La Figlia del Diavolo – Lisa Kleypas

“Ah, la tauromachia…” diceva Luigio Guastardo Della Radica.
Non che questa esternazione abbia molto a che fare con questo post, e men che meno con il libro di cui parlerò, ma mi fa sempre molto ridere….e questo basta e avanza per ficcare questa frase un po’ ovunque.

Ma passiamo subito a noi e cominciamo con il dire che ho letto il libro due volte, la prima a luglio, e alla fine non sapevo cosa pensare perchè mi era piaciuto ma non capivo bene il perchè, visto che ci sono delle cose che non vanno e che il protagonista non è il classico uomo Kleypas.
Allora l’ho riletto settimana scorsa, complice il ritorno della vita da pendolare e il tempo  libero da passare in treno ed ho concluso che mi è piaciuto, ed anche capito il perchè.

La Trama: Hampshire, Inghilterra, 1877. Lady Phoebe Clare, bella, giovane e vedova, non ha mai incontrato Weston Ravenel, ma è sicura che si tratti di un mascalzone, meschino e prepotente. Già ai tempi della scuola aveva reso la vita del suo ormai defunto marito un inferno, e non potrà mai perdonarglielo. Ma alle nozze del fratello, Phoebe incontra un giovane uomo affascinante che la incanta… e la stupisce non poco quando si presenta come Weston Ravenel! Potranno mai superare l’ostilità e abbandonarsi alla passione che li attrae l’uno verso l’altra?

Ed ora la parola alla giurata – Spoiler alert

Ho iniziato a leggere questo libro piena di aspettative e pregiudizi, così…tanto per non farmi mancare nulla, perchè ad un sacco di gente che conosco e della quale mi fido non era piaciuto per niente. Ma non una cosa del tipo “Mah, ho letto di meglio”, ma più che altro una specie di “A morte Zia Lisa che ormai sarebbe meglio passasse il tempo a fare la calza piuttosto che scrivere”. Ne ho sentite di cotte e di crude, personaggi inesistenti, noia, scene di sesso brutte, West completamente stravolto, noia, noia, noia….

Invece non ho trovato nulla di tutto questo. Ho trovato una Kleypas profondamente diversa da quella della serie Wallflowers e addirittura quasi irriconoscibile da quella di Craveniana memoria. Ma poi ho superato le perplessità ragionando su un concetto piuttosto banalotto (d’altronde non sono certo una filosofa) ossia che come sono invecchiata io, è invecchiata anche l’adorabile Zia Lisa. Come i miei capelli imbiancano felicemente, lo faranno anche i suoi e di conseguenza anche i suoi personaggi, le sue trame e persino lo svolgersi delle storie, sarà meno galoppante dei vecchi lavori.

Per prima cosa non ho trovato il libro per niente noioso, anzi. Solamente più lineare di altri. E ci sta tutto perchè non è la passione di due adolescenti che esplode in un pomeriggio d’estate, non è nemmeno la redenzione di un libertino da parte della solita verginella che poi si rivelerà in realtà uno zoccolone esperto in pompini con ingoio nel giro di dieci pagine.

Qui si parla di una madre vedova e di un uomo che crede di non meritare nulla di bello nella vita.

E sì, lo so che lo state pensando tutte…..siamo in zona “Uomini col mestruo” e peraltro la sindrome premestruale di West è decisamente eccessiva perchè va avanti un po’ troppo per i miei gusti e lo perdono solo perchè oltre ad essere un figo stratosferico, ad avere il solito, immancabile enorme pene che “non si sa mai come faccia a starci” [ma poi ci sta sempre, ansie pre-sesso a parte], è un personaggio che è stato preso, coccolato, fatto crescere e maturare durante tutta la serie Ravenel. E il lavoro è stato fatto bene. La trasformazione da nullafacente ubriacone e inaffidabile a “uomo con i controcoglioni” è stata studiata e portata avanti con piccoli o grandi apparizioni sparpagliate negli altri libri che ci hanno portato a conoscere molto bene il personaggio e ad affezionarci irrimediabilmente.

West a parte, l’altra protagonista è la dolce e risoluta Phoebe, madre di due bambini (come al solito adorabili perchè i bambini scassacazzo evidentemente li ho solo io), ancora devota dopo due anni di vedovanza al “povero Henry”, amore della sua vita e padre adorato. Un giovane uomo molto sfortunato che aveva un po’ tutti i malanni del mondo, ha condotto una vita di merda e sul letto di morte si è fatto promettere dalla mogliettina che avrebbe sposato il cugino Edward, perchè così tutto restava in famiglia.

Avrebbe potuto filare tutto liscio, se non fosse che tra la morte del “povero Henry” e il matrimonio con lo scialbissimo Edward si mette di mezzo West, il quale vibra come un diapason ogni volta che vede la rossa vedova e se non fosse che Phoebe si riscopre donna sessualmente attiva (come la Vecchina di Mai dire Gol) ogni volta che West si trova nel raggio di 5 km.

Comunque…. lei lo odia perchè anni ed anni addietro, ai tempi della scuola, il “povero Henry” veniva tiranneggiato da un piccolo West pingue e maleducato che gli faceva ogni dispetto possibile rendendo la sua vita più misera di quanto già non fosse. Oltretutto, anche ora che è adulto, West tende ad essere piuttosto brusco nelle sue esternazioni e a criticare apertamente la gestione della tenuta Clare. Peccato solo che a stargli vicino Phoebe si senta completamente scombussolata, abbia le vampate e un’irresistibile voglia di farsi spupazzare in ogni modo e in ogni luogo e, onestamente, anch’io.

La tensione sessuale tra i due è ai massimi livelli anche perchè West ha la capacità di far riassaporare a Phoebe le gioie della vita (prima ancora di quelle del sesso) in quanto persino il cibo, o meglio il piacere di gustare il cibo, era proibito in casa Clare perchè non si voleva urtare la sensibilità del “povero Henry”. Pensate un po’ che vita di merda ha fatto questa povera ragazza….posso solo immaginare quanto dovesse essere brillante il sesso tra i due sposi.

E parliamo di quest’uomo che non c’è ma ammorba ancora la vita della sua vedova. Un uomo sicuramente segnato dalla vita ma anche profondamente viziato, che viveva in un mondo tutto suo, di una mollezza cosmica e non si capisce bene come abbia fatto a conquistarsi il cuore di una donna come Phoebe, figlia del più rinomato libertino d’Inghilterra e di una donna che ha avuto le palle di costringerlo a sposarla nonostante fosse considerata una loser di dimensioni galattiche. E non me lo chiedo io, che sono notoriamente una gran rompicoglioni, se lo chiede anche Sebastian…..

Parentesi Sebastian….
Sono sempre stata gerontofila ma con Sebastian quasi sessantenne ho raggiunto il top assoluto. Più invecchia e più mi ricorda il meraviglioso personaggio del “Duca di Avon” uscito da testa e penna di quel genio che era Georgette Heyer (rileggetevi immediatamente – La Pedina Scambiata), soprannominato per l’appunto Il Diavolo.
Sebastian è, come sempre, da sburro, anche ora che ha assunto dimensioni quasi mitiche. E capiamoci bene, sono dimensioni esagerate, al limite del credibile, che tolgono un po’ di realismo al tutto, per certi verse ci si avvicina addirittura alla farsa. 
Ma sarà il passato, saranno i ricordi, sarà quel che sarà, tutte le volte che compare sulla scena io sento un brivido correre lungo la schiena….

Ah, la tauromachia!

Vecchi sessualmente affascinanti a parte, siamo di fronte ad una coppia che funziona nonostante tutto.
Lei scopre che forse è sempre stata più avventurosa, più passionale, più maliziosa e più godereccia di quanto pensasse e improvvisamente si rende anche conto che il “povero Henry” forse un po’ le ha tarpato le ali e anche che era un convenzionale che preferiva nascondere la polvere sotto il tappeto piuttosto che affrontare i problemi. West invece passa il tempo lacerato tra la voglia di stare con Phoebe e la paura di non essere in grado di essere una bella persona. Che per carità…all’inizio sarà anche molto nobile ma dopo un po’ basta. Zio caro deve addirittura attendere che intervenga il padre della donna che ama a fare da cupido perchè altrimenti sarebbe finito in una spirale di autocommiserazione. 

Però funziona, anche con diversi difetti…per dirne uno alcune scene di sesso sono al limite del ginecologico, cosa che a mio parere toglie troppo all’immaginazione e alla fine sembra di leggere un trattato tecnico che smorza un po’ l’emozione generale.
Funziona anche il non aver calcato la mano con attentati, incendi, sparatorie, rocamboleschi salvataggi della donzella, che personalmente trovo più fastidiosi che altro anche perchè spesso sono messi lì un po’ a cazzo di cane, come direbbe Renè Ferretti.

Non è un libro bomba, non è sicuramente il miglior lavoro della Kleypas e ci sono molte cose che avrebbero potuto essere sviluppate meglio. Però è un buon libro, un libro che sarebbe stato apprezzato maggiormente se non fosse stato scritto da Zia Lisa, dalla quale tutti pretendiamo sempre il top. Di certo non siamo di fronte a due personaggi che ti entrano nel sangue e ci rimangono per sempre, ma piuttosto a dei comprimari. E’ questo che mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca, quest’idea che l’autrice si sia tenuta un po’ di cose dentro, come se si fosse in un certo senso trattenuta. E’ anche difficile da spiegare perchè è più una sensazione che altro. Ma se penso a Derek Craven lo vedo come l’esplosione di una supernova, un personaggio che riempiva le pagine e l’immaginario del lettore. E vogliamo parlare di St.Vincent? Il libertino per eccellenza, il nobile tutto splendore e raffinatezza che illuminava letteralmente tutto quello che incontrava? E persino Westcliff o McKenna (non so se si scrive così) avevano delle personalità dirompenti che non si possono dimenticare.
West e Phoebe sono meno esplosivi, meno incisivi, direi Slow Romance.
Ora vi starete chiedendo perchè alla fine mi sia piaciuto, visto che di difetti ne ho trovati abbastanza, ed io ve lo spiego senza vergogna.

L’Anzianity.
Quel momento in cui realizzi che il Mc Donald’s è quasi indigeribile, che in effetti la coca cola è più stucchevole che altro, che troppo zucchero sul Pandoro ne oscura completamente il sapore, che la Nutella a cucchiaiate ti provoca il reflusso. 

Ragazzi, spiegoni del cazzo a parte, la dura realtà è che sto invecchiando….
Deal with it!

Poschina

Anzianity: quel momento in cui ti accorgi che gli “Uomini col mestruo” non ti provocano più soltanto l’orticaria.

p.s. Si è per caso intuito che io il “povero Henry” l’ho odiato con l’anima?

Cosa ho letto in quarantena?

Sottotitolo: Come incazzarsi e deprimersi leggendo.

Abbandonate le remore che mi hanno attanagliata in tempi di emergenza Covid, mi rimetto a scrivere, assillata da un senso di impotenza cosmico nei confronti di una vita letteraria ormai povera di contenuti romance di interesse.

Dopo mesi passati a colpevolizzarmi, in questa giornata petalosamente soleggiata finalmente prendo in mano il mio pc usato negli ultimi mesi solo a scopo lavorativo (quanta tristezza in questa affermazione) e mi accingo a spiegarvi perchè ormai io e il romance siamo ai ferri corti. Mi ero convinta che fosse colpa mia ma poi, ad un certo punto ho detto “basta”.

Sono stufa di attribuirmi colpe che non ho. Sono stanca di dirmi “Su, dai…si vede che non è periodo….sarai tu che non riesci farti andare bene niente, devi cercare di apprezzare ciò che c’è di buono e via dicendo”. E’ un ragionamento sbagliato, un ragionamento figlio dell’appiattimento socio-culturale a cui ormai siamo talmente abituati da farlo in automatico. Apprezziamo ed esaltiamo prodotti spesso mediocri perchè non avendo nulla di meglio ce li facciamo andare bene. Ma è un atteggiamento sbagliato e pericoloso. E’ un atteggiamento che porta ad un abbassamento di livello e tutto ciò che ci porta ad essere meno di quello che siamo, non va bene.
Io mi rifiuto di unirmi al carrozzone di gioia e gaudio per prodotti di bassa caratura, mi rifiuto a costo di sembrare snob, presuntuosa e anche pedante.

Che poi lo sappiamo tutti che sono esattamente così, fondamentalmente snob, presuntuosa e pedante, ma non in questo specifico caso. In questo caso sono solo onesta.

Cominciamo con le occasioni sprecate e sono ben due e di due scrittrici italiane.
Bingo! 
Affilate i coltelli.

Scopro Bianca Marconero per caso, come praticamente il 98% di quello che finisco per leggere e comincio “Le nostre prime sette volte” animata da quell’inspiegabile senso di sfiducia che provo per le autrici italiane. Mi sforzo perchè mi sembra crudele da parte mia avere dei pregiudizi così radicati da farmi escludere a priori, dalla lista dei papabili scrittori, chiunque abbia un nome italiano o un improbabile nome inglese, che nasconde nel 95% dei casi un italiano sotto mentite spoglie. Faccio notare che trattasi di contemporaneo, un’altra categoria che fatico a digerire. Meriterei un premio solo per aver avuto il coraggio di lanciarmi nell’impresa.

Comunque quando inizio mi sorprendo interessata, anzi….sinceramente coinvolta e comincio a fantasticare su una me a fine libro soddisfatta ed emozionata per aver finalmente trovato un romance contemporaneo italiano degno di nota.

E il libro per scorrere, scorre.
E’ brioso, intelligente, divertente al punto giusto, scontato quel tanto che basta per non vivere con il patema d’animo temendo qualcosa di tremendo all’orizzonte ed io ero anche esaltata dall’appassionarmi, dal sentirmi finalmente inserita in quel pezzo di società tutta al femminile che adora il romance contemporaneo; già mi immaginavo seduta ad un tavolo con la mia bella mascherina, circondata da donne che parlavano di imprenditori e segretarie ed io avrei potuto dire la mia.
Dopo anni ed anni di silenzio.

Poi, più o meno intorno al 70% del libro il sogno si infrange; comincio a fiutare l’acre odore di carogna che accompagna le fregature letterarie, tuttavia ero innamorata dell’idea di amare il romance contemporaneo ed ho fatto finta di niente, ho continuato imperterrita la lettura ignorando tutti i segnali e sperando, proprio io, in un finale raffazzonato di 10 righe con tanto di bambini e gravidanze plurigemellari miracolose.

