Le età di Lulù – Almudena Grandes

C’è sempre quel libro che avresti voluto leggere e che non hai mai letto, non sai bene perchè ma è rimasto lì, anni ed anni, passando di Wishlist in Wishlist finchè un giorno, senza alcuna ragione apparente, hai deciso di acquistarlo e cominciare a leggerlo.
Di solito diventerà il Libro illuminante della tua personalissima stagione letteraria perchè per quanto mi riguarda, i libri sono come l’Anello di Sauron, hanno un proprio volere ed esercitano il loro potere a piacimento.

La Trama: Per Lulù, protagonista di questa storia, l’erotismo ha i caratteri di un’ossessione, di un richiamo ineludibile che induce a sperimentare le più estreme forme di trasgressione: conseguenza paradossale di una prima, violenta e tenera esperienza avuta a quindici anni con Pablo, amico di famiglia di dodici anni più vecchio di lei, e del loro rapporto, coltivato nella lontananza fino a ritrovarsi e a sposarsi. Ma è, il loro, un rapporto fondato sul libertinaggio: scelta eversiva per Pablo, intellettuale d’opposizione nella Spagna franchista, condanna irredimibile per la sua moglie bambina, costretta nel ruolo di «agnellino bianco con il fiocco rosa».

Ed ora la parola alla giurata

Trascinante.
Se dovessi descrivere questo libro con una sola parola userei trascinante. Una scrittura scorrevolissima, intelligente, bella. Una scrittura che deprime la mia parte più intima, quella che vorrebbe ma non può, che si rende conto che nonostante gli sforzi non potrà mai scrivere così, essere in grado di trasmettere le emozioni in modo tanto deciso e chiaro da portare il lettore a vivere le pagine e non solo a leggerle.

Ed oltre alla scrittura, mi mancherebbe comunque la Storia da scrivere. In questo caso la discesa agli inferi di Lulù, ragazzina sgraziata e un po’ perversa che viene iniziata al sesso dall’unico vero amore della sua vita e poi lasciata allo sbando di una ricerca ossessiva dell’eros, dei corpi, del sentire, dell’appartenere a qualcuno, qualcosa. Figlia di una famiglia talmente numerosa da non avere tempo da dedicarle (“Tu sei forte, te la poi cavare da sola” le dice una colpevolissima madre), ha come unico punto saldo dell’esistenza Pablo, amico del fratello, attivista politico, poeta.

Lulù è giovane, bella, attratta dal sesso come una falena dalla luce di una candela. E Pablo non resiste, non può resistere all’adolescente Lulù, a quella bambina appena cresciuta che lo eccita e sulla quale ha fantasticato da sempre, una quasi sorella erotica e tentatrice, pronta per essere colta dall’albero dell’innocenza.

Pablo non chiede, pretende.
Pablo è la tentazione, l’amore idealizzato, il perno di una bussola impazzita che non indica la strada da seguire ma un crocevia di esperienze, di perversioni, di esperienze che spesso lasciano Lulù disorientata e con un senso di vuoto incolmabile. Quel vuoto che ha da sempre, poco importa se sia dovuto all’assenza di una famiglia troppo numerosa e troppo poco attenta o se dipende soltanto da lei, è un vuoto che solo Pablo, certe volte, può colmare.

E’ un vuoto che accompagna quasi tutte le sue esperienze sessuali, quasi fosse una colpa avere delle fantasie e cercare di realizzarle, spingersi verso il limite, sfiorarlo e poi tirarsi indietro.

E’ un rapporto strano quello tra Lulù e Pablo, due organi saprofiti che dipendono l’uno dall’altra senza mai avere il coraggio di ammetterlo, ma spingendosi a vicenda verso il baratro, verso la ricerca di qualcosa che metta a tacere quella smania di sesso e di gioco perverso che è parte della loro natura.

Indubbiamente è un libro erotico, crudo, passionale e terribilmente realistico, ambientato in una Spagna tardo franchista poco sfavillante e piuttosto deprimente, con il degrado in bella vista e costellata di personaggi ambigui e immorali, vittime dell’avidità o di se stessi. Non ultimo Ely, il transessuale che accompagna Lulù in alcune sue avventure, un personaggio intenso e interessante, parte di una fauna che spesso si preferisce nascondere che mostrare. Un racconto con bagagli psicologici pesantissimi e complessi, che non si possono analizzare in poche righe e che sarebbe superficiale accennare soltanto.

Questo splendido libro prende la polvere che di solito si nasconde sotto il tappeto e la analizza; ricerca di piacere, di estremo, di limiti, di passione. La ricerca di Lulù per un piacere sempre diverso, sempre più estremo, sempre più pericoloso appaga la nostra voglia di trasgressione, per questo seguiamo passo passo questa ragazzina farsi donna e lasciarsi andare alle esperienze più variegate, a volte degradanti, altre profondamente appaganti.

Una ricerca che diventa sempre più ossessiva, morbosa, fino a quando il limite non viene superato, fino a quando ormai è troppo tardi e non resta altro se non la consapevolezza di non poter più tornare indietro; fino al rendersi conto che in fondo l’unica cosa che conta è un abbraccio carico di tenerezza straziante.

Due parole sul sesso.
Questo libro gronda sesso da ogni angolo, sesso sporco, grezzo, a volte violento, altre anestetizzato, sesso parlato, fatto, idealizzato, fantasticato. Sesso in ogni salsa e le descrizioni sono dettagliate e particolareggiate, non c’è nulla di edulcorato, nulla che riporti la mente ad un romanticismo spiccio. Ci sono corpi che sudano, che si aprono, che si feriscono, che si bagnano. Il tutto mostrato senza ostentazione nè vergogna. Ma anche senza alcuna clemenza.

Su tutto, ma soprattutto su Pablo e Lulù, una dolcezza triste e consapevole, una sorta di malinconia per qualcosa che avrebbe potuto essere e non sarà mai. Un’inquietudine fatta di sentimenti repressi, di incesti, di non detti, di amore brutalizzato, incompreso, abortito.

Un amore distorto, analfabeta, che parla attraverso il martirio dei corpi; un Pablo dominante e decadente più per ideologia che per indole ed una Lulù eterna bambina bisognosa di affidarsi ad un uomo che è sì compagno, ma anche padre, per non finire vittima di se stessa. Una storia d’amore malata, brutta, fastidiosa e assolutamente irresistibile.

Che dire?
Chapeau!

In poche parole

Bello….. bello in modo assurdo.

Poschina

Da leggere a quindici anni, per viverlo in spensieratezza e a 35 per godere appieno il bagaglio psicologico dei personaggi. Ma soprattutto da regalare ad una donna alla quale volete davvero tanto bene.

Madeline Hunter – The Seducers Serie

Oddio.
Non so nemmeno da dove cominciare.
Uno l’ho letto qualche tempo fa e mi è piaciuto assai, gli altri li sto comprando, me ne manca uno e intanto leggo quelli che ho, così…un po’ alla cazzo, tanto si possono leggere separatamente senza perdersi nulla di fondamentale.

Vi parlerei un pochino di “Il Tutore” che in inglese ha, inutile dirlo, un titolo molto più azzeccato [The Saint] anche perchè per tutto il cazzo di libro è così che viene soprannominato dai fratelli e anche da qualche amico il protagonista. Quindi mi chiedo di nuovo…. perchè? Figa, non è difficile.
Cmq.

In breve è la storia torbida e sessuale che si innesca tra il bel Vergil (lo abbiamo conosciuto come uno dei corteggiatori di Diane nello scorso libro e anche come aspirante amico di Daniel nonchè membro del club dei duellanti) e la stupidissima e cretinissima Bianca Kenwood, giovane americana che sbarca nella nostra adoratissima Inghilterra per cercare di fare carriera come cantante lirica e, cosa forse più importante, per ereditare una fraccata di soldi dal nonno vecchio e stronzo che si è levato dalle palle giusto in tempo, ma che l’ha lasciata tra le sapientissime mani di Duclairc, il suo giovane, bellissimo, freddissimo, sexyssimo tutore.

Su di lui nulla da dire. Un bel personaggio maschile giustamente sfaccettato, con i suoi bei problemi da risolvere, ovviamente intelligentissimo con un bel viso, un bel corpo, fantastici occhi azzurri e mani che ti fanno orgasmare solo a guardarle figurarsi quando ti toccano.

Ma lei. Con lei non ci siamo proprio. Ne sarebbe bastata la metà per avere un personaggio giustamente spumeggiante e ribelle e alla disperata ricerca della propria affermazione senza farla diventare una grandissima testa di cazzo sconsiderata e fastidiosa. Ha ragione Dante: America, riprenditela. Il problema è che a livello teorico lo scontro tra un Vergil rigido e controllatissimo e una specie di bomba perennemente innescata funziona, ma l’ansia da esagerazione prende un po’ troppo la mano alla nostra Madeline  e ne esce un personaggio quasi macchiettistico nel suo insistere a tutti i costi con un idiota quanto irrealizzabile piano per fuggire dal tutore e fare la tanto agognata carriera da soprano o quel cazzo che è, da risultare irrealistico e più che altro seccante.

Poi certo, lui in realtà se la vorrebbe fare avidamente praticamente da subito mentre lei lo vorrebbe spogliare a furia di arie cantate a squarciagola e alla fin della fiera a letto ci finiscono più e più volte e, capiamoci, io a Vergil l’avrei data più che volentieri quindi la stronzetta la capisco benissimo. Ci sono anche un mistero da risolvere e uno stronzo che è davvero stronzo quindi è soddisfatta anche la parte un po’ meno romance e più pratica.

Ma veniamo al grande scandalo e qui c’è lo Spoilerone degli Spoileroni. Finalmente i due si possono amare liberamente e come decidono di passare il tempo dopo che sono appena scampati alla morte? Scopando come ricci, inutile a dirsi.
Ma lo fanno su una scogliera e mentre lei canta un’aria di Rossini.
Giuro.
E qui dico un grande, urlato (anzi, sbraitato) NO. NON SI PUO’ SENTIRE. Come minchia fai a ciulare cantando Rossini? NO. NO. NO e NO.
E lo dico agitando testa, mani e piedi come fa uno dei Twins quando non vuole fare qualcosa e cerca di farmelo capire in ogni modo.

Autogol, rigore sbagliato a porta vuota, chiamatelo come volete ma per me resta l’epic fail delle scopate. Voto alla scopata: inqualificabile.

Voto al libro in generale 7,5 perchè Vergil mi piaceva assai già nel libro precedente ed ora la sua presunta santità buttata nel cesso mi fa capire che ci avevo visto giusto. Avercene di Santi così.

Ma passiamo al prossimo

Come potete vedere siamo sempre nell’ambito delle copertine di un certo livello.  E siamo sempre nell’ambito di quegli uomini che noi donne vorremmo tanto incontrare. Quelli bellissimi, intelligentissimi, sexy, forti, dispotici ma con moderazione, sempre e costantemente vogliosi di riempirci con la loro ingombrante verga e soprattutto che non si scazzano di aver a fianco una donna perennemente mestruata.

Mi spiego meglio. Adrian terzogenito illegittimo e malcagato dal padre, viene spedito in Francia a recuperare Sophia, figlia fuggitiva del Duca di Everdon recentemente deceduto, e si trova di fronte ad una donna ribelle, ostinata, fragile, traumatizzata dal passato, sola, testarda e incline alla fuga. Qualsiasi uomo di mia conoscenza, di fronte a questa donna onestamente insopportabile, sarebbe fuggito all’urlo di “Vaffanculo, stronza” e invece lui no.

Lui la donna perennemente mestruata la sa gestire, anzi, in fondo in fondo lo eccita. Più o meno come domare una cavalla (e giuro che il paragone non viene dalla mia testolina ma da quella dell’autrice). E come puoi domare una donna perennemente sull’orlo della ribellione, recalcitrante in tutto e odiosamente cocciuta? Con la Slinguazzata.

