Mani Calde, Cuore Freddo – Miss Black

Ci provo, perchè sono a casa sola con Satana e Lucifero che sono in piena fase Terrible Two e che in questo momento stanno saltando sul mio letto armati di biscotti e di un ombrello pieghevole che hanno rubato chissà dove mentre io, madre degenere, cerco di scrivere una recensione…..

Qualche anno fa, non so come e non so perchè, ho acquistato il mio primo libro di Miss Black che, cita la biografia “… ha lavorato per anni come mistress, in Italia e all’estero. Si è ritirata e vive in Gran Bretagna. Scrivere per lei è un hobby” e vorrei che fosse chiaro che a me questa versione piace, cioè anche se in realtà fosse un’ultrasessantenne di Bollate che ha sempre fatto la casalinga non lo voglio sapere, e non voglio nemmeno sapere se in realtà è un’autrice che detesto che scrive sotto pseudonimo. A me piace così, come si presenta, se poi è davvero una ex mistress ora rilassata scrittrice, meglio ancora.

Tutto questo inizio prolisso solo per dire che una volta trovata, non l’ho più lasciata andare.

La Trama: Si può finire a letto con qualcuno senza averne l’intenzione? È quello che succede a Kerry Arveda, operativa della CIA alla prima missione sul campo. Il suo obbiettivo è scoprire se un’azienda di componentistica meccanica aggira le sanzioni internazionali verso gli “stati canaglia” e per farlo pensava di fare amicizia con Ethan Fairchild, uno dei dirigenti della compagnia. Ma le cose non sono andate come previsto, anche perché Ethan «non pratica il romanticismo» e il loro primo appuntamento si è trasformato in una sessione di sesso torrido. In un certo senso imbastire una relazione con lui è un modo come un altro per farsi portare in Europa con il gruppo incaricato di incontrare i clienti internazionali, in un altro… Ethan è la persona più fredda del mondo, incredibile a letto, ma senza cuore. Oppure no? Forse le cose non stanno proprio come sembrano… in tutti i sensi.

Ed ora la parola alla giurata – ovviamente spoiler…

Allora, più che una recensione su questo libro nello specifico, che a me è piaciuto moltissimo, come mi piacevano da impazzire i primi….vogliamo parlare di “Comprami” e “Iniziazione al piacere”…de “La Rondine Rossa” e “I Divorziati”? è più che altro una nota di apprezzamento per questa scrittrice perchè come non innamorarsi di questa donna, che scrive di sesso usando termini come cazzo, vagina, squirting, orgasmo e non eufemismi del cazzo che non fanno altro che portarmi ad un passo dall’attacco isterico e, diciamocelo, mettersi a gridare in treno alle 7.45 del mattino “si chiamano capezzoli, non nodini!!!!!!!” potrebbe farmi passare per una squilibrata, invece che per una donna tutto sommato normale che chiama vulva la vulva e cazzo il cazzo.

Cmq. oltre a scrivere bene in modo scorrevole storie che spaziano dal Crime (tra le mie preferite perchè ovviamente crescendo a Quarto Oggiaro non potevo che sviluppare una certa malatissima predilezione per i criminali disadattati) al Romance, passando per il BDSM, per il Fantasy e per lo Sci-fi, ha una capacità non indifferente di rendere ogni cazzo di ambientazione interessante ed ogni storia riesce ad essere plausibile nonostante ci siano sparatorie, aborti praticati in un treno in corsa e roba come trasfigurazioni magiche. C’è un po’ troppa carne al fuoco? No, quantomeno secondo me. Poi ok, ogni tanto ho pensato che non ci fosse un unico scrittore ma almeno tre, poi me ne sono altamente sbattuta le palle perchè è un dettaglio che, onestamente, non mi interessa.

A me interessa il modo in cui Miss Black riesce a presentarci dei personaggi estremamente umani; tutti hanno delle debolezze più o meno evidenti e più o meno invalidanti che li rendono imperfetti e bellissimi, capaci di entrarti nel cuore (alcuni anche nelle mutande) e non uscirne più.

Chiaramente non ho amato tutti i libri nello stesso modo, alcuni [pochissimi in realtà], non mi sono nemmeno piaciuti più di tanto, e meno male….perchè io detesto la fandom spinta, quei fan che non riescono più ad avere un senso critico ma che amano incondizionatamente tutto quello che fa il loro idolo. No, io alcuni li ho trovati mediocri, altri belli, altri ancora stupendi, pochi mi hanno lasciata indifferente. Nessuno mi ha fatto schifo.

A parte rarissimi casi, sia fisicamente che psicologicamente i personaggi presentati non sono perfetti, hanno paure, insicurezze e timori che li rendono simili a noi comuni mortali….poi ok, le donne hanno degli orgasmi pazzeschi e tutti gli uomini hanno dei cazzi di ragguardevoli dimensioni, hanno straordinarie capacità di usare lingua e mani e ti fanno sempre come minimo venire almeno un paio di volte a scopata. Però qui siamo nel territorio del libro erotico e nessuno vorrebbe leggere di uomini con un minipene che non sanno nemmeno come usare.

Nello specifico in questo libro abbiamo una donna insicura del suo aspetto (forse la prima nell’universo di Miss Black che solitamente, grazie a dio, ci presenta donne sicure di se e consapevoli delle proprie qualità) che si trova inaspettatamente a farsi scopare dal suo capo, che non le piace nemmeno più di tanto, è anaffettivo e la tratta come un oggetto sessuale e nient’altro. Tra l’altro la nostra eroina si “sacrifica” per la patria, solo che poi ci prende gusto perchè Ethan, oltre a saper scopare come dio comanda, ha anche qualcosa di indefinibile che la tiene legata e che le fa desiderare di non perderlo. E così, con questa descrizione merdosissima ho banalizzato il tutto.

Ma pazienza.
Per fortuna c’è lei che riesce con libri piuttosto corti (un gran pregio per evitare di diventare ripetitivi ed annoiare) ad approfondire la psicologia dei suoi personaggi che spesso sono malinconici e sofferti, basti pensare a Eve e John in “Comprami”, lui tormentato dalla morte della moglie e lei distrutta da quella del figlio. Come cazzo fai Miss ha riuscire a trasmetterci tutto il loro dolore senza diventare patetica e senza concentrare l’intero racconto su questo tema? Come  fai? Sono gelossissima di questa capacità. Io quando ci provo mi ritrovo con decine di pagine pallosissime che non portano a nulla e annoiano me che le scrivo, figurarsi chi dovrebbe leggerle….

I suoi personaggi maschili non sono quasi mai dei fighi da paura ma spessissimo uomini over 40 interessanti ed estremamente sensuali, con un passato non brillante per quanto riguarda l’amore (matrimoni falliti, perdite, disillusioni) e le sue donne sono spesso decise, in carriera, perfettamente a loro agio con il proprio corpo e la propria sessualità (nota di demerito sono quasi tutte fighe) e forse non lo sanno ancora, ma cercano quello che tutte le donne vogliono: un uomo con il cazzo grosso che le faccia orgasmare in continuazione.

E, ovviamente, l’amore.

In breve, quando esce un libro lo compro a tempo zero e lo leggo nel giro di mezza giornata, poi finisce subito nella cartella “Erotic” del mio kindle, pronto per essere riletto nei momenti di noia letteraria.
Non riesco a spiegare bene perchè mi piacciono tanto, ma credo che sia quel mix di erotismo mai patetico e mai volgare, quell’introspezione sottile che non manca mai, la mancanza di veri e propri stereotipi, l’elasticità mentale delle sue donne e la sensibilità non scontata degli uomini. I criminali poi sono fa-vo-lo-si!!!!!!!!!!!

Persino i lieto fine non mi fanno bestemmiare, giuro.
Riesce ad essere romantica ma non Pucci-Pucci….evita con accuratezza il “SoleCuoreAmorettismo” e non ho ancora trovato tracce di Santamariagorettismo spinto. Perchè, come dico sempre, non mi irrita la felicità altrui, ma come questa viene molestamente, o meno, spiattellata.

Che dire?
Leggete, leggete, leggete.

In poche parole

Un’intera varietà di uomini dai quali mi farei sbatacchiare più che volentieri.

Poschina

 

 

 

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Per Vendetta o per Amore – Madeline Hunter

E’ un Romanzo Introvabile, o almeno così recita la copertina e allora io vi dico “Alzate il vostro culone flaccido dal divano e trovatelo perchè merita”.
Volevo scrivere una recensione di getto, ma ho preferito lasciar decantare un pochino le emozioni e poi la dura e cruda verità è che ho avuto un weekend impegnatissimo nel quale sono anche riuscita ad andare al mare dopo due anni e mezzo di assenza e dopo chili di focaccia e inalazioni di iodio ho le idee decisamente più chiare.

La Trama: Daniel St John ha un terribile passato alle spalle. Colpevole del disastro che ha distrutto la sua famiglia è Andrew Tyndale, di cui Daniel intende vendicarsi. Ma nella sua vita irrompe la giovane Diane, figlia di uno dei complici di Tyndale, che Daniel si era trovato a dover gestire fin da bambina, affidandola a un collegio. Adesso Diane è cresciuta e gli chiede aiuto per farsi strada nel mondo. Così lui la accoglie in casa sua, deciso a presentarla in società come una lontana cugina e a servirsi della sua bellezza per attirare Tyndale. Ma Daniel non ha fatto i conti con l’irresistibile fascino della ragazza…

Ed ora la parola alla giurata

Cercherò di non spoilerare più di quanto non faccia la trama, che secondo me dice un filino troppo.

Comunque ci troviamo di fronte ad un vero eroe tormentato e per gran parte del libro conosceremo solo l’odio profondo che cova e non la causa di tutta questa rabbia. Ed è per questo che a me è piaciuto assai, perchè non viene sviscerato immediatamente il busillisi, ma l’autrice ci tiene in sospeso dalla prima alla quart’ultima pagina (più o meno) in una specie di limbo dal quale intravediamo piccoli scorci di sole ma per lo più brancoliamo nel buio delle ipotesi.

Vi ricorda qualcuno?

Oltretutto Daniel è anche quello che da noi si definisce “un gran figo” e sappiamo per certo che parte dei suoi soldi li ha fatti donando la sua enorme verga a donne abbienti in cambio di finanziamenti di vario genere. E tutte noi sappiamo di poter riassumere questo passato nel mantra “Uno che Scopa Bene” e già questo basterebbe a farmelo amare, sognare, desiderare.

E questo è solo l’inizio perchè, finalmente, abbiamo di fronte un personaggio maschile complesso e interessante, che combatte in ogni modo l’attrazione per la giovane a lui affidata ma che non riesce a resisterle. Un uomo che vorrebbe non provare nulla perchè sarebbe più semplice mettere in pratica il piano di vendetta (sia chiaro che nonostante l’AMMMORE, il Sesso e tutto il resto lui vuole sempre e comunque vendicarsi; ad ogni costo).

