Chicago Stars_La Serie – Susan E. Phillips

A voi persone normali probabilmente certe cose non capitano.
Voi non vi infossate con un autore anche se vi fa spesso incazzare.
Voi non recuperate serie concluse da anni e vi imbestialite come se fossero state scritte ieri.
Ma io sì.
Succede che il romance storico al momento non mi offre nulla di succulento e allora frugando nel kindle trovo un romance contemporaneo letto anni fa che tutto sommato non mi era dispiaciuto e allora lo rileggo e mentre lo rileggo penso che forse sarebbe anche ora di leggere tutta la serie, poi mi ricordo perchè avevo smesso di leggere l’autrice in questione ma ormai è tardi, il mio cervello continua a mandarmi l’imput di “Leggere subito TUTTA la serie, non importa come, dove, quando e quanto ti incazzi. La DEVI finire”. Ed io, al mio cervello, non so proprio dire di no.

Ma andiamo con ordine. E con spoileroni ovunque tanto la serie la sapete tutte a memoria.

Primo libro della lunga serie è “Il gioco della seduzione”, titolo originale “It Had to be You”, e già qui vediamo la lungimiranza dell’editore medio italiano che prende un titolo perfetto (poi vi spiego perchè) e lo trasforma in un titolaccio Harmony Style per attirare quelle tra di noi che antepongono la carnazza al contenuto.

Piccola premessa: in questo libro, che non mi è dispiaciuto, troviamo un po’ quelle che saranno le caratteristiche comuni a tutta la serie. Una donna ferita che non sa bene chi è e cosa fare della sua vita e del suo corpo, un uomo apparentemente invulnerabile che in realtà è una mousse al cioccolato bianco ricoperta da uno strato di solido cioccolato fondente.
Uomini bellissimi, fortissimi, affidabilissimi, bravissimi a letto, grandissimi baciatori, ricchissimi, famosissimi e che sono anche comprensivi, intelligenti, pazienti, passionali, feriti ed in cerca di quella donna che finalmente vedrà in loro il bambino di 5 anni bisognoso d’affetto che si nasconde sotto quel centinaio di kg di muscoli e cazzi ragguardevoli. Altra caratteristica delle donne della Phillips è che si credono insignificanti e poi sono TUTTE dei pezzi di figa atroci.

Tu le senti e sono sempre lì a definirsi insignificanti, bruttine, sessualmente poco appetibili e poi guarda te, chi l’avrebbe mai detto, in realtà sono fighe che si vestono di merda e basta. E’ sufficiente un giro dal cinese dietro l’angolo, 50€ in vestiti da supergiovane e via…. la figaggine esplode.

In questo caso invece siamo di fronte a Phoebe, ricchissima figlia di uno stronzo cosmico che alla morte le lascia in gestione la sua squadra di Football (I Chicago Stars che danno il nome alla serie) a tempo determinato. Idda è meravigliosa. Una bambolina perfetta con due tette da urlo, un culo di marmo e una serie infinita di traumi psicofisici che la rendono insicura e debole. Primo grande trauma: il padre che l’ha sempre trattata come una merda spiaccicata e che non le ha nemmeno creduto quando in lacrime a 18 anni o roba simile ha raccontato di aver subito uno stupro (secondo enorme trauma). Quindi la nostra Phoebe ha elaborato la questione a modo suo ed è diventata la classica bambolina che trasuda sesso da ogni poro salvo poi non essere in grado di farsi avvicinare da nessuno perchè il sesso per lei è, giustamente, difficile da gestire. Il padre poi, essendo un grandissimo figlio di puttana, le affida la squadra ma potrà essere davvero sua solo se vinceranno non so che cosa ed è una specie di Mission Impossible perchè il team fa abbastanza cagare…ma.
Ma ad allenare la squadra adesso c’è Dan Calebow. Una specie di guerriero norreno, ex giocatore sexyssimo, intelligentissimo, integerrimissimo e via dicendo di superlativo assoluto in superlativo assoluto, il quale detesta Phoebe ritenendola una scema patentata (ma gli viene il durello ogni cazzo di volta che la vede) e vorrebbe che mollasse la gestione a qualcuno con più esperienza. Dal canto suo Phoebe si eccita per Cal e vorrebbe farsi smarmellare tutta ma è traumatizzata e via dicendo.

Ora, lo so che sembro insensibile all’argomento stupro e via dicendo ma non è colpa mia se il tema di per se delicatissimo viene trattato in modo banale e piuttosto superficiale dall’autrice stessa. Capisco non sia facile perchè il libro lo scrivi per un certo tipo di pubblico quindi il dramma non deve essere il fulcro della storia ma lo deve essere la parte romance (che funziona alla grande) ma allora non usare un trauma così forte che, per quanto mi riguarda, necessiterebbe un approfondimento maggiore.

Ma tralasciamo le mie seghe mentali su sensibilità e rispetto e passiamo alla carnazza. La carnazza c’è. Il sesso c’è. Ma soprattutto non manca la tensione sessuale che ti fa bramare di leggere ancora, di sapere come andrà a finire, quanti orgasmi potrà raggiungere la nostra eroina e ti lascerà perplessa perchè tu, nella tua cazzo di vita, di uomini così fottutamente perfetti non ne hai incontrato nemmeno uno. Perchè all’apparenza sono burberi e scontrosi, in realtà no. Sono buoni come il pane e con una pazienza infinita. Dan non fa eccezione. Lui è tutto muscoli e testosterone ma in realtà l’unica cosa che brama sono una moglie e dei figli da cui tornare a casa la sera.

Che dire?
Sarà AAAAAAAMMMMMOOOOREEEEEEEEEEEEEEE
E il senso del titolo originale [Dovevi essere tu o roba simile] è che “solo lui avrebbe potuto scalfire il muro costruito da Phoebe per difendersi e solo lui avrebbe potuto farle abbassare le sue difese e farle amare il sesso”. Romantico, vero?

Sospironi ironici a parte, tutta la parte pseudo/crime è insostenibile, insopportabile e poco realistica, ne avrei fatto volentieri a meno.

Voto: 7
Categoria: Fantasy Romance

Il secondo libro è una mia vecchia conoscenza. Heaven, Texas (che è anche il titolo originale al quale in Italia, per sottolineare la scarsa intelligenza delle lettrici, hanno aggiunto “Un posto nel tuo cuore” che non centra un cazzo ma rimanda ai vecchi romanzi di Lyala quindi sembrava all’editore cosa buona e giusta – AMEN).

Qui siamo al cospetto di Bobby Tom, star dei Chicago Stars, conosciuto nello scorso libro e Gracie Snow, giovane sfigata che si veste come mia nonna, vergine ma con la passione per la lingerie sexy, un film da girare, infinite insicurezze da placare e sessualità apparentemente addormentate che si risvegliano con la vista di un cm. di pizzo nero.

Qui trovate cosa ne pensavo nel lontano maggio 2014 e devo dire che a quattro anni di distanza non ho modificato poi tanto il mio parere….anzi, posso tranquillamente confermare il 95% di quanto scritto. Ora come ora porrei l’accento sulla scena epica di Gracie che guarda per la prima volta un porno eccitandosi palesemente e la reazione inaspettata di Bobby Tom (al quale non si rizzava da tempo) che deve andare a nascondersi in camera perchè rischia di saltarle addosso.

La caratteristica più piacevole di questo romanzo è il brio con cui è stato scritto, la gioia di tanti dialoghi che scorrono sotto i nostri occhi senza mai rallentare la lettura e qualche scena hot che non arriva ad essere bagnamutande ma almeno ci si avvicina.

Bellissima la storia secondaria (ma questo è un classico della Phillips, sia i personaggi di contorno che le subplot sono spesso davvero ben orchestrati tanto, in alcuni momenti, da preferire quelle alla storia principale), molto tenera e per certi versi malinconica.

Voto: 7
Categoria: Fantasy Romance Spinto (nel senso di inverosimile)

Bene. Ora veniamo a noi.
Vado subito al dunque:

Non so nemmeno da dove cominciare quindi vado a random partendo dalle cose che mi hanno davvero fatta imbestialire.

Sono una donna che ha sperimentato su se stessa la voglia di maternità, quell’istinto che nel mio caso è comparso una mattina e non se ne è più andato, quella smania di perpetrare la specie e via dicendo, quindi non faccio molta fatica ad immedesimarmi in una donna che vuole dei figli.

Ma io ho dei limiti etici.

La carissima Susannina invece se ne fotte di tutto e di tutti e decide che la sua protagonista, che per inciso è una specie di genio della fisica con un quoziente intellettivo altissimo, deve essere una donna che io, da donna, posso definire solo come “Grandissima Stronza”. Perchè per me è impossibile anche solo concepire che una donna metta in atto un piano come quello ordito da Jane e la faccia franca. Quello che ha fatto è per me ingiustificabile e imperdonabile. Quindi non solo l’ho detestata con l’anima ma non ho nemmeno ben capito come tutto finisca, con delle premesse simili, a tarallucci e vino.

Jane ha 34 anni, è un genio e vuole un figlio. Ma siccome lei da piccola ha sofferto la sua genialità che la ha allontanata dai coetanei e si è sentita un’emarginata, decide che suo figlio dovrà essere un bambino con un’intelligenza media e decide di concepirlo con quello che lei crede essere un tontolone dimostrando contemporaneamente di essere profondamente ignorante in materia genetica e ben poco intelligente in materia pratica. La cretina pensa che genio + tonto = intelligenza media.
Non funziona così. Non è così semplice.

Cmq. vede un video nel quale Calvin Bonner (asso dei Chicago Stars a fine carriera [ ha 36 anni]) fa il finto tonto e decide che deve essere lui il padre di suo figlio. Quindi mette in atto un piano idiota e piuttosto inverosimile per farsi ingravidare….
….spoiler: la prima volta non funziona
….spoiler: la seconda sì
(Quintali di Maalox per digerire la notizia)

Lui poi viene a sapere da vie traverse quello che è successo e la obbliga a sposarsi e trasferirsi con lui a Salvation, sua città natale. Lo so…lo so…. il nome della città è quanto di più “Americans” si potesse sentire….

Ovviamente lui la detesta, la tratta di merda e via dicendo e non tanto per quello che gli ha fatto ma piuttosto perchè è vecchia, e la crede una ventiseienne….non vi dico come reagisce quando scopre che di anni ne ha 34. Cmq. Se scopano lo fanno al buio perchè lei è complessata, se non scopano litigano ma Calvin cmq, inspiegabilmente, tutto sommato la comprende, i genitori di lui la detestano e lei per non farli affezionare troppo finge di essere una snob stronza perchè in teoria una volta nato il figlio dovrebbero separarsi….e qui siamo solo al 32% del libro e io non capisco come farò ad arrivare alla fine.

Ci riesco.
A fatica ma ci riesco.

Se dicessi che mi ha fatto schifo mentirei.
Ma è un libro irrealistico, fuorviante, triste sotto molti punti di vista.
E la cosa più triste è che il libro è scritto da una donna che racconta di una donna con grossi problemi di interazione sociale, che decide di avere un figlio ingannando un uomo che nemmeno conosce solo perchè lo considera figo e scemo, che non vorrebbe nemmeno informarlo della paternità, che alla fine la fa franca e il libro ci porta, con una certa maestria, bisogna ammetterlo, a giustificare il suo comportamento.

E’ inaccettabile.
Per come la vedo io non ci sono giustificazioni al comportamento di Jane e il fatto che l’autrice alla fin fine voglia farcela passare per un personaggio positivo è disgustoso.
Fare un figlio è molto più che soddisfare un bisogno. Fare un figlio in modo egoistico, sulle spalle di qualcun altro, è deplorevole.

Il fatto che nel libro Jane non venga mai davvero criticata e che il suo mea culpa si limiti ad un “Mi dispiace” è piuttosto triste. Non sono riuscita a superare l’inganno iniziale.
E gli uomini che conosco io non sarebbero riusciti a passar sopra ad una bastardata del genere nemmeno dopo 20 anni, figuriamoci qualche settimana. Gli uomini che conosco io raramente tollerano di essere derisi in pubblico, figurarsi se si trovassero incastrati con una sconosciuta…..

Se poi vogliamo peggiorare la situazione, aggiungiamoci anche un parto podalico in casa. Chiaramente il bambino e la cretina stanno benissimo….non avevamo dubbi.

Bah.
Il libro poi al solito è scritto benissimo e anche qui il subplot merita…ma per il resto, per quanto mi riguarda, è un grosso, enorme, immutabile “NO”.

Voto: 4
Categoria: Buttiamo anni ed anni di femminismo nel cesso e convinciamo le lettrici che tutto è lecito se abbiamo a giustificazione un’infanzia non brillantissima. #MaVaffanculoVa

Superato lo scoglio di #ComeTiIncastroJane, passiamo a quello che è il capitolo più intimista e doloroso dell’intera serie: Un piccolo Sogno

Protagonisti di questa storia sono Gabe Bonner, fratello di Calvin (protagonista del libro precedente), il quale sta faticosamente cercando di far ripartire la sua vita a due anni dalla perdita della moglie e del figlio di 5 anni, investiti da un’auto e morti sul colpo e Rachel, ex moglie di un predicatore stronzo ed egoista [l’America è famosissima per le sue 4500 chiese e per gli altrettanti canali TV] che aveva come base per i suoi misfatti proprio Salvation dove ha truffato chiunque in qualunque modo e che una volta scoperto è scappato con il suo aereo privato per poi schiantarsi al suole e crepare male. Bene.

Rachel, ormai ridotta alla povertà assoluta dopo aver speso tutti i pochi risparmi per pagare le cure del figlioletto Edward che aveva contratto la polmonite, decide di tornare a Salvation per riappropriarsi di uno scrigno nel quale secondo lei l’ex maritino aveva nascosto 5 milioni di dollari. A Salvation però tutti la detestano perchè, come la Bibbia insegna, è quella troia di Eva che ha offerto la mela ad Adamo, quindi se il predicatore era uno stronzo la colpa deve essere stata della moglie. Il ragionamento non fa una piega ed infatti tutti i devotissimi abitanti di Salvation la detestano e glielo ripetono in continuazione.

Tutti tranne Gabe.

Gabe vorrebbe solo essere lasciato in pace, aprire il suo Drive-In e sopravvivere.
Peccato che l’auto di Rachel si fermi proprio di fronte al suo negozio e che Edward decida di fare pipì sui suoi cespugli costringendolo ad avere a che fare con l’attraente vedova e un bambino che continua a ricordargli il suo cucciolo ormai sepolto.
E siccome Gabe è sì ferito e distrutto ma resta comunque il “Brav’uomo” che sua moglie gli ripeteva continuamente di essere, decide di aiutare i due disperati assumendo Rachel come tuttofare e permettendole di dormire nel cottage dell’adorata nonna Annie ormai defunta.

Chiaramente tra Rachel e Gabe scatta quell’attrazione animale che li porta a bramarsi sessualmente e a scopare come due ricci sotto un diluvio universale a pochi passi da casa, in una scena oggettivamente ben orchestrata ed eroticamente riuscita a seguito della quale si instaura una relazione complessa e frenata dalla difficoltà di Gabe nell’elaborare un lutto atroce e dall’ossessione di Rachel di non avere bisogno di niente e di nessuno.

Entrambi sono due animali braccati e feriti. Rach è braccata dalla comunità che la detesta e vede in lei solo il male mentre Gabe è ingabbiato dai parenti che lo trattano come fosse un minorato mentale e non un uomo che deve fare i conti con il proprio lutto per poterlo superare. Rachel, dal mio punto di vista un filino troppo aggressiva e scontrosa, riesce con il suo atteggiamento privo di commiserazione e condiscendenza a costringere Gabe a ricordare quello che ha perso, permettendogli di uscire dal circolo vizioso della negazione. E Gabe, considerandola a tutti gli effetti una donna e non solo un suppellettile, le restituisce la dignità di cui l’ex marito l’aveva privata.

