Cosa ho letto in quarantena?

Sottotitolo: Come incazzarsi e deprimersi leggendo.

Abbandonate le remore che mi hanno attanagliata in tempi di emergenza Covid, mi rimetto a scrivere, assillata da un senso di impotenza cosmico nei confronti di una vita letteraria ormai povera di contenuti romance di interesse.

Dopo mesi passati a colpevolizzarmi, in questa giornata petalosamente soleggiata finalmente prendo in mano il mio pc usato negli ultimi mesi solo a scopo lavorativo (quanta tristezza in questa affermazione) e mi accingo a spiegarvi perchè ormai io e il romance siamo ai ferri corti. Mi ero convinta che fosse colpa mia ma poi, ad un certo punto ho detto “basta”.

Sono stufa di attribuirmi colpe che non ho. Sono stanca di dirmi “Su, dai…si vede che non è periodo….sarai tu che non riesci farti andare bene niente, devi cercare di apprezzare ciò che c’è di buono e via dicendo”. E’ un ragionamento sbagliato, un ragionamento figlio dell’appiattimento socio-culturale a cui ormai siamo talmente abituati da farlo in automatico. Apprezziamo ed esaltiamo prodotti spesso mediocri perchè non avendo nulla di meglio ce li facciamo andare bene. Ma è un atteggiamento sbagliato e pericoloso. E’ un atteggiamento che porta ad un abbassamento di livello e tutto ciò che ci porta ad essere meno di quello che siamo, non va bene.
Io mi rifiuto di unirmi al carrozzone di gioia e gaudio per prodotti di bassa caratura, mi rifiuto a costo di sembrare snob, presuntuosa e anche pedante.

Che poi lo sappiamo tutti che sono esattamente così, fondamentalmente snob, presuntuosa e pedante, ma non in questo specifico caso. In questo caso sono solo onesta.

Cominciamo con le occasioni sprecate e sono ben due e di due scrittrici italiane.
Bingo! 
Affilate i coltelli.

Scopro Bianca Marconero per caso, come praticamente il 98% di quello che finisco per leggere e comincio “Le nostre prime sette volte” animata da quell’inspiegabile senso di sfiducia che provo per le autrici italiane. Mi sforzo perchè mi sembra crudele da parte mia avere dei pregiudizi così radicati da farmi escludere a priori, dalla lista dei papabili scrittori, chiunque abbia un nome italiano o un improbabile nome inglese, che nasconde nel 95% dei casi un italiano sotto mentite spoglie. Faccio notare che trattasi di contemporaneo, un’altra categoria che fatico a digerire. Meriterei un premio solo per aver avuto il coraggio di lanciarmi nell’impresa.

Comunque quando inizio mi sorprendo interessata, anzi….sinceramente coinvolta e comincio a fantasticare su una me a fine libro soddisfatta ed emozionata per aver finalmente trovato un romance contemporaneo italiano degno di nota.

E il libro per scorrere, scorre.
E’ brioso, intelligente, divertente al punto giusto, scontato quel tanto che basta per non vivere con il patema d’animo temendo qualcosa di tremendo all’orizzonte ed io ero anche esaltata dall’appassionarmi, dal sentirmi finalmente inserita in quel pezzo di società tutta al femminile che adora il romance contemporaneo; già mi immaginavo seduta ad un tavolo con la mia bella mascherina, circondata da donne che parlavano di imprenditori e segretarie ed io avrei potuto dire la mia.
Dopo anni ed anni di silenzio.

Poi, più o meno intorno al 70% del libro il sogno si infrange; comincio a fiutare l’acre odore di carogna che accompagna le fregature letterarie, tuttavia ero innamorata dell’idea di amare il romance contemporaneo ed ho fatto finta di niente, ho continuato imperterrita la lettura ignorando tutti i segnali e sperando, proprio io, in un finale raffazzonato di 10 righe con tanto di bambini e gravidanze plurigemellari miracolose.

E invece nulla.
Il libro non finisce. 
C’è un altro libro.

Ed è proprio lì, che Cheng-Li “La Furia Pelosa” è esplosa in tutta la sua frustrazione, maledicendo il genere, le scrittrici, gli editori, le recensioni a 15 stelle, i blog letterari in generale e via dicendo, in una spirale di distruzione cosmica di rara ferocia.

Perchè siamo onesti. Onestissimi.
761 pagine sono troppe.
La storia funzionava benissimo e in 300/350 pagine avrebbe dovuto concludersi ed invece va avanti. Non solo va avanti, ma in un nuovo libro che tu devi acquistare se vuoi sapere come andrà a finire. Ci ho anche provato a leggere il seguito ma a metà mi sono annoiata perchè tra una cosa e l’altra, non ultima la rabbia, avevo perso la magia che mi aveva tanto conquistata nel primo libro. Dopo un po’ si comincia ad allungare il brodo, stiamo parlando di una storia lunghissima che già lascia molto spazio alla sospensione di incredulità nel primo tomo, figuriamoci quando dopo 500/550 pagine i due protagonisti hanno fatto di tutto prima per evitarsi e poi per amarsi. Ok, va bene…. tutto bello, divertente, emozionante e via dicendo ma parliamo di 761 pagine.

761 pagine. 
Jane Eyre è più corto.   
E parliamo di un capolavoro.
Orgoglio e Pregiudizio si aggira intorno alle 500 pagine.
Un caso? Non credo proprio.
Ed è a questo punto che io mi chiedo se sia nato prima l’uovo o la gallina. Ossia se la scelta di un secondo volume sia dello scrittore o della casa editrice. Perchè ho sempre più viva l’impressione che si tenda, per fare cassa (ovviamente parlo delle case editrici e non degli scrittori), a battere il ferro finchè è caldo anche a costo di calpestare una buona storia frazionandola e smembrandola fino a renderla sciapa.

E’ un peccato perchè se ci fosse stato un solo libro [e vi assicuro che l’impressione che si ha leggendo il primo è proprio che avrebbe dovuto concludersi salvo poi svoltare inaspettatamente] sarebbe stato davvero un buon libro, piacevole, intelligente, scritto bene.

Per quanto mi riguarda è un’occasione persa. Al primo libro, fino al 70/80 % avrei dato un 8 pieno, ma non avendo concluso il secondo il mio voto rimane lì, sospeso nel limbo di quelle 761 pagine che non sono riuscita a finire di leggere.
Peccato.
Peccato perchè Bianca è brava a scrivere ed è riuscita a dar vita a personaggi di indubbio interesse, sarà per la prossima volta.

Ed ora sveliamo chi è la seconda autrice italiana capitata sotto le mie grinfie….rullo di tamburi….
Pitti Duchamp.…e qui parliamo di romance storico, quindi un po’ quello che amo leggere solitamente. Il primo libro che leggo è Frittelle al miele ed altre dolcezze e resto affascinata da una storia per niente scontata con una protagonista femminile semplicemente adorabile.

Non è che io abbia da ridire su questa storia, anzi. Non c’è praticamente nulla che non vada. Bella la scrittura, belli i protagonisti, originale, divertente quel tanto che basta e romantico senza diventare stucchevole.
E allora, mi direte voi, perchè è tra le occasioni sprecate?
Perchè è un “canovaccio”, non un romanzo/racconto/novella.
E badate bene che non è una critica intesa a sminuire il lavoro solo un’impressione. Penso che questa storia meritasse più spazio, più tempo, più approfondimento.
Penso che l’intento dell’autrice, ma potrei sbagliarmi, fosse proprio quello di creare una storia gustosa come un mignon della più fine pasticceria francese, un macaron al caramello salato che si scioglie in bocca e ti riempie di goduria dalla punta dei capelli alla punta dei piedi e che ti fa solo desiderare di averne altri, di sentire ancora la scioglievolezza della meringa alle mandorle e quel pizzico di sale che evita che il dolce diventi stucchevole.

Si sente però la mancanza di un maggior approfondimento in generale; della storia, dei personaggi, degli eventi intorno a loro. Questa mancanza non toglie il gusto della lettura ma a me sarebbe tanto piaciuto che durasse di più, sapere di più, conoscere di più.
Anche perchè, in un tempo così breve, l’impressione è che si sia puntata moltissimo l’attenzione sull’estetica di entrambi e un po’ meno sui contenuti. Se si abbandona un attimo la buona scrittura e ci si concentra su alcuni comportamenti, viene fuori solo che lui è molto bello e lei molto tonda. Forse sarebbe stato il caso di approfondire un po’ di più perchè si innamorano, cosa li spinge a cercarsi e perchè. 

Per questo avrei voluto che si scavasse un po’ più a fondo, che si ciurlasse un bel po’ nelle ragioni che muovono i personaggi ed è per questo che l’ho definito un “canovaccio”, è come se mancassero le fondamenta delle scelte prese, come se il messaggio “cicciottella è bello” sovrastasse qualsiasi cosa ed è un peccato perchè i personaggi meritavano qualche attenzione in più.

Finita l’abbuffata di dolci al miele mi sposto sul secondo libro della serie e qui siamo in pieno “Fantasy Romance”.

Non ci siamo.
Capiamoci, la storia è anche carina, scritta sicuramente bene e divertente, ma per quanto riguarda l’ambientazione è un Big NoNo.
Dai…siamo nel 1814, non si dicevano in faccia “sei la mia sgualdrina”…non si può sentire. E non una/due volte in 150 pagine ma 300 volte e vale lo stesso per la parola “farabutto”.
Oltretutto lui avrebbe anche le potenzialità per essere il nuovo eroe romance strappamutande ma poco importa a fronte di un lessico a dir poco fuori contesto. Che lui sia anche un gran sleccazzatore di gnagne lo sappiamo e ci può anche andar bene, come tutto il resto, il tormento, il cazzo perennemente sull’attenti e seghe mentali varie.
Tutto ok, tutto bene…ma il resto purtroppo no.
Ed anche qui siamo più in ambito “canovaccio” che di vero e proprio racconto. 
Infatti l’approfondimento psicologico resta sommerso, e anche se le potenzialità sono altissime e i giochi di sguardi funzionano e adoriamo tutti anche la madre ficcanaso del Marchese, è tutto in superficie, come se non si volesse volutamente guardare nelle profondità. 
Ed è un peccato perchè la storia non annoia, i personaggi sono strutturati bene e a me lui piaceva assai. Però è un eroe moderno travestito da uomo dell’ottocento. Il lessico è importante al pari della ricostruzione di ambiente e costume. Perchè affannarsi tanto a descrivere redingote e crinoline per poi far parlare i personaggi come me, donna del 21° secolo?

Che poi piace, sia chiaro.
A me no, ma al resto del pubblico sì.
Piace assai perchè è sicuramente più semplice, più immediato, più “leggibile”.

Penso che Pitti Duchamp sia molto brava a scrivere, abbia delle belle idee, crei dei bei personaggi ma che in questo caso il peso della poca accuratezza lessicale pesi troppo. L’impressione è che sia una scelta consapevole e mirata. Resta la mia perplessità di fronte ad una scelta editoriale minimal e semplicistica.
Ad onor del vero, resta anche un successo di pubblico e critica che da pienamente ragione a scrittrice e casa editrice e questo sicuramente va tenuto in considerazione.

Questo stile, la rapidità nello sviluppo delle storie e la modernizzazione del linguaggio sono ormai carte vincenti in una partita contro un romance storico più accurato, lento, descrittivo.
Bisognerebbe analizzare, ma io non ho nè le capacità nè la voglia di farlo, il perchè di questa corsa alla semplificazione. C’è da dire che comincio ad essere una “vecchia lettrice” non perchè io mi senta vetusta ma perchè ho cominciato a leggere in un’epoca nella quale la lettura per ragazzi erano la Alcott con Piccole Donne e poi  Swift, Verne, a seguire le sorelle Bronte, Agatha Christie e la Austen. Sono abituata ad un certo tipo di lettura e di scrittura. Probabilmente le ragazze giovani trovano noioso quel tipo di scrittura, le descrizioni, l’approfondimento psicologico, una certa lentezza nella narrazione.
E’ forse una mera questione di tempi.

Tuttavia per me il romance storico resta un’altra cosa, forse per questi romance che sono una mistura di genere ci vorrebbe una nomenclatura adatta, magari c’è già…nel caso vi prego di informarmi al più presto possibile.

Ma ora passiamo a quei libri che NON ho nemmeno portato a termine.

Per primo parleremo di  Scandalo – Amanda Quick

Lui dovrebbe essere un bastardo senza cuore che la corteggia solo per vendicarsi del padre di lei che gli ha rubato tutto. Peccato che nel giro di tre pagine lei se lo rigira sul dito mignolo e addio a sogni di bastardaggine e vendetta che tanto agogniamo non lettrici di romance. 

Oltretutto la nostra eroina è ingenua al limite del sopportabile e passa il tempo parlando di amori romantici, citando poesie di dubbio gusto, ammantandoci di paranoie e scartavetrandoci i coglioni con continui riferimenti all’intelligibile, alla sua presunta relazione metafisica e spirituale, filosofica e superiore e via dicendo.

Inutile, l’ho detestata più o meno subito e nulla è cambiato con l’andare avanti della storia. Ho passato il tempo sperando morisse male ed è (come avrebbero detto i Bluvertigo) praticamente ovvio che la mia sopportazione di rabbia e tedio, già fortemente messe alla prova dalla convivenza forzata, abbiano sancito l’abbandono della sbobba a vantaggio di nuovi titoli.

E’ piaciuto praticamente a tutti ma non a me.
Facciamocene una ragione ed andiamo oltre.

Secondo me mi ha fregato la cover. Mi aspettavo chissà cosa e invece questo romanzo di Megan Frampton –  L’avventuroso viaggio di Lady Ida mi ha delusa su tutti i fronti.

Questi i miei pensieri copiati pari pari dal foglietto di appunti preso mentre leggevo:

“Abbandonato tra il 25 e il 30% perchè i due si sono già baciati ed innamorati. Per lui è stato il Best Kiss Ever, per me è stato il primo strato di terra sulla bara appena calata nella tomba. Amen”

Per farvi capire lo stato mentale dopo la Quick e la Frampton, ho acquistato tutta la serie Rohan della Stuart in formato cartaceo, l’ho riletta e ogni 10/15 pagine mi aggiravo per casa mormorando commossa “un capolavoro…CA PO LA VO RO”.
E non è nemmeno la mia serie preferita…..figuratevi voi!