Diane, dal canto suo è una giovane donzella che non sa niente del suo passato, pura di cuore senza essere Santamariagorettiana, ha come unico desiderio quello di ritrovare il suo passato per sentirsi parte di qualcosa.
Ovviamente è attratta da Daniel e altrettanto ovviamente gli si concederà senza alcuna remora ed è qui, proprio nella loro prima volta, che si vede quanto l’autrice sia brava perchè contrariamente al 500% dei romance in circolazione, non ci sono multiorgasmi e dichiarazioni svenevoli ma quello scontro tra volontà, sentimento e ragione che impediscono a Daniel e di conseguenza a Diane di “godere” del momento.

Daniel non vuole assolutamente perdere di vista il suo unico obiettivo: La Vendetta (e diosantissimo ha perfettamente ragione), mentre Diane che lo ama a prescindere, vuole solo donargli il suo amore. E non aspettatevi la solita prima volta con lui che di colpo apprende il “miracolo della vita” grazie a lei oppure i fuochi d’artificio rosa con confetti malva e quintali di frosting al burro ma piuttosto una bella, improvvisa doccia gelida.

Nonostante tutto però, quanto Daniel cova rabbia, frustrazione e sete di vendetta, tanto in Diane prosperano l’amore e l’accettazione dell’altro.

Ma che tenerezza e che puccismo direte voi.
Ed infatti per quanto mi riguarda l’unica nota dolente sono le ultime pagine un filino troppo “sole – cuore – amore”.
Ma gliele perdono tutte senza alcun problema e senza pentimenti, perchè il resto del libro funziona; funziona l’introspezione, funzionano le motivazioni di ciascun personaggio, funziona anche una certa lentezza narrativa. E tutto ciò solo grazie alla bravura dell’autrice che ci accompagna in una traversata nelle debolezze umane, con delicatezza e tatto e con tanta passione, che sia per la vendetta, per il sesso, per l’amore o, cosa più importante, per l’accettazione di un passato che nulla può cambiare.

Che poi è la stessa sensibilità che avevo già notato qui e che avevo amato con ogni atomo del mio corpo.

In poche parole

Un eroe romantico che scopa bene. Di più non si poteva chiedere.

Poschina

p.s. Ho già acquistato il cartaceo del resto della serie….ebbene sì, ce ne sono altri 4 che attendono le mie attenzioni.

Qui sotto la copertina della vecchia edizione. E mi sovviene l’antico mantra “più la copertina è merdosa, più il libro è bello”. Stavolta funziona.

Cime Tempestose – Emily Bronte

Stavo facendo una recensione di Venetia di Georgette Heyer ma mi sono bloccata. Leggo poche cose nuove (mi sono appena riletta TUTTA Miss Black) e in questo particolare periodo ho dei cazzi per la testa che mi impediscono di concentrarmi pienamente sulla lettura. Bei cazzi, per carità. Avercene di cazzi così. Ben proporzionati, belli da vedere, nuovi da sperimentare….
Si beh. Non che ve ne freghi qualcosa.
Ma tra un pensiero e l’altro sono incappata nel lato oscuro del Romance, ossia uno dei libri con un concentrato di cattiveria e barbarie impressionante. Lui; il semplicemente adorabile “Cime Tempestose”.

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La Trama: Il romanzo di Emily Brontë narra la storia di Heathcliff, del suo amore per Catherine, e di come questa passione alla fine li distrugga entrambi.

Ed ora la parola alla giurata

Se Jane Eyre è l’antesignano di tutti gli Harmony, Cime Tempestose è il lato oscuro del Romance. E quando dico oscuro, intendo quelle passioni malate, distorte, insalubri che portano solo morte e distruzione. Dio…. quanto amo questo libro.

La prima volta che mi approccio all’impronunciabile Wuthering Heights, ho circa quindici anni e sto uscendo a fatica dall’infatuazione per Edward Rochester. Potete immaginarvi senza fatica lo shock emotivo nel trovarmi di fronte ad un eroe che è l’antieroe di se stesso, un uomo brutale, vendicativo, cattivo fino al midollo, capace di passioni violente e inarrestabili e di gesti ingiustificabili che non hanno fatto altro che alimentare le mie fantasie adolescenziali, spingendomi, per il resto della vita, a cercare un bagliore Heathcliffiano negli uomini che ho conosciuto.

E’ difatti noto all’umanità che se devo scegliere tra l’eroe senza macchia  e senza paura ed un bastardo che, quasi sicuramente, maltratterà la nostra eroina prima di arrendersi all’Ammmore, io sceglierò sempre e comunque il secondo, senza ombra di dubbio. Altrimenti come spieghereste la mia passione per gentaglia come Christopher o Guy? Sì, è solo colpa di quel grandissimo infame di Heathcliff e della sua fottutissima cattiveria non poi così gratuita se con me il bastardo ha sempre avuto vita facile.

Ma passiamo a noi.

Primo: se proprio dovete guardare una trasposizione cinematografica scegliete quella attempata con Laurence Olivier. Per dio; evitate come la peste l’imbarazzante versione Rai caratterizzata da Alessio Boni con un castoro morto in testa e saltate a piè pari quella con Ralph Finnes e nonricordopiùchialtro perchè a me è partito il fottone dopo dieci minuti.

Secondo: Alla tizia che nelle recensioni Amazon ha scritto “libro noioso, lento….” e via dicendo farei leggere a ripetizione “I Malavoglia” rigorosamente in ginocchio sui ceci.

Ma passiamo a noi (e due)…

Nella sperduta campagna inglese vive una famiglia composta da mamma, papà e due figli viziatissimi. Un giorno il padre va in viaggio e al ritorno si trascina dietro un sudicio bambino (e NESSUNO riesce a togliermi dalla testa che sia il suo figlio bastardo avuto da quale prostituta di origine mediterranea). Fatto sta che il bimbo in questione si dimostra abituato agli abusi e piuttosto coriaceo nel carattere. Paparino ha una spiccatissima predilezione per il bastardello e la giovane, viziata, insopportabile Catherine, comincia a nutrite un affetto sospetto per il moro trovatello.

Quando il vecchio schiatta, il figlio Hindley diventa proprietario della tenuta e comincia a tiranneggiare il povero, bello, sicuramente superdotato Heathcliff, mandandolo a fare i peggio lavori ed inasprendo così un carattere già ai limiti del sociopatico.

Una sera mentre il bastradello e la viziatona stanno spiando i ricchi vicini di casa (notare che viene specificato come ridano di loro), vengono scoperti e a seguito dell’aizzamento dei cani contro gli intrusi, la viziatella viene ferita. Quando si rendono conto di chi hanno tra le mani, cominciano a trattarla da “little Princess” mentre scacciano il povero Heathcliff manco fosse il figlio del figlio della serva.

Da questo momento in poi assisteremo alla lenta ed inesorabile discesa negli inferi.

Catherine non farà altro che esaltare quei pappamolle dei Linton facendo morire dentro Heathcliff, ed essendo sempre stata vittima di vanità e aspirazione alla ricchezza, comincerà a comportarsi da piccola puttanella altolocata. Il bastardello verrà lasciato da parte sempre più spesso fino al giorno in cui, origliando, sentirà Catherine dire alla domestica che “non potrà mai stare con un buzzurro come Heathcliff e che si vergogna di lui”.

Ed ecco il BM di tutta la storia.

Heathcliff, ascoltate queste parole poco lusinghiere fugge e non rimane a sufficienza ad origliare per sentire la puttanella cosmica dichiarare “Io lo amo, siamo affini, mi conosce meglio di chiunque altro, non posso pensare ad un’esistenza senza di lui” ed altre smielate del genere.
Dopo aver fatto outing con la domestica, si scopre la fuga di Heathcliff e Catherine ne rimane talmente sconvolta da sposare il giovane, noioso, molle, antipatico erede dei Linton.

Tre anni dopo (Minchia 3 anni !!!) un gran figo si affaccia in quel della landa desolata. E’ lui. Il vendicativo Heathcliff che ha passato il tempo acculturandosi, ripulendosi, infighendosi e accumulando denaro [scommetto la mia tetta sinistra che ha fatto il tutto in modo illegale]. Torna a casa, sottrae l’antica magione all’odiatissimo Hindley che ormai è uno sbevazzone dedito al gioco e poi si presenta a casa Linton per dimostrare quanto sia notevolmente figo. Catherine per poco non ci rimane secca e quella cretina, superficiale, stupida della sorella di Edgar: Isabella, si invaghisce del bel tenebroso al punto di convincersi che lui la ami…. ahahahahhahahahaha… mio dio Isabella, sei la vergogna del nostro sesso. Ma non lo sai che uomini come Heathcliff amano una sola volta ed è per sempre? Ma dico io !!!! E’ l’ABC delle relazioni con un sociopatico.

Cmq. Catherine insiste nel cercare di convincere Isabella che il figaccione non la ama proprio per un cazzo e anzi, che le fa la corte solo per indispettire Edgar e per far soffrire lei. Purtroppo Catherine non conosceva la sottile arte della psicologia inversa e con il suo maniacale impegno nel dissuadere la cognata, non fa altro che spingerla tra le braccia e nel letto dell’amato Heathcliff. Una volta sposati, lui la maltratta psico-fisicamente e voi donnicciuole che leggete di uomini dominanti e brutali, finchè non avete letto questo libro non potete avere idea di cosa significhi la parola prevaricazione.

A questo punto Catherine è praticamente sull’orlo dell’esaurimento nervoso, oltre ad essere, ovviamente, gravida. Ama ancora appassionatamente e visceralmente il bastardello e lui è sempre più crudele con tutti, cosa che la fa soffrire perchè vogliono farci credere che, in fondo, lei sia una pura di cuore. Mentre giace quasi sul letto di morte, con il pancione al nono mese, Heathcliff corre da lei ed in una scena straziantissima i due ex fratellastri, ex amanti, ex rivali, si dichiarano eterno amore. Poi lei mette al mondo una splendida bambina e schiatta.

Se possibile, Heathcliff peggiora sensibilmente e schiavizza chiunque. Sua moglie, il figlio, il figlio di Hindley e la figlia di Catherine e anche i cani. Tutti vittime della profonda infelicità di quest’uomo. Ed il fatto che io provi per lui una certa compassione e che lo reputi a tutti gli effetti l’Eroe degli Antieroi, la dice lunga su quanto abbia bisogno di un aiuto psicologico.

Poi certo, qui siamo solo a metà libro e di cose ne devono succedere un botto, ma riguardano la storia tra Hareton (figlio di Hindley) e Catherine Jr., è un pappone atto a dimostrarci come le cose tra Heathcliff e Catherine avrebbero potuto essere se il destino non fosse stato avverso e a noi, della versione edulcorata della storia, non frega assolutamente niente.

