La Figlia del Diavolo – Lisa Kleypas

“Ah, la tauromachia…” diceva Luigio Guastardo Della Radica.
Non che questa esternazione abbia molto a che fare con questo post, e men che meno con il libro di cui parlerò, ma mi fa sempre molto ridere….e questo basta e avanza per ficcare questa frase un po’ ovunque.

Ma passiamo subito a noi e cominciamo con il dire che ho letto il libro due volte, la prima a luglio, e alla fine non sapevo cosa pensare perchè mi era piaciuto ma non capivo bene il perchè, visto che ci sono delle cose che non vanno e che il protagonista non è il classico uomo Kleypas.
Allora l’ho riletto settimana scorsa, complice il ritorno della vita da pendolare e il tempo  libero da passare in treno ed ho concluso che mi è piaciuto, ed anche capito il perchè.

La Trama: Hampshire, Inghilterra, 1877. Lady Phoebe Clare, bella, giovane e vedova, non ha mai incontrato Weston Ravenel, ma è sicura che si tratti di un mascalzone, meschino e prepotente. Già ai tempi della scuola aveva reso la vita del suo ormai defunto marito un inferno, e non potrà mai perdonarglielo. Ma alle nozze del fratello, Phoebe incontra un giovane uomo affascinante che la incanta… e la stupisce non poco quando si presenta come Weston Ravenel! Potranno mai superare l’ostilità e abbandonarsi alla passione che li attrae l’uno verso l’altra?

Ed ora la parola alla giurata – Spoiler alert

Ho iniziato a leggere questo libro piena di aspettative e pregiudizi, così…tanto per non farmi mancare nulla, perchè ad un sacco di gente che conosco e della quale mi fido non era piaciuto per niente. Ma non una cosa del tipo “Mah, ho letto di meglio”, ma più che altro una specie di “A morte Zia Lisa che ormai sarebbe meglio passasse il tempo a fare la calza piuttosto che scrivere”. Ne ho sentite di cotte e di crude, personaggi inesistenti, noia, scene di sesso brutte, West completamente stravolto, noia, noia, noia….

Invece non ho trovato nulla di tutto questo. Ho trovato una Kleypas profondamente diversa da quella della serie Wallflowers e addirittura quasi irriconoscibile da quella di Craveniana memoria. Ma poi ho superato le perplessità ragionando su un concetto piuttosto banalotto (d’altronde non sono certo una filosofa) ossia che come sono invecchiata io, è invecchiata anche l’adorabile Zia Lisa. Come i miei capelli imbiancano felicemente, lo faranno anche i suoi e di conseguenza anche i suoi personaggi, le sue trame e persino lo svolgersi delle storie, sarà meno galoppante dei vecchi lavori.

Per prima cosa non ho trovato il libro per niente noioso, anzi. Solamente più lineare di altri. E ci sta tutto perchè non è la passione di due adolescenti che esplode in un pomeriggio d’estate, non è nemmeno la redenzione di un libertino da parte della solita verginella che poi si rivelerà in realtà uno zoccolone esperto in pompini con ingoio nel giro di dieci pagine.

Qui si parla di una madre vedova e di un uomo che crede di non meritare nulla di bello nella vita.

E sì, lo so che lo state pensando tutte…..siamo in zona “Uomini col mestruo” e peraltro la sindrome premestruale di West è decisamente eccessiva perchè va avanti un po’ troppo per i miei gusti e lo perdono solo perchè oltre ad essere un figo stratosferico, ad avere il solito, immancabile enorme pene che “non si sa mai come faccia a starci” [ma poi ci sta sempre, ansie pre-sesso a parte], è un personaggio che è stato preso, coccolato, fatto crescere e maturare durante tutta la serie Ravenel. E il lavoro è stato fatto bene. La trasformazione da nullafacente ubriacone e inaffidabile a “uomo con i controcoglioni” è stata studiata e portata avanti con piccoli o grandi apparizioni sparpagliate negli altri libri che ci hanno portato a conoscere molto bene il personaggio e ad affezionarci irrimediabilmente.

West a parte, l’altra protagonista è la dolce e risoluta Phoebe, madre di due bambini (come al solito adorabili perchè i bambini scassacazzo evidentemente li ho solo io), ancora devota dopo due anni di vedovanza al “povero Henry”, amore della sua vita e padre adorato. Un giovane uomo molto sfortunato che aveva un po’ tutti i malanni del mondo, ha condotto una vita di merda e sul letto di morte si è fatto promettere dalla mogliettina che avrebbe sposato il cugino Edward, perchè così tutto restava in famiglia.

Avrebbe potuto filare tutto liscio, se non fosse che tra la morte del “povero Henry” e il matrimonio con lo scialbissimo Edward si mette di mezzo West, il quale vibra come un diapason ogni volta che vede la rossa vedova e se non fosse che Phoebe si riscopre donna sessualmente attiva (come la Vecchina di Mai dire Gol) ogni volta che West si trova nel raggio di 5 km.

Comunque…. lei lo odia perchè anni ed anni addietro, ai tempi della scuola, il “povero Henry” veniva tiranneggiato da un piccolo West pingue e maleducato che gli faceva ogni dispetto possibile rendendo la sua vita più misera di quanto già non fosse. Oltretutto, anche ora che è adulto, West tende ad essere piuttosto brusco nelle sue esternazioni e a criticare apertamente la gestione della tenuta Clare. Peccato solo che a stargli vicino Phoebe si senta completamente scombussolata, abbia le vampate e un’irresistibile voglia di farsi spupazzare in ogni modo e in ogni luogo e, onestamente, anch’io.

La tensione sessuale tra i due è ai massimi livelli anche perchè West ha la capacità di far riassaporare a Phoebe le gioie della vita (prima ancora di quelle del sesso) in quanto persino il cibo, o meglio il piacere di gustare il cibo, era proibito in casa Clare perchè non si voleva urtare la sensibilità del “povero Henry”. Pensate un po’ che vita di merda ha fatto questa povera ragazza….posso solo immaginare quanto dovesse essere brillante il sesso tra i due sposi.

E parliamo di quest’uomo che non c’è ma ammorba ancora la vita della sua vedova. Un uomo sicuramente segnato dalla vita ma anche profondamente viziato, che viveva in un mondo tutto suo, di una mollezza cosmica e non si capisce bene come abbia fatto a conquistarsi il cuore di una donna come Phoebe, figlia del più rinomato libertino d’Inghilterra e di una donna che ha avuto le palle di costringerlo a sposarla nonostante fosse considerata una loser di dimensioni galattiche. E non me lo chiedo io, che sono notoriamente una gran rompicoglioni, se lo chiede anche Sebastian…..

Parentesi Sebastian….
Sono sempre stata gerontofila ma con Sebastian quasi sessantenne ho raggiunto il top assoluto. Più invecchia e più mi ricorda il meraviglioso personaggio del “Duca di Avon” uscito da testa e penna di quel genio che era Georgette Heyer (rileggetevi immediatamente – La Pedina Scambiata), soprannominato per l’appunto Il Diavolo.
Sebastian è, come sempre, da sburro, anche ora che ha assunto dimensioni quasi mitiche. E capiamoci bene, sono dimensioni esagerate, al limite del credibile, che tolgono un po’ di realismo al tutto, per certi verse ci si avvicina addirittura alla farsa. 
Ma sarà il passato, saranno i ricordi, sarà quel che sarà, tutte le volte che compare sulla scena io sento un brivido correre lungo la schiena….

Ah, la tauromachia!

Vecchi sessualmente affascinanti a parte, siamo di fronte ad una coppia che funziona nonostante tutto.
Lei scopre che forse è sempre stata più avventurosa, più passionale, più maliziosa e più godereccia di quanto pensasse e improvvisamente si rende anche conto che il “povero Henry” forse un po’ le ha tarpato le ali e anche che era un convenzionale che preferiva nascondere la polvere sotto il tappeto piuttosto che affrontare i problemi. West invece passa il tempo lacerato tra la voglia di stare con Phoebe e la paura di non essere in grado di essere una bella persona. Che per carità…all’inizio sarà anche molto nobile ma dopo un po’ basta. Zio caro deve addirittura attendere che intervenga il padre della donna che ama a fare da cupido perchè altrimenti sarebbe finito in una spirale di autocommiserazione. 

Però funziona, anche con diversi difetti…per dirne uno alcune scene di sesso sono al limite del ginecologico, cosa che a mio parere toglie troppo all’immaginazione e alla fine sembra di leggere un trattato tecnico che smorza un po’ l’emozione generale.
Funziona anche il non aver calcato la mano con attentati, incendi, sparatorie, rocamboleschi salvataggi della donzella, che personalmente trovo più fastidiosi che altro anche perchè spesso sono messi lì un po’ a cazzo di cane, come direbbe Renè Ferretti.

Non è un libro bomba, non è sicuramente il miglior lavoro della Kleypas e ci sono molte cose che avrebbero potuto essere sviluppate meglio. Però è un buon libro, un libro che sarebbe stato apprezzato maggiormente se non fosse stato scritto da Zia Lisa, dalla quale tutti pretendiamo sempre il top. Di certo non siamo di fronte a due personaggi che ti entrano nel sangue e ci rimangono per sempre, ma piuttosto a dei comprimari. E’ questo che mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca, quest’idea che l’autrice si sia tenuta un po’ di cose dentro, come se si fosse in un certo senso trattenuta. E’ anche difficile da spiegare perchè è più una sensazione che altro. Ma se penso a Derek Craven lo vedo come l’esplosione di una supernova, un personaggio che riempiva le pagine e l’immaginario del lettore. E vogliamo parlare di St.Vincent? Il libertino per eccellenza, il nobile tutto splendore e raffinatezza che illuminava letteralmente tutto quello che incontrava? E persino Westcliff o McKenna (non so se si scrive così) avevano delle personalità dirompenti che non si possono dimenticare.
West e Phoebe sono meno esplosivi, meno incisivi, direi Slow Romance.
Ora vi starete chiedendo perchè alla fine mi sia piaciuto, visto che di difetti ne ho trovati abbastanza, ed io ve lo spiego senza vergogna.

L’Anzianity.
Quel momento in cui realizzi che il Mc Donald’s è quasi indigeribile, che in effetti la coca cola è più stucchevole che altro, che troppo zucchero sul Pandoro ne oscura completamente il sapore, che la Nutella a cucchiaiate ti provoca il reflusso. 

Ragazzi, spiegoni del cazzo a parte, la dura realtà è che sto invecchiando….
Deal with it!

Poschina

Anzianity: quel momento in cui ti accorgi che gli “Uomini col mestruo” non ti provocano più soltanto l’orticaria.

p.s. Si è per caso intuito che io il “povero Henry” l’ho odiato con l’anima?

Il Fuorigioco Spiegato alle Ragazze – Miss Black

Gira che ti rigira, nonostante il vento, il freddo e la pioggia, siamo arrivati al 15 maggio….giorno in cui viene rilasciata l’ultima fatica di Miss Black che io ovviamente avevo preordinato e che ho trovato stamattina nella home page del mio kindle pronta per essere letta.

E siccome la delusione ormai attanaglia tutto quello in cui credevo, è un riferimento all’ottava stagione di GoT che a mio parere per certi versi è ormai deragliata in modo irrecuperabile, faccio mia la dichiarazione resa da Wesa* a commento della puntata 8×05 che dice più o meno “E’ l’opera che mi deve conquistare, non sono io che devo compiacerla”, ne farò il mio mantra per le letture a venire e intanto mi accingo a cominciare questa, che spero mi conquisterà.

Ed eccola qui, l’ennesima copertina strappamutande per la quale noi ringraziamo tantissimo la scrittrice e che ci invoglia a scoprire qualcosa di più su questo manzo tatuato e barbuto.

La Trama: Lenny Pirie è una scrittrice impegnata, una giornalista, un’intellettuale. Non ha mai visto una partita di calcio in vita sua e non le interessa fare l’esperienza. Ma per il suo nuovo libro sulle icone inglesi dei tempi moderni deve intervistare il popolarissimo attaccante del Chelsea Byron Kelsey, detto “The Corsair”. Byron parla un inglese quasi incomprensibile alle sue orecchie, segue un regime dietetico folle e si allena un numero spaventoso di ore al giorno. Per il britannico medio rappresenta la perfezione fisica, un mito, un eroe. Per Lenny rappresenta l’incarnazione di una società malata di apparenze.
Ma Byron non è solo uno sportivo viziato e ha delle profondità, e delle asperità, inaspettate. E, cosa ancora più inaspettata, non sembra insensibile al fascino tutto cerebrale di Lenny…

Su Facebook ho definito questo libro una BOOOOOMMMMMBBBAAAAAAAA
E qui lo confermo.

Ho iniziato a leggere Miss Black perchè cercavo racconti erotici per donne, o meglio, racconti erotici che non contenessero solo una concentrazione di scene di sesso esplicito una dietro l’altra senza alcuna connessione, ma che i personaggi avessero anche una personalità, una identità, una storia da raccontare. Piacevolmente impressionata da “Iniziazione al piacere”, ho proseguito leggendo più o meno tutto quello che ha scritto e restandone raramente delusa. Molto raramente a dire il vero.

Questo perchè non c’è libro nel quale i personaggi non siano ben caratterizzati, che siano essi dei giocatori di calcio come in questo caso o dei manager d’assalto come nel caso di Blackwater di “Meglio i Bastardi” o ancora dei criminali fatti e finiti come nel bellissimo “Via dall’Inferno”…per non parlare dei personaggi fantasy…come dimenticare Darien Ashtiaend de “L’imbrogliona”?. E questi sono solo alcuni esempi degli straordinari personaggi maschili creati dalla fervida immaginazione della nostra Miss Black.

E il fatto che siano straordinari non è dovuto tanto al loro aspetto fisico o alla loro capacità di far raggiungere orgasmi spettacolari alle loro compagne (sia chiaro che a me queste peculiarità vanno BENISSIMO) ma quanto al loro essere estremamente umani, a volte feriti, romantici, piacevolmente Alpha, altre stronzi ed apparentemente insensibili ma tutti con il loro bel bagaglio di fragilità e paure, che li discostano da quei modelli di maschi eccessivamente perfetti o peggio, inverosimilmente goffi, che imperano nella letteratura romance moderna e che io detesto con anima, corpo e peli superflui.

