Duca dei Miei Peccati – Elizabeth Hoyt

Rieccoci qui mentre stringiamo tra le mani l’ennesimo libro della Hoyt che ci narra le vicissitudini dei parenti dei cugini dei parenti dei protagonisti della Saga dello Spettro di St. Giles.
Qui infatti ci occupiamo del rapporto malatissimo tra la sorella illegittima di quel grandissimo pezzo di gnocco di Lord Caire e di Valentine Napier, duca di Montgomery, fratellastro di Eve, protagonista del romanzo “Dolcissimo Furfante”. Lui è quello che in un altro libro ha rapito la sorella del Duca di Wakefield, un malvagio ricattatore, un grandissimo figlio di puttana sadico e calcolatore che è presente come personaggio secondario in molti libri della serie, mi è sempre piaciuto un sacco e che pare nasconda terribili esperienze traumatizzanti che spiegano il suo essere a tutti gli effetti una persona orribile.

La Trama: Bridget, figlia illegittima di lady Caire cresciuta in una famiglia di contadini, si è fatta assumere come governante a Hermes House dove intende cercare le prove per incriminare il padrone e famigerato duca di Montgomery, Valentine Napier. Val, affascinante e privo di scrupoli, tiene sotto ricatto buona parte dell’alta società londinese, tra cui la madre di lei. Sorpresa a rovistare nella sua camera, Bridget riesce a esercitare sul duca il fascino della sua purezza e bontà d’animo, e sceglie di rimanere al suo fianco per redimerlo. Nel turbinio della passione, anche l’inflessibile duca scopre sentimenti capaci di sfidare tutte le convenzioni…

Ed ora la parola alla giurata – Ultraspoiler

Come tutte ormai sapete, ho scoperto il succhia clitoride. No, non l’ho ancora provato ma ho intenzione di regalarmelo per Natale. C’è chi si regala la giornata nel centro benessere, io mi regalo orgasmi garantiti in 50 secondi. D’altronde, ognuno ha i suoi gusti.

Vi dico questo non solo per cercare di capire se qualcuna di voi lo abbia già provato e possa consigliarmi marca e modello ma perchè più leggo romance e più mi accorgo che l’Eroe Romance ha la capacità di portare all’orgasmo la dama di turno tramite un cunnilingus brevissimo ma infallibile.

Prendiamo per esempio la nostra Bridget, protagonista di questo romanzo…. Governante integerrima e in odore di santità, che si trova in casa del nostro squilibrato Val per rubargli la miniatura con la quale sta ricattando una dama della High Society. Lui è, come da copione, un uomo semplicemente meraviglioso. Alto, fisicato, biondo con capello lungo e mosso, con lineamenti finemente cesellati, maschio fino al midollo e con il cazzo grosso. E non è una supposizione, ci viene detto più o meno a pagina due dopo averci accuratamente descritto il suo carattere chiaramente psicotico, sadico e bipolare; facendoci immediatamente capire di essere capitate in un romance che se ne fotte delle regole base del genere (mai rivelare esplicitamente certi dettagli prima di aver raggiunto il 50% del libro) e che sarà un Grand Guignol di sesso, ricatti, omicidi, vendette e perversioni.

Idda è la classica brava ragazza, ok….è una figlia illegittima, ma è totalmente dedita al lavoro e vede il suo capo come un pazzo stronzo e sadico che deve tollerare solo perchè ha bisogno di recuperare una cazzo di miniatura. Un bel giorno lo stronzo viene avvelenato e in lei scatta il maledetto e fottutissimo istinto da crocerossina che ancora oggi incula noi donne in storie malate con uomini non salvabili e comincia a vederlo come la Vittima di un’infanzia grama e infelice [ed è vero, lui ha vissuto tra le vessazioni di un padre sadico e chiaramente malato che lo hanno condizionato per tutta la vita] ma cerca stoicamente di mantenere le distanze. Poi però, un giorno, lui ammazza davanti a lei il suo valletto e successivamente, completamente nudo e coperto di sangue la sbatte al muro e le mette 3 metri di lingua in bocca facendola bagnare come se fosse stata una vittima dell’Uragano Katrina.

Ed è solo l’inizio.

Lui decide che deve tassativamente farla sua e nonostante lei gli rovini il piano malvagio atto a permettergli un matrimonio vantaggioso a base di ricatti e terrorismo psicologico, per punirla la ficca in una vasca piena di acqua calda e profumi e si fa venire il durello guardandola.

Lei che fino a 3 minuti prima era una specie di Vergine di Ferro si accorge di quanto sia sensuale stare a mollo nuda in una vasca mentre un modello di Armani ti osserva sbavante ed eccitato e si trasforma in una manciata di secondi in un troione che lo provoca lavandosi sensualmente i seni e la vulva fino a che lui non la prende e la sbatte sul letto succhiandola come fosse un fico maturo appena colto dalla pianta e alla seconda leccata di figa lei viene come nessun’altra.

Ed è qui, in queste due leccate di figa orgasmiche che si concentra l’essenza del libro, la fantasia sfrenatissima dell’autrice, il suo amore per l’eccesso, l’esagerazione, gli orgasmi…sì, perchè mica è finita qui, lui le dona un altro rovente orgasmo prima di buttargli il girello di manzo nella calda guaina e imporle di venire ancora.

E, lo ammetto senza vergogna, mentre lui le impone di venire, per poco non vengo anch’io perchè lo dice in un modo così diretto e da maschio Alpha mentre spinge quella sua enorme e rigida verga, che mi sono visualizzata la scena in modo talmente vivido che per poco non finisco sotto ad una macchina persa nei meandri di un superorgasmo mentale.

Ma.

C’è un enorme, ingombrante MA.

Lui è fuori come un balcone. Ma non fuori tipo “gli piace scopare a testa in giù” no. Lui è un uomo rovinato da un padre sadico, perverso e violento che lo ha educato ammazzando gattini davanti ai suoi occhi, tenendo feste perverse nella magione millenaria e offrendo la sorella bastarda ad un branco di cani incazzosi prima e ad un uomo per molestarla dopo. Val ha salvato capra e cavoli ma per sopravvivere si è giocato l’anima. La madre, dal canto suo è stata fredda, insensibile e stronza e ci credo che abbiamo di fronte un uomo completamente anaffettivo, freddo, spietato e impermeabile a qualsiasi morale.

Per questo pur trovandolo sexy da morire, gli sarei stata alla larga come i cani, istintivamente, stanno lontani dal fuoco. Bello, interessante, ma sai mai se arriva una folata di vento cosa può succedere.

Bridget invece intreccia una relazione fatta di straordinario sesso e confessioni sempre più inquietanti sul passato del nostro eroe fino a che non viene svelato il Segreto dei Segreti che lui nasconde nel profondo dell’anima (in realtà si intuisce nella prima metà del libro ma pazienza). Questa relazione non impedisce al nostro sexyssimo Val di essere preda della smania di potere e di vendetta al punto che se io fossi stata in Bridget lo avrei sicuramente fanculizzato dopo che ha sputtanato la mia madre naturale ma si sa, io sono una stronza, mentre lei lo AMA profondamente e tutto sommato comprende il suo modo contorto di vedere il mondo e di dimostrare il proprio affetto ma decide comunque di lasciarlo perchè è convinta che non la amerà mai e lo fa in grande stile ossia con un pompino. Però, diciamocelo, è un gran bel pompino carico di pathos e dobbiamo alzarci tutti in piedi ed applaudire lentamente questa donna che nonostante tutto quello che lui le ha fatto ha ancora voglia di succhiarglielo.

Poi boh…succede un po’ di tutto e tra romanticismo, strani riti satanici e dichiarazioni d’amore che mi hanno lasciata perplessa e confusa il libro arriva al suo meraviglioso epilogo fatto dei nostri eroi nudi in arabia mentre scopano come ricci e come non ci fosse un domani. Un abbraccio virtuale ad Elizabeth perchè nonostante i quintali di sperma riversato in vagina (e lei lo sente chiaramente ogni volta perchè evidentemente i nobili eiaculano più o meno mezzo litro di roba) lei non è ancora vacca gravida ma solo vacca.

Cosa abbiamo appreso da questo libro?
Principalmente che per tenersi un uomo bisogna essere delle virago ma zoccole, quindi l’uomo va rimproverato e indirizzato sulla retta via ma dandogliela continuamente nonostante lui sia in effetti una persona orribile dedita non tanto a perversioni sessuali o a violenza fisica quanto a freddezza cronica, cattiveria e perfidia che nemmeno Erode….. Però, lei gli prende sempre il volto tra le mani e lo slinguazza per fargli capire che sì, è una gran merda, ma lei gli perdona tutto perchè aspira alla santità. Usando questa contorta tecnica state certe che anche l’uomo più malvagio e reticente diventerà un agnellino tra le vostre gambe….ehm…. mani.

Pecche della storia….manca completamente il rapporto con la sorella Eve, che viene accennato all’inizio e poi abbandonato malamente, manca un minimo di analisi su come un uomo completamente anaffettivo e fondamentalmente malvagio possa cambiare da un mese all’altro al punto da schierarsi dalla parte di quelli che fino a dieci secondi prima ricattava senza alcuno scrupolo.

Nonostante questo secondo me il libro merita una lettura perchè comunque scorre bene e se si è disposti a non star lì a sottilizzare su tutto, la lettura si gode alla grande…. più in generale si gode alla grande, punto.

Mi resta però un atroce dubbio…. chi ha sverginato Bridget?

In poche parole

Veni, Vidi, Vici….ma soprattutto Veni.

