I Segreti di Lady X – Eloisa James

Che la nostra Eloise avesse una certa predisposizione per le leccate di vulva, lo avevamo capito tempo addietro e scoprire che le cose non sono cambiate, un po’ ci rassicura.

La Trama: Dopo aver fatto fortuna, Thorn Dautry, figlio illegittimo del duca di Villiers, desidera avere una donna al suo fianco. Ma per sposare una vera lady, Thorn capisce di avere bisogno dell’esperienza di lady Xenobia India St Clair. Raffinata, testarda, indipendente, figlia di un marchese decaduto, India promette di trasformare la sua vita e la sua dimora nel giro di tre settimane. Nasce però una passione intensa e travolgente che muterà i loro sentimenti nel profondo e Thorn dovrà mettere da parte il suo animo fiero e indomito…

Ed ora la parola alla giurata. Solo spoiler perchè non si può fare altrimenti

Prima di tutto voglio ringraziare la mia buona sorte che mi ha permesso di capitare del tutto casualmente sulla pagina Amazon di questo libro e, secondo, qui abbiamo a che fare con due personaggi che hanno alle spalle una Sad Story.
Lui è figlio illegittimo e per dodici anni ha vissuto nei bassifondi di Londra raccattando cose preziose dalla melma del Tamigi (e vi ricordo che ci si smaltivano i cadaveri dentro quindi non era proprio come fare il bagno alle Maldive) e lei è figlia di un Marchese completamente fuori di cozza che, complice la moglie, non la cagava mai e l’ha fatta vivere nell’indigenza più totale finchè non ha avuto la decenza di schiattare in un incidente in carrozza (precipitando casualmente proprio nel Tamigi).

Questi due losers si incontrano perchè lei di lavoro fa la arredatrice, ma se vi fa più piacere diremo che era un’antesignana degli ormai sempre presenti Interior Designers, e lui ha una magione da ristrutturare in fretta e furia perchè vuole sposare la donna dei suoi sogni: la bella, dolce, remissiva e molto probabilmente dislessica Lala. Già dal primo incontro capiamo di quale genere di libro stiamo parlando.

Il nostro Thorn ci viene descritto come un uomo estremamente virile, tanto da intossicare di virilità l’aria della stanza, ed io, che ho una fervidissima immaginazione, mi sono figurata iddu più o meno così

ma in abiti ottocenteschi.
Il punto è che Thorn è grosso, virile, poco civilizzato e siccome è troppo superiore per piegarsi alla moda fighetta del ton, lui non usa la giacca e questo ci permette di sapere che la sua illegittima verga va in un tiro pazzesco appena vede la nostra India e non ha nessuna intenzione di scendere nonostante lui pensi tutto il tempo ai gattini morti per cercare di non farsi sgamare.

Lei ovviamente lo sgama e come succederebbe a tutte le donne con un minimo di attività ormonale, le sue ovaie esplodono come le mie ogni volta che vedo Robert Downey Junior.

Ho dimenticato di dirvi che lei è bellissima, intelligente, arguta e sessualmente propensa alla sperimentazione e questo mix di personalità moralmente deviate li porta prima ad uno scambio epistolare fatto di doppi, tripli e quadrupli sensi, e poi……arrivati al 52% del libro, a 3 orgasmi impressionanti provocati in sequenza da:

  • dita
  • lingua
  • enorme e perfettamente funzionante verga

Lui però è uno dei pochissimi illuminati che usa delle precauzioni quindi per il momento dimentichiamoci di eventuali GI……

……ma……succede che…..

nonostante entrambi continuino a sostenere che fottesega l’uno dell’altra (lei vuole sposare un nobile a tutti i costi per non scendere di grado con un matrimonio inferiore), appena possono slinguano come due adolescenti e lui le strofina quel girello di manzo che ha tra le cosce sulla vulva perennemente inondata di umori che lei ha sotto le gonne.

Finisce che un giorno, nel bel mezzo di una festa, con l’universo mondo nella stanza accanto, lui la prende per il fondoschiena, la sbatte al muro e se la scopa con tutti i sacri crismi, facendola orgasmare come non mai e dimenticandosi il goldone o cmq di avere la gentilezza di venire fuori dal suo corpo. A seguito di questa piccola svista, le chiede di sposarlo e viene rimbalzato come fosse l’ultimo dei coglioni con tanto di frase topica a liquidare il tutto:

“Non preoccuparti perchè tanto non sono nei giorni giusti per concepire”

che è la frase più pericolosa per antonomasia perchè in tutti i romance che ho letto precede una GI ed io stavo già per stappare la bottiglia di Champagne che tengo per le occasioni speciali a fronte della milionesima GI letta in un anno quando il libro svolta e ci si trova, all’improvviso, nel nulla.

Pagine di assurdi Big Misundertanding che si susseguono senza soluzione di continuità, inutili silenzi, fastidiose omissioni di sentimenti e tutta una serie di situazioni al limite dell’idiozia che per poco non mi hanno fatto pentire di aver scelto questo libro.
Per poco, perchè poi alla fin fine tutto va come dovrebbe andare e i due si possono dedicare alla copula selvaggia con il beneplacito della legge e di Dio, generando inutili eredi che probabilmente faranno parte di altri romance che io mi attiverò per leggere.

Mi resta un dubbio però che mi toglie il sonno…. ma alla fine….erano o no i giorni giusti?

Diciamo che potrei fare i calcoli per capirlo ma lascio questa incombenza a quelle di voi che hanno una mente matematica e che hanno voglia di impegolarsi in questa difficile impresa (ovviamente poi fatemelo sapere perchè ci tengo).

Mi è piaciuto.
E’ scorrevole, scritto bene, completamente ed irrimediabilmente poco credibile ma sufficientemente divertente e carico di sesso da far dimenticare le assurdità storiche.
Non manca il finale patetico-improbabile-fastidioso-pucci-cuore-sole-amore che a me fa tanto cagare, ma glielo perdono perchè ad un Deep Throat Romance si perdona tutto, o quasi.

Per quanto mi riguarda, è consigliato per queste fresche serate settembrine.

In poche parole

Hai un randello in tasca o sei solo felice di vedermi?

Poschina

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Madeline Hunter – The Seducers Serie

Oddio.
Non so nemmeno da dove cominciare.
Uno l’ho letto qualche tempo fa e mi è piaciuto assai, gli altri li sto comprando, me ne manca uno e intanto leggo quelli che ho, così…un po’ alla cazzo, tanto si possono leggere separatamente senza perdersi nulla di fondamentale.

Vi parlerei un pochino di “Il Tutore” che in inglese ha, inutile dirlo, un titolo molto più azzeccato [The Saint] anche perchè per tutto il cazzo di libro è così che viene soprannominato dai fratelli e anche da qualche amico il protagonista. Quindi mi chiedo di nuovo…. perchè? Figa, non è difficile.
Cmq.

In breve è la storia torbida e sessuale che si innesca tra il bel Vergil (lo abbiamo conosciuto come uno dei corteggiatori di Diane nello scorso libro e anche come aspirante amico di Daniel nonchè membro del club dei duellanti) e la stupidissima e cretinissima Bianca Kenwood, giovane americana che sbarca nella nostra adoratissima Inghilterra per cercare di fare carriera come cantante lirica e, cosa forse più importante, per ereditare una fraccata di soldi dal nonno vecchio e stronzo che si è levato dalle palle giusto in tempo, ma che l’ha lasciata tra le sapientissime mani di Duclairc, il suo giovane, bellissimo, freddissimo, sexyssimo tutore.

Su di lui nulla da dire. Un bel personaggio maschile giustamente sfaccettato, con i suoi bei problemi da risolvere, ovviamente intelligentissimo con un bel viso, un bel corpo, fantastici occhi azzurri e mani che ti fanno orgasmare solo a guardarle figurarsi quando ti toccano.

Ma lei. Con lei non ci siamo proprio. Ne sarebbe bastata la metà per avere un personaggio giustamente spumeggiante e ribelle e alla disperata ricerca della propria affermazione senza farla diventare una grandissima testa di cazzo sconsiderata e fastidiosa. Ha ragione Dante: America, riprenditela. Il problema è che a livello teorico lo scontro tra un Vergil rigido e controllatissimo e una specie di bomba perennemente innescata funziona, ma l’ansia da esagerazione prende un po’ troppo la mano alla nostra Madeline  e ne esce un personaggio quasi macchiettistico nel suo insistere a tutti i costi con un idiota quanto irrealizzabile piano per fuggire dal tutore e fare la tanto agognata carriera da soprano o quel cazzo che è, da risultare irrealistico e più che altro seccante.

Poi certo, lui in realtà se la vorrebbe fare avidamente praticamente da subito mentre lei lo vorrebbe spogliare a furia di arie cantate a squarciagola e alla fin della fiera a letto ci finiscono più e più volte e, capiamoci, io a Vergil l’avrei data più che volentieri quindi la stronzetta la capisco benissimo. Ci sono anche un mistero da risolvere e uno stronzo che è davvero stronzo quindi è soddisfatta anche la parte un po’ meno romance e più pratica.

Ma veniamo al grande scandalo e qui c’è lo Spoilerone degli Spoileroni. Finalmente i due si possono amare liberamente e come decidono di passare il tempo dopo che sono appena scampati alla morte? Scopando come ricci, inutile a dirsi.
Ma lo fanno su una scogliera e mentre lei canta un’aria di Rossini.
Giuro.
E qui dico un grande, urlato (anzi, sbraitato) NO. NON SI PUO’ SENTIRE. Come minchia fai a ciulare cantando Rossini? NO. NO. NO e NO.
E lo dico agitando testa, mani e piedi come fa uno dei Twins quando non vuole fare qualcosa e cerca di farmelo capire in ogni modo.

Autogol, rigore sbagliato a porta vuota, chiamatelo come volete ma per me resta l’epic fail delle scopate. Voto alla scopata: inqualificabile.

Voto al libro in generale 7,5 perchè Vergil mi piaceva assai già nel libro precedente ed ora la sua presunta santità buttata nel cesso mi fa capire che ci avevo visto giusto. Avercene di Santi così.

Ma passiamo al prossimo

Come potete vedere siamo sempre nell’ambito delle copertine di un certo livello.  E siamo sempre nell’ambito di quegli uomini che noi donne vorremmo tanto incontrare. Quelli bellissimi, intelligentissimi, sexy, forti, dispotici ma con moderazione, sempre e costantemente vogliosi di riempirci con la loro ingombrante verga e soprattutto che non si scazzano di aver a fianco una donna perennemente mestruata.

Mi spiego meglio. Adrian terzogenito illegittimo e malcagato dal padre, viene spedito in Francia a recuperare Sophia, figlia fuggitiva del Duca di Everdon recentemente deceduto, e si trova di fronte ad una donna ribelle, ostinata, fragile, traumatizzata dal passato, sola, testarda e incline alla fuga. Qualsiasi uomo di mia conoscenza, di fronte a questa donna onestamente insopportabile, sarebbe fuggito all’urlo di “Vaffanculo, stronza” e invece lui no.

Lui la donna perennemente mestruata la sa gestire, anzi, in fondo in fondo lo eccita. Più o meno come domare una cavalla (e giuro che il paragone non viene dalla mia testolina ma da quella dell’autrice). E come puoi domare una donna perennemente sull’orlo della ribellione, recalcitrante in tutto e odiosamente cocciuta? Con la Slinguazzata.

Adrian appartiene a quella sparuta legione di slinguazzatori da Romance che io apprezzo moltissimo. Di sesso poco (purtroppo) ma di incroci di lingue invece ce ne sono a sufficienza. Quello che lo rende a tutti gli effetti Lo Slinguazzatore con la L e la S maiuscola però è il bacio di pagina 187 [Sì, ho fatto l’orecchio alla pagina e me ne vanto], quel bacio lento, profondo, sensuale e sessuale che riempie me, donna del 21 secolo, di gioia e giubilo per questa meravigliosa pratica ormai sempre più dimenticata.

Tra l’altro, la donna perennemente in premestruo sopra citata, è invischiata in una delicatissima posizione politica che potrebbe mettere in crisi la cara, vecchia istituzione Inglese, quindi c’è anche un po’ di vera storia  su quelle che furono, a cavallo degli anni 30 dell’ottocento, delle vere e proprie rivolte del popolaccio che cercava di innalzarsi dal fango.

