, un racconto del quale potevamo fare tutti a meno, ma che stuzzica la morbosità dello stalker che si cela in ognuno di noi.

E’ inutile perchè tutto quello che c’era da sapere o quasi, viene spiegato nell’orrido libro che ha come protagonista il figlio, è inutile perchè si vede benissimo che è stato costruito a tavolino per spillare soldi, è inutile perchè se all’inizio ci dà porchissime soddisfazioni facendoci partecipi dell’amore meraviglioso dei due giovani, alla fine si riduce ad una serie di situazioni pseudo-paranormali che non stanno nè in cielo nè in terra.

Gli orologi si sono fermati da soli, una zingara aveva previsto che lui avrebbe avuto 4 figli, e in effetti gli vengono affidati 3 orfani da crescere, la moglie morta con cui parlare, ridere, scherzare, che non è frutto della sua immaginazione ma c’è davvero e interagisce con il mondo terreno.

Fossi stata Lorraine, invece di questo breve spillasoldi che non porta da nessuna parte, avrei approfondito la storia dei genitori degli “Sfrontati di Havisham” e mi sarei concentrata sui loro personaggi, che invece ci vengono presentati in fretta e furia ed appaiono solo dei grandissimi coglioni (con rispetto parlando).

Ma, come vi ho detto, a parte tutto, il libro funziona.
Almeno fino ai tre quarti ci viene raccontata, tutto sommato, una bella favola. Lui, se solo ci fosse stato il tempo di approfondire, è un bel personaggio, pieno di potenzialità….lei è una ragazza semplice che ha dei sogni e che sprizza vitalità da ogni poro.

Non ha certo saziato la mia fame di storie appassionanti, strappamutande e strappalacrime, ma rispetto a quanto letto ultimamente…..avercene. E’ un racconto piuttosto breve, piuttosto semplice, piuttosto puccioso….. Ma visto che siamo in zona estiva, fa caldo, siete in vacanza, cercate di sfuggire al parentado asfissiante e avete poca voglia di collegare i neuroni ve lo posso consigliare senza sentirmi troppo in colpa.

Gli Scottanti Segreti della Contessa – Eva Leigh

E qui scoperchiamo il vaso di Pandora.

Lui è Il Conte Christopher Ellingsworth, detto Kit, terzogenito malcagato di non ricordo chi, che ha guadagnato il pregiatissimo titolo di Conte distinguendosi per perspicacia e dedizione durante la guerra. Un bel titolone ma senza fondi….e i pochi che ha li sperpera al gioco nel, fino ad allora, vano tentativo di raccogliere un gruzzoletto per costruire dei giardini che gareggino in bellezza e dissolutezza con quelli di Vauxhall. Lei, Tamsyn, è una giovine signora che ha bisogno di sposarsi con un riccone per potersi riprendere l’adorata magione finita in mano ai perfidi zii e, soprattutto, per poter continuare liberamente il contrabbando sulle coste della Cornovaglia.

Un bel giorno il nostro non tanto adorato Kit scopre che per ereditare una cospicua fortuna deve sposarsi entro poco tempo e diventa improvvisamente lo scapolo più ricercato di Londra…..ma lui ha occhi solo per Tamsyn, che ha incontrato una sera ad un ballo. Hanno bisogno l’uno dell’altra e decidono di sposarsi. E, udite udite, lei non gliela da. No. Proprio per un cazzo.

NADA.

Non si scopa.

E dio bono….. già ci si annoia….già è estate, fa caldo, siamo tutti stufi del lavoro, degli amici, della famiglia, del baffo sudato, del ciclo mestruale con 40 gradi (voi, perchè io uso la coppetta ed è come non averlo) e se nemmeno mi fate sognare con sesso multiorgasmico e slinguazzate cosmiche, cosa mi resta?

La Delusione.

Cmq…si sposano e scoprono che le redini della borsa sono state lasciate alla pulzella, la quale immediatamente rifiuta al marito il finanziamento per i giardini tanto agognati e se ne scappa in Cornovaglia perchè si sente “ferita, offesa e usata”.

Ma Vai A Fare In Culo!!!!

Proprio tu che contrabbandi e che lo hai perculato nascondendo il carico di merce in casa sua pur sapendo la sua avversione per l’illegalità? Proprio tu fai la moralista? Proprio tu? Non le fanno più le eroine di una volta. No, proprio no. Ed è un gran peccato, una perdita pazzesca per il romance.

Cmq.
Finisce ovviamente con tanto amore, tanto sesso, tanti figli, tanta GIUOIA!!!!!!
Idda gli confessa che sì, fa la contrabbandiera….e allora? Era l’unico modo per salvare la sua amatissima gente lo rifarebbe mille volte per i suoi concittadini…..Tamsyn ti do un consiglio, canditati con i 5Stelle che mi diventi prima presidentessa della Repubblica nel giro di 6 mesi.

Alla fine Kit e Tamsyn finiscono per rimodernizzare la cittadina e farla diventare  la Rimini del Regno Unito con tanto di Hotels, traghetti, discoteche, prostitute, bambini scorazzanti e tutto il corollario di creme solari e vucumprà. E a nessuno interessa la povertà di sesso, sensualità e interesse che questa storia ha generato….vi basti sapere che a distanza di pochi giorni dalla lettura fatico a ricordarmi persino se lui è biondo o moro.

