Come due Sconosciuti – Lisa Kleypas

Lo sapete tutte, per me la Kleypas è speciale. Io so che lei sa scrivere, e anche bene, so che sa scrivere storie che mi emozionano, so che sa creare uomini indimenticabili e pretendo tutto questo ad ogni libro. La serie Ravenel fino ad ora è stata una specie di crescendo. Se il primo non mi era piaciuto quasi per niente, il secondo era stato un Bene ma non Benissimo mentre il terzo mi era piaciuto anche e soprattutto per la magnetica presenza di Sebastian St. Vincent. Ero piena di aspettative per questa nuova fatica e mi ha conquistata quasi subito…le prime 60/70 pagine mi erano piaciute abbastanza ma non avevano quel “non so che” da farmi gridare a squarciagola BOOOOOMBA! ma da lì in poi il libro decolla e parte con un ritmo serrato, un susseguirsi di situazioni, pericoli, emozioni, introspezioni, orgasmi e grandi ritorni.

La Trama: Garrett Gibson è l’unica donna medico di Inghilterra, coraggiosa e indipendente come un uomo. Ma non ha mai avuto tempo per una relazione amorosa. Fino a quando non conosce Ethan Ransom, ex detective di Scotland Yard. Di lui si dice che sia un assassino, di certo è pericoloso, soprattutto per Garrett. Perché da nessuno si è mai sentita attratta così…

Ed ora la parola alla giurata….cercherò di non spoilerare nulla

Io non so nemmeno da dove cominciare. Libri come questo sono il motivo per il quale io amo Lisa Kleypas. Quei libri che non smetteresti di leggere, quei personaggi che ti ricorderai a distanza di tempo, quelle storie……
…… storie piene di tutto, anche esagerato, strabordante.
L’amore troppo AMMMOREEEEEE, le difficoltà insormontabili, i pericoli costanti, gli orgasmi che sono davvero orgasmici (e in questo libro la descrizione del primo orgasmo di Garrett è talmente particolareggiata e lunga da sforare il racconto scientifico), i personaggi talmente rifiniti che ti sembrerà, alla fine della lettura, di averli conosciuti davvero.

E poi in questo libro, ad un certo punto, quando meno te l’aspetti, spunta lui.
L’Uomo Caramella Rossana. Giuro che ogni cazzo di volta che compariva nella storia, diceva qualcosa, o semplicemente intuivo la sua presenza da qualche parte nella stanza o addirittura nella magione “I started to cream in my knickers” come avrebbe detto Miriam Margolyes. Mio dio non vedo l’ora che esca il libro incentrato su di lui perchè se mantiene le aspettative è roba da sburrare per due giorni di fila e di abbandonare i Sex Toys a favore della rilettura ….

Mi è già venuta la vampata.

Ma a parte l’Uomo Caramella Rossana (e badate bene che non ho detto Uomo Harmony e non è certo un caso) qui siamo di fronte a due bei personaggi sui quali si concentra tutta l’attenzione della Kleypas. A differenza degli altri libri, dove il contorno di persone a volte distraeva o risultava eccessivamente invadente, rumoroso, macchiettistico, qui Zia Lisa decide di sezionare corpo e anima dei nostri due eroi e ne esce un quadro sfaccettato e completo di due persone che per un motivo o per l’altro nella vita hanno accantonato se stessi in favore degli altri.

Garrett, che ha dedicato la sua vita alla professione medica in un mondo che ancora non era in grado di accettare che una donna avesse le stesse potenzialità cerebrali di un uomo, ha dovuto crearsi una scorza bella dura per resistere ad offese e pregiudizi. Garrett che va in giro in zone malfamate di Londra per curare anche i più bisognosi e che viene seguita da un uomo misterioso….

Ethan dal canto suo ha avuto più o meno una vita di merda. E non si è mai concesso nemmeno il lusso di immaginare la quotidianità di una vita famigliare. Lui che è stato poliziotto e poi membro di una squadra speciale dei servizi segreti. Lui che abbiamo conosciuto nei precedenti libri perchè assoldato da Winterbone e descritto come losco e pericoloso. Lui che in realtà è alto, forte, bello, muscoloso e con un enorme cazzo pronto ad immergersi in inviolati antri. E non è la mia solita esagerazione, ma la considerazione di un medico come Garrett, quindi affidabilissima.

Due personalità estremamente diverse ma decisamente affini, due anime bisognose di comprensione e di affetto, di lasciarsi andare, di riscoprirsi esseri fatti di carne e sangue e non solo di cervello e nervi saldi.

Il loro è un amore improvviso, fulminante, importante.
E non potrebbe essere altrimenti.

Per quanto mi riguarda la parte più “debole” è l’inizio. Il modo in cui si interfacciano, l’eccessiva resistenza di Garrett e i pretesti grazie ai quali continuano a incontrarsi e scontrarsi non mi avevano fatta sospirare o tremare di anticipazione. Ma si parla sempre di una lamentela eccessiva, dettata più dal fatto di aspettarsi 10 e trovarsi davanti ad un 8 piuttosto che a delle carenze vere e proprie di idee e di scrittura.

Poi però….

…… arriva un punto in cui tutto comincia ad intrecciarsi meravigliosamente e la storia corre a ritmo serrato, i personaggi crescono, i comprimari diventano fondamentali, si comprendono gli ingranaggi di un meccanismo che funziona come un orologio svizzero e, #Siabenedettoiddio, si tirano un po’ le fila del discorso irlandese introdotto con il libro precedente e, lasciatemelo dire, trattato all’epoca in modo a dir poco indegno (la parte poliziesca nel libro precedente era a dir poco un pretesto fastidioso ed inutile).

E poi c’è lui.

L’Uomo Caramella Rossana, colui che sarebbe tutto da scartare, succhiare e leccare. Un uomo che riesce ad essere ironico, sarcastico, sexy e dolce contemporaneamente. Non sbaglia un’entrata, una battuta, un movimento.
E’ praticamente perfetto.
E quest’uomo è West Ravenel.
Dal primo momento in cui compare nella storia, ruba completamente la scena a tutti, l’unica a tenergli testa è Garrett; insieme come coppia avrebbero spaccato il culo ai passeri e su questo la Kleypas ci gioca anche, facendo ripetuti riferimenti durante tutto il racconto al fatto che sarebbero stati una bella coppia.

Ora però c’è un grande, enorme, insormontabile problema.
Sarà in grado Zia Lisa di mantenere questo livello e scrivere un libro che riesca a non rendere West una caricatura di se stesso? Sarà in grado di farci vedere, sentire, palpare la profondità di questo meraviglioso uomo?
Perchè io ora lo pretendo. Pretendo il massimo. E quanto sia esigente e cagacazzo lo sanno ormai tutti.

Era da tempo che aspettavo un libro che mi soddisfacesse in pieno. Era da tempo che finivo una storia ma restavo con l’impressione che mancasse qualcosa o che le cose avrebbero dovuto andare in modo diverso.
Ora sono soddisfatta.
Come due sconosciuti  è un bel libro.
Ci sono bei personaggi, una bella storia, un complotto che ha senso e che è gestito bene; si affronta il tema dell’emancipazione femminile e ancora una volta si parla in modo indiretto della drammatica condizione delle classi basse nell’Inghilterra dell’Ottocento. E in tutto ciò non viene calcata la mano usando storie che sforano il patetismo ma anzi, è spesso usato un approccio più, passatemi il termine, tecnico. Che a mio parere è decisamente più efficace.

Che dire…. io l’ho amato molto e vi consiglio di leggerlo il prima possibile.
Resto comunque dell’idea che il titolo originale “Hello Stranger” fosse decisamente più azzeccato.

In poche parole

Se cercate del buon sesso, una versione ottocentesca di CSI e Grace Anatomy…… se vi piacciono le Spy Story e siete sensibili alle cause sociali ma, sopra ogni altre cosa, se anche voi  come me anelate l’Uomo Caramella Rossana, allora questo è il libro che fa per voi.

 

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Come Respira una Piuma – Marcello Florita

Ci sono letture leggere e letture pesanti.
Leggere questo libro è stato pesante come un’incudine lanciata a duecento all’ora che ti piomba diretta sullo stomaco. Non sul cuore, o sulla pancia, ma proprio sullo stomaco, quell’organo che per me simboleggia la somatizzazione, il campanello d’allarme che qualcosa non va, sto di nuovo accumulando tensione, dolore, frustrazione.
L’incudine è arrivata e ha stravolto tutto, ha spappolato quel nocciolo di bagaglio emozionale represso che stava lì da 3 anni. Una specie di groviglio di fili stretti l’uno all’altro che non permettevano a nulla di entrare e di uscire.
Marcello, o meglio….papà di Francesca e Filippo, grazie.

Sinossi: Francesca e Filippo sono i protagonisti di questo romanzo, due gemelli nati al sesto mese e mezzo di gravidanza, che insieme ai genitori si trovano ad affrontare un doloroso percorso lontano dal “miracolo della vita”. La TIN (Terapia Intensiva Neonatale) è un “non-luogo” dove la nascita e il riconoscimento della propria genitorialità sono un processo lento e travagliato che passa attraverso tre passaggi obbligatori segnati dai diversi livelli di contatto con il proprio cucciolo. In un luogo, dove non è mai concesso festeggiare, timori giornalieri s’alternano a timide conquiste: un contatto, una poppata, un primo respiro spontaneo. In questo racconto si delinea una concezione della paternità molto diversa da quella raccontata solitamente: un delicato gioco di relazioni le cui regole sono scritte sulla sabbia.

Ed ora la parola alla giurata

Questa è una recensione “di pancia”.
Non ci saranno verghe turgide, multiorgasmi, sarcasmo, ironia e caramelle Rossana tutte da succhiare.
Ma ci sarò io. L’altra parte di me. Quella meno frivola e più concreta. Quella che ormai nascondo sempre più spesso….quella che ha un disperato bisogno di “venire fuori”.

Il primo ricordo che ho legato alla maternità è la sensazione di vuoto e solitudine. Vuoto, perchè mi erano appena stati strappati dalla pancia i miei figli, alla 31esima settimana di gestazione e solitudine perchè ero in sala operatoria, da sola, senza nessuna voce amica in quanto trattandosi di un cesareo d’urgenza, il mio compagno è rimasto fuori. Ed è anche stato fortunato (se così si può dire) perchè ha potuto vedere Emanuele e Alessandro ben 2 giorni prima di me. Li ha respirati, li ha toccati. Poi non credo che vedere che intubano i tuoi figli minuscoli, prematuri e sofferenti sia proprio quella meravigliosa esperienza di genitorialità di cui tutti parlano, ma per me resta comunque qualcosa che mi è stata negata, quel primo contatto tanto fondamentale che a me è mancato.
Quindi ero una mamma sola e vuota.

Il reparto, il giorno dopo, pullulava di neonati sani, torniti, urlanti, scagazzanti, fastidiosamente in buona salute e di parenti. Padri orgogliosi, nonni orgogliosi, zii, amici, cugini di 15esimo grado ed io ero sola. Nessun bambino, nessun parente, nessuno. Solo io. I miei genitori sono passati a trovarmi ma nessuno è rimasto con me tutto il giorno mentre, letteralmente, cercavo di mantenermi calma per non impazzire di dolore  e preoccupazione.