Ma a noi non interessa, ci interessa di più la meticolosità con cui il nostro Adrian usa la sua meravigliosa verga e su come a suon di Vergate in Vagina riesca ad ammorbidire Miss Premestruo fino a farla diventare una persona quasi normale [da qui il detto “le ci vorrebbe il manico” tutte le volte che si è in presenza di una donna particolarmente cagacazzo].
Seguono puccismo semigratuito e una meravigliosa (si vede che mi sono ammorbidità con la maternità come la mitica Miranda Bailey di Greysanatomyttiana memoria) dichiarazione di volere una famiglia che mi ha davvero fatto amare questo grandissimo figaccione moro con occhi scuri, cazzo grosso e mente aperta, tanto da farmi soprassedere sulle eccessive menate della nostra eroina Sophia e i suoi crolli ogni qualvolta si accennava al tristerrimo passato che la riguardava.

Voto 7,5 perchè io di uno che mantiene la calma mentre sono in PMS ne ho davvero tanto bisogno.

Mentre attendo che mi spediscano “Un matrimonio di convenienza” e lo Spin off “Peccati”, mi sono portata avanti leggendo l’ultimo libro della serie: “Dimmi che mi Ami”

Julian Hampton è il classico uomo che nella vita reale non esiste. Non che gli altri uomini della serie popolino realmente il nostro meraviglioso pianeta, ma qui siamo oltre la fantasia. Egli è infatti innamorato della nostra sfigatissima Penelope da una vita. Da quando giocavano da ragazzini nella smisurata tenuta dei Duclairc e lui inventava mirabolanti avventure che si concludevano sempre e inevitabilmente con il salvataggio di Penelope dalla torre diroccata in un tripudio di lotte con spade di legno.

Julian si innamora, scrive migliaia di lettere e poesie che non spedisce e non rende pubbliche e aspetta nell’ombra che qualcosa cambi, con il passare degli anni diventa il punto di riferimento della nostra eroina per ogni suo fottutissimo problema.
Lui c’è.
Sempre.
Il marito di Pen è una merda? Lui la aiuta a fuggire.
Il nuovo amante di Pen è un traditore merdosissimo? Lui la protegge.

Avrebbero dovuto intitolare questo libro “Devozione” perchè in effetti di questo si tratta, della devozione che Julian dimostra nei confronti di Penelope, una devozione completa, che va oltre la sofferenza, oltre ogni dubbio. Lui la ama incondizionatamente ed è disposto a tutto pur di vederla felice e serena.

E anche in questo romanzo, per quel che mi riguarda, siamo di fronte ad un bellissimo personaggio maschile ricco di sfumature, non banale e per certi versi piuttosto complesso, al quale è contrapposto un personaggio femminile che un pochino stona, soprattutto nel suo tentativo di “proteggersi da sola” che risulta, di fronte alla minaccia che incombe, un tantino fuori luogo, soprattutto da una donna che per anni si è appoggiata a Julian senza farsi poi troppo scrupoli.

Di nuovo ci troviamo al cospetto di  una caratteristica comune agli altri romanzi (primo escluso) ossia la presenza di un uomo deciso e convinto dei suoi sentimenti, in contrapposizione ad una donna che sembra non rendersi conto dei suoi.

Julian è brace che cova. Apparentemente freddo e invulnerabile è in realtà un fuoco caldo e avvolgente capace di scaldare anche i cuori più freddi e le vagine più reticenti. A me mi piace assai. Mi piace che sia un uomo d’azione senza essere un libertino conclamato, mi piace che sia discreto e affidabile, mi piace la sua determinazione e apprezzo moltissimo la devozione che sfiora l’autoflagellazione. Adoro i suoi sentimenti contrastanti, il tentativo di ribellarsi a questo amore non corrisposto e l’accettare l’inevitabile; lui ha amato e amerà sempre e solo Penelope.

Beata lei.

Voto 8 perchè uno che sa scrivere bene tanto da commuovere un’ intera platea merita tutto il mio rispetto di donna per la quale Nessuno ha mai scritto una beneamata sega.

Visto che ero già in possesso dell’ultimo Spin Off della serie me lo sono gustato nello scorso week end.

Prendiamoci 2 minuti per guardare bene la copertina. Osservate lei. Osservate quanto è storto il suo viso. Poi osservate bene lui, prendete una bacinella e vomitate liberamente. Fatto? Ottimo. Bravi. Perchè prima di poter leggere questo libro bisogna assimilare l’orrore della copertina. Assimilarla ed espellerla perchè il contenuto è fottutamente bello e intenso e banalizzarlo con una copertina di merda è, in effetti, estremamente offensivo.

Che dire di Charlotte e Nathaniel?

Lei è l’ultima sorella del clan Ducliairc, lui è il quinto figlio di una famiglia nobile e di lavoro difende i poveracci accusati di omicidio, lo conosciamo perchè in “Dimmi che mi Ami” difende Julian dall’accusa di omicidio.
Quello che ancora non sapevamo è che questo bellissimo ragazzone biondo con occhi scuri e fisico alla David Gandy è anche un grandissimo scopatore, sensibile, onesto, leale, che fa dell’onore e della giustizia i capisaldi della sua vita.

Charlotte invece è la vedova di un barone ed ha passato la vita cercando la tranquillità domestica e la rassicurante presenza di un uomo noioso, visto che la sua famiglia è piuttosto originale e restia a piegarsi alle convenzioni.

Cmq. Charlotte e Nathaniel si detestano, ogni volta che si vedono litigano, si punzecchiano, si scambiano sguardi di fuoco e questo può voler dire solo una cosa, avranno un’intesa sessuale straordinaria. Ed infatti, complice un’orgia in maschera, passano quei 15 minuti di passione rivelatrice solo che lei sa chi è lui, mentre lui non sa chi è lei.

Fortuna vuole che un giorno si trovino nella di lui casa e finiscano a fare petting spinto sul divano e lui cominci ad avere dei dubbi.

Tra questo punto e il finale con gravidanza alla prima botta (zio caro Madeline non te lo perdonerò MAI) abbiamo un mezzo pieno di impegno civile per i diritti della donna, un figlio illegittimo/legittimo da proteggere, un omicidio e tanto, tanto sesso.

Qui entrambi i personaggi sono interessanti, di lei mi è piaciuta tutta l’introspezione sull’essere spenti e in stato vegetativo per la paura di provare qualcosa, una sensazione che ho conosciuto talmente bene da averne fatto il mio marchio di fabbrica per anni, di lui ho apprezzato l’essere deciso e sicuro, convinto delle sue idee e disposto a fare un passo indietro per non distruggere la sua amata Charlotte.

Forse un filino più debole degli altri della serie ma chiariamo che è un debole che per essere raggiunto dalla maggior parte dei libri che ho letto nell’ultimo anno dovrebbe sedersi, prendere un caffè, due pasticcini, una cioccolata con panna e farsi un pisolino di 10 ore.

Ecco poi forse un pochino il finale con tanto di pseudoadozioni, Gravidanze Miracolose e pucci pucci trallallà un po’ mi ha infastidita, ma non tanto da precludere un bel 7,5 come voto perchè bisogna premiare anche la capacità di un libro di farsi leggere in poche ore e la fotta che mette al lettore per la curiosità di sapere “cosa succederà dopo”.

Ed eccomi qui, complice la Pasqua mi sono letta “Matrimonio di interesse”, l’ultimo libro che mi mancava della serie e che riguarda il bellissimo Dante Duclairc e la dolce, eterea, asessuata Fleur.

Copertina di livello come le altre. Meno male perchè ne avevamo tutti bisogno.

Cmq…. Dante mi è sempre piaciuto un botto, sin da quando si è rifiutato di insistere nel corteggiamento di Bianca capendo dopo 5 minuti in sua compagnia che era una cretina della peggior specie, e mi piace ancora di più oggi che lo vedo devoto alla dolce, piccola, virginale Fleur…che poi virginale una sega ma fa niente…ci stava bene.

Una sera, mentre è nascosto nella sua magione nelle sperdute campagne inglesi, spara a quello che crede essere un contadino sovversivo, che si rivela invece essere la ex fidanzata del fratello Fleur; gran figa frigida che da tempo viveva nel continente.

Lui ha bisogno di soldi, lei di un marito che le permetta di andare avanti con un fantomatico progetto del quale al momento non si sa un cazzo ma che il patrigno vuole impedire a tutti i costi, decidono quindi di sposarsi ma a una condizione. Niente sesso perchè a lei la cosa non garba affatto.

Inutile dire che lui dice di sì ma si è già innAmorato perdutamente di questa donna che non gliela vuole dare ed è decisissimo a prenderla ad ogni costo, quindi parte un corteggiamento a base di strusciamenti, toccate e fuga, scapezzolamenti e orgasmi trattenuti. Perchè lui invece di stancarsi dopo due giorni delle reticenze della moglie, si innamora ad ogni rifiuto un pochino di più. [Applausi per la fantasia al potere]

Ergo, io non ho mai capito un cazzo. Io a uno come Dante, bello, esperto e grandissimo sditalinatore, l’avrei data prima ancora che me la chiedesse. Ed infatti mi avrebbe ignorata come una cacca di mucca in un prato trentino.

Anche qui abbonda la parte mistery, il patrigno la vuol far dichiarare incapace di intendere e di volere, qualcuno trama affinchè il Progetto non veda mai la luce ed entrambi vengono feriti prima della fine del libro.

Lieto fine dietro l’angolo con anche qualche puccismo stranamente gradito e la dimostrazione che al mondo non esistono solo donne sceme, ipermestruate o vittimizzate, ma anche donne con il senso degli affari, intelligenti e progressiste.

Avevo enormi aspettative su questo libro che però, un pochino, mi ha delusa. Dante rispetto agli altri maschi Alpha della serie è quello meno interessante. E’ semplicemente il classico libertino ravveduto che abbiamo visto e stravisto almeno un migliaio di volte, mentre è Fleur il personaggio più interessante e approfondito del libro. Le sue paure e le fobie riguardo al sesso hanno una ragione ben precisa che le rendono meno sega mentale di quanto potrebbe sembrare appena la conosciamo.

Come al solito la Hunter scrive bene, approfondisce e non banalizza mai quindi questo libro, pur non raggiungendo lo splendore di quelli precedentemente letti, si becca un bel 7 strameritato.

Finalmente è arrivato anche lui, Peccati, il primo Spin-off incentrato sulla redenzione spiritual sessuale di McLean.

Ewan McLean ha un solo credo nella vita: il piacere. Per questo organizza orge stratosferiche e colleziona oggetti d’arte di dubbia morale. E’ un figodiddio e ha un’esperienza sessuale che Rocco Siffredi spostati che non sei nessuno. Della sua mania di collezionare stampe potrebbe anche fottercene sega se non fosse che è un po’ la prima tavoletta di un domino che cadendo da il via al crollo di tutte le altre.

Immaginiamoci questo bel giovine intento ad organizzare l’ennesima orgia quando gli piomba addosso, a seguito della morte dello zio e dei cugini, il titolone di conte corredato dalla promessa di occuparsi di una famiglia che il vecchiaccio ha fatto cadere in disgrazia. Che fare? Ovviamente si segue il mantra “dovere…dovere….dovere” e si va nelle Highlands ad aiutare la famiglia in difficoltà.

Invece di trovarsi di fronte ad una povera famiglia bisognosa d’affetto e di soldi, si trova a gestire 4 sorelle una più strana dell’altra: Bride, Joan, Anne e Mary. L’ultima è uno zoccolone pronto ad esplodere, Anne è fuori come un balcone e vive nel suo mondo segreto, Joan e Bride (se escludiamo che sono delle falsarie [a scopo benefico, ovviamente]) sono le più normali anche se una (Joan) ama vestirsi da uomo e va a caccia a mani nude e l’altra spara come una pazza ed ha una spiccatissima predisposizione per la lascivia.

Indovinate con chi si accoppierà il mio adoratissimo Ewan?
Bravi, con Bride. La quale prova a resistergli in ogni modo, ma ogni volta che lui la tocca si bagna che manco le cascate del Niagara quindi la tentata resistenza dura pochissimo e poi sono solo orgasmi multipli ogni volta che si vedono.

Ah, dimenticavo….lui è incaricato di ricercare per il governo la banda di falsari che stanno smerciando banconote e indovinate di chi sono le lastre con le quali stampano i falsi? Esattamente…. di Bride.