E invece nulla.
Il libro non finisce. 
C’è un altro libro.

Ed è proprio lì, che Cheng-Li “La Furia Pelosa” è esplosa in tutta la sua frustrazione, maledicendo il genere, le scrittrici, gli editori, le recensioni a 15 stelle, i blog letterari in generale e via dicendo, in una spirale di distruzione cosmica di rara ferocia.

Perchè siamo onesti. Onestissimi.
761 pagine sono troppe.
La storia funzionava benissimo e in 300/350 pagine avrebbe dovuto concludersi ed invece va avanti. Non solo va avanti, ma in un nuovo libro che tu devi acquistare se vuoi sapere come andrà a finire. Ci ho anche provato a leggere il seguito ma a metà mi sono annoiata perchè tra una cosa e l’altra, non ultima la rabbia, avevo perso la magia che mi aveva tanto conquistata nel primo libro. Dopo un po’ si comincia ad allungare il brodo, stiamo parlando di una storia lunghissima che già lascia molto spazio alla sospensione di incredulità nel primo tomo, figuriamoci quando dopo 500/550 pagine i due protagonisti hanno fatto di tutto prima per evitarsi e poi per amarsi. Ok, va bene…. tutto bello, divertente, emozionante e via dicendo ma parliamo di 761 pagine.

761 pagine. 
Jane Eyre è più corto.   
E parliamo di un capolavoro.
Orgoglio e Pregiudizio si aggira intorno alle 500 pagine.
Un caso? Non credo proprio.
Ed è a questo punto che io mi chiedo se sia nato prima l’uovo o la gallina. Ossia se la scelta di un secondo volume sia dello scrittore o della casa editrice. Perchè ho sempre più viva l’impressione che si tenda, per fare cassa (ovviamente parlo delle case editrici e non degli scrittori), a battere il ferro finchè è caldo anche a costo di calpestare una buona storia frazionandola e smembrandola fino a renderla sciapa.

E’ un peccato perchè se ci fosse stato un solo libro [e vi assicuro che l’impressione che si ha leggendo il primo è proprio che avrebbe dovuto concludersi salvo poi svoltare inaspettatamente] sarebbe stato davvero un buon libro, piacevole, intelligente, scritto bene.

Per quanto mi riguarda è un’occasione persa. Al primo libro, fino al 70/80 % avrei dato un 8 pieno, ma non avendo concluso il secondo il mio voto rimane lì, sospeso nel limbo di quelle 761 pagine che non sono riuscita a finire di leggere.
Peccato.
Peccato perchè Bianca è brava a scrivere ed è riuscita a dar vita a personaggi di indubbio interesse, sarà per la prossima volta.

Ed ora sveliamo chi è la seconda autrice italiana capitata sotto le mie grinfie….rullo di tamburi….
Pitti Duchamp.…e qui parliamo di romance storico, quindi un po’ quello che amo leggere solitamente. Il primo libro che leggo è Frittelle al miele ed altre dolcezze e resto affascinata da una storia per niente scontata con una protagonista femminile semplicemente adorabile.

Non è che io abbia da ridire su questa storia, anzi. Non c’è praticamente nulla che non vada. Bella la scrittura, belli i protagonisti, originale, divertente quel tanto che basta e romantico senza diventare stucchevole.
E allora, mi direte voi, perchè è tra le occasioni sprecate?
Perchè è un “canovaccio”, non un romanzo/racconto/novella.
E badate bene che non è una critica intesa a sminuire il lavoro solo un’impressione. Penso che questa storia meritasse più spazio, più tempo, più approfondimento.
Penso che l’intento dell’autrice, ma potrei sbagliarmi, fosse proprio quello di creare una storia gustosa come un mignon della più fine pasticceria francese, un macaron al caramello salato che si scioglie in bocca e ti riempie di goduria dalla punta dei capelli alla punta dei piedi e che ti fa solo desiderare di averne altri, di sentire ancora la scioglievolezza della meringa alle mandorle e quel pizzico di sale che evita che il dolce diventi stucchevole.

Si sente però la mancanza di un maggior approfondimento in generale; della storia, dei personaggi, degli eventi intorno a loro. Questa mancanza non toglie il gusto della lettura ma a me sarebbe tanto piaciuto che durasse di più, sapere di più, conoscere di più.
Anche perchè, in un tempo così breve, l’impressione è che si sia puntata moltissimo l’attenzione sull’estetica di entrambi e un po’ meno sui contenuti. Se si abbandona un attimo la buona scrittura e ci si concentra su alcuni comportamenti, viene fuori solo che lui è molto bello e lei molto tonda. Forse sarebbe stato il caso di approfondire un po’ di più perchè si innamorano, cosa li spinge a cercarsi e perchè. 

Per questo avrei voluto che si scavasse un po’ più a fondo, che si ciurlasse un bel po’ nelle ragioni che muovono i personaggi ed è per questo che l’ho definito un “canovaccio”, è come se mancassero le fondamenta delle scelte prese, come se il messaggio “cicciottella è bello” sovrastasse qualsiasi cosa ed è un peccato perchè i personaggi meritavano qualche attenzione in più.

Finita l’abbuffata di dolci al miele mi sposto sul secondo libro della serie e qui siamo in pieno “Fantasy Romance”.

Non ci siamo.
Capiamoci, la storia è anche carina, scritta sicuramente bene e divertente, ma per quanto riguarda l’ambientazione è un Big NoNo.
Dai…siamo nel 1814, non si dicevano in faccia “sei la mia sgualdrina”…non si può sentire. E non una/due volte in 150 pagine ma 300 volte e vale lo stesso per la parola “farabutto”.
Oltretutto lui avrebbe anche le potenzialità per essere il nuovo eroe romance strappamutande ma poco importa a fronte di un lessico a dir poco fuori contesto. Che lui sia anche un gran sleccazzatore di gnagne lo sappiamo e ci può anche andar bene, come tutto il resto, il tormento, il cazzo perennemente sull’attenti e seghe mentali varie.
Tutto ok, tutto bene…ma il resto purtroppo no.
Ed anche qui siamo più in ambito “canovaccio” che di vero e proprio racconto. 
Infatti l’approfondimento psicologico resta sommerso, e anche se le potenzialità sono altissime e i giochi di sguardi funzionano e adoriamo tutti anche la madre ficcanaso del Marchese, è tutto in superficie, come se non si volesse volutamente guardare nelle profondità. 
Ed è un peccato perchè la storia non annoia, i personaggi sono strutturati bene e a me lui piaceva assai. Però è un eroe moderno travestito da uomo dell’ottocento. Il lessico è importante al pari della ricostruzione di ambiente e costume. Perchè affannarsi tanto a descrivere redingote e crinoline per poi far parlare i personaggi come me, donna del 21° secolo?

Che poi piace, sia chiaro.
A me no, ma al resto del pubblico sì.
Piace assai perchè è sicuramente più semplice, più immediato, più “leggibile”.

Penso che Pitti Duchamp sia molto brava a scrivere, abbia delle belle idee, crei dei bei personaggi ma che in questo caso il peso della poca accuratezza lessicale pesi troppo. L’impressione è che sia una scelta consapevole e mirata. Resta la mia perplessità di fronte ad una scelta editoriale minimal e semplicistica.
Ad onor del vero, resta anche un successo di pubblico e critica che da pienamente ragione a scrittrice e casa editrice e questo sicuramente va tenuto in considerazione.

Questo stile, la rapidità nello sviluppo delle storie e la modernizzazione del linguaggio sono ormai carte vincenti in una partita contro un romance storico più accurato, lento, descrittivo.
Bisognerebbe analizzare, ma io non ho nè le capacità nè la voglia di farlo, il perchè di questa corsa alla semplificazione. C’è da dire che comincio ad essere una “vecchia lettrice” non perchè io mi senta vetusta ma perchè ho cominciato a leggere in un’epoca nella quale la lettura per ragazzi erano la Alcott con Piccole Donne e poi  Swift, Verne, a seguire le sorelle Bronte, Agatha Christie e la Austen. Sono abituata ad un certo tipo di lettura e di scrittura. Probabilmente le ragazze giovani trovano noioso quel tipo di scrittura, le descrizioni, l’approfondimento psicologico, una certa lentezza nella narrazione.
E’ forse una mera questione di tempi.

Tuttavia per me il romance storico resta un’altra cosa, forse per questi romance che sono una mistura di genere ci vorrebbe una nomenclatura adatta, magari c’è già…nel caso vi prego di informarmi al più presto possibile.

Ma ora passiamo a quei libri che NON ho nemmeno portato a termine.

Per primo parleremo di  Scandalo – Amanda Quick

Lui dovrebbe essere un bastardo senza cuore che la corteggia solo per vendicarsi del padre di lei che gli ha rubato tutto. Peccato che nel giro di tre pagine lei se lo rigira sul dito mignolo e addio a sogni di bastardaggine e vendetta che tanto agogniamo non lettrici di romance. 

Oltretutto la nostra eroina è ingenua al limite del sopportabile e passa il tempo parlando di amori romantici, citando poesie di dubbio gusto, ammantandoci di paranoie e scartavetrandoci i coglioni con continui riferimenti all’intelligibile, alla sua presunta relazione metafisica e spirituale, filosofica e superiore e via dicendo.

Inutile, l’ho detestata più o meno subito e nulla è cambiato con l’andare avanti della storia. Ho passato il tempo sperando morisse male ed è (come avrebbero detto i Bluvertigo) praticamente ovvio che la mia sopportazione di rabbia e tedio, già fortemente messe alla prova dalla convivenza forzata, abbiano sancito l’abbandono della sbobba a vantaggio di nuovi titoli.

E’ piaciuto praticamente a tutti ma non a me.
Facciamocene una ragione ed andiamo oltre.

Secondo me mi ha fregato la cover. Mi aspettavo chissà cosa e invece questo romanzo di Megan Frampton –  L’avventuroso viaggio di Lady Ida mi ha delusa su tutti i fronti.

Questi i miei pensieri copiati pari pari dal foglietto di appunti preso mentre leggevo:

“Abbandonato tra il 25 e il 30% perchè i due si sono già baciati ed innamorati. Per lui è stato il Best Kiss Ever, per me è stato il primo strato di terra sulla bara appena calata nella tomba. Amen”

Per farvi capire lo stato mentale dopo la Quick e la Frampton, ho acquistato tutta la serie Rohan della Stuart in formato cartaceo, l’ho riletta e ogni 10/15 pagine mi aggiravo per casa mormorando commossa “un capolavoro…CA PO LA VO RO”.
E non è nemmeno la mia serie preferita…..figuratevi voi!

Ed infine approdo ad un altro romance contemporaneo di autrice italiana, questo perchè per anni mi avete chiesto come mai NON leggo romance contemporanei ed io mi sono sempre sentita un pochino in colpa.
Vediamolo insieme:

Leggo la trama e mi sembra carino, non vado a leggere le recensioni perchè temo di farmi influenzare; cerco di eliminare ogni reticenza ed ogni pregiudizio e mi lancio nell’avventura. 
Partiamo bene, se sorvoliamo che stiamo parlando del ménage più sfruttato di sempre ossia la torbida storia “capo/segretaria” dove lui è un 35 multimiliardario, fighissimo con il cazzo grosso, donnaiolo e apparentemente senza cuore e lei è una giovane pulzella che si innamora alla prima annusata.

Dopo 10 pagine scopriamo che la nostra eroina, negli anni in cui ha fatto da segretaria tuttofare, ha passato il tempo annusando i suoi vestiti.
Lo riscrivo, nel caso qualcuno non avesse ben capito: “ANNUSANDO I SUOI VESTITI”.

Che dire?

In realtà ho proseguito la lettura per un altro po’…ma non l’ho finito.
Lei fugge a Parigi e va a lavorare come commessa; lui, guarda caso, capita proprio nel negozio dove lavora lei e viene attanagliato dalle paturnie perchè ovviamente la ama da una vita ma ha troppa paura.

Ciaone!

Poschina

Tagline: LaLeggivora; quando leggere diventa pura frustrazione

Cos’è successo al Romance Storico e perché?

Io mi interrogo spesso.
Mi faccio domande e mi do delle risposte.
D’altronde quando ero ragazzina andava forte Marzullo e io, per osmosi, ho fatto mie le sue peculiarità.

Capita quindi più spesso di quanto si pensi che io mi trituri i coglioni arrovellandomi su quanto ho scritto in una recensione. Sarò stata troppo dura? Troppo morbida? Troppo volgare? (no, non è vero. Della volgarità non mi preoccupo mai). Avrò tralasciato qualcosa? Avrò permesso ai pregiudizi di condizionare il mio parere? Sarò stata eccessivamente superficiale, pedante, rabbiosa? E via dicendo.

Ultimamente però le mie interrogazioni sono passate ad un altro livello. Prima il centro di tutto ero io, come se avessi in qualche modo sbagliato qualcosa, mentre ora mi concentro più su cosa c’è di sbagliato, in generale, nel Romance Storico.

Mi spiego meglio.

Quando mi sono approcciata al romance storico (e parliamo di una manciata di anni fa non di 50 anni fa) fioccavano libri da ogni angolo ed erano tutti degni di nota. Lasciando stare le preferenze personali; io posso anche non trovare bello un libro ma ciò non toglie che sia stato scritto con tutti i sacri crismi, la maggior parte dei titoli che venivano pubblicati in Italia meritavano quantomeno un approfondimento e ricordo di periodi di vacche talmente grasse da generare discussioni in casa perchè ogni settimana compravo 4/5 libri, dilapidando il patrimonio.

Passi anche che io sono cresciuta, ho affinato i gusti, sono diventata pretenziosa, ho cominciato a cercare l’ago nel pagliaio…..sì, insomma…..il mio bagaglio di potenziali difetti….. è ora che qualcuno lo dica fuori dai denti e non sono nelle conversazioni private tra lettrici accanite di romance:

Il Romance Storico è agonizzante.

Non essendo un’addetta ai lavori, non posso fare un’accurata ed esaustiva analisi del perchè questo stia accadendo, ma posso elucubrare….e lo faccio.

