Recensioni Lampo

Ebbene eccoci di nuovo qui.
Mentre la mia vita si evolve anche troppo velocemente e mi smarrisco, trovo un punto fermo nella lettura. Il romance storico ha raggiunto livelli di premorte intollerabili. O non hanno nulla di storico e nemmeno nulla di divertente/sessuale/pruriginoso che ti faccia dimenticare il vuoto cosmico nella veridicità, o sono talmente pietosi da farmi venire voglia di passare al romance contemporaneo, che mi provoca la gastrite 9 volte su 10.
Oggi, per correttezza, è il 14 Maggio 2019, e le recensioni lampo partono da questo libro:

L’ho comprato tempo fa, probabilmente in uno di quei momenti in cui mi sento particolarmente buona e voglio dare fiducia al prossimo. Perchè le millemila inculate prese nella vita non mi hanno del tutto convinta a fidarmi solo del mio istinto e allora insisto nel fare cazzate come questa. Comprare questo libro e leggerlo anche, tutto.

Le prime 12/13 righe funzionano.
Le altre no.

Ho passato il tempo sacramentando in due/tre lingue e posso racchiudere questa inutilissima, vuotissima, poverissima, noiosissima, fastidiosissima lettura con un’affermazione: MaVaffanculoVa!

La delusione è cocente e allora mi lancio su un altro libro comprato in uno di quei momenti lì, quelli di estrema fiducia nell’umanità e in chi scrive le recensioni su Amazon.

Al momento mi sto sforzando di andare avanti. Anche qui eravamo partiti benissimo, le prime due pagine mi avevano conquistata….le altre NO. Troppo tutto. Ma mi do ancora il viaggio di ritorno in treno per decidere, poi vi faccio sapere.

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Mollato dopo che è venuto fuori che la tizia piena di idiosincrasie (ossessivo compulsiva grave) è una figa spaziale. Non bellina, carina, simpatica o chissà cosa. No. Proprio una gran figa.

E mi va bene tutto o quasi ma la strafigaggine mi sembra troppo, in un libro che già di suo non mi stava appassionando più di tanto.

Big NoNoNo

Ed ora rilanciamoci sul tanto amato romance storico e affrontiamo l’ultima fatica di Kasey Michaels: “Il Giuramento del Visconte”

Tutto molto bello all’inizio. Siamo in guerra, il nostro eroe è ferito e in un momento di bontà estrema promette al medico che lo sta curando che si prenderà cura della figlia nel caso dovesse succedergli qualcosa. Puntualmente quel qualcosa succede e il carissimo medico schiatta. Piombano in casa del Visconte la figlioletta che avrei preso a schiaffoni sonori dopo mezzo minuto e la zia bella e scontrosa (anche a lei un calcio in culo non avrebbe fatto male). C’è di mezzo un mistero, c’è qualche segreto e c’è tanta attrazione.

Dov’è il problema? Vi chiederete giustamente.

E io ve lo spiego.
La scrittura. Dovete sapere che i bambini ogni tanto pongono domande piuttosto particolari tipo “Cos’è l’arcobaleno? Perchè lo vediamo solo quando piove? Perchè dura poco?” e siccome vogliono risposte sensate, noi adulti cerchiamo, lambiccandoci il cervello, di usare, per spiegare un fenomeno complesso, parole semplici e frasi non eccessivamente lunghe per permettere ai piccoli di comprendere la sostanza senza confonderli con parolone come “rifrazione della luce”.

Kasey Michaels, evidentemente, pensa che io, alla soglia dei 40 anni, non abbia facoltà intellettive sufficienti a comprendere parole forbite e frasi più lunghe di una riga. Ecco cosa non va in questo libro. E’ un libro che si rivolge al lettore come se si trattasse di un minorato mentale e quindi è tutto semplice, semplice, semplice.

Mi piace il romance, non sono cretina.

Ci fosse almeno una trama della madonna con un bel maschio strappamutande…e invece nemmeno questo. Il Visconte è sì bello e via dicendo. Ma anche in lui predomina una certa semplicità….una specie di mollezza generale che proprio non mi piace. Cioè…io leggo questa sbobba per sognare la carnazza.,…non per trovarmi un uomo che è la versione maschile di Santa Maria Goretti. Chiariamolo subito.

Quindi mollo tutto e chissenefrega se creperò senza sapere da cosa stavano scappando la bambina odiosa e quella cretina di sua zia.

Giudizio complessivo: Il libro di Roal Dahl che sto leggendo ai miei figli usa parole più complesse ed ha una costruzione delle frasi più articolata. E con questo ho detto tutto.

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Per la serie “Benino ma non Bene” vi racconto la mia esperienza con questo romanzo/racconto/cosa/libro.

Qui abbiamo un lui orribilmente sfigurato da un razzo amico che invece di essere sparato in avanti è stato sparato indietro, lo ha centrato in pieno e gli ha letteralmente spappolato metà faccia e metà corpo; esattamente come ogni anno della mia adolescenza a capodanno, un quartoggiarese perdeva parti fondamentali del corpo per accedere “Bombe di Maradona” prive di miccia dimostrando la sua inettitudine intellettuale all’universo intero.

Lei invece è la figlia di un vicario rigido e bigotto che da giovane l’ha data al primo pirla imbellettato che le ha detto che era carina, salvo poi essere sputtanata davanti a tutti e costretta a fuggire da un padre che le ha tirato dietro una serie di epiteti irripetibili. Capita così a Londra dove diventa sarta.

E fino a qui tutto ok.

Cioè….è tutto un po’ all’acqua di rose per i miei gusti ma onestamente, ogni tanto, ci sta anche un po’ di cazzeggio vero e quindi pensavo mi sarei finalmente rilassata. E invece no. Perchè lei si dimostra essere una specie di Santamariagoretti affamata di cazzo (e tenete presente che l’essere affamata di cazzo è l’unica caratteristica che me l’ha resa simpatica) che lo AMA immediatamente e che, supportata dalla servitù, cerca di spingerlo a ricambiare il sentimento.

Esattamente come state pensando tutte in questo momento, finirà presto a vergate in vagina, orgasmi di ogni genere (tranne quelli anali perchè pare brutto parlarne), lui si innamora, lei si innamora, i servi sono innamorati dell’amore dei loro padroni, le amiche strambe sono innamorate dell’idea dell’innamoramento dell’amore…… e via dicendo.

Ho detto AMORE? No, perchè non siamo finiti nel patetismo più sfrenato…. NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO

E cmq. la cosa più irritante è la visita che il nostro eroe sfigurato fa al padre di lei fingendosi un demone infernale….. Livello intellettual/culturale sotto zero.

Voto: 5 perchè c’è molto peggio in giro e sono sicura che tutto questo amore così rosa, zuccheroso e profumoso a qualcuna piaccia assai.

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Avete presente l’ideale dell’ostrica Verdiano? Ecco, io ci credo. Credo che lasciare la via vecchia per quella nuova non sia sempre una grande idea e nel romance, spesso, questa legge  è confermata. Ieri pomeriggio (ormai siamo a giugno) mi sono lanciata con l’entusiasmo di un bambino in un negozio di caramelle, su questo libro:

Non chiedetemi come mai, sarà la pelliccia, la barba, il capello lungo o sa il cazzo, ma mi attirava tantissimo. Poi le recensioni entusiastiche di Amazon mi hanno fatto dire…. Ma sì, dai…. smettila di essere pedante e buttati.

Mi butto.

E mi faccio male.
L’inizio ci può anche stare, lei giovane erede del “ducato” o come minchia si chiama (siamo nella Norvegia del IX secolo d.c.), ed è innamorata di Ossian, un guerriero figlio di uno scultore, bellissimo, fisicatissimo, ombrosissimo, sexyssimo e che non la caga di pezza. Allora lei oltre a dichiararsi e ad essere rimbalzata su base giornaliera, mette in giro voci contorte sulla sua presunta vaccaggine solo per farlo ingelosire. Spoiler: non ci riesce. E la prima parte del libro è tutta così. Lei che si dispera, ci prova, viene rimbalzata e si dispera….mentre lui viene descritto come un tizio riflessivo che non indulge in futili piaceri (una specie di palla al cazzo, ma molto sexy).

Lei, tesorina della mamma, ha l’abitudine di spiare le orge che si tengono nella magione dello zio per acculturarsi su quanto concerne i rapporti sessuali.

Ora, io sono l’ultima persona che può aprire bocca visto che guardo i porno e che da quando Tumblr ha rimosso tutti i profili hard che seguivo sono entrata in una depressione nera e ancora ricordo con amore le gif erotiche in bianco e nero di cui mi nutrivo, ma qui siamo in Norvegia, nell’800. Non 1800. 800.

Ma siccome io delle abitudini dei norvegesi non so nulla, non mi concentro tanto sul voyeurismo della nostra Liv ma quanto sul linguaggio estremamente moderno utilizzato dai protagonisti. Dubito che nell’antica Norvegia si dicesse “Ti metto la lingua in bocca”. Così, per fare un esempio. E anche che ci si parlasse con il gergo usato nel 2020 in Piazza Duomo a Milano. Come in ogni epoca ci saranno state delle “regole” da rispettare, fossero esse scritte o semplicemente dettate dall’abitudine.

Se poi aggiungiamo il fatto che Ossian passa dall’essere irremovibile nella sua decisione di ignorarla e dopo due pagine la sta sverginando pesantemente capirete in fretta che non è il libo per me; e’ un cambiamento un po’ troppo repentino e mi ha lasciata piuttosto freddina.

Lessico sbagliato + stravolgimento delle convinzioni in 3 righe = una me medesima in versione Cheng Li la Furia Pelosa……quindi ora sono qui a chiedermi se andare avanti o sfanculizzare tutti e cambiare romance.

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Allora, per amore del romance io ci ho riprovato, mi sono detta “ma su, non star lì a rompere il cazzo con questa inutile storia che i personaggi dei romance storici devono appartenere all’epoca nella quale è ambientato il racconto, non essere la solita pedantona”.

Niente, ho resistito altre 3/4 pagine e poi ho abbandonato. Purtroppo un po’ la velocità con la quale avvengono i diversi accadimenti, un po’ il linguaggio ed i comportamenti eccessivamente moderni, hanno tolto mordente alla lettura. Peccato perchè sia Liv che Ossian erano sulla carta due personaggi piuttosto interessanti e anche il mistero della bimba tutto sommato ci stava.

Peccato che alla fine lo abbia abbandonato al millesimo battibecco dei due amanti….ce ne faremo una ragione. Ah, se qualcuna di voi lo ha letto mi può gentilmente dire cosa succede dopo e qual’è il mistero legato alla voglia sotto al piede? Grazie.

Per ingannare il tempo nell’attesa che mi arrivino i libri che ho ordinato, rileggo la Kleypas e il primo libro della serie “Ravenel”, quello che avevo trattato malissimo, perchè sono una brutta persona e anche cattiva, ma soprattutto perchè evidentemente ero abituata a leggere “bella roba” e potevo permettermi di fare la schizzinosa. Ad oggi confermo il mio primo pensiero, ossia che sia stata un’occasione sprecata e che Devon e Kate non mi smuovono alcun ormone…. ma

ma avercene di libri scritti così….sulla scrittura davvero nulla da dire e anche la storia presa da sola era interessante.

Purtroppo però i romance con i controcoglioni sono sempre più rari, si cerca di semplificare, di facilitare la lettura, di raggiungere il maggior numero di persone e di piacere a tutto l’universo mondo, quindi si tenta disperatamente di non prendere posizioni che possano dar fastidio a qualcuno, di usare un lessico che non urti i nervi e sia comprensibile agli adulti ed ai bambini, di dar vita a personaggi che siano stronzi ma non troppo, libertini ma non eccessivamente, ribelli ma rispettando le convenzioni, antipatici ma in fondo nemmeno più di tanto, cattivi ma con il cuore d’oro.

Morale?

LA NOOOOOIIIIIAAAAAAAAAAAAAAAAAA

E alcuno sono pure scritti male.

Ma Basta!!!!!

Poschina

Bene….ora che mi sono un po’ sfogata sto meglio.
Mi raccomando consigliatemi qualcosa di decente da leggere….ne ho davvero, tanto bisogno.

p.s. Non ho tempo di rileggere quindi troverete un po’ di tutto…errori, sviste, sintassi orribile……cercate di soprassedere, se potete 😉

 

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Il Fuorigioco Spiegato alle Ragazze – Miss Black

Gira che ti rigira, nonostante il vento, il freddo e la pioggia, siamo arrivati al 15 maggio….giorno in cui viene rilasciata l’ultima fatica di Miss Black che io ovviamente avevo preordinato e che ho trovato stamattina nella home page del mio kindle pronta per essere letta.

E siccome la delusione ormai attanaglia tutto quello in cui credevo, è un riferimento all’ottava stagione di GoT che a mio parere per certi versi è ormai deragliata in modo irrecuperabile, faccio mia la dichiarazione resa da Wesa* a commento della puntata 8×05 che dice più o meno “E’ l’opera che mi deve conquistare, non sono io che devo compiacerla”, ne farò il mio mantra per le letture a venire e intanto mi accingo a cominciare questa, che spero mi conquisterà.

Ed eccola qui, l’ennesima copertina strappamutande per la quale noi ringraziamo tantissimo la scrittrice e che ci invoglia a scoprire qualcosa di più su questo manzo tatuato e barbuto.

La Trama: Lenny Pirie è una scrittrice impegnata, una giornalista, un’intellettuale. Non ha mai visto una partita di calcio in vita sua e non le interessa fare l’esperienza. Ma per il suo nuovo libro sulle icone inglesi dei tempi moderni deve intervistare il popolarissimo attaccante del Chelsea Byron Kelsey, detto “The Corsair”. Byron parla un inglese quasi incomprensibile alle sue orecchie, segue un regime dietetico folle e si allena un numero spaventoso di ore al giorno. Per il britannico medio rappresenta la perfezione fisica, un mito, un eroe. Per Lenny rappresenta l’incarnazione di una società malata di apparenze.
Ma Byron non è solo uno sportivo viziato e ha delle profondità, e delle asperità, inaspettate. E, cosa ancora più inaspettata, non sembra insensibile al fascino tutto cerebrale di Lenny…

Su Facebook ho definito questo libro una BOOOOOMMMMMBBBAAAAAAAA
E qui lo confermo.

Ho iniziato a leggere Miss Black perchè cercavo racconti erotici per donne, o meglio, racconti erotici che non contenessero solo una concentrazione di scene di sesso esplicito una dietro l’altra senza alcuna connessione, ma che i personaggi avessero anche una personalità, una identità, una storia da raccontare. Piacevolmente impressionata da “Iniziazione al piacere”, ho proseguito leggendo più o meno tutto quello che ha scritto e restandone raramente delusa. Molto raramente a dire il vero.

