Una Moglie per Winterborne – Lisa Kleypas

Eccoci qui, dopo un’attesa per niente spasmodica lunga quasi un anno, siamo al cospetto della nuova fatica di Zia Lisa, la storia d’Ammmmmore tra la delicata, vergine, amante delle orchidee Helen e il rude, sexy e ovviamente riccherrimo Rhys Winterborne.

Li avevamo conosciuti in questo dimenticabile libro ed oggi li ritroviamo per farci letteralmente i cazzi loro.

La Trama: Di umili origini, grazie alla sua sfrenata ambizione Rhys Winterborne ha ottenuto ricchezza e successo. È un uomo che sa sempre come ottenere ciò che vuole: e ora vuole l’aristocratica Lady Helen Ravenel. E se per costringerla a sposarlo dovrà rubarle la sua virtù, tanto meglio… Ma la seducente e timida Helen ha in serbo qualche sorpresa per il rude affarista.

Ed ora la parola alla giurata – Spoiler Alert

Qui si recensisce passo per passo, sono a metà libro e per ora potrei sintetizzare con “Bene ma non Benissimo”. Questo perchè siamo al 50% del libro e il BM è appena saltato fuori. Tutto quanto scritto prima non serve praticamente a niente, se non a deliziarci con le descrizioni più o meno accurate delle prodezze sessuali di Rhys e del suo corpo statuario.

Che, chiariamo, mi va anche bene.
Ma credo fermamente che tutto ciò che viene scritto debba essere utile alla storia. E se mi può andar bene sottolineare la sensibilità che Rhys ha per le classi povere e per le donne (è a tutti gli effetti un riformista, uno che si è fatto da solo e che anela al progresso nel senso più ampio del termine) mi chiedo dove vogliamo andare a parare. La storia si apre con Helen che va da Rhys per scusarsi per il trattamento riservatogli dalla cognata e per chiedergli di continuare con il fidanzamento. [Nel libro precedente Rhys aveva baciato appassionatamente la nostra Helen sconvolgendola nel profondo e quella grandissima scassacazzi di Kate si era subito messa in mezzo rompendo il fidanzamento. Scopriamo ora che in realtà Helen non voleva affatto mollare il bel manzo da riproduzione ma era semplicemente sconvolta dal troppo ardore dimostrato dall’uomo, quindi si scusa e gli propone di comprometterla per assicurarsi il matrimonio].

Contorta? Sì.
Zoccola? Sì.
Ha fatto bene? Sì.

Qui si parte con il botto ossia con la tanto agognata scopata che di solito attendiamo con una certa aspettativa per gran parte del libro e che in realtà è funzionale perchè l’attesa della verga turgida è, in fondo, essa stessa una verga turgida.
Tradotto: se mi scopazzate entro le prime 10 pagine, che minchia facciamo nelle altre 250?

Nulla, a quanto pare. Ed infatti il racconto si trascina tra puccismi di vario livello, che vanno dal tollerabile al “Zio Caro adesso ti taglio la lingua”, fino a poco prima della metà della sbobba quando scopriamo che Helen è in realtà una figlia illegittima (questo spiega perchè è sempre stata la malcagata della famiglia) e che suo padre è un uomo orribile che il suo futuro marito Rhys detesta con anima e corpo.

Quindi ora si apre il vero dilemma del libro…. dirglielo o mentire?
Una donna mediamente normale glielo direbbe, magari tra un pompino e l’altro, anche perchè che colpa ne ha lei se suo padre è un bastardo? Tra l’altro l’ha appena scoperto quindi a Rhys non ha mai effettivamente mentito, tuttavia sospetto che Miss. Orchidea nasconderà il segreto permettendo così un’infinita serie di sciocche incomprensioni e recriminazioni, silenzi, fraintendimenti, musi lungi e riappacificazioni a suon di vergate in vagina. Potrei sbagliarmi….ma temo proprio di no.

Sia chiaro che il tutto è scritto bene, è in un certo qual modo interessante e non annoia proprio per niente, peccato però che ci sia, da parte dell’autrice, un’insana passione per il ridicolo. Quelle che dovrebbero essere situazioni divertenti o battute brillanti mi hanno portata a malapena a sollevare un angolo della bocca, roba che più che un sorriso sembrava un ghigno e beh, insomma…….. forse non era proprio l’effetto voluto.