1 – Le case editrici italiane non smazzano più le grandi scrittrici e le nuove saghe. Lo so che ve ne siete accorte tutte e non fate finta che sia solo io che sbircio su Amazon i nuovi titoli di James, Kleypas, McNaught, MacLean, Balogh, e chi più ne ha più ne metta e sospiro leggendo di tutti quei “Duke, Rake, Love, Chasing, Dancing” e sa il cazzo cos’altro. Titoli pubblicati in madrepatria 4 anni fa che da noi non hanno mai visto la luce….e alcuni di questi titoli fanno parte di serie lasciate inspiegabilmente a metà con gente come me che invecchiando si dimentica i pezzi, i nomi, le storie e morirà senza sapere con chi si accoppieranno i figli dei nipoti dei cugini di quel gran figo sul quale hai fantasticato nel lontano 2016.

E’ una questione economica? Politica? Istituzionale? Costa molto meno pubblicare la scrittrice di terzo grado che scrive romanzetti all’acqua di rose senza passione, sesso, intrigo, cattiveria, pathos, piuttosto che tradurre l’ultimo della Kleypas? Non so. Chiedo. Non ho idea di come funzioni l’editoria.

Aiutatemi.

2 – Il pubblico romance si è allargato generando un abbassamento inarrestabile del livello del lettore medio (sì, sono anche snob), il quale preferisce una lettura semplice, diretta, rassicurante; priva di qualsiasi anelito di profondità, trascinando tutto il genere nella melma nella quale in effetti ora stiamo annaspando. A fronte della spiccata propensione per il nulla narrativo, l’editoria si è buttata a pesce sull’opportunità di guadagni facili pubblicando cose brutte al prezzo di cose belle per nutrire (malissimo) le affamate menti delle lettrici di nuova generazione.

3 – Versione complottistica che è un ribaltamento di quella precedente: il Grande Fratello ci vuole ignoranti, imbrutiti e beoti. Cosa c’è di meglio che abbassare sistematicamente il livello della lettura per disabituarci a parole forbite, sintassi complesse, contenuti profondi e sentimenti veri? Quindi proibita la pubblicazione di romance storico con contenuti e via libera alla mediocrità. Si ottengono immediatamente due vantaggi: si vendono un sacco di copie in più perchè “la mamma dei cretini è sempre incinta” e si abbassa il livello culturale generale. BINGO.

4 – Il Self publishing.
Sulla carta un’idea meravigliosa e, a conti fatti, la liberalizzazione che ha permesso a gente capace che sarebbe rimasta nell’ombra di emergere e farsi valere, nella quotidianità invece troppa gente che pubblica troppa roba che viene valutata da gente che non ha alcuna preparazione e che si lancia in elogi sperticati facendo passare un racconto a dir poco mediocre per un’opera di monumentale importanza. Ricordo quando comprai un libro (romance contemporaneo) attratta dalle recensioni superpositive per poi trovarmi tra le mani un racconto breve senza né capo né coda e per giunta scritto in frasi quasi minime e caratterizzato dalla completa assenza di punteggiatura.

Questo non significa che il self sia “la Morte” che tutti quelli che pubblicano in self siano incapaci. Significa solo che non essendoci alcun controllo ma la totale libertà, spesso ci si trova a brancolare tra centinaia e centinaia di titoli, recensioni entusiastiche, gioia e gaudio senza alcuna guida, basando la propria scelta sull’impressione fornita dalla sinossi, sulla copertina e sui pareri altrui, che, diciamocelo fuori dai denti, sono affidabili come il mio cane quando lo sguinzagli. Il risultato è che spesso ci si ritrova con un prodotto non all’altezza. Un prodotto che nessuna casa editrice avrebbe mai pubblicato, non perchè “la lobby delle case editrici vuole avere il controllo su di noi facendo pubblicità solo al figlio del cugino della zia della sorella di tal de tali” ma perchè il manoscritto avrebbe bisogno di un editing radicale. A questo servono gli editori. A questo serve gente che sa come si scrive, quando tagliare, quando allungare, quando approfondire o non approfondire…sì, insomma….ci siamo capiti.

Ed invece no, tutti scrittori e tutti recensori (sia chiaro che mi metto in entrambe le categorie e rivolgo a me stessa le medesime critiche che rivolgo al resto del mondo) e alla fine cosa resta? Che ci si livella inevitabilmente verso il basso. Facciamocene una ragione.

5 – Il Romance Storico stesso.
Per antonomasia il genere più bistrattato in assoluto. Provate a dire che leggete i romance storici a 100 persone e 99 vi rideranno dietro (compresi quelli che lo leggono e che si vergognano ad ammetterlo). Purtroppo è così, con le ovvie conseguenze. Ossia che la gente si vergogna di dire che legge Romance e non si trova mai qualcuno con cui parlarne. Le mie amiche mi sghignazzano alle spalle, i miei amici maschi mi prendono in giro palesemente, mia madre non ha letto nemmeno un titolo che le ho consigliato, mia sorella no comment….insomma tutti ne parlano malissimo ma pochi hanno davvero provato a leggere. Perchè? Perchè 99 persone su 100 sono convinte che troveranno pessima scrittura e ancor più pessimi contenuti.

Ed ultimamente, purtroppo, hanno anche ragione.

Bisognerebbe per prima cosa smettere di vergognarsi di quello che si legge. Poi cercare per prime noi lettrici accanite di fare selezione. Cioè…diciamolo pubblicamente che un libro non ci è piaciuto, spieghiamo perchè…insomma indirizziamo le nuove lettrici su quello che davvero merita di essere letto. Cerchiamo di non subire passivamente questo abbassamento di scrittura e contenuti in favore di una qualità che ci meritiamo e che merita il genere stesso.

6 – Last but not leas la vera morte dell’epoca moderna: Il Politically Correct. Quella tendenza esasperante a cercare di non offendere, nemmeno per sbaglio, una delle millemila categorie considerare “deboli”. Se poi ci aggiungiamo il movimento “MeToo” capirete che per il tipico eroe del Romance, traumatizzato, ferito, stronzo, insensibile, cinico, con due coglioni grandi come meloni, grondante testosterone da ogni poro e da ogni ferita di guerra non c’è più spazio. E si sente, dio caro se si sente che mi hanno appiattito tutto in favore di uomini talmente politicamente corretti da sembrare dei manichini del centro commerciale, anzi….dei cartonati perchè gli manca anche la tridimensionalità.

Che poi mi va anche bene il movimento MeToo…ma qui siamo arrivati al punto in cui si cancellano scene da cartoni animati di 10 anni fa perchè “inneggiavano alla molestia” e “passavano un messaggio sbagliato” ed è qui che io mi preoccupo (da recuperare gli articoli su Toy Story). Mi preoccupa l’ossessione che deriva da certi movimenti che hanno delle fondamenta legittime ma che poi si allargano a macchia d’olio e travolgono tutto al punto di vedere il male anche dove non c’è, oppure di esasperare quella che è una battuta in qualcosa di molto più grande.

E questo si riflette su tutto.
Al punto che o sei schierato da una parte, o dall’altra.
Faccio un personaggio maschile brutale, cattivo, sexy e che scopa con convinzione? Allora sono un’antifemminista che perora la causa maschilista mandando un messaggio sbagliato e pericoloso alle nuove generazioni di donne, rappresentando il genere femminile come asservito al maschio predatore. Ma che cazzo !!!! Volevo solo un maschio strappamutande!

No, non si può più.

Ed ecco fiorire decine, centinaia, migliaia di Ducaconti tutti uguali.
Bellissimi, sexyssimi, intelligentissimi, apparentemente cinici ma in realtà dei pasticcini perennemente in preda alla smania sessuale ma che NON consumano perchè loro non sono delle bestie e non vogliono “macchiare” con il sesso la purezza della pulzella di turno.

E che cazzo! Io cosa me ne faccio di uno che non ha nemmeno le palle di decidere di sedurmi? Soprattutto se il genere Romance si fonda sulla seduzione della giovine inesperta che in realtà è uno zoccolone? Cosa me ne faccio di schiere di uomini tutti buon cuore e rispettabilità? Dove sono finiti i degenerati di una volta?

Dove sono i Sebastian, gli Scorpioni, I dissolutissimi Rohan? Dove?

Seppelliti sotto quintali di perbenismo e pucci-pucci e cuoricini rosa. Che poi il rosa mi piace pure, ma non quello pastello, leggero, quasi bianco. Io voglio il fuxia, quello che ti prende a schiaffi e ti costringe a voltarti per strada, voglio la carnazza. Leggo Romance Storici proprio per la carnazza, gli stivali lucidi e attillati, le crinoline, i corsetti, le scappatelle nei labirinti e nelle serre; leggo Romance Storici per gli slinguazzatori seriali, gli orgasmi multipli e gli uomini “caramella Rossana” e tutto questo mi è stato lentamente tolto in nome della pace dei sensi.

Nel nome della sensibilità, del rispetto, del “non bisogna offendere nessuno” si trovano solo mediocrità e frustrazione. E io sono stufa.

Manca il coraggio di osare di fare qualcosa di diverso, di forte, di politicamente scorretto. Tutto piatto, tutto monocorde, tutto incolore. Al punto che io rileggo la McNaught, che non è nemmeno “la mia scrittrice preferita” solo perchè il suo Jordan Townsende è genuinamente cinico. E questo non va bene. Vuol dire che manca un rinnovamento, manca la volontà di stupire, manca la capacità di prendere un personaggio potenzialmente “negativo” e trasformarlo nell’eroe [A questo proposito si leggano o rileggano Venetia e La pedina scambiata della Heyer per apprezzare come si possa sedurre il lettore senza cazzi giganti, sesso esplicito e con personaggi maschili di dubbia moralità (nel caso del Duca di Avon possiamo parlare tranquillamente di cattiveria e cinismo in egual misura)]. Manca quella capacità di uscire dallo schema restando nello schema che ha reso indimenticabili certe autrici e i loro romanzi.

Capisco anch’io che scrivere coma la Heyer o la Woodiwiss (non la amo in modo particolare ma avercene) sia difficile, ma livellarsi su storie per aspiranti monache 12enni per paura di osare troppo è la morte del Genere.

Per non parlare delle donne… che gira e rigira sembrano sempre più viziate e più sceme.

7 – Il voler piacere a tutti. Capisco che a livello economico funzioni. Un romanzo che ha dentro un po’ di tutto e tutto all’acqua di rose, piacerà ad un maggior numero di persone. Però ha rotto il cazzo. Hanno rotto il cazzo queste trame piatte, con uomini e donne piatti, con situazioni rocambolesche che un po’ fanno ridere, un po’ fanno riflettere, un po’ fanno bagnare (ma davvero poco) e che poi si risolvono a tarallucci e vino.

Figa, potete anche scrivere qualcosa che potrebbe non piacere a tutti e non muore nessuno. Uno lo legge, pensa “fa cagare” e poi passa ad altro. Comprendo il voler fidelizzare ma un po’ di personalità è chiedere troppo?

Evidentemente sì.

E voi cosa ne pensate? Secondo voi, cosa è successo al Romance Storico? Lo sentite anche voi questo vuoto o è solo un problema mio?

Poschina

p.s. Jordan Townsende regala ad Alex “Una serie di orgasmi vibranti” prima di decidersi a venire anche lui. Trovatemene uno nel romance storico attuale che abbia tutte queste attenzioni per la sua donna…. cercatelo e non ci riuscirete. Sapete perchè? Perchè il Jordan moderno non se la scoperebbe nemmeno. O lo farebbe poco e male, o lo farebbe a porta chiusa, lasciando noi lettrici ad immaginare cosa sta succedendo nel talamo, oppure (altra tendenza deplorevole degli ultimi tempi) ci farebbe sospirare con baci e carezze e poi zac! via al capitolo successivo senza nemmeno un accenno di succhiatette o verghe turgide. Nemmeno un “è così grosso che non ci può stare”… niente di niente.

Il Fuorigioco Spiegato alle Ragazze – Miss Black

Gira che ti rigira, nonostante il vento, il freddo e la pioggia, siamo arrivati al 15 maggio….giorno in cui viene rilasciata l’ultima fatica di Miss Black che io ovviamente avevo preordinato e che ho trovato stamattina nella home page del mio kindle pronta per essere letta.

E siccome la delusione ormai attanaglia tutto quello in cui credevo, è un riferimento all’ottava stagione di GoT che a mio parere per certi versi è ormai deragliata in modo irrecuperabile, faccio mia la dichiarazione resa da Wesa* a commento della puntata 8×05 che dice più o meno “E’ l’opera che mi deve conquistare, non sono io che devo compiacerla”, ne farò il mio mantra per le letture a venire e intanto mi accingo a cominciare questa, che spero mi conquisterà.

Ed eccola qui, l’ennesima copertina strappamutande per la quale noi ringraziamo tantissimo la scrittrice e che ci invoglia a scoprire qualcosa di più su questo manzo tatuato e barbuto.

La Trama: Lenny Pirie è una scrittrice impegnata, una giornalista, un’intellettuale. Non ha mai visto una partita di calcio in vita sua e non le interessa fare l’esperienza. Ma per il suo nuovo libro sulle icone inglesi dei tempi moderni deve intervistare il popolarissimo attaccante del Chelsea Byron Kelsey, detto “The Corsair”. Byron parla un inglese quasi incomprensibile alle sue orecchie, segue un regime dietetico folle e si allena un numero spaventoso di ore al giorno. Per il britannico medio rappresenta la perfezione fisica, un mito, un eroe. Per Lenny rappresenta l’incarnazione di una società malata di apparenze.
Ma Byron non è solo uno sportivo viziato e ha delle profondità, e delle asperità, inaspettate. E, cosa ancora più inaspettata, non sembra insensibile al fascino tutto cerebrale di Lenny…

Su Facebook ho definito questo libro una BOOOOOMMMMMBBBAAAAAAAA
E qui lo confermo.

Ho iniziato a leggere Miss Black perchè cercavo racconti erotici per donne, o meglio, racconti erotici che non contenessero solo una concentrazione di scene di sesso esplicito una dietro l’altra senza alcuna connessione, ma che i personaggi avessero anche una personalità, una identità, una storia da raccontare. Piacevolmente impressionata da “Iniziazione al piacere”, ho proseguito leggendo più o meno tutto quello che ha scritto e restandone raramente delusa. Molto raramente a dire il vero.

Questo perchè non c’è libro nel quale i personaggi non siano ben caratterizzati, che siano essi dei giocatori di calcio come in questo caso o dei manager d’assalto come nel caso di Blackwater di “Meglio i Bastardi” o ancora dei criminali fatti e finiti come nel bellissimo “Via dall’Inferno”…per non parlare dei personaggi fantasy…come dimenticare Darien Ashtiaend de “L’imbrogliona”?. E questi sono solo alcuni esempi degli straordinari personaggi maschili creati dalla fervida immaginazione della nostra Miss Black.