Una sola cosa non mi spiego.
Rachel è estremamente brillante e piuttosto sveglia eppure non capisce come mai Gabe fatichi ad interagire con Edward quando a me sembra ovvio che un uomo che ha perso suo figlio non riesca a rapportarsi ad altri bambini senza ricordarsi continuamente quello che ha perso.

Ho trovato la parte finale del libro irritante sotto diversi punti di vista.
– La sottintesa santità di Rachel, la quale ritrova la fede e diventa una specie di guaritrice inconsapevole;
– L’irritante quadretto famigliare dei tre fratelli tutti prossimi a diventare nuovamente padri e tutti insieme appassionatamente nella vecchia casa della nonna, ciascuno con la sua adoratissima mogliettina perfetta e senza difetti, cani, gatti, ratti, pipistrelli e sa il cazzo cos’altro.
– Quell’alone di “Tutto è bene quel che finisce bene” che il libro si porta dietro dal momento (peraltro eccessivo ma questo è un problema che hanno un po’ tutti i libri) dell’incidente in auto, che mi fa sempre pensare al trio Aldo-Giovanni e Giacomo con tanto di “Avrei potuto rimanere offeso” finale.
Immagino che alle altre lettrici vengano le lacrime agli occhi mentre a me girano i coglioni.

Ma si sa… io sono strana.

Voto: 7
Categoria: Romance – Dramma – Paranormale. Senza la parte paranormale sarebbe stato un 8.

Postilla Spoilerosa:
Rachel, che tutti noi ricordiamo essere povera in canna e disperata, quando viene messa alle strette da Cal che la vuole comprare con un assegno da 25.000 $ lo prende e poi lo da in beneficenza. Penso che sarebbe stato meglio se semplicemente lo avesse rifiutato, ma riflettendoci bene quello che fa Rachel è perfettamente “In Character”. Riesce infatti a dare una pessima impressione di sè, confermando a Cal l’idea che miri solo ai soldi, quando in realtà sta impartendo una lezione proprio a chi la vorrebbe denigrare.
Alla fine quello che fa la figura del coglione è Cal mentre lei può aspirare tranquillamente al ruolo di SantaMariaGoretti stagione 2018.

Pensavate che fosse stato toccato il fondo con la mia amica Jane che si fa ingravidare di nascosto? Beh, vi sbagliate….c’è sempre a disposizione una pala per scavare.

Potrei mettermi a rileggere e riscrivere per migliorare la sintassi, i contenuti, smorzare i toni, limare gli angoli….. ma in realtà non ho nessuna voglia di farlo quindi per la recensione de “Il Lago dei Desideri” vi rimando a quella vecchia, nella quale non mi sono certo risparmiata.

Già all’epoca ricordo di aver pensato che Tucker fosse tenerissimo e lo confermo, dopo averlo conosciuto in “E se fosse lui quello giusto?” penso che sia proprio un bel personaggio che meritava una donna meno cretina di Molly.

Voto: 4
Categoria: Buttiamo anni ed anni di femminismo nel cesso e convinciamo le lettrici che tutto è lecito se in fondo in fondo aspiriamo al santamariagorettismo.
Menzione Speciale: Famiglia ficcanaso con puritanesimi ottocenteschi.

Ed ora passiamo a “Lady Cupido,. che ha come protagonisti la sempre scapigliata Annabelle e “Il Pitone”. Siete pronte?

Allora…
Parliamone.
Il Pitone.
Non so voi ma io mi immaginavo una roba un po’ porno con un tizio bellissimo con un cazzo enorme ed ore ed ore ed ore di sesso sfrenato.

E invece nisba.
Lui è Il Pitone perchè è letale come il famosissimo serpente.
Agente multimilionario che si è fatto dal nulla, decide che ormai è il momento di sposarsi e mettere su famiglia e per farlo ha già contattato la più famosa agenzia di incontri gestita da una donna bestiale ma bellissima (Portia) che ha anche grossi problemi alimentari e che è una stronza patentata che fa mobbing alle sue sottoposte e le costringe a pesarsi su base settimanale per umiliarle se mettono su un etto.

Ma…
Non ha ancora trovato quella giusta.
Allora decide di dare retta a Molly, odiatissima moglie di un suo cliente e dare una possibilità alla di lei amica, tale Annabelle, che ha appena preso in gestione l’agenzia che era della nonna.

Il primo incontro non va proprio benissimo, Annabelle arriva in ritardo tutta stropicciata e sporca perchè gliene sono successe di tutti i colori e lui la considera un caso disperato destinato a fallire, nonostante ciò le offre cmq la possibilità one shot di presentagli una candidata e in base a come andrà la serata deciderà se affidarsi alla sua agenzia o meno.

Finirà con Annabelle costretta a presenziare ad ogni incontro e a valutare le donne in base agli impossibili standard di Heath fino a quando egli non si renderà conto che quella che prova per Annabelle è sì un’attrazione sessuale pazzesca e inspiegabile, ma soprattutto AMMMMOREEEEEE, quell’AMOOOREEEEEEEEEEEEE che spacca il culo ai passeri e che fa palpitare il cuore.

Tra l’altro il Subplot è bellissimo.
La storia tra Bodie e Portia è dolcissima e per certi versi struggente. L’ho amata davvero e sicuramente ha accresciuto la valutazione di questo libro che già di suo si è fatto apprezzare per i dialoghi brillanti e per un personaggio maschile strappamutande (lo sono un po’ tutti in questa serie…chi più chi meno, si merita comunque una bella cavalcata).

Adorabile la scena in casa di Annabelle, con la fidanzata di Heath pietrificata e inorridita di fronte all’accumulo di giocatori di football più o meno molesti.

Voto: 7,5
Categoria: Romance Frizzante con quel giusto tocco di erotismo tra un dialogo brillante e l’altro.

Ed è proprio in Lady Cupido che conosciamo il protagonista del prossimo capitolo: Dean Robillard.

Il libro l’avevo letto tempo fa e l’ho riletto settimana scorsa; vi rimando alla vecchia recensione perchè la sottoscrivo parola per parola aggiungendo (all’epoca questo argomento era stato sviscerato solo nei commenti) che anche qui abbiamo un Subplot molto succulento che senza alcun dubbio ha contribuito a farmi apprezzare l’intera storia.

C’è da dire che all’epoca ero più rabbiosa di oggi (non posso farci nulla, la maternità mi ha ammorbidita come successe alla grandissima Miranda Bailey) e mi rifiutavo di accettare che il Romance piace così, fiaboso, zuccheroso, puccioso, rosa confetto con pois rosa chiaro. Prima mi incazzavo proprio….ora invece mi infastidisco e accetto che io e lui non potremmo mai essere davvero felicissimi insieme perchè a me piace un po’ di sana tristezza, un pizzico di sfiga, la piega sulla tovaglia appena stirata.

Probabilmente non sono riuscita a farvi capire bene cosa intendo ma pazienza….c’è tempo.

Voto: 7
Categoria: Fiaba brillante e spiritosa con un tocco di malinconia che non guasta mai.

E siamo giunti all’ultima fatica dei Chicago Stars “La prima stella della Notte”.

Quando dico di essere strana non cerco di fregiarmi di un titolo che non mi appartiene.
Parlando di questa serie con diverse e svariate persone, ciascuna mi ha indicato il libro che ha preferito (nessuna ha detto Il lago dei desideri, per fortuna) e NESSUNO e sottolineo NESSUNO, ha anche solo per sbaglio citato “La prima stella della Notte” che invece io ho davvero amato.

Al punto, e non mi vergogno a dirlo, che mi è quasi spuntata una lacrima nel momento clou. E non sono nemmeno in pre-ciclo, quindi non posso scaricare la colpa sugli ormoni.

Piper Dove fa l’investigatrice privata, ed ha alle spalle un passato particolare. Orfana di madre dall’età di 4 anni è stata cresciuta da un padre che le ha insegnato a reprimere le emozioni e ad essere una macchina da guerra e contemporaneamente la teneva sotto una campana di vetro per paura che le succedesse qualcosa (la madre era stata ammazzata). Questo l’ha resa una donna straordinariamente forte e determinata ma incapace di esternalizzare una qualsiasi emozione.

Destino vuole che incappi per questioni di lavoro in Cooper Graham, ex star dei Chicago Stars ed ora proprietario di un famoso locale di Chicago. Finiranno a lavorare insieme, a letto insieme, all’altare.

In mezzo un libro pieno di brio, di duelli verbali, di rude scontrosità per non mostrare mai, nemmeno per sbaglio, quello che si prova davvero. Piper perchè non è in grado di riconoscere e scendere a patti con le sue emozioni; Cooper perchè quando si focalizza un obiettivo non vede null’altro se non i mezzi per raggiungere il suo scopo.

Mi è piaciuta da morire Piper, con quel suo modo rude e scontroso di rapportarsi al mondo e mi è piaciuta l’infinita dolcezza di Cooper, che riesce a comprenderla benissimo e si dimostra di una tenerezza pazzesca senza scadere nel patetico….e non so dirvi quanto abbia apprezzato questo personaggio femminile così fragile, così incapace di sentire che alla fine non sa nemmeno più chi sia perchè non è riuscita a non innamorarsi.

Lo voglio in cartaceo e lo voglio subito come nuovo Comfort Book – Edizione Delux Novembre 2018.

Non ho critiche da muovere a questo capitolo. Nemmeno per il puccismo, nemmeno per i gemelli, nemmeno per il matrimonio e nemmeno per la parte crime.

Voto: 9
Categoria: Romance Bisbetico e Selvatico con una noce di puccismo per aromatizzare il tutto.

CONSIDERAZIONI

Ed ora che vi siete riprese dallo shock dell’assenza di critiche, vi illumino come mi sono illuminata io stamattina mentre percorrevo il sottopassaggio per arrivare in stazione. Ero lì, infreddolita che riflettevo su quanto mi piaccia la brina sui prati, quando in radio (Radio DJ _ Triomedusa) citano uno dei miei videogames preferiti: Gears of War.

E all’improvviso, tutto è stato chiaro.
Ogni cazzo di maschio presentato in questa serie me lo sono immaginata con le fattezze, più o meno bionde, più o meno rudi, più o meno ammorbidite di Marcus Fenix, protagonista indiscusso di Gears of War 3, personaggio che ho amato in modo febbrile, al limite dell’infatuazione infantile (ma ovviamente grondante di sesso), colui che con la sua immensa stazza mi avrebbe protetta dai demoni reali e anche da quelli personali, colui che alla fine sposerà Anya e mi getterà nello sconforto più totale.

Eccolo lì il motivo per cui questi libri (esclusi un paio ma vabbè) mi sono piaciuti assai.

Ho scrutato dentro me stessa e mi sono analizzata ben bene per capire come mai alla fine di questi libri non sono mai pienamente soddisfatta. E fruga a destra e a sinistra un paio di cose le ho anche trovate.

1 – L’enorme distanza tra il mio pensiero Italiano – Lombardo – Milanese Imbriuttita e la filosofia di vita americana. Spesso in questi libri i parenti dei personaggi si intromettono nella storia. Io non potrei mai e poi mai accettare che mia sorella andasse dal mio compagno a fargli una scenata per difendermi, o che gli dicesse come dovrebbe comportarsi con me o che, in generale, un membro della mia famiglia o della sua si permettesse di interferire. Come Cazzo Vi Permettete? Indi per cui, i libri in cui questa situazione è troppo presente, io mi incazzo e questo incazzarmi mi impedisce di apprezzare adeguatamente tutto il resto.
Lo trovo anacronistico e particolarmente fastidioso, oltre che vagamente controproducente per lo svolgersi degli eventi.

2 – L’Incolmabile distanza che intercorre tra me e il “matrimonio dopo 1 mese che ci si conosce”. Proprio non riesco a comprenderlo. Grazie al cazzo che hai voglia di passare il resto della tua vita con il tizio che hai conosciuto un mese fa, è fighissimo, ricchissimo, dolcissimo, intelligentissimo e via dicendo. Succede a tutte le coppie all’inizio della relazione, si chiama innamoramento e poi, inevitabilmente, finisce.
Non ce n’è una che si sposi dopo non dico anni ma mesi, tutte con l’anello al dito prima che io riesca a dire supercalifragilistichespiralidoso.
Sarà che io questa corsa all’altare non l’ho mai capita, sarà che mi sembra affrettato, sarà che ho visto 4 matrimoni in Italia e mi sono fatta un’idea sbagliata della “sposa media italica” ma a me sta storia del matrimonio rapido a tutti i costi continua a non piacere.

3 – Non credo sia necessario che donne e uomini protagonisti della serie debbano essere tutti, ma proprio tutti, traumatizzati dal passato. Tutte le protagoniste hanno un rapporto pessimo con la famiglia e se poi mi concentrassi sulle figure paterne probabilmente tra 10 anni sarei ancora qui a recriminare, quindi smetto. Gli uomini sono quasi tutti ex bambini con grandi disagi che poi crescono, chissà come, chissà perchè, perfettamente equilibrati e pronti a salvare la donzella di turno.
Il che mi fa pensare che per la SEP solo chi ha avuto un’infanzia di merda si merita di trovare l’AMMMMORRRREEEEEEEEEEEEEE, quello con tutte le lettere maiuscole e noi comuni mortali con un’infanzia felice possiamo tranquillamente scordarci un futuro puccioso e pieno di giuoia e gaudio.
#mavaffanculova

POSITIVITA’

Susan E. Phillis sa come scrivere, come raccontare e come tenere il lettore attaccato ai suoi libri, che poi sono le cose che contano davvero per un autore.
Scorrevoli, briosi, pieni di dialoghi e di sensualità più o meno spiccia, i suoi lavori sono sicuramente un piacere da leggere, indipendentemente da quelle che sono le mie perplessità, le mie idiosincrasie e la rabbia latente che ogni tanto esplode.

Non è facile che io mi appassioni al punto da non pensare ad altro, che mi prenda quella smania di leggere anche se ho sonno, sono stanca, ho fame. Era da tempo che non mi succedeva ma questa serie è riuscita a farmi concentrare completamente sui personaggi al punto di visualizzarli, sentirli, viverli.

Non è un caso che l’ultimo sia il libro che ho preferito perchè mi rivedo moltissimo in Piper e nella sua incapacità di dimostrare le emozioni per paura di esporsi ed essere ferita.

Molte di voi amano la SEP incondizionatamente, io la stimo, la ammiro e la ritengo un’ottima scrittrice….ho amato alcuni suo personaggi ed alcune storie, ho adorato molte delle scene che ho letto, ho sorriso tantissimo e a volte mi sono anche, quasi, commossa.
Ma non le perdono di aver presentato ben due personaggi femminili che perpetrano un’azione orribile e di averle giustificate e assolte, portando il lettore a fare lo stesso.
Ci sono azioni che non hanno giustificazione e vanno viste per quello che sono senza edulcorare e senza giustificare.

Alla fin della fiera il giudizio è uno solo:

Leggetela – Leggetela – Leggetela.

In poche parole

8 Marcus Fenix in tutte le sue sfumature di testosterone. Uno per ogni giorno della settimana più il bonus domenicale perchè si sa, la domenica è il giorno del signore e se persino lui si è riposato, perchè io non dovrei passare l’intera giornata a letto?