Questo perchè non c’è libro nel quale i personaggi non siano ben caratterizzati, che siano essi dei giocatori di calcio come in questo caso o dei manager d’assalto come nel caso di Blackwater di “Meglio i Bastardi” o ancora dei criminali fatti e finiti come nel bellissimo “Via dall’Inferno”…per non parlare dei personaggi fantasy…come dimenticare Darien Ashtiaend de “L’imbrogliona”?. E questi sono solo alcuni esempi degli straordinari personaggi maschili creati dalla fervida immaginazione della nostra Miss Black.

E il fatto che siano straordinari non è dovuto tanto al loro aspetto fisico o alla loro capacità di far raggiungere orgasmi spettacolari alle loro compagne (sia chiaro che a me queste peculiarità vanno BENISSIMO) ma quanto al loro essere estremamente umani, a volte feriti, romantici, piacevolmente Alpha, altre stronzi ed apparentemente insensibili ma tutti con il loro bel bagaglio di fragilità e paure, che li discostano da quei modelli di maschi eccessivamente perfetti o peggio, inverosimilmente goffi, che imperano nella letteratura romance moderna e che io detesto con anima, corpo e peli superflui.

Perchè alla fine della fiera a me la perfezione stanca. Mi piace l’imperfezione. La piccola stonatura, il dettaglio fuori posto, la piega sulla tovaglia stirata, la piccola ruga ai lati della bocca, la ciocca di capelli che sfugge allo chignon, la macchia d’inchiostro sulla pagina bianca, il libro dimenticato aperto sul divano….tutti quei piccoli dettagli stonati che rendono reale e concreta un’immagine che sia essa un dipinto, una descrizione in un libro o una fotografia.

Ed oltre al sesso e alla caratterizzazione dei personaggi, ogni libro ha una trama ben definita che affronta un determinato tema. E voi direte….beh…per forza, è un libro.
Col cazzo.

Avete la minima idea di quanti libri non dicano, a conti fatti, una beneamata minchia? Migliaia di parole per non arrivare mai a un dunque, per non comunicare niente, che ti lasciano anche un po’ confusa perchè non capisci mai bene dove l’autore vuole arrivare. Ecco cosa ci propinano oggi molte letture. Il vuoto. E non sono neanche quei vuoti di contenuti ma con un involucro pazzesco che ti fa dimenticare tutto. No, il nulla che avanza. E basta.

Questo rischio, con i libri della Black, non c’è.
I libri di Miss Black hanno sempre una trama ben definita che comincia, si evolve e si conclude. Hanno sempre una logica, una struttura, un contesto e una morale. E non ha paura di esporsi affrontando temi attuali che spaziano dal bodyshaming all’immigrazione.

Nel caso de “Il fuorigioco spiegato alle ragazze” la caratteristica che mi ha letteralmente fatto sburrare è il modo in cui viene usato il lessico.
Dal dizionario: L’insieme degli elementi ( parole e locuzioni ) che in un sistema linguistico danno forma a diversi significati ( nozioni e azioni ), indipendentemente dal fatto di essere raccolto e ordinato.

Lei colta, coltissima e lui l’esatto opposto. E come noterete non ho parlato di intelligenza ma di cultura, due cose complementari ma non necessariamente presenti contemporaneamente in ognuno di noi. Lei parla forbito e lui non la segue. Lei viaggia su un binario lessicale alto, complesso, ricercato mentre lui parla con il tipico slang di Leeds, che io nemmeno sapevo esistesse (gli abitanti di Leeds sono chiamati Loiners, altra cosa imparata in questo libro). Questo enorme gap lessicale va a sottolineare ed enfatizzare la differenza abissale che separa i due protagonisti e va ad aggiungersi a quelle fisiche, culturali, sociali e via dicendo. Questa scelta, di usare il lessico come segno distintivo delle personalità, mi è piaciuto moltissimo perchè prevede un’idea, un ragionamento, uno studio attento. Ci fa capire che c’è un certo tipo di attenzione nei confronti del lettore…ma ne parlerò meglio più avanti….

Come sempre nei libri della Black l’amore alla fine arriva e lo fa inaspettatamente, come un gol al 94esimo per vincere la Champion. Arriva con il suo bagaglio di incertezze, paure, timori, idiosincrasie.

Belle le scene di sesso, come sempre, curate e coinvolgenti.
Interessante anche il plot secondario, se vogliamo chiamarlo così, che riguarda la famiglia di Lenny e che sottolinea ancora più prepotentemente le differenze socio-culturali dei due protagonisti….che poi io voglia tanto diventare come la mamma di Lenny questo è un altro discorso e non credo che a voi interessi approfondire. Tenero all’inverosimile l’affetto che si instaura tra The Corsaire e la suocera, quel bisogno di “materno” che viene finalmente soddisfatto, quel vuoto dato dall’essere rimasto orfano da piccolo che viene colmato da una donna apparentemente cinica che in realtà gronda amore.

I libri di Miss Balck ti entrano dentro e ti conquistano. Non tutti, ok, ma non non siamo mica fan sfegatati e acritici, quindi ci sarà pur quella volta nella quale la comunicazione scrittore-lettore non funziona come dovrebbe. E’ una conquista lenta e studiata, dove i dettagli non sono lasciati al caso ma sono come le briciole di Pollicino che ti portano esattamente dove vuole l’autore. I libri sono brevi e poco pretenziosi ma estremamente curati e ragionati. C’è sempre alla base una ricerca sull’ambiente e sulla psicologia dei personaggi che si vogliono rappresentare, una cura per i piccoli dettagli che vanno dalla descrizione di un appartamento o dell’abbigliamento o al lessico usato (lo si nota in diversi libri e denota un impegno di un certo livello), e anche nel fantasy, nulla è lasciato al caso. Dialoghi compresi, sempre brillanti e “in character”, seri ma mai pedanti, ironici ma non stupidi, a volte drammatici ed altre futili ma mai inutili. Quello MAI.

Ed è questa la carta vincente.
E’ per questo che chi legge un suo libro leggerà anche gli altri, perchè percepisce che chi scrive ci tiene a non arrabattare 4 cazzate per fare cassa ma vuole che il suo prodotto sia buono, che i personaggi e il contesto storico siano credibili, si prepara, legge, si informa, ragiona e poi scrive, grazie a dio.

Poi certo, c’è il sesso. Tanto buon sesso, godurioso, bagnato, ben descritto e coinvolgente. E ci sono dei bei peni. Dei gran bei peni descritti con tutti i sacri crismi e che funzionano a meraviglia, d’altronde ci sono sempre e solo vagine e ani multiorgasmici…e chiariamo….anche questo va benissimo. Chi vuole leggere un erotico con del sesso scadente?

Io No.

Come avrete notato NON ho parlato dei personaggi femminili. Vi basti sapere che io vorrei essere OGNI fottuta donna da lei descritta perchè sono tutte, chi più chi meno, in un modo o nell’altro, delle donne semplicemente straordinarie.

In poche parole

Dedico questo libro a tutte quelle che come me, hanno dovuto cercare alcuni termini  sul dizionario.

Poschina

*Ed ecco per voi il link al canale youtube di Wesa, che non conosco e non mi conosce, al quale ho fregato una frase bellissima espressa in un contesto complesso per farla mia e sminuirla nel qui presente misero blog. Wesa, ti chiedo umilmente perdono ma era troppo bella per non amarla e non copiarla.

 

Corrispondenza Imperfetta – Laura Nottari

Prima di tutto lasciatemi dire che, semplicemente, ADORO queste cover. Le silhouette sono sempre state una mia fissazione e non posso non perdermi a rimirare le cover di questo editore. Bellissime.
Bando alle ciance, mi sto già perdendo come al solito.
Questo libro mi è stato consigliato perchè, così dicono, ha un epilogo che potrebbe piacermi.
Come non accettare la sfida?
Io, solitamente, gli epiloghi li detesto con anima, corpo e punti neri.

La Trama: Venti anni di differenza, ceti sociali così diversi da far sembrare impossibile e inopportuno il sentimento che la giovane Edith Ellis prova per lord Esmond, conte di Rovington. Una passione accesa dal primo incontro di sguardi e alimentata da una risonanza, un accordo che nessuno dei due, nonostante tutto, può negare di udire.
E se neanche i reciproci passati legati a filo doppio, gli errori, le imperfezioni e un’impossibile redenzione riusciranno a dividere due anime, cos’altro potrebbe mai impedir loro di rimanere unite?
Lontano da Londra, dalle rigide trame del ton, tra le scogliere, il mare e la natura del Devonshire, il maniero di Greyville è pronto ad accogliere i suoi ospiti.

Ed ora la parola alla giurata – cercherò di non spoilerare….una fatica pazzesca

Sulla pagina di Amazon di questo libro campeggia la scritta “ROMANZO AUTOCONCLUSIVO” e già per questo avrei messo 5 stelle sulla fiducia, perchè Dio Bono se c’è una cosa che non reggo sono le saghe infinite, che regolarmente svaccano al terzo libro e mi lasciano dentro un mix di vuoto, frustrazione, rabbia e recriminazioni varie.

Quindi bene, brava Laura.

Ma passiamo a noi.
Questo è sicuramente uno di quei libri che meriterebbero riflessioni accurate prima di un giudizio, ma non sia mai che io esca dalla mia immagine tutta frivolezze e volgarità, quindi l’ho finito da nemmeno mezz’ora e già sto scrivendo. E lo faccio perchè sin dalle prime pagine mi sono accorta di essere al cospetto di un personaggio maschile con i controfiocchi.

Non è giovane, non è bello secondo i canoni classici (ovviamente gronda fascino da ogni poro….#machevelodicoafare), è sarcastico, cinico, maleducato e refrattario alla vita sociale.

BINGO!

Esmond, sono tua.
Ha anche una ferita di guerra alla gamba che gli impedisce di camminare in modo fluido….quindi ricapitoliamo. Over 40, molto affascinate, intelligente, arguto, polemico, misantropo, scorbutico, ricco da far vomitare, libero, con un passato oscuro segnato da nonsisabenecosa. Praticamente il personaggio maschile perfetto, al quale manca un po’ di sana cattiveria gratuita per ambire a “miglior personaggio maschile di sempre”.

Mentre lei, Edith è giovane, sensibile, intelligente, solare, dolce, comprensiva, emancipata, risoluta, passionale…. in pratica avrebbe tutte le caratteristiche per diventare la solita odiosa Santamariagoretti di Stocazzolandia ed invece no. Mi è piaciuta un sacco, l’ho davvero trovata un bel personaggio, completo, sfaccettato, interessante, solo leggermente troppo incline al buonismo verso la fine del libro ed infatti viene immediatamente punita dalla Dea del Menefreghismo che le ricorda perchè sarebbe sempre meglio non prendere iniziative in questioni familiari che non ci riguardano. Che questo sia un monito per tutte quelle persone convinte che bisogna sempre e solo andare d’amore e d’accordo.

Ma mi sto di nuovo perdendo.

Essi si incontrano in una biblioteca, non sanno nulla l’uno dell’altra ed è uno di quei rari incontri di anime (Goethe le chiamerebbe Affinità Elettive) che capitano così raramente nella vita che chi non le ha mai vissute pensa siano delle chimere. Ed invece no. Le loro anime si trovano, si riconoscono, si amano e non c’è un cazzo da fare, quando le anime si incontrano non puoi fare nulla, arrenditi e buttati dal grattacielo. [il karma, si sa, ha un senso dell’umorismo tutto suo]

I loro scambi verbali sono ben strutturati, intelligenti, raramente banali e, udite udite, c’è anche un accenno di Food Porn. E qui sotto potete ammirare il mio appunto sul blocchetto dell’office per non dimenticare questo importante dettaglio.

E’ un rapporto fatto di incontri, di tentazioni represse, un lento sbocciare di passione, e amore. Perchè sì, l’AMMMMMOOOOOORREEEEEEE si sente immediatamente, lo si percepisce nei gesti, nelle parole, nei silenzi. Ed è gestito davvero molto bene, romantico senza essere stucchevole, emozionante senza spingere sul puccismo, sensuale senza essere costretti a leggere la discesa agli inferi di un rapporto sessuale vivisezionato anatomopatologicamente (ma si dice?). Insomma, le parole sono usate, dosate e scelte bene e poi ci sono le Sad Stories, che non vi posso raccontare perchè sono il filo rosso che collega tutti i protagonisti e sul quale vorrei scrivere e parlare ore e che invece mi terrò dentro. Sappiate che se mi viene un attacco di gastrite è colpa vostra, perchè ho deciso di non spoilerare per non rovinarvi i tanti twist di questa bella storia.

Ma soprattutto c’è, silente ma sempre ben presente, l’afflizione di Esmond per qualcosa che gli impedisce di vivere appieno la vita e il nuovo amore. Questa nube nera che percepiamo sempre e che man mano iniziamo a comprendere, oddio…man mano….abbastanza presto direi ma non viene subito palesata, quindi resta lì, io lo so, tu lo sai, tutti o quasi lo sanno, ma non dicono. E questa sofferenza, questa disperazione, questa nube nera che incombe e che prima o poi riverserà quintali di merda, la temiamo un po’ tutti ed io la temevo un po’ più degli altri perchè avevo il sacro terrore che tutto si sistemasse a tarallucci e vino nel giro di due pagine.

No, non si sistema tutto.
Proprio per un cazzo.

E qui mi fermo. Mi fermo per non spoilerare. Mi fermo nonostante abbia molte cose da dire e molte riflessioni da fare, ma una cosa la voglio dire lo stesso. Ci tengo.

Spesso sono severa, rigida e sarcastica nei confronti degli epiloghi e, più in generale, della conclusione dei romance. Lo so che devono finire bene, ma “bene” può, dovrebbe e deve, significare tante cose, tante modalità, tante filosofie. Insomma, la favoletta mi ha un po’ rotto il cazzo. E lo dico, ci rido sopra, mi imbestialisco.

Quando trovo qualcuno che ha capacità e coraggio per terminare un libro facendomi letteralmente nell’ordine: palpitare, commuovere, rischiare un infarto, incazzare, temere di soffrire, soffrire, ri-palpitare, ri-commuovere, sorridere e gioire, lo dico.

Quindi un sentito, profondo, meritato GRAZIE, per questo epilogo, per questa conclusione perfettamente in linea con la personalità dei protagonisti, con tutta la gamma di emozioni* che riesce a suscitare in una lettrice cinico-sarcastico-romantica come la sottoscritta, grazie per non aver banalizzato, sminuito, stuprato tutto il bel lavoro fatto con Esmond ed Edith.

Non grido Bomba perchè il libro non è privo di difetti (ma ce ne fossero di difetti così) ma ve lo consiglio caldamente e ringrazio chi me lo ha consigliato, è un ottimo libro, i personaggi sono splendidamente umani e anche i comprimari sono ben caratterizzati. Per certi versi e con le dovute, enormi differenze, mi ha ricordato Perfido Intrigo della Blogh, anche se quello era davvero venato da una tristezza cosmica mentre questo è più ammantato da un’aura di premorte tragica.
va da sè che entrambi ci narrano di amori profondi e sofferti ed ecco in cosa li trovo simili.

Che dire?
Leggetelo immediatamente e ditemi cosa ne pensate.

