Gli Amanti dello Scandalo – Robin Schone

Parlare liberamente di sesso, può essere ancora considerato indecente?
Apparentemente no. Siamo circondati dal sesso, da tette e culi (rigorosamente femminili), da battute più o meno grevi, da una patina di liberazione sessuale; tuttavia, quello che è accettato in forma goliardica, non è ben visto in contesto serio.
Affrontare una conversazione sulle preferenze sessuali, su sex toys o su come ci piace che ci tormentino i capezzoli è, ancora oggi, sconveniente.
“Sono cose private” mi viene costantemente ribadito, ma io ho il sospetto che questa gente non ne parli nemmeno tra le 4 mura, che non si senta libera di dire “Voglio che mi strizzi i capezzoli” nemmeno durante il legittimato sesso coniugale. Si, insomma, ho l’impressione che oggi, 2014, la situazione non sia poi così diversa da quella dell’Immaginaria Inghilterra ottocentesca nella quale è ambientato questo romanzo.

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La Trama: Sposata a quindici anni e vedova a quarantanove, la dolce e generosa Frances Hart ha conosciuto solo i doveri di moglie e di madre, mai le gioie di essere donna. L’avvocato James Whitcox, uomo duro e severo, pur frequentando un club che discute di sessuologia non ha mai provato la vera passione. Cedendo ai piaceri della carne quando ormai riteneva che non li avrebbe mai conosciuti, Frances si trova fra le braccia di un uomo più giovane che la scandalizza, ma che la guarda e la tocca come mai nessun altro aveva fatto. E insieme giungono a una condivisione così intima e profonda che entrambi dubitavano potesse esserci tra un uomo e una donna. Travolti da una passione che li brucerà e cambierà le loro vite per sempre, avranno però un prezzo da dover pagare…

Ed ora la parola alla giurata

Avrei potuto buttare il tutto sull’ironia spinta ma più andavo avanti con la lettura, più mi sono resa conto che la definizione di Romanzo Erotico era riduttiva ed ingannevole, quindi vi tocca subire una bella recensione a base di rivendicazioni di liberazione sessuale, che è altamente probabile troviate noiosamente patetiche, ma questo è quanto. Siete comunque liberi di skippare questa sbobba ed aspettare fiduciosamente la prossima.

Della Schone avevo letto “Il Grido del Desiderio” che mi era piaciuto alquanto perchè è un libro nel quale si affronta il tema della repressione sessuale, principalmente quella femminile. E non cominciate a dire che ora le donne sono libere di fare quello che vogliono perchè tutti sappiamo che non è poi così vero. In parte perchè socialmente la donna che fa sesso per godere e non per procreare/amare è considerata una zoccola ancora oggi, e secondo perchè anni ed anni di condizionamenti culturali ci spingono ancora oggi ad autolimitarci per il timore del giudizio degli altri e, ammettiamolo senza vergogna, persino di noi stesse. Alzi la mano chi non si sente un po’ zoccola/depravata quando fa qualcosa sessualmente lontano dalla morale comune.

Appunto.
E con zoccola/depravata intendo in senso negativo, non roba tipo “scopami sono la tua zoccola” che invece andrebbe benissimo

Gli Amanti dello Scandalo parla dell’affermazione di sé tramite la conoscenza della propria sessualità. Abbiamo a che fare con due cinquantenni che hanno vissuto l’esistenza seguendo fermamente i dettami sociali con l’unico risultato di trovarsi vedovi ed infelici. Un esempio?

Per gli uomini il sesso è solo un modo per procreare, un dovere che non prevede il piacere del partner e forse nemmeno il proprio. Il sesso è un’esigenza figlia di quella parte animale di noi che va tenuta a freno. Lo fai perchè ti devi sfogare. Punto e basta.
Per le donne il sesso è un pegno da pagare per poter essere madri che, ovviamente, deve essere l’unica aspirazione di una femmina di specie umana. Il seno è per allattare, l’utero una cavità per contenere i bambini e la vagina il mezzo per poter essere ingravidate. Punto e basta.
E’ seguendo questi dettami che i nostri eroi hanno vissuto.