Poschina

Ecco la serie in ordine di lettura

  • Il gioco della Seduzione
  • Heaven, Texas
  • E se fosse lui quello giusto?
  • Un piccolo sogno
  • Il Lago dei desideri
  • Lady Cupido
  • Seduttore dalla nascita
  • La prima stella della notte

E la serie in base alle mie preferenze

  • La prima stella della notte
  • Heaven, Texas
  • Seduttore dalla nascita
  • Lady Cupido
  • Il gioco della seduzione
  • Un piccolo sogno
  • E se fosse lui quello giusto?
  • Il lago dei desideri
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Il Ladro Gentiluomo – Alessia Gazzola

Come direbbe Gioele Dix nei panni di Alberto Tomba, “Chi mi conosce lo sa”…
E infatti chi mi legge ormai lo sa.
Sa che dico esattamente quello che penso su quello che leggo.
Sa che ci sono cose che mi fanno incazzare come se non ci fosse un domani.
Sa che ho letto tutta la saga di Alice Allevi e che sono sempre stata e sempre sarò “Team CC”.
E sa anche che attendevo questo libro perchè l’ultimo mi era piaciuto assai e che le aspettative per l’ultima fatica della Gazzola erano piuttosto alte.

La Trama: Alice Allevi, finalmente specialista in Medicina legale, ha dovuto affrontare scelte difficili sia sul piano professionale che su quello sentimentale. Dopo un lungo e burrascoso corteggiamento, sembrava che tra lei e Claudio Conforti, l’affascinante e imprevedibile medico legale con il quale ha condiviso ogni disavventura dai tempi della specializzazione, fosse nato qualcosa. Per un attimo, Alice ha creduto finalmente di aver raggiunto un periodo di serenità, almeno al di fuori dell’Istituto di Medicina legale. Ma in un momento di smarrimento sentimentale chiede un trasferimento. E lo ottiene: a Domodossola. Per sua fortuna, o suo malgrado, Alice non avrà molto tempo per indugiare sul proprio destino, perché subito un nuovo caso la travolge. Durante quella che credeva essere un’autopsia di routine, Alice ritrova un diamante nello stomaco del cadavere. Una pietra di notevole caratura e valore, ma anche una prova materiale importante per il caso. Per questo, Alice si premura di convocare un ufficiale giudiziario a cui consegnarlo in custodia. L’ufficiale che si presenta da lei è un uomo distinto ed elegante, dai modi cortesi ed impeccabili, e Alice non esita ad affidargli il diamante. Ed è a quel punto che il fantomatico ufficiale sparisce nel nulla e i guai per Alice iniziano a farsi enormi…

Ed ora la parola alla giurata – SPOILER VIOLENTI

Chi mi conosce lo sa.
Ci sono espedienti ed espedienti.
Ci sono quei trucchetti che ogni scrittore conosce e che si usano ad arte quando bisogna creare un po’ di aspettativa, quando si vuole stravolgere un equilibrio, quando non si sa più che pesci prendere.
A seconda di come questi espedienti vengono utilizzati il mio livello di “bestemmione cosmico” oscilla. E, quando siamo proprio alla frutta e si usano più espedienti comodi contemporaneamente, si sconfina nel livello Maalox Plus, a cui segue il livello Gaviscon, che oggi posso fregiarmi di aver raggiunto.

In questo libro, che attendevo con grande ansia, non solo si usano ben due espedienti comodi nel giro di mezzo capitolo (e i capitoli sono brevi) ma uno dei due è l’espediente comodo degli espedienti comodi ossia quell’espediente che ho detestato più o meno quattro recensioni sì ed una no, e che prende il temutissimo nome di Gravidanza Indesiderata. Il secondo espediente comodo, ad una manciata di pagine dal primo, è un’ovvia conseguenza dell’ espediente comodo  GI, ossia l’aborto.
Ma andiamo con ordine, altrimenti non ci si capisce più un cazzo.

Alice viene sbattuta a Domodossola dalla Wally, la quale prende al volo una richiesta fatta dalla nostra eroina in un momento di debolezza, per separare i piccioncini e levarsi Alice dalle scatole. Quest’ultima non prende benissimo il trasferimento, anche perchè è pieno inverno e si ritrova sbattuta in un posto gelido, isolato e nevoso, proprio quando a Roma le cose cominciavano ad andare bene e condivideva con CC addirittura la di lui dimora, regno incontrastato della singletudine del nostro stronzissimo eroe.

E fin qui tutto fila liscio.
Il trasferimento stesso per quanto mi riguarda sarebbe stato sufficiente per scombinare un po’ le carte e ritrovarsi magari a barcamenarsi tra incomprensioni, lontananza, vecchie e nuove seghe mentali da condividere con il pubblico.
Invece non succede nulla di tutto questo.
Nonostante la lontananza Alice e Claudio vanno d’amore e d’accordo.
Sembrano quasi una coppia matura e normale.

E qui casca l’asino.
E’ un po’ l’effetto X-files, nel quale noi fanatici abbiamo sopportato 10 stagioni di tensione sessuale repressa che grondava da ogni angolo del teleschermo per arrivare al tanto agognato bacio che avrebbe dovuto trasportarci in una nuova era di rapporti interpersonali tra Fox e Dana e che invece ci ha traghettato nella noia delle noie polverizzando ogni anelito di sessualità a favore di una relazione quasi inesistente sublimata da complotti governativi a nastro.

Lo stesso effetto probabilmente lo ha temuto anche la Gazzola che ha pensato bene che bisognava a tutti i costi ristabilire una certa tensione e per farlo utilizza un metodo che già avevo criticato nella relazione Arthur/Alice. Ossia riproporre le stesse situazioni, le stesse liti, gli stessi meccanismi. Ma siccome di pretesti per litigare vivendo l’uno a 700 km dall’altra non ce ne erano poi tanti, l’idea è stata quella di calcare la mano, con il risultato [come se ci volesse poi tanto] di farmi imbestialire.

Alice infatti si ritrova incinta.
Così…..perchè una volta, se non si ricorda male, sono stati poco attenti. Due medici, nel 2018, lei che non ha una lira, lui che vuole fare carriera….e guarda caso, proprio in quei fatidici giorni….ma dai. Non mi dire…. giura?
E allora, Alice cosa fa?
Cioè ti ritrovi incinta, lontana da casa, senza nemmeno averlo cercato, povera in canna ma sopra ogni altra cosa sapendo che lui non lo vorrebbe…E cosa fai? Ma ovviamente scoppi di gioia e corri da “Mani di Fata” a guardare i completini da neonato cominciando a fantasticare sul nome. Alla 5a settimana. A Domodossola. Da sola. Senza nemmeno un “Oh cazzo….e adesso come glielo dico a Claudio?”.

Intanto…..

Intanto a Roma Claudio è in quella fase tipicamente adolescenziale [poco importa se hai già 40 anni] nella quale ti trovi per la prima volta innamorato e sei frastornato al punto da non riconoscerti più…..poi succede che hai una giornata di merda che più di merda non si può e non trovi di meglio da fare che accettare la palese avance della tua ex e andare a casa sua, bere qualcosa per scioglierti e poi strusciarti selvaggiamente su quella vulva che conosci così bene fino a quando non ti sorge il dubbio che questo atteggiamento sia poco maturo e anche un po’ da stronzi nei confronti della tua donna e allora torni a casa… e mentre torni a casa lei ti chiama e tu menti, fondamentalmente perchè sei un coglione.

E indovinate Alice quale momento ha scelto per decidere di fare una sorpresa al suo uomo e dirgli che presto saranno in 3? Bravissime. Proprio quel giorno.

Lui arriva sotto casa, la vede, lei sa che lui ha mentito, lui come molti uomini non sa tradire senza confessare e quindi comincia con roba del tipo “Giuro che non volevo….ho avuto una giornata di merda…..non è successo nulla”.
Litigano, lei scappa, finisce sotto una moto e addio sogni di biberon e nottate in bianco.

E qui ok….la situazione, nonostante tutto, era ancora recuperabile.

E invece, no.
Invece di massacrarsi di insulti, urla, recriminazioni, accuse alle quali si attingerà per tutte le liti degli anni a venire, Alice si incazza da morire e rifiuta ogni contatto con Claudio. Il che, per inciso, ci sta anche. In pratica hai scoperto che quello che credevi “Cicci-Bucci.Solecuoreamore #noidueunacosasola” ti ha quasi tradita. E tu ci hai anche perso il figlio che già vedevi laureato. Capiamo tutte come ci si sente. Chi ci è passato lo capisce non bene, ma benissimo.

MA.

Ma dio bono!!!!!!
Va bene per due pagine, tre, forse quattro. Poi basta.
Poi mi devi spiegare perchè ritorniamo a comportarci come due/tre libri fa, quando era tutto un ritirarsi sull’aventino e chiudere porte senza mai, nemmeno per sbaglio, comportarsi come degli adulti consapevoli. Passi la gravità della situazione ma trovarsi dal “Voglio vivere con te per sempre, sposarti e avere tantissimi bambini” al “Non ti voglio nemmeno ascoltare, figuriamoci vederti ed è meglio chiuderla qui”. Mi chiedo chiudere che cosa…. un rapporto che può essere chiuso così su due piedi forse…e dico forse…non era poi questa grandissima storia d’amore.

Sul fronte “Crime” come sempre la storia è un po’ all’acqua di rose ma funziona e tutti i comprimari sono sufficientemente interessanti, e finalmente intravediamo uno sprazzo del passato della Wally, che ci conferma un po’ di ipotesi formulate nei libri precedenti.

Dando a Cesare quel che è di Cesare bisogna ammettere che il libro scorre e non ci sono lungaggini che rallentano la lettura e che al solito resto affezionata, nonostante tutto all’intero gruppo di protagonisti, da Alice a Paolone. Per quanto mi riguarda, però, resta il rimpianto di un’occasione mancata. Gli eventi drammatici, eccessivi, sconvolgenti che sono avvenuti nel giro di 5 pagine (no, non è un’esagerazione) avrebbero avuto bisogno di più respiro. Per poter piangere qualcosa o qualcuno, bisogna prima affezionarcisi. Quando tutto succede troppo in fretta alla fine resta l’impressione che nulla sia davvero successo.

Ed è esattamente quello che succede alla fine di questo libro, quando i nostri eroi si ritrovano ed entrambi mostrano la volontà di andare avanti con la loro storia, facendo un salto oltre il cornicione, verso un vuoto che è sì metaforico, ma per me anche un po’ fisico perchè la loro storia in questo libro non ha aggiunto e non ha tolto nulla a quella che era alla fine del capitolo scorso.

E quindi?

E quindi non saprei davvero.
Sono rimasta sconcertata perchè speravo che di fronte al tradimento, alla gravidanza e all’aborto, seguisse un’approfondimento dei caratteri, che si aprisse una finestra che mi facesse guardare dentro Claudio e Alice ed invece mi sono ritrovata con una gestione immatura e sbrigativa a fronte di problemi gravi che coinvolgono più di un aspetto della coppia.

Capisco che non sia un caso ma frutto di una vera e propria scelta editoriale ma non mi soddisfa lo stesso e continuo a pensare che in serie come queste i protagonisti dovrebbero evolversi, cambiare, volendo anche stravolgersi. In fondo, se ci si pensa bene, il tempo opera su di noi cambiamenti atroci. Di quella che ero 8 anni fa, è rimasto poco o niente. E non perchè io sia una banderuola, ma perchè quello che ci succede, volente o nolente, ci cambia e a volte non in meglio come vorremmo.

Non è un brutto libro (espedienti comodi a parte perchè oggettivamente sono troppi e troppo vicini nel tempo per essere sconvolgenti come dovrebbero) ma gli manca quello spessore che lo renderebbe più papabile anche per quei lettori che non si accontentano di leggere le pene d’amore di una trentenne che spesso ha atteggiamenti che rasentano l’infantile.

Che poi io Alice la vorrei come amica, io sarei quella cinica che la tira un po’ fuori dal fotoromanzo in cui vive e che condividerebbe quintali di pasticcini e cioccolate calde. E probabilmente le farei anche un bel discorso sull’importanza di NON fare sorprese ai propri compagni e le passerei un libro sul controllo delle nascite. Così, per riportare tutti nel millennio che stiamo vivendo.

Chiaramente imperdibile per chi sta seguendo la serie, sorvolabile per i lettori occasionali. Io intanto attendo il prossimo.

In poche parole

Al secondo espediente comodo in meno di 5 pagine ho stappato la bottiglia di Gaviscon del ’68 e l’ho finita alla goccia. Prosit.

Gli altri libri della serie sono:

L’Allieva
Un Segreto non è per Sempre
Sindrome da Cuore in Sospeso
Le Ossa della Principessa
Una Lunga Estate Crudele
Un po’ di Follia in Primavera
Arabesque

 

Come due Sconosciuti – Lisa Kleypas

Lo sapete tutte, per me la Kleypas è speciale. Io so che lei sa scrivere, e anche bene, so che sa scrivere storie che mi emozionano, so che sa creare uomini indimenticabili e pretendo tutto questo ad ogni libro. La serie Ravenel fino ad ora è stata una specie di crescendo. Se il primo non mi era piaciuto quasi per niente, il secondo era stato un Bene ma non Benissimo mentre il terzo mi era piaciuto anche e soprattutto per la magnetica presenza di Sebastian St. Vincent. Ero piena di aspettative per questa nuova fatica e mi ha conquistata quasi subito…le prime 60/70 pagine mi erano piaciute abbastanza ma non avevano quel “non so che” da farmi gridare a squarciagola BOOOOOMBA! ma da lì in poi il libro decolla e parte con un ritmo serrato, un susseguirsi di situazioni, pericoli, emozioni, introspezioni, orgasmi e grandi ritorni.

La Trama: Garrett Gibson è l’unica donna medico di Inghilterra, coraggiosa e indipendente come un uomo. Ma non ha mai avuto tempo per una relazione amorosa. Fino a quando non conosce Ethan Ransom, ex detective di Scotland Yard. Di lui si dice che sia un assassino, di certo è pericoloso, soprattutto per Garrett. Perché da nessuno si è mai sentita attratta così…

Ed ora la parola alla giurata….cercherò di non spoilerare nulla

Io non so nemmeno da dove cominciare. Libri come questo sono il motivo per il quale io amo Lisa Kleypas. Quei libri che non smetteresti di leggere, quei personaggi che ti ricorderai a distanza di tempo, quelle storie……
…… storie piene di tutto, anche esagerato, strabordante.
L’amore troppo AMMMOREEEEEE, le difficoltà insormontabili, i pericoli costanti, gli orgasmi che sono davvero orgasmici (e in questo libro la descrizione del primo orgasmo di Garrett è talmente particolareggiata e lunga da sforare il racconto scientifico), i personaggi talmente rifiniti che ti sembrerà, alla fine della lettura, di averli conosciuti davvero.

E poi in questo libro, ad un certo punto, quando meno te l’aspetti, spunta lui.
L’Uomo Caramella Rossana. Giuro che ogni cazzo di volta che compariva nella storia, diceva qualcosa, o semplicemente intuivo la sua presenza da qualche parte nella stanza o addirittura nella magione “I started to cream in my knickers” come avrebbe detto Miriam Margolyes. Mio dio non vedo l’ora che esca il libro incentrato su di lui perchè se mantiene le aspettative è roba da sburrare per due giorni di fila e di abbandonare i Sex Toys a favore della rilettura ….

Mi è già venuta la vampata.

Ma a parte l’Uomo Caramella Rossana (e badate bene che non ho detto Uomo Harmony e non è certo un caso) qui siamo di fronte a due bei personaggi sui quali si concentra tutta l’attenzione della Kleypas. A differenza degli altri libri, dove il contorno di persone a volte distraeva o risultava eccessivamente invadente, rumoroso, macchiettistico, qui Zia Lisa decide di sezionare corpo e anima dei nostri due eroi e ne esce un quadro sfaccettato e completo di due persone che per un motivo o per l’altro nella vita hanno accantonato se stessi in favore degli altri.

