A Taste of “Devil in Spring” – Lisa Kleypas

Giusto stamane ho finito “Devil in Spring” di Zia Lisa, terzo libro della serie “Ravenels” e primo in ordine di gradimento, per lo meno per quanto mi riguarda. Sia chiaro che mi riservo di cambiare completamente opinione dopo aver letto la versione italiana, anche perchè una pessima traduzione potrebbe irrimediabilmente rovinare la prima parte del libro, che ci regala scambi di battute degni di nota e che mi hanno riportata ai fasti di qualche tempo fa.

La Trama: Most debutantes dream of finding a husband. Lady Pandora Ravenel has different plans. The ambitious young beauty would much rather stay at home and plot out her new board game business than take part in the London Season. But one night at a glittering society ball, she’s ensnared in a scandal with a wickedly handsome stranger.

A cynical rake…

After years of evading marital traps with ease, Gabriel, Lord St. Vincent, has finally been caught-by a rebellious girl who couldn’t be less suitable. In fact, she wants nothing to do with him. But Gabriel finds the high-spirited Pandora irresistible. He’ll do whatever it takes to possess her, even if their marriage of convenience turns out to be the devil’s own bargain.

 

Traduzione a spanne della trama: Lei è una giovane donna che non ambisce al matrimonio, lui un giovane gaudente che non ambisce al matrimonio, si incontrano, si scontrano e non si sa bene perchè lui si invaghisce di lei e lei si invaghisce di lui . . .  finisce a confetti e fiori d’arancio, con tanto di pericolo finale.

Ed ora la parola alla giurata

Al momento è il libro della serie che mi è piaciuto di più, anche se non sono arrivata al punto di ballare nuda sul tavolo dalla gioia, tutta la prima metà de libro funziona bene (o abbastanza bene), gli avvenimenti si susseguono fluidi ed è un piacere rivedere Sebastian ed Evie nel ruolo di genitori amorevoli che spiaccicano con fascino e charme chiunque incontrino sul loro cammino.

Pandora e Gabriel sono una bella coppia, anche se lei spinge un po’ troppo sul femminismo per i miei gusti (e se lo dico io che riduco la vita ad una perenne lotta per la parità dei diritti è tutto dire) e continua a rimbalzare il fighissimo e fin troppo disponibile Gabriel per la paura di perdere la sua libertà.

Ho trovato tenerissime le confessioni di Pandora relative al suo passato, che ci aiutano a capire meglio la famiglia di merda con cui è cresciuta e che ci mostrano la fragilità di questa ragazza, soprattutto prechè messe in contrapposizione all’infanzia tutta amore e considerazione che ha avuto Gabriel.

Diciamo che fino al matrimonio tutto fila liscio come l’olio e la fotta di leggere mi ha accompagnata nell’attesa tra un viaggio in treno e l’altro, mentre i problemi insorgono tutti nella seconda metà del libro (o forse sarebbe meglio dire l’ultimo terzo) nel quale, improvvisamente, si cambia registro e ci ritroviamo in un turbinio di avvenimenti più o meno drammatici, un po’ raffazzonati e che si svolgono e si risolvono troppo in fretta perchè si possa approfondire l’argomento (del quale comunque non me ne sarebbe fregato proprio nulla).

Sinceramente speravo che si ponesse l’accento sul business di Pandora non solo come espediente per parlare dell’emancipazione femminile, ma anche come perno della sua futura vita, mentre l’argomento viene discusso fino all’inverosimile in forma teorica e quasi ignorato in quella pratica, ma pare che Zia Lisa abbia deciso di concentrarsi (maluccio) sui cambiamenti socio-culturali della seconda metà dell’Ottocento, a volte a discapito di logica e fluidità narrativa.

Non che ci sia qualcosa di male nel voler affrontare un tema come l’emancipazione femminile, anzi…..avercene di libri che ne parlano, ma fatto in questo modo, ossia senza mai nemmeno per sbaglio scendere nel dettaglio mi sembra più pretestuoso che funzionale.

Detto questo penso che il modo in cui Pandora viene compromessa sia degno di nota anche se l’improvviso interesse di Gabriel per la donzella è un po’ troppo improvviso.

Nota di colore. Anche Gabriel è uno di quegli uomini a cui piace la donna in piena sindrome premestruale, altrimenti non si spiega come abbia fatto a non defenestrarla dopo la lezione di valzer. A seguito delle ultime letture è oltremodo evidente che io abbia incontrato nella mia vita solo ed esclusivamente una manica di stronzi, i quali non hanno mai avuto alcuna intenzione di sorbirsi insicurezze, paure e quant’altro. Me ne farò una ragione.

Attendo con ansia la versione in italiano del libro per capire se mi è piaciuto perchè letto in lingua originale oppure è semplicemente un buon libro. Anche qui siamo lontani dalla perfezione ma tra i tre libri della serie  è quello che rileggerei volentieri quindi direi che stavolta è andata bene.

Bene, ma non benissimo.

p.s. Gabriel accenna a perversioni sessuali che lo catalogherebbero come inadatto al matrimonio, ma io non ho visto nulla che non fosse normale sesso. Mi sono persa qualcosa nella traduzione? Bah…. lo vedremo tra un annetto, quando avrò letto anche la versione italiana.

In poche parole

Ok, Zia Lisa…Molto meglio, anzi Bene ma non Benissimo….anzi Bene ma con riserva, diciamo un 7 meno meno.

Poschina

Una Moglie per Winterborne – Lisa Kleypas

Eccoci qui, dopo un’attesa per niente spasmodica lunga quasi un anno, siamo al cospetto della nuova fatica di Zia Lisa, la storia d’Ammmmmore tra la delicata, vergine, amante delle orchidee Helen e il rude, sexy e ovviamente riccherrimo Rhys Winterborne.

Li avevamo conosciuti in questo dimenticabile libro ed oggi li ritroviamo per farci letteralmente i cazzi loro.

La Trama: Di umili origini, grazie alla sua sfrenata ambizione Rhys Winterborne ha ottenuto ricchezza e successo. È un uomo che sa sempre come ottenere ciò che vuole: e ora vuole l’aristocratica Lady Helen Ravenel. E se per costringerla a sposarlo dovrà rubarle la sua virtù, tanto meglio… Ma la seducente e timida Helen ha in serbo qualche sorpresa per il rude affarista.

Ed ora la parola alla giurata – Spoiler Alert

Qui si recensisce passo per passo, sono a metà libro e per ora potrei sintetizzare con “Bene ma non Benissimo”. Questo perchè siamo al 50% del libro e il BM è appena saltato fuori. Tutto quanto scritto prima non serve praticamente a niente, se non a deliziarci con le descrizioni più o meno accurate delle prodezze sessuali di Rhys e del suo corpo statuario.

Che, chiariamo, mi va anche bene.
Ma credo fermamente che tutto ciò che viene scritto debba essere utile alla storia. E se mi può andar bene sottolineare la sensibilità che Rhys ha per le classi povere e per le donne (è a tutti gli effetti un riformista, uno che si è fatto da solo e che anela al progresso nel senso più ampio del termine) mi chiedo dove vogliamo andare a parare. La storia si apre con Helen che va da Rhys per scusarsi per il trattamento riservatogli dalla cognata e per chiedergli di continuare con il fidanzamento. [Nel libro precedente Rhys aveva baciato appassionatamente la nostra Helen sconvolgendola nel profondo e quella grandissima scassacazzi di Kate si era subito messa in mezzo rompendo il fidanzamento. Scopriamo ora che in realtà Helen non voleva affatto mollare il bel manzo da riproduzione ma era semplicemente sconvolta dal troppo ardore dimostrato dall’uomo, quindi si scusa e gli propone di comprometterla per assicurarsi il matrimonio].

Contorta? Sì.
Zoccola? Sì.
Ha fatto bene? Sì.

Qui si parte con il botto ossia con la tanto agognata scopata che di solito attendiamo con una certa aspettativa per gran parte del libro e che in realtà è funzionale perchè l’attesa della verga turgida è, in fondo, essa stessa una verga turgida.
Tradotto: se mi scopazzate entro le prime 10 pagine, che minchia facciamo nelle altre 250?

Nulla, a quanto pare. Ed infatti il racconto si trascina tra puccismi di vario livello, che vanno dal tollerabile al “Zio Caro adesso ti taglio la lingua”, fino a poco prima della metà della sbobba quando scopriamo che Helen è in realtà una figlia illegittima (questo spiega perchè è sempre stata la malcagata della famiglia) e che suo padre è un uomo orribile che il suo futuro marito Rhys detesta con anima e corpo.

Quindi ora si apre il vero dilemma del libro…. dirglielo o mentire?
Una donna mediamente normale glielo direbbe, magari tra un pompino e l’altro, anche perchè che colpa ne ha lei se suo padre è un bastardo? Tra l’altro l’ha appena scoperto quindi a Rhys non ha mai effettivamente mentito, tuttavia sospetto che Miss. Orchidea nasconderà il segreto permettendo così un’infinita serie di sciocche incomprensioni e recriminazioni, silenzi, fraintendimenti, musi lungi e riappacificazioni a suon di vergate in vagina. Potrei sbagliarmi….ma temo proprio di no.

Sia chiaro che il tutto è scritto bene, è in un certo qual modo interessante e non annoia proprio per niente, peccato però che ci sia, da parte dell’autrice, un’insana passione per il ridicolo. Quelle che dovrebbero essere situazioni divertenti o battute brillanti mi hanno portata a malapena a sollevare un angolo della bocca, roba che più che un sorriso sembrava un ghigno e beh, insomma…….. forse non era proprio l’effetto voluto.