Ah, giù le vostre manacce da Esmond, è mio….lui e i suoi trascorsi, i suoi traumi, le sue idiosincrasie e il suo cazzo di dimensioni normali. Prendo il pacchetto completo, grazie.

In poche parole

Basta poco per farsi voler bene, un uomo da sburro, una donna con i controcoglioni, sofferenza, strazio, dolore, amori contrastati, passione, completa assenza di puccismo e coerenza nell’epilogo.
Vi sembra impossibile? A me no. Basta leggere questo libro per rendersene conto.

Poschina

* SPOLIER
Nonostante i due cazzo di gemelli, rigorosamente maschi, partoriti alla 42esima settimana di cui uno podalico ma #tuttoèbenequelchefiniscebene, stanno tutti benissimo, lei li allatta pure e dormono anche come sassi
#mavaffanculovà

p.s.
Il Food Porn è una chicca imperdibile, roba che il Kindle ha cominciato a grondare sensualità da ogni circuito.

Un Duca per Gillie Trewlove – Lorraine Heath

Questo è il secondo libro della serie Trewlove e alla fine mi chiedo se ne sentivamo davvero l’esigenza o non sarebbe stato meglio accontentarsi di rileggere i vecchi libri.
A differenza del primo nel quale le prime 100 pagine erano piuttosto noiose, qui al contrario nelle prime 5 pagine scopriamo tutto quello che serve scoprire. E non è cosa buona e giusta.

La Trama: Venire lasciato all’altare è già stato umiliante, ma essere salvato dall’aggressione di una banda di teppisti da una donna, per quanto coraggiosa e bellissima, è davvero il culmine della terribile giornata del Duca di Thornley. O forse no. Gillie Trewlove, infatti, non solo lo ospita sino alla sua completa guarigione nella propria taverna, ma si offre anche di aiutarlo a setacciare gli angoli più bui di Londra alla ricerca della sua sposa fuggitiva. Tuttavia ogni momento che Thorne trascorre in compagnia di Gillie sembra accrescere il desiderio e la complicità tra loro e lo spinge a porsi domande sull’infelice scelta di un matrimonio di convenienza. Certo, lei non è un’aristocratica, ma Thorne è determinato a dimostrarle che non esiste alcun ostacolo capace di fermare un duca innamorato.

Ed ora la parola alla giurata. Praticamente uno spoiler senza soluzione di continuità.

Thorne viene mollato all’altare dalla dolce e all’apparenza remissiva Lavinia, la quale fugge in uno dei quartieri più malfamati di Londra, lui la segue, beve come una spugna, viene aggredito da 4 malfattori che lo accoltellano e salvato da una tizia che profuma di vaniglia e nonostante stia schiattando dissanguato, lo attizza da morire. Dal canto suo Gillie nel giro di 10 minuti passa dall’essere una frigidona di 29 anni disinteressata al sesso forte, a smaniare perchè vorrebbe che il tizio che ha appena salvato e che è mezzo morto nel suo letto le succhiasse i capezzoli e la sventrasse con il suo cazzo grossissimo che ha, casualmente, appena visto e misurato (nonostante non abbia termini di paragone).

E sì, se ve lo state chiedendo, ho intenzione di essere scurrile come non sono mai stata, in modo che le tante detrattrici che mi compatiscono per la scarsa capacità di scrittura contornata da volgarità gratuite, che poco si addicono ad una Signora, avranno di che parlare per una decina di minuti e saremo tutti più felici e più contenti.

Scrivo mentre mangio la colomba con gocce di cioccolato dei Superpigiamini e mi rendo anche conto di essere tendente all’acido e di essere piuttosto dura con questo libro, sarà colpa dell’eccesso di zuccheri, o del lavoro, o della pioggia, o dell’assordante rumore dell’aerosol che proviene dalla stanza accanto, non so proprio, ma tant’è.

Insomma, Thorne è un DucaConte di fantozziana memoria e dopo 3 minuti insieme a Gilly diventa il paladino dei morti di fame, degli illegittimi e degli orfani, spilla birra in taverna e si apposta sulle scale solo per rubare un bacio. Gilly è la classica tizia che si professa disinteressata agli uomini, è arrivata a trent’anni senza aver mai dato un bacio e la prima cosa che ha quando finalmente si trova in intimità è scoccare il pompino dei pompini, per giunta ad uno che ce l’ha grosso come una cetriolo da guinnes dei primati. #SignoraMiaMaPerChiMiHaPreso.

No, Maria, io esco.

Ovviamente entrambi hanno delle sad stories, che però non mi hanno minimamente toccata, e lo sappiamo tutti che io ormai piango per un nonnulla, quindi figuratevi il livello.

Dal mio ragguardevole punto di vista  ci sono diverse cose che non funzionano.
La più assurda è la facilità con la quale Thorne si inserisce in un mondo completamente diverso dal suo senza fare una piega e accettando la vita di Gilly come se fosse la cosa più naturale del mondo, ed è assurda anche la tranquillità con la quale un nobile viene accettato dalla marmaglia senza alcuna riserva. All’epoca la diffidenza non era a senso unico, tanto i nobili diffidavano dai commercianti e dalla plebaglia, tanto questi ultimi temevano la classe dominante e in molti casi, la disprezzavano proprio. Poi dai, non si può pensare che un duca sia così progressista e moderno da non restare mai, nemmeno per sbaglio, non dico sconvolto, ma infastidito dall’estrema libertà che Gillie manifesta con il suo comportamento. Siamo a fine ottocento, un’epoca nella quale un atteggiamento come quello di Gillie sarebbe stato considerato rivoluzionario per la gente comune e inaccettabile per la nobiltà.
Capite quindi che tutti quest tarallucci e vino mi sono risultati un po’ indigesti e avrei anche potuto digerirli con una dose cospicua di Maalox Plus se non fosse che la carissima Lorraine, non contenta di tutta questa licenza poetica, decide di metterci il carico da 90.

Tenete conto che praticamente TUTTO questo CAZZO di libro si focalizza sull’illegittimità, sulla brutalità dei nobili nel disfarsi dei figli indesiderati e ci viene ripetuto non una, non due, non dieci ma qualcosa come MILLEMILA volte che Gillie non vuole rischiare di restare incinta e che Thorne le sborra sempre e solo FUORI.

Bene, spero sia chiaro.

Lei resta incinta.
E giuro che non c’è nulla che destabilizzi Gillie moralmente più dell’illegittimità, in quanto lei stessa figlia illegittima.

Non solo resta incita senza nemmeno sapere come sia successo ed onestamente nemmeno noi, visto che secondo i suoi calcoli il misfatto è avvenuto più o meno quando l’ha sverginata e tutti ci ricordiamo che era stato specificato che il regale sperma non era stato scaricato in vagina…… ma ne è anche felicissima. Felicissima di partorire un figlio illegittimo perchè è frutto dell’AAAAMMMMMOOOORRREEEEEEE

Ma Zio Bono mi avete sfracassato i testicoli per 200 pagine con le menate sull’ingiustizia di generare illegittimi e poi lo fate??????????
Ma come cazzo state tutti e due??????

E non parliamo di due ragazzini ma di due adulti, lui ha 36 anni e lei 29. E lui quando le viene fuori la prima volta le dice “NON VOGLIO CHE TU CORRA IL RISCHIO DI AVERE UN FIGLIO ILLEGITTIMO”.
Aaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh……. e così non vuoi è?

Caro il mio DucaConte, mi sa tanto che non sei nemmeno in grado di fare il salto della quaglia e per questo la mia stima nei tuoi confronti finisce più o meno sotto le suole delle scarpe e TU!!!!!
TUUUUUUU, Lorraine.
Ora cosa dovrei fare con te?  Ti meriteresti di essere appesa a testa in giù per gli alluci e sventrata in onore dell’Oscuro Signore, perchè davvero….da te non me lo sarei MAI aspettata… e poi dico…. in questo libro ci stava proprio bene una bella gravidanza indesiderata, è decisamente il libro giusto, non cerca di sensibilizzare sull’argomento illegittimità, non se ne fa nemmeno un piccolo accenno nelle 200 pagine precendenti….nononono.
No, non è per niente un controsenso di dimensioni epiche.

Ma io lo so bene che questi espedienti alle lettrici piacciono, lo so che avranno sospirato di commozione quando la dolce, ingenua, sciocca Gillie ci confessa che sì, lei è vacca gravida. Lo so che piace, che sono tutte lì a dirsi quanto è stato romantico, quanto è pucci bucci e trallallà.

Trallallà un cazzo!

Per fortuna almeno scodella una femmina e non il tanto agognato erede, e quasi mi dimenticavo di dirvi che se all’inizio del libro lei era tutta un “non lascerò mai il mio monolocale in uno dei quartieri più malfamati di Londra” e altre vaccate simili, alla fine nella magione ducale a farsi servire e riverire ci va eccome.

Illegittima sì, ma mica scema.

E dopo questi smadonnamenti concludo dicendo che il libro, nonostante tutto, si lascia leggere (immagino che non tutte voi detestiate con l’anima le gravidanze indesiderate), le scene di sesso sono sufficientemente coinvolgenti e non ci si annoia. E’ altamente probabile che il prossimo libro si concentri sulla liaison tra Lavinia, la sposa fuggitiva e Finn Trewlove. Tra l’altro la fuggitiva ci rivela che il suo passato non è puro e cristallino come si pensava. Che abbia scofanato anche lei l’ennesimo illegittimo in questo caso anche figlio di padre illegittimo? Una specie di matrioska dell’illegittimità…..
Lo scopriremo nella prossima puntata di questa avvincente serie, mi sono già procurata online del Lexotan per cercare di vivere la lettura il più serenamente possibile.

p.s.
Nel caso ve lo steste chiedendo, sì… il meme l’ho fatto io, ho perso tempo per sottolineare tutto il mio fastidio.

In poche parole

Quando “prendere sul personale” diventa il mantra delle tua vita.

Ah….onestamente non so se ho azzeccato i nomi dei personaggi secondari…ma in fondo diciamocelo…non interessa a nessuno.

Poschina

Recensioni Lampo

Ci ho messo una quindicina di giorni a scrivere questo post senza nè capo nè coda, quindi abbiate pazienza se sembra partorito dalla mente malata di una tizia con sindrome bipolare. Non ho nemmeno la forza di rileggerlo quindi lo pubblico così, un po’ “a cazzo di cane”, come avrebbe sicuramente detto il mitico Renè Ferretti.
Ho tra le mie mani “Devil’s Daughter” di Lisa Kleypas ma non ho la testa per leggere un intero libro in inglese, quindi purtroppo per la recensione in anteprima dovrete aspettare ancora un pochino.

Vi lovvo, as usual.

La Governante – Rebecca Quasi

Siamo nel  1875, non lo dico io, lo dice Amazon ed io mi fido.
Siamo più precisamente nella Londra del 1875, in piena epoca Vittoriana, se non sbaglio. Purtroppo però di questa Inghilterra vittoriana non percepiamo nulla, né nell’ambientazione e tanto meno nel comportamento dei personaggi. E questa è forse la più grande pecca del libro. Se nello scorso Dita come Farfalle l’ambientazione ottocentesca si percepiva chiaramente nella dinamica di coppia e nelle rare occasioni sociali, questo libro si sviluppa interamente nella magione di campagna, lontano dal Ton e lontano anni luce dal periodo storico in cui è ambientato.

Se è pur sempre vero che la Quasi scrive molto bene, che crea personaggi brillanti e situazioni di gradevole lettura, uno storico necessita, per essere credibile, che i suoi personaggi si muovano nell’ambiente in cui sono cresciuti, devono essere figli del loro tempo, non possono comportarsi in modo diametralmente opposto a quello che il loro rango prevedeva.

Purtroppo i bei protagonisti di questa storia sono avanti un centinaio di anni rispetto all’epoca in cui il racconto è ambientato. E anche l’amore che sboccia, figlio di un’attrazione immediatamente percepita da Moncrieff, esplode nel giro di poche pagine finendo per perdere un po’ di quel pathos che servirebbe per cementare l’attenzione del lettore. E mi va bene il brio, mi va  ancora meglio la leggerezza ma non riesco ad accettare che un nobiluomo ottocentesco si comporti come un ventenne degli anni novanta, sbaciucchi la propria governante davanti alla figlia che tratta come il più amichevole dei padri moderni, organizzi un viaggio clandestino per poter stare con la donna che desidera come se fossero due colleghi amanti che vanno a trombare nel motel durante un viaggio di lavoro.

Resta un libro piacevole da leggere, scorrevole e ben scritto, ma quando leggo un romance storico voglio assaporare l’epoca in cui è scritto, voglio respirare la fumosissima aria di Londra, voglio la lotta di classe, voglio contesse snob e perfide debuttanti, voglio donne che si ribellano al loro tempo e uomini  impegnati a gestire proprietà e sedute in parlamento, voglio la classe borghese che avanza inesorabile e voglio corsetti, mussole e giarrettiere, panciotti e stivali, cavalli e giri alla Serpentine ed in questo libro, purtroppo, il contesto storico non si sente.

Per questo sono rimasta un po’ delusa e spero che nei prossimi lavori si dia più spazio all’ambiente, in tutte le sue sfumature.

Ah….ma quasi mi dimenticavo l’epilogo…
….qualcosa come 5 figli in otto anni, fate voi i conti e poi riflettete su come io possa aver preso cotanta riproduttività.

Voto: 5 – Bella scrittura e storia carina ma potrebbe essere ambientata a Cesate come a Los Angeles e non avrebbe fatto la differenza. Per quanto mi riguarda la componente storica manca completamente.

E via con una nuova lettura

Miss Boswell e Sua Signoria – Roberta Ciuffi

Lui è l’erede di un ducato e vive sperando che l’odiosissimo nonno schiatti in fretta e possibilmente tra atroci dolori. Lei è figlia di una zingara e di un nobile che la ingravidò, la sposò, le promise tutto e poi sparì. Si incontrano per caso, si usmano, si stuzzicano, non si piacciono ma si sa…..finisce che lui la trova attraente, lei lo trova insopportabilmente spocchioso e da qui al bacio è un battito di ciglia, dal bacio allo scoprirsi anime affini il passo è più breve di quel che sembra ma….

ma…..

No, non s’ha da fare, perchè lei è una mezza rom e lui un mezzo duca ma è anche mezzosangue indiano e anche mezzosangue romanticone quindi credo che tutti abbiate ormai capito che il fulcro della storia non è tanto la carnazza tra i due protagonisti quanto un pappone (per carità ben scritto) sull’accettazione di sè, dell’altro, delle differenze in generale e su quanto noi non siamo quello che ci dicono di essere ma quello che vogliamo essere. Più contorta di così sarebbe stato difficile ma credo che ci siamo capiti lo stesso.

Bello? Mah, sì, nì.
Le psicologie dei personaggi sono ben delineate, la storia poco credibile, la lettura scorrevole. Non certo il classico romance ma nemmeno una palla cerebrale nella quale manca la parte hot.