Garrett, che ha dedicato la sua vita alla professione medica in un mondo che ancora non era in grado di accettare che una donna avesse le stesse potenzialità cerebrali di un uomo, ha dovuto crearsi una scorza bella dura per resistere ad offese e pregiudizi. Garrett che va in giro in zone malfamate di Londra per curare anche i più bisognosi e che viene seguita da un uomo misterioso….

Ethan dal canto suo ha avuto più o meno una vita di merda. E non si è mai concesso nemmeno il lusso di immaginare la quotidianità di una vita famigliare. Lui che è stato poliziotto e poi membro di una squadra speciale dei servizi segreti. Lui che abbiamo conosciuto nei precedenti libri perchè assoldato da Winterbone e descritto come losco e pericoloso. Lui che in realtà è alto, forte, bello, muscoloso e con un enorme cazzo pronto ad immergersi in inviolati antri. E non è la mia solita esagerazione, ma la considerazione di un medico come Garrett, quindi affidabilissima.

Due personalità estremamente diverse ma decisamente affini, due anime bisognose di comprensione e di affetto, di lasciarsi andare, di riscoprirsi esseri fatti di carne e sangue e non solo di cervello e nervi saldi.

Il loro è un amore improvviso, fulminante, importante.
E non potrebbe essere altrimenti.

Per quanto mi riguarda la parte più “debole” è l’inizio. Il modo in cui si interfacciano, l’eccessiva resistenza di Garrett e i pretesti grazie ai quali continuano a incontrarsi e scontrarsi non mi avevano fatta sospirare o tremare di anticipazione. Ma si parla sempre di una lamentela eccessiva, dettata più dal fatto di aspettarsi 10 e trovarsi davanti ad un 8 piuttosto che a delle carenze vere e proprie di idee e di scrittura.

Poi però….

…… arriva un punto in cui tutto comincia ad intrecciarsi meravigliosamente e la storia corre a ritmo serrato, i personaggi crescono, i comprimari diventano fondamentali, si comprendono gli ingranaggi di un meccanismo che funziona come un orologio svizzero e, #Siabenedettoiddio, si tirano un po’ le fila del discorso irlandese introdotto con il libro precedente e, lasciatemelo dire, trattato all’epoca in modo a dir poco indegno (la parte poliziesca nel libro precedente era a dir poco un pretesto fastidioso ed inutile).

E poi c’è lui.

L’Uomo Caramella Rossana, colui che sarebbe tutto da scartare, succhiare e leccare. Un uomo che riesce ad essere ironico, sarcastico, sexy e dolce contemporaneamente. Non sbaglia un’entrata, una battuta, un movimento.
E’ praticamente perfetto.
E quest’uomo è West Ravenel.
Dal primo momento in cui compare nella storia, ruba completamente la scena a tutti, l’unica a tenergli testa è Garrett; insieme come coppia avrebbero spaccato il culo ai passeri e su questo la Kleypas ci gioca anche, facendo ripetuti riferimenti durante tutto il racconto al fatto che sarebbero stati una bella coppia.

Ora però c’è un grande, enorme, insormontabile problema.
Sarà in grado Zia Lisa di mantenere questo livello e scrivere un libro che riesca a non rendere West una caricatura di se stesso? Sarà in grado di farci vedere, sentire, palpare la profondità di questo meraviglioso uomo?
Perchè io ora lo pretendo. Pretendo il massimo. E quanto sia esigente e cagacazzo lo sanno ormai tutti.

Era da tempo che aspettavo un libro che mi soddisfacesse in pieno. Era da tempo che finivo una storia ma restavo con l’impressione che mancasse qualcosa o che le cose avrebbero dovuto andare in modo diverso.
Ora sono soddisfatta.
Come due sconosciuti  è un bel libro.
Ci sono bei personaggi, una bella storia, un complotto che ha senso e che è gestito bene; si affronta il tema dell’emancipazione femminile e ancora una volta si parla in modo indiretto della drammatica condizione delle classi basse nell’Inghilterra dell’Ottocento. E in tutto ciò non viene calcata la mano usando storie che sforano il patetismo ma anzi, è spesso usato un approccio più, passatemi il termine, tecnico. Che a mio parere è decisamente più efficace.

Che dire…. io l’ho amato molto e vi consiglio di leggerlo il prima possibile.
Resto comunque dell’idea che il titolo originale “Hello Stranger” fosse decisamente più azzeccato.

In poche parole

Se cercate del buon sesso, una versione ottocentesca di CSI e Grace Anatomy…… se vi piacciono le Spy Story e siete sensibili alle cause sociali ma, sopra ogni altre cosa, se anche voi  come me anelate l’Uomo Caramella Rossana, allora questo è il libro che fa per voi.

 

La Vendetta di Mick Trewlove – Lorraine Heath

Ed ecco a noi l’ennesima miniserie della nostra amica Lorraine che verrà inspiegabilmente massacrata, in fase di pubblicazione, dall’editoria italiana. Ci si chiede come mai invece di terminare le serie aperte si sia sentita l’esigenza di introdurne una nuova.
Tra l’altro non so bene come si inserisca nell’intricatissimo giro di parentele delle precedenti serie, ma ad un certo punto una tizia sta male e chiamano il dottor Graves. A giudicare dalla data direi che è quello Junior ma in fondo conta poco, pochissimo, praticamente niente.

La Trama: Londra, 1871.
Figlio illegittimo di un duca, Mick Trewlove è stato affidato appena nato alle cure di una comune cittadina. Nonostante le modeste possibilità economiche, è diventato un uomo d’affari di successo, ma la ricchezza e la posizione ottenute non hanno soddisfatto il suo desiderio di rivalsa contro l’uomo che lo ha abbandonato e che ancora si ostina a non riconoscerlo. Per ottenere vendetta, decide allora di distruggere la vita dell’erede legittimo del duca, sfruttando la debolezza che questi mostra per il gioco d’azzardo e corteggiandone la promessa sposa, la dolce e proba Lady Aslyn Hastings. Troppo tardi, però, proprio quando il piano sta per avere successo, Mick si accorge di essere caduto nella sua stessa trappola.

Ed ora la parola alla giurata – Spoileroni

Non uno dei libri più brillanti di questa scrittrice, non uno dei più appassionanti, non uno dei migliori,  e potrei andare avanti ad elencare tutto ciò che non è, tuttavia si legge piuttosto bene. Passate le prime 100 pagine. Sì, le prime 100 pagine sono piuttosto noiosette. Roba che ti viene voglia di saltare interi paragrafi nella speranza che succeda qualcosa….qualsiasi cosa.

Mick è un personaggio interessante, o almeno potrebbe essere interessante se non fosse che me lo presentano come una bestia assetata di vendetta e dopo 3 nanosecondi in compagnia di Aslyn mi si ammorbidisce passando in un istante dall’essere “Uomo Caramella Rossana” a pastiglietta digestiva Brioschi. E no, così non si fa. Perchè il problema è che ci mette troppo poco a provare dei sentimenti amorosi per la pulzella.
I veri bastardi i sentimenti amorosi li rifuggono, anzi….per prima cosa non li comprendono, quindi li sottovalutano, poi cercano di combatterli, poi pensano di poterli gestire e alla fine soccombono, ma sempre senza perdere la dignità di Evil King della storia. Cioè, Lorraine, se tu me lo sputtani immediatamente e mi fai capire che no, non è lo stronzo senza cuore che vuole far credere, beh……mi togli tutto il gusto. E non è cosa buona e giusta, anzi…è profondamente sbagliato e scorretto nei confronti di chi come me il bastardone lo ama per principio.

D’altro canto lei è la classica brava ragazza, intelligente, apparentemente di sani principi, fidanzatissima, inespertissima, cresciuta nella bambagia ma atrocemente moderna nell’approccio con le classi basse e con i poveri in canna. Ed ho subito sentito odore di santarella che in due righe si trasforma in troiaccia perchè sono sempre le figlie di Maria le prime a darla via.

Ed infatti…

Una sera l’erede del legittimo Duca e Aslyn sono in giro per i Cremorne Gardens e, casualmente, si imbattono in Mick e la di lui sorella e la nostra pulzella tutta casa e chiesa si trova con mutande bagnate e tante idee strampalate tipo farsi ciucciare dall’appena conosciuto e bastardo di nascita Mick. Quindi comincia a chiedersi se sia davvero innamorata del fidanzato Kit, visto che non le suscita praticamente nulla.

Dal dubbio all’esigenza perentoria di sperimentare tutte quelle belle sensazioni che Mick le provoca è un attimo e passiamo dal “non si danno un bacio nemmeno a pagare oro” a “la fa orgasmare come non ci fosse un domani” in un battito di ciglia, con Aslyn che per incontrarlo racconta un sacco di balle a tutti e nessuno si accorge di niente nonostante a parole lei fosse segregata in casa dai tutori.

Dopo il primo orgasmo lei si trasforma in un troione che Cicciolina Levati, è tutto un “Voglio toccarlo” “Ti Voglio Dentro Subito” “Ho voglia di leccarlo” che onestamente sono troppo persino per me. Un po’ di timidezza virginale Santoddioooooooo!!!!!!

E, ovviamente, è AAAAAAAAAMMMMMMOOOOOOOOORRRRREEEEEEEEEE
Finchè lei, dopo l’unico meraviglioso amplesso, scopre che lui in realtà la sta usando per distruggere la famiglia del padre naturale e allora ci rimane dimmerda (va detto che almeno non resta passiva ma combatte come una tigre a suon di “SEI UN COGLIONE” e via dicendo) e torna a casa dei tutori.

E poi, improvvisamente, nella mediocrità generale, quando ormai pensavo che la storia sarebbe finita nel solito prevedibile modo, Lorraine tira fuori il coupe de theatre dei coupe de theatre scoperchiando il vaso di pandora, i veri natali di Mick e tutto sommato una storia credibile, drammaticissima (che però non mi ha strappato mezza lacrimuccia e calcolate che da quando ho avuto i figli piango anche per la pubblicità della carta igienica) e che mette tutto sotto una luce completamente diversa.

E da lì in poi è tutto un volemose bbbbene. Tutto un pucci ti voglio più bene io, no io, e siamo una grande famiglia felice, tutti insieme appassionatamente e via dicendo, al punto di ridurmi a questa espressione per più o meno mezza giornata.

Però, nonostante io mi spazientisca quando la mielosità raggiunge livelli troppo elevati, c’è da dire che la sbobba si lascia leggere piuttosto volentieri. Non è quella roba per la quale viene il sospirone al solo pensiero ma non vengono nemmeno le madonne, quindi diciamo che sì, tenetevelo buono per le domeniche piovose che, volenti o nolenti, prima o poi arriveranno.

Peccato.
Peccato però che ci facciano sorbire anche l’epilogo, con tanto di sole-cuore-amore ed immancabili pargoli. Perchè i nobili possono anche metterci 2 anni ad avere il primo figlio (un record se calcolate che nel 99,9% dei libri lei rimane incinta alla primissima scopata) ma poi l’utero della donna in questione sforna bambini alla velocità con la quale si susseguono i fuochi d’artificio. PamPataPanPan e via di proleeeeeeeeeeee

Che dire?
Restano altri 3 o 4 fratelli Trewlove da sistemare quindi nei prossimi tempi non mancherà certo qualcosa da leggere.

In poche parole

Mi sarei risparmiata volentieri la descrizione della scia di bava che Mick lascia sulla pancia di Aslyn mentre si appropinqua a farle un cunnilingus. Certe cose sarebbe sempre meglio lasciarle alla fervida immaginazione del lettore.

Poschina

 

L’Amore è sempre in ritardo – Anna Premoli

Le mie orchidee stanno schiattando. Non so perchè, non so come, non so più nulla; solo che, inesorabilmente, stanno passando a miglior vita. Prima una, poi l’altra, poi ancora un altra…. Ed io resto lì inerme, fermamente convinta che se hanno deciso di smettere di abbellire la mia sala, forse hanno le loro buone ragioni.
Allo stesso modo mi sono arresa all’idea che settembre non fosse un mese da Romance. Complice l’aria estiva che permeava la Big City, complici una decina di libri oggettivamente di merda, complice la mia parte polemica e supponente che ogni tanto preme per saltar fuori, ho fatto quello che non facevo da tempo.
Ho commentato uno stato FB andando  controcorrente a testa alta. Ed ho perso. Cioè…alla fine mi sono arresa, e non ci ho messo nemmeno poi tanto. Segno inequivocabile che sto invecchiando.

Il punto era, e lo ha scritto Amabile Giusti (lo dico perchè altrimenti sembra che mi inventi le cose) che chi scrive una recensione negativa senza aver completato il libro è, in poche parole, un cafone e compie una specie di peccato indicibile che lo rende a tutti gli effetti una bruttissima persona.
Essendo nota per non finire i libri che mi fanno cagare e parlandone pure male, mi sono sentita chiamata in causa ed ho cercato di difendere le mie opinioni…ossia che se non riesco nemmeno ad andare avanti con la lettura, evidentemente il libro non mi piace e non posso certo parlarne bene e mi sento in diritto di dire che non mi è piaciuto.
NO.
Non si può fare.
Lo devi finire perchè poi, magari, al 90% svolta e diventa il libro della vita e cmq anche se persiste nel far cagare, per rispetto all’autore lo devi finire, altrimenti non hai il diritto di parlarne male.
Secondo me anche se svolta al 90% resta cmq. un libro di merda perchè per la maggior parte del libro ha fatto schifo, ma le mie motivazioni sono state smontate pezzettino dopo pezzettino continuando a ripetere che non c’è peggior cafoneria del parlar male di un libro che non si è finito.
Vedete, per me il libro è come qualsiasi altra cosa…. se non mi prende più vado avanti e peggio mi sento, come quando non ti piace un piatto di pasta con le acciughe ma ti costringono a finirlo e alla fine gli ultimi bocconi li mandi giù con una nausea imperante al punto di rischiare di sboccare ogni 2 secondi.
E poi mi chiedo….ma se io ho pagato 4,99€ avrò anche il cazzo di diritto di dire che un libro è di una noia mortale e che non mi è piaciuto? E poi….vogliamo parlare di quelle recensioni a 5 stelle di gente che scrive “Non l’ho ancora finito ma è splendido?” Di quelle però non si lamenta nessuno….ovviamente ( e con questa ultima frase non mi riferisco nello specifico alla Giusti ma più in generale alla polemica al momento in corso).
Ora che vi ho frantumato i testicoli posso confessarvi che per una frazione di secondo mi sono sentita in colpa ed ho giurato che il prossimo libro, noioso o meno, lo avrei finito.

Ecco; appunto.

La Trama: I primi amori sono di solito un dolce ricordo, capace di far sorridere. Non per Alexandra Tyler: Norman Morrison, il migliore amico di suo fratello Aidan, l’ha rifiutata senza tante cerimonie dopo che lei ha trascorso l’adolescenza a corteggiarlo e a comporre per lui terribili lettere d’amore in rima. Ogni volta che lo vede – anche ora che è una donna adulta e sta finendo un dottorato in Geologia alla Columbia – non riesce proprio a controllare il malumore. Le sue storie sentimentali sono state tutte un fallimento. E la colpa, secondo Alex, è proprio di Norman. Quando, stanca di incontri poco entusiasmanti, decide di prendersi una sacrosanta pausa dal complicato mondo degli appuntamenti, Norman, altrettanto stufo di pranzi tesi in casa Tyler, le propone una tregua: lasciarsi il passato alle spalle e provare a comportarsi in modo almeno amichevole. Alex non può tirarsi indietro di fronte a quella che per lei suona quasi come una sfida: trattarlo in modo cordiale in fondo non dovrebbe essere così difficile. O almeno, questo è quello che crede…

Ed ora la parola alla giurata – Spoiler Alert

Se non mi fossi sentita chiamata in causa come “cafona”, mi sarei limitata a interrompere questo libro più o meno al 50% e a definirlo, sulla mia pagina Facebook, “Trascurabile”. E invece no. Siccome definirlo trascurabile senza averlo finito sarebbe stato scortese nei confronti dell’autrice, l’ho finito.
Sono arrivata al tanto agognato 100% ed ora posso parlarne con cognizione di causa senza sentirmi in colpa nei confronti di nessuno. Avendolo letto tutto ora posso recensirlo ed essere considerata dalle scrittrici italiane emergenti una persona estremamente corretta ed educata.