Adrian appartiene a quella sparuta legione di slinguazzatori da Romance che io apprezzo moltissimo. Di sesso poco (purtroppo) ma di incroci di lingue invece ce ne sono a sufficienza. Quello che lo rende a tutti gli effetti Lo Slinguazzatore con la L e la S maiuscola però è il bacio di pagina 187 [Sì, ho fatto l’orecchio alla pagina e me ne vanto], quel bacio lento, profondo, sensuale e sessuale che riempie me, donna del 21 secolo, di gioia e giubilo per questa meravigliosa pratica ormai sempre più dimenticata.

Tra l’altro, la donna perennemente in premestruo sopra citata, è invischiata in una delicatissima posizione politica che potrebbe mettere in crisi la cara, vecchia istituzione Inglese, quindi c’è anche un po’ di vera storia  su quelle che furono, a cavallo degli anni 30 dell’ottocento, delle vere e proprie rivolte del popolaccio che cercava di innalzarsi dal fango.

Ma a noi non interessa, ci interessa di più la meticolosità con cui il nostro Adrian usa la sua meravigliosa verga e su come a suon di Vergate in Vagina riesca ad ammorbidire Miss Premestruo fino a farla diventare una persona quasi normale [da qui il detto “le ci vorrebbe il manico” tutte le volte che si è in presenza di una donna particolarmente cagacazzo].
Seguono puccismo semigratuito e una meravigliosa (si vede che mi sono ammorbidità con la maternità come la mitica Miranda Bailey di Greysanatomyttiana memoria) dichiarazione di volere una famiglia che mi ha davvero fatto amare questo grandissimo figaccione moro con occhi scuri, cazzo grosso e mente aperta, tanto da farmi soprassedere sulle eccessive menate della nostra eroina Sophia e i suoi crolli ogni qualvolta si accennava al tristerrimo passato che la riguardava.

Voto 7,5 perchè io di uno che mantiene la calma mentre sono in PMS ne ho davvero tanto bisogno.

Mentre attendo che mi spediscano “Un matrimonio di convenienza” e lo Spin off “Peccati”, mi sono portata avanti leggendo l’ultimo libro della serie: “Dimmi che mi Ami”

Julian Hampton è il classico uomo che nella vita reale non esiste. Non che gli altri uomini della serie popolino realmente il nostro meraviglioso pianeta, ma qui siamo oltre la fantasia. Egli è infatti innamorato della nostra sfigatissima Penelope da una vita. Da quando giocavano da ragazzini nella smisurata tenuta dei Duclairc e lui inventava mirabolanti avventure che si concludevano sempre e inevitabilmente con il salvataggio di Penelope dalla torre diroccata in un tripudio di lotte con spade di legno.

Julian si innamora, scrive migliaia di lettere e poesie che non spedisce e non rende pubbliche e aspetta nell’ombra che qualcosa cambi, con il passare degli anni diventa il punto di riferimento della nostra eroina per ogni suo fottutissimo problema.
Lui c’è.
Sempre.
Il marito di Pen è una merda? Lui la aiuta a fuggire.
Il nuovo amante di Pen è un traditore merdosissimo? Lui la protegge.

Avrebbero dovuto intitolare questo libro “Devozione” perchè in effetti di questo si tratta, della devozione che Julian dimostra nei confronti di Penelope, una devozione completa, che va oltre la sofferenza, oltre ogni dubbio. Lui la ama incondizionatamente ed è disposto a tutto pur di vederla felice e serena.

E anche in questo romanzo, per quel che mi riguarda, siamo di fronte ad un bellissimo personaggio maschile ricco di sfumature, non banale e per certi versi piuttosto complesso, al quale è contrapposto un personaggio femminile che un pochino stona, soprattutto nel suo tentativo di “proteggersi da sola” che risulta, di fronte alla minaccia che incombe, un tantino fuori luogo, soprattutto da una donna che per anni si è appoggiata a Julian senza farsi poi troppo scrupoli.

Di nuovo ci troviamo al cospetto di  una caratteristica comune agli altri romanzi (primo escluso) ossia la presenza di un uomo deciso e convinto dei suoi sentimenti, in contrapposizione ad una donna che sembra non rendersi conto dei suoi.

Julian è brace che cova. Apparentemente freddo e invulnerabile è in realtà un fuoco caldo e avvolgente capace di scaldare anche i cuori più freddi e le vagine più reticenti. A me mi piace assai. Mi piace che sia un uomo d’azione senza essere un libertino conclamato, mi piace che sia discreto e affidabile, mi piace la sua determinazione e apprezzo moltissimo la devozione che sfiora l’autoflagellazione. Adoro i suoi sentimenti contrastanti, il tentativo di ribellarsi a questo amore non corrisposto e l’accettare l’inevitabile; lui ha amato e amerà sempre e solo Penelope.

Beata lei.

Voto 8 perchè uno che sa scrivere bene tanto da commuovere un’ intera platea merita tutto il mio rispetto di donna per la quale Nessuno ha mai scritto una beneamata sega.

Visto che ero già in possesso dell’ultimo Spin Off della serie me lo sono gustato nello scorso week end.

Prendiamoci 2 minuti per guardare bene la copertina. Osservate lei. Osservate quanto è storto il suo viso. Poi osservate bene lui, prendete una bacinella e vomitate liberamente. Fatto? Ottimo. Bravi. Perchè prima di poter leggere questo libro bisogna assimilare l’orrore della copertina. Assimilarla ed espellerla perchè il contenuto è fottutamente bello e intenso e banalizzarlo con una copertina di merda è, in effetti, estremamente offensivo.

Che dire di Charlotte e Nathaniel?

Lei è l’ultima sorella del clan Ducliairc, lui è il quinto figlio di una famiglia nobile e di lavoro difende i poveracci accusati di omicidio, lo conosciamo perchè in “Dimmi che mi Ami” difende Julian dall’accusa di omicidio.
Quello che ancora non sapevamo è che questo bellissimo ragazzone biondo con occhi scuri e fisico alla David Gandy è anche un grandissimo scopatore, sensibile, onesto, leale, che fa dell’onore e della giustizia i capisaldi della sua vita.

Charlotte invece è la vedova di un barone ed ha passato la vita cercando la tranquillità domestica e la rassicurante presenza di un uomo noioso, visto che la sua famiglia è piuttosto originale e restia a piegarsi alle convenzioni.

Cmq. Charlotte e Nathaniel si detestano, ogni volta che si vedono litigano, si punzecchiano, si scambiano sguardi di fuoco e questo può voler dire solo una cosa, avranno un’intesa sessuale straordinaria. Ed infatti, complice un’orgia in maschera, passano quei 15 minuti di passione rivelatrice solo che lei sa chi è lui, mentre lui non sa chi è lei.

Fortuna vuole che un giorno si trovino nella di lui casa e finiscano a fare petting spinto sul divano e lui cominci ad avere dei dubbi.

Tra questo punto e il finale con gravidanza alla prima botta (zio caro Madeline non te lo perdonerò MAI) abbiamo un mezzo pieno di impegno civile per i diritti della donna, un figlio illegittimo/legittimo da proteggere, un omicidio e tanto, tanto sesso.

Qui entrambi i personaggi sono interessanti, di lei mi è piaciuta tutta l’introspezione sull’essere spenti e in stato vegetativo per la paura di provare qualcosa, una sensazione che ho conosciuto talmente bene da averne fatto il mio marchio di fabbrica per anni, di lui ho apprezzato l’essere deciso e sicuro, convinto delle sue idee e disposto a fare un passo indietro per non distruggere la sua amata Charlotte.

Forse un filino più debole degli altri della serie ma chiariamo che è un debole che per essere raggiunto dalla maggior parte dei libri che ho letto nell’ultimo anno dovrebbe sedersi, prendere un caffè, due pasticcini, una cioccolata con panna e farsi un pisolino di 10 ore.

Ecco poi forse un pochino il finale con tanto di pseudoadozioni, Gravidanze Miracolose e pucci pucci trallallà un po’ mi ha infastidita, ma non tanto da precludere un bel 7,5 come voto perchè bisogna premiare anche la capacità di un libro di farsi leggere in poche ore e la fotta che mette al lettore per la curiosità di sapere “cosa succederà dopo”.

Ed eccomi qui, complice la Pasqua mi sono letta “Matrimonio di interesse”, l’ultimo libro che mi mancava della serie e che riguarda il bellissimo Dante Duclairc e la dolce, eterea, asessuata Fleur.

Copertina di livello come le altre. Meno male perchè ne avevamo tutti bisogno.

Cmq…. Dante mi è sempre piaciuto un botto, sin da quando si è rifiutato di insistere nel corteggiamento di Bianca capendo dopo 5 minuti in sua compagnia che era una cretina della peggior specie, e mi piace ancora di più oggi che lo vedo devoto alla dolce, piccola, virginale Fleur…che poi virginale una sega ma fa niente…ci stava bene.

Una sera, mentre è nascosto nella sua magione nelle sperdute campagne inglesi, spara a quello che crede essere un contadino sovversivo, che si rivela invece essere la ex fidanzata del fratello Fleur; gran figa frigida che da tempo viveva nel continente.

Lui ha bisogno di soldi, lei di un marito che le permetta di andare avanti con un fantomatico progetto del quale al momento non si sa un cazzo ma che il patrigno vuole impedire a tutti i costi, decidono quindi di sposarsi ma a una condizione. Niente sesso perchè a lei la cosa non garba affatto.

Inutile dire che lui dice di sì ma si è già innAmorato perdutamente di questa donna che non gliela vuole dare ed è decisissimo a prenderla ad ogni costo, quindi parte un corteggiamento a base di strusciamenti, toccate e fuga, scapezzolamenti e orgasmi trattenuti. Perchè lui invece di stancarsi dopo due giorni delle reticenze della moglie, si innamora ad ogni rifiuto un pochino di più. [Applausi per la fantasia al potere]

Ergo, io non ho mai capito un cazzo. Io a uno come Dante, bello, esperto e grandissimo sditalinatore, l’avrei data prima ancora che me la chiedesse. Ed infatti mi avrebbe ignorata come una cacca di mucca in un prato trentino.

Anche qui abbonda la parte mistery, il patrigno la vuol far dichiarare incapace di intendere e di volere, qualcuno trama affinchè il Progetto non veda mai la luce ed entrambi vengono feriti prima della fine del libro.

Lieto fine dietro l’angolo con anche qualche puccismo stranamente gradito e la dimostrazione che al mondo non esistono solo donne sceme, ipermestruate o vittimizzate, ma anche donne con il senso degli affari, intelligenti e progressiste.

Avevo enormi aspettative su questo libro che però, un pochino, mi ha delusa. Dante rispetto agli altri maschi Alpha della serie è quello meno interessante. E’ semplicemente il classico libertino ravveduto che abbiamo visto e stravisto almeno un migliaio di volte, mentre è Fleur il personaggio più interessante e approfondito del libro. Le sue paure e le fobie riguardo al sesso hanno una ragione ben precisa che le rendono meno sega mentale di quanto potrebbe sembrare appena la conosciamo.

Come al solito la Hunter scrive bene, approfondisce e non banalizza mai quindi questo libro, pur non raggiungendo lo splendore di quelli precedentemente letti, si becca un bel 7 strameritato.

Finalmente è arrivato anche lui, Peccati, il primo Spin-off incentrato sulla redenzione spiritual sessuale di McLean.

Ewan McLean ha un solo credo nella vita: il piacere. Per questo organizza orge stratosferiche e colleziona oggetti d’arte di dubbia morale. E’ un figodiddio e ha un’esperienza sessuale che Rocco Siffredi spostati che non sei nessuno. Della sua mania di collezionare stampe potrebbe anche fottercene sega se non fosse che è un po’ la prima tavoletta di un domino che cadendo da il via al crollo di tutte le altre.

Immaginiamoci questo bel giovine intento ad organizzare l’ennesima orgia quando gli piomba addosso, a seguito della morte dello zio e dei cugini, il titolone di conte corredato dalla promessa di occuparsi di una famiglia che il vecchiaccio ha fatto cadere in disgrazia. Che fare? Ovviamente si segue il mantra “dovere…dovere….dovere” e si va nelle Highlands ad aiutare la famiglia in difficoltà.