Direi un buon libro ma non certo quel romance che mi fa strappare i capelli e gridare “Boooommmmbaaaaa”. Direi un 6,5 perchè la scrittura è buona e dio solo sa quanto abbiamo bisogno di gente che sa scrivere,  ma non di più, perchè la storia spinge molto sull’azione ma con un’aura di inverosimiglianza che non riesco a staccarmi di dosso, troppa gente, troppe cose, troppa carne al fuoco. E c’è qualcosa che non mi torna, come se ci fosse una nota stonata che sento ma non riesco ad identificare.

E per la serie Libri che rileggi solo per non cominciare a leggere l’ultimo della Chase ecco a voi

La Penitenza del Crociato

L’avevo già letto e gli avevo dato 5.5.
L’ho appena finito e mi sono accorta che la mia valutazione non è cambiata di una virgola.

La giovane Elizabeth deve raggiungere il convento perchè ha deciso che piuttosto che passare la vita a fare la moglie e la madre comandata dagli uomini, preferisce sottomettersi a Dio. Ad accompagnarla verso il luogo sacro nientepopodimenoche il figlio bastardo del Re, tale William, in viaggio di penitenza dopo aver ammazzato la quattrocentesima donna nell’arco di 2 giorni.

Egli viaggia scortato da monaci, è alto, moro con occhi scuri, con un fisico da urlo ed uno sguardo magnetico….e in aggiunta  è buono, comprensivo, paziente e senza ombra di dubbio un maschio Alpha di prima categoria.

Al lettore scafato, dopo 4 pagine, sorge il dubbio che non tutti siano quello che dicono di essere e mentre l’attrazione tra i due protagonisti cresce, cresce anche la consapevolezza di quali siano in realtà le loro vere identità. Tra intrighi, incomprensioni, baci rubati e attrazioni più o meno represse la lettura procede fino ad un finale per niente puccioso e anche un po’ troppo affrettato.

Lo consiglio? Bah…..la lettura scorre e i personaggi sono abbastanza caratterizzati.

Non la miglior Stuart ma nemmeno da buttare. Per me è un 6.5.

Sarà un Miracolo – Judith McNaught

Nostra Signora del Misunderstanding decide di dedicare un racconto breve a Nicholas “sailcazzo” che pare fosse già conosciuto per la sua apparizione in Whitney – Amore mio….ma io quel libro l’ho abbandonato tra una madonna e l’altra alla prima gravidanza indesiderata e mai più l’ho ripreso, quindi mi fido e fingo di conoscerlo.

Cmq.

Julianna Skeffinghton è la classicissima protagonista di romance storico che noi amiamo, una donzella non bellissima che è molto intelligente, colta, sagace e chi più ne ha più ne metta, che la madre vuole a tutti i costi accasare con qualche nobile molto ma molto ricco.
Accade che idda decide di farsi rovinare per non doversi sposare e tornare a vivere a Stocazzolandia con i suoi libri di filosofia e perire in perfetta solitudine felice e contenta.
Ma….
…. il destino ci mette una pezza…questo birichino…. e sul suo fottutissimo cammino si imbatte il bellissimo, ricchissimo e sexyssimo Nicholas DuVille, il quale rifugge le giovani pulzelle con la stessa rapidità con la quale io riesco ad accaparrarmi un posto in treno nell’ora di punta.

In breve lei, non sapendo ancora chi sia per via di un comodissimo (ai fini della trama) ballo in maschera, gli propone di rovinarla e lui accetta perchè lei è tanto tenera e carina…. fatto stà che mentre sono in camera e lui la smastruzza, si rende conto che non è l’esperta cortigiana che credeva ma una creatura innocente; non fa tempo a dirle nulla che la cogliona apre la porta della camera, scappa in corridoio e inciampa proprio in quella grandissima cagacazzo di sua madre che gioisce in modo insostenibile e tempo 12 ore si ritrova sposata.

Eccolo, il BM  di tutta la storia. Lui pensa che lei lo abbia incastrato, quindi dopo il matrimonio la molla in una delle 700 tenute di sua proprietà senza nemmeno sverginarla.

Quindi lei da sola, comincia a scrivere libri che hanno successo….ma piange tantissimo e scrive lettere alla nonna morta. Sì, lo so. Sa tanto di squilibrio mentale….ma tant’è.

Per farla breve, Nicholas torna a casa perchè la sua adorata mamma sta male e vorrebbe passare il natale con la coppia d’oro e allora loro fingono di sopportarsi per una settimana al termine della quale lei apre il suo cuore e gli regala l’intero fascicolo di “Lettere per la nonna morta” che lui, inspiegabilmente, legge e viene folgorato sulla via di Damasco…entra in camera, la svergina magistralmente e tutto finisce come dovrebbe…..

Anzi no.
Non bastava il “Vissero felici e contenti”
NO….

Ci vuole l’epilogone dal quale apprendiamo con gioia e gaudio che dopo un anno esatto lei sta partorendo. E cosa partorisce?
Su…..su dai che lo sapete…. è l’ultima moda del romance.

Brave!!!!!
Due gemelli, un maschio ed una femmina, e sono tutti sanissimi, bellissimi e felicissimi.
#Maandatevenetuttiaffanculova!

Voto. 6.5 perchè per essere una novella breve tutto funziona e l’epilogo glielo abbuono perchè oggi mi sento particolarmente ispirata.

E poi, viste le delusioni, visto l’umore (sono in uno dei miei momenti “no”) mi sono letteralmente gettata su “La Divina” Georgette Heyer.

Bene.
Io vi avviso.

Ora vi beccate il pappone su Georgette Heyer, con tanto di elogi sperticati e recriminazioni degne di una vecchia carampana quale sono.

Ma cominciamo.
Questo libro è un pretesto. Un pretesto per invitare a riappropriarsi della buona scrittura e, di conseguenza, della buona lettura.
Qualche giorno fa ho whatsappato alla mia amica Virna queste saggissime parole: “[parlando della Heyer] ….la farei leggere a forza a chiunque voglia scrivere un romance storico per far capire come raccontare una storia interessante, brillante e perennemente venata da una feroce ironia. Per illuminare le lettrici su come si scriva un romance storico e su quanto sia fondamentale conoscere usi, costumi ed idiosincrasie dell’epoca narrata. [….] E si può essere tranquillamente “hot” anche senza stravolgere completamente lo spirito di un tempo storico”.

Ora, chiaramente, chi ha letto Georgette sa di cosa stiamo parlando, di quella commistione perfettamente riuscita di fantasia, ironia, critica, intrattenimento e ottima scrittura che fanno dei suoi romanzi delle chicche imperdibili per le amanti del genere. Le sue donne sono forti, determinate, scaltre, estremamente indipendenti  e per certi versi moderne, tuttavia rispettano quello che erano le regole sociali di ‘700 e ‘800. La ribellione, l’eccentricità e la modernità sono da leggere in rapporto ai rigidi confini di comportamento concessi alle donne. Ed anche agli uomini tocca la stessa sorte. Possono essere sì estremamente sicuri di sè, scontrosi, ribelli o eccentrici, ma si parla di gentiluomini che per nulla al mondo infrangerebbero le “regole del gioco”.

Quelle stesse regole del gioco che vengono sistematicamente criticate e per certi versi irrise dalla scrittrice che, descrivendole così bene, ne mette il luce tutte le contraddizioni e riesce sempre a  farle aggirare all’eroe e all’eroina di turno.

Quello che si percepisce leggendola è una ventata di leggerezza, una boccata di aria fresca nel panorama ormai insipido e stantio di un genere troppo sottovalutato e spesso banalizzato da chi non ha mai, nemmeno per sbaglio, letto un romance storico. Il romance storico, con la sua mirabile funzione di distrarre dalla vita reale e far godere qualche ora di puro svago alla lettrice, dovrebbe essere maggiormente valorizzato e rispettato.

E questo lo dovrebbero fare per primi gli editori, proponendo grandi scrittrici e non una serie di libri mediocri che seguono le mode (vedi l’esplosione del genere BDSM senza che mai nessuna scrittrice si sia adeguatamente informata su un mondo estremamente sfaccettato come quello del sesso insoltio), che si trascinano in serie inutili e fastidiose piene di puccismi insulinici e personaggi tagliati giù con l’accetta; interi libri ambientati a New York, Londra, Tokio, senza che mai si senta, nemmeno per sbaglio, lo spirito di quelle città. Uomini ricchi, potenti, importanti che poi in pratica si rivelano ragazzini alla prima cotta, perennemente disposti a dimenticarsi il loro ruolo all’occorrenza. E vi assicuro che il CEO di una multinazionale galattica con miliardi di dollari di fatturato, lavora un sacco, si fa il culo e mantiene sempre e costantemente il suo fottutissimo ruolo senza traformarsi in un quindicenne arrapato durante la presentazione dei nuovi investimenti interplanetari solo perchè la segretaria cicciotta ed inesperta è entrata in sala riunioni rovesciando il caffè addosso al vicepresidente. La realtà è profondamente diversa, e posto che tu debba in qualche modo aggirarla, non mi voglio accontentare della favoletta insulsa che può andar bene a 15 anni.

Io voglio la Storia, i Personaggi, i Sentimenti, la Passione, tutti con le iniziali maiuscole. Io pretendo di vivere nel romanzo che sto leggendo, lo esigo. Altrimenti preferisco leggere il volantino della pizzeria all’angolo. Voglio profondità, voglio divertimento, voglio leggerezza, voglio una Heyer moderna, qualcuno che sappia cosa significa scrivere, qualcuno che si documenti, che sappia esattamente cosa sta facendo e come farlo bene. Di scrittrici così sono sicura sia pieno il mondo……vai a capire come mai ultimamente si pubblica la mediocrità a sfavore della qualità.

Quindi che fare?
Recuperare la mia adorata Georgette….ovviamente.

…..3 giorni dopo, quando ormai penso di aver scritto tutto…..

…..In attesa di acquistare in blocco quei 4/5 libri di Georgie che mi interessano, mi sovviene di non aver sottolineato una cosa fondamentale che manca nei suoi libri…. L’EPILOGONE con figli, nipoti, pronipoti e puccismi vari.
La Miglior Mancanza di Sempre.

La Poschina

 

 

Dita come farfalle – Rebecca Quasi

Non avevo mai letto nulla di Rebecca Quasi.
Non so perchè, ne parlano tutti bene…anzi, benissimo.
Ma io sono così, i libri mi devono chiamare e alla fine….dopo molto tempo e diversi tentennamenti, questo libro mi ha chiamata ed io ho risposto.

La Trama: Per Lady Caroline Webster, figlia del duca di Clarendon, è naturale sposare per convenienza James Cavendish, duca di Rothsay. E non trova nulla di anormale nemmeno nell’essere del tutto ignorata da lui dopo le nozze. Del resto, unico scopo della loro unione è il mantenimento del casato e il concepimento di un erede, obiettivo che richiede sporadica e taciturna applicazione.
Il tranquillo menage precipita quando, in seguito a un aborto spontaneo, Caroline scopre che suo marito non è l’uomo freddo e posato che si è sforzato di apparire.

Ed ora la parola alla giurata _ SPOILER

Se c’è una cosa che invidio in modo assurdo è la capacità di alcuni autori di avere una scrittura delicata come una piuma. Quelle parole che scorrono soavi una dopo l’altra e che ti fanno pensare che potresti andare avanti a leggere all’infinito. Rebecca Quasi, quantomeno in Dita come farfalle, esercita questo dono in modo esemplare.

E io, in questa leggiadria, ci ho sguazzato alla grande e me la sono goduta virgola dopo virgola. Soprattutto perchè nonostante i toni morbidi ed i colori pastello il libro è di una brutalità disarmante. Dimenticatevi duchi e duchesse che avete letto fino ad ora in queste pagine, scordatevi di trovare quel “ton” sfarzoso e brillante che accompagna balli e cavalcate in riva alla Serpentine, cancellate dalla vostra mente libertini e dissoluti eredi pronti a rinunciare a tutto per una donzella apparentemente docile che in realtà è una manager d’azienda moderna sotto mentite spoglie.

Qui siamo di fronte ad una spietata rappresentazione di quello che erano i rapporti di coppia nell’Inghilterra ottocentesca, Caroline e James si sposano per convenienza, si sposano senza avere alcuna aspettativa da questa unione se non il generare un erede entro tempi brevi. Si sposano senza affetto, senza amore e senza rispetto. Si sposano perchè va fatto e il rispetto delle regole è tutto.

Dal momento della fatidica proposta in poi il libro è pervaso da una sottile e penetrante tristezza che sarebbe in grado di far commuovere una roccia ed è  inutile dirvi che io, afflitta ormai dal gene della commozione spontanea, ho versato qualche timida lacrima. La prima parte della storia si concentra sulla solitudine di una donna che si rende conto di essere completamente indifferente al marito. Sulla lenta ma inesorabile consapevolezza di non valere nulla, di non essere nulla se non un bell’oggetto comprato per decorare ma che non si merita nemmeno l’attenzione di uno sguardo. Da brava futura duchessa, Caroline è tutta compostezza e decoro, impeccabile, altera, posata, controllata, ingabbiata, sola. Ma non sola perchè vuole esserlo, bensì perchè viene costantemente abbandonata.

E questa solitudine, questo abbandono, questa inesorabile tristezza, noi lettori li sentiamo tutti e li viviamo insieme a questa giovane donna alla quale non è mai stato permesso di essere se stessa. Mai. Anzi, alla quale è stato proibito qualsiasi anelito di personalità, tutto deve essere funzionale al ruolo, non devi aspettarti gioia, complicità, amore ma solo doveri, doveri, doveri.

Qualcosa però, ad un certo punto, si incrina e la vera Caroline non riesce più a nascondersi e sboccia dimostrandosi ben poco malleabile, piuttosto risoluta e decisamente cocciuta. Complici di questo cambiamento repentino (ma non eccessivamente, le avvisaglie di questa esplosione vengono seminate per tutto il libro, a partire da piccoli gesti e delicate provocazioni) un aborto spontaneo e la scoperta della doppia vita del marito, che lei credeva un pezzo di ghiaccio incapace di provare sentimenti e che invece scopre essere tutto emozioni e passione.

Il rapporto tra Caroline e James da freddo e asettico si trasforma in un percorso di conoscenza, non sempre facile, non privo di dolore ma che passo dopo passo li porta, nonostante fossero stati educati a reprimere il proprio io, ad uscire allo scoperto con risultati sorprendenti; un inno al seguire se stessi e ad aprirsi al mondo indipendentemente dalle sue regole, anzi…..proprio infrangendole e piegandole al proprio volere.

Ma veniamo ai tasti dolenti…oddio…
Al tasto dolente, che poi non è poi così dolente e non è nemmeno un tasto tanto grosso….facciamo un tastino.
Caroline è quasi priva di difetti: compassionevole, decisa, arguta, forte, bella, sensuale, appassionata, intelligente e chi più ne ha più ne metta. Mi duole ammettere che forse è un pochino troppo. Cocciuta ma in senso positivo, risoluta ma sempre a fin di bene, arpia ma con classe… e che cazzo…solo io sono piena di difetti di vario genere? Uffa.