Il giorno seguente per fortuna posso vederli, dopo un viaggio atroce in ambulanza, 40 gradi, la ferita del cesareo che gridava vendetta, l’attesa in accettazione e la chilometrica camminata dal reparto maternità alla TIN. Arrivo nella loro stanza e finalmente li vedo, piccoli (in realtà erano coerenti con l’età gestazionale ma minuscoli rispetto ad un neonato a termine), rossastri, quasi completamente coperti da lenzuolini, cannule, cappellini, occhialini, c-pap, bende…..e via dicendo. E la prima impressione che ho è quella giusta. Stanno chiaramente ed inconfutabilmente soffrendo. Lo si evince dal respiro, dalla cassa toracica che si espande in modo irregolare e schizofrenico e dal cuore, che si sente chiaramente sotto il polpastrello del dito indice, quando mi arrischio a toccare Emanuele. Sento il suo cuore.
Non il battito.
L’organo.

E in questo primo incontro in realtà non c’è armonia, magia, campane che suonano, lacrime di commozione, maternità che sprizza da tutti i pori ma solo una sensazione netta e tagliente “Non sono nemmeno riuscita a portare a termine una gravidanza. Per colpa mia stanno male”.

Armata di questa convinzione mi attivo per fare tutto quello che posso per sentirmi più mamma e meno incapace e mi lancio nel tiraggio del latte. Marcello descrive bene quella competizione che si crea per dimostrare, prima di tutto a se stesse, di essere in grado di fare qualcosa di normale, visto che con la gestazione non è andata tanto bene, quindi il latte diventa fondamentale. I miei primi 5 ml li ricordo ancora. E ricordo ancora le notti a casa, quando puntavo la sveglia alle 3 di notte per attaccarmi al tiralatte, da sola, in cucina. Con il timer del cellulare a volume massimo perchè ogni tanto mi addormentavo. Perchè allattare e tirarsi il latte NON è la stessa cosa. E’ sempre il miglior latte che puoi dare al tuo bambino ma manca il calore, il respirarsi addosso. Me lo disse una mamma che era al suo secondo figlio “Non capisco quelle donne che preferiscono dare il latte artificiale invece del proprio, è così bello attaccare tuo figlio, caldo, morbido, che ti respira addosso”. Bellissimo. Quest’idea che allattando ci si respiri a vicenda. Ci si annusi. Ci si conosca.

E questa cosa mi è rimasta dentro. Questa mancanza intendo. Vedo e sento tantissime neomamme che non allattano, non perchè non abbiano latte o perchè i bambini per malattie varie non possano suggere ma perchè trovano più comodo il latte artificiale.
C’è sempre quell’attimo, quando mi trovo di fronte ad una mamma che mi dice che aveva il latte ma ha preferito ripiegare sull’artificiale per comodità e perchè allattare è doloroso, nel quale mi verrebbe voglia di farle parlare con le donne disperate che ho conosciuto in TIN, quelle che nonostante gli sforzi avevano poco latte o quelle che ne avevano ma non potevano attaccare il figlio e passavano intere mezzore a rimproverarsi per non poter avere quell’opportunità, quel rapporto. Mi verrebbe voglia di gridargli in faccia “Eh, certo……parli dall’alto del tuo enorme culo, è andato tutto bene, il vitello lo hai portato a casa dopo 3 giorni e ti permetti persino di sprecare IL LATTE!”
Eh sì, sono umana ed incazzosa.
Ma anche razionale, quindi passato quell’attimo mi rendo conto che piuttosto di una madre allattante ma depressa e scazzata è meglio una madre non allattante ma felice e rilassata. Però quell’attimo c’è sempre, ogni volta.

Ci sono tante, tantissime sensazioni vissute in TIN che erano rimaste incastrate nel groviglio di fili che avevo all’altezza dello stomaco e Marcello, ripercorrendo la sua storia, che è anche un po’ la mia, ha trovato il bandolo della matassa e lentamente, mentre leggevo le sue parole (lentamente un cazzo, è stato come far esplodere una diga) tutte le emozioni, dal dolore sordo e persistente alla gioia, delicata come un battito di ali della farfalla più piccola del mondo, sono tornate a farsi sentire. Dolorosamente ma soprattutto catarticamente (che non so nemmeno se si può dire ma ci siamo capiti).

Sento ancora la fatica che ho fatto quando abbiamo deciso di portare a casa Alessandro, che ormai stava bene e di lasciare in ospedale Emanuele. Scelta razionale, estremamente razionale che ho pagato ogni volta che guardavo Alessandro e pensavo che Emanuele era lontano, che non potevo abbracciarlo, che l’avevo lasciato in ospedale; un senso di colpa che covo ancora. Meno male che c’era mia madre, che armata di una forza di volontà straordinaria, ogni giorno affrontava i 40 gradi dell’estate milanese per raggiungere la clinica e farlo sentire meno solo. Ancora oggi lo chiama “il MIO Emanuele”, probabilmente non se ne rende nemmeno conto, ma lo sente un po’ suo perchè in effetti ha fatto le mie veci tutte le volte che non potevo andare a trovarlo. Si ricorda ancora di quando, mentre gli dava da mangiare, è diventato blu…il monitor impazzito e l’infermiere che dichiara “Signora, così me lo uccide”. Era una “banalissima” apnea ma mia madre non l’aveva mai vissuta personalmente e lo ricorda ancora con angoscia. D’altronde lui non mangia, si ingozza di cibo, lo ha sempre fatto e lo fa ancora adesso. Solo che a 35 settimane non aveva ancora meccanizzato che non puoi mangiare e dimenticarti di respirare.

E non avete idea di quante volte mentre leggevo mi sia venuta voglia di sventolare il libro in faccia alla gente urlando “Leggi……è esattamente così che mi sentivo. Ecco, sono io….sono IO!!!” Perchè in effetti è come se qualcuno mi fosse entrato dentro e avesse esplorato la mia emotività in quei cazzo di due mesi che ho passato in TIN; tra monitor urlanti, apnee, lavaggi mani eterni e montagne russe emozionali.

Finalmente qualcuno è riuscito a mettere nero su bianco cosa significa essere un genitore prematuro, Marcello usa il termine “Irregolare” che è splendido e rende benissimo l’idea di una situazione di limbo costante nella quale oscilli tra un mondo esterno che non ti comprende e l’inferno della TIN nel quale alla fine trovi una quotidianità e una routine che però restano una realtà aliena, fittizia, segnante.

Un libro semplicemente unico e coinvolgente, certo….per me è stato una bomba e per i lettori che non hanno vissuto quest’esperienza probabilmente non avrebbe lo stesso impatto, ma è soprattutto un libro onesto e sincero, dove un padre (psicologo, dettaglio fondamentale perchè gli ha permesso di analizzare con professionalità e cognizione di causa tutti quei meccanismi che scattano nel genitore catapultato all’Inferno) si confessa senza pudori. Ho adorato anche come riesce comprendere sua moglie, le paure, le insicurezze, le debolezze di una donna di fronte ad una situazione complessa e di come traspaiano un rispetto e una delicatezza rari, che in parte si devono alla comprensione in senso professionale, ma che secondo me hanno radici profonde nella persona.

Probabilmente devo arrendermi all’idea che mi sentirò sempre una madre irregolare, che continuerò ad essere infastidita dalle puerpere che descrivono un parto perfettamente regolare come “traumatico”, quelle che mi dicono candidamente “Almeno tu ti sei risparmiata ore di contrazioni, a me il cesareo lo hanno fatto dopo 20 ore di sofferenza”…. mai una che rifletta su quando è dolorosa è traumatizzante un’esperienza come un parto prematuro, su quanto le 20 fottute ore di contrazioni svaniscano di fronte alle 1300 ore di sofferenza fisica, psicologica ed emotiva che ho passato in TIN.
Devo arrendermi all’idea che non tollererò mai e non perdonerò mai quelli che mi hanno detto, mentre avevo i figli in TIN “Beh, approfittane per riposare perchè poi quando arrivano a casa….allora sì che sarà dura”. Come se io la notte non la vivessi come il momento peggiore, perchè loro erano da soli, e avrebbero potuto sentirsi male, soffrire, morire. Come se non fosse estenuante tirarsi il latte ogni 3 ore e correre avanti e indietro tra Cesate e la Mangiagalli.

E no, ora ve lo dico in faccia e sarò anche scortese, quando arrivano a casa non è dura. Quando arrivano a casa è un dono, è gioia, è felicità, è famiglia.
Un genitore “irregolare” attende il giorno delle dimissioni come un campo arido anela l’acqua. Siete voi, madri regolari e padri regolari, che avete terra fertile e rigogliosa, che vi lamentate perchè le piante fanno troppi frutti, perchè l’erba cresce troppo velocemente e non vi fermate nemmeno un secondo a riflettere per rendervi conto di quanto siete fottutamente fortunati.

Ammiro quelli che riescono ad archiviare, a dimenticare, a superare un’esperienza come la TIN dichiarando serenamente che è passata, è andato tutto bene ed è inutile ripensare a quei momenti.

Prima di leggere questo libro il dolore me lo portavo dentro, lo sentivo sulla pelle e lo avvolgevo insieme a tutte le altre emozioni in un groviglio senza capo nè coda.
E grazie a Marcello ora lo abbraccio, lo faccio mio, lo vivo, lo metabolizzo e soprattutto lo accetto.

Non posso fingere di non provarlo ma soprattutto non voglio più fingere di non provarlo.

Non saprei a chi consigliare questa lettura. Sicuramente a chi sta vivendo, in questo momento, una situazione simile, ai parenti, ai nonni e agli amici di genitori “irregolari”. E anche a tutte le persone intelligenti che hanno voglia di comprendere e di crescere.

Ah, ovviamente ho versato litri e litri di calde, amarissime, liberatorie lacrime.

In poche parole

Un libro poetico, crudo e sincero, di cui avevo un estremo bisogno senza nemmeno saperlo. Grazie Marcello.

Poschina

Mani Calde, Cuore Freddo – Miss Black

Ci provo, perchè sono a casa sola con Satana e Lucifero che sono in piena fase Terrible Two e che in questo momento stanno saltando sul mio letto armati di biscotti e di un ombrello pieghevole che hanno rubato chissà dove mentre io, madre degenere, cerco di scrivere una recensione…..

Qualche anno fa, non so come e non so perchè, ho acquistato il mio primo libro di Miss Black che, cita la biografia “… ha lavorato per anni come mistress, in Italia e all’estero. Si è ritirata e vive in Gran Bretagna. Scrivere per lei è un hobby” e vorrei che fosse chiaro che a me questa versione piace, cioè anche se in realtà fosse un’ultrasessantenne di Bollate che ha sempre fatto la casalinga non lo voglio sapere, e non voglio nemmeno sapere se in realtà è un’autrice che detesto che scrive sotto pseudonimo. A me piace così, come si presenta, se poi è davvero una ex mistress ora rilassata scrittrice, meglio ancora.

Tutto questo inizio prolisso solo per dire che una volta trovata, non l’ho più lasciata andare.

