Merril & McPhee

No, non è il nome che ho deciso di dare ad un’agenzia investigativa, ma il binomio letterario che mi sono sciroppata nelle ultime settimane e che, parliamoci chiaro, mi ha messa di cattivo umore. Ma siccome settimana scorsa ero piuttosto tranquilla ho atteso l’arrivo del ciclo e che mi assalisse un’ondata di malumore per recensire queste due opere.

Cominciamo con questa roba. Ossia “L’amante del duca” della nostra amicissima Margareth McPhee. Non avevo letto nulla di questa autrice prima e temo che non leggerò mai nulla nemmeno in futuro e vi spiego immediatamente il perchè. (SPOILERISSIMI)

Tutto comincia in un bordello ed io già avevo la bava alla bocca perchè speravo che si ciurlasse un po’ nel torbido. Lei una giovane donna costretta dagli eventi a prostituirsi; lui, il Duca di Arlesford, che arriva proprio in quella casa di piacere per cercare di riempire le sue notti con guaine calde nel vanissimo tentativo di dimenticare la donna di cui era follemente innamorato 6 anni prima. Fatto sta che appena lui entra la nostra eroina comincia a farsi la corsica nelle mutande perchè riconosce in lui proprio quell’uomo che 6 anni prima le ha spezzato il cuore, lasciandola sola dopo averle “rubato” la virtù e con la pagnotta in forno (il tutto sviscerato in 2 pagine e mezzo). Lui la vede, chiaramente NON la riconosce perchè ha una maschera che le copre gli occhi e decide di passare la notte con lei.

Questa è la cosa più interessante che succede in tutto il libro.

Salgono in camera e mentre se la tromba allegramente non fa altro che pensare “Dio, quanto mi ricorda Arabella, gli stessi seni, gli stessi capezzoli, le stesse forme, gli stessi colori, sembra proprio di fare l’amore con quella stronza”. Il tutto mentre lei cerca di resistere al turbinio di piaceri che lui le provoca anche solo guardandola da lontano e intanto gode come quella gran vacca che è.

Finito l’amplesso lui la riconosce e ne rimane sconvolto perchè “cosa ci fa la sua Arabella in un postribolo? Perchè si è ridotta così?” e allora decide di ricattarla prendendosela come amante. Lei prima tentenna poi accetta perchè ormai vive nell’indigenza più totale con il figlio della colpa e la madre che cova per Dominic un rancore ai limiti dell’accettabile.

Il resto del libro è tutto fatto di improbabili situazioni e ricatti, di amplessi che si consumano tra continui sospiri dei due amanti….due coglioni, è tutto un “Dominic…” e lui che risponde “Arabella….” il tutto sussurrato in modo davvero, davvero fastidioso.

Ah…nel mezzo lui scopre di avere un figlio, di amarla ancora, che era stato ordito un piano dal diabolico padre per tenerli separati e che due palle, ma che due palle….che tedio, che noia, che voglia di prendere a badilate qualsiasi cosa.

Le scene di sesso sono anche decenti ma tutto il resto è davvero terribilmente noioso, non ne vale la pena, non compratelo. Nella letteratura romance ci sono Ducaconti e stallieri migliori di Dominic ed eroine ingravidate alla prima botta decisamente meno insostenibili di Arabella.

Per me è NO.

Spoiler anche qui.

Passiamo ora ad un libro che ho preso perchè la trama mi sembrava piuttosto interessante. Lui e lei erano fidanzati poi la giovane pulzella lo ha abbandonato all’altare e dopo qualche mese si trovano costretti nella stessa dimora per una settimana a causa del maltempo. Tutto bene per qualche capitolo. Scopriamo che lei lo aveva mollato perchè aveva scoperto che il buon Duca aveva un’amante, che è presente anche nella magione isolata e che a mio parere è una cretina a cui qualcuno avrebbe dovuto dare un paio di ceffoni quando era piccola.

