Baci e Bugie Sotto il Vischio – Carragh Sheridan

E’ estremamente raro che io legga dei romance contemporanei. Tutte voi ormai conoscete più che bene la mia avversione, o meglio i miei fondatissimi pregiudizi verso questo genere, nonostante la quale, ogni tanto, ci riprovo. Resto delusa e mi ributto sullo storico che almeno ogni tanto mi dà ancora qualche porca soddisfazione.
Sto scrivendo le Recensioni Lampo degli ultimi libri letti ma penso che questo meriti una breve recensione in solitudine.

La Trama: Sarah Miller è diventata una cliente dello studio legale di Benjamin Logan ma i loro contatti, dopo la partenza della coppia di amici, si sono limitati a qualche telefonata o incontro prettamente professionale ma niente di più. La vita di Sarah procede tranquilla e quella di Ben dedita solo al lavoro cercando di evitare le donne perché negli ultimi tempi solo foriere di guai per lui. Fino al giorno in cui la segretaria di Logan riceve una telefonata da Sarah che chiede di parlare urgentemente con l’avvocato. Si è messa nei guai e ha bisogno di aiuto.

Ed ora la parola alla giurata con qualche spoiler, anche se non sono davvero spoiler perchè nella sinossi che c’è su Amazon (qualcosa come 1000 righe) viene detto esattamente quello che succede nel libro, quindi se leggete quello potete anche risparmiare l’euro e 99 dell’acquisto.

Ma passiamo a noi.

Ben è un avvocato di grido che ha una segretaria giovane, sempre allegra e che adora il Natale e quindi si veste di merda  con maglioni natalizi decorati con rennone rosse e fiocconi di neve. Questo lo scopriamo a pagina 2 ed io già tiravo giù bestemmioni in turcomanno perchè col cazzo che puoi fare la segretaria del legale famoso e presentarti vestita come alla “fiera della caldarrosta”. Devi essere in linea con l’immagine dello studio e dare l’impressione di serietà, affidabilità, successo. E lo dico con cognizione di causa, perchè, udite udite, sono una segretaria. Vi prego quindi di non tediarmi dicendo cose assurde tipo “forse nel tuo ufficio no ma in quello di mio zio/cugino/fratello/nonno e via dicendo perchè qui parliamo di un avvocato di quelli con i soldi non del “Cugino Vincenzo”*.

Al che mi fermo e mi chiedo…. non sarà mica un’autrice italiana?

Nonostante il dubbio atroce che si è insinuato nel mio cervello, procedo.

Poche pagine dopo scopriamo che Sarah è cicciottella. Cicciottella come non si sa. Curvy? Sovrappeso? Obesa? Magra ma fissata? E lo scopriamo perchè Ben riflette su quanto sarebbe tanto carina se perdesse qualche chilo. Perchè lui è abituato a degli standard di un certo livello quindi io, probabilmente, gli apparirei più una palletta che una femmina… cmq.

Non ci interessa poi più di tanto come fosse 3 mesi fa perchè ora lei è dimagrita, lui la vede e se ne innamora. [E faccio notare che le due cose sono collegate, viene il forte dubbio che se non fosse dimagrita lui non l’avrebbe cagata di pezza, quindi smettete di sgranocchiare i taralli mentre leggete altrimenti resterete sole e depresse.]

Cmq. lui si innamora alla prima occhiata.

SBAM!

Così, al 34% del libro. E io mi chiedo…. e il restante 66 che facciamo? Pizza e fichi?
Sì.
La faccio breve: lei cerca un finto fidanzato per andare al matrimonio della sorella perchè è stufa di essere la sfigata di turno, lui decide di accompagnarla sperando che “galeotto sia il Natale” e di riuscire a farla innamorare di lui, lei è di un’insicurezza cosmica che nemmeno le altre millemila insicure del romance moderno riescono ad eguagliare, lui se la vorrebbe fare ma siccome le aveva detto che non l’avrebbe toccata con un dito a meno che lei non lo volesse continua a chiederle “Mi permetti di toccarti?” e lei continua a dirgli di no. La CRETINA.
Quindi, in effetti, non si scopa fino all’85% del libro o giù di lì, poi lei si pente, lui si dichiara innamorato frascico esattamente come il giovanissimo Claudio Amendola nei gloriosi anni 80 faceva in commedie di dubbisimo gusto, entrambi sono disperati e finisce con una proposta di matrimonio e, si presuppone, del sesso che tanto cmq noi non vediamo.