Lo so che ora voi pensate che sia una roba vecchia, stantia e peraltro trita e ritrita, ma io leggendo queste pagine mi sono ritrovata a riflettere moltissimo sull’argomento. Noi donne del nuovo millennio, possiamo essere considerate represse? Secondo me sì. Fin da bambine, veniamo sottoposte a pressioni esterne che ci portano a considerare la sessualità come qualcosa da vivere ma sempre con cautela, pena la perdita della rispettabilità. E lo dice una cresciuta in una famiglia progressista e non certo repressiva, tuttavia per scrollarsi di dosso migliaia di anni di condizionamenti sociali, un’educazione non repressiva non basta. Resta dentro di noi, femmine moderne e indipendenti, quella paura di essere considerate delle zoccole. Poco importa se la scienza ci dice che anche le donne si eccitano con immagini pornografiche, che l’istinto sessuale è lo stesso degli uomini e che non c’è nulla di male nella masturbazione… anzi. Lo spettro del giudizio ci attanaglia, cercando di impedirci di vivere la sessualità con la naturalezza che invece meriterebbe.

Frances si rende conto di non essersi mai considerata una donna perchè è sempre stata una moglie prima, una madre e una nonna poi. Leggendolo, nelle mie orecchie riecheggiano le parole di alcune amiche/mamme quando si affrontano argomenti sessualmente espliciti. “Io ormai sono una madre”. Qual’è allora la differenza tra la Frances di metà ottocento e la trentenne del 2014? Nessuna, purtroppo. Ancora oggi una madre non è una donna libera, bensì una donna relegata ad interpretare un ruolo. Basti pensare che le donne/madri che tengono molto al loro aspetto e alla loro sessualità vengono considerate delle pessime madri; quante volte abbiamo sentito commenti del genere: “Guarda quella, ha due figli eppure pensa sempre a truccarsi e a farsi guardare dagli uomini”.
Come se nel farsi apprezzare dagli uomini ci fosse qualcosa di male. Perchè la consapevolezza sessuale di una donna dovrebbe arrestarsi con l’arrivo di un figlio? Perchè non dovremmo abbellirci per renderci più desiderabili e più sessualmente appetibili? Cosa c’è di male? Vorrei capire. Perchè se il tizio in metropolitana mi luma rispettosamente, a me fa piacere. Come mi fa piacere accorgermi che le tette fanno ancora il loro porco lavoro e attirano lo sguardo dei maschi di turno. Mi piace l’idea di essere sessualmente appetibile eppure, quando lo ammetto, vedo nello sguardo di chi mi ascolta l’ombra del giudizio negativo. Oggi, nel 2014.

Dovrei forse fingere di non essere lusingata dall’idea di essere piacente?
Sarei più rispettabile se dicessi che fare sesso con il mio compagno è un peso?
Darei un’immagine migliore di me se sostenessi che l’unico motivo per il quale esistono le tette è l’allattamento?
Probabilmente sì.

James ha passato la vita con una donna che non conosceva, che ha sempre riempito di soldi ma alla quale non ha dato nulla di se stesso. Se ne è reso conto quando è morta; quando guardandola dentro il feretro si è accorto che per lui era una completa estranea. Non l’ha mai vista nuda, non l’ha ma abbracciata, non l’ha mai toccata. Solo meccanicamente penetrata al fine di procreare.

Triste?
Moltissimo.

Il libro parte dalla ricerca della propria sessualità, che inevitabilmente porta ad una più profonda conoscenza di sé e ad una maggior predisposizione alla condivisione di sentimenti e di vita. Frances e James sono due bellissimi personaggi peraltro delineati con grande maestria. Che poi la Schone sia una di quelle scrittrici che non si vergogna a parlare con chiarezza è solo il valore aggiunto. Lei se deve dire sperma, non si preoccupa di farlo, se parla di organi sessuali, li chiama pene, uccello, vagina, vulva… sì, insomma… niente tizzoni ardenti o roba simile [Ha una spiccata passione per le prugne ma non è cosa fastidiosa]. Qui si parla esplicitamente di sesso, di sperimentazione, di masturbazione e di sex toys. Si parla di penetrazioni vaginali e anali, di capezzoli turgidi, di desiderio e passione, il tutto senza tabù e senza vergogna. Non si parla solo di sesso, sessualità, repressione e liberazione, si parla anche di amore. Di quell’amore nato in primis dal rispetto, dalla conoscenza, dalla volontà di dare al partner e non solo di prendere. L’amore tra James e Frances è estremamente toccante perchè arriva quando entrambi pensano che sia troppo tardi e li porta a rivedere tutto quello in cui hanno sempre creduto in funzione della scoperta di una parte di se stessi che mai avrebbero pensato potesse esistere.

