Per Vendetta o per Amore – Madeline Hunter

E’ un Romanzo Introvabile, o almeno così recita la copertina e allora io vi dico “Alzate il vostro culone flaccido dal divano e trovatelo perchè merita”.
Volevo scrivere una recensione di getto, ma ho preferito lasciar decantare un pochino le emozioni e poi la dura e cruda verità è che ho avuto un weekend impegnatissimo nel quale sono anche riuscita ad andare al mare dopo due anni e mezzo di assenza e dopo chili di focaccia e inalazioni di iodio ho le idee decisamente più chiare.

La Trama: Daniel St John ha un terribile passato alle spalle. Colpevole del disastro che ha distrutto la sua famiglia è Andrew Tyndale, di cui Daniel intende vendicarsi. Ma nella sua vita irrompe la giovane Diane, figlia di uno dei complici di Tyndale, che Daniel si era trovato a dover gestire fin da bambina, affidandola a un collegio. Adesso Diane è cresciuta e gli chiede aiuto per farsi strada nel mondo. Così lui la accoglie in casa sua, deciso a presentarla in società come una lontana cugina e a servirsi della sua bellezza per attirare Tyndale. Ma Daniel non ha fatto i conti con l’irresistibile fascino della ragazza…

Ed ora la parola alla giurata

Cercherò di non spoilerare più di quanto non faccia la trama, che secondo me dice un filino troppo.

Comunque ci troviamo di fronte ad un vero eroe tormentato e per gran parte del libro conosceremo solo l’odio profondo che cova e non la causa di tutta questa rabbia. Ed è per questo che a me è piaciuto assai, perchè non viene sviscerato immediatamente il busillisi, ma l’autrice ci tiene in sospeso dalla prima alla quart’ultima pagina (più o meno) in una specie di limbo dal quale intravediamo piccoli scorci di sole ma per lo più brancoliamo nel buio delle ipotesi.

Vi ricorda qualcuno?

Oltretutto Daniel è anche quello che da noi si definisce “un gran figo” e sappiamo per certo che parte dei suoi soldi li ha fatti donando la sua enorme verga a donne abbienti in cambio di finanziamenti di vario genere. E tutte noi sappiamo di poter riassumere questo passato nel mantra “Uno che Scopa Bene” e già questo basterebbe a farmelo amare, sognare, desiderare.

E questo è solo l’inizio perchè, finalmente, abbiamo di fronte un personaggio maschile complesso e interessante, che combatte in ogni modo l’attrazione per la giovane a lui affidata ma che non riesce a resisterle. Un uomo che vorrebbe non provare nulla perchè sarebbe più semplice mettere in pratica il piano di vendetta (sia chiaro che nonostante l’AMMMORE, il Sesso e tutto il resto lui vuole sempre e comunque vendicarsi; ad ogni costo).

Diane, dal canto suo è una giovane donzella che non sa niente del suo passato, pura di cuore senza essere Santamariagorettiana, ha come unico desiderio quello di ritrovare il suo passato per sentirsi parte di qualcosa.
Ovviamente è attratta da Daniel e altrettanto ovviamente gli si concederà senza alcuna remora ed è qui, proprio nella loro prima volta, che si vede quanto l’autrice sia brava perchè contrariamente al 500% dei romance in circolazione, non ci sono multiorgasmi e dichiarazioni svenevoli ma quello scontro tra volontà, sentimento e ragione che impediscono a Daniel e di conseguenza a Diane di “godere” del momento.

Daniel non vuole assolutamente perdere di vista il suo unico obiettivo: La Vendetta (e diosantissimo ha perfettamente ragione), mentre Diane che lo ama a prescindere, vuole solo donargli il suo amore. E non aspettatevi la solita prima volta con lui che di colpo apprende il “miracolo della vita” grazie a lei oppure i fuochi d’artificio rosa con confetti malva e quintali di frosting al burro ma piuttosto una bella, improvvisa doccia gelida.

Nonostante tutto però, quanto Daniel cova rabbia, frustrazione e sete di vendetta, tanto in Diane prosperano l’amore e l’accettazione dell’altro.

Ma che tenerezza e che puccismo direte voi.
Ed infatti per quanto mi riguarda l’unica nota dolente sono le ultime pagine un filino troppo “sole – cuore – amore”.
Ma gliele perdono tutte senza alcun problema e senza pentimenti, perchè il resto del libro funziona; funziona l’introspezione, funzionano le motivazioni di ciascun personaggio, funziona anche una certa lentezza narrativa. E tutto ciò solo grazie alla bravura dell’autrice che ci accompagna in una traversata nelle debolezze umane, con delicatezza e tatto e con tanta passione, che sia per la vendetta, per il sesso, per l’amore o, cosa più importante, per l’accettazione di un passato che nulla può cambiare.

Che poi è la stessa sensibilità che avevo già notato qui e che avevo amato con ogni atomo del mio corpo.

In poche parole

Un eroe romantico che scopa bene. Di più non si poteva chiedere.

Poschina

p.s. Ho già acquistato il cartaceo del resto della serie….ebbene sì, ce ne sono altri 4 che attendono le mie attenzioni.

Qui sotto la copertina della vecchia edizione. E mi sovviene l’antico mantra “più la copertina è merdosa, più il libro è bello”. Stavolta funziona.

Intime Promesse – Sherry Thomas

Ho acquistato questo libro il primo settembre e l’ho impunemente lasciato in giacenza tra i libri da leggere in un futuro non determinato perchè ogni tanto ho dei picchi di coglionaggine immensi.
Pensavo fosse noioso.
Pensavo che fosse un pappone pallosissimo su una coppia di età avanzata che resta separata per anni, poi lei chiede il divorzio e lui decide di rendergliela difficile perchè è uno stronzo.
La realtà però si è rivelata profondamente diversa.

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La Trama: Da oltre dieci anni sono separati dall’oceano: lei a Londra, lui a New York. Il matrimonio tra lord e lady Tremaine è perfetto, basato sul rispetto, la cortesia e… la distanza. Difficile trovare un compromesso migliore per la società vittoriana. Nessuno si spiega, però, cosa possa aver messo fine a una passione così intensa. Uno scomodo segreto, l’orgoglio dettato da parole troppo a lungo taciute e un’ambizione spregiudicata hanno deciso per loro. Ma adesso una richiesta di divorzio sconvolge l’equilibrio finora mantenuto. Un accordo privato e una scadenza che rimanda tutto all’anno seguente decideranno se la coppia più invidiata di Londra sarà in grado di ricucire gli strappi del tempo oppure se dovrà separarsi per sempre.

Ed ora la parola alla giurata

Se escludiamo le ultime 5/6 pagine, questo libro è semplicemente delizioso.
Non voglio spoilerare troppo perchè davvero vi toglierei il gusto di una lettura leggera, per niente stupida, spesso realistica nel descrivere le spesso folli dinamiche di coppia, che congiunge il gisuto mix di erotismo e approfondimento dei personaggi che permette di non restare delusi da ogni punto di vista.
Ma passiamo a noi.

Gigi è una ragazza pragmatica che è stata cresciuta da una madre che le ha insegnato come unico mantra della vita che deve sposare un titolato.
Camden è povero in canna ma eredita un titolo il che lo rende perfetto per Gigi.

Si incontrano più o meno per caso e anche se fondamentalmente nessuno dei due lo vuole, si innamorano. Sono giovani, inesperti, impreparati a gestire i sentimenti e la fortissima attrazione che permea ogni loro incontro, e lei fa un errore strategico che le costerà i successivi dieci lunghi anni di vita.