Ma lei non finirà certo in galera, ma piuttosto nel letto di uno degli scopatori più bravi, attenti e performanti della sua epoca. Che sfiga.

Che dire? A me è piaciuto. Si legge bene, i personaggi ci stanno dentro, c’è anche un po’ di teoria dell’arte litografica/serigrafica quindi non solo cazzi. Ma quando si parla di cazzi sono sempre di un certo spessore, quindi 7,5 ad Ewan e alla sua sposa scozzese perchè vanno bene le critiche ma di multiorgasmi così, avercene.

Momento peso.

Ciascuno di questi libri affronta in qualche modo il tema della schiavitù, sia essa quella di una moglie/oggetto del marito o sia la schiavitù di esseri umani e il loro commercio. La Hunter non fa diventare preponderante il tema dei diritti civili, ma permea ogni libro di ideali di giustizia e senso dell’onore. Gli uomini descritti sono tutti estremamente leali, forti, giusti e onesti e soprattutto particolarmente indulgenti nei confronti dei diritti delle donne.Le quali, anche se un po’ cretine o in perenne PMS hanno quella vena di ribellione/sentimento civile che prelude al movimento delle suffragette che in Inghilterra nacque proprio intorno agli anni 30 dell’ottocento.

Che dire? Leggete, leggete, leggete.
Vi innamorerete, sospirerete, rifletterete e vi innervosirete anche, ma ne vale fottutamente la pena.

In poche parole

La serie che vorreste non finisse mai

Poschina

p.s. Siccome io vi voglio bene ecco i titoli della versione originale rigorosamente in ordine di pubblicazione:
– The Seducer [Per vendetta o per Amore]
– The Saint [Il Tutore]
– The Charmer [Appuntamento Fatale]
– The Sinner [Un matrimonio di Interesse]
– The Romantic [Dimmi che mi Ami]
– Lord of Sin [Peccati]
– Lady of Sin [Dama del Peccato]

Ingannare un Duca – Meredith Duran

Febbraio sta finendo ed io sono pervasa da una stanchezza cosmica, una stanchezza che mi fa crollare la sera sul divano come uno Slimer lasciato troppo tempo senza cibo, una stanchezza che mi fa ingozzare di Nutella e Viennetta, di tortelli alla crema, una stanchezza che mi toglie la voglia di fare tutto quando sono invece costretta e fare tutto.
La legge di compensazione però viene in mio aiuto ed ecco che trovo un libro piacevole da leggere, un libro che nella prima parte mi ha fatta quasi orgasmare di aspettativa, un libro che è una specie di coito interrotto ma non di quelli che ti lasciano incazzata come una biscia sotto un temporale ma piuttosto come quelli che ti lasciano colmo di godimento ma privo di climax.
Che libro è?
Questo.

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La Trama: La vita di Olivia Holladay è in pericolo ormai da troppo tempo. L’unica possibilità che le rimane è quella di fingersi una governante e introdursi in casa del famigerato duca di Marwick per recuperare alcuni preziosi documenti e garantirsi così la libertà. Il duca, Alastair de Grey, astro nascente della politica inglese, ha scoperto di essere stato tradito da tutti coloro che lo circondano, e per questo si è ritirato a vita privata. Quando Olivia entrerà nella sua casa, però, niente sarà più come prima… La passione risveglierà il suo desiderio di vendetta e, tra sotterfugi e inganni, la verità verrà finalmente svelata.

Ed ora la parola alla giurata – Spoiler

Non vi ho detto che sono stanca per ammorbarvi con i miei inutili problemi psicofisici ma per prepararvi ad una recensione che verrà fuori così, senza nemmeno essere riletta prima di schiacciare il tasto “pubblica” perchè sarebbe troppo sbatti e non ho alcuna intenzione di sbattermi.

Primo: la copertina. Benchè io preferisca di gran lunga i mori, beh, questo biondo ci sta. Ci sta anche perchè in effetti il nostro Alastair è biondo, anzi biondissimo, anzi, più biondo del biondo e quindi, per la prima volta, siamo di fronte ad una bella copertina che avvolge un buon romance. Miracolo?

Di questa autrice avevo già letto “A lezione d’amore”, che mi era piaciuto assai poi boh, non so perchè ma non ero andata oltre, forse al momento in e-book era presente solo quel libro della serie o forse io ero già in preda ai primi segni dell’Alzheimer…chi lo sa? E soprattutto….chi se ne frega.

Mi capita tra le mani questa storia che ha ben due chiavi di lettura:
quella semplice: lui gran figo e gran ricco con sad story alle spalle, lei gran povera, classica figa mascherata da cesso con sad story alle spalle si incontrano e si detestano, salvo poi scoprire di amarsi di quell’AMMMMORE che tutte noi sogniamo nell’intimo della nostra cameretta mentre stringiamo il cuscino e lo bagniamo di caldissime e salatissime lacrime;
quella complicata: lui, il nostro Alastair, è un uomo ferito, distrutto e al limite di quella che sembra una follia senza ritorno. Tradito dalla moglie e soprattutto da se stesso, si chiude in casa a rimuginare. E dio solo sa quanto rimuginare chiusi in casa faccia malissimo (lo dico con cognizione di causa perchè “rimuginare a vuoto” sarebbe stato il mio nome indiano se fossi nata in una tribù Apache). Più che dal tradimento della moglie in se, è deluso da se stesso perchè il suo enorme, spropositatissimo superego non comprende come abbia potuto essere così stupido di fidarsi della ex mogliettina (ora comodamente defunta. Comodamente per la trama intendo, perchè sia mai che si divorzi e ci si risposi).

Quindi passa il tempo chiuso in camera in mezzo a sporcizia e libri rari, intento a filosofeggiare su quanto sia facile uccidere qualcuno. Lui filosofeggia perchè oltre ad essere il David Gandy biondo che molte di noi sognano, è anche intelligentissimo, profondo, sensibile, geniale e politico di altissimo livello.
Stà lì, nella sua cameretta buia finchè non compare lei. La sua nuova governante.

Idda è Olivia. Giovanissima non rampolla della Buona Società, ma ragazza con passato triste e oscuro che si intrufola nella di lui casa solo per derubarlo. Però sfiga, o fortuna vuole, che si trovi ad aver a che fare con un padrone che sembra completamente folle ed una servitù allo sbando. Per giunta, quello che lei dovrebbe rubare, è chiuso in camera con il padrone pazzo. Cosa fare dunque? Rinunciare o insistere per farlo uscire dalla camera?
Spoiler: sceglierà la seconda ipotesi.
Inutile sottolineare che lei è sì una ladra, ma spinta da un più che nobile proposito.

Fin qui tutto ok, se non fosse che spolvera a destra, spolvera a sinistra, si trova a leggere alcuni trattati del padrone pazzo e scopre che non solo non è pazzo ma che è geniale e rivoluzionario e a questo punto è tardi per tutto perchè lui le ha scopato il cervello e quando un uomo ti scopa il cervello il passo che lo separa dallo scoparti la vagina è più che breve.

Comincia quindi un rapporto ai limiti della sociopatia tra i nostri eroi che culmina con un bacio. Fino a qui il meglio del libro, inverosimile fino all’osso ma coinvolgente e scritto davvero bene.

Purtroppo quando l’amore si palesa la storia si ammorbidisce un filino troppo ma avercene, avercene davvero di sbobba simile.

Che dire? Lo consiglio vivamente.
Prendetevi un pomeriggio di tranquillità, mollate i vostri uomini in sala a guardare le partite e mettetevi a letto, sulla vostra poltrona preferita, in giardino, nella vasca………preparatevi una cioccolata calda, aggiungete panna montata e leggete. Vi assicuro che è una meraviglia.

P.s.
Le parti migliori sono quelle in cui lei cerca di farlo uscire dalla camera e lui si imbestialisce ogni secondo di più, è in quei momenti concitati che io mi sarei fatta sbattere volentieri, quando era incazzato come una furia.

In poche parole

Scopatori di cervelli, alla carica.

Poschina

Perfido Intrigo – Mary Balogh

E’ la seconda volta nello stesso mese che incappo in un libro di Zia Mary che non sembra essere stato scritto da Zia Mary. Come tutti sapete con la suddetta non ho un rapporto idilliaco perchè ritengo che molti dei suoi libri siano delle vere e proprie palle al cazzo.
Spesso in effetti non arrivo nemmeno a leggere mezzo romanzo perchè lo abbandono prima per rabbia o per noia. Ma non è questo il caso. Lo dico subito e senza vergogna.

Questo libro mi è piaciuto tanto; anzi….come direbbe Jovanotti: Tanto tanto tanto tanto tanto.

cover

La Trama: L’incontro tra Isabella Fleur Bradshaw e Adam Kent sembrava senza conseguenze: lui sarebbe tornato al suo matrimonio senza amore, un’unione vissuta come un dovere quotidiano, e lei alla sua vita da aristocratica decaduta, costretta ad arrangiarsi per sopravvivere. Ma, in quella notte magica, tra loro era nato qualcosa, una passione destinata a durare. La strada verso la felicità non sarà però così facile…

Ed ora la parola alla giurata – Spoiler dettagliatissimi

Questa storia è una storia triste.
Si, ok, è un Romance, per carità su questo non ci sono dubbi sin dal titolo (che peraltro fa cagare), ma è un romance venato da una tristezza particolare, dalla malinconia, dallo struggimento.
Ed è per questo che secondo me, donna che nel malinconico/triste/dolceamaro ci sguazza, questo libro merita davvero di essere letto e probabilmente riletto.
Non è certo esente da quegli stereotipi che tanto mi danno fastidio, ma il tutto viene letteralmente surclassato da una coltre di tristitudine che ti rimane appiccicata addosso per tutto il tempo della lettura ed oltre.

Adam è fidanzato con una donna bellerrima, è giovane, ricco, titolato e stucchevolmente felice. Decide di arruolarsi in preda alla fregola dell’onore e sfiga vuole che venga ferito da una granata che gli devasta viso e parte del fianco tanto che si sparge a macchia d’olio la voce della sua morte in battaglia. Ed è così che la dolce e bellerrima fidanzata si fidanza con il di lui fratellastro, secondo in linea di successione.
Purtroppo per lei, Adam è vivo e ancora innamorato, a differenza di Michael che approfitta subito della situazione per partire per le Indie e liberarsi della belloccia e del figlio della colpa che la cretina ha in grembo.
E Adam che fa? Non le dice “Cretina che non sei altro, guarda che Michael è letteralmente fuggito perchè non ne vuole sapere di sposarti e fare da padre alla creatura ora che io sono tornato e ha perso il titolo, quindi piantala di frignare e vaffanculo”.
No, lui è di buon Cuore e si prende la colpa della partenza del fratellastro facendosi odiare dalla futura consorte (ebbene sì, lui è davvero innamorato e si prende la stronza e la figlia della colpa).

Dopo 5 lunghissimi anni, anni in cui non vede una vulva manco a pagarla, si trova una sera fuori da teatro e vede una prostituta piuttosto macilenta appoggiata ad un muro e decide di passare la notte con lei.

La prostituta in questione è Isabella, dama accusata di omicidio e per questo fuggita da casa; la quale, per non crepare di fame, decide di vendere l’unica cosa che ha: il suo vergine corpo.
Adam  scambia la sua timidezza per riluttanza (la sua adorabile moglie continua a ripetergli che gli fa schifo conciato com’è) e ci va giù pesante, salvo poi accorgersi che poco ci mancava che la sventrasse. Inizia così ad essere sopraffatto da un lacerante senso di colpa che lo spinge ad offrire alla ragazza, tramite il suo segretario, un lavoro come istitutrice della figlia della colpa e la spedisce nella magione di campagna.

Isabella si adatta in fretta alla nuova vita, è felice, realizzata e rilassata, nonostante la padrona di casa sia una stronza e la figlia della colpa una viziata che avrebbe bisogno di due schiaffi ben assestati, ma tutto è destinato a cambiare quando scopre che il padrone, tale Kent, altri non è che colui che l’ha sbattuta violentemente in uno squallido letto e che la terrorizza ogni notte con incubi nei quali rivive la traumatizzante esperienza.