Segnali che mi hanno fatto supporre che la scrittrice fosse una mia conterranea:

  • La mancanza di realismo nel campo professionale dei protagonisti. Avvocato di grido con segretaria + maglione con renna rossa = fantasy spinto
  • Personaggi secondari tagliati con l’accetta. Un esempio su tutti la sorella che è cattiva, vuota, antipatica, infantile e vi lascio qualche puntino di sospensione per aggiungere qualsiasi aggettivo negativo vi sembri adatto … … … … …
  • La quasi totale assenza di carnazza e verghe turgide in favore di un sentimentalismo che potremmo definire New Adult. Praticamente i due protagonisti si vorrebbero strappare i vestiti di dosso per 4 giorni ma, non so davvero come, riescono a resistere alla tentazione. Lei perchè è gravemente complessata e le consiglio un giro da un bravo specialista, lui perchè si è davvero innamorato quindi non la tocca senza previa approvazione in carta bollata.
  • Più in generale: personaggi intagliati nel legno, un puritanesimo che speravo di evitarmi con l’ambientazione british e non della profonda provincia americana, una totale mancanza di approfondimento psicologico sia dei personaggi principali (lui ha una sad sad sad story e tutto si risolve con una pacca sulla spalla), che di quelli secondari che sono o completamente scemi o fottutamente inutili come la nonna finto sorda.

Perplessità pratiche:

  • Quando sono soli lui le bacia sempre il collo o glielo lecca, sì…insomma….cerca di spingerla a saltargli addosso e, cito testualmente, “rimane con il volto sospeso a pochi centimetri dal collo”. Ok, ora proviamo ad immaginare la comodità di questa posizione e la sua fattibilità nelle varie situazioni. Sul divano seduti vicini oltre a sembrare un coglione è anche scomodo. In piedi vicini sembri solo un maniaco, abbracciati ci stà. Peccato succeda sempre quando sono seduti vicini sul divano. E vabbè….

Passando ai pregi, ne ha sicuramente uno incommensurabile: la brevità.
Il libro è corto, si lascia leggere, scorre senza grossi problemi ed è, onestamente, carino. CARINO. Non bello, non illuminante, non memorabile ma carino.
La scrittura non ha particolari guizzi ma non pecca nemmeno in grammatica, è tutto molto easy, molto inverosimile, molto fiaba natalizia alla quale manca giusto la battaglia  a palle di neve di Baloghiana memoria per fare bingo.

Il problema che ho con il romance moderno però resta.
Perchè sono quasi sempre storie al limite del verosimile, con protagonisti che sembrano senza tempo e senza storia? Perchè il bello e sempre bellissimo, intelligentissimo, innamoratissimo, privo di qualsiasi sfumatura e la donzella di turno e sempre poco bella (così crede lei), profondamente complessata e insicura e solo grazie alle di lui attenzioni riesce a recuperare quel minimo di fiducia in se stessa che le consente di dargliela?
Perchè dovresti accettare una proposta di matrimonio da uno con cui sei uscita una volta? Perchè? Perchè? Spiegatemelo… perchè?
Perchè ci sono sempre i personaggi cattivi crudeli senza spessore?

Ecco i miei dilemmi ancora, ahimè, senza soluzione.

Proporrei anche di etichettare i romance con colori diversi per segnalarne la profondità nei contenuti. Dal bianco al porpora andrebbe bene. Dove bianco sono quelli leggeri leggeri che non lasciano alcun segno e quelli porpora sono profondi e scavanti al punto di fare male. Almeno io saprei già in partenza cosa aspettarmi.

In questo caso potrebbe essere un azzurrino tenue, un libro da leggere il 26 dicembre, nel pomeriggio, sul divano con addosso un plaid, ai piedi calzettoni pesanti, una bella tazza di tè caldo, degli ottimi biscotti e nessuno in mezzo ai coglioni.

Voto generale: 5
Voto “pomeriggio post natalizio in solitudine”: 6

In poche parole

Una fiaba di Natale monocromatica. Un libro leggero leggero utile per disintossicarsi dalle abbuffate natalizie. Un romance contemporaneo che piacerà a quelli a cui piacciono i romance contemporanei. Io, purtroppo, non posso considerarmi una grande fan.

p.s: è altamente probabile che io compri anche il libro precedente, perchè si sa che non sono poi tanto normale.

p.p.s. Non ho ancora appurato se la scrittrice sia o meno autoctona. Ma propendo per questa ipotesi.

*cit.

Ed ecco un estratto del meraviglioso film “Amarsi un po’” con Claudio Amendola al massimo del suo fulgore.