Agisce scorrettamente pur di ottenere il suo scopo, viene scoperta e punita brutalmente.
Camden la sposa e la mattina dopo la lascia per trasferirsi negli Stati Uniti, fino ad oggi, giorno in cui decide di tornare a Londra per capire se sia il caso o meno di concedere il divorzio a quella puttana di sua moglie.

Il libro intelligentemente e senza annoiare saltella nei dieci anni, dal loro incontro all’oggi, per spiegarci nel dettaglio cosa è successo e perchè oggi siamo al punto di rottura.
Lo fa delicatamente, con momenti di spiccata ironia intervallati ad altri di riflessione.
Il torto di Gigi era poi così imperdonabile?
La rezione di Camden non è forse eccessiva?
E i sentimenti che provavano, che fine hanno fatto?

Il prezzo che Gigi paga per la sua menzogna è altissimo, e se da una parte è comprensibile l’iniziale reazione del futuro marito, la sua vendetta risulta per certi versi agghiacciante e spietata.

L’orgoglio maschile ferito è una bestia difficile da addomesticare e una volta che certe dinamiche si sono insinuate in una coppia diventa quasi impossibile scardinarle in funzione di un dialogo o anche solo di una riflessione “a freddo” sugli avvenimenti accaduti.

Non posso andare oltre, ma posso consigliarvi questo romanzo.
E’ scritto bene, si legge senza fatica, noia o sbuffate varie.
Avidità, sentimento, paura, orgoglio, innocenza, inesperienza, fiducia, cattiveria, pianificazione.
Tutto questo e molto altro.

Ho apprezzato soprattutto il personaggio di Gigi, completamente diversa dalle millemila eroine romance tutte uguali. Lei è diversa, intelligente, cinica, spietata, fragile e contemporaneamente estremamente forte; non si lascia abbattere da nulla. Cade, si rialza e lotta.
Brava Gigi.

Certo, io le ultime pagine le avrei strutturate in modo diverso, troppo frettolose e anche un filino mielose rispetto al resto del libro….ma oggi non ho intenzione di rompere i coglioni all’universo mondo, ed onestamente non hanno intaccato l’alta opinione che mi ero costruita nelle precedenti 250 pagine.

In poche parole

Un romance originale, interessante, per certi versi profondo. Sicuramente meritevole di attenzioni e sospetto anche di una seconda lettura.

Poschina

Rosa d’Inverno – Kathleen E. Woodiwiss

Prima di tutto portiamo rispetto a questa donna che a tutti gli effetti è la mamma del Romance Storico. Autrice che ho cordialmente detestato quando mi sono imbattuta ne “Il fiore e la fiamma”, libro al quale ho dato 5,5 solo perchè la scrittura è impeccabile e non si può certo dare 4 ad un libro scritto bene.
Avevo detestato il libro in quanto compendio assoluto di espedienti comodi, con una protagonista piagnina e lamentosa ed un protagonista maschile che non aveva suscitato, ahimè, alcun pruriginoso brivido.

Essendo una contraddizione vivente, al momentaneo “Non mi farò fottere di nuovo da questa sciampista” si è sostituito il più moderato “diamole una seconda possibilità” e stavolta ho oculatamente studiato le trame fino a trovarne una che mi promettesse porche soddisfazioni.

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La Trama: Inghilterra, 1792. Lord Saxton è un uomo potente e crudele. Le fiamme di un furioso incendio gli hanno sfigurato il volto, che da allora cela sotto una maschera di cuoio. Al “mostro”  viene data in sposa la giovane e delicata Erienne da un padre privo di scrupoli. Il destino della sfortunata ragazza pare segnato. A meno che non riesca a scoprire chi si nasconde veramente dietro quella maschera.

Ed ora la parola alla giurata

Voi non potete saperlo, ma nel profondo, sotto lo strato di macerie generato dai calci in faccia che ho preso dalla vita, sotto la patina di cinismo e sarcasmo che ostento insieme ad un impeccabile make-up, arde il ricordo di una bambina fantasiosa, romantica, piena di aspettative. Ed è proprio quella bambina, la me medesima settenne, ottenne o novenne, che è rispuntata fuori mentre leggevo questo libro e che ha preteso, in onore dei bei vecchi tempi, che io lo apprezzassi a dovere, che gli dedicassi il tempo dovuto e che abbandonassi per un paio di giorni l’ossessiva ricerca dello sconvolgimento interiore in funzione della riscoperta della dolcezza.

Kathleen F. Woodiwiss, mi hai fottuta per bene.

Per prima cosa, approcciandosi a questa lettura, dovete ricordarvi di prendervi del tempo. Qui si legge lentamente. Parola dopo parola. Immagine dopo immagine. Non perdetevi i dettagli che poi vi servono per unire i puntini e non farci la figura dei tontoloni. La scrittura di Kathleen impone a forza una certa riflessività. Quindi non fate come me che a pagina 20 imprecavo perchè “figa, non succede un cazzo”. Dovete tenere conto di un paio di cose:

– il libro è stato scritto 33 anni fa e si sentono tutti
– i personaggi agiscono come si suppone agissero nel 1792 e non negli anni 2000

Lo so, piace anche a me l’idea  dell’eroina alla Kleypas tutta palle, decisione e spudoratezza. Ma so benissimo che all’epoca le donne erano femminucce perennemente bisognose di essere accudite/salvate/coccolate/protette/nutrite/trattate come delle quattrenni e che per loro avere un uomo che si prendesse tale responsabilità era la massima aspirazione.

Fatte le dovute premesse, cominciamo a spoilerare a manetta.

La nostra temeraria autrice ci ha sempre tenuto a sottolineare che lei scriveva delle fiabe e non romanzi  con velleità neorealiste. E visto che lo dice lei, io non ho nessuna intenzione di contraddirla e anzi, rilancio. Questo libro è una fiaba. Dall’inizio alla fine. Non lo nasconde, non se ne vergogna e anzi, ne fa il suo punto di forza.
E’ scritto persino con uno stile gotico-romantico indimenticabile.

Erienne, della quale detesto il nome, è una bellerrima ragazza che, sfortuna sua, vive con un padre completamente stronzo ed un fratello idiota che ha perso l’uso del braccio destro sfidando a duello il bravissimo, bellissimo, scaltrissimo e sexyssimo Christopher Seton, Yankee fottutamente ricco. Una mattina, mentre è intenta ad aspettare l’ennesimo sfigato che il padre intende appiopparle come marito, riceve la visita di un bel figaccione con il quale fa un po’ la zoccola (poveretta, è convinta sia il famoso pretendente) fino a quando non arriva il padre che in breve le dice “zoccola che non sei altro, va bene tutto ma quello a cui sei avviluppata è il bastardo che ha menomato tuo fratello, che altri non è che il tizio con il quale ho un debito enorme e che mi costringe a spingerti tra le braccia di vecchi bavosi ricchi. Stagli lontano”.

Però è troppo tardi, perchè lei si è giustamente invaghita del bel giovine il quale le fa una corte serrata e una sera, rimasta bloccata con lui in un fienile, per poco non gliela dà perchè lui le si getta addosso come un cane in calore, la palpa, la slingua e le lecca sapientemente i capezzoli fino a ridurla da “damina settecentesca pudica” a “donna del 2014 infoiata”.

Qualche tempo dopo, mentre fugge dall’ennesimo vecchio bavoso proposto dal padre, viene attaccata dai cani, precipita in un fiume gelato e viene salvata da un tizio sconosciuto che la porta nel castello disabitato e mezzo bruciato dei Saxton e la cura sempre senza farsi vedere. A guarigione avvenuta, scopre che il suo salvatore altri non è che Lord Saxton, uomo orrendamente sfigurato da un incendio, che gira perennemente coperto da una maschera di cuoio, zoppica e che tutti temono in quanto Signore incontrastato dell’Inghilterra del Nord.