Ho trovato irritanti oltre ogni misura Devon e Kate a dimostrazione che quando un personaggio mi sta sul cazzo, continua a starmi sul cazzo e il loro puccismo, l’odiosissima GI e, peggio del peggio, il sesso, potevano anche risparmiarcelo almeno in questa storia. Io vi detesto con tutta l’anima e con parte del mio corpo. Proprio non riuscite a piacermi nè come singoli nè tantomeno come coppia. Anzi, una bella morte per mare mentre andate al funerale del vecchio ci starebbe benissimo.

Libro al 100%: Benino ma non Bene

No, non schiattano ma sopravvivono e mettono al mondo un figlio senza complicazioni, morti o altra roba che mi avrebbe rallegrata.

Ma veniamo a noi.
Qualcosa non torna in questo libro, qualcosa in come è scritto, qualcosa in come i personaggi vengono sviluppati (o non sviluppati in questo caso), qualcosa che mi fa addirittura pensare che più che un nuovo lavoro sia un vecchio lavoro lasciato ad ammuffire in un cassetto e tirato fuori per fare cassa.
Prendiamo un paio di personaggi…. Rhys è una specie di Derek Craven senza tutto il bagaglio emotivo/emozionale che hanno reso il gestore della sala da gioco più famoso di Londra un personaggio degno di nota. Mentre Pandora e somiglia in modo inquietante Beatrix Hathaway.

Ma tutto ciò sarebbe anche tollerabile se non fosse che la storia è poco più che un pretesto per vedere un Rhys perennemente con il cazzo in tiro ed una Helen costantemente sul punto di spompinarlo tra sospiri, improvvise vampate e cascate del Niagara tra le gambe.

Ok, a chi non piacerebbe un tizio che parla in Gallese, ti venera, scopa benissimo, è un figodiddio e per giunta ha un patrimonio incalcolabile? Solo che manca tutto il resto. Devon e Kate che compaiono e scompaiono senza senso, il tema sociale appena appena accennato tanto che a confronto la serie sullo Spettro di St. Giles sembra un trattato filosofico sulla Londra disperata dei primi dell’Ottocento.

E parliamo anche del BM.
Lei oltre ad aver scoperto di essere la figlia illegittima dello stronzo che suo marito odia, scopre anche di avere una sorellastra finita in un orfanotrofio, ovviamente essendo donna di buon cuore va a salvarla e decide di fuggire con lei per non rovinare la reputazione del futuro marito ma lui non ci sta, e per farle capire che la ama anche se è figlia del cugino di Satana le spantega il membro rigorosamente turgido tra le cosce all’urlo di “Lo senti quanto ti amo?”
Eddai…..bastasse questo allora sai quanti sconosciuti mi hanno “amata” sulla metro1?

La verga turgida non è una dimostrazione d’Ammoooooreeeeee, significa solo che l’apparato sessuale funziona bene. Punto. Hai capito Rhys? Hai capito?

E’ un brutto libro? No.
Sono soldi buttati nel cesso? Ni.
Mi ha fatta incazzare? Sì, Zio Bono.

Questi libri mi fanno imbestialire perchè arrivano da un’autrice che è riuscita a farsi amare, che con leggerezza raccontava, e bene, frustrazioni e tormenti, amore e passione, disillusione e rabbia. E adesso?
Adesso restano le briciole, un “vorrei ma non posso” difficile da digerire.
Rhys non ha niente che lo faccia fregiare del titolo di Eroe. Non perchè gli manchi qualcosa, ma perchè viene banalizzato. Passa tutto il libro infoiato come un dodicenne di fronte alle tette di Sabrina Salerno negli anni Ottanta, mentre lei passa con naturalezza dal terrorizzarsi dalla lingua in bocca al manipolare un uomo esperto con il sesso.

Non quadra, non torna. Stona.

E di materiale su Helen ce ne sarebbe a palate perchè lei si è sempre sentita la diversa della famiglia senza sapere come mai, ha sempre sentito il disprezzo del padre e l’indifferenza della madre, ma nulla di questo viene approfondito. Tutto viene detto ed abbandonato in funzione di una storia di sesso e sesso e ancora sesso.
E se sono io a sostenere che il sesso non basta a tenere in piedi un libro allora deve essere proprio vero perchè a me leggere di sesso piace quasi quanto farlo….quindi ho detto tutto.

Lo consiglio? Oddio….non svenatevi per averlo subito e leggerlo prima di qualsiasi altra cosa. Tenetevelo per la spiaggia quest’estate perchè tanto non vi perdete niente.

In poche parole

L’Attesa della Vega Turgida, non è essa stessa una Verga Turgida?

Poschina

p.s. Il prossimo libro della serie; quello su Pandora e Gabriel, Lord St. Vincent, si intitola “Devil in Spring” e deduco, con le mie comprovate superiori capacità mentali, che ci proponga come protagonista maschile l’erede del meraviglioso, indimenticato, rimpiantissimo dispensatore di orgasmi Sebastian St.Vincent, protagonista del meraviglioso libro “Devil in Winter”. Che dire? Auguriamoci vivissimamente che copi e incolli la vecchia trama cambiando i nomi, che a me andrebbe bene lo stesso, a questo punto tutto, fuorchè la delusione.

Irresistibile Sconosciuto – Lisa Kleypas

Per me, Nostra Signora del Romance Lisa, è una specie di istituzione. Cerco sempre e costantemente di difenderla e quando non riesco a farlo è solo ed esclusivamente colpa sua che non mi ha dato nulla a cui appigliarmi per fare l’avvocato del diavolo.
E ve lo dico subito, questa recensione è tutta uno spoilerone che avercene.

La Trama: “Lady Hawksworth, vostro marito non è morto” queste le parole che sconvolgono Lara. Infatti, dopo essere stato dato per disperso in mare liberandola da un matrimonio senza amore, Hunter conte di Hawksworth sta facendo ritorno per reclamare il proprio titolo e la propria moglie. Però Lara stenterà a riconoscere quell’uomo potente e virile, in grado tuttavia di rivelarle segreti che solo un consorte può conoscere e così ansioso di rinnovarle il proprio amore. Certo, la somiglianza è innegabile, ma mai Hunter si era dimostrato tanto attento e passionale. Eppure, ben presto l’unico desiderio di Lara sarà che quello straniero sia davvero suo marito.

Ed ora la parola alla giurata

Mi approccio a questo libro mentre attendo che arrivi l’ultimo Spin-Off della serie “Seducers” della Hunter pensando che Zia Lisa non delude mai e che quindi andrà tutto davvero bene.
Poi, tempo una ventina di pagine, lo spirito della Maionchi si impossessa di me ed io lo lascio fare perchè per me questo libro “è No”. Ma analizziamolo con ordine che altrimenti non si capisce nulla.

Lei, Larissa detta Lara.
Per due anni è stata sposata con Hunter,  il quale non solo non l’ha mai amata, ma abusava anche di lei. Arrivava la sera, se la scopava rigorosamente al buio e senza nessuna gentilezza e poi se ne andava. Nonostante queste ripetute inondazioni di sperma in vagina, lei non è mai rimasta gravida e si è quindi convinta di essere sterile.
Schiattato il marito diventa una sorta di beniamina degli orfani e degli oppressi, generando in me quell’astio e quella insofferenza che non mi abbandoneranno mai, nemmeno a libro finito.

Lui, Hunter, conte di Hawksworth.
Praticamente un coglione. Marito pessimo, con pessime amicizie, un’amante che tutti sanno esistere, e una considerazione della moglie pari a zero (l’ha anche definita una medusa). Va per mare e non torna. Poi torna e parte il trip “è lui o non è lui?”.
Si capisce immediatamente che NON può essere lui.
Primo gli somiglia ma non poi così tanto, secondo è l’esatto opposto del conte scomparso.
Buono, dolce, sessualmente attento, innamorato….tanto da annoiarmi a morte. Cioè…ma chi lo vuole uno così stucchevolmente devoto? Devoto al punto che lei decide tutto ma proprio tutto e lui zitto. E non se la scopa nemmeno perchè lei c’ha il trauma. E lui aspetta pazientemente.                  – Poschina preda della noia –

Fatto stà che ad un certo punto cominciano a sorgere dei dubbi sull’identità di quest’uomo che sembra il conte ma non sembra il conte, che è uguale ma non è uguale e il libro si trascina fino a quando, finalmente, lui non se la scopa con tutti i sacri crismi e lei si trasforma da “c’ho il trauma” a “dammi il tuo cazzo gigante”.

Poi però viene fuori che lui non è davvero lui e allora la nostra SantaMariaGorettiDiStaMinchiaLarissa vede bene di denunciarlo alle autorità. E lo denuncia nonostante lui si sia appena rivelato un “Fertilizer” della madonna perchè lei è ovviamente e incontestabilmente Gravida.
La Vacca è Gravida alla prima botta.
Cioè due anni con il marito e niente, una volta con lo sconosciuto e BOMBA!!!!!!

Lisa Zio Caro, che cazzo ti eri calata….il Peyote?

Poi spendiamo due minutini sulle incongruenze.
Prima mi fai due palle come due meloni con la storia che Hunter considerava la moglie una sorta di soprammobile fastidioso e poi viene fuori che lui ha scritto 450 diari particolareggiatissimi con ogni dettaglio della di lei vita e che teneva le sue lettere e la sua miniatura sul comodino…ma allora la detestava o non la detestava? Parliamone.

E vogliamo parlare anche della delirante spiegazione di come il nostro eroe è passato dall’essere un mercenario a fingersi conte?
Ecco…. una sera va a trovare il fratellastro per vedere com’è e scopre che è sposato, guarda la miniatura della moglie e se ne innamora, allora legge anche tutte le sue lettere e se ne innamora sempre di più al punto da voler prendere il posto del fratellastro quando muore pur di starle vicino (ovviamente anche il titolo, i soldi e le terre hanno un peso, ma principalmente lei). Quindi parte alla volta dell’Inghilterra per conoscere la donna che ama.