Perchè alla fine della fiera a me la perfezione stanca. Mi piace l’imperfezione. La piccola stonatura, il dettaglio fuori posto, la piega sulla tovaglia stirata, la piccola ruga ai lati della bocca, la ciocca di capelli che sfugge allo chignon, la macchia d’inchiostro sulla pagina bianca, il libro dimenticato aperto sul divano….tutti quei piccoli dettagli stonati che rendono reale e concreta un’immagine che sia essa un dipinto, una descrizione in un libro o una fotografia.

Ed oltre al sesso e alla caratterizzazione dei personaggi, ogni libro ha una trama ben definita che affronta un determinato tema. E voi direte….beh…per forza, è un libro.
Col cazzo.

Avete la minima idea di quanti libri non dicano, a conti fatti, una beneamata minchia? Migliaia di parole per non arrivare mai a un dunque, per non comunicare niente, che ti lasciano anche un po’ confusa perchè non capisci mai bene dove l’autore vuole arrivare. Ecco cosa ci propinano oggi molte letture. Il vuoto. E non sono neanche quei vuoti di contenuti ma con un involucro pazzesco che ti fa dimenticare tutto. No, il nulla che avanza. E basta.

Questo rischio, con i libri della Black, non c’è.
I libri di Miss Black hanno sempre una trama ben definita che comincia, si evolve e si conclude. Hanno sempre una logica, una struttura, un contesto e una morale. E non ha paura di esporsi affrontando temi attuali che spaziano dal bodyshaming all’immigrazione.

Nel caso de “Il fuorigioco spiegato alle ragazze” la caratteristica che mi ha letteralmente fatto sburrare è il modo in cui viene usato il lessico.
Dal dizionario: L’insieme degli elementi ( parole e locuzioni ) che in un sistema linguistico danno forma a diversi significati ( nozioni e azioni ), indipendentemente dal fatto di essere raccolto e ordinato.

Lei colta, coltissima e lui l’esatto opposto. E come noterete non ho parlato di intelligenza ma di cultura, due cose complementari ma non necessariamente presenti contemporaneamente in ognuno di noi. Lei parla forbito e lui non la segue. Lei viaggia su un binario lessicale alto, complesso, ricercato mentre lui parla con il tipico slang di Leeds, che io nemmeno sapevo esistesse (gli abitanti di Leeds sono chiamati Loiners, altra cosa imparata in questo libro). Questo enorme gap lessicale va a sottolineare ed enfatizzare la differenza abissale che separa i due protagonisti e va ad aggiungersi a quelle fisiche, culturali, sociali e via dicendo. Questa scelta, di usare il lessico come segno distintivo delle personalità, mi è piaciuto moltissimo perchè prevede un’idea, un ragionamento, uno studio attento. Ci fa capire che c’è un certo tipo di attenzione nei confronti del lettore…ma ne parlerò meglio più avanti….

Come sempre nei libri della Black l’amore alla fine arriva e lo fa inaspettatamente, come un gol al 94esimo per vincere la Champion. Arriva con il suo bagaglio di incertezze, paure, timori, idiosincrasie.

Belle le scene di sesso, come sempre, curate e coinvolgenti.
Interessante anche il plot secondario, se vogliamo chiamarlo così, che riguarda la famiglia di Lenny e che sottolinea ancora più prepotentemente le differenze socio-culturali dei due protagonisti….che poi io voglia tanto diventare come la mamma di Lenny questo è un altro discorso e non credo che a voi interessi approfondire. Tenero all’inverosimile l’affetto che si instaura tra The Corsaire e la suocera, quel bisogno di “materno” che viene finalmente soddisfatto, quel vuoto dato dall’essere rimasto orfano da piccolo che viene colmato da una donna apparentemente cinica che in realtà gronda amore.

I libri di Miss Balck ti entrano dentro e ti conquistano. Non tutti, ok, ma non non siamo mica fan sfegatati e acritici, quindi ci sarà pur quella volta nella quale la comunicazione scrittore-lettore non funziona come dovrebbe. E’ una conquista lenta e studiata, dove i dettagli non sono lasciati al caso ma sono come le briciole di Pollicino che ti portano esattamente dove vuole l’autore. I libri sono brevi e poco pretenziosi ma estremamente curati e ragionati. C’è sempre alla base una ricerca sull’ambiente e sulla psicologia dei personaggi che si vogliono rappresentare, una cura per i piccoli dettagli che vanno dalla descrizione di un appartamento o dell’abbigliamento o al lessico usato (lo si nota in diversi libri e denota un impegno di un certo livello), e anche nel fantasy, nulla è lasciato al caso. Dialoghi compresi, sempre brillanti e “in character”, seri ma mai pedanti, ironici ma non stupidi, a volte drammatici ed altre futili ma mai inutili. Quello MAI.

Ed è questa la carta vincente.
E’ per questo che chi legge un suo libro leggerà anche gli altri, perchè percepisce che chi scrive ci tiene a non arrabattare 4 cazzate per fare cassa ma vuole che il suo prodotto sia buono, che i personaggi e il contesto storico siano credibili, si prepara, legge, si informa, ragiona e poi scrive, grazie a dio.

Poi certo, c’è il sesso. Tanto buon sesso, godurioso, bagnato, ben descritto e coinvolgente. E ci sono dei bei peni. Dei gran bei peni descritti con tutti i sacri crismi e che funzionano a meraviglia, d’altronde ci sono sempre e solo vagine e ani multiorgasmici…e chiariamo….anche questo va benissimo. Chi vuole leggere un erotico con del sesso scadente?

Io No.

Come avrete notato NON ho parlato dei personaggi femminili. Vi basti sapere che io vorrei essere OGNI fottuta donna da lei descritta perchè sono tutte, chi più chi meno, in un modo o nell’altro, delle donne semplicemente straordinarie.

In poche parole

Dedico questo libro a tutte quelle che come me, hanno dovuto cercare alcuni termini  sul dizionario.

Poschina

*Ed ecco per voi il link al canale youtube di Wesa, che non conosco e non mi conosce, al quale ho fregato una frase bellissima espressa in un contesto complesso per farla mia e sminuirla nel qui presente misero blog. Wesa, ti chiedo umilmente perdono ma era troppo bella per non amarla e non copiarla.

 

Dita come farfalle – Rebecca Quasi

Non avevo mai letto nulla di Rebecca Quasi.
Non so perchè, ne parlano tutti bene…anzi, benissimo.
Ma io sono così, i libri mi devono chiamare e alla fine….dopo molto tempo e diversi tentennamenti, questo libro mi ha chiamata ed io ho risposto.

La Trama: Per Lady Caroline Webster, figlia del duca di Clarendon, è naturale sposare per convenienza James Cavendish, duca di Rothsay. E non trova nulla di anormale nemmeno nell’essere del tutto ignorata da lui dopo le nozze. Del resto, unico scopo della loro unione è il mantenimento del casato e il concepimento di un erede, obiettivo che richiede sporadica e taciturna applicazione.
Il tranquillo menage precipita quando, in seguito a un aborto spontaneo, Caroline scopre che suo marito non è l’uomo freddo e posato che si è sforzato di apparire.

Ed ora la parola alla giurata _ SPOILER

Se c’è una cosa che invidio in modo assurdo è la capacità di alcuni autori di avere una scrittura delicata come una piuma. Quelle parole che scorrono soavi una dopo l’altra e che ti fanno pensare che potresti andare avanti a leggere all’infinito. Rebecca Quasi, quantomeno in Dita come farfalle, esercita questo dono in modo esemplare.

E io, in questa leggiadria, ci ho sguazzato alla grande e me la sono goduta virgola dopo virgola. Soprattutto perchè nonostante i toni morbidi ed i colori pastello il libro è di una brutalità disarmante. Dimenticatevi duchi e duchesse che avete letto fino ad ora in queste pagine, scordatevi di trovare quel “ton” sfarzoso e brillante che accompagna balli e cavalcate in riva alla Serpentine, cancellate dalla vostra mente libertini e dissoluti eredi pronti a rinunciare a tutto per una donzella apparentemente docile che in realtà è una manager d’azienda moderna sotto mentite spoglie.

Qui siamo di fronte ad una spietata rappresentazione di quello che erano i rapporti di coppia nell’Inghilterra ottocentesca, Caroline e James si sposano per convenienza, si sposano senza avere alcuna aspettativa da questa unione se non il generare un erede entro tempi brevi. Si sposano senza affetto, senza amore e senza rispetto. Si sposano perchè va fatto e il rispetto delle regole è tutto.

Dal momento della fatidica proposta in poi il libro è pervaso da una sottile e penetrante tristezza che sarebbe in grado di far commuovere una roccia ed è  inutile dirvi che io, afflitta ormai dal gene della commozione spontanea, ho versato qualche timida lacrima. La prima parte della storia si concentra sulla solitudine di una donna che si rende conto di essere completamente indifferente al marito. Sulla lenta ma inesorabile consapevolezza di non valere nulla, di non essere nulla se non un bell’oggetto comprato per decorare ma che non si merita nemmeno l’attenzione di uno sguardo. Da brava futura duchessa, Caroline è tutta compostezza e decoro, impeccabile, altera, posata, controllata, ingabbiata, sola. Ma non sola perchè vuole esserlo, bensì perchè viene costantemente abbandonata.

E questa solitudine, questo abbandono, questa inesorabile tristezza, noi lettori li sentiamo tutti e li viviamo insieme a questa giovane donna alla quale non è mai stato permesso di essere se stessa. Mai. Anzi, alla quale è stato proibito qualsiasi anelito di personalità, tutto deve essere funzionale al ruolo, non devi aspettarti gioia, complicità, amore ma solo doveri, doveri, doveri.

Qualcosa però, ad un certo punto, si incrina e la vera Caroline non riesce più a nascondersi e sboccia dimostrandosi ben poco malleabile, piuttosto risoluta e decisamente cocciuta. Complici di questo cambiamento repentino (ma non eccessivamente, le avvisaglie di questa esplosione vengono seminate per tutto il libro, a partire da piccoli gesti e delicate provocazioni) un aborto spontaneo e la scoperta della doppia vita del marito, che lei credeva un pezzo di ghiaccio incapace di provare sentimenti e che invece scopre essere tutto emozioni e passione.

Il rapporto tra Caroline e James da freddo e asettico si trasforma in un percorso di conoscenza, non sempre facile, non privo di dolore ma che passo dopo passo li porta, nonostante fossero stati educati a reprimere il proprio io, ad uscire allo scoperto con risultati sorprendenti; un inno al seguire se stessi e ad aprirsi al mondo indipendentemente dalle sue regole, anzi…..proprio infrangendole e piegandole al proprio volere.

Ma veniamo ai tasti dolenti…oddio…
Al tasto dolente, che poi non è poi così dolente e non è nemmeno un tasto tanto grosso….facciamo un tastino.
Caroline è quasi priva di difetti: compassionevole, decisa, arguta, forte, bella, sensuale, appassionata, intelligente e chi più ne ha più ne metta. Mi duole ammettere che forse è un pochino troppo. Cocciuta ma in senso positivo, risoluta ma sempre a fin di bene, arpia ma con classe… e che cazzo…solo io sono piena di difetti di vario genere? Uffa.

Ma fossero questi i problemi.
Fossero queste inezie a farmi sbroccare…. no. Non ho sbroccato. Anzi. Mi è proprio piaciuto.
E, mi duole ammetterlo, ho letto forse il più bell’epilogo di sempre.

Tutte voi….e sottolineo tutte, sapete quanto io detesti gli epiloghi e l’interminabile elenco di figli, nipoti, gioie e gaudi vari che hanno riempito la vita dei due stucchevoli sposini….quindi quando arrivata a fine libro ho visto l’epilogo mi sono fatta la Corsica nelle mutande. Già mi preparavo all’ansia generata da puccismi vari, fiorellini rosa, cuoricini rossi e miele grondante dalle pagine ed invece no.

C’è Aaaaaaaaammooooooreeeeeee…. ovviamente eterno e con la A e le altre lettere tutte rigorosamente maiuscole ma c’è anche ironia, c’è l’accenno ad una possibile nuova storia che avrebbe tutte le carte in regola per diventare la mia preferita di sempre e c’è il rammarico che il libro sia finito e il dover lasciare dei personaggi che ti sono rimasti nel cuore.

Per quanto mi riguarda questo libro è promosso e con voti alti. Mi piacerebbe davvero leggere della piccola Emma e del rigido Marchese….chissà, forse….in futuro….magari…..

In poche parole

Avete presente quella pioggerellina impalpabile che sembra non esserci nemmeno e alla fine ti trovi bagnata fradicia? Questo libro è così, comincia in sordina, delicato e fragile e alla fine ti ritrovi pervasa da emozioni ingovernabili che trascendono ogni tuo controllo.

Poschina

Chicago Stars_La Serie – Susan E. Phillips

A voi persone normali probabilmente certe cose non capitano.
Voi non vi infossate con un autore anche se vi fa spesso incazzare.
Voi non recuperate serie concluse da anni e vi imbestialite come se fossero state scritte ieri.
Ma io sì.
Succede che il romance storico al momento non mi offre nulla di succulento e allora frugando nel kindle trovo un romance contemporaneo letto anni fa che tutto sommato non mi era dispiaciuto e allora lo rileggo e mentre lo rileggo penso che forse sarebbe anche ora di leggere tutta la serie, poi mi ricordo perchè avevo smesso di leggere l’autrice in questione ma ormai è tardi, il mio cervello continua a mandarmi l’imput di “Leggere subito TUTTA la serie, non importa come, dove, quando e quanto ti incazzi. La DEVI finire”. Ed io, al mio cervello, non so proprio dire di no.

Ma andiamo con ordine. E con spoileroni ovunque tanto la serie la sapete tutte a memoria.

Primo libro della lunga serie è “Il gioco della seduzione”, titolo originale “It Had to be You”, e già qui vediamo la lungimiranza dell’editore medio italiano che prende un titolo perfetto (poi vi spiego perchè) e lo trasforma in un titolaccio Harmony Style per attirare quelle tra di noi che antepongono la carnazza al contenuto.

