Scacco Matto Vostra Grazia – Rebecca Quasi

Se prendete il dizionario Treccani e cercate la parola “Autoconservazione”, troverete questa definizione: “Tendenza istintuale a conservare sé stessi e la propria integrità. Nelle melanconie depressive tale istinto si attenua, facilitando comportamenti suicidi”.

I casi sono due, o mi manca completamente il suddetto istinto, oppure  sono melanconicamente depressa senza averne piena coscienza, perchè dopo questa recensione la fandom estremista della Quasi vorrà, molto probabilmente, lapidarmi in pubblica piazza. Come minimo mi accuserà di incapacità critica, turpiloquio, scarsa intelligenza, incapacità generale (che sia di sintassi, comprensione del testo, tirare la sfoglia per le lasagne o fare la meringa perfetta), invidia; più o meno come quando non ho recensito con toni entusiastici “La Governante”, con l’aggravante che in quel caso sono stata accusata di non capire un cazzo nemmeno di cosa significa romance storico. E questo non è vero. Su tutto il resto c’è un fondi di verità e sul fatto che abbia ancora qualche problemino con le meringhe invece hanno proprio ragione. Mi allenerò.

La Trama: Percival Webster, duca di Clarendon, è determinato a chiedere in moglie la compita lady Albertina, pertanto si reca nella tenuta della sorella per comunicarle la notizia. Durante questa visita, scopre che Emma, figlia del cognato e sua temibile avversaria negli scacchi, non è più la ragazzina impertinente che gli estorceva lezioni, ma una giovane donna in procinto di recarsi a Bath per trovare un marito che ovvii alla sua incresciosa condizione di figlia illegittima.
Introdotta in società, la fanciulla attira l’attenzione di un conte dalla reputazione poco raccomandabile, il che porta Percival a dover fare i conti con i propri principi più radicati, un sentimento stordente e un’attrazione tanto potente quanto inaspettata.

Ed ora la parola alla giurata – Spoiler, recriminazioni, sassoloni tolti dalle scarpe, probabili incongruenze e anche un po’ di noia, perchè temo che la mia ben nota logorrea oggi sia fuori controllo.

Più o meno a maggio (credo), sul profilo FB di Rebecca Quasi è uscito questo disclaimer:

“In questi giorni ho riletto tutta la storia di Emma e Percy. Ne emerge un romanzo a base di seghe mentali maschili (il che permetterà a Thomas Dri di inserirlo tra i fantasy o nei libri di fantascienza).
Ne SCONSIGLIO pertanto la lettura a chi:
1. Cerca maschi alfa
2. E’ allergico alle seghe mentali maschili
2.1. …scritte da una donna (pura ipotesi dunque).
3. Nei romanzi storici pretende realismo estremo (i miei personaggi si lavano, sono profumati, sono alti, sono belli… ovvero cose che nel vero 800 non esistevano).
Ai restati 5 lettori do appuntamento nel cuore dell’estate”.

Ora voi direte…saranno pure cazzi suoi quello che scrive sulla sua pagina, di un suo libro; a te che te frega?

Mi frega.
Perchè se il significato dell’avviso era “Non mi rompete il cazzo per quello che ho scritto perchè il libro è mio e me lo gestisco io, se non ti piacciono queste cose non lo leggere”, mi ruga perchè tu pubblichi un libro e la gente lo compra mille morivi diversi, il primo dei quali è leggerlo, farlo suo e crearsi un’opinione personale e tra le diecimila persone che lo acquistano potranno anche esserci quelle 10 che ci trovano dentro dei difetti, non riescono ad entrare in sintonia con i personaggi o lo detestano categoricamente per qualsiasi motivo ritengano valido. Ma il secondo motivo, decisamente fondamentale è che spetta a te autore avvincermi e farmi piacere anche quello che, sulla carta, non mi piace. Sta a te creare personaggi che funzionino (non  necessariamente che piacciano), che siano inseriti in una storia credibile e coerente a livello narrativo.

Oltretutto io recensisco e con una premessa simile qualsiasi cosa scriva, da ora in poi, mi farà sembrare o una stronza o una che vuole rompere il cazzo a tutti i costi. Perchè mi verrà immediatamente replicato “Beh, di cosa ti lamenti? Lo sapevi ancora prima di comprarlo che sarebbe stato così! L’autrice ti aveva avvertita, avresti potuto non leggerlo”.

Questo disclaimer, mi è quindi sembrato un mettere le mani avanti in vista di probabili future critiche, e lo trovo un atteggiamento molto strano in un’autrice che è sempre stata molto obiettiva e matura nel gestire eventuali pareri negativi.