Poschina

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Per Vendetta o per Amore – Madeline Hunter

E’ un Romanzo Introvabile, o almeno così recita la copertina e allora io vi dico “Alzate il vostro culone flaccido dal divano e trovatelo perchè merita”.
Volevo scrivere una recensione di getto, ma ho preferito lasciar decantare un pochino le emozioni e poi la dura e cruda verità è che ho avuto un weekend impegnatissimo nel quale sono anche riuscita ad andare al mare dopo due anni e mezzo di assenza e dopo chili di focaccia e inalazioni di iodio ho le idee decisamente più chiare.

La Trama: Daniel St John ha un terribile passato alle spalle. Colpevole del disastro che ha distrutto la sua famiglia è Andrew Tyndale, di cui Daniel intende vendicarsi. Ma nella sua vita irrompe la giovane Diane, figlia di uno dei complici di Tyndale, che Daniel si era trovato a dover gestire fin da bambina, affidandola a un collegio. Adesso Diane è cresciuta e gli chiede aiuto per farsi strada nel mondo. Così lui la accoglie in casa sua, deciso a presentarla in società come una lontana cugina e a servirsi della sua bellezza per attirare Tyndale. Ma Daniel non ha fatto i conti con l’irresistibile fascino della ragazza…

Ed ora la parola alla giurata

Cercherò di non spoilerare più di quanto non faccia la trama, che secondo me dice un filino troppo.

Comunque ci troviamo di fronte ad un vero eroe tormentato e per gran parte del libro conosceremo solo l’odio profondo che cova e non la causa di tutta questa rabbia. Ed è per questo che a me è piaciuto assai, perchè non viene sviscerato immediatamente il busillisi, ma l’autrice ci tiene in sospeso dalla prima alla quart’ultima pagina (più o meno) in una specie di limbo dal quale intravediamo piccoli scorci di sole ma per lo più brancoliamo nel buio delle ipotesi.

Vi ricorda qualcuno?

Oltretutto Daniel è anche quello che da noi si definisce “un gran figo” e sappiamo per certo che parte dei suoi soldi li ha fatti donando la sua enorme verga a donne abbienti in cambio di finanziamenti di vario genere. E tutte noi sappiamo di poter riassumere questo passato nel mantra “Uno che Scopa Bene” e già questo basterebbe a farmelo amare, sognare, desiderare.

E questo è solo l’inizio perchè, finalmente, abbiamo di fronte un personaggio maschile complesso e interessante, che combatte in ogni modo l’attrazione per la giovane a lui affidata ma che non riesce a resisterle. Un uomo che vorrebbe non provare nulla perchè sarebbe più semplice mettere in pratica il piano di vendetta (sia chiaro che nonostante l’AMMMORE, il Sesso e tutto il resto lui vuole sempre e comunque vendicarsi; ad ogni costo).

Diane, dal canto suo è una giovane donzella che non sa niente del suo passato, pura di cuore senza essere Santamariagorettiana, ha come unico desiderio quello di ritrovare il suo passato per sentirsi parte di qualcosa.
Ovviamente è attratta da Daniel e altrettanto ovviamente gli si concederà senza alcuna remora ed è qui, proprio nella loro prima volta, che si vede quanto l’autrice sia brava perchè contrariamente al 500% dei romance in circolazione, non ci sono multiorgasmi e dichiarazioni svenevoli ma quello scontro tra volontà, sentimento e ragione che impediscono a Daniel e di conseguenza a Diane di “godere” del momento.

Daniel non vuole assolutamente perdere di vista il suo unico obiettivo: La Vendetta (e diosantissimo ha perfettamente ragione), mentre Diane che lo ama a prescindere, vuole solo donargli il suo amore. E non aspettatevi la solita prima volta con lui che di colpo apprende il “miracolo della vita” grazie a lei oppure i fuochi d’artificio rosa con confetti malva e quintali di frosting al burro ma piuttosto una bella, improvvisa doccia gelida.

Nonostante tutto però, quanto Daniel cova rabbia, frustrazione e sete di vendetta, tanto in Diane prosperano l’amore e l’accettazione dell’altro.

Ma che tenerezza e che puccismo direte voi.
Ed infatti per quanto mi riguarda l’unica nota dolente sono le ultime pagine un filino troppo “sole – cuore – amore”.
Ma gliele perdono tutte senza alcun problema e senza pentimenti, perchè il resto del libro funziona; funziona l’introspezione, funzionano le motivazioni di ciascun personaggio, funziona anche una certa lentezza narrativa. E tutto ciò solo grazie alla bravura dell’autrice che ci accompagna in una traversata nelle debolezze umane, con delicatezza e tatto e con tanta passione, che sia per la vendetta, per il sesso, per l’amore o, cosa più importante, per l’accettazione di un passato che nulla può cambiare.

Che poi è la stessa sensibilità che avevo già notato qui e che avevo amato con ogni atomo del mio corpo.

In poche parole

Un eroe romantico che scopa bene. Di più non si poteva chiedere.

Poschina

p.s. Ho già acquistato il cartaceo del resto della serie….ebbene sì, ce ne sono altri 4 che attendono le mie attenzioni.

Qui sotto la copertina della vecchia edizione. E mi sovviene l’antico mantra “più la copertina è merdosa, più il libro è bello”. Stavolta funziona.

Cime Tempestose – Emily Bronte

Stavo facendo una recensione di Venetia di Georgette Heyer ma mi sono bloccata. Leggo poche cose nuove (mi sono appena riletta TUTTA Miss Black) e in questo particolare periodo ho dei cazzi per la testa che mi impediscono di concentrarmi pienamente sulla lettura. Bei cazzi, per carità. Avercene di cazzi così. Ben proporzionati, belli da vedere, nuovi da sperimentare….
Si beh. Non che ve ne freghi qualcosa.
Ma tra un pensiero e l’altro sono incappata nel lato oscuro del Romance, ossia uno dei libri con un concentrato di cattiveria e barbarie impressionante. Lui; il semplicemente adorabile “Cime Tempestose”.

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La Trama: Il romanzo di Emily Brontë narra la storia di Heathcliff, del suo amore per Catherine, e di come questa passione alla fine li distrugga entrambi.

Ed ora la parola alla giurata

Se Jane Eyre è l’antesignano di tutti gli Harmony, Cime Tempestose è il lato oscuro del Romance. E quando dico oscuro, intendo quelle passioni malate, distorte, insalubri che portano solo morte e distruzione. Dio…. quanto amo questo libro.

La prima volta che mi approccio all’impronunciabile Wuthering Heights, ho circa quindici anni e sto uscendo a fatica dall’infatuazione per Edward Rochester. Potete immaginarvi senza fatica lo shock emotivo nel trovarmi di fronte ad un eroe che è l’antieroe di se stesso, un uomo brutale, vendicativo, cattivo fino al midollo, capace di passioni violente e inarrestabili e di gesti ingiustificabili che non hanno fatto altro che alimentare le mie fantasie adolescenziali, spingendomi, per il resto della vita, a cercare un bagliore Heathcliffiano negli uomini che ho conosciuto.

E’ difatti noto all’umanità che se devo scegliere tra l’eroe senza macchia  e senza paura ed un bastardo che, quasi sicuramente, maltratterà la nostra eroina prima di arrendersi all’Ammmore, io sceglierò sempre e comunque il secondo, senza ombra di dubbio. Altrimenti come spieghereste la mia passione per gentaglia come Christopher o Guy? Sì, è solo colpa di quel grandissimo infame di Heathcliff e della sua fottutissima cattiveria non poi così gratuita se con me il bastardo ha sempre avuto vita facile.

Ma passiamo a noi.

Primo: se proprio dovete guardare una trasposizione cinematografica scegliete quella attempata con Laurence Olivier. Per dio; evitate come la peste l’imbarazzante versione Rai caratterizzata da Alessio Boni con un castoro morto in testa e saltate a piè pari quella con Ralph Finnes e nonricordopiùchialtro perchè a me è partito il fottone dopo dieci minuti.

Secondo: Alla tizia che nelle recensioni Amazon ha scritto “libro noioso, lento….” e via dicendo farei leggere a ripetizione “I Malavoglia” rigorosamente in ginocchio sui ceci.

Ma passiamo a noi (e due)…

Nella sperduta campagna inglese vive una famiglia composta da mamma, papà e due figli viziatissimi. Un giorno il padre va in viaggio e al ritorno si trascina dietro un sudicio bambino (e NESSUNO riesce a togliermi dalla testa che sia il suo figlio bastardo avuto da quale prostituta di origine mediterranea). Fatto sta che il bimbo in questione si dimostra abituato agli abusi e piuttosto coriaceo nel carattere. Paparino ha una spiccatissima predilezione per il bastardello e la giovane, viziata, insopportabile Catherine, comincia a nutrite un affetto sospetto per il moro trovatello.

Quando il vecchio schiatta, il figlio Hindley diventa proprietario della tenuta e comincia a tiranneggiare il povero, bello, sicuramente superdotato Heathcliff, mandandolo a fare i peggio lavori ed inasprendo così un carattere già ai limiti del sociopatico.

Una sera mentre il bastradello e la viziatona stanno spiando i ricchi vicini di casa (notare che viene specificato come ridano di loro), vengono scoperti e a seguito dell’aizzamento dei cani contro gli intrusi, la viziatella viene ferita. Quando si rendono conto di chi hanno tra le mani, cominciano a trattarla da “little Princess” mentre scacciano il povero Heathcliff manco fosse il figlio del figlio della serva.

Da questo momento in poi assisteremo alla lenta ed inesorabile discesa negli inferi.

Catherine non farà altro che esaltare quei pappamolle dei Linton facendo morire dentro Heathcliff, ed essendo sempre stata vittima di vanità e aspirazione alla ricchezza, comincerà a comportarsi da piccola puttanella altolocata. Il bastardello verrà lasciato da parte sempre più spesso fino al giorno in cui, origliando, sentirà Catherine dire alla domestica che “non potrà mai stare con un buzzurro come Heathcliff e che si vergogna di lui”.