Due anime profondamente ferite e dolorosamente fragili però sono in fondo anime affini e non tardano a rendersi conto che c’è qualcosa che li lega, qualcosa che va oltre quello che è successo, qualcosa che sarebbe il caso di non accantonare, qualcosa per la quale, forse, vale la pena rischiare.
Purtroppo non si può.
Adam è intrappolato in un matrimonio tristissimo con una stronza che se da una parte mi fa pena, dall’altra trovo estremamente stupida e le ho augurato una morte dolorosissima e atroce per la maggior parte del libro; Isabella (Fleur) si sente ormai un’anima persa per essersi venduta, perchè è accusata ingiustamente di omicidio e perchè viene vessata dal cugino che se la vorrebbe bombare in continuazione e la ricatta senza pietà.
Ed è in questo stallo sentimentale che il libro procede tra un avvicinamento ed un allontanamento dei nostri eroi, tra dubbi, incertezze, passione, paura, affetto, amicizia, frustrazione.

Tutti sentimenti descritti molto bene, con una delicatezza rara, che ti fanno passare il tempo a sperare che i cattivi facciano una bruttissima fine e che i buoni danzino nudi sulle loro tombe in un sabba orgiastico per propiziarsi il futuro.

Adam e Isabella sono stati sfortunati, fottuti dalla vita, incatenati dalla sorte in un limbo dal quale sembra impossibile uscire, ma per fortuna non è così. E stavolta perdono a Zia Mary anche puccismo e Big Misunderstandings al limite del credibile perchè questi due Losers (lui soprattutto) meritano tutto il mio affetto, tutta la comprensione e tutta la pucciosità che nascondo nel profondo, si meritano il loro cazzutissimo lieto fine, con i cuoricini, le rose rosa e gli uccellini azzurri che cantano.

Adam e Isabella devono essere felici, e che cazzo!!!!!

Non è facile scrivere di perdenti, di persone profondamente ferite nel corpo e nell’anima senza cadere nel patetismo o nel ridicolo. Il fatto che Zia Mary ci sia riuscita le fa onore e me la fa vedere con occhi diversi.

Questo libro lo dedico a quelli che sostengono che il romance sia per forza futile e stupido, che parli solo di ragazzette ricche e orgogliose e di uomini con cazzi granitici e giganti. Ebbene si può. Si può scrivere un romance che abbia anche profondità. Si può fare!!!!!

In poche parole

Quando Maiunagioia è essa stessa una gioia.

Poschina

P.S. Ho messo la foto della copertina della mia versione…ma vogliamo parlare di quanto è figa questa????????

perfido-intrigo

LA VOGLIO SUBITO

Tentare di non amarti – Amabile Giusti

Io guardo The Walking Dead.
Lo guardo perchè il Pilot mi aveva folgorata.
Poi la serie è svaccata, ma non è di questo che vi voglio parlare. Parlo di TWD solo perchè qualche mese fa, mentre chiacchieravo con un amico e gli vomitavo addosso tutte quelle assurdità che ormai ci propinano in ogni puntata lui mi ha fatta riflettere sul fatto che se durante un episodio passo il tempo a smadonnare perchè trovo assurdo che durante un’apocalisse zombie le protagoniste abbiano le sopracciglia sempre perfettamente a posto, i capelli pettinatissimi, i vestiti non sgualciti e non abbiano problemi a gestire il mestruo; significa che ormai la storia non riesce più a prenderti e a farti sorvolare tutti gli anacronismi che contiene.

Ecco, appunto.
Lo stesso vale per i libri.
Se durante la lettura mi ritrovo ad alzare continuamente gli occhi al cielo, sbuffare, arzigogolare pensieri sull’assurdità e improbabilità di certe situazioni, vuol dire che il libro è scritto proprio di merda e non riesce ad appassionarmi al punto di sorvolare su tutto e perderti integralmente nella storia. E quello che cerco in modo ossessivo è proprio quel dimenticare dove sei, con chi e perchè, presa esclusivamente dalla fotta di leggere, leggere, leggere, fino ad arrivare al tanto agognato finale per poi pentirmi di aver divorato le pagine ed essere assalita dal triste e disperato lutto da fine libro.

E dopo mesi e mesi, finalmente, ho trovato un libro che mi ha tenuta incollata alle pagine, ora dopo ora, pappa alla tapioca dopo pappa alla crema di riso, pannolino dopo pannolino, dalla mattina a notte inoltrata, perchè dovevo sapere come sarebbe andata a finire [ho iniziato alle 10.30 e concluso alle 23.45].

Tentare di non amarti amabile giusti

La Trama: Penelope ha ventidue anni ed è una ragazza romantica e coraggiosa con una ciocca di capelli rosa e le unghie decorate con disegni bizzarri. Orfana, vive con la nonna malata nella misera periferia di una città americana, e ha rinunciato al college per starle vicina. Di notte prepara cocktail in un locale e di giorno lavora in biblioteca. Aspetta l’amore da sempre, quello con la A maiuscola. Un giorno Marcus, il nuovo vicino, entra nella vita di Penny come un ciclone. È tutt’altro che l’eroe sognato: ha venticinque anni, è rude, coperto di tatuaggi, ha gli occhi grigio ghiaccio e un piglio minaccioso. È in libertà vigilata e fa il buttafuori in un club. Tra i due nasce subito ostilità e sospetto ma, conoscendosi meglio, scopriranno di avere entrambi un passato doloroso e violento, ricordi da cancellare e segreti da nascondere.

Ed ora la parola alla giurata – cercherò di non spoilerare ma qualcosa mi scapperà di sicuro.

Capiamoci.
Non è il mio genere. Post-adolescenti. Sad Story. Nuovo millennio. Lieto fine.
Però a scrivere è Amabile Giusti. Non una qualsiasi. Non una di quelle che sono tutte cicci bucci – sole cuore amore, ma una che ha scritto un libro che mi è entrato dentro ed ha scavato fino alle ossa, ed altri libri che ho letto, apprezzato e consigliato. Quindi sapevo che non mi sarei trovata invischiata in una storia piena di americanate con la classicissima ragazza acqua e sapone che aspira alla santità ed al classico bello da copertina tutto muscoli, cazzo grosso e interiorità zero. E così è stato.

Penelope è una ragazza per certi versi ingenua e inesperta che detesta mostrarsi debole e che vive con la nonna in un posto di merda che non ha nemmeno la luce sulle scale. E’ la classica ragazza normale che la prima volta che viene cagata dal figo di turno ne è talmente lusingata da fidarsi immediatamente salvo poi scoprire che il figaccione è uno stalker del cazzo che non le dà tregua. Quando torna a casa dal lavoro si caga sotto dalla paura di trovarselo di fronte e si aggira terrorizzata per i cunicoli del palazzo fino a che, una sera, non scopre di essere seguita da un tizio con una torcia, che si rivelerà essere il suo nuovo vicino di casa; un figo da paura, grande, grosso, con un membro di notevoli dimensioni (al momento non lo sappiamo ma lo scopriremo presto) che sa ovviamente usare come dio comanda, ex galeotto e rude come un guerriero scozzese d’altri tempi. In pratica: l’uomo che ogni donna sogna, sia per farsi ripassare come ogni donna dovrebbe essere ripassata almeno una volta nella vita, sia per vederlo capitolare in preda all’amore più puro ed adolescenziale.

Si incontrano così, per caso, una sera qualsiasi, e da qui parte una storia d’amore tenera e passionale, fatta di incomprensioni, rivelazioni, silenzi e tanto altro che non voglio spoilerare perchè toglierei il gusto della lettura.
Non aspettatevi però quel romanticismo stucchevole e noioso che alberga nella maggior parte dei libri che si aggirano tra i 2,99 e i 5,99 €. E nemmeno un dominatore che nel giro di due pagine la fa sua a furia di orgasmi multipli provocati da frustate e fustigate (grazie a dio perchè ne ho proprio piene le palle).

Una delle cose che ho apprezzato di più è la calma con cui la storia d’amore si dipana. Non accade tutto in un paio di sguardi ma, nonostante non passino decine di mesi, c’è un’evoluzione del rapporto che è realistica nonostante di realistico e plausibile nella storia ci sia ben poco. Se analizzassi il plot con il cinismo che mi contraddistingue e che mi domina quando trovo un libro scritto di merda che vomita banalità a destra e a sinistra, potrei affermare senza paura di essere smentita, che poco di quello che accade nel libro è compatibile con la realtà. Alcune situazioni sono oggettivamente al limite del plausibile, ed altre assolutamente eccessive, ma la verità è che mentre leggevo di tutto ciò non me ne fregava una beneamata.
L’unica cosa a cui riuscivo a pensare era leggere subito il prossimo capitolo per capire come si sarebbe evoluta la storia. Ho macinato voracemente ciascuna pagina, gustandomi ogni gesto, sguardo, silenzio in spasmodica attesa.
E cazzarola se Amabile è capace di creare questa fotta di sapere cosa succederà dopo….

Così, mordendomi le mani ogni volta che mi trovavo costretta ad interrompere la lettura, sono arrivata alla fine, che per quanto mi riguarda è troppo rapida. Che poi, detto da me che detesto il perdersi in finali lunghi con profusione di “mi ami? ma quanto mi ami?” sembra pure un controsenso…. ma non avrei voluto che finisse, egoisticamente avrei preferito leggere altre cento pagine di Penny e Marcus, dei loro dialoghi, dei loro silenzi.

Quindi è tutto oro quello che luccica?

No.
Alcune cose non mi sono piaciute.
I capitoli relativi a Marcus mi sono sembrati eccessivamente sbrigativi. Capisco la necessità di sottolineare con lo stile di scrittura la personalità di Marcus, tuttavia penso che una maggior introspezione, meno frettolosa e più riflessiva avrebbe giovato al romanzo e avrebbe potuto sviscerare meglio la sfaccettata personalità del nostro eroe, o quantomeno mostrare il cambiamento interiore avvenuto da quando incontra Penny la prima volta a quando si frequentano assiduamente.
Alla fine tutto scorre così velocemente da lasciare un po’ l’amaro in bocca.
Avrei preferito un maggior approfondimento sia sulla vita di Penny che di Marcus perchè se è vero che l’amore è amore e può superare barriere ed anni di lontananza, è anche vero che gli anni e la lontananza cambiano le persone. La Miss Marple che alberga in me avrebbe voluto una finestra aperta sui cambiamenti che il tempo ha inflitto ai piccioncini.

Detto questo, mi sento di consigliare vivamente questo romanzo. Avrei fatto alcune cose in modo diverso ma quanto appena scritto non va ad intaccare l’ottima impressione che questo libro mi ha lasciato (al punto che ho già messo la versione cartacea nel carrello di Amazon per il prossimo ordine). E’ sempre più raro trovare libri scritti bene, che scorrono come freschi torrenti altoatesini e lasciano addosso una spensieratezza ed una soddisfazione che fanno dimenticare la massa di alberi massacrati per pubblicare 50 sfumature in edizione economica e non.

E non pensate che io prenda una mazzetta dalla Giusti per parlar bene dei suoi libri perchè non è certo colpa mia se è capace di scrivere, e poi onestamente a “L’Orgoglio dei Richmond” ho dato 5, perchè sul romance storico ho le mie incrollabili fisime che nemmeno la scrittura di Amabile è riuscita a infrangere.

Bene care amiche/cari amici, ora vi abbandono.
Sgattaiolo a farmi una camomillona e a leggere “Peccato Originale: L’Innocenza” della Reisz che purtroppo oggi alle 17.30 circa ha cominciato a svaccare alla grande. Peccato perchè la prima metà del libro mi aveva davvero coinvolta. Le do altre 20/30 pagine poi se va avanti così la defenestro senza sensi di colpa.

Fuck The Police !!!!

Poschina

P.s. Ogni qualvolta mi ritrovavo a leggere la parola Marcus il mio cuore tornava a lui: Marcus Fenix…dio quanto mi manca giocare a Gears of War. Marcus, ti amerò per sempre.

Un piccolo peccato – Liz Carlyle

Ero ormai alla disperazione cosmica, non so quanti libri ho cominciato in questo periodo per abbandonarli dopo 10 pagine per noia. Secondo me è colpa della Mamma Mellin, quella cretina che parla della insostenibile figlia Amelie, che tutte le volte che compare sullo schermo mi provoca un picco di insoddisfazione che non si registrava dal maggio ’95.
Oppure sarà colpa mia, che in questo periodo sono preda di modificazioni corporee e psicologiche che devo ancora imparare a gestire.
Fatto sta che ero disperata e alla fine, visto che non sapevo più che pesci prendere, mi sono ricordata del vecchio mantra “copertina orribile – storia leggibile” e mi sono lanciata in questa avventura e beh….santo dio…. mi ci voleva proprio.

