I Bridgerton …. O meglio “I Bridgerton 2.0”

Eccoci qui; prima o poi doveva succedere ed infatti è successo, hanno deciso di fare la trasposizione telefilmica di una serie di libri Romance Storici che io ho letto.
Pensate a me, ormai quarantenne delusissima dall’attuale produzione letteraria, esasperata da mesi di reclusione, infastidita dall’essere sul Pianeta Terra proprio in questo momento storico che scopro che Shonda “Politically Correct” Rhimes ha messo le mani sui Bridgerton.

La famigliola felice

Ero così eccitata all’idea che smaniavo in attesa del 25 Dicembre….ero così felice, così agitata, così fastidiosamente pronta a sparlare per giorni, mesi, anni che quando ho visto il primo trailer ed è comparsa la Regina mi sono messa a saltellare dalla gioia. La Regina, la Regina ovunque, ….Ma quando mai? Va bene che la mia memoria non è poi così vivida ma non ricordo proprio che il personaggio della regina fosse così onnipresente.

Quindi ero tutto sommato felice di potermi accanire contro qualcuno ma anche in questo caso sono rimasta vagamente delusa perchè posso smadonnare in turcomanno, ma solo fino ad un certo punto, e per capire perchè non posso lanciarmi in voli pindarici di bestemmie bisogna partire dall’inizio ossia dai libri.

La Serie Bridgerton è una serie semplice, lineare, senza pretese e questo è stato il suo successo. Una grande famiglia felice che si ama e si vuole bene composta da mamma combattiva e 8 cazzo di figli uno più bello dell’altro che troveranno il Vero Grande Ammmoreeeeeeee e che vivranno felicissimi, innamoratissimi, riproducendosi a ritmo di leprotti selvatici. E che dire? Li ho letti tutti ed alcuni mi sono piaciuti più di altri, gli ultimi della serie sono davvero inutili e tutto sommato dimenticabili e gli spin-off sui nipoti della Dambury dimenticabili. Ma i primi – diciamo – 6 libri sono godibili (alcuni addirittura belli) ed io sono molto affezionata alla serie perchè è una delle prime che ho letto.

E quindi via…di capitolo in capitolo

Capitolo 1 – Il Fastidio

Lo snocciolo immediatamente così poi non ne parliamo più. Ma quanto è fastidioso il falso storico? Siamo nel 1800, in Inghilterra, forse uno dei Paesi più conservatori e attaccato all’etichetta, praticamente tutti i romance sono fondati sulla mania dell’esclusività e sul fatto che la linea di sangue è tutto ed ovviamente, essendo su Netflix ed essendo tra le mani si Shondona nostra, non viene in mente nulla di meglio che prendere una manciata di attori di almeno 5 etnie diverse e piazzarli così a caso tra nobilità e servitù, tanto fottesega se siamo nel 1813 e in Inghilterra la classe dominante era composta di britannici da almeno 25 generazioni. Non importa perchè siamo nel 2020 e ormai bisogna a tutti i costi essere politicamente corretti, anche a costo di stravolgere la Storia. Perchè qui non è una questione di quote rosa, rosse, verdi, qui si tratta di storia. Non si tratta di null’altro se non di rispetto per quello che è stato il passato, bello o brutto che sia, giusto o sbagliato che ci sembri oggi.

Lady Dambury e il Duca di Hastings

Capitolo 2 – Dalla carta alla pellicola

Una delle prime cose che ci hanno insegnato in Accademia è che trasporre uno scritto in una rappresentazione teatrale o cinematografica prevede come prima cosa capire il registro da usare. Siccome non so spiegarlo in modo semplice e coinciso, copio e incollo da Wikipedia: “Un registro, in linguistica, indica la varietà di lingue impiegate a seconda del tipo di rapporto psicologico e sociale sussistente tra i locutori, delle circostanze in cui avviene la comunicazione e del mezzo impiegato.”
Quindi comprendo benissimo che se ti rivolgi ad un pubblico eterogeneo e devi fare cassa, in qualche modo ti tocca svecchiare e semplificare e magari rendere più allegro e brillante quello che sulla carta è introspettivo e lento. Il fatto che spesso alle feste si saltelli allegramente su pezzi musicali che non ho riconosciuto, in parte per ignoranza e in parte perchè erano un agghiacciante mix di qualcosa ma non so bene cosa, o che Eloiise gridi come una pescivendola o che ancora si assista ad un’interazione tra i personaggi piuttosto moderna non stupisce più di tanto e per quanto mi riguarda nemmeno infastidisce troppo, una volta che ho accettato di vedere un qualcosa di non ben definito a livello storico.

Resta tuttavia l’impressione che si volesse fare qualcosa stile “Marie Antoniette” di Sofia Coppola, o “Moulin Rouge!”…..si, insomma l’idea era quella commistione di generi e di antico/moderno che se fatto bene spacca il culo ai passeri e in questo caso invece resta un vorrei ma non posso che alla fine lascia un po’ perplessi più che altro perchè non si capisce quale sia il vero target di riferimento. Adolescenti? Tardo-adolescenti? Amanti del genere? Tardone? Non si sa e forse è meglio così.

Capitolo 3 – Sesssssssssssssssssssso

Eccoci qui.
Parliamone. Qui, in questa serie tv che non ho ancora capito bene a che pubblico si stia rivolgendo, si scopa. Lo fanno un po’ tutti. Anthony con la cantante lirica della quale si è profondamente innamorato (Seriously?), ci sono orge, uomini con uomini, Daphne con Simon, Simon con se stesso e via dicendo. E che dire? Io ho trovato le scene di sesso poco coinvolgenti, sarò io, sarà l’età, sarà la scelta di rendere tutto molto studiato e molto meccanico e anche un po’ troppo scenografico…per esempio la leccata di gnagna sulle scale. Ok, va bene ma non esageriamo. O me lo fai bene in modo che io sbrodoli nel senso più letterale del termine o non me lo fai….buttandolo lì così. Non so se vi ricordate la scena di seduzione in “Lezioni di Piano” quando Keitel infila il dito nel buco della calza della Hunter e comincia ad allargarlo mentre lei suona…ecco, io voglio quello. Sbro-do-la-re.

Capitolo 4 – Il Fastidio dei colori

Londra, 1800.
La prima cosa che mi viene in mente sono fogne a cielo aperto e il carbone.
Avete presente il colore “fumo di Londra?”. Ecco, brave. Non è casuale. Da sempre Londra è sinonimo di fuliggine, nebbia e smog, e il 1800 non faceva eccezione tanto che chi è pratico del genere si sarà accorto che in tanti romance è sottolineato come a volte la fuliggine sia così spessa da non vedere le stelle. Ok che intossicare gli attori per voler a tutti costi essere fiscali e pedanti non sarebbe stato giusto ma questo stile un po’ frivolo, coloratissimo e molto, molto pop in alcuni momenti è addirittura eccessivo. Questa luce così luccicosa, i colori così brillanti, le pelli diafane e quasi porcellanesche…bah, non so. Mi è mancato un po’ quel mood piovigginoso e tetro che, come tutti sappiamo, è caratteristica principale dell’Inghilterra come la vedono i non autoctoni.

Capitolo 5 – La figaggine dei Bridgerton

Qui mi rendo conto di essere poco carina e poco gentile. Ma proprio pochissimo, perchè a me i fratelli Bridgerton non hanno smosso non dico un ormone, ma nemmeno l’ombra dell’ombra di un ormone.
Parliamone.

Anthony che nei libri è una specie di Caramella Rossana tutta da scartare e ciucciare, si è ridotto a morto di figa per una cantante lirica che, cucciola di mamma, non vuole cambiare per lui. Perchè lei vuole essere accettata per quello che è e bla…bla….bla….bla
E che palle!!! E lui che fa? Si intristisce. Che noia, che barba. Non si può vedere un Anthony che si dispera perchè l’amante lo ha scaricato…Ma anche no.
Oltretutto gli fanno anche fare la parte di quello che non vuole la responsabilità della famiglia quando in realtà è inserito benissimo nel ruolo da quando ha 18 anni e non gli pesa come invece sembra nella serie Tv.

Benedict che finisce in un circolo di pittura che è più un club del porno tra orge degne di Pornhub e coming out molto ma molto moderni. Anche lui poco sexy e poco ciucciabile per quanto mi riguarda ma siccome si è visto poco confido di poterlo criticare di più quando approfondiranno la sua storia.

Ed eccoci alla nota davvero, davvero dolente.
Colin.
Che nella foto sottostante è photoshoppato al punto da sembrare quello che non è: quasi bello.


Colin che nei libri è simpaticissimo, scaltrissimo, brillantissimo ma soprattutto bellissimo, mi diventa un ragazzo anonimo. E per anonimo intendo dire bruttino. E dico bruttino perchè oggi sono buona. Lo so, quello che dico è in un certo qual modo discriminatorio perchè in teoria conta solo che sia un bravo attore, giusto? Ed io dico NO. O meglio, sì….ma cmq. tu stai interpretando un gran figo. Vi siete mai chiesti perché James Bond lo ha interpretato Sean Connery e non Luciano Pavarotti? Perchè era un gran figo. Lo ripeto. Un Gran Figo. E c’è poco da dire in merito. Facciamo un altro esempio….Khal Drogo non è stato interpretato da Giovanni Lo Smilzo ma da un gran pezzo di manzo tutto muscoli e testosterone perchè il personaggio richiedeva queste caratteristiche. Ecco, Colin avrebbe dovuto essere un maschio strappamutande mentre le mie mutande sono ancora integre, ergo….qualcosa non ha funzionato.

Capitolo 6 – L’importanza del ghiaccio

Una delle caratteristiche principali di Simon, Duca di Hastings, è il contrasto tra i capelli scurissimi e due penetranti occhi color ghiaccio (ed ho usato la parola “penetranti” non a caso) quindi immaginatevi la mia costernazione quando mi sono trovata davanti un bellissimo ragazzo con pelle color caffè con due occhioni neri. Ma come? E un bel paio di lenti a contatto azzurre no? Cioè…avete cambiato più o meno tutto ed abbiamo capito che avete scelto a tavolino di mandare a cagare qualsiasi parvenza di storicità ci fosse in libri già per certi versi al limite e poi vi perdete in una banalità? Avete fatto trenta, fate trentuno e lasciateci almeno gli occhi di ghiaccio. Ed invece no, ci attacchiamo al tram e tiriamo.

Oltre agli occhi di ghiaccio, a questo Duca, manca anche un po’ di licenziosità. Parliamo di un noto libertino, uno che fa letteralmente sbocciare la sacra orchidea al solo vederlo che però per quanto mi riguarda resta un po’ rigidone e un po’ freddino. Persino nelle scene di sesso è come se non ci fosse intesa tra lui e Daphne, gli accoppiamenti risultano un pochino meccanici e costruiti a tavolino, avrei preferito quella dissolutezza che nei libri si percepisce piuttosto bene. Mi va bene la quota sesso, mi vanno anche bene le slinguazzate ma ripeto qui quanto sostenuto al capitolo 3; io voglio SBRO-DO-LA-RE.

Capitolo 7 – Violet e personaggi nuovi

Mamma Bridgerton è una donna risoluta, con due palle enormi, dolcemente frivola e che tiene testa a tutti i figli, dal primo all’ultimo. E’ una mamma chioccia, ma molto arguta e le sue conversazioni sono spesso venate da una punta di ironia che rende i battibecchi con i figli estremamente godibili, caratteristiche che si sono completamente perse (lo stesso vale un po’ per tutti i personaggi, forse il più stravolto è stato Colin con quella baggianata dell’innamoramento della tizia gravida) a favore di una donna per certi versi remissiva che sembra sempre un po’ spaurita.
Mi è dispiaciuto perchè nei libri è il filo rosso che unisce tutte le storie e la sua presenza è fondamentale e si sente aleggiare sempre, anche quando non è “in scena”. Violet è la madre che vorrei essere se fossi una vedova con 8 figli ed un mucchio di soldi, e vederla tutto sommato sminuita mi ha scocciato parecchio.

The Queen

Le new entry, a partire dalla Regina, personaggio che quantomeno nella prima serie ha una certa importanza nella storia, passando per il nipote principe e finendo con la vacca gravida le ho trovate o inutili o davvero trash. Siamo nel 1800 e se un principe, per giunta imparentato con la Regina, ti chiede la mano tu lo sposi e non rompi il cazzo. Potevano inventarsi qualcosa di meno assurdo. La tizia gravida che cerca di incastrare Colin è un mezzo per far capire che la situazione delle donne nubili, povere e gravide nei primi dell’800 era a dir poco allucinante, facciamo finta di non saperlo e accettiamo questa lezione sociale come fossimo bambini neonati e passiamo oltre.

Capitolo 8 – Pollice su o pollice giù?

Pollice a metà.
Tutto sommato siamo di fronte ad un’opera che è abbastanza fedele ai libri, che intrattiene senza annoiare, che scivola via bene e che sono sicura piacerà molto un po’ a tutti quelli che proveranno a guardarlo.

Resta per me il rammarico di vedere che, ancora una volta, non si da il giusto spessore al contesto storico perchè, parliamoci chiaro, i personaggi sono in costume ma è un’epoca senza tempo, una specie di accozzaglia di stili, colori e comportamenti. Come dicevo prima, l’idea era probabilmente quella di modernizzare il tutto per renderlo appetibile ai fruitori moderni ma gli manca quel coraggio di schiacciare il pedale dell’esagerazione, come avviene in Moulin Rouge ed ottenere un’esplosione di musica, sentimenti e trash argutamente studiato o di rendere i personaggi icone pop (come fece la Coppola in Marie Antoniette). Certo, parliamo di due esempi limite, criticabili e spesso non apprezzati ma sicuramente pieni di coraggio, e parliamo di budget diversi e di registro diverso, ho citato due film mentre I Bridgerton è una Serie Tv. Tuttavia – come diceva Tomba – chi mi conosce lo sa, non amo le mezze misure e questo moderno non moderno, storico non storico, alla fine non mi convince.

Epilogo

Il mio resta il parere di una lettrice, che si è sciroppata tutti i libri più volte, che già di suo è una ben nota scassacazzi e che ovviamente si era fatta tutto il suo immaginario sia a livello estetico che musicale e quindi trovandosi di fronte ad un’opera che per ovvi motivi non corrisponde a quanto immaginato, ha trovato da ridire [strano, vero?].

Tolto tutto quanto detto sopra penso che “I Bridgerton” sia un prodotto studiato per un pubblico ampio, che vuole divertirsi senza stare troppo lì a pensare. Va bene per la sciura che ama il gossip, va bene per la mamma stanca di pulire casa e bambini, va bene per la ventenne che non ha mai letto un cazzo di storico ma che vuole vedere manzi che fanno sesso, va bene per gli amanti delle serie tv in generale e anche per chi come me ha letto i libri, trova sempre qualcosa da ridire, ma ama talmente tanto il genere che pur di vederlo è disposta a mandar giù i bocconi amari.
In pratica hanno fatto una sbobba che si adatta un po’ a tutte le bocche…diciamo un McDonalds e facciamola finita.

Va preso per quel che è.
Va accettato con tutte le idiosincrasie del caso.
Va bevuto puntata per puntata come fossero shottini….uno via l’altro e buona pace se il rhum era di bassa qualità. Alla fine ti ubriachi lo stesso.

Se siamo oneste fino in fondo dobbiamo anche ammettere che la Quinn non è certo la scrittrice più introspettiva dell’universo e che alcuni suoi romanzi sono davvero all’acqua di rose quindi si prestano bene ad essere manipolati e riassemblati a piacimento senza che venga stravolto più di tanto il loro contenuto.