Ed ecco il BM di tutta la storia.

Heathcliff, ascoltate queste parole poco lusinghiere fugge e non rimane a sufficienza ad origliare per sentire la puttanella cosmica dichiarare “Io lo amo, siamo affini, mi conosce meglio di chiunque altro, non posso pensare ad un’esistenza senza di lui” ed altre smielate del genere.
Dopo aver fatto outing con la domestica, si scopre la fuga di Heathcliff e Catherine ne rimane talmente sconvolta da sposare il giovane, noioso, molle, antipatico erede dei Linton.

Tre anni dopo (Minchia 3 anni !!!) un gran figo si affaccia in quel della landa desolata. E’ lui. Il vendicativo Heathcliff che ha passato il tempo acculturandosi, ripulendosi, infighendosi e accumulando denaro [scommetto la mia tetta sinistra che ha fatto il tutto in modo illegale]. Torna a casa, sottrae l’antica magione all’odiatissimo Hindley che ormai è uno sbevazzone dedito al gioco e poi si presenta a casa Linton per dimostrare quanto sia notevolmente figo. Catherine per poco non ci rimane secca e quella cretina, superficiale, stupida della sorella di Edgar: Isabella, si invaghisce del bel tenebroso al punto di convincersi che lui la ami…. ahahahahhahahahaha… mio dio Isabella, sei la vergogna del nostro sesso. Ma non lo sai che uomini come Heathcliff amano una sola volta ed è per sempre? Ma dico io !!!! E’ l’ABC delle relazioni con un sociopatico.

Cmq. Catherine insiste nel cercare di convincere Isabella che il figaccione non la ama proprio per un cazzo e anzi, che le fa la corte solo per indispettire Edgar e per far soffrire lei. Purtroppo Catherine non conosceva la sottile arte della psicologia inversa e con il suo maniacale impegno nel dissuadere la cognata, non fa altro che spingerla tra le braccia e nel letto dell’amato Heathcliff. Una volta sposati, lui la maltratta psico-fisicamente e voi donnicciuole che leggete di uomini dominanti e brutali, finchè non avete letto questo libro non potete avere idea di cosa significhi la parola prevaricazione.

A questo punto Catherine è praticamente sull’orlo dell’esaurimento nervoso, oltre ad essere, ovviamente, gravida. Ama ancora appassionatamente e visceralmente il bastardello e lui è sempre più crudele con tutti, cosa che la fa soffrire perchè vogliono farci credere che, in fondo, lei sia una pura di cuore. Mentre giace quasi sul letto di morte, con il pancione al nono mese, Heathcliff corre da lei ed in una scena straziantissima i due ex fratellastri, ex amanti, ex rivali, si dichiarano eterno amore. Poi lei mette al mondo una splendida bambina e schiatta.

Se possibile, Heathcliff peggiora sensibilmente e schiavizza chiunque. Sua moglie, il figlio, il figlio di Hindley e la figlia di Catherine e anche i cani. Tutti vittime della profonda infelicità di quest’uomo. Ed il fatto che io provi per lui una certa compassione e che lo reputi a tutti gli effetti l’Eroe degli Antieroi, la dice lunga su quanto abbia bisogno di un aiuto psicologico.

Poi certo, qui siamo solo a metà libro e di cose ne devono succedere un botto, ma riguardano la storia tra Hareton (figlio di Hindley) e Catherine Jr., è un pappone atto a dimostrarci come le cose tra Heathcliff e Catherine avrebbero potuto essere se il destino non fosse stato avverso e a noi, della versione edulcorata della storia, non frega assolutamente niente.

Finirà bene?
NO, cazzo !!!! E’ uno dei motivi che mi fa amare questo libro oltre ogni immaginazione.
Finisce con Heathcliff che ossessionato dal fantasma di Catherine, fugge di casa disperato, va al cimitero, dissotterra quel che resta della sua amata e poi viene trovato defunto nel suo letto, così decidono di seppellirlo vicino alla sua adorata zoccoletta.

Ah, che bella storia d’amore.
Triste, disperata, avvilente, degradante, mortificante…. eppure così perfetta. Nell’immaginario collettivo, infatti, questa storia dominata da passioni violente, gelosie estreme, atti di egoismo al limite del tollerabile, prevaricazioni di ogni tipo e soprattutto da testardaggine infinita, è considerata una Grande Storia d’Amore.
E non sia mai che io mi discosti dall’immaginario collettivo.

Io ci sguazzo nell’immaginario collettivo.

Ma non voglio chiudere senza dirvi che io considero Catherine una donna insopportabile. Vanitosa, vittima dell’idolatria della ricchezza, superficiale, accentratrice e soprattutto la causa di tutti i mali del mio povero, sensibile Heathcliff.

In poche parole

Out on the winding, windy moors we’d roll and fall in green. You had a temper, like my jealousy too hot, too greedy. How could you leave me? When I needed to possess you?
I hated you, I loved you too (K. Bush)

Poschina

La Seduzione di un Gentiluomo – Cecilia Grant

Avete presente la frase “più cocciuta di un mulo?” ecco, l’hanno inventata pensando a me.
Infatti quando mi fisso con qualcosa non ci sono cazzi che tengano. Finchè non ho soddisfatto la mia fissazione, non sono contenta. E spesso non sono contenta nemmeno dopo perchè sono, fondamentalmente, una grandissima cagacazzo.
Ma perchè questo pappone su me medesima?
Perchè ho ripreso l’insostenibile “La seduzione di un gentiluomo” e mi sono imposta di superare lo scoglio delle prime 20/30 pagine. Secondo voi, alla fine, questa fatica è stata ricompensata?

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La Trama: Mantenuta di un ricco signore, Lydia Slaughter è un genio con i numeri e il suo obiettivo è vincere a carte la somma che le garantirà l’indipendenza. Conosce bene gli uomini, sia in camera da letto sia al tavolo da gioco, e non ha paura di piegare le regole a proprio vantaggio. Così è per lei facile spennare Will Blackshear a vingt-et-un . Anche l’eroe di Waterloo ha estremo bisogno di vincere molto denaro, e nonostante non intenda farsi distrarre dal desiderio, un’alleanza con Lydia potrebbe rivelarsi utile per entrambi. E la posta in gioco è molto alta, poiché a ogni puntata, allettata anche da tacite promesse di piaceri carnali, si fa più grande l’unico rischio che non possono permettersi di correre: innamorarsi…

Ed ora la parola alla giurata

Recriminazione 1: Invece di scrivere per  tutto il fottutissimo libro “vingt-et-un”, solo per fare i fighi, avreste potuto scrivere 21, tanto lo conosciamo tutti il gioco…. perchè ogni volta che leggevo  vingt-et-un, mentalmente lo sentivo pronunciato da mia nonna Linda con il suo accento misto “milanese – Italiano” che la contraddistingueva e questo non creava certo la giusta atmosfera.

Recriminazione 2: Le prime venti/trenta pagine di questo romanzo storico che ha vinto il premio “Sensual Hystorical Romance 2012” farebbero ammosciare anche un pornoattore con 5 pastiglie di viagra in corpo, figuratevi una giovane donzella come la sottoscritta ed infatti, a  dicembre, lo avevo abbandonato tra una bestemmia e l’altra.

Poi però un paio di gg. fa mi è presa la fisima.
Siamo onesti.
Non sapevo cosa leggere, non volevo nulla che superasse le 300 pagine e tutto quello che ho in lista da leggere supera abbondantemente le 500 quindi mi restavano pochissime alternative. O rileggere per la miliardesima volta “nine rules to break….” oppure riprovare cocciutamente a farmi piacere questa sbobba.

Prendo la situazione di petto e salto a piè pari le pagine noioserrime fino al momento in cui la battonazza si mette a giocare a carte spennando il quercioso Will. Dico “quercioso” perchè le due battonazze amiche di Lydia lo definiscono “grande come una quercia” e lui stesso, per rincarare la dose, dice alla nostra battonazza per eccellenza di avere un uccello di ragguardevoli dimensioni.

Forse forse non ho fatto poi così male ad incaponirmi.

Ricapitoliamo:

Abbiamo un uomo reduce di guerra con il solito, noioso, ininfluente triste passato, che è alto, fisicatissimo, moro con occhi scuri ed ha anche un cazzo notevole e una donna non bellissima ma estremamente sensuale che ha un passato noiosamente tristissimo (solita storia di amore finito male con gravidanza a seguito, aborto e conseguente impossibilità ad avere figli), bravissima con i numeri che si accorda con l’uomo quercia per girare di bisca in bisca a raggranellare soldi barando.

Ora, secondo voi, come può finire?
Bravi.
A schifìo finisce.

In realtà, prima di arrivare a Schifìo passa un sacco di tempo, tanto che avevo quasi perso le speranze…. Noiose introspezioni, pallosissime partite a carte fatte di segnali a me tutt’ora incomprensibili per fottere il banco e seghe mentali ingiustificate. Il tutto per arrivare alla tanto agognata scopata.

Anzi due.
La prima si fa al modo di Lydia, con lei che praticamente si fa sfondare a colpi di “Spingi di più, sfondami, fammi sentire il tuo uccello” (giuro che non sto scherzando nè esagerando).
La seconda in Will Style. Ossia una lenta, profonda, languida, calda seduzione prima di affondare l’enorme attrezzo nello scrigno segreto.
Onestamente, mi vanno bene entrambe le versioni, non sono schizzinosa…. ma devo ammettere che il modo in cui Will affronta il rapporto sessuale ha smosso piacevolmente l’ormone, facendolo sbatacchiare vorticosamente nelle mie parti basse.