E il fatto che siano straordinari non è dovuto tanto al loro aspetto fisico o alla loro capacità di far raggiungere orgasmi spettacolari alle loro compagne (sia chiaro che a me queste peculiarità vanno BENISSIMO) ma quanto al loro essere estremamente umani, a volte feriti, romantici, piacevolmente Alpha, altre stronzi ed apparentemente insensibili ma tutti con il loro bel bagaglio di fragilità e paure, che li discostano da quei modelli di maschi eccessivamente perfetti o peggio, inverosimilmente goffi, che imperano nella letteratura romance moderna e che io detesto con anima, corpo e peli superflui.

Perchè alla fine della fiera a me la perfezione stanca. Mi piace l’imperfezione. La piccola stonatura, il dettaglio fuori posto, la piega sulla tovaglia stirata, la piccola ruga ai lati della bocca, la ciocca di capelli che sfugge allo chignon, la macchia d’inchiostro sulla pagina bianca, il libro dimenticato aperto sul divano….tutti quei piccoli dettagli stonati che rendono reale e concreta un’immagine che sia essa un dipinto, una descrizione in un libro o una fotografia.

Ed oltre al sesso e alla caratterizzazione dei personaggi, ogni libro ha una trama ben definita che affronta un determinato tema. E voi direte….beh…per forza, è un libro.
Col cazzo.

Avete la minima idea di quanti libri non dicano, a conti fatti, una beneamata minchia? Migliaia di parole per non arrivare mai a un dunque, per non comunicare niente, che ti lasciano anche un po’ confusa perchè non capisci mai bene dove l’autore vuole arrivare. Ecco cosa ci propinano oggi molte letture. Il vuoto. E non sono neanche quei vuoti di contenuti ma con un involucro pazzesco che ti fa dimenticare tutto. No, il nulla che avanza. E basta.

Questo rischio, con i libri della Black, non c’è.
I libri di Miss Black hanno sempre una trama ben definita che comincia, si evolve e si conclude. Hanno sempre una logica, una struttura, un contesto e una morale. E non ha paura di esporsi affrontando temi attuali che spaziano dal bodyshaming all’immigrazione.

Nel caso de “Il fuorigioco spiegato alle ragazze” la caratteristica che mi ha letteralmente fatto sburrare è il modo in cui viene usato il lessico.
Dal dizionario: L’insieme degli elementi ( parole e locuzioni ) che in un sistema linguistico danno forma a diversi significati ( nozioni e azioni ), indipendentemente dal fatto di essere raccolto e ordinato.

Lei colta, coltissima e lui l’esatto opposto. E come noterete non ho parlato di intelligenza ma di cultura, due cose complementari ma non necessariamente presenti contemporaneamente in ognuno di noi. Lei parla forbito e lui non la segue. Lei viaggia su un binario lessicale alto, complesso, ricercato mentre lui parla con il tipico slang di Leeds, che io nemmeno sapevo esistesse (gli abitanti di Leeds sono chiamati Loiners, altra cosa imparata in questo libro). Questo enorme gap lessicale va a sottolineare ed enfatizzare la differenza abissale che separa i due protagonisti e va ad aggiungersi a quelle fisiche, culturali, sociali e via dicendo. Questa scelta, di usare il lessico come segno distintivo delle personalità, mi è piaciuto moltissimo perchè prevede un’idea, un ragionamento, uno studio attento. Ci fa capire che c’è un certo tipo di attenzione nei confronti del lettore…ma ne parlerò meglio più avanti….

Come sempre nei libri della Black l’amore alla fine arriva e lo fa inaspettatamente, come un gol al 94esimo per vincere la Champion. Arriva con il suo bagaglio di incertezze, paure, timori, idiosincrasie.

Belle le scene di sesso, come sempre, curate e coinvolgenti.
Interessante anche il plot secondario, se vogliamo chiamarlo così, che riguarda la famiglia di Lenny e che sottolinea ancora più prepotentemente le differenze socio-culturali dei due protagonisti….che poi io voglia tanto diventare come la mamma di Lenny questo è un altro discorso e non credo che a voi interessi approfondire. Tenero all’inverosimile l’affetto che si instaura tra The Corsaire e la suocera, quel bisogno di “materno” che viene finalmente soddisfatto, quel vuoto dato dall’essere rimasto orfano da piccolo che viene colmato da una donna apparentemente cinica che in realtà gronda amore.

I libri di Miss Balck ti entrano dentro e ti conquistano. Non tutti, ok, ma non non siamo mica fan sfegatati e acritici, quindi ci sarà pur quella volta nella quale la comunicazione scrittore-lettore non funziona come dovrebbe. E’ una conquista lenta e studiata, dove i dettagli non sono lasciati al caso ma sono come le briciole di Pollicino che ti portano esattamente dove vuole l’autore. I libri sono brevi e poco pretenziosi ma estremamente curati e ragionati. C’è sempre alla base una ricerca sull’ambiente e sulla psicologia dei personaggi che si vogliono rappresentare, una cura per i piccoli dettagli che vanno dalla descrizione di un appartamento o dell’abbigliamento o al lessico usato (lo si nota in diversi libri e denota un impegno di un certo livello), e anche nel fantasy, nulla è lasciato al caso. Dialoghi compresi, sempre brillanti e “in character”, seri ma mai pedanti, ironici ma non stupidi, a volte drammatici ed altre futili ma mai inutili. Quello MAI.

Ed è questa la carta vincente.
E’ per questo che chi legge un suo libro leggerà anche gli altri, perchè percepisce che chi scrive ci tiene a non arrabattare 4 cazzate per fare cassa ma vuole che il suo prodotto sia buono, che i personaggi e il contesto storico siano credibili, si prepara, legge, si informa, ragiona e poi scrive, grazie a dio.

Poi certo, c’è il sesso. Tanto buon sesso, godurioso, bagnato, ben descritto e coinvolgente. E ci sono dei bei peni. Dei gran bei peni descritti con tutti i sacri crismi e che funzionano a meraviglia, d’altronde ci sono sempre e solo vagine e ani multiorgasmici…e chiariamo….anche questo va benissimo. Chi vuole leggere un erotico con del sesso scadente?

Io No.

Come avrete notato NON ho parlato dei personaggi femminili. Vi basti sapere che io vorrei essere OGNI fottuta donna da lei descritta perchè sono tutte, chi più chi meno, in un modo o nell’altro, delle donne semplicemente straordinarie.

In poche parole

Dedico questo libro a tutte quelle che come me, hanno dovuto cercare alcuni termini  sul dizionario.

Poschina

*Ed ecco per voi il link al canale youtube di Wesa, che non conosco e non mi conosce, al quale ho fregato una frase bellissima espressa in un contesto complesso per farla mia e sminuirla nel qui presente misero blog. Wesa, ti chiedo umilmente perdono ma era troppo bella per non amarla e non copiarla.

 

Dita come farfalle – Rebecca Quasi

Non avevo mai letto nulla di Rebecca Quasi.
Non so perchè, ne parlano tutti bene…anzi, benissimo.
Ma io sono così, i libri mi devono chiamare e alla fine….dopo molto tempo e diversi tentennamenti, questo libro mi ha chiamata ed io ho risposto.

La Trama: Per Lady Caroline Webster, figlia del duca di Clarendon, è naturale sposare per convenienza James Cavendish, duca di Rothsay. E non trova nulla di anormale nemmeno nell’essere del tutto ignorata da lui dopo le nozze. Del resto, unico scopo della loro unione è il mantenimento del casato e il concepimento di un erede, obiettivo che richiede sporadica e taciturna applicazione.
Il tranquillo menage precipita quando, in seguito a un aborto spontaneo, Caroline scopre che suo marito non è l’uomo freddo e posato che si è sforzato di apparire.

Ed ora la parola alla giurata _ SPOILER

Se c’è una cosa che invidio in modo assurdo è la capacità di alcuni autori di avere una scrittura delicata come una piuma. Quelle parole che scorrono soavi una dopo l’altra e che ti fanno pensare che potresti andare avanti a leggere all’infinito. Rebecca Quasi, quantomeno in Dita come farfalle, esercita questo dono in modo esemplare.

E io, in questa leggiadria, ci ho sguazzato alla grande e me la sono goduta virgola dopo virgola. Soprattutto perchè nonostante i toni morbidi ed i colori pastello il libro è di una brutalità disarmante. Dimenticatevi duchi e duchesse che avete letto fino ad ora in queste pagine, scordatevi di trovare quel “ton” sfarzoso e brillante che accompagna balli e cavalcate in riva alla Serpentine, cancellate dalla vostra mente libertini e dissoluti eredi pronti a rinunciare a tutto per una donzella apparentemente docile che in realtà è una manager d’azienda moderna sotto mentite spoglie.

Qui siamo di fronte ad una spietata rappresentazione di quello che erano i rapporti di coppia nell’Inghilterra ottocentesca, Caroline e James si sposano per convenienza, si sposano senza avere alcuna aspettativa da questa unione se non il generare un erede entro tempi brevi. Si sposano senza affetto, senza amore e senza rispetto. Si sposano perchè va fatto e il rispetto delle regole è tutto.

Dal momento della fatidica proposta in poi il libro è pervaso da una sottile e penetrante tristezza che sarebbe in grado di far commuovere una roccia ed è  inutile dirvi che io, afflitta ormai dal gene della commozione spontanea, ho versato qualche timida lacrima. La prima parte della storia si concentra sulla solitudine di una donna che si rende conto di essere completamente indifferente al marito. Sulla lenta ma inesorabile consapevolezza di non valere nulla, di non essere nulla se non un bell’oggetto comprato per decorare ma che non si merita nemmeno l’attenzione di uno sguardo. Da brava futura duchessa, Caroline è tutta compostezza e decoro, impeccabile, altera, posata, controllata, ingabbiata, sola. Ma non sola perchè vuole esserlo, bensì perchè viene costantemente abbandonata.

E questa solitudine, questo abbandono, questa inesorabile tristezza, noi lettori li sentiamo tutti e li viviamo insieme a questa giovane donna alla quale non è mai stato permesso di essere se stessa. Mai. Anzi, alla quale è stato proibito qualsiasi anelito di personalità, tutto deve essere funzionale al ruolo, non devi aspettarti gioia, complicità, amore ma solo doveri, doveri, doveri.

Qualcosa però, ad un certo punto, si incrina e la vera Caroline non riesce più a nascondersi e sboccia dimostrandosi ben poco malleabile, piuttosto risoluta e decisamente cocciuta. Complici di questo cambiamento repentino (ma non eccessivamente, le avvisaglie di questa esplosione vengono seminate per tutto il libro, a partire da piccoli gesti e delicate provocazioni) un aborto spontaneo e la scoperta della doppia vita del marito, che lei credeva un pezzo di ghiaccio incapace di provare sentimenti e che invece scopre essere tutto emozioni e passione.

Il rapporto tra Caroline e James da freddo e asettico si trasforma in un percorso di conoscenza, non sempre facile, non privo di dolore ma che passo dopo passo li porta, nonostante fossero stati educati a reprimere il proprio io, ad uscire allo scoperto con risultati sorprendenti; un inno al seguire se stessi e ad aprirsi al mondo indipendentemente dalle sue regole, anzi…..proprio infrangendole e piegandole al proprio volere.

Ma veniamo ai tasti dolenti…oddio…
Al tasto dolente, che poi non è poi così dolente e non è nemmeno un tasto tanto grosso….facciamo un tastino.
Caroline è quasi priva di difetti: compassionevole, decisa, arguta, forte, bella, sensuale, appassionata, intelligente e chi più ne ha più ne metta. Mi duole ammettere che forse è un pochino troppo. Cocciuta ma in senso positivo, risoluta ma sempre a fin di bene, arpia ma con classe… e che cazzo…solo io sono piena di difetti di vario genere? Uffa.

Ma fossero questi i problemi.
Fossero queste inezie a farmi sbroccare…. no. Non ho sbroccato. Anzi. Mi è proprio piaciuto.
E, mi duole ammetterlo, ho letto forse il più bell’epilogo di sempre.

Tutte voi….e sottolineo tutte, sapete quanto io detesti gli epiloghi e l’interminabile elenco di figli, nipoti, gioie e gaudi vari che hanno riempito la vita dei due stucchevoli sposini….quindi quando arrivata a fine libro ho visto l’epilogo mi sono fatta la Corsica nelle mutande. Già mi preparavo all’ansia generata da puccismi vari, fiorellini rosa, cuoricini rossi e miele grondante dalle pagine ed invece no.

C’è Aaaaaaaaammooooooreeeeeee…. ovviamente eterno e con la A e le altre lettere tutte rigorosamente maiuscole ma c’è anche ironia, c’è l’accenno ad una possibile nuova storia che avrebbe tutte le carte in regola per diventare la mia preferita di sempre e c’è il rammarico che il libro sia finito e il dover lasciare dei personaggi che ti sono rimasti nel cuore.

Per quanto mi riguarda questo libro è promosso e con voti alti. Mi piacerebbe davvero leggere della piccola Emma e del rigido Marchese….chissà, forse….in futuro….magari…..

In poche parole

Avete presente quella pioggerellina impalpabile che sembra non esserci nemmeno e alla fine ti trovi bagnata fradicia? Questo libro è così, comincia in sordina, delicato e fragile e alla fine ti ritrovi pervasa da emozioni ingovernabili che trascendono ogni tuo controllo.

Poschina

Duchesse Disperate – Eloisa James

Alla fine de “I Segreti di Lady X” l’autrice ci spiega che il protagonista era stato parte marginale di alcuni suoi precedenti lavori ed io ho abboccato all’amo come una carpa in una piovigginosa mattina agostana e sono andata a ripescarmi l’intera serie delle Duchesse Disperate scaricata tempo fa e mai letta……. cosa ne penso?

Ed ora la parola alla giurata – Ovviamente spoileroni un po’ ovunque

Il primo libro della serie è “Duchesse disperate” e dovrebbe essere incentrato sulle vicissitudini sentimentali di Lady Roberta e Damon, conte di Gryffyn, ma in realtà è una girandola di nomi, informazioni e incastri che serve solo ad introdurre tutti i personaggi che troveremo nei libri seguenti e soprattutto quelli che secondo me sono coloro che interessano realmente la scrittrice: Il Duca e la Duchessa di Beaumont e LUI, il mio unico interesse: il Duca di Villiers.