Ed infine approdo ad un altro romance contemporaneo di autrice italiana, questo perchè per anni mi avete chiesto come mai NON leggo romance contemporanei ed io mi sono sempre sentita un pochino in colpa.
Vediamolo insieme:

Leggo la trama e mi sembra carino, non vado a leggere le recensioni perchè temo di farmi influenzare; cerco di eliminare ogni reticenza ed ogni pregiudizio e mi lancio nell’avventura. 
Partiamo bene, se sorvoliamo che stiamo parlando del ménage più sfruttato di sempre ossia la torbida storia “capo/segretaria” dove lui è un 35 multimiliardario, fighissimo con il cazzo grosso, donnaiolo e apparentemente senza cuore e lei è una giovane pulzella che si innamora alla prima annusata.

Dopo 10 pagine scopriamo che la nostra eroina, negli anni in cui ha fatto da segretaria tuttofare, ha passato il tempo annusando i suoi vestiti.
Lo riscrivo, nel caso qualcuno non avesse ben capito: “ANNUSANDO I SUOI VESTITI”.

Che dire?

In realtà ho proseguito la lettura per un altro po’…ma non l’ho finito.
Lei fugge a Parigi e va a lavorare come commessa; lui, guarda caso, capita proprio nel negozio dove lavora lei e viene attanagliato dalle paturnie perchè ovviamente la ama da una vita ma ha troppa paura.

Ciaone!

Poschina

Tagline: LaLeggivora; quando leggere diventa pura frustrazione

Merril & McPhee

No, non è il nome che ho deciso di dare ad un’agenzia investigativa, ma il binomio letterario che mi sono sciroppata nelle ultime settimane e che, parliamoci chiaro, mi ha messa di cattivo umore. Ma siccome settimana scorsa ero piuttosto tranquilla ho atteso l’arrivo del ciclo e che mi assalisse un’ondata di malumore per recensire queste due opere.

Cominciamo con questa roba. Ossia “L’amante del duca” della nostra amicissima Margareth McPhee. Non avevo letto nulla di questa autrice prima e temo che non leggerò mai nulla nemmeno in futuro e vi spiego immediatamente il perchè. (SPOILERISSIMI)

Tutto comincia in un bordello ed io già avevo la bava alla bocca perchè speravo che si ciurlasse un po’ nel torbido. Lei una giovane donna costretta dagli eventi a prostituirsi; lui, il Duca di Arlesford, che arriva proprio in quella casa di piacere per cercare di riempire le sue notti con guaine calde nel vanissimo tentativo di dimenticare la donna di cui era follemente innamorato 6 anni prima. Fatto sta che appena lui entra la nostra eroina comincia a farsi la corsica nelle mutande perchè riconosce in lui proprio quell’uomo che 6 anni prima le ha spezzato il cuore, lasciandola sola dopo averle “rubato” la virtù e con la pagnotta in forno (il tutto sviscerato in 2 pagine e mezzo). Lui la vede, chiaramente NON la riconosce perchè ha una maschera che le copre gli occhi e decide di passare la notte con lei.

Questa è la cosa più interessante che succede in tutto il libro.

Salgono in camera e mentre se la tromba allegramente non fa altro che pensare “Dio, quanto mi ricorda Arabella, gli stessi seni, gli stessi capezzoli, le stesse forme, gli stessi colori, sembra proprio di fare l’amore con quella stronza”. Il tutto mentre lei cerca di resistere al turbinio di piaceri che lui le provoca anche solo guardandola da lontano e intanto gode come quella gran vacca che è.

Finito l’amplesso lui la riconosce e ne rimane sconvolto perchè “cosa ci fa la sua Arabella in un postribolo? Perchè si è ridotta così?” e allora decide di ricattarla prendendosela come amante. Lei prima tentenna poi accetta perchè ormai vive nell’indigenza più totale con il figlio della colpa e la madre che cova per Dominic un rancore ai limiti dell’accettabile.

Il resto del libro è tutto fatto di improbabili situazioni e ricatti, di amplessi che si consumano tra continui sospiri dei due amanti….due coglioni, è tutto un “Dominic…” e lui che risponde “Arabella….” il tutto sussurrato in modo davvero, davvero fastidioso.

Ah…nel mezzo lui scopre di avere un figlio, di amarla ancora, che era stato ordito un piano dal diabolico padre per tenerli separati e che due palle, ma che due palle….che tedio, che noia, che voglia di prendere a badilate qualsiasi cosa.

Le scene di sesso sono anche decenti ma tutto il resto è davvero terribilmente noioso, non ne vale la pena, non compratelo. Nella letteratura romance ci sono Ducaconti e stallieri migliori di Dominic ed eroine ingravidate alla prima botta decisamente meno insostenibili di Arabella.

Per me è NO.

Spoiler anche qui.

Passiamo ora ad un libro che ho preso perchè la trama mi sembrava piuttosto interessante. Lui e lei erano fidanzati poi la giovane pulzella lo ha abbandonato all’altare e dopo qualche mese si trovano costretti nella stessa dimora per una settimana a causa del maltempo. Tutto bene per qualche capitolo. Scopriamo che lei lo aveva mollato perchè aveva scoperto che il buon Duca aveva un’amante, che è presente anche nella magione isolata e che a mio parere è una cretina a cui qualcuno avrebbe dovuto dare un paio di ceffoni quando era piccola.

Scopriamo anche che in realtà il nostro adorabile, austero e ignavo Duca, non è affatto l’amante della cretina ma le regge il gioco fingendosi il suo cicisbeo perchè lei è lesbica e quando ha voglia di fare quattro salti tra le lenzuola con la fighetta di turno i due complici fingono di andare ad appartarsi ed in realtà lei va a trombare con un’altra e lui pare che si legga un libro tranquillo….o si sega. Non è dato sapere con precisione.

Sorvolando sull’assurdità generale, a nessuno era venuto in mente di spiegarlo alla pulzella scelta in sposa la quale si è trovata ad essere lo zimbello dell’intero ton ed avendo un minimo di amor proprio aveva fanculizzato tutti.

Però lei lo ama…e anche lui la ama

E noi siamo costretti a sciropparci 200 pagine di incomprensioni e fraintendimenti al limite della ridicolaggine e dell’insulsaggine prima che si convoli a giuste nozze.

Segnalo anche che i due innamorati si infrattano in ogni stanza vuota ogni 5/10 minuti facendo le porcherie e che lei riesce a venire in tempo record appena lui le mastruzza i capezzoli per 5 secondi. Brava, beata te e anche vaffanculo perchè così non è proprio giusto.

Che dire? Tutto è bene quel che finisce bene  e della noia che mi ha attanagliato se ne fottono tutti.

Ma.

Ma io continuavo a chiedermi perchè il nome dell’autrice mi ricordasse qualcosa….cerca che ti ricerca scopro che tempo fa avevo letto un altro suo libro: “La sorella Sbagliata” che mi era anche piaciuto abbastanza, quindi se volete testare questa autrice vi prego di non leggere la noiosa ed improbabile storia di Danforth ma di gettarvi a capofitto su quella delle sorelle Summoner.

p.s. qualcuno sa quando pubblicheranno in italiano il 5° libro della serie Ravenel della Kleypas? Non trovo notizie in giro 😦

Poschina

Recensioni Lampo

E’ settembre, tempo di migrare.
Come avrebbe detto il nostro amatissimo D’Annunzio. Lui e le sue perversioni sono state argomento di conversazione per giorni, anzi settimane, anzi mesi al liceo…i bei tempi andati dell’intervallo, del baretto, degli innamoramenti folli….
Sì, beh, dai…. non mentiamoci. Io ODIAVO il liceo.

Cmq. dicevamo…. Settembre.

Settembre tempo di nuove uscite Romance ed io sono qui con la banconota pronta per investire molto probabilmente in fallimenti e si spera anche in qualche successo.

Il Ritorno del Duca – Christy Carlyle (qualche spoiler)
Serie “Il Club dei Duchi” vol. 1

Qui siamo nel mio ambiente preferito. Un uomo sfregiato, massacrato dalla vita e dal destino, ha occhi di colore diverso, è cinico, disilluso, sexy come la morte, apparentemente gelido e ricoperto da uno strato molto spesso di cioccolato fondente. Ovviamente, sotto questa coltre, si cela una morbidissima mousse al caramello salato che tutte noi vorremmo gustarci piano piano, prima di arrivare al cuore di pralinato alle arachidi.

Egli, Nick, eredita l’odiato titolo dell’altrettanto odiato padre e del detestato fratello e decide di tornare nell’avita magione per vendere il vendibile, raderla al suolo e tornare nel suo cazzo di club di Craveniana memoria e continuare bellamente a vivere con i suoi scheletri nell’armadio crogiolandosi in infelicità e tristezza molesta.

Ma.
Mentre si avvicina al castello si imbatte in una bella gnocca (MIna) che scopre essere “Il fattore” della tenuta e di giorno in giorno, di discussione in discussione, di durello in durello, di sessualità repressa in sessualità repressa essi capiscono che c’è qualcosa tra di loro, e quel qualcosa….strano a dirsi è l’ AMMMMMOOOOOORRREEEEEEE.

In mezzo ci sono un ex corteggiatore di Mina stronzo e merdosissimo, domestici fedeli, improbabilissime discussioni tra i piccioncini, gatti che fanno il cazzo che vogliono, insubordinazioni di vario livello sempre perdonate senza indugio e tanta, tanta, tanta attrazione.

Finirà benissimo, con tanto amore e tanta giuoia e gaudio e applausi e sesso, sesso, sesso…sì, beh, ci siamo capiti. Lui, tra l’altro, si ravvederà è passerà dall’essere un bastardo incallito che godeva nel veder fallire i rampolli della nobiltà, ad un mecenate della fiorente industria meccanica.*

La Carlyle sa scrivere, a parte qualche ripetizione nella traduzione, il libro funziona, scorre, tiene alta l’attenzione, lui è sufficientemente sexy e ferito, lei è snatamariagorettiana al punto giusto. Non che sia tra i miei personaggi femminili preferiti ma qui è al posto giusto….o ci mettevano una dama con due coglioni come meloni che lo scuoteva a furia di testate o ci piazzavano la madonnina pseudovirginale capace di convertirlo con testardaggine e dolcezza. Hanno scelto la seconda e funziona.

*parentesi maschile

Ho realizzato che se il mio compagno avesse letto questo libro e avesse visto tutti i cambiamenti che avvengono in Nick, compresa la decisione di finanziare gli inventori al posto di rovinare i nobili rampolli, lo avrebbe definito “Azzerbinato”, ho quindi deciso di aggiungere questa interessante categoria alle già fantasiose altre.

Voto: 7.5

La Perfetta Istitutrice – Tessa Dare
Serie “Girl Meet Dukes” vol. 2 (Il primo è  Un Matrimonio d’Affari)

Qui siamo in pieno  Fantasy Romance, quei romance nei quali non c’è logica, non c’è rispetto per il periodo storico, non ci sono vere basi per diventare un comfrot book ma che mi piacciono assai. Vi ricorderete tutti questo bellissimo libro della MacLean, verosimile come la scomparsa della mia cellulite ma tanto, tanto, tanto ben riuscito nella sua assurdità. Ecco. Siamo in quel territorio.

Ora SPOILER

Vi dirò poche cose su questo libro perchè la storia è di quelle classiche che più classiche non si può. Lui erede di un titolo, libertino fino al midollo, dissoluto, figo e con un gran cazzo, lei bisognosa di soldi che si trova a fare da istitutrice alle pupille antipatiche (ma in realtà solo bisognosissime d’affetto) del bel vizioso.

Ma la vera chicca non è tanto che il tutto è assurdo, divertente, brillante e ben scritto….e anche l’attrazione dei due è molto ben gestita….

…. la vera chicca è che lui non scopa.

Fa TUTTO il resto (dichiara lui stesso di aver regalato orgasmi a destra e a manca) depravazioni comprese, ma non infila il regale augello fino alle palle nella vagina di nessuno…e sono parole sue, non mie (sarei curiosissima di capire se la versione originale prevede lo slang moderno come la nostra oppure no, poi nel caso vi faccio sapere) quindi mi aspetto come minimo una gravidanza indesiderata nelle prossime 20 pagine.

Ma non notate quanto è straordinario un personaggio del genere? Cioè uno che ti fa di tutto, ti fa orgasmare 4500 volte al giorno senza nemmeno pretendere di infilzarti. Questo è una specie di vibrosucchioleccaclitoride con le mani e fisico da urlo, bellissimo che è chiaramente frutto di una mente perversa e malata che evidentemente mi conosce bene e sa cosa intendo quando dico “Libro leggero e rilassante”.

Se riuscite a sopportare lo slang dei millennials in un romance che si spaccia per storico potrete sicuramente giovare di questa lettura. Abbandonate tutto quello in cui avete sempre creduto e lasciatevi coinvolgere da questa storia assurda ma adorabile.

Se invece volete assolutamente un romance storico che possa fregiarsi di tale titolo…beh, buttatevi sul libro precedentemente recensito.

Voto: 7.5

p.s. Nella seconda parte il libro cala un po’ di ritmo, tuttavia se ambite ad un paio d’ore di relax con il sorriso sulle labbra, siete a cavallo.

Ora veniamo alle note un po’ più dolenti….

Voi tutti sapete che io la saga Bridgerton della Quinn la consiglio sempre e la rileggo anche spesso e volentieri, quindi mi sono lasciata convincere dai bei ricordi ad acquistare questo libro che possiamo considerare una sorta di Spin-off, perchè ci troviamo al cospetto della temibilissima Lady Dambury e di uno dei suoi tanti nipoti che appaiono e scompaiono a piacimento.

Purtroppo però, a parte la solita scrittura fresca e brillante, c’è poco altro. La storia è trita e ritrita, persino Lady Dambury, che qui ha molto spazio, alla fine risulta noiosa con le sue fissazioni e la burberaggine tirata troppo per le lunghe. L’espediente per attirare il nipote è quanto di più inverosimile abbia mai sentito e non parlo nemmeno, per non cominciare a far girare gli zebedei a velocità massima, di tutta la storia marchese non marchese, ducaconte non ducaconte, recriminazioni, rabbia e riconciliazione che ci dobbiamo sorbire nell’ultima parte del libro.