Scopriamo anche che in realtà il nostro adorabile, austero e ignavo Duca, non è affatto l’amante della cretina ma le regge il gioco fingendosi il suo cicisbeo perchè lei è lesbica e quando ha voglia di fare quattro salti tra le lenzuola con la fighetta di turno i due complici fingono di andare ad appartarsi ed in realtà lei va a trombare con un’altra e lui pare che si legga un libro tranquillo….o si sega. Non è dato sapere con precisione.

Sorvolando sull’assurdità generale, a nessuno era venuto in mente di spiegarlo alla pulzella scelta in sposa la quale si è trovata ad essere lo zimbello dell’intero ton ed avendo un minimo di amor proprio aveva fanculizzato tutti.

Però lei lo ama…e anche lui la ama

E noi siamo costretti a sciropparci 200 pagine di incomprensioni e fraintendimenti al limite della ridicolaggine e dell’insulsaggine prima che si convoli a giuste nozze.

Segnalo anche che i due innamorati si infrattano in ogni stanza vuota ogni 5/10 minuti facendo le porcherie e che lei riesce a venire in tempo record appena lui le mastruzza i capezzoli per 5 secondi. Brava, beata te e anche vaffanculo perchè così non è proprio giusto.

Che dire? Tutto è bene quel che finisce bene  e della noia che mi ha attanagliato se ne fottono tutti.

Ma.

Ma io continuavo a chiedermi perchè il nome dell’autrice mi ricordasse qualcosa….cerca che ti ricerca scopro che tempo fa avevo letto un altro suo libro: “La sorella Sbagliata” che mi era anche piaciuto abbastanza, quindi se volete testare questa autrice vi prego di non leggere la noiosa ed improbabile storia di Danforth ma di gettarvi a capofitto su quella delle sorelle Summoner.

p.s. qualcuno sa quando pubblicheranno in italiano il 5° libro della serie Ravenel della Kleypas? Non trovo notizie in giro 😦

Poschina

Scacco Matto Vostra Grazia – Rebecca Quasi

Se prendete il dizionario Treccani e cercate la parola “Autoconservazione”, troverete questa definizione: “Tendenza istintuale a conservare sé stessi e la propria integrità. Nelle melanconie depressive tale istinto si attenua, facilitando comportamenti suicidi”.

I casi sono due, o mi manca completamente il suddetto istinto, oppure  sono melanconicamente depressa senza averne piena coscienza, perchè dopo questa recensione la fandom estremista della Quasi vorrà, molto probabilmente, lapidarmi in pubblica piazza. Come minimo mi accuserà di incapacità critica, turpiloquio, scarsa intelligenza, incapacità generale (che sia di sintassi, comprensione del testo, tirare la sfoglia per le lasagne o fare la meringa perfetta), invidia; più o meno come quando non ho recensito con toni entusiastici “La Governante”, con l’aggravante che in quel caso sono stata accusata di non capire un cazzo nemmeno di cosa significa romance storico. E questo non è vero. Su tutto il resto c’è un fondi di verità e sul fatto che abbia ancora qualche problemino con le meringhe invece hanno proprio ragione. Mi allenerò.

La Trama: Percival Webster, duca di Clarendon, è determinato a chiedere in moglie la compita lady Albertina, pertanto si reca nella tenuta della sorella per comunicarle la notizia. Durante questa visita, scopre che Emma, figlia del cognato e sua temibile avversaria negli scacchi, non è più la ragazzina impertinente che gli estorceva lezioni, ma una giovane donna in procinto di recarsi a Bath per trovare un marito che ovvii alla sua incresciosa condizione di figlia illegittima.
Introdotta in società, la fanciulla attira l’attenzione di un conte dalla reputazione poco raccomandabile, il che porta Percival a dover fare i conti con i propri principi più radicati, un sentimento stordente e un’attrazione tanto potente quanto inaspettata.

Ed ora la parola alla giurata – Spoiler, recriminazioni, sassoloni tolti dalle scarpe, probabili incongruenze e anche un po’ di noia, perchè temo che la mia ben nota logorrea oggi sia fuori controllo.