Invece di trovarsi di fronte ad una povera famiglia bisognosa d’affetto e di soldi, si trova a gestire 4 sorelle una più strana dell’altra: Bride, Joan, Anne e Mary. L’ultima è uno zoccolone pronto ad esplodere, Anne è fuori come un balcone e vive nel suo mondo segreto, Joan e Bride (se escludiamo che sono delle falsarie [a scopo benefico, ovviamente]) sono le più normali anche se una (Joan) ama vestirsi da uomo e va a caccia a mani nude e l’altra spara come una pazza ed ha una spiccatissima predisposizione per la lascivia.

Indovinate con chi si accoppierà il mio adoratissimo Ewan?
Bravi, con Bride. La quale prova a resistergli in ogni modo, ma ogni volta che lui la tocca si bagna che manco le cascate del Niagara quindi la tentata resistenza dura pochissimo e poi sono solo orgasmi multipli ogni volta che si vedono.

Ah, dimenticavo….lui è incaricato di ricercare per il governo la banda di falsari che stanno smerciando banconote e indovinate di chi sono le lastre con le quali stampano i falsi? Esattamente…. di Bride.

Ma lei non finirà certo in galera, ma piuttosto nel letto di uno degli scopatori più bravi, attenti e performanti della sua epoca. Che sfiga.

Che dire? A me è piaciuto. Si legge bene, i personaggi ci stanno dentro, c’è anche un po’ di teoria dell’arte litografica/serigrafica quindi non solo cazzi. Ma quando si parla di cazzi sono sempre di un certo spessore, quindi 7,5 ad Ewan e alla sua sposa scozzese perchè vanno bene le critiche ma di multiorgasmi così, avercene.

Momento peso.

Ciascuno di questi libri affronta in qualche modo il tema della schiavitù, sia essa quella di una moglie/oggetto del marito o sia la schiavitù di esseri umani e il loro commercio. La Hunter non fa diventare preponderante il tema dei diritti civili, ma permea ogni libro di ideali di giustizia e senso dell’onore. Gli uomini descritti sono tutti estremamente leali, forti, giusti e onesti e soprattutto particolarmente indulgenti nei confronti dei diritti delle donne.Le quali, anche se un po’ cretine o in perenne PMS hanno quella vena di ribellione/sentimento civile che prelude al movimento delle suffragette che in Inghilterra nacque proprio intorno agli anni 30 dell’ottocento.

Che dire? Leggete, leggete, leggete.
Vi innamorerete, sospirerete, rifletterete e vi innervosirete anche, ma ne vale fottutamente la pena.

In poche parole

La serie che vorreste non finisse mai

Poschina

p.s. Siccome io vi voglio bene ecco i titoli della versione originale rigorosamente in ordine di pubblicazione:
– The Seducer [Per vendetta o per Amore]
– The Saint [Il Tutore]
– The Charmer [Appuntamento Fatale]
– The Sinner [Un matrimonio di Interesse]
– The Romantic [Dimmi che mi Ami]
– Lord of Sin [Peccati]
– Lady of Sin [Dama del Peccato]

Audacia – Amanda Quick

Cominciamo con l’essere onesti.
Io non sono una scrittrice, quindi qualcuno di voi potrebbe obiettare che non ho alcun diritto di sputare su questo libro.
Tuttavia, non bisogna essere un cuoco per capire se un piatto è cotto bene o male, troppo salato, insipido oppure, semplicemente, disgustoso.
Quindi ho deciso di non concentrarmi troppo sulla recensione del libro in sè, ma piuttosto di prenderlo come esempio di pessima scrittura ed usarlo come monito per le future scrittrici.

audacia

La Trama: Prudence Merryweather sa bene che una ragazza non dovrebbe piombare nella stanza di un uomo in piena notte. Ma è l’unico modo per convincere il famigerato conte di Angelstone a risparmiare la vita di suo fratello. Ed è così che, alle tre del mattino, Prudence si trova di fronte al misterioso conte Sebastian. E le prime luci dell’alba la vedranno tra le sue braccia, riscaldata dal calore dei suoi baci ardenti…

Ed ora la parola alla giurata

L’unica cosa che funziona in questo libro sono le prime 4 pagine, poi il tutto degenera in un miscuglio di invenzioni storiche, spiritismo, spionaggio, morti misteriose, amore stucchevolmente spicciolo e altre fastidiosità che mi sono persa per strada.

Il nostro eroe, che ricordiamocelo tutti, dovrebbe essere una specie di degenerato senza cuore, diventa in un batter d’occhio una specie di cagnolino scodinzolante irritante e innamorato, che mi ha fatto venire una specie di eritema solare sulle braccia ogni volta che toccavo il kindle. Giuro. Appena cominciavo a leggere partiva il prurito, alla fine ho dedotto che lo sputtanamento del suo personaggio era la causa di tutti i miei problemi eritematici. Terminato il libro, sparito il prurito. Un caso? Credo proprio di no.

Prudence dal canto suo è una specie di genietto che conquista immediatamente il cuore e l’uccello di quello che dovrebbe essere l’eroe. Per essere ambientato in un periodo storico nel quale le donne praticamente contavano meno di zero, lei ha una libertà di azione e parola che farebbe invidia ad una ventenne di oggi. Oltretutto indaga su fenomeni paranormali, coadiuva Sebastian nelle sue indagini e, inutile a dirsi, risolve ogni caso brillantemente diventando una specie di eroina a tutto tondo.

La odio.

Il turbinio di eventi è trattato superficialmente, i personaggi principali sono caratterizzati male, la maggior parte di quelli secondari appare e scompare a piacimento, senza una logica. E poi è scritto con uno stile privo di profondità che non è riuscito a conquistarmi per niente.

Non mi nascondo dietro un dito, ho letto tanti libri tutto sommato insulsi, con storie al limite del verosimile, svarioni storici, personaggi completamente irrealistici eppure scritti con brio, o con ironia, oppure semplicemente così bene da farmi sorvolare su tutto il resto, ma purtroppo qui siamo mille miglia lontani da tutto questo. Qui ci sono solo un’accozzaglia di idee potenzialmente vincenti ma sviluppate malissimo, contornate da un’ironia di fondo che non ho nemmeno capito se fosse voluta o meno.

Se fosse per me prenderei questo libro e lo farei leggere a forza a tutte quelle donne che ambiscono a diventare scrittrici Romance, per sottolineare impietosamente tutto quello che non funziona, che stona, che infastidisce il lettore, tutte quelle trappole nelle quali la scrittrice si è infilata per non riuscire più ad uscirne. E sinceramente è un gran peccato perchè l’inizio è convincente, la storia della donna sparita/morta poteva dare almeno un milione di spunti di riflessione e potenzialmente l’originalità di Prudence e la freddezza di Sebastian avrebbero potuto essere le carte vincenti di questo romanzo, invece tutte le cose interessanti vengono messe da parte in funzione delle banalità e situazioni assurde completamente gratuite.

Invito caldamente chi di voi abbia velleità letterarie a leggere questo libro e a farne tesoro. Secondo me è più utile di mille corsi di scrittura creativa. Basterebbe intitolarlo “cosa non fare quando si scrive un romance” e sarebbe una guida perfetta.

In poche parole

Forse l’audacia a cui fanno riferimento è quella che ha avuto l’editore nel decidere di pubblicarlo.

Poschina

Atlas Shrugged – Ayn Rand

Questo è Il Libro con la “I” e la “L” maiuscole, ma io non sono qui a farne una recensione seria, controllata, noiosamente politica. No. Oggi ho deciso che ve ne parlerò in modo completamente diverso. Non cercherò di convincervi che sia un testo meraviglioso, non cercherò di farvi innamorare di Dagny, bensì vi spiegherò perchè Hank Rearden è a tutti gli effetti l’uomo del trittico di Dagny che preferisco.
Perchè vanno bene la politica, la filosofia, il rigore morale e via dicendo, ma qui, oggi, parleremo principalmente di carnazza.

atlas

La Trama: Questo romanzo riassume l’etica oggettivista di Ayn Rand, fondata sulla difesa del capitalismo, della ragione e dell’individualismo. La vicenda della compagnia ferroviaria Taggart Transcontinental si incrocia con quella della nazione americana, la cui politica dirigista ne sta provocando il collasso. Hank Rearden, inventore di una speciale lega metallica, e Dagny Taggart, mente direttiva della Taggart, si persuadono dell’impossibilità di redimere un mondo che rifiuta la ragione quale mezzo di sopravvivenza e di progresso e decidono di aderire allo sciopero dei cervelli. Francisco D’Anconia e Ragnar Danneskjöld sposano il progetto di John Galt che vuole impedire lo sfruttamento delle menti produttive riunendole in una località inaccessibile. Ma John dovrà affrontare un’avventura che tenterà di sopraffarlo, alle prese con individui spietati che cercheranno anche di corromperlo.

Ed ora la parola alla giurata

Primo: nel resto del mondo viene venduto in un unico tomo da circa 1200 pagine. Qui in Italy, il paese del bengodi, viene venduto in 3 tomi dal costo spropositato di 16 € l’uno. Ladri di merda. Cmq. sappiate che vale ogni centesimo speso.

Spoilerone unico. Qui non si nasconde nulla….

Dagny Taggart è la donna che vorrei tanto essere. E’ bellissima, intelligentissima, ricchissima e si sbatte tre manzi che avercene. Oltretutto lei non è la classica figlia di papà che ha un sacco di soldi ed occupa una posizione di rilievo senza meritarsela, perchè da sempre si è fatta il culo lavorando fin dall’adolescenza nell’azienda di famiglia facendo i lavori peggiori.
Non gliene frega un cazzo della fama, tanto che in azienda non è il capo, anche se tutti sanno che la mente è lei e non quel coglione di suo fratello James che, per farvi capire il tipo, è il classicissimo figlio di papà inutile, stupido, ottuso e megalomane, che potrebbe avere la faccia di uno qualsiasi dei politici che occupano il nostro parlamento.

Cmq.
Il primo uomo che incontriamo nella vita di Dagny è Francisco D’Anconia, erede unico di una delle più grandi potenze del rame, bellissimo, fisicatissimo non intelligente, di più e soprattutto con il cazzo grosso. Ok, questo non è scritto da nessuna parte ma a me piace pensarla così. Fisicamente è alto, moro, carnagione olivastra, in ottima forma e non assomigia in nulla al tipico sudamericano che si vede in giro, quindi ognuno se lo immagini come meglio crede.
Francisco, o Frisco, come ama chiamarlo Dagny, è colui che si prenderà per primo lo scrigno segreto, ed essendo un libro della Rand, scordatevi parole dolci e fiorellini; al solito si tratterà dell’affermazione della propria essenza attraverso la condivisione, per certi versi piuttosto brutale, dell’atto sessuale come massima espressione dell’io e dell’appartenenza.
Degna di nota è una partita di tennis tra i due eroi ad altissimo tasso erotico, tutte le volte che la leggo mi trovo eccitata come una faina e per certi versi piacevolmente appagata.

La relazione tra i due giovani va avanti senza che sia ufficializzata fino al giorno in cui Frisco, da uomo integerrimo, eticamente inattaccabile e impossibile da non venerare, comincia a fare discorsi strani fino a diventare lentamente un donnaiolo sperperatore di soldi e rinnegare ogni principio in cui credeva.

Inutile dirvi che la risoluta Dagny lo fanculizza e sposta la sua attenzione su altro.

Contemporaneamente a questo irritante cambiamento di Cazzo Grosso Frisco, cominciano a succedere cose strane, per esempio sparisce un bel po’ di gente del mondo che conta. Businessmen di un certo peso spariscono nel nulla e Dagny comincia a trovare insopportabile la frase che permea tutto il libro “Chi è John Galt?”.