E io già lo amavo come un’ ottenne può amare il compagno di classe. Platonicamente e pudicamente. Poi però le cose si complicano. Il padre idiota mette all’asta la povera Erienne che viene comprata proprio dal mostro, e lei è talmente settecentescamente terrorizzata dall’idea della prima notte di nozze dal dirgli chiaramente:  “Col cazzo che faccio sesso con te, lurido schifoso sfigurato e zoppo” e lui le risponde “Ok, ti do qualche giorno per abituarti alla mia orripillantezza ma poi te lo sbatto dentro senza troppe storie”.
Mentre il tempo scorre Christopher, che si scopre essere un odiato cugino di Saxton, continua a corteggiarla e vezzeggiarla fino a che, una sera, non si avviluppano come due adolescenti assetati di sesso in carrozza. Lei rinsavisce e gli dice chiaramente che è una donna sposata e non vuole ferire suo marito che è dolce, comprensivo, paziente, ricco, rispettabile, santo e potente.
Scappa in casa, cerca di calmarsi e poi si fionda in camera del marito all’urlo di “Scopami subito!!!”

E qui parte la scena della “prima notte” che vede protagonisti tizzoni ardenti e morbide accoglienze e giuro… GIURO!!! che non mi sono messa a sghignazzare selvaggiamente solo perchè mi sono imposta di dare retta all’ottenne che si era impossessata di me e che reclamava a gran voce di tenere presente i 33 fottuti anni che ci separano dal momento in cui è stato scritto e soprattutto che devo essere più romantica.

Abbraccio il romanticismo e mi immergo con Erienne nell’appagante scoperta delle doti amatorie del mostro. Ogni notte lui arriva e, rigorosamente al buio, le fa cose che sono ancora oggi vietate nel 50% degli stati USA. Lei in tutto ciò sogna che a fargliele sia Christoper.

Postillina: poco prima della metà del libro, ho iniziato ad avere sospetti striscianti che sono stati confermati dall’avanzare della lettura. Avrei dovuto capirlo prima, è imbarazzante notare quanto l’età mi abbia rincoglionita.

Però.
Se io sono rincoglionita, Erienne è proprio una cogliona fatta e finita. Lenta come solo un bradipo narcotizzato può essere, tonta come solo una damina del 700 poteva essere, stordita come  solo chi è stato ad un concerto per 3 ore di fianco ad una cassa può sentirsi. Perchè come cazzo fai, razza di idiota, a non aver ancora capito?

La tontitudine della protagonista ha definitivamente ricacciato la me ottenne sotto i calcinacci dai quali era spuntata ed io, 34enne incazzata, disillusa e profondamente cattiva, ho ripreso pieno potere sul mio cervello e soprattutto sul mio cuore ed ho potuto constatare freddamente che a pagina 408 il libro svacca.

Cominciano una serie di scene grondanti miele di tiglio atte solo a farci notare quanto sia seccante la felicità di Erienne e di suo marito e siccome seccante non mi sembra sufficiente per esprimere quello che ho provato in queste pagine rilancio con stomachevole, nauseante, smanceroso e lezioso.
Ora va decisamente meglio.

A questa gioia noiosa ed eccessivamente prevedibile (come la ovvia gravidanza della nostra eroina) segue la parte avventurosa che non vi sto a raccontare perchè altrimenti svelerei tutto quello che rende il libro, nonostante tutto, un ottimo libro. Vi basti sapere che non si passa il tempo temendo per l’incolumità dei nostri eroi ma che tuttavia la lettura avanza con un certo entusiasmo.
Nelle restanti pagine assistiamo alla conclusione della fiaba.
Che si conclude come tutte le fiabe.
“E vissero tutti felici e contenti”.

Fine

A parte la stucchevolezza che non apprezzo MAI, in generale, devo ammettere che se si scrivessero ancora oggi libri come questo saremmo a cavallo. La storia è ben strutturata, i personaggi ottimamente caratterizzati, le atmosfere talmente vivide da permettere al lettore di vedere quello che succede e non solo di leggerlo, caratteristica che non si riesce a trovare spesso. Interi passaggi sono talmente ben descritti che non si farebbe alcuna fatica a creare scenografie adatte ad una rappresentazione teatrale. Ho dato senza fatica alcuna un volto ai protagonisti, un profumo alle stanze e ai boschi e le immagini sono ancora vivide nella mia mente.

La Woodiwiss sa scrivere bene e le pecche del libro sono dovute semplicemente all’abisso che divide l’oggi dal 1981. I limiti morali dell’epoca imponevano una certa prudenza con erotismo e sensualità e non bisogna dimenticare che a scrivere era una donna del ’39.

E’ evidente quanto ogni scrittrice di romance degli anni a venire abbia saccheggiato a piene mani la sua opera, tanto che in Lord Saxton e in Christopher possiamo ritrovare senza fatica il 98% dei protagonisti dei romance oggi in commercio. Al contrario, personaggi alla Erienne (pur essendo decisamente più vicini alla realtà storica in cui il libro è ambientato), sono stati abbandonati in funzione di donne con piglio più moderno e meno irritanti. La sua repulsione iniziale nei confronti del marito ha rischiato di farmi uscire di senno. Assolutamente esagerata ed ingiustificata.

Ricorda la “Bella e la Bestia?”
Sì.
Influisce sul giudizio globale dell’opera?
No.

Rosa d’Inverno è un libro scritto bene, completo, emozionante, romantico che più romantico non si può, datato, coinvolgente, irritante, a volte sdolcinato, assolutamente inverosimile ma delizioso.

Non sono forse la persona più adatta per farne buona pubblicità per diversi motivi tra i quali il fatto che nel film “La Bella e la Bestia” io ho sempre pensato che la bestia fosse 10000 volte meglio di quel biondastro, mascellone, insignificante del principe e la mia idea di romanticismo sono Giulietta e Romeo, che per chi ancora non lo sapesse muoiono come due coglioni in un doppio suicidio senza l’ombra di gravidanze, riappacificazioni familiari, feste in piazza e conclusioni sdolcinate.

In poche parole

Ne “La Bella e la Bestia” ho sempre preferito l’orrida bestia allo squallido principe.

Poschina

Ricordo quando un paio di anni fa cercavo di spiegare alla mia nipotina treenne perchè la Bestia fosse un miliardo di volte migliore del principe. Il tutto fallendo miseramente.

Qualcosa di Meraviglioso – Judith McNaught

Più ci penso e più mi rendo conto che questo libro, letto a Gennaio e non recensito a causa  della terribile tormenta di neve che mi ha bloccata su un treno delle Ferrovie Nord tra Bollate Nord e Garbagnate Parco delle Groane, è a tutti gli effetti un comfort book. Uno di quei libri che mi fanno sospirare, sognare, appassionare, amare, arrabbiare, godere come un riccio porco e che mi permettono di ristabilire un certo equilibrio cosmico.

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La Trama: Assalito dai briganti sulla via di casa, Jordan Townsende, duca di Hawthorne, viene salvato da un misterioso cavaliere in armatura che poi, però, perde i sensi. Solo dopo averlo fatto visitare, Jordan scopre che in realtà si tratta di una ragazza, e basta una notte per comprometterle la reputazione. Così Alexandra si ritrova precipitosamente sposata, seppur altrettanto rapidamente innamorata. Ma pochi giorni dopo il matrimonio, Jordan scompare per riapparire parecchi mesi più tardi, quando Alexandra, credendolo morto, si è ormai trasferita a Londra ed è diventata la lady più corteggiata del ton.