Piccola premessa: in questo libro, che non mi è dispiaciuto, troviamo un po’ quelle che saranno le caratteristiche comuni a tutta la serie. Una donna ferita che non sa bene chi è e cosa fare della sua vita e del suo corpo, un uomo apparentemente invulnerabile che in realtà è una mousse al cioccolato bianco ricoperta da uno strato di solido cioccolato fondente.
Uomini bellissimi, fortissimi, affidabilissimi, bravissimi a letto, grandissimi baciatori, ricchissimi, famosissimi e che sono anche comprensivi, intelligenti, pazienti, passionali, feriti ed in cerca di quella donna che finalmente vedrà in loro il bambino di 5 anni bisognoso d’affetto che si nasconde sotto quel centinaio di kg di muscoli e cazzi ragguardevoli. Altra caratteristica delle donne della Phillips è che si credono insignificanti e poi sono TUTTE dei pezzi di figa atroci.

Tu le senti e sono sempre lì a definirsi insignificanti, bruttine, sessualmente poco appetibili e poi guarda te, chi l’avrebbe mai detto, in realtà sono fighe che si vestono di merda e basta. E’ sufficiente un giro dal cinese dietro l’angolo, 50€ in vestiti da supergiovane e via…. la figaggine esplode.

In questo caso invece siamo di fronte a Phoebe, ricchissima figlia di uno stronzo cosmico che alla morte le lascia in gestione la sua squadra di Football (I Chicago Stars che danno il nome alla serie) a tempo determinato. Idda è meravigliosa. Una bambolina perfetta con due tette da urlo, un culo di marmo e una serie infinita di traumi psicofisici che la rendono insicura e debole. Primo grande trauma: il padre che l’ha sempre trattata come una merda spiaccicata e che non le ha nemmeno creduto quando in lacrime a 18 anni o roba simile ha raccontato di aver subito uno stupro (secondo enorme trauma). Quindi la nostra Phoebe ha elaborato la questione a modo suo ed è diventata la classica bambolina che trasuda sesso da ogni poro salvo poi non essere in grado di farsi avvicinare da nessuno perchè il sesso per lei è, giustamente, difficile da gestire. Il padre poi, essendo un grandissimo figlio di puttana, le affida la squadra ma potrà essere davvero sua solo se vinceranno non so che cosa ed è una specie di Mission Impossible perchè il team fa abbastanza cagare…ma.
Ma ad allenare la squadra adesso c’è Dan Calebow. Una specie di guerriero norreno, ex giocatore sexyssimo, intelligentissimo, integerrimissimo e via dicendo di superlativo assoluto in superlativo assoluto, il quale detesta Phoebe ritenendola una scema patentata (ma gli viene il durello ogni cazzo di volta che la vede) e vorrebbe che mollasse la gestione a qualcuno con più esperienza. Dal canto suo Phoebe si eccita per Cal e vorrebbe farsi smarmellare tutta ma è traumatizzata e via dicendo.

Ora, lo so che sembro insensibile all’argomento stupro e via dicendo ma non è colpa mia se il tema di per se delicatissimo viene trattato in modo banale e piuttosto superficiale dall’autrice stessa. Capisco non sia facile perchè il libro lo scrivi per un certo tipo di pubblico quindi il dramma non deve essere il fulcro della storia ma lo deve essere la parte romance (che funziona alla grande) ma allora non usare un trauma così forte che, per quanto mi riguarda, necessiterebbe un approfondimento maggiore.

Ma tralasciamo le mie seghe mentali su sensibilità e rispetto e passiamo alla carnazza. La carnazza c’è. Il sesso c’è. Ma soprattutto non manca la tensione sessuale che ti fa bramare di leggere ancora, di sapere come andrà a finire, quanti orgasmi potrà raggiungere la nostra eroina e ti lascerà perplessa perchè tu, nella tua cazzo di vita, di uomini così fottutamente perfetti non ne hai incontrato nemmeno uno. Perchè all’apparenza sono burberi e scontrosi, in realtà no. Sono buoni come il pane e con una pazienza infinita. Dan non fa eccezione. Lui è tutto muscoli e testosterone ma in realtà l’unica cosa che brama sono una moglie e dei figli da cui tornare a casa la sera.

Che dire?
Sarà AAAAAAAMMMMMOOOOREEEEEEEEEEEEEEE
E il senso del titolo originale [Dovevi essere tu o roba simile] è che “solo lui avrebbe potuto scalfire il muro costruito da Phoebe per difendersi e solo lui avrebbe potuto farle abbassare le sue difese e farle amare il sesso”. Romantico, vero?

Sospironi ironici a parte, tutta la parte pseudo/crime è insostenibile, insopportabile e poco realistica, ne avrei fatto volentieri a meno.

Voto: 7
Categoria: Fantasy Romance

Il secondo libro è una mia vecchia conoscenza. Heaven, Texas (che è anche il titolo originale al quale in Italia, per sottolineare la scarsa intelligenza delle lettrici, hanno aggiunto “Un posto nel tuo cuore” che non centra un cazzo ma rimanda ai vecchi romanzi di Lyala quindi sembrava all’editore cosa buona e giusta – AMEN).

Qui siamo al cospetto di Bobby Tom, star dei Chicago Stars, conosciuto nello scorso libro e Gracie Snow, giovane sfigata che si veste come mia nonna, vergine ma con la passione per la lingerie sexy, un film da girare, infinite insicurezze da placare e sessualità apparentemente addormentate che si risvegliano con la vista di un cm. di pizzo nero.

Qui trovate cosa ne pensavo nel lontano maggio 2014 e devo dire che a quattro anni di distanza non ho modificato poi tanto il mio parere….anzi, posso tranquillamente confermare il 95% di quanto scritto. Ora come ora porrei l’accento sulla scena epica di Gracie che guarda per la prima volta un porno eccitandosi palesemente e la reazione inaspettata di Bobby Tom (al quale non si rizzava da tempo) che deve andare a nascondersi in camera perchè rischia di saltarle addosso.

La caratteristica più piacevole di questo romanzo è il brio con cui è stato scritto, la gioia di tanti dialoghi che scorrono sotto i nostri occhi senza mai rallentare la lettura e qualche scena hot che non arriva ad essere bagnamutande ma almeno ci si avvicina.

Bellissima la storia secondaria (ma questo è un classico della Phillips, sia i personaggi di contorno che le subplot sono spesso davvero ben orchestrati tanto, in alcuni momenti, da preferire quelle alla storia principale), molto tenera e per certi versi malinconica.

Voto: 7
Categoria: Fantasy Romance Spinto (nel senso di inverosimile)

Bene. Ora veniamo a noi.
Vado subito al dunque:

Non so nemmeno da dove cominciare quindi vado a random partendo dalle cose che mi hanno davvero fatta imbestialire.

Sono una donna che ha sperimentato su se stessa la voglia di maternità, quell’istinto che nel mio caso è comparso una mattina e non se ne è più andato, quella smania di perpetrare la specie e via dicendo, quindi non faccio molta fatica ad immedesimarmi in una donna che vuole dei figli.

Ma io ho dei limiti etici.

La carissima Susannina invece se ne fotte di tutto e di tutti e decide che la sua protagonista, che per inciso è una specie di genio della fisica con un quoziente intellettivo altissimo, deve essere una donna che io, da donna, posso definire solo come “Grandissima Stronza”. Perchè per me è impossibile anche solo concepire che una donna metta in atto un piano come quello ordito da Jane e la faccia franca. Quello che ha fatto è per me ingiustificabile e imperdonabile. Quindi non solo l’ho detestata con l’anima ma non ho nemmeno ben capito come tutto finisca, con delle premesse simili, a tarallucci e vino.

Jane ha 34 anni, è un genio e vuole un figlio. Ma siccome lei da piccola ha sofferto la sua genialità che la ha allontanata dai coetanei e si è sentita un’emarginata, decide che suo figlio dovrà essere un bambino con un’intelligenza media e decide di concepirlo con quello che lei crede essere un tontolone dimostrando contemporaneamente di essere profondamente ignorante in materia genetica e ben poco intelligente in materia pratica. La cretina pensa che genio + tonto = intelligenza media.
Non funziona così. Non è così semplice.

Cmq. vede un video nel quale Calvin Bonner (asso dei Chicago Stars a fine carriera [ ha 36 anni]) fa il finto tonto e decide che deve essere lui il padre di suo figlio. Quindi mette in atto un piano idiota e piuttosto inverosimile per farsi ingravidare….
….spoiler: la prima volta non funziona
….spoiler: la seconda sì
(Quintali di Maalox per digerire la notizia)

Lui poi viene a sapere da vie traverse quello che è successo e la obbliga a sposarsi e trasferirsi con lui a Salvation, sua città natale. Lo so…lo so…. il nome della città è quanto di più “Americans” si potesse sentire….

Ovviamente lui la detesta, la tratta di merda e via dicendo e non tanto per quello che gli ha fatto ma piuttosto perchè è vecchia, e la crede una ventiseienne….non vi dico come reagisce quando scopre che di anni ne ha 34. Cmq. Se scopano lo fanno al buio perchè lei è complessata, se non scopano litigano ma Calvin cmq, inspiegabilmente, tutto sommato la comprende, i genitori di lui la detestano e lei per non farli affezionare troppo finge di essere una snob stronza perchè in teoria una volta nato il figlio dovrebbero separarsi….e qui siamo solo al 32% del libro e io non capisco come farò ad arrivare alla fine.

Ci riesco.
A fatica ma ci riesco.

Se dicessi che mi ha fatto schifo mentirei.
Ma è un libro irrealistico, fuorviante, triste sotto molti punti di vista.
E la cosa più triste è che il libro è scritto da una donna che racconta di una donna con grossi problemi di interazione sociale, che decide di avere un figlio ingannando un uomo che nemmeno conosce solo perchè lo considera figo e scemo, che non vorrebbe nemmeno informarlo della paternità, che alla fine la fa franca e il libro ci porta, con una certa maestria, bisogna ammetterlo, a giustificare il suo comportamento.

E’ inaccettabile.
Per come la vedo io non ci sono giustificazioni al comportamento di Jane e il fatto che l’autrice alla fin fine voglia farcela passare per un personaggio positivo è disgustoso.
Fare un figlio è molto più che soddisfare un bisogno. Fare un figlio in modo egoistico, sulle spalle di qualcun altro, è deplorevole.

Il fatto che nel libro Jane non venga mai davvero criticata e che il suo mea culpa si limiti ad un “Mi dispiace” è piuttosto triste. Non sono riuscita a superare l’inganno iniziale.
E gli uomini che conosco io non sarebbero riusciti a passar sopra ad una bastardata del genere nemmeno dopo 20 anni, figuriamoci qualche settimana. Gli uomini che conosco io raramente tollerano di essere derisi in pubblico, figurarsi se si trovassero incastrati con una sconosciuta…..

Se poi vogliamo peggiorare la situazione, aggiungiamoci anche un parto podalico in casa. Chiaramente il bambino e la cretina stanno benissimo….non avevamo dubbi.

Bah.
Il libro poi al solito è scritto benissimo e anche qui il subplot merita…ma per il resto, per quanto mi riguarda, è un grosso, enorme, immutabile “NO”.

Voto: 4
Categoria: Buttiamo anni ed anni di femminismo nel cesso e convinciamo le lettrici che tutto è lecito se abbiamo a giustificazione un’infanzia non brillantissima. #MaVaffanculoVa

Superato lo scoglio di #ComeTiIncastroJane, passiamo a quello che è il capitolo più intimista e doloroso dell’intera serie: Un piccolo Sogno

Protagonisti di questa storia sono Gabe Bonner, fratello di Calvin (protagonista del libro precedente), il quale sta faticosamente cercando di far ripartire la sua vita a due anni dalla perdita della moglie e del figlio di 5 anni, investiti da un’auto e morti sul colpo e Rachel, ex moglie di un predicatore stronzo ed egoista [l’America è famosissima per le sue 4500 chiese e per gli altrettanti canali TV] che aveva come base per i suoi misfatti proprio Salvation dove ha truffato chiunque in qualunque modo e che una volta scoperto è scappato con il suo aereo privato per poi schiantarsi al suole e crepare male. Bene.

Rachel, ormai ridotta alla povertà assoluta dopo aver speso tutti i pochi risparmi per pagare le cure del figlioletto Edward che aveva contratto la polmonite, decide di tornare a Salvation per riappropriarsi di uno scrigno nel quale secondo lei l’ex maritino aveva nascosto 5 milioni di dollari. A Salvation però tutti la detestano perchè, come la Bibbia insegna, è quella troia di Eva che ha offerto la mela ad Adamo, quindi se il predicatore era uno stronzo la colpa deve essere stata della moglie. Il ragionamento non fa una piega ed infatti tutti i devotissimi abitanti di Salvation la detestano e glielo ripetono in continuazione.

Tutti tranne Gabe.

Gabe vorrebbe solo essere lasciato in pace, aprire il suo Drive-In e sopravvivere.
Peccato che l’auto di Rachel si fermi proprio di fronte al suo negozio e che Edward decida di fare pipì sui suoi cespugli costringendolo ad avere a che fare con l’attraente vedova e un bambino che continua a ricordargli il suo cucciolo ormai sepolto.
E siccome Gabe è sì ferito e distrutto ma resta comunque il “Brav’uomo” che sua moglie gli ripeteva continuamente di essere, decide di aiutare i due disperati assumendo Rachel come tuttofare e permettendole di dormire nel cottage dell’adorata nonna Annie ormai defunta.

Chiaramente tra Rachel e Gabe scatta quell’attrazione animale che li porta a bramarsi sessualmente e a scopare come due ricci sotto un diluvio universale a pochi passi da casa, in una scena oggettivamente ben orchestrata ed eroticamente riuscita a seguito della quale si instaura una relazione complessa e frenata dalla difficoltà di Gabe nell’elaborare un lutto atroce e dall’ossessione di Rachel di non avere bisogno di niente e di nessuno.

Entrambi sono due animali braccati e feriti. Rach è braccata dalla comunità che la detesta e vede in lei solo il male mentre Gabe è ingabbiato dai parenti che lo trattano come fosse un minorato mentale e non un uomo che deve fare i conti con il proprio lutto per poterlo superare. Rachel, dal mio punto di vista un filino troppo aggressiva e scontrosa, riesce con il suo atteggiamento privo di commiserazione e condiscendenza a costringere Gabe a ricordare quello che ha perso, permettendogli di uscire dal circolo vizioso della negazione. E Gabe, considerandola a tutti gli effetti una donna e non solo un suppellettile, le restituisce la dignità di cui l’ex marito l’aveva privata.