La Tentatrice – Mary Balogh

Diciamolo immediatamente e togliamoci il dentone dolente. A me questo libro è piaciuto assai. E quando dico Assai intendo proprio Assai. Cioè tanto, tantissimo. Mi è piaciuto Gervase, la sua sete di vendetta, il suo perpetrare il piano diabolico nonostante l’AMMMOOOOREEEEEEE e tutto il resto, e mi è piaciuta Morgan, la bella dei Bedwyn, la piccola, protetta Morgan che diventa una novella Rossella O’Hara e va ad aiutare i feriti di Waterloo in una scena che non ricorda semplicemente quella scritta nel meraviglioso “Via col Vento” ma che sfiora il plagio.

Ma lasciamo stare queste inutili considerazioni, anche perchè plagio o meno, il romanzo della Mitchell resta ad un livello talmente alto che la Balogh deve cominciare a correre ora e al giorno della sua morte sarà ancora molto lontana dalla vetta.

Morgan è in Belgio ospite di non ricordo chi, perchè vuole fare qualcosa, essere qualcosa, vedere qualcosa. E’ sveglia, intelligente, bellissima ed ha sete di capire cosa sta succedendo e di partecipare attivamente agli eventi bellici. Peccato che tutti  la trattino come una bambolina di porcellana dalla testa vuota.

Tutti tranne uno.
Quell’uno è Gervase Ashford, un affascinante trent’enne mezzo inglese e mezzo francese che ha un conto in sospeso con “Il Duca di Ghiaccio”, alias Wulfric Bedwyn, alias Bewcastle, ossia il freddo e austero fratello maggiore di Morgan.
Gervase la vede e pensa “Ma guarda quella che figa spaziale!”, poi un amico gli confida che è la sorella del tanto odiato Bewcastle e immediatamente il pensiero diventa “Ah…ecco lo strumento perfetto per la mia vendetta privata, finalmente dopo 9 anni gliela farò pagare cara”. Inizia quindi un’opera di seduzione nemmeno tanto velata che porta i due a frequentarsi.

Nel bel mezzo di tutto ciò infuria Waterloo, Morgan perde il  fratello Alleyne, diventa una crocerossina, si scopre forte e testarda e Gervase è sempre con lei, a coccolarla, confortarla e scoparla.

Sesso poco e piuttosto burrascoso….mi piace. Una roba del tipo Ti prendo e ti sbatto e a prendere l’iniziativa non è nemmeno lui….FA VO LO SO!

Poi però si torna in patria e Morgan scopre di essere stata una semplice pedina in un gioco più grande di lei che va avanti da ben 9 anni…. e per scoprire che cazzo è successo un paio di lustri prima, dobbiamo attendere gli ultimi capitoli della storia.
Ovviamente Morgan la prende male, malissimo e decide di fargliela pagare.

Finirà a tarallucci e vino, come da copione, con tanto di gravidanza superveloce, ma non alla prima botta e non proprio indesiderata. Persino io non me la sono presa…..il che la dice molto lunga su quanto sia morbida in questo periodo…. Go Morgan, go!!!!

Se escludiamo le prime pagine che ho trovato un po’ noiose, per quanto mi riguarda il resto funziona. Bene Zia Mary, Brava, Ancora.

Una Famiglia per il Duca – Megan Frampton

Credo di aver abbandonato questa cosa più o meno a pagina 30/40. E lo chiamo “cosa” con cognizione di causa. Di una banalità sconcertante. Lei è una povera donna con prole che si trova costretta a fare da segretaria ad un figo spaziale, titolato, scopabilissimo, che ci viene presentato come freddo, scostante, inavvicinabile. E fino qui è roba da sburrare litri di gioia.

Purtroppo però il tanto distante e freddo duca, si rivela essere un pasticcino che nel giro di 20 pagine ha preso la bimba sotto la sua ala protettrice e si slinguazza la madre nello studio. Non ci sarebbe nulla di male se non ci fosse un improvviso e quanto mai incomprensibile snaturamento del personaggio prima ancora di conoscerlo.

E siccome sono vecchia, stanca, polemica e anche piuttosto cagacazzo, mi sono imposta di chiudere la porta in faccia a Megan e a concentrarmi su altre letture.
Lo riprenderò in seguito, quando la mia pazienza avrà raggiunto ragguardevoli vette o quando sarò alla ricerca di scuse banali per smadonnare in continuazione.

Se qualcuna di voi ha meno pregiudizi della sottoscritta, vi prego di dirmi come si sviluppa la storia e come va a finire. Almeno mi risparmio la fatica di leggere le restanti 200 pagine.

Magia di un Amore – Lisa Kleypas

Leggi che ti rileggi che ti rileggi….per contrastare letture di merda mi compro la versione cartacea di questo libro della Kleypas. Eh beh….che dire? Nel 2014 (anno di vacche grassissime) gli davo 6,5.
Ma quanto ero stronza?

Se questo è un povero sei e mezzo metà di quello che ho letto quest’anno dovrebbe essere quantomeno inqualificabile.

Le storie sono due, una più bella dell’altra.
La prima riguarda Aline e McKenna, mentre la seconda Gideon e Livia.