Ed ora la parola alla giurata

Vi avverto. Contiene spoiler. Molti spoiler. Spoiler positivi. Spoiler per farvi venire la fotta di leggerlo…..

La prima volta che vediamo Jordan Addison Matthew Townsend, Duca di Hawthorne, ha diciott’anni ed ha appena terminato di scopazzarsi una sciura, amica di famiglia, sposata, il cui marito (proprio in quel momento)  si sta sbattendo sua madre nel labirinto, mentre suo padre si sta gustando l’ultima amichetta.
Capiamo immediatamente che Jordan rimarrà per molto tempo nei nostri cuori di trentenni degli anni 2000, perchè già da giovane è bello, fisicato, grandissimo scopatore ed irrimediabilmente cinico.

Lo so. Per essere davvero perfetto avrebbe dovuto chiamarsi Alistair, ma la vita è dura e non sempre le cose vanno come noi vorremmo.

Contemporaneamente, a qualche miglio di distanza, una giovanissima Alexandra sta ascoltando rapita suo nonno che le insegna i grandi classici riempiendole la testa con tutti quegli aforismi e quelle frasi fatte che noi donnine adolescenti amiamo scrivere riempiendo pagine e pagine di Smemorande.

Ma passiamo ad oggi. Jordan ha 27 anni, è un libertino incallito che considera le donne delle merde che camminano buone solo ad aprire le gambe, non crede nell’amore e passa la sua vita scopando e duellando. In pratica, l’uomo ideale. Una sera, mentre si dirige nella sua tenuta di campagna, viene aggredito da due briganti e, inaspettatamente, un cavaliere su un ronzino sfigato lo salva.
Convinto che sia un ragazzino, lo porta in una locanda per curarlo, salvo poi accorgersi che si tratta di una ragazzina con due occhi meravigliosi e un’intelligenza viva.

In breve.
Quella gran vacca della madre di Alex pretende un matrimonio riparatore, Jordan accetta e la povera ragazzina quasi diciottenne si trova costretta a sposare un gran figo, moro, abbronzato, virile, scopatore straordinario, e anche fottutissimamente ricco.
Provo una gran pena per lei.
Grazie a dio io a me una disgrazia del genere non è mai successa. Certo, tutte le altre sono arrivate… a scaglioni, ma sono arrivate tutte pretendendo pegno.

Ma lasciamo stare.

Alex è giustamente terrorizzata da quello che l’aspetta, oltretutto la nonna di Jordan è la classicissima Vecchia Stronza che non può accettare che il suo adorabile, cinico nipote sposi una sciacquetta di campagna che non ha nemmeno un avo nobile. E noi sappiamo che Alex ha un passato difficile. La di lei puttanosa madre, tempo addietro l’ha data copiosamente al primo pirla ricco che ha incontrato, è stata costretta a sposarsi, ha messo al mondo la figlia del peccato e poi è stata abbandonata dal marito nella residenza di campagna e praticamente semi-ignorata…dulcis in fundo ha scoperto che il marito era già sposato  e che aveva un’altra figlia bellerrima che egli adorava.
Quindi la dolce, intelligente e pura di cuore Alex, ha il trauma dell’abbandono.

Ovviamente nel giro di due giorni ed un bacio, si innamora follemente di Jordan, il quale invece, pur ammirandola perchè è intonsa e non contaminata dal mondo malato, cattivo e falso nel quale lui sguazza come una carpa giapponese, è fermamente deciso a mollarla nella sua tenuta nel Devon e dimenticarsi completamente della sua esistenza.

Le cose però cambiano.
Dopo aver trascorso qualche giorno con la sua Sposa Bambina ed essersela scopata con tutti i sacri crismi, Jordan comincia a provare qualcosa per lei…purtroppo però viene rapito e confinato su una nave di deportati o roba simile (non è certo un dettaglio importante) e quindi non può dire ad Alex che per lui è importante, anche perchè altrimenti, come faremmo ad avere il BM che muoverà tutta la seconda parte del libro?

Tutti lo credono morto ed Alex si ritrova così sola, disperata, ed in balìa della Vecchia Stronza e del cugino di Jordan, Anthony. Passato il momento di frastornamento totale, decide di diventare una perfetta duchessa di Hawthorne per onorare la memoria del marito e si impegna diventando oltre che fighissima, anche una perfetta dama del ton.

C’è un piccolo problema.
Per proteggerla, sia la Vecchia Stronza che Anthony, le hanno sempre dipinto il defunto marito come un santo innamorato di lei, uomo d’onore e di sani principi, incorruttibile e degno del massimo rispetto.
Purtroppo questo porta Alex a parlarne in questi termini con il ton, diventando lo zimbello di tutti… oltretutto in più di un’occasione si trova a complimentarsi con le ex amanti del marito, facendo proprio la figura della cogliona.

A questo punto la Vecchia ed Anthony decidono che è ora di finirla e le dicono chiaro e tondo che Jordan l’ha sposata solo perchè gli faceva pena, che era intenzionato a mollarla nel Devon e che la sera prima di sparire è andato a sbattersi allegramente la sua ultima amante.

Amara, devastante disillusione.
Noi ci conosciamo bene, ma Alex ti ha incontrato per la prima volta e l’effetto è stato sorprendente.
Passato lo shock iniziale, la piccola, dolce, pura di cuore Alex, si trasforma nella bellissima, incazzatissima, vendicativissima Alexandra e, in culo alla memoria del presunto defunto Jordan, decide di godersi ricchezza, bellezza e popolarità fino in fondo.

La nuova Alex funziona a livello commerciale, tutti la vogliono, tutti la amano, e lei se la gode un mondo, finalmente libera di fottersene altamente di tutte quelle stucchevoli regole che il ton impone alle donne.

Meanwhile Jordan riesce a fuggire e passa il tempo che intercorre tra la fuga ed il ritorno a casa fantasticando sul momento in cui la dolce, piccola Alex poserà di nuovo quegli spledidi occhi innocenti ed adoranti nei suoi.

Peccato.
Peccato che arrivato alla magione venga informato che la Duchessa al momento è impegnata nel suo matrimonio con l’attuale Duca di Hawthorne, Anthony.
Lo shock da rientro aumenta quando Jordan si rende conto che la Sposa Bambina che ha lasciato 15 mesi prima ha lasciato spazio ad una splendida, sexyssima diciannovenne piena di curve che lo guarda con odio e disprezzo.
Bentornato a casa Alist… Ehm, Jordan.

E siamo solo a metà libro.

Alexandra non è più adorante, innamorata, fiduciosa.
E’ rabbiosa, disillusa, scaltra.
E a Jordan viene duro, anzi, granitico, solo a guardarla da lontano, figurarsi quando sono a stretto contatto.
Si rende conto che se la moglie che aveva lasciato gli piaceva, la cavalla pazza da domare gli piace ancora di più. Con lei non si annoia, è perennemente eccitato, stimolato cerebralmente e completamente soggiogato dalla sua bellezza.
In pratica Alex è diventata la donna che ha sempre sognato.

In breve scopre anche perchè Alex è così astiosa nei suoi confronti. Il di lei maggiordomo gli spiega che prima si è dispetata, poi lo ha idealizzato ed è stata così stolta da sbandierare al bel mondo quanto amasse il suo dolce, comprensivo marito, diventando lo zimbello di tutti, per poi scoprire che lui non l’amava affatto e che era intenzionato a mollarla nel Devon, proprio come suo padre aveva fatto con la madre zoccola.

A questo punto Jordan decide che la vuole a tutti i costi. Ed escogita un piano per riconquistarla. Tre mesi nella casa di campagna, a base di sesso, cavalcate, sesso, passeggiate, sesso.
Jordan, ci sono qua io. Smetti di perdere tempo con Alex, sella i cavalli e passa a prendermi, sono qui sotto che ti aspetto.