A parte tutto lei è una donna che lavora e non ha tempo per struggersi e decide di allearsi con Hank Rearden per sfruttare la nuova lega metallica miracolosa creata dal figherrimo sopra citato per usarla nella sua nuova linea ferroviaria che ha chiamato, giusto per smuovere un po’ le acque la “John Galt Line”.
Hank Rearden è un uomo integerrimo, sposato con un’arpia completamente deficiente, con una madre stronza ed un fratello parassita. Lui è il classico uomo che si è costruito intorno un bel muro alto 20000 metri impenetrabile, fatto di valori morali fondati su principi sbagliati.
Inutile dire che Dagny gli mette immediatamente gli occhi addosso e lui ancora non lo sa, ma non ha alcuno scampo.
Basta poco tempo per capire che lei lo vuole nel letto e lui capitolerà alla grande per poi insultarla pesantemente la mattina dopo a suon di “sei una sordida puttana ed è esattamente come una puttana che ti ho scopato, senza quel rispetto che invece riservo alle donne delle quali ho stima”. Per tutta risposta lei gli sghignazza in faccia perchè sa benissimo che il vero Hank non è quello controllato e freddo che tutti conoscono ma l’animale da letto che lei riesce a tirare  fuori. [Sospiro prolungato]

Iniziano una relazione e insieme partono alla ricerca del creatore di un motore miracoloso che hanno trovato per caso mentre scartabellavano in una fabbrica abbandonata. Più si avvicinano al creatore del motore, più la gente che conta scompare e Dagny non lo sopporta. Li considera dei traditori e decide di dare la caccia a colui che tira i fili delle sparizioni generando una reazione a catena di scomparse che avrebbe fatto la gioia della Sciarelli.

E proprio mentre insegue uno di questi fuggitivi prende un aereo e si schianta in un posto stranissimo che sembra non essere segnato su nessuna carta geografica. Si riprende dallo shock e la prima cosa che vede è un figo pazzesco biondo con occhi verdi che la guarda.
Echecazzo Dagny !!!! Te li prendi tutti tu? Il moro, l’espertone e il biondo? A noi donne comuni non lasci nulla?

Fatto sta che scopre di essere in questa specie di rifugio creato nientepoponimeno che dal mitico John Galt (che è il figone di turno oltre che un fottuto genio) dove le menti pensanti del mondo si sono radunate per sfuggire a leggi inique e particolarmente stupide lasciando che il mondo “fuori” vada a puttane. Qui ritrova anche il mitico Frisco che, povero lui, è convinto finalmente di poter stare con la donna che ama, la quale invece ha già messo gli occhi sul bel Galt, il quale a sua volta la stalkera da 10 fottutissimi anni e, ci sommetto la tetta sinistra, si masturba selvaggiamente sulle sue foto.

Dagny si piazza in casa di Galt, gli fa da mogliettina platonica [entrambi bruciano di desiderio ma lo reprimono] e fa chiaramente capire a Frisco che lei ha finalmente trovato l’uomo degno del suo più puro amore e tutti e tre accettano questa decisione con una calma serafica che contrasta alla grande con il mio temperamento burrascoso.

Però Dagny non può dimenticare che Hank è là fuori che la cerca e lotta ormai completamente solo contro l’imbecillità umana e decide di andare ad aiutarlo. A questa decisione segue la scoperta che Johna Galt lavora da una vita come operaio nelle ferrovie Taggart e questa mirabolante scoperta si conclude con una memorabile scopata nei sotterranei della stazione sui travertini del treno e qui parte l’applauso per la fantasia sfrenata. Posso solo immaginare il dolore fisico di scopare su quei bei sassi che stanno tra una rotaia e l’altra. E, ammettiamolo, io Dagny l’ho invidiata alla grande. Voglio anche io un uomo pronto a scoparmi ovunque.

Da qui la situazione precipita:
– Hank scopre che Dagny si è innamorata di un altro e accetta la situazione con rassegnazione perchè lui è John Galt, il genio supremo a cui tutti aspiriamo di diventare;
– Il logorroico John fa un comunicato radio di 70 pagine nette solo per dirci che A=A;
– John viene rapito;
– Frisco, Hank e Dagny lo salvano senza farsi scrupolo di uccidere esseri umani asserviti al potere;
– Il mondo come lo conosciamo noi crolla e i nostri eroi si godono lo spettacolo pregustando il momento in cui ricostruiranno un’umanità migliore.

The end.

Ma allora, se John è un genio bellissimo, intelligentissimo, che scopa alla grande…..perchè io amo Hank?
Semplice.
Hank è il più umano dei tre uomini.
Hank è l’unico che affronta davvero un percorso di consapevolezza di sè, di distruzione di principi per costruirne altri. Hank matura, cambia, lotta, si pone domande, dubita, teme. E’ umano.
Frisco e John sono esseri perfetti, che non crollano mai, che non cedono mai, che non sbagliano mai.
No.
Io un uomo perfetto non lo voglio.

Preferisco di gran lunga il complicato, cocciuto, schiavo delle convenzioni Hank e godermi con calma il suo cambiamento, il suo uscire dalla crisalide per mostrarsi finalmente farfalla.
Hank, Io Ti Amo.

In poche parole

Prendi tre meravigliosi uomini, te li scopi tutti e riesci anche a farli andare d’accordo una volta che hai fatto la tua scelta. Dagny, sei un fottuto genio.

Poschina

Risveglio di Passioni – Mary Balogh

Giovani uomini e Giovani donne, qui si entra in quello che è il Mio Territorio. Quando scrivo, scrivo SEMPRE e costantemente la stessa storia: uomo – donna si incontrano, si amano, si separano, si rincontrano – crisi – finale aperto/triste. Ora che lo sapete non chiedetemi più come mai non pubblico quello che scrivo. Oltre a non essere capace di scrivere decentemente, sono mortalmente monotematica. Quindi capirete che tutte quelle storie che parlano di amore/separazione/reunion sono quelle nelle quali sguazzo come un girino nello stagno. E pensate quindi alla gioia che mi ha dato scoprire che era appena stato kindelizzato questo libro della Balogh che comincia con un incontro fortuito a base di locande vuote e nevicate violente.

ORO_144

La Trama: Si incontrano durante una bufera di neve: lei una giovane insegnante con un passato segreto, lui l’attraente straniero che inaspettatamente giunge a soccorrerla. E per quanto siano due estranei, il desiderio che li travolge è istantaneo e impossibile da reprimere. Costretti a rifugiarsi in una locanda, Lucius Marshall, visconte Sinclair, e Frances Allard vivono una notte di ardente passione, ma non c’è futuro per loro, troppo diversi sono i mondi a cui appartengono. Così al mattino le loro strade si dividono fino a quando il destino non li fa incontrare di nuovo, e questa volta Lucius, che non l’ha mai dimenticata, non si fermerà di fronte a niente pur di farla sua per sempre.

Ed ora la parola alla giurata – qualche spoilerino non troppo innocuo…

Tutte noi sappiamo che più è brutta la copertina di un libro, più ne trarremo porchissime soddisfazioni. Non fa eccezione questo romanzo con copertina seppiata che ha come protagonisti un uomo di una bruttezza quasi insostenibile e una donna che se non fosse atteggiata stile Santa Maria Goretti dei Poveri, sarebbe anche bellerrima ma che con quell’atteggiamento da vergine impalata risulta inguardabile.

Ma passiamo a noi.

Frances Allard è una ventitreenne che di lavoro insegna in una scuola femminile a Bath, ha passato il Natale con le noiosissime prozie bestemmiando silenziosamente perchè non ha nemmeno nevicato. Lucius Marshall [visconte Sinclair] è un ventottenne con un simpatico nonno sul punto di schiattare, oppresso dalla famiglia che lo vuole sposato in fretta e padre ancora più in fretta.
Li incontriamo su una strada di campagna mentre, sulle rispettive carrozze, affrontano una bufera di neve.

Saranno costretti a rifugiarsi in una locanda abbandonata dove potranno passare il tempo punzecchiandosi, insultandosi, osservandosi, desiderandosi, cucinando  e giocando a palle di neve. Fino a che entrambi non faranno un paio di conti e decideranno che scopazzare per tutta la notte potrebbe essere più interessante e più proficuo di giocare a whist davanti al camino e si dedicheranno anima e soprattutto corpo alla ricerca ossessiva del piacere.

Poi però la neve si scioglie, i padroni della locanda devono riappropriarsi della magione e le vite nobiliari e non, devono essere riprese.

E qui nasce il BM.
Lui, infoiato come una faina, le chiede di andare a Londra per diventare la sua non si sa bene cosa; lei gli dice che non ci pensa nemmeno e qui parte il fraintendimento.
“Pensa davvero che sia una troia?” si domanda lei.
“Mi trova così scadente a letto da non voler ripetere l’esperienza?” si domanda lui.
E tra una domanda e l’altra giungono a Bath e si separano ingrugnitissimi l’uno con l’altra.

Passano i mesi e per puro caso.. Ah, il Caso !!!!, si incontrano durante una festa a Bath e per un’insieme di altri fortuiti Casi, Ah….i Casi !!!!, sono costretti a vedersi e frequentarsi in continuazione.

E qui parte quello che secondo me è il punto debole di tutta la faccenda.
Lucius è ormai prossimo al ricovero per ossessione. Ok, lei è bellerrima, braverrima, appassionaterrima, intelligenterrima e chi più ne ha più ne metta, ma fa troppo la figa di legno per rendere credibile che un cazzo di conte passi il suo tempo a sbavarle dietro.
Non esagero; lui le chiederà qualcosa come un triliardo di volte di mettersi con lui, persino di sposarlo pur di poter stare insieme e lei, la quale ha…Udite – Udite…. un vergognoso segreto da occultare, continua a rimbalzarlo guardandolo come io guardo una fetta di pane ricoperto da un copioso strato di Nutella.

Che poi il vergognoso passato da occultare si riveli in effetti il Bluff dell’intera faccenda e che dimostri che lei NON è così intelligenterrima come ci viene descritta, poco importa perchè alla fine [potrei anche evitare di dirvelo tanto è scontato], convoleranno a giuste nozze, copuleranno come due ossessi, orgasmeranno rigorosamente insieme e vivranno, ahimè, felici e contenti.

Potreste pensare che questo libro alla fine non mi sia piaciuto… ed è qui che sbagliate.
Non raggiunge i fasti dei Bedwyn ma la scrittura è briosa, l’ho letto con crescente gusto e mi sono sollazzata a sufficienza…. ma soprattutto, questo libro mi ha aperto la mente ed ho capito di aver sbagliato TUTTO nella vita. Sì, ho realizzato che io mi sono sempre comportata al contrario di Frances precludendomi l’opportunità di impalmare un riccone bello e col cazzo grosso.

Esempio 1: a quattordici anni mi piaceva proprio da morire un mio compagno di scuola che era sì completamente e irrimediabilmente idiota, ma anche decisamente carino. Quando ha mostrato un certo interesse nei miei confronti e mi ha proposto di uscire io mi ci sono buttata a pesce. Morale? Dopo un paio di settimane lui è passato ad altro ed io, dopo la cocente delusione, mi sono fiondata sui vecchiardi nella vana speranza che con l’età un po’ di coglionaggine andasse a babbo morto. [Spoiler: non succede]

Esempio 2: qualche annetto dopo mi piaceva assai un tizio che era pure già fidanzato ma cosa credete che abbia fatto quando ha dimostrato un certo interesse nei confronti della sottoscritta? Esatto… mi ci sono buttata a pesce urlando a squarciagola “Ogni lasciata è persa”.

La mia vita prosegue così, di lancio in lancio tra le braccia di quelli che erano pronti ad accogliermi fino all’arrivo del Busnaghi; fino a quando alla sua domanda “Usciamo insieme qualche volta?” ho risposto “NO!” e la mia vita ha svoltato.

Ma non è nulla in confronto alla classe con cui questa sciacquettina Italo-francese tiene in scacco un bel pezzo di manzo da accoppiamento.
Giovani donne ascoltate attentamente…. ecco a voi il segreto per accaparrarsi un visconte.

