La Duchessa Cortigiana – Joanna Shupe

Se cominciassi ora ad elencare tutte quelle piccole e grandi cose che mi hanno irritata a morte di questo libro, è altamente probabile che tra due/tre anni saremmo ancora qui seduti a parlarne.
Perchè dovete sapere che spesso penso che sì, persino io potrei scrivere un libro, ne ho tanti cominciati e mai finiti…..si tratterebbe solo di mettersi d’impegno e dargli la giusta attenzione per finirli. Poi però li leggo e comincia la severa autocritica (giustificatissima) e finisce che li massacro a colpi di “Impossibile” – “Troppo comodo” – “Troppo stupido” – “Che palle” – “Ma come cazzo ti è venuto in mente” seguito dall’odio puro per dei personaggi che ho creato io….e se persino a me stanno sul cazzo figurarsi a chi dovrebbe pagare per leggere le loro storie.

Allora i libri preferisco leggerli….poi però succede che incappo in roba come questa, un compendio di tutto ciò che detesto nella letteratura rosa, riunito in circa 200 pagine. Roba che la pressione mi è schizzata a 400 e il fottone è ancora lì che gira libero nel mio corpo devastando tutto quello che incontra.

La Trama: Venezia/Inghilterra, 1816 – Julia, Duchessa di Colton, si è sposata a sedici anni, ma il marito subito dopo la cerimonia è scappato a Venezia, dove vive da otto anni. Julia, dopo una lunga solitudine, desidera un figlio e decide che è arrivato il momento di sedurre quel marito sconosciuto. Si fa insegnare da una cortigiana londinese i segreti più scabrosi del corteggiamento, raggiunge il fantomatico marito a Venezia e, sotto mentite spoglie, lo seduce e concepisce con lui un erede. Ma quando la seduzione e la passione si trasformano in qualcosa di più profondo, è necessario ricostruire anche la fiducia e la capacità di vivere insieme. Potrà quel marito, che la duchessa cortigiana è stata costretta a sposare così giovane, trasformarsi davvero nell’uomo della sua vita?

Ed ora la parola alla giurata – Spoiler perchè voglio risparmiarvi questi 5 fottutissimi euro.

Prima di tutto diciamo per onestà intellettuale che questo libro è piaciuto. Ed ammetto che anche io, all’inizio, nelle prime 40/50 pagine mi sono detta “Eddai Cazzo!!!! Finalmente qualcosa di brioso e diverso dal solito” perchè, in effetti, le prime pagine sono scritte bene, la storia è inverosimile come solo nei romance storici può essere ma in fondo chissenefrega, noi vogliamo cazzi turgidi e orgasmi, della veridicità storica non ce ne facciamo nulla.

Poi però purtroppo non mi sono fermata a quando la rompicazzo arriva a Venezia e decide di sedurre quel grandissimo figo di suo marito, ma sono andata avanti….

Ma conosciamoli questi due coglioni.
Lei: Julia ventiquattrenne costretta a sposarsi, otto anni addietro, con un figo da paura che non la voleva vedere nemmeno morta e che infatti l’ha piantata subito dopo la cerimonia senza nemmeno sverginarla a suon di vergate in vagina. Vive in una misererrima casa con la zia perchè la suocera stronza e il cugino del marito le hanno tagliato i fondi. E’ al limite della povertà, aspira fastidiosamente al Santamariagorettismo e dopo anni di ragionamento le viene in mente che se generasse un erede potrebbe riappropriarsi del patrimonio e le sovviene l’idea delle idee.
Andare da una cortigiana per farsi spiegare i segreti del mestiere, raggiungere il marito a Venezia, sbatterselo e tornare incinta.

Lui: Nick. A logica dovrebbe essere il degenerato che mi fa rizzare i capezzoli al solo nominarlo e invece ho avuto sempre e solo voglia di fargli del male fisico e questo, ovviamente, non è un buon segno. Costretto al matrimonio dall’odiato padre, decide di scappare appena celebrate le nozze e girare l’europa scopando a destra e a manca fottendosene di tutto il resto e con un atteggiamento da bambino viziato che bisognerebbe ridimensionare a suon di frustate sull’uccello. Tenetevelo.