Finirà bene?
NO, cazzo !!!! E’ uno dei motivi che mi fa amare questo libro oltre ogni immaginazione.
Finisce con Heathcliff che ossessionato dal fantasma di Catherine, fugge di casa disperato, va al cimitero, dissotterra quel che resta della sua amata e poi viene trovato defunto nel suo letto, così decidono di seppellirlo vicino alla sua adorata zoccoletta.

Ah, che bella storia d’amore.
Triste, disperata, avvilente, degradante, mortificante…. eppure così perfetta. Nell’immaginario collettivo, infatti, questa storia dominata da passioni violente, gelosie estreme, atti di egoismo al limite del tollerabile, prevaricazioni di ogni tipo e soprattutto da testardaggine infinita, è considerata una Grande Storia d’Amore.
E non sia mai che io mi discosti dall’immaginario collettivo.

Io ci sguazzo nell’immaginario collettivo.

Ma non voglio chiudere senza dirvi che io considero Catherine una donna insopportabile. Vanitosa, vittima dell’idolatria della ricchezza, superficiale, accentratrice e soprattutto la causa di tutti i mali del mio povero, sensibile Heathcliff.

In poche parole

Out on the winding, windy moors we’d roll and fall in green. You had a temper, like my jealousy too hot, too greedy. How could you leave me? When I needed to possess you?
I hated you, I loved you too (K. Bush)

Poschina

Una Paziente Conquista _ Sherry Thomas

Sherry Thomas è una scrittrice che non ho ancora ben inquadrato. Intime Promesse mi aveva piacevolemente stupita, poi però purtroppo, ero rimasta abbastaza delusa da Tentazioni deliziose. Ho deciso di ritentare la fortuna con Una paziente conquista e oggettivamente, trovarmi quasi a piangere dalla commozione sul treno delle 18.32 in un freddo venerdì sera, deve essere considerato un successone. Certo, se escludiamo il violentissimo imbarazzo nel rendermi conto di essere stata abbandonata dal mio proverbiale cinismo.

ROMANZI_1102La Trama: I genitori di Millie, borghesi arricchiti, vogliono per la figlia diciassettenne un marito titolato. Il giovane lord Fitzhugh, che ha ereditato una proprietà diroccata e molti debiti, è lo sposo perfetto. Ma se per Millie scatta il colpo di fulmine, Fitz invece prova per lei solo avversione, dato che sarà costretto a rinunciare a una fidanzata bellissima. Viene quindi stipulato un patto: la consumazione del matrimonio verrà rinviata di otto anni e, generato un erede, i due coniugi condurranno vite separate. Tuttavia, all’approssimarsi della scadenza, quando l’amicizia nata fra loro fa sperare a Millie di poter infine conquistare il marito, inaspettatamente ricompare la vecchia fidanzata…

Ed ora la parola alla giurata – piccoli spoiler semi innocui

Una delle caratteristiche che amo di più di questa autrice, è la sua capacità di entrare nei personaggi e far sentire al lettore tutto il loro mondo interiore. E se da una parte, avrei preso a calci Millie per la sua incredibile capacità di annullarsi in funzione dell’uomo che ama, dall’altra, ho ammirato la forza di volontà di questa ragazza, profondamente e irrimediabilmente innamorata del suo futuro marito, il quale, a pochi giorni dalle nozze, le dice apertamente che è stato costretto al matrimonio e che non la amerà mai in quanto il suo cuore appartiene ad un’altra.

Sono distante anni luce da questa eroina.
Mi mancano completamente la propensione al sacrificio, l’altruismo incondizionato, il votarsi al bene altrui.
Ma so benissimo cosa voglia dire stamparsi in faccia un bel sorriso, fare conversazione, intrattenere, compiacere, mentre l’infelicità ti stritola l’anima. E’ forse per questo che mi sono ritrovata profondamente commossa dalle vicissitudini di questa ragazza, che vede il suo sogno d’amore sgretolarsi davanti ai suoi occhi senza poter fare nulla per impedirlo e soprattutto essendo pienamente conscia di dover convivere per il resto della vita con un uomo che per lei non prova nulla, se non, quantomeno all’inizio, un odio viscerale essendo la sua futura moglie la principale causa della profonda infelicità che lo attanaglia.

Al contrario di quanto potrebbe sembrare all’inizio, Millie è una ragazza prima ed una donna poi, dotata di una forza straordinaria. Sensibile, caparbia, intelligente e sagace, fa di tutto per smettere di sperare che prima o poi il marito si accorga di lei e nonostante gli sforzi, ogni volta che lui le dedica attenzioni, lei ricasca nell’assurda speranza adolescenziale di poter essere per lui qualcosa di più dell’autera, perfetta, composta consorte.

La vita della coppia comincia con la peggior luna di miele della storia, dalla quale possiamo evincere nel giro di pochissime pagine quanto Fitz sia debole e immaturo e quanto Millie invece  sia pragmatica e lucida. La vita matrimoniale scorre negli anni intervallata dalle crisi di insofferenza di Fitz e da una costante dimostrazione di stoicismo da parte della moglie che non solo è sempre pronta ad essere l’ancora nella quale aggrapparsi nei momenti bui, ma soprattutto che gli lascia una libertà di azione extraconiugale ai limiti dell’umano. Fitz infatti passa la sua vita da un’amante all’altra senza che questo, apparentemente, turbi la sua placida mogliettina.

Certo, le cose cambiano quando Fitz le dice serenamente che la donna che ha sempre amato è tornata a Londra e che lui ha intenzione di intraprendere con lei la relazione che non ha potuto avere otto anni prima proprio a causa del matrimonio. Tuttavia, per onorare il patto fattole anni prima, afferma che prima di tornare tra le braccia della zoccolissima Isabelle ha intenzione di consumare finalmente il matrimonio e di mettere al mondo un erede.
A quel punto il cieco, ottuso, adolescenziale Fitz, si accorge che la moglie ha dei comportamenti che solitamente non le appartengono e comincia a ragionare su quella che è stata la sua compagna per otto anni e sulla strana richiesta che lei gli a pochi giorni dalle nozze: avere un matrimonio bianco per i successivi otto lunghissimi anni.

Questo è il BM della storia.

Fitz pensa che lei non voglia andare a letto con lui in quanto non innamorata nè interessata, mentre lei fa questa richiesta apparentemente folle perchè sa benissimo che se ci andasse a letto perderebbe completamente la testa e non riuscirebbe più ad accettare una vita coniugale costellata di amanti ed avventure frivole.

Inutile sottolineare che l’unico ciula che non si è reso conto di quanto sua moglie sia innamorata di lui, è proprio il nostro bellissimo, dotatissimo Fitz; sorelle, amici e parenti le ripetono continuamente che prima o poi lui aprirà gli occhi e si accorgerà della fortuna che ha avuto a sposarla mentre lui continua, ostinatamente, a pensare alla sua fiamma adolescenziale; la procace, esuberante, futile Isabelle.

Alla fine l’idiota, si renderà conto di quale tra le due è la donna che veramente ama?

Al solito il libro è strutturato con un costante alternarsi tra il passato e il presente. Splendidi tutti i flascback e accattivante la second story tra la sorella di lui Helena e l’amico di famiglia Hastings.

Mi è piaciuto al punto che non sono riuscita a chiudere il kindle fino a che non ho letto la parola fine ed erano più o meno le 4.20 del mattino. Una roba che non mi capitava da non so quanto tempo.
Brava Sherry, brava davvero.
Sei persino riuscita a strapparmi una lacrimuccia e ti sei meritata tutta la mia ammirazione tirando fuori una delle frasi più belle sull’infelicità che abbia letto negli ultimi anni: “L’infelicità era davvero tanto invisibile? O la gente preferiva semplicemente girarsi dall’altra parte, come con i lebbrosi?”

In poche parole

Quando si dice “rimanere ancorati al passato”……

Poschina

Intime Promesse – Sherry Thomas

Ho acquistato questo libro il primo settembre e l’ho impunemente lasciato in giacenza tra i libri da leggere in un futuro non determinato perchè ogni tanto ho dei picchi di coglionaggine immensi.
Pensavo fosse noioso.
Pensavo che fosse un pappone pallosissimo su una coppia di età avanzata che resta separata per anni, poi lei chiede il divorzio e lui decide di rendergliela difficile perchè è uno stronzo.
La realtà però si è rivelata profondamente diversa.

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La Trama: Da oltre dieci anni sono separati dall’oceano: lei a Londra, lui a New York. Il matrimonio tra lord e lady Tremaine è perfetto, basato sul rispetto, la cortesia e… la distanza. Difficile trovare un compromesso migliore per la società vittoriana. Nessuno si spiega, però, cosa possa aver messo fine a una passione così intensa. Uno scomodo segreto, l’orgoglio dettato da parole troppo a lungo taciute e un’ambizione spregiudicata hanno deciso per loro. Ma adesso una richiesta di divorzio sconvolge l’equilibrio finora mantenuto. Un accordo privato e una scadenza che rimanda tutto all’anno seguente decideranno se la coppia più invidiata di Londra sarà in grado di ricucire gli strappi del tempo oppure se dovrà separarsi per sempre.

Ed ora la parola alla giurata

Se escludiamo le ultime 5/6 pagine, questo libro è semplicemente delizioso.
Non voglio spoilerare troppo perchè davvero vi toglierei il gusto di una lettura leggera, per niente stupida, spesso realistica nel descrivere le spesso folli dinamiche di coppia, che congiunge il gisuto mix di erotismo e approfondimento dei personaggi che permette di non restare delusi da ogni punto di vista.
Ma passiamo a noi.

Gigi è una ragazza pragmatica che è stata cresciuta da una madre che le ha insegnato come unico mantra della vita che deve sposare un titolato.
Camden è povero in canna ma eredita un titolo il che lo rende perfetto per Gigi.

Si incontrano più o meno per caso e anche se fondamentalmente nessuno dei due lo vuole, si innamorano. Sono giovani, inesperti, impreparati a gestire i sentimenti e la fortissima attrazione che permea ogni loro incontro, e lei fa un errore strategico che le costerà i successivi dieci lunghi anni di vita.

Agisce scorrettamente pur di ottenere il suo scopo, viene scoperta e punita brutalmente.
Camden la sposa e la mattina dopo la lascia per trasferirsi negli Stati Uniti, fino ad oggi, giorno in cui decide di tornare a Londra per capire se sia il caso o meno di concedere il divorzio a quella puttana di sua moglie.

Il libro intelligentemente e senza annoiare saltella nei dieci anni, dal loro incontro all’oggi, per spiegarci nel dettaglio cosa è successo e perchè oggi siamo al punto di rottura.
Lo fa delicatamente, con momenti di spiccata ironia intervallati ad altri di riflessione.
Il torto di Gigi era poi così imperdonabile?
La rezione di Camden non è forse eccessiva?
E i sentimenti che provavano, che fine hanno fatto?