Va dato a Shonda quel che è di Shonda. Si sente che chi ha gestito la baracca ha esperienza pluriennale nello sceneggiare serial. Vogliamo parlare di tutte le piccole semine che ci sono in questa serie e che, chi ha letto i libri, ha immediatamente riconosciuto? Vogliamo parlare dell’ape (a me sembrava un bombo più che un’ape….ma devo verificare) sulla porta dei Bridgerton? Che colpaccio Shondona dei miei stivali.
Brava!

Post scriptum – Cose che non posso perdonare

Aver svelato l’identità di Lady Whistledown così presto è stato imperdonabile. E non sono l’unica a pensarla in questo modo. Davvero una pessima scelta.

Attendo con ansia di sapere cosa ne pensano le accanite lettrici della Quinn.
Avranno avuto le mie stesse sensazioni o si sono appassionate?
Attendono con ansia la seconda serie o hanno abbandonato la prima puntata dopo i primi 10 minuti?

Voglio sapere
Poschina

Occhi Verdi – Judith McNaught

C’è una domanda che non mi lascia tregua negli ultimi due giorni: “Perchè non ho mai scritto nulla su Occhi Verdi?”, ma poi ne siamo sicuri? Ho cercato e non ho trovato niente di interessante, se non una voce nel listone di Ottobre (credo) 2014 nel quale davo un 7,5 senza particolari entusiasmi.

Va bene che ero nel periodo buio della mia vita, ma possibile che non mi avesse colpita più di tanto? Ricordavo di essermi infastidita per lo stile tipico di Nostra Signora del Misunderstanding fatto di millemila incomprensioni che sarebbero risolvibili in un minuto ma che si trascinano per 3/400 pagine portando la sottoscritta all’ulcera perforata, ma a parte questo piccolo dettaglio, per il resto ci sono due o tre scene che da sole valgono un intero libro, forse due, 8 di quelli pubblicati recentemente.

Ma partiamo dalla cover. Ho scelto quella che più rispecchia il libro perchè in rete ne ho trovata una “AGGHIAGGIANDE” – come direbbe Conte – con due vecchiardi che si abbracciano sensualmente. Ho ancora i brividi…..

La Trama: Elizabeth Cameron, contessa di Havenhurst, è una giovane di irresistibile bellezza e squisita gentilezza, ma dietro i suoi innocenti occhi verdi si cela un’impetuosa audacia. Nell’abbraccio di Ian Thornton, uomo di rara avvenenza, Elizabeth prova per la prima volta un turbamento sconosciuto che le infiamma i sensi. Ma Ian ha un passato misterioso ed è socialmente emarginato, e la reputazione di Elizabeth risulta irrimediabilmente rovinata. Dai salotti di Londra alle selvagge Highlands scozzesi, in un alternarsi di passione, sospetti e spiazzanti imprevisti, i due amanti sfideranno ogni insidia per coronare un amore tanto tumultuoso quanto unico.

Ed ora la parola alla giurata – Spoiler e recensione atipica

Trama a parte, qui siamo di fronte ad un romanzo che ha una trentina d’anni, quindi….care le mie estimatrici del pompino con ingoio al secondo incontro, qui cascate male. Molto male. Qui, non si scopa.

Lo dico subito così chi sta cercando qualcosa di molto piccante può comprare uno dei 12mila romanzi contemporanei che trattano il tema della segretaria cogliona innamorata del suo capo 35enne multimiliardario che se la sbatte in lungo e in largo (sono le caratteristiche del suo cazzo) per tutto il libro che, peraltro, a parte qualche sega mentale dei protagonisti, non offre nulla più di qualche wet dream.

Detto questo…torniamo a noi.
Non mi interessa tanto raccontarvi cosa succede ma più che altro l’attenzione e l’approccio che si aveva, nei bei vecchi tempi andati, alla storia. E qui c’è materiale da vendere.
A partire da Elizabeth, quella che ha gli occhi verdi. Ma non verdino, verdognolo o verdastro. Proprio verdi. Verdi come le foglie bagnate, verdi come un prato dell’Alto Adige, proprio verdi. Ed è anche, chiaramente, una figa pazzesca. Ma questo in realtà conta meno di quel che sembra perchè di lei viene sviscerato tutto.

Giovane, bella, arguta, intelligente e terribilmente inesperta. Quest’ultima caratteristica sarà la molla che muove l’intera storia perchè lui, il nostro Ian (sospirone con relativa leggera schiusa dell’orchidea) è l’esatto opposto. Uomo di rara beltade, moro con occhi color ambra, fisicatissimo, intelligentissimo ma al momento senza titolo, è anche un libertino di prima categoria, passa il suo tempo seducendo belle donzelle ed evitando la buona società. Ma…..

E qui, secondo me, siamo in piena scena BBBBBOOOOOOMMMMBBBAAAAAAAAAAAA

L’incontro tra i due, nato dal tentativo di mettere in ridicolo Elizabeth da parte di alcune amiche piuttosto stronze, finisce per essere una delle scene meglio costruite del romance. Vengono infatti messi in risalto, in modo nient’affatto didascalico, tutti quegli elementi che fanno capire ad Ian che Elizabeth non è la classica damina che cerca un po’ di divertimento, ma che di fronte a se, ha una ragazza inconsapevole di quello che sta succedendo, dell’attrazione, del magnetismo, di quella magia rara che si crea solo con poche persone. E vi assicuro che il cambiamento da parte di Ian, all’inizio blandamente scocciato, poi divertito ed infine conquistato, è descritto benissimo. Lo stesso lavoro è fatto su Elisabeth, sul suo nervosismo, l’insicurezza, l’inesperienza che le impedisce di rendersi conto che, volendo, Ian potrebbe convincerla a fare di tutto, perchè lui, essendo scafato, ha già capito che l’attrazione che provano è inarrestabile e può condurre solo ad una destinazione: SESSO.

Ma vi giuro e vi spergiuro che è una scena di una bellezza rara.
Gli sguardi… nessuno sa descrivere gli sguardi come Mamma Judith, non ho ancora trovato una scrittrice romance capace di descrivere il minimo cambiamento emotivo come fa lei. Dà alla gestualità la giusta importanza, sfregarsi le mani, scostare una ciocca di capelli e SBAM, avverti la tensione, l’incertezza. Mezzo sorriso di Ian e sei persa, ti stai già slacciando i jeans…. un bacio ed un sospiro e non ne esci più, peggio dell’oppio.

Avercene di scrittrici così.

E vogliamo parlare del “Balla con me” sussurrato nel buio della notte con quella voce da squirting immediato?
No, non ne parlo….ve la lascio leggere.

E il capanno? Come dimenticare il capanno. Vado o non vado? Ok, vado…tanto Ian se ne sarà già andato. E invece lui è lì, ad aspettarla. E come volete che finisca?
NO!
No…niente sesso sfrenato con tanto di orgasmi multipli, siamo all’inizio degli anni 90 ed è tutto strusciamenti, capezzoli turgidi, peni che non si vedono e manco si nominano, ma si sentono (eccome), baci appassionati, slinguazzate e abbracci infiniti….occhi velati dal desiderio, respiri affannosi.
Ma che ne sanno i millennials….

E’ così che si accresce nel lettore l’aspettativa, la voglia di andare avanti, quella bramosia di leggere ancora, ancora e ancora per vedere dove si va a parare.
Scrittrici, leggete e prendete appunti.
Lettrici, leggete e cercate di capire perchè un libro vi sembra funzionare e un altro no.
Analizzate, pensate, vivete la storia. Non accontentatevi.

Poi succede il primo di una serie di BM. Che per quanto mi riguarda sono la nota dolente di libro e scrittrice ma ne parleremo poi.

Vorrei puntare l’attenzione su un’altra scena.
Esterno notte, Scozia, due anni dopo.
Elizabeth confessa ad Ian che gli ha sempre scaricato addosso tutta la colpa di quello che è successo e che ha generato lo scandalo che l’ha resa una reietta, ma che si è resa conto che in realtà è stata anche colpa sua perchè si è comportata in modo poco assennato.
E questo ci dimostra, ma soprattutto dimostra ad Ian, che la piccola non è cambiata per niente, è sempre ingenua riguardo ai meccanismi di seduzione.
Allora Ian le spiega che forse non si è resa conto che quello che è successo due anni prima era frutto dell’esperta manipolazione di un libertino. Che lei non ha colpe, che semplicemente si desideravano come pazzi, e che tutto quel turbamento che Liz sentiva ma non riconosceva era per lui cristallino. Desiderio, bramosia, smania. Così, per soddisfare questo desiderio, ha usato tutte le tecniche di seduzione fino a quel momento conosciute in occidente e l’ha portata esattamente dove entrambi desideravano che fosse.

E dove voleva essere la nostra donzella?
Brave, tra le possenti braccia di un pezzo di figo stratosferico che ti slingua e scapezzola come dio comanda, ti rispetta abbastanza da non “approfittarsi di te” e che per dimostrarle che il suo posto è esattamente lì, tra le sue braccia strappate all’agricoltura, le dà un’altra lezione a base di petting spinto e baci strappamutande.

Tutto ciò per dire che non è che le cose accadono a cazzo di cane in questo libro, ma tutto è collegato, tutto ha un senso, tutto ha un preciso significato. Ed è così che vanno scritti i libri.
Se sei mesi prima è successa una cosa non è che puoi dimenticartene a piacimento, se la protagonista è, come in questo caso, un letale mix di inconsapevole sensualità e timidezza, non mi può diventare uno zoccolone nel giro di due righe!!!

E poi cristo santo le scene hot.
E faccio notare che non si parla di scopate cosmiche appesi al soffitto ma di scene talmente ben costruite che esprimono tutto quello che i protagonisti stanno provando. La passione, la tenerezza, la smania, l’eccitazione, la tentazione…. tutto senza descrizioni dettagliate degli organi genitali di entrambi, senza spade sguainate o esplorazioni da manuale di ginecologia.

Intanto passa il tempo e il rapporto tra i due cambia, si modifica, cresce, si intesisce, si ammorbidisce, poi di nuovo crisi, incomprensioni, sentimenti repressi (ve l’ho detto che NSdMU ha qualche problema e finisce sempre per mettere troppa carne al fuoco), vendette, parole non dette, parole dette troppo in fretta….e via dicendo per quelle millemila pagine che sono anch’esse una caratteristica della scrittrice.

Ma veniamo alle note dolenti.
Perchè va bene che Ian è a tutti gli effetti un personaggio maschile con i controcoglioni che ti fa venir voglia di fare cose ancora oggi illegali nella maggior parte degli USA, va bene che a me Elizabeth è sempre piaciuta, va benissimo che tutti i comprimari siano sufficientemente sviluppati e che mi ripresenti anche un Jordan (Qualcosa di Meraviglioso – Judith McNaught) ormai ammansito dal matrimonio ma cmq. da sburro, ma porcaccia la misera basta con colpi di scena ed incomprensioni.

E’ un continuo.
Già tende ad allungare il brodo, tutta la prima parte del libro, che siamo d’accordo serva a farci capire perchè c’è tutto questo astio tra i protagonisti, poteva essere non dico mutilata, ma spuntata un pochino perchè è davvero troppo lunga.
Poi se ci metti che ogni due per tre scatta l’incomprensione cosmica, che tutti nascondono un segreto che sicuramente farà incazzare l’altro e che entrambi i protagonisti sono orgogliosi e testardi come muli allora vuoi farmi del male.

Dillo Juidith, ammettilo….lo fai apposta.

Soprattutto dai 3/4 in poi si fatica a mantenere la calma.
Basta, non è possibile che non ne vada bene una, e cazzarola parlatevi. Sedetevi ad un tavolo e sputtanatevi a vicenda…poi vi riappacificate con una bella scena di sesso e mi rendete la donna più soddisfatta del mondo.

Siamo onesti fino in fondo; a conti fatti, quest’insopportabile tendenza della McNaught a rendere tutto forzatamente complicato, è poca cosa rispetto alla bellezza dei suoi libri. I difetti che ho trovato in “Occhi Verdi” sono gli stessi che ho riscontrato negli altri libri della serie, ma in tutti alla fine è prevalsa l’ammirazione per la capacità di costruire storie complesse e credibili, ben strutturate e con personaggi a tutto tondo che restano impressi nella memoria e che meritano sicuramente di essere annoverati tra i migliori fictional character della letteratura romance storica.

Ci sono due cose che mi fanno capire che il libro che sto leggendo, per quanto mi riguarda, funziona.
Primo: la visualizzazione mentale di personaggi e luoghi. Se un libro è scritto bene, i personaggi li vedi, li senti, sono tridimensionali…senti i profumi dei luoghi, le musiche, il tintinnare dei bicchieri nelle affollate sale da ballo.
Secondo: la tristezza quando il libro sta per finire…anzi…quando arrivi a metà e sai che stai inevitabilmente dirigendoti verso una fine che non vuoi leggere, e ti assale quella malinconia pazzesca che non riesci in alcun modo a contrastare.

Occhi Verdi è sicuramente un libro che merita di essere letto e riletto.
E Judith McNaught, giusto per mettere le cose in prospettiva, ha venduto qualcosa come 30 milioni di copie.

Chapeau.

Poschina

Tagline “Mezzo sorriso di Ian e sei persa, ti stai già slacciando i jeans…. un bacio ed un sospiro e non ne esci più, peggio dell’oppio”.

Serie Sequels

  1. Once and Always (1987) – Sarà per Sempre
  2. Something Wonderful (1988) – Qualcosa di Meraviglioso
  3. Almost Heaven (1990) – Occhi Verdi (Come al solito una traduzione letterale)

La Figlia del Diavolo – Lisa Kleypas

“Ah, la tauromachia…” diceva Luigio Guastardo Della Radica.
Non che questa esternazione abbia molto a che fare con questo post, e men che meno con il libro di cui parlerò, ma mi fa sempre molto ridere….e questo basta e avanza per ficcare questa frase un po’ ovunque.

Ma passiamo subito a noi e cominciamo con il dire che ho letto il libro due volte, la prima a luglio, e alla fine non sapevo cosa pensare perchè mi era piaciuto ma non capivo bene il perchè, visto che ci sono delle cose che non vanno e che il protagonista non è il classico uomo Kleypas.
Allora l’ho riletto settimana scorsa, complice il ritorno della vita da pendolare e il tempo  libero da passare in treno ed ho concluso che mi è piaciuto, ed anche capito il perchè.

La Trama: Hampshire, Inghilterra, 1877. Lady Phoebe Clare, bella, giovane e vedova, non ha mai incontrato Weston Ravenel, ma è sicura che si tratti di un mascalzone, meschino e prepotente. Già ai tempi della scuola aveva reso la vita del suo ormai defunto marito un inferno, e non potrà mai perdonarglielo. Ma alle nozze del fratello, Phoebe incontra un giovane uomo affascinante che la incanta… e la stupisce non poco quando si presenta come Weston Ravenel! Potranno mai superare l’ostilità e abbandonarsi alla passione che li attrae l’uno verso l’altra?

Ed ora la parola alla giurata – Spoiler alert

Ho iniziato a leggere questo libro piena di aspettative e pregiudizi, così…tanto per non farmi mancare nulla, perchè ad un sacco di gente che conosco e della quale mi fido non era piaciuto per niente. Ma non una cosa del tipo “Mah, ho letto di meglio”, ma più che altro una specie di “A morte Zia Lisa che ormai sarebbe meglio passasse il tempo a fare la calza piuttosto che scrivere”. Ne ho sentite di cotte e di crude, personaggi inesistenti, noia, scene di sesso brutte, West completamente stravolto, noia, noia, noia….

Invece non ho trovato nulla di tutto questo. Ho trovato una Kleypas profondamente diversa da quella della serie Wallflowers e addirittura quasi irriconoscibile da quella di Craveniana memoria. Ma poi ho superato le perplessità ragionando su un concetto piuttosto banalotto (d’altronde non sono certo una filosofa) ossia che come sono invecchiata io, è invecchiata anche l’adorabile Zia Lisa. Come i miei capelli imbiancano felicemente, lo faranno anche i suoi e di conseguenza anche i suoi personaggi, le sue trame e persino lo svolgersi delle storie, sarà meno galoppante dei vecchi lavori.