Peccato. Perchè la Quinn ha una scrittura che mi piace molto, è sufficientemente ironica ed ha dimostrato in passato di sapersi destreggiare benissimo anche in storie un po’ più malinconiche; come dimenticare Michael e Francesca?

Voto: 5.5, 

Adesso arriva il bello….udite udite….una nuova categoria:

LIBRI STRANI

SPOILERONI

Sì, ne sentivamo l’esigenza. Perchè il mondo romance pullula di libri che sono impossibili da categorizzare. Sono romance storici? Vengono venduti come tali ma io ci metterei un bel “Bah”.
Sono comici? Ironici? Dissacranti? Fantasy? Divertenti?
Cioè…io che mi ci approccio, cosa cazzo mi devo aspettare?

Partiamo con il primo: Il tanto sponsorizzato “Una ragazza incantevole” di Jill Barnett

Premetto che il libro comincia con “C’era una volta”, quindi che di realistico troveremo ben poco viene messo in chiaro immediatamente, un po’ meno chiaro è dove in realtà si voleva andare a parare.

Su questo libro ho preso ben 5 pagine di appunti, che ora cercherò di condensare in qualche decina di righe per non tediarvi oltre misura. E per dimostrarvi che non mento ecco i famigerati 5 fogli riempiti dalla mie seghe mentali.

I miei preziosissimi 5 fogli di appunti inutili

Il libro non è brutto e secondo me è pieno di potenzialità. Il problema è che le suddette potenzialità non sono state espresse al meglio e a fine lettura non si capisce bene perchè siano state condensate tutte queste tematiche in un unico libro. Si oscilla infatti, senza soluzione di continuità, tra il serio e il faceto, tra drammaticità e il comico, tra leggerezza estrema e cupaggine e la confusione generata dagli argomenti trattati si riflette anche in una scrittura che va dal ricercato all’incomprensibile nel giro di mezzo capitolo.

La protagonista, mezza strega, casinista, buona fino all’inverosimile e di un’ingenuità a tratti fastidiosa, finisce maritata ad un duca talmente inquadrato da non sapere nemmeno lontanamente cosa sia la spontaneità. Ci penserà lei, combinando ogni casino possibile ed immaginabile, a fargli capire che la vita va presa con un po’ più di filosofia.

Che uno leggendo così dirà anche “e vabbè…che c’è di male?”
Ve lo dico io. Di male c’è che nel libro c’è di tutto e di più. Un po’ come quelle paste pasticciate che hanno dentro qualsiasi cosa, dal mais ai wurstell, dalle olive alle uova sode passando per i funghi, il prosciutto, i pezzi di salame e le acciughe e che alla fine risultano solo indigeste, indipendentemente dalla qualità degli ingredienti singoli che ci avete messo dentro.

In questo libro per esempio troviamo i seguenti temi, tutti rigorosamente accennati ma mai approfonditi:

  • Differenza di classe
  • Problematiche relative al ruolo sociale
  • Accettazione di sè e degli altri
  • Solitudine
  • Diversità

Ad aggravare ulteriormente la situazione vi segnalo un paio di cose:

  • Ogni volta che Joy ha un orgasmo nella stanza o nel luogo in cui si trova, compaiono millemilamilioni di petali di rosa. E lei orgasma praticamente in continuazione perchè, ca va sans dire, lui a letto è estremamente capace.
  • Hanno qualcosa come 6 figli in 12 anni (fate voi i conti) e nonostante ciò scopano come ricci, sono sempre ridanzuoli, mai con le palle girate e, onestamente, non ci crede nessuno.

Nonostante tutte le sperticate critiche non mi è dispiaciuto. Manca coerenza e soprattutto una scelta radicale del taglio da dare al tutto. Fiaba, o drammatico, leggero o profondo, per adolescenti o per adulti. Mischiare il tutto non è mai una grande idea.

Voto: 5,5 Alcune parti del libro sono riuscitissime, altre molto meno. Se decidete di leggerlo tenete presente che sarà un po’ come stare sulle montagne russe. Astenersi allergici alle rose.

E poi un giorno, nella spasmodica attesa che uscisse l’ultimo libo di Miss Black mi decido a leggere Miss Disaster di Ellie Clivens

Qui la situazione si fa molto, ma molto complessa.

Perchè io lo spirito del libro l’ho capito. Ho capito che è solo un divertissement e che per goderselo appieno bisogna dimenticarsi completamente del periodo storico, della storia vera e propria, del buonsenso, della logica e lasciarsi trascinare dalla corrente.

E tutto filerebbe bene. Perchè il libro è un turbinio di eventi uno più improbabile dell’altro, con due personaggi assolutamente fuori da ogni anelito di realismo e dio solo sa come si potrebbero definire i comprimari.

Tutto andrebbe benissimo se non fosse che, in mezzo a tutte queste situazioni rocambolesche, incredibili, buffe e frivole, di colpo ci si trova a leggere ben due episodi piuttosto crudi, che a mio avviso stonano moltissimo con il mood generale.

Entrambi gli episodi ci vengono raccontati con lo stesso registro che oscilla tra il grottesco, l’ironico e il tragicomico ed entrambe le situazioni non prevedono in effetti la volontà da parte di Juz di ferire ma piuttosto scaturiscono da fraintendimenti o situazioni al limite del probabile e nell’ambito dell’incredibile ma questo non giustifica l’utilizzo in un libro del genere di scene di violenza sessuale.

E lo dico io che non sono certo una svenevole damina dell’800 ma una che, come ben sapete, detesta il politically correct e le esasperazioni del movimento #meetoo. Non sono nemmeno particolarmente suscettibile a scene di sesso esplicito, anche violento. E non mi sconvolgo davanti ad uno stupro. Ero e sono tra quelle che trova perfettamente in character lo stupro descritto in Lemonade.

Non contesto quindi gli atti sessuali in sè, che siano a base consenziente o meno, ma il fatto che in un libro che fa dell’assurdità il suo marchio di fabbrica, compaiano del tutto inaspettatamente e senza alcuna ragione apparente un pompino forzato in stile porno, con tanto di cazzo ficcato il gola a prepotenza ed un rapporto sessuale completo con tanto di lacerazione interna, con l’aggravante che il tutto viene nelle pagine seguenti trattato con ironia o banalizzato. Penso che si potesse tranquillamente usare il sesso, anche rude, senza arrivare a quelle che sono delle vere e proprie violenze, se non altro perchè sono  fuori contesto il un libro del genere e che nessun lettore si aspetterebbe mai di trovare viste le pagine precedenti. Lo stesso vale per il drammatico casino nel quale si era ficcato il fratello del protagonista, roba da far accapponare la pelle che viene gestita un po’ troppo all’acqua di rose.
Posso immaginare come abbiano potuto disturbare diverse lettrici e non mi sento di dar loro torto in merito.
Detto questo per il resto il libro scorre senza logica e senza freni.
Succede davvero di tutto e di più, in alcune parti diverte molto, in altre meno ma questa è anche una questione di gusti.
Sappiate, se avete intenzione di leggerlo, che l’ambientazione ottocentesca non si sente, che non è un romance storico, che è una storia di guerrieri scozzesi, spie, principesse russe nascoste, omicidi come se piovesse, coltellate, uomini grandi e grossi e pulzelle in stile Sposa di Kill Bill, e che la cosa che mi ha davvero fatta incazzare in modo indicibile è stato il parto trigemellare (2 maschi ed una femmina) avvenuto in meno di 4 ore tra travaglio e scodellamento, alla 35 esima settimana, senza problemi, complicazioni e apparente fatica. 
Ed ora la recriminazione sui parti plurigemellari che dovete sussarvi a forza finchè non la smetteranno di propinarceli in ogni cazzo di libro.
Ma perchè? Davvero. Sono seria. Invito pubblicamente l’autrice a spiegarmi perchè non andava bene una cazzo di normalissima gravidanza singola. No, una gemellare e non bi-gemellare ma bensì tri-gemellare. E qui mi chiedo perchè? Perchè lui era un gemello? NON HA SENSO (l’erediterietà gemellare è femminile e si parla di dizigoti). E lasciando perdere la genetica, parliamo di come si presenta una donna alla 35esima settimana di una gravidanza trigemina….è praticamente una mongolfiera che si muove. E la nostra eroina scofana ben 3 bambini perfettissimamente sani e grossi a sufficienza da cavarsela da soli…ergo, per esperienza più che diretta, che parliamo di bambini sui 2 kg, 2,2 a testa….ossia più di sei kg e mezzo più le tre placente (facciamo 400 gr a testa) più i 3 liquidi amniotici. Sì, esattamente. Doveva essere più larga che alta. Ma NESSUNO se ne era accorto.
#mavaffanculova
Recriminazioni e violenze gratuite a parte, il libro come divertissement funziona piuttosto bene e chi ama il genere troverà di che trastullarsi.
Mi scoccia anche ammettere che nell’ottica del libro la gravidanza multipla gestita come nulla fosse ha senso, sono io che essendo ipersensibile all’argomento non sono riuscita a godermi appieno lo spirito della situazione. Per questo, nel voto, non ho tenuto conto del mio pregiudizio gemellifero.
Voto: 6,5
Per le prossime letture mi aspetto grandissime cose.
Sono ottimista e piena di energie.
Non è vero.
Vi ho mentito.
Poschina

Baci e Bugie Sotto il Vischio – Carragh Sheridan

E’ estremamente raro che io legga dei romance contemporanei. Tutte voi ormai conoscete più che bene la mia avversione, o meglio i miei fondatissimi pregiudizi verso questo genere, nonostante la quale, ogni tanto, ci riprovo. Resto delusa e mi ributto sullo storico che almeno ogni tanto mi dà ancora qualche porca soddisfazione.
Sto scrivendo le Recensioni Lampo degli ultimi libri letti ma penso che questo meriti una breve recensione in solitudine.

La Trama: Sarah Miller è diventata una cliente dello studio legale di Benjamin Logan ma i loro contatti, dopo la partenza della coppia di amici, si sono limitati a qualche telefonata o incontro prettamente professionale ma niente di più. La vita di Sarah procede tranquilla e quella di Ben dedita solo al lavoro cercando di evitare le donne perché negli ultimi tempi solo foriere di guai per lui. Fino al giorno in cui la segretaria di Logan riceve una telefonata da Sarah che chiede di parlare urgentemente con l’avvocato. Si è messa nei guai e ha bisogno di aiuto.

Ed ora la parola alla giurata con qualche spoiler, anche se non sono davvero spoiler perchè nella sinossi che c’è su Amazon (qualcosa come 1000 righe) viene detto esattamente quello che succede nel libro, quindi se leggete quello potete anche risparmiare l’euro e 99 dell’acquisto.

Ma passiamo a noi.

Ben è un avvocato di grido che ha una segretaria giovane, sempre allegra e che adora il Natale e quindi si veste di merda  con maglioni natalizi decorati con rennone rosse e fiocconi di neve. Questo lo scopriamo a pagina 2 ed io già tiravo giù bestemmioni in turcomanno perchè col cazzo che puoi fare la segretaria del legale famoso e presentarti vestita come alla “fiera della caldarrosta”. Devi essere in linea con l’immagine dello studio e dare l’impressione di serietà, affidabilità, successo. E lo dico con cognizione di causa, perchè, udite udite, sono una segretaria. Vi prego quindi di non tediarmi dicendo cose assurde tipo “forse nel tuo ufficio no ma in quello di mio zio/cugino/fratello/nonno e via dicendo perchè qui parliamo di un avvocato di quelli con i soldi non del “Cugino Vincenzo”*.

Al che mi fermo e mi chiedo…. non sarà mica un’autrice italiana?

Nonostante il dubbio atroce che si è insinuato nel mio cervello, procedo.

Poche pagine dopo scopriamo che Sarah è cicciottella. Cicciottella come non si sa. Curvy? Sovrappeso? Obesa? Magra ma fissata? E lo scopriamo perchè Ben riflette su quanto sarebbe tanto carina se perdesse qualche chilo. Perchè lui è abituato a degli standard di un certo livello quindi io, probabilmente, gli apparirei più una palletta che una femmina… cmq.

Non ci interessa poi più di tanto come fosse 3 mesi fa perchè ora lei è dimagrita, lui la vede e se ne innamora. [E faccio notare che le due cose sono collegate, viene il forte dubbio che se non fosse dimagrita lui non l’avrebbe cagata di pezza, quindi smettete di sgranocchiare i taralli mentre leggete altrimenti resterete sole e depresse.]

Cmq. lui si innamora alla prima occhiata.

SBAM!

Così, al 34% del libro. E io mi chiedo…. e il restante 66 che facciamo? Pizza e fichi?
Sì.
La faccio breve: lei cerca un finto fidanzato per andare al matrimonio della sorella perchè è stufa di essere la sfigata di turno, lui decide di accompagnarla sperando che “galeotto sia il Natale” e di riuscire a farla innamorare di lui, lei è di un’insicurezza cosmica che nemmeno le altre millemila insicure del romance moderno riescono ad eguagliare, lui se la vorrebbe fare ma siccome le aveva detto che non l’avrebbe toccata con un dito a meno che lei non lo volesse continua a chiederle “Mi permetti di toccarti?” e lei continua a dirgli di no. La CRETINA.
Quindi, in effetti, non si scopa fino all’85% del libro o giù di lì, poi lei si pente, lui si dichiara innamorato frascico esattamente come il giovanissimo Claudio Amendola nei gloriosi anni 80 faceva in commedie di dubbisimo gusto, entrambi sono disperati e finisce con una proposta di matrimonio e, si presuppone, del sesso che tanto cmq noi non vediamo.

Segnali che mi hanno fatto supporre che la scrittrice fosse una mia conterranea:

  • La mancanza di realismo nel campo professionale dei protagonisti. Avvocato di grido con segretaria + maglione con renna rossa = fantasy spinto
  • Personaggi secondari tagliati con l’accetta. Un esempio su tutti la sorella che è cattiva, vuota, antipatica, infantile e vi lascio qualche puntino di sospensione per aggiungere qualsiasi aggettivo negativo vi sembri adatto … … … … …
  • La quasi totale assenza di carnazza e verghe turgide in favore di un sentimentalismo che potremmo definire New Adult. Praticamente i due protagonisti si vorrebbero strappare i vestiti di dosso per 4 giorni ma, non so davvero come, riescono a resistere alla tentazione. Lei perchè è gravemente complessata e le consiglio un giro da un bravo specialista, lui perchè si è davvero innamorato quindi non la tocca senza previa approvazione in carta bollata.
  • Più in generale: personaggi intagliati nel legno, un puritanesimo che speravo di evitarmi con l’ambientazione british e non della profonda provincia americana, una totale mancanza di approfondimento psicologico sia dei personaggi principali (lui ha una sad sad sad story e tutto si risolve con una pacca sulla spalla), che di quelli secondari che sono o completamente scemi o fottutamente inutili come la nonna finto sorda.