La Schone ci dice che il sesso è parte integrante della vita. Viverlo con naturalezza, non vergognarsi di ammettere per prima cosa di voler provare piacere, dovrebbe essere la quotidianità, non l’eccezione. Ci dice anche che nella ricerca del piacere non c’è nulla di cui vergognarsi e che non c’è proprio nulla di male nel cercarlo da soli o fuori da vincoli legali.
Prima regola di Robin Schone: Non Giudicare.
Siamo tutti d’accordo che fare sesso con una persona che si ama o con la quale si è particolarmente coinvolti dia quel plus che rende tutto più coinvolgente, ma non possiamo essere così vigliacchi dal non ammettere che a far provare piacere è il sesso in quanto tale e dipende più dalla capacità di stimolare correttamente determinate parti del corpo al fine di mettere in moto una serie di reazioni chimiche che portano all’orgasmo, piuttosto che dall’amore che proviamo per la persona con cui lo stiamo facendo [altrimenti non si spiegherebbe perche il vibratore provochi orgasmi intensi, mica è un essere senziente!!].

Provare attrazione sessuale, desiderio, pulsioni particolari, avere fantasie più o meno spinte, cercare di realizzarle, di sperimentare, di osare; sono tutte cose estremamente naturali che sono state represse per anni [per quanto riguarda la questione femminile c’è dietro un discorso politico complesso che non è il caso di affrontare in questa sede]; onestamente  non possiamo ignorare che ancora oggi, noi donne emancipate e moderne, siamo vittime delle stesse costrizioni mentali che hanno reso Frances una donna estremamente infelice.

E questo mi fa incazzare da morire.
Non sopporto che ci sia un condizionamento così radicato in noi da sopravvivere ad anni di battaglie per l’emancipazione. Mi irrito con me stessa quando mi imbarazzo nel parlare con il mio compagno di determinati argomenti (pur essendo una di quelle donne considerata sfacciata dal 99% delle persone che conosce, solo perchè non si vergogna ad ammettere di adorare sex toys e completini erotici per giochi di ruolo); mi irrito perchè è un imbarazzo senza senso, che non fa altro che allontanare da me quell’emancipazione mentale che cerco di raggiungere da una vita.

E sapete cosa mi fa imbestialire più di tutto?
Che ad emettere i giudizi peggiori, e ad avvallare i condizionamenti culturali siano soprattutto le donne, quelle donne che si sottomettono felici all’idea maschilista di una donna pudica, votata alla santità e alla maternità, perennemente controllata e adoratrice della missionaria; donne che non provano ad uscire dagli schemi, che impersonano il ruolo di madre, moglie, figlia perfetta, senza mai domandarsi davvero se preferirebbero essere considerate [anche sessualmente parlando], in modo diverso. Donne che si impongono di corripondere all’immagine della donna rispettabile, che si arrendono a non masturbarsi mai perchè è sconveniente; mi infastidisce pensare che non sappiano come preferiscono che gli si succhino i capezzoli, che si rifiutano di parlare con altre donne della loro sessualità, che si fingano scandalizzate dall’amica che ha una vita sessuale libera solo perchè in fondo temono di dover ammettere con se stesse che la vita può anche essere qualcos’altro.

Oltre alla crudezza di immagini e descrizioni, questo libro gronda amore,  rispetto, molta tristezza per quello che si è irrimediabilmente perso e gioia pura nello scoprire che non è mai troppo tardi per prendere in mano le redini della propria vita e lottare per cercare la felicità e l’affermazione del proprio io. Se vi sconvolge l’apprendere che l’affermazione di se stessi passa anche dall’esplorazione della sessualità e dalla ricerca del piacere, mi dispiace molto per le vostre vite scandite da rispettabilità e convenzioni.

E prima che partano le critiche, a parlare è una donna normalissima che vuole dei figli, che convive, lavora, si prende cura della casa, non ha scopazzato a destra e  a manca quand’era più giovane (purtroppo); una tizia che fino a qualche anno fa si imbarazzava per tutto e che un giorno ha finalmente capito che godere della sessualità liberamente le avrebbe offerto una libertà mentale impagabile e che si è sforzata di superare tabù e condizionamenti conscia del fatto che le peggiori gabbie sono quelle che ci costruiamo da soli.

In poche parole

Un libro apparentemente innocuo, che ha scatenato la bestia che vive nella mia mente.