Il prezzo che Gigi paga per la sua menzogna è altissimo, e se da una parte è comprensibile l’iniziale reazione del futuro marito, la sua vendetta risulta per certi versi agghiacciante e spietata.

L’orgoglio maschile ferito è una bestia difficile da addomesticare e una volta che certe dinamiche si sono insinuate in una coppia diventa quasi impossibile scardinarle in funzione di un dialogo o anche solo di una riflessione “a freddo” sugli avvenimenti accaduti.

Non posso andare oltre, ma posso consigliarvi questo romanzo.
E’ scritto bene, si legge senza fatica, noia o sbuffate varie.
Avidità, sentimento, paura, orgoglio, innocenza, inesperienza, fiducia, cattiveria, pianificazione.
Tutto questo e molto altro.

Ho apprezzato soprattutto il personaggio di Gigi, completamente diversa dalle millemila eroine romance tutte uguali. Lei è diversa, intelligente, cinica, spietata, fragile e contemporaneamente estremamente forte; non si lascia abbattere da nulla. Cade, si rialza e lotta.
Brava Gigi.

Certo, io le ultime pagine le avrei strutturate in modo diverso, troppo frettolose e anche un filino mielose rispetto al resto del libro….ma oggi non ho intenzione di rompere i coglioni all’universo mondo, ed onestamente non hanno intaccato l’alta opinione che mi ero costruita nelle precedenti 250 pagine.

In poche parole

Un romance originale, interessante, per certi versi profondo. Sicuramente meritevole di attenzioni e sospetto anche di una seconda lettura.

Poschina

Atlas Shrugged – Ayn Rand

Questo è Il Libro con la “I” e la “L” maiuscole, ma io non sono qui a farne una recensione seria, controllata, noiosamente politica. No. Oggi ho deciso che ve ne parlerò in modo completamente diverso. Non cercherò di convincervi che sia un testo meraviglioso, non cercherò di farvi innamorare di Dagny, bensì vi spiegherò perchè Hank Rearden è a tutti gli effetti l’uomo del trittico di Dagny che preferisco.
Perchè vanno bene la politica, la filosofia, il rigore morale e via dicendo, ma qui, oggi, parleremo principalmente di carnazza.

atlas

La Trama: Questo romanzo riassume l’etica oggettivista di Ayn Rand, fondata sulla difesa del capitalismo, della ragione e dell’individualismo. La vicenda della compagnia ferroviaria Taggart Transcontinental si incrocia con quella della nazione americana, la cui politica dirigista ne sta provocando il collasso. Hank Rearden, inventore di una speciale lega metallica, e Dagny Taggart, mente direttiva della Taggart, si persuadono dell’impossibilità di redimere un mondo che rifiuta la ragione quale mezzo di sopravvivenza e di progresso e decidono di aderire allo sciopero dei cervelli. Francisco D’Anconia e Ragnar Danneskjöld sposano il progetto di John Galt che vuole impedire lo sfruttamento delle menti produttive riunendole in una località inaccessibile. Ma John dovrà affrontare un’avventura che tenterà di sopraffarlo, alle prese con individui spietati che cercheranno anche di corromperlo.

Ed ora la parola alla giurata

Primo: nel resto del mondo viene venduto in un unico tomo da circa 1200 pagine. Qui in Italy, il paese del bengodi, viene venduto in 3 tomi dal costo spropositato di 16 € l’uno. Ladri di merda. Cmq. sappiate che vale ogni centesimo speso.

Spoilerone unico. Qui non si nasconde nulla….

Dagny Taggart è la donna che vorrei tanto essere. E’ bellissima, intelligentissima, ricchissima e si sbatte tre manzi che avercene. Oltretutto lei non è la classica figlia di papà che ha un sacco di soldi ed occupa una posizione di rilievo senza meritarsela, perchè da sempre si è fatta il culo lavorando fin dall’adolescenza nell’azienda di famiglia facendo i lavori peggiori.
Non gliene frega un cazzo della fama, tanto che in azienda non è il capo, anche se tutti sanno che la mente è lei e non quel coglione di suo fratello James che, per farvi capire il tipo, è il classicissimo figlio di papà inutile, stupido, ottuso e megalomane, che potrebbe avere la faccia di uno qualsiasi dei politici che occupano il nostro parlamento.

Cmq.
Il primo uomo che incontriamo nella vita di Dagny è Francisco D’Anconia, erede unico di una delle più grandi potenze del rame, bellissimo, fisicatissimo non intelligente, di più e soprattutto con il cazzo grosso. Ok, questo non è scritto da nessuna parte ma a me piace pensarla così. Fisicamente è alto, moro, carnagione olivastra, in ottima forma e non assomigia in nulla al tipico sudamericano che si vede in giro, quindi ognuno se lo immagini come meglio crede.
Francisco, o Frisco, come ama chiamarlo Dagny, è colui che si prenderà per primo lo scrigno segreto, ed essendo un libro della Rand, scordatevi parole dolci e fiorellini; al solito si tratterà dell’affermazione della propria essenza attraverso la condivisione, per certi versi piuttosto brutale, dell’atto sessuale come massima espressione dell’io e dell’appartenenza.
Degna di nota è una partita di tennis tra i due eroi ad altissimo tasso erotico, tutte le volte che la leggo mi trovo eccitata come una faina e per certi versi piacevolmente appagata.

La relazione tra i due giovani va avanti senza che sia ufficializzata fino al giorno in cui Frisco, da uomo integerrimo, eticamente inattaccabile e impossibile da non venerare, comincia a fare discorsi strani fino a diventare lentamente un donnaiolo sperperatore di soldi e rinnegare ogni principio in cui credeva.

Inutile dirvi che la risoluta Dagny lo fanculizza e sposta la sua attenzione su altro.

Contemporaneamente a questo irritante cambiamento di Cazzo Grosso Frisco, cominciano a succedere cose strane, per esempio sparisce un bel po’ di gente del mondo che conta. Businessmen di un certo peso spariscono nel nulla e Dagny comincia a trovare insopportabile la frase che permea tutto il libro “Chi è John Galt?”.

A parte tutto lei è una donna che lavora e non ha tempo per struggersi e decide di allearsi con Hank Rearden per sfruttare la nuova lega metallica miracolosa creata dal figherrimo sopra citato per usarla nella sua nuova linea ferroviaria che ha chiamato, giusto per smuovere un po’ le acque la “John Galt Line”.
Hank Rearden è un uomo integerrimo, sposato con un’arpia completamente deficiente, con una madre stronza ed un fratello parassita. Lui è il classico uomo che si è costruito intorno un bel muro alto 20000 metri impenetrabile, fatto di valori morali fondati su principi sbagliati.
Inutile dire che Dagny gli mette immediatamente gli occhi addosso e lui ancora non lo sa, ma non ha alcuno scampo.
Basta poco tempo per capire che lei lo vuole nel letto e lui capitolerà alla grande per poi insultarla pesantemente la mattina dopo a suon di “sei una sordida puttana ed è esattamente come una puttana che ti ho scopato, senza quel rispetto che invece riservo alle donne delle quali ho stima”. Per tutta risposta lei gli sghignazza in faccia perchè sa benissimo che il vero Hank non è quello controllato e freddo che tutti conoscono ma l’animale da letto che lei riesce a tirare  fuori. [Sospiro prolungato]

Iniziano una relazione e insieme partono alla ricerca del creatore di un motore miracoloso che hanno trovato per caso mentre scartabellavano in una fabbrica abbandonata. Più si avvicinano al creatore del motore, più la gente che conta scompare e Dagny non lo sopporta. Li considera dei traditori e decide di dare la caccia a colui che tira i fili delle sparizioni generando una reazione a catena di scomparse che avrebbe fatto la gioia della Sciarelli.

E proprio mentre insegue uno di questi fuggitivi prende un aereo e si schianta in un posto stranissimo che sembra non essere segnato su nessuna carta geografica. Si riprende dallo shock e la prima cosa che vede è un figo pazzesco biondo con occhi verdi che la guarda.
Echecazzo Dagny !!!! Te li prendi tutti tu? Il moro, l’espertone e il biondo? A noi donne comuni non lasci nulla?

Fatto sta che scopre di essere in questa specie di rifugio creato nientepoponimeno che dal mitico John Galt (che è il figone di turno oltre che un fottuto genio) dove le menti pensanti del mondo si sono radunate per sfuggire a leggi inique e particolarmente stupide lasciando che il mondo “fuori” vada a puttane. Qui ritrova anche il mitico Frisco che, povero lui, è convinto finalmente di poter stare con la donna che ama, la quale invece ha già messo gli occhi sul bel Galt, il quale a sua volta la stalkera da 10 fottutissimi anni e, ci sommetto la tetta sinistra, si masturba selvaggiamente sulle sue foto.

Dagny si piazza in casa di Galt, gli fa da mogliettina platonica [entrambi bruciano di desiderio ma lo reprimono] e fa chiaramente capire a Frisco che lei ha finalmente trovato l’uomo degno del suo più puro amore e tutti e tre accettano questa decisione con una calma serafica che contrasta alla grande con il mio temperamento burrascoso.

Però Dagny non può dimenticare che Hank è là fuori che la cerca e lotta ormai completamente solo contro l’imbecillità umana e decide di andare ad aiutarlo. A questa decisione segue la scoperta che Johna Galt lavora da una vita come operaio nelle ferrovie Taggart e questa mirabolante scoperta si conclude con una memorabile scopata nei sotterranei della stazione sui travertini del treno e qui parte l’applauso per la fantasia sfrenata. Posso solo immaginare il dolore fisico di scopare su quei bei sassi che stanno tra una rotaia e l’altra. E, ammettiamolo, io Dagny l’ho invidiata alla grande. Voglio anche io un uomo pronto a scoparmi ovunque.

Da qui la situazione precipita:
– Hank scopre che Dagny si è innamorata di un altro e accetta la situazione con rassegnazione perchè lui è John Galt, il genio supremo a cui tutti aspiriamo di diventare;
– Il logorroico John fa un comunicato radio di 70 pagine nette solo per dirci che A=A;
– John viene rapito;
– Frisco, Hank e Dagny lo salvano senza farsi scrupolo di uccidere esseri umani asserviti al potere;
– Il mondo come lo conosciamo noi crolla e i nostri eroi si godono lo spettacolo pregustando il momento in cui ricostruiranno un’umanità migliore.

The end.

Ma allora, se John è un genio bellissimo, intelligentissimo, che scopa alla grande…..perchè io amo Hank?
Semplice.
Hank è il più umano dei tre uomini.
Hank è l’unico che affronta davvero un percorso di consapevolezza di sè, di distruzione di principi per costruirne altri. Hank matura, cambia, lotta, si pone domande, dubita, teme. E’ umano.
Frisco e John sono esseri perfetti, che non crollano mai, che non cedono mai, che non sbagliano mai.
No.
Io un uomo perfetto non lo voglio.