Più o meno a maggio (credo), sul profilo FB di Rebecca Quasi è uscito questo disclaimer:

“In questi giorni ho riletto tutta la storia di Emma e Percy. Ne emerge un romanzo a base di seghe mentali maschili (il che permetterà a Thomas Dri di inserirlo tra i fantasy o nei libri di fantascienza).
Ne SCONSIGLIO pertanto la lettura a chi:
1. Cerca maschi alfa
2. E’ allergico alle seghe mentali maschili
2.1. …scritte da una donna (pura ipotesi dunque).
3. Nei romanzi storici pretende realismo estremo (i miei personaggi si lavano, sono profumati, sono alti, sono belli… ovvero cose che nel vero 800 non esistevano).
Ai restati 5 lettori do appuntamento nel cuore dell’estate”.

Ora voi direte…saranno pure cazzi suoi quello che scrive sulla sua pagina, di un suo libro; a te che te frega?

Mi frega.
Perchè se il significato dell’avviso era “Non mi rompete il cazzo per quello che ho scritto perchè il libro è mio e me lo gestisco io, se non ti piacciono queste cose non lo leggere”, mi ruga perchè tu pubblichi un libro e la gente lo compra mille morivi diversi, il primo dei quali è leggerlo, farlo suo e crearsi un’opinione personale e tra le diecimila persone che lo acquistano potranno anche esserci quelle 10 che ci trovano dentro dei difetti, non riescono ad entrare in sintonia con i personaggi o lo detestano categoricamente per qualsiasi motivo ritengano valido. Ma il secondo motivo, decisamente fondamentale è che spetta a te autore avvincermi e farmi piacere anche quello che, sulla carta, non mi piace. Sta a te creare personaggi che funzionino (non  necessariamente che piacciano), che siano inseriti in una storia credibile e coerente a livello narrativo.

Oltretutto io recensisco e con una premessa simile qualsiasi cosa scriva, da ora in poi, mi farà sembrare o una stronza o una che vuole rompere il cazzo a tutti i costi. Perchè mi verrà immediatamente replicato “Beh, di cosa ti lamenti? Lo sapevi ancora prima di comprarlo che sarebbe stato così! L’autrice ti aveva avvertita, avresti potuto non leggerlo”.

Questo disclaimer, mi è quindi sembrato un mettere le mani avanti in vista di probabili future critiche, e lo trovo un atteggiamento molto strano in un’autrice che è sempre stata molto obiettiva e matura nel gestire eventuali pareri negativi.

Peggio mi sento se penso che la maggior parte dei lettori non avrebbe minimamente notato che il romanzo non è realistico al 100%, non si sarebbe resa conto che è un libro sulle seghe mentali di un trentenne con grossi problemi e che tutti i maschi (o quasi) ci fanno una figura barbina, se l’autrice stessa non glielo avesse detto. E questo non si fa. Lascia che sia il tuo pubblico a giudicare, senza mettergli alcuna pulce nell’orecchio se non per incuriosirlo, stuzzicarlo, coinvolgerlo.

Poi ci sono io, quella che legge “Ne SCONSIGLIO pertanto la lettura a chi” e corrispondendo perfettamente alla descrizione, quasi fosse un abito sartoriale su misura, non può esimersi dal leggerlo con l’aggravante di essere stata avvisata per tempo di tutto ciò che le avrebbe dato davvero fastidio e permettendole in questo modo di farci doppiamente caso.

Ma veniamo a noi.

Il libro è quasi interamente incentrato sulla figura di Percy, un uomo (ricordiamoci che siamo nell’800 ed un trentenne dell’epoca era più che uomo, visto che a 40 erano considerati anzianotti) con dei grossi problemi. Anzi, un uomo con problemi di dimensioni galattiche. Egli è compassato fino all’inverosimile, ossessionato dalla formalità, ed oltretutto ha il mestruo….anzi, è perennemente in premestruo. Che è peggio.

Egli infatti si crogiola di sega mentale in sega mentale per tutte le 496 pagine (mica bruscolini) e cerca, invano, di mettere a riposo il suo uccello perennemente sull’attenti per la sua parente bastarda: Emma.