La Trama: Si può finire a letto con qualcuno senza averne l’intenzione? È quello che succede a Kerry Arveda, operativa della CIA alla prima missione sul campo. Il suo obbiettivo è scoprire se un’azienda di componentistica meccanica aggira le sanzioni internazionali verso gli “stati canaglia” e per farlo pensava di fare amicizia con Ethan Fairchild, uno dei dirigenti della compagnia. Ma le cose non sono andate come previsto, anche perché Ethan «non pratica il romanticismo» e il loro primo appuntamento si è trasformato in una sessione di sesso torrido. In un certo senso imbastire una relazione con lui è un modo come un altro per farsi portare in Europa con il gruppo incaricato di incontrare i clienti internazionali, in un altro… Ethan è la persona più fredda del mondo, incredibile a letto, ma senza cuore. Oppure no? Forse le cose non stanno proprio come sembrano… in tutti i sensi.

Ed ora la parola alla giurata – ovviamente spoiler…

Allora, più che una recensione su questo libro nello specifico, che a me è piaciuto moltissimo, come mi piacevano da impazzire i primi….vogliamo parlare di “Comprami” e “Iniziazione al piacere”…de “La Rondine Rossa” e “I Divorziati”? è più che altro una nota di apprezzamento per questa scrittrice perchè come non innamorarsi di questa donna, che scrive di sesso usando termini come cazzo, vagina, squirting, orgasmo e non eufemismi del cazzo che non fanno altro che portarmi ad un passo dall’attacco isterico e, diciamocelo, mettersi a gridare in treno alle 7.45 del mattino “si chiamano capezzoli, non nodini!!!!!!!” potrebbe farmi passare per una squilibrata, invece che per una donna tutto sommato normale che chiama vulva la vulva e cazzo il cazzo.

Cmq. oltre a scrivere bene in modo scorrevole storie che spaziano dal Crime (tra le mie preferite perchè ovviamente crescendo a Quarto Oggiaro non potevo che sviluppare una certa malatissima predilezione per i criminali disadattati) al Romance, passando per il BDSM, per il Fantasy e per lo Sci-fi, ha una capacità non indifferente di rendere ogni cazzo di ambientazione interessante ed ogni storia riesce ad essere plausibile nonostante ci siano sparatorie, aborti praticati in un treno in corsa e roba come trasfigurazioni magiche. C’è un po’ troppa carne al fuoco? No, quantomeno secondo me. Poi ok, ogni tanto ho pensato che non ci fosse un unico scrittore ma almeno tre, poi me ne sono altamente sbattuta le palle perchè è un dettaglio che, onestamente, non mi interessa.

A me interessa il modo in cui Miss Black riesce a presentarci dei personaggi estremamente umani; tutti hanno delle debolezze più o meno evidenti e più o meno invalidanti che li rendono imperfetti e bellissimi, capaci di entrarti nel cuore (alcuni anche nelle mutande) e non uscirne più.

Chiaramente non ho amato tutti i libri nello stesso modo, alcuni [pochissimi in realtà], non mi sono nemmeno piaciuti più di tanto, e meno male….perchè io detesto la fandom spinta, quei fan che non riescono più ad avere un senso critico ma che amano incondizionatamente tutto quello che fa il loro idolo. No, io alcuni li ho trovati mediocri, altri belli, altri ancora stupendi, pochi mi hanno lasciata indifferente. Nessuno mi ha fatto schifo.

A parte rarissimi casi, sia fisicamente che psicologicamente i personaggi presentati non sono perfetti, hanno paure, insicurezze e timori che li rendono simili a noi comuni mortali….poi ok, le donne hanno degli orgasmi pazzeschi e tutti gli uomini hanno dei cazzi di ragguardevoli dimensioni, hanno straordinarie capacità di usare lingua e mani e ti fanno sempre come minimo venire almeno un paio di volte a scopata. Però qui siamo nel territorio del libro erotico e nessuno vorrebbe leggere di uomini con un minipene che non sanno nemmeno come usare.

Nello specifico in questo libro abbiamo una donna insicura del suo aspetto (forse la prima nell’universo di Miss Black che solitamente, grazie a dio, ci presenta donne sicure di se e consapevoli delle proprie qualità) che si trova inaspettatamente a farsi scopare dal suo capo, che non le piace nemmeno più di tanto, è anaffettivo e la tratta come un oggetto sessuale e nient’altro. Tra l’altro la nostra eroina si “sacrifica” per la patria, solo che poi ci prende gusto perchè Ethan, oltre a saper scopare come dio comanda, ha anche qualcosa di indefinibile che la tiene legata e che le fa desiderare di non perderlo. E così, con questa descrizione merdosissima ho banalizzato il tutto.

Ma pazienza.
Per fortuna c’è lei che riesce con libri piuttosto corti (un gran pregio per evitare di diventare ripetitivi ed annoiare) ad approfondire la psicologia dei suoi personaggi che spesso sono malinconici e sofferti, basti pensare a Eve e John in “Comprami”, lui tormentato dalla morte della moglie e lei distrutta da quella del figlio. Come cazzo fai Miss ha riuscire a trasmetterci tutto il loro dolore senza diventare patetica e senza concentrare l’intero racconto su questo tema? Come  fai? Sono gelossissima di questa capacità. Io quando ci provo mi ritrovo con decine di pagine pallosissime che non portano a nulla e annoiano me che le scrivo, figurarsi chi dovrebbe leggerle….

I suoi personaggi maschili non sono quasi mai dei fighi da paura ma spessissimo uomini over 40 interessanti ed estremamente sensuali, con un passato non brillante per quanto riguarda l’amore (matrimoni falliti, perdite, disillusioni) e le sue donne sono spesso decise, in carriera, perfettamente a loro agio con il proprio corpo e la propria sessualità (nota di demerito sono quasi tutte fighe) e forse non lo sanno ancora, ma cercano quello che tutte le donne vogliono: un uomo con il cazzo grosso che le faccia orgasmare in continuazione.

E, ovviamente, l’amore.

In breve, quando esce un libro lo compro a tempo zero e lo leggo nel giro di mezza giornata, poi finisce subito nella cartella “Erotic” del mio kindle, pronto per essere riletto nei momenti di noia letteraria.
Non riesco a spiegare bene perchè mi piacciono tanto, ma credo che sia quel mix di erotismo mai patetico e mai volgare, quell’introspezione sottile che non manca mai, la mancanza di veri e propri stereotipi, l’elasticità mentale delle sue donne e la sensibilità non scontata degli uomini. I criminali poi sono fa-vo-lo-si!!!!!!!!!!!

Persino i lieto fine non mi fanno bestemmiare, giuro.
Riesce ad essere romantica ma non Pucci-Pucci….evita con accuratezza il “SoleCuoreAmorettismo” e non ho ancora trovato tracce di Santamariagorettismo spinto. Perchè, come dico sempre, non mi irrita la felicità altrui, ma come questa viene molestamente, o meno, spiattellata.

Che dire?
Leggete, leggete, leggete.

In poche parole

Un’intera varietà di uomini dai quali mi farei sbatacchiare più che volentieri.

Poschina

 

 

 

Per Vendetta o per Amore – Madeline Hunter

E’ un Romanzo Introvabile, o almeno così recita la copertina e allora io vi dico “Alzate il vostro culone flaccido dal divano e trovatelo perchè merita”.
Volevo scrivere una recensione di getto, ma ho preferito lasciar decantare un pochino le emozioni e poi la dura e cruda verità è che ho avuto un weekend impegnatissimo nel quale sono anche riuscita ad andare al mare dopo due anni e mezzo di assenza e dopo chili di focaccia e inalazioni di iodio ho le idee decisamente più chiare.

La Trama: Daniel St John ha un terribile passato alle spalle. Colpevole del disastro che ha distrutto la sua famiglia è Andrew Tyndale, di cui Daniel intende vendicarsi. Ma nella sua vita irrompe la giovane Diane, figlia di uno dei complici di Tyndale, che Daniel si era trovato a dover gestire fin da bambina, affidandola a un collegio. Adesso Diane è cresciuta e gli chiede aiuto per farsi strada nel mondo. Così lui la accoglie in casa sua, deciso a presentarla in società come una lontana cugina e a servirsi della sua bellezza per attirare Tyndale. Ma Daniel non ha fatto i conti con l’irresistibile fascino della ragazza…

Ed ora la parola alla giurata

Cercherò di non spoilerare più di quanto non faccia la trama, che secondo me dice un filino troppo.

Comunque ci troviamo di fronte ad un vero eroe tormentato e per gran parte del libro conosceremo solo l’odio profondo che cova e non la causa di tutta questa rabbia. Ed è per questo che a me è piaciuto assai, perchè non viene sviscerato immediatamente il busillisi, ma l’autrice ci tiene in sospeso dalla prima alla quart’ultima pagina (più o meno) in una specie di limbo dal quale intravediamo piccoli scorci di sole ma per lo più brancoliamo nel buio delle ipotesi.

Vi ricorda qualcuno?

Oltretutto Daniel è anche quello che da noi si definisce “un gran figo” e sappiamo per certo che parte dei suoi soldi li ha fatti donando la sua enorme verga a donne abbienti in cambio di finanziamenti di vario genere. E tutte noi sappiamo di poter riassumere questo passato nel mantra “Uno che Scopa Bene” e già questo basterebbe a farmelo amare, sognare, desiderare.

E questo è solo l’inizio perchè, finalmente, abbiamo di fronte un personaggio maschile complesso e interessante, che combatte in ogni modo l’attrazione per la giovane a lui affidata ma che non riesce a resisterle. Un uomo che vorrebbe non provare nulla perchè sarebbe più semplice mettere in pratica il piano di vendetta (sia chiaro che nonostante l’AMMMORE, il Sesso e tutto il resto lui vuole sempre e comunque vendicarsi; ad ogni costo).

Diane, dal canto suo è una giovane donzella che non sa niente del suo passato, pura di cuore senza essere Santamariagorettiana, ha come unico desiderio quello di ritrovare il suo passato per sentirsi parte di qualcosa.
Ovviamente è attratta da Daniel e altrettanto ovviamente gli si concederà senza alcuna remora ed è qui, proprio nella loro prima volta, che si vede quanto l’autrice sia brava perchè contrariamente al 500% dei romance in circolazione, non ci sono multiorgasmi e dichiarazioni svenevoli ma quello scontro tra volontà, sentimento e ragione che impediscono a Daniel e di conseguenza a Diane di “godere” del momento.

Daniel non vuole assolutamente perdere di vista il suo unico obiettivo: La Vendetta (e diosantissimo ha perfettamente ragione), mentre Diane che lo ama a prescindere, vuole solo donargli il suo amore. E non aspettatevi la solita prima volta con lui che di colpo apprende il “miracolo della vita” grazie a lei oppure i fuochi d’artificio rosa con confetti malva e quintali di frosting al burro ma piuttosto una bella, improvvisa doccia gelida.

Nonostante tutto però, quanto Daniel cova rabbia, frustrazione e sete di vendetta, tanto in Diane prosperano l’amore e l’accettazione dell’altro.