Ma fossero questi i problemi.
Fossero queste inezie a farmi sbroccare…. no. Non ho sbroccato. Anzi. Mi è proprio piaciuto.
E, mi duole ammetterlo, ho letto forse il più bell’epilogo di sempre.

Tutte voi….e sottolineo tutte, sapete quanto io detesti gli epiloghi e l’interminabile elenco di figli, nipoti, gioie e gaudi vari che hanno riempito la vita dei due stucchevoli sposini….quindi quando arrivata a fine libro ho visto l’epilogo mi sono fatta la Corsica nelle mutande. Già mi preparavo all’ansia generata da puccismi vari, fiorellini rosa, cuoricini rossi e miele grondante dalle pagine ed invece no.

C’è Aaaaaaaaammooooooreeeeeee…. ovviamente eterno e con la A e le altre lettere tutte rigorosamente maiuscole ma c’è anche ironia, c’è l’accenno ad una possibile nuova storia che avrebbe tutte le carte in regola per diventare la mia preferita di sempre e c’è il rammarico che il libro sia finito e il dover lasciare dei personaggi che ti sono rimasti nel cuore.

Per quanto mi riguarda questo libro è promosso e con voti alti. Mi piacerebbe davvero leggere della piccola Emma e del rigido Marchese….chissà, forse….in futuro….magari…..

In poche parole

Avete presente quella pioggerellina impalpabile che sembra non esserci nemmeno e alla fine ti trovi bagnata fradicia? Questo libro è così, comincia in sordina, delicato e fragile e alla fine ti ritrovi pervasa da emozioni ingovernabili che trascendono ogni tuo controllo.

Poschina

Chicago Stars_La Serie – Susan E. Phillips

A voi persone normali probabilmente certe cose non capitano.
Voi non vi infossate con un autore anche se vi fa spesso incazzare.
Voi non recuperate serie concluse da anni e vi imbestialite come se fossero state scritte ieri.
Ma io sì.
Succede che il romance storico al momento non mi offre nulla di succulento e allora frugando nel kindle trovo un romance contemporaneo letto anni fa che tutto sommato non mi era dispiaciuto e allora lo rileggo e mentre lo rileggo penso che forse sarebbe anche ora di leggere tutta la serie, poi mi ricordo perchè avevo smesso di leggere l’autrice in questione ma ormai è tardi, il mio cervello continua a mandarmi l’imput di “Leggere subito TUTTA la serie, non importa come, dove, quando e quanto ti incazzi. La DEVI finire”. Ed io, al mio cervello, non so proprio dire di no.

Ma andiamo con ordine. E con spoileroni ovunque tanto la serie la sapete tutte a memoria.

Primo libro della lunga serie è “Il gioco della seduzione”, titolo originale “It Had to be You”, e già qui vediamo la lungimiranza dell’editore medio italiano che prende un titolo perfetto (poi vi spiego perchè) e lo trasforma in un titolaccio Harmony Style per attirare quelle tra di noi che antepongono la carnazza al contenuto.

Piccola premessa: in questo libro, che non mi è dispiaciuto, troviamo un po’ quelle che saranno le caratteristiche comuni a tutta la serie. Una donna ferita che non sa bene chi è e cosa fare della sua vita e del suo corpo, un uomo apparentemente invulnerabile che in realtà è una mousse al cioccolato bianco ricoperta da uno strato di solido cioccolato fondente.
Uomini bellissimi, fortissimi, affidabilissimi, bravissimi a letto, grandissimi baciatori, ricchissimi, famosissimi e che sono anche comprensivi, intelligenti, pazienti, passionali, feriti ed in cerca di quella donna che finalmente vedrà in loro il bambino di 5 anni bisognoso d’affetto che si nasconde sotto quel centinaio di kg di muscoli e cazzi ragguardevoli. Altra caratteristica delle donne della Phillips è che si credono insignificanti e poi sono TUTTE dei pezzi di figa atroci.

Tu le senti e sono sempre lì a definirsi insignificanti, bruttine, sessualmente poco appetibili e poi guarda te, chi l’avrebbe mai detto, in realtà sono fighe che si vestono di merda e basta. E’ sufficiente un giro dal cinese dietro l’angolo, 50€ in vestiti da supergiovane e via…. la figaggine esplode.

In questo caso invece siamo di fronte a Phoebe, ricchissima figlia di uno stronzo cosmico che alla morte le lascia in gestione la sua squadra di Football (I Chicago Stars che danno il nome alla serie) a tempo determinato. Idda è meravigliosa. Una bambolina perfetta con due tette da urlo, un culo di marmo e una serie infinita di traumi psicofisici che la rendono insicura e debole. Primo grande trauma: il padre che l’ha sempre trattata come una merda spiaccicata e che non le ha nemmeno creduto quando in lacrime a 18 anni o roba simile ha raccontato di aver subito uno stupro (secondo enorme trauma). Quindi la nostra Phoebe ha elaborato la questione a modo suo ed è diventata la classica bambolina che trasuda sesso da ogni poro salvo poi non essere in grado di farsi avvicinare da nessuno perchè il sesso per lei è, giustamente, difficile da gestire. Il padre poi, essendo un grandissimo figlio di puttana, le affida la squadra ma potrà essere davvero sua solo se vinceranno non so che cosa ed è una specie di Mission Impossible perchè il team fa abbastanza cagare…ma.
Ma ad allenare la squadra adesso c’è Dan Calebow. Una specie di guerriero norreno, ex giocatore sexyssimo, intelligentissimo, integerrimissimo e via dicendo di superlativo assoluto in superlativo assoluto, il quale detesta Phoebe ritenendola una scema patentata (ma gli viene il durello ogni cazzo di volta che la vede) e vorrebbe che mollasse la gestione a qualcuno con più esperienza. Dal canto suo Phoebe si eccita per Cal e vorrebbe farsi smarmellare tutta ma è traumatizzata e via dicendo.

Ora, lo so che sembro insensibile all’argomento stupro e via dicendo ma non è colpa mia se il tema di per se delicatissimo viene trattato in modo banale e piuttosto superficiale dall’autrice stessa. Capisco non sia facile perchè il libro lo scrivi per un certo tipo di pubblico quindi il dramma non deve essere il fulcro della storia ma lo deve essere la parte romance (che funziona alla grande) ma allora non usare un trauma così forte che, per quanto mi riguarda, necessiterebbe un approfondimento maggiore.

Ma tralasciamo le mie seghe mentali su sensibilità e rispetto e passiamo alla carnazza. La carnazza c’è. Il sesso c’è. Ma soprattutto non manca la tensione sessuale che ti fa bramare di leggere ancora, di sapere come andrà a finire, quanti orgasmi potrà raggiungere la nostra eroina e ti lascerà perplessa perchè tu, nella tua cazzo di vita, di uomini così fottutamente perfetti non ne hai incontrato nemmeno uno. Perchè all’apparenza sono burberi e scontrosi, in realtà no. Sono buoni come il pane e con una pazienza infinita. Dan non fa eccezione. Lui è tutto muscoli e testosterone ma in realtà l’unica cosa che brama sono una moglie e dei figli da cui tornare a casa la sera.

Che dire?
Sarà AAAAAAAMMMMMOOOOREEEEEEEEEEEEEEE
E il senso del titolo originale [Dovevi essere tu o roba simile] è che “solo lui avrebbe potuto scalfire il muro costruito da Phoebe per difendersi e solo lui avrebbe potuto farle abbassare le sue difese e farle amare il sesso”. Romantico, vero?

Sospironi ironici a parte, tutta la parte pseudo/crime è insostenibile, insopportabile e poco realistica, ne avrei fatto volentieri a meno.

Voto: 7
Categoria: Fantasy Romance

Il secondo libro è una mia vecchia conoscenza. Heaven, Texas (che è anche il titolo originale al quale in Italia, per sottolineare la scarsa intelligenza delle lettrici, hanno aggiunto “Un posto nel tuo cuore” che non centra un cazzo ma rimanda ai vecchi romanzi di Lyala quindi sembrava all’editore cosa buona e giusta – AMEN).

Qui siamo al cospetto di Bobby Tom, star dei Chicago Stars, conosciuto nello scorso libro e Gracie Snow, giovane sfigata che si veste come mia nonna, vergine ma con la passione per la lingerie sexy, un film da girare, infinite insicurezze da placare e sessualità apparentemente addormentate che si risvegliano con la vista di un cm. di pizzo nero.

Qui trovate cosa ne pensavo nel lontano maggio 2014 e devo dire che a quattro anni di distanza non ho modificato poi tanto il mio parere….anzi, posso tranquillamente confermare il 95% di quanto scritto. Ora come ora porrei l’accento sulla scena epica di Gracie che guarda per la prima volta un porno eccitandosi palesemente e la reazione inaspettata di Bobby Tom (al quale non si rizzava da tempo) che deve andare a nascondersi in camera perchè rischia di saltarle addosso.

La caratteristica più piacevole di questo romanzo è il brio con cui è stato scritto, la gioia di tanti dialoghi che scorrono sotto i nostri occhi senza mai rallentare la lettura e qualche scena hot che non arriva ad essere bagnamutande ma almeno ci si avvicina.

Bellissima la storia secondaria (ma questo è un classico della Phillips, sia i personaggi di contorno che le subplot sono spesso davvero ben orchestrati tanto, in alcuni momenti, da preferire quelle alla storia principale), molto tenera e per certi versi malinconica.

Voto: 7
Categoria: Fantasy Romance Spinto (nel senso di inverosimile)

Bene. Ora veniamo a noi.
Vado subito al dunque:

Non so nemmeno da dove cominciare quindi vado a random partendo dalle cose che mi hanno davvero fatta imbestialire.

Sono una donna che ha sperimentato su se stessa la voglia di maternità, quell’istinto che nel mio caso è comparso una mattina e non se ne è più andato, quella smania di perpetrare la specie e via dicendo, quindi non faccio molta fatica ad immedesimarmi in una donna che vuole dei figli.

Ma io ho dei limiti etici.

La carissima Susannina invece se ne fotte di tutto e di tutti e decide che la sua protagonista, che per inciso è una specie di genio della fisica con un quoziente intellettivo altissimo, deve essere una donna che io, da donna, posso definire solo come “Grandissima Stronza”. Perchè per me è impossibile anche solo concepire che una donna metta in atto un piano come quello ordito da Jane e la faccia franca. Quello che ha fatto è per me ingiustificabile e imperdonabile. Quindi non solo l’ho detestata con l’anima ma non ho nemmeno ben capito come tutto finisca, con delle premesse simili, a tarallucci e vino.

Jane ha 34 anni, è un genio e vuole un figlio. Ma siccome lei da piccola ha sofferto la sua genialità che la ha allontanata dai coetanei e si è sentita un’emarginata, decide che suo figlio dovrà essere un bambino con un’intelligenza media e decide di concepirlo con quello che lei crede essere un tontolone dimostrando contemporaneamente di essere profondamente ignorante in materia genetica e ben poco intelligente in materia pratica. La cretina pensa che genio + tonto = intelligenza media.
Non funziona così. Non è così semplice.

Cmq. vede un video nel quale Calvin Bonner (asso dei Chicago Stars a fine carriera [ ha 36 anni]) fa il finto tonto e decide che deve essere lui il padre di suo figlio. Quindi mette in atto un piano idiota e piuttosto inverosimile per farsi ingravidare….
….spoiler: la prima volta non funziona
….spoiler: la seconda sì
(Quintali di Maalox per digerire la notizia)

Lui poi viene a sapere da vie traverse quello che è successo e la obbliga a sposarsi e trasferirsi con lui a Salvation, sua città natale. Lo so…lo so…. il nome della città è quanto di più “Americans” si potesse sentire….

Ovviamente lui la detesta, la tratta di merda e via dicendo e non tanto per quello che gli ha fatto ma piuttosto perchè è vecchia, e la crede una ventiseienne….non vi dico come reagisce quando scopre che di anni ne ha 34. Cmq. Se scopano lo fanno al buio perchè lei è complessata, se non scopano litigano ma Calvin cmq, inspiegabilmente, tutto sommato la comprende, i genitori di lui la detestano e lei per non farli affezionare troppo finge di essere una snob stronza perchè in teoria una volta nato il figlio dovrebbero separarsi….e qui siamo solo al 32% del libro e io non capisco come farò ad arrivare alla fine.

Ci riesco.
A fatica ma ci riesco.

Se dicessi che mi ha fatto schifo mentirei.
Ma è un libro irrealistico, fuorviante, triste sotto molti punti di vista.
E la cosa più triste è che il libro è scritto da una donna che racconta di una donna con grossi problemi di interazione sociale, che decide di avere un figlio ingannando un uomo che nemmeno conosce solo perchè lo considera figo e scemo, che non vorrebbe nemmeno informarlo della paternità, che alla fine la fa franca e il libro ci porta, con una certa maestria, bisogna ammetterlo, a giustificare il suo comportamento.

E’ inaccettabile.
Per come la vedo io non ci sono giustificazioni al comportamento di Jane e il fatto che l’autrice alla fin fine voglia farcela passare per un personaggio positivo è disgustoso.
Fare un figlio è molto più che soddisfare un bisogno. Fare un figlio in modo egoistico, sulle spalle di qualcun altro, è deplorevole.

Il fatto che nel libro Jane non venga mai davvero criticata e che il suo mea culpa si limiti ad un “Mi dispiace” è piuttosto triste. Non sono riuscita a superare l’inganno iniziale.
E gli uomini che conosco io non sarebbero riusciti a passar sopra ad una bastardata del genere nemmeno dopo 20 anni, figuriamoci qualche settimana. Gli uomini che conosco io raramente tollerano di essere derisi in pubblico, figurarsi se si trovassero incastrati con una sconosciuta…..

Se poi vogliamo peggiorare la situazione, aggiungiamoci anche un parto podalico in casa. Chiaramente il bambino e la cretina stanno benissimo….non avevamo dubbi.

Bah.
Il libro poi al solito è scritto benissimo e anche qui il subplot merita…ma per il resto, per quanto mi riguarda, è un grosso, enorme, immutabile “NO”.

Voto: 4
Categoria: Buttiamo anni ed anni di femminismo nel cesso e convinciamo le lettrici che tutto è lecito se abbiamo a giustificazione un’infanzia non brillantissima. #MaVaffanculoVa

Superato lo scoglio di #ComeTiIncastroJane, passiamo a quello che è il capitolo più intimista e doloroso dell’intera serie: Un piccolo Sogno

Protagonisti di questa storia sono Gabe Bonner, fratello di Calvin (protagonista del libro precedente), il quale sta faticosamente cercando di far ripartire la sua vita a due anni dalla perdita della moglie e del figlio di 5 anni, investiti da un’auto e morti sul colpo e Rachel, ex moglie di un predicatore stronzo ed egoista [l’America è famosissima per le sue 4500 chiese e per gli altrettanti canali TV] che aveva come base per i suoi misfatti proprio Salvation dove ha truffato chiunque in qualunque modo e che una volta scoperto è scappato con il suo aereo privato per poi schiantarsi al suole e crepare male. Bene.