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La Trama: Bruscamente risvegliato nel mezzo della notte, sir Alasdair MacLachlan, noto libertino, trova alla sua porta una giovane donna con la sorellina in braccio. Esmée Hamilton, bella e senza un soldo, sostiene che la bimba sia frutto di una breve relazione tra lui e sua madre, da poco deceduta. E ora pretende che si assuma le proprie responsabilità. Pur non ricordando la donna, sir Alasdair non può escludere che il racconto risponda al vero. Tuttavia la prospettiva di occuparsi della figlia da solo lo terrorizza, così chiede a Esmèe di trasferirsi per farle da governante. Nonostante la proposta sia scandalosa, la ragazza accetta.

Ed ora la parola alla giurata

Ho acquistato questo libro un mese fa, quando su amazon c’era tutta la serie, ma siccome ero in preda ad un attacco di tirchieria molesta, ho comprato solo questo, per poi accorgermi stamane, quando cercavo disperatamente gli altri libri perchè questo mi è piaciuto assai, che non c’è più traccia dei libri della Carlyle in italiano; quindi Puppa!!!!!! Se voglio leggere il resto della serie devo spupazzarmela in inglese, ergo, non li leggerò mai.

Ma passiamo a noi.

Non spoilererò più di tanto perchè vi consiglio caldamente di godervi la lettura di questa storia che riesce a coniugare magistralmente un’attrazione irresistibile, una “Sad Story”, orgasmi, sgrillettamenti, bambini odiosi, membri costantemente turgidi e dialoghi moderatamente divertenti che impediscono alla noia e alla banalità di impossessarsi della pagina scritta.

Le prime 3/4 pagine sono orribili, tutta la storia della maledizione della zingara mi ha fatta sbroccare, ma siccome il protagonista si chiama Alasdair, ho resistito fino a pagina 5 e da quel punto in poi è stata un’escalation di goduria fino all’orgasmo finale con tanto di fuochi d’artificio.
Ok, non esageriamo, lasciamo a casa i fuochi, però merita davvero un paio d’ore di tempo…. e poi erano mesi che non smaniavo in attesa di avere tempo per leggere e questo deve essere visto come un fatto più che positivo.

Alasdair è il “solito” libertino figherrimo, che fugge dalle responsabilità e vive alla giornata giocando, bevendo e scopazzando alla grande. E, per dio, ovviamente io lo adoro.
Esmèe gli piomba in casa una sera sbattendogli addosso una bambina insopportabile sostenendo che sia la figlia che sua madre ha concepito dopo una notte di sesso con lui.
Passato lo smarrimento iniziale, il nostro adorato Alasdair decide che è troppo uno sbattimento risolvere il problema o indagare a fondo sulla paternità, e che tutto sommato gli conviene tenersi bambina e bambinaia (che poi è la sorellastra della piccola rompipalle viziata), che oltretutto ha due meravigliosi occhi verdi, una figurina di tutto rispetto e un carattere tempestose e passionale.

La convivenza porta a due conseguenze:
– il viziare la bambina in modo ossessivo-compulsivo e facendomela odiare ogni pagina di più
e
– l’inturgidirsi del membro del nostro eroe ogni sacrosanta volta che vede la piccola, minuta Esmèe.
E a me, questa attrazione semi trattenuta tra i due eroi, è piaciuta molto perchè gestita tutto sommato molto bene. Nonostante le classiche assurdità prive di riscontro storico, il continuo cercarsi, allontanarsi, cedere alla passione, resisterle e tutto il lungo ragionamento di Alasdair su cosa è giusto fare a prescindere da quello che si prova, funziona alla grande e rende il libro in un certo qual modo diverso dalla massa.

Per motivi che non sto a raccontarvi, la piccola Esmeè lascia la casa di Alasdair e il loro allontanamento è un toccasana per il racconto perchè a questo punto il lettore è talmente preso dalla storia che si fionda sulla pagina scritta in spasmodica attesa di vedere come si svolgeranno i futuri eventi.
Un altro pregio è la gestione della componente “sesso”.

Rispetto ai libri che ho adorato, qui di sesso se ne fa poco, ma è ben dosato e funzionale alla storia. Per capirci non si scopa a pagina 5 per poi continuare con scene fotocopia fino alla fine, ma si sviluppa l’attrazione e si mantiene un costante filo di sensualità che ci accompagna fino alle ultime pagine. E poi, finalmente, la mielosità è contenutissima.

Certo, l’amore trionfa, siamo sempre nel territorio del Deep Throat Romance, ma senza quelle pallosissime dichiarazioni di amore, amore, amore e ancora amore, che mi fanno venire la pelle d’oca.

Che dire di più?
Se ne avrete l’occasione, non perdetevi l’esperienza, se l’avete già letto, ditemi cosa ne pensate. Io sono sempre qui…. a lavorare a maglia e a mangiare ghiaccioli.

In poche parole

L’orgasmo che stavate aspettando.

Poschina

La Fonte Meravigliosa – Ayn Rand

Ho ventotto anni e se dicessi di essere felice mentirei, però sono piuttosto soddisfatta della mia vita. Sto seriamente cercando casa, ho un lavoro che ancora non detesto con tutta l’anima, faccio progetti per un futuro che immagino carico di problemi ma soprattutto ricco di eventi importanti.
E’ in questo clima di fiducia che mi imbatto ne “La Fonte Meravigliosa” e dopo 683 pagine, mille sospiri, ore di rilfessione, pensieri profondi, rivelazioni e innamoramento ai limiti dell’accettabile, quella che ne esce è una donna completamente diversa, stento a riconoscermi allo specchio eppure non sono mai stata tanto me stessa come in quel momento. Qualcuno ha abbattuto il muro eretto in anni ed anni di condizionamenti culturali, qualcuno mi ha obbligata ad espandere i miei orizzonti, a non avere costantemente paura del mondo e a credere nel potere dell’intelletto. Questo qualcuno è Ayn Rand.

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La Trama: Ispirata a Frank Lloyd Wright, è la storia di Howard Roark, giovane architetto di talento, deciso a rinunciare a fama e carriera e a lottare contro i pregiudizi e le convenzioni, pur di affermare il proprio genio. Nella sua battaglia contro lo status quo e per il diritto all’arte vera, libera e creatrice, Howard si imbatte in ogni variante di corruzione umana, inclusi un rivale senza scrupoli e privo di morale e un potente editore.

Ed ora la parola alla giurata

Vi avverto prima; parlerò a briglia sciolta, saltellando a caso da un ragionamento all’altro perchè quando parlo di Ayn Rand, non capisco più un cazzo, vengo colta da una frenesia inarrestabile e tendo a perdere il filo, infervorata e appassionata come mi capita purtroppo di rado.

Non chiederò perdono per questa prolissa, appassionata, confusa e volgare recensione di un libro che meriterebbe ben altro cervello per essere degnamente omaggiato. Dico volgare perchè purtroppo mi mancano le basi culturali per poter affrontare la profondità dei temi trattati come si dovrebbe e quindi mi limiterò a raccontarvi perchè penso che questo libro sia fondamentale nella vita di ogni essere umano. Non fondamentale, forse, come il capolavoro assoluto della Rand – La Rivolta di Atlante – ma sicuramente indispensabile per la formazione culturale di ognuno di noi.

Essendo italiana, figlia di cattolici e abitante del paese più assistenzialista che esiste, sono stata naturalmente condizionata dall’imperativo secondo il quale è necessario, per essere una brava persona e meritarsi un qualche rispetto, pensare sempre al bene altrui, a non ferire gli altri, a non irritare gli altri, a non far sentire inferiori gli altri…. dove questi “altri” hanno un’importanza pari, se non addirittura superiore, all’individuo. Questo imperativo mentale avvolge, imprigiona e avvelena la mente ogni bambino del nostro paese.

Pensate alla nostra scuola; se avessi un euro per ogni volta che nel percorso scolastico mi è stato detto che non potevamo andare avanti col programma perchè dovevamo aspettare che tutti raggiungessero lo stesso livello, sarei ricca. Pensate a quello che c’è dietro questo apparente altruismo. Il fatto che io (e non solo io e non sempre) dovessi fermarmi ad un certo livello di apprendimento per aspettare che gli altri ci rrivassero non aiutava nè me, nè tantomeno loro. In fisica facevo cagare. Ma non sarebbe stato giusto che i miei compagni più dotati si fermassero al livello 7 per permettere a me di arrivare al livello 5. Perchè? A che scopo rallentare loro per favorire me? E’ giusto?
No. Quantomeno secondo me.
Non c’è nulla di male nell’essere negata in fisica o in matematica o in letteratura. Ma chi ne è portato dovrebbe essere aiutato a sviluppare le proprie capacità, non frenato per permettere agli altri di raggiungere almeno la mediocrità. Quasi come se l’essere particolarmente dotati in qualcosa dovesse essere visto come un impedimento al bene comune, in questo caso al raggiungimento di un determinato livello di apprendimento. Lo stesso lo si vede quotidianamente nelgli uffici di mezzo paese. Non importa quanto tu sia dotato perchè nessuno ti chiederà di usare davvero il cervello e dovrai comunque sottometterti all’imbecillità e all’incompetenza di persone che hanno raggiunto un certo ruolo in base a tutto tranne che alla competenza professionale.
Il risultato di questo atteggiamento sono la noia e l’annichilimento di ogni aspirazione.
Per non parlare di quante volte mi sono sentita dire “Non fai niente per gli altri”, come se io diventassi più meritevole in base a quanto facevo per qualcun altro piuttosto che per me stessa.
E cosa si nasconde dietro questo altruismo completamente aberrato che prevede che il mio io venga calpestato in funzione dell’io di qualcun altro?

Si nasconde lo spettro del controllo degli individui.
La volontà di plasmare la mente dell’uomo alla convinzione che non siamo individui ma comunità. Che la comunità viene prima di noi. Prima delle nostre esigenze, delle nostre convinzioni, delle nostre aspirazioni.
Non ho mai pensato che sacrificarmi per qualcun altro fosse la chiave per la realizzazione personale e nemmeno che mi avrebbe aiutato in qualche oscuro modo ad essere migliore. Ho sempre pensato che fosse un modo per impedire che la gente pensasse seriamente alle proprie esigenze e a lottare per realizzare le proprie aspirazioni.

« La mia filosofia, essenzialmente, è il concetto dell’individuo come essere eroico, con la sua felicità individuale come scopo morale della vita, il successo produttivo quale sua più nobile attività, la ragione elevata a proprio unico assoluto. »

Il tema del lavoro è estremamente caro alla Rand perchè non c’è lavoro che non preveda un processo cognitivo per essere svolto e farlo al meglio delle proprie possibilità significa fare qualcosa di buono per se stessi e qualcosa di utile per gli altri (è un concetto che viene esposto approfonditamente ne “La rivolta di Atlante”). Non c’è eroe randiano che non sia un lavoratore accanito. Non per il successo fine a se stesso ma per la sua soddisfazione personale.

In questo romanzo la Rand ci racconta la storia di un giovane architetto, Howard Roark, che cerca di farsi strada con la sola abilità artistica e capacità intellettuale in un mondo dominato da persone prive di scrupoli che pur di raggiungere un’immeritata fama e un’altrettanto immeritato riconoscimento economico, sarebbero disposti a passare sul proprio cadavere.

Howard è il prototipo dell’eroe randiano, incorruttibile, invulnerabile, puro, giusto.

E’ un uomo che si rifiuta di vendersi. Ostinatamente va avanti ad essere se stesso nonostante tutti coloro che lo circondano cerchino in ogni modo di distruggerlo. Badate bene che non cercano solo di rovinargli la carriera, ma vorrebbero distruggere la sua essenza di uomo libero e sciente. Non sopportano che nulla possa corromperlo. E’ un uomo che non ha bisogno dell’idolatria altrui per essere appagato. Non ha bisogno del riconoscimento della massa per sapere che il suo lavoro è un lavoro eccellente. E queste caratteristice, secondo la Rand, sono inaccettabili per la società, perchè un uomo che non si fa corrompere è un uomo che non puoi pilotare a comando.

E’ inutile dire che l’architettura è il grande metaforone che la Rand usa per parlare della vita. Ogni casa, grattacielo o costruzione è intesa come quell’affermazione di personalità che viene contrastata e tacciata di egoismo. Immaginatevi Roark come uno scoglio in mezzo al mare, costantemente sferzato dalle onde, che ostinatamente e silenziosamente resiste alle percosse e persiste nell’ergersi, immutato nell’essenza, sulla superficie delle acque.