Morale?
Trascurabile, dimenticabile, non necessario.

Contente?
Io no.
Io no perchè non volevo parlarne male, perchè a me Anna Premoli sta simpatica, perchè il suo primo libro mi è piaciuto, l’ho letto tutto d’un fiato una sera di qualche anno fa e lo ricordo con affetto, con rispetto e con tanta nostalgia. Ed invece ora mi tocca smembrare questo nuovo libro e dire tutto quello che penso, perchè io sono fatta così, una grandissima cagacazzo che se per caso si sente chiamata in causa se la prende a morte, si arrovella, si incancrenisce e finchè non fa scoppiare il bubbone non supererà la cosa.

Di Anna ho comprato quasi tutti i libri ma, essendo rimasta all’epoca un po’ delusa da “Come inciampare nel principe azzurro”, alla fine ho sempre comprato e mai letto….fino ad oggi. Fino a quando qualcuno che nemmeno mi conosce mi ha dato indirettamente della cafona. A me, che sono uno zuccherino. A me, che cerco sempre di motivare le mie critiche senza buttarle lì alla cazzo….
Sì, quando il mio compagno mi accusa di prendere tutto un po’ troppo sul personale….ha ragione da vendere (ma questo in sua presenza non lo ammetterò mai).

Ma torniamo a noi.
Norman e Alex si conoscono da una vita e lei lo ama da quando aveva più o meno 9 anni e lui 18. Arrivata alla maggiore età e dopo una serie di imbarazzanti lettere scritte in rima, decide di infilarsi nel letto di Norman e di saltargli addosso, ficcargli la lingua in bocca e farsi sverginare.

Ovviamente lui la rimbalza.
La rimbalza perchè, udite udite, abbiamo di fronte un rarissimo caso di “Uomo con il mestruo”.
E giuro che non c’è nulla che mi faccia cadere le braccia più dell’uomo sega mentale, in questo caso poi siamo alla follia. Si parla di anni, ed anni, ed anni, ed anni di tentennamenti amorosi tra due tizi che si amano, si piacciono, si trovano attraenti ma che non fanno nulla perchè lui ha le remore. L’ansia, l’angoscia esistenziale di ritrovarsi come suo padre, logorato dall’amore per l’ex moglie e ridotto all’abuso di alcool e pillole fino ad uccidersi. Eh sì, detta così sembra pure triste ma dal libro non traspare tutta la disperazione di questo ragazzo, sembra solo un tizio senza coglioni che non ha il coraggio di fare nulla se non restare a guardare la donna che ama da lontano segandosi sui vecchi ed orribili poemi in rima che ha scritto per lui.

Norman viene descritto come prevedibile, noioso, intelligentissimo, scostante, freddino e pure con un pessimo gusto nel vestire. Mentre Alexandra è una specie di dea in terra. Bella, estroversa, simpatica, intelligente, brillante, amante degli sport, realizzata sul lavoro…insomma praticamente la donna perfetta. Ha l’unica pecca di essere ancora follemente innamorata del suo primo amore che non la caga di pezza ma Santiddio…..un difetto dovrà pur averlo anche lei.

Cmq per farla breve i due pistoloni sono costretti a passare due giorni bloccati in una baita a 3600 metri di altezza causa tempesta di neve e ovviamente io mi aspettavo un sacco di sesso sporco e orgasmico ed invece col cazzo. Solo un miliardo di seghe mentali che definire noiose è riduttivo. Perché capite, un conto è la sega mentale una, due, tre, quattro volte….ma una sega mentale che va avanti 100 pagine non la regge nessuno. Poi…..il libro è scritto in prima persona da entrambi i protagonisti. Norman e Alex.

Basta.

Bello le prime volte che lo leggi, poi o sei davvero bravo a scrivere (roba che mi devi necessariamente far empatizzare con entrambi, mi devi far sentire cosa sentono, vivere quello che stanno vivendo, trovare uno stile di scrittura diverso a seconda di chi in quel momento sta narrando e via dicendo) oppure dopo un po’ non ha senso. Meglio un unico narratore e via….la semplicità al potere.

Che poi lo faccio anch’io, cosa pensate? Ho almeno 2 racconti con l’alternanza dei punti di vista dei protagonisti, ma il fatto che lo faccia anch’io non significa che debba per forza funzionare ed in questo caso l’ho trovato un po’ inutile.

Se cercate quelle emozioni strappamutande, strappalacrime o strappaqualsiasicosa, questo libro non fa per voi. E nemmeno per me. La storia si dipana lentamente, e la sensazione che lascia è quella di essere stati fermi 4 ore a guardare un lago in una giornata nebbiosa. Nemmeno una fottuta increspatura. Niente. Tutto tace.
Non aiuta di certo l’eccessiva imbranataggine di Norman. C’è da augurarsi che abbia una verga di dimensioni ragguardevoli e che sappia usarla ad arte, altrimenti quest’uomo avrebbe bisogno di essere rottamato in funzione di qualcuno più brioso.

Nelle ultime imperdibili 10 pagine viene fuori che tutti, ma proprio tutti, sapevano che Norman e Alex si amavano e che da ANNI attendevano che finalmente scopassero….e che poi, ovviamente, convolassero a giuste nozze perchè lui non ha passato tutto il libro sostenendo che non si sarebbe mai sposato. NO, non ci ha fatto due coglioni come due meloni sostenendo di essere incompatibile con il matrimonio. NO!!!!!!! Vero?

Coerenza, coerenza, coerenza.
Va bene l’AMMMMOREEEEE ma almeno spendiamo 10 pagine a capire come quest’uomo abbia improvvisamente cambiato l’intera sua galassia interiore nel giro di 2 giorni e sia chiaro che la visita lampo della madre a me non basta.

MA.

Ma il libro è scritto bene, in italiano corretto e scorrevole.
E’ un libro piacevole che sono certissima incontrerà il favore di un miliardo di donne diverse, quelle che hanno come unico scopo nella vita la fede nuziale, quelle che vogliono l’uomo che le ama da lontanissimo e che si dichiara in modo plateale, quelle  che sognano di sposarsi e mettere su famiglia con il loro amore dell’asilo e soprattutto le Romanticone, ma quelle pure, quelle che amano il romanticismo tutto fiorellini, cuoricini e #noidueunsolocuore. A loro piacerà moltissimo.
Per me invece è un no.

Un no tranquillo e placido come lo è il libro.
Un no tutto sommato trascurabile.

Però l’ho finito, tutto, fino all’ultima pagina. TUTTO. Senza nemmeno saltare qualche riga. TUTTO, ma proprio TUTTO.

Ed è qui che vi dico che no, non lo faccio più.
Sarò cafona, sarò stronza, mancherò di rispetto agli autori ma io non mi costringerò più a finire un libro che non mi appassiona più di tanto. Non lo farò perchè ho 38 anni e ormai so cosa mi piace e cosa no. So che se al 60% del libro mi sto annoiando, arrabbiando, schifando, non cambierò opinione. So che se trovo i personaggi noiosi continuerò a trovarli noiosi, se non mi piace lo stile con cui un libro è scritto, non è andando avanti nella lettura che imparerò ad apprezzarlo. E non è certo finendo il libro che porterò più rispetto all’autore. Gli porterò rispetto con l’onestà intellettuale di non criticare per partito preso così come eviterò di lodare solo perchè un’autrice mi sta più simpatica di un’altra.

E soprattutto gli porterò rispetto essendo conscia di essere una voce tra un milione di altre voci, di essere semplicemente una persona che legge e che può apprezzare o non apprezzare il lavoro di uno scrittore, di non fregiarmi di titoli che non possiedo, di non impedire, con il mio parere, che gli altri ne abbiano uno completamente diverso. D’altronde io conosco gente che definisce “Il Signore degli Anelli” un libro PALLOSISSIMO, che si è fermata a pagina 50 e che nemmeno lo vuole sentire nominare, e parliamo di uno dei capolavori assoluti della letteratura. Non credo che queste persone manchino di rispetto a Tolkien, ma che semplicemente non apprezzino quel genere di letteratura e quel genere di scrittura (e parliamo di una Signora Scrittura)…pazienza, non penso che Tolkien ci perderebbe il sonno, probabilmente, forte della consapevolezza della sua innegabile maestria narrativa, ci farebbe sopra una bella risata.

Lo so, sono stata davvero prolissa e pallosa. Ma sono fatta così, quando non comprendo qualcosa ci rimugino sopra, non ne esco, mi metto in dubbio, penso immediatamente che se 100 persone mi ripetono una cosa devo necessariamente essere in torto io e allora mi metto alla prova, cerco di cambiare, di adeguarmi, di corrispondere all’idea di giustizia che queste persone mi hanno messo in testa.

Poi rinsavisco e rompo il cazzo a tutti con le mie fissazioni.
Potrete perdonarmi?

In poche parole

Niente di trascendentale, niente di speciale. No batticuore, no strappamutande, no uomini caramelle Rossana tutti da scartare.
Uffa.

Poschina

Nella Stanza del Duca (Serie Wedded by Scandal vol. 1) – Stacy Reid

Ho pensato tanto a come e se scrivere una recensione di questo libro.
Perchè siamo a fino agosto, le vacanze sono appena terminate, siamo tutti più rilassati, più belli e più grassi e piombare qui spargendo acredine mi sembrava eccessivo.
Poi però ho pensato che io sono io ed è inutile che mi finga piena di scrupoli che non ho e se essere acida come un limone appena spremuto è, in fondo, il mio essere, allora che ben venga…..facciamoci tutti una spremuta di limone, che è anche un filino astringente e pieno di vitamine.
Che poi….il libro mi è pure piaciuto…che credevate?
Solo che non riesco a passare sopra al finale.
No, non ci riesco.
Siamo onesti.
NON LO VOGLIO FARE.

La Trama: Pur di sottrarsi al fidanzamento combinato dal padre con un ricco conte degenerato e violento, Adeline ha messo a punto un piano ben preciso con l’amica Evie: durante una festa, si intrufolerà nella stanza del signor Atwood, il giovane che lei desidera, e si farà sorprendere con lui dalla padrona di casa! Ma Evie decide di sacrificare l’amica a suo vantaggio e la indirizza verso la camera di Edmond, vedovo e duca di Wolverton, che l’ha chiesta in sposa. Quando scoppierà lo scandalo, ogni cosa precipiterà e il burrascoso incontro tra Adeline e Edmond si tradurrà in un matrimonio riparatore, finché il caso e il potere della seduzione…

Ed ora la parola alla giurata – Spoiler a profusione

Diciamocelo, il libro funziona.
Funziona l’espediente della stanza sbagliata, funziona l’immediata attrazione tra i due [lei entra nella stanza che crede essere quella di Atwood, ma non essendo completamente cogliona si accorge che qualcosa non va ma invece di allontanarsi e fuggire, si perde ad accarezzare il torace nudo del muscoloso e turgido sconosciuto, si struscia, lo bacia, si inebria, gode come una cagna e si crogiola nel suo odore/sapore] e funziona anche il loro matrimonio obbligato.

In effetti funziona tutto.

Adeline è bella ma inconsapevole di esserlo, vive con il padre, la matrigna e le sorellastre. Mentre Edmond è vedovo, austero, freddo, apparentemente insensibile e considerato “Il duca pazzo” da tutto il ton perchè se ne fotte di cosa pensano gli altri e guarda tutti come se fossero delle merdine. Ha anche due figlie che adora ma che in realtà non caga mai perchè è rimasto traumatizzato dalla morte della adoratissima Maryanne o roba simile che è spirata mentre partoriva prematuramente il tanto agognato erede maschio mentre lo insultava per averla messa incinta e costretta a schiattare tra atroci dolori.

Oltretutto, cosa da non sottovalutare, egli sta proprio cercando una moglie. Una moglie che lascerà inviolata e che desidera solo come matrigna per le figlie.

In pratica l’uomo ideale; chi di noi non sogna un uomo che non ti vuole toccare con un dito ma che ti prende per fare da madre alle sue adorate bambine? Roba da fuggire in Iran a gambe levate. Ed infatti Adeline quando lo scopre si incazza come una biscia e gliele canta di santa ragione sostenendo di essere stata ingannata e che se solo lo  avesse saputo col cazzo che lo avrebbe sposato. E noi, donne del nuovo millennio applaudiamo, le diamo grosse pacche sulle spalle e sorridiamo comprensive.

Ma.

Ma lei ormai è persa, persa perchè quando lo ha baciato si è risvegliata in lei quella parte vaccosa e zoccolosa che ogni donna ha dentro di se, che se viene stuzzicata in qualche modo, diventa una bestia assetata e affamata che solo una cura di multiorgasmi quotidiani può placare un tantino.

Allora la dolce, timida, vergine donzella, decide di sedurre il suo austero maritino. Ah, mi ero dimenticata di dirvi che lui non scopa da 3 anni, una manciata di mesi e qualche giorno. Quindi le velatissime allusioni di Adele…roba del tipo “Vorrei che mi leccassi tutta e che poi sprofondassi il tuo enorme uccello turgido nella mia strettissima e calda guaina fino alle palle, ripetutamente e per ore, fino a farmi svenire a furia di orgasmi…:” non ci mettono poi così tanto a farlo capitolare. Anche perchè lei una sera presa dalla smania di avere immediatamente un orgasmo, va in camera sua e lo trova in piedi davanti alla finestra, completamente nudo, che se lo mena come non ci fosse un domani. Che poi dico… non ti puoi segare come tutti a letto o in poltrona, comodamente svaccato? No, lui si sega in piedi davanti alla finestra, tanto ci sono le serve che poi puliscono il vetro…..

E da qui ai multiorgasmi ogni 25 minuti il passo è breve.
Faccio notare che lo sperma viene sempre riversato fuori dalla muscolosa vagina perchè lui non vuole rischiare di perdere la passionale Adele di parto. Meglio non rischiare e venire sul lenzuolo.
Grazie alla cura a base di sesso continuo, Edmond torna a sorridere, si scioglie ogni giorno di più, si ammorbidisce, diventa tutto cicci bucci….anche perchè lei è assertiva, passionale, sempre pronta a consolarlo, sempre adorabile con le bambine che, ovviamente, già la amano….
Sì, insomma….una specie di SantaMariaGoretti di Staminchia.

Ma fin qui tutto va bene, tutto regge, tutto è inverosimile ma piacevole….i personaggi sono ben caratterizzati e giuro che mi  piaceva assai. Però, inspiegabilmente, l’autrice non si accontenta di aver scritto un bel libro, no. Deve pisciare fuori dal vaso. Deve necessariamente farlo perchè non ce la fa proprio a concludere il tutto senza fare la sborona ed esasperare la situazione. Le darei volentieri due schiaffi.

Ed ora vi cuccate il Momento Recriminazione.

Il giorno dell’anniversario della morte dell’adoratissima, dolcissima e timidissima Maryanne, Edmond va come al solito nel capanno di caccia o roba simile a sfondarsi di alcool per dimenticare la grandissima sofferenza e Adele, spinta dalla suocera, decide di seguirlo per farlo sentire meno solo.
Ora, secondo voi, come potrà finire?