Rachel, ormai ridotta alla povertà assoluta dopo aver speso tutti i pochi risparmi per pagare le cure del figlioletto Edward che aveva contratto la polmonite, decide di tornare a Salvation per riappropriarsi di uno scrigno nel quale secondo lei l’ex maritino aveva nascosto 5 milioni di dollari. A Salvation però tutti la detestano perchè, come la Bibbia insegna, è quella troia di Eva che ha offerto la mela ad Adamo, quindi se il predicatore era uno stronzo la colpa deve essere stata della moglie. Il ragionamento non fa una piega ed infatti tutti i devotissimi abitanti di Salvation la detestano e glielo ripetono in continuazione.

Tutti tranne Gabe.

Gabe vorrebbe solo essere lasciato in pace, aprire il suo Drive-In e sopravvivere.
Peccato che l’auto di Rachel si fermi proprio di fronte al suo negozio e che Edward decida di fare pipì sui suoi cespugli costringendolo ad avere a che fare con l’attraente vedova e un bambino che continua a ricordargli il suo cucciolo ormai sepolto.
E siccome Gabe è sì ferito e distrutto ma resta comunque il “Brav’uomo” che sua moglie gli ripeteva continuamente di essere, decide di aiutare i due disperati assumendo Rachel come tuttofare e permettendole di dormire nel cottage dell’adorata nonna Annie ormai defunta.

Chiaramente tra Rachel e Gabe scatta quell’attrazione animale che li porta a bramarsi sessualmente e a scopare come due ricci sotto un diluvio universale a pochi passi da casa, in una scena oggettivamente ben orchestrata ed eroticamente riuscita a seguito della quale si instaura una relazione complessa e frenata dalla difficoltà di Gabe nell’elaborare un lutto atroce e dall’ossessione di Rachel di non avere bisogno di niente e di nessuno.

Entrambi sono due animali braccati e feriti. Rach è braccata dalla comunità che la detesta e vede in lei solo il male mentre Gabe è ingabbiato dai parenti che lo trattano come fosse un minorato mentale e non un uomo che deve fare i conti con il proprio lutto per poterlo superare. Rachel, dal mio punto di vista un filino troppo aggressiva e scontrosa, riesce con il suo atteggiamento privo di commiserazione e condiscendenza a costringere Gabe a ricordare quello che ha perso, permettendogli di uscire dal circolo vizioso della negazione. E Gabe, considerandola a tutti gli effetti una donna e non solo un suppellettile, le restituisce la dignità di cui l’ex marito l’aveva privata.

Una sola cosa non mi spiego.
Rachel è estremamente brillante e piuttosto sveglia eppure non capisce come mai Gabe fatichi ad interagire con Edward quando a me sembra ovvio che un uomo che ha perso suo figlio non riesca a rapportarsi ad altri bambini senza ricordarsi continuamente quello che ha perso.

Ho trovato la parte finale del libro irritante sotto diversi punti di vista.
– La sottintesa santità di Rachel, la quale ritrova la fede e diventa una specie di guaritrice inconsapevole;
– L’irritante quadretto famigliare dei tre fratelli tutti prossimi a diventare nuovamente padri e tutti insieme appassionatamente nella vecchia casa della nonna, ciascuno con la sua adoratissima mogliettina perfetta e senza difetti, cani, gatti, ratti, pipistrelli e sa il cazzo cos’altro.
– Quell’alone di “Tutto è bene quel che finisce bene” che il libro si porta dietro dal momento (peraltro eccessivo ma questo è un problema che hanno un po’ tutti i libri) dell’incidente in auto, che mi fa sempre pensare al trio Aldo-Giovanni e Giacomo con tanto di “Avrei potuto rimanere offeso” finale.
Immagino che alle altre lettrici vengano le lacrime agli occhi mentre a me girano i coglioni.

Ma si sa… io sono strana.

Voto: 7
Categoria: Romance – Dramma – Paranormale. Senza la parte paranormale sarebbe stato un 8.

Postilla Spoilerosa:
Rachel, che tutti noi ricordiamo essere povera in canna e disperata, quando viene messa alle strette da Cal che la vuole comprare con un assegno da 25.000 $ lo prende e poi lo da in beneficenza. Penso che sarebbe stato meglio se semplicemente lo avesse rifiutato, ma riflettendoci bene quello che fa Rachel è perfettamente “In Character”. Riesce infatti a dare una pessima impressione di sè, confermando a Cal l’idea che miri solo ai soldi, quando in realtà sta impartendo una lezione proprio a chi la vorrebbe denigrare.
Alla fine quello che fa la figura del coglione è Cal mentre lei può aspirare tranquillamente al ruolo di SantaMariaGoretti stagione 2018.

Pensavate che fosse stato toccato il fondo con la mia amica Jane che si fa ingravidare di nascosto? Beh, vi sbagliate….c’è sempre a disposizione una pala per scavare.

Potrei mettermi a rileggere e riscrivere per migliorare la sintassi, i contenuti, smorzare i toni, limare gli angoli….. ma in realtà non ho nessuna voglia di farlo quindi per la recensione de “Il Lago dei Desideri” vi rimando a quella vecchia, nella quale non mi sono certo risparmiata.

Già all’epoca ricordo di aver pensato che Tucker fosse tenerissimo e lo confermo, dopo averlo conosciuto in “E se fosse lui quello giusto?” penso che sia proprio un bel personaggio che meritava una donna meno cretina di Molly.

Voto: 4
Categoria: Buttiamo anni ed anni di femminismo nel cesso e convinciamo le lettrici che tutto è lecito se in fondo in fondo aspiriamo al santamariagorettismo.
Menzione Speciale: Famiglia ficcanaso con puritanesimi ottocenteschi.

Ed ora passiamo a “Lady Cupido,. che ha come protagonisti la sempre scapigliata Annabelle e “Il Pitone”. Siete pronte?

Allora…
Parliamone.
Il Pitone.
Non so voi ma io mi immaginavo una roba un po’ porno con un tizio bellissimo con un cazzo enorme ed ore ed ore ed ore di sesso sfrenato.

E invece nisba.
Lui è Il Pitone perchè è letale come il famosissimo serpente.
Agente multimilionario che si è fatto dal nulla, decide che ormai è il momento di sposarsi e mettere su famiglia e per farlo ha già contattato la più famosa agenzia di incontri gestita da una donna bestiale ma bellissima (Portia) che ha anche grossi problemi alimentari e che è una stronza patentata che fa mobbing alle sue sottoposte e le costringe a pesarsi su base settimanale per umiliarle se mettono su un etto.

Ma…
Non ha ancora trovato quella giusta.
Allora decide di dare retta a Molly, odiatissima moglie di un suo cliente e dare una possibilità alla di lei amica, tale Annabelle, che ha appena preso in gestione l’agenzia che era della nonna.

Il primo incontro non va proprio benissimo, Annabelle arriva in ritardo tutta stropicciata e sporca perchè gliene sono successe di tutti i colori e lui la considera un caso disperato destinato a fallire, nonostante ciò le offre cmq la possibilità one shot di presentagli una candidata e in base a come andrà la serata deciderà se affidarsi alla sua agenzia o meno.

Finirà con Annabelle costretta a presenziare ad ogni incontro e a valutare le donne in base agli impossibili standard di Heath fino a quando egli non si renderà conto che quella che prova per Annabelle è sì un’attrazione sessuale pazzesca e inspiegabile, ma soprattutto AMMMMOREEEEEE, quell’AMOOOREEEEEEEEEEEEE che spacca il culo ai passeri e che fa palpitare il cuore.

Tra l’altro il Subplot è bellissimo.
La storia tra Bodie e Portia è dolcissima e per certi versi struggente. L’ho amata davvero e sicuramente ha accresciuto la valutazione di questo libro che già di suo si è fatto apprezzare per i dialoghi brillanti e per un personaggio maschile strappamutande (lo sono un po’ tutti in questa serie…chi più chi meno, si merita comunque una bella cavalcata).

Adorabile la scena in casa di Annabelle, con la fidanzata di Heath pietrificata e inorridita di fronte all’accumulo di giocatori di football più o meno molesti.

Voto: 7,5
Categoria: Romance Frizzante con quel giusto tocco di erotismo tra un dialogo brillante e l’altro.

Ed è proprio in Lady Cupido che conosciamo il protagonista del prossimo capitolo: Dean Robillard.

Il libro l’avevo letto tempo fa e l’ho riletto settimana scorsa; vi rimando alla vecchia recensione perchè la sottoscrivo parola per parola aggiungendo (all’epoca questo argomento era stato sviscerato solo nei commenti) che anche qui abbiamo un Subplot molto succulento che senza alcun dubbio ha contribuito a farmi apprezzare l’intera storia.

C’è da dire che all’epoca ero più rabbiosa di oggi (non posso farci nulla, la maternità mi ha ammorbidita come successe alla grandissima Miranda Bailey) e mi rifiutavo di accettare che il Romance piace così, fiaboso, zuccheroso, puccioso, rosa confetto con pois rosa chiaro. Prima mi incazzavo proprio….ora invece mi infastidisco e accetto che io e lui non potremmo mai essere davvero felicissimi insieme perchè a me piace un po’ di sana tristezza, un pizzico di sfiga, la piega sulla tovaglia appena stirata.

Probabilmente non sono riuscita a farvi capire bene cosa intendo ma pazienza….c’è tempo.

Voto: 7
Categoria: Fiaba brillante e spiritosa con un tocco di malinconia che non guasta mai.

E siamo giunti all’ultima fatica dei Chicago Stars “La prima stella della Notte”.

Quando dico di essere strana non cerco di fregiarmi di un titolo che non mi appartiene.
Parlando di questa serie con diverse e svariate persone, ciascuna mi ha indicato il libro che ha preferito (nessuna ha detto Il lago dei desideri, per fortuna) e NESSUNO e sottolineo NESSUNO, ha anche solo per sbaglio citato “La prima stella della Notte” che invece io ho davvero amato.

Al punto, e non mi vergogno a dirlo, che mi è quasi spuntata una lacrima nel momento clou. E non sono nemmeno in pre-ciclo, quindi non posso scaricare la colpa sugli ormoni.

Piper Dove fa l’investigatrice privata, ed ha alle spalle un passato particolare. Orfana di madre dall’età di 4 anni è stata cresciuta da un padre che le ha insegnato a reprimere le emozioni e ad essere una macchina da guerra e contemporaneamente la teneva sotto una campana di vetro per paura che le succedesse qualcosa (la madre era stata ammazzata). Questo l’ha resa una donna straordinariamente forte e determinata ma incapace di esternalizzare una qualsiasi emozione.

Destino vuole che incappi per questioni di lavoro in Cooper Graham, ex star dei Chicago Stars ed ora proprietario di un famoso locale di Chicago. Finiranno a lavorare insieme, a letto insieme, all’altare.

In mezzo un libro pieno di brio, di duelli verbali, di rude scontrosità per non mostrare mai, nemmeno per sbaglio, quello che si prova davvero. Piper perchè non è in grado di riconoscere e scendere a patti con le sue emozioni; Cooper perchè quando si focalizza un obiettivo non vede null’altro se non i mezzi per raggiungere il suo scopo.

Mi è piaciuta da morire Piper, con quel suo modo rude e scontroso di rapportarsi al mondo e mi è piaciuta l’infinita dolcezza di Cooper, che riesce a comprenderla benissimo e si dimostra di una tenerezza pazzesca senza scadere nel patetico….e non so dirvi quanto abbia apprezzato questo personaggio femminile così fragile, così incapace di sentire che alla fine non sa nemmeno più chi sia perchè non è riuscita a non innamorarsi.

Lo voglio in cartaceo e lo voglio subito come nuovo Comfort Book – Edizione Delux Novembre 2018.

Non ho critiche da muovere a questo capitolo. Nemmeno per il puccismo, nemmeno per i gemelli, nemmeno per il matrimonio e nemmeno per la parte crime.

Voto: 9
Categoria: Romance Bisbetico e Selvatico con una noce di puccismo per aromatizzare il tutto.

CONSIDERAZIONI

Ed ora che vi siete riprese dallo shock dell’assenza di critiche, vi illumino come mi sono illuminata io stamattina mentre percorrevo il sottopassaggio per arrivare in stazione. Ero lì, infreddolita che riflettevo su quanto mi piaccia la brina sui prati, quando in radio (Radio DJ _ Triomedusa) citano uno dei miei videogames preferiti: Gears of War.

E all’improvviso, tutto è stato chiaro.
Ogni cazzo di maschio presentato in questa serie me lo sono immaginata con le fattezze, più o meno bionde, più o meno rudi, più o meno ammorbidite di Marcus Fenix, protagonista indiscusso di Gears of War 3, personaggio che ho amato in modo febbrile, al limite dell’infatuazione infantile (ma ovviamente grondante di sesso), colui che con la sua immensa stazza mi avrebbe protetta dai demoni reali e anche da quelli personali, colui che alla fine sposerà Anya e mi getterà nello sconforto più totale.

Eccolo lì il motivo per cui questi libri (esclusi un paio ma vabbè) mi sono piaciuti assai.

Ho scrutato dentro me stessa e mi sono analizzata ben bene per capire come mai alla fine di questi libri non sono mai pienamente soddisfatta. E fruga a destra e a sinistra un paio di cose le ho anche trovate.

1 – L’enorme distanza tra il mio pensiero Italiano – Lombardo – Milanese Imbriuttita e la filosofia di vita americana. Spesso in questi libri i parenti dei personaggi si intromettono nella storia. Io non potrei mai e poi mai accettare che mia sorella andasse dal mio compagno a fargli una scenata per difendermi, o che gli dicesse come dovrebbe comportarsi con me o che, in generale, un membro della mia famiglia o della sua si permettesse di interferire. Come Cazzo Vi Permettete? Indi per cui, i libri in cui questa situazione è troppo presente, io mi incazzo e questo incazzarmi mi impedisce di apprezzare adeguatamente tutto il resto.
Lo trovo anacronistico e particolarmente fastidioso, oltre che vagamente controproducente per lo svolgersi degli eventi.

2 – L’Incolmabile distanza che intercorre tra me e il “matrimonio dopo 1 mese che ci si conosce”. Proprio non riesco a comprenderlo. Grazie al cazzo che hai voglia di passare il resto della tua vita con il tizio che hai conosciuto un mese fa, è fighissimo, ricchissimo, dolcissimo, intelligentissimo e via dicendo. Succede a tutte le coppie all’inizio della relazione, si chiama innamoramento e poi, inevitabilmente, finisce.
Non ce n’è una che si sposi dopo non dico anni ma mesi, tutte con l’anello al dito prima che io riesca a dire supercalifragilistichespiralidoso.
Sarà che io questa corsa all’altare non l’ho mai capita, sarà che mi sembra affrettato, sarà che ho visto 4 matrimoni in Italia e mi sono fatta un’idea sbagliata della “sposa media italica” ma a me sta storia del matrimonio rapido a tutti i costi continua a non piacere.