Ho trovato irritanti oltre ogni misura Devon e Kate a dimostrazione che quando un personaggio mi sta sul cazzo, continua a starmi sul cazzo e il loro puccismo, l’odiosissima GI e, peggio del peggio, il sesso, potevano anche risparmiarcelo almeno in questa storia. Io vi detesto con tutta l’anima e con parte del mio corpo. Proprio non riuscite a piacermi nè come singoli nè tantomeno come coppia. Anzi, una bella morte per mare mentre andate al funerale del vecchio ci starebbe benissimo.

Libro al 100%: Benino ma non Bene

No, non schiattano ma sopravvivono e mettono al mondo un figlio senza complicazioni, morti o altra roba che mi avrebbe rallegrata.

Ma veniamo a noi.
Qualcosa non torna in questo libro, qualcosa in come è scritto, qualcosa in come i personaggi vengono sviluppati (o non sviluppati in questo caso), qualcosa che mi fa addirittura pensare che più che un nuovo lavoro sia un vecchio lavoro lasciato ad ammuffire in un cassetto e tirato fuori per fare cassa.
Prendiamo un paio di personaggi…. Rhys è una specie di Derek Craven senza tutto il bagaglio emotivo/emozionale che hanno reso il gestore della sala da gioco più famoso di Londra un personaggio degno di nota. Mentre Pandora e somiglia in modo inquietante Beatrix Hathaway.

Ma tutto ciò sarebbe anche tollerabile se non fosse che la storia è poco più che un pretesto per vedere un Rhys perennemente con il cazzo in tiro ed una Helen costantemente sul punto di spompinarlo tra sospiri, improvvise vampate e cascate del Niagara tra le gambe.

Ok, a chi non piacerebbe un tizio che parla in Gallese, ti venera, scopa benissimo, è un figodiddio e per giunta ha un patrimonio incalcolabile? Solo che manca tutto il resto. Devon e Kate che compaiono e scompaiono senza senso, il tema sociale appena appena accennato tanto che a confronto la serie sullo Spettro di St. Giles sembra un trattato filosofico sulla Londra disperata dei primi dell’Ottocento.

E parliamo anche del BM.
Lei oltre ad aver scoperto di essere la figlia illegittima dello stronzo che suo marito odia, scopre anche di avere una sorellastra finita in un orfanotrofio, ovviamente essendo donna di buon cuore va a salvarla e decide di fuggire con lei per non rovinare la reputazione del futuro marito ma lui non ci sta, e per farle capire che la ama anche se è figlia del cugino di Satana le spantega il membro rigorosamente turgido tra le cosce all’urlo di “Lo senti quanto ti amo?”
Eddai…..bastasse questo allora sai quanti sconosciuti mi hanno “amata” sulla metro1?

La verga turgida non è una dimostrazione d’Ammoooooreeeeee, significa solo che l’apparato sessuale funziona bene. Punto. Hai capito Rhys? Hai capito?

E’ un brutto libro? No.
Sono soldi buttati nel cesso? Ni.
Mi ha fatta incazzare? Sì, Zio Bono.

Questi libri mi fanno imbestialire perchè arrivano da un’autrice che è riuscita a farsi amare, che con leggerezza raccontava, e bene, frustrazioni e tormenti, amore e passione, disillusione e rabbia. E adesso?
Adesso restano le briciole, un “vorrei ma non posso” difficile da digerire.
Rhys non ha niente che lo faccia fregiare del titolo di Eroe. Non perchè gli manchi qualcosa, ma perchè viene banalizzato. Passa tutto il libro infoiato come un dodicenne di fronte alle tette di Sabrina Salerno negli anni Ottanta, mentre lei passa con naturalezza dal terrorizzarsi dalla lingua in bocca al manipolare un uomo esperto con il sesso.

Non quadra, non torna. Stona.