Una sola cosa non mi spiego.
Rachel è estremamente brillante e piuttosto sveglia eppure non capisce come mai Gabe fatichi ad interagire con Edward quando a me sembra ovvio che un uomo che ha perso suo figlio non riesca a rapportarsi ad altri bambini senza ricordarsi continuamente quello che ha perso.

Ho trovato la parte finale del libro irritante sotto diversi punti di vista.
– La sottintesa santità di Rachel, la quale ritrova la fede e diventa una specie di guaritrice inconsapevole;
– L’irritante quadretto famigliare dei tre fratelli tutti prossimi a diventare nuovamente padri e tutti insieme appassionatamente nella vecchia casa della nonna, ciascuno con la sua adoratissima mogliettina perfetta e senza difetti, cani, gatti, ratti, pipistrelli e sa il cazzo cos’altro.
– Quell’alone di “Tutto è bene quel che finisce bene” che il libro si porta dietro dal momento (peraltro eccessivo ma questo è un problema che hanno un po’ tutti i libri) dell’incidente in auto, che mi fa sempre pensare al trio Aldo-Giovanni e Giacomo con tanto di “Avrei potuto rimanere offeso” finale.
Immagino che alle altre lettrici vengano le lacrime agli occhi mentre a me girano i coglioni.

Ma si sa… io sono strana.

Voto: 7
Categoria: Romance – Dramma – Paranormale. Senza la parte paranormale sarebbe stato un 8.

Postilla Spoilerosa:
Rachel, che tutti noi ricordiamo essere povera in canna e disperata, quando viene messa alle strette da Cal che la vuole comprare con un assegno da 25.000 $ lo prende e poi lo da in beneficenza. Penso che sarebbe stato meglio se semplicemente lo avesse rifiutato, ma riflettendoci bene quello che fa Rachel è perfettamente “In Character”. Riesce infatti a dare una pessima impressione di sè, confermando a Cal l’idea che miri solo ai soldi, quando in realtà sta impartendo una lezione proprio a chi la vorrebbe denigrare.
Alla fine quello che fa la figura del coglione è Cal mentre lei può aspirare tranquillamente al ruolo di SantaMariaGoretti stagione 2018.

Pensavate che fosse stato toccato il fondo con la mia amica Jane che si fa ingravidare di nascosto? Beh, vi sbagliate….c’è sempre a disposizione una pala per scavare.

Potrei mettermi a rileggere e riscrivere per migliorare la sintassi, i contenuti, smorzare i toni, limare gli angoli….. ma in realtà non ho nessuna voglia di farlo quindi per la recensione de “Il Lago dei Desideri” vi rimando a quella vecchia, nella quale non mi sono certo risparmiata.

Già all’epoca ricordo di aver pensato che Tucker fosse tenerissimo e lo confermo, dopo averlo conosciuto in “E se fosse lui quello giusto?” penso che sia proprio un bel personaggio che meritava una donna meno cretina di Molly.

Voto: 4
Categoria: Buttiamo anni ed anni di femminismo nel cesso e convinciamo le lettrici che tutto è lecito se in fondo in fondo aspiriamo al santamariagorettismo.
Menzione Speciale: Famiglia ficcanaso con puritanesimi ottocenteschi.

Ed ora passiamo a “Lady Cupido,. che ha come protagonisti la sempre scapigliata Annabelle e “Il Pitone”. Siete pronte?

Allora…
Parliamone.
Il Pitone.
Non so voi ma io mi immaginavo una roba un po’ porno con un tizio bellissimo con un cazzo enorme ed ore ed ore ed ore di sesso sfrenato.

E invece nisba.
Lui è Il Pitone perchè è letale come il famosissimo serpente.
Agente multimilionario che si è fatto dal nulla, decide che ormai è il momento di sposarsi e mettere su famiglia e per farlo ha già contattato la più famosa agenzia di incontri gestita da una donna bestiale ma bellissima (Portia) che ha anche grossi problemi alimentari e che è una stronza patentata che fa mobbing alle sue sottoposte e le costringe a pesarsi su base settimanale per umiliarle se mettono su un etto.

Ma…
Non ha ancora trovato quella giusta.
Allora decide di dare retta a Molly, odiatissima moglie di un suo cliente e dare una possibilità alla di lei amica, tale Annabelle, che ha appena preso in gestione l’agenzia che era della nonna.

Il primo incontro non va proprio benissimo, Annabelle arriva in ritardo tutta stropicciata e sporca perchè gliene sono successe di tutti i colori e lui la considera un caso disperato destinato a fallire, nonostante ciò le offre cmq la possibilità one shot di presentagli una candidata e in base a come andrà la serata deciderà se affidarsi alla sua agenzia o meno.

Finirà con Annabelle costretta a presenziare ad ogni incontro e a valutare le donne in base agli impossibili standard di Heath fino a quando egli non si renderà conto che quella che prova per Annabelle è sì un’attrazione sessuale pazzesca e inspiegabile, ma soprattutto AMMMMOREEEEEE, quell’AMOOOREEEEEEEEEEEEE che spacca il culo ai passeri e che fa palpitare il cuore.

Tra l’altro il Subplot è bellissimo.
La storia tra Bodie e Portia è dolcissima e per certi versi struggente. L’ho amata davvero e sicuramente ha accresciuto la valutazione di questo libro che già di suo si è fatto apprezzare per i dialoghi brillanti e per un personaggio maschile strappamutande (lo sono un po’ tutti in questa serie…chi più chi meno, si merita comunque una bella cavalcata).

Adorabile la scena in casa di Annabelle, con la fidanzata di Heath pietrificata e inorridita di fronte all’accumulo di giocatori di football più o meno molesti.

Voto: 7,5
Categoria: Romance Frizzante con quel giusto tocco di erotismo tra un dialogo brillante e l’altro.

Ed è proprio in Lady Cupido che conosciamo il protagonista del prossimo capitolo: Dean Robillard.

Il libro l’avevo letto tempo fa e l’ho riletto settimana scorsa; vi rimando alla vecchia recensione perchè la sottoscrivo parola per parola aggiungendo (all’epoca questo argomento era stato sviscerato solo nei commenti) che anche qui abbiamo un Subplot molto succulento che senza alcun dubbio ha contribuito a farmi apprezzare l’intera storia.

C’è da dire che all’epoca ero più rabbiosa di oggi (non posso farci nulla, la maternità mi ha ammorbidita come successe alla grandissima Miranda Bailey) e mi rifiutavo di accettare che il Romance piace così, fiaboso, zuccheroso, puccioso, rosa confetto con pois rosa chiaro. Prima mi incazzavo proprio….ora invece mi infastidisco e accetto che io e lui non potremmo mai essere davvero felicissimi insieme perchè a me piace un po’ di sana tristezza, un pizzico di sfiga, la piega sulla tovaglia appena stirata.

Probabilmente non sono riuscita a farvi capire bene cosa intendo ma pazienza….c’è tempo.

Voto: 7
Categoria: Fiaba brillante e spiritosa con un tocco di malinconia che non guasta mai.

E siamo giunti all’ultima fatica dei Chicago Stars “La prima stella della Notte”.

Quando dico di essere strana non cerco di fregiarmi di un titolo che non mi appartiene.
Parlando di questa serie con diverse e svariate persone, ciascuna mi ha indicato il libro che ha preferito (nessuna ha detto Il lago dei desideri, per fortuna) e NESSUNO e sottolineo NESSUNO, ha anche solo per sbaglio citato “La prima stella della Notte” che invece io ho davvero amato.

Al punto, e non mi vergogno a dirlo, che mi è quasi spuntata una lacrima nel momento clou. E non sono nemmeno in pre-ciclo, quindi non posso scaricare la colpa sugli ormoni.

Piper Dove fa l’investigatrice privata, ed ha alle spalle un passato particolare. Orfana di madre dall’età di 4 anni è stata cresciuta da un padre che le ha insegnato a reprimere le emozioni e ad essere una macchina da guerra e contemporaneamente la teneva sotto una campana di vetro per paura che le succedesse qualcosa (la madre era stata ammazzata). Questo l’ha resa una donna straordinariamente forte e determinata ma incapace di esternalizzare una qualsiasi emozione.

Destino vuole che incappi per questioni di lavoro in Cooper Graham, ex star dei Chicago Stars ed ora proprietario di un famoso locale di Chicago. Finiranno a lavorare insieme, a letto insieme, all’altare.

In mezzo un libro pieno di brio, di duelli verbali, di rude scontrosità per non mostrare mai, nemmeno per sbaglio, quello che si prova davvero. Piper perchè non è in grado di riconoscere e scendere a patti con le sue emozioni; Cooper perchè quando si focalizza un obiettivo non vede null’altro se non i mezzi per raggiungere il suo scopo.

Mi è piaciuta da morire Piper, con quel suo modo rude e scontroso di rapportarsi al mondo e mi è piaciuta l’infinita dolcezza di Cooper, che riesce a comprenderla benissimo e si dimostra di una tenerezza pazzesca senza scadere nel patetico….e non so dirvi quanto abbia apprezzato questo personaggio femminile così fragile, così incapace di sentire che alla fine non sa nemmeno più chi sia perchè non è riuscita a non innamorarsi.

Lo voglio in cartaceo e lo voglio subito come nuovo Comfort Book – Edizione Delux Novembre 2018.

Non ho critiche da muovere a questo capitolo. Nemmeno per il puccismo, nemmeno per i gemelli, nemmeno per il matrimonio e nemmeno per la parte crime.

Voto: 9
Categoria: Romance Bisbetico e Selvatico con una noce di puccismo per aromatizzare il tutto.

CONSIDERAZIONI

Ed ora che vi siete riprese dallo shock dell’assenza di critiche, vi illumino come mi sono illuminata io stamattina mentre percorrevo il sottopassaggio per arrivare in stazione. Ero lì, infreddolita che riflettevo su quanto mi piaccia la brina sui prati, quando in radio (Radio DJ _ Triomedusa) citano uno dei miei videogames preferiti: Gears of War.

E all’improvviso, tutto è stato chiaro.
Ogni cazzo di maschio presentato in questa serie me lo sono immaginata con le fattezze, più o meno bionde, più o meno rudi, più o meno ammorbidite di Marcus Fenix, protagonista indiscusso di Gears of War 3, personaggio che ho amato in modo febbrile, al limite dell’infatuazione infantile (ma ovviamente grondante di sesso), colui che con la sua immensa stazza mi avrebbe protetta dai demoni reali e anche da quelli personali, colui che alla fine sposerà Anya e mi getterà nello sconforto più totale.

Eccolo lì il motivo per cui questi libri (esclusi un paio ma vabbè) mi sono piaciuti assai.

Ho scrutato dentro me stessa e mi sono analizzata ben bene per capire come mai alla fine di questi libri non sono mai pienamente soddisfatta. E fruga a destra e a sinistra un paio di cose le ho anche trovate.

1 – L’enorme distanza tra il mio pensiero Italiano – Lombardo – Milanese Imbriuttita e la filosofia di vita americana. Spesso in questi libri i parenti dei personaggi si intromettono nella storia. Io non potrei mai e poi mai accettare che mia sorella andasse dal mio compagno a fargli una scenata per difendermi, o che gli dicesse come dovrebbe comportarsi con me o che, in generale, un membro della mia famiglia o della sua si permettesse di interferire. Come Cazzo Vi Permettete? Indi per cui, i libri in cui questa situazione è troppo presente, io mi incazzo e questo incazzarmi mi impedisce di apprezzare adeguatamente tutto il resto.
Lo trovo anacronistico e particolarmente fastidioso, oltre che vagamente controproducente per lo svolgersi degli eventi.

2 – L’Incolmabile distanza che intercorre tra me e il “matrimonio dopo 1 mese che ci si conosce”. Proprio non riesco a comprenderlo. Grazie al cazzo che hai voglia di passare il resto della tua vita con il tizio che hai conosciuto un mese fa, è fighissimo, ricchissimo, dolcissimo, intelligentissimo e via dicendo. Succede a tutte le coppie all’inizio della relazione, si chiama innamoramento e poi, inevitabilmente, finisce.
Non ce n’è una che si sposi dopo non dico anni ma mesi, tutte con l’anello al dito prima che io riesca a dire supercalifragilistichespiralidoso.
Sarà che io questa corsa all’altare non l’ho mai capita, sarà che mi sembra affrettato, sarà che ho visto 4 matrimoni in Italia e mi sono fatta un’idea sbagliata della “sposa media italica” ma a me sta storia del matrimonio rapido a tutti i costi continua a non piacere.

3 – Non credo sia necessario che donne e uomini protagonisti della serie debbano essere tutti, ma proprio tutti, traumatizzati dal passato. Tutte le protagoniste hanno un rapporto pessimo con la famiglia e se poi mi concentrassi sulle figure paterne probabilmente tra 10 anni sarei ancora qui a recriminare, quindi smetto. Gli uomini sono quasi tutti ex bambini con grandi disagi che poi crescono, chissà come, chissà perchè, perfettamente equilibrati e pronti a salvare la donzella di turno.
Il che mi fa pensare che per la SEP solo chi ha avuto un’infanzia di merda si merita di trovare l’AMMMMORRRREEEEEEEEEEEEEE, quello con tutte le lettere maiuscole e noi comuni mortali con un’infanzia felice possiamo tranquillamente scordarci un futuro puccioso e pieno di giuoia e gaudio.
#mavaffanculova

POSITIVITA’

Susan E. Phillis sa come scrivere, come raccontare e come tenere il lettore attaccato ai suoi libri, che poi sono le cose che contano davvero per un autore.
Scorrevoli, briosi, pieni di dialoghi e di sensualità più o meno spiccia, i suoi lavori sono sicuramente un piacere da leggere, indipendentemente da quelle che sono le mie perplessità, le mie idiosincrasie e la rabbia latente che ogni tanto esplode.

Non è facile che io mi appassioni al punto da non pensare ad altro, che mi prenda quella smania di leggere anche se ho sonno, sono stanca, ho fame. Era da tempo che non mi succedeva ma questa serie è riuscita a farmi concentrare completamente sui personaggi al punto di visualizzarli, sentirli, viverli.

Non è un caso che l’ultimo sia il libro che ho preferito perchè mi rivedo moltissimo in Piper e nella sua incapacità di dimostrare le emozioni per paura di esporsi ed essere ferita.