Ma arriviamo al dunque.
Julia si presenta a Venezia con un finto amante, riesce a conquistare l’interesse di Nick e cominciano la loro relazione di protettore/amante con la classica scopatona orgasmica. E qui, io che avevo lasciato a casa il cervello a favore dell’intrattenimento, l’ho richiamato al dovere perchè va bene tutto, ma non esageriamo.

Ok che sei andata dalla cortigiana che ti ha spiegato cosa succede e come succede, ok che hai visto come si fa, ok tutto porco Zio ma che tu ti impali letteralmente sullo spropositato cazzo di tuo marito come se fosse la cosa più naturale del mondo no. Non dopo che lei ti aveva suggerito di fare pratica con un dildo ma tu ti sei rifiutata perchè era troppo per te (fottiti stronzetta che non sei altro) perchè io sfido chiunque di noi donne non più vergini a sederci sul cazzo di Rocco Siffredi senza non dico urlare di dolore, ma procedere con una certa cautela.

No, lei ci salta sopra come se nulla fosse.  Vergine che si siede su un cazzo gigante e va avanti a scopare come se nulla fosse !!!!!!!!! Eh già certo, e io lettrice sono nata giusto ieri. Mavaffanculovaaaaaaaa.

E non è il peggio.
Il peggio lo raggiungiamo poco dopo con l’ormai sempre presente pompino con ingoio, ovviamente fatto ad arte, manco si stesse bevendo cioccolata calda al bar con le amiche dopo un pomeriggio di shopping.
Che poi io mica ho niente contro i pompini e nemmeno contro l’ingoio. Fate pure. Facciamo pure. Rendiamolo obbligatorio.
Contesto solo questa predisposizione, da parte di una vergine che fino a ieri non aveva mai baciato con la lingua a diventare un’adoratrice senza macchia e senza paura del pene. Perchè diciamocelo fuori dai denti….non è che ingoiare sia proprio la prima cosa che si fa in assoluto, bello, bravo, buono…ma non stiamo parlando di nutella.

E nemmeno questo è il peggio.
Il peggio del peggio lo raggiungiamo quando dopo una settimana di sesso in ogni luogo e in ogni dove, lei capisce che in questo modo sta ingannando il marito di cui si è innamorata e allora pensa bene di andarsene e indovinate?
Dai….indovinate…..

Sì. Lei è gravida.
Quindi in questo merdosissimo romanzo la GI (Gravidanza Indesiderata da lui) coinncide con la GD (Gravidanza Desiderata da lei).
Brava Joanna, fino ad ora nessuna scrittrice era riuscita a farmi incazzare come tu hai fatto nel giro di 200 fottutissime pagine.

Perchè? Perchè aggiungere la gravidanza?
In ogni ciclo c’è il 25% di possibilità di rimanere incita. Questo se copuli senza precauzioni durante i giorni fertili che sono, in media, 4 (e sono stata larga). Se seguiamo questo principio scientifico, lei è riuscita a portarsi a letto il marito esattamente in quella settimana critica pur essendo ignorantissima in materia. Perchè non poteva capitare che la settimana di sesso fosse a ridosso del ciclo, o post ovulatoria…. NO, dovevano scopare come ricci proprio in quei 4 cazzutissimi giorni.

Basta.
Davvero, ve lo chiedo per favore, basta.

Pensate che sia il peggio?
AHHAHHAHHAHAH
Il peggio del peggio del peggio arriva quando lei cade in un dirupo, rotolando per metri e metri e metri sbattendo a destra e a sinistra proprio in quelle 13 settimane iniziali della gravidanza che sono piuttosto delicate e non le succede un cazzo. Nemmeno una piccolissima, insignificante, realistica perdita di sangue.

Odio tutta la famiglia e li maledico con l’anima.

Oltretutto l’entusiasmo di Julia nell’affrontare una gravidanza consapevole di averla procurata ingannando in marito mi disgusta perchè rappresenta il peggio del mio sesso. Le donne che usano questo espediente mi fanno schifo e non posso e non voglio identificarmi in una cretina simile.  D’altro canto mi disgusta anche l’atteggiamento sospettoso e perennemente “in guardia” di Nick….come direbbero dalle mie parti “Figa….rilassati!!!” uno che per otto anni se ne è sbattuto della moglie e la giustificazione che adduce è  che era troppo giovane. Che, oggettivamente, non vuol dire nulla. Ed io di uno che ragiona in questo modo ne faccio volentieri a meno, e rinuncio anche alla verga turgida e ai multiorgasmi perchè io non sono schizzinosa come quel puttanone di Julia e posso accontentarmi del Rabbit, se la situazione lo richiede.