Primo: trattatelo malissimo e poi nel giro di due giorni aprite le gambe per lui, godetevela e approfittate della sua multiorgasmica esperienza per trastullarvi un po’.
Secondo: Rifiutate la sua proposta di rivedervi. Ditegli che l’interludio è stato piacevole ma che non avete intenzione di ripeterlo in futuro.
Terzo: Quando lo incontrate fortuitamente tempo dopo, baciatelo appassionatamente, fateglielo diventare di granito ma NON dategliela. Poi correte a casa a masturbarvi, l’essenziale è che riusciate a resistere alla tentazione di aprire le gambe per lui.
Quarto: Fingetevi mortalmente infastidite dalla sua presenza. Ogni qualvolta ci provi con voi dovete andarvene con aria scazzata, salvo poi farvi scoprire mentre lo guardate da lontano con aria sognante.
Quinto: accaparratevi la fiducia e l’ammirazione della sua famiglia. Questo è fondamentale perchè nonostante lui ostenti una libertà d’azione illimitata, in realtà è Lo Schiavo delle Convenzioni per eccellenza, e senza la benedizione del nonno non andrà da nessuna parte, tanto meno tra le vostre gambe.
Sesto: Lui a questo punto sarà cotto a puntino e avrà anche il peso mortale dell’insistenza della Sacra Famiglia affinchè si accasi. Solo a questo punto potete lanciare l’assalto finale, ossia snervarlo con una notte di sesso in cui mostrare quanto sapete essere puttane, soggiogarlo con l’arte amatoria, succhiarlo fino al prosciugamento totale e poi cercare di lasciarlo di nuovo.
Settimo: A questo punto sarà così terrorizzato dall’idea di perdervi da chiedervi la vostra mano di fronte ad un centinaio di testimoni e voi potrete accettare con quell’alone di virginalità che vi ha rese agli occhi della Sacra Famiglia la fattrice perfetta per il Figliol Prodigo.

Requisito fondamentale perchè questa strategia funzioni: avere a che fare con un senza palle che invece di prendervi con la forza e a furia di vergate nella vagina costringervi a sposarlo, passi il suo tempo struggendosi per voi e cercando di conquistarvi.

Inutile dire che io preferisco il primo tipo stile “Ti prendo e ti sbatto finchè non ti rendi conto che siamo anime gemelle” al secondo tipo stile “Passo 10 ore al giorno a cercare di capire come conquistare il tuo cuore di donna ferita…… blah . . blah . . blah… [sbadigli e noia]”.

MA.

Questo libro ha tanti pregi.
Fa parte di una serie quindi a breve leggeremo le avventure delle altre maestrine della scuola, si concentra moltissimo su quello che pensa Lui e non solo sulle seghe mentali della pulzella, è scritto bene, si legge con gusto, la psicologia dei personaggi è sufficientemente approfondita ma soprattutto si svolge a Bath, che pur non capendone il perchè, esercita su di me un fascino particolare secondo soltanto a quello che provo per i giardini di  Vauxhall.

Momento autocelebrazione

Avrei scritto meglio il loro incontro fortuitamente dettato dal caso? Ah… il Caso!!!!
Ebbene sì.
Tre mesi sono troppo pochi per creare quell’effetto “Mio Dio No!!!!” che invece ci sta sempre bene, ci si ricordano ancora con sufficiente precisione la dimensione, la forma e il peso specifico del membro altrui togliendo quell’aspettativa del tipo “chissà com’è scopare ancora con lui?”, nessuno dei due ha fatto in tempo a rifarsi una vita perdendo in questo modo la possibilità di vedere la felicità di qualcuno sgretolarsi sotto i nostri avidi occhi e non c’è stata nemmeno l’occasione di lasciare al tempo lo spazio sufficiente per ricordare SOLO le cose meravigliose ed eliminare i difetti macroscopici che ci infastidivano a morte.

In poche parole

Amore = [disgusto (sesso + sesso) + rifiuto (baci appassionati + durello) – masturbazione (approvazione + fastidio) + sesso + sesso selvaggio + rifiuto]

Poschina

Gli Amanti dello Scandalo – Robin Schone

Parlare liberamente di sesso, può essere ancora considerato indecente?
Apparentemente no. Siamo circondati dal sesso, da tette e culi (rigorosamente femminili), da battute più o meno grevi, da una patina di liberazione sessuale; tuttavia, quello che è accettato in forma goliardica, non è ben visto in contesto serio.
Affrontare una conversazione sulle preferenze sessuali, su sex toys o su come ci piace che ci tormentino i capezzoli è, ancora oggi, sconveniente.
“Sono cose private” mi viene costantemente ribadito, ma io ho il sospetto che questa gente non ne parli nemmeno tra le 4 mura, che non si senta libera di dire “Voglio che mi strizzi i capezzoli” nemmeno durante il legittimato sesso coniugale. Si, insomma, ho l’impressione che oggi, 2014, la situazione non sia poi così diversa da quella dell’Immaginaria Inghilterra ottocentesca nella quale è ambientato questo romanzo.

download

 

La Trama: Sposata a quindici anni e vedova a quarantanove, la dolce e generosa Frances Hart ha conosciuto solo i doveri di moglie e di madre, mai le gioie di essere donna. L’avvocato James Whitcox, uomo duro e severo, pur frequentando un club che discute di sessuologia non ha mai provato la vera passione. Cedendo ai piaceri della carne quando ormai riteneva che non li avrebbe mai conosciuti, Frances si trova fra le braccia di un uomo più giovane che la scandalizza, ma che la guarda e la tocca come mai nessun altro aveva fatto. E insieme giungono a una condivisione così intima e profonda che entrambi dubitavano potesse esserci tra un uomo e una donna. Travolti da una passione che li brucerà e cambierà le loro vite per sempre, avranno però un prezzo da dover pagare…

Ed ora la parola alla giurata

Avrei potuto buttare il tutto sull’ironia spinta ma più andavo avanti con la lettura, più mi sono resa conto che la definizione di Romanzo Erotico era riduttiva ed ingannevole, quindi vi tocca subire una bella recensione a base di rivendicazioni di liberazione sessuale, che è altamente probabile troviate noiosamente patetiche, ma questo è quanto. Siete comunque liberi di skippare questa sbobba ed aspettare fiduciosamente la prossima.

Della Schone avevo letto “Il Grido del Desiderio” che mi era piaciuto alquanto perchè è un libro nel quale si affronta il tema della repressione sessuale, principalmente quella femminile. E non cominciate a dire che ora le donne sono libere di fare quello che vogliono perchè tutti sappiamo che non è poi così vero. In parte perchè socialmente la donna che fa sesso per godere e non per procreare/amare è considerata una zoccola ancora oggi, e secondo perchè anni ed anni di condizionamenti culturali ci spingono ancora oggi ad autolimitarci per il timore del giudizio degli altri e, ammettiamolo senza vergogna, persino di noi stesse. Alzi la mano chi non si sente un po’ zoccola/depravata quando fa qualcosa sessualmente lontano dalla morale comune.

Appunto.
E con zoccola/depravata intendo in senso negativo, non roba tipo “scopami sono la tua zoccola” che invece andrebbe benissimo

Gli Amanti dello Scandalo parla dell’affermazione di sé tramite la conoscenza della propria sessualità. Abbiamo a che fare con due cinquantenni che hanno vissuto l’esistenza seguendo fermamente i dettami sociali con l’unico risultato di trovarsi vedovi ed infelici. Un esempio?

Per gli uomini il sesso è solo un modo per procreare, un dovere che non prevede il piacere del partner e forse nemmeno il proprio. Il sesso è un’esigenza figlia di quella parte animale di noi che va tenuta a freno. Lo fai perchè ti devi sfogare. Punto e basta.
Per le donne il sesso è un pegno da pagare per poter essere madri che, ovviamente, deve essere l’unica aspirazione di una femmina di specie umana. Il seno è per allattare, l’utero una cavità per contenere i bambini e la vagina il mezzo per poter essere ingravidate. Punto e basta.
E’ seguendo questi dettami che i nostri eroi hanno vissuto.

Lo so che ora voi pensate che sia una roba vecchia, stantia e peraltro trita e ritrita, ma io leggendo queste pagine mi sono ritrovata a riflettere moltissimo sull’argomento. Noi donne del nuovo millennio, possiamo essere considerate represse? Secondo me sì. Fin da bambine, veniamo sottoposte a pressioni esterne che ci portano a considerare la sessualità come qualcosa da vivere ma sempre con cautela, pena la perdita della rispettabilità. E lo dice una cresciuta in una famiglia progressista e non certo repressiva, tuttavia per scrollarsi di dosso migliaia di anni di condizionamenti sociali, un’educazione non repressiva non basta. Resta dentro di noi, femmine moderne e indipendenti, quella paura di essere considerate delle zoccole. Poco importa se la scienza ci dice che anche le donne si eccitano con immagini pornografiche, che l’istinto sessuale è lo stesso degli uomini e che non c’è nulla di male nella masturbazione… anzi. Lo spettro del giudizio ci attanaglia, cercando di impedirci di vivere la sessualità con la naturalezza che invece meriterebbe.

Frances si rende conto di non essersi mai considerata una donna perchè è sempre stata una moglie prima, una madre e una nonna poi. Leggendolo, nelle mie orecchie riecheggiano le parole di alcune amiche/mamme quando si affrontano argomenti sessualmente espliciti. “Io ormai sono una madre”. Qual’è allora la differenza tra la Frances di metà ottocento e la trentenne del 2014? Nessuna, purtroppo. Ancora oggi una madre non è una donna libera, bensì una donna relegata ad interpretare un ruolo. Basti pensare che le donne/madri che tengono molto al loro aspetto e alla loro sessualità vengono considerate delle pessime madri; quante volte abbiamo sentito commenti del genere: “Guarda quella, ha due figli eppure pensa sempre a truccarsi e a farsi guardare dagli uomini”.
Come se nel farsi apprezzare dagli uomini ci fosse qualcosa di male. Perchè la consapevolezza sessuale di una donna dovrebbe arrestarsi con l’arrivo di un figlio? Perchè non dovremmo abbellirci per renderci più desiderabili e più sessualmente appetibili? Cosa c’è di male? Vorrei capire. Perchè se il tizio in metropolitana mi luma rispettosamente, a me fa piacere. Come mi fa piacere accorgermi che le tette fanno ancora il loro porco lavoro e attirano lo sguardo dei maschi di turno. Mi piace l’idea di essere sessualmente appetibile eppure, quando lo ammetto, vedo nello sguardo di chi mi ascolta l’ombra del giudizio negativo. Oggi, nel 2014.

Dovrei forse fingere di non essere lusingata dall’idea di essere piacente?
Sarei più rispettabile se dicessi che fare sesso con il mio compagno è un peso?
Darei un’immagine migliore di me se sostenessi che l’unico motivo per il quale esistono le tette è l’allattamento?
Probabilmente sì.

James ha passato la vita con una donna che non conosceva, che ha sempre riempito di soldi ma alla quale non ha dato nulla di se stesso. Se ne è reso conto quando è morta; quando guardandola dentro il feretro si è accorto che per lui era una completa estranea. Non l’ha mai vista nuda, non l’ha ma abbracciata, non l’ha mai toccata. Solo meccanicamente penetrata al fine di procreare.

Triste?
Moltissimo.

Il libro parte dalla ricerca della propria sessualità, che inevitabilmente porta ad una più profonda conoscenza di sé e ad una maggior predisposizione alla condivisione di sentimenti e di vita. Frances e James sono due bellissimi personaggi peraltro delineati con grande maestria. Che poi la Schone sia una di quelle scrittrici che non si vergogna a parlare con chiarezza è solo il valore aggiunto. Lei se deve dire sperma, non si preoccupa di farlo, se parla di organi sessuali, li chiama pene, uccello, vagina, vulva… sì, insomma… niente tizzoni ardenti o roba simile [Ha una spiccata passione per le prugne ma non è cosa fastidiosa]. Qui si parla esplicitamente di sesso, di sperimentazione, di masturbazione e di sex toys. Si parla di penetrazioni vaginali e anali, di capezzoli turgidi, di desiderio e passione, il tutto senza tabù e senza vergogna. Non si parla solo di sesso, sessualità, repressione e liberazione, si parla anche di amore. Di quell’amore nato in primis dal rispetto, dalla conoscenza, dalla volontà di dare al partner e non solo di prendere. L’amore tra James e Frances è estremamente toccante perchè arriva quando entrambi pensano che sia troppo tardi e li porta a rivedere tutto quello in cui hanno sempre creduto in funzione della scoperta di una parte di se stessi che mai avrebbero pensato potesse esistere.