Ma che cazzo di disadattato sei? Ma io sarei fuggita da uno così!!!!!! Roba da Criminal Minds. Uno stalker chiaramente fuori controllo. Un pericolo pubblico e anche, lasciatemelo dire, uno sfigato cosmico.

Ma il bello deve ancora venire….
La mamma di Hunter compare giusto in tempo per spiegare alla nostra minchionissima Lara che Iddu è il fratellastro di Hunter, figlio del Vecchio Conte e dell’amante; da picculerrimo era stato sbattuto in India con una coppia di missionari e insinua che non ci sarebbe niente di male se tutti facessero finta di niente, Larissa e i suoi multiorgasmi, i fittavoli con la loro gioia, il personale della magione con un padrone decente.

E quindi?

Quindi finisce a tarallucci e vino.
Tutti felici, tutti contenti…. Tranne me.
Tranne me, tranne me, tranne me (da canticchiare)
Oltretutto, durante un amplesso, lei urla “Ti prego basta, non posso venire ancora”. Ma vai a cagare va!!!!!!
Ovviamente viene ancora la zoccola, inutile sottolinearlo.

In poche parole

E’ lui o non è lui? *cit.

Poschina

p.s. in mezzo troviamo il tempo per parlare della sorella di Lara maltrattata dal marito.
Ma anche no.

Un Libertino dal Cuore di Ghiaccio – Lisa Kleypas

Cosa vuol dire essere una lettrice compulsiva? Significa comprare un libro in versione cartacea e digitale perchè convinte sia il nuovo capolavoro di un’autrice che rispettate solo per rendervi conto, una volta lette le prime 10 righe, che potrebbe essere l’Epic Fail dell’intero 2016 e nonostante ciò arrivare faticosamente alla fine del libro continuando a ripetersi che “La Kleypas sicuramente riuscirà a far decollare la sbobba” pur di non ammettere con voi stesse che state leggendo una bella merda.

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La Trama: Inghilterra 1875. Devon Ravenel, incallito donnaiolo, è lo scapolo più affascinante di Londra e ha appena ereditato una contea. Il suo nuovo ruolo sociale gli impone però responsabilità inattese… E anche qualche sorpresa: la sua nuova proprietà, infatti, è gravata dai debiti e per di più nella dimora ereditata vivono le tre sorelle del defunto conte e una giovane, bellissima vedova, Lady Kathleen Trenear. Presto tra i due scoppia la passione, ma la donna conosce bene i tipi come Devon. Riuscirà a non consegnare il proprio cuore all’uomo più pericoloso che abbia mai conosciuto?

Ed ora la parola alla giurata – Praticamente uno SPOILER ininterrotto

Brutto.
Una delusione continua, dalla prima all’ultima pagina, senza soluzione di continuità. Di quanto letto salvo le gemelle e le orchidee. Stop. Raramente sono rimasta così delusa da un libro della Kleypas, nemmeno quell’americanata mediocre di Sugar Daddy mi aveva amareggiata tanto. E l’ho detestato con tutta l’anima, figuratevi voi.

Parlar male della Kleypas mi duole all’anima ma se lei ha scritto un libro che ho usato per prendere sonno non è certo colpa mia, e se per giunta, alle prese con una trama assurda che non sapeva più come far quagliare, ha usato l’espediente comodo di una GI talmente oscena e campata in aria da avermi letteralmente inversato la giornata, allora si merita tutto  il mio sdegno messo nero su bianco e a disposizione di chiunque abbia 5 minuti da dedicarmi.

Ma veniamo a noi. Devon sulla carta sarebbe il mio libertino ideale, tuttavia l’ho trovato maleducato e fastidioso e dio solo sa quanto io ami gli eroi romantici scontrosi e profondamente crudeli; ma qui siamo in piena cafoneria ed io, la cafoneria, la detesto. Quindi nel giro di due pagine ho capito che per Devon non mi si sarebbe smosso nemmeno un ormone; NEMMENO UNO.
La femmina nella quale mi dovrei identificare è semplicemente dimenticabile. Vedova traumatizzata dalla prima notte di nozze, reprime i suoi sentimenti, non piange mai perchè lei ha una Sad Story delle quale non me ne è fregato assolutamente nulla ed è una specie di frigidona che mi ha fatto sollevare gli occhi al cielo in più di un’occasione. Vive nella magione con le cognate; Helen, una tizia strana che coltiva orchidee rare e vive in un mondo tutto suo e le gemelle, due ragazze adorabili e selvagge alle quali spero dedicherà i prossimi libri della serie, che io prenoterò appena possibile nella speranza che siano almeno una tacca sopra questo, non che ci voglia molto.

Fatto sta che Devon appena la vede si sente irrimediabilmente attratto da lei e comincia a cercare di sedurla. Lei resiste, resiste, resiste, resiste e lui invece di rompersi i coglioni e andare a scoparsi la cameriera della birreria dietro l’angolo si infoia ogni secondo di più.
Tutta la reticenza di Kathleen crolla quando lui è vittima di un incidente ferroviario nel quale si disintegra le costole e nonostante siano precipitati in un fiume gelato perchè è pieno inverno, si preoccupa di salvare l’universo mondo rischiando la pellaccia.
Purtroppo per noi sopravvive e Kat improvvisamente si accorge che glielo vuole succhiare e gli si infila continuamente nel letto, così……. da un giorno all’altro, da frigidona ad assetata di cazzi; dopo che Devon, da una riga all’altra, si trasforma da menefreghista libertino a cui non fottesega di nessuno, a Santa Maria Goretti con l’uccello.
Questo per farvi capire quanto la Kleypas abbia perso la trebisonda letteraria.

Ma questo non è ancora il peggio.
Il peggio del peggio è la totale assenza di Pathos che imperversa in tutto il libro, la relazione tra i protagonisti è tra le più noiose che io mi ricordi, l’ho letta senza un fremito, senza un minimo di interesse, senza che ci fosse nemmeno un vago interesse.
E poi Santissima Madonna la cosa più fastidiosa in assoluto.
La Gravidanza Indesiderata. Davvero, io non la reggo più e non sopporto che proprio la Kleypas la infili così a “Capocchia di Minchia” in un libro che già di suo andrebbe completamente stravolto per essere godibile, figuriamoci con una GI tra le più fastidiose mai lette. No, ma davvero, basta. Porca Eva, basta. Imparate a venire fuori o promulgate una sterilizzazione di massa perchè io le GI a cazzo non le sopporto più.

Sì, sono incazzata nera. Davvero incazzata nera.
Perchè io, certe cagate e un livello mediocre di scrittura, me lo aspetto in un self publishing, dove una tizia come me si improvvisa scrittrice, ma qui parliamo di una donna che ha un editor che dovrebbe avere il coraggio di dirle di rileggersi i suoi vecchi libri e di riscrivere tutto da capo e invece non lo fa. Perchè tanto la Kleypas vende anche se scrive la lista della spesa e gente come me è così scema da comprare ben due versioni del libro perchè si fida.

Ora Lisa, qualcuno avrebbe dovuto dirtelo e siccome non lo ha fatto, lo faccio io.
Hai toppato.
Il libro è mediocre, i personaggi noiosi, l’espediente del treno deragliato e della GI sono scappatoie da principianti e tu dovresti essere una decina di spanne sopra.
Ti concedo un’altra possibilità con il libro su Helen e il suo spasimante miliardario ma giuro che se è una cagata come questo vengo a prenderti e per punizione ti metto in ginocchio sui ceci  a leggere tutto Nicholas Sparks.

In poche parole

Ah, il sapore dolce-amaro della delusione. Mavaffanculova.

Poschina

Cuore a Cuore – Lisa Kleypas

Nell’ultimo anno ho letto molti libri di Nostra Signora del Romance Lisa Kleypas. Alcuni non mi sono piaciuti, alcuni mi sono piaciuti, altri sono semplicemente perfetti. Una delle caratteristiche dei suoi libri che amo di più è il soffermarsi sul rapporto dei piccioncini nel Post-wedding, tema che è solitamente relegato ad un noioso epilogo che possiamo riassumere in quattro parole: felicità – plurigravidanze – multiorgasmi – felicità.
Dove la felicità è così ostentata da uscire letteralmente dalle pagine e darti due sonori schiaffoni solo per sbeffeggiare in modo ancora più incisivo la tua condizione di lettrice con una vita particolarmente sfigata.

E’ per puro caso che l’altro giorno mi imbatto in “Con te, Adesso” per scoprire a metà lettura che è il secondo di una serie ed essere immediatamente attanagliata dal bisogno di leggere anche la parte mancante di un libro che in parte ho adorato, in parte mi ha delusa. Così, dopo aver sacrificato qualche neurone alla ricerca del prequel, mi trovo tra le mani “Midnight Angel” che è diventato in italiano l’orrendo Cuore a Cuore che trovate nel titolo di questo post.
Mi ha dilusa?

Midnight angel

La Trama: Anastasia Kaptereva è una nobildonna dalla delicata bellezza a un passo dal matrimonio, ma… uccide il suo promesso sposo. O meglio, lei non ricorda nulla, eppure tutte le prove la accusano. Dopo una rocambolesca fuga dalla prigione di San Pietroburgo arriva in Inghilterra, dove riesce a farsi assumere come istitutrice della figlia dodicenne di lord Lucas Stokehurst. E se Anastasia è perseguitata da quella tragica morte, Lucas e sua figlia convivono con il peso di un grave lutto da superare.

Ed ora la parola alla giurata

Ho deciso di apporre questa copertina perchè tra tutte quelle che ho trovato online era la più originale. Quelle italiane, editori diversi – stesso squallore, sono una peggio dell’altra, ed ho anche scoperto che nell’edizione Mondadori i due libri della serie hanno la copertina praticamente identica. Una roba agghiacciante.