Ecco chi è Roark.

Roark è l’idea, la creatività, l’intelletto, la consapevolezza che si fanno uomo, carne, ossa, sangue. Come ogni eroe randiano è bello. Ma la bellezza non è da intendersi in senso puramente estetico. E’ il risultato del rigore morale, degli ideali, dell’intelligenza che si plasmano in sembianze umane. Essendo eroi, come gli dei greci venivano rappresentati seguendo rigidi canoni di bellezza, così l’eroe randiano non può che essere rappresentato come un essere umano talmente interessante (se non addirittura splendido, come nel caso di Dominique o di John Galt) da costringere chiunque lo incontri a prestargli attenzione.

Intorno a lui si muovono diversi personaggi più o meno inquietanti e purtroppo terribilmente realistici, tra i quali Peter Keating, ex compagno di college lecchino e arrivista; Ellsworth Tookey, giornalista, grande parlatore e sostenitore accanito dell’altruismo estremo nonchè impareggiabile manipolatore; Gail Waynand, editore privo di scrupoli e Dominique Francon, donna straordinaria che prima di potersi concedere la felicità con l’uomo che ama sarà costretta ad imparare che il male può distruggerti solo fino ad un certo punto, non oltre.

La storia d’amore tra Howard e Dominique è complessa, difficile, travagliata ma soprattutto bellissima. Priva di fronzoli, pura, diretta, brutale e per la gente comune come me, incredibilmente difficile da comprendere.

Ed ora un argomento spinoso: la Rand e il sesso.
Se cercate online troverete un sacco di critiche in merito all’argomento, dovute ad un paio di scene presenti nei suoi libri nei quali il rapporto sessule è caratterizzato dalla dominazione (Dominique definisce senza vergogna il suo primo rapporto con Roark “stupro”) e non ho intenzione di mettermi a difendere un’autrice che si difende benissimo da sola, basta aprire uno dei suoi libri e dedicargli la giusta attenzione. Vi dirò invece che non mi hanno minimamente turbata in quanto figlie di un ragionamento filosofico ben preciso che ne spiega (non giustifica) le motivazioni.
Il sesso è per la Rand figlio anch’esso di un processo cognitivo, di una scelta, di una presa di posizione e quindi è un atto puro e sacro; il momento più alto che uomo e donna possano condividere. Purtroppo in questo libro non è approfondito abbastanza l’argomento, ma ne “La rivolta di Atlante” la sua filosofia in merito viene sviscerata ed io non posso che inchinarmi di fronte al suo pensiero.

Quando ho cominciato a leggere mi sono detta che sarebbe stato il caso di segnarsi i punti salienti, per inserire qualcosa nella recensione… Beh, avevo fatto i conti senza l’oste.

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Troppe idee per il mio piccolo cervello.

La Rand è una scrittrice di pregio, quasi totalmente snobbata in Italia in quanto vittima di una mentalità imbarazzante secondo la quale parole come individualismo, egoismo, capitalismo devono essere viste sotto un’ accezione violentemente politica e spogliate completamente dal loro significato ideologico. Dove per idea si intendono creazione, processo cognitivo, libertà di pensiero.

Purtroppo i risultati di questa ignobile omissione letteraria si vedono tutti. Siamo un paese che fa dell’elogio della mediocrità il suo cavallo di battaglia, con risultati a dir poco drammatici. Lo si vede a scuola, all’università, nel mondo del lavoro, al governo.

In questo libro troverete tutto.
Amore, passione, ribellione, sofferenza, pace spirituale, almeno un migliaio di spunti di riflessione, non ultimo quello che riguarda i media e la loro influenza sul popolo.
Ovviamente non approvo al millemila percento quello che la Rand proclama. Ho un mio cervello che mi permette, anzi obbliga, di dissentire. Ma vi giuro che non leggendo le sue opere, vi private di qualcosa di speciale sia a livello puramente letterale (ne approfitto per dire che sarebbe ora di rieditare questo libro perchè la traduzione è ignobilmente vecchia oltre che piena di errori di sintassi e battitura) che culturale.

A tutti coloro che mi chiedono qual’è il mio lieto fine ideale, visto che ne critico 9 su 10, rispondo con la frase conclusiva di questo libro.

“Poi non ci fu più nulla, tranne l’oceano, il cielo, e la figura di Howard Roark”

In poche parole

“Ti amo Dominique. Egoisticamente: come il fatto che io esisto. Egoisticamente: come respirano aria i miei polmoni. […] Ti ho dato non il mio sacrificio o la mia compassione, ma il mio io e il mio bisogno di te.”

Poschina

Rosa d’Inverno – Kathleen E. Woodiwiss

Prima di tutto portiamo rispetto a questa donna che a tutti gli effetti è la mamma del Romance Storico. Autrice che ho cordialmente detestato quando mi sono imbattuta ne “Il fiore e la fiamma”, libro al quale ho dato 5,5 solo perchè la scrittura è impeccabile e non si può certo dare 4 ad un libro scritto bene.
Avevo detestato il libro in quanto compendio assoluto di espedienti comodi, con una protagonista piagnina e lamentosa ed un protagonista maschile che non aveva suscitato, ahimè, alcun pruriginoso brivido.

Essendo una contraddizione vivente, al momentaneo “Non mi farò fottere di nuovo da questa sciampista” si è sostituito il più moderato “diamole una seconda possibilità” e stavolta ho oculatamente studiato le trame fino a trovarne una che mi promettesse porche soddisfazioni.

rosa

La Trama: Inghilterra, 1792. Lord Saxton è un uomo potente e crudele. Le fiamme di un furioso incendio gli hanno sfigurato il volto, che da allora cela sotto una maschera di cuoio. Al “mostro”  viene data in sposa la giovane e delicata Erienne da un padre privo di scrupoli. Il destino della sfortunata ragazza pare segnato. A meno che non riesca a scoprire chi si nasconde veramente dietro quella maschera.

Ed ora la parola alla giurata

Voi non potete saperlo, ma nel profondo, sotto lo strato di macerie generato dai calci in faccia che ho preso dalla vita, sotto la patina di cinismo e sarcasmo che ostento insieme ad un impeccabile make-up, arde il ricordo di una bambina fantasiosa, romantica, piena di aspettative. Ed è proprio quella bambina, la me medesima settenne, ottenne o novenne, che è rispuntata fuori mentre leggevo questo libro e che ha preteso, in onore dei bei vecchi tempi, che io lo apprezzassi a dovere, che gli dedicassi il tempo dovuto e che abbandonassi per un paio di giorni l’ossessiva ricerca dello sconvolgimento interiore in funzione della riscoperta della dolcezza.

Kathleen F. Woodiwiss, mi hai fottuta per bene.

Per prima cosa, approcciandosi a questa lettura, dovete ricordarvi di prendervi del tempo. Qui si legge lentamente. Parola dopo parola. Immagine dopo immagine. Non perdetevi i dettagli che poi vi servono per unire i puntini e non farci la figura dei tontoloni. La scrittura di Kathleen impone a forza una certa riflessività. Quindi non fate come me che a pagina 20 imprecavo perchè “figa, non succede un cazzo”. Dovete tenere conto di un paio di cose:

– il libro è stato scritto 33 anni fa e si sentono tutti
– i personaggi agiscono come si suppone agissero nel 1792 e non negli anni 2000

Lo so, piace anche a me l’idea  dell’eroina alla Kleypas tutta palle, decisione e spudoratezza. Ma so benissimo che all’epoca le donne erano femminucce perennemente bisognose di essere accudite/salvate/coccolate/protette/nutrite/trattate come delle quattrenni e che per loro avere un uomo che si prendesse tale responsabilità era la massima aspirazione.

Fatte le dovute premesse, cominciamo a spoilerare a manetta.

La nostra temeraria autrice ci ha sempre tenuto a sottolineare che lei scriveva delle fiabe e non romanzi  con velleità neorealiste. E visto che lo dice lei, io non ho nessuna intenzione di contraddirla e anzi, rilancio. Questo libro è una fiaba. Dall’inizio alla fine. Non lo nasconde, non se ne vergogna e anzi, ne fa il suo punto di forza.
E’ scritto persino con uno stile gotico-romantico indimenticabile.

Erienne, della quale detesto il nome, è una bellerrima ragazza che, sfortuna sua, vive con un padre completamente stronzo ed un fratello idiota che ha perso l’uso del braccio destro sfidando a duello il bravissimo, bellissimo, scaltrissimo e sexyssimo Christopher Seton, Yankee fottutamente ricco. Una mattina, mentre è intenta ad aspettare l’ennesimo sfigato che il padre intende appiopparle come marito, riceve la visita di un bel figaccione con il quale fa un po’ la zoccola (poveretta, è convinta sia il famoso pretendente) fino a quando non arriva il padre che in breve le dice “zoccola che non sei altro, va bene tutto ma quello a cui sei avviluppata è il bastardo che ha menomato tuo fratello, che altri non è che il tizio con il quale ho un debito enorme e che mi costringe a spingerti tra le braccia di vecchi bavosi ricchi. Stagli lontano”.

Però è troppo tardi, perchè lei si è giustamente invaghita del bel giovine il quale le fa una corte serrata e una sera, rimasta bloccata con lui in un fienile, per poco non gliela dà perchè lui le si getta addosso come un cane in calore, la palpa, la slingua e le lecca sapientemente i capezzoli fino a ridurla da “damina settecentesca pudica” a “donna del 2014 infoiata”.

Qualche tempo dopo, mentre fugge dall’ennesimo vecchio bavoso proposto dal padre, viene attaccata dai cani, precipita in un fiume gelato e viene salvata da un tizio sconosciuto che la porta nel castello disabitato e mezzo bruciato dei Saxton e la cura sempre senza farsi vedere. A guarigione avvenuta, scopre che il suo salvatore altri non è che Lord Saxton, uomo orrendamente sfigurato da un incendio, che gira perennemente coperto da una maschera di cuoio, zoppica e che tutti temono in quanto Signore incontrastato dell’Inghilterra del Nord.

E io già lo amavo come un’ ottenne può amare il compagno di classe. Platonicamente e pudicamente. Poi però le cose si complicano. Il padre idiota mette all’asta la povera Erienne che viene comprata proprio dal mostro, e lei è talmente settecentescamente terrorizzata dall’idea della prima notte di nozze dal dirgli chiaramente:  “Col cazzo che faccio sesso con te, lurido schifoso sfigurato e zoppo” e lui le risponde “Ok, ti do qualche giorno per abituarti alla mia orripillantezza ma poi te lo sbatto dentro senza troppe storie”.
Mentre il tempo scorre Christopher, che si scopre essere un odiato cugino di Saxton, continua a corteggiarla e vezzeggiarla fino a che, una sera, non si avviluppano come due adolescenti assetati di sesso in carrozza. Lei rinsavisce e gli dice chiaramente che è una donna sposata e non vuole ferire suo marito che è dolce, comprensivo, paziente, ricco, rispettabile, santo e potente.
Scappa in casa, cerca di calmarsi e poi si fionda in camera del marito all’urlo di “Scopami subito!!!”

E qui parte la scena della “prima notte” che vede protagonisti tizzoni ardenti e morbide accoglienze e giuro… GIURO!!! che non mi sono messa a sghignazzare selvaggiamente solo perchè mi sono imposta di dare retta all’ottenne che si era impossessata di me e che reclamava a gran voce di tenere presente i 33 fottuti anni che ci separano dal momento in cui è stato scritto e soprattutto che devo essere più romantica.

Abbraccio il romanticismo e mi immergo con Erienne nell’appagante scoperta delle doti amatorie del mostro. Ogni notte lui arriva e, rigorosamente al buio, le fa cose che sono ancora oggi vietate nel 50% degli stati USA. Lei in tutto ciò sogna che a fargliele sia Christoper.

Postillina: poco prima della metà del libro, ho iniziato ad avere sospetti striscianti che sono stati confermati dall’avanzare della lettura. Avrei dovuto capirlo prima, è imbarazzante notare quanto l’età mi abbia rincoglionita.

Però.
Se io sono rincoglionita, Erienne è proprio una cogliona fatta e finita. Lenta come solo un bradipo narcotizzato può essere, tonta come solo una damina del 700 poteva essere, stordita come  solo chi è stato ad un concerto per 3 ore di fianco ad una cassa può sentirsi. Perchè come cazzo fai, razza di idiota, a non aver ancora capito?