Perplessità pratiche:

  • Quando sono soli lui le bacia sempre il collo o glielo lecca, sì…insomma….cerca di spingerla a saltargli addosso e, cito testualmente, “rimane con il volto sospeso a pochi centimetri dal collo”. Ok, ora proviamo ad immaginare la comodità di questa posizione e la sua fattibilità nelle varie situazioni. Sul divano seduti vicini oltre a sembrare un coglione è anche scomodo. In piedi vicini sembri solo un maniaco, abbracciati ci stà. Peccato succeda sempre quando sono seduti vicini sul divano. E vabbè….

Passando ai pregi, ne ha sicuramente uno incommensurabile: la brevità.
Il libro è corto, si lascia leggere, scorre senza grossi problemi ed è, onestamente, carino. CARINO. Non bello, non illuminante, non memorabile ma carino.
La scrittura non ha particolari guizzi ma non pecca nemmeno in grammatica, è tutto molto easy, molto inverosimile, molto fiaba natalizia alla quale manca giusto la battaglia  a palle di neve di Baloghiana memoria per fare bingo.

Il problema che ho con il romance moderno però resta.
Perchè sono quasi sempre storie al limite del verosimile, con protagonisti che sembrano senza tempo e senza storia? Perchè il bello e sempre bellissimo, intelligentissimo, innamoratissimo, privo di qualsiasi sfumatura e la donzella di turno e sempre poco bella (così crede lei), profondamente complessata e insicura e solo grazie alle di lui attenzioni riesce a recuperare quel minimo di fiducia in se stessa che le consente di dargliela?
Perchè dovresti accettare una proposta di matrimonio da uno con cui sei uscita una volta? Perchè? Perchè? Spiegatemelo… perchè?
Perchè ci sono sempre i personaggi cattivi crudeli senza spessore?

Ecco i miei dilemmi ancora, ahimè, senza soluzione.

Proporrei anche di etichettare i romance con colori diversi per segnalarne la profondità nei contenuti. Dal bianco al porpora andrebbe bene. Dove bianco sono quelli leggeri leggeri che non lasciano alcun segno e quelli porpora sono profondi e scavanti al punto di fare male. Almeno io saprei già in partenza cosa aspettarmi.

In questo caso potrebbe essere un azzurrino tenue, un libro da leggere il 26 dicembre, nel pomeriggio, sul divano con addosso un plaid, ai piedi calzettoni pesanti, una bella tazza di tè caldo, degli ottimi biscotti e nessuno in mezzo ai coglioni.

Voto generale: 5
Voto “pomeriggio post natalizio in solitudine”: 6

In poche parole

Una fiaba di Natale monocromatica. Un libro leggero leggero utile per disintossicarsi dalle abbuffate natalizie. Un romance contemporaneo che piacerà a quelli a cui piacciono i romance contemporanei. Io, purtroppo, non posso considerarmi una grande fan.

p.s: è altamente probabile che io compri anche il libro precedente, perchè si sa che non sono poi tanto normale.

p.p.s. Non ho ancora appurato se la scrittrice sia o meno autoctona. Ma propendo per questa ipotesi.

*cit.

Ed ecco un estratto del meraviglioso film “Amarsi un po’” con Claudio Amendola al massimo del suo fulgore.

 

 

 

Cos’è successo al Romance Storico e perché?

Io mi interrogo spesso.
Mi faccio domande e mi do delle risposte.
D’altronde quando ero ragazzina andava forte Marzullo e io, per osmosi, ho fatto mie le sue peculiarità.

Capita quindi più spesso di quanto si pensi che io mi trituri i coglioni arrovellandomi su quanto ho scritto in una recensione. Sarò stata troppo dura? Troppo morbida? Troppo volgare? (no, non è vero. Della volgarità non mi preoccupo mai). Avrò tralasciato qualcosa? Avrò permesso ai pregiudizi di condizionare il mio parere? Sarò stata eccessivamente superficiale, pedante, rabbiosa? E via dicendo.

Ultimamente però le mie interrogazioni sono passate ad un altro livello. Prima il centro di tutto ero io, come se avessi in qualche modo sbagliato qualcosa, mentre ora mi concentro più su cosa c’è di sbagliato, in generale, nel Romance Storico.

Mi spiego meglio.

Quando mi sono approcciata al romance storico (e parliamo di una manciata di anni fa non di 50 anni fa) fioccavano libri da ogni angolo ed erano tutti degni di nota. Lasciando stare le preferenze personali; io posso anche non trovare bello un libro ma ciò non toglie che sia stato scritto con tutti i sacri crismi, la maggior parte dei titoli che venivano pubblicati in Italia meritavano quantomeno un approfondimento e ricordo di periodi di vacche talmente grasse da generare discussioni in casa perchè ogni settimana compravo 4/5 libri, dilapidando il patrimonio.

Passi anche che io sono cresciuta, ho affinato i gusti, sono diventata pretenziosa, ho cominciato a cercare l’ago nel pagliaio…..sì, insomma…..il mio bagaglio di potenziali difetti….. è ora che qualcuno lo dica fuori dai denti e non sono nelle conversazioni private tra lettrici accanite di romance:

Il Romance Storico è agonizzante.

Non essendo un’addetta ai lavori, non posso fare un’accurata ed esaustiva analisi del perchè questo stia accadendo, ma posso elucubrare….e lo faccio.

1 – Le case editrici italiane non smazzano più le grandi scrittrici e le nuove saghe. Lo so che ve ne siete accorte tutte e non fate finta che sia solo io che sbircio su Amazon i nuovi titoli di James, Kleypas, McNaught, MacLean, Balogh, e chi più ne ha più ne metta e sospiro leggendo di tutti quei “Duke, Rake, Love, Chasing, Dancing” e sa il cazzo cos’altro. Titoli pubblicati in madrepatria 4 anni fa che da noi non hanno mai visto la luce….e alcuni di questi titoli fanno parte di serie lasciate inspiegabilmente a metà con gente come me che invecchiando si dimentica i pezzi, i nomi, le storie e morirà senza sapere con chi si accoppieranno i figli dei nipoti dei cugini di quel gran figo sul quale hai fantasticato nel lontano 2016.

E’ una questione economica? Politica? Istituzionale? Costa molto meno pubblicare la scrittrice di terzo grado che scrive romanzetti all’acqua di rose senza passione, sesso, intrigo, cattiveria, pathos, piuttosto che tradurre l’ultimo della Kleypas? Non so. Chiedo. Non ho idea di come funzioni l’editoria.

Aiutatemi.

2 – Il pubblico romance si è allargato generando un abbassamento inarrestabile del livello del lettore medio (sì, sono anche snob), il quale preferisce una lettura semplice, diretta, rassicurante; priva di qualsiasi anelito di profondità, trascinando tutto il genere nella melma nella quale in effetti ora stiamo annaspando. A fronte della spiccata propensione per il nulla narrativo, l’editoria si è buttata a pesce sull’opportunità di guadagni facili pubblicando cose brutte al prezzo di cose belle per nutrire (malissimo) le affamate menti delle lettrici di nuova generazione.

3 – Versione complottistica che è un ribaltamento di quella precedente: il Grande Fratello ci vuole ignoranti, imbrutiti e beoti. Cosa c’è di meglio che abbassare sistematicamente il livello della lettura per disabituarci a parole forbite, sintassi complesse, contenuti profondi e sentimenti veri? Quindi proibita la pubblicazione di romance storico con contenuti e via libera alla mediocrità. Si ottengono immediatamente due vantaggi: si vendono un sacco di copie in più perchè “la mamma dei cretini è sempre incinta” e si abbassa il livello culturale generale. BINGO.

4 – Il Self publishing.
Sulla carta un’idea meravigliosa e, a conti fatti, la liberalizzazione che ha permesso a gente capace che sarebbe rimasta nell’ombra di emergere e farsi valere, nella quotidianità invece troppa gente che pubblica troppa roba che viene valutata da gente che non ha alcuna preparazione e che si lancia in elogi sperticati facendo passare un racconto a dir poco mediocre per un’opera di monumentale importanza. Ricordo quando comprai un libro (romance contemporaneo) attratta dalle recensioni superpositive per poi trovarmi tra le mani un racconto breve senza né capo né coda e per giunta scritto in frasi quasi minime e caratterizzato dalla completa assenza di punteggiatura.

Questo non significa che il self sia “la Morte” che tutti quelli che pubblicano in self siano incapaci. Significa solo che non essendoci alcun controllo ma la totale libertà, spesso ci si trova a brancolare tra centinaia e centinaia di titoli, recensioni entusiastiche, gioia e gaudio senza alcuna guida, basando la propria scelta sull’impressione fornita dalla sinossi, sulla copertina e sui pareri altrui, che, diciamocelo fuori dai denti, sono affidabili come il mio cane quando lo sguinzagli. Il risultato è che spesso ci si ritrova con un prodotto non all’altezza. Un prodotto che nessuna casa editrice avrebbe mai pubblicato, non perchè “la lobby delle case editrici vuole avere il controllo su di noi facendo pubblicità solo al figlio del cugino della zia della sorella di tal de tali” ma perchè il manoscritto avrebbe bisogno di un editing radicale. A questo servono gli editori. A questo serve gente che sa come si scrive, quando tagliare, quando allungare, quando approfondire o non approfondire…sì, insomma….ci siamo capiti.

Ed invece no, tutti scrittori e tutti recensori (sia chiaro che mi metto in entrambe le categorie e rivolgo a me stessa le medesime critiche che rivolgo al resto del mondo) e alla fine cosa resta? Che ci si livella inevitabilmente verso il basso. Facciamocene una ragione.

5 – Il Romance Storico stesso.
Per antonomasia il genere più bistrattato in assoluto. Provate a dire che leggete i romance storici a 100 persone e 99 vi rideranno dietro (compresi quelli che lo leggono e che si vergognano ad ammetterlo). Purtroppo è così, con le ovvie conseguenze. Ossia che la gente si vergogna di dire che legge Romance e non si trova mai qualcuno con cui parlarne. Le mie amiche mi sghignazzano alle spalle, i miei amici maschi mi prendono in giro palesemente, mia madre non ha letto nemmeno un titolo che le ho consigliato, mia sorella no comment….insomma tutti ne parlano malissimo ma pochi hanno davvero provato a leggere. Perchè? Perchè 99 persone su 100 sono convinte che troveranno pessima scrittura e ancor più pessimi contenuti.

Ed ultimamente, purtroppo, hanno anche ragione.

Bisognerebbe per prima cosa smettere di vergognarsi di quello che si legge. Poi cercare per prime noi lettrici accanite di fare selezione. Cioè…diciamolo pubblicamente che un libro non ci è piaciuto, spieghiamo perchè…insomma indirizziamo le nuove lettrici su quello che davvero merita di essere letto. Cerchiamo di non subire passivamente questo abbassamento di scrittura e contenuti in favore di una qualità che ci meritiamo e che merita il genere stesso.

6 – Last but not leas la vera morte dell’epoca moderna: Il Politically Correct. Quella tendenza esasperante a cercare di non offendere, nemmeno per sbaglio, una delle millemila categorie considerare “deboli”. Se poi ci aggiungiamo il movimento “MeToo” capirete che per il tipico eroe del Romance, traumatizzato, ferito, stronzo, insensibile, cinico, con due coglioni grandi come meloni, grondante testosterone da ogni poro e da ogni ferita di guerra non c’è più spazio. E si sente, dio caro se si sente che mi hanno appiattito tutto in favore di uomini talmente politicamente corretti da sembrare dei manichini del centro commerciale, anzi….dei cartonati perchè gli manca anche la tridimensionalità.

Che poi mi va anche bene il movimento MeToo…ma qui siamo arrivati al punto in cui si cancellano scene da cartoni animati di 10 anni fa perchè “inneggiavano alla molestia” e “passavano un messaggio sbagliato” ed è qui che io mi preoccupo (da recuperare gli articoli su Toy Story). Mi preoccupa l’ossessione che deriva da certi movimenti che hanno delle fondamenta legittime ma che poi si allargano a macchia d’olio e travolgono tutto al punto di vedere il male anche dove non c’è, oppure di esasperare quella che è una battuta in qualcosa di molto più grande.

E questo si riflette su tutto.
Al punto che o sei schierato da una parte, o dall’altra.
Faccio un personaggio maschile brutale, cattivo, sexy e che scopa con convinzione? Allora sono un’antifemminista che perora la causa maschilista mandando un messaggio sbagliato e pericoloso alle nuove generazioni di donne, rappresentando il genere femminile come asservito al maschio predatore. Ma che cazzo !!!! Volevo solo un maschio strappamutande!

No, non si può più.

Ed ecco fiorire decine, centinaia, migliaia di Ducaconti tutti uguali.
Bellissimi, sexyssimi, intelligentissimi, apparentemente cinici ma in realtà dei pasticcini perennemente in preda alla smania sessuale ma che NON consumano perchè loro non sono delle bestie e non vogliono “macchiare” con il sesso la purezza della pulzella di turno.

E che cazzo! Io cosa me ne faccio di uno che non ha nemmeno le palle di decidere di sedurmi? Soprattutto se il genere Romance si fonda sulla seduzione della giovine inesperta che in realtà è uno zoccolone? Cosa me ne faccio di schiere di uomini tutti buon cuore e rispettabilità? Dove sono finiti i degenerati di una volta?

Dove sono i Sebastian, gli Scorpioni, I dissolutissimi Rohan? Dove?

Seppelliti sotto quintali di perbenismo e pucci-pucci e cuoricini rosa. Che poi il rosa mi piace pure, ma non quello pastello, leggero, quasi bianco. Io voglio il fuxia, quello che ti prende a schiaffi e ti costringe a voltarti per strada, voglio la carnazza. Leggo Romance Storici proprio per la carnazza, gli stivali lucidi e attillati, le crinoline, i corsetti, le scappatelle nei labirinti e nelle serre; leggo Romance Storici per gli slinguazzatori seriali, gli orgasmi multipli e gli uomini “caramella Rossana” e tutto questo mi è stato lentamente tolto in nome della pace dei sensi.