Poschina

Poschina

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La Dimora Degli Incontri Proibiti – Madelynne Ellis

Oggi sono un po’ spenta. Colpa della cervicale? Colpa dei pensieri negativi? Colpa del sesso? Chi lo sa. Non è certamente colpa di questo libro, che mi ha intrigata e avviluppata nella sua ragnatela di passioni.

Ve lo dico subito, qui si parla di amore M/M + M/F + M/M/F. Quindi se siete tra quelli che si scandalizzano alla sola idea di vedere due uomini che si baciano, questo libro non fa per voi, ma non fa per voi nel senso che poi mi tocca leggere recensioni cattivissime e pregiudizievoli su un libro che è più romantico della maggior parte dei libri che voi, persone che si scandalizzano, considerate romantici.

Si, oggi sono anche piuttosto confusa.

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La Trama: Nel regno della passione non esistono gentiluomini Lord Robert Darleston è così bello, di una bellezza animale, che piegherebbe con il suo irresistibile fascino la resistenza di qualunque donna. E non solo… Imprigionato in un matrimonio di convenienza con una donna acida e meschina, in realtà Robert è l’ex amante di Lyle Langley, e ora, rifugiatosi nella campagna inglese per sfuggire alle angherie della moglie, può finalmente ricongiungersi con il suo amore. Solo un ostacolo si frappone alla loro felicità: Emma, la giovane sposa di Lyle, di cui Robert subisce il fascino e che non vorrebbe ferire per alcuna ragione al mondo. Quando però Lyle gli rivela che la donna aborre il contatto fisico, tanto da non essere mai riusciti a consumare il matrimonio, Robert ha un’idea: far conoscere a Emma il piacere e instaurare una bollente relazione a tre.

Ed ora la parola alla giurata

Recriminazione uno: sabato sono stata accusata velatamente da un membro della mia famiglia (anzi, una membra) di scrivere cose imbarazzanti. Si riferiva alla medicina “vergate nella vagina”. Poi indagando ho scoperto che nemmeno aveva letto il post, ma solo il termine vergate era sufficiente ad imbarazzarla. Se non fossi una signora mi verrebbe da dire che avrebbe bisogno di una dose massiccia della suddetta medicina. Non vedo infatti perchè imbarazzarsi alla veneranda età di quasi quarant’anni per una prtica che si pratica abbondantemente, o quantomeno si spera (il gioco di parole è involontario ma efficace). E poi basta, oggi sono stufa e cattiva. Il sesso è bello, fa bene, migliora l’umore, la grana della pelle, rilassa e libera la mente. Fatevene una ragione.

Finite le recriminazioni inutili ma necessarie, passiamo a noi.

Il matrimonio tra Emma e Lyle nasce dal bisogno. Lui deve trovare una moglie per coprire la sua natura omosessuale, lei devo trovare un marito che non abbia alcun interesse sessuale nei suoi confronti in quanto detesta essere toccata, da chiunque in qualunque contesto. Tutto funziona a meraviglia fino a quando, una sera, nelle loro vite non irrompe Robert Darleston.

Per la prima volta nella sua vita, Emma desidera un uomo. E dal modo in cui la guarda, è evidente che anche lui la desideri. C’è un solo, piccolo problema. Quando Lyle e Robert si incontrano, è chiaro che tra di loro c’è qualcosa e quel qualcosa è un amore contrastato e tormentato, finito anni prima per volere delle rispettive famiglie e come tutto ciò che viene negato, frustrato e procrastinato, ora non vede l’ora di fiorire, di esplodere, di sfogarsi.

Quello che Emma non sa è che se Lyle è omosessuale, Robert è bisessuale ed è ferocemente attratto da lei, dalla sua capacità di escludersi dal mondo e dal contatto umano, è attratto dalla sua femminilità, dal suo rifiuto fisico che è in netto contrasto con i segni che il suo corpo manda ogni volta che le si avvicina.

Comincia un gioco della seduzione lento, suadente, tenero e passionale. Emma si scopre attratta dal rapporto che i due uomini intrattengono, vuole guardare, godere come loro, partecipare, anche solo passivamente, alla loro passione e al loro amore. Ma questo a Robert non basta, lui vuole possederla, amarla, farla godere. Vuole scoprire cosa la blocca, perchè rifiuta ogni contatto fisico, vuole liberarla da se stessa per poterla amare completamente.