E di materiale su Helen ce ne sarebbe a palate perchè lei si è sempre sentita la diversa della famiglia senza sapere come mai, ha sempre sentito il disprezzo del padre e l’indifferenza della madre, ma nulla di questo viene approfondito. Tutto viene detto ed abbandonato in funzione di una storia di sesso e sesso e ancora sesso.
E se sono io a sostenere che il sesso non basta a tenere in piedi un libro allora deve essere proprio vero perchè a me leggere di sesso piace quasi quanto farlo….quindi ho detto tutto.

Lo consiglio? Oddio….non svenatevi per averlo subito e leggerlo prima di qualsiasi altra cosa. Tenetevelo per la spiaggia quest’estate perchè tanto non vi perdete niente.

In poche parole

L’Attesa della Vega Turgida, non è essa stessa una Verga Turgida?

Poschina

p.s. Il prossimo libro della serie; quello su Pandora e Gabriel, Lord St. Vincent, si intitola “Devil in Spring” e deduco, con le mie comprovate superiori capacità mentali, che ci proponga come protagonista maschile l’erede del meraviglioso, indimenticato, rimpiantissimo dispensatore di orgasmi Sebastian St.Vincent, protagonista del meraviglioso libro “Devil in Winter”. Che dire? Auguriamoci vivissimamente che copi e incolli la vecchia trama cambiando i nomi, che a me andrebbe bene lo stesso, a questo punto tutto, fuorchè la delusione.

Ballando con il Fuoco – Edy Tassi

Parliamone.
Siamo in pieno work in progress.
Sono al 38% del libro e sono delusa in maniera imbarazzante.

E’ vero. Sono una donna con pretese altissime, che detesta vengano disilluse. Io, se leggo una profusione di 5 stelle e parolone come “emozionante” – “straordinario” e “finalmente”, mi immagino determinate cose. Quando mi rendo conto che di questa magnificenza, non c’è che una pallida ombra, mi incazzo. E quando mi incazzo divento sarcastica, poi stronza, poi rassegnata. Ora sono in fase sarcasmo, ma non sono arrivata nemmeno a metà libro… c’è tutto il tempo per imbestialirsi.

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La Trama: Un uomo siede al centro della stanza, in attesa. Nel silenzio, un rumore di tacchi femminili gli stuzzica i sensi. Lo spettacolo sta per cominciare… e nulla sarà più come prima. Arianna Radburn ha una doppia vita: ballerina instancabile di giorno presso una delle compagnie di danza più prestigiose di Londra e creatura conturbante di notte, quando, con il nome di Sweet Thunder, mostra il suo corpo perfetto all’Icing on the Cake. Ma gli occhi famelici degli uomini non l’hanno mai eccitata, finché non riceve una proposta sconvolgente: esibirsi per un unico cliente, notte dopo notte, dietro lauto compenso. A sconvolgere Arianna non è tanto la natura della proposta, ma l’uomo che gliela fa. Nicholas Morgan, infatti, è il suo visionario coreografo. Un uomo bellissimo, affascinante e implacabile in sala prove. Che ha una regola ferrea: mai fare sesso con una delle sue ballerine.

Ed ora la parola alla giurata

Al termine delle prime due pagine stavo per gridare allo scandalo perchè sono la fotocopia dell’incipit di Flashdance. Poi la cosa viene dichiarata apertamente e la rabbia è scemata. Superata la rabbia, mi trovo improvvisamente intrigata dalla trama.

Spoiler come se piovesse

Lei è una ballerina bravissima ma troppo tecnica. Lui è un coreografo bellerrimo, fisicaterrimo e ricco come Creso, tuttavia ha un pessimo rapporto con il padre (che palle) quindi rifiuta i suoi soldi. Lei, in compenso, ha una madre che le ha insegnato ad usare il sesso come merce di scambio ed oltretutto le servono 50mila sterline quindi la povera ballerina (tonica, con due tette ed un culo da urlo) si esibisce la sera in uno stip-club. Lui la vede e si eccita immediatamente e decide di assumerla per spettacoli privati. Lei accetta a patto che si rispetti la regola dell’Icing on the cake di “non toccare”.