Nel nome della sensibilità, del rispetto, del “non bisogna offendere nessuno” si trovano solo mediocrità e frustrazione. E io sono stufa.

Manca il coraggio di osare di fare qualcosa di diverso, di forte, di politicamente scorretto. Tutto piatto, tutto monocorde, tutto incolore. Al punto che io rileggo la McNaught, che non è nemmeno “la mia scrittrice preferita” solo perchè il suo Jordan Townsende è genuinamente cinico. E questo non va bene. Vuol dire che manca un rinnovamento, manca la volontà di stupire, manca la capacità di prendere un personaggio potenzialmente “negativo” e trasformarlo nell’eroe [A questo proposito si leggano o rileggano Venetia e La pedina scambiata della Heyer per apprezzare come si possa sedurre il lettore senza cazzi giganti, sesso esplicito e con personaggi maschili di dubbia moralità (nel caso del Duca di Avon possiamo parlare tranquillamente di cattiveria e cinismo in egual misura)]. Manca quella capacità di uscire dallo schema restando nello schema che ha reso indimenticabili certe autrici e i loro romanzi.

Capisco anch’io che scrivere coma la Heyer o la Woodiwiss (non la amo in modo particolare ma avercene) sia difficile, ma livellarsi su storie per aspiranti monache 12enni per paura di osare troppo è la morte del Genere.

Per non parlare delle donne… che gira e rigira sembrano sempre più viziate e più sceme.

7 – Il voler piacere a tutti. Capisco che a livello economico funzioni. Un romanzo che ha dentro un po’ di tutto e tutto all’acqua di rose, piacerà ad un maggior numero di persone. Però ha rotto il cazzo. Hanno rotto il cazzo queste trame piatte, con uomini e donne piatti, con situazioni rocambolesche che un po’ fanno ridere, un po’ fanno riflettere, un po’ fanno bagnare (ma davvero poco) e che poi si risolvono a tarallucci e vino.

Figa, potete anche scrivere qualcosa che potrebbe non piacere a tutti e non muore nessuno. Uno lo legge, pensa “fa cagare” e poi passa ad altro. Comprendo il voler fidelizzare ma un po’ di personalità è chiedere troppo?

Evidentemente sì.

E voi cosa ne pensate? Secondo voi, cosa è successo al Romance Storico? Lo sentite anche voi questo vuoto o è solo un problema mio?

Poschina

p.s. Jordan Townsende regala ad Alex “Una serie di orgasmi vibranti” prima di decidersi a venire anche lui. Trovatemene uno nel romance storico attuale che abbia tutte queste attenzioni per la sua donna…. cercatelo e non ci riuscirete. Sapete perchè? Perchè il Jordan moderno non se la scoperebbe nemmeno. O lo farebbe poco e male, o lo farebbe a porta chiusa, lasciando noi lettrici ad immaginare cosa sta succedendo nel talamo, oppure (altra tendenza deplorevole degli ultimi tempi) ci farebbe sospirare con baci e carezze e poi zac! via al capitolo successivo senza nemmeno un accenno di succhiatette o verghe turgide. Nemmeno un “è così grosso che non ci può stare”… niente di niente.

Scacco Matto Vostra Grazia – Rebecca Quasi

Se prendete il dizionario Treccani e cercate la parola “Autoconservazione”, troverete questa definizione: “Tendenza istintuale a conservare sé stessi e la propria integrità. Nelle melanconie depressive tale istinto si attenua, facilitando comportamenti suicidi”.

I casi sono due, o mi manca completamente il suddetto istinto, oppure  sono melanconicamente depressa senza averne piena coscienza, perchè dopo questa recensione la fandom estremista della Quasi vorrà, molto probabilmente, lapidarmi in pubblica piazza. Come minimo mi accuserà di incapacità critica, turpiloquio, scarsa intelligenza, incapacità generale (che sia di sintassi, comprensione del testo, tirare la sfoglia per le lasagne o fare la meringa perfetta), invidia; più o meno come quando non ho recensito con toni entusiastici “La Governante”, con l’aggravante che in quel caso sono stata accusata di non capire un cazzo nemmeno di cosa significa romance storico. E questo non è vero. Su tutto il resto c’è un fondi di verità e sul fatto che abbia ancora qualche problemino con le meringhe invece hanno proprio ragione. Mi allenerò.

La Trama: Percival Webster, duca di Clarendon, è determinato a chiedere in moglie la compita lady Albertina, pertanto si reca nella tenuta della sorella per comunicarle la notizia. Durante questa visita, scopre che Emma, figlia del cognato e sua temibile avversaria negli scacchi, non è più la ragazzina impertinente che gli estorceva lezioni, ma una giovane donna in procinto di recarsi a Bath per trovare un marito che ovvii alla sua incresciosa condizione di figlia illegittima.
Introdotta in società, la fanciulla attira l’attenzione di un conte dalla reputazione poco raccomandabile, il che porta Percival a dover fare i conti con i propri principi più radicati, un sentimento stordente e un’attrazione tanto potente quanto inaspettata.

Ed ora la parola alla giurata – Spoiler, recriminazioni, sassoloni tolti dalle scarpe, probabili incongruenze e anche un po’ di noia, perchè temo che la mia ben nota logorrea oggi sia fuori controllo.

Più o meno a maggio (credo), sul profilo FB di Rebecca Quasi è uscito questo disclaimer:

“In questi giorni ho riletto tutta la storia di Emma e Percy. Ne emerge un romanzo a base di seghe mentali maschili (il che permetterà a Thomas Dri di inserirlo tra i fantasy o nei libri di fantascienza).
Ne SCONSIGLIO pertanto la lettura a chi:
1. Cerca maschi alfa
2. E’ allergico alle seghe mentali maschili
2.1. …scritte da una donna (pura ipotesi dunque).
3. Nei romanzi storici pretende realismo estremo (i miei personaggi si lavano, sono profumati, sono alti, sono belli… ovvero cose che nel vero 800 non esistevano).
Ai restati 5 lettori do appuntamento nel cuore dell’estate”.

Ora voi direte…saranno pure cazzi suoi quello che scrive sulla sua pagina, di un suo libro; a te che te frega?

Mi frega.
Perchè se il significato dell’avviso era “Non mi rompete il cazzo per quello che ho scritto perchè il libro è mio e me lo gestisco io, se non ti piacciono queste cose non lo leggere”, mi ruga perchè tu pubblichi un libro e la gente lo compra mille morivi diversi, il primo dei quali è leggerlo, farlo suo e crearsi un’opinione personale e tra le diecimila persone che lo acquistano potranno anche esserci quelle 10 che ci trovano dentro dei difetti, non riescono ad entrare in sintonia con i personaggi o lo detestano categoricamente per qualsiasi motivo ritengano valido. Ma il secondo motivo, decisamente fondamentale è che spetta a te autore avvincermi e farmi piacere anche quello che, sulla carta, non mi piace. Sta a te creare personaggi che funzionino (non  necessariamente che piacciano), che siano inseriti in una storia credibile e coerente a livello narrativo.

Oltretutto io recensisco e con una premessa simile qualsiasi cosa scriva, da ora in poi, mi farà sembrare o una stronza o una che vuole rompere il cazzo a tutti i costi. Perchè mi verrà immediatamente replicato “Beh, di cosa ti lamenti? Lo sapevi ancora prima di comprarlo che sarebbe stato così! L’autrice ti aveva avvertita, avresti potuto non leggerlo”.

Questo disclaimer, mi è quindi sembrato un mettere le mani avanti in vista di probabili future critiche, e lo trovo un atteggiamento molto strano in un’autrice che è sempre stata molto obiettiva e matura nel gestire eventuali pareri negativi.

Peggio mi sento se penso che la maggior parte dei lettori non avrebbe minimamente notato che il romanzo non è realistico al 100%, non si sarebbe resa conto che è un libro sulle seghe mentali di un trentenne con grossi problemi e che tutti i maschi (o quasi) ci fanno una figura barbina, se l’autrice stessa non glielo avesse detto. E questo non si fa. Lascia che sia il tuo pubblico a giudicare, senza mettergli alcuna pulce nell’orecchio se non per incuriosirlo, stuzzicarlo, coinvolgerlo.

Poi ci sono io, quella che legge “Ne SCONSIGLIO pertanto la lettura a chi” e corrispondendo perfettamente alla descrizione, quasi fosse un abito sartoriale su misura, non può esimersi dal leggerlo con l’aggravante di essere stata avvisata per tempo di tutto ciò che le avrebbe dato davvero fastidio e permettendole in questo modo di farci doppiamente caso.

Ma veniamo a noi.

Il libro è quasi interamente incentrato sulla figura di Percy, un uomo (ricordiamoci che siamo nell’800 ed un trentenne dell’epoca era più che uomo, visto che a 40 erano considerati anzianotti) con dei grossi problemi. Anzi, un uomo con problemi di dimensioni galattiche. Egli è compassato fino all’inverosimile, ossessionato dalla formalità, ed oltretutto ha il mestruo….anzi, è perennemente in premestruo. Che è peggio.

Egli infatti si crogiola di sega mentale in sega mentale per tutte le 496 pagine (mica bruscolini) e cerca, invano, di mettere a riposo il suo uccello perennemente sull’attenti per la sua parente bastarda: Emma.

Emma oltre ad essere intelligentissima, che manco Leonardo Da Vinci dei tempi migliori, è anche ricca, libera, giovane e bellissima. Con l’unico, piccolo, insignificante neo di essere una figlia illegittima. E fin qui, ok. Alla fine i romance sono un coacervo di gran fighe e gran fighi superintelligenti, con cazzi grossi (su Percy non è dato sapere) che passano il tempo a battibeccare prima e a copulare selvaggiamente poi.

E voi a questo punto direte “Quindi? Dov’è il problema?”

Il problema è che nel libro manca tutto il resto. Anzi no, mi correggo, il problema è che oltre ad essere un segaiolo mentale che nemmeno io a 15 anni dopo aver letto “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, oltre ad essere lungo e per certi versi ripetitivo, il personaggio di Percy (sul quale io contavo tanterrimo) è infantile e tonto. Si fa manipolare da pagina 2 a pagina 496 da una Emma che mi ha ricordato quelle insostenibili rappresentanti del mio sesso che forzano costantemente la mano al loro compagno per ottenere quello che vogliono, che sia il matrimonio in chiesa, un figlio, un cane, il secondo figlio, il terzo figlio, l’anello con diamante ad ogni cazzo di occasione…e chi più ne ha più ne metta.

E siccome io sono sì femminista ma non sessista, non penso che gli uomini si meritino di essere sempre e costantemente manipolati. Ok, lei ha capito che sono anime affini e bla….bla….bla… Ma non rompere il cazzo.
Che poi fa quella scaltra, bara su tutti i fronti…perchè è lei che continua a strusciarglisi contro e ad usare OGNI mezzo per farsi ravanare, e quando la zia (personaggio meraviglioso) le dice “Minchia che palle ancora lì a non scopare? Mettiti un baby doll e saltagli nel letto” lei arrossisce come la più puritana delle vergini. E NON lo fa. Fa quella che se la prende (anche giustamente) ma guai ad affrontare l’argomento.

Ma io dico?

Lui diventa di marmo ogni volta che ti vede. Fagli una pompa e finiamola lì. Libro accorciato di un centinaio di pagine (e quindi di un miliardo di seghe mentali), un paio di scene di sesso, qualche battibecco, un saluto alla zia ed epilogone con 15 figli in 10 anni, tutti zuccherosamente felici e contenti (voi) e ciaone a tutti che si parte per le ferie.

Come se non bastasse una Emma che passa dalla verginità molesta alla zoccolaggine esperta ogni volta che lui la sfiora, vogliamo parlare degli altri uomini presenti nel libro? O sono delle bestie, o degli sfigati. L’amante della pesca ovviamente non ha scampo e Osborne o Osbourne…cmq il tizio porco, maniaco e via dicendo, è una bestia della peggior specie e i suoi amici anche.

Lo so, lo so che è stato creato ad arte per sottolineare come all’epoca contasse più la linea di sangue della bontà d’animo. Non sono scema. Ho trovato tutto un po’ troppo, tutto il ton che le sparla dietro, tutti i maschi che la trattano da zoccola…. ci sta. Ma era necessario arrivare ad un quasi stupro? Che poi avviene dietro l’angolo ma non se ne accorge nessuno e questo sarebbe anche il meno se non fosse che lei, quella MOLTO sveglia, si allontana dal gruppo con il pazzo del villaggio e per poco non ci lascia la pelle? Ma non avevi detto 3 righe prima “Di lui non mi fido, non sono scema, non mi metterei MAI nella condizione di farmi compromettere?”.

Non so….che poi queste sono inezie, piccolaggini, pedanterie inutili.

Quello che a mio parere non permette al libro di decollare come avrebbe meritato sono proprio i personaggi principali.

Esempio: La sofferenza di Emma nel rendersi pienamente conto di cosa significa essere una bastarda, viene solo accennata ma non approfondita, si avverte ma non viene sviscerata, resta sospesa come in un limbo e ci viene raccontata da Percy, quindi soffocata dalle immancabili seghe mentali. Se si fosse dato più spazio all’interiorità di questa ragazza, che sulla carta è un personaggio della madonna, il libro avrebbe acquistato forza e anche la storia d’AMMMOOOOOREEEE ne avrebbe guadagnato in profondità.
Purtroppo invece a volte Emma risulta solo capricciosa e musona, e anche un po’ palla al cazzo per come pressa, pressa, pressa.

Ma va peggio a Percy, il quale purtroppo alla fin della fiera sembra solo un riccone che non saprebbe scegliersi da solo nemmeno il fazzoletto da collo, che passa il suo tempo in una scatola di piombo (nella quale si è ficcato da solo) e che non riesce ad imporsi con Emma su nulla, dimostrandosi fino all’ultima riga del libro, un gioppino fatto e finito.

E a me, sono risuonate nelle orecchie queste perle di saggezza:

“Servi della gleba in una stanza, anestetizzati da una stronza, come dei simbolici Big Jim, Schiacci il tasto ed esce lo sfaccimm . . .