Non vi racconto i dettagli perchè vi togliere il gusto della lettura. E sarebbe un delitto perchè il libro è scritto bene, non è mai banale, non è mai stupido.

La passione trascende il genere, se ne fotte delle convenzioni sociali, è libera.

I rapporti tra Lyle e Robert sono descritti senza lasciare troppo all’immaginazione, questo però non riduce l’atto in sè ad una descrizione anatomica priva di ogni significato, tutt’altro. Leggere dei loro amplessi è coinvolgente ed eccitante. Baci appassionati, sospiri, membri turgidi, pnetrazioni anali, fellatio. C’è tutto. E ce n’è anche tanto.
Intorno alle passioni, alla purezza del sentimento e perchè no, alla pruriginosità di spiare dal buco della serratura un menage a trois, pur particolare e tenero che sia, c’è la Società. Ci sono le convenzioni, c’è la violenza di chi pensa di esssere schierato dalla parte giusta.

E mentre scrivo mi chiedo se tutta questa dietrologia a sfondo “critica sociale” l’ho vista solo io. Perchè è così che ho vissuto la lettura, come un metodo per intrattenere, certamente, ma anche per porci di fronte ad una storia d’amore, di passione e di accettazione di sè, che ci porta inevitabilmente a riflettere sul diritto inviolabile di vivere secondo la propria natura, che sia questa etero, omosessuale, bisessuale, o quant’altro.

Siamo tutti vittime di continue e inesorabili schematizzazioni. A partire dal classicone “Puttana/Suora” al più moderno “Etero/Gay” e questo solo per parlare della sessualità e anche banalizzando pesantemente. In questi giorni non posso fare a meno di riflettere sul rapporto tra società e sesso e su come l’opinione comune tenti ancora oggi di etichettarci in base a come ci poniamo nei confronti della sessualità.

Sono una donna a cui piace fare sesso, tanto sesso, in modo variegato e divertente. Mi piace anche farlo in modo rude, di tanto in tanto. Leggo volentieri libri erotici dai quali traggo spunto per la ginnastica da camera, sono affascinata dal mondo BDSM anche se non lo pratico [legarsi o legarsi al letto non conta, lo facciamo tutti, parlo di quello serio], se capito su un porno lo guardo. A volte mi eccito, altre no. Se leggo libri in cui c’è sesso omosessuale trovo le scene descritte conivolgenti tanto quanto quelle etero, non trovo il corpo maschile nudo scandaloso,  prendo il sole in topless e considero la prostituzione morale alla stregua di quella fisica.

Questo cosa fa di me?

Tutte queste riflessioni vengono fuori perchè i personaggi di questo libro si pongono una serie di quesiti morali di un certo peso, inducendo il lettore a interiorizzare le domande per darsi delle risposte. L’amore che lega i 3 protagonisti è complesso, difficile, scandaloso, coinvolgente, romantico.
Estremamente romantico.
Quando Lyle e Robert si incontrano dopo anni di lontananza, c’è tutta l’insicurezza del tempo passato, le ferite ancora aperte, i muri eretti per difenderi e per sopravvivere. E che dire di Emma e dei suoi meccanismi di difesa? Chi di noi non ne ha? Io ne ho talmente tanti che a stento mi ricordo com’ero prima di costruirli. E che dire di come Robert riesce ad aprirli tutti fino ad arrivare all’essenza di questa donna?

C’è un lieto fine?
Sì.
Romantico, erotico, originale.
Un lieto fine che non mi ha fatto storcere il naso, sbuffare, alzare gli occhi al cielo, digrignare i denti.
Praticamente un miracolo.

Mentre ero persa nella lettura pensavo che tutti noi avremmo bisogno di un Robert nella nostra vita. E non solo perchè è un manzo da accoppiamento di notevole interesse. Avremmo bisogno di qualcuno che sappia capire al volo di cosa abbiamo bisogno e si danni l’anima per permetterci di averlo. Qualcuno che si prenda l’onere di scardinare la gabbia nella quale ci hanno infilato a forza o nella quali ci siamo infilati per sopravvivere. Qualcuno che ci insegni ad essere liberi.

Non sessualmente, non fisicamente ma mentalmente.

E dio solo sa quanto è difficile liberarsi della gabbia, spiegare le ali e volare via.

In poche parole

Se i confini imposti dalle definizioni vi stanno stretti, questo è il libro che fa per voi.

Poschina