Emma oltre ad essere intelligentissima, che manco Leonardo Da Vinci dei tempi migliori, è anche ricca, libera, giovane e bellissima. Con l’unico, piccolo, insignificante neo di essere una figlia illegittima. E fin qui, ok. Alla fine i romance sono un coacervo di gran fighe e gran fighi superintelligenti, con cazzi grossi (su Percy non è dato sapere) che passano il tempo a battibeccare prima e a copulare selvaggiamente poi.

E voi a questo punto direte “Quindi? Dov’è il problema?”

Il problema è che nel libro manca tutto il resto. Anzi no, mi correggo, il problema è che oltre ad essere un segaiolo mentale che nemmeno io a 15 anni dopo aver letto “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, oltre ad essere lungo e per certi versi ripetitivo, il personaggio di Percy (sul quale io contavo tanterrimo) è infantile e tonto. Si fa manipolare da pagina 2 a pagina 496 da una Emma che mi ha ricordato quelle insostenibili rappresentanti del mio sesso che forzano costantemente la mano al loro compagno per ottenere quello che vogliono, che sia il matrimonio in chiesa, un figlio, un cane, il secondo figlio, il terzo figlio, l’anello con diamante ad ogni cazzo di occasione…e chi più ne ha più ne metta.

E siccome io sono sì femminista ma non sessista, non penso che gli uomini si meritino di essere sempre e costantemente manipolati. Ok, lei ha capito che sono anime affini e bla….bla….bla… Ma non rompere il cazzo.
Che poi fa quella scaltra, bara su tutti i fronti…perchè è lei che continua a strusciarglisi contro e ad usare OGNI mezzo per farsi ravanare, e quando la zia (personaggio meraviglioso) le dice “Minchia che palle ancora lì a non scopare? Mettiti un baby doll e saltagli nel letto” lei arrossisce come la più puritana delle vergini. E NON lo fa. Fa quella che se la prende (anche giustamente) ma guai ad affrontare l’argomento.

Ma io dico?

Lui diventa di marmo ogni volta che ti vede. Fagli una pompa e finiamola lì. Libro accorciato di un centinaio di pagine (e quindi di un miliardo di seghe mentali), un paio di scene di sesso, qualche battibecco, un saluto alla zia ed epilogone con 15 figli in 10 anni, tutti zuccherosamente felici e contenti (voi) e ciaone a tutti che si parte per le ferie.

Come se non bastasse una Emma che passa dalla verginità molesta alla zoccolaggine esperta ogni volta che lui la sfiora, vogliamo parlare degli altri uomini presenti nel libro? O sono delle bestie, o degli sfigati. L’amante della pesca ovviamente non ha scampo e Osborne o Osbourne…cmq il tizio porco, maniaco e via dicendo, è una bestia della peggior specie e i suoi amici anche.

Lo so, lo so che è stato creato ad arte per sottolineare come all’epoca contasse più la linea di sangue della bontà d’animo. Non sono scema. Ho trovato tutto un po’ troppo, tutto il ton che le sparla dietro, tutti i maschi che la trattano da zoccola…. ci sta. Ma era necessario arrivare ad un quasi stupro? Che poi avviene dietro l’angolo ma non se ne accorge nessuno e questo sarebbe anche il meno se non fosse che lei, quella MOLTO sveglia, si allontana dal gruppo con il pazzo del villaggio e per poco non ci lascia la pelle? Ma non avevi detto 3 righe prima “Di lui non mi fido, non sono scema, non mi metterei MAI nella condizione di farmi compromettere?”.

Non so….che poi queste sono inezie, piccolaggini, pedanterie inutili.

Quello che a mio parere non permette al libro di decollare come avrebbe meritato sono proprio i personaggi principali.