Ovvio.
Lei gli si offre come un eclaire al caramello salato e lui se lo scofana tutto, ed incitato da un continuo “Prendimi, sfondami, fammi sentire il tuo uccello”, alla fine le sborra dentro. C’è da dire che era completamente ubriaco e che quindi non si rendeva nemmeno conto di quanto stava facendo…. ma lei sì, e si guarda bene dal dirglielo.
Allora lui si incazza, poi scopre che è incinta e la molla, poi si pente e torna a casa e guarda un po’…..lei era gravida di due gemelli maschi che partorisce alla 42esima settimana perfettamente sani nonostante quello in basso fosse podalico.

E vissero tutti felici e contenti.
Tranne me…tranne me, tranne me, tranne meeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee

Ma ora vediamo le cose che mi hanno fatta incazzare.

Primo: ovviamente l’unica volta che lui la irrora con il suo sperma lei era al 14esimo giorno di ciclo e, casualmente resta incinta, anzi….incintissima. E giù di Maalox

Secondo: Arriva il momento del parto e si scopre che sono due. E giù di Maalox (perchè uno non era sufficiente?) Quello in basso è podalico e quello in alto no. E io penso a quale ecografo ultramoderno abbiano usato per determinare la posizione del secondo gemello, capisco che i piedi del primo si sentivano…..ma il secondo? Se era sopra, come sai che era in posizione corretta? Come? Come? Avrebbe anche potuto essere di traverso, o girarsi al momento del parto o altre 40000 variabili ancora oggi difficili da identificare. E giù di Maalox.

Terzo: Lei e i bambini sopravvivono senza alcuna difficoltà. So benissimo che i parti gemellari ci sono sempre stati, lo sappiamo tutti. Ma pare che ultimamente nei romance non capiti altro. E la cosa mi irrita. Mi irrita perchè è inverosimile. Mi irrita perchè una doppia gravidanza è considerata a rischio oggi, nel 2018 e presenta un sacco di complicazioni, prima fra tutte quella di essere portata a termine. Una gravidanza che arriva alla 40esima settimana oggi è rara e solitamente frutto di 2/3 mesi a letto per evitare il parto prematuro, con i relativi problemi.
Che queste donne in un’epoca in cui la morte di parto era frequentissima riescano a portare a termine una gravidanza gemellare e partorire tranquillamente manco stessero bevendo un bicchiere d’acqua è insostenibile. Un’esagerazione inutile. Inviterei tutte le scrittrici di romance a documentarsi in merito e ad accontentarsi di un parto singolo privo di complicazioni, perchè trattandosi del 1800 può essere considerato tranquillamente un miracolo anche senza aggiungerci gemellarità e podalicità. Grazie.
E giù di Maalox.

Sì, lo so. Sono una gran cagacazzo. Ma ben venga. In fondo un cervello ce l’ho ed intendo usarlo.

Escludendo l’ultima parte che eliminerei volentieri questo libro è un buon libro. Un romance che si legge bene, con un bell’uomo tutto ieraticità e virilità repressa, intelligente, sensibile, ferito. Ed una donna che cerca di entrare in contatto con lui sfruttando l’attrazione sessuale per arrivare all’AMMMMMMMOOOOREEEEEEEEE.

Essendo il primo libro di una serie spero che esca presto il secondo, perchè l’amico sfregiato del duca promette decisamente bene……

In poche parole

Ci credo che Edmond non vede l’ora di sbattersela….questo qui non scopa da tre anni !!!!!! Minchia 3 anni !!!!
Ti piace vincere facile Adeline….comoda la vita….

Poschina

p.s. Non so se la prima moglie si chiamasse in effetti Maryanne…..ma in fondo non è che sia poi così importante, giusto?

Come Respira una Piuma – Marcello Florita

Ci sono letture leggere e letture pesanti.
Leggere questo libro è stato pesante come un’incudine lanciata a duecento all’ora che ti piomba diretta sullo stomaco. Non sul cuore, o sulla pancia, ma proprio sullo stomaco, quell’organo che per me simboleggia la somatizzazione, il campanello d’allarme che qualcosa non va, sto di nuovo accumulando tensione, dolore, frustrazione.
L’incudine è arrivata e ha stravolto tutto, ha spappolato quel nocciolo di bagaglio emozionale represso che stava lì da 3 anni. Una specie di groviglio di fili stretti l’uno all’altro che non permettevano a nulla di entrare e di uscire.
Marcello, o meglio….papà di Francesca e Filippo, grazie.

Sinossi: Francesca e Filippo sono i protagonisti di questo romanzo, due gemelli nati al sesto mese e mezzo di gravidanza, che insieme ai genitori si trovano ad affrontare un doloroso percorso lontano dal “miracolo della vita”. La TIN (Terapia Intensiva Neonatale) è un “non-luogo” dove la nascita e il riconoscimento della propria genitorialità sono un processo lento e travagliato che passa attraverso tre passaggi obbligatori segnati dai diversi livelli di contatto con il proprio cucciolo. In un luogo, dove non è mai concesso festeggiare, timori giornalieri s’alternano a timide conquiste: un contatto, una poppata, un primo respiro spontaneo. In questo racconto si delinea una concezione della paternità molto diversa da quella raccontata solitamente: un delicato gioco di relazioni le cui regole sono scritte sulla sabbia.

Ed ora la parola alla giurata

Questa è una recensione “di pancia”.
Non ci saranno verghe turgide, multiorgasmi, sarcasmo, ironia e caramelle Rossana tutte da succhiare.
Ma ci sarò io. L’altra parte di me. Quella meno frivola e più concreta. Quella che ormai nascondo sempre più spesso….quella che ha un disperato bisogno di “venire fuori”.

Il primo ricordo che ho legato alla maternità è la sensazione di vuoto e solitudine. Vuoto, perchè mi erano appena stati strappati dalla pancia i miei figli, alla 31esima settimana di gestazione e solitudine perchè ero in sala operatoria, da sola, senza nessuna voce amica in quanto trattandosi di un cesareo d’urgenza, il mio compagno è rimasto fuori. Ed è anche stato fortunato (se così si può dire) perchè ha potuto vedere Emanuele e Alessandro ben 2 giorni prima di me. Li ha respirati, li ha toccati. Poi non credo che vedere che intubano i tuoi figli minuscoli, prematuri e sofferenti sia proprio quella meravigliosa esperienza di genitorialità di cui tutti parlano, ma per me resta comunque qualcosa che mi è stata negata, quel primo contatto tanto fondamentale che a me è mancato.
Quindi ero una mamma sola e vuota.

Il reparto, il giorno dopo, pullulava di neonati sani, torniti, urlanti, scagazzanti, fastidiosamente in buona salute e di parenti. Padri orgogliosi, nonni orgogliosi, zii, amici, cugini di 15esimo grado ed io ero sola. Nessun bambino, nessun parente, nessuno. Solo io. I miei genitori sono passati a trovarmi ma nessuno è rimasto con me tutto il giorno mentre, letteralmente, cercavo di mantenermi calma per non impazzire di dolore  e preoccupazione.

Il giorno seguente per fortuna posso vederli, dopo un viaggio atroce in ambulanza, 40 gradi, la ferita del cesareo che gridava vendetta, l’attesa in accettazione e la chilometrica camminata dal reparto maternità alla TIN. Arrivo nella loro stanza e finalmente li vedo, piccoli (in realtà erano coerenti con l’età gestazionale ma minuscoli rispetto ad un neonato a termine), rossastri, quasi completamente coperti da lenzuolini, cannule, cappellini, occhialini, c-pap, bende…..e via dicendo. E la prima impressione che ho è quella giusta. Stanno chiaramente ed inconfutabilmente soffrendo. Lo si evince dal respiro, dalla cassa toracica che si espande in modo irregolare e schizofrenico e dal cuore, che si sente chiaramente sotto il polpastrello del dito indice, quando mi arrischio a toccare Emanuele. Sento il suo cuore.
Non il battito.
L’organo.

E in questo primo incontro in realtà non c’è armonia, magia, campane che suonano, lacrime di commozione, maternità che sprizza da tutti i pori ma solo una sensazione netta e tagliente “Non sono nemmeno riuscita a portare a termine una gravidanza. Per colpa mia stanno male”.

Armata di questa convinzione mi attivo per fare tutto quello che posso per sentirmi più mamma e meno incapace e mi lancio nel tiraggio del latte. Marcello descrive bene quella competizione che si crea per dimostrare, prima di tutto a se stesse, di essere in grado di fare qualcosa di normale, visto che con la gestazione non è andata tanto bene, quindi il latte diventa fondamentale. I miei primi 5 ml li ricordo ancora. E ricordo ancora le notti a casa, quando puntavo la sveglia alle 3 di notte per attaccarmi al tiralatte, da sola, in cucina. Con il timer del cellulare a volume massimo perchè ogni tanto mi addormentavo. Perchè allattare e tirarsi il latte NON è la stessa cosa. E’ sempre il miglior latte che puoi dare al tuo bambino ma manca il calore, il respirarsi addosso. Me lo disse una mamma che era al suo secondo figlio “Non capisco quelle donne che preferiscono dare il latte artificiale invece del proprio, è così bello attaccare tuo figlio, caldo, morbido, che ti respira addosso”. Bellissimo. Quest’idea che allattando ci si respiri a vicenda. Ci si annusi. Ci si conosca.

E questa cosa mi è rimasta dentro. Questa mancanza intendo. Vedo e sento tantissime neomamme che non allattano, non perchè non abbiano latte o perchè i bambini per malattie varie non possano suggere ma perchè trovano più comodo il latte artificiale.
C’è sempre quell’attimo, quando mi trovo di fronte ad una mamma che mi dice che aveva il latte ma ha preferito ripiegare sull’artificiale per comodità e perchè allattare è doloroso, nel quale mi verrebbe voglia di farle parlare con le donne disperate che ho conosciuto in TIN, quelle che nonostante gli sforzi avevano poco latte o quelle che ne avevano ma non potevano attaccare il figlio e passavano intere mezzore a rimproverarsi per non poter avere quell’opportunità, quel rapporto. Mi verrebbe voglia di gridargli in faccia “Eh, certo……parli dall’alto del tuo enorme culo, è andato tutto bene, il vitello lo hai portato a casa dopo 3 giorni e ti permetti persino di sprecare IL LATTE!”
Eh sì, sono umana ed incazzosa.
Ma anche razionale, quindi passato quell’attimo mi rendo conto che piuttosto di una madre allattante ma depressa e scazzata è meglio una madre non allattante ma felice e rilassata. Però quell’attimo c’è sempre, ogni volta.

Ci sono tante, tantissime sensazioni vissute in TIN che erano rimaste incastrate nel groviglio di fili che avevo all’altezza dello stomaco e Marcello, ripercorrendo la sua storia, che è anche un po’ la mia, ha trovato il bandolo della matassa e lentamente, mentre leggevo le sue parole (lentamente un cazzo, è stato come far esplodere una diga) tutte le emozioni, dal dolore sordo e persistente alla gioia, delicata come un battito di ali della farfalla più piccola del mondo, sono tornate a farsi sentire. Dolorosamente ma soprattutto catarticamente (che non so nemmeno se si può dire ma ci siamo capiti).

Sento ancora la fatica che ho fatto quando abbiamo deciso di portare a casa Alessandro, che ormai stava bene e di lasciare in ospedale Emanuele. Scelta razionale, estremamente razionale che ho pagato ogni volta che guardavo Alessandro e pensavo che Emanuele era lontano, che non potevo abbracciarlo, che l’avevo lasciato in ospedale; un senso di colpa che covo ancora. Meno male che c’era mia madre, che armata di una forza di volontà straordinaria, ogni giorno affrontava i 40 gradi dell’estate milanese per raggiungere la clinica e farlo sentire meno solo. Ancora oggi lo chiama “il MIO Emanuele”, probabilmente non se ne rende nemmeno conto, ma lo sente un po’ suo perchè in effetti ha fatto le mie veci tutte le volte che non potevo andare a trovarlo. Si ricorda ancora di quando, mentre gli dava da mangiare, è diventato blu…il monitor impazzito e l’infermiere che dichiara “Signora, così me lo uccide”. Era una “banalissima” apnea ma mia madre non l’aveva mai vissuta personalmente e lo ricorda ancora con angoscia. D’altronde lui non mangia, si ingozza di cibo, lo ha sempre fatto e lo fa ancora adesso. Solo che a 35 settimane non aveva ancora meccanizzato che non puoi mangiare e dimenticarti di respirare.

E non avete idea di quante volte mentre leggevo mi sia venuta voglia di sventolare il libro in faccia alla gente urlando “Leggi……è esattamente così che mi sentivo. Ecco, sono io….sono IO!!!” Perchè in effetti è come se qualcuno mi fosse entrato dentro e avesse esplorato la mia emotività in quei cazzo di due mesi che ho passato in TIN; tra monitor urlanti, apnee, lavaggi mani eterni e montagne russe emozionali.

Finalmente qualcuno è riuscito a mettere nero su bianco cosa significa essere un genitore prematuro, Marcello usa il termine “Irregolare” che è splendido e rende benissimo l’idea di una situazione di limbo costante nella quale oscilli tra un mondo esterno che non ti comprende e l’inferno della TIN nel quale alla fine trovi una quotidianità e una routine che però restano una realtà aliena, fittizia, segnante.

Un libro semplicemente unico e coinvolgente, certo….per me è stato una bomba e per i lettori che non hanno vissuto quest’esperienza probabilmente non avrebbe lo stesso impatto, ma è soprattutto un libro onesto e sincero, dove un padre (psicologo, dettaglio fondamentale perchè gli ha permesso di analizzare con professionalità e cognizione di causa tutti quei meccanismi che scattano nel genitore catapultato all’Inferno) si confessa senza pudori. Ho adorato anche come riesce comprendere sua moglie, le paure, le insicurezze, le debolezze di una donna di fronte ad una situazione complessa e di come traspaiano un rispetto e una delicatezza rari, che in parte si devono alla comprensione in senso professionale, ma che secondo me hanno radici profonde nella persona.

Probabilmente devo arrendermi all’idea che mi sentirò sempre una madre irregolare, che continuerò ad essere infastidita dalle puerpere che descrivono un parto perfettamente regolare come “traumatico”, quelle che mi dicono candidamente “Almeno tu ti sei risparmiata ore di contrazioni, a me il cesareo lo hanno fatto dopo 20 ore di sofferenza”…. mai una che rifletta su quando è dolorosa è traumatizzante un’esperienza come un parto prematuro, su quanto le 20 fottute ore di contrazioni svaniscano di fronte alle 1300 ore di sofferenza fisica, psicologica ed emotiva che ho passato in TIN.
Devo arrendermi all’idea che non tollererò mai e non perdonerò mai quelli che mi hanno detto, mentre avevo i figli in TIN “Beh, approfittane per riposare perchè poi quando arrivano a casa….allora sì che sarà dura”. Come se io la notte non la vivessi come il momento peggiore, perchè loro erano da soli, e avrebbero potuto sentirsi male, soffrire, morire. Come se non fosse estenuante tirarsi il latte ogni 3 ore e correre avanti e indietro tra Cesate e la Mangiagalli.

E no, ora ve lo dico in faccia e sarò anche scortese, quando arrivano a casa non è dura. Quando arrivano a casa è un dono, è gioia, è felicità, è famiglia.
Un genitore “irregolare” attende il giorno delle dimissioni come un campo arido anela l’acqua. Siete voi, madri regolari e padri regolari, che avete terra fertile e rigogliosa, che vi lamentate perchè le piante fanno troppi frutti, perchè l’erba cresce troppo velocemente e non vi fermate nemmeno un secondo a riflettere per rendervi conto di quanto siete fottutamente fortunati.

Ammiro quelli che riescono ad archiviare, a dimenticare, a superare un’esperienza come la TIN dichiarando serenamente che è passata, è andato tutto bene ed è inutile ripensare a quei momenti.