Ma che tenerezza e che puccismo direte voi.
Ed infatti per quanto mi riguarda l’unica nota dolente sono le ultime pagine un filino troppo “sole – cuore – amore”.
Ma gliele perdono tutte senza alcun problema e senza pentimenti, perchè il resto del libro funziona; funziona l’introspezione, funzionano le motivazioni di ciascun personaggio, funziona anche una certa lentezza narrativa. E tutto ciò solo grazie alla bravura dell’autrice che ci accompagna in una traversata nelle debolezze umane, con delicatezza e tatto e con tanta passione, che sia per la vendetta, per il sesso, per l’amore o, cosa più importante, per l’accettazione di un passato che nulla può cambiare.

Che poi è la stessa sensibilità che avevo già notato qui e che avevo amato con ogni atomo del mio corpo.

In poche parole

Un eroe romantico che scopa bene. Di più non si poteva chiedere.

Poschina

p.s. Ho già acquistato il cartaceo del resto della serie….ebbene sì, ce ne sono altri 4 che attendono le mie attenzioni.

Qui sotto la copertina della vecchia edizione. E mi sovviene l’antico mantra “più la copertina è merdosa, più il libro è bello”. Stavolta funziona.

Cime Tempestose – Emily Bronte

Stavo facendo una recensione di Venetia di Georgette Heyer ma mi sono bloccata. Leggo poche cose nuove (mi sono appena riletta TUTTA Miss Black) e in questo particolare periodo ho dei cazzi per la testa che mi impediscono di concentrarmi pienamente sulla lettura. Bei cazzi, per carità. Avercene di cazzi così. Ben proporzionati, belli da vedere, nuovi da sperimentare….
Si beh. Non che ve ne freghi qualcosa.
Ma tra un pensiero e l’altro sono incappata nel lato oscuro del Romance, ossia uno dei libri con un concentrato di cattiveria e barbarie impressionante. Lui; il semplicemente adorabile “Cime Tempestose”.

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La Trama: Il romanzo di Emily Brontë narra la storia di Heathcliff, del suo amore per Catherine, e di come questa passione alla fine li distrugga entrambi.

Ed ora la parola alla giurata

Se Jane Eyre è l’antesignano di tutti gli Harmony, Cime Tempestose è il lato oscuro del Romance. E quando dico oscuro, intendo quelle passioni malate, distorte, insalubri che portano solo morte e distruzione. Dio…. quanto amo questo libro.

La prima volta che mi approccio all’impronunciabile Wuthering Heights, ho circa quindici anni e sto uscendo a fatica dall’infatuazione per Edward Rochester. Potete immaginarvi senza fatica lo shock emotivo nel trovarmi di fronte ad un eroe che è l’antieroe di se stesso, un uomo brutale, vendicativo, cattivo fino al midollo, capace di passioni violente e inarrestabili e di gesti ingiustificabili che non hanno fatto altro che alimentare le mie fantasie adolescenziali, spingendomi, per il resto della vita, a cercare un bagliore Heathcliffiano negli uomini che ho conosciuto.

E’ difatti noto all’umanità che se devo scegliere tra l’eroe senza macchia  e senza paura ed un bastardo che, quasi sicuramente, maltratterà la nostra eroina prima di arrendersi all’Ammmore, io sceglierò sempre e comunque il secondo, senza ombra di dubbio. Altrimenti come spieghereste la mia passione per gentaglia come Christopher o Guy? Sì, è solo colpa di quel grandissimo infame di Heathcliff e della sua fottutissima cattiveria non poi così gratuita se con me il bastardo ha sempre avuto vita facile.

Ma passiamo a noi.

Primo: se proprio dovete guardare una trasposizione cinematografica scegliete quella attempata con Laurence Olivier. Per dio; evitate come la peste l’imbarazzante versione Rai caratterizzata da Alessio Boni con un castoro morto in testa e saltate a piè pari quella con Ralph Finnes e nonricordopiùchialtro perchè a me è partito il fottone dopo dieci minuti.

Secondo: Alla tizia che nelle recensioni Amazon ha scritto “libro noioso, lento….” e via dicendo farei leggere a ripetizione “I Malavoglia” rigorosamente in ginocchio sui ceci.

Ma passiamo a noi (e due)…

Nella sperduta campagna inglese vive una famiglia composta da mamma, papà e due figli viziatissimi. Un giorno il padre va in viaggio e al ritorno si trascina dietro un sudicio bambino (e NESSUNO riesce a togliermi dalla testa che sia il suo figlio bastardo avuto da quale prostituta di origine mediterranea). Fatto sta che il bimbo in questione si dimostra abituato agli abusi e piuttosto coriaceo nel carattere. Paparino ha una spiccatissima predilezione per il bastardello e la giovane, viziata, insopportabile Catherine, comincia a nutrite un affetto sospetto per il moro trovatello.

Quando il vecchio schiatta, il figlio Hindley diventa proprietario della tenuta e comincia a tiranneggiare il povero, bello, sicuramente superdotato Heathcliff, mandandolo a fare i peggio lavori ed inasprendo così un carattere già ai limiti del sociopatico.

Una sera mentre il bastradello e la viziatona stanno spiando i ricchi vicini di casa (notare che viene specificato come ridano di loro), vengono scoperti e a seguito dell’aizzamento dei cani contro gli intrusi, la viziatella viene ferita. Quando si rendono conto di chi hanno tra le mani, cominciano a trattarla da “little Princess” mentre scacciano il povero Heathcliff manco fosse il figlio del figlio della serva.

Da questo momento in poi assisteremo alla lenta ed inesorabile discesa negli inferi.

Catherine non farà altro che esaltare quei pappamolle dei Linton facendo morire dentro Heathcliff, ed essendo sempre stata vittima di vanità e aspirazione alla ricchezza, comincerà a comportarsi da piccola puttanella altolocata. Il bastardello verrà lasciato da parte sempre più spesso fino al giorno in cui, origliando, sentirà Catherine dire alla domestica che “non potrà mai stare con un buzzurro come Heathcliff e che si vergogna di lui”.

Ed ecco il BM di tutta la storia.

Heathcliff, ascoltate queste parole poco lusinghiere fugge e non rimane a sufficienza ad origliare per sentire la puttanella cosmica dichiarare “Io lo amo, siamo affini, mi conosce meglio di chiunque altro, non posso pensare ad un’esistenza senza di lui” ed altre smielate del genere.
Dopo aver fatto outing con la domestica, si scopre la fuga di Heathcliff e Catherine ne rimane talmente sconvolta da sposare il giovane, noioso, molle, antipatico erede dei Linton.

Tre anni dopo (Minchia 3 anni !!!) un gran figo si affaccia in quel della landa desolata. E’ lui. Il vendicativo Heathcliff che ha passato il tempo acculturandosi, ripulendosi, infighendosi e accumulando denaro [scommetto la mia tetta sinistra che ha fatto il tutto in modo illegale]. Torna a casa, sottrae l’antica magione all’odiatissimo Hindley che ormai è uno sbevazzone dedito al gioco e poi si presenta a casa Linton per dimostrare quanto sia notevolmente figo. Catherine per poco non ci rimane secca e quella cretina, superficiale, stupida della sorella di Edgar: Isabella, si invaghisce del bel tenebroso al punto di convincersi che lui la ami…. ahahahahhahahahaha… mio dio Isabella, sei la vergogna del nostro sesso. Ma non lo sai che uomini come Heathcliff amano una sola volta ed è per sempre? Ma dico io !!!! E’ l’ABC delle relazioni con un sociopatico.

Cmq. Catherine insiste nel cercare di convincere Isabella che il figaccione non la ama proprio per un cazzo e anzi, che le fa la corte solo per indispettire Edgar e per far soffrire lei. Purtroppo Catherine non conosceva la sottile arte della psicologia inversa e con il suo maniacale impegno nel dissuadere la cognata, non fa altro che spingerla tra le braccia e nel letto dell’amato Heathcliff. Una volta sposati, lui la maltratta psico-fisicamente e voi donnicciuole che leggete di uomini dominanti e brutali, finchè non avete letto questo libro non potete avere idea di cosa significhi la parola prevaricazione.

A questo punto Catherine è praticamente sull’orlo dell’esaurimento nervoso, oltre ad essere, ovviamente, gravida. Ama ancora appassionatamente e visceralmente il bastardello e lui è sempre più crudele con tutti, cosa che la fa soffrire perchè vogliono farci credere che, in fondo, lei sia una pura di cuore. Mentre giace quasi sul letto di morte, con il pancione al nono mese, Heathcliff corre da lei ed in una scena straziantissima i due ex fratellastri, ex amanti, ex rivali, si dichiarano eterno amore. Poi lei mette al mondo una splendida bambina e schiatta.

Se possibile, Heathcliff peggiora sensibilmente e schiavizza chiunque. Sua moglie, il figlio, il figlio di Hindley e la figlia di Catherine e anche i cani. Tutti vittime della profonda infelicità di quest’uomo. Ed il fatto che io provi per lui una certa compassione e che lo reputi a tutti gli effetti l’Eroe degli Antieroi, la dice lunga su quanto abbia bisogno di un aiuto psicologico.

Poi certo, qui siamo solo a metà libro e di cose ne devono succedere un botto, ma riguardano la storia tra Hareton (figlio di Hindley) e Catherine Jr., è un pappone atto a dimostrarci come le cose tra Heathcliff e Catherine avrebbero potuto essere se il destino non fosse stato avverso e a noi, della versione edulcorata della storia, non frega assolutamente niente.

Finirà bene?
NO, cazzo !!!! E’ uno dei motivi che mi fa amare questo libro oltre ogni immaginazione.
Finisce con Heathcliff che ossessionato dal fantasma di Catherine, fugge di casa disperato, va al cimitero, dissotterra quel che resta della sua amata e poi viene trovato defunto nel suo letto, così decidono di seppellirlo vicino alla sua adorata zoccoletta.

Ah, che bella storia d’amore.
Triste, disperata, avvilente, degradante, mortificante…. eppure così perfetta. Nell’immaginario collettivo, infatti, questa storia dominata da passioni violente, gelosie estreme, atti di egoismo al limite del tollerabile, prevaricazioni di ogni tipo e soprattutto da testardaggine infinita, è considerata una Grande Storia d’Amore.
E non sia mai che io mi discosti dall’immaginario collettivo.

Io ci sguazzo nell’immaginario collettivo.

Ma non voglio chiudere senza dirvi che io considero Catherine una donna insopportabile. Vanitosa, vittima dell’idolatria della ricchezza, superficiale, accentratrice e soprattutto la causa di tutti i mali del mio povero, sensibile Heathcliff.

In poche parole

Out on the winding, windy moors we’d roll and fall in green. You had a temper, like my jealousy too hot, too greedy. How could you leave me? When I needed to possess you?
I hated you, I loved you too (K. Bush)

Poschina

Una Paziente Conquista _ Sherry Thomas

Sherry Thomas è una scrittrice che non ho ancora ben inquadrato. Intime Promesse mi aveva piacevolemente stupita, poi però purtroppo, ero rimasta abbastaza delusa da Tentazioni deliziose. Ho deciso di ritentare la fortuna con Una paziente conquista e oggettivamente, trovarmi quasi a piangere dalla commozione sul treno delle 18.32 in un freddo venerdì sera, deve essere considerato un successone. Certo, se escludiamo il violentissimo imbarazzo nel rendermi conto di essere stata abbandonata dal mio proverbiale cinismo.