. . . Servi della gleba planetaria, schiavi della ghiandola mammaria, come dei simbolici Big Jimme, Schiacci il tasto ed esce lo sfaccimme”.

E non è una questione di Maschialphismo (questo l’ho coniato or ora e già mi piace) ma proprio di costruzione del personaggio. Per colpa del movimento #meetoo purtroppo il maschio alpha non è più di moda e pare brutto usarlo, ma tra il maschio alpha e il maschio noioso ci sono altre decine di sottospecie che si potevano utilizzare… basti pensare al Fitz di “Una paziente conquista” della Thomas….che non è certo un maschio Alpha, che ha i suoi problemini anche lui, ma che resta un personaggio maschile sfaccettato ed interessante.

Ecco, Percy è monodimensionale. Purtroppo.

Ah….stavo dimenticando il momento “Settimana Enigmistica” e sappiate che Il Quesito della Susy ci fa un baffo.

Percy passa 490 pagine a ripeterci che non vuole figli. Ve lo scrivo a parole che fa più effetto QUATTROCENTONOVANTA/00.  A pagina 491, nell’epilogone, scopriamo che ne ha avuti 2 in nemmeno 5 anni. Ora, calcolando che per i primi mesi non hanno copulato, che poi lui ha speso del tempo sborrando fuori, che i bambini sono nati a termine, che la prima ha 4 anni e che ci vogliono 9 mesi perchè dal concepimento si arrivi allo scofanamento…..quanto tempo ci ha messo Emma per manipolarlo e farsi mettere incinta?

Ecco, bravi… 2 giorni a dir tanto.

Ed io uno di trent’anni che si fa rigirare sul dito da una diciottenne non lo vorrei nemmeno tatuato, figurarsi se potrei usarlo per alimentare le mie fantasie perverse.

E allora? Come lo valutiamo questo libro?
Con un sei e mezzo.
Si salva principalmente perchè la storia è ben costruita, perchè è scritto bene e si vede dal lessico scelto che è stato speso del tempo per fare le cose con cognizione di causa. Tuttavia non è un libro che consiglierei, resto dell’idea che al momento il libro storico migliore della Quasi sia Dita come farfalle. Ci sono delle parti molto riuscite, come quella iniziale nella quale Percy si accorge che Emma è diventata una donna e non è più una bimba, tutte le volte che compare la zia il mio cuore ha esultato, il capitolo relativo al matrimonio è ben orchestrato e i figli di Caroline e James sono tutti molto simpatici. Ma manca un bilanciamento adeguato nell’approfondimento psicologico dei personaggi principali.

Non è un coito interrotto, non è Lammerda che piace….mi sa che dovrò inventarmi una categoria tutta sua.

Facciamo “Schiavi della Vulva ma soffrendo” e non ci pensiamo più.

In poche parole

Quando vorresti accaparrare più pubblico amando ciò che la gente ama e piacendo alla gente che piace ma fallisci miseramente ogni cazzo di volta.

Poschina

Recensioni Lampo

Ebbene eccoci di nuovo qui.
Mentre la mia vita si evolve anche troppo velocemente e mi smarrisco, trovo un punto fermo nella lettura. Il romance storico ha raggiunto livelli di premorte intollerabili. O non hanno nulla di storico e nemmeno nulla di divertente/sessuale/pruriginoso che ti faccia dimenticare il vuoto cosmico nella veridicità, o sono talmente pietosi da farmi venire voglia di passare al romance contemporaneo, che mi provoca la gastrite 9 volte su 10.
Oggi, per correttezza, è il 14 Maggio 2019, e le recensioni lampo partono da questo libro:

L’ho comprato tempo fa, probabilmente in uno di quei momenti in cui mi sento particolarmente buona e voglio dare fiducia al prossimo. Perchè le millemila inculate prese nella vita non mi hanno del tutto convinta a fidarmi solo del mio istinto e allora insisto nel fare cazzate come questa. Comprare questo libro e leggerlo anche, tutto.

Le prime 12/13 righe funzionano.
Le altre no.

Ho passato il tempo sacramentando in due/tre lingue e posso racchiudere questa inutilissima, vuotissima, poverissima, noiosissima, fastidiosissima lettura con un’affermazione: MaVaffanculoVa!

La delusione è cocente e allora mi lancio su un altro libro comprato in uno di quei momenti lì, quelli di estrema fiducia nell’umanità e in chi scrive le recensioni su Amazon.

Al momento mi sto sforzando di andare avanti. Anche qui eravamo partiti benissimo, le prime due pagine mi avevano conquistata….le altre NO. Troppo tutto. Ma mi do ancora il viaggio di ritorno in treno per decidere, poi vi faccio sapere.

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Mollato dopo che è venuto fuori che la tizia piena di idiosincrasie (ossessivo compulsiva grave) è una figa spaziale. Non bellina, carina, simpatica o chissà cosa. No. Proprio una gran figa.

E mi va bene tutto o quasi ma la strafigaggine mi sembra troppo, in un libro che già di suo non mi stava appassionando più di tanto.

Big NoNoNo

Ed ora rilanciamoci sul tanto amato romance storico e affrontiamo l’ultima fatica di Kasey Michaels: “Il Giuramento del Visconte”

Tutto molto bello all’inizio. Siamo in guerra, il nostro eroe è ferito e in un momento di bontà estrema promette al medico che lo sta curando che si prenderà cura della figlia nel caso dovesse succedergli qualcosa. Puntualmente quel qualcosa succede e il carissimo medico schiatta. Piombano in casa del Visconte la figlioletta che avrei preso a schiaffoni sonori dopo mezzo minuto e la zia bella e scontrosa (anche a lei un calcio in culo non avrebbe fatto male). C’è di mezzo un mistero, c’è qualche segreto e c’è tanta attrazione.

Dov’è il problema? Vi chiederete giustamente.

E io ve lo spiego.
La scrittura. Dovete sapere che i bambini ogni tanto pongono domande piuttosto particolari tipo “Cos’è l’arcobaleno? Perchè lo vediamo solo quando piove? Perchè dura poco?” e siccome vogliono risposte sensate, noi adulti cerchiamo, lambiccandoci il cervello, di usare, per spiegare un fenomeno complesso, parole semplici e frasi non eccessivamente lunghe per permettere ai piccoli di comprendere la sostanza senza confonderli con parolone come “rifrazione della luce”.

Kasey Michaels, evidentemente, pensa che io, alla soglia dei 40 anni, non abbia facoltà intellettive sufficienti a comprendere parole forbite e frasi più lunghe di una riga. Ecco cosa non va in questo libro. E’ un libro che si rivolge al lettore come se si trattasse di un minorato mentale e quindi è tutto semplice, semplice, semplice.

Mi piace il romance, non sono cretina.

Ci fosse almeno una trama della madonna con un bel maschio strappamutande…e invece nemmeno questo. Il Visconte è sì bello e via dicendo. Ma anche in lui predomina una certa semplicità….una specie di mollezza generale che proprio non mi piace. Cioè…io leggo questa sbobba per sognare la carnazza.,…non per trovarmi un uomo che è la versione maschile di Santa Maria Goretti. Chiariamolo subito.

Quindi mollo tutto e chissenefrega se creperò senza sapere da cosa stavano scappando la bambina odiosa e quella cretina di sua zia.

Giudizio complessivo: Il libro di Roal Dahl che sto leggendo ai miei figli usa parole più complesse ed ha una costruzione delle frasi più articolata. E con questo ho detto tutto.

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Per la serie “Benino ma non Bene” vi racconto la mia esperienza con questo romanzo/racconto/cosa/libro.

Qui abbiamo un lui orribilmente sfigurato da un razzo amico che invece di essere sparato in avanti è stato sparato indietro, lo ha centrato in pieno e gli ha letteralmente spappolato metà faccia e metà corpo; esattamente come ogni anno della mia adolescenza a capodanno, un quartoggiarese perdeva parti fondamentali del corpo per accedere “Bombe di Maradona” prive di miccia dimostrando la sua inettitudine intellettuale all’universo intero.

Lei invece è la figlia di un vicario rigido e bigotto che da giovane l’ha data al primo pirla imbellettato che le ha detto che era carina, salvo poi essere sputtanata davanti a tutti e costretta a fuggire da un padre che le ha tirato dietro una serie di epiteti irripetibili. Capita così a Londra dove diventa sarta.

E fino a qui tutto ok.

Cioè….è tutto un po’ all’acqua di rose per i miei gusti ma onestamente, ogni tanto, ci sta anche un po’ di cazzeggio vero e quindi pensavo mi sarei finalmente rilassata. E invece no. Perchè lei si dimostra essere una specie di Santamariagoretti affamata di cazzo (e tenete presente che l’essere affamata di cazzo è l’unica caratteristica che me l’ha resa simpatica) che lo AMA immediatamente e che, supportata dalla servitù, cerca di spingerlo a ricambiare il sentimento.

Esattamente come state pensando tutte in questo momento, finirà presto a vergate in vagina, orgasmi di ogni genere (tranne quelli anali perchè pare brutto parlarne), lui si innamora, lei si innamora, i servi sono innamorati dell’amore dei loro padroni, le amiche strambe sono innamorate dell’idea dell’innamoramento dell’amore…… e via dicendo.

Ho detto AMORE? No, perchè non siamo finiti nel patetismo più sfrenato…. NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO

E cmq. la cosa più irritante è la visita che il nostro eroe sfigurato fa al padre di lei fingendosi un demone infernale….. Livello intellettual/culturale sotto zero.

Voto: 5 perchè c’è molto peggio in giro e sono sicura che tutto questo amore così rosa, zuccheroso e profumoso a qualcuna piaccia assai.

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Avete presente l’ideale dell’ostrica Verdiano? Ecco, io ci credo. Credo che lasciare la via vecchia per quella nuova non sia sempre una grande idea e nel romance, spesso, questa legge  è confermata. Ieri pomeriggio (ormai siamo a giugno) mi sono lanciata con l’entusiasmo di un bambino in un negozio di caramelle, su questo libro:

Non chiedetemi come mai, sarà la pelliccia, la barba, il capello lungo o sa il cazzo, ma mi attirava tantissimo. Poi le recensioni entusiastiche di Amazon mi hanno fatto dire…. Ma sì, dai…. smettila di essere pedante e buttati.

Mi butto.

E mi faccio male.
L’inizio ci può anche stare, lei giovane erede del “ducato” o come minchia si chiama (siamo nella Norvegia del IX secolo d.c.), ed è innamorata di Ossian, un guerriero figlio di uno scultore, bellissimo, fisicatissimo, ombrosissimo, sexyssimo e che non la caga di pezza. Allora lei oltre a dichiararsi e ad essere rimbalzata su base giornaliera, mette in giro voci contorte sulla sua presunta vaccaggine solo per farlo ingelosire. Spoiler: non ci riesce. E la prima parte del libro è tutta così. Lei che si dispera, ci prova, viene rimbalzata e si dispera….mentre lui viene descritto come un tizio riflessivo che non indulge in futili piaceri (una specie di palla al cazzo, ma molto sexy).

Lei, tesorina della mamma, ha l’abitudine di spiare le orge che si tengono nella magione dello zio per acculturarsi su quanto concerne i rapporti sessuali.

Ora, io sono l’ultima persona che può aprire bocca visto che guardo i porno e che da quando Tumblr ha rimosso tutti i profili hard che seguivo sono entrata in una depressione nera e ancora ricordo con amore le gif erotiche in bianco e nero di cui mi nutrivo, ma qui siamo in Norvegia, nell’800. Non 1800. 800.

Ma siccome io delle abitudini dei norvegesi non so nulla, non mi concentro tanto sul voyeurismo della nostra Liv ma quanto sul linguaggio estremamente moderno utilizzato dai protagonisti. Dubito che nell’antica Norvegia si dicesse “Ti metto la lingua in bocca”. Così, per fare un esempio. E anche che ci si parlasse con il gergo usato nel 2020 in Piazza Duomo a Milano. Come in ogni epoca ci saranno state delle “regole” da rispettare, fossero esse scritte o semplicemente dettate dall’abitudine.

Se poi aggiungiamo il fatto che Ossian passa dall’essere irremovibile nella sua decisione di ignorarla e dopo due pagine la sta sverginando pesantemente capirete in fretta che non è il libo per me; e’ un cambiamento un po’ troppo repentino e mi ha lasciata piuttosto freddina.

Lessico sbagliato + stravolgimento delle convinzioni in 3 righe = una me medesima in versione Cheng Li la Furia Pelosa……quindi ora sono qui a chiedermi se andare avanti o sfanculizzare tutti e cambiare romance.

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Allora, per amore del romance io ci ho riprovato, mi sono detta “ma su, non star lì a rompere il cazzo con questa inutile storia che i personaggi dei romance storici devono appartenere all’epoca nella quale è ambientato il racconto, non essere la solita pedantona”.

Niente, ho resistito altre 3/4 pagine e poi ho abbandonato. Purtroppo un po’ la velocità con la quale avvengono i diversi accadimenti, un po’ il linguaggio ed i comportamenti eccessivamente moderni, hanno tolto mordente alla lettura. Peccato perchè sia Liv che Ossian erano sulla carta due personaggi piuttosto interessanti e anche il mistero della bimba tutto sommato ci stava.

Peccato che alla fine lo abbia abbandonato al millesimo battibecco dei due amanti….ce ne faremo una ragione. Ah, se qualcuna di voi lo ha letto mi può gentilmente dire cosa succede dopo e qual’è il mistero legato alla voglia sotto al piede? Grazie.

Per ingannare il tempo nell’attesa che mi arrivino i libri che ho ordinato, rileggo la Kleypas e il primo libro della serie “Ravenel”, quello che avevo trattato malissimo, perchè sono una brutta persona e anche cattiva, ma soprattutto perchè evidentemente ero abituata a leggere “bella roba” e potevo permettermi di fare la schizzinosa. Ad oggi confermo il mio primo pensiero, ossia che sia stata un’occasione sprecata e che Devon e Kate non mi smuovono alcun ormone…. ma

ma avercene di libri scritti così….sulla scrittura davvero nulla da dire e anche la storia presa da sola era interessante.