Preferisco di gran lunga il complicato, cocciuto, schiavo delle convenzioni Hank e godermi con calma il suo cambiamento, il suo uscire dalla crisalide per mostrarsi finalmente farfalla.
Hank, Io Ti Amo.

In poche parole

Prendi tre meravigliosi uomini, te li scopi tutti e riesci anche a farli andare d’accordo una volta che hai fatto la tua scelta. Dagny, sei un fottuto genio.

Poschina

Cuore a Cuore – Lisa Kleypas

Nell’ultimo anno ho letto molti libri di Nostra Signora del Romance Lisa Kleypas. Alcuni non mi sono piaciuti, alcuni mi sono piaciuti, altri sono semplicemente perfetti. Una delle caratteristiche dei suoi libri che amo di più è il soffermarsi sul rapporto dei piccioncini nel Post-wedding, tema che è solitamente relegato ad un noioso epilogo che possiamo riassumere in quattro parole: felicità – plurigravidanze – multiorgasmi – felicità.
Dove la felicità è così ostentata da uscire letteralmente dalle pagine e darti due sonori schiaffoni solo per sbeffeggiare in modo ancora più incisivo la tua condizione di lettrice con una vita particolarmente sfigata.

E’ per puro caso che l’altro giorno mi imbatto in “Con te, Adesso” per scoprire a metà lettura che è il secondo di una serie ed essere immediatamente attanagliata dal bisogno di leggere anche la parte mancante di un libro che in parte ho adorato, in parte mi ha delusa. Così, dopo aver sacrificato qualche neurone alla ricerca del prequel, mi trovo tra le mani “Midnight Angel” che è diventato in italiano l’orrendo Cuore a Cuore che trovate nel titolo di questo post.
Mi ha dilusa?

Midnight angel

La Trama: Anastasia Kaptereva è una nobildonna dalla delicata bellezza a un passo dal matrimonio, ma… uccide il suo promesso sposo. O meglio, lei non ricorda nulla, eppure tutte le prove la accusano. Dopo una rocambolesca fuga dalla prigione di San Pietroburgo arriva in Inghilterra, dove riesce a farsi assumere come istitutrice della figlia dodicenne di lord Lucas Stokehurst. E se Anastasia è perseguitata da quella tragica morte, Lucas e sua figlia convivono con il peso di un grave lutto da superare.

Ed ora la parola alla giurata

Ho deciso di apporre questa copertina perchè tra tutte quelle che ho trovato online era la più originale. Quelle italiane, editori diversi – stesso squallore, sono una peggio dell’altra, ed ho anche scoperto che nell’edizione Mondadori i due libri della serie hanno la copertina praticamente identica. Una roba agghiacciante.

Detto questo parliamo di come la vecchiaia mi faccia apprezzare i bambini nei libri. Non c’è altra spiegazione. Prima il Duca bambino nell’orribile Libro della MacLean, ed ora Emma, la figlia refrattaria alle convenzioni dell’affascinantissimo, sexyssimo, virilissimo, uncinatissimo Lucas Stokehurst.
Il libro comincia con un noiosissimo prologo che ci mostra la nostra eroina, Tasia, in una triste e buia prigione russa, accusata dell’omicidio del promesso sposo.

Fortunatamente ci spostiamo presto in Inghilterra dove veniamo catapultati nella vita di Lucas Stokehurst (un cognome che inspiegabilmente non riesco a scrivere e mi tocca copiare e incollare in continuazione.. una fatica immensa) e di sua figlia Emma, una tredicenne alta, magra, riccioluta e fulva in piena crisi adolescenziale; crisi che il padre non riesce a gestire. Alcuni amici di famiglia gli consigliano di prendere come istitutrice Miss. Billings, sostenendo che sia perfetta per il ruolo nonostante la giovane età (22 anni).
Lui, che è il classicissimo Eroe in stile Kleypas e quindi cazzodurissimo, prima fa il sarcastico, poi rifiuta, poi fa lo spaccone [il tutto a beneficio di noi lettrici che ad ogni  manifestazione di cazzodurismo sentiamo i capezzoli indurirsi un pochino di più], poi la vede e ne rimane folgorato.

Se la porta a casa dove un’entusiasta Emma la accoglie a braccia aperte.
E qui spendo due parole per Emma che come personaggio mi piace assai e che è l’embrione da cui nascerà Beatrix Hathaway, una delle donne Kleypas che ho apprezzato di più soprattutto per il suo fastidio nei confronti dell’ipocrisia della High Society. Emma sa di essere diversa dagli altri ragazzini della sua età, è orfana di madre, cresciuta da un padre che la ama ma non la sa gestire, si rapporta principalmente con i domestici ma è sveglia, brillante, schietta e sa benissimo quello che vuole; in questo caso che il padre molli l’odiosa amante e si sbatta l’istitutrice. E se vi ricorda qualcosa non state sbagliando perchè Lucas è anche monco di mano a causa dell’eroica impresa del recupero di moglie e figlia dalla casa in fiamme. La moglie ci perderà la vita, lui la mano e nonostante si sia letteralmente tuffato tra le fiamme, il suo viso maschio e il suo corpo ancora più maschio non sono stati minimamente intaccati.

L’omaggio alla Bronte continua con l’umiliazione inflitta alla povera istitutrice dalla chiaroveggente durante una festa, espediente che serve a sviscerare il di lei tormentato passato e che è a solo beneficio del nostro adorato Luke, il quale vuole punirla perchè gli viene duro ogni volta che se la trova davanti. Ed io gli uomini così contorti e viscerali li adoro.

Non sto a farla lunga.
Lui continua ad avere poderose erezioni ogni fottuta volta che la vede, lei brucia di passione repressa e alla fine, nonostante si scopra che lei ha 18 anni, che è in fuga, che teme di aver ucciso il fidanzato omosessuale e che il di lui fratello – il temibilerrimo Nikolas Angelovsky – la sta cercando per ucciderla, lui la fa sua in almeno 45 modi diversi nel giro di 3 giorni, la sposa, la ingravida e sembra che tutto vada per il meglio; quando….

…. mentre è in giro a fare acquisti con la figliastra e la cugina, il bellissimo, machissimo, virilissimo, pericolosissimo, ti strapperei le mutande -issimo Nikolas la rapisce ma soprattutto incontra la piccola Emma che prima lo colpisce e poi lo tratta di merda scatenando il di lui divertimento (che pare sia una roba che non accadeva da anni). Cmq lui la ringrazia per la parentesi divertente, la scaccia e si porta la povera, gravida, spaventata Tasia, in Russia per farla impiccare.

E qui, Signori e Signore, ci avviciniamo al momento clou che ha determinato il mio profondissimo e inalterabile rispetto nei confronti di Lucas.
Lui parte per salvarla, prende le sue palle d’acciaio e le sventola contro chiunque cerchi di impedirgli di arrivare alla sua adorata Tasia e, fra parentesi, Grazie Lisa di aver abbreviato Anastasia in Tasia e non in ANA, come in un certo libro che non starò certo qui a denigrare…l’intelligenza si vede anche dalle piccole cose.
Dopo una serie di peripezie completamente inutili atte solo a farci innamorare di Nikolas e preparare la strada per la fotta di leggere la sua storia, arriviamo al tanto agognato momento, quello in cui Lukas va a riprendersi la sua amata ormai libera dalle accuse.

Scena:
Interno Notte.
Lei nella sua prigione (che poi è una suite in casa di Nikolas ma fa più scena se vi immaginate un tugurio), gravida nonostante tutto quello che ha appena subito, vede il suo adorato uomo arrivare a salvarla. Lui le punta i meravigliosi occhi blu addosso e lei parte romanticamente con “Amore, che gioia vederti. Abbracciami e dimmi che mi ami” e lui risponde “Non Ora. Ora devo averti” e se la scopa allegramente e, diciamocelo, magistralmente, nonostante qualcuno possa entrare da un momento all’altro e che so, farla fuori.

Ed io non ho potuto esimermi dall’esprimere la mia approvazione per tanta perversa fantasia con una standing ovation sul treno delle 7.59 e più precisamente alla fermata di Domodossola Fiera. La gente, ormai abituata alle mie esternazioni di lettrice pazza, si è unita all’applauso temendo una mia eventuale reazione sconsiderata all’indifferenza.

Che dire?
E’ o non è la cosa più assurda che abbiate letto da tempo immemore?
E’ o non è una delle scene peggiori dell’intera letteratura?
E non è forse vero che è una scopata talmente assurda, inutile, fuori luogo da fare il giro completo dello squallore per diventare semplicemente divina?

Ammettiamolo, Divina Kleypas, non era certo necessaria la scena di infilzamento animale proprio qui. Lo sappiamo che si amano, che lui è molto bravo a letto, che lei è passionale, che sono soliti trombare come facoceri e che nulla potrà mai separarli… non serve che lui dimostri di volerla solo perchè gli diventa costantemente granitico.
Eppure, questa assurda e gratuita vaccata, in una chiave di lettura in un certo qual modo perversa, ci sta. Cioè, cazzo! Lui è arrivato fino in Russia per salvarti da morte certa, ha affrontato l’universo mondo per riprenderti, come minimo gliela devi dare. Subito! Che poi lo sappiamo tutti che sei una zoccola e non vedi l’ora. Tu e la tua faccia da Santa Maria Goretti Russa.
E tutto il finto romanticismo… ma a chi interessa? Carnazza, vogliamo la carnazza.
Ed è per questo che una scena che avrebbe potuto irritarmi oltre modo, alla luce di tutte le  noiose pagine di discorsi astrusi sulla Russia che mi sono subita, le seghe mentali su età, estrazione sociale e peccati, diventa l’unica via d’uscita possibile per godersi davvero la storia.

Perchè questo libro non è poi speciale come altri. Per dio!!! Siamo sempre nella sufficienza piena, anzi.. dopo l’exploit del “dammela subito” ha fatto un balzo di un paio di punti, ma gli manca quell’appeal che si riscontra in altre perle della sua bibliografia.
L’Eroe mi piace, ha quel mix di bastardaggine, deturpazione, virilità e delicatezza che mi fa letteralmente sbrodolare, l’Eroina è un po’ troppo “massacrata dalla sorte” ma è caparbia e originale, l’Antieroe è meravigliosamente bello, perverso, freddo e sessualmente attraente, Emma è semplicemente favolosa… eppure “Scopami subito” a parte, non ho provato tutta quella ridda di sentimenti che mi sarei aspettata. Quelli, per intenderci, che provo ogni volta che leggo le storie di Derek e Sebastian. Ho trovato il libro un po’ acerbo. Magari è colpa della terrificante edizione piena di errori sia grammaticali che  sintattici, magari è stato tagliuzzato in fase di pubblicazione, magari sono troppo pretenziosa a causa del crollo ormonale pre-ciclo.