Lady Roberta è stufa di vivere isolata con un padre mezzo matto e una cortigiana come matrigna e decide, a seguito di uno scontro con il Duca di Villiers, di essersi innamorata di lui e di volerlo sposare. Egli infatti è freddo, cinico, affascinante e controllato. Tutto caratteristiche che mancano a suo padre e che lei cerca disperatamente in un marito.

Decisa a perseguire lo scopo a tutti i costi, parte per Londra e si fa ospitare dalla cugina di 5° grado Jemma (Duchessa di Beaumont), ma non ha fatto i conti con il cugino Damon il quale, appena la vede, decide di farla sua ad ogni costo.

Ma all’autrice, per gran parte del libro, piace concentrarsi sul triangolo Jemma – Elijah e Villiers. Il fulcro è la sfida a scacchi che Jemma sta affrontando rispettivamente con il marito (per arrivare alla fine a produrre un erede) e con l’ex amico di Elijah, Villiers appunto, per accaparrarsi il letto della duchessa come amante.

Lady Roberta e Gryffyn restano sullo sfondo, slinguazzando ogni giorno un po’ di più, fino ad arrivare alla sensuale partita di quello che oggi sarebbe Strip Poker che si conclude con la perdita dell’innocenza della giovane Lady e che è il preludio del vero Ammmmmoreeeeeeeee che sboccia tra i due i quali, inutile dirlo, convoleranno a giuste nozze e procreeranno come se non ci fosse un domani.

Ho trovato noioso l’inizio e la fine, ma al centro del romanzo la scrittrice dà il massimo  non lasciando un attimo di tregua; dialoghi e situazioni si susseguono senza soluzione di continuità in un turbinio di eventi incalzanti che sono una delizia da leggere con tanto di scene di sesso sufficientemente hot e oggettivamente non patetiche. Damon mi piace molto, amo il suo essere scanzonato e apparentemente indifferente quando in realtà nasconde più di una dote. Mi piace il rapporto con il figlio illegittimo e anche il modo in cui ha gestito la passione per Roberta, prendendosi quello che voleva quando lo voleva.

Al contrario ho trovato piuttosto noioso il secondo libro della serie:

Qui ci concentriamo su Poppy e il Duca di Fletcher.
Innamoratissimi e infelicissimi perchè lei è stata educata da una madre repressa, stronza e manipolatrice, che l’ha convinta che tutto ciò che si fa in camera da letto sia disgustoso, poco dignitoso e da sopportare con stoicismo. Quindi immaginatevi la gioia del sesso tra questi due.

Lui che ce l’ha perennemente durissimo per la moglie e lei che lo schifa e sopporta tutte le “depravazioni” che le impone.

Già una cretina del genere mi da fastidio. Una che sta con un manzo da accoppiamento e che non si fa mettere la lingua in bocca perchè è una cosa disdicevole mi fa venir voglia di prenderla a badilate in testa fino alla sua dipartita. Per poi ovviamente consolare il maritino a suon di linguate sulla verga.

Fatto sta che, non ricordo con quale pretesto, lei lo molla in casa con l’odiosa madre e va a vivere da Jemma. Però lo ama e lui ama lei al punto da volerla a tutti i costi riconquistare. Lei intanto, complice l’assenza della madre, ritrova se stessa (una naturalista, amante della scienza e interessata al mondo in generale) e acquista fiducia in se stessa di pagina in pagina fino ad essere una donna completamente diversa dal manico di scopa che era all’inizio della storia.

Lui intanto medita di farsi un’amante ma poi ci ripensa e comincia a sedurre la mogliettina dicendole che vuole un matrimonio bianco.Finirà a vergate in vagina dalla mattina alla sera fino alla fine dei loro giorni. Amen.

Ma passiamo a qualcosa di più interessante…..

Qui le cose si fanno interessanti. La duchessa di Berrow è vedova, sola, sfigatella e anche un po’ patetica. Una di quelle che è figa ma passa la giornata dicendo con aria mesta “Ah…..sono vecchia, brutta e stanca e nessuno mi caga” perchè ha avuto una vita non propriamente arzilla ed ora langue in campagna indossando orrendi abiti, il tutto fino a quando….

…..Isidore (un’altra duchessa disperata) decide di richiamare il marito sotto il tetto coniugale auto invitandosi nella tenuta di Lord Strange, un oscuro figuro nella cui magione succede apparentemente di tutto (una specie di Esercito Celeste di Stuartiana memoria).

La nostra eroina decide quindi di travestirsi da uomo e godersi un po’ di dissolutezza. Dopo 3 minuti di permanenza in casa di Lord Strange, grazie all’apparenza estremamente femminea, metà degli uomini e metà delle donne se la vorrebbero fare, compreso il padrone di casa che non capisce bene come, ma ha il durello ogni volta che la incrocia per i corridoi.

C’è però un piccolo problema….lui detesta i nobili. Gli fanno proprio schifo e poi ha una specie di Sad Story alle spalle….tra la moglie morta di parto e la sorella perduta e il padre strambo c’è un po’ di tutto ma questo non gli impedisce di essere un personaggio estremamente affascinante con una figlia completamente fuori di testa (che ho adorato) e anche un grandissimo iniziatore al sesso, a giudicare da come svezza quella babbiona di Harriet, la quale dopo anni di matrimonio non sa bene cosa farsene del corpo di un uomo e tutto sommato nemmeno del suo.

In controtendenza rispetto al Romance Medio non abbiamo GI e nemmeno GD e nemmeno gravidanze alla prima scopata, il che mi fa apprezzare moltissimo quel pizzico di realismo in una storia oggettivamente improbabile ma deliziosa, che consiglio di leggere anche separatamente rispetto alla serie, non capirete bene in alcuni momenti di chi o che cosa stanno parlando ma la relazione è godibilissima lo stesso.

Una domanda…. ma nel libro precedente, Strange, non aveva un altro nome? Mi pareva lo chiamassero in altro modo. Ma non chiedetemi quale perchè si sa che non ho memoria per questi dettagli.

Si arriva così al quarto libro, quello incentrato sulla nostra pudicissima e conservatrice Isidore.

Ed eccoci arrivati a lei…. Isidore, sposa dodicenne del Duca di Cosway, il quale dopo aver firmato le carte per procura, se ne va in giro per il mondo sbattendosene della consorte. Lei invece si strugge in attesa, mantenendo intatto l’imene per il suo carissimo marito che le preferisce la lotta con i leoni e la ricerca della sorgente del Nilo Azzurro.

Iddu si scomoda a venire a Londra solo quando viene informato della presenza della consorte a casa Strange….la raccatta e poi le fa un discorso atroce sull’arte di non farsi dominare dalle passioni, dalla rabbia, dalla gioia…sì, insomma….dai sentimenti. Una cosa molto orientale e molto New Age che ovviamente si infrange di fronte al primo millimetro di tetta che vede e al primo inturgidirsi del suo cazzo vergine. Sì, perchè lui a parte menarselo non ha fatto altro. Grazie a dio almeno si è masturbato incessantemente perchè altrimenti avrei abbandonato il libro perchè io detesto anche solo l’idea di un eroe Romance che non sa come usare la sua enorme verga.

Ma….

Ma noi ci subiamo lo stesso il pappone sul controllo di se stessi e via dicendo, il tutto mentre la tenuta di famiglia va in pezzi e la povera Isidore cerca di far capire al marito che le donne devono avere voce in capitolo nel matrimonio perchè non siamo più nel 1700 !!! Ah, no. Quella sono io. Lei è davvero nel Settecento ma non lo sa e si comporta da donna del 1968 che rivendica i suoi diritti.

Questo la dice lunga sulla veridicità storica ma siccome è tutto grazioso, leggero e scorrevole ce lo facciamo andare bene senza fare troppe storie e arriviamo a fine libro quando il demone di rabbia che vive dentro di me non è riuscito a stare tranquillo nella sua tana.

Lei partorisce non uno, non due ma TRE gemelli sanissimi. Due femmine e un maschio (perchè l’erede al ducato ci vuole) e se io penso ad una gravidanza plurigemellare nel 1700 penso alla morte dei bambini e della mamma (sono rare e pericolose oggi nel 2017) e invece lei arriva alla 40esima settimana e tutto va benissimo…..

Non vedo davvero l’esigenza di una scelta letteraria di questo genere se non quella di farmi incazzare a morte quindi, Eolisa, te lo dico con il cuore in mano…. Mavaffanculova!!!!!!

Ed eccoci qui, finalmente concentrati sulla coppia che è il filo conduttore di tutta la serie: Jemma ed Elijah, lui integerrimo Lord impegnato politicamente e lei tipico esponente femminile settecentesco che passa il tempo a pensare a come vestirsi la sera e a come farsi sbavare dietro da ogni uomo sulla faccia della terra.

Anche se poi ci assilla con quanto, in realtà, ami suo marito (che è un gran figo ed ha il cazzo grosso) ma non riesca ad avere con lui un rapporto soddisfacente.

Ma andiamo con ordine. Nove anni prima si sono sposati e poi, un giorno, lei ha avuto la brillantissima idea di piombare in ufficio per fargli una sorpresa (cretina….lo sanno tutti che NON si fa mai. Ognuno al lavoro scopa con chi vuole e quando vuole) e lo trova intento a sbattersi sulla scrivania la sua amante.

Io gli avrei reso la vita impossibile mentre lei, ferita e disperata, fugge a Parigi dove lo aspetta piangendo per tre anni, prima di capire che non sarebbe mai andato a raccattarla e cominciare a darla via (che poi in realtà fa un paio di pessime scopate e basta, quindi è tutto fumo e niente arrosto).

Poi però a lui viene un coccolone e corre, terrorizzato dall’idea di schiattare, a prenderla per portarla in Inghilterra e produrre un erede. Che romanticismoooooooooooooooooo !!!!
E infatti le cose non vanno bene finchè entrambi non capiscono di essere innamorati l’uno dell’altra e cominciano con il corteggiamento che si conclude con la famosissima partita a scacchi, a letto, bendati. E giù di superorgasmoni che piovono come coriandoli a carnevale.

Di scopata in scopata, di giocata a scacchi in giocata, si arriva al tanto agognato test di gravidanza positivo che rende tutti molto felici (loro)…ah, stavo dimenticando che tra un orgasmo e l’altro hanno il tempo di trovare un medico che sta sperimentando i poteri miracolosi della digitale sui probelmi di cuore, quindi il nostro carissimo Elijah, grazie alla nuova cura, può vivere a lungo e procreare come un coniglio lasciato allo sbando.

Ma veniamo al libro clou di tutta la serie….

Eccolo….lui….il libro incentrato sul mio adoratissimo Duca di Villiers. Il cinico, elegantissimo (sia chiaro che a me la moda dell’epoca faceva a dir poco cagare quindi per quanto mi riguarda…elegante un cazzo), sexyssimo e letale Leopold. L’uomo dal quale mi sarei fatta smastruzzare in ogni dove e in ogni come…dalla mattina alla sera e viceversa in un tripudio di orgasmi che mi avrebbero sicuramente resa una specie di plastilina tra le sue sapienti mani.

cmq.

Avendo sparso seme a destra e a sinistra, superata la trentina Leopold si ritrova con ben 6 figli illegittimi. Sei pargoli sparsi per l’Inghilterra che il duca ha intenzione di recuperare e crescere personalmente, sbattendosene di quello che la buona società vorrebbe che facesse e sfidando le convenzioni che vorrebbero i figli illegittimi abbandonati a se stessi.

C’è un probema però….ossia che ha bisogno di una madre per le creature e la scelta deve essere fatta tra Eleanor, figlia del Duca di Montague e Lisette, strana creatura anticonvenzionale (che è un modo fine per dire che è matta come un cavallo), figlia del Duca di Gilner.

La prima ha un piccolissimo difetto, ha ceduto la verginità anni addietro ad un amico di famiglia che poi l’ha mollata per sposare Santamariagoretti Ava (o Ada – non ricordo) e vivere con lei nella rispettabilità, sapendo che la bella, passionale, erotica Eleanor è sempre lì a sbavare per lui. Tra l’altro, il coglione, era uno di quelli che ti scopano ma ti fanno notare che non è mica tanto normale che ti piaccia così tanto….. Un essere spregevole. Ma nonostante ciò lei lo ama e lo anela. Questo fino a che non incontra Villiers e si sente incredibilmente attratta da questa creatura fredda e tenera allo stesso tempo, cinica e istintiva, circondato da un’aura di indifferenza che lei riesce a scalfire grazie all’onestà intellettuale e alla carica erotica che sprigiona.

Entrambi ospiti della apparentemente docile Lisette, finiscono per cedere alla fortissima attrazione reciproca e noi ci troviamo di fronte ad una donna che ama il sesso, che non pretende di essere fragile e indifesa, che ha le palle e che vuole godere di ogni attimo che può passare con Villiers. Dal canto suo Leopold con lei non riesce a mantenere quella maschera di indifferenza che lo ha reso famoso, ma le permette di vedere quello che c’è dietro, ossia un uomo che ha dovuto imparare ad essere freddo e distaccato, un uomo che per anni è rimasto indifferente a tutto e che ora vuole assolutamente rimediare e fare la cosa giusta.

In mezzo a loro una Lisette bipolare che passa dalla tenerezza più assoluta all’isteria più nera nell’arco di 30 secondi. La poverina non ha scampo, sotterrata dal pragmatismo e dalla ferma dolcezza di Eleanor.

Che dire? Per quanto mi riguarda il romanzo migliore, perchè abbiamo visto la maturazione di Villiers dal primo libro ad oggi, lo abbiamo amato, ne abbiamo seguito le gesta e abbiamo tifato per lui. E se lo adoravamo quando era un bastardo indifferente senza scrupoli, figurarsi ora che scopriamo che sotto lo strato di cioccolato fondente, si nasconde una morbida mousse* tutta da assaporare.

Una nota speciale va a Juby, alias  Thorn , che già da piccolo era un’adorabile canaglia e che io ho adorato immediatamente senza remore come fosse il mio piccolo cucciolo smarrito e fortunatamente ritrovato.

Considerazioni sparse

Volendo si possono leggere i libri separatamente, senza doversi sorbire l’intera serie ma io vi consiglio caldamente di leggerli in sequenza perchè in effetti è l’unico modo per apprezzare appieno i personaggi e l’intricata rete di relazioni che li lega.