Detto questo parliamo di come la vecchiaia mi faccia apprezzare i bambini nei libri. Non c’è altra spiegazione. Prima il Duca bambino nell’orribile Libro della MacLean, ed ora Emma, la figlia refrattaria alle convenzioni dell’affascinantissimo, sexyssimo, virilissimo, uncinatissimo Lucas Stokehurst.
Il libro comincia con un noiosissimo prologo che ci mostra la nostra eroina, Tasia, in una triste e buia prigione russa, accusata dell’omicidio del promesso sposo.

Fortunatamente ci spostiamo presto in Inghilterra dove veniamo catapultati nella vita di Lucas Stokehurst (un cognome che inspiegabilmente non riesco a scrivere e mi tocca copiare e incollare in continuazione.. una fatica immensa) e di sua figlia Emma, una tredicenne alta, magra, riccioluta e fulva in piena crisi adolescenziale; crisi che il padre non riesce a gestire. Alcuni amici di famiglia gli consigliano di prendere come istitutrice Miss. Billings, sostenendo che sia perfetta per il ruolo nonostante la giovane età (22 anni).
Lui, che è il classicissimo Eroe in stile Kleypas e quindi cazzodurissimo, prima fa il sarcastico, poi rifiuta, poi fa lo spaccone [il tutto a beneficio di noi lettrici che ad ogni  manifestazione di cazzodurismo sentiamo i capezzoli indurirsi un pochino di più], poi la vede e ne rimane folgorato.

Se la porta a casa dove un’entusiasta Emma la accoglie a braccia aperte.
E qui spendo due parole per Emma che come personaggio mi piace assai e che è l’embrione da cui nascerà Beatrix Hathaway, una delle donne Kleypas che ho apprezzato di più soprattutto per il suo fastidio nei confronti dell’ipocrisia della High Society. Emma sa di essere diversa dagli altri ragazzini della sua età, è orfana di madre, cresciuta da un padre che la ama ma non la sa gestire, si rapporta principalmente con i domestici ma è sveglia, brillante, schietta e sa benissimo quello che vuole; in questo caso che il padre molli l’odiosa amante e si sbatta l’istitutrice. E se vi ricorda qualcosa non state sbagliando perchè Lucas è anche monco di mano a causa dell’eroica impresa del recupero di moglie e figlia dalla casa in fiamme. La moglie ci perderà la vita, lui la mano e nonostante si sia letteralmente tuffato tra le fiamme, il suo viso maschio e il suo corpo ancora più maschio non sono stati minimamente intaccati.

L’omaggio alla Bronte continua con l’umiliazione inflitta alla povera istitutrice dalla chiaroveggente durante una festa, espediente che serve a sviscerare il di lei tormentato passato e che è a solo beneficio del nostro adorato Luke, il quale vuole punirla perchè gli viene duro ogni volta che se la trova davanti. Ed io gli uomini così contorti e viscerali li adoro.

Non sto a farla lunga.
Lui continua ad avere poderose erezioni ogni fottuta volta che la vede, lei brucia di passione repressa e alla fine, nonostante si scopra che lei ha 18 anni, che è in fuga, che teme di aver ucciso il fidanzato omosessuale e che il di lui fratello – il temibilerrimo Nikolas Angelovsky – la sta cercando per ucciderla, lui la fa sua in almeno 45 modi diversi nel giro di 3 giorni, la sposa, la ingravida e sembra che tutto vada per il meglio; quando….

…. mentre è in giro a fare acquisti con la figliastra e la cugina, il bellissimo, machissimo, virilissimo, pericolosissimo, ti strapperei le mutande -issimo Nikolas la rapisce ma soprattutto incontra la piccola Emma che prima lo colpisce e poi lo tratta di merda scatenando il di lui divertimento (che pare sia una roba che non accadeva da anni). Cmq lui la ringrazia per la parentesi divertente, la scaccia e si porta la povera, gravida, spaventata Tasia, in Russia per farla impiccare.

E qui, Signori e Signore, ci avviciniamo al momento clou che ha determinato il mio profondissimo e inalterabile rispetto nei confronti di Lucas.
Lui parte per salvarla, prende le sue palle d’acciaio e le sventola contro chiunque cerchi di impedirgli di arrivare alla sua adorata Tasia e, fra parentesi, Grazie Lisa di aver abbreviato Anastasia in Tasia e non in ANA, come in un certo libro che non starò certo qui a denigrare…l’intelligenza si vede anche dalle piccole cose.
Dopo una serie di peripezie completamente inutili atte solo a farci innamorare di Nikolas e preparare la strada per la fotta di leggere la sua storia, arriviamo al tanto agognato momento, quello in cui Lukas va a riprendersi la sua amata ormai libera dalle accuse.

Scena:
Interno Notte.
Lei nella sua prigione (che poi è una suite in casa di Nikolas ma fa più scena se vi immaginate un tugurio), gravida nonostante tutto quello che ha appena subito, vede il suo adorato uomo arrivare a salvarla. Lui le punta i meravigliosi occhi blu addosso e lei parte romanticamente con “Amore, che gioia vederti. Abbracciami e dimmi che mi ami” e lui risponde “Non Ora. Ora devo averti” e se la scopa allegramente e, diciamocelo, magistralmente, nonostante qualcuno possa entrare da un momento all’altro e che so, farla fuori.

Ed io non ho potuto esimermi dall’esprimere la mia approvazione per tanta perversa fantasia con una standing ovation sul treno delle 7.59 e più precisamente alla fermata di Domodossola Fiera. La gente, ormai abituata alle mie esternazioni di lettrice pazza, si è unita all’applauso temendo una mia eventuale reazione sconsiderata all’indifferenza.

Che dire?
E’ o non è la cosa più assurda che abbiate letto da tempo immemore?
E’ o non è una delle scene peggiori dell’intera letteratura?
E non è forse vero che è una scopata talmente assurda, inutile, fuori luogo da fare il giro completo dello squallore per diventare semplicemente divina?

Ammettiamolo, Divina Kleypas, non era certo necessaria la scena di infilzamento animale proprio qui. Lo sappiamo che si amano, che lui è molto bravo a letto, che lei è passionale, che sono soliti trombare come facoceri e che nulla potrà mai separarli… non serve che lui dimostri di volerla solo perchè gli diventa costantemente granitico.
Eppure, questa assurda e gratuita vaccata, in una chiave di lettura in un certo qual modo perversa, ci sta. Cioè, cazzo! Lui è arrivato fino in Russia per salvarti da morte certa, ha affrontato l’universo mondo per riprenderti, come minimo gliela devi dare. Subito! Che poi lo sappiamo tutti che sei una zoccola e non vedi l’ora. Tu e la tua faccia da Santa Maria Goretti Russa.
E tutto il finto romanticismo… ma a chi interessa? Carnazza, vogliamo la carnazza.
Ed è per questo che una scena che avrebbe potuto irritarmi oltre modo, alla luce di tutte le  noiose pagine di discorsi astrusi sulla Russia che mi sono subita, le seghe mentali su età, estrazione sociale e peccati, diventa l’unica via d’uscita possibile per godersi davvero la storia.

Perchè questo libro non è poi speciale come altri. Per dio!!! Siamo sempre nella sufficienza piena, anzi.. dopo l’exploit del “dammela subito” ha fatto un balzo di un paio di punti, ma gli manca quell’appeal che si riscontra in altre perle della sua bibliografia.
L’Eroe mi piace, ha quel mix di bastardaggine, deturpazione, virilità e delicatezza che mi fa letteralmente sbrodolare, l’Eroina è un po’ troppo “massacrata dalla sorte” ma è caparbia e originale, l’Antieroe è meravigliosamente bello, perverso, freddo e sessualmente attraente, Emma è semplicemente favolosa… eppure “Scopami subito” a parte, non ho provato tutta quella ridda di sentimenti che mi sarei aspettata. Quelli, per intenderci, che provo ogni volta che leggo le storie di Derek e Sebastian. Ho trovato il libro un po’ acerbo. Magari è colpa della terrificante edizione piena di errori sia grammaticali che  sintattici, magari è stato tagliuzzato in fase di pubblicazione, magari sono troppo pretenziosa a causa del crollo ormonale pre-ciclo.

[Tra l’altro ho finalmente capito che la mia passione per gli uomini sfregiati in pantaloni attillati è tutta colpa sua:

capitan Harlock

Della storia ricordo poco, però sono sicura che fossi sbavante ad ogni sua apparizione televisiva].

Alla fine della fiera, Santa Maria Goretti Tania aiuterà il mio secondo idolo Nikolas quando arriverà in Inghilterra mezzo morto a causa delle torture subite nella Madre Patria Russia. E indovinate con chi il Principe instaurerà un rapposto molto speciale? Avete detto Emma? Brave !!!!!! Vi meritate di leggere Con te, Adesso; che io ho già letto ed ho trovato bellissimo finchè non è cominciata la menata del “viaggio nel tempo” perchè secondo il mio modesto ed umile parere, è una roba talmente raffazzonata e pure male, da indurmi a credere che non sia stata la Divina Lisa a scriverla. Se non ci fosse quella parte, che purtroppo occupa l’intera seconda metà del libro, avrebbe potuto essere un piccolo capolacoro. Peccato.

Alla fin della fiera, critiche a parte, il libro ha un suo perchè e le esasperazioni sessuali (e se lo dico io potete crederci) controbilanciano i segoni mentali che attanagliano i protagonisti, rendendo la zuppa un po’ meno insipida di quanto sarebbe senza le continue scopazzate negli angoli delle diverse dimore.

In poche parole

L’uomo da cui vi fareste arpionare volentieri.

Poschina

Per complettezza di informazione, ecco a voi le orribili copertine – fotocopia.