Per prima cosa non ho trovato il libro per niente noioso, anzi. Solamente più lineare di altri. E ci sta tutto perchè non è la passione di due adolescenti che esplode in un pomeriggio d’estate, non è nemmeno la redenzione di un libertino da parte della solita verginella che poi si rivelerà in realtà uno zoccolone esperto in pompini con ingoio nel giro di dieci pagine.

Qui si parla di una madre vedova e di un uomo che crede di non meritare nulla di bello nella vita.

E sì, lo so che lo state pensando tutte…..siamo in zona “Uomini col mestruo” e peraltro la sindrome premestruale di West è decisamente eccessiva perchè va avanti un po’ troppo per i miei gusti e lo perdono solo perchè oltre ad essere un figo stratosferico, ad avere il solito, immancabile enorme pene che “non si sa mai come faccia a starci” [ma poi ci sta sempre, ansie pre-sesso a parte], è un personaggio che è stato preso, coccolato, fatto crescere e maturare durante tutta la serie Ravenel. E il lavoro è stato fatto bene. La trasformazione da nullafacente ubriacone e inaffidabile a “uomo con i controcoglioni” è stata studiata e portata avanti con piccoli o grandi apparizioni sparpagliate negli altri libri che ci hanno portato a conoscere molto bene il personaggio e ad affezionarci irrimediabilmente.

West a parte, l’altra protagonista è la dolce e risoluta Phoebe, madre di due bambini (come al solito adorabili perchè i bambini scassacazzo evidentemente li ho solo io), ancora devota dopo due anni di vedovanza al “povero Henry”, amore della sua vita e padre adorato. Un giovane uomo molto sfortunato che aveva un po’ tutti i malanni del mondo, ha condotto una vita di merda e sul letto di morte si è fatto promettere dalla mogliettina che avrebbe sposato il cugino Edward, perchè così tutto restava in famiglia.

Avrebbe potuto filare tutto liscio, se non fosse che tra la morte del “povero Henry” e il matrimonio con lo scialbissimo Edward si mette di mezzo West, il quale vibra come un diapason ogni volta che vede la rossa vedova e se non fosse che Phoebe si riscopre donna sessualmente attiva (come la Vecchina di Mai dire Gol) ogni volta che West si trova nel raggio di 5 km.

Comunque…. lei lo odia perchè anni ed anni addietro, ai tempi della scuola, il “povero Henry” veniva tiranneggiato da un piccolo West pingue e maleducato che gli faceva ogni dispetto possibile rendendo la sua vita più misera di quanto già non fosse. Oltretutto, anche ora che è adulto, West tende ad essere piuttosto brusco nelle sue esternazioni e a criticare apertamente la gestione della tenuta Clare. Peccato solo che a stargli vicino Phoebe si senta completamente scombussolata, abbia le vampate e un’irresistibile voglia di farsi spupazzare in ogni modo e in ogni luogo e, onestamente, anch’io.

La tensione sessuale tra i due è ai massimi livelli anche perchè West ha la capacità di far riassaporare a Phoebe le gioie della vita (prima ancora di quelle del sesso) in quanto persino il cibo, o meglio il piacere di gustare il cibo, era proibito in casa Clare perchè non si voleva urtare la sensibilità del “povero Henry”. Pensate un po’ che vita di merda ha fatto questa povera ragazza….posso solo immaginare quanto dovesse essere brillante il sesso tra i due sposi.

E parliamo di quest’uomo che non c’è ma ammorba ancora la vita della sua vedova. Un uomo sicuramente segnato dalla vita ma anche profondamente viziato, che viveva in un mondo tutto suo, di una mollezza cosmica e non si capisce bene come abbia fatto a conquistarsi il cuore di una donna come Phoebe, figlia del più rinomato libertino d’Inghilterra e di una donna che ha avuto le palle di costringerlo a sposarla nonostante fosse considerata una loser di dimensioni galattiche. E non me lo chiedo io, che sono notoriamente una gran rompicoglioni, se lo chiede anche Sebastian…..

Parentesi Sebastian….
Sono sempre stata gerontofila ma con Sebastian quasi sessantenne ho raggiunto il top assoluto. Più invecchia e più mi ricorda il meraviglioso personaggio del “Duca di Avon” uscito da testa e penna di quel genio che era Georgette Heyer (rileggetevi immediatamente – La Pedina Scambiata), soprannominato per l’appunto Il Diavolo.
Sebastian è, come sempre, da sburro, anche ora che ha assunto dimensioni quasi mitiche. E capiamoci bene, sono dimensioni esagerate, al limite del credibile, che tolgono un po’ di realismo al tutto, per certi verse ci si avvicina addirittura alla farsa. 
Ma sarà il passato, saranno i ricordi, sarà quel che sarà, tutte le volte che compare sulla scena io sento un brivido correre lungo la schiena….

Ah, la tauromachia!

Vecchi sessualmente affascinanti a parte, siamo di fronte ad una coppia che funziona nonostante tutto.
Lei scopre che forse è sempre stata più avventurosa, più passionale, più maliziosa e più godereccia di quanto pensasse e improvvisamente si rende anche conto che il “povero Henry” forse un po’ le ha tarpato le ali e anche che era un convenzionale che preferiva nascondere la polvere sotto il tappeto piuttosto che affrontare i problemi. West invece passa il tempo lacerato tra la voglia di stare con Phoebe e la paura di non essere in grado di essere una bella persona. Che per carità…all’inizio sarà anche molto nobile ma dopo un po’ basta. Zio caro deve addirittura attendere che intervenga il padre della donna che ama a fare da cupido perchè altrimenti sarebbe finito in una spirale di autocommiserazione. 

Però funziona, anche con diversi difetti…per dirne uno alcune scene di sesso sono al limite del ginecologico, cosa che a mio parere toglie troppo all’immaginazione e alla fine sembra di leggere un trattato tecnico che smorza un po’ l’emozione generale.
Funziona anche il non aver calcato la mano con attentati, incendi, sparatorie, rocamboleschi salvataggi della donzella, che personalmente trovo più fastidiosi che altro anche perchè spesso sono messi lì un po’ a cazzo di cane, come direbbe Renè Ferretti.

Non è un libro bomba, non è sicuramente il miglior lavoro della Kleypas e ci sono molte cose che avrebbero potuto essere sviluppate meglio. Però è un buon libro, un libro che sarebbe stato apprezzato maggiormente se non fosse stato scritto da Zia Lisa, dalla quale tutti pretendiamo sempre il top. Di certo non siamo di fronte a due personaggi che ti entrano nel sangue e ci rimangono per sempre, ma piuttosto a dei comprimari. E’ questo che mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca, quest’idea che l’autrice si sia tenuta un po’ di cose dentro, come se si fosse in un certo senso trattenuta. E’ anche difficile da spiegare perchè è più una sensazione che altro. Ma se penso a Derek Craven lo vedo come l’esplosione di una supernova, un personaggio che riempiva le pagine e l’immaginario del lettore. E vogliamo parlare di St.Vincent? Il libertino per eccellenza, il nobile tutto splendore e raffinatezza che illuminava letteralmente tutto quello che incontrava? E persino Westcliff o McKenna (non so se si scrive così) avevano delle personalità dirompenti che non si possono dimenticare.
West e Phoebe sono meno esplosivi, meno incisivi, direi Slow Romance.
Ora vi starete chiedendo perchè alla fine mi sia piaciuto, visto che di difetti ne ho trovati abbastanza, ed io ve lo spiego senza vergogna.

L’Anzianity.
Quel momento in cui realizzi che il Mc Donald’s è quasi indigeribile, che in effetti la coca cola è più stucchevole che altro, che troppo zucchero sul Pandoro ne oscura completamente il sapore, che la Nutella a cucchiaiate ti provoca il reflusso. 

Ragazzi, spiegoni del cazzo a parte, la dura realtà è che sto invecchiando….
Deal with it!

Poschina

Anzianity: quel momento in cui ti accorgi che gli “Uomini col mestruo” non ti provocano più soltanto l’orticaria.

p.s. Si è per caso intuito che io il “povero Henry” l’ho odiato con l’anima?

Cosa ho letto in quarantena?

Sottotitolo: Come incazzarsi e deprimersi leggendo.

Abbandonate le remore che mi hanno attanagliata in tempi di emergenza Covid, mi rimetto a scrivere, assillata da un senso di impotenza cosmico nei confronti di una vita letteraria ormai povera di contenuti romance di interesse.

Dopo mesi passati a colpevolizzarmi, in questa giornata petalosamente soleggiata finalmente prendo in mano il mio pc usato negli ultimi mesi solo a scopo lavorativo (quanta tristezza in questa affermazione) e mi accingo a spiegarvi perchè ormai io e il romance siamo ai ferri corti. Mi ero convinta che fosse colpa mia ma poi, ad un certo punto ho detto “basta”.

Sono stufa di attribuirmi colpe che non ho. Sono stanca di dirmi “Su, dai…si vede che non è periodo….sarai tu che non riesci farti andare bene niente, devi cercare di apprezzare ciò che c’è di buono e via dicendo”. E’ un ragionamento sbagliato, un ragionamento figlio dell’appiattimento socio-culturale a cui ormai siamo talmente abituati da farlo in automatico. Apprezziamo ed esaltiamo prodotti spesso mediocri perchè non avendo nulla di meglio ce li facciamo andare bene. Ma è un atteggiamento sbagliato e pericoloso. E’ un atteggiamento che porta ad un abbassamento di livello e tutto ciò che ci porta ad essere meno di quello che siamo, non va bene.
Io mi rifiuto di unirmi al carrozzone di gioia e gaudio per prodotti di bassa caratura, mi rifiuto a costo di sembrare snob, presuntuosa e anche pedante.

Che poi lo sappiamo tutti che sono esattamente così, fondamentalmente snob, presuntuosa e pedante, ma non in questo specifico caso. In questo caso sono solo onesta.

Cominciamo con le occasioni sprecate e sono ben due e di due scrittrici italiane.
Bingo! 
Affilate i coltelli.

Scopro Bianca Marconero per caso, come praticamente il 98% di quello che finisco per leggere e comincio “Le nostre prime sette volte” animata da quell’inspiegabile senso di sfiducia che provo per le autrici italiane. Mi sforzo perchè mi sembra crudele da parte mia avere dei pregiudizi così radicati da farmi escludere a priori, dalla lista dei papabili scrittori, chiunque abbia un nome italiano o un improbabile nome inglese, che nasconde nel 95% dei casi un italiano sotto mentite spoglie. Faccio notare che trattasi di contemporaneo, un’altra categoria che fatico a digerire. Meriterei un premio solo per aver avuto il coraggio di lanciarmi nell’impresa.

Comunque quando inizio mi sorprendo interessata, anzi….sinceramente coinvolta e comincio a fantasticare su una me a fine libro soddisfatta ed emozionata per aver finalmente trovato un romance contemporaneo italiano degno di nota.

E il libro per scorrere, scorre.
E’ brioso, intelligente, divertente al punto giusto, scontato quel tanto che basta per non vivere con il patema d’animo temendo qualcosa di tremendo all’orizzonte ed io ero anche esaltata dall’appassionarmi, dal sentirmi finalmente inserita in quel pezzo di società tutta al femminile che adora il romance contemporaneo; già mi immaginavo seduta ad un tavolo con la mia bella mascherina, circondata da donne che parlavano di imprenditori e segretarie ed io avrei potuto dire la mia.
Dopo anni ed anni di silenzio.

Poi, più o meno intorno al 70% del libro il sogno si infrange; comincio a fiutare l’acre odore di carogna che accompagna le fregature letterarie, tuttavia ero innamorata dell’idea di amare il romance contemporaneo ed ho fatto finta di niente, ho continuato imperterrita la lettura ignorando tutti i segnali e sperando, proprio io, in un finale raffazzonato di 10 righe con tanto di bambini e gravidanze plurigemellari miracolose.

E invece nulla.
Il libro non finisce. 
C’è un altro libro.

Ed è proprio lì, che Cheng-Li “La Furia Pelosa” è esplosa in tutta la sua frustrazione, maledicendo il genere, le scrittrici, gli editori, le recensioni a 15 stelle, i blog letterari in generale e via dicendo, in una spirale di distruzione cosmica di rara ferocia.

Perchè siamo onesti. Onestissimi.
761 pagine sono troppe.
La storia funzionava benissimo e in 300/350 pagine avrebbe dovuto concludersi ed invece va avanti. Non solo va avanti, ma in un nuovo libro che tu devi acquistare se vuoi sapere come andrà a finire. Ci ho anche provato a leggere il seguito ma a metà mi sono annoiata perchè tra una cosa e l’altra, non ultima la rabbia, avevo perso la magia che mi aveva tanto conquistata nel primo libro. Dopo un po’ si comincia ad allungare il brodo, stiamo parlando di una storia lunghissima che già lascia molto spazio alla sospensione di incredulità nel primo tomo, figuriamoci quando dopo 500/550 pagine i due protagonisti hanno fatto di tutto prima per evitarsi e poi per amarsi. Ok, va bene…. tutto bello, divertente, emozionante e via dicendo ma parliamo di 761 pagine.

761 pagine. 
Jane Eyre è più corto.   
E parliamo di un capolavoro.
Orgoglio e Pregiudizio si aggira intorno alle 500 pagine.
Un caso? Non credo proprio.
Ed è a questo punto che io mi chiedo se sia nato prima l’uovo o la gallina. Ossia se la scelta di un secondo volume sia dello scrittore o della casa editrice. Perchè ho sempre più viva l’impressione che si tenda, per fare cassa (ovviamente parlo delle case editrici e non degli scrittori), a battere il ferro finchè è caldo anche a costo di calpestare una buona storia frazionandola e smembrandola fino a renderla sciapa.

E’ un peccato perchè se ci fosse stato un solo libro [e vi assicuro che l’impressione che si ha leggendo il primo è proprio che avrebbe dovuto concludersi salvo poi svoltare inaspettatamente] sarebbe stato davvero un buon libro, piacevole, intelligente, scritto bene.

Per quanto mi riguarda è un’occasione persa. Al primo libro, fino al 70/80 % avrei dato un 8 pieno, ma non avendo concluso il secondo il mio voto rimane lì, sospeso nel limbo di quelle 761 pagine che non sono riuscita a finire di leggere.
Peccato.
Peccato perchè Bianca è brava a scrivere ed è riuscita a dar vita a personaggi di indubbio interesse, sarà per la prossima volta.

Ed ora sveliamo chi è la seconda autrice italiana capitata sotto le mie grinfie….rullo di tamburi….
Pitti Duchamp.…e qui parliamo di romance storico, quindi un po’ quello che amo leggere solitamente. Il primo libro che leggo è Frittelle al miele ed altre dolcezze e resto affascinata da una storia per niente scontata con una protagonista femminile semplicemente adorabile.

Non è che io abbia da ridire su questa storia, anzi. Non c’è praticamente nulla che non vada. Bella la scrittura, belli i protagonisti, originale, divertente quel tanto che basta e romantico senza diventare stucchevole.
E allora, mi direte voi, perchè è tra le occasioni sprecate?
Perchè è un “canovaccio”, non un romanzo/racconto/novella.
E badate bene che non è una critica intesa a sminuire il lavoro solo un’impressione. Penso che questa storia meritasse più spazio, più tempo, più approfondimento.
Penso che l’intento dell’autrice, ma potrei sbagliarmi, fosse proprio quello di creare una storia gustosa come un mignon della più fine pasticceria francese, un macaron al caramello salato che si scioglie in bocca e ti riempie di goduria dalla punta dei capelli alla punta dei piedi e che ti fa solo desiderare di averne altri, di sentire ancora la scioglievolezza della meringa alle mandorle e quel pizzico di sale che evita che il dolce diventi stucchevole.