Potrei andare avanti ore, ma perchè tediarvi?
Vi basti sapere che lui fa ammenda e lei lo rimbalza ma poi per poco non lo ammazzano e lei diventa di colpo tutta “Sole – Cuore – Ammooooooooreeeeeeee” ed è un tripudio di erezioni galattiche, vagine grondanti, orgasmi e sesso in generale e il tutto è talmente coinvolgente che avrei preferito conficcarmi una forchetta nel palmo della mano.

Però c’è da dire che una cosa questo libro ce la insegna, ossia come tenere viva l’attenzione del proprio coniuge/compagno. Essendo molto, molto, molto, molto troia.
Che poi mi va benissimo ed infatti Emma Wildes in “Lezioni di Seduzione” non mi ha mica fatto venire l’orchite, tutt’altro; quindi è proprio tutta colpa di una trama di merda, con personaggi di merda e un contorno di merda. Sono 200 pagine di merda, che faccio, lascio?

Ma anche no.
Passiamo oltre.

Lo sconsiglio, lo sconsiglio con tutta l’anima.
Se proprio proprio non sapete cosa fare per un paio d’ore, andate su Tumblr e scrollate porno fino a spellarvi le dita delle mani, sicuramente è più salutare che leggere questa ignobile sbobba.

In poche parole

Piuttosto di ‘sta merda andate su Tumblr e scrollate porno fino a spellarvi le dita delle mani. E chi ha la mente pornografica per intendere, intenda.

Poschina

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Il Grande Gatsby – Francis Scott Fitzgerald

Uno dei grossi errori della mia vita, paragonabile solo a quello di non averla data a gente con i soldi, trovandomi ora costretta a “lavorare per campare”, è stato quello di aver sempre creduto che “Il Grande Gatsby” fosse una storia d’amore.

phpThumb_generated_thumbnailjpgLa Trama: Il romantico ed enigmatico Jay Gatsby organizza feste sontuose nella speranza di avvicinare la donna amata in gioventú, Daisy, che ha sposato un uomo ricco e rozzo. Ne diventerà l’amante, ma un incidente automobilistico darà una tragica svolta al loro amore. Una descrizione spietata e partecipe del mondo fastoso e frivolo degli anni Venti nelle pagine indimenticabili dello scrittore simbolo della «generazione perduta».

Ed ora la parola alla giurata

Ci ho messo più tempo a trovare una descrizione coincisa e sensata del contenuto del libro di quanto ci abbia messo a leggerlo. Possibile che le trame dei Grandi Classici siano sempre sostituite dall’analisi del romanzo con tanto di spoiler? Cazzarola, se volessi sapere come va a finire leggerei direttamente le ultime 50 pagine. E questo è il motivo per cui la prefazione la leggo sempre alla fine (se la leggo).

Cmq.

Anni, anni, anni di inutile vita sprecati nella convinzione che questo fosse un libro che parla d’amore. Big NONO.
A saperlo prima lo avrei letto a sedici/diciassette anni, risparmiandomi anni di inutili e fastidiose illusioni. Di Francis avevo già letto il disperato “Belli e Dannati” e il disilluso “Tenera è la notte”, amandoli con trasporto quasi eccessivo per la loro incommensurabile capacità di scrostare la patina dorata per esporre il marcio.

Che vi devo dire? A me piace il torbido, il granello di polvere sotto il tappeto, la macchiolina di sugo sul piano di cottura immacolato, la piccola grinza delle lenzuola in un letto appena rifatto. La perfezione, l’eccessiva felicità, il “buono” ad ogni costo, mi infastidiscono.

Francis è come me. A lui “gli piace un sacco” analizzare soffermandosi anche su quei dettagli apparentemente affascinanti che in realtà nascondono ben altro. Un po’ come quando prima Nick ci descrive affascinato la voce di Daisy; dolce e altalenante ma così flebile da costringerti a chinarti impercettibilmente verso di lei, poi Gatsby gli fa notare che è semplicemente una voce piena di soldi  ed a quel punto Nick pensa

“ecco l’inesauribile fascino altalenante, il suo tintinnio, il suo suono di cimbali… lassù, nel palazzo bianco la figlia del Re, la ragazza d’oro….”