Aline e Livia sono le sorelle di Marcus Westcliff, che conosceremo meglio nella serie Wallflower di cui questo libro è il prequel. Sia Aline che Livia sono due donne ferite che hanno dovuto sopravvivere ad eventi drammatici; la prima ha dovuto cacciare dalla tenuta l’unico uomo che abbia mai amato e poi affrontare le conseguenze di un grave incidente, Livia ha perso prima il suo futuro sposo e poi il bambino che aveva in grembo, scatenando la cattiveria dell’intero Ton e preferendo ritirarsi in campagna a far rimarginare le ferite.

A complicare la vita delle due donne ci pensano gli ospiti americani del fratello, il ricco, dissoluto e disperato Gideon Shaw e il determinato ed ormai ricchissimo John McKenna che ha come unico scopo della visita quello di vendicarsi di Lady Aline facendola innamorare e poi lasciandola nella più buia disperazione.

Le cose però non sono mai semplici, mai lineari e mai troppo facili.

Non voglio svelare altro ma la Kleypas perde un bel po’ di tempo per introdurci i personaggi tanto che alla fine ci sembra non solo di conoscerli ma di comprenderli da sempre, di essere più che dei semplici lettori, ma amici, confidenti, amanti.
Ho trovato davvero tenerissimi Livia e Gideon, e il modo in cui Livia con dolcezza e fermezza riesce a catturare il cuore di un uomo che non si è mai sentito accettato e che ha deciso di autodistruggersi.

E cosa posso dire di Aline e McKenna? Lei così testarda e orgogliosa, bella e fiera, disposta anche a perderlo per paura di rivelare che non è perfetta come lui immagina, tutta la disperazione di non accettarsi e di non riconoscersi, di venire a patti con una realtà che si cerca disperatamente di negare.

Bello, bello, bello.
Diverso dal resto della serie, che è più spensierato, questo libro affronta tanti tipi di sofferenza e solitudine e altrettanti tipi di amore, ma è soprattutto un libro sull’accettazione; di sè, degli altri e dell’amore, nel senso più ampio del termine.

Leggetelo.

Innamorarsi di un Lord – Mary Balogh

Della serie Bedwyn è uno di quelli che non avevo mai letto ed onestamente non è che mi sia persa chissà che cosa nell’averlo lasciato in fondo alla lista.

Alleyne sarà anche bello ma passa il 98 % del libro non ricordando un cazzo del suo passato e facendo da cavalier servente a Rachel, colei che gli ha salvato la vita. Entrambi innamoratissimi inconsapevoli vanno avanti tra alti e bassi, misunderstanding più o meno big e storie assurde di zii incompresi e di truffatori incalliti.

Per carità è più che leggibile e anche gradevole ma per quanto mi riguarda vale la pena leggerlo solo per la scena nella quale Alleyne torna  a casa e ritrova i fratelli che lo credevano morto a Waterloo.
E’ un momento estremamente toccante che vale l’intero libro.

Ammetto senza vergogna che per poco non mi è scesa una lacrimuccia.

Conclusioni sconclusionate

Attendo con ansia, perplessità e speranza le uscite di luglio, perchè al momento le soddisfazioni me le sono prese con roba vecchia di autrici di pregio e non con le tanto agognate nuove uscite.
Sarà anche colpa mia….per carità, ma mi sembra che ai libri che leggo ultimamente manchi sempre qualcosa.
L’introspezione dei personaggi, situazioni credibili o quantomeno divertenti, quell’esagerazione talmente esagerata da diventare meravigliosa e che fa gridare “BOOOOOMMMBBBAAAAA”, gli slinguazzatori seriali, il sesso, i multiorgasmi, quella carica erotica che gronda dalle pagine e che ti fa venire la fotta di leggere…..uomini che che ti piacerebbe scartare  succhiare come grosse caramelle Rossana… sì, insomma….non li fanno più i Romance Storici di una volta.

E che cazzo!!!!!

Poschina

 

Il Diavolo in Primavera – Lisa Kleypas

Essendo notoriamente incapace di aspettare qualsiasi cosa io desideri, avevo già letto questo libro e ne avevo già parlato qui, all’epoca della sua uscita in lingua originale, avevo dato un sette meno, l’avevo definito il libro migliore della serie (al momento) e avevo cercato di non spoilerare troppo. Sostanzialmente non ho cambiato molto il mio parere sull’opera, non è stata massacrata dalla traduzione, non è stata resa eccessivamente pucciosa e non mi ero persa nulla nella comprensione. Solo che in questi mesi sono cambiata io, ho letto altra sbobba e quindi il mio giudizio finale è leggermente cambiato.

La Trama: Londra, 1876. A differenza di tutte le debuttanti londinesi, la bellissima Lady Pandora Ravenel non sogna di frequentare balli e trovarsi un marito. Preferisce di gran lunga dedicarsi ai suoi affari. Ma la sua strada si incrocia con quella di Gabriel, Lord St. Vincent, impenitente libertino, altrettanto determinato a non essere ingabbiato in un matrimonio. E per entrambi sarà la scoperta di un brivido fino allora sconosciuto…

Ed ora la parola alla giurata….SPOILER

Vado un po’ a ruota libera, l’ho appena terminato ed ho una serie di concetti per la testa che turbinano in modo disordinato nella mia testolina e fatico a metterli in un ordine logico….