Esempio: La sofferenza di Emma nel rendersi pienamente conto di cosa significa essere una bastarda, viene solo accennata ma non approfondita, si avverte ma non viene sviscerata, resta sospesa come in un limbo e ci viene raccontata da Percy, quindi soffocata dalle immancabili seghe mentali. Se si fosse dato più spazio all’interiorità di questa ragazza, che sulla carta è un personaggio della madonna, il libro avrebbe acquistato forza e anche la storia d’AMMMOOOOOREEEE ne avrebbe guadagnato in profondità.
Purtroppo invece a volte Emma risulta solo capricciosa e musona, e anche un po’ palla al cazzo per come pressa, pressa, pressa.

Ma va peggio a Percy, il quale purtroppo alla fin della fiera sembra solo un riccone che non saprebbe scegliersi da solo nemmeno il fazzoletto da collo, che passa il suo tempo in una scatola di piombo (nella quale si è ficcato da solo) e che non riesce ad imporsi con Emma su nulla, dimostrandosi fino all’ultima riga del libro, un gioppino fatto e finito.

E a me, sono risuonate nelle orecchie queste perle di saggezza:

“Servi della gleba in una stanza, anestetizzati da una stronza, come dei simbolici Big Jim, Schiacci il tasto ed esce lo sfaccimm . . .

. . . Servi della gleba planetaria, schiavi della ghiandola mammaria, come dei simbolici Big Jimme, Schiacci il tasto ed esce lo sfaccimme”.

E non è una questione di Maschialphismo (questo l’ho coniato or ora e già mi piace) ma proprio di costruzione del personaggio. Per colpa del movimento #meetoo purtroppo il maschio alpha non è più di moda e pare brutto usarlo, ma tra il maschio alpha e il maschio noioso ci sono altre decine di sottospecie che si potevano utilizzare… basti pensare al Fitz di “Una paziente conquista” della Thomas….che non è certo un maschio Alpha, che ha i suoi problemini anche lui, ma che resta un personaggio maschile sfaccettato ed interessante.

Ecco, Percy è monodimensionale. Purtroppo.

Ah….stavo dimenticando il momento “Settimana Enigmistica” e sappiate che Il Quesito della Susy ci fa un baffo.

Percy passa 490 pagine a ripeterci che non vuole figli. Ve lo scrivo a parole che fa più effetto QUATTROCENTONOVANTA/00.  A pagina 491, nell’epilogone, scopriamo che ne ha avuti 2 in nemmeno 5 anni. Ora, calcolando che per i primi mesi non hanno copulato, che poi lui ha speso del tempo sborrando fuori, che i bambini sono nati a termine, che la prima ha 4 anni e che ci vogliono 9 mesi perchè dal concepimento si arrivi allo scofanamento…..quanto tempo ci ha messo Emma per manipolarlo e farsi mettere incinta?

Ecco, bravi… 2 giorni a dir tanto.

Ed io uno di trent’anni che si fa rigirare sul dito da una diciottenne non lo vorrei nemmeno tatuato, figurarsi se potrei usarlo per alimentare le mie fantasie perverse.

E allora? Come lo valutiamo questo libro?
Con un sei e mezzo.
Si salva principalmente perchè la storia è ben costruita, perchè è scritto bene e si vede dal lessico scelto che è stato speso del tempo per fare le cose con cognizione di causa. Tuttavia non è un libro che consiglierei, resto dell’idea che al momento il libro storico migliore della Quasi sia Dita come farfalle. Ci sono delle parti molto riuscite, come quella iniziale nella quale Percy si accorge che Emma è diventata una donna e non è più una bimba, tutte le volte che compare la zia il mio cuore ha esultato, il capitolo relativo al matrimonio è ben orchestrato e i figli di Caroline e James sono tutti molto simpatici. Ma manca un bilanciamento adeguato nell’approfondimento psicologico dei personaggi principali.

Non è un coito interrotto, non è Lammerda che piace….mi sa che dovrò inventarmi una categoria tutta sua.

Facciamo “Schiavi della Vulva ma soffrendo” e non ci pensiamo più.

In poche parole

Quando vorresti accaparrare più pubblico amando ciò che la gente ama e piacendo alla gente che piace ma fallisci miseramente ogni cazzo di volta.

Poschina