Il Meglio di Me – Nicholas Sparks

Non avevo mai letto nulla di questo autore perchè da adolescente incappai nel film “Le parole che non ti ho detto” e ne rimasi talmente impressionata da avere incontrollabili conati di vomito ancora oggi al solo pensiero.

D’altro canto, ho sempre sentito parlare non bene, ma strabene, dei libri di questo autore. Ricordo fin troppo lucidamente le strabilianti recensioni che un mio vecchio amico etero faceva dei suoi libri così pieni d’Ammmmore, di Sentimmmmenti e di Passssssione che si chiedeva come mai io restassi immune alla tentazione di leggerli.

Beh, ora che ho ceduto mi tocca ammettere che il mio istinto è fottutissimamente infallibile.
A pagina 18 stavo già bestemmiando.

ilmegliodime

La Trama: Nella primavera del 1984, quando frequentavano il liceo, Amanda e Dawson si erano innamorati: profondamente, irrevocabilmente. Nonostante appartenessero a due mondi opposti, il loro amore sembrava tanto grande da sfidare le regole della vita di Oriental, la cittadina del North Carolina dove erano cresciuti. Dawson, segnato dalla violenza della sua famiglia, pensava che il sentimento per Amanda lo avrebbe riscattato da un destino di solitudine e infelicità. Per lei, Dawson era uno spirito libero e appassionato, tutto quello che la sua rigida educazione di ragazza perfetta le aveva negato. Ma alla fine di quell’ultima estate, imprevedibile e fulminea come un temporale d’agosto, le loro strade si erano bruscamente divise. Ora, venticinque anni dopo, Amanda e Dawson si ritrovano a Oriental per il funerale di Tuck, il vecchio amico che un tempo aveva dato rifugio alla loro giovane passione.

Ed ora la parola alla giurata

Prima di tutto devo fare una precisazione. Anzi due, forse tre.
Come ho ripetuto all’infinito io adoro i finali tristi ed adoro i finali aperti.
Forse però non ho mai specificato che per quanto mi riguarda, peggio del lieto fine smielato c’è il finale patetico.

Ma andiamo con ordine.
Compro compulsivamente questo libro un sabato pomeriggio con mia madre. Lo vedo, lì in mezzo a tutti gli altri del caro, non tanto vecchio, Nicholas e decido che tra tutte è la trama apparentemente meno patetica e poi figa santa, basta con il romance in costume della serie “I Romanzi Emozioni”. Voglio un Romanzo vero, un Romanzo con la R maiuscola.
Essendo profondamente pirla, non leggo nulla sulla vita privata di questo autore.
Errore.
Scoprirò poi che è una specie di cattoconservatore, neocatecumenale, ciellino, statunitense che si vanta di condividere con moglie e cinque figli la visione prettamente cattolico/bucolico/spirituale della vita.

Capiamoci.
Io sono Atea.
E se mi infastidisco con gli espedienti comodi come finti fidanzamenti, gravidanze miracolose e ecodisastri atti solo a favorire il mielismo sfrenato, non avete idea di quanto mi incazzi quando in un libro viene usato il capostipite degli Espedienti Comodi: l’evento PARANORMALE.

Io vi avverto.
Sarò prolissa, spietata e spoilererò come se non ci fosse un domani.

Ho notato che lo scrittore americano medio, per non allontanarsi troppo dallo stereotipo che l’europeo medio ha di lui, scrive principalmente storie che hanno come protagonisti degli scarti della società che cercano (e il 99% delle volte ci riescono) di riscattarsi. Il tutto contornato dalla descrizione di una deep america classista e becera, ferma alla guerra di secessione, ignorante, fastidiosa e che ti fa domandare seriamente se è proprio questa l’idea di Democrazia che siamo così ansiosi di esportare.

Ma lasciamo stare il discorso politico perchè non è il luogo.
Solo io a 17/18 anni ero circondata da adolescenti che parlavano come adolescenti, ragionavano da adolescenti, erano profondamente idioti come tutti gli adolescenti?
No, perchè questi libri del cazzo sono pieni di diciottenni innamorati (ma l’AMORE quello con tutte le letterazze maiuscole) che ragionano come quarantenni “vecchi dentro” e che fanno quei discorsi fastidiosi e patetici del tipo “Ti amo troppo perchè tu rinunci ai tuoi sogni per me”. A 18 anni?
MA DOVE?
A diciott’anni vuoi tutto quello che puoi prendere (e smettetela di ridere per l’involontario doppio senso perchè vi sento). A diocott’anni sei un cazzo di vulcano di emozioni che nemmeno sai controllare e figurati se stai lì a fare “La Rinuncia d’Ammmmmmore” perchè ritieni di non essere la persona adatta con cui costruire un futuro. Costruire un futuro? Ma quanti anni hai 100?