La tontitudine della protagonista ha definitivamente ricacciato la me ottenne sotto i calcinacci dai quali era spuntata ed io, 34enne incazzata, disillusa e profondamente cattiva, ho ripreso pieno potere sul mio cervello e soprattutto sul mio cuore ed ho potuto constatare freddamente che a pagina 408 il libro svacca.

Cominciano una serie di scene grondanti miele di tiglio atte solo a farci notare quanto sia seccante la felicità di Erienne e di suo marito e siccome seccante non mi sembra sufficiente per esprimere quello che ho provato in queste pagine rilancio con stomachevole, nauseante, smanceroso e lezioso.
Ora va decisamente meglio.

A questa gioia noiosa ed eccessivamente prevedibile (come la ovvia gravidanza della nostra eroina) segue la parte avventurosa che non vi sto a raccontare perchè altrimenti svelerei tutto quello che rende il libro, nonostante tutto, un ottimo libro. Vi basti sapere che non si passa il tempo temendo per l’incolumità dei nostri eroi ma che tuttavia la lettura avanza con un certo entusiasmo.
Nelle restanti pagine assistiamo alla conclusione della fiaba.
Che si conclude come tutte le fiabe.
“E vissero tutti felici e contenti”.

Fine

A parte la stucchevolezza che non apprezzo MAI, in generale, devo ammettere che se si scrivessero ancora oggi libri come questo saremmo a cavallo. La storia è ben strutturata, i personaggi ottimamente caratterizzati, le atmosfere talmente vivide da permettere al lettore di vedere quello che succede e non solo di leggerlo, caratteristica che non si riesce a trovare spesso. Interi passaggi sono talmente ben descritti che non si farebbe alcuna fatica a creare scenografie adatte ad una rappresentazione teatrale. Ho dato senza fatica alcuna un volto ai protagonisti, un profumo alle stanze e ai boschi e le immagini sono ancora vivide nella mia mente.

La Woodiwiss sa scrivere bene e le pecche del libro sono dovute semplicemente all’abisso che divide l’oggi dal 1981. I limiti morali dell’epoca imponevano una certa prudenza con erotismo e sensualità e non bisogna dimenticare che a scrivere era una donna del ’39.

E’ evidente quanto ogni scrittrice di romance degli anni a venire abbia saccheggiato a piene mani la sua opera, tanto che in Lord Saxton e in Christopher possiamo ritrovare senza fatica il 98% dei protagonisti dei romance oggi in commercio. Al contrario, personaggi alla Erienne (pur essendo decisamente più vicini alla realtà storica in cui il libro è ambientato), sono stati abbandonati in funzione di donne con piglio più moderno e meno irritanti. La sua repulsione iniziale nei confronti del marito ha rischiato di farmi uscire di senno. Assolutamente esagerata ed ingiustificata.

Ricorda la “Bella e la Bestia?”
Sì.
Influisce sul giudizio globale dell’opera?
No.

Rosa d’Inverno è un libro scritto bene, completo, emozionante, romantico che più romantico non si può, datato, coinvolgente, irritante, a volte sdolcinato, assolutamente inverosimile ma delizioso.

Non sono forse la persona più adatta per farne buona pubblicità per diversi motivi tra i quali il fatto che nel film “La Bella e la Bestia” io ho sempre pensato che la bestia fosse 10000 volte meglio di quel biondastro, mascellone, insignificante del principe e la mia idea di romanticismo sono Giulietta e Romeo, che per chi ancora non lo sapesse muoiono come due coglioni in un doppio suicidio senza l’ombra di gravidanze, riappacificazioni familiari, feste in piazza e conclusioni sdolcinate.

In poche parole

Ne “La Bella e la Bestia” ho sempre preferito l’orrida bestia allo squallido principe.

Poschina

Ricordo quando un paio di anni fa cercavo di spiegare alla mia nipotina treenne perchè la Bestia fosse un miliardo di volte migliore del principe. Il tutto fallendo miseramente.

Il Lord della Seduzione – Loretta Chase

Ora ho capito dove cazzo è andato a finire tutto il potere erotico che mancava nell’orrendo libro di “Mr. Gesùtivedeetigiudica” Nicholas Sparks. E’ rotolato lentamente fino a raggiungere Loretta Chase la quale lo ha raccolto, coccolato, amato e ficcato prepotentemente nelle pagine di questo suo spassosissimo libro.
Anzi, considerate le date di pubblicazione dei due libri direi che Loretta Chase ha rubato tutto l’erotismo a disposizione e “Mr. Misacrificoperunacausadelcazzo” Sparks non è stato in grado di trovarne altro.

Ma concentriamoci su cose importanti.
Concentriamoci su di me.
Sul mio battito cardiaco accelerato.
Sul mio corpo madido.
Sulle mie pupille dilatate.
Sui miei sospiri.

Tutto questo stato di eccitazione grazie a Luciallievi e a lui:

il-lord-della-seduzione

La Trama: Jessica Trent prima ha tentato e quindi ha avvinto Sebastian Ballister, marchese di Dain, in un bacio appassionato. E ora spetta a lui salvarle la reputazione. Mai Jessica avrebbe immaginato di desiderare quell’uomo arrogante e immorale. I suoi intenti erano ben altri. Eppure il fuoco dello scandalo è nulla al confronto dell’ardore della loro passione.

Ed ora la parola alla giurata

Spoiler – ma non si può fare altrimenti – sono felicemente innamorata e voglio che l’universo mondo sopporti la mia stucchevole felicità

Ebbene sì, amici.
Prima o poi doveva succedere di nuovo.
Mi sono innamorata.
Cosa che mi capita abbastanza spesso nella vita letteraria tanto da farvi pensare, non troppo erroneamente, che sia una puttanella della parola scritta.
Non confermo e non nego ma sappiate che non trovo l’epiteto “puttana” particolarmente offensivo.

Passiamo a noi.
Care scrittrici di libri rosa, quei libri che tutti bistrattano definendoli arbitrariamente “letteratura minore”, forse ancora non l’avete capito ma non è tutta una questione di creare un eroe che abbia o meno una verga di notevoli dimensioni. E’ tutta una questione di chimica. Perchè, giusto per chiarire, cosa desideriamo noi donne  più ancora del multiorgasmo? Cosa aneliamo più ancora dell’anello di diamanti? Per cosa sospiriamo come bambine di fronte alla vetrina di un Disney Store?

Allora????

Per il potere. Razza di scrittrici mediocri che non siete altro.
Il potere di ridurre un uomo (se poi è uno dei peggiori libertini o uno scopatore seriale di prostitute tanto meglio) ad un adolescente assetato del nostro sesso. SOLO del nostro sesso. Un uomo che da damerino perfettamente controllato, bastardo, cinico, freddo, privo di pietà, invulnerabile, si trasformi dopo averci conosciute in un uomo completamente incapace di controllarsi, con il cazzo perennemente in tiro per noi ed emotivamente coinvolto come non gli capitava da quando, in fasce, ciucciava il latte dalla tetta di quella gran vacca di sua madre.

E non ho insultato la madre a caso perchè qui parliamo del Marchese di Dain la cui madre era un’italiana focosa e porca che è fuggita con l’amante per crepare di nonsobenechecosa nelle indie occidentali o roba simile. Ovviamente lasciando il piccolo, brutto bambino, nelle grinfie di un padre freddo, insensibile e bastardo che lo ha tiranneggiato tutta la vita forgiando in questo spregevole modo il carattere burbero, sociopatico e bipolare del nostro eroe. Perchè sì, cazzo!, Sebastian è chiaramente ed indiscutibilmente un Eroe.
Il MIO eroe.
Dain. Io. Ti. Amo.

Le prime pagine sono tutte concentrate nel descriverci l’infelice infanzia di Sebastian Ballister e soprattutto la sua bruttezza. Olivastro, moro, occhi neri, naso prominente, grosso. Genericamente grosso e ossuto. Ed io ero già fottutamente eccitata perchè primo, ho letto la storia del Brutto Anatroccolo, secondo; ho letto 1500 romance e sono sufficientemente scafata da sapere che tanta bruttezza si trasformerà, una volta entrato il gioco il testosterone, in prepotente virilità.
No, non mi sono sbagliata.

Quando lo incontriamo di nuovo, ormai 33enne, è un uomo alto, robusto, con mani grandi e forti, ovviamente un cazzo proporzionato al resto del corpo, bello, intrigante, sexy. Una sorta di Marcus Fenix bellerrimo e in pantaloni attillati. Lui purtroppo però non lo sa. E’ convinto di essere un cesso e che nessuna donna possa amarlo perchè la sua storia triste lo perseguita ancora oggi. Non è ricco. E’ fottutamente e vomitevolmente ricco. E’ cinico e spietato, non si è mai sbattuto una donna  perbene ma ha navigato di bordello in bordello godendo delle specialità di ogni prostituta di Londra o, più in generale, dell’intera Inghilterra. Ha un umorismo tagliente, è arguto, intelligente e la città intera lo teme. Si accompagna a gente di dubbio gusto, compreso un giovane coglioncello di nome Bertie Trent, la cui sorella è appena giunta a Londra, proprio per strapparlo dalle grinfie di Dain che lo sta rovinando a colpi di bordelli, scommesse e comportamenti al limite del buon senso.

Jessica giunge a salvare Trent insieme alla nonna Genevieve, nota dama godereccia famosa per essere una che prende verghe dalla mattina alla sera, come se non ci fosse un domani. Lo dico subito così mi tolgo il sassolino dall’anfibio. Non perdono a Loretta l’aver improvvisamente abbandonato il meraviglioso personaggio della nonna disinibita  a metà libro. Non è giusto. Un personaggio così gustoso che viene dimenticato improvvisamente, senza alcuna ragione.

Ecco, sopra avete potuto leggere l’unico appunto ad un libro di notevole interesse.

Ma passiamo a noi.
Tutta la prima metà del libro è incentrata sulla guerra a colpi di seduzione che si combatte tra Dain e Jessica. Entrambi vogliono sottomettere l’altro cercando di resistere all’attrazione immediata che si instaura dal rigattiere. Entrambi sono perennemente eccitati come faine ma talmente concentrati sull’affondare l’altro, da non rendersi conto di stringersi al collo il cappio da soli.
Battute argute, sensualità come se diluviasse, erotismo più o meno esplicito, divertimento, passione. Per metà libro sarete letteralmente sopraffatti da un turbinio di sentimenti, eccitazione, ilarità, aspettativa. Fino ad un orgasmico colpo di pistola.

Da qui in poi il libro rallenta ma non difetta in sensualità e capacità di tenerti incollato alle pagine. Dain scopre di avere un cuore  e fa di tutto per dimenticarselo.
Jessica al contrario, prende la situazione di petto e a suon di tettate in faccia, cerca di sedurre il marito per rendere il matrimonio effettivo sotto ogni punto di vista.
Ho trovato molto divertenti gli scrupoli di Dain in merito alle sue dimensioni rispetto a quelle di Jessica. I suoi ragionamenti su penetrabilità vs sfondamento sono decisamente spassosi.

Comprensibilmente cala la quantità di erotismo in favore del romanticismo che si mantiene, nonostante si parli dell’Amore vero che smuove montagne e prosciuga oceani, in un range più che accettabile e che non mi ha mai fatto storcere il naso nemmeno per sbaglio. Mi sono addirittura intenerita nell’osservare come Jessica prenda ogni fottuta insicurezza di quel bruto del marito e la demolisca per sostituirla con il suo profondo, incontaminato, disinteressato amore.

Geniale la gestione del figlio illegittimo. Finalmente qualcosa di diverso dal solito.

Faccio notare un paio di cose.
Primo: Lord Dain si chiama Sebastian. Vi ricorda qualcosa? Che poi diciamocelo fuori dai denti. Insieme ad Alistair è un nome che sprizza eccitazione sessuale da ogni poro. Pensatevi mentre scopate e siete lì – lì per raggiungere il culmine, mentre sospirate un: “oh… sì… Sebastian… così…ancora !!!” …. è un nome che riempie decisamente la bocca. Sempre meglio di Pino o Giancamillo o roba simile. Anche perchè ora che dici Giancamillo sei bella che venuta.
Secondo: Jessica ha un approccio quasi scientifico nel rapporto con Dain, il che la rende un personaggio originale e moderno in un panorama romance che spesso ci propone caratteri fotocopia.