Ovviamente, la ex dolce Alex, che è tutto tranne che scema, accetta.
Perchè in fondo lo ama ancora e poi cazzo, è un pezzo di manzo da collezione, chi non lo vorrebbe?

Dimenticavo che intanto qualcuno tenta di fare la pelle al nostro adorato Jordan. Ricordiamoci che a questo punto della storia ha già all’attivo un tentato omicidio finito in rapimento e un secondo tentato omicidio davanti alla sua magione cittadina.

Quindi abbiamo un uomo che cerca a suon di scopate di riconquistare sua moglie, qualcuno che trama nell’ombra e scene bucoliche di pic nic ed uscite a pesca che si concludono sempre e comunque con dei multiorgasmi. Mio dio, quanto amo questo libro !!!!

Non vado oltre con gli spoiler.
Finirà ovviamente bene, con tanto di mielosità gratuite, che di solito critico aspramente…
… ma quello che non vi ho mai detto è che io adoro il miele di castagno, dolce, avvolgente, cremoso con una nota amarognola del tutto irresistibile.

Ok, siamo nel romance sfrenato, con situazioni inammissibili nella vita reale e il classimo BM che sarebbero bastati due minuti di chiacchierata per risolvere, ma ce ne fossero di romance così.
Ho riso, mi sono addirittura intenerita perchè Alex, soprattutto all’inizio è di un’ingenuità atroce, ma un’ingenuità tenera, che ti fa venir voglia di proteggerla e Jordan è l’antitesi dell’ingenuo. Spietato, cinico, disilluso. In un certo qual modo perverso. Mamma mia !!!! Tantissima Roba !!!!
Poi ci sono smielate improvvise, amori indimenticabili, passioni ingestibili.

Questo libro non gronda miele millefiori, nemmeno di tiglio, gronda miele di fottutissimo castagno.

In poche parole

Jordan, ma dove cazzo sei?

Poschina

p.s. un encomio alla tizia/tizio che su Amazon ha scritto “i personaggi sembrano usciti da un romanzetto rosa” senza minimamente rendersi conto che ha acquistato e letto proprio un romanzetto rosa. Ergo, i personaggi sono perfetti, sei tu lettore/lettrice ad essere profondamente sbagliato.

Il Conte di Montecristo – Alexandre Dumas (Padre)

Non ho più quattordici anni da un paio d’anni. Ho scoperto che colorarmi i capelli mi rende, per qualche oscura ragione, felice e mi lancio in sperimentazioni azzardate che oscillano tra il fuxia e il verde. Ho abbellito la mia narice sinistra con un piccolo orecchino ( a tutti voi cazzoni boriosi che mi avete detto  “Vedrai che ti stufi… poi cosa fai a 30 con l’orecchino al naso… è ridicolo”, l’orecchino è ancora lì mentre voi siete scomparsi dalla mia vita. Un caso?), rifletto su un eventuale tatuaggio e sul piercing alla lingua. Passo il week-end tra fiera di Sinigaglia (in darsena) e parco sempione. Indosso bellissime gonne lunghe, sono quasi sempre accigliata/incazzata/polemica e sono costantemente innamorata di qualcuno che non mi caga di pezza ma che si accorgerà di me appena io mi stancherò di stalkerare lui. Provo una strana attrazione per un tizio che fa il mio liceo. Siamo “amici” ma non è cosa. Non ci prova. Peccato. Io sono ancora troppo timida per scofanare una tetta davanti al suo naso giusto per rendere palese la mia semi-attrazione.

Un sabato pomeriggio passo per le librerie Remainders in Paolo Sarpi e mi cade l’occhio su questa copertina:

conte montecristo

Apro una pagina a caso e leggo due righe – “Dunque capirete che, non essendo di alcun paese, non chiedo protezione ad alcun governo; non riconoscendo alcun uomo per mio fratello, non può arrestarmi né paralizzarmi alcuna sorta di scrupoli che arrestano i potenti o di ostacoli che paralizzano i deboli. Io non ho che due avversari, non dirò due vincitori, perché li sottometto con la tenacia: la distanza e il tempo.” – ovviamente la frase che ho casualmente letto non era precisamente questa ma la conseguenza della veloce lettura è  l’acquisto immediato dei 2 kg di libro. In quel momento ancora non lo sapevo, ma stavo per innamorarmi follemente.

La Trama: Vittima delle insidiose trame di due acerrimi rivali e di un ambizioso magistrato senza scrupoli, il giovane ufficiale di marina Edmond Dantès viene arrestato a Marsiglia il giorno stesso del suo matrimonio e rinchiuso per quattordici interminabili anni nel tenebroso castello d’If. Qui incontra l’anziano abate Faria, che gli offrirà l’occasione per una fuga avventurosa e gli permetterà di impossessarsi di un prezioso tesoro. Divenuto ricchissimo, Dantès – che ha ormai assunto il romantico titolo di conte di Montecristo – può infine portare a termine la sua tremenda vendetta.

Ed ora la parola alla giurata

Sinceramente a me Edmond Dantes non piaceva poi tanto. E’ il classico bravo ragazzo. Lavoratore, Integerrimo, Innamorato, Puro di Cuore. Ok, è bellissimo. Viene descritto come un giovane diciannovenne con capelli e occhi scuri, labbra piene e corpo statuario (l’ultima caratteristica l’ho aggiunta io ma ci sta benissimo). Oltre ad essere buono, schifosamente felice, ostentatore seriale di tutto ciò che gli va bene, è anche di un’ingenuità imbarazzante. Dominato da un senso dell’onore a dir poco esagerato, non si accorge nemmeno che il resto del mondo è scafato e meschino, si fida di tutti e, in pratica, si prepara il cappio da solo, lo fissa al muro, se lo infila al collo e si lancia giù dalla finestra. A causa della sua insopportabile gioia urlata ai quattro venti, non fatica a tirarsi dietro invidie, ire, antipatie. E infatti tre stronzi, uno per invidia, uno per arrivismo ed uno semplicemente per idiozia, decidono di togliergli per sempre il sorriso dalla faccia e lo fanno passare per un nostalgico di Napoleone, condannandolo alla detenzione nel famigerato castello d’If.

Grazie. Sentitissimi ringraziamenti a Fernand, Danglars, Caderousse e beh sì, anche a Villefort. Grazie per aver trasformato un giovane ingenuo felice in una oscura bestia assetata di sangue ed aver creato il personaggio maschile più affascinante, spietato, sensuale, machiavellico, erotico che sia mai esistito.

Nella prigione del Castello d’If, Edmond ci passa quei 14 anni che lo cambiano leggermente. A contribuire a questa trasformazione impressionante (in senso positivo) ci pensa il suo vicino di cella. Tale Abate Faria, un erudito particolarmente sveglio che si fa raccontare da Edmond come mai è finito in carcere e lo aiuta a vedere quello che anche mio nipote di un anno avrebbe visto, ossia che qualcuno (Danglars, Fernand e Caderousse prima e Villefort dopo) ha complottato contro di lui per toglierlo di mezzo. Faria, dopo  essersi sollazzato con questo enigma di facile soluzione, si accorge osservando l’espressione di Edmond, di aver generato un mostro e un po’ si pente. Io no. Io ho tatuato sulla tetta sinistra “Abate Faria ti amo”.
Cmq; il vecchio alla fine schiatta di morte naturale, Edmond si sostituisce al cadavere e viene seppellito nel cimitero del castello, ossia il mare burrascoso e gelido. Nonostante tutto si salva e viene raccattato da alcuni contrabbandieri, aspetta pazientemente di avere l’occasione di approdare sull’Isola di Montecristo per appropriarsi dell’immenso tesoro che Faria ha sostenuto trovarsi sull’isola, e comincia a pianificare il futuro.