Prima di tutto vorrei porre l’accento su un personaggio maschile anomalo. Si, ok…è un grandissimo figo che assomiglia molto a suo padre, il mai davvero dimenticato Lord Sebastian St. Vincent, protagonista di uno dei libri che ho amato di più: “Devil in Winter”; libertino, depravato, decadente, disperato e terribilmente solo. Un uomo meraviglioso che mi fa sospirare ancora adesso e che è entrato di diritto nella lista degli uomini fittizi su cui fantastico più spesso. Gabriel lo ricorda fisicamente ma è un uomo completamente diverso, descritto nella sinossi come un libertino, in realtà non lo è per niente. E’ un giovane ventottenne meravigliosamente attraente, che ha un’amante piuttosto disinibita e piuttosto vogliosa, è buono, intelligente, paziente fino all’inverosimile e uno di quelli che cercano sempre di fare la cosa giusta.

In pratica, sulla carta, doveri quantomeno detestarlo. Perchè si sa, a me, quelli che sono tanto buoni e tanto bravi, non fanno sesso. Ma….

…Zia Lisa è bravissima nel dipingerci il ritratto di un uomo dolcissimo e protettivo che è anche e soprattutto un animale da letto di prima qualità. Quest’uomo favoloso è il prodotto dell’addizione genetica Sebastian + Evie e quindi oltre alla spiccata mascolinità, allo straordinario fascino e alle mirabolanti capacità a letto, ha ereditato la profonda dolcezza della madre e, non essendo stato massacrato dalla vita (in questo libro è Pandora ad avere a tutti gli effetti una Sad Story), gli mancano il cinismo e la freddezza che caratterizzavano suo padre.

Un uomo del genere, posato, coccolato e che cerca sempre di controllarsi per mostrare la sua parte migliore, non poteva non essere fatalmente attratto da una donna come Pandora, una forza della natura, irriverente, refrattaria alle convenzioni, originale, passionale, ribelle.

Una ribellione che nasce dalla consapevolezza di non essere libera. In quanto donna, in effetti, nell’ottocento non si avevano chissà quali libertà personali….e peggio mi sento quando si parla di matrimonio, evento che di fatto passava la proprietà della donna dal padre al marito. Nel 2013 a Mantova ho visitato una mostra incentrata sulla donna nei secoli scorsi che mostrava una serie di documenti nei quali era evidente come la donna fosse soltanto un oggetto usato come mero materiale di scambio.

Le rimostranze di Pandora sono oggettivamente comprensibili anche se alla lunga, soprattutto di fronte alla chiarissima volontà di Gabriel di non interferire nelle sue attività, stancano un pochino perchè, diciamocelo, se avessi un uomo del genere che sbava per me, mi vuole possedere in ogni luogo, mi adora palesemente e per giunta sopporta ogni mia crisi isterica da premestruo…..beh, lo sposerei seduta stante e vaffanculo a femminismo e sessismo. La vita è una e me la voglio godere.

Sappiate che ci viene più o meno velatamente detto che Gabriel ha un bel cazzo grosso. La prima volta Pandora lo paragona ad una mazza da cricket… e qui sotto agevolo con una diapositiva per farvi capire quanto sia lusinghiero il paragone.

E la seconda volta lo confronta con i pistolini dei bambini visti durante la sua breve vita e, ovvio come il fatto che il 25 dicembre è Natale, il paragone non fa che esaltare le doti fisico-sessuali di Gabriel.

Per quanto mi riguarda il libro si divide in tre parti.

La prima, che va dall’inizio alla metà, ed è perfetta. Tutto funziona come gli ingranaggi di un orologio svizzero. La compromissione, totalmente involontaria e assurda, la consapevolezza di non avere scampo al matrimonio, la seduzione…e giuro che sogno i baci di Gabriel, i metri di lingua, le mani, i sospiri, la mazza da cricket…..

La seconda, che va dalla metà ai  tre quarti, nella quale ci viene descritta senza infamia e senza lode la vita coniugale dei due cucciolotti, fatta di sesso, sesso, sesso, sesso, orgasmi, sesso….

La terza, quella che definisco con simpatia, The Big Fail. Inutile, fastidiosa, un mero pretesto per far affrontare a Gabriel il primo vero dramma della sua vita ed utile solo per farci conoscere meglio la dottoressa Gibson (credo, non ricordo con sicurezza il nome), personaggio che sicuramente avrà un ruolo nei prossimi romanzi della serie.

Avevo valutato questo libro 7 meno.

Mi ricredo. Un 7.5 non glielo leva nessuno.

Piacevole, scorrevolissimo, per certi versi originale in quanto non abbiamo di fronte il solito eroe romance tormentato dalla vita, scaltro, refrattario alle nozze, cinico e disperato in cerca di soldi, ma un uomo equilibrato e affezionato alla famiglia che nonostante questa apparente noiosità è uno dei personaggi maschili più interessanti degli ultimi anni. Sarà anche che  con la vecchiaia comincio ad apprezzare un tipo d’uomo meno problematico e più equilibrato, che invece di aver bisogno di una donna madre/moglie/amante, accetta la sua compagna per quello che è senza rinfacciarle continuamente che potrebbe essere diversa, che non è come le altre, che non si è uniformata ai dettami sociali e che rompe sempre il cazzo e bla…..bla…bla

Sì, insomma, Gabriel è un uomo con le palle. Uno che sa quello che vuole, come ottenerlo e come gestirlo.
Gabriel, bell’animalone da letto tutto dolcezza e cazzo grosso, vieni qui da me, apprezza l’infinito mondo delle mie idiosincrasie, e soprattutto fai di me tutto quello che vuoi a letto (e sul divano, in cucina, nella doccia e via dicendo).