Prima di leggere questo libro il dolore me lo portavo dentro, lo sentivo sulla pelle e lo avvolgevo insieme a tutte le altre emozioni in un groviglio senza capo nè coda.
E grazie a Marcello ora lo abbraccio, lo faccio mio, lo vivo, lo metabolizzo e soprattutto lo accetto.

Non posso fingere di non provarlo ma soprattutto non voglio più fingere di non provarlo.

Non saprei a chi consigliare questa lettura. Sicuramente a chi sta vivendo, in questo momento, una situazione simile, ai parenti, ai nonni e agli amici di genitori “irregolari”. E anche a tutte le persone intelligenti che hanno voglia di comprendere e di crescere.

Ah, ovviamente ho versato litri e litri di calde, amarissime, liberatorie lacrime.

In poche parole

Un libro poetico, crudo e sincero, di cui avevo un estremo bisogno senza nemmeno saperlo. Grazie Marcello.

Poschina

Prima che l’Estate Finisca – Sarah MacLean

Me lo meritavo.
Dopo mesi di libri mediocri e di ossessiva ricerca di qualcosa di meno “palla al cazzo” da leggere, finalmente approdo al terzo libro della serie Scandali e Guai, che vede protagonista la bellissima Seraphina e il Duca di Haven, Malcolm.

La Trama: Inghilterra, 1836.
Malcolm Bevingstoke, Duca di Haven, ha trascorso gli ultimi tre anni in solitudine, pagando il prezzo degli errori del passato e cercando di dimenticare il grande amore perduto. Ma il ducato non aspetta e ha bisogno di un erede: questo significa che dovrà trovare una moglie prima che l’estate finisca. Peccato che lui una sposa ce l’abbia già. Seraphina Talbot è appena tornata da Boston per reclamare la propria libertà e per convincerlo a concederle il divorzio. Malcom non ha mai smesso di amarla ed è arrivato a varcare l’oceano pur di ritrovarla, ma senza successo. Adesso che finalmente ce l’ha di fronte trova un ultimo, disperato espediente per convincerla a restare. Esaudirà tutte le sue richieste solo se Seraphina lo aiuterà a scegliere la donna che prenderà il suo posto… nella speranza che lei decida di volere quel ruolo tutto per sé.

Ed ora la parola alla giurata

Seraphina Talbot l’abbiamo conosciuta nel primo libro della serie, Una Gentildonna in cerca di Guai  in quanto sorella di Sophie ed era apparentemente remissiva, gravida, sposata all’insopportabilmente pomposo Duca di Haven, il quale finisce col culo a mollo in un laghetto artificiale all’inizio del libro.

Da quel giorno di anni ne sono passati 3, Sophie è sempre sposata con il suo adorato King e persino altre due sorelle si sono accasate: Seline e Seleste. Resta solo Sesily, ma questa mi sa che sarà tutta un’altra storia.

Come gli altri due della serie, questo è un bel volumozzo corposo quindi non si legge in un soffio e non si dimentica il giorno dopo. E’ un libro che parla di perdita, dolore, orgoglio e riscatto ma soprattutto di paura. La paura di affrontare un passato fallimentare, la paura di lasciarsi andare, la paura del futuro. No, non spaventatevi, non siamo di fronte a Kundera, ma alla MacLean, che quando vuole, sa il fatto suo.

Ripercorriamo con una serie di flashback la storia d’amore di Malcolm e Sera, da quando si sono conosciuti per caso a quando lei decide di andarsene. E da questo racconto, minuzioso e preciso, si evincono un sacco di cose che la prima volta che li abbiamo conosciuti, non potevamo immaginare.
Sapevamo che Seraphina lo aveva incastrato per farsi sposare, ma sapevamo anche che non aveva mai avuto il coraggio di parlargli apertamente  e di confessargli i propri sentimenti. Poi lui l’ha pubblicamente tradita umiliandola e da lì la situazione non ha potuto che degenerare.

Capita a volte che due persone che si amano non riescano, nonostante tutto, a far funzionare il rapporto e che si arrivi al punto di continuare sistematicamente a ferirsi fino a rendere la situazione invivibile, se ci aggiungete anche un evento tragico che già di per se basterebbe a far crollare una coppia unita, la frittata è fatta e Seraphina si trova a fuggire da Haven e a rifugiarsi oltreoceano per dimenticare il passato e rifarsi una nuova vita.

Malcom invece la insegue, la brama, la vuole con tutto se stesso e quando lei torna a Londra per chiedere il divorzio decide di giocare il tutto per tutto e cercare di riprendersela.

E’ un bel libro, divertente, profondo, impegnato il giusto, che fa riflettere, che commuove, fa arrabbiare, sospirare e anche riconquistare la fiducia in un genere che ultimamente mi aveva un pochino deluso. E’ un libro “BOMBA” se escludiamo le ultime 10 pagine, le ultime 10 pagine sarebbero da denuncia, bisognerebbe prendere Sarah, appenderla per gli alluci, e mentre la si scuoia viva gridare “Perchè? Perchè hai voluto pisciare fuori dal vaso?” e poi darle fuoco e brindare tutti alla salute di Morgana.

Sorvolando le già citatissime ultime orribili 10 pagine, il libro vale tutti i quasi 7 euro della versione cartacea. Non è un comfort book perchè è un po’ troppo “doloroso” per essere riletto nei momenti tristi, si rischierebbe di intristirsi ancora di più, ma riesce a descriverci la maturazione dei protagonisti durante gli anni di lontananza e il loro riavvicinamento è plausibile e coerente con la storia.

Ho detto poco o niente perchè non voglio spoilerare, perchè  se desiderate leggerlo è giusto che non sappiate nulla, che sia tutto una scoperta e che possiate farvi la vostra personale opinione.

Devo dire che la MacLean con questa serie sta dando il meglio di se. Fino ad oggi questo è, per quanto mi riguarda, il libro migliore, quello più completo, quello più disilluso. Lo consiglio perchè ogni tanto discostarsi dalla solita tiritera del bello e dannato che si innamora della giovane pulzella e si redime, non fa per niente male.

Al solito sono presenti anche le altre sorelle Talbot, che trovo irritanti ed irresistibili in egual misura. Ci viene presentata anche una nuova pulzella, tale Felicity che promette molto bene e alla quale spero sia riservato uno dei prossimi libri.

Che altro dire?
Io, fossi in voi, lo prenderei.

In poche parole

Quando #maiunagioia è il mantra quotidiano.

Sette Minuti in Paradiso – Eloisa James

Nostra Signora dell’Infoiamento maialoso torna a deliziarci con una nuova, intricatissima storia, con protagonisti i figli di Duchi e Duchesse della serie “Duchesse Disperate”.
Tra l’altro alla mia età comincio a fare una fatica bestiale nel ricordarmi chi è figlio di chi e dove l’avevo già visto, quindi pregherei gli editori di presentarci i personaggi prima dell’inizio della storia per evitare che una come me legga 150 pagine per rendersi conto che tizia 1 è la figlia di tizio 2 e via dicendo.

Per esempio qui siamo al cospetto di Edward “Ward” Reeve, figlio di Damon Gryffyn e Lisette Gilner (lui è il protagonista di Duchesse Disperate, colui che si innamora di Roberta, promessa sposa del Duca di Villiers, e lei è la pazza che Villiers voleva sposare in Un Duca Tutto Mio e che grazie a dio lascerà perdere per la ben più equilibrata Eleanor) e di Eugenia Snowe, figlia di quel gran figo di Lord Strange, protagonista di La Notte della Duchessa. In poche parole….un grandissimo casino.

Però, prima di cominciare a spoilerare devo dire che mi ci voleva proprio. Brava Eloisa. Brava. Ah, chiaramente non poteva mancare la sleccazzata di figa perchè, come ben sappiamo, Nostra Signora Eolisa la ama in modo particolare.

La Trama: Trovatosi nell’urgenza di occuparsi dei suoi due pestiferi pupilli, Ward Reeve è disposto a sborsare qualunque cifra pur di aggiudicarsi un’istitutrice di grande qualità. Ward decide allora di recarsi personalmente all’agenzia di collocamento Snowe, la migliore di tutta l’Inghilterra, e scopre con un certo stupore che la direttrice, Eugenia Snowe, è una donna sensuale e deliziosa, doti rare per un’istitutrice. Tra i due scatta subito l’attrazione e Ward convince la donna a trasferirsi a casa sua per occuparsi momentaneamente dei bambini. Ma giorno dopo giorno, l’amore…

Ed ora la parola alla giurata – SPOILERONI

Eugenia è vedova, ricca, giovane e bellissima, come diceva Cozzamara a Maria in Johnny Stecchino; ma soprattutto è una donna che ha deciso di fottersene beatamente del Ton e di aprire la sua agenzia per governanti.
Per questo motivo, Edward “Ward” Reeve, quando si trova alla porta due fratellastri matti come cavalli da gestire, si rivolge ad Eugenia, disposto a tutto pur di trovare una governante per i due pargoli, che sia in grado di rimetterli in riga e che li trasformi in piccoli Lord giusto in tempo per l’udienza che si terrà alla Camera dei Lord per decidere se un figlio illegittimo sia la persona adatta a crescere un futuro pari del Regno e la sorella.

Peccato però che nel preciso momento in cui i due piccioncini si vedono per la prima volta, si trasformino in due adolescenti infoiati con gli ormoni iperattivi. L’irreprensibile Eugenia, non smette di fissargli le cosce pensando a quanto sono possenti e quanto le piacerebbe strusciarcisi contro, e Ward la vede come una specie di creatura mitologica che lo fa sburrare ogni volta che apre bocca.

Ed è proprio qui che si vede la maestria di questa scrittrice, riesce infatti a far grondare ogni pagina di sensualità e aspettativa senza che questo soffochi la storia o metta in secondo piano i personaggi secondari. Ward è realmente affezionato ai suoi fratellastri ed Eugenia si sente realmente vicina a questi bambini con un passato di Disagio spinto e poco compresi dagli adulti che li circondano.

Ma diciamocelo fuori dai denti…
è nella parte erotico – sessual – orgasmica che ci piace sguazzare e qui ce n’è un po’ per tutti i gusti. I due pipistrelloni si danno da fare alla grande un po’ ovunque ma principalmente a letto….dove passano notti su notti su notti scopando allegramente, usando regolarmente i preservativi. E non lo dico così…….. perchè io ho dei problemi con le GI, lo dico perchè viene sottolineato più volte nel racconto. “Cosa sono?” “Ma come?….non li hai mai visti?” “Ma no….” “Sono preservativi, servono a prevenire le gravidanze indesiderate” “Ma non preoccuparti…..sono stata sposata un botto di tempo e non è mai successo un cazzo, vai trà brò!!!!” “NONO….userò sempre il goldone perchè ti rispetto troppo….e blah…blah…blah”

Non per fare la pignola ma io ho notato che nella decina di giorni in cui copulano in ogni dove, in ogni luogo e in ogni lago, lei non ha il mestruo…ergo è proprio in quei fatidici giorni giusti………e poi una volta lui la infilza senza goldone…perchè va bene il rispetto e la prudenza ma quando tira tira…e a lui tira sempre.

Sorvolando su questo piccolo particolare che poi riprenderò in seguito è un piacere leggere questo libro. E’ un piacere crogiolarsi nelle allusioni sessuali che sono tantissime e variegate, è un piacere perdersi nelle descrizioni orgasmiche dei dolci….Ward per poco non si sborra nelle mutande, io per poco non dilapido il patrimonio da Knam. Tutto questo erotismo sfacciato e gettato in faccia come un gavettone fresco in una torrida giornata agostana milanese ha riempito di gioia e gaudio i miei viaggi in treno negli ultimi due giorni.

Finalmente un libro dove si scopa tanto e bene.
Finalmente un libro che non sa cosa sia il tedio.
Finalmente una scrittrice che nonostante ci parli dei reietti del Ton, non trasforma i suoi personaggi in palle al cazzo che ti viene voglia di appendere per le unghie dei piedi.

Ovviamente, trattandosi di un romance, c’è anche un BM. Lui la ama appassionatissimissimamente e lei ancora più di lui…solo che quando idda gli confessa che non è solo lussuria ma c’è anche tanto, tanterrimo, anzi…. tantissimo AAAAAMMMMMMMMOOOOOOOOREEEEEEE, lui le dice (poco finemente) che non può esserci niente tra di loro perchè lei non ha il sangue abbastanza blu per garantire ai suoi fratelli un idoneo ingresso in società… Lei, che non solo è una vera Lady ma è anche una delle Lady più importanti dell’intero globo, la prende malissimo e va a rifugiarsi a casa del padre, dove trova quel grandissimo bendiddio del Duca di Villiers, sempre meraviglioserrimo e pronto a consolarla.

E poi….. Poi beh… ci sono l’incomprensione, la scoperta di Ward di “Non aver capito una beneamata minchia”, la dichiarazione, il rifiuto e la finale e benedetta riappacificazione. Che, come da copione, gronda miele, marshmallows e confetti rosa da tutte le parti.

Nell’epilogone del quale a prescindere da tutto, nessuno sente mai l’esigenza, Eugenia ci confessa che quando si è sposata era già Vacca Gravida da un sacco di tempo e che quindi evidentemente i preservativi non funzionano mai tanto…. AHHAHAHAHAH
Cazzo ridi, troia?

A parte questo picco di fastidio il libro mi è piaciuto assai….io in tutta questa pruriginosità ci ho sguazzato come un girino in una pozza d’altura. Cioè….non vedevo proprio l’ora di trovarmi tra le mani due gaudenti del sesso che non fanno altro che pensare di spogliarsi e succhiarsi a vicenda….Zio Caro…quanto ne avevo bisogno !!!!

In poche parole

Quando una tartelletta al limone è foriera della polluzione diurna, pomeridiana e notturna.

Poschina

La Serie Desperate Duchesses by the numbers è composta da:

  • I Segreti di Lady X
  • Disposta a tutto per averti
  • Sette minuti in paradiso

La Serie Duchesse Disperate è composta da:

  • Duchesse disperate
  • Prima di Natale
  • La Notte della Duchessa
  • Il ritorno del Duca
  • Duchessa del mio cuore
  • Un Duca tutto mio

Recensioni Lampo…..di chi ha trovato il tempo per scrivere tutte le madonne che le sono passate per la testa

Ci sono periodi di vacche magre e periodi di vacche grasse.
Questo è un periodo di vacche di merda…..a giudicare dai libri che mi sono capitati tra le mani.  Ma andiamo con ordine….
Alcuni poi, non sono nemmeno così merdosi ma piuttosto deludenti.

Un Irreprensibile Marchese – Lorraine Heath

Non volevo comprarlo.
Dopo l’orrore che ho provato leggendo Un Erede per il Visconte dove Killian si è ridotto a morto di figa nel giro di dieci pagine, avevo deciso di lasciarmi alle spalle Lorraine e di ributtarmi su qualcosa di decente. Ho riletto parte della saga Bedwyn, qualcosa della Kleypas, qualcosa della McNaught e poi, inevitabilmente, una mattina che ero più vulnerabile del previsto, Amazon mi ha proposto questo libro ed io, che sono debolissima quando si tratta di resistere alle tentazioni, ho immediatamente ceduto e l’ho preso.

Il vecchio Marchese di Marsden, mezzo pazzo che parla con la moglie defunta, novello Heathcliff senza però tutto il bagaglio di fascino e cattivera di quest’ultimo, mi era piaciuto assai. Avevo anche cominciato ad affezionarmi alla sua stranezza, a quell’acutezza ormai sopita e ben nascosta sotto quintali di sofferenza per la morte dell’adoratissima moglie Linnie.

Quella che scopava sopra, sotto e di fianco al pianoforte, per intenderci.