Purtroppo però i romance con i controcoglioni sono sempre più rari, si cerca di semplificare, di facilitare la lettura, di raggiungere il maggior numero di persone e di piacere a tutto l’universo mondo, quindi si tenta disperatamente di non prendere posizioni che possano dar fastidio a qualcuno, di usare un lessico che non urti i nervi e sia comprensibile agli adulti ed ai bambini, di dar vita a personaggi che siano stronzi ma non troppo, libertini ma non eccessivamente, ribelli ma rispettando le convenzioni, antipatici ma in fondo nemmeno più di tanto, cattivi ma con il cuore d’oro.

Morale?

LA NOOOOOIIIIIAAAAAAAAAAAAAAAAAA

E alcuno sono pure scritti male.

Ma Basta!!!!!

Poschina

Bene….ora che mi sono un po’ sfogata sto meglio.
Mi raccomando consigliatemi qualcosa di decente da leggere….ne ho davvero, tanto bisogno.

p.s. Non ho tempo di rileggere quindi troverete un po’ di tutto…errori, sviste, sintassi orribile……cercate di soprassedere, se potete 😉

 

Il Fuorigioco Spiegato alle Ragazze – Miss Black

Gira che ti rigira, nonostante il vento, il freddo e la pioggia, siamo arrivati al 15 maggio….giorno in cui viene rilasciata l’ultima fatica di Miss Black che io ovviamente avevo preordinato e che ho trovato stamattina nella home page del mio kindle pronta per essere letta.

E siccome la delusione ormai attanaglia tutto quello in cui credevo, è un riferimento all’ottava stagione di GoT che a mio parere per certi versi è ormai deragliata in modo irrecuperabile, faccio mia la dichiarazione resa da Wesa* a commento della puntata 8×05 che dice più o meno “E’ l’opera che mi deve conquistare, non sono io che devo compiacerla”, ne farò il mio mantra per le letture a venire e intanto mi accingo a cominciare questa, che spero mi conquisterà.

Ed eccola qui, l’ennesima copertina strappamutande per la quale noi ringraziamo tantissimo la scrittrice e che ci invoglia a scoprire qualcosa di più su questo manzo tatuato e barbuto.

La Trama: Lenny Pirie è una scrittrice impegnata, una giornalista, un’intellettuale. Non ha mai visto una partita di calcio in vita sua e non le interessa fare l’esperienza. Ma per il suo nuovo libro sulle icone inglesi dei tempi moderni deve intervistare il popolarissimo attaccante del Chelsea Byron Kelsey, detto “The Corsair”. Byron parla un inglese quasi incomprensibile alle sue orecchie, segue un regime dietetico folle e si allena un numero spaventoso di ore al giorno. Per il britannico medio rappresenta la perfezione fisica, un mito, un eroe. Per Lenny rappresenta l’incarnazione di una società malata di apparenze.
Ma Byron non è solo uno sportivo viziato e ha delle profondità, e delle asperità, inaspettate. E, cosa ancora più inaspettata, non sembra insensibile al fascino tutto cerebrale di Lenny…

Su Facebook ho definito questo libro una BOOOOOMMMMMBBBAAAAAAAA
E qui lo confermo.

Ho iniziato a leggere Miss Black perchè cercavo racconti erotici per donne, o meglio, racconti erotici che non contenessero solo una concentrazione di scene di sesso esplicito una dietro l’altra senza alcuna connessione, ma che i personaggi avessero anche una personalità, una identità, una storia da raccontare. Piacevolmente impressionata da “Iniziazione al piacere”, ho proseguito leggendo più o meno tutto quello che ha scritto e restandone raramente delusa. Molto raramente a dire il vero.

Questo perchè non c’è libro nel quale i personaggi non siano ben caratterizzati, che siano essi dei giocatori di calcio come in questo caso o dei manager d’assalto come nel caso di Blackwater di “Meglio i Bastardi” o ancora dei criminali fatti e finiti come nel bellissimo “Via dall’Inferno”…per non parlare dei personaggi fantasy…come dimenticare Darien Ashtiaend de “L’imbrogliona”?. E questi sono solo alcuni esempi degli straordinari personaggi maschili creati dalla fervida immaginazione della nostra Miss Black.

E il fatto che siano straordinari non è dovuto tanto al loro aspetto fisico o alla loro capacità di far raggiungere orgasmi spettacolari alle loro compagne (sia chiaro che a me queste peculiarità vanno BENISSIMO) ma quanto al loro essere estremamente umani, a volte feriti, romantici, piacevolmente Alpha, altre stronzi ed apparentemente insensibili ma tutti con il loro bel bagaglio di fragilità e paure, che li discostano da quei modelli di maschi eccessivamente perfetti o peggio, inverosimilmente goffi, che imperano nella letteratura romance moderna e che io detesto con anima, corpo e peli superflui.

Perchè alla fine della fiera a me la perfezione stanca. Mi piace l’imperfezione. La piccola stonatura, il dettaglio fuori posto, la piega sulla tovaglia stirata, la piccola ruga ai lati della bocca, la ciocca di capelli che sfugge allo chignon, la macchia d’inchiostro sulla pagina bianca, il libro dimenticato aperto sul divano….tutti quei piccoli dettagli stonati che rendono reale e concreta un’immagine che sia essa un dipinto, una descrizione in un libro o una fotografia.

Ed oltre al sesso e alla caratterizzazione dei personaggi, ogni libro ha una trama ben definita che affronta un determinato tema. E voi direte….beh…per forza, è un libro.
Col cazzo.

Avete la minima idea di quanti libri non dicano, a conti fatti, una beneamata minchia? Migliaia di parole per non arrivare mai a un dunque, per non comunicare niente, che ti lasciano anche un po’ confusa perchè non capisci mai bene dove l’autore vuole arrivare. Ecco cosa ci propinano oggi molte letture. Il vuoto. E non sono neanche quei vuoti di contenuti ma con un involucro pazzesco che ti fa dimenticare tutto. No, il nulla che avanza. E basta.

Questo rischio, con i libri della Black, non c’è.
I libri di Miss Black hanno sempre una trama ben definita che comincia, si evolve e si conclude. Hanno sempre una logica, una struttura, un contesto e una morale. E non ha paura di esporsi affrontando temi attuali che spaziano dal bodyshaming all’immigrazione.

Nel caso de “Il fuorigioco spiegato alle ragazze” la caratteristica che mi ha letteralmente fatto sburrare è il modo in cui viene usato il lessico.
Dal dizionario: L’insieme degli elementi ( parole e locuzioni ) che in un sistema linguistico danno forma a diversi significati ( nozioni e azioni ), indipendentemente dal fatto di essere raccolto e ordinato.

Lei colta, coltissima e lui l’esatto opposto. E come noterete non ho parlato di intelligenza ma di cultura, due cose complementari ma non necessariamente presenti contemporaneamente in ognuno di noi. Lei parla forbito e lui non la segue. Lei viaggia su un binario lessicale alto, complesso, ricercato mentre lui parla con il tipico slang di Leeds, che io nemmeno sapevo esistesse (gli abitanti di Leeds sono chiamati Loiners, altra cosa imparata in questo libro). Questo enorme gap lessicale va a sottolineare ed enfatizzare la differenza abissale che separa i due protagonisti e va ad aggiungersi a quelle fisiche, culturali, sociali e via dicendo. Questa scelta, di usare il lessico come segno distintivo delle personalità, mi è piaciuto moltissimo perchè prevede un’idea, un ragionamento, uno studio attento. Ci fa capire che c’è un certo tipo di attenzione nei confronti del lettore…ma ne parlerò meglio più avanti….

Come sempre nei libri della Black l’amore alla fine arriva e lo fa inaspettatamente, come un gol al 94esimo per vincere la Champion. Arriva con il suo bagaglio di incertezze, paure, timori, idiosincrasie.

Belle le scene di sesso, come sempre, curate e coinvolgenti.
Interessante anche il plot secondario, se vogliamo chiamarlo così, che riguarda la famiglia di Lenny e che sottolinea ancora più prepotentemente le differenze socio-culturali dei due protagonisti….che poi io voglia tanto diventare come la mamma di Lenny questo è un altro discorso e non credo che a voi interessi approfondire. Tenero all’inverosimile l’affetto che si instaura tra The Corsaire e la suocera, quel bisogno di “materno” che viene finalmente soddisfatto, quel vuoto dato dall’essere rimasto orfano da piccolo che viene colmato da una donna apparentemente cinica che in realtà gronda amore.

I libri di Miss Balck ti entrano dentro e ti conquistano. Non tutti, ok, ma non non siamo mica fan sfegatati e acritici, quindi ci sarà pur quella volta nella quale la comunicazione scrittore-lettore non funziona come dovrebbe. E’ una conquista lenta e studiata, dove i dettagli non sono lasciati al caso ma sono come le briciole di Pollicino che ti portano esattamente dove vuole l’autore. I libri sono brevi e poco pretenziosi ma estremamente curati e ragionati. C’è sempre alla base una ricerca sull’ambiente e sulla psicologia dei personaggi che si vogliono rappresentare, una cura per i piccoli dettagli che vanno dalla descrizione di un appartamento o dell’abbigliamento o al lessico usato (lo si nota in diversi libri e denota un impegno di un certo livello), e anche nel fantasy, nulla è lasciato al caso. Dialoghi compresi, sempre brillanti e “in character”, seri ma mai pedanti, ironici ma non stupidi, a volte drammatici ed altre futili ma mai inutili. Quello MAI.

Ed è questa la carta vincente.
E’ per questo che chi legge un suo libro leggerà anche gli altri, perchè percepisce che chi scrive ci tiene a non arrabattare 4 cazzate per fare cassa ma vuole che il suo prodotto sia buono, che i personaggi e il contesto storico siano credibili, si prepara, legge, si informa, ragiona e poi scrive, grazie a dio.

Poi certo, c’è il sesso. Tanto buon sesso, godurioso, bagnato, ben descritto e coinvolgente. E ci sono dei bei peni. Dei gran bei peni descritti con tutti i sacri crismi e che funzionano a meraviglia, d’altronde ci sono sempre e solo vagine e ani multiorgasmici…e chiariamo….anche questo va benissimo. Chi vuole leggere un erotico con del sesso scadente?

Io No.

Come avrete notato NON ho parlato dei personaggi femminili. Vi basti sapere che io vorrei essere OGNI fottuta donna da lei descritta perchè sono tutte, chi più chi meno, in un modo o nell’altro, delle donne semplicemente straordinarie.

In poche parole

Dedico questo libro a tutte quelle che come me, hanno dovuto cercare alcuni termini  sul dizionario.

Poschina

*Ed ecco per voi il link al canale youtube di Wesa, che non conosco e non mi conosce, al quale ho fregato una frase bellissima espressa in un contesto complesso per farla mia e sminuirla nel qui presente misero blog. Wesa, ti chiedo umilmente perdono ma era troppo bella per non amarla e non copiarla.

 

Corrispondenza Imperfetta – Laura Nottari

Prima di tutto lasciatemi dire che, semplicemente, ADORO queste cover. Le silhouette sono sempre state una mia fissazione e non posso non perdermi a rimirare le cover di questo editore. Bellissime.
Bando alle ciance, mi sto già perdendo come al solito.
Questo libro mi è stato consigliato perchè, così dicono, ha un epilogo che potrebbe piacermi.
Come non accettare la sfida?
Io, solitamente, gli epiloghi li detesto con anima, corpo e punti neri.

La Trama: Venti anni di differenza, ceti sociali così diversi da far sembrare impossibile e inopportuno il sentimento che la giovane Edith Ellis prova per lord Esmond, conte di Rovington. Una passione accesa dal primo incontro di sguardi e alimentata da una risonanza, un accordo che nessuno dei due, nonostante tutto, può negare di udire.
E se neanche i reciproci passati legati a filo doppio, gli errori, le imperfezioni e un’impossibile redenzione riusciranno a dividere due anime, cos’altro potrebbe mai impedir loro di rimanere unite?
Lontano da Londra, dalle rigide trame del ton, tra le scogliere, il mare e la natura del Devonshire, il maniero di Greyville è pronto ad accogliere i suoi ospiti.

Ed ora la parola alla giurata – cercherò di non spoilerare….una fatica pazzesca

Sulla pagina di Amazon di questo libro campeggia la scritta “ROMANZO AUTOCONCLUSIVO” e già per questo avrei messo 5 stelle sulla fiducia, perchè Dio Bono se c’è una cosa che non reggo sono le saghe infinite, che regolarmente svaccano al terzo libro e mi lasciano dentro un mix di vuoto, frustrazione, rabbia e recriminazioni varie.

Quindi bene, brava Laura.

Ma passiamo a noi.
Questo è sicuramente uno di quei libri che meriterebbero riflessioni accurate prima di un giudizio, ma non sia mai che io esca dalla mia immagine tutta frivolezze e volgarità, quindi l’ho finito da nemmeno mezz’ora e già sto scrivendo. E lo faccio perchè sin dalle prime pagine mi sono accorta di essere al cospetto di un personaggio maschile con i controfiocchi.

Non è giovane, non è bello secondo i canoni classici (ovviamente gronda fascino da ogni poro….#machevelodicoafare), è sarcastico, cinico, maleducato e refrattario alla vita sociale.

BINGO!

Esmond, sono tua.
Ha anche una ferita di guerra alla gamba che gli impedisce di camminare in modo fluido….quindi ricapitoliamo. Over 40, molto affascinate, intelligente, arguto, polemico, misantropo, scorbutico, ricco da far vomitare, libero, con un passato oscuro segnato da nonsisabenecosa. Praticamente il personaggio maschile perfetto, al quale manca un po’ di sana cattiveria gratuita per ambire a “miglior personaggio maschile di sempre”.

Mentre lei, Edith è giovane, sensibile, intelligente, solare, dolce, comprensiva, emancipata, risoluta, passionale…. in pratica avrebbe tutte le caratteristiche per diventare la solita odiosa Santamariagoretti di Stocazzolandia ed invece no. Mi è piaciuta un sacco, l’ho davvero trovata un bel personaggio, completo, sfaccettato, interessante, solo leggermente troppo incline al buonismo verso la fine del libro ed infatti viene immediatamente punita dalla Dea del Menefreghismo che le ricorda perchè sarebbe sempre meglio non prendere iniziative in questioni familiari che non ci riguardano. Che questo sia un monito per tutte quelle persone convinte che bisogna sempre e solo andare d’amore e d’accordo.

Ma mi sto di nuovo perdendo.