Già questo gap culturale mi impedisce di identificarmi/lasciarmi andare/godermi la lettura perchè sono costantemente distratta dalla consapevolezza di leggere cose che non stanno nè in cielo nè in terra, e ciò sarebbe di per sè sufficiente a farmi desistere dall’andare oltre. Siccome ho tendenze masochiste ma soprattutto adoro poter polemizzare a vuoto, coraggiosamente vado avanti con la lettura, sperando di provare almeno un brivido di una qualsiasi emozione diversa dalla rabbia.

Lui, Dawson, da quel lontanissimo ultimo anno del liceo non ha avuto altre donne perchè non riesce a dimenticare Lei. Ok, ragazze, capiamo bene. Questo non è romanticismo, ma patologia. Io un uomo che non è riuscito a scopare nessuna che non sia io, non lo voglio. E’ creepy.

Lei, oltre ad una serie di sfighe una dietro l’altra, di lavoro fa la mamma di tre (erano 4) splendidi figli, l’ultima dei quali è affettuosamente chiamata “meraviglioso incidente” e poi ovviamente fa anche la volontaria nel reparto oncologico pediatrico perchè essendo la protagonista di un romance di scarso livello aspira alla santità.

A pagina 58… più o meno, penso che il libro possa finalmente carburare perchè Dawson e Amanda si ritrovano dopo 20 e qualcosa anni e devo ammettere che almeno questa scena è scritta decentemente. Tenerezza, apprensione, curiosità, il fiotto di ricordi dolceamari….
A pagine 62 già si è spento tutto.
Mi arrendo.

Il famoso week-end di passione, ricordi, recriminazioni e confronto in realtà si riduce ad una notte di sesso che nemmeno ci vede spettatori eccitati e ad un paio di baci che non mi hanno fatta fremere per niente. E se non fremo io è abbastanza grave. Venerdì ho visto un tizio seduto su un muretto in Largo Corsia dei Servi che leggeva un libro a torso nudo ed ho sinceramente pensato che lo facesse solo per eccitarmi. Un uomo…mezzo nudo…. che legge un libro. Ero praticamente sull’orlo dell’orgasmo.
Invece in questo ritrovarsi e lasciarsi andare alla passione (quale passione ancora non lo so) non mi ha lasciato addosso nulla, a parte la noia.

Questo non è un libro d’amore.
Non è un libro sulla passione.

E’ un libro che parla della paura di amare nel senso più profondo del termine, parla di convenzioni sociali e dell’incapacità di scrollarsele di dosso. Parla di una donna che continua noiosamente a ripeterci che Dawson è l’amore della sua vita senza fare nulla per averlo. Non fa nulla quando lui le dice a 18 anni che non possono stare insieme, non fa nulla quando scopre che è in prigione, non fa nulla quando torna un uomo libero, non fa nulla nemmeno dopo che si sono ritrovati, amati, confidati. Anzi. Per metterci su il caricone da 90 gli dice che lo ama ma che la deve lasciare andare. In pratica non ha nemmeno le palle di decidere lei come finirà la storia ma lo fa fare a lui. Così si lascia mollare e contemporaneamente lo tiene legato a sé.

Ma vaffanculo, stronza.

E’ un libro che parla di un uomo che è rimasto intrappolato nella rete distruttiva di una famiglia disfunzionale ai limiti della credibilità. Un uomo incapace di andare avanti, condannato da se stesso a rimanere legato ad una donna che tutto si può dire tranne che si sia mai davvero impegnata per cercare di far funzionare le cose tra di loro. Un uomo di una tristezza desolante. Ma non una tristezza che fa tenerezza, una tristezza che fa rabbia perchè è completamente incapace di lottare per quello che davvero desidera.