Si sente però la mancanza di un maggior approfondimento in generale; della storia, dei personaggi, degli eventi intorno a loro. Questa mancanza non toglie il gusto della lettura ma a me sarebbe tanto piaciuto che durasse di più, sapere di più, conoscere di più.
Anche perchè, in un tempo così breve, l’impressione è che si sia puntata moltissimo l’attenzione sull’estetica di entrambi e un po’ meno sui contenuti. Se si abbandona un attimo la buona scrittura e ci si concentra su alcuni comportamenti, viene fuori solo che lui è molto bello e lei molto tonda. Forse sarebbe stato il caso di approfondire un po’ di più perchè si innamorano, cosa li spinge a cercarsi e perchè. 

Per questo avrei voluto che si scavasse un po’ più a fondo, che si ciurlasse un bel po’ nelle ragioni che muovono i personaggi ed è per questo che l’ho definito un “canovaccio”, è come se mancassero le fondamenta delle scelte prese, come se il messaggio “cicciottella è bello” sovrastasse qualsiasi cosa ed è un peccato perchè i personaggi meritavano qualche attenzione in più.

Finita l’abbuffata di dolci al miele mi sposto sul secondo libro della serie e qui siamo in pieno “Fantasy Romance”.

Non ci siamo.
Capiamoci, la storia è anche carina, scritta sicuramente bene e divertente, ma per quanto riguarda l’ambientazione è un Big NoNo.
Dai…siamo nel 1814, non si dicevano in faccia “sei la mia sgualdrina”…non si può sentire. E non una/due volte in 150 pagine ma 300 volte e vale lo stesso per la parola “farabutto”.
Oltretutto lui avrebbe anche le potenzialità per essere il nuovo eroe romance strappamutande ma poco importa a fronte di un lessico a dir poco fuori contesto. Che lui sia anche un gran sleccazzatore di gnagne lo sappiamo e ci può anche andar bene, come tutto il resto, il tormento, il cazzo perennemente sull’attenti e seghe mentali varie.
Tutto ok, tutto bene…ma il resto purtroppo no.
Ed anche qui siamo più in ambito “canovaccio” che di vero e proprio racconto. 
Infatti l’approfondimento psicologico resta sommerso, e anche se le potenzialità sono altissime e i giochi di sguardi funzionano e adoriamo tutti anche la madre ficcanaso del Marchese, è tutto in superficie, come se non si volesse volutamente guardare nelle profondità. 
Ed è un peccato perchè la storia non annoia, i personaggi sono strutturati bene e a me lui piaceva assai. Però è un eroe moderno travestito da uomo dell’ottocento. Il lessico è importante al pari della ricostruzione di ambiente e costume. Perchè affannarsi tanto a descrivere redingote e crinoline per poi far parlare i personaggi come me, donna del 21° secolo?

Che poi piace, sia chiaro.
A me no, ma al resto del pubblico sì.
Piace assai perchè è sicuramente più semplice, più immediato, più “leggibile”.

Penso che Pitti Duchamp sia molto brava a scrivere, abbia delle belle idee, crei dei bei personaggi ma che in questo caso il peso della poca accuratezza lessicale pesi troppo. L’impressione è che sia una scelta consapevole e mirata. Resta la mia perplessità di fronte ad una scelta editoriale minimal e semplicistica.
Ad onor del vero, resta anche un successo di pubblico e critica che da pienamente ragione a scrittrice e casa editrice e questo sicuramente va tenuto in considerazione.

Questo stile, la rapidità nello sviluppo delle storie e la modernizzazione del linguaggio sono ormai carte vincenti in una partita contro un romance storico più accurato, lento, descrittivo.
Bisognerebbe analizzare, ma io non ho nè le capacità nè la voglia di farlo, il perchè di questa corsa alla semplificazione. C’è da dire che comincio ad essere una “vecchia lettrice” non perchè io mi senta vetusta ma perchè ho cominciato a leggere in un’epoca nella quale la lettura per ragazzi erano la Alcott con Piccole Donne e poi  Swift, Verne, a seguire le sorelle Bronte, Agatha Christie e la Austen. Sono abituata ad un certo tipo di lettura e di scrittura. Probabilmente le ragazze giovani trovano noioso quel tipo di scrittura, le descrizioni, l’approfondimento psicologico, una certa lentezza nella narrazione.
E’ forse una mera questione di tempi.

Tuttavia per me il romance storico resta un’altra cosa, forse per questi romance che sono una mistura di genere ci vorrebbe una nomenclatura adatta, magari c’è già…nel caso vi prego di informarmi al più presto possibile.

Ma ora passiamo a quei libri che NON ho nemmeno portato a termine.

Per primo parleremo di  Scandalo – Amanda Quick

Lui dovrebbe essere un bastardo senza cuore che la corteggia solo per vendicarsi del padre di lei che gli ha rubato tutto. Peccato che nel giro di tre pagine lei se lo rigira sul dito mignolo e addio a sogni di bastardaggine e vendetta che tanto agogniamo non lettrici di romance. 

Oltretutto la nostra eroina è ingenua al limite del sopportabile e passa il tempo parlando di amori romantici, citando poesie di dubbio gusto, ammantandoci di paranoie e scartavetrandoci i coglioni con continui riferimenti all’intelligibile, alla sua presunta relazione metafisica e spirituale, filosofica e superiore e via dicendo.

Inutile, l’ho detestata più o meno subito e nulla è cambiato con l’andare avanti della storia. Ho passato il tempo sperando morisse male ed è (come avrebbero detto i Bluvertigo) praticamente ovvio che la mia sopportazione di rabbia e tedio, già fortemente messe alla prova dalla convivenza forzata, abbiano sancito l’abbandono della sbobba a vantaggio di nuovi titoli.

E’ piaciuto praticamente a tutti ma non a me.
Facciamocene una ragione ed andiamo oltre.

Secondo me mi ha fregato la cover. Mi aspettavo chissà cosa e invece questo romanzo di Megan Frampton –  L’avventuroso viaggio di Lady Ida mi ha delusa su tutti i fronti.

Questi i miei pensieri copiati pari pari dal foglietto di appunti preso mentre leggevo:

“Abbandonato tra il 25 e il 30% perchè i due si sono già baciati ed innamorati. Per lui è stato il Best Kiss Ever, per me è stato il primo strato di terra sulla bara appena calata nella tomba. Amen”

Per farvi capire lo stato mentale dopo la Quick e la Frampton, ho acquistato tutta la serie Rohan della Stuart in formato cartaceo, l’ho riletta e ogni 10/15 pagine mi aggiravo per casa mormorando commossa “un capolavoro…CA PO LA VO RO”.
E non è nemmeno la mia serie preferita…..figuratevi voi!

Ed infine approdo ad un altro romance contemporaneo di autrice italiana, questo perchè per anni mi avete chiesto come mai NON leggo romance contemporanei ed io mi sono sempre sentita un pochino in colpa.
Vediamolo insieme:

Leggo la trama e mi sembra carino, non vado a leggere le recensioni perchè temo di farmi influenzare; cerco di eliminare ogni reticenza ed ogni pregiudizio e mi lancio nell’avventura. 
Partiamo bene, se sorvoliamo che stiamo parlando del ménage più sfruttato di sempre ossia la torbida storia “capo/segretaria” dove lui è un 35 multimiliardario, fighissimo con il cazzo grosso, donnaiolo e apparentemente senza cuore e lei è una giovane pulzella che si innamora alla prima annusata.

Dopo 10 pagine scopriamo che la nostra eroina, negli anni in cui ha fatto da segretaria tuttofare, ha passato il tempo annusando i suoi vestiti.
Lo riscrivo, nel caso qualcuno non avesse ben capito: “ANNUSANDO I SUOI VESTITI”.

Che dire?

In realtà ho proseguito la lettura per un altro po’…ma non l’ho finito.
Lei fugge a Parigi e va a lavorare come commessa; lui, guarda caso, capita proprio nel negozio dove lavora lei e viene attanagliato dalle paturnie perchè ovviamente la ama da una vita ma ha troppa paura.

Ciaone!

Poschina

Tagline: LaLeggivora; quando leggere diventa pura frustrazione

Merril & McPhee

No, non è il nome che ho deciso di dare ad un’agenzia investigativa, ma il binomio letterario che mi sono sciroppata nelle ultime settimane e che, parliamoci chiaro, mi ha messa di cattivo umore. Ma siccome settimana scorsa ero piuttosto tranquilla ho atteso l’arrivo del ciclo e che mi assalisse un’ondata di malumore per recensire queste due opere.

Cominciamo con questa roba. Ossia “L’amante del duca” della nostra amicissima Margareth McPhee. Non avevo letto nulla di questa autrice prima e temo che non leggerò mai nulla nemmeno in futuro e vi spiego immediatamente il perchè. (SPOILERISSIMI)

Tutto comincia in un bordello ed io già avevo la bava alla bocca perchè speravo che si ciurlasse un po’ nel torbido. Lei una giovane donna costretta dagli eventi a prostituirsi; lui, il Duca di Arlesford, che arriva proprio in quella casa di piacere per cercare di riempire le sue notti con guaine calde nel vanissimo tentativo di dimenticare la donna di cui era follemente innamorato 6 anni prima. Fatto sta che appena lui entra la nostra eroina comincia a farsi la corsica nelle mutande perchè riconosce in lui proprio quell’uomo che 6 anni prima le ha spezzato il cuore, lasciandola sola dopo averle “rubato” la virtù e con la pagnotta in forno (il tutto sviscerato in 2 pagine e mezzo). Lui la vede, chiaramente NON la riconosce perchè ha una maschera che le copre gli occhi e decide di passare la notte con lei.

Questa è la cosa più interessante che succede in tutto il libro.

Salgono in camera e mentre se la tromba allegramente non fa altro che pensare “Dio, quanto mi ricorda Arabella, gli stessi seni, gli stessi capezzoli, le stesse forme, gli stessi colori, sembra proprio di fare l’amore con quella stronza”. Il tutto mentre lei cerca di resistere al turbinio di piaceri che lui le provoca anche solo guardandola da lontano e intanto gode come quella gran vacca che è.

Finito l’amplesso lui la riconosce e ne rimane sconvolto perchè “cosa ci fa la sua Arabella in un postribolo? Perchè si è ridotta così?” e allora decide di ricattarla prendendosela come amante. Lei prima tentenna poi accetta perchè ormai vive nell’indigenza più totale con il figlio della colpa e la madre che cova per Dominic un rancore ai limiti dell’accettabile.

Il resto del libro è tutto fatto di improbabili situazioni e ricatti, di amplessi che si consumano tra continui sospiri dei due amanti….due coglioni, è tutto un “Dominic…” e lui che risponde “Arabella….” il tutto sussurrato in modo davvero, davvero fastidioso.

Ah…nel mezzo lui scopre di avere un figlio, di amarla ancora, che era stato ordito un piano dal diabolico padre per tenerli separati e che due palle, ma che due palle….che tedio, che noia, che voglia di prendere a badilate qualsiasi cosa.

Le scene di sesso sono anche decenti ma tutto il resto è davvero terribilmente noioso, non ne vale la pena, non compratelo. Nella letteratura romance ci sono Ducaconti e stallieri migliori di Dominic ed eroine ingravidate alla prima botta decisamente meno insostenibili di Arabella.

Per me è NO.

Spoiler anche qui.

Passiamo ora ad un libro che ho preso perchè la trama mi sembrava piuttosto interessante. Lui e lei erano fidanzati poi la giovane pulzella lo ha abbandonato all’altare e dopo qualche mese si trovano costretti nella stessa dimora per una settimana a causa del maltempo. Tutto bene per qualche capitolo. Scopriamo che lei lo aveva mollato perchè aveva scoperto che il buon Duca aveva un’amante, che è presente anche nella magione isolata e che a mio parere è una cretina a cui qualcuno avrebbe dovuto dare un paio di ceffoni quando era piccola.

Scopriamo anche che in realtà il nostro adorabile, austero e ignavo Duca, non è affatto l’amante della cretina ma le regge il gioco fingendosi il suo cicisbeo perchè lei è lesbica e quando ha voglia di fare quattro salti tra le lenzuola con la fighetta di turno i due complici fingono di andare ad appartarsi ed in realtà lei va a trombare con un’altra e lui pare che si legga un libro tranquillo….o si sega. Non è dato sapere con precisione.

Sorvolando sull’assurdità generale, a nessuno era venuto in mente di spiegarlo alla pulzella scelta in sposa la quale si è trovata ad essere lo zimbello dell’intero ton ed avendo un minimo di amor proprio aveva fanculizzato tutti.

Però lei lo ama…e anche lui la ama

E noi siamo costretti a sciropparci 200 pagine di incomprensioni e fraintendimenti al limite della ridicolaggine e dell’insulsaggine prima che si convoli a giuste nozze.

Segnalo anche che i due innamorati si infrattano in ogni stanza vuota ogni 5/10 minuti facendo le porcherie e che lei riesce a venire in tempo record appena lui le mastruzza i capezzoli per 5 secondi. Brava, beata te e anche vaffanculo perchè così non è proprio giusto.

Che dire? Tutto è bene quel che finisce bene  e della noia che mi ha attanagliato se ne fottono tutti.

Ma.

Ma io continuavo a chiedermi perchè il nome dell’autrice mi ricordasse qualcosa….cerca che ti ricerca scopro che tempo fa avevo letto un altro suo libro: “La sorella Sbagliata” che mi era anche piaciuto abbastanza, quindi se volete testare questa autrice vi prego di non leggere la noiosa ed improbabile storia di Danforth ma di gettarvi a capofitto su quella delle sorelle Summoner.

p.s. qualcuno sa quando pubblicheranno in italiano il 5° libro della serie Ravenel della Kleypas? Non trovo notizie in giro 😦

Poschina

Recensioni Lampo

E’ settembre, tempo di migrare.
Come avrebbe detto il nostro amatissimo D’Annunzio. Lui e le sue perversioni sono state argomento di conversazione per giorni, anzi settimane, anzi mesi al liceo…i bei tempi andati dell’intervallo, del baretto, degli innamoramenti folli….
Sì, beh, dai…. non mentiamoci. Io ODIAVO il liceo.

Cmq. dicevamo…. Settembre.

Settembre tempo di nuove uscite Romance ed io sono qui con la banconota pronta per investire molto probabilmente in fallimenti e si spera anche in qualche successo.

Il Ritorno del Duca – Christy Carlyle (qualche spoiler)
Serie “Il Club dei Duchi” vol. 1

Qui siamo nel mio ambiente preferito. Un uomo sfregiato, massacrato dalla vita e dal destino, ha occhi di colore diverso, è cinico, disilluso, sexy come la morte, apparentemente gelido e ricoperto da uno strato molto spesso di cioccolato fondente. Ovviamente, sotto questa coltre, si cela una morbidissima mousse al caramello salato che tutte noi vorremmo gustarci piano piano, prima di arrivare al cuore di pralinato alle arachidi.

Egli, Nick, eredita l’odiato titolo dell’altrettanto odiato padre e del detestato fratello e decide di tornare nell’avita magione per vendere il vendibile, raderla al suolo e tornare nel suo cazzo di club di Craveniana memoria e continuare bellamente a vivere con i suoi scheletri nell’armadio crogiolandosi in infelicità e tristezza molesta.

Ma.
Mentre si avvicina al castello si imbatte in una bella gnocca (MIna) che scopre essere “Il fattore” della tenuta e di giorno in giorno, di discussione in discussione, di durello in durello, di sessualità repressa in sessualità repressa essi capiscono che c’è qualcosa tra di loro, e quel qualcosa….strano a dirsi è l’ AMMMMMOOOOOORRREEEEEEE.