Dopo che è finita a Schifìo, ci troviamo ad assistere ad un inutile e superfluo duello tra il nostro amatissimo Will e quel cafone dell’ex protettore della puttanazza.

Finirà bene.
Strano vero? Noi tutte immaginavamo un finale triste ed invece piomba su di noi come un falco pellegrino il classico lieto fine (senza ingravidamento perchè lei, come detto prima, è sterile. Davvero sterile. Non come negli altri romance in cui si dice che la pulzella non può procreare e poi procrea alla prima botta con il “verga gigante” di turno. Quindi un applauso per la coerenza narrativa).

Ora però tiriamo le somme.
Non è un libro per il quale viene voglia di strapparsi le mutande, ma vedere una donna che gode del sesso e che non ha bisogno del maschio Alpha che la illumini sui piaceri della carne, è in un certo qual modo liberatorio.
Oltretutto ammettiamo che, se pur noiosissima, la storia della relazione che comincia con allusioni sessuali durante l’insegnamento del gioco del Ventuno, è originale e diversa dal solito.
Come profondamente diversa dalla “Classica Eroina Romance” è Lydia.
Indipendente, zoccola, succhiacazzi di notevolissima bravura, adoratrice del sesso, è distante anni luce dalla verginella imbarazzata e inesperta che impera nel romance storico.
Will è, purtroppo, il classico gentiluomo che la mena a tutti che vuole resistere alla tentazione e poi le sbatte l’enorme verga nello scrigno non poi tanto segreto alla prima occasione. Però ha il pregio di fottersene realmente della differenza di classe che li divide e si sposa l’ex prostituta, ex mantenuta, ex fertile Lydia, nonostante questo lo porti a diventare “Il Reietto per Eccellenza”.

Alla fin della fiera il libro non mi è dispiaciuto.
Non sono impazzita di gioia/piacere ma nemmeno mi sono fatta due palle come due meloni (escluse le prime pagine).
E poi il libro contiene delle perle imperdibili del tipo “Lei lo succhia così bene che potrebbe far resuscitare un morto” o roba simile.
Non so se rendo l’idea….

In poche parole

Penso che non giocherò MAI più a 21 o Blackjack che dir si voglia, in compenso ora ho un motivo in più per adorare le querce.

Poschina

 

Atlas Shrugged – Ayn Rand

Questo è Il Libro con la “I” e la “L” maiuscole, ma io non sono qui a farne una recensione seria, controllata, noiosamente politica. No. Oggi ho deciso che ve ne parlerò in modo completamente diverso. Non cercherò di convincervi che sia un testo meraviglioso, non cercherò di farvi innamorare di Dagny, bensì vi spiegherò perchè Hank Rearden è a tutti gli effetti l’uomo del trittico di Dagny che preferisco.
Perchè vanno bene la politica, la filosofia, il rigore morale e via dicendo, ma qui, oggi, parleremo principalmente di carnazza.

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La Trama: Questo romanzo riassume l’etica oggettivista di Ayn Rand, fondata sulla difesa del capitalismo, della ragione e dell’individualismo. La vicenda della compagnia ferroviaria Taggart Transcontinental si incrocia con quella della nazione americana, la cui politica dirigista ne sta provocando il collasso. Hank Rearden, inventore di una speciale lega metallica, e Dagny Taggart, mente direttiva della Taggart, si persuadono dell’impossibilità di redimere un mondo che rifiuta la ragione quale mezzo di sopravvivenza e di progresso e decidono di aderire allo sciopero dei cervelli. Francisco D’Anconia e Ragnar Danneskjöld sposano il progetto di John Galt che vuole impedire lo sfruttamento delle menti produttive riunendole in una località inaccessibile. Ma John dovrà affrontare un’avventura che tenterà di sopraffarlo, alle prese con individui spietati che cercheranno anche di corromperlo.

Ed ora la parola alla giurata

Primo: nel resto del mondo viene venduto in un unico tomo da circa 1200 pagine. Qui in Italy, il paese del bengodi, viene venduto in 3 tomi dal costo spropositato di 16 € l’uno. Ladri di merda. Cmq. sappiate che vale ogni centesimo speso.

Spoilerone unico. Qui non si nasconde nulla….

Dagny Taggart è la donna che vorrei tanto essere. E’ bellissima, intelligentissima, ricchissima e si sbatte tre manzi che avercene. Oltretutto lei non è la classica figlia di papà che ha un sacco di soldi ed occupa una posizione di rilievo senza meritarsela, perchè da sempre si è fatta il culo lavorando fin dall’adolescenza nell’azienda di famiglia facendo i lavori peggiori.
Non gliene frega un cazzo della fama, tanto che in azienda non è il capo, anche se tutti sanno che la mente è lei e non quel coglione di suo fratello James che, per farvi capire il tipo, è il classicissimo figlio di papà inutile, stupido, ottuso e megalomane, che potrebbe avere la faccia di uno qualsiasi dei politici che occupano il nostro parlamento.

Cmq.
Il primo uomo che incontriamo nella vita di Dagny è Francisco D’Anconia, erede unico di una delle più grandi potenze del rame, bellissimo, fisicatissimo non intelligente, di più e soprattutto con il cazzo grosso. Ok, questo non è scritto da nessuna parte ma a me piace pensarla così. Fisicamente è alto, moro, carnagione olivastra, in ottima forma e non assomigia in nulla al tipico sudamericano che si vede in giro, quindi ognuno se lo immagini come meglio crede.
Francisco, o Frisco, come ama chiamarlo Dagny, è colui che si prenderà per primo lo scrigno segreto, ed essendo un libro della Rand, scordatevi parole dolci e fiorellini; al solito si tratterà dell’affermazione della propria essenza attraverso la condivisione, per certi versi piuttosto brutale, dell’atto sessuale come massima espressione dell’io e dell’appartenenza.
Degna di nota è una partita di tennis tra i due eroi ad altissimo tasso erotico, tutte le volte che la leggo mi trovo eccitata come una faina e per certi versi piacevolmente appagata.

La relazione tra i due giovani va avanti senza che sia ufficializzata fino al giorno in cui Frisco, da uomo integerrimo, eticamente inattaccabile e impossibile da non venerare, comincia a fare discorsi strani fino a diventare lentamente un donnaiolo sperperatore di soldi e rinnegare ogni principio in cui credeva.

Inutile dirvi che la risoluta Dagny lo fanculizza e sposta la sua attenzione su altro.

Contemporaneamente a questo irritante cambiamento di Cazzo Grosso Frisco, cominciano a succedere cose strane, per esempio sparisce un bel po’ di gente del mondo che conta. Businessmen di un certo peso spariscono nel nulla e Dagny comincia a trovare insopportabile la frase che permea tutto il libro “Chi è John Galt?”.

A parte tutto lei è una donna che lavora e non ha tempo per struggersi e decide di allearsi con Hank Rearden per sfruttare la nuova lega metallica miracolosa creata dal figherrimo sopra citato per usarla nella sua nuova linea ferroviaria che ha chiamato, giusto per smuovere un po’ le acque la “John Galt Line”.
Hank Rearden è un uomo integerrimo, sposato con un’arpia completamente deficiente, con una madre stronza ed un fratello parassita. Lui è il classico uomo che si è costruito intorno un bel muro alto 20000 metri impenetrabile, fatto di valori morali fondati su principi sbagliati.
Inutile dire che Dagny gli mette immediatamente gli occhi addosso e lui ancora non lo sa, ma non ha alcuno scampo.
Basta poco tempo per capire che lei lo vuole nel letto e lui capitolerà alla grande per poi insultarla pesantemente la mattina dopo a suon di “sei una sordida puttana ed è esattamente come una puttana che ti ho scopato, senza quel rispetto che invece riservo alle donne delle quali ho stima”. Per tutta risposta lei gli sghignazza in faccia perchè sa benissimo che il vero Hank non è quello controllato e freddo che tutti conoscono ma l’animale da letto che lei riesce a tirare  fuori. [Sospiro prolungato]

Iniziano una relazione e insieme partono alla ricerca del creatore di un motore miracoloso che hanno trovato per caso mentre scartabellavano in una fabbrica abbandonata. Più si avvicinano al creatore del motore, più la gente che conta scompare e Dagny non lo sopporta. Li considera dei traditori e decide di dare la caccia a colui che tira i fili delle sparizioni generando una reazione a catena di scomparse che avrebbe fatto la gioia della Sciarelli.

E proprio mentre insegue uno di questi fuggitivi prende un aereo e si schianta in un posto stranissimo che sembra non essere segnato su nessuna carta geografica. Si riprende dallo shock e la prima cosa che vede è un figo pazzesco biondo con occhi verdi che la guarda.
Echecazzo Dagny !!!! Te li prendi tutti tu? Il moro, l’espertone e il biondo? A noi donne comuni non lasci nulla?

Fatto sta che scopre di essere in questa specie di rifugio creato nientepoponimeno che dal mitico John Galt (che è il figone di turno oltre che un fottuto genio) dove le menti pensanti del mondo si sono radunate per sfuggire a leggi inique e particolarmente stupide lasciando che il mondo “fuori” vada a puttane. Qui ritrova anche il mitico Frisco che, povero lui, è convinto finalmente di poter stare con la donna che ama, la quale invece ha già messo gli occhi sul bel Galt, il quale a sua volta la stalkera da 10 fottutissimi anni e, ci sommetto la tetta sinistra, si masturba selvaggiamente sulle sue foto.

Dagny si piazza in casa di Galt, gli fa da mogliettina platonica [entrambi bruciano di desiderio ma lo reprimono] e fa chiaramente capire a Frisco che lei ha finalmente trovato l’uomo degno del suo più puro amore e tutti e tre accettano questa decisione con una calma serafica che contrasta alla grande con il mio temperamento burrascoso.