Dal canto suo Pandora è una ragazza che ha avuto una vita difficile, che è cresciuta in un’isolamento forzato e che non ha mai saputo cosa vuol dire avere una famiglia amorevole accanto. Originale, rivoluzionaria, cocciutissima ma estremamente fragile, una fragilità che nasconde sotto un’apparente menefreghismo nei confronti di una società che non comprende, si trova costretta ad un matrimonio che non vorrebbe, con un uomo che desidera febbrilmente e che la accetta e la rispetta. Che sfiga, vero?

Sopra a tutti spicca ancora e inesorabilmente la figura di Sebastian St. Vincent. Ex libertino incallito figlio di Satana, ora uomo innamorato della moglie e ineguagliabile padre di famiglia. Nonostante l’età, nonostante quel bendidio  del figlio, ogni volta che Sebastian è comparso sulla pagina scritta, io mi sono sciolta come come il cucchiaino di cioccolato Lindt si scioglie nel caffè, voluttuosamente e goduriosamente.

Ed Evie, così dolce, comprensiva, materna eppure risoluta.

Zia Lisa ha superato se stessa nel rendere omaggio ad una delle coppie più belle che abbia creato, ed è riuscita nel difficile compito di non snaturare i personaggi nonostante siano profondamente diversi da come ci sono stati descritti nella loro giovinezza.

Che dire? Leggetelo e condividete con me le vostre impressioni.

Piccole rimostranze:
– Nonostante nei libri precedenti la volontà di Pandora di diventare imprenditrice di giochi in scatola fosse il perno intorno al quale ruotava tutta la sua vita, inspiegabilmente il libro che la vede protagonista mette il lavoro di Pandora in secondo piano….o meglio, se ne parla tantissimo a livello teorico e pochissimo a livello pratico. Trovo che non sarebbe stato negativo se si fosse approfondito un po’ di più l’argomento.
– Ci sono dei momenti di puccismo spinto che mi sono sembrati un pochino esagerati ma per fortuna non sono così preponderanti da intaccare il giudizio finale sul romanzo.

In poche parole

Usami, Straziami, Strappami l’Anima……….e le mutande, il reggiseno, i collant, i bottoni……..sì, insomma….devastami come preferisci.

Poschina

p.s. Trovo questa cover semplicemente perfetta.

Il Duca e la Dama in Rosso – Lorraine Heath

God Bless You, Lorraine.

La Trama: Londra, 1874 – Tormentato da un doloroso segreto, il Duca di Avendale ha da sempre cercato l’oblio nel vizio e nell’alcol, al punto da trasformare la sua vita in un monotono turbinio di donne, partite a carte e sbronze. Ma durante una festa, all’improvviso il suo mondo grigio è attraversato da un acceso e vibrante rosso, l’abito di una dama che da subito cattura i suoi sensi. Sedurre Rosalind è poco più di un gioco per lui, almeno sino a quando non la sorprende intenta a fuggire da Londra con i suoi soldi. Deciso a punire la truffatrice e a soddisfare i propri desideri, le promette che non la denuncerà se accetterà di passare una settimana a sua completa disposizione… nel suo letto. Tuttavia, il tempo trascorso insieme gli permetterà di conoscere la donna nascosta dietro le bugie e di scoprire che per lui non rappresenta più soltanto passione e piacere, ma la possibilità di tornare a vivere davvero.

Ed ora la parola alla giurata con spoiler ovunque perchè non ho voglia di sbattermi per evitarli

Noi ti amiamo.
Sia la mia parte oscura in cerca di bruttezze in cui crogiolarsi che la mia parte patetica che si commuove per più o meno tutto, ti amiamo. Amiamo te, ex piccolo Duca di Avendale, ora uomo fatto e finito, grande, grosso, moro con occhi scuri, sempre e costantemente eccitato, con il vergone in tiro costante che fai di tutto per infilarlo nella guaina di Rosalind. Perchè dopo la disastrosa esperienza letteraria dei giorni scorsi, avevo bisogno di credere che nel mondo ci fosse ancora qualche maschio Alpha pronto a inondare di Regale Seme le vagine inviolate di giovani pulzelle.

Qui siamo al cospetto del bellisissimo e spietatissimo nonché dissolutissimo Duca di Avendale, colui che porta con sé il patrimonio genetico di un uomo dedito alla box casalinga, per capirci il padre usava la piccola e timida moglie come fosse un punching ball, fino a ridurla in fin di vita e a costringere gli amici di lei a nasconderla per evitarne la morte. Però lui, il piccolo Duchino, non ricorda nulla delle botte che ha preso sua madre, e nemmeno che il padre fosse un despota manesco e meschino ma è convinto del contrario, al punto che negli anni si è isolato dalla famiglia rifugiandosi nella dissolutezza più totale per fuggire da un passato triste, confuso e drammatico [ed anche oggettivamente incomprensibile per un bambino].