[Tra l’altro ho finalmente capito che la mia passione per gli uomini sfregiati in pantaloni attillati è tutta colpa sua:

capitan Harlock

Della storia ricordo poco, però sono sicura che fossi sbavante ad ogni sua apparizione televisiva].

Alla fine della fiera, Santa Maria Goretti Tania aiuterà il mio secondo idolo Nikolas quando arriverà in Inghilterra mezzo morto a causa delle torture subite nella Madre Patria Russia. E indovinate con chi il Principe instaurerà un rapposto molto speciale? Avete detto Emma? Brave !!!!!! Vi meritate di leggere Con te, Adesso; che io ho già letto ed ho trovato bellissimo finchè non è cominciata la menata del “viaggio nel tempo” perchè secondo il mio modesto ed umile parere, è una roba talmente raffazzonata e pure male, da indurmi a credere che non sia stata la Divina Lisa a scriverla. Se non ci fosse quella parte, che purtroppo occupa l’intera seconda metà del libro, avrebbe potuto essere un piccolo capolacoro. Peccato.

Alla fin della fiera, critiche a parte, il libro ha un suo perchè e le esasperazioni sessuali (e se lo dico io potete crederci) controbilanciano i segoni mentali che attanagliano i protagonisti, rendendo la zuppa un po’ meno insipida di quanto sarebbe senza le continue scopazzate negli angoli delle diverse dimore.

In poche parole

L’uomo da cui vi fareste arpionare volentieri.

Poschina

Per complettezza di informazione, ecco a voi le orribili copertine – fotocopia.

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La Fonte Meravigliosa – Ayn Rand

Ho ventotto anni e se dicessi di essere felice mentirei, però sono piuttosto soddisfatta della mia vita. Sto seriamente cercando casa, ho un lavoro che ancora non detesto con tutta l’anima, faccio progetti per un futuro che immagino carico di problemi ma soprattutto ricco di eventi importanti.
E’ in questo clima di fiducia che mi imbatto ne “La Fonte Meravigliosa” e dopo 683 pagine, mille sospiri, ore di rilfessione, pensieri profondi, rivelazioni e innamoramento ai limiti dell’accettabile, quella che ne esce è una donna completamente diversa, stento a riconoscermi allo specchio eppure non sono mai stata tanto me stessa come in quel momento. Qualcuno ha abbattuto il muro eretto in anni ed anni di condizionamenti culturali, qualcuno mi ha obbligata ad espandere i miei orizzonti, a non avere costantemente paura del mondo e a credere nel potere dell’intelletto. Questo qualcuno è Ayn Rand.

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La Trama: Ispirata a Frank Lloyd Wright, è la storia di Howard Roark, giovane architetto di talento, deciso a rinunciare a fama e carriera e a lottare contro i pregiudizi e le convenzioni, pur di affermare il proprio genio. Nella sua battaglia contro lo status quo e per il diritto all’arte vera, libera e creatrice, Howard si imbatte in ogni variante di corruzione umana, inclusi un rivale senza scrupoli e privo di morale e un potente editore.

Ed ora la parola alla giurata

Vi avverto prima; parlerò a briglia sciolta, saltellando a caso da un ragionamento all’altro perchè quando parlo di Ayn Rand, non capisco più un cazzo, vengo colta da una frenesia inarrestabile e tendo a perdere il filo, infervorata e appassionata come mi capita purtroppo di rado.

Non chiederò perdono per questa prolissa, appassionata, confusa e volgare recensione di un libro che meriterebbe ben altro cervello per essere degnamente omaggiato. Dico volgare perchè purtroppo mi mancano le basi culturali per poter affrontare la profondità dei temi trattati come si dovrebbe e quindi mi limiterò a raccontarvi perchè penso che questo libro sia fondamentale nella vita di ogni essere umano. Non fondamentale, forse, come il capolavoro assoluto della Rand – La Rivolta di Atlante – ma sicuramente indispensabile per la formazione culturale di ognuno di noi.

Essendo italiana, figlia di cattolici e abitante del paese più assistenzialista che esiste, sono stata naturalmente condizionata dall’imperativo secondo il quale è necessario, per essere una brava persona e meritarsi un qualche rispetto, pensare sempre al bene altrui, a non ferire gli altri, a non irritare gli altri, a non far sentire inferiori gli altri…. dove questi “altri” hanno un’importanza pari, se non addirittura superiore, all’individuo. Questo imperativo mentale avvolge, imprigiona e avvelena la mente ogni bambino del nostro paese.

Pensate alla nostra scuola; se avessi un euro per ogni volta che nel percorso scolastico mi è stato detto che non potevamo andare avanti col programma perchè dovevamo aspettare che tutti raggiungessero lo stesso livello, sarei ricca. Pensate a quello che c’è dietro questo apparente altruismo. Il fatto che io (e non solo io e non sempre) dovessi fermarmi ad un certo livello di apprendimento per aspettare che gli altri ci rrivassero non aiutava nè me, nè tantomeno loro. In fisica facevo cagare. Ma non sarebbe stato giusto che i miei compagni più dotati si fermassero al livello 7 per permettere a me di arrivare al livello 5. Perchè? A che scopo rallentare loro per favorire me? E’ giusto?
No. Quantomeno secondo me.
Non c’è nulla di male nell’essere negata in fisica o in matematica o in letteratura. Ma chi ne è portato dovrebbe essere aiutato a sviluppare le proprie capacità, non frenato per permettere agli altri di raggiungere almeno la mediocrità. Quasi come se l’essere particolarmente dotati in qualcosa dovesse essere visto come un impedimento al bene comune, in questo caso al raggiungimento di un determinato livello di apprendimento. Lo stesso lo si vede quotidianamente nelgli uffici di mezzo paese. Non importa quanto tu sia dotato perchè nessuno ti chiederà di usare davvero il cervello e dovrai comunque sottometterti all’imbecillità e all’incompetenza di persone che hanno raggiunto un certo ruolo in base a tutto tranne che alla competenza professionale.
Il risultato di questo atteggiamento sono la noia e l’annichilimento di ogni aspirazione.
Per non parlare di quante volte mi sono sentita dire “Non fai niente per gli altri”, come se io diventassi più meritevole in base a quanto facevo per qualcun altro piuttosto che per me stessa.
E cosa si nasconde dietro questo altruismo completamente aberrato che prevede che il mio io venga calpestato in funzione dell’io di qualcun altro?

Si nasconde lo spettro del controllo degli individui.
La volontà di plasmare la mente dell’uomo alla convinzione che non siamo individui ma comunità. Che la comunità viene prima di noi. Prima delle nostre esigenze, delle nostre convinzioni, delle nostre aspirazioni.
Non ho mai pensato che sacrificarmi per qualcun altro fosse la chiave per la realizzazione personale e nemmeno che mi avrebbe aiutato in qualche oscuro modo ad essere migliore. Ho sempre pensato che fosse un modo per impedire che la gente pensasse seriamente alle proprie esigenze e a lottare per realizzare le proprie aspirazioni.

« La mia filosofia, essenzialmente, è il concetto dell’individuo come essere eroico, con la sua felicità individuale come scopo morale della vita, il successo produttivo quale sua più nobile attività, la ragione elevata a proprio unico assoluto. »

Il tema del lavoro è estremamente caro alla Rand perchè non c’è lavoro che non preveda un processo cognitivo per essere svolto e farlo al meglio delle proprie possibilità significa fare qualcosa di buono per se stessi e qualcosa di utile per gli altri (è un concetto che viene esposto approfonditamente ne “La rivolta di Atlante”). Non c’è eroe randiano che non sia un lavoratore accanito. Non per il successo fine a se stesso ma per la sua soddisfazione personale.

In questo romanzo la Rand ci racconta la storia di un giovane architetto, Howard Roark, che cerca di farsi strada con la sola abilità artistica e capacità intellettuale in un mondo dominato da persone prive di scrupoli che pur di raggiungere un’immeritata fama e un’altrettanto immeritato riconoscimento economico, sarebbero disposti a passare sul proprio cadavere.

Howard è il prototipo dell’eroe randiano, incorruttibile, invulnerabile, puro, giusto.

E’ un uomo che si rifiuta di vendersi. Ostinatamente va avanti ad essere se stesso nonostante tutti coloro che lo circondano cerchino in ogni modo di distruggerlo. Badate bene che non cercano solo di rovinargli la carriera, ma vorrebbero distruggere la sua essenza di uomo libero e sciente. Non sopportano che nulla possa corromperlo. E’ un uomo che non ha bisogno dell’idolatria altrui per essere appagato. Non ha bisogno del riconoscimento della massa per sapere che il suo lavoro è un lavoro eccellente. E queste caratteristice, secondo la Rand, sono inaccettabili per la società, perchè un uomo che non si fa corrompere è un uomo che non puoi pilotare a comando.

E’ inutile dire che l’architettura è il grande metaforone che la Rand usa per parlare della vita. Ogni casa, grattacielo o costruzione è intesa come quell’affermazione di personalità che viene contrastata e tacciata di egoismo. Immaginatevi Roark come uno scoglio in mezzo al mare, costantemente sferzato dalle onde, che ostinatamente e silenziosamente resiste alle percosse e persiste nell’ergersi, immutato nell’essenza, sulla superficie delle acque.

Ecco chi è Roark.

Roark è l’idea, la creatività, l’intelletto, la consapevolezza che si fanno uomo, carne, ossa, sangue. Come ogni eroe randiano è bello. Ma la bellezza non è da intendersi in senso puramente estetico. E’ il risultato del rigore morale, degli ideali, dell’intelligenza che si plasmano in sembianze umane. Essendo eroi, come gli dei greci venivano rappresentati seguendo rigidi canoni di bellezza, così l’eroe randiano non può che essere rappresentato come un essere umano talmente interessante (se non addirittura splendido, come nel caso di Dominique o di John Galt) da costringere chiunque lo incontri a prestargli attenzione.

Intorno a lui si muovono diversi personaggi più o meno inquietanti e purtroppo terribilmente realistici, tra i quali Peter Keating, ex compagno di college lecchino e arrivista; Ellsworth Tookey, giornalista, grande parlatore e sostenitore accanito dell’altruismo estremo nonchè impareggiabile manipolatore; Gail Waynand, editore privo di scrupoli e Dominique Francon, donna straordinaria che prima di potersi concedere la felicità con l’uomo che ama sarà costretta ad imparare che il male può distruggerti solo fino ad un certo punto, non oltre.

La storia d’amore tra Howard e Dominique è complessa, difficile, travagliata ma soprattutto bellissima. Priva di fronzoli, pura, diretta, brutale e per la gente comune come me, incredibilmente difficile da comprendere.