Però Dagny non può dimenticare che Hank è là fuori che la cerca e lotta ormai completamente solo contro l’imbecillità umana e decide di andare ad aiutarlo. A questa decisione segue la scoperta che Johna Galt lavora da una vita come operaio nelle ferrovie Taggart e questa mirabolante scoperta si conclude con una memorabile scopata nei sotterranei della stazione sui travertini del treno e qui parte l’applauso per la fantasia sfrenata. Posso solo immaginare il dolore fisico di scopare su quei bei sassi che stanno tra una rotaia e l’altra. E, ammettiamolo, io Dagny l’ho invidiata alla grande. Voglio anche io un uomo pronto a scoparmi ovunque.

Da qui la situazione precipita:
– Hank scopre che Dagny si è innamorata di un altro e accetta la situazione con rassegnazione perchè lui è John Galt, il genio supremo a cui tutti aspiriamo di diventare;
– Il logorroico John fa un comunicato radio di 70 pagine nette solo per dirci che A=A;
– John viene rapito;
– Frisco, Hank e Dagny lo salvano senza farsi scrupolo di uccidere esseri umani asserviti al potere;
– Il mondo come lo conosciamo noi crolla e i nostri eroi si godono lo spettacolo pregustando il momento in cui ricostruiranno un’umanità migliore.

The end.

Ma allora, se John è un genio bellissimo, intelligentissimo, che scopa alla grande…..perchè io amo Hank?
Semplice.
Hank è il più umano dei tre uomini.
Hank è l’unico che affronta davvero un percorso di consapevolezza di sè, di distruzione di principi per costruirne altri. Hank matura, cambia, lotta, si pone domande, dubita, teme. E’ umano.
Frisco e John sono esseri perfetti, che non crollano mai, che non cedono mai, che non sbagliano mai.
No.
Io un uomo perfetto non lo voglio.

Preferisco di gran lunga il complicato, cocciuto, schiavo delle convenzioni Hank e godermi con calma il suo cambiamento, il suo uscire dalla crisalide per mostrarsi finalmente farfalla.
Hank, Io Ti Amo.

In poche parole

Prendi tre meravigliosi uomini, te li scopi tutti e riesci anche a farli andare d’accordo una volta che hai fatto la tua scelta. Dagny, sei un fottuto genio.

Poschina

Il Meglio di Me – Nicholas Sparks

Non avevo mai letto nulla di questo autore perchè da adolescente incappai nel film “Le parole che non ti ho detto” e ne rimasi talmente impressionata da avere incontrollabili conati di vomito ancora oggi al solo pensiero.

D’altro canto, ho sempre sentito parlare non bene, ma strabene, dei libri di questo autore. Ricordo fin troppo lucidamente le strabilianti recensioni che un mio vecchio amico etero faceva dei suoi libri così pieni d’Ammmmore, di Sentimmmmenti e di Passssssione che si chiedeva come mai io restassi immune alla tentazione di leggerli.

Beh, ora che ho ceduto mi tocca ammettere che il mio istinto è fottutissimamente infallibile.
A pagina 18 stavo già bestemmiando.

ilmegliodime

La Trama: Nella primavera del 1984, quando frequentavano il liceo, Amanda e Dawson si erano innamorati: profondamente, irrevocabilmente. Nonostante appartenessero a due mondi opposti, il loro amore sembrava tanto grande da sfidare le regole della vita di Oriental, la cittadina del North Carolina dove erano cresciuti. Dawson, segnato dalla violenza della sua famiglia, pensava che il sentimento per Amanda lo avrebbe riscattato da un destino di solitudine e infelicità. Per lei, Dawson era uno spirito libero e appassionato, tutto quello che la sua rigida educazione di ragazza perfetta le aveva negato. Ma alla fine di quell’ultima estate, imprevedibile e fulminea come un temporale d’agosto, le loro strade si erano bruscamente divise. Ora, venticinque anni dopo, Amanda e Dawson si ritrovano a Oriental per il funerale di Tuck, il vecchio amico che un tempo aveva dato rifugio alla loro giovane passione.

Ed ora la parola alla giurata

Prima di tutto devo fare una precisazione. Anzi due, forse tre.
Come ho ripetuto all’infinito io adoro i finali tristi ed adoro i finali aperti.
Forse però non ho mai specificato che per quanto mi riguarda, peggio del lieto fine smielato c’è il finale patetico.

Ma andiamo con ordine.
Compro compulsivamente questo libro un sabato pomeriggio con mia madre. Lo vedo, lì in mezzo a tutti gli altri del caro, non tanto vecchio, Nicholas e decido che tra tutte è la trama apparentemente meno patetica e poi figa santa, basta con il romance in costume della serie “I Romanzi Emozioni”. Voglio un Romanzo vero, un Romanzo con la R maiuscola.
Essendo profondamente pirla, non leggo nulla sulla vita privata di questo autore.
Errore.
Scoprirò poi che è una specie di cattoconservatore, neocatecumenale, ciellino, statunitense che si vanta di condividere con moglie e cinque figli la visione prettamente cattolico/bucolico/spirituale della vita.

Capiamoci.
Io sono Atea.
E se mi infastidisco con gli espedienti comodi come finti fidanzamenti, gravidanze miracolose e ecodisastri atti solo a favorire il mielismo sfrenato, non avete idea di quanto mi incazzi quando in un libro viene usato il capostipite degli Espedienti Comodi: l’evento PARANORMALE.

Io vi avverto.
Sarò prolissa, spietata e spoilererò come se non ci fosse un domani.

Ho notato che lo scrittore americano medio, per non allontanarsi troppo dallo stereotipo che l’europeo medio ha di lui, scrive principalmente storie che hanno come protagonisti degli scarti della società che cercano (e il 99% delle volte ci riescono) di riscattarsi. Il tutto contornato dalla descrizione di una deep america classista e becera, ferma alla guerra di secessione, ignorante, fastidiosa e che ti fa domandare seriamente se è proprio questa l’idea di Democrazia che siamo così ansiosi di esportare.

Ma lasciamo stare il discorso politico perchè non è il luogo.
Solo io a 17/18 anni ero circondata da adolescenti che parlavano come adolescenti, ragionavano da adolescenti, erano profondamente idioti come tutti gli adolescenti?
No, perchè questi libri del cazzo sono pieni di diciottenni innamorati (ma l’AMORE quello con tutte le letterazze maiuscole) che ragionano come quarantenni “vecchi dentro” e che fanno quei discorsi fastidiosi e patetici del tipo “Ti amo troppo perchè tu rinunci ai tuoi sogni per me”. A 18 anni?
MA DOVE?
A diciott’anni vuoi tutto quello che puoi prendere (e smettetela di ridere per l’involontario doppio senso perchè vi sento). A diocott’anni sei un cazzo di vulcano di emozioni che nemmeno sai controllare e figurati se stai lì a fare “La Rinuncia d’Ammmmmmore” perchè ritieni di non essere la persona adatta con cui costruire un futuro. Costruire un futuro? Ma quanti anni hai 100?

Già questo gap culturale mi impedisce di identificarmi/lasciarmi andare/godermi la lettura perchè sono costantemente distratta dalla consapevolezza di leggere cose che non stanno nè in cielo nè in terra, e ciò sarebbe di per sè sufficiente a farmi desistere dall’andare oltre. Siccome ho tendenze masochiste ma soprattutto adoro poter polemizzare a vuoto, coraggiosamente vado avanti con la lettura, sperando di provare almeno un brivido di una qualsiasi emozione diversa dalla rabbia.

Lui, Dawson, da quel lontanissimo ultimo anno del liceo non ha avuto altre donne perchè non riesce a dimenticare Lei. Ok, ragazze, capiamo bene. Questo non è romanticismo, ma patologia. Io un uomo che non è riuscito a scopare nessuna che non sia io, non lo voglio. E’ creepy.

Lei, oltre ad una serie di sfighe una dietro l’altra, di lavoro fa la mamma di tre (erano 4) splendidi figli, l’ultima dei quali è affettuosamente chiamata “meraviglioso incidente” e poi ovviamente fa anche la volontaria nel reparto oncologico pediatrico perchè essendo la protagonista di un romance di scarso livello aspira alla santità.

A pagina 58… più o meno, penso che il libro possa finalmente carburare perchè Dawson e Amanda si ritrovano dopo 20 e qualcosa anni e devo ammettere che almeno questa scena è scritta decentemente. Tenerezza, apprensione, curiosità, il fiotto di ricordi dolceamari….
A pagine 62 già si è spento tutto.
Mi arrendo.

Il famoso week-end di passione, ricordi, recriminazioni e confronto in realtà si riduce ad una notte di sesso che nemmeno ci vede spettatori eccitati e ad un paio di baci che non mi hanno fatta fremere per niente. E se non fremo io è abbastanza grave. Venerdì ho visto un tizio seduto su un muretto in Largo Corsia dei Servi che leggeva un libro a torso nudo ed ho sinceramente pensato che lo facesse solo per eccitarmi. Un uomo…mezzo nudo…. che legge un libro. Ero praticamente sull’orlo dell’orgasmo.
Invece in questo ritrovarsi e lasciarsi andare alla passione (quale passione ancora non lo so) non mi ha lasciato addosso nulla, a parte la noia.

Questo non è un libro d’amore.
Non è un libro sulla passione.