Molte di voi amano la SEP incondizionatamente, io la stimo, la ammiro e la ritengo un’ottima scrittrice….ho amato alcuni suo personaggi ed alcune storie, ho adorato molte delle scene che ho letto, ho sorriso tantissimo e a volte mi sono anche, quasi, commossa.
Ma non le perdono di aver presentato ben due personaggi femminili che perpetrano un’azione orribile e di averle giustificate e assolte, portando il lettore a fare lo stesso.
Ci sono azioni che non hanno giustificazione e vanno viste per quello che sono senza edulcorare e senza giustificare.

Alla fin della fiera il giudizio è uno solo:

Leggetela – Leggetela – Leggetela.

In poche parole

8 Marcus Fenix in tutte le sue sfumature di testosterone. Uno per ogni giorno della settimana più il bonus domenicale perchè si sa, la domenica è il giorno del signore e se persino lui si è riposato, perchè io non dovrei passare l’intera giornata a letto?

Poschina

Ecco la serie in ordine di lettura

  • Il gioco della Seduzione
  • Heaven, Texas
  • E se fosse lui quello giusto?
  • Un piccolo sogno
  • Il Lago dei desideri
  • Lady Cupido
  • Seduttore dalla nascita
  • La prima stella della notte

E la serie in base alle mie preferenze

  • La prima stella della notte
  • Heaven, Texas
  • Seduttore dalla nascita
  • Lady Cupido
  • Il gioco della seduzione
  • Un piccolo sogno
  • E se fosse lui quello giusto?
  • Il lago dei desideri

Come Respira una Piuma – Marcello Florita

Ci sono letture leggere e letture pesanti.
Leggere questo libro è stato pesante come un’incudine lanciata a duecento all’ora che ti piomba diretta sullo stomaco. Non sul cuore, o sulla pancia, ma proprio sullo stomaco, quell’organo che per me simboleggia la somatizzazione, il campanello d’allarme che qualcosa non va, sto di nuovo accumulando tensione, dolore, frustrazione.
L’incudine è arrivata e ha stravolto tutto, ha spappolato quel nocciolo di bagaglio emozionale represso che stava lì da 3 anni. Una specie di groviglio di fili stretti l’uno all’altro che non permettevano a nulla di entrare e di uscire.
Marcello, o meglio….papà di Francesca e Filippo, grazie.

Sinossi: Francesca e Filippo sono i protagonisti di questo romanzo, due gemelli nati al sesto mese e mezzo di gravidanza, che insieme ai genitori si trovano ad affrontare un doloroso percorso lontano dal “miracolo della vita”. La TIN (Terapia Intensiva Neonatale) è un “non-luogo” dove la nascita e il riconoscimento della propria genitorialità sono un processo lento e travagliato che passa attraverso tre passaggi obbligatori segnati dai diversi livelli di contatto con il proprio cucciolo. In un luogo, dove non è mai concesso festeggiare, timori giornalieri s’alternano a timide conquiste: un contatto, una poppata, un primo respiro spontaneo. In questo racconto si delinea una concezione della paternità molto diversa da quella raccontata solitamente: un delicato gioco di relazioni le cui regole sono scritte sulla sabbia.

Ed ora la parola alla giurata

Questa è una recensione “di pancia”.
Non ci saranno verghe turgide, multiorgasmi, sarcasmo, ironia e caramelle Rossana tutte da succhiare.
Ma ci sarò io. L’altra parte di me. Quella meno frivola e più concreta. Quella che ormai nascondo sempre più spesso….quella che ha un disperato bisogno di “venire fuori”.

Il primo ricordo che ho legato alla maternità è la sensazione di vuoto e solitudine. Vuoto, perchè mi erano appena stati strappati dalla pancia i miei figli, alla 31esima settimana di gestazione e solitudine perchè ero in sala operatoria, da sola, senza nessuna voce amica in quanto trattandosi di un cesareo d’urgenza, il mio compagno è rimasto fuori. Ed è anche stato fortunato (se così si può dire) perchè ha potuto vedere Emanuele e Alessandro ben 2 giorni prima di me. Li ha respirati, li ha toccati. Poi non credo che vedere che intubano i tuoi figli minuscoli, prematuri e sofferenti sia proprio quella meravigliosa esperienza di genitorialità di cui tutti parlano, ma per me resta comunque qualcosa che mi è stata negata, quel primo contatto tanto fondamentale che a me è mancato.
Quindi ero una mamma sola e vuota.

Il reparto, il giorno dopo, pullulava di neonati sani, torniti, urlanti, scagazzanti, fastidiosamente in buona salute e di parenti. Padri orgogliosi, nonni orgogliosi, zii, amici, cugini di 15esimo grado ed io ero sola. Nessun bambino, nessun parente, nessuno. Solo io. I miei genitori sono passati a trovarmi ma nessuno è rimasto con me tutto il giorno mentre, letteralmente, cercavo di mantenermi calma per non impazzire di dolore  e preoccupazione.

Il giorno seguente per fortuna posso vederli, dopo un viaggio atroce in ambulanza, 40 gradi, la ferita del cesareo che gridava vendetta, l’attesa in accettazione e la chilometrica camminata dal reparto maternità alla TIN. Arrivo nella loro stanza e finalmente li vedo, piccoli (in realtà erano coerenti con l’età gestazionale ma minuscoli rispetto ad un neonato a termine), rossastri, quasi completamente coperti da lenzuolini, cannule, cappellini, occhialini, c-pap, bende…..e via dicendo. E la prima impressione che ho è quella giusta. Stanno chiaramente ed inconfutabilmente soffrendo. Lo si evince dal respiro, dalla cassa toracica che si espande in modo irregolare e schizofrenico e dal cuore, che si sente chiaramente sotto il polpastrello del dito indice, quando mi arrischio a toccare Emanuele. Sento il suo cuore.
Non il battito.
L’organo.

E in questo primo incontro in realtà non c’è armonia, magia, campane che suonano, lacrime di commozione, maternità che sprizza da tutti i pori ma solo una sensazione netta e tagliente “Non sono nemmeno riuscita a portare a termine una gravidanza. Per colpa mia stanno male”.

Armata di questa convinzione mi attivo per fare tutto quello che posso per sentirmi più mamma e meno incapace e mi lancio nel tiraggio del latte. Marcello descrive bene quella competizione che si crea per dimostrare, prima di tutto a se stesse, di essere in grado di fare qualcosa di normale, visto che con la gestazione non è andata tanto bene, quindi il latte diventa fondamentale. I miei primi 5 ml li ricordo ancora. E ricordo ancora le notti a casa, quando puntavo la sveglia alle 3 di notte per attaccarmi al tiralatte, da sola, in cucina. Con il timer del cellulare a volume massimo perchè ogni tanto mi addormentavo. Perchè allattare e tirarsi il latte NON è la stessa cosa. E’ sempre il miglior latte che puoi dare al tuo bambino ma manca il calore, il respirarsi addosso. Me lo disse una mamma che era al suo secondo figlio “Non capisco quelle donne che preferiscono dare il latte artificiale invece del proprio, è così bello attaccare tuo figlio, caldo, morbido, che ti respira addosso”. Bellissimo. Quest’idea che allattando ci si respiri a vicenda. Ci si annusi. Ci si conosca.

E questa cosa mi è rimasta dentro. Questa mancanza intendo. Vedo e sento tantissime neomamme che non allattano, non perchè non abbiano latte o perchè i bambini per malattie varie non possano suggere ma perchè trovano più comodo il latte artificiale.
C’è sempre quell’attimo, quando mi trovo di fronte ad una mamma che mi dice che aveva il latte ma ha preferito ripiegare sull’artificiale per comodità e perchè allattare è doloroso, nel quale mi verrebbe voglia di farle parlare con le donne disperate che ho conosciuto in TIN, quelle che nonostante gli sforzi avevano poco latte o quelle che ne avevano ma non potevano attaccare il figlio e passavano intere mezzore a rimproverarsi per non poter avere quell’opportunità, quel rapporto. Mi verrebbe voglia di gridargli in faccia “Eh, certo……parli dall’alto del tuo enorme culo, è andato tutto bene, il vitello lo hai portato a casa dopo 3 giorni e ti permetti persino di sprecare IL LATTE!”
Eh sì, sono umana ed incazzosa.
Ma anche razionale, quindi passato quell’attimo mi rendo conto che piuttosto di una madre allattante ma depressa e scazzata è meglio una madre non allattante ma felice e rilassata. Però quell’attimo c’è sempre, ogni volta.

Ci sono tante, tantissime sensazioni vissute in TIN che erano rimaste incastrate nel groviglio di fili che avevo all’altezza dello stomaco e Marcello, ripercorrendo la sua storia, che è anche un po’ la mia, ha trovato il bandolo della matassa e lentamente, mentre leggevo le sue parole (lentamente un cazzo, è stato come far esplodere una diga) tutte le emozioni, dal dolore sordo e persistente alla gioia, delicata come un battito di ali della farfalla più piccola del mondo, sono tornate a farsi sentire. Dolorosamente ma soprattutto catarticamente (che non so nemmeno se si può dire ma ci siamo capiti).

Sento ancora la fatica che ho fatto quando abbiamo deciso di portare a casa Alessandro, che ormai stava bene e di lasciare in ospedale Emanuele. Scelta razionale, estremamente razionale che ho pagato ogni volta che guardavo Alessandro e pensavo che Emanuele era lontano, che non potevo abbracciarlo, che l’avevo lasciato in ospedale; un senso di colpa che covo ancora. Meno male che c’era mia madre, che armata di una forza di volontà straordinaria, ogni giorno affrontava i 40 gradi dell’estate milanese per raggiungere la clinica e farlo sentire meno solo. Ancora oggi lo chiama “il MIO Emanuele”, probabilmente non se ne rende nemmeno conto, ma lo sente un po’ suo perchè in effetti ha fatto le mie veci tutte le volte che non potevo andare a trovarlo. Si ricorda ancora di quando, mentre gli dava da mangiare, è diventato blu…il monitor impazzito e l’infermiere che dichiara “Signora, così me lo uccide”. Era una “banalissima” apnea ma mia madre non l’aveva mai vissuta personalmente e lo ricorda ancora con angoscia. D’altronde lui non mangia, si ingozza di cibo, lo ha sempre fatto e lo fa ancora adesso. Solo che a 35 settimane non aveva ancora meccanizzato che non puoi mangiare e dimenticarti di respirare.

E non avete idea di quante volte mentre leggevo mi sia venuta voglia di sventolare il libro in faccia alla gente urlando “Leggi……è esattamente così che mi sentivo. Ecco, sono io….sono IO!!!” Perchè in effetti è come se qualcuno mi fosse entrato dentro e avesse esplorato la mia emotività in quei cazzo di due mesi che ho passato in TIN; tra monitor urlanti, apnee, lavaggi mani eterni e montagne russe emozionali.

Finalmente qualcuno è riuscito a mettere nero su bianco cosa significa essere un genitore prematuro, Marcello usa il termine “Irregolare” che è splendido e rende benissimo l’idea di una situazione di limbo costante nella quale oscilli tra un mondo esterno che non ti comprende e l’inferno della TIN nel quale alla fine trovi una quotidianità e una routine che però restano una realtà aliena, fittizia, segnante.

Un libro semplicemente unico e coinvolgente, certo….per me è stato una bomba e per i lettori che non hanno vissuto quest’esperienza probabilmente non avrebbe lo stesso impatto, ma è soprattutto un libro onesto e sincero, dove un padre (psicologo, dettaglio fondamentale perchè gli ha permesso di analizzare con professionalità e cognizione di causa tutti quei meccanismi che scattano nel genitore catapultato all’Inferno) si confessa senza pudori. Ho adorato anche come riesce comprendere sua moglie, le paure, le insicurezze, le debolezze di una donna di fronte ad una situazione complessa e di come traspaiano un rispetto e una delicatezza rari, che in parte si devono alla comprensione in senso professionale, ma che secondo me hanno radici profonde nella persona.

Probabilmente devo arrendermi all’idea che mi sentirò sempre una madre irregolare, che continuerò ad essere infastidita dalle puerpere che descrivono un parto perfettamente regolare come “traumatico”, quelle che mi dicono candidamente “Almeno tu ti sei risparmiata ore di contrazioni, a me il cesareo lo hanno fatto dopo 20 ore di sofferenza”…. mai una che rifletta su quando è dolorosa è traumatizzante un’esperienza come un parto prematuro, su quanto le 20 fottute ore di contrazioni svaniscano di fronte alle 1300 ore di sofferenza fisica, psicologica ed emotiva che ho passato in TIN.
Devo arrendermi all’idea che non tollererò mai e non perdonerò mai quelli che mi hanno detto, mentre avevo i figli in TIN “Beh, approfittane per riposare perchè poi quando arrivano a casa….allora sì che sarà dura”. Come se io la notte non la vivessi come il momento peggiore, perchè loro erano da soli, e avrebbero potuto sentirsi male, soffrire, morire. Come se non fosse estenuante tirarsi il latte ogni 3 ore e correre avanti e indietro tra Cesate e la Mangiagalli.

E no, ora ve lo dico in faccia e sarò anche scortese, quando arrivano a casa non è dura. Quando arrivano a casa è un dono, è gioia, è felicità, è famiglia.
Un genitore “irregolare” attende il giorno delle dimissioni come un campo arido anela l’acqua. Siete voi, madri regolari e padri regolari, che avete terra fertile e rigogliosa, che vi lamentate perchè le piante fanno troppi frutti, perchè l’erba cresce troppo velocemente e non vi fermate nemmeno un secondo a riflettere per rendervi conto di quanto siete fottutamente fortunati.

Ammiro quelli che riescono ad archiviare, a dimenticare, a superare un’esperienza come la TIN dichiarando serenamente che è passata, è andato tutto bene ed è inutile ripensare a quei momenti.

Prima di leggere questo libro il dolore me lo portavo dentro, lo sentivo sulla pelle e lo avvolgevo insieme a tutte le altre emozioni in un groviglio senza capo nè coda.
E grazie a Marcello ora lo abbraccio, lo faccio mio, lo vivo, lo metabolizzo e soprattutto lo accetto.

Non posso fingere di non provarlo ma soprattutto non voglio più fingere di non provarlo.