Prendiamo per esempio Jemma….se si legge solo il libro a lei dedicato, si fatica a capire il percorso che la porta a passare da frivola donna amante dei vestiti a moglie devota e in perenne ansia per la salute del marito.

Oppure come capire le reticenze di Gryffyn nello svelare chi è la madre di suo figlio se non si legge anche l’ultimo libro?

E, last but not least, come capire le scelte di Villiers e la sua straordinaria maturazione, se non seguissimo le sue vicissitudini dal primo all’ultimo libro?

Questa serie non è priva di difetti. Io per esempio trovo che tutti i libri, ultimo escluso, pecchino di una certa noia nella prima parte e di eccessivo puccismo nell’ultima, ma in mezzo sono gioia allo stato puro, scorrevoli, ironici, hot quanto basta e capaci di farti dimenticare le menosità della vita quotidiana. Che cazzo volete di più? Io nulla. Mi va bene così….mi va benissimo così.

Non dimenticate poi lo spin-off su Juby (I segreti di Lady X) che pur essendo più rocambolesco e meno riflessivo, ci offre una finestra piuttosto ampia su quanto il nostro Villiers sia meravigliosamente sexy e arrapante anche over 50 o giù di lì.

In poche parole

Giù le vostre zozze manacce da Villiers. Lui è MIO.

Poschina

p.s.
Facciamo outing. Non solo ho amato Villiers dal primo momento in cui compare all’ultimo, ma ho trovato davvero favoloso il modo in cui l’autrice lo prende per mano e lo porta lentamente a prendere consapevolezza di se stesso, delle sue debolezze e delle sue paure, il modo in cui ce lo fa conoscere pagina dopo pagina, libro dopo libro, fino a quando non è pronto per essere lasciato camminare da solo verso una felicità di cui non sapeva avere tanto bisogno.

L’intera serie, per quanto mi riguarda, è scritta per lui ed è uno di quei personaggi che non dimenticherò facilmente. Un personaggio completo, sfaccettato e davvero interessante. Bellissimo anche il racconto della sua infanzia e di come lo abbia influenzato per gran parte della vita, senza che lui ne fosse mai pienamente consapevole.

p.p.s : Sciroppatevela tutta, prendendo appunti e annotando gli incroci relazionali perchè è fondamentale, lasciatevi trasportare dalle storie e se come me detestate gli scacchi, ignorate con grazia tutti i riferimenti specifici a mosse e partite, anche perchè tanto non ci capireste un cazzo.

Le età di Lulù – Almudena Grandes

C’è sempre quel libro che avresti voluto leggere e che non hai mai letto, non sai bene perchè ma è rimasto lì, anni ed anni, passando di Wishlist in Wishlist finchè un giorno, senza alcuna ragione apparente, hai deciso di acquistarlo e cominciare a leggerlo.
Di solito diventerà il Libro illuminante della tua personalissima stagione letteraria perchè per quanto mi riguarda, i libri sono come l’Anello di Sauron, hanno un proprio volere ed esercitano il loro potere a piacimento.

La Trama: Per Lulù, protagonista di questa storia, l’erotismo ha i caratteri di un’ossessione, di un richiamo ineludibile che induce a sperimentare le più estreme forme di trasgressione: conseguenza paradossale di una prima, violenta e tenera esperienza avuta a quindici anni con Pablo, amico di famiglia di dodici anni più vecchio di lei, e del loro rapporto, coltivato nella lontananza fino a ritrovarsi e a sposarsi. Ma è, il loro, un rapporto fondato sul libertinaggio: scelta eversiva per Pablo, intellettuale d’opposizione nella Spagna franchista, condanna irredimibile per la sua moglie bambina, costretta nel ruolo di «agnellino bianco con il fiocco rosa».

Ed ora la parola alla giurata

Trascinante.
Se dovessi descrivere questo libro con una sola parola userei trascinante. Una scrittura scorrevolissima, intelligente, bella. Una scrittura che deprime la mia parte più intima, quella che vorrebbe ma non può, che si rende conto che nonostante gli sforzi non potrà mai scrivere così, essere in grado di trasmettere le emozioni in modo tanto deciso e chiaro da portare il lettore a vivere le pagine e non solo a leggerle.

Ed oltre alla scrittura, mi mancherebbe comunque la Storia da scrivere. In questo caso la discesa agli inferi di Lulù, ragazzina sgraziata e un po’ perversa che viene iniziata al sesso dall’unico vero amore della sua vita e poi lasciata allo sbando di una ricerca ossessiva dell’eros, dei corpi, del sentire, dell’appartenere a qualcuno, qualcosa. Figlia di una famiglia talmente numerosa da non avere tempo da dedicarle (“Tu sei forte, te la poi cavare da sola” le dice una colpevolissima madre), ha come unico punto saldo dell’esistenza Pablo, amico del fratello, attivista politico, poeta.

Lulù è giovane, bella, attratta dal sesso come una falena dalla luce di una candela. E Pablo non resiste, non può resistere all’adolescente Lulù, a quella bambina appena cresciuta che lo eccita e sulla quale ha fantasticato da sempre, una quasi sorella erotica e tentatrice, pronta per essere colta dall’albero dell’innocenza.

Pablo non chiede, pretende.
Pablo è la tentazione, l’amore idealizzato, il perno di una bussola impazzita che non indica la strada da seguire ma un crocevia di esperienze, di perversioni, di esperienze che spesso lasciano Lulù disorientata e con un senso di vuoto incolmabile. Quel vuoto che ha da sempre, poco importa se sia dovuto all’assenza di una famiglia troppo numerosa e troppo poco attenta o se dipende soltanto da lei, è un vuoto che solo Pablo, certe volte, può colmare.

E’ un vuoto che accompagna quasi tutte le sue esperienze sessuali, quasi fosse una colpa avere delle fantasie e cercare di realizzarle, spingersi verso il limite, sfiorarlo e poi tirarsi indietro.

E’ un rapporto strano quello tra Lulù e Pablo, due organi saprofiti che dipendono l’uno dall’altra senza mai avere il coraggio di ammetterlo, ma spingendosi a vicenda verso il baratro, verso la ricerca di qualcosa che metta a tacere quella smania di sesso e di gioco perverso che è parte della loro natura.

Indubbiamente è un libro erotico, crudo, passionale e terribilmente realistico, ambientato in una Spagna tardo franchista poco sfavillante e piuttosto deprimente, con il degrado in bella vista e costellata di personaggi ambigui e immorali, vittime dell’avidità o di se stessi. Non ultimo Ely, il transessuale che accompagna Lulù in alcune sue avventure, un personaggio intenso e interessante, parte di una fauna che spesso si preferisce nascondere che mostrare. Un racconto con bagagli psicologici pesantissimi e complessi, che non si possono analizzare in poche righe e che sarebbe superficiale accennare soltanto.

Questo splendido libro prende la polvere che di solito si nasconde sotto il tappeto e la analizza; ricerca di piacere, di estremo, di limiti, di passione. La ricerca di Lulù per un piacere sempre diverso, sempre più estremo, sempre più pericoloso appaga la nostra voglia di trasgressione, per questo seguiamo passo passo questa ragazzina farsi donna e lasciarsi andare alle esperienze più variegate, a volte degradanti, altre profondamente appaganti.

Una ricerca che diventa sempre più ossessiva, morbosa, fino a quando il limite non viene superato, fino a quando ormai è troppo tardi e non resta altro se non la consapevolezza di non poter più tornare indietro; fino al rendersi conto che in fondo l’unica cosa che conta è un abbraccio carico di tenerezza straziante.

Due parole sul sesso.
Questo libro gronda sesso da ogni angolo, sesso sporco, grezzo, a volte violento, altre anestetizzato, sesso parlato, fatto, idealizzato, fantasticato. Sesso in ogni salsa e le descrizioni sono dettagliate e particolareggiate, non c’è nulla di edulcorato, nulla che riporti la mente ad un romanticismo spiccio. Ci sono corpi che sudano, che si aprono, che si feriscono, che si bagnano. Il tutto mostrato senza ostentazione nè vergogna. Ma anche senza alcuna clemenza.

Su tutto, ma soprattutto su Pablo e Lulù, una dolcezza triste e consapevole, una sorta di malinconia per qualcosa che avrebbe potuto essere e non sarà mai. Un’inquietudine fatta di sentimenti repressi, di incesti, di non detti, di amore brutalizzato, incompreso, abortito.

Un amore distorto, analfabeta, che parla attraverso il martirio dei corpi; un Pablo dominante e decadente più per ideologia che per indole ed una Lulù eterna bambina bisognosa di affidarsi ad un uomo che è sì compagno, ma anche padre, per non finire vittima di se stessa. Una storia d’amore malata, brutta, fastidiosa e assolutamente irresistibile.

Che dire?
Chapeau!

In poche parole

Bello….. bello in modo assurdo.

Poschina

Da leggere a quindici anni, per viverlo in spensieratezza e a 35 per godere appieno il bagaglio psicologico dei personaggi. Ma soprattutto da regalare ad una donna alla quale volete davvero tanto bene.

Madeline Hunter – The Seducers Serie

Oddio.
Non so nemmeno da dove cominciare.
Uno l’ho letto qualche tempo fa e mi è piaciuto assai, gli altri li sto comprando, me ne manca uno e intanto leggo quelli che ho, così…un po’ alla cazzo, tanto si possono leggere separatamente senza perdersi nulla di fondamentale.

Vi parlerei un pochino di “Il Tutore” che in inglese ha, inutile dirlo, un titolo molto più azzeccato [The Saint] anche perchè per tutto il cazzo di libro è così che viene soprannominato dai fratelli e anche da qualche amico il protagonista. Quindi mi chiedo di nuovo…. perchè? Figa, non è difficile.
Cmq.

In breve è la storia torbida e sessuale che si innesca tra il bel Vergil (lo abbiamo conosciuto come uno dei corteggiatori di Diane nello scorso libro e anche come aspirante amico di Daniel nonchè membro del club dei duellanti) e la stupidissima e cretinissima Bianca Kenwood, giovane americana che sbarca nella nostra adoratissima Inghilterra per cercare di fare carriera come cantante lirica e, cosa forse più importante, per ereditare una fraccata di soldi dal nonno vecchio e stronzo che si è levato dalle palle giusto in tempo, ma che l’ha lasciata tra le sapientissime mani di Duclairc, il suo giovane, bellissimo, freddissimo, sexyssimo tutore.

Su di lui nulla da dire. Un bel personaggio maschile giustamente sfaccettato, con i suoi bei problemi da risolvere, ovviamente intelligentissimo con un bel viso, un bel corpo, fantastici occhi azzurri e mani che ti fanno orgasmare solo a guardarle figurarsi quando ti toccano.

Ma lei. Con lei non ci siamo proprio. Ne sarebbe bastata la metà per avere un personaggio giustamente spumeggiante e ribelle e alla disperata ricerca della propria affermazione senza farla diventare una grandissima testa di cazzo sconsiderata e fastidiosa. Ha ragione Dante: America, riprenditela. Il problema è che a livello teorico lo scontro tra un Vergil rigido e controllatissimo e una specie di bomba perennemente innescata funziona, ma l’ansia da esagerazione prende un po’ troppo la mano alla nostra Madeline  e ne esce un personaggio quasi macchiettistico nel suo insistere a tutti i costi con un idiota quanto irrealizzabile piano per fuggire dal tutore e fare la tanto agognata carriera da soprano o quel cazzo che è, da risultare irrealistico e più che altro seccante.

Poi certo, lui in realtà se la vorrebbe fare avidamente praticamente da subito mentre lei lo vorrebbe spogliare a furia di arie cantate a squarciagola e alla fin della fiera a letto ci finiscono più e più volte e, capiamoci, io a Vergil l’avrei data più che volentieri quindi la stronzetta la capisco benissimo. Ci sono anche un mistero da risolvere e uno stronzo che è davvero stronzo quindi è soddisfatta anche la parte un po’ meno romance e più pratica.

Ma veniamo al grande scandalo e qui c’è lo Spoilerone degli Spoileroni. Finalmente i due si possono amare liberamente e come decidono di passare il tempo dopo che sono appena scampati alla morte? Scopando come ricci, inutile a dirsi.
Ma lo fanno su una scogliera e mentre lei canta un’aria di Rossini.
Giuro.
E qui dico un grande, urlato (anzi, sbraitato) NO. NON SI PUO’ SENTIRE. Come minchia fai a ciulare cantando Rossini? NO. NO. NO e NO.
E lo dico agitando testa, mani e piedi come fa uno dei Twins quando non vuole fare qualcosa e cerca di farmelo capire in ogni modo.

Autogol, rigore sbagliato a porta vuota, chiamatelo come volete ma per me resta l’epic fail delle scopate. Voto alla scopata: inqualificabile.

Voto al libro in generale 7,5 perchè Vergil mi piaceva assai già nel libro precedente ed ora la sua presunta santità buttata nel cesso mi fa capire che ci avevo visto giusto. Avercene di Santi così.

Ma passiamo al prossimo

Come potete vedere siamo sempre nell’ambito delle copertine di un certo livello.  E siamo sempre nell’ambito di quegli uomini che noi donne vorremmo tanto incontrare. Quelli bellissimi, intelligentissimi, sexy, forti, dispotici ma con moderazione, sempre e costantemente vogliosi di riempirci con la loro ingombrante verga e soprattutto che non si scazzano di aver a fianco una donna perennemente mestruata.

Mi spiego meglio. Adrian terzogenito illegittimo e malcagato dal padre, viene spedito in Francia a recuperare Sophia, figlia fuggitiva del Duca di Everdon recentemente deceduto, e si trova di fronte ad una donna ribelle, ostinata, fragile, traumatizzata dal passato, sola, testarda e incline alla fuga. Qualsiasi uomo di mia conoscenza, di fronte a questa donna onestamente insopportabile, sarebbe fuggito all’urlo di “Vaffanculo, stronza” e invece lui no.

Lui la donna perennemente mestruata la sa gestire, anzi, in fondo in fondo lo eccita. Più o meno come domare una cavalla (e giuro che il paragone non viene dalla mia testolina ma da quella dell’autrice). E come puoi domare una donna perennemente sull’orlo della ribellione, recalcitrante in tutto e odiosamente cocciuta? Con la Slinguazzata.