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Il diavolo ha gli occhi azzurri – Lisa Kleypas

Uno via l’altro, come i coccodrilli Haribo o le cocacoline frizzanti.
Così ho affrontato i primi due libri della Trilogia Travis e giuro sulla testa del mio adorato cane, che non acquisterò il terzo. Ammettiamo pure che ho preferito questo a Sugar Daddy, ma nessuno dei due è riuscito ad appassionarmi e coinvolgermi come avrei tanto voluto facessero.

il diavoloLa Trama: Hardy Cates è un uomo affascinante e ambizioso, un milionario nato in una famiglia povera, che ha costruito la propria fortuna da solo. Ed è determinato a portare avanti una sua vendetta privata contro i più ricchi petrolieri di Houston, i Travis. Haven è la figlia ribelle dei Travis, tornata a casa dopo due anni di matrimonio fallimentare con un uomo che non è mai piaciuto ai suoi, e ben decisa a non dare più retta al proprio cuore. Ma quando il suo sguardo incrocia quello di Hardy, la giovane donna si renderà conto che non si può resistere alla tentazione di un diavolo dagli occhi azzurri. Entrambi finiranno preda di un sentimento che nessuno dei due può – o vuole – contrastare. Soprattutto quando una minaccia terribile emergerà dal passato della ragazza, e solo Hardy potrà salvarla.

Ed ora la parola alla giurata

Non dovrebbe essere permesso scrivere “riassunti ingannevoli” sulla quarta di copertina. Hardy non vuole portare avanti alcuna vendetta personale nei confronti dei Travis. Anzi, diciamo pure che Hardy vuole solo una cosa dai Travis, la piccola Heaven e non certo per vendicarsi, ma per scoparsela.

Tra l’altro ho finalmente capito cosa mi irritava in modo esasperante in Sugar Daddy: Liberty. Mi irrita ancora adesso perchè superata la parte adolescenziale nella quale è un personaggio interessante e sfaccettato, diventa una di quelle donne prive di difetti in perfetto stile Melania Hamilton.

Ma passiamo a noi.
Heaven conosce Hardy al matrimonio di Liberty e Gage. Lui la spoglia con gli occhi, poi, per uno di quei casi fortuiti che nella vita reale non capitano mai, si incontrano in cantina al buio, lei è convinta che sia il suo scialbo fidanzato e gli si attacca a pompa. Quando dal bacio meraviglioso, sensuale ed estremamente eccitante, si accorge di essere attaccata a pompa alla persona sbagliata, si tira indietro e i due si separano. Per entrambi, però è stato il Best Kiss Ever e faticheranno a dimenticarlo.

Lo stesso giorno la dolce Heaven decide di sposare il fidanzato Nick, nonostante tutti le dicano che non lo trovano la persona adatta a lei e bla…bla…bla…

Inutile dirvi che avevano ragione. Nick è un paranoico narcisista che comincia, appena sposati, a tiranneggiare la piccola Travis. Prima con piccole cose come la presunta incapacità della donna di stirare le camicie come vuole lui e poi con cose sempre più grandi come impedirle di lavorare, insistere per avere un figlio, darle qualche sberla, fino al culmine: stupro più botte, più “ti sbatto fuori di casa puttana”. Heaven, in un impeto di intelligenza e amor proprio, chiama il fratello Gage che la va a recuperare e la ospita durante la convalescenza.

La parte più interessante del romanzo è questa. Quella che ha annoiato centinaia di lettrici perchè parla della violenza sulle donne. Certo, poverine, a leggere la trama sembrava un classico romance e invece, proprio come in Sugar Daddy, la prima parte non lo è per niente. E’ la parte più interessante perchè cerca di analizzare i motivi che hanno fatto diventare Heaven quella che è: la vittima perfetta. Padre assente, madre invadente e dispotica, fratelli da una parte iperprotettivi, dall’altra abbastanza menefreghisti… in pratica una donna circondata da caratteri dominanti che le hanno impedito di maturare come donna.

Mentre affronta il percorso di “conoscenza di se” con la psicologa, si imbatte nuovamente in Hardy il quale, da bravo Uomo Kleypas, le fa una corte serrata, la stuzzica, la eccita, la rispetta, è dolce, sexy, testosteronico, sensibile, maschio ed, ebbene sì, ha il cazzo grosso. Che anche in questo caso si rivela l’epic fail del romanzo. Perchè in un romanzo che pretende di essere serio, con contesto pesante come questo (violenza domestica), il dettaglio del cazzo grosso è totalmente superfluo e anche fastidioso perchè va a sminuire tutto il lavoro fatto prima. Banalizza il personaggio. E non vedo perchè insistere con un dettaglio stile Harmony che non aggiunge nulla ad un uomo che anche fosse normodotato….avercene !!!!

Veniamo così a sapere qualcosa in più sul passato di Hardy, un passato ingombrante che lo ha reso un ragazzo che ha dovuto crescere in fretta prima ed un uomo con i controcoglioni poi. Per intenderci, se ci fosse stata la volontà di uscire dallo stereotipo Harmony “In due settimane ci conosciamo, ti salvo la vita poi tu la salvi a me, ci innamoriamo e mettiamo su famiglia”, avrebbe potuto essere un bel libro, in quanto le personalità di Hardy ed Heaven sono ben più sfaccettate rispetto a quelle della coppia Liberty/Gage. Ma anche qui incappiamo nello stesso errore del libro precedente. Tutta l’introspezione va a babbo morto, in questo caso nell’ultimo terzo di libro, che si riduce ad essere un’accozzaglia di situazioni ai limiti dell’incredibile che servono solo a permettere che Hardy si dimostri “Cavaliere sul bianco destriero”.

Sembra quasi che la Kleypas non abbia avuto il coraggio di portare avanti una linea più matura, intimista, riflessiva. In entrambi i libri la prima parte promette bene per poi sputtanarsi in un finale scontato, banale, davvero deludente. Non so se sia abitudine in Texas quella di sposarsi dopo un mese che si esce insieme. So che qui è roba considerata folle, soprattutto quando si parla di una ragazza di 25 anni. Mi dispiace che alla fine due personaggi interessanti che avrebbero potuto dare molto si siano ridotti a due bambocci lontani anni luce dalla realtà. MI dispiace perchè la Kleypas scrive sempre bene.

Le consiglio solo di decidere quale strada vuole prendere. Per quanto mi riguarda, ha dato il suo meglio con il romance in costume, il quale, rispondendo ad alcune regole ferree ed avendo a disposizione una serie di costrizioni sociali che rendevano il matrimonio-lampo ampiamente giustificato, le permetteva di osare in situazioni limite senza scadere nel ridicolo.

Come ho anticipato non leggerò il terzo libro della serie, conscia che non potrà aggiungere nulla alla mia persona, nemmeno il divertimento e la spensieratezza che mi hanno lasciato le Wallflowers e le Hataway.

In poche parole

Mi dispiace proprio, perchè Hardy avrebbe meritato un pezzo del mio cuore.

Poschina

Sugar Daddy – Lisa Kleypas

L’altro ieri ero stranamente incazzata causa incomprensioni sul lavoro…. e cosa faccio quando sono incazzata per rilassarmi?
Ovvio, vado in libreria e acquisto compulsivamente.
Le mie attenzioni sono ricadute sulla Trilogia Travis di Lisa Kleypas, storia ambientata nel Texas moderno che, a giudicare dalla profusione di “Meravigliosa” “Splendida” “Ma come ho fatto a vivere senza” che imperava tra i commenti online, mi aveva creato una fotta di aspettativa inimmaginabile.
Purtroppo però l’aspettativa si è rivelata decisamente lontana dalla dura realtà. E quando Lisa delude, fa fottutamente male.

sugar daddy

La Trama: Liberty Jones, quattordici anni, vive a Welcome, piccolo villaggio del Texas; il suo giovane e intraprendente cuore scalpita. Ai suoi occhi, solo l’amore per Hardy Cates da gioia a quel luogo privo di attrattiva. Per Hardy, invece, la ragazza rappresenta un ostacolo sulla strada verso la realizzazione dei suoi progetti, che vanno ben oltre il ristretto orizzonte di Welcomc. E quando Hardy se ne va, anche Liberty lascia Welcome per la grande città, decisa a conquistare un futuro migliore per sé e la sorellina a cui deve fare da madre. Gli anni passano e le cose cominciano ad andare per il verso giusto: Liberty conquista l’amore di un milionario, che sembra farle dimenticare quella disperata passione di gioventù. Ma un giorno Hardy ritorna…

Ed ora la parola alla giurata

Lasciate perdere tutti i sottotitoli e i pop-up presenti sulla cover che cercano di convincere il lettore sprovveduto che sia un romance. Non lo è. Liberty non è divisa tra due uomini, casomai è divisa tra il restare adolescente e il maturare
Premessa.
Un sentitissimo “vaffanculo” alle 4 stordite che hanno definito Gage il tipico “Uomo Kleypas”. Ma dove? Io l’ho trovato un personaggio vagamente irritante, con manie di dominanza (quella stile “donna sei mia quindi ti faccio seguire e non ti devi incazzare per questo”, non quella “ti lego al letto e ti scopo fino alla morte”) e anche un filino troppo contraddittorio.

Sugar Daddy non è scritto male. Se dicessi che fa schifo mentirei. Semplicemente è uno di quei libri nei quali non si capisce mai fino in fondo la direzione che vuole prendere. Lo definirei un “vorrei ma non posso”. Vorrebbe essere un libro intimista. E’ scritto in prima persona da Liberty, che ci racconta i passaggi salienti della sua vita. Ma manca costantemente qualcosa. L’inizio promette bene. Tutta la parte legata all’adolescenza di Liberty, al suo sbocciare come ragazza, come femmina, ha un senso. E’ scritta bene, lo spazio che viene dedicato alla sua situazione, ai sentimenti, alle paure e a tutta l’interiorità di questa ragazzina ci permette di conoscerla, di capirla e di provare un’infinita tenerezza per la situazione in cui si trova. E’ la parte migliore del libro. Ho trovato estremamente delicato l’incontro tra lei e Hardy, del quale scopriamo lentamente alcune sfaccettature che ci permettono di avvicinarci a lui e a comprendere benissimo i motivi che lo spingono ad essere insofferente nei confronti della sua vita a Welcome e, in fondo, anche i motivi che gli fanno mantenere una certa distanza da Liberty.