Peggio mi sento se penso che la maggior parte dei lettori non avrebbe minimamente notato che il romanzo non è realistico al 100%, non si sarebbe resa conto che è un libro sulle seghe mentali di un trentenne con grossi problemi e che tutti i maschi (o quasi) ci fanno una figura barbina, se l’autrice stessa non glielo avesse detto. E questo non si fa. Lascia che sia il tuo pubblico a giudicare, senza mettergli alcuna pulce nell’orecchio se non per incuriosirlo, stuzzicarlo, coinvolgerlo.

Poi ci sono io, quella che legge “Ne SCONSIGLIO pertanto la lettura a chi” e corrispondendo perfettamente alla descrizione, quasi fosse un abito sartoriale su misura, non può esimersi dal leggerlo con l’aggravante di essere stata avvisata per tempo di tutto ciò che le avrebbe dato davvero fastidio e permettendole in questo modo di farci doppiamente caso.

Ma veniamo a noi.

Il libro è quasi interamente incentrato sulla figura di Percy, un uomo (ricordiamoci che siamo nell’800 ed un trentenne dell’epoca era più che uomo, visto che a 40 erano considerati anzianotti) con dei grossi problemi. Anzi, un uomo con problemi di dimensioni galattiche. Egli è compassato fino all’inverosimile, ossessionato dalla formalità, ed oltretutto ha il mestruo….anzi, è perennemente in premestruo. Che è peggio.

Egli infatti si crogiola di sega mentale in sega mentale per tutte le 496 pagine (mica bruscolini) e cerca, invano, di mettere a riposo il suo uccello perennemente sull’attenti per la sua parente bastarda: Emma.

Emma oltre ad essere intelligentissima, che manco Leonardo Da Vinci dei tempi migliori, è anche ricca, libera, giovane e bellissima. Con l’unico, piccolo, insignificante neo di essere una figlia illegittima. E fin qui, ok. Alla fine i romance sono un coacervo di gran fighe e gran fighi superintelligenti, con cazzi grossi (su Percy non è dato sapere) che passano il tempo a battibeccare prima e a copulare selvaggiamente poi.

E voi a questo punto direte “Quindi? Dov’è il problema?”

Il problema è che nel libro manca tutto il resto. Anzi no, mi correggo, il problema è che oltre ad essere un segaiolo mentale che nemmeno io a 15 anni dopo aver letto “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, oltre ad essere lungo e per certi versi ripetitivo, il personaggio di Percy (sul quale io contavo tanterrimo) è infantile e tonto. Si fa manipolare da pagina 2 a pagina 496 da una Emma che mi ha ricordato quelle insostenibili rappresentanti del mio sesso che forzano costantemente la mano al loro compagno per ottenere quello che vogliono, che sia il matrimonio in chiesa, un figlio, un cane, il secondo figlio, il terzo figlio, l’anello con diamante ad ogni cazzo di occasione…e chi più ne ha più ne metta.

E siccome io sono sì femminista ma non sessista, non penso che gli uomini si meritino di essere sempre e costantemente manipolati. Ok, lei ha capito che sono anime affini e bla….bla….bla… Ma non rompere il cazzo.
Che poi fa quella scaltra, bara su tutti i fronti…perchè è lei che continua a strusciarglisi contro e ad usare OGNI mezzo per farsi ravanare, e quando la zia (personaggio meraviglioso) le dice “Minchia che palle ancora lì a non scopare? Mettiti un baby doll e saltagli nel letto” lei arrossisce come la più puritana delle vergini. E NON lo fa. Fa quella che se la prende (anche giustamente) ma guai ad affrontare l’argomento.

Ma io dico?

Lui diventa di marmo ogni volta che ti vede. Fagli una pompa e finiamola lì. Libro accorciato di un centinaio di pagine (e quindi di un miliardo di seghe mentali), un paio di scene di sesso, qualche battibecco, un saluto alla zia ed epilogone con 15 figli in 10 anni, tutti zuccherosamente felici e contenti (voi) e ciaone a tutti che si parte per le ferie.

Come se non bastasse una Emma che passa dalla verginità molesta alla zoccolaggine esperta ogni volta che lui la sfiora, vogliamo parlare degli altri uomini presenti nel libro? O sono delle bestie, o degli sfigati. L’amante della pesca ovviamente non ha scampo e Osborne o Osbourne…cmq il tizio porco, maniaco e via dicendo, è una bestia della peggior specie e i suoi amici anche.