Il Vecchiaccio, come amavo chiamarlo io, era talmente innamorato della moglie che il mondo per lui si era fermato esattamente nel momento della di lei dipartita, al punto che tutti gli orologi di casa erano stati fermati a quell’ora e guai a chi osava toccarli.
Ma se io vi dicessi che vogliono farmi credere che gli orologi si fossero fermati da soli?
E se aggiungessi che Lorraine pretende di convincermi che il Vecchiaccio non era folle ma che davvero comunicasse con lo spirito della defunta moglie?

Ma facciamo un passo indietro.

Il Giovane Vecchio incontra per la prima volta l’adorata Linnie il giorno in cui muore suo padre e da quel momento è AMMMMMORREEEEEEEEE. Lui ha 12 anni e lei 8. Lui è il Marchese e lei la figlia del fornaio. Lui sa che non potrà mai averla ma questo non gli interessa, ha 12 anni e probabilmente è immerso nel groviglio di erezioni continue.
Lui la ama, lei lo ama.
Poi crescono e lui continua ad amarla mentre lei passa da “figlia del fornaio” a “cameriera nella locanda”. E’ bella, formosa, vivace, brillante e ha voglia di farsi il Marchese, il quale però la rispetta troppo per rovinarla.
E se non è AMMMMOOOOOOOREEEE questo, cos’altro può essere?

E, in pratica, il libro è tutto così. Lui la ama, lei lo ama, lui la vuole, lei lo vuole. Non c’è nient’altro. Però funziona. Funziona a patto di essere gente come me, ossia una di quelle persone che non resistono al richiamo dell’ennesimo colpo di marketing, in questo caso un libro inutile, un racconto del quale potevamo fare tutti a meno, ma che stuzzica la morbosità dello stalker che si cela in ognuno di noi.

E’ inutile perchè tutto quello che c’era da sapere o quasi, viene spiegato nell’orrido libro che ha come protagonista il figlio, è inutile perchè si vede benissimo che è stato costruito a tavolino per spillare soldi, è inutile perchè se all’inizio ci dà porchissime soddisfazioni facendoci partecipi dell’amore meraviglioso dei due giovani, alla fine si riduce ad una serie di situazioni pseudo-paranormali che non stanno nè in cielo nè in terra.

Gli orologi si sono fermati da soli, una zingara aveva previsto che lui avrebbe avuto 4 figli, e in effetti gli vengono affidati 3 orfani da crescere, la moglie morta con cui parlare, ridere, scherzare, che non è frutto della sua immaginazione ma c’è davvero e interagisce con il mondo terreno.

Fossi stata Lorraine, invece di questo breve spillasoldi che non porta da nessuna parte, avrei approfondito la storia dei genitori degli “Sfrontati di Havisham” e mi sarei concentrata sui loro personaggi, che invece ci vengono presentati in fretta e furia ed appaiono solo dei grandissimi coglioni (con rispetto parlando).

Ma, come vi ho detto, a parte tutto, il libro funziona.
Almeno fino ai tre quarti ci viene raccontata, tutto sommato, una bella favola. Lui, se solo ci fosse stato il tempo di approfondire, è un bel personaggio, pieno di potenzialità….lei è una ragazza semplice che ha dei sogni e che sprizza vitalità da ogni poro.

Non ha certo saziato la mia fame di storie appassionanti, strappamutande e strappalacrime, ma rispetto a quanto letto ultimamente…..avercene. E’ un racconto piuttosto breve, piuttosto semplice, piuttosto puccioso….. Ma visto che siamo in zona estiva, fa caldo, siete in vacanza, cercate di sfuggire al parentado asfissiante e avete poca voglia di collegare i neuroni ve lo posso consigliare senza sentirmi troppo in colpa.

Gli Scottanti Segreti della Contessa – Eva Leigh

E qui scoperchiamo il vaso di Pandora.

Lui è Il Conte Christopher Ellingsworth, detto Kit, terzogenito malcagato di non ricordo chi, che ha guadagnato il pregiatissimo titolo di Conte distinguendosi per perspicacia e dedizione durante la guerra. Un bel titolone ma senza fondi….e i pochi che ha li sperpera al gioco nel, fino ad allora, vano tentativo di raccogliere un gruzzoletto per costruire dei giardini che gareggino in bellezza e dissolutezza con quelli di Vauxhall. Lei, Tamsyn, è una giovine signora che ha bisogno di sposarsi con un riccone per potersi riprendere l’adorata magione finita in mano ai perfidi zii e, soprattutto, per poter continuare liberamente il contrabbando sulle coste della Cornovaglia.

Un bel giorno il nostro non tanto adorato Kit scopre che per ereditare una cospicua fortuna deve sposarsi entro poco tempo e diventa improvvisamente lo scapolo più ricercato di Londra…..ma lui ha occhi solo per Tamsyn, che ha incontrato una sera ad un ballo. Hanno bisogno l’uno dell’altra e decidono di sposarsi. E, udite udite, lei non gliela da. No. Proprio per un cazzo.

NADA.

Non si scopa.

E dio bono….. già ci si annoia….già è estate, fa caldo, siamo tutti stufi del lavoro, degli amici, della famiglia, del baffo sudato, del ciclo mestruale con 40 gradi (voi, perchè io uso la coppetta ed è come non averlo) e se nemmeno mi fate sognare con sesso multiorgasmico e slinguazzate cosmiche, cosa mi resta?

La Delusione.

Cmq…si sposano e scoprono che le redini della borsa sono state lasciate alla pulzella, la quale immediatamente rifiuta al marito il finanziamento per i giardini tanto agognati e se ne scappa in Cornovaglia perchè si sente “ferita, offesa e usata”.

Ma Vai A Fare In Culo!!!!

Proprio tu che contrabbandi e che lo hai perculato nascondendo il carico di merce in casa sua pur sapendo la sua avversione per l’illegalità? Proprio tu fai la moralista? Proprio tu? Non le fanno più le eroine di una volta. No, proprio no. Ed è un gran peccato, una perdita pazzesca per il romance.

Cmq.
Finisce ovviamente con tanto amore, tanto sesso, tanti figli, tanta GIUOIA!!!!!!
Idda gli confessa che sì, fa la contrabbandiera….e allora? Era l’unico modo per salvare la sua amatissima gente lo rifarebbe mille volte per i suoi concittadini…..Tamsyn ti do un consiglio, canditati con i 5Stelle che mi diventi prima presidentessa della Repubblica nel giro di 6 mesi.

Alla fine Kit e Tamsyn finiscono per rimodernizzare la cittadina e farla diventare  la Rimini del Regno Unito con tanto di Hotels, traghetti, discoteche, prostitute, bambini scorazzanti e tutto il corollario di creme solari e vucumprà. E a nessuno interessa la povertà di sesso, sensualità e interesse che questa storia ha generato….vi basti sapere che a distanza di pochi giorni dalla lettura fatico a ricordarmi persino se lui è biondo o moro.

La Tentatrice – Mary Balogh

Diciamolo immediatamente e togliamoci il dentone dolente. A me questo libro è piaciuto assai. E quando dico Assai intendo proprio Assai. Cioè tanto, tantissimo. Mi è piaciuto Gervase, la sua sete di vendetta, il suo perpetrare il piano diabolico nonostante l’AMMMOOOOREEEEEEE e tutto il resto, e mi è piaciuta Morgan, la bella dei Bedwyn, la piccola, protetta Morgan che diventa una novella Rossella O’Hara e va ad aiutare i feriti di Waterloo in una scena che non ricorda semplicemente quella scritta nel meraviglioso “Via col Vento” ma che sfiora il plagio.

Ma lasciamo stare queste inutili considerazioni, anche perchè plagio o meno, il romanzo della Mitchell resta ad un livello talmente alto che la Balogh deve cominciare a correre ora e al giorno della sua morte sarà ancora molto lontana dalla vetta.

Morgan è in Belgio ospite di non ricordo chi, perchè vuole fare qualcosa, essere qualcosa, vedere qualcosa. E’ sveglia, intelligente, bellissima ed ha sete di capire cosa sta succedendo e di partecipare attivamente agli eventi bellici. Peccato che tutti  la trattino come una bambolina di porcellana dalla testa vuota.

Tutti tranne uno.
Quell’uno è Gervase Ashford, un affascinante trent’enne mezzo inglese e mezzo francese che ha un conto in sospeso con “Il Duca di Ghiaccio”, alias Wulfric Bedwyn, alias Bewcastle, ossia il freddo e austero fratello maggiore di Morgan.
Gervase la vede e pensa “Ma guarda quella che figa spaziale!”, poi un amico gli confida che è la sorella del tanto odiato Bewcastle e immediatamente il pensiero diventa “Ah…ecco lo strumento perfetto per la mia vendetta privata, finalmente dopo 9 anni gliela farò pagare cara”. Inizia quindi un’opera di seduzione nemmeno tanto velata che porta i due a frequentarsi.

Nel bel mezzo di tutto ciò infuria Waterloo, Morgan perde il  fratello Alleyne, diventa una crocerossina, si scopre forte e testarda e Gervase è sempre con lei, a coccolarla, confortarla e scoparla.

Sesso poco e piuttosto burrascoso….mi piace. Una roba del tipo Ti prendo e ti sbatto e a prendere l’iniziativa non è nemmeno lui….FA VO LO SO!

Poi però si torna in patria e Morgan scopre di essere stata una semplice pedina in un gioco più grande di lei che va avanti da ben 9 anni…. e per scoprire che cazzo è successo un paio di lustri prima, dobbiamo attendere gli ultimi capitoli della storia.
Ovviamente Morgan la prende male, malissimo e decide di fargliela pagare.

Finirà a tarallucci e vino, come da copione, con tanto di gravidanza superveloce, ma non alla prima botta e non proprio indesiderata. Persino io non me la sono presa…..il che la dice molto lunga su quanto sia morbida in questo periodo…. Go Morgan, go!!!!

Se escludiamo le prime pagine che ho trovato un po’ noiose, per quanto mi riguarda il resto funziona. Bene Zia Mary, Brava, Ancora.

Una Famiglia per il Duca – Megan Frampton

Credo di aver abbandonato questa cosa più o meno a pagina 30/40. E lo chiamo “cosa” con cognizione di causa. Di una banalità sconcertante. Lei è una povera donna con prole che si trova costretta a fare da segretaria ad un figo spaziale, titolato, scopabilissimo, che ci viene presentato come freddo, scostante, inavvicinabile. E fino qui è roba da sburrare litri di gioia.

Purtroppo però il tanto distante e freddo duca, si rivela essere un pasticcino che nel giro di 20 pagine ha preso la bimba sotto la sua ala protettrice e si slinguazza la madre nello studio. Non ci sarebbe nulla di male se non ci fosse un improvviso e quanto mai incomprensibile snaturamento del personaggio prima ancora di conoscerlo.

E siccome sono vecchia, stanca, polemica e anche piuttosto cagacazzo, mi sono imposta di chiudere la porta in faccia a Megan e a concentrarmi su altre letture.
Lo riprenderò in seguito, quando la mia pazienza avrà raggiunto ragguardevoli vette o quando sarò alla ricerca di scuse banali per smadonnare in continuazione.

Se qualcuna di voi ha meno pregiudizi della sottoscritta, vi prego di dirmi come si sviluppa la storia e come va a finire. Almeno mi risparmio la fatica di leggere le restanti 200 pagine.

Magia di un Amore – Lisa Kleypas

Leggi che ti rileggi che ti rileggi….per contrastare letture di merda mi compro la versione cartacea di questo libro della Kleypas. Eh beh….che dire? Nel 2014 (anno di vacche grassissime) gli davo 6,5.
Ma quanto ero stronza?

Se questo è un povero sei e mezzo metà di quello che ho letto quest’anno dovrebbe essere quantomeno inqualificabile.

Le storie sono due, una più bella dell’altra.
La prima riguarda Aline e McKenna, mentre la seconda Gideon e Livia.

Aline e Livia sono le sorelle di Marcus Westcliff, che conosceremo meglio nella serie Wallflower di cui questo libro è il prequel. Sia Aline che Livia sono due donne ferite che hanno dovuto sopravvivere ad eventi drammatici; la prima ha dovuto cacciare dalla tenuta l’unico uomo che abbia mai amato e poi affrontare le conseguenze di un grave incidente, Livia ha perso prima il suo futuro sposo e poi il bambino che aveva in grembo, scatenando la cattiveria dell’intero Ton e preferendo ritirarsi in campagna a far rimarginare le ferite.

A complicare la vita delle due donne ci pensano gli ospiti americani del fratello, il ricco, dissoluto e disperato Gideon Shaw e il determinato ed ormai ricchissimo John McKenna che ha come unico scopo della visita quello di vendicarsi di Lady Aline facendola innamorare e poi lasciandola nella più buia disperazione.

Le cose però non sono mai semplici, mai lineari e mai troppo facili.

Non voglio svelare altro ma la Kleypas perde un bel po’ di tempo per introdurci i personaggi tanto che alla fine ci sembra non solo di conoscerli ma di comprenderli da sempre, di essere più che dei semplici lettori, ma amici, confidenti, amanti.
Ho trovato davvero tenerissimi Livia e Gideon, e il modo in cui Livia con dolcezza e fermezza riesce a catturare il cuore di un uomo che non si è mai sentito accettato e che ha deciso di autodistruggersi.

E cosa posso dire di Aline e McKenna? Lei così testarda e orgogliosa, bella e fiera, disposta anche a perderlo per paura di rivelare che non è perfetta come lui immagina, tutta la disperazione di non accettarsi e di non riconoscersi, di venire a patti con una realtà che si cerca disperatamente di negare.

Bello, bello, bello.
Diverso dal resto della serie, che è più spensierato, questo libro affronta tanti tipi di sofferenza e solitudine e altrettanti tipi di amore, ma è soprattutto un libro sull’accettazione; di sè, degli altri e dell’amore, nel senso più ampio del termine.

Leggetelo.

Innamorarsi di un Lord – Mary Balogh

Della serie Bedwyn è uno di quelli che non avevo mai letto ed onestamente non è che mi sia persa chissà che cosa nell’averlo lasciato in fondo alla lista.

Alleyne sarà anche bello ma passa il 98 % del libro non ricordando un cazzo del suo passato e facendo da cavalier servente a Rachel, colei che gli ha salvato la vita. Entrambi innamoratissimi inconsapevoli vanno avanti tra alti e bassi, misunderstanding più o meno big e storie assurde di zii incompresi e di truffatori incalliti.

Per carità è più che leggibile e anche gradevole ma per quanto mi riguarda vale la pena leggerlo solo per la scena nella quale Alleyne torna  a casa e ritrova i fratelli che lo credevano morto a Waterloo.
E’ un momento estremamente toccante che vale l’intero libro.

Ammetto senza vergogna che per poco non mi è scesa una lacrimuccia.

Conclusioni sconclusionate

Attendo con ansia, perplessità e speranza le uscite di luglio, perchè al momento le soddisfazioni me le sono prese con roba vecchia di autrici di pregio e non con le tanto agognate nuove uscite.
Sarà anche colpa mia….per carità, ma mi sembra che ai libri che leggo ultimamente manchi sempre qualcosa.
L’introspezione dei personaggi, situazioni credibili o quantomeno divertenti, quell’esagerazione talmente esagerata da diventare meravigliosa e che fa gridare “BOOOOOMMMBBBAAAAA”, gli slinguazzatori seriali, il sesso, i multiorgasmi, quella carica erotica che gronda dalle pagine e che ti fa venire la fotta di leggere…..uomini che che ti piacerebbe scartare  succhiare come grosse caramelle Rossana… sì, insomma….non li fanno più i Romance Storici di una volta.

E che cazzo!!!!!

Poschina