Il loro è un amore adolescenziale. Probabilmente in un altra situazione, in un contesto diverso, in un altro momento, avrebbero avuto la “Best Relationship Ever”, ma Hardy è conscio che se lui scegliesse Liberty, dovrebbe rinunciare ad andarsene perchè lei non abbandonerebbe mai la sorellina. E le cose funzionano proprio finchè Hardy non parte. Bellissimo il loro addio, che lascia l’amaro in bocca per la consapevolezza che avrebbe dovuto andare in tutt’altra maniera.

Per chiarire, se fosse finito così, con Hardy che senza una parola lascia tutto e tutti, sarebbe stato un racconto breve praticamente perfetto. Purtroppo invece…

Una volta che Hardy parte, il romanzo subisce una brusca battuta di arresto. A Liberty ne succedono si tutti i colori, tutto in negativo ovviamente, e lei rimane ostinatamente e inspiegabilmente legata ad Hardy nonostante lui non dia notizie di se nemmeno per sbaglio.
Improvvisamente però le cose cambiano. Liberty viene accettata in una scuola per estetisti, si trasferisce a Houston e la sua vita comincia ad ingranare quando conosce Churchill Travis, potente e ricchissimo magnate Texano che le riserva un sacco di attenzioni senza pretendere nulla in cambio e diventa una specie di Sugar Daddy*. E qui io che leggo da quando ero nella pancia di mia madre ho capito che c’era sotto qualcosa, perchè la sfiga ti trova da sola, ma le botte di culo nascondono sempre qualcosa.
Ed è qui che secondo me avviene il “salto dello squalo”.

Ho trovato noiosissima tutta la parte legata al salone di bellezza. Noiosa, prolissa, utile sì ad introdurci il personaggio di Churchill, ma non aggiunge nulla a quello che sapevamo di Liberty. Se non che pensa ancora ad Hardy e non riesce a trovare un uomo degno di sostituirlo. Mi ha fatto sorridere la definizione di uomo 68, che trovo davvero carina e che userò appena possibile (mi sembra improbabile che io possa conoscere un uomo 68 ma non si sa mai…), ma per il resto non mi ha lasciato nulla. E’ la parte più paracula, nella quale ci vengono presentati un sacco di personaggi che gravitano nella vita di Liberty per poi essere lasciati da parte senza alcuna remora. Da cosa nasce cosa e Liberty viene invitata, non sto qui a raccontarvi i dettagli, a fare da segretaria personale di Churchill, il quale ha 4 figli, uno dei quali, il maggiore; Gage, si comporta con Liberty da perfetto stronzo. Quindi per la regola secondo la quale ti trattano male solo perché ti vogliono scopare, basta un’influenza per convincere Gage di amare alla follia la donna che fino a 2 minuti prima odiava. E qui, quando scopriamo che Gage ha il cazzo grosso, capisco che il libro è destinato a svaccare. Perché non puoi costruirmi un romanzo con le prime 100 pagine profondamente intimiste, per poi buttarla sul pietismo, rilanciare con frivolezza e passare ad un Harmony. Io mi sento presa per il culo.

La relazione Liberty/Gage è quanto di più scontato e patetico si possa trovare su pagina scritta. Io non credo che si possa Amare una persona dopo due settimane che la conosci, e dopo che ci sei stato a letto una volta. Mi dispiace ma non ci credo e gli psicologi concordano con me, quindi stavolta non mi prenderò alcuna colpa. Per non parlare di quella possessività tipicamente terronica del “tu sei mia” che mi fa accapponare la pelle e girare le palle, perché io uno che mi fa spiare e mi tratta come una sua proprietà dopo 4 appuntamenti, lo eviterei come la peste. Invece lei tutto brodo di giuggiole… sai che ti dico Liberty…. Ti meriti questa copia sbiadita di Hardy.

Le note davvero, davvero dolenti, cominciano però al ricomparire di Hardy che è diventato multimilionario e che è deciso a riprendersi Liberty perché non l’ha mai dimenticata. Ok, tutte noi abbiamo un sospeso o due. Tutte noi abbiamo avuto l’amore adolescenziale che non dimenticheremo mai. Tutte noi abbiamo ricevuto uno di quei baci che ancora oggi a ripensarci ti si attorcigliano le budella. Però cazzo, il tempo passa.

Il triangolo Hardy /Liberty/Gage è di una banalità imbarazzante. Roba che ho gridato “Seriously?” a squarciagola. Sappiamo che Hardy è diventato un uomo senza scrupoli disposto a tutto pur di avere successo. Sappiamo che è ancora infatuato di Liberty la quale, avendo la maturità intellettuale e spirituale di un pompelmo, non sa decidersi. Ma perché? C’era davvero bisogno delle due scenette stile Yung Adult che ci vengono piazzate praticamente a 5 pagine dalla fine? C’era davvero bisogno di far ricomparire Hardy senza alcun reale motivo se non quello di baciare Liberty? Perché almeno se la portasse a letto. Cazzo, 400 pagine di “Oddio se ci fosse Hardy!!!” “Se solo potessi baciare Hardy” “Perché non posso più stare con Hardy” e poi nulla. Lo lasci andare via così solo perché ha cercato di inculare un affare del tuo nuovo fidanzato? Lo spazzi via come se fosse il banale fidanzatino del mare che ti ha baciato una sera per puro sbaglio?

Manca tutto. Nella seconda parte di Sugar Daddy manca tutto.
Approfondimento psicologico. Affezione per i personaggi. Motivazione. Coerenza. Dio che personaggio orribile è Gage. Totalmente incoerente. Prima ci viene descritto come un bastardo senza scrupoli disposto a tutto, poi diventa Santa Maria Goretti nel giro di due pagine. E Liberty? Possibile che non senta il bisogno di parlare con Hardy, di capire cosa lo ha fatto diventare l’uomo che è diventato? Cazzo Liberty, me l’hai menata in continuazione dicendo che era l’amore della tua vita? No, lei oscilla come una banderuola tra due uomini, scegliendo poi quello che le ha mentito per mesi, complice di suo padre. Ed anche qui qualcosa non quadra. Perché se io avessi scoperto che Churchill mi aveva nascosto tutte le cose che ha taciuto, non gli sarei saltata al collo con affetto, ma lo avrei sbranato come un Pitbull affamato di sangue.

Sugar Daddy sono due libri messi insieme. Uno ben riuscito, riflessivo, interessante. Una Kleypas diversa e affascinante. L’altro un brutto Harmony. E con brutto Harmony ho detto tutto. La Kleypas al suo peggio.

In poche parole

La consapevolezza che avrebbe potuto essere qualcosa di grande.

Poschina

P.s. Siccome ormai l’ho comprato, sto leggendo il seguito che ha come protagonista Hardy e la sorella di Gage, Heaven. Domanda: Ma in Texas hanno davvero questi nomi del cazzo?

*Per Sugar Daddy si intende un uomo maturo che si sollazza con una ragazza giovane riempiendola di regali.

Sognando Te – Lisa Kleypas

In questi giorni di malattia ne ho approfittato per rileggere uno dei libri “Think Pink” che ho davvero amato. Spesso si pensa (io per prima) che sia fottutamente semplice scrivere un libro rosa in costume. In fondo basta prendere un figodiddio ed un ragazza di carattere, farli interagire e il gioco è fatto. Beh, non è proprio così….

sognandotecv-kleypasLa Trama: Nell’Inghilterra dell’Ottocento Sara Fielding passa il tempo a creare storie che fanno sognare, nel sicuro rifugio di un cottage di campagna. La sua vita tranquilla viene sconvolta quando, spinta dalla curiosità, si avvicina al bellissimo Derek Craven, che è riuscito a riscattarsi dalla povertà estrema della sua infanzia e ora è il re della più prestigiosa casa da gioco londinese. Derek è diventato ricco, ma anche sospettoso, duro di cuore; e quando la dolce, innocente, beneducata Sara entra nel suo mondo pericoloso qualcosa cambia. Da ragazza timida e semplice, Sara si trasforma in una donna di gran fascino, mentre il cinico Derek impara a cedere alle lusinghe e alle promesse dell’amore…

Ed ora la parola alla giurata

Ammettiamo pure che questi libri vivano sullo stereotipo e abbiano delle situazioni chiave individuabili da chiunque e riassumiamole, per comodità, in alcuni punti:

– figodiddio
– ragazza innocente ma di carattere
– cattivo/a di turno
– sesso
– situazione di pericolo
– lieto fine

Beh. Lasciatemi dire che non basta assolutamente mettere insieme queste quattro caratteristiche per creare, nel suo genere, un piccolo gioiello.

La Kleypas, per quanto mi riguarda una delle migliori scrittrici di questo genere, ha una capacità che manca a molte sue colleghe: crea personaggi che ti entrano nel sangue immediatamente. Raramente si dilunga in tediose descrizioni inutili. Spesso, o quantomeno nei suoi romanzi storici più riusciti, parte col botto. I protagonisti vengono presi e sbattuti in situazioni che ne identificano immediatamente la personalità.

In questo caso il cinico, tenebroso, scopatore seriale di donne di classe, sfacciatamente ricco, volgare proprietario della casa da gioco più rinomata di Londra: Derek Craven, viene aggredito da due bruti e sfregiato. Probabilmente avrebbero fatto un danno maggiore se non fossero stati visti da Sara Fielding, giovane scrittrice di successo, specializzata nel raccontare la vita dei bassifondi, dolce e risoluta, incapace di esimersi dall’aiutare qualcuno in difficoltà, la quale ne ammazza uno e mette in fuga l’altro, prima di soccorrere l’uomo steso a terra sanguinante. Noi sappiamo che Derek aveva visto la giovane appoggiata al muro di una casa, sappiamo che riteneva fosse in pericolo e sappiamo anche che aveva deliberatamente deciso di fregarsene altamente.