E’ un libro che parla della paura di amare nel senso più profondo del termine, parla di convenzioni sociali e dell’incapacità di scrollarsele di dosso. Parla di una donna che continua noiosamente a ripeterci che Dawson è l’amore della sua vita senza fare nulla per averlo. Non fa nulla quando lui le dice a 18 anni che non possono stare insieme, non fa nulla quando scopre che è in prigione, non fa nulla quando torna un uomo libero, non fa nulla nemmeno dopo che si sono ritrovati, amati, confidati. Anzi. Per metterci su il caricone da 90 gli dice che lo ama ma che la deve lasciare andare. In pratica non ha nemmeno le palle di decidere lei come finirà la storia ma lo fa fare a lui. Così si lascia mollare e contemporaneamente lo tiene legato a sé.

Ma vaffanculo, stronza.

E’ un libro che parla di un uomo che è rimasto intrappolato nella rete distruttiva di una famiglia disfunzionale ai limiti della credibilità. Un uomo incapace di andare avanti, condannato da se stesso a rimanere legato ad una donna che tutto si può dire tranne che si sia mai davvero impegnata per cercare di far funzionare le cose tra di loro. Un uomo di una tristezza desolante. Ma non una tristezza che fa tenerezza, una tristezza che fa rabbia perchè è completamente incapace di lottare per quello che davvero desidera.

E mi andrebbe anche bene  questa visione squallida della vita  se non fosse che lo scopo è un altro; su tutto aleggia un’esasperante visione cattolico/apocalittica secondo la quale non c’è maggior soddisfazione del sacrificarsi in nome di qualsiasi cosa che non sia una gratificazione personale. L’intera storia è dominata da un fastidioso autocompiacimento nel sacrificarsi. Lui in adolescenza sacrifica il suo amore per donare a lei un futuro migliore. Lei si sacrifica per non turbare la tranquillità familiare e pace ed amen se in realtà “tranquillità familiare una sega” perchè sta con un alcolista che non ha mai veramente amato (povero Frank hai tutto il mio appoggio morale) ed ha sprecato ogni opportunità in favore dei figli. E alla fine della fiera, Dawson sacrifica la vita per espiare i suoi peccati che sono, nell’ordine: aver ucciso del tutto involontariamente e senza colpa alcuna un uomo 20 ed oltre anni prima, ed essersi scopato (immagino alla missionaria e recitando il rosario) l’unica donna che abbia mai amato. In compenso il suo cuore viene usato per salvare la vita del primogenito di lei, che viene punita con l’incidente del figlio perchè ha osato infrangere il sacro vincolo scopando con (a detta sua) l’unico uomo che abbia mai amato; e poi ricompensata con il salvataggio in extremis del suddetto figlio perchè ha rinunciato all’idea di viviere The Big Love Ever in favore della famiglia.

Peggio ancora di tutto quanto detto sopra, c’è l’espediente comodo del paranormale, ossia il fantasma dell’uomo che Dawson ha involontariamente ucciso, il quale passa tutto il libro salvandolo, solo per condurlo a morte certa in una rissa da bar e permettergli di salvare il figlio della donna che ama.
E se questo è il genere di libro che donne, uomini e critica osannano, sono orgogliosa di essere una voce fuori dal coro.

Sono fiera di essermi resa conto sin dalle prime pagine di trovarmi in territorio “manipolazione” e di non essermi fatta fottere da Nicholas.
Non è una storia d’amore.
E’ una predica domenicale, peraltro pessima, nella quale siamo esortati a sacrificarci costantemente, a non cedere alla passione, a non pensare al bene di noi stessi, a non ribellarci a non lottare per quello in cui crediamo. E’ un costante ricordarci che l’amore non è quello fisico, e che l’amore platonico tra i due protagonisti è sufficiente per appagare lo spirito.
E’ un libro che, in pratica, va contro tutto quello in cui credo.
E’ diseducativo, patetico ed ingannatore.

Mente sapendo di mentire.
Tutto questo amore si riduce ad una cosa: l’ossessione di Dawson per una donna che sostiene di amarlo incondizionatamente, ma che non versa nemmeno una lacrima quando scopre che è morto. Non dico di lanciarti sotto un tir, ma porca puttana, l’uomo che sostieni di amare da una vita è MORTO e tu tutto sommato la vivi bene.
Se questo è l’Amore con la A maiuscola ben vengano gli Harmony a 2.99, completamente privi di ogni velleità letteraria ed estremamente onesti. Sì, fanno cagare, ma non mentono mai.

Se questo è l’ideale di storia d’amore che, prendendo spunto da un vecchio slogan, piace alla gente che piace, preferisco restare sola in un angolo a leggere mille volte la scena finale de “Il principe delle maree” nella quale Tom Wingo confessa  che ogni sera, mentre torna dal lavoro e passa su un ponte, si ritrova ad invocare il nome di Susan, una preghiera rivolta alla donna che amandolo lo ha reso un uomo libero.

Questo è romanticismo. Questo è quell’amore che ti fa piangere. Quell’amore così violento ed incontrollabile che non puoi non invidiare.

Dimenticavo.
Nulla di questo libro mi ha davvero toccata.
Dawson cresce in un contesto di degrado, ma un degrado patinato, costruito, calcolato al millesimo. Amanda viene da un contesto ricco, bigotto, patinato ma mai davvero criticato. Infatti l’autore ci tiene a farci sapere che, in fondo, il comportamento della madre di Amanda ai tempi della relazione della figlia con Dawson era comprensibile.

Nicholas…Mavaffanculo!

Mi dispiace che questo autore sia considerato il Re dei romance.
Mi dispiace che faccia un sacco di soldi con la fuffa.
Mi dispiace di aver contribuito alla sua fama comprando questo libro.
Ma non mi pento di averlo letto perchè per poter affermare con convinzione che qualcosa  fa cagare, bisogna prima averla provata.

Questo libro è come uno di quei film Hollywoodiani che andrebbero bene per “Pomeriggio Cinque” oppure il “Ciclo Emozioni” dei pomeriggi agostani; quei film patinati, stucchevoli e fondamentalmente noiosi che si tengono di sottofondo mentre si fanno cose molto più importanti, come per esempio pulire il water.

In poche parole

Addio Nicholas, non è stato affatto bello incontrarti.

Poschina

p.s. La categoria “Voi non l’avete capito” è dedicata a chi ha letto il libro e non si è reso conto di essere stato manipolato dalla prima parola all’ultima.

Le Notti di Salem – Stephen King

Ho diciassette anni, ascolto ossessivamente i Litfiba, prima delle vacanze sono stata ad un loro concerto, in camera ho appeso l’autografo che Piero mi ha fatto il giorno del mio compleanno, passo la mia vita tra Milano e Sovere e comincio a rendermi conto che il futuro non sarà tutto rose e fiori. Sono completamente persa per un tizio a scuola che non sa nemmeno come mi chiamo, ho almeno 3 felpini Adidas blu  comprati in negozi di roba usata e tutte le volte che nevica penso ad una persona che so benissimo non rivedrò mai più.

E’ in questo clima carico di incrollabili certezze e dubbi esistenziali che rivolgo le mie attenzioni ad un nuovo romanzo di Stephen King. Salem’s Lot.

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La Trama: Protagonista della storia è Ben Mears, uno scrittore che torna ai luoghi della sua infanzia – la buona, vecchia provincia americana – per esorcizzare una terribile esperienza avuta da ragazzino a Casa Marsten, il tetro e minaccioso edificio che domina il villaggio. Ora la spettrale dimora l’accoglie a occhi aperti, o meglio, a finestre illuminate. Ma chi è il sedicente signor Barlow, il nuovo proprietario? Perché la sua presenza è percepibile solo dopo il tramonto? E che cosa sta succedendo ai pacifici abitanti del Lot?

Ed ora la parola alla giurata

Il primo libro che ho letto di King è stato “Pet Sematary” quando avevo tredici anni. Terrorizzata ed affascinata, l’anno dopo mi sono sparata, mentre mi godevo le vacanze in quel di Milano Marittima, “Una splendida festa di morte” ossia Shining. Non avevo paura, ero completamente accecata dal terrore. Quando la sera dovevo rientrare in albergo e camminare per i corridoi deserti per raggiungere la mia camera, ero convinta che qualcuno mi seguisse…. sentivo delle presenze. Mi aggiravo circospetta temendo che qualcosa; qualcuno, saltasse fuori da un angolo per farmi a pezzi.
Nonostante questa esperienza, non ho resistito al richiamo delle Notti di Salem.
Sarà per la mia fissazione per i vampiri?
Sarà perchè mi piace la scarica di adrenalina quando mi cago addosso dalla paura?
Non so.
Quello che so per certo è che io NON leggo mai Le Notti di Salem mentre sono a casa da sola la sera. MAI. L’ho fatto una volta e poi mi sono nascosta sotto le coperte come una bambina di 4 anni, convinta di sentire strani rumori fuori dalla finestra. Solo a parlarne mi vengono i brividi. Solo a pensarci mi vengono i brividi. Salem’s Lot è il libro più fottutamente inquietante che io abbia mai letto. L’unico che mi fa cagare sotto tutte le volte che lo rileggo. L’unico che considero davvero, inequivocabilmente spaventoso.

All’epoca della mia prima lettura, ancora adolescente e quindi vagamente meno cinica di oggi, mi ero presa una sorta di sbandata per Ben, pur sentendomi incredibilmente attratta dal personaggio di Barlow. E la cosa incredibile, è che a quasi vent’anni di distanza, mi sono presa una sbandata per Ben ed ho subito il fascino oscuro di Barlow.. Impressive !!!!

Fatte le dovute premesse cominciamo a fare sul serio.

E’ probabile che una delle caratteristiche che ha reso questo libro fondamentale per la mia vita, sia il suo non essere consolatorio. Niente lieto fine. Niente buoni che battono i cattivi. Solo il male che striscia, si insinua, prolifera, trova terreno fertile per mantenersi in vita. Non c’è scampo. Non c’è una via di fuga. Quando hai avuto a che fare con il lato oscuro, quando hai visto cos’è il male, non sarai più lo stesso.