Lei invece è  Rosalind, una truffatrice che cerca un pollo abbastanza grosso da spennare per poter vivere tranquilla per un po’ di tempo con il fratello e il gruppo di amici molto speciali con cui vive. Ha deciso di smetterla con i signorotti di campagna e di puntare all’aristocrazia, peccato che incappi in Avendale che la punta come un pointer appena entra nel nuovo locale di Drake e decide che, costi quel che costi, lui la deve assolutamente avere.

E fin qui, direte voi, siamo nella fiera delle banalità.

Sì.
Chiaro.
Ma.

Le prime 10 pagine mi avevano delusa, non sentivo pathos, non ne potevo nemmeno più di leggere le proclamazioni di dissolutezza e depravazione di Avendale e mi ero preparata alla noia armandomi di Maalox e di patatine al formaggio fino a che……
….
…..
non so nemmeno bene come, ma il libro ha cominciato a decollare.

Forse perchè lui non la vede immediatamente come il sole della sua vita ma piuttosto come qualcosa di diverso che lo eccita e al quale non ha intenzione di rinunciare o forse perchè lei mi ha fatto tenerezza,  è convinta di poter tener testa a uno che nella vita non fa una beneamata minchia se non scopare e comandare. La nostra ingenua Rose pensava di poterlo abbindolare con il giochino del “Te la faccio annusare ma poi col cazzo che te la do”… ahahhahahahah… illusa. Infatti alla prima occasione lui la slingua come dio comanda (fa parte dell’ormai sempre più esiguo esercito degli slinguazzatori da manuale) e la sditalina donandole il suo primo, meraviglioso, intenso orgasmo. In pratica ad Avendale bastano 2 colpi di lingua e 3 di dita per ribaltare la situazione e ad avere di fronte a se una donna disposta a tutto pur di finirci a letto insieme.

In questa serie la Heath si concentra su malattia, dolore e deformità ma soprattutto sulla sofferenza che ne deriva, e lo fa in grande stile ossia facendo copulare i protagonisti in continuazione, martellando il tasto del sesso e distribuendo orgasmi ed intimità in ogni anfratto e lo fa anche bene (o almeno nel primo libro e in questo… quello di mezzo ancora non l’ho inquadrato bene. Lo rileggerò), lo fa riuscendo a sfruttare la passione tipicamente femminile del voyeurismo e della indomabile attrazione per il pettegolezzo, ossia alternando scene di sesso più o meno Hot a confessioni drammatiche sul proprio passato.

Brava, il mix funziona. E’ come leggere Giallo e Novella 2000 insieme.

Tornando al libro, questi due esseri che hanno alle spalle delle Sad Story da manuale, non potevano che scoprirsi anime affini e nonostante succeda di tutto e di più, fino a oltrepassare la sottile linea che divide il Romance dal Fantasy ben più di una volta, sono rimasta incollata alle pagine come le etichette adesive di merda restano attaccate ai bicchieri nuovi, e ammetto senza vergogna che avrei voluto leggere ancora e ancora, sapere come si sono sposati, dove, come è stata accolta Rosalind, perchè, con chi, quando, quanto…. sì insomma….ero avidissima di piccoli, insignificanti particolari….e questo è un bene. Un gran bene.

Tutto bene quindi?

No.
A volte il buonismo è eccessivo e anche il cambiamento del dissoluto e cinico Avendale in alcune parti risulta forzato, nonostante avvenga gradualmente. A mio avviso il rapporto tra Avendale e la madre andava approfondito un po’, soprattutto a fronte delle sconvolgenti scoperte in merito al passato e anche perchè è il perno su cui per anni si è fondata l’intera filosofia di vita del giovane…non è che basti un colpo di spugna per eliminare 30 anni di vita. Magari. Avrei gradito più presenza dei vecchi amici di Avendale, il gruppo di figli dei monelli di Feagan, che invece sono inutili come le carotine decorative nei piatti di carne anni ’80.

Però avercene.
Non so quanto il mio entusiasmo sia dovuto all’aver approcciato il libro dopo essermi annoiata a morte con quello precedente, e quanto sia dovuto alla storia ma non mi interessa più di tanto, ho passato ore intense a leggere come se fosse l’unica cosa importante nella vita, ho visto un uomo innamorarsi lentamente, contro la sua volontà e arrendersi alla consapevolezza di aver costruito un’intera vita su un presupposto sbagliato. E ho conosciuto una donna che nonostante aspiri al titolo di SantaMariaGorettidelRomance 2017 non mi ha fatto venire voglia di strapparle le unghie con una pinza (una specie di miracolo).

Che dire?
Correte a comprarlo.

In poche parole

E’ come leggere Giallo e Novella 2000 insieme. Non proprio una bomba ma quasi.

Poschina

p.s. non sono l’unica che non si raccapezza nell’albero genealogico del gruppo di Feagan, anche Rosalind, messa di fronte a tutte le coppie e ai loro numerosissimi figli afferma di non riuscire a collegare tutte le complicate parentele.