In mezzo ci sono un ex corteggiatore di Mina stronzo e merdosissimo, domestici fedeli, improbabilissime discussioni tra i piccioncini, gatti che fanno il cazzo che vogliono, insubordinazioni di vario livello sempre perdonate senza indugio e tanta, tanta, tanta attrazione.

Finirà benissimo, con tanto amore e tanta giuoia e gaudio e applausi e sesso, sesso, sesso…sì, beh, ci siamo capiti. Lui, tra l’altro, si ravvederà è passerà dall’essere un bastardo incallito che godeva nel veder fallire i rampolli della nobiltà, ad un mecenate della fiorente industria meccanica.*

La Carlyle sa scrivere, a parte qualche ripetizione nella traduzione, il libro funziona, scorre, tiene alta l’attenzione, lui è sufficientemente sexy e ferito, lei è snatamariagorettiana al punto giusto. Non che sia tra i miei personaggi femminili preferiti ma qui è al posto giusto….o ci mettevano una dama con due coglioni come meloni che lo scuoteva a furia di testate o ci piazzavano la madonnina pseudovirginale capace di convertirlo con testardaggine e dolcezza. Hanno scelto la seconda e funziona.

*parentesi maschile

Ho realizzato che se il mio compagno avesse letto questo libro e avesse visto tutti i cambiamenti che avvengono in Nick, compresa la decisione di finanziare gli inventori al posto di rovinare i nobili rampolli, lo avrebbe definito “Azzerbinato”, ho quindi deciso di aggiungere questa interessante categoria alle già fantasiose altre.

Voto: 7.5

La Perfetta Istitutrice – Tessa Dare
Serie “Girl Meet Dukes” vol. 2 (Il primo è  Un Matrimonio d’Affari)

Qui siamo in pieno  Fantasy Romance, quei romance nei quali non c’è logica, non c’è rispetto per il periodo storico, non ci sono vere basi per diventare un comfrot book ma che mi piacciono assai. Vi ricorderete tutti questo bellissimo libro della MacLean, verosimile come la scomparsa della mia cellulite ma tanto, tanto, tanto ben riuscito nella sua assurdità. Ecco. Siamo in quel territorio.

Ora SPOILER

Vi dirò poche cose su questo libro perchè la storia è di quelle classiche che più classiche non si può. Lui erede di un titolo, libertino fino al midollo, dissoluto, figo e con un gran cazzo, lei bisognosa di soldi che si trova a fare da istitutrice alle pupille antipatiche (ma in realtà solo bisognosissime d’affetto) del bel vizioso.

Ma la vera chicca non è tanto che il tutto è assurdo, divertente, brillante e ben scritto….e anche l’attrazione dei due è molto ben gestita….

…. la vera chicca è che lui non scopa.

Fa TUTTO il resto (dichiara lui stesso di aver regalato orgasmi a destra e a manca) depravazioni comprese, ma non infila il regale augello fino alle palle nella vagina di nessuno…e sono parole sue, non mie (sarei curiosissima di capire se la versione originale prevede lo slang moderno come la nostra oppure no, poi nel caso vi faccio sapere) quindi mi aspetto come minimo una gravidanza indesiderata nelle prossime 20 pagine.

Ma non notate quanto è straordinario un personaggio del genere? Cioè uno che ti fa di tutto, ti fa orgasmare 4500 volte al giorno senza nemmeno pretendere di infilzarti. Questo è una specie di vibrosucchioleccaclitoride con le mani e fisico da urlo, bellissimo che è chiaramente frutto di una mente perversa e malata che evidentemente mi conosce bene e sa cosa intendo quando dico “Libro leggero e rilassante”.

Se riuscite a sopportare lo slang dei millennials in un romance che si spaccia per storico potrete sicuramente giovare di questa lettura. Abbandonate tutto quello in cui avete sempre creduto e lasciatevi coinvolgere da questa storia assurda ma adorabile.

Se invece volete assolutamente un romance storico che possa fregiarsi di tale titolo…beh, buttatevi sul libro precedentemente recensito.

Voto: 7.5

p.s. Nella seconda parte il libro cala un po’ di ritmo, tuttavia se ambite ad un paio d’ore di relax con il sorriso sulle labbra, siete a cavallo.

Ora veniamo alle note un po’ più dolenti….

Voi tutti sapete che io la saga Bridgerton della Quinn la consiglio sempre e la rileggo anche spesso e volentieri, quindi mi sono lasciata convincere dai bei ricordi ad acquistare questo libro che possiamo considerare una sorta di Spin-off, perchè ci troviamo al cospetto della temibilissima Lady Dambury e di uno dei suoi tanti nipoti che appaiono e scompaiono a piacimento.

Purtroppo però, a parte la solita scrittura fresca e brillante, c’è poco altro. La storia è trita e ritrita, persino Lady Dambury, che qui ha molto spazio, alla fine risulta noiosa con le sue fissazioni e la burberaggine tirata troppo per le lunghe. L’espediente per attirare il nipote è quanto di più inverosimile abbia mai sentito e non parlo nemmeno, per non cominciare a far girare gli zebedei a velocità massima, di tutta la storia marchese non marchese, ducaconte non ducaconte, recriminazioni, rabbia e riconciliazione che ci dobbiamo sorbire nell’ultima parte del libro.

Peccato. Perchè la Quinn ha una scrittura che mi piace molto, è sufficientemente ironica ed ha dimostrato in passato di sapersi destreggiare benissimo anche in storie un po’ più malinconiche; come dimenticare Michael e Francesca?

Voto: 5.5, 

Adesso arriva il bello….udite udite….una nuova categoria:

LIBRI STRANI

SPOILERONI

Sì, ne sentivamo l’esigenza. Perchè il mondo romance pullula di libri che sono impossibili da categorizzare. Sono romance storici? Vengono venduti come tali ma io ci metterei un bel “Bah”.
Sono comici? Ironici? Dissacranti? Fantasy? Divertenti?
Cioè…io che mi ci approccio, cosa cazzo mi devo aspettare?

Partiamo con il primo: Il tanto sponsorizzato “Una ragazza incantevole” di Jill Barnett

Premetto che il libro comincia con “C’era una volta”, quindi che di realistico troveremo ben poco viene messo in chiaro immediatamente, un po’ meno chiaro è dove in realtà si voleva andare a parare.

Su questo libro ho preso ben 5 pagine di appunti, che ora cercherò di condensare in qualche decina di righe per non tediarvi oltre misura. E per dimostrarvi che non mento ecco i famigerati 5 fogli riempiti dalla mie seghe mentali.

I miei preziosissimi 5 fogli di appunti inutili

Il libro non è brutto e secondo me è pieno di potenzialità. Il problema è che le suddette potenzialità non sono state espresse al meglio e a fine lettura non si capisce bene perchè siano state condensate tutte queste tematiche in un unico libro. Si oscilla infatti, senza soluzione di continuità, tra il serio e il faceto, tra drammaticità e il comico, tra leggerezza estrema e cupaggine e la confusione generata dagli argomenti trattati si riflette anche in una scrittura che va dal ricercato all’incomprensibile nel giro di mezzo capitolo.

La protagonista, mezza strega, casinista, buona fino all’inverosimile e di un’ingenuità a tratti fastidiosa, finisce maritata ad un duca talmente inquadrato da non sapere nemmeno lontanamente cosa sia la spontaneità. Ci penserà lei, combinando ogni casino possibile ed immaginabile, a fargli capire che la vita va presa con un po’ più di filosofia.

Che uno leggendo così dirà anche “e vabbè…che c’è di male?”
Ve lo dico io. Di male c’è che nel libro c’è di tutto e di più. Un po’ come quelle paste pasticciate che hanno dentro qualsiasi cosa, dal mais ai wurstell, dalle olive alle uova sode passando per i funghi, il prosciutto, i pezzi di salame e le acciughe e che alla fine risultano solo indigeste, indipendentemente dalla qualità degli ingredienti singoli che ci avete messo dentro.

In questo libro per esempio troviamo i seguenti temi, tutti rigorosamente accennati ma mai approfonditi:

  • Differenza di classe
  • Problematiche relative al ruolo sociale
  • Accettazione di sè e degli altri
  • Solitudine
  • Diversità

Ad aggravare ulteriormente la situazione vi segnalo un paio di cose:

  • Ogni volta che Joy ha un orgasmo nella stanza o nel luogo in cui si trova, compaiono millemilamilioni di petali di rosa. E lei orgasma praticamente in continuazione perchè, ca va sans dire, lui a letto è estremamente capace.
  • Hanno qualcosa come 6 figli in 12 anni (fate voi i conti) e nonostante ciò scopano come ricci, sono sempre ridanzuoli, mai con le palle girate e, onestamente, non ci crede nessuno.

Nonostante tutte le sperticate critiche non mi è dispiaciuto. Manca coerenza e soprattutto una scelta radicale del taglio da dare al tutto. Fiaba, o drammatico, leggero o profondo, per adolescenti o per adulti. Mischiare il tutto non è mai una grande idea.

Voto: 5,5 Alcune parti del libro sono riuscitissime, altre molto meno. Se decidete di leggerlo tenete presente che sarà un po’ come stare sulle montagne russe. Astenersi allergici alle rose.

E poi un giorno, nella spasmodica attesa che uscisse l’ultimo libo di Miss Black mi decido a leggere Miss Disaster di Ellie Clivens

Qui la situazione si fa molto, ma molto complessa.

Perchè io lo spirito del libro l’ho capito. Ho capito che è solo un divertissement e che per goderselo appieno bisogna dimenticarsi completamente del periodo storico, della storia vera e propria, del buonsenso, della logica e lasciarsi trascinare dalla corrente.

E tutto filerebbe bene. Perchè il libro è un turbinio di eventi uno più improbabile dell’altro, con due personaggi assolutamente fuori da ogni anelito di realismo e dio solo sa come si potrebbero definire i comprimari.

Tutto andrebbe benissimo se non fosse che, in mezzo a tutte queste situazioni rocambolesche, incredibili, buffe e frivole, di colpo ci si trova a leggere ben due episodi piuttosto crudi, che a mio avviso stonano moltissimo con il mood generale.

Entrambi gli episodi ci vengono raccontati con lo stesso registro che oscilla tra il grottesco, l’ironico e il tragicomico ed entrambe le situazioni non prevedono in effetti la volontà da parte di Juz di ferire ma piuttosto scaturiscono da fraintendimenti o situazioni al limite del probabile e nell’ambito dell’incredibile ma questo non giustifica l’utilizzo in un libro del genere di scene di violenza sessuale.

E lo dico io che non sono certo una svenevole damina dell’800 ma una che, come ben sapete, detesta il politically correct e le esasperazioni del movimento #meetoo. Non sono nemmeno particolarmente suscettibile a scene di sesso esplicito, anche violento. E non mi sconvolgo davanti ad uno stupro. Ero e sono tra quelle che trova perfettamente in character lo stupro descritto in Lemonade.

Non contesto quindi gli atti sessuali in sè, che siano a base consenziente o meno, ma il fatto che in un libro che fa dell’assurdità il suo marchio di fabbrica, compaiano del tutto inaspettatamente e senza alcuna ragione apparente un pompino forzato in stile porno, con tanto di cazzo ficcato il gola a prepotenza ed un rapporto sessuale completo con tanto di lacerazione interna, con l’aggravante che il tutto viene nelle pagine seguenti trattato con ironia o banalizzato. Penso che si potesse tranquillamente usare il sesso, anche rude, senza arrivare a quelle che sono delle vere e proprie violenze, se non altro perchè sono  fuori contesto il un libro del genere e che nessun lettore si aspetterebbe mai di trovare viste le pagine precedenti. Lo stesso vale per il drammatico casino nel quale si era ficcato il fratello del protagonista, roba da far accapponare la pelle che viene gestita un po’ troppo all’acqua di rose.
Posso immaginare come abbiano potuto disturbare diverse lettrici e non mi sento di dar loro torto in merito.
Detto questo per il resto il libro scorre senza logica e senza freni.
Succede davvero di tutto e di più, in alcune parti diverte molto, in altre meno ma questa è anche una questione di gusti.
Sappiate, se avete intenzione di leggerlo, che l’ambientazione ottocentesca non si sente, che non è un romance storico, che è una storia di guerrieri scozzesi, spie, principesse russe nascoste, omicidi come se piovesse, coltellate, uomini grandi e grossi e pulzelle in stile Sposa di Kill Bill, e che la cosa che mi ha davvero fatta incazzare in modo indicibile è stato il parto trigemellare (2 maschi ed una femmina) avvenuto in meno di 4 ore tra travaglio e scodellamento, alla 35 esima settimana, senza problemi, complicazioni e apparente fatica. 
Ed ora la recriminazione sui parti plurigemellari che dovete sussarvi a forza finchè non la smetteranno di propinarceli in ogni cazzo di libro.
Ma perchè? Davvero. Sono seria. Invito pubblicamente l’autrice a spiegarmi perchè non andava bene una cazzo di normalissima gravidanza singola. No, una gemellare e non bi-gemellare ma bensì tri-gemellare. E qui mi chiedo perchè? Perchè lui era un gemello? NON HA SENSO (l’erediterietà gemellare è femminile e si parla di dizigoti). E lasciando perdere la genetica, parliamo di come si presenta una donna alla 35esima settimana di una gravidanza trigemina….è praticamente una mongolfiera che si muove. E la nostra eroina scofana ben 3 bambini perfettissimamente sani e grossi a sufficienza da cavarsela da soli…ergo, per esperienza più che diretta, che parliamo di bambini sui 2 kg, 2,2 a testa….ossia più di sei kg e mezzo più le tre placente (facciamo 400 gr a testa) più i 3 liquidi amniotici. Sì, esattamente. Doveva essere più larga che alta. Ma NESSUNO se ne era accorto.
#mavaffanculova
Recriminazioni e violenze gratuite a parte, il libro come divertissement funziona piuttosto bene e chi ama il genere troverà di che trastullarsi.
Mi scoccia anche ammettere che nell’ottica del libro la gravidanza multipla gestita come nulla fosse ha senso, sono io che essendo ipersensibile all’argomento non sono riuscita a godermi appieno lo spirito della situazione. Per questo, nel voto, non ho tenuto conto del mio pregiudizio gemellifero.
Voto: 6,5
Per le prossime letture mi aspetto grandissime cose.
Sono ottimista e piena di energie.
Non è vero.
Vi ho mentito.
Poschina

Baci e Bugie Sotto il Vischio – Carragh Sheridan

E’ estremamente raro che io legga dei romance contemporanei. Tutte voi ormai conoscete più che bene la mia avversione, o meglio i miei fondatissimi pregiudizi verso questo genere, nonostante la quale, ogni tanto, ci riprovo. Resto delusa e mi ributto sullo storico che almeno ogni tanto mi dà ancora qualche porca soddisfazione.
Sto scrivendo le Recensioni Lampo degli ultimi libri letti ma penso che questo meriti una breve recensione in solitudine.

La Trama: Sarah Miller è diventata una cliente dello studio legale di Benjamin Logan ma i loro contatti, dopo la partenza della coppia di amici, si sono limitati a qualche telefonata o incontro prettamente professionale ma niente di più. La vita di Sarah procede tranquilla e quella di Ben dedita solo al lavoro cercando di evitare le donne perché negli ultimi tempi solo foriere di guai per lui. Fino al giorno in cui la segretaria di Logan riceve una telefonata da Sarah che chiede di parlare urgentemente con l’avvocato. Si è messa nei guai e ha bisogno di aiuto.

Ed ora la parola alla giurata con qualche spoiler, anche se non sono davvero spoiler perchè nella sinossi che c’è su Amazon (qualcosa come 1000 righe) viene detto esattamente quello che succede nel libro, quindi se leggete quello potete anche risparmiare l’euro e 99 dell’acquisto.

Ma passiamo a noi.