Adrian appartiene a quella sparuta legione di slinguazzatori da Romance che io apprezzo moltissimo. Di sesso poco (purtroppo) ma di incroci di lingue invece ce ne sono a sufficienza. Quello che lo rende a tutti gli effetti Lo Slinguazzatore con la L e la S maiuscola però è il bacio di pagina 187 [Sì, ho fatto l’orecchio alla pagina e me ne vanto], quel bacio lento, profondo, sensuale e sessuale che riempie me, donna del 21 secolo, di gioia e giubilo per questa meravigliosa pratica ormai sempre più dimenticata.

Tra l’altro, la donna perennemente in premestruo sopra citata, è invischiata in una delicatissima posizione politica che potrebbe mettere in crisi la cara, vecchia istituzione Inglese, quindi c’è anche un po’ di vera storia  su quelle che furono, a cavallo degli anni 30 dell’ottocento, delle vere e proprie rivolte del popolaccio che cercava di innalzarsi dal fango.

Ma a noi non interessa, ci interessa di più la meticolosità con cui il nostro Adrian usa la sua meravigliosa verga e su come a suon di Vergate in Vagina riesca ad ammorbidire Miss Premestruo fino a farla diventare una persona quasi normale [da qui il detto “le ci vorrebbe il manico” tutte le volte che si è in presenza di una donna particolarmente cagacazzo].
Seguono puccismo semigratuito e una meravigliosa (si vede che mi sono ammorbidità con la maternità come la mitica Miranda Bailey di Greysanatomyttiana memoria) dichiarazione di volere una famiglia che mi ha davvero fatto amare questo grandissimo figaccione moro con occhi scuri, cazzo grosso e mente aperta, tanto da farmi soprassedere sulle eccessive menate della nostra eroina Sophia e i suoi crolli ogni qualvolta si accennava al tristerrimo passato che la riguardava.

Voto 7,5 perchè io di uno che mantiene la calma mentre sono in PMS ne ho davvero tanto bisogno.

Mentre attendo che mi spediscano “Un matrimonio di convenienza” e lo Spin off “Peccati”, mi sono portata avanti leggendo l’ultimo libro della serie: “Dimmi che mi Ami”

Julian Hampton è il classico uomo che nella vita reale non esiste. Non che gli altri uomini della serie popolino realmente il nostro meraviglioso pianeta, ma qui siamo oltre la fantasia. Egli è infatti innamorato della nostra sfigatissima Penelope da una vita. Da quando giocavano da ragazzini nella smisurata tenuta dei Duclairc e lui inventava mirabolanti avventure che si concludevano sempre e inevitabilmente con il salvataggio di Penelope dalla torre diroccata in un tripudio di lotte con spade di legno.

Julian si innamora, scrive migliaia di lettere e poesie che non spedisce e non rende pubbliche e aspetta nell’ombra che qualcosa cambi, con il passare degli anni diventa il punto di riferimento della nostra eroina per ogni suo fottutissimo problema.
Lui c’è.
Sempre.
Il marito di Pen è una merda? Lui la aiuta a fuggire.
Il nuovo amante di Pen è un traditore merdosissimo? Lui la protegge.

Avrebbero dovuto intitolare questo libro “Devozione” perchè in effetti di questo si tratta, della devozione che Julian dimostra nei confronti di Penelope, una devozione completa, che va oltre la sofferenza, oltre ogni dubbio. Lui la ama incondizionatamente ed è disposto a tutto pur di vederla felice e serena.

E anche in questo romanzo, per quel che mi riguarda, siamo di fronte ad un bellissimo personaggio maschile ricco di sfumature, non banale e per certi versi piuttosto complesso, al quale è contrapposto un personaggio femminile che un pochino stona, soprattutto nel suo tentativo di “proteggersi da sola” che risulta, di fronte alla minaccia che incombe, un tantino fuori luogo, soprattutto da una donna che per anni si è appoggiata a Julian senza farsi poi troppo scrupoli.

Di nuovo ci troviamo al cospetto di  una caratteristica comune agli altri romanzi (primo escluso) ossia la presenza di un uomo deciso e convinto dei suoi sentimenti, in contrapposizione ad una donna che sembra non rendersi conto dei suoi.

Julian è brace che cova. Apparentemente freddo e invulnerabile è in realtà un fuoco caldo e avvolgente capace di scaldare anche i cuori più freddi e le vagine più reticenti. A me mi piace assai. Mi piace che sia un uomo d’azione senza essere un libertino conclamato, mi piace che sia discreto e affidabile, mi piace la sua determinazione e apprezzo moltissimo la devozione che sfiora l’autoflagellazione. Adoro i suoi sentimenti contrastanti, il tentativo di ribellarsi a questo amore non corrisposto e l’accettare l’inevitabile; lui ha amato e amerà sempre e solo Penelope.

Beata lei.

Voto 8 perchè uno che sa scrivere bene tanto da commuovere un’ intera platea merita tutto il mio rispetto di donna per la quale Nessuno ha mai scritto una beneamata sega.

Visto che ero già in possesso dell’ultimo Spin Off della serie me lo sono gustato nello scorso week end.

Prendiamoci 2 minuti per guardare bene la copertina. Osservate lei. Osservate quanto è storto il suo viso. Poi osservate bene lui, prendete una bacinella e vomitate liberamente. Fatto? Ottimo. Bravi. Perchè prima di poter leggere questo libro bisogna assimilare l’orrore della copertina. Assimilarla ed espellerla perchè il contenuto è fottutamente bello e intenso e banalizzarlo con una copertina di merda è, in effetti, estremamente offensivo.

Che dire di Charlotte e Nathaniel?

Lei è l’ultima sorella del clan Ducliairc, lui è il quinto figlio di una famiglia nobile e di lavoro difende i poveracci accusati di omicidio, lo conosciamo perchè in “Dimmi che mi Ami” difende Julian dall’accusa di omicidio.
Quello che ancora non sapevamo è che questo bellissimo ragazzone biondo con occhi scuri e fisico alla David Gandy è anche un grandissimo scopatore, sensibile, onesto, leale, che fa dell’onore e della giustizia i capisaldi della sua vita.

Charlotte invece è la vedova di un barone ed ha passato la vita cercando la tranquillità domestica e la rassicurante presenza di un uomo noioso, visto che la sua famiglia è piuttosto originale e restia a piegarsi alle convenzioni.

Cmq. Charlotte e Nathaniel si detestano, ogni volta che si vedono litigano, si punzecchiano, si scambiano sguardi di fuoco e questo può voler dire solo una cosa, avranno un’intesa sessuale straordinaria. Ed infatti, complice un’orgia in maschera, passano quei 15 minuti di passione rivelatrice solo che lei sa chi è lui, mentre lui non sa chi è lei.

Fortuna vuole che un giorno si trovino nella di lui casa e finiscano a fare petting spinto sul divano e lui cominci ad avere dei dubbi.

Tra questo punto e il finale con gravidanza alla prima botta (zio caro Madeline non te lo perdonerò MAI) abbiamo un mezzo pieno di impegno civile per i diritti della donna, un figlio illegittimo/legittimo da proteggere, un omicidio e tanto, tanto sesso.

Qui entrambi i personaggi sono interessanti, di lei mi è piaciuta tutta l’introspezione sull’essere spenti e in stato vegetativo per la paura di provare qualcosa, una sensazione che ho conosciuto talmente bene da averne fatto il mio marchio di fabbrica per anni, di lui ho apprezzato l’essere deciso e sicuro, convinto delle sue idee e disposto a fare un passo indietro per non distruggere la sua amata Charlotte.

Forse un filino più debole degli altri della serie ma chiariamo che è un debole che per essere raggiunto dalla maggior parte dei libri che ho letto nell’ultimo anno dovrebbe sedersi, prendere un caffè, due pasticcini, una cioccolata con panna e farsi un pisolino di 10 ore.

Ecco poi forse un pochino il finale con tanto di pseudoadozioni, Gravidanze Miracolose e pucci pucci trallallà un po’ mi ha infastidita, ma non tanto da precludere un bel 7,5 come voto perchè bisogna premiare anche la capacità di un libro di farsi leggere in poche ore e la fotta che mette al lettore per la curiosità di sapere “cosa succederà dopo”.

Ed eccomi qui, complice la Pasqua mi sono letta “Matrimonio di interesse”, l’ultimo libro che mi mancava della serie e che riguarda il bellissimo Dante Duclairc e la dolce, eterea, asessuata Fleur.

Copertina di livello come le altre. Meno male perchè ne avevamo tutti bisogno.

Cmq…. Dante mi è sempre piaciuto un botto, sin da quando si è rifiutato di insistere nel corteggiamento di Bianca capendo dopo 5 minuti in sua compagnia che era una cretina della peggior specie, e mi piace ancora di più oggi che lo vedo devoto alla dolce, piccola, virginale Fleur…che poi virginale una sega ma fa niente…ci stava bene.

Una sera, mentre è nascosto nella sua magione nelle sperdute campagne inglesi, spara a quello che crede essere un contadino sovversivo, che si rivela invece essere la ex fidanzata del fratello Fleur; gran figa frigida che da tempo viveva nel continente.

Lui ha bisogno di soldi, lei di un marito che le permetta di andare avanti con un fantomatico progetto del quale al momento non si sa un cazzo ma che il patrigno vuole impedire a tutti i costi, decidono quindi di sposarsi ma a una condizione. Niente sesso perchè a lei la cosa non garba affatto.

Inutile dire che lui dice di sì ma si è già innAmorato perdutamente di questa donna che non gliela vuole dare ed è decisissimo a prenderla ad ogni costo, quindi parte un corteggiamento a base di strusciamenti, toccate e fuga, scapezzolamenti e orgasmi trattenuti. Perchè lui invece di stancarsi dopo due giorni delle reticenze della moglie, si innamora ad ogni rifiuto un pochino di più. [Applausi per la fantasia al potere]

Ergo, io non ho mai capito un cazzo. Io a uno come Dante, bello, esperto e grandissimo sditalinatore, l’avrei data prima ancora che me la chiedesse. Ed infatti mi avrebbe ignorata come una cacca di mucca in un prato trentino.

Anche qui abbonda la parte mistery, il patrigno la vuol far dichiarare incapace di intendere e di volere, qualcuno trama affinchè il Progetto non veda mai la luce ed entrambi vengono feriti prima della fine del libro.

Lieto fine dietro l’angolo con anche qualche puccismo stranamente gradito e la dimostrazione che al mondo non esistono solo donne sceme, ipermestruate o vittimizzate, ma anche donne con il senso degli affari, intelligenti e progressiste.

Avevo enormi aspettative su questo libro che però, un pochino, mi ha delusa. Dante rispetto agli altri maschi Alpha della serie è quello meno interessante. E’ semplicemente il classico libertino ravveduto che abbiamo visto e stravisto almeno un migliaio di volte, mentre è Fleur il personaggio più interessante e approfondito del libro. Le sue paure e le fobie riguardo al sesso hanno una ragione ben precisa che le rendono meno sega mentale di quanto potrebbe sembrare appena la conosciamo.

Come al solito la Hunter scrive bene, approfondisce e non banalizza mai quindi questo libro, pur non raggiungendo lo splendore di quelli precedentemente letti, si becca un bel 7 strameritato.

Finalmente è arrivato anche lui, Peccati, il primo Spin-off incentrato sulla redenzione spiritual sessuale di McLean.

Ewan McLean ha un solo credo nella vita: il piacere. Per questo organizza orge stratosferiche e colleziona oggetti d’arte di dubbia morale. E’ un figodiddio e ha un’esperienza sessuale che Rocco Siffredi spostati che non sei nessuno. Della sua mania di collezionare stampe potrebbe anche fottercene sega se non fosse che è un po’ la prima tavoletta di un domino che cadendo da il via al crollo di tutte le altre.

Immaginiamoci questo bel giovine intento ad organizzare l’ennesima orgia quando gli piomba addosso, a seguito della morte dello zio e dei cugini, il titolone di conte corredato dalla promessa di occuparsi di una famiglia che il vecchiaccio ha fatto cadere in disgrazia. Che fare? Ovviamente si segue il mantra “dovere…dovere….dovere” e si va nelle Highlands ad aiutare la famiglia in difficoltà.

Invece di trovarsi di fronte ad una povera famiglia bisognosa d’affetto e di soldi, si trova a gestire 4 sorelle una più strana dell’altra: Bride, Joan, Anne e Mary. L’ultima è uno zoccolone pronto ad esplodere, Anne è fuori come un balcone e vive nel suo mondo segreto, Joan e Bride (se escludiamo che sono delle falsarie [a scopo benefico, ovviamente]) sono le più normali anche se una (Joan) ama vestirsi da uomo e va a caccia a mani nude e l’altra spara come una pazza ed ha una spiccatissima predisposizione per la lascivia.

Indovinate con chi si accoppierà il mio adoratissimo Ewan?
Bravi, con Bride. La quale prova a resistergli in ogni modo, ma ogni volta che lui la tocca si bagna che manco le cascate del Niagara quindi la tentata resistenza dura pochissimo e poi sono solo orgasmi multipli ogni volta che si vedono.

Ah, dimenticavo….lui è incaricato di ricercare per il governo la banda di falsari che stanno smerciando banconote e indovinate di chi sono le lastre con le quali stampano i falsi? Esattamente…. di Bride.

Ma lei non finirà certo in galera, ma piuttosto nel letto di uno degli scopatori più bravi, attenti e performanti della sua epoca. Che sfiga.

Che dire? A me è piaciuto. Si legge bene, i personaggi ci stanno dentro, c’è anche un po’ di teoria dell’arte litografica/serigrafica quindi non solo cazzi. Ma quando si parla di cazzi sono sempre di un certo spessore, quindi 7,5 ad Ewan e alla sua sposa scozzese perchè vanno bene le critiche ma di multiorgasmi così, avercene.

Momento peso.

Ciascuno di questi libri affronta in qualche modo il tema della schiavitù, sia essa quella di una moglie/oggetto del marito o sia la schiavitù di esseri umani e il loro commercio. La Hunter non fa diventare preponderante il tema dei diritti civili, ma permea ogni libro di ideali di giustizia e senso dell’onore. Gli uomini descritti sono tutti estremamente leali, forti, giusti e onesti e soprattutto particolarmente indulgenti nei confronti dei diritti delle donne.Le quali, anche se un po’ cretine o in perenne PMS hanno quella vena di ribellione/sentimento civile che prelude al movimento delle suffragette che in Inghilterra nacque proprio intorno agli anni 30 dell’ottocento.

Che dire? Leggete, leggete, leggete.
Vi innamorerete, sospirerete, rifletterete e vi innervosirete anche, ma ne vale fottutamente la pena.