Ecco l’unica cosa, in una trama tutto sommato banale come quella di un Harmony (scommetto entrambi i miei capezzoli che finirà con un anello e una gravidanza), che avrebbe potuto realmente farmi rimanere incollata alle pagine, una dopo l’altra, imprigionandomi in una spirale di desiderio ed erotismo. L’idea che lui muoia di desiderio per lei, ma si accontenti di vederla ballare solo per lui, mentre lei che spasima dalla voglia di farsi sbattere, lo tenga a distanza in un gioco erotico raffinato e conturbante.

Peccato.
Peccato che già al secondo spettacolino lei glielo prenda in mano e lo faccia venire con un segone degno di Youporn. Peccato che prima del terzo spettacolino lei riceva il Best Cunnilingus Ever e che lo spettacolino in questione si concluda con una meravigliosa, coinvolgente, multiorgasmica scopata. Con la novità del multiorgasmo maschile. Not Bad!!!

Quindi tutto ciò che avrebbe potuto intrigarmi si è bruciato nel giro di cinquanta pagine ed io mi domando “da qui a pagina 400, mi toccherà leggere una serie di amplessi pseudo-fotocopia con tanto di seghe mentali dei protagonisti? Quante volte sarò costretta a leggere che lui non si è mai sentito così bene “sprofondando dentro una donna” prima di esasperarmi e lanciare il kindle giù da una rupe in Sparta Style? Quanti multiorgasmi dovrò subire? Quanti “membri granitici” e quanti “clitoridi turgidi” dovrò sopportare prima del sicuramente patetico lieto fine?

Oltretutto temo che non si tratterà soltanto di tollerare un Harmony ricco di penetrazioni vaginali (quelle anali non sono ancora arrivate e dubito seriamente che arriveranno mai), ma ho il fondato terrore che alle performance erotiche si aggiungerà il BM generato da un giornalista che li spia mentre scopano e il mio cervello piange per l’occasione sprecata. Piange e sanguina. Ma ora, lasciamo che il libro faccia il suo corso. Ci rivediamo alla fine, sperando vivamente di doverci ricredere su tutto.

* dimenticavo. In tutto ciò lei si fa pagare 1000 sterline a botta. Chiamala scema!!!

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Finito.
100%
Impressioni negative confermate?
Più o meno.

Ho appena scoperto che se avessi letto un’altra volta la locuzione “Spasmo all’inguine”, avrei dato di stomaco. Nel libro è ripetuta almeno 50 volte.
50. Non dieci.
A parte questo, grazie a dio nella seconda parte del libro, diminuiscono esponenzialmente le descrizioni dei rapporti sessuali e se ne guadagna in trama.
Scopriamo qualcosa di più sul passato di Nicholas e di Arianna.
Niente di nuovo, tutto perfettamente conforme ai clichè di genere, ma almeno c’è una logica.
Certo, c’è una logica nella psicologia dei personaggi ma si inanellano una serie di buchi neri per quanto riguarda la possibile veridicità delle situazioni. Insomma, dai !!!! La matrigna che ci prova con il figliastro? Ma dove siamo; in Pretty Little Liars?
Per non parlare di Arianna che pur di dare i soldi a quella grandissima stronza della madre è pronta a vendersi l’anima. No. Non ci siamo.

Tuttavia, voglio essere onesta.
Il libro si legge bene, non è sintatticamente scorretto o povero, non è per niente noioso ed ha un gran potenziale che però, a parere mio, non viene minimamente sfruttato. Il mondo della danza è appena sfiorato, così come il complicato rapporto di desiderio/amore che si sviluppa tra i protagonisti.

Edy Tassi sa scrivere. Alcune scene erotiche sono coinvolgenti, la mia preferita resta la prima, quella nella quale Nicholas si eccita guardando Arianna esibirsi all’Icing on the Cake.
La storia, anche se inverosimile, tutto sommato regge. Certo, bisogna abbandonare una buona parte della ragionevolezza che contraddistingue la nostra specie, ma non ci sono assurdità che mi hanno fatta bestemmiare in turcomanno.

Arianna per fortuna si discosta dalla tipica donnina uomodipendente, imbranata e scema che domina la scena nel romance moderno, ma anche qui siamo fermi alla caratterizzazione sessuale multiorgasmica stile Harmony e all’uomo perennemente eccitato (ricordiamoci che sono sempre erezioni al limite dell’umano) al solo pensiero della donzella.