Edmond ha 33 anni, è disilluso, ferito, assetato di vendetta e fottutissimamente ricco.

Da questo momento in poi succede di tutto.
Travestimenti  assolutamente improbabili.
Rocamboleschi raggiri.
Impossibili conoscenze trasversali di tutte le personalità che contano nel mondo.
Accumulo inspiegabile di fondi infiniti.
Conoscenze in ogni campo, dalla biochimica all’astronomia, all’informatica.

Il fatto che quanto scritto sopra sia oggettivamente impossibile, non toglie nulla, ma anzi aggiunge, ad un libro che ha nella trama e nella fluidità con cui è sviscerata, la sua carta vincente. Tutto è ammesso. Tutto è credibile. Tutto è possibile al Conte di Montecristo.

Partendo da questo presupposto non resta altro che prendere la mano che il Conte ci tende e lasciarsi trasportare dalla sua sete di vendetta in cima alle più alte vette di spietatezza. Ci facciamo cullare dalla consapevolezza che chi ha peccato pagherà a caro prezzo e ci godiamo ogni piccolo successo del Conte, ogni punto segnato, ogni fottuta tacca sulla canna del fucile.

Tutti si fanno fregare da lui.
Avidi, Egoisti, Megalomani, Disperati, Sfigati.
Indipendentemente dalla categoria a cui appartengono, si lasciano imbambolare dal Conte e finiscono inesorabilmente imprigionati in una ragnatela che potrà portarli solamente ad una conclusione: la morte.
Ovviamente solo dopo lo sputtanamento globale.

Certo, sarebbe troppo semplice piantargli una coltellata nella schiena.
Troppo facile.
Troppo dignitoso.
No, prima li rovina, li sputtana, li svergogna, gli toglie ogni dignità, poi li ammazza.

Una sola persona lo riconosce immediatamente, peraltro in una scena meravigliosa che ci mostra come un piccolo gesto possa avere una montagna di significati.
Mercedes.
Solo lei, che effettivamente lo amava di quell’amore puro e disinteressato che ha fatto la fortuna di gente come la Kleypas, è stata in grado di vedere in quell’uomo pallido, segnato dalla vita e sublimamente affascinante, quel che resta dell’uomo che ha sempre amato, che ama e che amerà. Quel giovane che un giorno è stato incarcerato e dichiarato morto.
Quel giovane che non è mai riuscita a dimenticare.

“Edmondo” disse “voi non ucciderete mio figlio!”
Il conte fece un passo indietro, gettò un debole grido, e lasciò cadere l’arma di mano.
“Che nome avete pronunciato, sgnora Morcef!…”
“Il vostro” gridò lei gettando il velo, “il vostro che, solo io forse, non ho dimenticato mai! Edmondo, non è la signora Morcef che viene da voi, è Mercedes!…”
“Mercedes è morta, signora” disse Montecristo “ed io non conosco più nessuno che porti questo nome.”
” Mercedes vive, signore, e Mercedes vi ricorda, poiché lei sola vi ha riconosciuto quando vi vide, ed anche senza vedervi, alla sola voce, Edmondo, al solo accento della vostra voce…

Nemmeno l’amore di Mercedes però, sarà in grado di fermare la furia vendicativa del Conte. Anzi, in uno dei pochissimi momenti di debolezza, proprio di fronte a quella donna che è stata l’Amore della sua vita, dovrà ricorrere al ricordo dell’odio passato, per non farsi sopraffare da idee malsane quali il perdono e la pietà.

“E il conte di Montecristo, temendo di cedere alle lacrime di colei che aveva amato tanto, chiamava in aiuto del suo odio il passato…”

E’ probabile che qualcuno di voi non l’abbia letto, o si sia perso una delle millemila versioni cinematografiche. Grave errore. Gravissimo errore.
Il Conte di Montecristo è a tutti gli effetti quell’Angelo vendicatore degli oppressi che anche noi vorremmo essere più o meno quotidianamente. Incarna il sogno proibito di una vendetta spietata, amata, compagna di vita. Stimola le nostre menti fino a spingerle sulla strada del non ritorno, obnubilate da una personalità sfaccettata e interessante, dominata sì da una sete di vendetta, ma anche da una profonda riconoscenza per coloro che si sono schierati dalla parte del giusto, del debole, della vittima.
Sfido chiunque a non innamorarsi di Edmond e a non parteggiare schifosamente per la sua causa.
Eliminando quelle che sono le assurde costrizioni morali che governano le nostre vite, ci ritroviamo a concepire e fare nostra la vendetta intesa non tanto come punizione, ma come ovvia conseguenza di determinate azioni.
Un’idea che ha ossessionato il mio cervello di sedicenne, cambiando completamente e definitivamente il mio personalissimo modo di concepire l’intero universo.

Nonostante sia un essere dominato dalla sete di vendetta, dentro il Conte si nasconde ancora il giovane Edmond, e ne diveniamo consapevoli quando, dopo aver raggiunto il suo agognato scopo, si permette di sperare in una nuova vita, finalmente libera dal passato, in compagnia della bellissima e dolcissima Haydèe. Lei si considera solo una schiava, mentre il Conte la vede come sua futura compagna. Su una cosa non abbiamo alcun dubbio. Lei lo adora e saranno eternamente felici.

“Ti ricordi di tuo padre, Haydèe?”
“Egli è qui, e qui” disse lei, mettendo la mano sul cuore e sugli occhi.
“Ed io dove sono?” domandò sorridendo Montecristo.
“Tu?” Disse lei.
“Tu sei dappertutto”

Non so voi, ma io mi sono nuovamente, follemente e disperatamente innamorata di quest’uomo. Ha un posto speciale nel mio cuore di lettrice e nessuno ancora è riuscito a scalzarlo. Nessun libertino, dissoluto, bastardo scopatore seriale con il cazzo grosso è riuscito anche solo a minacciare il posto di riguardo che il Conte si è guadagnato nel cuore di una allora sedicenne testarda, appassionata, fiduciosa e spietata.

Leggetelo, amatelo, conservatelo.

In poche parole

“Soltanto colui che provò le più grandi sventure è atto a godere le più grandi felicità”.

Poschina

P.s: Umberto Eco in merito a questo romanzo ha scritto. “Il Conte di Montecristo è senz’altro uno dei romanzi più appassionanti che siano mai stati scritti e d’altra parte è uno dei romanzi più mal scritti di tutti i tempi e di tutte le letterature.”

Lemonade – Nina Pennacchi

Lemonade è un libro controverso. Affermazione apodittica direte voi. Beh certo, siamo nel mio blog! A breve sciorinerò l’ennesima recensione speciosa ma mai capziosa, che voi leggerete per puro diletto, godendo in segreto della mia ben nota vis pugnandi.

No, non spaventatevi piccoli miei. Sono sempre io, ho solo voluto dimostrare a me stessa e al boss di essere in grado di usare parole “colte” e non il solo il mio caratteristico linguaggio da strada. Missone compiuta? Sì. E lo dico con un certo orgoglio….