Non c’è amore, famiglia, fede, convinzione che tenga. Tutto viene annichilito dal male. Contaminato. Rovinato. Imputridito.
E tu, vittima, puoi solo lottare con le unghie e con i denti o soccombere.
In entrambi i casi, di quello che eri, resterà poco o niente.

Ben Mears torna dopo 25 anni nel Lot.
Ha trentaquattro anni, una carriera di scrittore da cementare, un passato ombroso,  un cotta per Susan e un’ossessione atavica per casa Marsten. E’ tornato nel Lot per sconfiggere i suoi demoni, per scrivere un romanzo con il quale campare di rendita e per esorcizzare un ricordo che lo tormenta. Quello che ancora non sa è che Salem’s Lot ha un nuovo abitante il quale, guarda caso, ha appena acquistato casa Marsten.
Un’altra cosa che ancora non sa è che sta per scomparire nel nulla un bambino.
E non sa nemmeno che dalla scomparsa del piccolo Glick in poi, succederanno cose sempre più strane, in un’escalation inarrestabile che per essere spiegata ha bisogno che venga messa in saccoccia la razionalità e che vecchie credenze ed antichi miti vengano rispolverati.

In una battaglia oscura ed apparentemente impari, la differenza tra la vita e la morte la farà la capacità di credere ciecamente che quello che non può essere reale, sia reale.

Il nuovo padrone di Casa Marsten è il Sig. Barlow.
Affascinante, affabulatore, elegante, distinto, intrigante, scaltro, spietato. Risponde solo alla sua natura, non c’è nulla che davvero gli interessi, nulla che lo possa in qualche modo dissuadere dall’essere malvagio. Barlow è il male stesso. La radice di tutte le perversioni. Il cuore pulsante della crudeltà. L’anima della più profonda disumanità.
Ed è questo suo essere così negativo che lo rende così terribilmente affascinante.
Nessun vincolo morale, nessun senso di colpa.
Una vita completamente libera da costrizioni.
Nutrirsi. Sopravvivere.
Niente di più.

Pensi che valga la pena innamorarsi? Forse hai torto.
Credi che la famiglia sia il fulcro della vita? Ripensaci.
Sei convinto che studiare apra la mente e le porte del futuro? Ne riparliamo alla fine del libro.

King non ci lascia alcuna speranza.
Poco importa, fondamentalmente, se alla fine qualcuno si salverà o meno, perchè il Male è ancora lì… a covare da qualche parte, a proliferare da un’altra, a fecondare terreni già mezzi marci.

La felicità è effimera, la gioia una visione distorta della vita, la stabilità una creazione di coloro che non vogliono accettare la realtà.
L’unica cosa che davvero esiste, immutabile nel tempo, coriacea, indistruttibile, è l’essenza del Male.

Deal with it.

In poche parole

Deal with it !!!

Poschina

p.s.  Ho letto una caterva di critiche a questo libro, la maggior parte delle quali sostiene che sia: Acerbo, con personaggi mal caratterizzati e con un finale deludente…
Bla… Bla…. Bla…
Sapete che vi dico?
Vi meritate 50 Sfumature di Grigio.

Lemonade – Nina Pennacchi

Lemonade è un libro controverso. Affermazione apodittica direte voi. Beh certo, siamo nel mio blog! A breve sciorinerò l’ennesima recensione speciosa ma mai capziosa, che voi leggerete per puro diletto, godendo in segreto della mia ben nota vis pugnandi.

No, non spaventatevi piccoli miei. Sono sempre io, ho solo voluto dimostrare a me stessa e al boss di essere in grado di usare parole “colte” e non il solo il mio caratteristico linguaggio da strada. Missone compiuta? Sì. E lo dico con un certo orgoglio….

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La Trama: “La limonata è la bevanda più innocua e salutare di ogni sala da ballo…” 
(The London Magazine, 3 luglio 1826) 

Beh, forse potrà essere vero a Londra, ma nelle campagne del Kent la limonata nasconde inaspettati pericoli; e il bellissimo e arrogante Christopher Davenport, giunto a Coxton in cerca di vendetta, sta per scoprirlo a sue spese… 

Innocua, la limonata? Se lo dite, per piacere, non fatevi sentire da Anna Champion. A causa dell’infida bevanda la sua vita è stata sconvolta, e ora ha un nemico, un nemico implacabile con occhi d’angelo e anima dannata. Tra picche e ripicche, schiaffi e baci rubati, l’attrazione tra i due cresce inconfessata e travolgente. E quando a Coxton si comincia a vociferare di un fidanzamento tra Anna e un ricco possidente, Christopher decide di strapparla al rivale con ogni mezzo… anche il più infame.

Ed ora la parola alla giurata

Lemonade è un libro controverso. Lo si ama o lo si odia. Raramente qualcuno ha il coraggio di stare in mezzo.
Io appartengo alla prima categoria.

Ho amato Lemonade per diversi motivi, il primo dei quali è che è scritto bene. Due, tre spanne sopra la media. Il secondo è che, a differenza del 99,8% dei romance, i personaggi principali non sono eroi/eroine senza macchia e senza paura, donne coraggiose oltre ogni logica, uomini fantasmagorici completamente irrealistici.

Christopher Davenport è l’eroe del romanzo e contemporaneamente l’antieroe di se stesso. Spietato, deplorevole, cinico, arrogante, imperdonabile, spesso letteralmente disgustoso.

Eppure.

Christopher Davenport è un uomo solo, disperato, bisognoso di affetto, anzi, alla disperata ricerca di qualcuno che lo ami, disposto a fare qualsiasi cosa pur di non farsi portare via l’unica persona che abbia attirato il suo interesse da non si sa quanto tempo a questa parte.

Christopher Davenport è puro istinto. Negli affari agisce da freddo calcolatore ma se si parla di rapporti interpersonali è solo ed esclusivamente istinto. Agisce, poi pensa. Agisce, nonostante il cervello gli dica di fermarsi. Agisce perchè è l’unica cosa che sa fare.

Christopher ha un piano. Un piano di vendetta (come dargli torto) che ha elaborato anni addietro e che ha maniacalmente seguito fino ad oggi, quando per puro sbaglio incontra anzi, si scontra, con Anna, ragazza povera, ordinaria, non particolarmente brillante in società, ma dotata di una straordinaria capacità di contrastarlo e di non farsi intimidire.

Anna lo detesta immediatamente. Contro ogni avvertimento del suo cervello, che le fa costantemente notare quanto quell’uomo imponente sia palesemente pericoloso, non può esimersi dal contrastarlo, dal provocarlo, dal non cedere di fronte alle sue prevaricazioni.

Lemonade è un libro che parla del fallimento. Della fatica che spesso si fa per ottenere un risultato per poi rendersi conto che, nonostante tutto, non arriverà mai. Lemonade parla dell’incapacità di un uomo di amare. O meglio, dell’incapacità di un uomo di dimostrare i propri sentimenti senza prevaricare, ferire, torturare. Lemonade ci fa vedere senza pudore i risultati di un’infanzia brutale. Ci porta dritti nell’inferno personale di Christopher ( e di conseguenza di Anna) mostrandoci il peggio di un uomo e dandoci solo una piccola, infinitesimale ma fondamentale speranza per il futuro.

Ora non voglio spoilerare ma mi sembra corretto avvertire chi voglia leggerlo che il romanzo contiene una scena di stupro, scritta in modo che al lettore non venga nascosto nulla. E’ brutale, realistica, fastidiosa. Ma perfettamente “in character”.
Grazie a questa scena, per nulla gratuita, capiamo tutto quello che c’è da sapere su Christopher. La sua disperazione, la sua solitudine, la sua follia, il suo bisogno di avere e, in un modo contorto e non proprio usuale, di amare.

Se Anna può sembrare a volte “senza palle” dobbiamo ricordarci che a differenza di quanto leggiamo solitamente nei romance storici, nell’Ottocento le donne non avevano alcuna voce in capitolo. Non valevano nulla, non contavano nulla, non avevano alternative concrete al matrimonio. Erano semplicemente delle fattrici, utili solo a generare eredi e mantenere o innalzare lo status sociale della famiglia.
A fronte di queste considerazioni, l’atteggiamento di Anna è perfettamente coerente e comprensibile. Oltretutto non possiamo dimenticare che nonostante tutto, sin dall’inizio, Anna vede in Christopher quel qualcosa che lui non sa nemmeno di avere.

Non è la classica storia d’amore con l’eroe drammaticamente segnato dal suo triste passato, ma capace di controllarsi e trattare la donna amata come un fiore prezioso. No. E’ una storia d’amore nella quale sin dall’inizio si innesca una bomba pronta ad esplodere da un momento all’altro. E’ una guerra. La guerra di Christopher che, per esorcizzare il suo passato, sarebbe capace (è capace) di passare su tutto e tutti. Ed è una storia d’amore che comincia violenta, incompresa, brutale, completamente folle, fondata sulla prevaricazione e sulla violenza, per poi lentamente retrocedere passo dopo passo fino all’epilogo, che coincide con un fallimento bruciante.

Un fallimento che è catarsi.

Un fallimento che spegne il sacro fuoco che alimentava Christopher, lasciandolo completamente svuotato, vulnerabile, libero.

Lemonade non ha un eroe che fa battere il cuore, non ha un’eroina nella quale è piacevole identificarsi, ma è fottutamente vero. Mancano completamente tutti gli espedienti che edulcorano la realtà. Lemonade ci sbatte in faccia solo la verità ossia che la vita è spesso crudele, esasperante, sfiancante e che il matrimonio non è solo zucchero filato ma spesso e volentieri una corona di spine.