ROMANZI_1102La Trama: I genitori di Millie, borghesi arricchiti, vogliono per la figlia diciassettenne un marito titolato. Il giovane lord Fitzhugh, che ha ereditato una proprietà diroccata e molti debiti, è lo sposo perfetto. Ma se per Millie scatta il colpo di fulmine, Fitz invece prova per lei solo avversione, dato che sarà costretto a rinunciare a una fidanzata bellissima. Viene quindi stipulato un patto: la consumazione del matrimonio verrà rinviata di otto anni e, generato un erede, i due coniugi condurranno vite separate. Tuttavia, all’approssimarsi della scadenza, quando l’amicizia nata fra loro fa sperare a Millie di poter infine conquistare il marito, inaspettatamente ricompare la vecchia fidanzata…

Ed ora la parola alla giurata – piccoli spoiler semi innocui

Una delle caratteristiche che amo di più di questa autrice, è la sua capacità di entrare nei personaggi e far sentire al lettore tutto il loro mondo interiore. E se da una parte, avrei preso a calci Millie per la sua incredibile capacità di annullarsi in funzione dell’uomo che ama, dall’altra, ho ammirato la forza di volontà di questa ragazza, profondamente e irrimediabilmente innamorata del suo futuro marito, il quale, a pochi giorni dalle nozze, le dice apertamente che è stato costretto al matrimonio e che non la amerà mai in quanto il suo cuore appartiene ad un’altra.

Sono distante anni luce da questa eroina.
Mi mancano completamente la propensione al sacrificio, l’altruismo incondizionato, il votarsi al bene altrui.
Ma so benissimo cosa voglia dire stamparsi in faccia un bel sorriso, fare conversazione, intrattenere, compiacere, mentre l’infelicità ti stritola l’anima. E’ forse per questo che mi sono ritrovata profondamente commossa dalle vicissitudini di questa ragazza, che vede il suo sogno d’amore sgretolarsi davanti ai suoi occhi senza poter fare nulla per impedirlo e soprattutto essendo pienamente conscia di dover convivere per il resto della vita con un uomo che per lei non prova nulla, se non, quantomeno all’inizio, un odio viscerale essendo la sua futura moglie la principale causa della profonda infelicità che lo attanaglia.

Al contrario di quanto potrebbe sembrare all’inizio, Millie è una ragazza prima ed una donna poi, dotata di una forza straordinaria. Sensibile, caparbia, intelligente e sagace, fa di tutto per smettere di sperare che prima o poi il marito si accorga di lei e nonostante gli sforzi, ogni volta che lui le dedica attenzioni, lei ricasca nell’assurda speranza adolescenziale di poter essere per lui qualcosa di più dell’autera, perfetta, composta consorte.

La vita della coppia comincia con la peggior luna di miele della storia, dalla quale possiamo evincere nel giro di pochissime pagine quanto Fitz sia debole e immaturo e quanto Millie invece  sia pragmatica e lucida. La vita matrimoniale scorre negli anni intervallata dalle crisi di insofferenza di Fitz e da una costante dimostrazione di stoicismo da parte della moglie che non solo è sempre pronta ad essere l’ancora nella quale aggrapparsi nei momenti bui, ma soprattutto che gli lascia una libertà di azione extraconiugale ai limiti dell’umano. Fitz infatti passa la sua vita da un’amante all’altra senza che questo, apparentemente, turbi la sua placida mogliettina.

Certo, le cose cambiano quando Fitz le dice serenamente che la donna che ha sempre amato è tornata a Londra e che lui ha intenzione di intraprendere con lei la relazione che non ha potuto avere otto anni prima proprio a causa del matrimonio. Tuttavia, per onorare il patto fattole anni prima, afferma che prima di tornare tra le braccia della zoccolissima Isabelle ha intenzione di consumare finalmente il matrimonio e di mettere al mondo un erede.
A quel punto il cieco, ottuso, adolescenziale Fitz, si accorge che la moglie ha dei comportamenti che solitamente non le appartengono e comincia a ragionare su quella che è stata la sua compagna per otto anni e sulla strana richiesta che lei gli a pochi giorni dalle nozze: avere un matrimonio bianco per i successivi otto lunghissimi anni.

Questo è il BM della storia.

Fitz pensa che lei non voglia andare a letto con lui in quanto non innamorata nè interessata, mentre lei fa questa richiesta apparentemente folle perchè sa benissimo che se ci andasse a letto perderebbe completamente la testa e non riuscirebbe più ad accettare una vita coniugale costellata di amanti ed avventure frivole.

Inutile sottolineare che l’unico ciula che non si è reso conto di quanto sua moglie sia innamorata di lui, è proprio il nostro bellissimo, dotatissimo Fitz; sorelle, amici e parenti le ripetono continuamente che prima o poi lui aprirà gli occhi e si accorgerà della fortuna che ha avuto a sposarla mentre lui continua, ostinatamente, a pensare alla sua fiamma adolescenziale; la procace, esuberante, futile Isabelle.

Alla fine l’idiota, si renderà conto di quale tra le due è la donna che veramente ama?

Al solito il libro è strutturato con un costante alternarsi tra il passato e il presente. Splendidi tutti i flascback e accattivante la second story tra la sorella di lui Helena e l’amico di famiglia Hastings.

Mi è piaciuto al punto che non sono riuscita a chiudere il kindle fino a che non ho letto la parola fine ed erano più o meno le 4.20 del mattino. Una roba che non mi capitava da non so quanto tempo.
Brava Sherry, brava davvero.
Sei persino riuscita a strapparmi una lacrimuccia e ti sei meritata tutta la mia ammirazione tirando fuori una delle frasi più belle sull’infelicità che abbia letto negli ultimi anni: “L’infelicità era davvero tanto invisibile? O la gente preferiva semplicemente girarsi dall’altra parte, come con i lebbrosi?”

In poche parole

Quando si dice “rimanere ancorati al passato”……

Poschina

Intime Promesse – Sherry Thomas

Ho acquistato questo libro il primo settembre e l’ho impunemente lasciato in giacenza tra i libri da leggere in un futuro non determinato perchè ogni tanto ho dei picchi di coglionaggine immensi.
Pensavo fosse noioso.
Pensavo che fosse un pappone pallosissimo su una coppia di età avanzata che resta separata per anni, poi lei chiede il divorzio e lui decide di rendergliela difficile perchè è uno stronzo.
La realtà però si è rivelata profondamente diversa.

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La Trama: Da oltre dieci anni sono separati dall’oceano: lei a Londra, lui a New York. Il matrimonio tra lord e lady Tremaine è perfetto, basato sul rispetto, la cortesia e… la distanza. Difficile trovare un compromesso migliore per la società vittoriana. Nessuno si spiega, però, cosa possa aver messo fine a una passione così intensa. Uno scomodo segreto, l’orgoglio dettato da parole troppo a lungo taciute e un’ambizione spregiudicata hanno deciso per loro. Ma adesso una richiesta di divorzio sconvolge l’equilibrio finora mantenuto. Un accordo privato e una scadenza che rimanda tutto all’anno seguente decideranno se la coppia più invidiata di Londra sarà in grado di ricucire gli strappi del tempo oppure se dovrà separarsi per sempre.

Ed ora la parola alla giurata

Se escludiamo le ultime 5/6 pagine, questo libro è semplicemente delizioso.
Non voglio spoilerare troppo perchè davvero vi toglierei il gusto di una lettura leggera, per niente stupida, spesso realistica nel descrivere le spesso folli dinamiche di coppia, che congiunge il gisuto mix di erotismo e approfondimento dei personaggi che permette di non restare delusi da ogni punto di vista.
Ma passiamo a noi.

Gigi è una ragazza pragmatica che è stata cresciuta da una madre che le ha insegnato come unico mantra della vita che deve sposare un titolato.
Camden è povero in canna ma eredita un titolo il che lo rende perfetto per Gigi.

Si incontrano più o meno per caso e anche se fondamentalmente nessuno dei due lo vuole, si innamorano. Sono giovani, inesperti, impreparati a gestire i sentimenti e la fortissima attrazione che permea ogni loro incontro, e lei fa un errore strategico che le costerà i successivi dieci lunghi anni di vita.

Agisce scorrettamente pur di ottenere il suo scopo, viene scoperta e punita brutalmente.
Camden la sposa e la mattina dopo la lascia per trasferirsi negli Stati Uniti, fino ad oggi, giorno in cui decide di tornare a Londra per capire se sia il caso o meno di concedere il divorzio a quella puttana di sua moglie.

Il libro intelligentemente e senza annoiare saltella nei dieci anni, dal loro incontro all’oggi, per spiegarci nel dettaglio cosa è successo e perchè oggi siamo al punto di rottura.
Lo fa delicatamente, con momenti di spiccata ironia intervallati ad altri di riflessione.
Il torto di Gigi era poi così imperdonabile?
La rezione di Camden non è forse eccessiva?
E i sentimenti che provavano, che fine hanno fatto?

Il prezzo che Gigi paga per la sua menzogna è altissimo, e se da una parte è comprensibile l’iniziale reazione del futuro marito, la sua vendetta risulta per certi versi agghiacciante e spietata.

L’orgoglio maschile ferito è una bestia difficile da addomesticare e una volta che certe dinamiche si sono insinuate in una coppia diventa quasi impossibile scardinarle in funzione di un dialogo o anche solo di una riflessione “a freddo” sugli avvenimenti accaduti.

Non posso andare oltre, ma posso consigliarvi questo romanzo.
E’ scritto bene, si legge senza fatica, noia o sbuffate varie.
Avidità, sentimento, paura, orgoglio, innocenza, inesperienza, fiducia, cattiveria, pianificazione.
Tutto questo e molto altro.

Ho apprezzato soprattutto il personaggio di Gigi, completamente diversa dalle millemila eroine romance tutte uguali. Lei è diversa, intelligente, cinica, spietata, fragile e contemporaneamente estremamente forte; non si lascia abbattere da nulla. Cade, si rialza e lotta.
Brava Gigi.

Certo, io le ultime pagine le avrei strutturate in modo diverso, troppo frettolose e anche un filino mielose rispetto al resto del libro….ma oggi non ho intenzione di rompere i coglioni all’universo mondo, ed onestamente non hanno intaccato l’alta opinione che mi ero costruita nelle precedenti 250 pagine.

In poche parole

Un romance originale, interessante, per certi versi profondo. Sicuramente meritevole di attenzioni e sospetto anche di una seconda lettura.

Poschina

Atlas Shrugged – Ayn Rand

Questo è Il Libro con la “I” e la “L” maiuscole, ma io non sono qui a farne una recensione seria, controllata, noiosamente politica. No. Oggi ho deciso che ve ne parlerò in modo completamente diverso. Non cercherò di convincervi che sia un testo meraviglioso, non cercherò di farvi innamorare di Dagny, bensì vi spiegherò perchè Hank Rearden è a tutti gli effetti l’uomo del trittico di Dagny che preferisco.
Perchè vanno bene la politica, la filosofia, il rigore morale e via dicendo, ma qui, oggi, parleremo principalmente di carnazza.