Così, nelle prime cinque pagine del libro, la Kleypas ci sbatte in faccia tutto quello che ci serve sapere. Ciò che succederà da pagina sei all’ultima è grasso che cola. Un corollario di personaggi intelligentemente sviluppati, circonda i nostri eroi. Dipendenti del Craven’s, vecchi amici, lontani parenti, avventori occasionali, tutti con un loro ruolo ben preciso. Tutti indispensabili per rendere le sfaccettature del carattere di Derek e di Sara, tutti inseriti in un meccanismo perfettamente oliato che non lascia un attimo di respiro e non permette nemmeno un secondo di noia.

In questo romanzo conosciamo Ivo Jenner, papà della dolce Evie, moglie del meraviglioso Sebastian St. Vincent, che ritroviamo in punto di morte in un altro bel racconto della Kleypas. Fa una piccola parte, più che altro cerca di distruggere Derek, ma comprendiamo meglio la sua personalità e capiamo come mai St. Vincent (in Peccati d’Inverno) fosse così sicuro che per Evie fosse stato un bene non vivere troppo tempo con il padre.

Siamo tutti d’accordo quando ripetiamo come un mantra che la Letteratura con la L maiuscola è un’altra cosa, ma dobbiamo anche essere onesti e dare a Cesare quel che è di Cesare…. in questo caso dare alla Kleypas quello che è della Kleypas.

La sua straordinaria capacità di generare personaggi semplicemente perfetti. Nonostante la loro ovvia prevedibilità (il genere non permette troppe velleità artistiche in merito, pena lo sconfinare in un altro genere) riescono ad essere uno diverso dall’altro. Tutti unici e a loro modo originali. Certo, alcune caratteristiche sono comuni… per dirne una su tutte “un enorme Schwanstücker”, ma le differenze tra due bastardi come Craven o St. Vincent, giusto per fare un esempio, sono abissali. Sarebbe stato facile cadere nella tentazione di affibbiarli caratteristiche emozionali comuni, in fondo sono due bellissimi bastardi e cinici scopatori seriali di donne, invece sono profondamente diversi per motivazioni e conseguenti atteggiamenti. Ciascuno con i suoi intollerabili difetti ma entrambi incredibilmente e inverosimilmente realistici, due eroi/antieroi che ogni fottuta donna su questo pianeta vorrebbe avere accanto.

Ed è qui, in questa capacità di far sognare le donne, che la Kleypas vince a mani basse. Sembra facile, ma non lo è. Non basta che l’uomo in questione sia figodiddio, con enorme attributo sessuale, ricco e moderatamente bastardo…. No!!! Non avete idea di quanti personaggi maschili banali e Harmonyzzanti siano stati creati con la convinzione di aver fatto cosa buona e giusta. Non avete idea di quanti libri ho letto imprecando per l’ordinarietà di certi uomini che avrebbero dovuto farmi sospirare e sognare ad occhi aperti.

Soffermiamoci anche sull’altro punto chiave del romanzo alla Kleypas: il sesso. Il libro ruota intorno al perno dell’approccio sessuale. E anche qui sembra semplice ma non lo è. Tu sai che succederà, lo sai perchè fa parte del gioco e le regole sono chiare a tutti ed è assolutamente impensabile che non vengano rispettate, ma non sai quando nè come. E ci vuole una bella capacità per fare in modo che una smaliziata trentaquattrenne non storca il naso accusando la scrittrice di non avere fantasia. E la Kleypas ha questa capacità, ne ha da vendere.

Se ci spostiamo sui personaggi femminili, sappiamo già che Lisa ama donne di carattere, spesso non più debuttanti acerbe, ma donne sull’orlo della zittellitudine. Tutte o quasi “con le palle”, pronte a domare anche gli uomini apparentemente recalcitranti.
In questo caso ho adorato in modo maniacale la crescita di Sara. Da intelligente e timida ragazza di campagna inconsapevole della sua sessualità, a donna decisa a non essere “rispettabile”, pronta a tutto pur di provare fino in fondo la passione che la vicinanza di Derek le scatena dentro.

Dimenticavo…. ebbene sì, finirà a tarallucci e vino con un lieto fine. Non può davvero essere altrimenti. No. In questo caso persino io che non sono proprio una sostenitrice del lieto fine a tutti i costi, ne sento l’esigenza. D’altronde leggo questi libri per avere una finestra rosa in una vita dolceamara, se volessi un po’ di sano realismo, mi guarderei allo specchio.

Il punto del pappone appena scritto è che non basta rispettare i clichè del genere per creare qualcosa che valga la pena di essere letto, bisogna avere la rara capacità di creare personaggi con i quali la lettrice media riesca ad interagire. Io devo innamorarmi dell’eroe, parteggiare per l’eroina, temere che il loro amore non possa concretizzarsi, palpitare nell’attesa di un bacio, godere della loro felicità, osservare distaccata la disfatta dell’antieroe. Ecco quello che una scrittrice di romanzi rosa deve riuscire a farmi fare. Deve coinvolgermi al punto che tra dieci anni, quando qualcuno mi chiederà un consiglio su un libro rosa, io possa immediatamente indicare il suo romanzo con passione e convinzione.

In poche parole

Una cicatrice che vi rimarrà impressa nell’anima

Poschina

The Devil in Winter (Peccati d’inverno) – Lisa Kleypas

Tra i libri dedicati alle Wallflowers, quello che mi è piaciuto di più è stato sicuramente “The Devil in Winter” che ci racconta l’amore tra la timidissima Evie e il degenerato Lord St. Vincent.

Vi risparmio la copertina della edizione italiana per diversi motivi, il più palese dei quali è che St. Vincent viene descritto biondo con gli occhi azzurri e loro, i lungimiranti editori italiani, piazzano una foto orripilante di un tizio con i capelli neri. Giusto per farci capire che non l’hanno letto e che non gliene frega un cazzo del rispetto nei confronti dell’acquirente e della scrittrice.

Vi lascio le due immagini raccattate su internet…. la mia edizione è quella di Sx.

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Ma quanto è poetica quella di dx?

Trama

Easily the shyest Wallflower, Evangeline Jenner stands to become the wealthiest, once her inheritance comes due. Because she must first escape the clutches of her unscrupulous relatives, Evie has approached the rake Viscount St. Vincent with a most outrageous proposition: marriage!
Sebastian’s reputation is so dangerous that thirty seconds alone with him will ruin any maiden’s good name. Still, this bewitching chit appeared, unchaperoned, on his doorstep to offer her hand. Certainly an aristocrat with a fine eye for beauty could do far worse.
But Evie’s proposal comes with a condition: no lovemaking after their wedding night. She will never become just another of the dashing libertine’s callously discarded broken hearts — which means Sebastian will simply have to work harder at his seductions…or perhaps surrender his own heart for the very first time in the name of true love.

E ora la parola alla giurata….

No, non ve lo traduco; tanto è semplice. Persino io sono riuscita a leggere tutto il libro in lingua originale senza troppo problemi… quindi fate uno sforzo o un ctrlC – CtrlV su google translate.

Lord St. Vincent è senza ombra di dubbio il tizio di cui mi sarei perdutamente innamorata se lo avessi conosciuto.

– dissoluto
– degenerato
– corruttore di vergini
– cinico
– anaffettivo
– sexy
– grandissimo scopatore

La Kleypas ce lo descrive così: “He was debauched, amoral, and perversly proud of it.” “He looked like a fallen angel, replete with all the dangerous male beauty that Lucifer could devise.”

Praticamente l’uomo ideale, perchè oltre ad essere stupendo e capace a letto, risveglia anche l’istinto da crocerossina che alberga in ogni donna. E poi è facile stare insieme ad un uomo come Lord Westcliff o Simon Hunt, che sono i classici uomini tutti d’un pezzo, con i controcoglioni, sempre pronti a fare la cosa giusta; quelli che praticamente non hanno un difetto e che ti adorano e venerano come se fossi la cosa più preziosa al mondo.

No. Non lo voglio uno così.

Io voglio un degenerato come St. Vincent. Uno di quelli che nella vita non ha più nulla da perdere e che quindi approfitta immediatamente del salvagente che la dolce, timida Evie gli lancia mentre naviga in acque ben poco sicure.
Convinto di essersi messo con la sfigata di turno, incapace di tenergli testa e facile alla sottomissione, si troverà a confrontarsi con una donna forte, affascinante, estremamente intelligente (d’altronde stiamo parlando di un’eroina della Kleypas, mica cazzi).

Noi che abbiamo letto “Accadde in autunno” sappiamo quale donna St. Vincent spera di incontrare. Quando Lillian gli chiede
“Avete mai desiderato qualcuno che non potevate avere?”
la risposta del Lord è chiarificatrice:
“Non ancora. Ma la speranza è l’ultima a morire.” *

St. Vincent, che per avere una donna deve limitarsi a guardarla ed accennare un mezzo sorriso carico di cinismo, non ha mai incontrato una donna capace di resistergli. Quindi la chiave per interessarlo è semplicemente NON cagarlo. Che poi è quello che ogni donna del 21° secolo sa benissimo. Quando uno è figo e tutte gli muoiono dietro se vuoi avere la minima speranza di essere notata, basta trattarlo con indifferenza. Poi cmq. lui si sbatterà la figa di legno incontrata un sabato sera, ma stai sicura che si chiederà “chi cazzo è quella che non mi caga?”