Ebbene sì, è tutto contenuto in queste ultime righe. La figlia del re, la ragazza d’oro. Perchè Daisy, personaggio che io ho detestato istintivamente come non mi capitava da anni, è la classica ragazza dell’America Bene, fottutamente bella, fottutamente ricca, fottutamente indecisa. Apparentemente fragile nasconde in realtà un egoismo sconsiderato, inesauribile fonte di distruzione di coloro che le gravitano intorno.

Più che l’amore che Gatsby prova per Daisy, a muovere il carrozzone è l’ossessione di dover fare qualcosa di grandioso per dimostrare di essere “arrivati”. A Gatsby non frega assolutamente niente dei successi materiali, sono un mezzo per raggiungere il fine, quell’amore così idealizzato, adolescenziale e deleterio, che gli impedisce di crescere e di rendersi conto che Daisy non è quella che crede. La villa, le feste, l’ostentazione dei soldi, l’ottimismo sbandierato ai quattro venti, sono l’immagine di successo che Gatsby è convinto possa impressionare Daisy. E’ l’estremo tentativo da parte di un eterno ragazzo di non arrendersi di fronte a nulla pur di perseguire i suoi sogni.

E’ un libro pieno di metafore, la più palese di tutte il consiste nel faro verde che tutte le sere Gatsby osserva dal prato di casa sua. Quel faro che è il punto di arrivo, la lucina in fondo al tunnel.

Essendo un romanzo di Francis, non può certo finire a tarallucci e vino.
Non voglio dirvi come finisce, ma sappiate che non si salva quasi nessuno. Se escludiamo Nick, tutti gli altri personaggi, Gatsby compreso, ne escono colpevoli.

A mio avviso, il personaggio più moralmente discutibile del gruppo è Daisy. Affascinata in gioventù dal soldato Gatsby, finisce tra le braccia del ricco, rozzo, sbruffone, dispotico e traditore Tom, con il quale condivide una vita priva di qualsiasi passione, oscillando da una parte all’altra dell’America nel vano tentativo di scuotere la noia. Ha una figlia che elogia solo per la sua straordinaria bellezza, si autocommisera per aver sposato un uomo che la tradisce in continuazione, non esita un secondo a lanciarsi tra le braccia di Gatsby (che la venera e la ama con una determinazione che certamente non si merita), si trastulla tra i due uomini senza sbilanciarsi troppo salvo poi, una volta che si trova costretta a dover prendere una decisione, distruggere  i sogni di Gastby privandolo dell’unica cosa che per lui aveva davvero valore.

Daisy e il marito Tom sono la personificazione di una società fittizia, basata sull’immagine, sulle convenzioni, sul falso; una società che ha capito che sulle macerie degli esseri umani ci si può costruire un impero. Capaci di qualsiasi brutalità pur di non intaccare l’aura di perfezione che si sono cuciti addosso, non esiteranno a commettere il più grave dei crimini, comportandosi poi come se nulla fosse mai successo.

Per quanto riguarda Gatsby, non ho potuto non dispiacermi per lui. I suoi sentimenti per Daisy, seppur vicini all’ossessione, erano puri. Gatsby è l’inventore di se stesso, grandiosamente convinto delle sue idee, incrollabilmente legato alla sua visione delle cose non permette a nessuno di disilluderlo. Ma chi ha provato la disillusione, sa che più credevi nel sogno e più soffrirai quando il castello di carta ti crollerà addosso.

Come sempre la scrittura di Francis è magistrale. Pochi scrittori riescono, come fa lui, ad appassionarmi in modo totale. Le atmosfere, il sapore di quegli anni… I sentimenti più profondi della sua generazione sono distillati nelle pagine. Ho sottolineato così tante frasi, così tanti passaggi da chiedermi se non sarebbe stato il caso di sottolineare direttamente tutto il libro.

La fine del libro, come sempre per quelli scritti da Fitzgerald, mi ha lasciato dentro una sorta di piacevole malinconia. Come se davvero avessi conosciuto Gatsby, Daisy, Tom e Nick e fossi stata spettatrice della storia senza purtroppo riuscire a salvare nessuno di loro.

In poche parole

Non si può ripetere il passato.

Poschina