3 – Non credo sia necessario che donne e uomini protagonisti della serie debbano essere tutti, ma proprio tutti, traumatizzati dal passato. Tutte le protagoniste hanno un rapporto pessimo con la famiglia e se poi mi concentrassi sulle figure paterne probabilmente tra 10 anni sarei ancora qui a recriminare, quindi smetto. Gli uomini sono quasi tutti ex bambini con grandi disagi che poi crescono, chissà come, chissà perchè, perfettamente equilibrati e pronti a salvare la donzella di turno.
Il che mi fa pensare che per la SEP solo chi ha avuto un’infanzia di merda si merita di trovare l’AMMMMORRRREEEEEEEEEEEEEE, quello con tutte le lettere maiuscole e noi comuni mortali con un’infanzia felice possiamo tranquillamente scordarci un futuro puccioso e pieno di giuoia e gaudio.
#mavaffanculova

POSITIVITA’

Susan E. Phillis sa come scrivere, come raccontare e come tenere il lettore attaccato ai suoi libri, che poi sono le cose che contano davvero per un autore.
Scorrevoli, briosi, pieni di dialoghi e di sensualità più o meno spiccia, i suoi lavori sono sicuramente un piacere da leggere, indipendentemente da quelle che sono le mie perplessità, le mie idiosincrasie e la rabbia latente che ogni tanto esplode.

Non è facile che io mi appassioni al punto da non pensare ad altro, che mi prenda quella smania di leggere anche se ho sonno, sono stanca, ho fame. Era da tempo che non mi succedeva ma questa serie è riuscita a farmi concentrare completamente sui personaggi al punto di visualizzarli, sentirli, viverli.

Non è un caso che l’ultimo sia il libro che ho preferito perchè mi rivedo moltissimo in Piper e nella sua incapacità di dimostrare le emozioni per paura di esporsi ed essere ferita.

Molte di voi amano la SEP incondizionatamente, io la stimo, la ammiro e la ritengo un’ottima scrittrice….ho amato alcuni suo personaggi ed alcune storie, ho adorato molte delle scene che ho letto, ho sorriso tantissimo e a volte mi sono anche, quasi, commossa.
Ma non le perdono di aver presentato ben due personaggi femminili che perpetrano un’azione orribile e di averle giustificate e assolte, portando il lettore a fare lo stesso.
Ci sono azioni che non hanno giustificazione e vanno viste per quello che sono senza edulcorare e senza giustificare.

Alla fin della fiera il giudizio è uno solo:

Leggetela – Leggetela – Leggetela.

In poche parole

8 Marcus Fenix in tutte le sue sfumature di testosterone. Uno per ogni giorno della settimana più il bonus domenicale perchè si sa, la domenica è il giorno del signore e se persino lui si è riposato, perchè io non dovrei passare l’intera giornata a letto?

Poschina

Ecco la serie in ordine di lettura

  • Il gioco della Seduzione
  • Heaven, Texas
  • E se fosse lui quello giusto?
  • Un piccolo sogno
  • Il Lago dei desideri
  • Lady Cupido
  • Seduttore dalla nascita
  • La prima stella della notte

E la serie in base alle mie preferenze

  • La prima stella della notte
  • Heaven, Texas
  • Seduttore dalla nascita
  • Lady Cupido
  • Il gioco della seduzione
  • Un piccolo sogno
  • E se fosse lui quello giusto?
  • Il lago dei desideri

Il Ladro Gentiluomo – Alessia Gazzola

Come direbbe Gioele Dix nei panni di Alberto Tomba, “Chi mi conosce lo sa”…
E infatti chi mi legge ormai lo sa.
Sa che dico esattamente quello che penso su quello che leggo.
Sa che ci sono cose che mi fanno incazzare come se non ci fosse un domani.
Sa che ho letto tutta la saga di Alice Allevi e che sono sempre stata e sempre sarò “Team CC”.
E sa anche che attendevo questo libro perchè l’ultimo mi era piaciuto assai e che le aspettative per l’ultima fatica della Gazzola erano piuttosto alte.

La Trama: Alice Allevi, finalmente specialista in Medicina legale, ha dovuto affrontare scelte difficili sia sul piano professionale che su quello sentimentale. Dopo un lungo e burrascoso corteggiamento, sembrava che tra lei e Claudio Conforti, l’affascinante e imprevedibile medico legale con il quale ha condiviso ogni disavventura dai tempi della specializzazione, fosse nato qualcosa. Per un attimo, Alice ha creduto finalmente di aver raggiunto un periodo di serenità, almeno al di fuori dell’Istituto di Medicina legale. Ma in un momento di smarrimento sentimentale chiede un trasferimento. E lo ottiene: a Domodossola. Per sua fortuna, o suo malgrado, Alice non avrà molto tempo per indugiare sul proprio destino, perché subito un nuovo caso la travolge. Durante quella che credeva essere un’autopsia di routine, Alice ritrova un diamante nello stomaco del cadavere. Una pietra di notevole caratura e valore, ma anche una prova materiale importante per il caso. Per questo, Alice si premura di convocare un ufficiale giudiziario a cui consegnarlo in custodia. L’ufficiale che si presenta da lei è un uomo distinto ed elegante, dai modi cortesi ed impeccabili, e Alice non esita ad affidargli il diamante. Ed è a quel punto che il fantomatico ufficiale sparisce nel nulla e i guai per Alice iniziano a farsi enormi…

Ed ora la parola alla giurata – SPOILER VIOLENTI

Chi mi conosce lo sa.
Ci sono espedienti ed espedienti.
Ci sono quei trucchetti che ogni scrittore conosce e che si usano ad arte quando bisogna creare un po’ di aspettativa, quando si vuole stravolgere un equilibrio, quando non si sa più che pesci prendere.
A seconda di come questi espedienti vengono utilizzati il mio livello di “bestemmione cosmico” oscilla. E, quando siamo proprio alla frutta e si usano più espedienti comodi contemporaneamente, si sconfina nel livello Maalox Plus, a cui segue il livello Gaviscon, che oggi posso fregiarmi di aver raggiunto.

In questo libro, che attendevo con grande ansia, non solo si usano ben due espedienti comodi nel giro di mezzo capitolo (e i capitoli sono brevi) ma uno dei due è l’espediente comodo degli espedienti comodi ossia quell’espediente che ho detestato più o meno quattro recensioni sì ed una no, e che prende il temutissimo nome di Gravidanza Indesiderata. Il secondo espediente comodo, ad una manciata di pagine dal primo, è un’ovvia conseguenza dell’ espediente comodo  GI, ossia l’aborto.
Ma andiamo con ordine, altrimenti non ci si capisce più un cazzo.

Alice viene sbattuta a Domodossola dalla Wally, la quale prende al volo una richiesta fatta dalla nostra eroina in un momento di debolezza, per separare i piccioncini e levarsi Alice dalle scatole. Quest’ultima non prende benissimo il trasferimento, anche perchè è pieno inverno e si ritrova sbattuta in un posto gelido, isolato e nevoso, proprio quando a Roma le cose cominciavano ad andare bene e condivideva con CC addirittura la di lui dimora, regno incontrastato della singletudine del nostro stronzissimo eroe.

E fin qui tutto fila liscio.
Il trasferimento stesso per quanto mi riguarda sarebbe stato sufficiente per scombinare un po’ le carte e ritrovarsi magari a barcamenarsi tra incomprensioni, lontananza, vecchie e nuove seghe mentali da condividere con il pubblico.
Invece non succede nulla di tutto questo.
Nonostante la lontananza Alice e Claudio vanno d’amore e d’accordo.
Sembrano quasi una coppia matura e normale.

E qui casca l’asino.
E’ un po’ l’effetto X-files, nel quale noi fanatici abbiamo sopportato 10 stagioni di tensione sessuale repressa che grondava da ogni angolo del teleschermo per arrivare al tanto agognato bacio che avrebbe dovuto trasportarci in una nuova era di rapporti interpersonali tra Fox e Dana e che invece ci ha traghettato nella noia delle noie polverizzando ogni anelito di sessualità a favore di una relazione quasi inesistente sublimata da complotti governativi a nastro.

Lo stesso effetto probabilmente lo ha temuto anche la Gazzola che ha pensato bene che bisognava a tutti i costi ristabilire una certa tensione e per farlo utilizza un metodo che già avevo criticato nella relazione Arthur/Alice. Ossia riproporre le stesse situazioni, le stesse liti, gli stessi meccanismi. Ma siccome di pretesti per litigare vivendo l’uno a 700 km dall’altra non ce ne erano poi tanti, l’idea è stata quella di calcare la mano, con il risultato [come se ci volesse poi tanto] di farmi imbestialire.

Alice infatti si ritrova incinta.
Così…..perchè una volta, se non si ricorda male, sono stati poco attenti. Due medici, nel 2018, lei che non ha una lira, lui che vuole fare carriera….e guarda caso, proprio in quei fatidici giorni….ma dai. Non mi dire…. giura?
E allora, Alice cosa fa?
Cioè ti ritrovi incinta, lontana da casa, senza nemmeno averlo cercato, povera in canna ma sopra ogni altra cosa sapendo che lui non lo vorrebbe…E cosa fai? Ma ovviamente scoppi di gioia e corri da “Mani di Fata” a guardare i completini da neonato cominciando a fantasticare sul nome. Alla 5a settimana. A Domodossola. Da sola. Senza nemmeno un “Oh cazzo….e adesso come glielo dico a Claudio?”.

Intanto…..

Intanto a Roma Claudio è in quella fase tipicamente adolescenziale [poco importa se hai già 40 anni] nella quale ti trovi per la prima volta innamorato e sei frastornato al punto da non riconoscerti più…..poi succede che hai una giornata di merda che più di merda non si può e non trovi di meglio da fare che accettare la palese avance della tua ex e andare a casa sua, bere qualcosa per scioglierti e poi strusciarti selvaggiamente su quella vulva che conosci così bene fino a quando non ti sorge il dubbio che questo atteggiamento sia poco maturo e anche un po’ da stronzi nei confronti della tua donna e allora torni a casa… e mentre torni a casa lei ti chiama e tu menti, fondamentalmente perchè sei un coglione.

E indovinate Alice quale momento ha scelto per decidere di fare una sorpresa al suo uomo e dirgli che presto saranno in 3? Bravissime. Proprio quel giorno.

Lui arriva sotto casa, la vede, lei sa che lui ha mentito, lui come molti uomini non sa tradire senza confessare e quindi comincia con roba del tipo “Giuro che non volevo….ho avuto una giornata di merda…..non è successo nulla”.
Litigano, lei scappa, finisce sotto una moto e addio sogni di biberon e nottate in bianco.

E qui ok….la situazione, nonostante tutto, era ancora recuperabile.

E invece, no.
Invece di massacrarsi di insulti, urla, recriminazioni, accuse alle quali si attingerà per tutte le liti degli anni a venire, Alice si incazza da morire e rifiuta ogni contatto con Claudio. Il che, per inciso, ci sta anche. In pratica hai scoperto che quello che credevi “Cicci-Bucci.Solecuoreamore #noidueunacosasola” ti ha quasi tradita. E tu ci hai anche perso il figlio che già vedevi laureato. Capiamo tutte come ci si sente. Chi ci è passato lo capisce non bene, ma benissimo.

MA.

Ma dio bono!!!!!!
Va bene per due pagine, tre, forse quattro. Poi basta.
Poi mi devi spiegare perchè ritorniamo a comportarci come due/tre libri fa, quando era tutto un ritirarsi sull’aventino e chiudere porte senza mai, nemmeno per sbaglio, comportarsi come degli adulti consapevoli. Passi la gravità della situazione ma trovarsi dal “Voglio vivere con te per sempre, sposarti e avere tantissimi bambini” al “Non ti voglio nemmeno ascoltare, figuriamoci vederti ed è meglio chiuderla qui”. Mi chiedo chiudere che cosa…. un rapporto che può essere chiuso così su due piedi forse…e dico forse…non era poi questa grandissima storia d’amore.

Sul fronte “Crime” come sempre la storia è un po’ all’acqua di rose ma funziona e tutti i comprimari sono sufficientemente interessanti, e finalmente intravediamo uno sprazzo del passato della Wally, che ci conferma un po’ di ipotesi formulate nei libri precedenti.

Dando a Cesare quel che è di Cesare bisogna ammettere che il libro scorre e non ci sono lungaggini che rallentano la lettura e che al solito resto affezionata, nonostante tutto all’intero gruppo di protagonisti, da Alice a Paolone. Per quanto mi riguarda, però, resta il rimpianto di un’occasione mancata. Gli eventi drammatici, eccessivi, sconvolgenti che sono avvenuti nel giro di 5 pagine (no, non è un’esagerazione) avrebbero avuto bisogno di più respiro. Per poter piangere qualcosa o qualcuno, bisogna prima affezionarcisi. Quando tutto succede troppo in fretta alla fine resta l’impressione che nulla sia davvero successo.

Ed è esattamente quello che succede alla fine di questo libro, quando i nostri eroi si ritrovano ed entrambi mostrano la volontà di andare avanti con la loro storia, facendo un salto oltre il cornicione, verso un vuoto che è sì metaforico, ma per me anche un po’ fisico perchè la loro storia in questo libro non ha aggiunto e non ha tolto nulla a quella che era alla fine del capitolo scorso.

E quindi?

E quindi non saprei davvero.
Sono rimasta sconcertata perchè speravo che di fronte al tradimento, alla gravidanza e all’aborto, seguisse un’approfondimento dei caratteri, che si aprisse una finestra che mi facesse guardare dentro Claudio e Alice ed invece mi sono ritrovata con una gestione immatura e sbrigativa a fronte di problemi gravi che coinvolgono più di un aspetto della coppia.

Capisco che non sia un caso ma frutto di una vera e propria scelta editoriale ma non mi soddisfa lo stesso e continuo a pensare che in serie come queste i protagonisti dovrebbero evolversi, cambiare, volendo anche stravolgersi. In fondo, se ci si pensa bene, il tempo opera su di noi cambiamenti atroci. Di quella che ero 8 anni fa, è rimasto poco o niente. E non perchè io sia una banderuola, ma perchè quello che ci succede, volente o nolente, ci cambia e a volte non in meglio come vorremmo.

Non è un brutto libro (espedienti comodi a parte perchè oggettivamente sono troppi e troppo vicini nel tempo per essere sconvolgenti come dovrebbero) ma gli manca quello spessore che lo renderebbe più papabile anche per quei lettori che non si accontentano di leggere le pene d’amore di una trentenne che spesso ha atteggiamenti che rasentano l’infantile.

Che poi io Alice la vorrei come amica, io sarei quella cinica che la tira un po’ fuori dal fotoromanzo in cui vive e che condividerebbe quintali di pasticcini e cioccolate calde. E probabilmente le farei anche un bel discorso sull’importanza di NON fare sorprese ai propri compagni e le passerei un libro sul controllo delle nascite. Così, per riportare tutti nel millennio che stiamo vivendo.

Chiaramente imperdibile per chi sta seguendo la serie, sorvolabile per i lettori occasionali. Io intanto attendo il prossimo.

In poche parole

Al secondo espediente comodo in meno di 5 pagine ho stappato la bottiglia di Gaviscon del ’68 e l’ho finita alla goccia. Prosit.