Ben è un avvocato di grido che ha una segretaria giovane, sempre allegra e che adora il Natale e quindi si veste di merda  con maglioni natalizi decorati con rennone rosse e fiocconi di neve. Questo lo scopriamo a pagina 2 ed io già tiravo giù bestemmioni in turcomanno perchè col cazzo che puoi fare la segretaria del legale famoso e presentarti vestita come alla “fiera della caldarrosta”. Devi essere in linea con l’immagine dello studio e dare l’impressione di serietà, affidabilità, successo. E lo dico con cognizione di causa, perchè, udite udite, sono una segretaria. Vi prego quindi di non tediarmi dicendo cose assurde tipo “forse nel tuo ufficio no ma in quello di mio zio/cugino/fratello/nonno e via dicendo perchè qui parliamo di un avvocato di quelli con i soldi non del “Cugino Vincenzo”*.

Al che mi fermo e mi chiedo…. non sarà mica un’autrice italiana?

Nonostante il dubbio atroce che si è insinuato nel mio cervello, procedo.

Poche pagine dopo scopriamo che Sarah è cicciottella. Cicciottella come non si sa. Curvy? Sovrappeso? Obesa? Magra ma fissata? E lo scopriamo perchè Ben riflette su quanto sarebbe tanto carina se perdesse qualche chilo. Perchè lui è abituato a degli standard di un certo livello quindi io, probabilmente, gli apparirei più una palletta che una femmina… cmq.

Non ci interessa poi più di tanto come fosse 3 mesi fa perchè ora lei è dimagrita, lui la vede e se ne innamora. [E faccio notare che le due cose sono collegate, viene il forte dubbio che se non fosse dimagrita lui non l’avrebbe cagata di pezza, quindi smettete di sgranocchiare i taralli mentre leggete altrimenti resterete sole e depresse.]

Cmq. lui si innamora alla prima occhiata.

SBAM!

Così, al 34% del libro. E io mi chiedo…. e il restante 66 che facciamo? Pizza e fichi?
Sì.
La faccio breve: lei cerca un finto fidanzato per andare al matrimonio della sorella perchè è stufa di essere la sfigata di turno, lui decide di accompagnarla sperando che “galeotto sia il Natale” e di riuscire a farla innamorare di lui, lei è di un’insicurezza cosmica che nemmeno le altre millemila insicure del romance moderno riescono ad eguagliare, lui se la vorrebbe fare ma siccome le aveva detto che non l’avrebbe toccata con un dito a meno che lei non lo volesse continua a chiederle “Mi permetti di toccarti?” e lei continua a dirgli di no. La CRETINA.
Quindi, in effetti, non si scopa fino all’85% del libro o giù di lì, poi lei si pente, lui si dichiara innamorato frascico esattamente come il giovanissimo Claudio Amendola nei gloriosi anni 80 faceva in commedie di dubbisimo gusto, entrambi sono disperati e finisce con una proposta di matrimonio e, si presuppone, del sesso che tanto cmq noi non vediamo.

Segnali che mi hanno fatto supporre che la scrittrice fosse una mia conterranea:

  • La mancanza di realismo nel campo professionale dei protagonisti. Avvocato di grido con segretaria + maglione con renna rossa = fantasy spinto
  • Personaggi secondari tagliati con l’accetta. Un esempio su tutti la sorella che è cattiva, vuota, antipatica, infantile e vi lascio qualche puntino di sospensione per aggiungere qualsiasi aggettivo negativo vi sembri adatto … … … … …
  • La quasi totale assenza di carnazza e verghe turgide in favore di un sentimentalismo che potremmo definire New Adult. Praticamente i due protagonisti si vorrebbero strappare i vestiti di dosso per 4 giorni ma, non so davvero come, riescono a resistere alla tentazione. Lei perchè è gravemente complessata e le consiglio un giro da un bravo specialista, lui perchè si è davvero innamorato quindi non la tocca senza previa approvazione in carta bollata.
  • Più in generale: personaggi intagliati nel legno, un puritanesimo che speravo di evitarmi con l’ambientazione british e non della profonda provincia americana, una totale mancanza di approfondimento psicologico sia dei personaggi principali (lui ha una sad sad sad story e tutto si risolve con una pacca sulla spalla), che di quelli secondari che sono o completamente scemi o fottutamente inutili come la nonna finto sorda.

Perplessità pratiche:

  • Quando sono soli lui le bacia sempre il collo o glielo lecca, sì…insomma….cerca di spingerla a saltargli addosso e, cito testualmente, “rimane con il volto sospeso a pochi centimetri dal collo”. Ok, ora proviamo ad immaginare la comodità di questa posizione e la sua fattibilità nelle varie situazioni. Sul divano seduti vicini oltre a sembrare un coglione è anche scomodo. In piedi vicini sembri solo un maniaco, abbracciati ci stà. Peccato succeda sempre quando sono seduti vicini sul divano. E vabbè….

Passando ai pregi, ne ha sicuramente uno incommensurabile: la brevità.
Il libro è corto, si lascia leggere, scorre senza grossi problemi ed è, onestamente, carino. CARINO. Non bello, non illuminante, non memorabile ma carino.
La scrittura non ha particolari guizzi ma non pecca nemmeno in grammatica, è tutto molto easy, molto inverosimile, molto fiaba natalizia alla quale manca giusto la battaglia  a palle di neve di Baloghiana memoria per fare bingo.

Il problema che ho con il romance moderno però resta.
Perchè sono quasi sempre storie al limite del verosimile, con protagonisti che sembrano senza tempo e senza storia? Perchè il bello e sempre bellissimo, intelligentissimo, innamoratissimo, privo di qualsiasi sfumatura e la donzella di turno e sempre poco bella (così crede lei), profondamente complessata e insicura e solo grazie alle di lui attenzioni riesce a recuperare quel minimo di fiducia in se stessa che le consente di dargliela?
Perchè dovresti accettare una proposta di matrimonio da uno con cui sei uscita una volta? Perchè? Perchè? Spiegatemelo… perchè?
Perchè ci sono sempre i personaggi cattivi crudeli senza spessore?

Ecco i miei dilemmi ancora, ahimè, senza soluzione.

Proporrei anche di etichettare i romance con colori diversi per segnalarne la profondità nei contenuti. Dal bianco al porpora andrebbe bene. Dove bianco sono quelli leggeri leggeri che non lasciano alcun segno e quelli porpora sono profondi e scavanti al punto di fare male. Almeno io saprei già in partenza cosa aspettarmi.

In questo caso potrebbe essere un azzurrino tenue, un libro da leggere il 26 dicembre, nel pomeriggio, sul divano con addosso un plaid, ai piedi calzettoni pesanti, una bella tazza di tè caldo, degli ottimi biscotti e nessuno in mezzo ai coglioni.

Voto generale: 5
Voto “pomeriggio post natalizio in solitudine”: 6

In poche parole

Una fiaba di Natale monocromatica. Un libro leggero leggero utile per disintossicarsi dalle abbuffate natalizie. Un romance contemporaneo che piacerà a quelli a cui piacciono i romance contemporanei. Io, purtroppo, non posso considerarmi una grande fan.

p.s: è altamente probabile che io compri anche il libro precedente, perchè si sa che non sono poi tanto normale.

p.p.s. Non ho ancora appurato se la scrittrice sia o meno autoctona. Ma propendo per questa ipotesi.

*cit.

Ed ecco un estratto del meraviglioso film “Amarsi un po’” con Claudio Amendola al massimo del suo fulgore.

 

 

 

Cos’è successo al Romance Storico e perché?

Io mi interrogo spesso.
Mi faccio domande e mi do delle risposte.
D’altronde quando ero ragazzina andava forte Marzullo e io, per osmosi, ho fatto mie le sue peculiarità.

Capita quindi più spesso di quanto si pensi che io mi trituri i coglioni arrovellandomi su quanto ho scritto in una recensione. Sarò stata troppo dura? Troppo morbida? Troppo volgare? (no, non è vero. Della volgarità non mi preoccupo mai). Avrò tralasciato qualcosa? Avrò permesso ai pregiudizi di condizionare il mio parere? Sarò stata eccessivamente superficiale, pedante, rabbiosa? E via dicendo.

Ultimamente però le mie interrogazioni sono passate ad un altro livello. Prima il centro di tutto ero io, come se avessi in qualche modo sbagliato qualcosa, mentre ora mi concentro più su cosa c’è di sbagliato, in generale, nel Romance Storico.

Mi spiego meglio.

Quando mi sono approcciata al romance storico (e parliamo di una manciata di anni fa non di 50 anni fa) fioccavano libri da ogni angolo ed erano tutti degni di nota. Lasciando stare le preferenze personali; io posso anche non trovare bello un libro ma ciò non toglie che sia stato scritto con tutti i sacri crismi, la maggior parte dei titoli che venivano pubblicati in Italia meritavano quantomeno un approfondimento e ricordo di periodi di vacche talmente grasse da generare discussioni in casa perchè ogni settimana compravo 4/5 libri, dilapidando il patrimonio.

Passi anche che io sono cresciuta, ho affinato i gusti, sono diventata pretenziosa, ho cominciato a cercare l’ago nel pagliaio…..sì, insomma…..il mio bagaglio di potenziali difetti….. è ora che qualcuno lo dica fuori dai denti e non sono nelle conversazioni private tra lettrici accanite di romance:

Il Romance Storico è agonizzante.

Non essendo un’addetta ai lavori, non posso fare un’accurata ed esaustiva analisi del perchè questo stia accadendo, ma posso elucubrare….e lo faccio.

1 – Le case editrici italiane non smazzano più le grandi scrittrici e le nuove saghe. Lo so che ve ne siete accorte tutte e non fate finta che sia solo io che sbircio su Amazon i nuovi titoli di James, Kleypas, McNaught, MacLean, Balogh, e chi più ne ha più ne metta e sospiro leggendo di tutti quei “Duke, Rake, Love, Chasing, Dancing” e sa il cazzo cos’altro. Titoli pubblicati in madrepatria 4 anni fa che da noi non hanno mai visto la luce….e alcuni di questi titoli fanno parte di serie lasciate inspiegabilmente a metà con gente come me che invecchiando si dimentica i pezzi, i nomi, le storie e morirà senza sapere con chi si accoppieranno i figli dei nipoti dei cugini di quel gran figo sul quale hai fantasticato nel lontano 2016.

E’ una questione economica? Politica? Istituzionale? Costa molto meno pubblicare la scrittrice di terzo grado che scrive romanzetti all’acqua di rose senza passione, sesso, intrigo, cattiveria, pathos, piuttosto che tradurre l’ultimo della Kleypas? Non so. Chiedo. Non ho idea di come funzioni l’editoria.

Aiutatemi.

2 – Il pubblico romance si è allargato generando un abbassamento inarrestabile del livello del lettore medio (sì, sono anche snob), il quale preferisce una lettura semplice, diretta, rassicurante; priva di qualsiasi anelito di profondità, trascinando tutto il genere nella melma nella quale in effetti ora stiamo annaspando. A fronte della spiccata propensione per il nulla narrativo, l’editoria si è buttata a pesce sull’opportunità di guadagni facili pubblicando cose brutte al prezzo di cose belle per nutrire (malissimo) le affamate menti delle lettrici di nuova generazione.

3 – Versione complottistica che è un ribaltamento di quella precedente: il Grande Fratello ci vuole ignoranti, imbrutiti e beoti. Cosa c’è di meglio che abbassare sistematicamente il livello della lettura per disabituarci a parole forbite, sintassi complesse, contenuti profondi e sentimenti veri? Quindi proibita la pubblicazione di romance storico con contenuti e via libera alla mediocrità. Si ottengono immediatamente due vantaggi: si vendono un sacco di copie in più perchè “la mamma dei cretini è sempre incinta” e si abbassa il livello culturale generale. BINGO.

4 – Il Self publishing.
Sulla carta un’idea meravigliosa e, a conti fatti, la liberalizzazione che ha permesso a gente capace che sarebbe rimasta nell’ombra di emergere e farsi valere, nella quotidianità invece troppa gente che pubblica troppa roba che viene valutata da gente che non ha alcuna preparazione e che si lancia in elogi sperticati facendo passare un racconto a dir poco mediocre per un’opera di monumentale importanza. Ricordo quando comprai un libro (romance contemporaneo) attratta dalle recensioni superpositive per poi trovarmi tra le mani un racconto breve senza né capo né coda e per giunta scritto in frasi quasi minime e caratterizzato dalla completa assenza di punteggiatura.

Questo non significa che il self sia “la Morte” che tutti quelli che pubblicano in self siano incapaci. Significa solo che non essendoci alcun controllo ma la totale libertà, spesso ci si trova a brancolare tra centinaia e centinaia di titoli, recensioni entusiastiche, gioia e gaudio senza alcuna guida, basando la propria scelta sull’impressione fornita dalla sinossi, sulla copertina e sui pareri altrui, che, diciamocelo fuori dai denti, sono affidabili come il mio cane quando lo sguinzagli. Il risultato è che spesso ci si ritrova con un prodotto non all’altezza. Un prodotto che nessuna casa editrice avrebbe mai pubblicato, non perchè “la lobby delle case editrici vuole avere il controllo su di noi facendo pubblicità solo al figlio del cugino della zia della sorella di tal de tali” ma perchè il manoscritto avrebbe bisogno di un editing radicale. A questo servono gli editori. A questo serve gente che sa come si scrive, quando tagliare, quando allungare, quando approfondire o non approfondire…sì, insomma….ci siamo capiti.

Ed invece no, tutti scrittori e tutti recensori (sia chiaro che mi metto in entrambe le categorie e rivolgo a me stessa le medesime critiche che rivolgo al resto del mondo) e alla fine cosa resta? Che ci si livella inevitabilmente verso il basso. Facciamocene una ragione.

5 – Il Romance Storico stesso.
Per antonomasia il genere più bistrattato in assoluto. Provate a dire che leggete i romance storici a 100 persone e 99 vi rideranno dietro (compresi quelli che lo leggono e che si vergognano ad ammetterlo). Purtroppo è così, con le ovvie conseguenze. Ossia che la gente si vergogna di dire che legge Romance e non si trova mai qualcuno con cui parlarne. Le mie amiche mi sghignazzano alle spalle, i miei amici maschi mi prendono in giro palesemente, mia madre non ha letto nemmeno un titolo che le ho consigliato, mia sorella no comment….insomma tutti ne parlano malissimo ma pochi hanno davvero provato a leggere. Perchè? Perchè 99 persone su 100 sono convinte che troveranno pessima scrittura e ancor più pessimi contenuti.

Ed ultimamente, purtroppo, hanno anche ragione.

Bisognerebbe per prima cosa smettere di vergognarsi di quello che si legge. Poi cercare per prime noi lettrici accanite di fare selezione. Cioè…diciamolo pubblicamente che un libro non ci è piaciuto, spieghiamo perchè…insomma indirizziamo le nuove lettrici su quello che davvero merita di essere letto. Cerchiamo di non subire passivamente questo abbassamento di scrittura e contenuti in favore di una qualità che ci meritiamo e che merita il genere stesso.

6 – Last but not leas la vera morte dell’epoca moderna: Il Politically Correct. Quella tendenza esasperante a cercare di non offendere, nemmeno per sbaglio, una delle millemila categorie considerare “deboli”. Se poi ci aggiungiamo il movimento “MeToo” capirete che per il tipico eroe del Romance, traumatizzato, ferito, stronzo, insensibile, cinico, con due coglioni grandi come meloni, grondante testosterone da ogni poro e da ogni ferita di guerra non c’è più spazio. E si sente, dio caro se si sente che mi hanno appiattito tutto in favore di uomini talmente politicamente corretti da sembrare dei manichini del centro commerciale, anzi….dei cartonati perchè gli manca anche la tridimensionalità.