Non saprei a chi consigliare questa lettura. Sicuramente a chi sta vivendo, in questo momento, una situazione simile, ai parenti, ai nonni e agli amici di genitori “irregolari”. E anche a tutte le persone intelligenti che hanno voglia di comprendere e di crescere.

Ah, ovviamente ho versato litri e litri di calde, amarissime, liberatorie lacrime.

In poche parole

Un libro poetico, crudo e sincero, di cui avevo un estremo bisogno senza nemmeno saperlo. Grazie Marcello.

Poschina

Sette Minuti in Paradiso – Eloisa James

Nostra Signora dell’Infoiamento maialoso torna a deliziarci con una nuova, intricatissima storia, con protagonisti i figli di Duchi e Duchesse della serie “Duchesse Disperate”.
Tra l’altro alla mia età comincio a fare una fatica bestiale nel ricordarmi chi è figlio di chi e dove l’avevo già visto, quindi pregherei gli editori di presentarci i personaggi prima dell’inizio della storia per evitare che una come me legga 150 pagine per rendersi conto che tizia 1 è la figlia di tizio 2 e via dicendo.

Per esempio qui siamo al cospetto di Edward “Ward” Reeve, figlio di Damon Gryffyn e Lisette Gilner (lui è il protagonista di Duchesse Disperate, colui che si innamora di Roberta, promessa sposa del Duca di Villiers, e lei è la pazza che Villiers voleva sposare in Un Duca Tutto Mio e che grazie a dio lascerà perdere per la ben più equilibrata Eleanor) e di Eugenia Snowe, figlia di quel gran figo di Lord Strange, protagonista di La Notte della Duchessa. In poche parole….un grandissimo casino.

Però, prima di cominciare a spoilerare devo dire che mi ci voleva proprio. Brava Eloisa. Brava. Ah, chiaramente non poteva mancare la sleccazzata di figa perchè, come ben sappiamo, Nostra Signora Eolisa la ama in modo particolare.

La Trama: Trovatosi nell’urgenza di occuparsi dei suoi due pestiferi pupilli, Ward Reeve è disposto a sborsare qualunque cifra pur di aggiudicarsi un’istitutrice di grande qualità. Ward decide allora di recarsi personalmente all’agenzia di collocamento Snowe, la migliore di tutta l’Inghilterra, e scopre con un certo stupore che la direttrice, Eugenia Snowe, è una donna sensuale e deliziosa, doti rare per un’istitutrice. Tra i due scatta subito l’attrazione e Ward convince la donna a trasferirsi a casa sua per occuparsi momentaneamente dei bambini. Ma giorno dopo giorno, l’amore…

Ed ora la parola alla giurata – SPOILERONI

Eugenia è vedova, ricca, giovane e bellissima, come diceva Cozzamara a Maria in Johnny Stecchino; ma soprattutto è una donna che ha deciso di fottersene beatamente del Ton e di aprire la sua agenzia per governanti.
Per questo motivo, Edward “Ward” Reeve, quando si trova alla porta due fratellastri matti come cavalli da gestire, si rivolge ad Eugenia, disposto a tutto pur di trovare una governante per i due pargoli, che sia in grado di rimetterli in riga e che li trasformi in piccoli Lord giusto in tempo per l’udienza che si terrà alla Camera dei Lord per decidere se un figlio illegittimo sia la persona adatta a crescere un futuro pari del Regno e la sorella.

Peccato però che nel preciso momento in cui i due piccioncini si vedono per la prima volta, si trasformino in due adolescenti infoiati con gli ormoni iperattivi. L’irreprensibile Eugenia, non smette di fissargli le cosce pensando a quanto sono possenti e quanto le piacerebbe strusciarcisi contro, e Ward la vede come una specie di creatura mitologica che lo fa sburrare ogni volta che apre bocca.

Ed è proprio qui che si vede la maestria di questa scrittrice, riesce infatti a far grondare ogni pagina di sensualità e aspettativa senza che questo soffochi la storia o metta in secondo piano i personaggi secondari. Ward è realmente affezionato ai suoi fratellastri ed Eugenia si sente realmente vicina a questi bambini con un passato di Disagio spinto e poco compresi dagli adulti che li circondano.

Ma diciamocelo fuori dai denti…
è nella parte erotico – sessual – orgasmica che ci piace sguazzare e qui ce n’è un po’ per tutti i gusti. I due pipistrelloni si danno da fare alla grande un po’ ovunque ma principalmente a letto….dove passano notti su notti su notti scopando allegramente, usando regolarmente i preservativi. E non lo dico così…….. perchè io ho dei problemi con le GI, lo dico perchè viene sottolineato più volte nel racconto. “Cosa sono?” “Ma come?….non li hai mai visti?” “Ma no….” “Sono preservativi, servono a prevenire le gravidanze indesiderate” “Ma non preoccuparti…..sono stata sposata un botto di tempo e non è mai successo un cazzo, vai trà brò!!!!” “NONO….userò sempre il goldone perchè ti rispetto troppo….e blah…blah…blah”

Non per fare la pignola ma io ho notato che nella decina di giorni in cui copulano in ogni dove, in ogni luogo e in ogni lago, lei non ha il mestruo…ergo è proprio in quei fatidici giorni giusti………e poi una volta lui la infilza senza goldone…perchè va bene il rispetto e la prudenza ma quando tira tira…e a lui tira sempre.

Sorvolando su questo piccolo particolare che poi riprenderò in seguito è un piacere leggere questo libro. E’ un piacere crogiolarsi nelle allusioni sessuali che sono tantissime e variegate, è un piacere perdersi nelle descrizioni orgasmiche dei dolci….Ward per poco non si sborra nelle mutande, io per poco non dilapido il patrimonio da Knam. Tutto questo erotismo sfacciato e gettato in faccia come un gavettone fresco in una torrida giornata agostana milanese ha riempito di gioia e gaudio i miei viaggi in treno negli ultimi due giorni.

Finalmente un libro dove si scopa tanto e bene.
Finalmente un libro che non sa cosa sia il tedio.
Finalmente una scrittrice che nonostante ci parli dei reietti del Ton, non trasforma i suoi personaggi in palle al cazzo che ti viene voglia di appendere per le unghie dei piedi.

Ovviamente, trattandosi di un romance, c’è anche un BM. Lui la ama appassionatissimissimamente e lei ancora più di lui…solo che quando idda gli confessa che non è solo lussuria ma c’è anche tanto, tanterrimo, anzi…. tantissimo AAAAAMMMMMMMMOOOOOOOOREEEEEEE, lui le dice (poco finemente) che non può esserci niente tra di loro perchè lei non ha il sangue abbastanza blu per garantire ai suoi fratelli un idoneo ingresso in società… Lei, che non solo è una vera Lady ma è anche una delle Lady più importanti dell’intero globo, la prende malissimo e va a rifugiarsi a casa del padre, dove trova quel grandissimo bendiddio del Duca di Villiers, sempre meraviglioserrimo e pronto a consolarla.

E poi….. Poi beh… ci sono l’incomprensione, la scoperta di Ward di “Non aver capito una beneamata minchia”, la dichiarazione, il rifiuto e la finale e benedetta riappacificazione. Che, come da copione, gronda miele, marshmallows e confetti rosa da tutte le parti.

Nell’epilogone del quale a prescindere da tutto, nessuno sente mai l’esigenza, Eugenia ci confessa che quando si è sposata era già Vacca Gravida da un sacco di tempo e che quindi evidentemente i preservativi non funzionano mai tanto…. AHHAHAHAHAH
Cazzo ridi, troia?

A parte questo picco di fastidio il libro mi è piaciuto assai….io in tutta questa pruriginosità ci ho sguazzato come un girino in una pozza d’altura. Cioè….non vedevo proprio l’ora di trovarmi tra le mani due gaudenti del sesso che non fanno altro che pensare di spogliarsi e succhiarsi a vicenda….Zio Caro…quanto ne avevo bisogno !!!!

In poche parole

Quando una tartelletta al limone è foriera della polluzione diurna, pomeridiana e notturna.

Poschina

La Serie Desperate Duchesses by the numbers è composta da:

  • I Segreti di Lady X
  • Disposta a tutto per averti
  • Sette minuti in paradiso

La Serie Duchesse Disperate è composta da:

  • Duchesse disperate
  • Prima di Natale
  • La Notte della Duchessa
  • Il ritorno del Duca
  • Duchessa del mio cuore
  • Un Duca tutto mio

Il Quadro di Lily – Sarah MacLean

Secondo libro della miniserie Scandal & Scoundrel, mi è piaciuto più del primo che ancora oggi non so bene perchè mi sia piaciuto e che ora rileggerò per cercare di uscire dal circolo vizioso del “mi piace ma non so perchè mi piace” in cui sono finita mio malgrado.
E’ uno di quei libri che mi fanno urlare a squarciagola “OSANNA” e ballare manco partecipassi ad un sabba orgiastico, con la piccola ma sostanziale differenza di trovarsi in piena Piazza Duse completamente imbacuccata, colbacco compreso, sotto una nevicata spettacolare che non potrò godermi appieno perchè come sempre sto correndo in office.
E’ uno di quei libri che mi fanno ringraziare pubblicamente la nostra Sarah, una donna capace di scendere nei sordidi dettagli del sesso senza vergogna alcuna, ci ricordiamo la favolosa scena della masturbazione a un millimetro dalla faccia di Cross, una delle scene più fighe della storia del Fantasy/Romance e che io non finirò mai di apprezzare ogni volta che la leggo un filino di più.

La Trama: Londra, 1834 – A causa del suo passato e delle sue origini scozzesi il Duca di Warnick detesta tutto ciò che è inglese, soprattutto l’aristocrazia. Per questo, nonostante abbia ereditato uno dei più antichi ducati d’Inghilterra, non vuole averci nulla a che fare. A maggior ragione dopo aver appreso che allo sgradito titolo si accompagna anche il ruolo di tutore di una donna troppo indipendente e bella perché lui possa occuparsene. Si reca quindi a Londra con un unico obiettivo: trovarle un marito e farla così diventare il problema di qualcun altro. Sarebbe un piano perfetto, se solo Miss Lillian Hargrove non si trovasse in un grosso guaio e non avesse davvero bisogno del suo aiuto. Costretto a starle accanto per salvarla da un terribile scandalo legato a un quadro, Warnick finirà per scoprire che, dopotutto, in Inghilterra c’è qualcosa che gli piace… anche troppo!

Ed ora la parola alla giurata con ovvi spoiler perchè davvero non riesco a non sviscerare quanto valga la pena di leggere questa sbobba.

Eccoci qui. Non so nemmeno da dove cominciare ma ci provo.
Abbiamo già conosciuto Alec nel libro precedente, amico d’infanzia dell’allora protagonista Marchese di Eversley, grande, grosso, bruno e sozzese, tanto che il libro in lingua originale si intitola “A Scot in the Dark” ossia uno scozzese nel buio, con tutti i doppi o tripli sensi che volete affibbiargli.

Oggi è il protagonista indiscusso di questo libro, lui e il suo cazzo.
No, non è una mia visione porca della situazione, tutto o quasi ruota intorno alle sue dimensioni, non del cazzo, del Duca.
Cmq.
E’ alto, con una stazza da giocatore di rugby di vasta esperienza, moro, con degli splendidi occhi scuri (ma screziati di brandy), rozzo quel tanto da piacere moltissimo alle donne e con una Sad Story da manuale perchè tutti i suoi problemi si possono ricondurre a quella grandissima vacca di sua madre che lo ha sempre fatto sentire inadeguato.

Oltretutto era pure povero in canna perchè è sì Duca ma per puro culo, era infatti il diciassettesimo in linea di successione e quindi all’epoca, quando era un pischello, per mantenersi agli studi faceva pulizie e roba simile e i suoi compagni di college, tutti insopportabilissimi figli di papà di sangue blu, lo denigravano e picchiavano. Poi lui è diventato grande e grosso ed hanno smesso di picchiarlo per ripiegare sull’ignorarlo e contemporaneamente le componenti femminili delle famiglie altolocate se lo sono preso come gigolò (la prima della serie è stata Peg, grande amore di Alec ma soprattutto grandissima stronza); da qui deriva il suo soprannome “La Bestia Scozzese” che si riferisce sia a lui in quanto rozzo e sanguigno che al suo enorme cazzone granitico.

E, prima che iniziate a sospettare che siano tutte mie supposizioni, vi faccio notare che a pagina 131 Sesily, parlando con Lily le chiede: “E’ vero quello che dicono? Ha realmente una stupefacente potenza sessuale?”. Ebbene Sì!

Ma.
Ma non immaginatevi un tizio tutto sicumera e cazzi sbattuti in vagine vogliose perchè lui soffre come un cane la sua stazza e invece di donare il tarello a chiunque lo desideri, si trincera dietro una coltre di ansia da accettazione  e teme di essere apprezzato dal gentil sesso solo per il suo girello di manzo e non per il suo io interiore. In breve ha tutto quello che gli altri uomini vorrebbero ma nonostante ciò è infelice come se fosse un microdotato senza arte nè parte. Morale? Anche i superdotati piangono.

Ah, dimenticavo. Non odia gli inglesi solo perchè quegli stronzi dei compagni di college (inglesi) lo umiliavano in ogni modo ed in ogni dove, e nemmeno perchè le donne inglesi lo utilizzavano come un didlo a temperatura perfetta, ma soprattutto perchè la mamma [lei, la colpevole per eccellenza] era inglese e non faceva altro che dirgli che lui era troppo grosso, troppo rozzo e troppo tutto per essere considerato accettabile dall’alta società.

Ma passiamo a lei, Lillian Hargrove. Bella, bellissima. Rossa con occhi grigi, magra ma con due tette da urlo, pelle chiara, soffice, implume.
E sola.
Solissima.
Orfana in tenera età viene affidata al Duca di Warnick, il quale però dopo poco muore e così, di morte in morte, di eredità in eredità viene dimenticata da tutto e da tutti, troppo povera per far parte della High Society, troppo borghese per far parte della servitù. Sola a dormire nel sottoscala di una delle 2000 magioni dell’odierno duca, fino al giorno in cui viene notata da Derek, squattrinato attore/pittore molto affascinante, il quale la seduce, la ritrae, le promette il matrimonio e poi la pianta davanti a mezza Londra dopo aver annunciato che il suo nudo verrà esposto alla Royal Academy. Sputtanata davanti al Ton e massacrata dalla stampa scandalistica. In pratica di nuovo sola. E pure senza la verginità, in pratica la morte sociale.