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La Trama: Questo romanzo riassume l’etica oggettivista di Ayn Rand, fondata sulla difesa del capitalismo, della ragione e dell’individualismo. La vicenda della compagnia ferroviaria Taggart Transcontinental si incrocia con quella della nazione americana, la cui politica dirigista ne sta provocando il collasso. Hank Rearden, inventore di una speciale lega metallica, e Dagny Taggart, mente direttiva della Taggart, si persuadono dell’impossibilità di redimere un mondo che rifiuta la ragione quale mezzo di sopravvivenza e di progresso e decidono di aderire allo sciopero dei cervelli. Francisco D’Anconia e Ragnar Danneskjöld sposano il progetto di John Galt che vuole impedire lo sfruttamento delle menti produttive riunendole in una località inaccessibile. Ma John dovrà affrontare un’avventura che tenterà di sopraffarlo, alle prese con individui spietati che cercheranno anche di corromperlo.

Ed ora la parola alla giurata

Primo: nel resto del mondo viene venduto in un unico tomo da circa 1200 pagine. Qui in Italy, il paese del bengodi, viene venduto in 3 tomi dal costo spropositato di 16 € l’uno. Ladri di merda. Cmq. sappiate che vale ogni centesimo speso.

Spoilerone unico. Qui non si nasconde nulla….

Dagny Taggart è la donna che vorrei tanto essere. E’ bellissima, intelligentissima, ricchissima e si sbatte tre manzi che avercene. Oltretutto lei non è la classica figlia di papà che ha un sacco di soldi ed occupa una posizione di rilievo senza meritarsela, perchè da sempre si è fatta il culo lavorando fin dall’adolescenza nell’azienda di famiglia facendo i lavori peggiori.
Non gliene frega un cazzo della fama, tanto che in azienda non è il capo, anche se tutti sanno che la mente è lei e non quel coglione di suo fratello James che, per farvi capire il tipo, è il classicissimo figlio di papà inutile, stupido, ottuso e megalomane, che potrebbe avere la faccia di uno qualsiasi dei politici che occupano il nostro parlamento.

Cmq.
Il primo uomo che incontriamo nella vita di Dagny è Francisco D’Anconia, erede unico di una delle più grandi potenze del rame, bellissimo, fisicatissimo non intelligente, di più e soprattutto con il cazzo grosso. Ok, questo non è scritto da nessuna parte ma a me piace pensarla così. Fisicamente è alto, moro, carnagione olivastra, in ottima forma e non assomigia in nulla al tipico sudamericano che si vede in giro, quindi ognuno se lo immagini come meglio crede.
Francisco, o Frisco, come ama chiamarlo Dagny, è colui che si prenderà per primo lo scrigno segreto, ed essendo un libro della Rand, scordatevi parole dolci e fiorellini; al solito si tratterà dell’affermazione della propria essenza attraverso la condivisione, per certi versi piuttosto brutale, dell’atto sessuale come massima espressione dell’io e dell’appartenenza.
Degna di nota è una partita di tennis tra i due eroi ad altissimo tasso erotico, tutte le volte che la leggo mi trovo eccitata come una faina e per certi versi piacevolmente appagata.

La relazione tra i due giovani va avanti senza che sia ufficializzata fino al giorno in cui Frisco, da uomo integerrimo, eticamente inattaccabile e impossibile da non venerare, comincia a fare discorsi strani fino a diventare lentamente un donnaiolo sperperatore di soldi e rinnegare ogni principio in cui credeva.

Inutile dirvi che la risoluta Dagny lo fanculizza e sposta la sua attenzione su altro.

Contemporaneamente a questo irritante cambiamento di Cazzo Grosso Frisco, cominciano a succedere cose strane, per esempio sparisce un bel po’ di gente del mondo che conta. Businessmen di un certo peso spariscono nel nulla e Dagny comincia a trovare insopportabile la frase che permea tutto il libro “Chi è John Galt?”.

A parte tutto lei è una donna che lavora e non ha tempo per struggersi e decide di allearsi con Hank Rearden per sfruttare la nuova lega metallica miracolosa creata dal figherrimo sopra citato per usarla nella sua nuova linea ferroviaria che ha chiamato, giusto per smuovere un po’ le acque la “John Galt Line”.
Hank Rearden è un uomo integerrimo, sposato con un’arpia completamente deficiente, con una madre stronza ed un fratello parassita. Lui è il classico uomo che si è costruito intorno un bel muro alto 20000 metri impenetrabile, fatto di valori morali fondati su principi sbagliati.
Inutile dire che Dagny gli mette immediatamente gli occhi addosso e lui ancora non lo sa, ma non ha alcuno scampo.
Basta poco tempo per capire che lei lo vuole nel letto e lui capitolerà alla grande per poi insultarla pesantemente la mattina dopo a suon di “sei una sordida puttana ed è esattamente come una puttana che ti ho scopato, senza quel rispetto che invece riservo alle donne delle quali ho stima”. Per tutta risposta lei gli sghignazza in faccia perchè sa benissimo che il vero Hank non è quello controllato e freddo che tutti conoscono ma l’animale da letto che lei riesce a tirare  fuori. [Sospiro prolungato]

Iniziano una relazione e insieme partono alla ricerca del creatore di un motore miracoloso che hanno trovato per caso mentre scartabellavano in una fabbrica abbandonata. Più si avvicinano al creatore del motore, più la gente che conta scompare e Dagny non lo sopporta. Li considera dei traditori e decide di dare la caccia a colui che tira i fili delle sparizioni generando una reazione a catena di scomparse che avrebbe fatto la gioia della Sciarelli.

E proprio mentre insegue uno di questi fuggitivi prende un aereo e si schianta in un posto stranissimo che sembra non essere segnato su nessuna carta geografica. Si riprende dallo shock e la prima cosa che vede è un figo pazzesco biondo con occhi verdi che la guarda.
Echecazzo Dagny !!!! Te li prendi tutti tu? Il moro, l’espertone e il biondo? A noi donne comuni non lasci nulla?

Fatto sta che scopre di essere in questa specie di rifugio creato nientepoponimeno che dal mitico John Galt (che è il figone di turno oltre che un fottuto genio) dove le menti pensanti del mondo si sono radunate per sfuggire a leggi inique e particolarmente stupide lasciando che il mondo “fuori” vada a puttane. Qui ritrova anche il mitico Frisco che, povero lui, è convinto finalmente di poter stare con la donna che ama, la quale invece ha già messo gli occhi sul bel Galt, il quale a sua volta la stalkera da 10 fottutissimi anni e, ci sommetto la tetta sinistra, si masturba selvaggiamente sulle sue foto.

Dagny si piazza in casa di Galt, gli fa da mogliettina platonica [entrambi bruciano di desiderio ma lo reprimono] e fa chiaramente capire a Frisco che lei ha finalmente trovato l’uomo degno del suo più puro amore e tutti e tre accettano questa decisione con una calma serafica che contrasta alla grande con il mio temperamento burrascoso.

Però Dagny non può dimenticare che Hank è là fuori che la cerca e lotta ormai completamente solo contro l’imbecillità umana e decide di andare ad aiutarlo. A questa decisione segue la scoperta che Johna Galt lavora da una vita come operaio nelle ferrovie Taggart e questa mirabolante scoperta si conclude con una memorabile scopata nei sotterranei della stazione sui travertini del treno e qui parte l’applauso per la fantasia sfrenata. Posso solo immaginare il dolore fisico di scopare su quei bei sassi che stanno tra una rotaia e l’altra. E, ammettiamolo, io Dagny l’ho invidiata alla grande. Voglio anche io un uomo pronto a scoparmi ovunque.

Da qui la situazione precipita:
– Hank scopre che Dagny si è innamorata di un altro e accetta la situazione con rassegnazione perchè lui è John Galt, il genio supremo a cui tutti aspiriamo di diventare;
– Il logorroico John fa un comunicato radio di 70 pagine nette solo per dirci che A=A;
– John viene rapito;
– Frisco, Hank e Dagny lo salvano senza farsi scrupolo di uccidere esseri umani asserviti al potere;
– Il mondo come lo conosciamo noi crolla e i nostri eroi si godono lo spettacolo pregustando il momento in cui ricostruiranno un’umanità migliore.

The end.

Ma allora, se John è un genio bellissimo, intelligentissimo, che scopa alla grande…..perchè io amo Hank?
Semplice.
Hank è il più umano dei tre uomini.
Hank è l’unico che affronta davvero un percorso di consapevolezza di sè, di distruzione di principi per costruirne altri. Hank matura, cambia, lotta, si pone domande, dubita, teme. E’ umano.
Frisco e John sono esseri perfetti, che non crollano mai, che non cedono mai, che non sbagliano mai.
No.
Io un uomo perfetto non lo voglio.

Preferisco di gran lunga il complicato, cocciuto, schiavo delle convenzioni Hank e godermi con calma il suo cambiamento, il suo uscire dalla crisalide per mostrarsi finalmente farfalla.
Hank, Io Ti Amo.

In poche parole

Prendi tre meravigliosi uomini, te li scopi tutti e riesci anche a farli andare d’accordo una volta che hai fatto la tua scelta. Dagny, sei un fottuto genio.

Poschina

Cuore a Cuore – Lisa Kleypas

Nell’ultimo anno ho letto molti libri di Nostra Signora del Romance Lisa Kleypas. Alcuni non mi sono piaciuti, alcuni mi sono piaciuti, altri sono semplicemente perfetti. Una delle caratteristiche dei suoi libri che amo di più è il soffermarsi sul rapporto dei piccioncini nel Post-wedding, tema che è solitamente relegato ad un noioso epilogo che possiamo riassumere in quattro parole: felicità – plurigravidanze – multiorgasmi – felicità.
Dove la felicità è così ostentata da uscire letteralmente dalle pagine e darti due sonori schiaffoni solo per sbeffeggiare in modo ancora più incisivo la tua condizione di lettrice con una vita particolarmente sfigata.

E’ per puro caso che l’altro giorno mi imbatto in “Con te, Adesso” per scoprire a metà lettura che è il secondo di una serie ed essere immediatamente attanagliata dal bisogno di leggere anche la parte mancante di un libro che in parte ho adorato, in parte mi ha delusa. Così, dopo aver sacrificato qualche neurone alla ricerca del prequel, mi trovo tra le mani “Midnight Angel” che è diventato in italiano l’orrendo Cuore a Cuore che trovate nel titolo di questo post.
Mi ha dilusa?

Midnight angel

La Trama: Anastasia Kaptereva è una nobildonna dalla delicata bellezza a un passo dal matrimonio, ma… uccide il suo promesso sposo. O meglio, lei non ricorda nulla, eppure tutte le prove la accusano. Dopo una rocambolesca fuga dalla prigione di San Pietroburgo arriva in Inghilterra, dove riesce a farsi assumere come istitutrice della figlia dodicenne di lord Lucas Stokehurst. E se Anastasia è perseguitata da quella tragica morte, Lucas e sua figlia convivono con il peso di un grave lutto da superare.