Ed Evie fa esattamente questo. Lo sposa ma gli dice chiaramente che indipendentemente da quanto la farà godere la prima notte di nozze, non ci sarà occasione di ripetere il fattaccio, perchè lei, uno che se le scopa tutte, non lo vuole nemmeno tatuato. Le serve un marito per avere l’eredità e per difendersi dai parenti arpie, ma la cornuta contenta NO.

Ma quanto è moderna questa Evie?
Ma quanto mi piace con i capelli rossi e le lentiggini?
Ma quanto adoro il modo in cui tiene testa a St. Vincent e riesce ad ottenere sempre quello che vuole, compresi orgasmi multipli?
Tanto.
Tanto.
Tanto.

Che poi ok, si riduce tutto al solito discorso “lui aveva solo bisogno di affetto e fiducia, lei di qualcuno che la considerasse più di una zitella…” e via dicendo. Ma è tutto raccontato così dannatamente bene che potrei leggerlo 10 volte senza annoiarmi.
Onestamente non amo molto le parti esageratamente rocambolesche, e ne avrei tolta almeno una dal libro, ma bisogna ammettere che io sono piuttosto rompipalle e non mi va mai bene niente…. ma il modo in cui i personaggi interagiscono, crescono e si completano è davvero molto pucci e mi fa dimenticare le poche note negative.

E’ in questo libro che conosciamo Cam Rohan, che sarà protagonista indiscusso della saga Hathaway e che cominciamo ad apprezzarne fisicità e carattere. Contrariamente alla maggior parte delle lettrici, io Cam e Daisy insieme non riuscivo a figurarli, ed infatti la Kleypas non aveva alcuna intenzione di formare una coppia così male assortita.

Delle 4 wallflowers  Evie è quella che mi piace di più.
Annabelle è eccessivamente fighetta, Lillian viziata e prepotente, Daisy troppo poco caratterizzata.
Evie invece è caparbia e intelligente, forte e determinata. Coraggiosa senza essere avventata, sensibile e dolce. Che dire? La donna perfetta per St. Vincent.

In poche parole

Il depravato che hai sempre sognato di incontrare.

Poschina

* se stessimo parlando di cinema, direi che questo riferimento alla “donna ideale” di St. Vincent è una semina ma non so se in letteratura si usa lo stesso termine.

Fino a mezzanotte – Lisa Kleypas

Quello che sto vivendo è decisamente il mio periodo rosa. No, non sono una novella Picasso, semplicemente è quel particolare momento della mia vita nel quale mi dedico anima, corpo e fantasticherie, ai romanzi rosa. Non chiedetemi come mai. Non lo so nemmeno io, ma nella mia vita è sempre stato così. Passione intensa e inarrestabile per un hobby, un genere letterario, un attore e così via, finchè una mattina mi sveglio e non me ne frega più niente. Spinta da questa irrefrenabile passione momentanea scopro, dopo aver letto un centinaio di Harmony (per puro caso e grazie alle solite offerte Kindle da un euro e novantanove), Lisa Kleypas. Della quale non so niente. Meglio così, non voglio farmi influenzare scoprendo che è una vecchia rincoglionita di Cleveland che pesa 190 kg e mangia scoiattoli a colazione. Leggo il primo romanzo della serie “Wallflower” e me ne innamoro. Io che non ho mai davvero apprezzato il romanzo rosa in costume. Io che ho letto un solo Harmony Historical, divento improvvisamente una lettrice accanita e nel giro di 4 gg. ho letto 4 romanzi della serie (il quinto è ambientato sotto natale quindi lo leggerò a natale), due dei quali in inglese e non posso più fare  a meno di questa scrittrice. Più avanti vi parlerò della serie Wallflower, ma ora occupiamoci di “Fino a mezzanotte” primo romanzo della serie Hathaway.

Partiamo col botto. Le copertine italiane di merda, che sarebbero capaci di svilire persino “Il secondo Sesso” di Simone De Beauvoir se solo l’editore decidesse di rendere più popolare la scrittrice.

images   passione_64Vi faccio notare la palese pseudoeleganza della copertina americana in netto contrasto con la palese pacchianaggine di quella italiana. La tipica copertina da “casalinga frustrata” che ti fa venir voglia di rimpiangere i bei tempi bui nei quali bruciavano i libri in piazza.

Ma sorvoliamo la copertina e andiamo al sodo:

Trama: Quando un’inaspettata eredità eleva la sua famiglia ai ranghi dell’aristocrazia, Amelia Hathaway scopre che occuparsi delle sorelle minori e dell’imprevedibile fratello è molto più difficile in una tenuta fatiscente dello Hampshire. A rendere la sua vita ancora più complicata, subentra poi l’attrazione per Cam Rohan. Mezzo rom e ricchissimo, Cam è insofferente verso le restrizioni imposte dall’alta società ed è deciso ad abbandonare tutto per tornare a vivere sotto le stelle. Ma quando Amelia entra nella sua vita, le sue certezze si scontrano con il desiderio che li consuma. Potrà un uomo come lui convincere Amelia che la libertà di cui ha bisogno è in realtà una vita accanto a lei?

E ora la parola alla giurata…

Leggere la Kleypas significa prendere atto per l’ennesima volta in pochi mesi di una realtà che hai sempre cercato di evitare come la peste: “Sei Una Donna”.  Certo, per voi è facile. Voi avete sempre amato crogiolarvi nella consapevolezza di essere donna e di amare le cose che per consuetudine amano le donne. Il mio processo di crescita invece è passato continuamente dal rifiuto dell’immagine standard della donna, alla ricerca di assomigliare all’immagine standard della donna, alla consapevolezza che puoi essere donna senza per forza assorbire tutti gli standard della donna ma avendo uno standard sì e 250 no, senza che questo intacchi la tua personalità e la tua posizione sociale.

Ecco perchè ci ho messo molto tempo per capire che sì, a me piace fantasticare su bellissimi uomini ricchi che si innamorano follemente di belle donne normali e che le amano di un amore puro, fortemente sensuale e totalmente irrealistico. Mi piace crogiolarmi nell’idea che possa succedere. L’ho ribattezzata “Santa’s Syndrome” la “Sindrome di Babbo Natale” perchè fino a 3 anni fa mi ostinavo a crederci, poi mi ha deluso profondamente e da quel giorno lo odio. Finalmente ho trovato qualcosa con cui sostituirlo: l’Uomo Kleypas, che è una variante evoluta, matura e più strutturata dell’Uomo Harmony. Ma sto divagando…..

La famiglia Hathaway è una famiglia eccentrica per l’epoca, 4 figlie e un figlio cresciuti da due genitori illuminati e stimolati fin dall’infanzia al dibattito intellettuale, tutti caratterizzati molto bene e tutti a modo loro interessanti. L’Uomo Kleypas in questo romanzo è Cam Rohan, un meticcio Rom/Irish che avevamo incontrato nel terzo (e migliore) libro della serie Wallflower, che si innamora perdutamente di Amela, la maggiore delle sorelle Hataway, la più assennata e matura, fermamente convinta di non sposarsi e ormai calata perfettamente nel ruolo di zittella; d’altronde ha già 26 anni, chi se la caga? Come tutte le eroine della scrittrice, Amelia è una donna forte, caparbia, intelligente e fondamentalmente ribelle. Non certo la damina dell’ottocento svenevole e sottomessa che in realtà rappresenta la condizione della donna dell’epoca. Ed è proprio questa sua apparente invulnerabilità ad attirare Cam verso di lei, a fornirle quel sostegno che lei si rifiuta di chiedere, perchè lui sa esattamente di cosa ha bisogno Amelia per sentirsi viva e completa.

E a questo punto le battute sconce su cosa abbia bisogno la risoluta Amelia si sprecano e non sarò certo io a negarvele. Sì, ha bisogno anche di quello e lo prende prima del matrimonio, compromettendosi irrimediabilmente. Ma non sposerà Cam perchè compromessa ma solo perchè capisce che la sua è l’unica spalla su cui poter piangere, l’unico torace in cui affondare per cercare conforto e l’unico uomo a cui desidera donarsi incessantemente. (un applauso please per non essere scaduta nel volgare).

In pratica nulla di nuovo sotto il sole del romanzo rosa, ma bisogna ammettere senza vergogna che la Kleypas scrive bene, i suoi personaggi sono caratterizzati alla grande e non tagliati con l’accetta come ho visto fare in alcuni romance ben più blasonati, ha una capacità di descrivere l’atmosfera (romanzata) ottocentesca da far invidia ad alcuni scrittori dell’ottocento e i suoi romanzi sono tutti esenti dal rischio stucchevolezza grazie ad una buona dose di ironia.

Essendo il primo romanzo della serie un po’ di tempo è stato speso nella descrizione della famiglia e del contesto in generale, del quale fanno parte le “Wallflower” della serie precedente, togliendo in effetti un po’ di spazio alla storia vera e propria, ma non si può fare altrimenti quando ci sono così tanti personaggi da introdurre ed è necessario per permettere ad una serie di avere un minino di coerenza. 

Non mancano tutti i clichè del genere, dal colpo di scena che potrebbe rovinare tutto al prevedibile ma non per questo meno godibile lieto fine. E poi parliamone, non è certo facile descrivere una scena di sesso contornata da mutandoni e panciotti senza che il lettore ci trovi qualcosa di ridicolo. E vi posso assicurare che non succede, anzi, quasi quasi me li compro anche io i mutandoni ottocenteschi… . . . non si sa mai chi si può incontrare sulla M1.

Dimenticavo…. da oggi in poi userò costantemente e fino alla nausea il termine “Voluttuosa” che è associato in questi libri alla sensualità di una donna che oggi definiremmo semplicemente grassa. Forse parte della mia simpatia per questa autrice deriva proprio dal fatto che molte sue eroine sono “voluttuose” – “morbide” – “avvolgenti”. 

In poche parole….

Quando un anello al pollice diventa fondamentale.

Poschina