Ed è qui che entra in scena il nostro adoratissimo Alec, lui che appena la vede la ama appassionatamente ma che non si ritiene abbastanza, convinto di lordarla con la sua sola presenza; sulla carta, un uomo insostenibile, insicuro, con un arretrato di vuoti materni da riempirci un libro ma in pratica un uomo meravigliosamente Alpha senza essere prevaricatore, dolce, protettivo, brubero e irascibile e con il cazzo grosso, che non guasta mai. Lei ovviamente è immediatamente attratta da quell’enorme quarto di manzo che le piomba in casa, ma è arrabbiata, sola, disperata e non sa bene come potrà sopravvivere allo scandalo se non fuggendo nel continente.

Da qui in poi ci sono scontri di personalità sempre azzeccati, un’attrazione che cresce di pagina in pagina, una forza di volontà pazzesca da parte di Alec nel controllare i suoi travolgenti impulsi sessuali e un costante grido di aiuto da parte di Lily che finisce sempre con l’essere abbandonata da tutti quelli che ama.

Poi vabbè, il solito benedetto corollario di scene di sesso spinto in carrozza, con dita che si infilano in pertugi roventi e che poi vengono succhiate con voluttà. Ma che  ve lo dico a fare…..è la MacLean per fortuna. Una a cui piace parlare di cazzi e vagine, di capezzoli ciliegiosi e via dicendo.

God Bless Her.

Scorrono senza intoppi le 381 pagine, scorrono tra orgasmi, letti distrutti (questa è l’unica esagerazione fastidiosa. Le altre esagerazioni ci stanno alla grande), promesse non mantenute, recriminazioni, solitudini e incapacità di accettarsi. Scorrono e si divorano, diventano persino simpatiche le sorelle Talbot, Sesily è un personaggio bellissimo che spero vivamente venga sviluppato in futuro, le altre possiamo anche dimenticarle senza alcun senso di colpa.

E’ con grande gioia che accolgo il cameo di Georgina e West, che sono sempre favolosi e pucciosi.

Ora non voglio svelarvi tutti gli intrecci che la fantasiosissima Sarah ci propone ma vi dico che ci sono anche due cani adorabili, un abito orrendo, una paio di fughe nella notte, attrazione sessuale repressa che gronda come miele dalle pagine, sborrate megagalattiche in vagina senza alcuna GI a seguire, e un finale pucciosissimo che ho accettato senza recriminazioni perchè mi sono goduta come un riccio le 375 pagine precedenti.

Ma ora un dubbio cosmico.
Com’è che queste pulzelle inesperte alla fin della fiera fanno sempre un primo pompino che rimarrà ricordato dai partner come “Il Pompino della Vita?”. Come fanno? Nascono con una naturale propensione allo spompinaggio? Parliamone. Apriamo una seria discussione sul tema.

Ammettiamo pure che la cara Sarah abbia avuto gioco facile con la sottoscritta perchè a me l’uomo modello rugbista che ti prende, ti ciuccia [lui la lecca come nessun altro] e ti rivolta come piace a lui con le sue manone, le sue coscione tornite e il suo culo di marmo eccita a prescindere, se poi gli affibbi anche una sad story, la sensibilità, il tatto e il pene gloriosamente massello, allora mi avrai tua schiava tutta la vita. Ma onestamente è un libro che merita a prescindere, ne facessero a decinaia di libri di questo genere, non patetici, non stupidi, mai noiosi…..

Sì, insomma. Leggetelo. Leggetelo subito e mettetevi in coda, perchè Alec lo voglio testare per prima.

In poche parole

“In altre parole, le vene, i piedi, le mani, tutti gli organi dovrebbero essere ingranditi…..
….Allora avrebbe un enorme Schwanzstück! ”

Poschina

Il Diavolo in Primavera – Lisa Kleypas

Essendo notoriamente incapace di aspettare qualsiasi cosa io desideri, avevo già letto questo libro e ne avevo già parlato qui, all’epoca della sua uscita in lingua originale, avevo dato un sette meno, l’avevo definito il libro migliore della serie (al momento) e avevo cercato di non spoilerare troppo. Sostanzialmente non ho cambiato molto il mio parere sull’opera, non è stata massacrata dalla traduzione, non è stata resa eccessivamente pucciosa e non mi ero persa nulla nella comprensione. Solo che in questi mesi sono cambiata io, ho letto altra sbobba e quindi il mio giudizio finale è leggermente cambiato.

La Trama: Londra, 1876. A differenza di tutte le debuttanti londinesi, la bellissima Lady Pandora Ravenel non sogna di frequentare balli e trovarsi un marito. Preferisce di gran lunga dedicarsi ai suoi affari. Ma la sua strada si incrocia con quella di Gabriel, Lord St. Vincent, impenitente libertino, altrettanto determinato a non essere ingabbiato in un matrimonio. E per entrambi sarà la scoperta di un brivido fino allora sconosciuto…

Ed ora la parola alla giurata….SPOILER

Vado un po’ a ruota libera, l’ho appena terminato ed ho una serie di concetti per la testa che turbinano in modo disordinato nella mia testolina e fatico a metterli in un ordine logico….

Prima di tutto vorrei porre l’accento su un personaggio maschile anomalo. Si, ok…è un grandissimo figo che assomiglia molto a suo padre, il mai davvero dimenticato Lord Sebastian St. Vincent, protagonista di uno dei libri che ho amato di più: “Devil in Winter”; libertino, depravato, decadente, disperato e terribilmente solo. Un uomo meraviglioso che mi fa sospirare ancora adesso e che è entrato di diritto nella lista degli uomini fittizi su cui fantastico più spesso. Gabriel lo ricorda fisicamente ma è un uomo completamente diverso, descritto nella sinossi come un libertino, in realtà non lo è per niente. E’ un giovane ventottenne meravigliosamente attraente, che ha un’amante piuttosto disinibita e piuttosto vogliosa, è buono, intelligente, paziente fino all’inverosimile e uno di quelli che cercano sempre di fare la cosa giusta.

In pratica, sulla carta, doveri quantomeno detestarlo. Perchè si sa, a me, quelli che sono tanto buoni e tanto bravi, non fanno sesso. Ma….

…Zia Lisa è bravissima nel dipingerci il ritratto di un uomo dolcissimo e protettivo che è anche e soprattutto un animale da letto di prima qualità. Quest’uomo favoloso è il prodotto dell’addizione genetica Sebastian + Evie e quindi oltre alla spiccata mascolinità, allo straordinario fascino e alle mirabolanti capacità a letto, ha ereditato la profonda dolcezza della madre e, non essendo stato massacrato dalla vita (in questo libro è Pandora ad avere a tutti gli effetti una Sad Story), gli mancano il cinismo e la freddezza che caratterizzavano suo padre.

Un uomo del genere, posato, coccolato e che cerca sempre di controllarsi per mostrare la sua parte migliore, non poteva non essere fatalmente attratto da una donna come Pandora, una forza della natura, irriverente, refrattaria alle convenzioni, originale, passionale, ribelle.

Una ribellione che nasce dalla consapevolezza di non essere libera. In quanto donna, in effetti, nell’ottocento non si avevano chissà quali libertà personali….e peggio mi sento quando si parla di matrimonio, evento che di fatto passava la proprietà della donna dal padre al marito. Nel 2013 a Mantova ho visitato una mostra incentrata sulla donna nei secoli scorsi che mostrava una serie di documenti nei quali era evidente come la donna fosse soltanto un oggetto usato come mero materiale di scambio.

Le rimostranze di Pandora sono oggettivamente comprensibili anche se alla lunga, soprattutto di fronte alla chiarissima volontà di Gabriel di non interferire nelle sue attività, stancano un pochino perchè, diciamocelo, se avessi un uomo del genere che sbava per me, mi vuole possedere in ogni luogo, mi adora palesemente e per giunta sopporta ogni mia crisi isterica da premestruo…..beh, lo sposerei seduta stante e vaffanculo a femminismo e sessismo. La vita è una e me la voglio godere.

Sappiate che ci viene più o meno velatamente detto che Gabriel ha un bel cazzo grosso. La prima volta Pandora lo paragona ad una mazza da cricket… e qui sotto agevolo con una diapositiva per farvi capire quanto sia lusinghiero il paragone.

E la seconda volta lo confronta con i pistolini dei bambini visti durante la sua breve vita e, ovvio come il fatto che il 25 dicembre è Natale, il paragone non fa che esaltare le doti fisico-sessuali di Gabriel.

Per quanto mi riguarda il libro si divide in tre parti.

La prima, che va dall’inizio alla metà, ed è perfetta. Tutto funziona come gli ingranaggi di un orologio svizzero. La compromissione, totalmente involontaria e assurda, la consapevolezza di non avere scampo al matrimonio, la seduzione…e giuro che sogno i baci di Gabriel, i metri di lingua, le mani, i sospiri, la mazza da cricket…..

La seconda, che va dalla metà ai  tre quarti, nella quale ci viene descritta senza infamia e senza lode la vita coniugale dei due cucciolotti, fatta di sesso, sesso, sesso, sesso, orgasmi, sesso….

La terza, quella che definisco con simpatia, The Big Fail. Inutile, fastidiosa, un mero pretesto per far affrontare a Gabriel il primo vero dramma della sua vita ed utile solo per farci conoscere meglio la dottoressa Gibson (credo, non ricordo con sicurezza il nome), personaggio che sicuramente avrà un ruolo nei prossimi romanzi della serie.

Avevo valutato questo libro 7 meno.

Mi ricredo. Un 7.5 non glielo leva nessuno.

Piacevole, scorrevolissimo, per certi versi originale in quanto non abbiamo di fronte il solito eroe romance tormentato dalla vita, scaltro, refrattario alle nozze, cinico e disperato in cerca di soldi, ma un uomo equilibrato e affezionato alla famiglia che nonostante questa apparente noiosità è uno dei personaggi maschili più interessanti degli ultimi anni. Sarà anche che  con la vecchiaia comincio ad apprezzare un tipo d’uomo meno problematico e più equilibrato, che invece di aver bisogno di una donna madre/moglie/amante, accetta la sua compagna per quello che è senza rinfacciarle continuamente che potrebbe essere diversa, che non è come le altre, che non si è uniformata ai dettami sociali e che rompe sempre il cazzo e bla…..bla…bla

Sì, insomma, Gabriel è un uomo con le palle. Uno che sa quello che vuole, come ottenerlo e come gestirlo.
Gabriel, bell’animalone da letto tutto dolcezza e cazzo grosso, vieni qui da me, apprezza l’infinito mondo delle mie idiosincrasie, e soprattutto fai di me tutto quello che vuoi a letto (e sul divano, in cucina, nella doccia e via dicendo).

Dal canto suo Pandora è una ragazza che ha avuto una vita difficile, che è cresciuta in un’isolamento forzato e che non ha mai saputo cosa vuol dire avere una famiglia amorevole accanto. Originale, rivoluzionaria, cocciutissima ma estremamente fragile, una fragilità che nasconde sotto un’apparente menefreghismo nei confronti di una società che non comprende, si trova costretta ad un matrimonio che non vorrebbe, con un uomo che desidera febbrilmente e che la accetta e la rispetta. Che sfiga, vero?

Sopra a tutti spicca ancora e inesorabilmente la figura di Sebastian St. Vincent. Ex libertino incallito figlio di Satana, ora uomo innamorato della moglie e ineguagliabile padre di famiglia. Nonostante l’età, nonostante quel bendidio  del figlio, ogni volta che Sebastian è comparso sulla pagina scritta, io mi sono sciolta come come il cucchiaino di cioccolato Lindt si scioglie nel caffè, voluttuosamente e goduriosamente.

Ed Evie, così dolce, comprensiva, materna eppure risoluta.

Zia Lisa ha superato se stessa nel rendere omaggio ad una delle coppie più belle che abbia creato, ed è riuscita nel difficile compito di non snaturare i personaggi nonostante siano profondamente diversi da come ci sono stati descritti nella loro giovinezza.

Che dire? Leggetelo e condividete con me le vostre impressioni.

Piccole rimostranze:
– Nonostante nei libri precedenti la volontà di Pandora di diventare imprenditrice di giochi in scatola fosse il perno intorno al quale ruotava tutta la sua vita, inspiegabilmente il libro che la vede protagonista mette il lavoro di Pandora in secondo piano….o meglio, se ne parla tantissimo a livello teorico e pochissimo a livello pratico. Trovo che non sarebbe stato negativo se si fosse approfondito un po’ di più l’argomento.
– Ci sono dei momenti di puccismo spinto che mi sono sembrati un pochino esagerati ma per fortuna non sono così preponderanti da intaccare il giudizio finale sul romanzo.

In poche parole

Usami, Straziami, Strappami l’Anima……….e le mutande, il reggiseno, i collant, i bottoni……..sì, insomma….devastami come preferisci.

Poschina

p.s. Trovo questa cover semplicemente perfetta.

Il Duca e la Dama in Rosso – Lorraine Heath

God Bless You, Lorraine.

La Trama: Londra, 1874 – Tormentato da un doloroso segreto, il Duca di Avendale ha da sempre cercato l’oblio nel vizio e nell’alcol, al punto da trasformare la sua vita in un monotono turbinio di donne, partite a carte e sbronze. Ma durante una festa, all’improvviso il suo mondo grigio è attraversato da un acceso e vibrante rosso, l’abito di una dama che da subito cattura i suoi sensi. Sedurre Rosalind è poco più di un gioco per lui, almeno sino a quando non la sorprende intenta a fuggire da Londra con i suoi soldi. Deciso a punire la truffatrice e a soddisfare i propri desideri, le promette che non la denuncerà se accetterà di passare una settimana a sua completa disposizione… nel suo letto. Tuttavia, il tempo trascorso insieme gli permetterà di conoscere la donna nascosta dietro le bugie e di scoprire che per lui non rappresenta più soltanto passione e piacere, ma la possibilità di tornare a vivere davvero.