No.
Non darei cinque stelle a questo libro.
2,5 sì, cinque no.

Donne che siete all’ascolto, una domanda per voi.
Ma i vostri capezzoli, quando vedete (e badate bene che ho detto vedete e non toccate) un uomo sexy, diventano immediatamente di ferro e premono dolorosamente contro il tessuto del reggiseno/vestito?
No, perchè a me questo effetto lo fanno solo i corridoi gelidi del mio ufficio in inverno. Non vorrei scoprire solo ora di avere un problema di reattività capezzolare.

Tra l’altro, ho appena perso i capezzoli perchè non si sposano e lei non è gravida. Incredibile vero? Ok, scopano in macchina in mezzo a tutti ed inutile dirvi che poco ci manca che lei orgasmi solo grazie alla di lui presenza, ma la scommessa l’ho persa lo stesso.

Per fortuna ho una scorta di capezzoli di ricambio che ora avviterò sulle mie adorate/odiate tette.

Non so se mi sento proprio di consigliarlo. Io per Nicholas non ho sbavato proprio per niente, e non mi sono appassionata più di tanto alla storia, perchè manca di quell’attesa erotica che mi avrebbe sicuramente intrigata moltissimo. Arianna non è il tipo di donna nella quale amo ad identificarmi, ci ho provato ma non ci riesco. Sorry ma è così.

In generale, se voglio leggere qualcosa di erotico, con tanto di descrizione degli amplessi, mi leggo i libri di Miss Black; alcuni dei quali ritengo semplicemente adorabili e che non hanno pretese intellettuali/morali. Intrattengono, fanno divertire e, in alcuni casi, riescono ad appassionare.

Non so nemmeno se possa definirmi delusa o meno. In fondo non mi è dispiaciuto, sono sicuramente meno rabbiosamente accanita di quando ho cominciato questo post, ma dalle recensioni mi aspettavo qualcosa di più profondo e di molto più intrigante.
Peccato.

Ora la domanda sorge spontanea, dopo essere incappata in una serie di libri deludenti, ce la farà “Cambio Gomme” a riappacificarmi con la lettura?

In poche parole

Come diceva Giacomino, la felicità è tutta nell’attesa.

Poschina

Ancora una volta il mare – Nataša Dragnić

Alla domanda che mi pongo da sola, dopo aver finito questo libro, ossia “Cosa ti ha fottuta stavolta, la copertina o la trama?” rispondo senza alcun dubbio la trama, perchè la copertina mi fa pena.

mare E per rendervi subito partecipi del mio errore, eccovi la

Trama: Chi, tra le tre sorelle protagoniste di Ancora una volta il mare, pronuncia questa frase? La primogenita Roberta, la sensuale Lucia o Nannina, la più giovane e sognatrice?
Tutto ha inizio a Monterchi. Davanti alla Madonna del Parto di Piero della Francesca, la diciannovenne Roberta Alessi viene avvicinata da un uomo, un poeta di qualche anno più grande di lei. È un incontro voluto dal destino, l’inizio di un’appassionata storia d’amore.
Lui si chiama Alessandro Lang. È dolce, romantico, imprevedibile, anche se spesso scompare per lunghi periodi, prigioniero della sua poesia. La coppia sta insieme per anni finché, un giorno, vedendo Alessandro con Lucia, Roberta si convince che abbiano una relazione. Tra le sorelle si spalanca un abisso. Anni dopo, si ritrovano nella villa di famiglia all’Elba. Più forte delle incomprensioni, della rabbia e della gelosia, è il richiamo di casa, del mare. E l’amore per i genitori, ormai anziani. Ma l’armonia non dura molto, perché anche Nannina ha qualcosa da raccontare.
Quale delle tre sorelle sposerà il poeta? E riusciranno le altre a perdonarla?
Un emozionante affresco famigliare che parla di amore, passione, dolore e perdono. Dopo il successo di Ogni giorno, ogni ora, Nataša Dragnić ci regala una storia poetica, impetuosa, travolgente.
Come il mare.

E ora la parola alla giurata….