E mi andrebbe anche bene  questa visione squallida della vita  se non fosse che lo scopo è un altro; su tutto aleggia un’esasperante visione cattolico/apocalittica secondo la quale non c’è maggior soddisfazione del sacrificarsi in nome di qualsiasi cosa che non sia una gratificazione personale. L’intera storia è dominata da un fastidioso autocompiacimento nel sacrificarsi. Lui in adolescenza sacrifica il suo amore per donare a lei un futuro migliore. Lei si sacrifica per non turbare la tranquillità familiare e pace ed amen se in realtà “tranquillità familiare una sega” perchè sta con un alcolista che non ha mai veramente amato (povero Frank hai tutto il mio appoggio morale) ed ha sprecato ogni opportunità in favore dei figli. E alla fine della fiera, Dawson sacrifica la vita per espiare i suoi peccati che sono, nell’ordine: aver ucciso del tutto involontariamente e senza colpa alcuna un uomo 20 ed oltre anni prima, ed essersi scopato (immagino alla missionaria e recitando il rosario) l’unica donna che abbia mai amato. In compenso il suo cuore viene usato per salvare la vita del primogenito di lei, che viene punita con l’incidente del figlio perchè ha osato infrangere il sacro vincolo scopando con (a detta sua) l’unico uomo che abbia mai amato; e poi ricompensata con il salvataggio in extremis del suddetto figlio perchè ha rinunciato all’idea di viviere The Big Love Ever in favore della famiglia.

Peggio ancora di tutto quanto detto sopra, c’è l’espediente comodo del paranormale, ossia il fantasma dell’uomo che Dawson ha involontariamente ucciso, il quale passa tutto il libro salvandolo, solo per condurlo a morte certa in una rissa da bar e permettergli di salvare il figlio della donna che ama.
E se questo è il genere di libro che donne, uomini e critica osannano, sono orgogliosa di essere una voce fuori dal coro.

Sono fiera di essermi resa conto sin dalle prime pagine di trovarmi in territorio “manipolazione” e di non essermi fatta fottere da Nicholas.
Non è una storia d’amore.
E’ una predica domenicale, peraltro pessima, nella quale siamo esortati a sacrificarci costantemente, a non cedere alla passione, a non pensare al bene di noi stessi, a non ribellarci a non lottare per quello in cui crediamo. E’ un costante ricordarci che l’amore non è quello fisico, e che l’amore platonico tra i due protagonisti è sufficiente per appagare lo spirito.
E’ un libro che, in pratica, va contro tutto quello in cui credo.
E’ diseducativo, patetico ed ingannatore.

Mente sapendo di mentire.
Tutto questo amore si riduce ad una cosa: l’ossessione di Dawson per una donna che sostiene di amarlo incondizionatamente, ma che non versa nemmeno una lacrima quando scopre che è morto. Non dico di lanciarti sotto un tir, ma porca puttana, l’uomo che sostieni di amare da una vita è MORTO e tu tutto sommato la vivi bene.
Se questo è l’Amore con la A maiuscola ben vengano gli Harmony a 2.99, completamente privi di ogni velleità letteraria ed estremamente onesti. Sì, fanno cagare, ma non mentono mai.

Se questo è l’ideale di storia d’amore che, prendendo spunto da un vecchio slogan, piace alla gente che piace, preferisco restare sola in un angolo a leggere mille volte la scena finale de “Il principe delle maree” nella quale Tom Wingo confessa  che ogni sera, mentre torna dal lavoro e passa su un ponte, si ritrova ad invocare il nome di Susan, una preghiera rivolta alla donna che amandolo lo ha reso un uomo libero.

Questo è romanticismo. Questo è quell’amore che ti fa piangere. Quell’amore così violento ed incontrollabile che non puoi non invidiare.

Dimenticavo.
Nulla di questo libro mi ha davvero toccata.
Dawson cresce in un contesto di degrado, ma un degrado patinato, costruito, calcolato al millesimo. Amanda viene da un contesto ricco, bigotto, patinato ma mai davvero criticato. Infatti l’autore ci tiene a farci sapere che, in fondo, il comportamento della madre di Amanda ai tempi della relazione della figlia con Dawson era comprensibile.

Nicholas…Mavaffanculo!

Mi dispiace che questo autore sia considerato il Re dei romance.
Mi dispiace che faccia un sacco di soldi con la fuffa.
Mi dispiace di aver contribuito alla sua fama comprando questo libro.
Ma non mi pento di averlo letto perchè per poter affermare con convinzione che qualcosa  fa cagare, bisogna prima averla provata.

Questo libro è come uno di quei film Hollywoodiani che andrebbero bene per “Pomeriggio Cinque” oppure il “Ciclo Emozioni” dei pomeriggi agostani; quei film patinati, stucchevoli e fondamentalmente noiosi che si tengono di sottofondo mentre si fanno cose molto più importanti, come per esempio pulire il water.

In poche parole

Addio Nicholas, non è stato affatto bello incontrarti.

Poschina

p.s. La categoria “Voi non l’avete capito” è dedicata a chi ha letto il libro e non si è reso conto di essere stato manipolato dalla prima parola all’ultima.

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