Ed ora la parola alla giurata con spoiler ovunque perchè non ho voglia di sbattermi per evitarli

Noi ti amiamo.
Sia la mia parte oscura in cerca di bruttezze in cui crogiolarsi che la mia parte patetica che si commuove per più o meno tutto, ti amiamo. Amiamo te, ex piccolo Duca di Avendale, ora uomo fatto e finito, grande, grosso, moro con occhi scuri, sempre e costantemente eccitato, con il vergone in tiro costante che fai di tutto per infilarlo nella guaina di Rosalind. Perchè dopo la disastrosa esperienza letteraria dei giorni scorsi, avevo bisogno di credere che nel mondo ci fosse ancora qualche maschio Alpha pronto a inondare di Regale Seme le vagine inviolate di giovani pulzelle.

Qui siamo al cospetto del bellisissimo e spietatissimo nonché dissolutissimo Duca di Avendale, colui che porta con sé il patrimonio genetico di un uomo dedito alla box casalinga, per capirci il padre usava la piccola e timida moglie come fosse un punching ball, fino a ridurla in fin di vita e a costringere gli amici di lei a nasconderla per evitarne la morte. Però lui, il piccolo Duchino, non ricorda nulla delle botte che ha preso sua madre, e nemmeno che il padre fosse un despota manesco e meschino ma è convinto del contrario, al punto che negli anni si è isolato dalla famiglia rifugiandosi nella dissolutezza più totale per fuggire da un passato triste, confuso e drammatico [ed anche oggettivamente incomprensibile per un bambino].

Lei invece è  Rosalind, una truffatrice che cerca un pollo abbastanza grosso da spennare per poter vivere tranquilla per un po’ di tempo con il fratello e il gruppo di amici molto speciali con cui vive. Ha deciso di smetterla con i signorotti di campagna e di puntare all’aristocrazia, peccato che incappi in Avendale che la punta come un pointer appena entra nel nuovo locale di Drake e decide che, costi quel che costi, lui la deve assolutamente avere.

E fin qui, direte voi, siamo nella fiera delle banalità.

Sì.
Chiaro.
Ma.

Le prime 10 pagine mi avevano delusa, non sentivo pathos, non ne potevo nemmeno più di leggere le proclamazioni di dissolutezza e depravazione di Avendale e mi ero preparata alla noia armandomi di Maalox e di patatine al formaggio fino a che……
….
…..
non so nemmeno bene come, ma il libro ha cominciato a decollare.

Forse perchè lui non la vede immediatamente come il sole della sua vita ma piuttosto come qualcosa di diverso che lo eccita e al quale non ha intenzione di rinunciare o forse perchè lei mi ha fatto tenerezza,  è convinta di poter tener testa a uno che nella vita non fa una beneamata minchia se non scopare e comandare. La nostra ingenua Rose pensava di poterlo abbindolare con il giochino del “Te la faccio annusare ma poi col cazzo che te la do”… ahahhahahahah… illusa. Infatti alla prima occasione lui la slingua come dio comanda (fa parte dell’ormai sempre più esiguo esercito degli slinguazzatori da manuale) e la sditalina donandole il suo primo, meraviglioso, intenso orgasmo. In pratica ad Avendale bastano 2 colpi di lingua e 3 di dita per ribaltare la situazione e ad avere di fronte a se una donna disposta a tutto pur di finirci a letto insieme.

In questa serie la Heath si concentra su malattia, dolore e deformità ma soprattutto sulla sofferenza che ne deriva, e lo fa in grande stile ossia facendo copulare i protagonisti in continuazione, martellando il tasto del sesso e distribuendo orgasmi ed intimità in ogni anfratto e lo fa anche bene (o almeno nel primo libro e in questo… quello di mezzo ancora non l’ho inquadrato bene. Lo rileggerò), lo fa riuscendo a sfruttare la passione tipicamente femminile del voyeurismo e della indomabile attrazione per il pettegolezzo, ossia alternando scene di sesso più o meno Hot a confessioni drammatiche sul proprio passato.

Brava, il mix funziona. E’ come leggere Giallo e Novella 2000 insieme.

Tornando al libro, questi due esseri che hanno alle spalle delle Sad Story da manuale, non potevano che scoprirsi anime affini e nonostante succeda di tutto e di più, fino a oltrepassare la sottile linea che divide il Romance dal Fantasy ben più di una volta, sono rimasta incollata alle pagine come le etichette adesive di merda restano attaccate ai bicchieri nuovi, e ammetto senza vergogna che avrei voluto leggere ancora e ancora, sapere come si sono sposati, dove, come è stata accolta Rosalind, perchè, con chi, quando, quanto…. sì insomma….ero avidissima di piccoli, insignificanti particolari….e questo è un bene. Un gran bene.

Tutto bene quindi?

No.
A volte il buonismo è eccessivo e anche il cambiamento del dissoluto e cinico Avendale in alcune parti risulta forzato, nonostante avvenga gradualmente. A mio avviso il rapporto tra Avendale e la madre andava approfondito un po’, soprattutto a fronte delle sconvolgenti scoperte in merito al passato e anche perchè è il perno su cui per anni si è fondata l’intera filosofia di vita del giovane…non è che basti un colpo di spugna per eliminare 30 anni di vita. Magari. Avrei gradito più presenza dei vecchi amici di Avendale, il gruppo di figli dei monelli di Feagan, che invece sono inutili come le carotine decorative nei piatti di carne anni ’80.

Però avercene.
Non so quanto il mio entusiasmo sia dovuto all’aver approcciato il libro dopo essermi annoiata a morte con quello precedente, e quanto sia dovuto alla storia ma non mi interessa più di tanto, ho passato ore intense a leggere come se fosse l’unica cosa importante nella vita, ho visto un uomo innamorarsi lentamente, contro la sua volontà e arrendersi alla consapevolezza di aver costruito un’intera vita su un presupposto sbagliato. E ho conosciuto una donna che nonostante aspiri al titolo di SantaMariaGorettidelRomance 2017 non mi ha fatto venire voglia di strapparle le unghie con una pinza (una specie di miracolo).

Che dire?
Correte a comprarlo.

In poche parole

E’ come leggere Giallo e Novella 2000 insieme. Non proprio una bomba ma quasi.

Poschina

p.s. non sono l’unica che non si raccapezza nell’albero genealogico del gruppo di Feagan, anche Rosalind, messa di fronte a tutte le coppie e ai loro numerosissimi figli afferma di non riuscire a collegare tutte le complicate parentele.

 

Mani Calde, Cuore Freddo – Miss Black

Ci provo, perchè sono a casa sola con Satana e Lucifero che sono in piena fase Terrible Two e che in questo momento stanno saltando sul mio letto armati di biscotti e di un ombrello pieghevole che hanno rubato chissà dove mentre io, madre degenere, cerco di scrivere una recensione…..

Qualche anno fa, non so come e non so perchè, ho acquistato il mio primo libro di Miss Black che, cita la biografia “… ha lavorato per anni come mistress, in Italia e all’estero. Si è ritirata e vive in Gran Bretagna. Scrivere per lei è un hobby” e vorrei che fosse chiaro che a me questa versione piace, cioè anche se in realtà fosse un’ultrasessantenne di Bollate che ha sempre fatto la casalinga non lo voglio sapere, e non voglio nemmeno sapere se in realtà è un’autrice che detesto che scrive sotto pseudonimo. A me piace così, come si presenta, se poi è davvero una ex mistress ora rilassata scrittrice, meglio ancora.

Tutto questo inizio prolisso solo per dire che una volta trovata, non l’ho più lasciata andare.

La Trama: Si può finire a letto con qualcuno senza averne l’intenzione? È quello che succede a Kerry Arveda, operativa della CIA alla prima missione sul campo. Il suo obbiettivo è scoprire se un’azienda di componentistica meccanica aggira le sanzioni internazionali verso gli “stati canaglia” e per farlo pensava di fare amicizia con Ethan Fairchild, uno dei dirigenti della compagnia. Ma le cose non sono andate come previsto, anche perché Ethan «non pratica il romanticismo» e il loro primo appuntamento si è trasformato in una sessione di sesso torrido. In un certo senso imbastire una relazione con lui è un modo come un altro per farsi portare in Europa con il gruppo incaricato di incontrare i clienti internazionali, in un altro… Ethan è la persona più fredda del mondo, incredibile a letto, ma senza cuore. Oppure no? Forse le cose non stanno proprio come sembrano… in tutti i sensi.

Ed ora la parola alla giurata – ovviamente spoiler…

Allora, più che una recensione su questo libro nello specifico, che a me è piaciuto moltissimo, come mi piacevano da impazzire i primi….vogliamo parlare di “Comprami” e “Iniziazione al piacere”…de “La Rondine Rossa” e “I Divorziati”? è più che altro una nota di apprezzamento per questa scrittrice perchè come non innamorarsi di questa donna, che scrive di sesso usando termini come cazzo, vagina, squirting, orgasmo e non eufemismi del cazzo che non fanno altro che portarmi ad un passo dall’attacco isterico e, diciamocelo, mettersi a gridare in treno alle 7.45 del mattino “si chiamano capezzoli, non nodini!!!!!!!” potrebbe farmi passare per una squilibrata, invece che per una donna tutto sommato normale che chiama vulva la vulva e cazzo il cazzo.

Cmq. oltre a scrivere bene in modo scorrevole storie che spaziano dal Crime (tra le mie preferite perchè ovviamente crescendo a Quarto Oggiaro non potevo che sviluppare una certa malatissima predilezione per i criminali disadattati) al Romance, passando per il BDSM, per il Fantasy e per lo Sci-fi, ha una capacità non indifferente di rendere ogni cazzo di ambientazione interessante ed ogni storia riesce ad essere plausibile nonostante ci siano sparatorie, aborti praticati in un treno in corsa e roba come trasfigurazioni magiche. C’è un po’ troppa carne al fuoco? No, quantomeno secondo me. Poi ok, ogni tanto ho pensato che non ci fosse un unico scrittore ma almeno tre, poi me ne sono altamente sbattuta le palle perchè è un dettaglio che, onestamente, non mi interessa.

A me interessa il modo in cui Miss Black riesce a presentarci dei personaggi estremamente umani; tutti hanno delle debolezze più o meno evidenti e più o meno invalidanti che li rendono imperfetti e bellissimi, capaci di entrarti nel cuore (alcuni anche nelle mutande) e non uscirne più.

Chiaramente non ho amato tutti i libri nello stesso modo, alcuni [pochissimi in realtà], non mi sono nemmeno piaciuti più di tanto, e meno male….perchè io detesto la fandom spinta, quei fan che non riescono più ad avere un senso critico ma che amano incondizionatamente tutto quello che fa il loro idolo. No, io alcuni li ho trovati mediocri, altri belli, altri ancora stupendi, pochi mi hanno lasciata indifferente. Nessuno mi ha fatto schifo.

A parte rarissimi casi, sia fisicamente che psicologicamente i personaggi presentati non sono perfetti, hanno paure, insicurezze e timori che li rendono simili a noi comuni mortali….poi ok, le donne hanno degli orgasmi pazzeschi e tutti gli uomini hanno dei cazzi di ragguardevoli dimensioni, hanno straordinarie capacità di usare lingua e mani e ti fanno sempre come minimo venire almeno un paio di volte a scopata. Però qui siamo nel territorio del libro erotico e nessuno vorrebbe leggere di uomini con un minipene che non sanno nemmeno come usare.

Nello specifico in questo libro abbiamo una donna insicura del suo aspetto (forse la prima nell’universo di Miss Black che solitamente, grazie a dio, ci presenta donne sicure di se e consapevoli delle proprie qualità) che si trova inaspettatamente a farsi scopare dal suo capo, che non le piace nemmeno più di tanto, è anaffettivo e la tratta come un oggetto sessuale e nient’altro. Tra l’altro la nostra eroina si “sacrifica” per la patria, solo che poi ci prende gusto perchè Ethan, oltre a saper scopare come dio comanda, ha anche qualcosa di indefinibile che la tiene legata e che le fa desiderare di non perderlo. E così, con questa descrizione merdosissima ho banalizzato il tutto.

Ma pazienza.
Per fortuna c’è lei che riesce con libri piuttosto corti (un gran pregio per evitare di diventare ripetitivi ed annoiare) ad approfondire la psicologia dei suoi personaggi che spesso sono malinconici e sofferti, basti pensare a Eve e John in “Comprami”, lui tormentato dalla morte della moglie e lei distrutta da quella del figlio. Come cazzo fai Miss ha riuscire a trasmetterci tutto il loro dolore senza diventare patetica e senza concentrare l’intero racconto su questo tema? Come  fai? Sono gelossissima di questa capacità. Io quando ci provo mi ritrovo con decine di pagine pallosissime che non portano a nulla e annoiano me che le scrivo, figurarsi chi dovrebbe leggerle….

I suoi personaggi maschili non sono quasi mai dei fighi da paura ma spessissimo uomini over 40 interessanti ed estremamente sensuali, con un passato non brillante per quanto riguarda l’amore (matrimoni falliti, perdite, disillusioni) e le sue donne sono spesso decise, in carriera, perfettamente a loro agio con il proprio corpo e la propria sessualità (nota di demerito sono quasi tutte fighe) e forse non lo sanno ancora, ma cercano quello che tutte le donne vogliono: un uomo con il cazzo grosso che le faccia orgasmare in continuazione.

E, ovviamente, l’amore.

In breve, quando esce un libro lo compro a tempo zero e lo leggo nel giro di mezza giornata, poi finisce subito nella cartella “Erotic” del mio kindle, pronto per essere riletto nei momenti di noia letteraria.
Non riesco a spiegare bene perchè mi piacciono tanto, ma credo che sia quel mix di erotismo mai patetico e mai volgare, quell’introspezione sottile che non manca mai, la mancanza di veri e propri stereotipi, l’elasticità mentale delle sue donne e la sensibilità non scontata degli uomini. I criminali poi sono fa-vo-lo-si!!!!!!!!!!!

Persino i lieto fine non mi fanno bestemmiare, giuro.
Riesce ad essere romantica ma non Pucci-Pucci….evita con accuratezza il “SoleCuoreAmorettismo” e non ho ancora trovato tracce di Santamariagorettismo spinto. Perchè, come dico sempre, non mi irrita la felicità altrui, ma come questa viene molestamente, o meno, spiattellata.

Che dire?
Leggete, leggete, leggete.

In poche parole

Un’intera varietà di uomini dai quali mi farei sbatacchiare più che volentieri.

Poschina