Ed ora la parola alla giurata

Ho deciso di apporre questa copertina perchè tra tutte quelle che ho trovato online era la più originale. Quelle italiane, editori diversi – stesso squallore, sono una peggio dell’altra, ed ho anche scoperto che nell’edizione Mondadori i due libri della serie hanno la copertina praticamente identica. Una roba agghiacciante.

Detto questo parliamo di come la vecchiaia mi faccia apprezzare i bambini nei libri. Non c’è altra spiegazione. Prima il Duca bambino nell’orribile Libro della MacLean, ed ora Emma, la figlia refrattaria alle convenzioni dell’affascinantissimo, sexyssimo, virilissimo, uncinatissimo Lucas Stokehurst.
Il libro comincia con un noiosissimo prologo che ci mostra la nostra eroina, Tasia, in una triste e buia prigione russa, accusata dell’omicidio del promesso sposo.

Fortunatamente ci spostiamo presto in Inghilterra dove veniamo catapultati nella vita di Lucas Stokehurst (un cognome che inspiegabilmente non riesco a scrivere e mi tocca copiare e incollare in continuazione.. una fatica immensa) e di sua figlia Emma, una tredicenne alta, magra, riccioluta e fulva in piena crisi adolescenziale; crisi che il padre non riesce a gestire. Alcuni amici di famiglia gli consigliano di prendere come istitutrice Miss. Billings, sostenendo che sia perfetta per il ruolo nonostante la giovane età (22 anni).
Lui, che è il classicissimo Eroe in stile Kleypas e quindi cazzodurissimo, prima fa il sarcastico, poi rifiuta, poi fa lo spaccone [il tutto a beneficio di noi lettrici che ad ogni  manifestazione di cazzodurismo sentiamo i capezzoli indurirsi un pochino di più], poi la vede e ne rimane folgorato.

Se la porta a casa dove un’entusiasta Emma la accoglie a braccia aperte.
E qui spendo due parole per Emma che come personaggio mi piace assai e che è l’embrione da cui nascerà Beatrix Hathaway, una delle donne Kleypas che ho apprezzato di più soprattutto per il suo fastidio nei confronti dell’ipocrisia della High Society. Emma sa di essere diversa dagli altri ragazzini della sua età, è orfana di madre, cresciuta da un padre che la ama ma non la sa gestire, si rapporta principalmente con i domestici ma è sveglia, brillante, schietta e sa benissimo quello che vuole; in questo caso che il padre molli l’odiosa amante e si sbatta l’istitutrice. E se vi ricorda qualcosa non state sbagliando perchè Lucas è anche monco di mano a causa dell’eroica impresa del recupero di moglie e figlia dalla casa in fiamme. La moglie ci perderà la vita, lui la mano e nonostante si sia letteralmente tuffato tra le fiamme, il suo viso maschio e il suo corpo ancora più maschio non sono stati minimamente intaccati.

L’omaggio alla Bronte continua con l’umiliazione inflitta alla povera istitutrice dalla chiaroveggente durante una festa, espediente che serve a sviscerare il di lei tormentato passato e che è a solo beneficio del nostro adorato Luke, il quale vuole punirla perchè gli viene duro ogni volta che se la trova davanti. Ed io gli uomini così contorti e viscerali li adoro.

Non sto a farla lunga.
Lui continua ad avere poderose erezioni ogni fottuta volta che la vede, lei brucia di passione repressa e alla fine, nonostante si scopra che lei ha 18 anni, che è in fuga, che teme di aver ucciso il fidanzato omosessuale e che il di lui fratello – il temibilerrimo Nikolas Angelovsky – la sta cercando per ucciderla, lui la fa sua in almeno 45 modi diversi nel giro di 3 giorni, la sposa, la ingravida e sembra che tutto vada per il meglio; quando….

…. mentre è in giro a fare acquisti con la figliastra e la cugina, il bellissimo, machissimo, virilissimo, pericolosissimo, ti strapperei le mutande -issimo Nikolas la rapisce ma soprattutto incontra la piccola Emma che prima lo colpisce e poi lo tratta di merda scatenando il di lui divertimento (che pare sia una roba che non accadeva da anni). Cmq lui la ringrazia per la parentesi divertente, la scaccia e si porta la povera, gravida, spaventata Tasia, in Russia per farla impiccare.

E qui, Signori e Signore, ci avviciniamo al momento clou che ha determinato il mio profondissimo e inalterabile rispetto nei confronti di Lucas.
Lui parte per salvarla, prende le sue palle d’acciaio e le sventola contro chiunque cerchi di impedirgli di arrivare alla sua adorata Tasia e, fra parentesi, Grazie Lisa di aver abbreviato Anastasia in Tasia e non in ANA, come in un certo libro che non starò certo qui a denigrare…l’intelligenza si vede anche dalle piccole cose.
Dopo una serie di peripezie completamente inutili atte solo a farci innamorare di Nikolas e preparare la strada per la fotta di leggere la sua storia, arriviamo al tanto agognato momento, quello in cui Lukas va a riprendersi la sua amata ormai libera dalle accuse.

Scena:
Interno Notte.
Lei nella sua prigione (che poi è una suite in casa di Nikolas ma fa più scena se vi immaginate un tugurio), gravida nonostante tutto quello che ha appena subito, vede il suo adorato uomo arrivare a salvarla. Lui le punta i meravigliosi occhi blu addosso e lei parte romanticamente con “Amore, che gioia vederti. Abbracciami e dimmi che mi ami” e lui risponde “Non Ora. Ora devo averti” e se la scopa allegramente e, diciamocelo, magistralmente, nonostante qualcuno possa entrare da un momento all’altro e che so, farla fuori.

Ed io non ho potuto esimermi dall’esprimere la mia approvazione per tanta perversa fantasia con una standing ovation sul treno delle 7.59 e più precisamente alla fermata di Domodossola Fiera. La gente, ormai abituata alle mie esternazioni di lettrice pazza, si è unita all’applauso temendo una mia eventuale reazione sconsiderata all’indifferenza.

Che dire?
E’ o non è la cosa più assurda che abbiate letto da tempo immemore?
E’ o non è una delle scene peggiori dell’intera letteratura?
E non è forse vero che è una scopata talmente assurda, inutile, fuori luogo da fare il giro completo dello squallore per diventare semplicemente divina?

Ammettiamolo, Divina Kleypas, non era certo necessaria la scena di infilzamento animale proprio qui. Lo sappiamo che si amano, che lui è molto bravo a letto, che lei è passionale, che sono soliti trombare come facoceri e che nulla potrà mai separarli… non serve che lui dimostri di volerla solo perchè gli diventa costantemente granitico.
Eppure, questa assurda e gratuita vaccata, in una chiave di lettura in un certo qual modo perversa, ci sta. Cioè, cazzo! Lui è arrivato fino in Russia per salvarti da morte certa, ha affrontato l’universo mondo per riprenderti, come minimo gliela devi dare. Subito! Che poi lo sappiamo tutti che sei una zoccola e non vedi l’ora. Tu e la tua faccia da Santa Maria Goretti Russa.
E tutto il finto romanticismo… ma a chi interessa? Carnazza, vogliamo la carnazza.
Ed è per questo che una scena che avrebbe potuto irritarmi oltre modo, alla luce di tutte le  noiose pagine di discorsi astrusi sulla Russia che mi sono subita, le seghe mentali su età, estrazione sociale e peccati, diventa l’unica via d’uscita possibile per godersi davvero la storia.

Perchè questo libro non è poi speciale come altri. Per dio!!! Siamo sempre nella sufficienza piena, anzi.. dopo l’exploit del “dammela subito” ha fatto un balzo di un paio di punti, ma gli manca quell’appeal che si riscontra in altre perle della sua bibliografia.
L’Eroe mi piace, ha quel mix di bastardaggine, deturpazione, virilità e delicatezza che mi fa letteralmente sbrodolare, l’Eroina è un po’ troppo “massacrata dalla sorte” ma è caparbia e originale, l’Antieroe è meravigliosamente bello, perverso, freddo e sessualmente attraente, Emma è semplicemente favolosa… eppure “Scopami subito” a parte, non ho provato tutta quella ridda di sentimenti che mi sarei aspettata. Quelli, per intenderci, che provo ogni volta che leggo le storie di Derek e Sebastian. Ho trovato il libro un po’ acerbo. Magari è colpa della terrificante edizione piena di errori sia grammaticali che  sintattici, magari è stato tagliuzzato in fase di pubblicazione, magari sono troppo pretenziosa a causa del crollo ormonale pre-ciclo.

[Tra l’altro ho finalmente capito che la mia passione per gli uomini sfregiati in pantaloni attillati è tutta colpa sua:

capitan Harlock

Della storia ricordo poco, però sono sicura che fossi sbavante ad ogni sua apparizione televisiva].

Alla fine della fiera, Santa Maria Goretti Tania aiuterà il mio secondo idolo Nikolas quando arriverà in Inghilterra mezzo morto a causa delle torture subite nella Madre Patria Russia. E indovinate con chi il Principe instaurerà un rapposto molto speciale? Avete detto Emma? Brave !!!!!! Vi meritate di leggere Con te, Adesso; che io ho già letto ed ho trovato bellissimo finchè non è cominciata la menata del “viaggio nel tempo” perchè secondo il mio modesto ed umile parere, è una roba talmente raffazzonata e pure male, da indurmi a credere che non sia stata la Divina Lisa a scriverla. Se non ci fosse quella parte, che purtroppo occupa l’intera seconda metà del libro, avrebbe potuto essere un piccolo capolacoro. Peccato.

Alla fin della fiera, critiche a parte, il libro ha un suo perchè e le esasperazioni sessuali (e se lo dico io potete crederci) controbilanciano i segoni mentali che attanagliano i protagonisti, rendendo la zuppa un po’ meno insipida di quanto sarebbe senza le continue scopazzate negli angoli delle diverse dimore.

In poche parole

L’uomo da cui vi fareste arpionare volentieri.

Poschina

Per complettezza di informazione, ecco a voi le orribili copertine – fotocopia.

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La Fonte Meravigliosa – Ayn Rand

Ho ventotto anni e se dicessi di essere felice mentirei, però sono piuttosto soddisfatta della mia vita. Sto seriamente cercando casa, ho un lavoro che ancora non detesto con tutta l’anima, faccio progetti per un futuro che immagino carico di problemi ma soprattutto ricco di eventi importanti.
E’ in questo clima di fiducia che mi imbatto ne “La Fonte Meravigliosa” e dopo 683 pagine, mille sospiri, ore di rilfessione, pensieri profondi, rivelazioni e innamoramento ai limiti dell’accettabile, quella che ne esce è una donna completamente diversa, stento a riconoscermi allo specchio eppure non sono mai stata tanto me stessa come in quel momento. Qualcuno ha abbattuto il muro eretto in anni ed anni di condizionamenti culturali, qualcuno mi ha obbligata ad espandere i miei orizzonti, a non avere costantemente paura del mondo e a credere nel potere dell’intelletto. Questo qualcuno è Ayn Rand.