Dobbiamo dire grazie ad un’autrice che ha avuto il coraggio di scrivere una storia non facile, non banale, non rassicurante. Dobbiamo fare lo sforzo di non focalizzarci su quattro brutali pagine dimenticando le altre 300, perchè faremmo un torto imperdonabile ad un libro che ha la sola colpa di non volerci dipingere il mondo per qualcosa che non è. Ma si sa, spesso la verità è troppo scomoda per essere accettata e celebrata.

Ogni capitolo è introdotto da un aforisma che ci aiuta a capire il fulcro degli avvenimenti; aforismi perfetti, tutti meravigliosi e azzeccatissimi.
A tutti i personaggi è dedicata la giusta attenzione. Ben caratterizzati, delineati, spesso capaci di stupirci.

Dopo aver letto Lemonade non posso esimermi dal leggere Capitan Swing sperando che non deluda le mie ormai alte aspettative.

In poche parole

Un eroe che è antieroe, un amore che è prevaricazione, un fallimento che è vittoria.

Poschina

Nessuno si Salva da Solo – Margaret Mazzantini

Della Mazzantini avevo letto solo “Non ti muovere”, libro che trovo semplicemente stupendo e sul quale ho riflettuto e pianto in egual misura. Le ragioni che mi hanno spinta ad acquistare “Nessuno si salva da solo” sono al solito degne di nota: Volevo un terzo libro per non comprarne solo due e trovavo che la copertina fosse fighissima. In pratica l’ho comprato senza leggere di cosa parlasse per poi scoprire che il mio istinto non è morto come pensavo.

Nessuno-si-salva-da-soloLa Trama: Delia e Gaetano erano una coppia. Ora non lo sono più, e stasera devono imparare a non esserlo. Si ritrovano a cena, in un ristorante all’aperto, poco tempo dopo aver rotto quella che fu una famiglia. Lui si è trasferito in un residence, lei è rimasta nella casa con i piccoli Cosmo e Nico. La passione dell’inizio e la rabbia della fine sono ancora pericolosamente vicine. Delia e Gaetano sono ancora giovani, più di trenta, meno di quaranta, un’età in cui si può ricominciare. Sognano la pace ma sono tentati dall’altro e dall’altrove. Ma dove hanno sbagliato? Non lo sanno. Tre anni dopo “Venuto al mondo”, Margaret Mazzantini torna con un romanzo che è l’autobiografia sentimentale di una generazione. La storia di cenere e fiamme di una coppia contemporanea con le sue trasgressioni ordinarie, con la sua quotidianità avventurosa. Una coppia come tante, come noi. Contemporaneamente a noi.

Ed ora la parola alla giurata

Recriminazione 1: a tutte quelle recensioni negative che hanno come spiegazione “E’ triste” – “Buio” –  “Disperato” . Non è così che si recensisce un libro. Mi dispiace ma siete degli ignoranti. Un libro può essere troppo triste da leggere per una specifica persona in un determinato momento; Troppo deprimente per i gusti di qualcuno e via dicendo. Ma non è un metro di valutazione. I metri di valutazione possono essere: scritto male, inconsistente, irrealistico, superficiale e via dicendo. A voi, gente da una stellina perchè libro triste, dovrebbe essere impedito di esprimere un parere.

Recriminazione 2: Volgare. Perchè? Crudo. E’ un libro crudo nel quale la scrittrice ha scelto di usare un linguaggio duro e pesante per meglio sottolineare quel comprensibile stato di disperazione che attanaglia una coppia che si accorge di aver miseramente fallito. Il crollo del sogno, il fallimento sentimentale, la solitudine, la rabbia. E poi smettetela di fare i bigotti. I trentacinquenni parlano così. Fatevene una ragione. Nessuno impreca con “accipicchia”. Nessuno!!! E generalmente il trentenne medio dice scopare e pompino, non fare l’amore e fellatio. Ma se a voi piace mettervi delle fettone di prosciutto sugli occhi, fate pure.

Consiglio: se siete la metà di una coppia in crisi, passate oltre. Questo è un libro che scava, mette sotto la lente del microscopio una storia apparentemente felice per analizzare come si arriva a stare seduti ad un tavolo odiandosi e disprezzandosi. E’ un libro che, come l’acqua, si insinua nelle crepe di un rapporto e lentamente logora fino a far crollare la struttura che lo tiene in piedi.

Difficile, pesante, triste, disperato, realistico. La cosa che fa più male è che è realistico. Gaetano e Delia siamo noi. Trentacinquenni di oggi, adolescenti pseudoribelli di ieri, infarciti di ideologie e passioni esotiche, relegati nel presente ad essere l’ombra di genitori che guardavamo con diffidenza. Bloccati in rapporti generati dall’esigenza di sentirsi meglio, di fuggire da una solitudine devastante, incastrati in famiglie che non sappiamo gestire, genitori che non vogliono esserlo ossessionati dal rimpianto di quello che si è perso per sempre, desiderosi di rivivere un’adolescenza ormai lontana, incapaci di adattarsi a nuovi ritmi, nuove responsabilità, nuovi noi stessi. Pseudoadulti che vorrebbero avere con i figli un rapporto infantile: giocare, ridere, divertirsi, per poi poter delegare la fatica dell’educazione a qualcun altro; uscire con gli amici ed ammazzarci di canne come se nulla fosse, tornare a casa brilli e scopare sul divano, sul tavolo della cucina, per terra.

Gaetano e Delia sono una coppia che non è stata capace di crescere. Gaetano e Delia sono l’esempio di cosa non fare. Fondamentalmente due disperati, anime segnate dalla vita che si incontrano. Lui vuole curarla e salvarla, lei vuole qualcuno che la liberi dal peso della vita. Solo che quel peso aumenta. Ci si sposa, si fanno i figli, si smette di parlare, di scopare, di vivere. E non è un caso che si usi il verbo scopare, perchè questo verbo dà al gesto il giusto significato. Spensierato, divertente, giocoso, giovane. Fare l’amore implica il sentimento, l’importanza, la serietà dell’impegno che c’è dietro al gesto stesso. Quindi usare “scopare” è una scelta linguistica specifica. Peraltro azzeccatissima. Gaetano vuole scopare con Delia perchè vorrebbe dire avere ancora voglia di essere vivi, di non farsi schiacciare dai figli, dalle insoddisfazioni del lavoro, dai problemi di soldi, dalla vita.

Nel tempo che impiegano per cenare, ci vengono mostrati il marcio e il putridume che si celano dietro una facciata tutto sommato normale. E ciascuno di noi, a meno che non sia una di quelle persone incapaci di essere oneste con se stesse, si ritrova in quel senso di smarrimento che ogni tanto ti attanaglia. Quelle domande pronunciate in silenzio, nel buio della notte o in macchina mentre si va al lavoro.

“Che cazzo sto facendo?”
“Sarò di nuovo felice?”
“Dovrei andarmene?”
“Perchè mi ostino ad andare avanti quando ormai siamo morti?”

Domande retoriche, senza speranza. Domande che ci vergogniamo anche solo di pensare ma che non possiamo nascondere. Arrivano nei momenti peggiori, quando sembra che non ci sia speranza, quando ci arrendiamo e togliamo la maschera. Domande che vanno bene e sono terapeutiche quando non sono l’unico argomento di conversazione con noi stessi.

Gaetano e Delia, genitori di bambini che sono fonte di gioia e sbarre di prigione. Bambini che si amano in modo viscerale, e che si odiano in quanto dimostrazione ingombrante della fine dell’adolescenza. Delia invidia Gaetano perchè tutto sommato se la può godere, è un uomo, nessuno ci farà caso se passerà il tempo scopando a destra e a sinistra; mentre lei dovrà stare attenta, perchè una madre non può permettersi di buttarsi nelle storie, di viverle come se non ci fosse un domani. Gaetano invidia a Delia il tempo che trascorre con i figli, tempo che comunque lui non sarebbe in grado di gestire.

Sono distanti, soli, disperati, sconfitti, fottuti.

Accanto a loro nel ristorante una coppia di anziani. Scambieranno due chiacchiere a fine cena, conosceranno una coppia che ce l’ha fatta, che è sopravvissuta agli anni, ai momenti bui, alla malattia, alla vita. Il segreto? Ce lo dice il vecchio.

Nessuno si salva da solo

Alla fine di questo libro, di questa storia, di queste vite, mi sento scossa, strapazzata, rivoltata. E’ come se un vortice si fosse insinuato dentro di me per ribaltare le mie certezze e lasciarmi il compito di rimettere tutto a posto.

Non è un libro facile. Non è un libro felice. E’ un libro vivo, profondo, complesso, tragicamente quotidiano. Alla fine lascia, nonostante tutto, una speranza di sopravvivenza   pur restando consapevoli che non tutto ciò che è stato rotto, si può riparare.

Non mi sento di consigliarlo con leggerezza. Qualcuno di voi potrebbe non sopravvivere a tanta realtà spiattellata in faccia, qualcun altro potrebbe immedesimarsi troppo e mandare a puttane la relazione. Ma se siete tosti e avete la predisposizione alla lotta con voi stessi e con il mondo, allora potete leggerlo, farvi rivoltare le interiora, lasciarvi schiaffeggiare, maciullare, ferire, per poi rialzarvi da terra, tamponarvi il sangue ed affrontare a testa alta quello che vi viene incontro, consci di esserne usciti vincitori per l’ennesima volta. La vittoria, talvolta, è semplicemente la capacità di  accettare se stessi e l’altro.

In poche parole

Il calcio nello stomaco che se non vi uccide, vi rende più forti.

Poschina