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La Trama: “La limonata è la bevanda più innocua e salutare di ogni sala da ballo…” 
(The London Magazine, 3 luglio 1826) 

Beh, forse potrà essere vero a Londra, ma nelle campagne del Kent la limonata nasconde inaspettati pericoli; e il bellissimo e arrogante Christopher Davenport, giunto a Coxton in cerca di vendetta, sta per scoprirlo a sue spese… 

Innocua, la limonata? Se lo dite, per piacere, non fatevi sentire da Anna Champion. A causa dell’infida bevanda la sua vita è stata sconvolta, e ora ha un nemico, un nemico implacabile con occhi d’angelo e anima dannata. Tra picche e ripicche, schiaffi e baci rubati, l’attrazione tra i due cresce inconfessata e travolgente. E quando a Coxton si comincia a vociferare di un fidanzamento tra Anna e un ricco possidente, Christopher decide di strapparla al rivale con ogni mezzo… anche il più infame.

Ed ora la parola alla giurata

Lemonade è un libro controverso. Lo si ama o lo si odia. Raramente qualcuno ha il coraggio di stare in mezzo.
Io appartengo alla prima categoria.

Ho amato Lemonade per diversi motivi, il primo dei quali è che è scritto bene. Due, tre spanne sopra la media. Il secondo è che, a differenza del 99,8% dei romance, i personaggi principali non sono eroi/eroine senza macchia e senza paura, donne coraggiose oltre ogni logica, uomini fantasmagorici completamente irrealistici.

Christopher Davenport è l’eroe del romanzo e contemporaneamente l’antieroe di se stesso. Spietato, deplorevole, cinico, arrogante, imperdonabile, spesso letteralmente disgustoso.

Eppure.

Christopher Davenport è un uomo solo, disperato, bisognoso di affetto, anzi, alla disperata ricerca di qualcuno che lo ami, disposto a fare qualsiasi cosa pur di non farsi portare via l’unica persona che abbia attirato il suo interesse da non si sa quanto tempo a questa parte.

Christopher Davenport è puro istinto. Negli affari agisce da freddo calcolatore ma se si parla di rapporti interpersonali è solo ed esclusivamente istinto. Agisce, poi pensa. Agisce, nonostante il cervello gli dica di fermarsi. Agisce perchè è l’unica cosa che sa fare.

Christopher ha un piano. Un piano di vendetta (come dargli torto) che ha elaborato anni addietro e che ha maniacalmente seguito fino ad oggi, quando per puro sbaglio incontra anzi, si scontra, con Anna, ragazza povera, ordinaria, non particolarmente brillante in società, ma dotata di una straordinaria capacità di contrastarlo e di non farsi intimidire.

Anna lo detesta immediatamente. Contro ogni avvertimento del suo cervello, che le fa costantemente notare quanto quell’uomo imponente sia palesemente pericoloso, non può esimersi dal contrastarlo, dal provocarlo, dal non cedere di fronte alle sue prevaricazioni.

Lemonade è un libro che parla del fallimento. Della fatica che spesso si fa per ottenere un risultato per poi rendersi conto che, nonostante tutto, non arriverà mai. Lemonade parla dell’incapacità di un uomo di amare. O meglio, dell’incapacità di un uomo di dimostrare i propri sentimenti senza prevaricare, ferire, torturare. Lemonade ci fa vedere senza pudore i risultati di un’infanzia brutale. Ci porta dritti nell’inferno personale di Christopher ( e di conseguenza di Anna) mostrandoci il peggio di un uomo e dandoci solo una piccola, infinitesimale ma fondamentale speranza per il futuro.

Ora non voglio spoilerare ma mi sembra corretto avvertire chi voglia leggerlo che il romanzo contiene una scena di stupro, scritta in modo che al lettore non venga nascosto nulla. E’ brutale, realistica, fastidiosa. Ma perfettamente “in character”.
Grazie a questa scena, per nulla gratuita, capiamo tutto quello che c’è da sapere su Christopher. La sua disperazione, la sua solitudine, la sua follia, il suo bisogno di avere e, in un modo contorto e non proprio usuale, di amare.

Se Anna può sembrare a volte “senza palle” dobbiamo ricordarci che a differenza di quanto leggiamo solitamente nei romance storici, nell’Ottocento le donne non avevano alcuna voce in capitolo. Non valevano nulla, non contavano nulla, non avevano alternative concrete al matrimonio. Erano semplicemente delle fattrici, utili solo a generare eredi e mantenere o innalzare lo status sociale della famiglia.
A fronte di queste considerazioni, l’atteggiamento di Anna è perfettamente coerente e comprensibile. Oltretutto non possiamo dimenticare che nonostante tutto, sin dall’inizio, Anna vede in Christopher quel qualcosa che lui non sa nemmeno di avere.

Non è la classica storia d’amore con l’eroe drammaticamente segnato dal suo triste passato, ma capace di controllarsi e trattare la donna amata come un fiore prezioso. No. E’ una storia d’amore nella quale sin dall’inizio si innesca una bomba pronta ad esplodere da un momento all’altro. E’ una guerra. La guerra di Christopher che, per esorcizzare il suo passato, sarebbe capace (è capace) di passare su tutto e tutti. Ed è una storia d’amore che comincia violenta, incompresa, brutale, completamente folle, fondata sulla prevaricazione e sulla violenza, per poi lentamente retrocedere passo dopo passo fino all’epilogo, che coincide con un fallimento bruciante.

Un fallimento che è catarsi.

Un fallimento che spegne il sacro fuoco che alimentava Christopher, lasciandolo completamente svuotato, vulnerabile, libero.

Lemonade non ha un eroe che fa battere il cuore, non ha un’eroina nella quale è piacevole identificarsi, ma è fottutamente vero. Mancano completamente tutti gli espedienti che edulcorano la realtà. Lemonade ci sbatte in faccia solo la verità ossia che la vita è spesso crudele, esasperante, sfiancante e che il matrimonio non è solo zucchero filato ma spesso e volentieri una corona di spine.

Dobbiamo dire grazie ad un’autrice che ha avuto il coraggio di scrivere una storia non facile, non banale, non rassicurante. Dobbiamo fare lo sforzo di non focalizzarci su quattro brutali pagine dimenticando le altre 300, perchè faremmo un torto imperdonabile ad un libro che ha la sola colpa di non volerci dipingere il mondo per qualcosa che non è. Ma si sa, spesso la verità è troppo scomoda per essere accettata e celebrata.

Ogni capitolo è introdotto da un aforisma che ci aiuta a capire il fulcro degli avvenimenti; aforismi perfetti, tutti meravigliosi e azzeccatissimi.
A tutti i personaggi è dedicata la giusta attenzione. Ben caratterizzati, delineati, spesso capaci di stupirci.

Dopo aver letto Lemonade non posso esimermi dal leggere Capitan Swing sperando che non deluda le mie ormai alte aspettative.

In poche parole

Un eroe che è antieroe, un amore che è prevaricazione, un fallimento che è vittoria.

Poschina

Il Bacio dello Scorpione _ Anne Stuart

Io lo so che alcuni di voi hanno un ricordo di una me adolescente che chiacchiera amabilmente di Amleto davanti ad una bancarella di libri in quel di Milano Marittima e che poche ore dopo ascolta rapita “comforting Man” che, mentre escono dal White Corner Pub, le descrive appassionatamente La Casa degli Spiriti. Altri invece mi ricorderanno mentre, sedicenne, discuto col prof. di letteratura su quanto fosse opportuno o meno leggere così giovani Le Relazioni Pericolose.
Altri ancora, che sicuramente non leggono questo blog, si ricorderanno di quando mi piazzavo in uno dei punti panoramici che amo di più a Sovere, armata di Walkman e libro, in perfetta, armonica e soddisfacente solitudine, per leggere in pace della piccola Jane o dell’affascinante Heathcliff.