 

Imperdonabile Inganno – Lorraine Heath e Una Gentildonna in Cerca di Guai – Sarah MacLean

Arrendersi e diventare “Quella che sta zitta in un angolo perchè altrimenti sembra spocchiosa…quella che sa tutto lei…quella che pontifica” anche se poi, zio caro….se so una cosa perchè non dovrei dirla? Perchè devo stare zitta ad ascoltare castronerie e fare finta che siano scientificamente corrette? Non ha senso. Non è giusto. Eppure è così. Ecco cosa sono diventata.
Una pianta.
Sto lì, in silenzo, sorridente quando devo sorridere, perplessa quando mi devo perplimere e via dicendo.
Ma sarà sano?
Secondo me no…ed infatti poi questa attitudine all’amebismo me la porto dietro anche nel mondo letterario e non va mica bene… nono….

La Trama: Londra, 1874 – Drake Darling è un orfano che viene dalla strada, figlio di un delinquente giustiziato sulla forca. Benché dalla morte dei genitori sia stato cresciuto con affetto dai Duchi di Greystone, anche ora che è divenuto un uomo e ha dimostrato il suo valore dirigendo egregiamente una casa da gioco, sa di non appartenere alla buona società e non dimentica le sue umili origini. Soprattutto perché persone altezzose come Lady Ophelia Lyttleton, cara amica della sorella adottiva, non perdono occasione per rinfacciargliele. Quando però Drake salva la giovane dal Tamigi e approfitta della sua temporanea amnesia per farle credere di essere la propria domestica, scopre che al di là della maschera di arroganza c’è una donna vulnerabile e meravigliosa, di cui è facile innamorarsi. Ma cosa accadrà quando lei recupererà la memoria e scoprirà il suo imperdonabile inganno?

Ed ora la parola alla giurata

Questo è un libro strano. Stranissimo.
E’ un coito interrotto al contrario. Non che poi si arrivi ad un orgasmo di quelli che si ricordano per anni e si rimpiangono nei momenti di morta, ma almeno ad un orgasmo pallido ci si arriva e, calcolato il vuoto cosmico nel quale sguazza per quasi metà libro, mi sembra un bel traguardo.

Ma passiamo a noi…..Drake è il figlio dell’amica di infanzia di Frannie e di Sykes, il bastardo che l’aveva venduta finendo per farla stuprare alla tenera età di 12/13 anni. E’ quel bambino che incontriamo nel libro “Tra le braccia di un Duca” che viene adottato da Frannie e dal marito, il Duca di Greystone.

Ora però non è più il bimbo solo e maltrattato che trova un’amorevole famiglia, bensì un gran pezzo di manzo (con un uccello di ragguardevoli dimensioni) che gestisce la famosa sala da giochi che era di Dodger e che non si sente parte integrante dell’alta società nella quale è cresciuto. E lo sappiamo perchè per qualcosa come 100 pagine ce lo ripete ogni 2/3 righe. Lo abbiamo capito, grazie. Le nostre sinapsi funzionano ancora abbastanza bene e i concetti semplici riusciamo ad apprenderli senza il bisogno di ripeterli quattromila volte a capitolo.

La pulzella in questione è Ophelia, ricca snobbolona del cazzo che io ho detestato con l’anima soprattutto perchè ho immediatamente intuito, con la mia infallibile perspicacia, che aveva una Sad Story alle spalle e questo è bastato a farmi lanciare un paio di bestemmioni di quelli grassi……

……cmq.
Li vediamo immersi nel tipico gioco del “Ti detesto ma in realtà vorrei scoparti fino a farti morire di orgasmi trattenuti per poi farti rinascere a furia di multiorgasmi avvenuti” fino a che lui non la bacia in  un’alcova. E ovviamente è Il Bacio Della Vita. Quel Best Kiss Ever che nei Romance sancisce la futura nascita del Vero Ammmmmmooooooooreeeeeeee.

E fin qui si annega nella noia più totale.

Poi una sera, dopo il famigerato bacio, Derek si aggira per le sponde del Tamigi e vede un fagotto zozzo che si scoprirà essere una donna, che si scoprirà essere Ophelia e che si scoprirà aver perso la memoria. Una persona normale a questo punto la riporterebbe a casa e la farebbe vedere da un medico, invece lui pensa bene di portarsela a casa e sfruttare la sua amnesia per trattarla come una serva.

Applausi, Standing Ovation e Bacio Accademico.

Solo che ovviamente le cose non vanno come previsto e lei sente di non essere una sguattera ma non si ricorda nulla ed essendo scevra dai pregiudizi inculcatigli dal padre, trova estremamente attraente quel grandissimo pezzo di maschio che dovrebbe essere il suo padrone ma che, contrariamente a tutti i principi della logica, la fa dormire nel suo letto, le compra i vestiti, paga tutte le spese folli che fa e le permette persino di tenere ogni cazzo di animale raccattato per strada.

Ed io, fino a questo punto, mi sono davvero annoiata a morte. Sono andata avanti solo perchè la mia soglia della pazienza negli ultimi anni è salita di qualche tacca.
Inverosimile, barboso, con dialoghi che mancano di brio ed una seccante propensione all’introspezione fatta male mi avevano portata a credere che la Heath fosse un fuoco di paglia e che la serie fosse l’Epic Fail del 2017….quando invece, inaspettatamente il libro cambia.