Ovviamente, e lo dico con la rassegnazione di chi sa che non poteva concludersi altrimenti, “Vissero tutti felici e contenti, gravidi e appagati, ricchi e rispettati” perchè qui siamo un gradino oltre il Deep Romance, lo chiameremo Deep Throat Romance ed eroe ed eroina devono necessariamente raggiungere una specie di Nirvana della felicità.
Ad onor del vero nemmeno mi è passato per la testa di bestemmiare in turcomanno perchè l’autrice è in grado, con una scrittura fluida, briosa e leggera, di farti mandare giù la più amara delle medicine convincendoti che sia la miglior cioccolata calda che tu abbia mai assaggiato.

Della stessa autrice avevo già letto “L’ultimo libertino” e lo avevo adorato. Beh, questo è ancora meglio.

A tutti quelli che mi irridono perchè invece di leggere la “Critica della ragion pura” scartavetrando poi i coglioni a tutti, leggo insulsi romance che mi fanno sentire bene, mando un caloroso saluto contornato di un bel “DEAL WITH IT” gridato ad un centimetro dall’orecchio.

In poche parole

L’uomo che vorreste avere a fianco. Ma anche sopra, sotto, dietro, accovacciato….

Poschina

Qualcosa di Meraviglioso – Judith McNaught

Più ci penso e più mi rendo conto che questo libro, letto a Gennaio e non recensito a causa  della terribile tormenta di neve che mi ha bloccata su un treno delle Ferrovie Nord tra Bollate Nord e Garbagnate Parco delle Groane, è a tutti gli effetti un comfort book. Uno di quei libri che mi fanno sospirare, sognare, appassionare, amare, arrabbiare, godere come un riccio porco e che mi permettono di ristabilire un certo equilibrio cosmico.

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La Trama: Assalito dai briganti sulla via di casa, Jordan Townsende, duca di Hawthorne, viene salvato da un misterioso cavaliere in armatura che poi, però, perde i sensi. Solo dopo averlo fatto visitare, Jordan scopre che in realtà si tratta di una ragazza, e basta una notte per comprometterle la reputazione. Così Alexandra si ritrova precipitosamente sposata, seppur altrettanto rapidamente innamorata. Ma pochi giorni dopo il matrimonio, Jordan scompare per riapparire parecchi mesi più tardi, quando Alexandra, credendolo morto, si è ormai trasferita a Londra ed è diventata la lady più corteggiata del ton.

Ed ora la parola alla giurata

Vi avverto. Contiene spoiler. Molti spoiler. Spoiler positivi. Spoiler per farvi venire la fotta di leggerlo…..

La prima volta che vediamo Jordan Addison Matthew Townsend, Duca di Hawthorne, ha diciott’anni ed ha appena terminato di scopazzarsi una sciura, amica di famiglia, sposata, il cui marito (proprio in quel momento)  si sta sbattendo sua madre nel labirinto, mentre suo padre si sta gustando l’ultima amichetta.
Capiamo immediatamente che Jordan rimarrà per molto tempo nei nostri cuori di trentenni degli anni 2000, perchè già da giovane è bello, fisicato, grandissimo scopatore ed irrimediabilmente cinico.

Lo so. Per essere davvero perfetto avrebbe dovuto chiamarsi Alistair, ma la vita è dura e non sempre le cose vanno come noi vorremmo.

Contemporaneamente, a qualche miglio di distanza, una giovanissima Alexandra sta ascoltando rapita suo nonno che le insegna i grandi classici riempiendole la testa con tutti quegli aforismi e quelle frasi fatte che noi donnine adolescenti amiamo scrivere riempiendo pagine e pagine di Smemorande.

Ma passiamo ad oggi. Jordan ha 27 anni, è un libertino incallito che considera le donne delle merde che camminano buone solo ad aprire le gambe, non crede nell’amore e passa la sua vita scopando e duellando. In pratica, l’uomo ideale. Una sera, mentre si dirige nella sua tenuta di campagna, viene aggredito da due briganti e, inaspettatamente, un cavaliere su un ronzino sfigato lo salva.
Convinto che sia un ragazzino, lo porta in una locanda per curarlo, salvo poi accorgersi che si tratta di una ragazzina con due occhi meravigliosi e un’intelligenza viva.

In breve.
Quella gran vacca della madre di Alex pretende un matrimonio riparatore, Jordan accetta e la povera ragazzina quasi diciottenne si trova costretta a sposare un gran figo, moro, abbronzato, virile, scopatore straordinario, e anche fottutissimamente ricco.
Provo una gran pena per lei.
Grazie a dio io a me una disgrazia del genere non è mai successa. Certo, tutte le altre sono arrivate… a scaglioni, ma sono arrivate tutte pretendendo pegno.

Ma lasciamo stare.

Alex è giustamente terrorizzata da quello che l’aspetta, oltretutto la nonna di Jordan è la classicissima Vecchia Stronza che non può accettare che il suo adorabile, cinico nipote sposi una sciacquetta di campagna che non ha nemmeno un avo nobile. E noi sappiamo che Alex ha un passato difficile. La di lei puttanosa madre, tempo addietro l’ha data copiosamente al primo pirla ricco che ha incontrato, è stata costretta a sposarsi, ha messo al mondo la figlia del peccato e poi è stata abbandonata dal marito nella residenza di campagna e praticamente semi-ignorata…dulcis in fundo ha scoperto che il marito era già sposato  e che aveva un’altra figlia bellerrima che egli adorava.
Quindi la dolce, intelligente e pura di cuore Alex, ha il trauma dell’abbandono.

Ovviamente nel giro di due giorni ed un bacio, si innamora follemente di Jordan, il quale invece, pur ammirandola perchè è intonsa e non contaminata dal mondo malato, cattivo e falso nel quale lui sguazza come una carpa giapponese, è fermamente deciso a mollarla nella sua tenuta nel Devon e dimenticarsi completamente della sua esistenza.

Le cose però cambiano.
Dopo aver trascorso qualche giorno con la sua Sposa Bambina ed essersela scopata con tutti i sacri crismi, Jordan comincia a provare qualcosa per lei…purtroppo però viene rapito e confinato su una nave di deportati o roba simile (non è certo un dettaglio importante) e quindi non può dire ad Alex che per lui è importante, anche perchè altrimenti, come faremmo ad avere il BM che muoverà tutta la seconda parte del libro?

Tutti lo credono morto ed Alex si ritrova così sola, disperata, ed in balìa della Vecchia Stronza e del cugino di Jordan, Anthony. Passato il momento di frastornamento totale, decide di diventare una perfetta duchessa di Hawthorne per onorare la memoria del marito e si impegna diventando oltre che fighissima, anche una perfetta dama del ton.

C’è un piccolo problema.
Per proteggerla, sia la Vecchia Stronza che Anthony, le hanno sempre dipinto il defunto marito come un santo innamorato di lei, uomo d’onore e di sani principi, incorruttibile e degno del massimo rispetto.
Purtroppo questo porta Alex a parlarne in questi termini con il ton, diventando lo zimbello di tutti… oltretutto in più di un’occasione si trova a complimentarsi con le ex amanti del marito, facendo proprio la figura della cogliona.

A questo punto la Vecchia ed Anthony decidono che è ora di finirla e le dicono chiaro e tondo che Jordan l’ha sposata solo perchè gli faceva pena, che era intenzionato a mollarla nel Devon e che la sera prima di sparire è andato a sbattersi allegramente la sua ultima amante.

Amara, devastante disillusione.
Noi ci conosciamo bene, ma Alex ti ha incontrato per la prima volta e l’effetto è stato sorprendente.
Passato lo shock iniziale, la piccola, dolce, pura di cuore Alex, si trasforma nella bellissima, incazzatissima, vendicativissima Alexandra e, in culo alla memoria del presunto defunto Jordan, decide di godersi ricchezza, bellezza e popolarità fino in fondo.

La nuova Alex funziona a livello commerciale, tutti la vogliono, tutti la amano, e lei se la gode un mondo, finalmente libera di fottersene altamente di tutte quelle stucchevoli regole che il ton impone alle donne.

Meanwhile Jordan riesce a fuggire e passa il tempo che intercorre tra la fuga ed il ritorno a casa fantasticando sul momento in cui la dolce, piccola Alex poserà di nuovo quegli spledidi occhi innocenti ed adoranti nei suoi.

Peccato.
Peccato che arrivato alla magione venga informato che la Duchessa al momento è impegnata nel suo matrimonio con l’attuale Duca di Hawthorne, Anthony.
Lo shock da rientro aumenta quando Jordan si rende conto che la Sposa Bambina che ha lasciato 15 mesi prima ha lasciato spazio ad una splendida, sexyssima diciannovenne piena di curve che lo guarda con odio e disprezzo.
Bentornato a casa Alist… Ehm, Jordan.

E siamo solo a metà libro.

Alexandra non è più adorante, innamorata, fiduciosa.
E’ rabbiosa, disillusa, scaltra.
E a Jordan viene duro, anzi, granitico, solo a guardarla da lontano, figurarsi quando sono a stretto contatto.
Si rende conto che se la moglie che aveva lasciato gli piaceva, la cavalla pazza da domare gli piace ancora di più. Con lei non si annoia, è perennemente eccitato, stimolato cerebralmente e completamente soggiogato dalla sua bellezza.
In pratica Alex è diventata la donna che ha sempre sognato.

In breve scopre anche perchè Alex è così astiosa nei suoi confronti. Il di lei maggiordomo gli spiega che prima si è dispetata, poi lo ha idealizzato ed è stata così stolta da sbandierare al bel mondo quanto amasse il suo dolce, comprensivo marito, diventando lo zimbello di tutti, per poi scoprire che lui non l’amava affatto e che era intenzionato a mollarla nel Devon, proprio come suo padre aveva fatto con la madre zoccola.

A questo punto Jordan decide che la vuole a tutti i costi. Ed escogita un piano per riconquistarla. Tre mesi nella casa di campagna, a base di sesso, cavalcate, sesso, passeggiate, sesso.
Jordan, ci sono qua io. Smetti di perdere tempo con Alex, sella i cavalli e passa a prendermi, sono qui sotto che ti aspetto.

Ovviamente, la ex dolce Alex, che è tutto tranne che scema, accetta.
Perchè in fondo lo ama ancora e poi cazzo, è un pezzo di manzo da collezione, chi non lo vorrebbe?

Dimenticavo che intanto qualcuno tenta di fare la pelle al nostro adorato Jordan. Ricordiamoci che a questo punto della storia ha già all’attivo un tentato omicidio finito in rapimento e un secondo tentato omicidio davanti alla sua magione cittadina.

Quindi abbiamo un uomo che cerca a suon di scopate di riconquistare sua moglie, qualcuno che trama nell’ombra e scene bucoliche di pic nic ed uscite a pesca che si concludono sempre e comunque con dei multiorgasmi. Mio dio, quanto amo questo libro !!!!

Non vado oltre con gli spoiler.
Finirà ovviamente bene, con tanto di mielosità gratuite, che di solito critico aspramente…
… ma quello che non vi ho mai detto è che io adoro il miele di castagno, dolce, avvolgente, cremoso con una nota amarognola del tutto irresistibile.

Ok, siamo nel romance sfrenato, con situazioni inammissibili nella vita reale e il classimo BM che sarebbero bastati due minuti di chiacchierata per risolvere, ma ce ne fossero di romance così.
Ho riso, mi sono addirittura intenerita perchè Alex, soprattutto all’inizio è di un’ingenuità atroce, ma un’ingenuità tenera, che ti fa venir voglia di proteggerla e Jordan è l’antitesi dell’ingenuo. Spietato, cinico, disilluso. In un certo qual modo perverso. Mamma mia !!!! Tantissima Roba !!!!
Poi ci sono smielate improvvise, amori indimenticabili, passioni ingestibili.

Questo libro non gronda miele millefiori, nemmeno di tiglio, gronda miele di fottutissimo castagno.

In poche parole

Jordan, ma dove cazzo sei?

Poschina

p.s. un encomio alla tizia/tizio che su Amazon ha scritto “i personaggi sembrano usciti da un romanzetto rosa” senza minimamente rendersi conto che ha acquistato e letto proprio un romanzetto rosa. Ergo, i personaggi sono perfetti, sei tu lettore/lettrice ad essere profondamente sbagliato.