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La Trama: Ispirata a Frank Lloyd Wright, è la storia di Howard Roark, giovane architetto di talento, deciso a rinunciare a fama e carriera e a lottare contro i pregiudizi e le convenzioni, pur di affermare il proprio genio. Nella sua battaglia contro lo status quo e per il diritto all’arte vera, libera e creatrice, Howard si imbatte in ogni variante di corruzione umana, inclusi un rivale senza scrupoli e privo di morale e un potente editore.

Ed ora la parola alla giurata

Vi avverto prima; parlerò a briglia sciolta, saltellando a caso da un ragionamento all’altro perchè quando parlo di Ayn Rand, non capisco più un cazzo, vengo colta da una frenesia inarrestabile e tendo a perdere il filo, infervorata e appassionata come mi capita purtroppo di rado.

Non chiederò perdono per questa prolissa, appassionata, confusa e volgare recensione di un libro che meriterebbe ben altro cervello per essere degnamente omaggiato. Dico volgare perchè purtroppo mi mancano le basi culturali per poter affrontare la profondità dei temi trattati come si dovrebbe e quindi mi limiterò a raccontarvi perchè penso che questo libro sia fondamentale nella vita di ogni essere umano. Non fondamentale, forse, come il capolavoro assoluto della Rand – La Rivolta di Atlante – ma sicuramente indispensabile per la formazione culturale di ognuno di noi.

Essendo italiana, figlia di cattolici e abitante del paese più assistenzialista che esiste, sono stata naturalmente condizionata dall’imperativo secondo il quale è necessario, per essere una brava persona e meritarsi un qualche rispetto, pensare sempre al bene altrui, a non ferire gli altri, a non irritare gli altri, a non far sentire inferiori gli altri…. dove questi “altri” hanno un’importanza pari, se non addirittura superiore, all’individuo. Questo imperativo mentale avvolge, imprigiona e avvelena la mente ogni bambino del nostro paese.

Pensate alla nostra scuola; se avessi un euro per ogni volta che nel percorso scolastico mi è stato detto che non potevamo andare avanti col programma perchè dovevamo aspettare che tutti raggiungessero lo stesso livello, sarei ricca. Pensate a quello che c’è dietro questo apparente altruismo. Il fatto che io (e non solo io e non sempre) dovessi fermarmi ad un certo livello di apprendimento per aspettare che gli altri ci rrivassero non aiutava nè me, nè tantomeno loro. In fisica facevo cagare. Ma non sarebbe stato giusto che i miei compagni più dotati si fermassero al livello 7 per permettere a me di arrivare al livello 5. Perchè? A che scopo rallentare loro per favorire me? E’ giusto?
No. Quantomeno secondo me.
Non c’è nulla di male nell’essere negata in fisica o in matematica o in letteratura. Ma chi ne è portato dovrebbe essere aiutato a sviluppare le proprie capacità, non frenato per permettere agli altri di raggiungere almeno la mediocrità. Quasi come se l’essere particolarmente dotati in qualcosa dovesse essere visto come un impedimento al bene comune, in questo caso al raggiungimento di un determinato livello di apprendimento. Lo stesso lo si vede quotidianamente nelgli uffici di mezzo paese. Non importa quanto tu sia dotato perchè nessuno ti chiederà di usare davvero il cervello e dovrai comunque sottometterti all’imbecillità e all’incompetenza di persone che hanno raggiunto un certo ruolo in base a tutto tranne che alla competenza professionale.
Il risultato di questo atteggiamento sono la noia e l’annichilimento di ogni aspirazione.
Per non parlare di quante volte mi sono sentita dire “Non fai niente per gli altri”, come se io diventassi più meritevole in base a quanto facevo per qualcun altro piuttosto che per me stessa.
E cosa si nasconde dietro questo altruismo completamente aberrato che prevede che il mio io venga calpestato in funzione dell’io di qualcun altro?

Si nasconde lo spettro del controllo degli individui.
La volontà di plasmare la mente dell’uomo alla convinzione che non siamo individui ma comunità. Che la comunità viene prima di noi. Prima delle nostre esigenze, delle nostre convinzioni, delle nostre aspirazioni.
Non ho mai pensato che sacrificarmi per qualcun altro fosse la chiave per la realizzazione personale e nemmeno che mi avrebbe aiutato in qualche oscuro modo ad essere migliore. Ho sempre pensato che fosse un modo per impedire che la gente pensasse seriamente alle proprie esigenze e a lottare per realizzare le proprie aspirazioni.

« La mia filosofia, essenzialmente, è il concetto dell’individuo come essere eroico, con la sua felicità individuale come scopo morale della vita, il successo produttivo quale sua più nobile attività, la ragione elevata a proprio unico assoluto. »

Il tema del lavoro è estremamente caro alla Rand perchè non c’è lavoro che non preveda un processo cognitivo per essere svolto e farlo al meglio delle proprie possibilità significa fare qualcosa di buono per se stessi e qualcosa di utile per gli altri (è un concetto che viene esposto approfonditamente ne “La rivolta di Atlante”). Non c’è eroe randiano che non sia un lavoratore accanito. Non per il successo fine a se stesso ma per la sua soddisfazione personale.

In questo romanzo la Rand ci racconta la storia di un giovane architetto, Howard Roark, che cerca di farsi strada con la sola abilità artistica e capacità intellettuale in un mondo dominato da persone prive di scrupoli che pur di raggiungere un’immeritata fama e un’altrettanto immeritato riconoscimento economico, sarebbero disposti a passare sul proprio cadavere.

Howard è il prototipo dell’eroe randiano, incorruttibile, invulnerabile, puro, giusto.

E’ un uomo che si rifiuta di vendersi. Ostinatamente va avanti ad essere se stesso nonostante tutti coloro che lo circondano cerchino in ogni modo di distruggerlo. Badate bene che non cercano solo di rovinargli la carriera, ma vorrebbero distruggere la sua essenza di uomo libero e sciente. Non sopportano che nulla possa corromperlo. E’ un uomo che non ha bisogno dell’idolatria altrui per essere appagato. Non ha bisogno del riconoscimento della massa per sapere che il suo lavoro è un lavoro eccellente. E queste caratteristice, secondo la Rand, sono inaccettabili per la società, perchè un uomo che non si fa corrompere è un uomo che non puoi pilotare a comando.

E’ inutile dire che l’architettura è il grande metaforone che la Rand usa per parlare della vita. Ogni casa, grattacielo o costruzione è intesa come quell’affermazione di personalità che viene contrastata e tacciata di egoismo. Immaginatevi Roark come uno scoglio in mezzo al mare, costantemente sferzato dalle onde, che ostinatamente e silenziosamente resiste alle percosse e persiste nell’ergersi, immutato nell’essenza, sulla superficie delle acque.

Ecco chi è Roark.

Roark è l’idea, la creatività, l’intelletto, la consapevolezza che si fanno uomo, carne, ossa, sangue. Come ogni eroe randiano è bello. Ma la bellezza non è da intendersi in senso puramente estetico. E’ il risultato del rigore morale, degli ideali, dell’intelligenza che si plasmano in sembianze umane. Essendo eroi, come gli dei greci venivano rappresentati seguendo rigidi canoni di bellezza, così l’eroe randiano non può che essere rappresentato come un essere umano talmente interessante (se non addirittura splendido, come nel caso di Dominique o di John Galt) da costringere chiunque lo incontri a prestargli attenzione.

Intorno a lui si muovono diversi personaggi più o meno inquietanti e purtroppo terribilmente realistici, tra i quali Peter Keating, ex compagno di college lecchino e arrivista; Ellsworth Tookey, giornalista, grande parlatore e sostenitore accanito dell’altruismo estremo nonchè impareggiabile manipolatore; Gail Waynand, editore privo di scrupoli e Dominique Francon, donna straordinaria che prima di potersi concedere la felicità con l’uomo che ama sarà costretta ad imparare che il male può distruggerti solo fino ad un certo punto, non oltre.

La storia d’amore tra Howard e Dominique è complessa, difficile, travagliata ma soprattutto bellissima. Priva di fronzoli, pura, diretta, brutale e per la gente comune come me, incredibilmente difficile da comprendere.

Ed ora un argomento spinoso: la Rand e il sesso.
Se cercate online troverete un sacco di critiche in merito all’argomento, dovute ad un paio di scene presenti nei suoi libri nei quali il rapporto sessule è caratterizzato dalla dominazione (Dominique definisce senza vergogna il suo primo rapporto con Roark “stupro”) e non ho intenzione di mettermi a difendere un’autrice che si difende benissimo da sola, basta aprire uno dei suoi libri e dedicargli la giusta attenzione. Vi dirò invece che non mi hanno minimamente turbata in quanto figlie di un ragionamento filosofico ben preciso che ne spiega (non giustifica) le motivazioni.
Il sesso è per la Rand figlio anch’esso di un processo cognitivo, di una scelta, di una presa di posizione e quindi è un atto puro e sacro; il momento più alto che uomo e donna possano condividere. Purtroppo in questo libro non è approfondito abbastanza l’argomento, ma ne “La rivolta di Atlante” la sua filosofia in merito viene sviscerata ed io non posso che inchinarmi di fronte al suo pensiero.

Quando ho cominciato a leggere mi sono detta che sarebbe stato il caso di segnarsi i punti salienti, per inserire qualcosa nella recensione… Beh, avevo fatto i conti senza l’oste.

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Troppe idee per il mio piccolo cervello.

La Rand è una scrittrice di pregio, quasi totalmente snobbata in Italia in quanto vittima di una mentalità imbarazzante secondo la quale parole come individualismo, egoismo, capitalismo devono essere viste sotto un’ accezione violentemente politica e spogliate completamente dal loro significato ideologico. Dove per idea si intendono creazione, processo cognitivo, libertà di pensiero.

Purtroppo i risultati di questa ignobile omissione letteraria si vedono tutti. Siamo un paese che fa dell’elogio della mediocrità il suo cavallo di battaglia, con risultati a dir poco drammatici. Lo si vede a scuola, all’università, nel mondo del lavoro, al governo.

In questo libro troverete tutto.
Amore, passione, ribellione, sofferenza, pace spirituale, almeno un migliaio di spunti di riflessione, non ultimo quello che riguarda i media e la loro influenza sul popolo.
Ovviamente non approvo al millemila percento quello che la Rand proclama. Ho un mio cervello che mi permette, anzi obbliga, di dissentire. Ma vi giuro che non leggendo le sue opere, vi private di qualcosa di speciale sia a livello puramente letterale (ne approfitto per dire che sarebbe ora di rieditare questo libro perchè la traduzione è ignobilmente vecchia oltre che piena di errori di sintassi e battitura) che culturale.

A tutti coloro che mi chiedono qual’è il mio lieto fine ideale, visto che ne critico 9 su 10, rispondo con la frase conclusiva di questo libro.

“Poi non ci fu più nulla, tranne l’oceano, il cielo, e la figura di Howard Roark”

In poche parole

“Ti amo Dominique. Egoisticamente: come il fatto che io esisto. Egoisticamente: come respirano aria i miei polmoni. […] Ti ho dato non il mio sacrificio o la mia compassione, ma il mio io e il mio bisogno di te.”

Poschina