La Schone ci dice che il sesso è parte integrante della vita. Viverlo con naturalezza, non vergognarsi di ammettere per prima cosa di voler provare piacere, dovrebbe essere la quotidianità, non l’eccezione. Ci dice anche che nella ricerca del piacere non c’è nulla di cui vergognarsi e che non c’è proprio nulla di male nel cercarlo da soli o fuori da vincoli legali.
Prima regola di Robin Schone: Non Giudicare.
Siamo tutti d’accordo che fare sesso con una persona che si ama o con la quale si è particolarmente coinvolti dia quel plus che rende tutto più coinvolgente, ma non possiamo essere così vigliacchi dal non ammettere che a far provare piacere è il sesso in quanto tale e dipende più dalla capacità di stimolare correttamente determinate parti del corpo al fine di mettere in moto una serie di reazioni chimiche che portano all’orgasmo, piuttosto che dall’amore che proviamo per la persona con cui lo stiamo facendo [altrimenti non si spiegherebbe perche il vibratore provochi orgasmi intensi, mica è un essere senziente!!].

Provare attrazione sessuale, desiderio, pulsioni particolari, avere fantasie più o meno spinte, cercare di realizzarle, di sperimentare, di osare; sono tutte cose estremamente naturali che sono state represse per anni [per quanto riguarda la questione femminile c’è dietro un discorso politico complesso che non è il caso di affrontare in questa sede]; onestamente  non possiamo ignorare che ancora oggi, noi donne emancipate e moderne, siamo vittime delle stesse costrizioni mentali che hanno reso Frances una donna estremamente infelice.

E questo mi fa incazzare da morire.
Non sopporto che ci sia un condizionamento così radicato in noi da sopravvivere ad anni di battaglie per l’emancipazione. Mi irrito con me stessa quando mi imbarazzo nel parlare con il mio compagno di determinati argomenti (pur essendo una di quelle donne considerata sfacciata dal 99% delle persone che conosce, solo perchè non si vergogna ad ammettere di adorare sex toys e completini erotici per giochi di ruolo); mi irrito perchè è un imbarazzo senza senso, che non fa altro che allontanare da me quell’emancipazione mentale che cerco di raggiungere da una vita.

E sapete cosa mi fa imbestialire più di tutto?
Che ad emettere i giudizi peggiori, e ad avvallare i condizionamenti culturali siano soprattutto le donne, quelle donne che si sottomettono felici all’idea maschilista di una donna pudica, votata alla santità e alla maternità, perennemente controllata e adoratrice della missionaria; donne che non provano ad uscire dagli schemi, che impersonano il ruolo di madre, moglie, figlia perfetta, senza mai domandarsi davvero se preferirebbero essere considerate [anche sessualmente parlando], in modo diverso. Donne che si impongono di corripondere all’immagine della donna rispettabile, che si arrendono a non masturbarsi mai perchè è sconveniente; mi infastidisce pensare che non sappiano come preferiscono che gli si succhino i capezzoli, che si rifiutano di parlare con altre donne della loro sessualità, che si fingano scandalizzate dall’amica che ha una vita sessuale libera solo perchè in fondo temono di dover ammettere con se stesse che la vita può anche essere qualcos’altro.

Oltre alla crudezza di immagini e descrizioni, questo libro gronda amore,  rispetto, molta tristezza per quello che si è irrimediabilmente perso e gioia pura nello scoprire che non è mai troppo tardi per prendere in mano le redini della propria vita e lottare per cercare la felicità e l’affermazione del proprio io. Se vi sconvolge l’apprendere che l’affermazione di se stessi passa anche dall’esplorazione della sessualità e dalla ricerca del piacere, mi dispiace molto per le vostre vite scandite da rispettabilità e convenzioni.

E prima che partano le critiche, a parlare è una donna normalissima che vuole dei figli, che convive, lavora, si prende cura della casa, non ha scopazzato a destra e  a manca quand’era più giovane (purtroppo); una tizia che fino a qualche anno fa si imbarazzava per tutto e che un giorno ha finalmente capito che godere della sessualità liberamente le avrebbe offerto una libertà mentale impagabile e che si è sforzata di superare tabù e condizionamenti conscia del fatto che le peggiori gabbie sono quelle che ci costruiamo da soli.

In poche parole

Un libro apparentemente innocuo, che ha scatenato la bestia che vive nella mia mente.

Poschina

Poschina

Accordo a Sorpresa – Lynne Graham

E’ il primo giugno 2011, sono le 19.20, più o meno, e la giovane donna carica di aspettative, entusiasmo e progetti che avete conosciuto nel corso delle “recensioni dei ricordi”, sta morendo.
Lei ancora non lo sa, ma quando si sveglierà la mattina dopo, di corsa perchè deve indossare uno splendido abito, truccarsi, imparruccarsi e presentarsi ad un matrimonio, avrà perso completamente la bussola. Si sentirà frastornata, confusa e diversa.
Per la prima volta si troverà costretta ad indossare una maschera di tranquillità e normalità; sorriderà e si mostrerà perfettamente a suo agio per tutto il giorno.
Ora di sera, la trasformazione sarà quasi completata e venerdì 3 Giugno 2011, quando verrà svegliata dal cucciolo di beagle desideroso di giocare, allo specchio vedrà la mia immagine.
E nonostante la mia immagine non le piaccia, è con me che da quel momento dovrà scendere a compromessi, ed io non sono facile.
Io non sono malleabile.
Io sono la sua antitesi.
Ma, cosa più importante ai fini di questo blog, io leggo Harmony.

ACCORDO-A-SORPRESA_hm_cover_big

La Trama: Cresciuto nei bassifondi di Atene, Sergios Demonides pensava che la vita non potesse riservargli alcuna sorpresa, almeno fino al giorno in cui Beatriz Blake non irrompe nel suo ufficio proponendogli un matrimonio di convenienza! Orgogliosa e indipendente, Bea è lontana anni luce dal tipo di donna che solitamente scalda le lenzuola del ricco Sergios. Lui però non ha bisogno di un ulteriore, inutile trofeo, quello che cerca adesso è ben altro. Così i due stringono un patto conveniente per entrambi: quanto conveniente però non lo immaginano nemmeno loro.

Ed ora la parola alla giurata

Gli Harmony ambientati in Grecia sono i miei preferiti. Vanno a braccetto con quelli sul tema capo/segretaria, ma nel secondo caso è una deformazione professionale e non è il caso di soffermarsi su un argomento trito e ritrito.
Quelli greci invece animano le fantasie che coltivavo nel Settembre 2010, quando stravaccata in una caletta di Koufonissi mi dedicavo al mio passatempo preferito: osservare il nudista francese decisamente dotato con il quale dividevo lo spazio angusto della spiaggetta. Ovviamente nulla era casuale. Mi alzavo alle 5 per accaparrarmi il posto. Non si dica che sono una incapace di sacrificarsi per la causa.

Già mi vedo, sposata ad un bellissimo greco (io me lo immagino tipo David Gandy, perfettamente conscia che un uomo greco di questo genere non esiste, anche perchè in due settimane in giro per le isole l’unica cosa degna di nota è stato proprio il pene del francese. I greci non hanno MAI attirato la mia attenzione), incinta al 5° mese, mentre passeggio tranquilla sulla mia isola. Certo, perchè negli Harmony ambientati in Grecia, il maschio di turno regala sempre un’isola alla sua donna. Mica cazzi !!!!

Dovete sapere che, in 999 Harmony su 1000, la donzella (ovviamente vergine) rimane incinta alla prima, del tutto casuale e in primis indesiderata, botta. Uno degli esempi più assurdi che porto a sostegno di questa tesi è quello di una tizia che fa la cameriera, viene assegnata all’ospite più importante del mondo che è un Principe di un paese sconosciuto, che noi chiameremo per praticità Stocazzilandia, il quale non resiste alla sua bellezza/avvenenza/purezza e la fa sua sul tavolo del rinfresco.
Qui si aprono i due classiconi dei classiconi:

1 – Lei per rassicurarlo gli dice “Tranquillo, non sono nei giorni giusti”. E questo, amiche, significa tassativamente una cosa: INCINTA SUBITO !!!!!!  Con i punti esclamativi a sottolinearne l’imperatività. Questo espediente serve a dimostrarci un paio di cose: la donna media degli Harmony è completamente cretina perchè non conosce nemmeno l’ABC della sua sessualità; la donna media degli Harmony è completamente cretina perchè si fa sverginare dal primo idiota che passa senza preoccuparsi di prendere alcuna precauzione.

2 – I protagonisti dei romanzi Harmony (da non confondersi con l’Uomo Harmony) sono l’esempio lampante di quanto multimilionarietà ed inettitudine vadano di pari passo. Se non affiancati dalla segretaria, dello stagista schiavo o dallo sfigato di turno, che gli consiglia di estrarre il divino pene dalla di lei vagina e riversare il prezioso liquido in altro orefizio/disperderlo nell’ambiente, questi uomini ultra trentacinquenni non sono in grado di praticare l’antico sistema del salto della quaglia e nemmeno di infilarsi un cazzosissimo profilattico. Amen.

Qui però ci siamo risparmiati la sciampista e l’impulsivo, quindi nessuna gravidanza post coito occasionale e siamo di fronte ad una vergine 24enne votata alla santità con mamma paraplegica e papà bastardo inside e il classico bellissimo, sexyssimo, ricchissimo uomo che si è fatto da sè, o quasi.

Lei viene data in sposa al bel greco per permettere alla madre di continuare ad usufruire del mantenimento che il padre bastardo le passa ogni mese, mentre il belloccio ricaverà da questo accordo una moglie voluttuosa che farà da madre ai 3 bambini che ha ereditato dopo la morte del cugino o roba simile. Uno dei bimbi ha anche problemi all’udito, il che aggiunge quel tocco di pietismo che evidentemente mancava nonostante la madre in carrozzella.

Lui è maschilista e dispotico. Della serie: “Come minchia ti conci, ora ti mando il mio stylist – Io avrò l’amante, anzi più di una ma tu no – Così conciata in giro non ti porto che mi fai fare la figura del pezzente – Io sono stronzo, dispotico, fedifrago e odio i bambini, deal with it”. E lei non fa una piega. Ripeto: Lei Non Fa Una Piega. Atroce.
Alla fine ovviamente lei si adatta senza alcuna fatica alla vita da multimilionaria, si rifà trucco e parrucco e sfrutta i di lui soldi fino allo stremo.

Intanto il buon Sergios si è accorto che la verginella Beatriz è sessualmente attraente e decide di provarci.
Cerca di sedurla in ogni modo ma lei, stoicamente, resiste perchè il sesso è una roba orribile che complica le cose e lei proprio non capisce come mai il resto del mondo invece scopazza costantemente come se non ci fosse un domani e passa il tempo tra multiorgasmi e cock rings.
Nonostante questa ingiustificata avversione per il sesso, ogni volta che lui le infila 2 metri di lingua in bocca lei sente uno strano “liquidore” all’inguine e lui, che ha passato la vita scopando a destra e a sinistra, una sera decide di approfittare della situazione e la scapezzola finchè lei non si dimena sul suo ovviamente granitico uccello fino ad avere il suo primo, indimenticabile e generatore di dipendenza, orgasmo.
Da qui a scopare come facoceri il passo è breve e infatti nel giro di cinque pagine la fa sua.