Che poi mi va anche bene il movimento MeToo…ma qui siamo arrivati al punto in cui si cancellano scene da cartoni animati di 10 anni fa perchè “inneggiavano alla molestia” e “passavano un messaggio sbagliato” ed è qui che io mi preoccupo (da recuperare gli articoli su Toy Story). Mi preoccupa l’ossessione che deriva da certi movimenti che hanno delle fondamenta legittime ma che poi si allargano a macchia d’olio e travolgono tutto al punto di vedere il male anche dove non c’è, oppure di esasperare quella che è una battuta in qualcosa di molto più grande.

E questo si riflette su tutto.
Al punto che o sei schierato da una parte, o dall’altra.
Faccio un personaggio maschile brutale, cattivo, sexy e che scopa con convinzione? Allora sono un’antifemminista che perora la causa maschilista mandando un messaggio sbagliato e pericoloso alle nuove generazioni di donne, rappresentando il genere femminile come asservito al maschio predatore. Ma che cazzo !!!! Volevo solo un maschio strappamutande!

No, non si può più.

Ed ecco fiorire decine, centinaia, migliaia di Ducaconti tutti uguali.
Bellissimi, sexyssimi, intelligentissimi, apparentemente cinici ma in realtà dei pasticcini perennemente in preda alla smania sessuale ma che NON consumano perchè loro non sono delle bestie e non vogliono “macchiare” con il sesso la purezza della pulzella di turno.

E che cazzo! Io cosa me ne faccio di uno che non ha nemmeno le palle di decidere di sedurmi? Soprattutto se il genere Romance si fonda sulla seduzione della giovine inesperta che in realtà è uno zoccolone? Cosa me ne faccio di schiere di uomini tutti buon cuore e rispettabilità? Dove sono finiti i degenerati di una volta?

Dove sono i Sebastian, gli Scorpioni, I dissolutissimi Rohan? Dove?

Seppelliti sotto quintali di perbenismo e pucci-pucci e cuoricini rosa. Che poi il rosa mi piace pure, ma non quello pastello, leggero, quasi bianco. Io voglio il fuxia, quello che ti prende a schiaffi e ti costringe a voltarti per strada, voglio la carnazza. Leggo Romance Storici proprio per la carnazza, gli stivali lucidi e attillati, le crinoline, i corsetti, le scappatelle nei labirinti e nelle serre; leggo Romance Storici per gli slinguazzatori seriali, gli orgasmi multipli e gli uomini “caramella Rossana” e tutto questo mi è stato lentamente tolto in nome della pace dei sensi.

Nel nome della sensibilità, del rispetto, del “non bisogna offendere nessuno” si trovano solo mediocrità e frustrazione. E io sono stufa.

Manca il coraggio di osare di fare qualcosa di diverso, di forte, di politicamente scorretto. Tutto piatto, tutto monocorde, tutto incolore. Al punto che io rileggo la McNaught, che non è nemmeno “la mia scrittrice preferita” solo perchè il suo Jordan Townsende è genuinamente cinico. E questo non va bene. Vuol dire che manca un rinnovamento, manca la volontà di stupire, manca la capacità di prendere un personaggio potenzialmente “negativo” e trasformarlo nell’eroe [A questo proposito si leggano o rileggano Venetia e La pedina scambiata della Heyer per apprezzare come si possa sedurre il lettore senza cazzi giganti, sesso esplicito e con personaggi maschili di dubbia moralità (nel caso del Duca di Avon possiamo parlare tranquillamente di cattiveria e cinismo in egual misura)]. Manca quella capacità di uscire dallo schema restando nello schema che ha reso indimenticabili certe autrici e i loro romanzi.

Capisco anch’io che scrivere coma la Heyer o la Woodiwiss (non la amo in modo particolare ma avercene) sia difficile, ma livellarsi su storie per aspiranti monache 12enni per paura di osare troppo è la morte del Genere.

Per non parlare delle donne… che gira e rigira sembrano sempre più viziate e più sceme.

7 – Il voler piacere a tutti. Capisco che a livello economico funzioni. Un romanzo che ha dentro un po’ di tutto e tutto all’acqua di rose, piacerà ad un maggior numero di persone. Però ha rotto il cazzo. Hanno rotto il cazzo queste trame piatte, con uomini e donne piatti, con situazioni rocambolesche che un po’ fanno ridere, un po’ fanno riflettere, un po’ fanno bagnare (ma davvero poco) e che poi si risolvono a tarallucci e vino.

Figa, potete anche scrivere qualcosa che potrebbe non piacere a tutti e non muore nessuno. Uno lo legge, pensa “fa cagare” e poi passa ad altro. Comprendo il voler fidelizzare ma un po’ di personalità è chiedere troppo?

Evidentemente sì.

E voi cosa ne pensate? Secondo voi, cosa è successo al Romance Storico? Lo sentite anche voi questo vuoto o è solo un problema mio?

Poschina

p.s. Jordan Townsende regala ad Alex “Una serie di orgasmi vibranti” prima di decidersi a venire anche lui. Trovatemene uno nel romance storico attuale che abbia tutte queste attenzioni per la sua donna…. cercatelo e non ci riuscirete. Sapete perchè? Perchè il Jordan moderno non se la scoperebbe nemmeno. O lo farebbe poco e male, o lo farebbe a porta chiusa, lasciando noi lettrici ad immaginare cosa sta succedendo nel talamo, oppure (altra tendenza deplorevole degli ultimi tempi) ci farebbe sospirare con baci e carezze e poi zac! via al capitolo successivo senza nemmeno un accenno di succhiatette o verghe turgide. Nemmeno un “è così grosso che non ci può stare”… niente di niente.

Scacco Matto Vostra Grazia – Rebecca Quasi

Se prendete il dizionario Treccani e cercate la parola “Autoconservazione”, troverete questa definizione: “Tendenza istintuale a conservare sé stessi e la propria integrità. Nelle melanconie depressive tale istinto si attenua, facilitando comportamenti suicidi”.

I casi sono due, o mi manca completamente il suddetto istinto, oppure  sono melanconicamente depressa senza averne piena coscienza, perchè dopo questa recensione la fandom estremista della Quasi vorrà, molto probabilmente, lapidarmi in pubblica piazza. Come minimo mi accuserà di incapacità critica, turpiloquio, scarsa intelligenza, incapacità generale (che sia di sintassi, comprensione del testo, tirare la sfoglia per le lasagne o fare la meringa perfetta), invidia; più o meno come quando non ho recensito con toni entusiastici “La Governante”, con l’aggravante che in quel caso sono stata accusata di non capire un cazzo nemmeno di cosa significa romance storico. E questo non è vero. Su tutto il resto c’è un fondi di verità e sul fatto che abbia ancora qualche problemino con le meringhe invece hanno proprio ragione. Mi allenerò.

La Trama: Percival Webster, duca di Clarendon, è determinato a chiedere in moglie la compita lady Albertina, pertanto si reca nella tenuta della sorella per comunicarle la notizia. Durante questa visita, scopre che Emma, figlia del cognato e sua temibile avversaria negli scacchi, non è più la ragazzina impertinente che gli estorceva lezioni, ma una giovane donna in procinto di recarsi a Bath per trovare un marito che ovvii alla sua incresciosa condizione di figlia illegittima.
Introdotta in società, la fanciulla attira l’attenzione di un conte dalla reputazione poco raccomandabile, il che porta Percival a dover fare i conti con i propri principi più radicati, un sentimento stordente e un’attrazione tanto potente quanto inaspettata.

Ed ora la parola alla giurata – Spoiler, recriminazioni, sassoloni tolti dalle scarpe, probabili incongruenze e anche un po’ di noia, perchè temo che la mia ben nota logorrea oggi sia fuori controllo.

Più o meno a maggio (credo), sul profilo FB di Rebecca Quasi è uscito questo disclaimer:

“In questi giorni ho riletto tutta la storia di Emma e Percy. Ne emerge un romanzo a base di seghe mentali maschili (il che permetterà a Thomas Dri di inserirlo tra i fantasy o nei libri di fantascienza).
Ne SCONSIGLIO pertanto la lettura a chi:
1. Cerca maschi alfa
2. E’ allergico alle seghe mentali maschili
2.1. …scritte da una donna (pura ipotesi dunque).
3. Nei romanzi storici pretende realismo estremo (i miei personaggi si lavano, sono profumati, sono alti, sono belli… ovvero cose che nel vero 800 non esistevano).
Ai restati 5 lettori do appuntamento nel cuore dell’estate”.

Ora voi direte…saranno pure cazzi suoi quello che scrive sulla sua pagina, di un suo libro; a te che te frega?

Mi frega.
Perchè se il significato dell’avviso era “Non mi rompete il cazzo per quello che ho scritto perchè il libro è mio e me lo gestisco io, se non ti piacciono queste cose non lo leggere”, mi ruga perchè tu pubblichi un libro e la gente lo compra mille morivi diversi, il primo dei quali è leggerlo, farlo suo e crearsi un’opinione personale e tra le diecimila persone che lo acquistano potranno anche esserci quelle 10 che ci trovano dentro dei difetti, non riescono ad entrare in sintonia con i personaggi o lo detestano categoricamente per qualsiasi motivo ritengano valido. Ma il secondo motivo, decisamente fondamentale è che spetta a te autore avvincermi e farmi piacere anche quello che, sulla carta, non mi piace. Sta a te creare personaggi che funzionino (non  necessariamente che piacciano), che siano inseriti in una storia credibile e coerente a livello narrativo.

Oltretutto io recensisco e con una premessa simile qualsiasi cosa scriva, da ora in poi, mi farà sembrare o una stronza o una che vuole rompere il cazzo a tutti i costi. Perchè mi verrà immediatamente replicato “Beh, di cosa ti lamenti? Lo sapevi ancora prima di comprarlo che sarebbe stato così! L’autrice ti aveva avvertita, avresti potuto non leggerlo”.

Questo disclaimer, mi è quindi sembrato un mettere le mani avanti in vista di probabili future critiche, e lo trovo un atteggiamento molto strano in un’autrice che è sempre stata molto obiettiva e matura nel gestire eventuali pareri negativi.

Peggio mi sento se penso che la maggior parte dei lettori non avrebbe minimamente notato che il romanzo non è realistico al 100%, non si sarebbe resa conto che è un libro sulle seghe mentali di un trentenne con grossi problemi e che tutti i maschi (o quasi) ci fanno una figura barbina, se l’autrice stessa non glielo avesse detto. E questo non si fa. Lascia che sia il tuo pubblico a giudicare, senza mettergli alcuna pulce nell’orecchio se non per incuriosirlo, stuzzicarlo, coinvolgerlo.

Poi ci sono io, quella che legge “Ne SCONSIGLIO pertanto la lettura a chi” e corrispondendo perfettamente alla descrizione, quasi fosse un abito sartoriale su misura, non può esimersi dal leggerlo con l’aggravante di essere stata avvisata per tempo di tutto ciò che le avrebbe dato davvero fastidio e permettendole in questo modo di farci doppiamente caso.

Ma veniamo a noi.

Il libro è quasi interamente incentrato sulla figura di Percy, un uomo (ricordiamoci che siamo nell’800 ed un trentenne dell’epoca era più che uomo, visto che a 40 erano considerati anzianotti) con dei grossi problemi. Anzi, un uomo con problemi di dimensioni galattiche. Egli è compassato fino all’inverosimile, ossessionato dalla formalità, ed oltretutto ha il mestruo….anzi, è perennemente in premestruo. Che è peggio.

Egli infatti si crogiola di sega mentale in sega mentale per tutte le 496 pagine (mica bruscolini) e cerca, invano, di mettere a riposo il suo uccello perennemente sull’attenti per la sua parente bastarda: Emma.

Emma oltre ad essere intelligentissima, che manco Leonardo Da Vinci dei tempi migliori, è anche ricca, libera, giovane e bellissima. Con l’unico, piccolo, insignificante neo di essere una figlia illegittima. E fin qui, ok. Alla fine i romance sono un coacervo di gran fighe e gran fighi superintelligenti, con cazzi grossi (su Percy non è dato sapere) che passano il tempo a battibeccare prima e a copulare selvaggiamente poi.

E voi a questo punto direte “Quindi? Dov’è il problema?”

Il problema è che nel libro manca tutto il resto. Anzi no, mi correggo, il problema è che oltre ad essere un segaiolo mentale che nemmeno io a 15 anni dopo aver letto “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, oltre ad essere lungo e per certi versi ripetitivo, il personaggio di Percy (sul quale io contavo tanterrimo) è infantile e tonto. Si fa manipolare da pagina 2 a pagina 496 da una Emma che mi ha ricordato quelle insostenibili rappresentanti del mio sesso che forzano costantemente la mano al loro compagno per ottenere quello che vogliono, che sia il matrimonio in chiesa, un figlio, un cane, il secondo figlio, il terzo figlio, l’anello con diamante ad ogni cazzo di occasione…e chi più ne ha più ne metta.

E siccome io sono sì femminista ma non sessista, non penso che gli uomini si meritino di essere sempre e costantemente manipolati. Ok, lei ha capito che sono anime affini e bla….bla….bla… Ma non rompere il cazzo.
Che poi fa quella scaltra, bara su tutti i fronti…perchè è lei che continua a strusciarglisi contro e ad usare OGNI mezzo per farsi ravanare, e quando la zia (personaggio meraviglioso) le dice “Minchia che palle ancora lì a non scopare? Mettiti un baby doll e saltagli nel letto” lei arrossisce come la più puritana delle vergini. E NON lo fa. Fa quella che se la prende (anche giustamente) ma guai ad affrontare l’argomento.

Ma io dico?

Lui diventa di marmo ogni volta che ti vede. Fagli una pompa e finiamola lì. Libro accorciato di un centinaio di pagine (e quindi di un miliardo di seghe mentali), un paio di scene di sesso, qualche battibecco, un saluto alla zia ed epilogone con 15 figli in 10 anni, tutti zuccherosamente felici e contenti (voi) e ciaone a tutti che si parte per le ferie.

Come se non bastasse una Emma che passa dalla verginità molesta alla zoccolaggine esperta ogni volta che lui la sfiora, vogliamo parlare degli altri uomini presenti nel libro? O sono delle bestie, o degli sfigati. L’amante della pesca ovviamente non ha scampo e Osborne o Osbourne…cmq il tizio porco, maniaco e via dicendo, è una bestia della peggior specie e i suoi amici anche.

Lo so, lo so che è stato creato ad arte per sottolineare come all’epoca contasse più la linea di sangue della bontà d’animo. Non sono scema. Ho trovato tutto un po’ troppo, tutto il ton che le sparla dietro, tutti i maschi che la trattano da zoccola…. ci sta. Ma era necessario arrivare ad un quasi stupro? Che poi avviene dietro l’angolo ma non se ne accorge nessuno e questo sarebbe anche il meno se non fosse che lei, quella MOLTO sveglia, si allontana dal gruppo con il pazzo del villaggio e per poco non ci lascia la pelle? Ma non avevi detto 3 righe prima “Di lui non mi fido, non sono scema, non mi metterei MAI nella condizione di farmi compromettere?”.

Non so….che poi queste sono inezie, piccolaggini, pedanterie inutili.

Quello che a mio parere non permette al libro di decollare come avrebbe meritato sono proprio i personaggi principali.

Esempio: La sofferenza di Emma nel rendersi pienamente conto di cosa significa essere una bastarda, viene solo accennata ma non approfondita, si avverte ma non viene sviscerata, resta sospesa come in un limbo e ci viene raccontata da Percy, quindi soffocata dalle immancabili seghe mentali. Se si fosse dato più spazio all’interiorità di questa ragazza, che sulla carta è un personaggio della madonna, il libro avrebbe acquistato forza e anche la storia d’AMMMOOOOOREEEE ne avrebbe guadagnato in profondità.
Purtroppo invece a volte Emma risulta solo capricciosa e musona, e anche un po’ palla al cazzo per come pressa, pressa, pressa.