Bene. Cari miei lettori, avete perso il treno. L’intraprendente, avida di conoscenza, innocente, petulante, cocciuta, irresistibile adolescente dei Middle 90’s è stata fagocitata dall’odierna Poschina, assetata di libri rilassanti, divertenti ed in un certo qual modo perversi. Quindi, anche oggi, vi presento il libro perfetto per la domenica piovosa, la serata “in tv non c’è un cazzo”, il pomeriggio di malattia, la mattinata in spiaggia, il relaxing post coitale.

Ecco a voi il mirabolante:

Il-bacio-dello-scorpione1_cover_bigLa Trama: Inghilterra, 1830. Messa al bando dalla buona società, Miranda Rohan abbraccia con coraggio la libertà che deriva dal non avere più nulla da perdere e conduce un’esistenza riservata ma indipendente, senza curarsi delle convenzioni. La sua tranquilla esistenza prende però una piega alquanto pericolosa quando si ritrova in balia del cupo Lucien de Malheur, soprannominato lo Scorpione. Deciso a distruggere la famiglia Rohan, l’inquietante conte intrappola Miranda in un matrimonio che lei crede impostato sull’amicizia, ma che in realtà si fonda sulla vendetta. Quando l’amara verità viene a galla, la giovane donna si rivela un nemico implacabile e agguerrito, capace di tenere testa anche allo Scorpione. Eppure l’odio, inaspettatamente, innesca tra loro una passione folgorante. E forse anche dell’altro…

Ed ora la parola alla giurata

Spiegatemi come avrei fatto a non adorare un protagonista come Lucien de Malheur. Prima di tutto è nel range di età perfetto, si descrive infatti sopra i trenta ma non ancora arrivato ai quaranta. Diciamo 38? Diciamo 38. Secondo: ha un passato tormentato. Strano ma vero, perchè non capita mai nei romance, lui è stato maltrattato dalla vita, è diventato cinico, insensibile, senza scrupoli, carico d’odio puro e completamente ed irreversibilmente incapace di amare.
Vi ho già detto che è pieno di cicatrici? Nooooo? Beh, ha anche quelle. E ha anche una gamba offesa per una frattura mal curata.
E poi è colto, affascinante, scostante, burbero, cinico, con due penetranti occhi chiari, un bel corpo, è fottutamente ricco e, ovviamente, ha il cazzo grosso.
Dettaglio che mi aveva irritata pesantemente in questi due libri ma che in questo contesto di erotica dissolutezza ci sta tutto e anzi, è quel plus che tutte noi cerchiamo; perchè, come non smetterò mai di ripetere: “Se devi fantasticare, fallo in grande!!!”

Ma andiamo con ordine. Miranda è uno spirito libero. Un paio di anni prima si è fatta fregare da un belloccio con il cazzo piccolo e tozzo, ha perso reputazione e rispettabilità ed ora vive da sola nella sua casetta in quel di Londra. Un giorno per puro caso (così pensa lei) viene soccorsa dopo un piccolo incidente da Lucien de Malheur, con il quale comincia una strana e alquanto perversa amicizia. Ma soprattutto non resterà immune al fascino dello Scorpione (viene così chiamato perchè è subdolo, freddo e letale).

In realtà noi sappiamo che tutto, a partire dal rapimento con deflorazione da parte di “Cazzettino” fino ad arrivare all’incidente, è stato orchestrato da Lucius, che vuole sposare la povera Miranda, ingravidarla, seppellirla nella lugubre magione ad inculonia e lasciarla marcire lì, solo per punire la famiglia di lei, per vendicare un torto subito anni prima.

Big Fail.

Il piano sarebbe perfetto se non fosse che Miranda è una donna affascinante, caparbia, terribilmente innocente, sensuale  e scaltra. E, anni ed anni di letture con protagonisti maschili al limite del sociopatico ci hanno insegnato la “balla colossale delle balle colossali” ossia che in realtà sotto lo strato di perversione, arde un uomo che attende solo di essere amato. Big NoNo !!!!

Nel mondo reale un uomo come Lucien probabilmente distruggerebbe psicofisicamente la sfigata di turno, malmenandola, stuprandola, ingravidandola e poi lasciandola a se stessa.

Ma qui siamo nel Deep Romance, nel sogno che ogni donna coltiva da quando nasce a quando muore…. quella perversa, totalmente irrealistica convinzione che anche l’uomo più malvagio può cambiare e imparare ad amare. Ecco quello che fotte la donna da secoli e se voi siete tra quelle femmine che coltivano sotto sotto questa convinzione. NON leggete mai libri di questo genere.
Solo una cinica navigata può sopportarne la lettura senza covare nel profondo dell’animo e dell’utero, la convinzione che uomini così esistano.

Ma andiamo avanti. La convivenza tra i due è fatta di tre cose:
– dialoghi brillanti, divertenti e pungenti
– lenta e delicata conoscenza reciproca
– sesso

E quando dico sesso, intendo quel sesso tantricottocentesco che non esiste nella vita reale ma che fa  sognare. Baci lenti, profondi, sensuali, caldi e bagnati. Uomini così esperti, attenti, delicati e possenti che ti fanno credere di essere vissuta fino ad ora, in un mondo privo di esseri sessuali maschili degni di interesse. Multiorgasmi, palpitazioni, cunnilingus interminabili, e poi la perla delle perle, quello che davvero fa impazzire le donne ed infatti lo trovate in TUTTI i libri ed in TUTTI i film per femmine arrapate: Il Sesso Al Muro.

Che non è farlo appoggiati al muro. No, così è facile. No, significa che l’uomo in questione, che di solito è un cristone enorme, muscoloso e infoiato, solleva la dama, la infilza con il suo enorme attributo e la tiene sollevata sostenendola con il solo peso delle sue cosce. Lo si evince dal fatto che mentre la penetra allegramente, le titilla il clitoride, le tocca una tetta e le succhia l’altra. Ora. Posto che ci siano uomini che riescano a sostenere il mio peso con la sola forza delle loro possenti gambe, mi sono sempre chiesta come possano contemporaneamente fare tutte le altre cose…. cioè. Ma se tu spingi ed io sono in quella specie di universo multiorgasmico nel quale non faccio altro che tenermi stretta a te, e tu mi succhi una tetta, mi tocchi l’altra e giocherelli anche con la perla delle perle, non richiamo di sbilanciarci, cadere e morire tra atroci dolori? Probabilmente no. Non so. Proverò e vi farò sapere.

Il povero Lucien non ha scampo e finisce vittima dell’attrazione e dell’amore per Miranda. E noi la invidiamo tantissimo, forse anche di più. La invidiamo perchè lui è tormentato, bello, intelligente, ricco, colto, cattivissimo e per la legge della compensazione è tanto cattivo con gli altri quanto buono e sexy con lei, è sessualmente brutale e appagante, ha il cazzo grosso e lo usa molto bene, succhia i capezzoli come nessun altro, è protettivo, glaciale, freddo e passionale. Insomma è tutto e il contrario di tutto. Un concentrato vivente di carne e sangue da godersi il più possibile.

Oltre a quanto sopra scritto, il libro è bello nella struttura, intelligente, divertente e non stupido. Quando è finito ho provato l’orribile sensazione di perdita che mi capita quando mi affeziono ai personaggi…….e giuro sulla testa Robert Downey Jr. che io adoro Lucien. Lo adoro da sexy uomo protettivo e lo adoro ancora di più da perverso elucubratore di piani di vendetta. Mi mancherà tanto e sicuramente questo libro finirà nella lista dei Comfort Book.

Tra l’altro, quando aprirò il mio B&B lo chiamerò Cock & Swallow, in onore della locanda in cui si fermano Luciene e Miranda durante la fuga.

In poche parole

Il bastardo dei bastardi che avete sempre sognato.

Poschina

E, per finire in bellezza, la copertina della versione originale

breathless