In poche parole

La serie che vorreste non finisse mai

Poschina

p.s. Siccome io vi voglio bene ecco i titoli della versione originale rigorosamente in ordine di pubblicazione:
– The Seducer [Per vendetta o per Amore]
– The Saint [Il Tutore]
– The Charmer [Appuntamento Fatale]
– The Sinner [Un matrimonio di Interesse]
– The Romantic [Dimmi che mi Ami]
– Lord of Sin [Peccati]
– Lady of Sin [Dama del Peccato]

Audacia – Amanda Quick

Cominciamo con l’essere onesti.
Io non sono una scrittrice, quindi qualcuno di voi potrebbe obiettare che non ho alcun diritto di sputare su questo libro.
Tuttavia, non bisogna essere un cuoco per capire se un piatto è cotto bene o male, troppo salato, insipido oppure, semplicemente, disgustoso.
Quindi ho deciso di non concentrarmi troppo sulla recensione del libro in sè, ma piuttosto di prenderlo come esempio di pessima scrittura ed usarlo come monito per le future scrittrici.

audacia

La Trama: Prudence Merryweather sa bene che una ragazza non dovrebbe piombare nella stanza di un uomo in piena notte. Ma è l’unico modo per convincere il famigerato conte di Angelstone a risparmiare la vita di suo fratello. Ed è così che, alle tre del mattino, Prudence si trova di fronte al misterioso conte Sebastian. E le prime luci dell’alba la vedranno tra le sue braccia, riscaldata dal calore dei suoi baci ardenti…

Ed ora la parola alla giurata

L’unica cosa che funziona in questo libro sono le prime 4 pagine, poi il tutto degenera in un miscuglio di invenzioni storiche, spiritismo, spionaggio, morti misteriose, amore stucchevolmente spicciolo e altre fastidiosità che mi sono persa per strada.

Il nostro eroe, che ricordiamocelo tutti, dovrebbe essere una specie di degenerato senza cuore, diventa in un batter d’occhio una specie di cagnolino scodinzolante irritante e innamorato, che mi ha fatto venire una specie di eritema solare sulle braccia ogni volta che toccavo il kindle. Giuro. Appena cominciavo a leggere partiva il prurito, alla fine ho dedotto che lo sputtanamento del suo personaggio era la causa di tutti i miei problemi eritematici. Terminato il libro, sparito il prurito. Un caso? Credo proprio di no.

Prudence dal canto suo è una specie di genietto che conquista immediatamente il cuore e l’uccello di quello che dovrebbe essere l’eroe. Per essere ambientato in un periodo storico nel quale le donne praticamente contavano meno di zero, lei ha una libertà di azione e parola che farebbe invidia ad una ventenne di oggi. Oltretutto indaga su fenomeni paranormali, coadiuva Sebastian nelle sue indagini e, inutile a dirsi, risolve ogni caso brillantemente diventando una specie di eroina a tutto tondo.

La odio.

Il turbinio di eventi è trattato superficialmente, i personaggi principali sono caratterizzati male, la maggior parte di quelli secondari appare e scompare a piacimento, senza una logica. E poi è scritto con uno stile privo di profondità che non è riuscito a conquistarmi per niente.

Non mi nascondo dietro un dito, ho letto tanti libri tutto sommato insulsi, con storie al limite del verosimile, svarioni storici, personaggi completamente irrealistici eppure scritti con brio, o con ironia, oppure semplicemente così bene da farmi sorvolare su tutto il resto, ma purtroppo qui siamo mille miglia lontani da tutto questo. Qui ci sono solo un’accozzaglia di idee potenzialmente vincenti ma sviluppate malissimo, contornate da un’ironia di fondo che non ho nemmeno capito se fosse voluta o meno.

Se fosse per me prenderei questo libro e lo farei leggere a forza a tutte quelle donne che ambiscono a diventare scrittrici Romance, per sottolineare impietosamente tutto quello che non funziona, che stona, che infastidisce il lettore, tutte quelle trappole nelle quali la scrittrice si è infilata per non riuscire più ad uscirne. E sinceramente è un gran peccato perchè l’inizio è convincente, la storia della donna sparita/morta poteva dare almeno un milione di spunti di riflessione e potenzialmente l’originalità di Prudence e la freddezza di Sebastian avrebbero potuto essere le carte vincenti di questo romanzo, invece tutte le cose interessanti vengono messe da parte in funzione delle banalità e situazioni assurde completamente gratuite.

Invito caldamente chi di voi abbia velleità letterarie a leggere questo libro e a farne tesoro. Secondo me è più utile di mille corsi di scrittura creativa. Basterebbe intitolarlo “cosa non fare quando si scrive un romance” e sarebbe una guida perfetta.

In poche parole

Forse l’audacia a cui fanno riferimento è quella che ha avuto l’editore nel decidere di pubblicarlo.

Poschina

Atlas Shrugged – Ayn Rand

Questo è Il Libro con la “I” e la “L” maiuscole, ma io non sono qui a farne una recensione seria, controllata, noiosamente politica. No. Oggi ho deciso che ve ne parlerò in modo completamente diverso. Non cercherò di convincervi che sia un testo meraviglioso, non cercherò di farvi innamorare di Dagny, bensì vi spiegherò perchè Hank Rearden è a tutti gli effetti l’uomo del trittico di Dagny che preferisco.
Perchè vanno bene la politica, la filosofia, il rigore morale e via dicendo, ma qui, oggi, parleremo principalmente di carnazza.

atlas

La Trama: Questo romanzo riassume l’etica oggettivista di Ayn Rand, fondata sulla difesa del capitalismo, della ragione e dell’individualismo. La vicenda della compagnia ferroviaria Taggart Transcontinental si incrocia con quella della nazione americana, la cui politica dirigista ne sta provocando il collasso. Hank Rearden, inventore di una speciale lega metallica, e Dagny Taggart, mente direttiva della Taggart, si persuadono dell’impossibilità di redimere un mondo che rifiuta la ragione quale mezzo di sopravvivenza e di progresso e decidono di aderire allo sciopero dei cervelli. Francisco D’Anconia e Ragnar Danneskjöld sposano il progetto di John Galt che vuole impedire lo sfruttamento delle menti produttive riunendole in una località inaccessibile. Ma John dovrà affrontare un’avventura che tenterà di sopraffarlo, alle prese con individui spietati che cercheranno anche di corromperlo.

Ed ora la parola alla giurata

Primo: nel resto del mondo viene venduto in un unico tomo da circa 1200 pagine. Qui in Italy, il paese del bengodi, viene venduto in 3 tomi dal costo spropositato di 16 € l’uno. Ladri di merda. Cmq. sappiate che vale ogni centesimo speso.

Spoilerone unico. Qui non si nasconde nulla….

Dagny Taggart è la donna che vorrei tanto essere. E’ bellissima, intelligentissima, ricchissima e si sbatte tre manzi che avercene. Oltretutto lei non è la classica figlia di papà che ha un sacco di soldi ed occupa una posizione di rilievo senza meritarsela, perchè da sempre si è fatta il culo lavorando fin dall’adolescenza nell’azienda di famiglia facendo i lavori peggiori.
Non gliene frega un cazzo della fama, tanto che in azienda non è il capo, anche se tutti sanno che la mente è lei e non quel coglione di suo fratello James che, per farvi capire il tipo, è il classicissimo figlio di papà inutile, stupido, ottuso e megalomane, che potrebbe avere la faccia di uno qualsiasi dei politici che occupano il nostro parlamento.

Cmq.
Il primo uomo che incontriamo nella vita di Dagny è Francisco D’Anconia, erede unico di una delle più grandi potenze del rame, bellissimo, fisicatissimo non intelligente, di più e soprattutto con il cazzo grosso. Ok, questo non è scritto da nessuna parte ma a me piace pensarla così. Fisicamente è alto, moro, carnagione olivastra, in ottima forma e non assomigia in nulla al tipico sudamericano che si vede in giro, quindi ognuno se lo immagini come meglio crede.
Francisco, o Frisco, come ama chiamarlo Dagny, è colui che si prenderà per primo lo scrigno segreto, ed essendo un libro della Rand, scordatevi parole dolci e fiorellini; al solito si tratterà dell’affermazione della propria essenza attraverso la condivisione, per certi versi piuttosto brutale, dell’atto sessuale come massima espressione dell’io e dell’appartenenza.
Degna di nota è una partita di tennis tra i due eroi ad altissimo tasso erotico, tutte le volte che la leggo mi trovo eccitata come una faina e per certi versi piacevolmente appagata.

La relazione tra i due giovani va avanti senza che sia ufficializzata fino al giorno in cui Frisco, da uomo integerrimo, eticamente inattaccabile e impossibile da non venerare, comincia a fare discorsi strani fino a diventare lentamente un donnaiolo sperperatore di soldi e rinnegare ogni principio in cui credeva.

Inutile dirvi che la risoluta Dagny lo fanculizza e sposta la sua attenzione su altro.

Contemporaneamente a questo irritante cambiamento di Cazzo Grosso Frisco, cominciano a succedere cose strane, per esempio sparisce un bel po’ di gente del mondo che conta. Businessmen di un certo peso spariscono nel nulla e Dagny comincia a trovare insopportabile la frase che permea tutto il libro “Chi è John Galt?”.

A parte tutto lei è una donna che lavora e non ha tempo per struggersi e decide di allearsi con Hank Rearden per sfruttare la nuova lega metallica miracolosa creata dal figherrimo sopra citato per usarla nella sua nuova linea ferroviaria che ha chiamato, giusto per smuovere un po’ le acque la “John Galt Line”.
Hank Rearden è un uomo integerrimo, sposato con un’arpia completamente deficiente, con una madre stronza ed un fratello parassita. Lui è il classico uomo che si è costruito intorno un bel muro alto 20000 metri impenetrabile, fatto di valori morali fondati su principi sbagliati.
Inutile dire che Dagny gli mette immediatamente gli occhi addosso e lui ancora non lo sa, ma non ha alcuno scampo.
Basta poco tempo per capire che lei lo vuole nel letto e lui capitolerà alla grande per poi insultarla pesantemente la mattina dopo a suon di “sei una sordida puttana ed è esattamente come una puttana che ti ho scopato, senza quel rispetto che invece riservo alle donne delle quali ho stima”. Per tutta risposta lei gli sghignazza in faccia perchè sa benissimo che il vero Hank non è quello controllato e freddo che tutti conoscono ma l’animale da letto che lei riesce a tirare  fuori. [Sospiro prolungato]

Iniziano una relazione e insieme partono alla ricerca del creatore di un motore miracoloso che hanno trovato per caso mentre scartabellavano in una fabbrica abbandonata. Più si avvicinano al creatore del motore, più la gente che conta scompare e Dagny non lo sopporta. Li considera dei traditori e decide di dare la caccia a colui che tira i fili delle sparizioni generando una reazione a catena di scomparse che avrebbe fatto la gioia della Sciarelli.

E proprio mentre insegue uno di questi fuggitivi prende un aereo e si schianta in un posto stranissimo che sembra non essere segnato su nessuna carta geografica. Si riprende dallo shock e la prima cosa che vede è un figo pazzesco biondo con occhi verdi che la guarda.
Echecazzo Dagny !!!! Te li prendi tutti tu? Il moro, l’espertone e il biondo? A noi donne comuni non lasci nulla?

Fatto sta che scopre di essere in questa specie di rifugio creato nientepoponimeno che dal mitico John Galt (che è il figone di turno oltre che un fottuto genio) dove le menti pensanti del mondo si sono radunate per sfuggire a leggi inique e particolarmente stupide lasciando che il mondo “fuori” vada a puttane. Qui ritrova anche il mitico Frisco che, povero lui, è convinto finalmente di poter stare con la donna che ama, la quale invece ha già messo gli occhi sul bel Galt, il quale a sua volta la stalkera da 10 fottutissimi anni e, ci sommetto la tetta sinistra, si masturba selvaggiamente sulle sue foto.

Dagny si piazza in casa di Galt, gli fa da mogliettina platonica [entrambi bruciano di desiderio ma lo reprimono] e fa chiaramente capire a Frisco che lei ha finalmente trovato l’uomo degno del suo più puro amore e tutti e tre accettano questa decisione con una calma serafica che contrasta alla grande con il mio temperamento burrascoso.

Però Dagny non può dimenticare che Hank è là fuori che la cerca e lotta ormai completamente solo contro l’imbecillità umana e decide di andare ad aiutarlo. A questa decisione segue la scoperta che Johna Galt lavora da una vita come operaio nelle ferrovie Taggart e questa mirabolante scoperta si conclude con una memorabile scopata nei sotterranei della stazione sui travertini del treno e qui parte l’applauso per la fantasia sfrenata. Posso solo immaginare il dolore fisico di scopare su quei bei sassi che stanno tra una rotaia e l’altra. E, ammettiamolo, io Dagny l’ho invidiata alla grande. Voglio anche io un uomo pronto a scoparmi ovunque.

Da qui la situazione precipita:
– Hank scopre che Dagny si è innamorata di un altro e accetta la situazione con rassegnazione perchè lui è John Galt, il genio supremo a cui tutti aspiriamo di diventare;
– Il logorroico John fa un comunicato radio di 70 pagine nette solo per dirci che A=A;
– John viene rapito;
– Frisco, Hank e Dagny lo salvano senza farsi scrupolo di uccidere esseri umani asserviti al potere;
– Il mondo come lo conosciamo noi crolla e i nostri eroi si godono lo spettacolo pregustando il momento in cui ricostruiranno un’umanità migliore.

The end.

Ma allora, se John è un genio bellissimo, intelligentissimo, che scopa alla grande…..perchè io amo Hank?
Semplice.
Hank è il più umano dei tre uomini.
Hank è l’unico che affronta davvero un percorso di consapevolezza di sè, di distruzione di principi per costruirne altri. Hank matura, cambia, lotta, si pone domande, dubita, teme. E’ umano.
Frisco e John sono esseri perfetti, che non crollano mai, che non cedono mai, che non sbagliano mai.
No.
Io un uomo perfetto non lo voglio.

Preferisco di gran lunga il complicato, cocciuto, schiavo delle convenzioni Hank e godermi con calma il suo cambiamento, il suo uscire dalla crisalide per mostrarsi finalmente farfalla.
Hank, Io Ti Amo.

In poche parole

Prendi tre meravigliosi uomini, te li scopi tutti e riesci anche a farli andare d’accordo una volta che hai fatto la tua scelta. Dagny, sei un fottuto genio.

Poschina