A questo punto siamo più o meno a metà libro.
Seguono una serie di malintesi, la Queen Bee di turno (la ex amante di lui figherrima, magrerrima, sexerrima e perfiderrima), il BM, confessioni sulle tristi e patetiche storie del passato di lei e sulle tristi ed in teoria drammatiche storie di lui.
Il problema è che i protagonisti hanno un passato talmente al limite del reale da risultare pateticamente fasullo, il che lo rende perfetto per un Harmony. Non esiste infatti Harmony senza storie tristi e patetiche, non esiste Harmony senza madri paraplegiche, sorelle bisognose di cure, morti tragiche, crolli economici, bambini abbandonati.

Sullo sfondo di queste vicende femminilmente appassionanti, la Grecia che non si vede, non si sente, non si immagina. A parte infatti una misera descrizione del paesaggio, non si respira affatto l’atmosfera di questo meraviglioso Paese. Anche questa superficialità ambientale è fondamentale per Harmony. Infatti potrebbe essere ambientato a Casalpusterlengo che non cambierebbe una sega. Perchè quello che conta è l’impasto della storia, il resto è puro cartonato atto a riempire le cinque/dieci pagine che avanzano una volta sviscerati tutti i clichè.

Dopo una serie di peripezie che non sto qui a specificare in quanto assolutamente inutili, i due piccioncini arrivano allo scontro finale, nel quale prima si insultano, poi si dichiarano eterno Ammmmoooooreeeee e copulano copiosamente. No. Non aspettatevi le descrizioni accurate che trovate nella serie Hot Passion o roba simile, qui siamo negli Harmony collezione, che devono andare bene per l’educanda in convento e per la donna manager che gestisce una Start-up con sede in Piazza Duomo. Qui è tutto un alludere senza mai dire. In pratica ti sventola la porcata in faccia ma non te la fa prendere. Anche questo fa parte del suo fascino. Non ho ancora ben capito come mai, ma funziona.

Non manca, strano a dirsi, l’epilogo nel quale ci viene sottolineato come la famiglia si stia allargando, senza dimenticarsi le millemila sfumature di stucchevolezza che accompagnano la lieta novella.
Ma il mielismo sfrenato, in questo caso, ci sta.
Cosa sarebbe un Harmony se non assicurasse a noi lettrici bisognose di certezze, un patetico lieto fine?

Voi vi chiederete come mai le donne come me, ossia mediamente intelligenti, mediamente colte, apparentemente normali, comprino questo genere di lettura: basic, priva di pretese culturali, popolare.
Ve lo spiega Zia Poschina.

Da bambine ci infarciscono la testa con le fiabe, che raccontano (o meglio raccontavano quelle che leggevo io negli anni ’80) di pulzelle buone di cuore che impalmano bellissimi principi e che vivranno felici e contente circondate da schiere di servitori adoranti dopo essersi sposate con una cerimonia fantasmagorica e aver generato una decina di eredi, giusto per stare sicuri che il regno rimanga nelle mani giuste.
Poi però la vita ci piomba addosso e noi restiamo basite nello scoprire che, sì…beh…insomma…, non è che poi la fiaba si avveri proprio per tutte.

E allora, come contrastare la vita?
Come cercare di riassaporare quella sensazione di sicurezza e appagamento che si provava quando il principe baciava la bella addormentata e se la portava via per regalarle una vita da sogno?
Come riuscire a conciliare le pallonate in faccia con la nostra vena romantica e sognatrice, che nonostante tutto, resiste alle sollecitazioni esterne?

Ma con Harmony ovviamente.
Harmony non mente.
Harmony ti promette poche seghe mentali e tanto irreale romanticismo.
Harmony ti permette di chiuederti per 120 pagine in un mondo che non esiste, assurdo, esagerato, falso, classista, filo maschilista, patetico, stucchevole ed incredibilmente terapeutico.
Che poi è esattamente quello che ci vuole quando si ha bisogno di evadere, di staccare un cervello ferocemente concentrato sui problemi, per dargli almeno un paio d’ore di respiro, prima di tornare a massacrarsi con la vita reale.

Poi lo so che voi fate i fighi/le fighe di legno quando sentite pronunciare la parola Harmony ma se potessi frugare nelle vostre librerire sia elettroniche che cartacee scommetto che ci troverei ciofecate innominabili.
Gli Harmony sono un guilty pleasure al quale non ho alcuna intenzione di rinunciare, quantomeno fino a quando non troverò un altro perverso sistema per annebbiarmi i sensi.

In poche parole

Uomini greci che non esistono in Grecia.

Poschina

Il Meglio di Me – Nicholas Sparks

Non avevo mai letto nulla di questo autore perchè da adolescente incappai nel film “Le parole che non ti ho detto” e ne rimasi talmente impressionata da avere incontrollabili conati di vomito ancora oggi al solo pensiero.

D’altro canto, ho sempre sentito parlare non bene, ma strabene, dei libri di questo autore. Ricordo fin troppo lucidamente le strabilianti recensioni che un mio vecchio amico etero faceva dei suoi libri così pieni d’Ammmmore, di Sentimmmmenti e di Passssssione che si chiedeva come mai io restassi immune alla tentazione di leggerli.

Beh, ora che ho ceduto mi tocca ammettere che il mio istinto è fottutissimamente infallibile.
A pagina 18 stavo già bestemmiando.

ilmegliodime

La Trama: Nella primavera del 1984, quando frequentavano il liceo, Amanda e Dawson si erano innamorati: profondamente, irrevocabilmente. Nonostante appartenessero a due mondi opposti, il loro amore sembrava tanto grande da sfidare le regole della vita di Oriental, la cittadina del North Carolina dove erano cresciuti. Dawson, segnato dalla violenza della sua famiglia, pensava che il sentimento per Amanda lo avrebbe riscattato da un destino di solitudine e infelicità. Per lei, Dawson era uno spirito libero e appassionato, tutto quello che la sua rigida educazione di ragazza perfetta le aveva negato. Ma alla fine di quell’ultima estate, imprevedibile e fulminea come un temporale d’agosto, le loro strade si erano bruscamente divise. Ora, venticinque anni dopo, Amanda e Dawson si ritrovano a Oriental per il funerale di Tuck, il vecchio amico che un tempo aveva dato rifugio alla loro giovane passione.

Ed ora la parola alla giurata

Prima di tutto devo fare una precisazione. Anzi due, forse tre.
Come ho ripetuto all’infinito io adoro i finali tristi ed adoro i finali aperti.
Forse però non ho mai specificato che per quanto mi riguarda, peggio del lieto fine smielato c’è il finale patetico.

Ma andiamo con ordine.
Compro compulsivamente questo libro un sabato pomeriggio con mia madre. Lo vedo, lì in mezzo a tutti gli altri del caro, non tanto vecchio, Nicholas e decido che tra tutte è la trama apparentemente meno patetica e poi figa santa, basta con il romance in costume della serie “I Romanzi Emozioni”. Voglio un Romanzo vero, un Romanzo con la R maiuscola.
Essendo profondamente pirla, non leggo nulla sulla vita privata di questo autore.
Errore.
Scoprirò poi che è una specie di cattoconservatore, neocatecumenale, ciellino, statunitense che si vanta di condividere con moglie e cinque figli la visione prettamente cattolico/bucolico/spirituale della vita.

Capiamoci.
Io sono Atea.
E se mi infastidisco con gli espedienti comodi come finti fidanzamenti, gravidanze miracolose e ecodisastri atti solo a favorire il mielismo sfrenato, non avete idea di quanto mi incazzi quando in un libro viene usato il capostipite degli Espedienti Comodi: l’evento PARANORMALE.

Io vi avverto.
Sarò prolissa, spietata e spoilererò come se non ci fosse un domani.

Ho notato che lo scrittore americano medio, per non allontanarsi troppo dallo stereotipo che l’europeo medio ha di lui, scrive principalmente storie che hanno come protagonisti degli scarti della società che cercano (e il 99% delle volte ci riescono) di riscattarsi. Il tutto contornato dalla descrizione di una deep america classista e becera, ferma alla guerra di secessione, ignorante, fastidiosa e che ti fa domandare seriamente se è proprio questa l’idea di Democrazia che siamo così ansiosi di esportare.

Ma lasciamo stare il discorso politico perchè non è il luogo.
Solo io a 17/18 anni ero circondata da adolescenti che parlavano come adolescenti, ragionavano da adolescenti, erano profondamente idioti come tutti gli adolescenti?
No, perchè questi libri del cazzo sono pieni di diciottenni innamorati (ma l’AMORE quello con tutte le letterazze maiuscole) che ragionano come quarantenni “vecchi dentro” e che fanno quei discorsi fastidiosi e patetici del tipo “Ti amo troppo perchè tu rinunci ai tuoi sogni per me”. A 18 anni?
MA DOVE?
A diciott’anni vuoi tutto quello che puoi prendere (e smettetela di ridere per l’involontario doppio senso perchè vi sento). A diocott’anni sei un cazzo di vulcano di emozioni che nemmeno sai controllare e figurati se stai lì a fare “La Rinuncia d’Ammmmmmore” perchè ritieni di non essere la persona adatta con cui costruire un futuro. Costruire un futuro? Ma quanti anni hai 100?

Già questo gap culturale mi impedisce di identificarmi/lasciarmi andare/godermi la lettura perchè sono costantemente distratta dalla consapevolezza di leggere cose che non stanno nè in cielo nè in terra, e ciò sarebbe di per sè sufficiente a farmi desistere dall’andare oltre. Siccome ho tendenze masochiste ma soprattutto adoro poter polemizzare a vuoto, coraggiosamente vado avanti con la lettura, sperando di provare almeno un brivido di una qualsiasi emozione diversa dalla rabbia.

Lui, Dawson, da quel lontanissimo ultimo anno del liceo non ha avuto altre donne perchè non riesce a dimenticare Lei. Ok, ragazze, capiamo bene. Questo non è romanticismo, ma patologia. Io un uomo che non è riuscito a scopare nessuna che non sia io, non lo voglio. E’ creepy.

Lei, oltre ad una serie di sfighe una dietro l’altra, di lavoro fa la mamma di tre (erano 4) splendidi figli, l’ultima dei quali è affettuosamente chiamata “meraviglioso incidente” e poi ovviamente fa anche la volontaria nel reparto oncologico pediatrico perchè essendo la protagonista di un romance di scarso livello aspira alla santità.

A pagina 58… più o meno, penso che il libro possa finalmente carburare perchè Dawson e Amanda si ritrovano dopo 20 e qualcosa anni e devo ammettere che almeno questa scena è scritta decentemente. Tenerezza, apprensione, curiosità, il fiotto di ricordi dolceamari….
A pagine 62 già si è spento tutto.
Mi arrendo.

Il famoso week-end di passione, ricordi, recriminazioni e confronto in realtà si riduce ad una notte di sesso che nemmeno ci vede spettatori eccitati e ad un paio di baci che non mi hanno fatta fremere per niente. E se non fremo io è abbastanza grave. Venerdì ho visto un tizio seduto su un muretto in Largo Corsia dei Servi che leggeva un libro a torso nudo ed ho sinceramente pensato che lo facesse solo per eccitarmi. Un uomo…mezzo nudo…. che legge un libro. Ero praticamente sull’orlo dell’orgasmo.
Invece in questo ritrovarsi e lasciarsi andare alla passione (quale passione ancora non lo so) non mi ha lasciato addosso nulla, a parte la noia.

Questo non è un libro d’amore.
Non è un libro sulla passione.

E’ un libro che parla della paura di amare nel senso più profondo del termine, parla di convenzioni sociali e dell’incapacità di scrollarsele di dosso. Parla di una donna che continua noiosamente a ripeterci che Dawson è l’amore della sua vita senza fare nulla per averlo. Non fa nulla quando lui le dice a 18 anni che non possono stare insieme, non fa nulla quando scopre che è in prigione, non fa nulla quando torna un uomo libero, non fa nulla nemmeno dopo che si sono ritrovati, amati, confidati. Anzi. Per metterci su il caricone da 90 gli dice che lo ama ma che la deve lasciare andare. In pratica non ha nemmeno le palle di decidere lei come finirà la storia ma lo fa fare a lui. Così si lascia mollare e contemporaneamente lo tiene legato a sé.