Ma va peggio a Percy, il quale purtroppo alla fin della fiera sembra solo un riccone che non saprebbe scegliersi da solo nemmeno il fazzoletto da collo, che passa il suo tempo in una scatola di piombo (nella quale si è ficcato da solo) e che non riesce ad imporsi con Emma su nulla, dimostrandosi fino all’ultima riga del libro, un gioppino fatto e finito.

E a me, sono risuonate nelle orecchie queste perle di saggezza:

“Servi della gleba in una stanza, anestetizzati da una stronza, come dei simbolici Big Jim, Schiacci il tasto ed esce lo sfaccimm . . .

. . . Servi della gleba planetaria, schiavi della ghiandola mammaria, come dei simbolici Big Jimme, Schiacci il tasto ed esce lo sfaccimme”.

E non è una questione di Maschialphismo (questo l’ho coniato or ora e già mi piace) ma proprio di costruzione del personaggio. Per colpa del movimento #meetoo purtroppo il maschio alpha non è più di moda e pare brutto usarlo, ma tra il maschio alpha e il maschio noioso ci sono altre decine di sottospecie che si potevano utilizzare… basti pensare al Fitz di “Una paziente conquista” della Thomas….che non è certo un maschio Alpha, che ha i suoi problemini anche lui, ma che resta un personaggio maschile sfaccettato ed interessante.

Ecco, Percy è monodimensionale. Purtroppo.

Ah….stavo dimenticando il momento “Settimana Enigmistica” e sappiate che Il Quesito della Susy ci fa un baffo.

Percy passa 490 pagine a ripeterci che non vuole figli. Ve lo scrivo a parole che fa più effetto QUATTROCENTONOVANTA/00.  A pagina 491, nell’epilogone, scopriamo che ne ha avuti 2 in nemmeno 5 anni. Ora, calcolando che per i primi mesi non hanno copulato, che poi lui ha speso del tempo sborrando fuori, che i bambini sono nati a termine, che la prima ha 4 anni e che ci vogliono 9 mesi perchè dal concepimento si arrivi allo scofanamento…..quanto tempo ci ha messo Emma per manipolarlo e farsi mettere incinta?

Ecco, bravi… 2 giorni a dir tanto.

Ed io uno di trent’anni che si fa rigirare sul dito da una diciottenne non lo vorrei nemmeno tatuato, figurarsi se potrei usarlo per alimentare le mie fantasie perverse.

E allora? Come lo valutiamo questo libro?
Con un sei e mezzo.
Si salva principalmente perchè la storia è ben costruita, perchè è scritto bene e si vede dal lessico scelto che è stato speso del tempo per fare le cose con cognizione di causa. Tuttavia non è un libro che consiglierei, resto dell’idea che al momento il libro storico migliore della Quasi sia Dita come farfalle. Ci sono delle parti molto riuscite, come quella iniziale nella quale Percy si accorge che Emma è diventata una donna e non è più una bimba, tutte le volte che compare la zia il mio cuore ha esultato, il capitolo relativo al matrimonio è ben orchestrato e i figli di Caroline e James sono tutti molto simpatici. Ma manca un bilanciamento adeguato nell’approfondimento psicologico dei personaggi principali.

Non è un coito interrotto, non è Lammerda che piace….mi sa che dovrò inventarmi una categoria tutta sua.

Facciamo “Schiavi della Vulva ma soffrendo” e non ci pensiamo più.

In poche parole

Quando vorresti accaparrare più pubblico amando ciò che la gente ama e piacendo alla gente che piace ma fallisci miseramente ogni cazzo di volta.

Poschina

Recensioni Lampo

Ebbene eccoci di nuovo qui.
Mentre la mia vita si evolve anche troppo velocemente e mi smarrisco, trovo un punto fermo nella lettura. Il romance storico ha raggiunto livelli di premorte intollerabili. O non hanno nulla di storico e nemmeno nulla di divertente/sessuale/pruriginoso che ti faccia dimenticare il vuoto cosmico nella veridicità, o sono talmente pietosi da farmi venire voglia di passare al romance contemporaneo, che mi provoca la gastrite 9 volte su 10.
Oggi, per correttezza, è il 14 Maggio 2019, e le recensioni lampo partono da questo libro:

L’ho comprato tempo fa, probabilmente in uno di quei momenti in cui mi sento particolarmente buona e voglio dare fiducia al prossimo. Perchè le millemila inculate prese nella vita non mi hanno del tutto convinta a fidarmi solo del mio istinto e allora insisto nel fare cazzate come questa. Comprare questo libro e leggerlo anche, tutto.

Le prime 12/13 righe funzionano.
Le altre no.

Ho passato il tempo sacramentando in due/tre lingue e posso racchiudere questa inutilissima, vuotissima, poverissima, noiosissima, fastidiosissima lettura con un’affermazione: MaVaffanculoVa!

La delusione è cocente e allora mi lancio su un altro libro comprato in uno di quei momenti lì, quelli di estrema fiducia nell’umanità e in chi scrive le recensioni su Amazon.

Al momento mi sto sforzando di andare avanti. Anche qui eravamo partiti benissimo, le prime due pagine mi avevano conquistata….le altre NO. Troppo tutto. Ma mi do ancora il viaggio di ritorno in treno per decidere, poi vi faccio sapere.

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Mollato dopo che è venuto fuori che la tizia piena di idiosincrasie (ossessivo compulsiva grave) è una figa spaziale. Non bellina, carina, simpatica o chissà cosa. No. Proprio una gran figa.

E mi va bene tutto o quasi ma la strafigaggine mi sembra troppo, in un libro che già di suo non mi stava appassionando più di tanto.

Big NoNoNo

Ed ora rilanciamoci sul tanto amato romance storico e affrontiamo l’ultima fatica di Kasey Michaels: “Il Giuramento del Visconte”

Tutto molto bello all’inizio. Siamo in guerra, il nostro eroe è ferito e in un momento di bontà estrema promette al medico che lo sta curando che si prenderà cura della figlia nel caso dovesse succedergli qualcosa. Puntualmente quel qualcosa succede e il carissimo medico schiatta. Piombano in casa del Visconte la figlioletta che avrei preso a schiaffoni sonori dopo mezzo minuto e la zia bella e scontrosa (anche a lei un calcio in culo non avrebbe fatto male). C’è di mezzo un mistero, c’è qualche segreto e c’è tanta attrazione.

Dov’è il problema? Vi chiederete giustamente.

E io ve lo spiego.
La scrittura. Dovete sapere che i bambini ogni tanto pongono domande piuttosto particolari tipo “Cos’è l’arcobaleno? Perchè lo vediamo solo quando piove? Perchè dura poco?” e siccome vogliono risposte sensate, noi adulti cerchiamo, lambiccandoci il cervello, di usare, per spiegare un fenomeno complesso, parole semplici e frasi non eccessivamente lunghe per permettere ai piccoli di comprendere la sostanza senza confonderli con parolone come “rifrazione della luce”.

Kasey Michaels, evidentemente, pensa che io, alla soglia dei 40 anni, non abbia facoltà intellettive sufficienti a comprendere parole forbite e frasi più lunghe di una riga. Ecco cosa non va in questo libro. E’ un libro che si rivolge al lettore come se si trattasse di un minorato mentale e quindi è tutto semplice, semplice, semplice.

Mi piace il romance, non sono cretina.

Ci fosse almeno una trama della madonna con un bel maschio strappamutande…e invece nemmeno questo. Il Visconte è sì bello e via dicendo. Ma anche in lui predomina una certa semplicità….una specie di mollezza generale che proprio non mi piace. Cioè…io leggo questa sbobba per sognare la carnazza.,…non per trovarmi un uomo che è la versione maschile di Santa Maria Goretti. Chiariamolo subito.

Quindi mollo tutto e chissenefrega se creperò senza sapere da cosa stavano scappando la bambina odiosa e quella cretina di sua zia.

Giudizio complessivo: Il libro di Roal Dahl che sto leggendo ai miei figli usa parole più complesse ed ha una costruzione delle frasi più articolata. E con questo ho detto tutto.

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Per la serie “Benino ma non Bene” vi racconto la mia esperienza con questo romanzo/racconto/cosa/libro.

Qui abbiamo un lui orribilmente sfigurato da un razzo amico che invece di essere sparato in avanti è stato sparato indietro, lo ha centrato in pieno e gli ha letteralmente spappolato metà faccia e metà corpo; esattamente come ogni anno della mia adolescenza a capodanno, un quartoggiarese perdeva parti fondamentali del corpo per accedere “Bombe di Maradona” prive di miccia dimostrando la sua inettitudine intellettuale all’universo intero.

Lei invece è la figlia di un vicario rigido e bigotto che da giovane l’ha data al primo pirla imbellettato che le ha detto che era carina, salvo poi essere sputtanata davanti a tutti e costretta a fuggire da un padre che le ha tirato dietro una serie di epiteti irripetibili. Capita così a Londra dove diventa sarta.

E fino a qui tutto ok.

Cioè….è tutto un po’ all’acqua di rose per i miei gusti ma onestamente, ogni tanto, ci sta anche un po’ di cazzeggio vero e quindi pensavo mi sarei finalmente rilassata. E invece no. Perchè lei si dimostra essere una specie di Santamariagoretti affamata di cazzo (e tenete presente che l’essere affamata di cazzo è l’unica caratteristica che me l’ha resa simpatica) che lo AMA immediatamente e che, supportata dalla servitù, cerca di spingerlo a ricambiare il sentimento.

Esattamente come state pensando tutte in questo momento, finirà presto a vergate in vagina, orgasmi di ogni genere (tranne quelli anali perchè pare brutto parlarne), lui si innamora, lei si innamora, i servi sono innamorati dell’amore dei loro padroni, le amiche strambe sono innamorate dell’idea dell’innamoramento dell’amore…… e via dicendo.

Ho detto AMORE? No, perchè non siamo finiti nel patetismo più sfrenato…. NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO

E cmq. la cosa più irritante è la visita che il nostro eroe sfigurato fa al padre di lei fingendosi un demone infernale….. Livello intellettual/culturale sotto zero.

Voto: 5 perchè c’è molto peggio in giro e sono sicura che tutto questo amore così rosa, zuccheroso e profumoso a qualcuna piaccia assai.

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Avete presente l’ideale dell’ostrica Verdiano? Ecco, io ci credo. Credo che lasciare la via vecchia per quella nuova non sia sempre una grande idea e nel romance, spesso, questa legge  è confermata. Ieri pomeriggio (ormai siamo a giugno) mi sono lanciata con l’entusiasmo di un bambino in un negozio di caramelle, su questo libro:

Non chiedetemi come mai, sarà la pelliccia, la barba, il capello lungo o sa il cazzo, ma mi attirava tantissimo. Poi le recensioni entusiastiche di Amazon mi hanno fatto dire…. Ma sì, dai…. smettila di essere pedante e buttati.

Mi butto.

E mi faccio male.
L’inizio ci può anche stare, lei giovane erede del “ducato” o come minchia si chiama (siamo nella Norvegia del IX secolo d.c.), ed è innamorata di Ossian, un guerriero figlio di uno scultore, bellissimo, fisicatissimo, ombrosissimo, sexyssimo e che non la caga di pezza. Allora lei oltre a dichiararsi e ad essere rimbalzata su base giornaliera, mette in giro voci contorte sulla sua presunta vaccaggine solo per farlo ingelosire. Spoiler: non ci riesce. E la prima parte del libro è tutta così. Lei che si dispera, ci prova, viene rimbalzata e si dispera….mentre lui viene descritto come un tizio riflessivo che non indulge in futili piaceri (una specie di palla al cazzo, ma molto sexy).

Lei, tesorina della mamma, ha l’abitudine di spiare le orge che si tengono nella magione dello zio per acculturarsi su quanto concerne i rapporti sessuali.

Ora, io sono l’ultima persona che può aprire bocca visto che guardo i porno e che da quando Tumblr ha rimosso tutti i profili hard che seguivo sono entrata in una depressione nera e ancora ricordo con amore le gif erotiche in bianco e nero di cui mi nutrivo, ma qui siamo in Norvegia, nell’800. Non 1800. 800.

Ma siccome io delle abitudini dei norvegesi non so nulla, non mi concentro tanto sul voyeurismo della nostra Liv ma quanto sul linguaggio estremamente moderno utilizzato dai protagonisti. Dubito che nell’antica Norvegia si dicesse “Ti metto la lingua in bocca”. Così, per fare un esempio. E anche che ci si parlasse con il gergo usato nel 2020 in Piazza Duomo a Milano. Come in ogni epoca ci saranno state delle “regole” da rispettare, fossero esse scritte o semplicemente dettate dall’abitudine.

Se poi aggiungiamo il fatto che Ossian passa dall’essere irremovibile nella sua decisione di ignorarla e dopo due pagine la sta sverginando pesantemente capirete in fretta che non è il libo per me; e’ un cambiamento un po’ troppo repentino e mi ha lasciata piuttosto freddina.

Lessico sbagliato + stravolgimento delle convinzioni in 3 righe = una me medesima in versione Cheng Li la Furia Pelosa……quindi ora sono qui a chiedermi se andare avanti o sfanculizzare tutti e cambiare romance.

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Allora, per amore del romance io ci ho riprovato, mi sono detta “ma su, non star lì a rompere il cazzo con questa inutile storia che i personaggi dei romance storici devono appartenere all’epoca nella quale è ambientato il racconto, non essere la solita pedantona”.

Niente, ho resistito altre 3/4 pagine e poi ho abbandonato. Purtroppo un po’ la velocità con la quale avvengono i diversi accadimenti, un po’ il linguaggio ed i comportamenti eccessivamente moderni, hanno tolto mordente alla lettura. Peccato perchè sia Liv che Ossian erano sulla carta due personaggi piuttosto interessanti e anche il mistero della bimba tutto sommato ci stava.

Peccato che alla fine lo abbia abbandonato al millesimo battibecco dei due amanti….ce ne faremo una ragione. Ah, se qualcuna di voi lo ha letto mi può gentilmente dire cosa succede dopo e qual’è il mistero legato alla voglia sotto al piede? Grazie.

Per ingannare il tempo nell’attesa che mi arrivino i libri che ho ordinato, rileggo la Kleypas e il primo libro della serie “Ravenel”, quello che avevo trattato malissimo, perchè sono una brutta persona e anche cattiva, ma soprattutto perchè evidentemente ero abituata a leggere “bella roba” e potevo permettermi di fare la schizzinosa. Ad oggi confermo il mio primo pensiero, ossia che sia stata un’occasione sprecata e che Devon e Kate non mi smuovono alcun ormone…. ma

ma avercene di libri scritti così….sulla scrittura davvero nulla da dire e anche la storia presa da sola era interessante.

Purtroppo però i romance con i controcoglioni sono sempre più rari, si cerca di semplificare, di facilitare la lettura, di raggiungere il maggior numero di persone e di piacere a tutto l’universo mondo, quindi si tenta disperatamente di non prendere posizioni che possano dar fastidio a qualcuno, di usare un lessico che non urti i nervi e sia comprensibile agli adulti ed ai bambini, di dar vita a personaggi che siano stronzi ma non troppo, libertini ma non eccessivamente, ribelli ma rispettando le convenzioni, antipatici ma in fondo nemmeno più di tanto, cattivi ma con il cuore d’oro.

Morale?

LA NOOOOOIIIIIAAAAAAAAAAAAAAAAAA

E alcuno sono pure scritti male.

Ma Basta!!!!!

Poschina

Bene….ora che mi sono un po’ sfogata sto meglio.
Mi raccomando consigliatemi qualcosa di decente da leggere….ne ho davvero, tanto bisogno.

p.s. Non ho tempo di rileggere quindi troverete un po’ di tutto…errori, sviste, sintassi orribile……cercate di soprassedere, se potete 😉