Essi si incontrano in una biblioteca, non sanno nulla l’uno dell’altra ed è uno di quei rari incontri di anime (Goethe le chiamerebbe Affinità Elettive) che capitano così raramente nella vita che chi non le ha mai vissute pensa siano delle chimere. Ed invece no. Le loro anime si trovano, si riconoscono, si amano e non c’è un cazzo da fare, quando le anime si incontrano non puoi fare nulla, arrenditi e buttati dal grattacielo. [il karma, si sa, ha un senso dell’umorismo tutto suo]

I loro scambi verbali sono ben strutturati, intelligenti, raramente banali e, udite udite, c’è anche un accenno di Food Porn. E qui sotto potete ammirare il mio appunto sul blocchetto dell’office per non dimenticare questo importante dettaglio.

E’ un rapporto fatto di incontri, di tentazioni represse, un lento sbocciare di passione, e amore. Perchè sì, l’AMMMMMOOOOOORREEEEEEE si sente immediatamente, lo si percepisce nei gesti, nelle parole, nei silenzi. Ed è gestito davvero molto bene, romantico senza essere stucchevole, emozionante senza spingere sul puccismo, sensuale senza essere costretti a leggere la discesa agli inferi di un rapporto sessuale vivisezionato anatomopatologicamente (ma si dice?). Insomma, le parole sono usate, dosate e scelte bene e poi ci sono le Sad Stories, che non vi posso raccontare perchè sono il filo rosso che collega tutti i protagonisti e sul quale vorrei scrivere e parlare ore e che invece mi terrò dentro. Sappiate che se mi viene un attacco di gastrite è colpa vostra, perchè ho deciso di non spoilerare per non rovinarvi i tanti twist di questa bella storia.

Ma soprattutto c’è, silente ma sempre ben presente, l’afflizione di Esmond per qualcosa che gli impedisce di vivere appieno la vita e il nuovo amore. Questa nube nera che percepiamo sempre e che man mano iniziamo a comprendere, oddio…man mano….abbastanza presto direi ma non viene subito palesata, quindi resta lì, io lo so, tu lo sai, tutti o quasi lo sanno, ma non dicono. E questa sofferenza, questa disperazione, questa nube nera che incombe e che prima o poi riverserà quintali di merda, la temiamo un po’ tutti ed io la temevo un po’ più degli altri perchè avevo il sacro terrore che tutto si sistemasse a tarallucci e vino nel giro di due pagine.

No, non si sistema tutto.
Proprio per un cazzo.

E qui mi fermo. Mi fermo per non spoilerare. Mi fermo nonostante abbia molte cose da dire e molte riflessioni da fare, ma una cosa la voglio dire lo stesso. Ci tengo.

Spesso sono severa, rigida e sarcastica nei confronti degli epiloghi e, più in generale, della conclusione dei romance. Lo so che devono finire bene, ma “bene” può, dovrebbe e deve, significare tante cose, tante modalità, tante filosofie. Insomma, la favoletta mi ha un po’ rotto il cazzo. E lo dico, ci rido sopra, mi imbestialisco.

Quando trovo qualcuno che ha capacità e coraggio per terminare un libro facendomi letteralmente nell’ordine: palpitare, commuovere, rischiare un infarto, incazzare, temere di soffrire, soffrire, ri-palpitare, ri-commuovere, sorridere e gioire, lo dico.

Quindi un sentito, profondo, meritato GRAZIE, per questo epilogo, per questa conclusione perfettamente in linea con la personalità dei protagonisti, con tutta la gamma di emozioni* che riesce a suscitare in una lettrice cinico-sarcastico-romantica come la sottoscritta, grazie per non aver banalizzato, sminuito, stuprato tutto il bel lavoro fatto con Esmond ed Edith.

Non grido Bomba perchè il libro non è privo di difetti (ma ce ne fossero di difetti così) ma ve lo consiglio caldamente e ringrazio chi me lo ha consigliato, è un ottimo libro, i personaggi sono splendidamente umani e anche i comprimari sono ben caratterizzati. Per certi versi e con le dovute, enormi differenze, mi ha ricordato Perfido Intrigo della Blogh, anche se quello era davvero venato da una tristezza cosmica mentre questo è più ammantato da un’aura di premorte tragica.
va da sè che entrambi ci narrano di amori profondi e sofferti ed ecco in cosa li trovo simili.

Che dire?
Leggetelo immediatamente e ditemi cosa ne pensate.

Ah, giù le vostre manacce da Esmond, è mio….lui e i suoi trascorsi, i suoi traumi, le sue idiosincrasie e il suo cazzo di dimensioni normali. Prendo il pacchetto completo, grazie.

In poche parole

Basta poco per farsi voler bene, un uomo da sburro, una donna con i controcoglioni, sofferenza, strazio, dolore, amori contrastati, passione, completa assenza di puccismo e coerenza nell’epilogo.
Vi sembra impossibile? A me no. Basta leggere questo libro per rendersene conto.

Poschina

* SPOLIER
Nonostante i due cazzo di gemelli, rigorosamente maschi, partoriti alla 42esima settimana di cui uno podalico ma #tuttoèbenequelchefiniscebene, stanno tutti benissimo, lei li allatta pure e dormono anche come sassi
#mavaffanculovà

p.s.
Il Food Porn è una chicca imperdibile, roba che il Kindle ha cominciato a grondare sensualità da ogni circuito.

Un Duca per Gillie Trewlove – Lorraine Heath

Questo è il secondo libro della serie Trewlove e alla fine mi chiedo se ne sentivamo davvero l’esigenza o non sarebbe stato meglio accontentarsi di rileggere i vecchi libri.
A differenza del primo nel quale le prime 100 pagine erano piuttosto noiose, qui al contrario nelle prime 5 pagine scopriamo tutto quello che serve scoprire. E non è cosa buona e giusta.

La Trama: Venire lasciato all’altare è già stato umiliante, ma essere salvato dall’aggressione di una banda di teppisti da una donna, per quanto coraggiosa e bellissima, è davvero il culmine della terribile giornata del Duca di Thornley. O forse no. Gillie Trewlove, infatti, non solo lo ospita sino alla sua completa guarigione nella propria taverna, ma si offre anche di aiutarlo a setacciare gli angoli più bui di Londra alla ricerca della sua sposa fuggitiva. Tuttavia ogni momento che Thorne trascorre in compagnia di Gillie sembra accrescere il desiderio e la complicità tra loro e lo spinge a porsi domande sull’infelice scelta di un matrimonio di convenienza. Certo, lei non è un’aristocratica, ma Thorne è determinato a dimostrarle che non esiste alcun ostacolo capace di fermare un duca innamorato.

Ed ora la parola alla giurata. Praticamente uno spoiler senza soluzione di continuità.

Thorne viene mollato all’altare dalla dolce e all’apparenza remissiva Lavinia, la quale fugge in uno dei quartieri più malfamati di Londra, lui la segue, beve come una spugna, viene aggredito da 4 malfattori che lo accoltellano e salvato da una tizia che profuma di vaniglia e nonostante stia schiattando dissanguato, lo attizza da morire. Dal canto suo Gillie nel giro di 10 minuti passa dall’essere una frigidona di 29 anni disinteressata al sesso forte, a smaniare perchè vorrebbe che il tizio che ha appena salvato e che è mezzo morto nel suo letto le succhiasse i capezzoli e la sventrasse con il suo cazzo grossissimo che ha, casualmente, appena visto e misurato (nonostante non abbia termini di paragone).

E sì, se ve lo state chiedendo, ho intenzione di essere scurrile come non sono mai stata, in modo che le tante detrattrici che mi compatiscono per la scarsa capacità di scrittura contornata da volgarità gratuite, che poco si addicono ad una Signora, avranno di che parlare per una decina di minuti e saremo tutti più felici e più contenti.

Scrivo mentre mangio la colomba con gocce di cioccolato dei Superpigiamini e mi rendo anche conto di essere tendente all’acido e di essere piuttosto dura con questo libro, sarà colpa dell’eccesso di zuccheri, o del lavoro, o della pioggia, o dell’assordante rumore dell’aerosol che proviene dalla stanza accanto, non so proprio, ma tant’è.

Insomma, Thorne è un DucaConte di fantozziana memoria e dopo 3 minuti insieme a Gilly diventa il paladino dei morti di fame, degli illegittimi e degli orfani, spilla birra in taverna e si apposta sulle scale solo per rubare un bacio. Gilly è la classica tizia che si professa disinteressata agli uomini, è arrivata a trent’anni senza aver mai dato un bacio e la prima cosa che ha quando finalmente si trova in intimità è scoccare il pompino dei pompini, per giunta ad uno che ce l’ha grosso come una cetriolo da guinnes dei primati. #SignoraMiaMaPerChiMiHaPreso.

No, Maria, io esco.

Ovviamente entrambi hanno delle sad stories, che però non mi hanno minimamente toccata, e lo sappiamo tutti che io ormai piango per un nonnulla, quindi figuratevi il livello.

Dal mio ragguardevole punto di vista  ci sono diverse cose che non funzionano.
La più assurda è la facilità con la quale Thorne si inserisce in un mondo completamente diverso dal suo senza fare una piega e accettando la vita di Gilly come se fosse la cosa più naturale del mondo, ed è assurda anche la tranquillità con la quale un nobile viene accettato dalla marmaglia senza alcuna riserva. All’epoca la diffidenza non era a senso unico, tanto i nobili diffidavano dai commercianti e dalla plebaglia, tanto questi ultimi temevano la classe dominante e in molti casi, la disprezzavano proprio. Poi dai, non si può pensare che un duca sia così progressista e moderno da non restare mai, nemmeno per sbaglio, non dico sconvolto, ma infastidito dall’estrema libertà che Gillie manifesta con il suo comportamento. Siamo a fine ottocento, un’epoca nella quale un atteggiamento come quello di Gillie sarebbe stato considerato rivoluzionario per la gente comune e inaccettabile per la nobiltà.
Capite quindi che tutti quest tarallucci e vino mi sono risultati un po’ indigesti e avrei anche potuto digerirli con una dose cospicua di Maalox Plus se non fosse che la carissima Lorraine, non contenta di tutta questa licenza poetica, decide di metterci il carico da 90.

Tenete conto che praticamente TUTTO questo CAZZO di libro si focalizza sull’illegittimità, sulla brutalità dei nobili nel disfarsi dei figli indesiderati e ci viene ripetuto non una, non due, non dieci ma qualcosa come MILLEMILA volte che Gillie non vuole rischiare di restare incinta e che Thorne le sborra sempre e solo FUORI.

Bene, spero sia chiaro.

Lei resta incinta.
E giuro che non c’è nulla che destabilizzi Gillie moralmente più dell’illegittimità, in quanto lei stessa figlia illegittima.

Non solo resta incita senza nemmeno sapere come sia successo ed onestamente nemmeno noi, visto che secondo i suoi calcoli il misfatto è avvenuto più o meno quando l’ha sverginata e tutti ci ricordiamo che era stato specificato che il regale sperma non era stato scaricato in vagina…… ma ne è anche felicissima. Felicissima di partorire un figlio illegittimo perchè è frutto dell’AAAAMMMMMOOOORRREEEEEEE

Ma Zio Bono mi avete sfracassato i testicoli per 200 pagine con le menate sull’ingiustizia di generare illegittimi e poi lo fate??????????
Ma come cazzo state tutti e due??????

E non parliamo di due ragazzini ma di due adulti, lui ha 36 anni e lei 29. E lui quando le viene fuori la prima volta le dice “NON VOGLIO CHE TU CORRA IL RISCHIO DI AVERE UN FIGLIO ILLEGITTIMO”.
Aaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh……. e così non vuoi è?

Caro il mio DucaConte, mi sa tanto che non sei nemmeno in grado di fare il salto della quaglia e per questo la mia stima nei tuoi confronti finisce più o meno sotto le suole delle scarpe e TU!!!!!
TUUUUUUU, Lorraine.
Ora cosa dovrei fare con te?  Ti meriteresti di essere appesa a testa in giù per gli alluci e sventrata in onore dell’Oscuro Signore, perchè davvero….da te non me lo sarei MAI aspettata… e poi dico…. in questo libro ci stava proprio bene una bella gravidanza indesiderata, è decisamente il libro giusto, non cerca di sensibilizzare sull’argomento illegittimità, non se ne fa nemmeno un piccolo accenno nelle 200 pagine precendenti….nononono.
No, non è per niente un controsenso di dimensioni epiche.

Ma io lo so bene che questi espedienti alle lettrici piacciono, lo so che avranno sospirato di commozione quando la dolce, ingenua, sciocca Gillie ci confessa che sì, lei è vacca gravida. Lo so che piace, che sono tutte lì a dirsi quanto è stato romantico, quanto è pucci bucci e trallallà.

Trallallà un cazzo!

Per fortuna almeno scodella una femmina e non il tanto agognato erede, e quasi mi dimenticavo di dirvi che se all’inizio del libro lei era tutta un “non lascerò mai il mio monolocale in uno dei quartieri più malfamati di Londra” e altre vaccate simili, alla fine nella magione ducale a farsi servire e riverire ci va eccome.

Illegittima sì, ma mica scema.

E dopo questi smadonnamenti concludo dicendo che il libro, nonostante tutto, si lascia leggere (immagino che non tutte voi detestiate con l’anima le gravidanze indesiderate), le scene di sesso sono sufficientemente coinvolgenti e non ci si annoia. E’ altamente probabile che il prossimo libro si concentri sulla liaison tra Lavinia, la sposa fuggitiva e Finn Trewlove. Tra l’altro la fuggitiva ci rivela che il suo passato non è puro e cristallino come si pensava. Che abbia scofanato anche lei l’ennesimo illegittimo in questo caso anche figlio di padre illegittimo? Una specie di matrioska dell’illegittimità…..
Lo scopriremo nella prossima puntata di questa avvincente serie, mi sono già procurata online del Lexotan per cercare di vivere la lettura il più serenamente possibile.

p.s.
Nel caso ve lo steste chiedendo, sì… il meme l’ho fatto io, ho perso tempo per sottolineare tutto il mio fastidio.

In poche parole

Quando “prendere sul personale” diventa il mantra delle tua vita.

Ah….onestamente non so se ho azzeccato i nomi dei personaggi secondari…ma in fondo diciamocelo…non interessa a nessuno.

Poschina