Ma vaffanculo, stronza.

E’ un libro che parla di un uomo che è rimasto intrappolato nella rete distruttiva di una famiglia disfunzionale ai limiti della credibilità. Un uomo incapace di andare avanti, condannato da se stesso a rimanere legato ad una donna che tutto si può dire tranne che si sia mai davvero impegnata per cercare di far funzionare le cose tra di loro. Un uomo di una tristezza desolante. Ma non una tristezza che fa tenerezza, una tristezza che fa rabbia perchè è completamente incapace di lottare per quello che davvero desidera.

E mi andrebbe anche bene  questa visione squallida della vita  se non fosse che lo scopo è un altro; su tutto aleggia un’esasperante visione cattolico/apocalittica secondo la quale non c’è maggior soddisfazione del sacrificarsi in nome di qualsiasi cosa che non sia una gratificazione personale. L’intera storia è dominata da un fastidioso autocompiacimento nel sacrificarsi. Lui in adolescenza sacrifica il suo amore per donare a lei un futuro migliore. Lei si sacrifica per non turbare la tranquillità familiare e pace ed amen se in realtà “tranquillità familiare una sega” perchè sta con un alcolista che non ha mai veramente amato (povero Frank hai tutto il mio appoggio morale) ed ha sprecato ogni opportunità in favore dei figli. E alla fine della fiera, Dawson sacrifica la vita per espiare i suoi peccati che sono, nell’ordine: aver ucciso del tutto involontariamente e senza colpa alcuna un uomo 20 ed oltre anni prima, ed essersi scopato (immagino alla missionaria e recitando il rosario) l’unica donna che abbia mai amato. In compenso il suo cuore viene usato per salvare la vita del primogenito di lei, che viene punita con l’incidente del figlio perchè ha osato infrangere il sacro vincolo scopando con (a detta sua) l’unico uomo che abbia mai amato; e poi ricompensata con il salvataggio in extremis del suddetto figlio perchè ha rinunciato all’idea di viviere The Big Love Ever in favore della famiglia.

Peggio ancora di tutto quanto detto sopra, c’è l’espediente comodo del paranormale, ossia il fantasma dell’uomo che Dawson ha involontariamente ucciso, il quale passa tutto il libro salvandolo, solo per condurlo a morte certa in una rissa da bar e permettergli di salvare il figlio della donna che ama.
E se questo è il genere di libro che donne, uomini e critica osannano, sono orgogliosa di essere una voce fuori dal coro.

Sono fiera di essermi resa conto sin dalle prime pagine di trovarmi in territorio “manipolazione” e di non essermi fatta fottere da Nicholas.
Non è una storia d’amore.
E’ una predica domenicale, peraltro pessima, nella quale siamo esortati a sacrificarci costantemente, a non cedere alla passione, a non pensare al bene di noi stessi, a non ribellarci a non lottare per quello in cui crediamo. E’ un costante ricordarci che l’amore non è quello fisico, e che l’amore platonico tra i due protagonisti è sufficiente per appagare lo spirito.
E’ un libro che, in pratica, va contro tutto quello in cui credo.
E’ diseducativo, patetico ed ingannatore.

Mente sapendo di mentire.
Tutto questo amore si riduce ad una cosa: l’ossessione di Dawson per una donna che sostiene di amarlo incondizionatamente, ma che non versa nemmeno una lacrima quando scopre che è morto. Non dico di lanciarti sotto un tir, ma porca puttana, l’uomo che sostieni di amare da una vita è MORTO e tu tutto sommato la vivi bene.
Se questo è l’Amore con la A maiuscola ben vengano gli Harmony a 2.99, completamente privi di ogni velleità letteraria ed estremamente onesti. Sì, fanno cagare, ma non mentono mai.

Se questo è l’ideale di storia d’amore che, prendendo spunto da un vecchio slogan, piace alla gente che piace, preferisco restare sola in un angolo a leggere mille volte la scena finale de “Il principe delle maree” nella quale Tom Wingo confessa  che ogni sera, mentre torna dal lavoro e passa su un ponte, si ritrova ad invocare il nome di Susan, una preghiera rivolta alla donna che amandolo lo ha reso un uomo libero.

Questo è romanticismo. Questo è quell’amore che ti fa piangere. Quell’amore così violento ed incontrollabile che non puoi non invidiare.

Dimenticavo.
Nulla di questo libro mi ha davvero toccata.
Dawson cresce in un contesto di degrado, ma un degrado patinato, costruito, calcolato al millesimo. Amanda viene da un contesto ricco, bigotto, patinato ma mai davvero criticato. Infatti l’autore ci tiene a farci sapere che, in fondo, il comportamento della madre di Amanda ai tempi della relazione della figlia con Dawson era comprensibile.

Nicholas…Mavaffanculo!

Mi dispiace che questo autore sia considerato il Re dei romance.
Mi dispiace che faccia un sacco di soldi con la fuffa.
Mi dispiace di aver contribuito alla sua fama comprando questo libro.
Ma non mi pento di averlo letto perchè per poter affermare con convinzione che qualcosa  fa cagare, bisogna prima averla provata.

Questo libro è come uno di quei film Hollywoodiani che andrebbero bene per “Pomeriggio Cinque” oppure il “Ciclo Emozioni” dei pomeriggi agostani; quei film patinati, stucchevoli e fondamentalmente noiosi che si tengono di sottofondo mentre si fanno cose molto più importanti, come per esempio pulire il water.

In poche parole

Addio Nicholas, non è stato affatto bello incontrarti.

Poschina

p.s. La categoria “Voi non l’avete capito” è dedicata a chi ha letto il libro e non si è reso conto di essere stato manipolato dalla prima parola all’ultima.

Seduttore dalla Nascita – Susan E. Phillips

Chi di voi non mi conosce personalmente, non può sapere quanto io sia stata e sia ancora, una fanatica delle fiabe. Ho passato l’infanzia a fingermi una splendida principessa, mi sono sempre immaginata una futura me, 20/25 enne, madre felice di almeno 3 bambini, rigorosamente sposata, realizzata sul lavoro ed ovviamente, principessa.

Ho 34 anni, un lavoro che non mi dona alcuna soddisfazione, non sono sposata, non ho figli e, ovviamente, non sono una principessa. Che per inciso non mi andrebbe nemmeno, considerato che Kate Middleton sembra mia nonna. Almeno io sono sì poveraccia ma sembro una sgarzolina.

Nonostante fare la principessa non sia più in cima ai miei sogni (ma ho ancora dei sogni?) ho visto Frozen 3 volte. Questa settimana intendo. E adoro Rapunzel. E mi commuovo quando Flynn viene abbracciato dalla famiglia reale.
Questo solo per dirvi che a me, le fiabe, mi piacciono assai.

download

La Trama: Blue e Dean: possono esistere due persone più diverse? Maldestra, malvestita e cinica lei; impeccabile nei modi e nell’aspetto lui. Pittrice svagata e nomade lei; atleta scattante che ha trovato una famiglia nella squadra lui. Eppure, il giorno in cui Dean raccatta Blue per la strada, quello che sta facendo salire a bordo è il suo destino. Una fattoria da rimodernare nel Tennessee, due genitori in cerca di stabilità, una bimba e una cagnolina “abbandonate”, una vecchia signora burbera e tanta, tanta musica, e il gioco è fatto.

Ed ora la parola alla giurata

La mia precedente esperienza con la Phillips non aveva dato i risultati sperati. Trovate le mie infinite recriminazioni in questa mirabolante recensione che non rinnego affatto. Essendo buona di cuore come le eroine di questa autrice, mi sono imposta di darle una seconda possibilità partendo però con un approccio nuovo alla lettura.

E se invece di considerarli dei romanzi, li affrontassi come fossero fiabe?

Blue e Dean sono due sopravvissuti. Hanno avuto un’infanzia segnata, ciascuno a modo suo, dall’assenza dei genitori. Sono cresciuti autonomi, responsabili, belli, intelligenti, e con qualche piccolo problema nella gestione degli affetti. Si incontrano per caso. Lei è appena stata piantata, lui ha appena acquistato una vecchia fattoria nel Tennessee. Lei è cinica, scontrosa e con la lingua estremamente tagliente. Lui è eccitato, spaventato e desideroso di stabilità.

Si troveranno a convivere, impareranno a conoscersi, rispettarsi, amarsi. Insieme supereranno i loro problemi del passato, ritroveranno la fiducia nei sentimenti, impareranno a crescere. Si sposeranno e vivranno felici e contenti.
Tutti i personaggi di contorno (genitori di lui, sorellastra e vecchia burbera), troveranno il loro equilibrio ed avranno un personale lieto fine.

Fine della fiaba.

Ma io sono Poschina.
Non una qualunque… quindi siamo seri.
Bella la fiaba.
Bella la megafattoria in Tennessee.
Bello tutto.
Siamo felici per loro.

Siamo davvero felici per loro?
Ma anche no.
NON ESISTE!!!!!!
Ed ora SPOILER

Io ci ho provato… ci ho provato dopo che tutte voi mi avete detto che pretendo troppo, che parliamo di libri per rilassarsi, d’intrattenimento, senza pretese…. che è colpa mia se non sono in sintonia con il romance !!!

Giuro, ci ho provato !!!
Ma non riesco.
E’ troppo !!!!
Troppo per la mia mente cinica, arrabbiata, frustrata, violata da tutto questo miele.
Mi sento soffocare.
Puttana Eva, ma non poteva finire male almeno per qualcuno?
Non so…. Perchè April non ha rifiutato Jack?
Perchè Nita non è morta? Magari proprio il giorno del suo compleanno.
Sarebbe bastata una cosa sola.
Una piccola cosa che andasse storta.
Che almeno avessero trovato il proprietario del cane e questo se lo fosse portato via…Oppure non so… magari giusto così per non far finire tutto tutto con le roselline che sbocciano, Blue poteva almeno evitare di diventare una pittrice di successo !!!!

Invece no.
Tutto fila liscio come l’olio.
Almeno nelle fiabe c’è un cattivo che alla fine fa una brutta fine, e la parte di me che è stata un boia ai tempi dell’inquisizione, si placa.
Così no.
E’, oggettivamente, esagerato.

Ed è un peccato.
Un peccato perchè il libro è bello.
I battibecchi tra Dean e Blue sono giocati bene, così come il crescere del loro rapporto. Il bisogno che hanno l’uno dell’altra che all’inizio è solo mera comodità, poi, lentamente, qualcosa di più profondo.
Bello il contorno bucolico, sviluppato senza esagerazioni il passato problematico dei due eroi. Dolceamaro il personaggio di Blue, dura e fragile in egual misura. Tenero il terrorizzato Dean. Realistiche le rispettive paure. Dolce la piccola Riley. Sufficientemente tormentati e folli i due sessantottini.

Ma?

Ma per quanto mi riguarda, romance non significa fiaba.
Romance significa una storia principalmente d’amore ma senza dimenticarsi la realtà.
Ma soprattutto romance significa farmi sognare, farmi credere che possa succedere.
Questi libri, per quanto siano confezionati bene ed oggettivamente piacevoli da leggere (ho spesso riso il che è solo positivo), sono inverosimili. Non riesco ad identificarmi.
Pur essendo in un certo qual modo estremamente simile a Blue, non c’è stata alcuna catarsi.
Questo perchè a favore di un lieto fine universale è stata messa in saccoccia anche quel poco di adesione alla realtà che c’era nel resto del libro.
Sognare è lecito, ma nemmeno nei sogni più sfrenati non piove mai.
Certe cose succedono solo nelle fiabe.

Ed è questo che sono i libri della Phillips.
Fiabe per adulti.

Il problema è che nessuno mi aveva avvisata prima.

In poche parole

Tutto è bene quel che finisce bene.

Poschina

p.s. Essendo bipolare (ed ora vi invito caldamente a lasciare commenti nei quali mi insultate pesantemente perchè oso banalizzare una malattia seria come il bipolarismo), sto leggendo Lady Cupido… un altro libro della Phillips. Ve l’ho detto che a me, le fiabe, mi piacciono assai…..