Ed ora un argomento spinoso: la Rand e il sesso.
Se cercate online troverete un sacco di critiche in merito all’argomento, dovute ad un paio di scene presenti nei suoi libri nei quali il rapporto sessule è caratterizzato dalla dominazione (Dominique definisce senza vergogna il suo primo rapporto con Roark “stupro”) e non ho intenzione di mettermi a difendere un’autrice che si difende benissimo da sola, basta aprire uno dei suoi libri e dedicargli la giusta attenzione. Vi dirò invece che non mi hanno minimamente turbata in quanto figlie di un ragionamento filosofico ben preciso che ne spiega (non giustifica) le motivazioni.
Il sesso è per la Rand figlio anch’esso di un processo cognitivo, di una scelta, di una presa di posizione e quindi è un atto puro e sacro; il momento più alto che uomo e donna possano condividere. Purtroppo in questo libro non è approfondito abbastanza l’argomento, ma ne “La rivolta di Atlante” la sua filosofia in merito viene sviscerata ed io non posso che inchinarmi di fronte al suo pensiero.

Quando ho cominciato a leggere mi sono detta che sarebbe stato il caso di segnarsi i punti salienti, per inserire qualcosa nella recensione… Beh, avevo fatto i conti senza l’oste.

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Troppe idee per il mio piccolo cervello.

La Rand è una scrittrice di pregio, quasi totalmente snobbata in Italia in quanto vittima di una mentalità imbarazzante secondo la quale parole come individualismo, egoismo, capitalismo devono essere viste sotto un’ accezione violentemente politica e spogliate completamente dal loro significato ideologico. Dove per idea si intendono creazione, processo cognitivo, libertà di pensiero.

Purtroppo i risultati di questa ignobile omissione letteraria si vedono tutti. Siamo un paese che fa dell’elogio della mediocrità il suo cavallo di battaglia, con risultati a dir poco drammatici. Lo si vede a scuola, all’università, nel mondo del lavoro, al governo.

In questo libro troverete tutto.
Amore, passione, ribellione, sofferenza, pace spirituale, almeno un migliaio di spunti di riflessione, non ultimo quello che riguarda i media e la loro influenza sul popolo.
Ovviamente non approvo al millemila percento quello che la Rand proclama. Ho un mio cervello che mi permette, anzi obbliga, di dissentire. Ma vi giuro che non leggendo le sue opere, vi private di qualcosa di speciale sia a livello puramente letterale (ne approfitto per dire che sarebbe ora di rieditare questo libro perchè la traduzione è ignobilmente vecchia oltre che piena di errori di sintassi e battitura) che culturale.

A tutti coloro che mi chiedono qual’è il mio lieto fine ideale, visto che ne critico 9 su 10, rispondo con la frase conclusiva di questo libro.

“Poi non ci fu più nulla, tranne l’oceano, il cielo, e la figura di Howard Roark”

In poche parole

“Ti amo Dominique. Egoisticamente: come il fatto che io esisto. Egoisticamente: come respirano aria i miei polmoni. […] Ti ho dato non il mio sacrificio o la mia compassione, ma il mio io e il mio bisogno di te.”

Poschina

Il Lord della Seduzione – Loretta Chase

Ora ho capito dove cazzo è andato a finire tutto il potere erotico che mancava nell’orrendo libro di “Mr. Gesùtivedeetigiudica” Nicholas Sparks. E’ rotolato lentamente fino a raggiungere Loretta Chase la quale lo ha raccolto, coccolato, amato e ficcato prepotentemente nelle pagine di questo suo spassosissimo libro.
Anzi, considerate le date di pubblicazione dei due libri direi che Loretta Chase ha rubato tutto l’erotismo a disposizione e “Mr. Misacrificoperunacausadelcazzo” Sparks non è stato in grado di trovarne altro.

Ma concentriamoci su cose importanti.
Concentriamoci su di me.
Sul mio battito cardiaco accelerato.
Sul mio corpo madido.
Sulle mie pupille dilatate.
Sui miei sospiri.

Tutto questo stato di eccitazione grazie a Luciallievi e a lui:

il-lord-della-seduzione

La Trama: Jessica Trent prima ha tentato e quindi ha avvinto Sebastian Ballister, marchese di Dain, in un bacio appassionato. E ora spetta a lui salvarle la reputazione. Mai Jessica avrebbe immaginato di desiderare quell’uomo arrogante e immorale. I suoi intenti erano ben altri. Eppure il fuoco dello scandalo è nulla al confronto dell’ardore della loro passione.

Ed ora la parola alla giurata

Spoiler – ma non si può fare altrimenti – sono felicemente innamorata e voglio che l’universo mondo sopporti la mia stucchevole felicità

Ebbene sì, amici.
Prima o poi doveva succedere di nuovo.
Mi sono innamorata.
Cosa che mi capita abbastanza spesso nella vita letteraria tanto da farvi pensare, non troppo erroneamente, che sia una puttanella della parola scritta.
Non confermo e non nego ma sappiate che non trovo l’epiteto “puttana” particolarmente offensivo.

Passiamo a noi.
Care scrittrici di libri rosa, quei libri che tutti bistrattano definendoli arbitrariamente “letteratura minore”, forse ancora non l’avete capito ma non è tutta una questione di creare un eroe che abbia o meno una verga di notevoli dimensioni. E’ tutta una questione di chimica. Perchè, giusto per chiarire, cosa desideriamo noi donne  più ancora del multiorgasmo? Cosa aneliamo più ancora dell’anello di diamanti? Per cosa sospiriamo come bambine di fronte alla vetrina di un Disney Store?

Allora????

Per il potere. Razza di scrittrici mediocri che non siete altro.
Il potere di ridurre un uomo (se poi è uno dei peggiori libertini o uno scopatore seriale di prostitute tanto meglio) ad un adolescente assetato del nostro sesso. SOLO del nostro sesso. Un uomo che da damerino perfettamente controllato, bastardo, cinico, freddo, privo di pietà, invulnerabile, si trasformi dopo averci conosciute in un uomo completamente incapace di controllarsi, con il cazzo perennemente in tiro per noi ed emotivamente coinvolto come non gli capitava da quando, in fasce, ciucciava il latte dalla tetta di quella gran vacca di sua madre.

E non ho insultato la madre a caso perchè qui parliamo del Marchese di Dain la cui madre era un’italiana focosa e porca che è fuggita con l’amante per crepare di nonsobenechecosa nelle indie occidentali o roba simile. Ovviamente lasciando il piccolo, brutto bambino, nelle grinfie di un padre freddo, insensibile e bastardo che lo ha tiranneggiato tutta la vita forgiando in questo spregevole modo il carattere burbero, sociopatico e bipolare del nostro eroe. Perchè sì, cazzo!, Sebastian è chiaramente ed indiscutibilmente un Eroe.
Il MIO eroe.
Dain. Io. Ti. Amo.

Le prime pagine sono tutte concentrate nel descriverci l’infelice infanzia di Sebastian Ballister e soprattutto la sua bruttezza. Olivastro, moro, occhi neri, naso prominente, grosso. Genericamente grosso e ossuto. Ed io ero già fottutamente eccitata perchè primo, ho letto la storia del Brutto Anatroccolo, secondo; ho letto 1500 romance e sono sufficientemente scafata da sapere che tanta bruttezza si trasformerà, una volta entrato il gioco il testosterone, in prepotente virilità.
No, non mi sono sbagliata.

Quando lo incontriamo di nuovo, ormai 33enne, è un uomo alto, robusto, con mani grandi e forti, ovviamente un cazzo proporzionato al resto del corpo, bello, intrigante, sexy. Una sorta di Marcus Fenix bellerrimo e in pantaloni attillati. Lui purtroppo però non lo sa. E’ convinto di essere un cesso e che nessuna donna possa amarlo perchè la sua storia triste lo perseguita ancora oggi. Non è ricco. E’ fottutamente e vomitevolmente ricco. E’ cinico e spietato, non si è mai sbattuto una donna  perbene ma ha navigato di bordello in bordello godendo delle specialità di ogni prostituta di Londra o, più in generale, dell’intera Inghilterra. Ha un umorismo tagliente, è arguto, intelligente e la città intera lo teme. Si accompagna a gente di dubbio gusto, compreso un giovane coglioncello di nome Bertie Trent, la cui sorella è appena giunta a Londra, proprio per strapparlo dalle grinfie di Dain che lo sta rovinando a colpi di bordelli, scommesse e comportamenti al limite del buon senso.

Jessica giunge a salvare Trent insieme alla nonna Genevieve, nota dama godereccia famosa per essere una che prende verghe dalla mattina alla sera, come se non ci fosse un domani. Lo dico subito così mi tolgo il sassolino dall’anfibio. Non perdono a Loretta l’aver improvvisamente abbandonato il meraviglioso personaggio della nonna disinibita  a metà libro. Non è giusto. Un personaggio così gustoso che viene dimenticato improvvisamente, senza alcuna ragione.

Ecco, sopra avete potuto leggere l’unico appunto ad un libro di notevole interesse.

Ma passiamo a noi.
Tutta la prima metà del libro è incentrata sulla guerra a colpi di seduzione che si combatte tra Dain e Jessica. Entrambi vogliono sottomettere l’altro cercando di resistere all’attrazione immediata che si instaura dal rigattiere. Entrambi sono perennemente eccitati come faine ma talmente concentrati sull’affondare l’altro, da non rendersi conto di stringersi al collo il cappio da soli.
Battute argute, sensualità come se diluviasse, erotismo più o meno esplicito, divertimento, passione. Per metà libro sarete letteralmente sopraffatti da un turbinio di sentimenti, eccitazione, ilarità, aspettativa. Fino ad un orgasmico colpo di pistola.

Da qui in poi il libro rallenta ma non difetta in sensualità e capacità di tenerti incollato alle pagine. Dain scopre di avere un cuore  e fa di tutto per dimenticarselo.
Jessica al contrario, prende la situazione di petto e a suon di tettate in faccia, cerca di sedurre il marito per rendere il matrimonio effettivo sotto ogni punto di vista.
Ho trovato molto divertenti gli scrupoli di Dain in merito alle sue dimensioni rispetto a quelle di Jessica. I suoi ragionamenti su penetrabilità vs sfondamento sono decisamente spassosi.

Comprensibilmente cala la quantità di erotismo in favore del romanticismo che si mantiene, nonostante si parli dell’Amore vero che smuove montagne e prosciuga oceani, in un range più che accettabile e che non mi ha mai fatto storcere il naso nemmeno per sbaglio. Mi sono addirittura intenerita nell’osservare come Jessica prenda ogni fottuta insicurezza di quel bruto del marito e la demolisca per sostituirla con il suo profondo, incontaminato, disinteressato amore.

Geniale la gestione del figlio illegittimo. Finalmente qualcosa di diverso dal solito.

Faccio notare un paio di cose.
Primo: Lord Dain si chiama Sebastian. Vi ricorda qualcosa? Che poi diciamocelo fuori dai denti. Insieme ad Alistair è un nome che sprizza eccitazione sessuale da ogni poro. Pensatevi mentre scopate e siete lì – lì per raggiungere il culmine, mentre sospirate un: “oh… sì… Sebastian… così…ancora !!!” …. è un nome che riempie decisamente la bocca. Sempre meglio di Pino o Giancamillo o roba simile. Anche perchè ora che dici Giancamillo sei bella che venuta.
Secondo: Jessica ha un approccio quasi scientifico nel rapporto con Dain, il che la rende un personaggio originale e moderno in un panorama romance che spesso ci propone caratteri fotocopia.