Avrei dovuto dar retta all’istinto primordiale che alla vista della copertina mi ha detto “non farti fottere dalla trama e osserva la copertina. Ci racconta il classico libro che parla, parla, parla ma non comunica nulla. Nessuna emozione, nessuna affezione per i personaggi, solo una figurina di carta ritagliata male ed appoggiata ad uno sfondo marittimo.”

Invece mi sono lasciata incantare dalla trama. Perchè a me le storie così incasinate e al limite del possibile, piacciono. A me l’idea che ci fosse quest’uomo capace di ingraziarsi tre sorelle contemporaneamente, intrigava. Già mi vedevo lì, a chiedermi per tutto il libro chi alla fine avrebbe sposato perchè la trama mi dice chiaramente che non si sa chi sposerà….

… peccato che alla decima pagina abbia capito chi avrebbe sposato. Non perchè io sia particolarmente sveglia. Ma perchè era decisamente, insistentemente, terrificantemente palese appena l’autrice ci descrive le tre sorelle e i rispettivi caratteri. Mancava solo un’insegna al neon lampeggiante sul nome della sorella giusta e poi potevo alzarmi dal sedile urlando “bingo!!!”. Quindi, diciamo pure che una volta sfumato l’effetto sorpresa, del libro è rimasto ben poco.

Alessandro è un personaggio interessante, o meglio….sarebbe un personaggio interessante se ne sapessimo qualcosa di più. A parte una chiara sindrome di protagonismo e una fissazione al limite dell’Asperger per i fatti storici, di lui sappiamo ben poco. Affascinante, colto, poeta, ricco. Basta. Certo, è anche vagamente consapevole di piacere alle donne e sembra aver sviluppato un insano attaccamento alla Famiglia Alessi.

Le protagoniste di questo romanzo sono un compendio di problematiche al femminile. Sorelle che si ritrovano attratte dallo stesso uomo e che persistono per decine di anni a rivendicarne l’appartenenza, noncuranti del fatto che il mondo è cambiato, la vita è andata avanti e che ormai a nessuno fotte sega di quando quindici anni fa Roberta e Alessandro erano una cosa sola. O di quando dodici anni fa Lucia ha conosciuto Alessandro e via dicendo.

Come già esplicato, mi sono tolta parte del gusto capendo immediatamente quale sorella sarebbe riuscita a mettere il cappio al collo al poeta e quindi ho passato il resto del libro cercando di capire come si sarebbe finiti al fatidico giorno del matrimonio, spinta non tanto dalla voglia di conoscere la storia, quanto dal capire fino a che punto l’autrice sarebbe stata disposta a scavare il fondo.

Mi ha infastidita moltissimo l’esasperazione della sfortuna. Alle sorelle ne succedono di tutti i colori. Pluriaborti, gravidanze indesiderate, bulimia o affini, tristezza molesta, fughe disperate…. tanto che ad un certo punto anche un’amante della sfiga narrativa come me ne ha avuto abbastanza.

Ma la cosa che davvero mi ha infastidita fino alla morte è il forzato, inverosimile, patinato lieto fine. Dopo aver passato pagine e pagine a farmi capire quanta distanza ormai si è interposta tra le sorelle, con un colpo alla Silvan me le ritrovo tutte e tre felici, con un sano equilibrio mentale, pronte a perdonarsi. No, questo è troppo.

Ok. Leggendo tra le righe e volendo fare la figa di legno posso anche affermare che Alessandro altro non è che l’espediente narrativo per esplorare i difficili rapporti tra tre sorelle profondamente diverse, con grossi disturbi della personalità ed affette in egual modo da insicurezza cronica; posso anche cercare di vedere il tutto come un percorso interiore di crescita e maturazione, atto a dimostrarci che le avversità servono solo a farci crescere e maturare emotivamente, ma questo non cambia il giudizio su questo libro.

Mediocre. Pretenzioso. In un certo senso intrigante, perchè devo ammettere che la prima parte in un certo qual modo funziona; poi diventa tutto troppo, ma non un troppo goliardico, un troppo irritante e superfluo. Certo, potrei anche non averlo capito. Potrei….

Non lo rileggerei ed ho eliminato dalla Wish List “ogni giorno, Ogni ora” perchè va bene il masochismo, ma tutto ha un limite.

In poche parole

Ancora una volta, una delusione.

Poschina