Perchè se è vero che sono insensibile al patetismo altrui, è anche vero che, come controindicazione principale, la maternità mi ha lasciato un’intollerabile propensione alla commozione. Quindi una parte di me ha sbuffato nel momento in cui i due piccioncini sono partiti con i drammatici ricordi d’infanzia, mentre la parte “commozione spontanea” si è nutrita di ogni dettaglio fino a farmi apprezzare questi due sfigatoni…lei perchè si impettisce per dimenticare anni di abusi e lui che si sente perennemente l’uomo sbagliato nel posto sbagliato.
In breve si aprono il cuore a vicenda (tutto metaforico ovviamente) poi lui le apre anche le gambe, la vulva, la vagina e quant’altro e….niente. E’ Amore. Un amore che sopravviverà anche al ritrovamento della memoria, all’incazzatura, alla rabbia e dio sa a cos’altro.

In pratica siamo nell’ambito fantascientifico spinto. E come coppia non mi fanno impazzire più di tanto….e la conversione da Puttana Stronza a SantaMariaGotetti dei cani randagi risulta irritante. MA….

Ma…. la mia nuova vena apatica ha apprezzato lo stesso e alla fine la sufficienza se la prende tutta.

Ma…

Ma il vero dilemma è “Come ha fatto a piacermi il nuovo libro della MacLean?”

La Trama: Inghilterra, 1833 – Sophie è sempre stata considerata la più quieta delle sorelle Talbot, ma quando durante una soirée sorprende il cognato a tradire la moglie e lo punisce insultandolo e spingendolo in uno stagno, a un tratto diventa il bersaglio del disprezzo del ton. Stanca dell’ipocrisia dell’alta società, di cui è entrata a far parte solo perché il padre ha acquistato un titolo, decide di lasciare la festa e i giudizi superficiali dei suoi invitati. Mentre si allontana incappa in un uomo scalzo che sta chiaramente fuggendo da un incontro amoroso proibito. L’affascinante libertino, che si rivela essere il Marchese di Eversley, rifiuta di darle un passaggio a bordo della propria carrozza, ma Sophie non si dà per vinta e con un espediente monta sul retro della vettura affinché la porti lontano dai suoi guai.

Ed ora la parola alla giurata

Non so davvero perchè questo libro mi sia piaciuto tanto. Non lo capisco ed un pochino sono anche preoccupata. Prima di tutto vi avverto…è lungo più o meno 400 pagine e fino alla metà di sesso non si sente nemmeno il profumo. Quindi ci si concentra sulla storia, su una serie di situazioni una più improbabile dell’altra che si susseguono senza soluzione di continuità.

Lei è l’ultima delle sorelle Talbot (delle arricchite una più insostenibile dell’altra) ed è considerata “Il Cesso del Gruppo” anche se non si capisce bene il perchè, visto che viene descritta come una ragazza piuttosto carina e ben fatta.

E’ insofferente all’ambiente londinese e mentre fugge dall’ennesimo ricevimento di merda si scontra con il Marchese di Eversley e da qui cominciano i suoi guai. Nonostante sia insopportabile perchè a tutti gli effetti si comporta come una zecca attaccata al pelo di un cane, alla lunga mi è risultata simpatica perchè, in fondo, lei vorrebbe solo aprire una libreria e liberarsi dai nobili che la trattano come una merda.

Mentre lui è tutt’altra cosa. Lui mi è piaciuto subito. La sua Sad Story che lentamente si viene a comprendere, bello, dannato, cocciuto, in perenne lite con il padre per il Big Misunderstanding dei BM, bravo a letto, colto e deciso a sbolognare la zecca ad ogni costo….salvo continuare a trovarsela tra i piedi e siccome come diceva sempre mia nonna “La paglia vicino al fuoco brucia” (da leggere rigorosamente in milanese: la paja visin al foc la brusa), qualcosa tra i due dovrà pur succedere.

Ed infatti poco a poco si sviluppa quel rapporto fatto di “dai raccontami cosa vuoi veramente dalla vita” – “Sì, ma prima raccontami perchè odi tuo padre”. E lo sappiamo tutti che il passo successivo è il bacio, seguito dal cunnilingus, seguito dal pompino, seguito dal sesso.

E, nonostante lui cerchi in ogni modo di non portarla a letto per non rovinarla (ebbene sì, lui è uno di quelli che hanno Lo Scrupolo e che, sulla carta, avrebbe dovuto farmi incazzare da morire e farsi odiare), alla fine cede e le da il suo virilissimo membro prendendosi la di lei intattissima verginità.

Poi oltre al BM con il vecchiaccio, c’è spazio anche per il BM con Sophie, seguito dal ripensamento e dalla riconciliazione.

Forse, e dico forse, il fatto che lui le regali una cazzo di libreria mi ha fatto amare incondizionatamente quest’uomo e anche il non trascurabile dettaglio che per procreare ci mettono (date alla mano) più o meno 4 mesi contro la Monoscopata, ha fatto sì che apprezzassi questo romanzo piuttosto lungo per il genere.

Però sento chiaramente che il mio gradire questi due romanzi è più che altro dovuto alla lenta e inesorabile trasformazione in una succulenta.
Mi sento come Roger di American Dad in quella puntata nella quale decideva di non essere più cattivo e per poco non ci lascia le penne perchè la bontà lo stava letteralmente uccidendo…

Incrociate le dita e sperate che la mia vena polemica risorga, ne trarremmo tutte tanto beneficio.

In poche parole

Quando invece di pretendere un calippo tutto da succhiare, ti accontenti di un polaretto è evidente che la trasformazione in succulenta sia dietro l’angolo.

Poschina