Gli altri libri della serie sono:

L’Allieva
Un Segreto non è per Sempre
Sindrome da Cuore in Sospeso
Le Ossa della Principessa
Una Lunga Estate Crudele
Un po’ di Follia in Primavera
Arabesque

 

Come due Sconosciuti – Lisa Kleypas

Lo sapete tutte, per me la Kleypas è speciale. Io so che lei sa scrivere, e anche bene, so che sa scrivere storie che mi emozionano, so che sa creare uomini indimenticabili e pretendo tutto questo ad ogni libro. La serie Ravenel fino ad ora è stata una specie di crescendo. Se il primo non mi era piaciuto quasi per niente, il secondo era stato un Bene ma non Benissimo mentre il terzo mi era piaciuto anche e soprattutto per la magnetica presenza di Sebastian St. Vincent. Ero piena di aspettative per questa nuova fatica e mi ha conquistata quasi subito…le prime 60/70 pagine mi erano piaciute abbastanza ma non avevano quel “non so che” da farmi gridare a squarciagola BOOOOOMBA! ma da lì in poi il libro decolla e parte con un ritmo serrato, un susseguirsi di situazioni, pericoli, emozioni, introspezioni, orgasmi e grandi ritorni.

La Trama: Garrett Gibson è l’unica donna medico di Inghilterra, coraggiosa e indipendente come un uomo. Ma non ha mai avuto tempo per una relazione amorosa. Fino a quando non conosce Ethan Ransom, ex detective di Scotland Yard. Di lui si dice che sia un assassino, di certo è pericoloso, soprattutto per Garrett. Perché da nessuno si è mai sentita attratta così…

Ed ora la parola alla giurata….cercherò di non spoilerare nulla

Io non so nemmeno da dove cominciare. Libri come questo sono il motivo per il quale io amo Lisa Kleypas. Quei libri che non smetteresti di leggere, quei personaggi che ti ricorderai a distanza di tempo, quelle storie……
…… storie piene di tutto, anche esagerato, strabordante.
L’amore troppo AMMMOREEEEEE, le difficoltà insormontabili, i pericoli costanti, gli orgasmi che sono davvero orgasmici (e in questo libro la descrizione del primo orgasmo di Garrett è talmente particolareggiata e lunga da sforare il racconto scientifico), i personaggi talmente rifiniti che ti sembrerà, alla fine della lettura, di averli conosciuti davvero.

E poi in questo libro, ad un certo punto, quando meno te l’aspetti, spunta lui.
L’Uomo Caramella Rossana. Giuro che ogni cazzo di volta che compariva nella storia, diceva qualcosa, o semplicemente intuivo la sua presenza da qualche parte nella stanza o addirittura nella magione “I started to cream in my knickers” come avrebbe detto Miriam Margolyes. Mio dio non vedo l’ora che esca il libro incentrato su di lui perchè se mantiene le aspettative è roba da sburrare per due giorni di fila e di abbandonare i Sex Toys a favore della rilettura ….

Mi è già venuta la vampata.

Ma a parte l’Uomo Caramella Rossana (e badate bene che non ho detto Uomo Harmony e non è certo un caso) qui siamo di fronte a due bei personaggi sui quali si concentra tutta l’attenzione della Kleypas. A differenza degli altri libri, dove il contorno di persone a volte distraeva o risultava eccessivamente invadente, rumoroso, macchiettistico, qui Zia Lisa decide di sezionare corpo e anima dei nostri due eroi e ne esce un quadro sfaccettato e completo di due persone che per un motivo o per l’altro nella vita hanno accantonato se stessi in favore degli altri.

Garrett, che ha dedicato la sua vita alla professione medica in un mondo che ancora non era in grado di accettare che una donna avesse le stesse potenzialità cerebrali di un uomo, ha dovuto crearsi una scorza bella dura per resistere ad offese e pregiudizi. Garrett che va in giro in zone malfamate di Londra per curare anche i più bisognosi e che viene seguita da un uomo misterioso….

Ethan dal canto suo ha avuto più o meno una vita di merda. E non si è mai concesso nemmeno il lusso di immaginare la quotidianità di una vita famigliare. Lui che è stato poliziotto e poi membro di una squadra speciale dei servizi segreti. Lui che abbiamo conosciuto nei precedenti libri perchè assoldato da Winterbone e descritto come losco e pericoloso. Lui che in realtà è alto, forte, bello, muscoloso e con un enorme cazzo pronto ad immergersi in inviolati antri. E non è la mia solita esagerazione, ma la considerazione di un medico come Garrett, quindi affidabilissima.

Due personalità estremamente diverse ma decisamente affini, due anime bisognose di comprensione e di affetto, di lasciarsi andare, di riscoprirsi esseri fatti di carne e sangue e non solo di cervello e nervi saldi.

Il loro è un amore improvviso, fulminante, importante.
E non potrebbe essere altrimenti.

Per quanto mi riguarda la parte più “debole” è l’inizio. Il modo in cui si interfacciano, l’eccessiva resistenza di Garrett e i pretesti grazie ai quali continuano a incontrarsi e scontrarsi non mi avevano fatta sospirare o tremare di anticipazione. Ma si parla sempre di una lamentela eccessiva, dettata più dal fatto di aspettarsi 10 e trovarsi davanti ad un 8 piuttosto che a delle carenze vere e proprie di idee e di scrittura.

Poi però….

…… arriva un punto in cui tutto comincia ad intrecciarsi meravigliosamente e la storia corre a ritmo serrato, i personaggi crescono, i comprimari diventano fondamentali, si comprendono gli ingranaggi di un meccanismo che funziona come un orologio svizzero e, #Siabenedettoiddio, si tirano un po’ le fila del discorso irlandese introdotto con il libro precedente e, lasciatemelo dire, trattato all’epoca in modo a dir poco indegno (la parte poliziesca nel libro precedente era a dir poco un pretesto fastidioso ed inutile).

E poi c’è lui.

L’Uomo Caramella Rossana, colui che sarebbe tutto da scartare, succhiare e leccare. Un uomo che riesce ad essere ironico, sarcastico, sexy e dolce contemporaneamente. Non sbaglia un’entrata, una battuta, un movimento.
E’ praticamente perfetto.
E quest’uomo è West Ravenel.
Dal primo momento in cui compare nella storia, ruba completamente la scena a tutti, l’unica a tenergli testa è Garrett; insieme come coppia avrebbero spaccato il culo ai passeri e su questo la Kleypas ci gioca anche, facendo ripetuti riferimenti durante tutto il racconto al fatto che sarebbero stati una bella coppia.

Ora però c’è un grande, enorme, insormontabile problema.
Sarà in grado Zia Lisa di mantenere questo livello e scrivere un libro che riesca a non rendere West una caricatura di se stesso? Sarà in grado di farci vedere, sentire, palpare la profondità di questo meraviglioso uomo?
Perchè io ora lo pretendo. Pretendo il massimo. E quanto sia esigente e cagacazzo lo sanno ormai tutti.

Era da tempo che aspettavo un libro che mi soddisfacesse in pieno. Era da tempo che finivo una storia ma restavo con l’impressione che mancasse qualcosa o che le cose avrebbero dovuto andare in modo diverso.
Ora sono soddisfatta.
Come due sconosciuti  è un bel libro.
Ci sono bei personaggi, una bella storia, un complotto che ha senso e che è gestito bene; si affronta il tema dell’emancipazione femminile e ancora una volta si parla in modo indiretto della drammatica condizione delle classi basse nell’Inghilterra dell’Ottocento. E in tutto ciò non viene calcata la mano usando storie che sforano il patetismo ma anzi, è spesso usato un approccio più, passatemi il termine, tecnico. Che a mio parere è decisamente più efficace.

Che dire…. io l’ho amato molto e vi consiglio di leggerlo il prima possibile.
Resto comunque dell’idea che il titolo originale “Hello Stranger” fosse decisamente più azzeccato.

In poche parole

Se cercate del buon sesso, una versione ottocentesca di CSI e Grace Anatomy…… se vi piacciono le Spy Story e siete sensibili alle cause sociali ma, sopra ogni altre cosa, se anche voi  come me anelate l’Uomo Caramella Rossana, allora questo è il libro che fa per voi.

 

La Vendetta di Mick Trewlove – Lorraine Heath

Ed ecco a noi l’ennesima miniserie della nostra amica Lorraine che verrà inspiegabilmente massacrata, in fase di pubblicazione, dall’editoria italiana. Ci si chiede come mai invece di terminare le serie aperte si sia sentita l’esigenza di introdurne una nuova.
Tra l’altro non so bene come si inserisca nell’intricatissimo giro di parentele delle precedenti serie, ma ad un certo punto una tizia sta male e chiamano il dottor Graves. A giudicare dalla data direi che è quello Junior ma in fondo conta poco, pochissimo, praticamente niente.

La Trama: Londra, 1871.
Figlio illegittimo di un duca, Mick Trewlove è stato affidato appena nato alle cure di una comune cittadina. Nonostante le modeste possibilità economiche, è diventato un uomo d’affari di successo, ma la ricchezza e la posizione ottenute non hanno soddisfatto il suo desiderio di rivalsa contro l’uomo che lo ha abbandonato e che ancora si ostina a non riconoscerlo. Per ottenere vendetta, decide allora di distruggere la vita dell’erede legittimo del duca, sfruttando la debolezza che questi mostra per il gioco d’azzardo e corteggiandone la promessa sposa, la dolce e proba Lady Aslyn Hastings. Troppo tardi, però, proprio quando il piano sta per avere successo, Mick si accorge di essere caduto nella sua stessa trappola.

Ed ora la parola alla giurata – Spoileroni

Non uno dei libri più brillanti di questa scrittrice, non uno dei più appassionanti, non uno dei migliori,  e potrei andare avanti ad elencare tutto ciò che non è, tuttavia si legge piuttosto bene. Passate le prime 100 pagine. Sì, le prime 100 pagine sono piuttosto noiosette. Roba che ti viene voglia di saltare interi paragrafi nella speranza che succeda qualcosa….qualsiasi cosa.

Mick è un personaggio interessante, o almeno potrebbe essere interessante se non fosse che me lo presentano come una bestia assetata di vendetta e dopo 3 nanosecondi in compagnia di Aslyn mi si ammorbidisce passando in un istante dall’essere “Uomo Caramella Rossana” a pastiglietta digestiva Brioschi. E no, così non si fa. Perchè il problema è che ci mette troppo poco a provare dei sentimenti amorosi per la pulzella.
I veri bastardi i sentimenti amorosi li rifuggono, anzi….per prima cosa non li comprendono, quindi li sottovalutano, poi cercano di combatterli, poi pensano di poterli gestire e alla fine soccombono, ma sempre senza perdere la dignità di Evil King della storia. Cioè, Lorraine, se tu me lo sputtani immediatamente e mi fai capire che no, non è lo stronzo senza cuore che vuole far credere, beh……mi togli tutto il gusto. E non è cosa buona e giusta, anzi…è profondamente sbagliato e scorretto nei confronti di chi come me il bastardone lo ama per principio.

D’altro canto lei è la classica brava ragazza, intelligente, apparentemente di sani principi, fidanzatissima, inespertissima, cresciuta nella bambagia ma atrocemente moderna nell’approccio con le classi basse e con i poveri in canna. Ed ho subito sentito odore di santarella che in due righe si trasforma in troiaccia perchè sono sempre le figlie di Maria le prime a darla via.

Ed infatti…

Una sera l’erede del legittimo Duca e Aslyn sono in giro per i Cremorne Gardens e, casualmente, si imbattono in Mick e la di lui sorella e la nostra pulzella tutta casa e chiesa si trova con mutande bagnate e tante idee strampalate tipo farsi ciucciare dall’appena conosciuto e bastardo di nascita Mick. Quindi comincia a chiedersi se sia davvero innamorata del fidanzato Kit, visto che non le suscita praticamente nulla.

Dal dubbio all’esigenza perentoria di sperimentare tutte quelle belle sensazioni che Mick le provoca è un attimo e passiamo dal “non si danno un bacio nemmeno a pagare oro” a “la fa orgasmare come non ci fosse un domani” in un battito di ciglia, con Aslyn che per incontrarlo racconta un sacco di balle a tutti e nessuno si accorge di niente nonostante a parole lei fosse segregata in casa dai tutori.

Dopo il primo orgasmo lei si trasforma in un troione che Cicciolina Levati, è tutto un “Voglio toccarlo” “Ti Voglio Dentro Subito” “Ho voglia di leccarlo” che onestamente sono troppo persino per me. Un po’ di timidezza virginale Santoddioooooooo!!!!!!

E, ovviamente, è AAAAAAAAAMMMMMMOOOOOOOOORRRRREEEEEEEEEE
Finchè lei, dopo l’unico meraviglioso amplesso, scopre che lui in realtà la sta usando per distruggere la famiglia del padre naturale e allora ci rimane dimmerda (va detto che almeno non resta passiva ma combatte come una tigre a suon di “SEI UN COGLIONE” e via dicendo) e torna a casa dei tutori.

E poi, improvvisamente, nella mediocrità generale, quando ormai pensavo che la storia sarebbe finita nel solito prevedibile modo, Lorraine tira fuori il coupe de theatre dei coupe de theatre scoperchiando il vaso di pandora, i veri natali di Mick e tutto sommato una storia credibile, drammaticissima (che però non mi ha strappato mezza lacrimuccia e calcolate che da quando ho avuto i figli piango anche per la pubblicità della carta igienica) e che mette tutto sotto una luce completamente diversa.

E da lì in poi è tutto un volemose bbbbene. Tutto un pucci ti voglio più bene io, no io, e siamo una grande famiglia felice, tutti insieme appassionatamente e via dicendo, al punto di ridurmi a questa espressione per più o meno mezza giornata.

Però, nonostante io mi spazientisca quando la mielosità raggiunge livelli troppo elevati, c’è da dire che la sbobba si lascia leggere piuttosto volentieri. Non è quella roba per la quale viene il sospirone al solo pensiero ma non vengono nemmeno le madonne, quindi diciamo che sì, tenetevelo buono per le domeniche piovose che, volenti o nolenti, prima o poi arriveranno.

Peccato.
Peccato però che ci facciano sorbire anche l’epilogo, con tanto di sole-cuore-amore ed immancabili pargoli. Perchè i nobili possono anche metterci 2 anni ad avere il primo figlio (un record se calcolate che nel 99,9% dei libri lei rimane incinta alla primissima scopata) ma poi l’utero della donna in questione sforna bambini alla velocità con la quale si susseguono i fuochi d’artificio. PamPataPanPan e via di proleeeeeeeeeeee

Che dire?
Restano altri 3 o 4 fratelli Trewlove da sistemare quindi nei prossimi tempi non mancherà certo qualcosa da leggere.

In poche parole

Mi sarei risparmiata volentieri la descrizione della scia di bava che Mick lascia sulla pancia di Aslyn mentre si appropinqua a farle un cunnilingus. Certe cose sarebbe sempre meglio lasciarle alla fervida immaginazione del lettore.

Poschina