Ovviamente, e lo dico con la rassegnazione di chi sa che non poteva concludersi altrimenti, “Vissero tutti felici e contenti, gravidi e appagati, ricchi e rispettati” perchè qui siamo un gradino oltre il Deep Romance, lo chiameremo Deep Throat Romance ed eroe ed eroina devono necessariamente raggiungere una specie di Nirvana della felicità.
Ad onor del vero nemmeno mi è passato per la testa di bestemmiare in turcomanno perchè l’autrice è in grado, con una scrittura fluida, briosa e leggera, di farti mandare giù la più amara delle medicine convincendoti che sia la miglior cioccolata calda che tu abbia mai assaggiato.

Della stessa autrice avevo già letto “L’ultimo libertino” e lo avevo adorato. Beh, questo è ancora meglio.

A tutti quelli che mi irridono perchè invece di leggere la “Critica della ragion pura” scartavetrando poi i coglioni a tutti, leggo insulsi romance che mi fanno sentire bene, mando un caloroso saluto contornato di un bel “DEAL WITH IT” gridato ad un centimetro dall’orecchio.

In poche parole

L’uomo che vorreste avere a fianco. Ma anche sopra, sotto, dietro, accovacciato….

Poschina

Venere Privata _ Giorgio Scerbanenco

Dopo due libri che mi hanno portata sempre più vicina all’orlo di una crisi di nervi, ho deciso che fosse tempo di rileggere un libro potente e magistrale, in grado di permettermi sia di riprendere il giochino delle riletture che di riequilibrare, con una sana dose di realismo, il mio povero assetto glicemico.

Ho all’incirca 25 anni e grazie a mio padre, che ogni tanto acquista libri non richiesti per mia madre, scopro Giorgio Scerbanenco. La prima opera che leggo è “La sabbia non ricorda” e quello che più mi rimane impresso è la vena di malinconia che permea l’intera storia. Contrariamente all’immagine che involontariamente do di me stessa, sono una persona estremamente timida, introversa, riflessiva e tendente ad una sottile ma costante tristezza.

Sento di doverlo specificare perchè ieri un consulente di un certo livello della mia società, rivolgendosi alla sottoscritta ha detto testuali parole: “Lei è così solare…. Sempre allegra, sorridente, positiva” e mentre sciorinava tutte le ragioni che secondo lui mi rendono a tutti gli effetti quel raggio di sole di cui il mondo sente il bisogno, un funzionario dell’Academy mi consegnava l’ennesimo Oscar come “Miglior Interpretazione Femminile” per il ruolo di me stessa nel film “Questa invidiabile vita felice”.

venere

La Trama: Un uomo uscito di prigione, come un criminale dei peggiori, figlio di un funzionario di polizia menomato dalla mafia, accetta la richiesta di un ricco industriale di disintossicare il figlio da un pericoloso e allarmante alcolismo precoce. Davide, il ragazzo, cova in sé una depressione che nasce da un fatto accaduto l’anno precedente: l’omicidio di una ragazza che per poche ore, e dietro compenso, è stata la sua amante, e del quale egli non ha avuto il coraggio di accettare la disperata richiesta d’aiuto. (tratto da http://sugarpulp.it)

Ed ora la parola alla giurata

Contiene piccoli spoiler

Leggere Scerbanenco significa mettere in conto un notevole investimento in termini di coinvolgimento emotivo. Bisogna sapere che si sta leggendo un libro scritto intorno al ’67 quindi in un’epoca completamente diversa da quella di oggi; un’epoca in cui si riteneva ancora anormale l’omosessualità e un’epoca in cui i poliziotti ottenevano le confessioni a furia di schiaffoni ben piantati… se eri colpevole confessavi subito, altrimenti, se eri innocente, pazienza. Un paio di schiaffoni non hanno mai ucciso nessuno.

Una cosa però non è cambiata. All’epoca come oggi le ragazze si prostituivano per qualche soldo in più, per un paio di collant, per pagare le bollette. La natura umana, in fondo, non è cambiata poi tanto.

La Milano di Scerbanenco è una Milano perennemente al limite. O fa caldissimo, o fa freddissimo. O splende un sole accecante oppure c’è un temporale, se no c’è la nebbia…quella vera. Quella che “non vedi ad un palmo di naso”.

E’ in una Milano marcia fino al midollo che si svolge la storia, della quale è protagonista uno degli Eroi Morali della mia vita di lettrice. Duca Lamberti. Medico radiato dall’albo per aver praticato l’eutanasia su una vecchia signora in procinto di morire di cancro, appena scarcerato, con una visione della vita e della giustizia che andrebbe non dico studiata ma almeno discussa nelle scuole superiori italiane.
Il discorso sui bari che Duca fa a Livia la sera in cui si conoscono, sarebbe da incorniciare per la lucidità con cui viene analizzata la differenza tra chi bara fingendo di strare al gioco (della legge e della giustizia) e chi rifiuta il sitema come principio. I secondi meritano almeno il rispetto, i primi vanno schiacciati come scarafaggi.

Ogni concetto su giustizia, umanità, colpa e redenzione espresso da Scerbanenco è una pietra miliare posta ai bordi della strada che attraversa la mia personalità.

Amo la capacità di affrontare temi quali l’amore, l’odio, lo sfruttamento, l’impotenza della giustizia e i massimi sistemi senza ammorbare il lettore con assurdi filosofeggiamenti e voli pindarici.
I libri di Giorgio sono delle rasoiate alla nostra volontà di non vedere, di fingere, di autoconvinzione che gli sforzi fatti servano a qualcosa. Giorgio ci dice a chiare lettere che sì, possiamo sforzarci di fare la cosa giusta, di rispettare la legge, di servire la giustizia, ma è poca cosa di fronte ad un male e ad una povertà morale che non hanno alcun limite e che si rigenerano e riproducono come batteri nell’acqua stagnate.

Ed è una Milano pigra e stagnante che ci accoglie e ci avvolge mentre accompagnamo Duca, Davide e Mascaranti alla ricerca dei bastardi che hanno ucciso una ragazza l’anno prima. Ci aggiriamo in una città vuota, dolente, pigra, pullulata da ragazze troppo ingenue o troppo disperate e da papponi senza scrupoli pronti a mangiarsele in un solo boccone.

Il libro è pervaso dalla consapevolezza di trovarsi a combattere contro un mostro invisibile, immobile e invincibile.
Non esiste il lieto fine nei libri di Giorgio.
Non esiste una briciola di felicità che non venga pagata a caro prezzo, non c’è vittoria che non sia compensata da una sconfitta.

In questo caso la sconfitta è il trattamento riservato a Livia. Il prezzo che Livia paga è altissimo sia in termini fisici che emotivi. E’ una donna forte e noi sappiamo che se la caverà. Ma soprattuto è la donna che Duca ha amato istantaneamente, di quell’Amore puro e colmo di rispetto che raramente riesce ad essere descritto in un romanzo e che solo uno scrittore grandioso come Scerbanenco poteva esplicare senza mai chiamarlo per nome.

Perchè è facile dire “un solo sguardo e aveva capito di amarla”… sono capace persino io… ma scrivere:

“La vita è un pozzo delle meraviglie, c’è dentro di tutto, stracci, brillanti, coltellate in gola, e Livia Ussaro”

Oppure:

“Tornò al Cavour completamente nauseato di ogni cosa, a cominciare da sè stesso, ma esclusa lei”

Non è certo una roba che sanno fare tutti.
E quando una come me legge dichiarazioni d’amore come queste, non può esimersi dall’adorare un uomo capace di comunicare una ridda di sentimenti profondi quanto la fossa delle Marianne senza sfiorare nemmeno per sogno, nemmeno per sbaglio, la parola amore.
Cosa volete che mi facciano le “prove d’amore”, le “promesse eterne” o i noiosissimi inchini con anello da 25 carati?
Niente, non provo nulla.
Ma mi commuovo quando Duca appoggia la mano sul letto e Livia vi appoggia sopra la sua e la stringe per comunicargli la volontà di sentirlo parlare, di sentire tutto, fino in fondo. E un’onda di emozioni mi scuote ogni volta che si parlano al telefono e Duca sente il calore della sua voce, la lucidità dei suoi ragionamenti e la passione per la Giustizia.
Adoro la speranza di Duca che lei dica di no, che non accetti il folle piano imbastito per incastrare i bastardi. I tentennamenti, gli sguardi, poche, fondamentali parole per permetterci di capire che qui si parla di Amore.

Livia, tenerezza mia, hai dato te stessa per la Causa, per la Giustizia, perchè era la cosa Giusta da fare. Livia sei l’innocenza, la purezza, la boa a cui aggrapparsi in questo oceano di marciume che è la società, un faro che illumina la bruttura, un cerotto sulle ferite inflitte da un male che non saremo mai in grado di arrestare.

E chi è Duca, se non un uomo che cerca un riscatto da una vita che lo ha preso a calci, lui che ha ucciso per un moralissimo senso di giustizia, lui che ha perso tutto perchè aveva troppo rispetto della vita umana e della Persona, per lasciare che tutto andasse come Natura desiderava.

E quando finalmente metterà le mani su colui che ha distrutto Livia, non si limiterà a fermarlo e consegnarlo alla giustizia, lo massacrerà di botte fino a fargli “quasi” perdere conoscenza, perchè lui è (era) un medico e sa esattamente dove colpire per ferire, fare più male, annichilire.

“Lo sapeva, si trattava di un volgare, ancestrale istinto di vendetta, non aveva cercato la giustizia, non aveva voluto aiutare la legge, voleva solo vedere in faccia qualcuno di quelli, e parlare con loro la loro lingua perchè così ci si capiva subito”.

Forse Duca non è il vostro ideale di Eroe Morale, ma è il mio.
Il modo in cui persegue il suo scopo, la consapevolezza di essere una goccia nel mare e nonostante ciò lottare. La capacità di amare, di fare scelte inavvallabili, di metterci la faccia, di trascendere perchè preda di una lucida rabbia vendicativa lo rendono degno di appartenere al gruppo di Eroi Morali che sono perno fondamentale della mia vita.

Della serie di Duca Lamberti fanno parte altri 3 libri, uno più bello dell’altro, uno più brutale dell’altro. Imperdibili se vi piace il genere. Imperdibili per chiunque.
Purtroppo Giorgio è passato a miglior vita troppo presto e non ha potuto regalarci altre perle di questo genere.
Sappiate che lo trovo estremamente ingiusto.

In poche parole

Il lato oscuro dell’Eroe Morale.

Poschina