Lo so, lo so che è stato creato ad arte per sottolineare come all’epoca contasse più la linea di sangue della bontà d’animo. Non sono scema. Ho trovato tutto un po’ troppo, tutto il ton che le sparla dietro, tutti i maschi che la trattano da zoccola…. ci sta. Ma era necessario arrivare ad un quasi stupro? Che poi avviene dietro l’angolo ma non se ne accorge nessuno e questo sarebbe anche il meno se non fosse che lei, quella MOLTO sveglia, si allontana dal gruppo con il pazzo del villaggio e per poco non ci lascia la pelle? Ma non avevi detto 3 righe prima “Di lui non mi fido, non sono scema, non mi metterei MAI nella condizione di farmi compromettere?”.

Non so….che poi queste sono inezie, piccolaggini, pedanterie inutili.

Quello che a mio parere non permette al libro di decollare come avrebbe meritato sono proprio i personaggi principali.

Esempio: La sofferenza di Emma nel rendersi pienamente conto di cosa significa essere una bastarda, viene solo accennata ma non approfondita, si avverte ma non viene sviscerata, resta sospesa come in un limbo e ci viene raccontata da Percy, quindi soffocata dalle immancabili seghe mentali. Se si fosse dato più spazio all’interiorità di questa ragazza, che sulla carta è un personaggio della madonna, il libro avrebbe acquistato forza e anche la storia d’AMMMOOOOOREEEE ne avrebbe guadagnato in profondità.
Purtroppo invece a volte Emma risulta solo capricciosa e musona, e anche un po’ palla al cazzo per come pressa, pressa, pressa.

Ma va peggio a Percy, il quale purtroppo alla fin della fiera sembra solo un riccone che non saprebbe scegliersi da solo nemmeno il fazzoletto da collo, che passa il suo tempo in una scatola di piombo (nella quale si è ficcato da solo) e che non riesce ad imporsi con Emma su nulla, dimostrandosi fino all’ultima riga del libro, un gioppino fatto e finito.

E a me, sono risuonate nelle orecchie queste perle di saggezza:

“Servi della gleba in una stanza, anestetizzati da una stronza, come dei simbolici Big Jim, Schiacci il tasto ed esce lo sfaccimm . . .

. . . Servi della gleba planetaria, schiavi della ghiandola mammaria, come dei simbolici Big Jimme, Schiacci il tasto ed esce lo sfaccimme”.

E non è una questione di Maschialphismo (questo l’ho coniato or ora e già mi piace) ma proprio di costruzione del personaggio. Per colpa del movimento #meetoo purtroppo il maschio alpha non è più di moda e pare brutto usarlo, ma tra il maschio alpha e il maschio noioso ci sono altre decine di sottospecie che si potevano utilizzare… basti pensare al Fitz di “Una paziente conquista” della Thomas….che non è certo un maschio Alpha, che ha i suoi problemini anche lui, ma che resta un personaggio maschile sfaccettato ed interessante.

Ecco, Percy è monodimensionale. Purtroppo.

Ah….stavo dimenticando il momento “Settimana Enigmistica” e sappiate che Il Quesito della Susy ci fa un baffo.

Percy passa 490 pagine a ripeterci che non vuole figli. Ve lo scrivo a parole che fa più effetto QUATTROCENTONOVANTA/00.  A pagina 491, nell’epilogone, scopriamo che ne ha avuti 2 in nemmeno 5 anni. Ora, calcolando che per i primi mesi non hanno copulato, che poi lui ha speso del tempo sborrando fuori, che i bambini sono nati a termine, che la prima ha 4 anni e che ci vogliono 9 mesi perchè dal concepimento si arrivi allo scofanamento…..quanto tempo ci ha messo Emma per manipolarlo e farsi mettere incinta?

Ecco, bravi… 2 giorni a dir tanto.

Ed io uno di trent’anni che si fa rigirare sul dito da una diciottenne non lo vorrei nemmeno tatuato, figurarsi se potrei usarlo per alimentare le mie fantasie perverse.

E allora? Come lo valutiamo questo libro?
Con un sei e mezzo.
Si salva principalmente perchè la storia è ben costruita, perchè è scritto bene e si vede dal lessico scelto che è stato speso del tempo per fare le cose con cognizione di causa. Tuttavia non è un libro che consiglierei, resto dell’idea che al momento il libro storico migliore della Quasi sia Dita come farfalle. Ci sono delle parti molto riuscite, come quella iniziale nella quale Percy si accorge che Emma è diventata una donna e non è più una bimba, tutte le volte che compare la zia il mio cuore ha esultato, il capitolo relativo al matrimonio è ben orchestrato e i figli di Caroline e James sono tutti molto simpatici. Ma manca un bilanciamento adeguato nell’approfondimento psicologico dei personaggi principali.

Non è un coito interrotto, non è Lammerda che piace….mi sa che dovrò inventarmi una categoria tutta sua.

Facciamo “Schiavi della Vulva ma soffrendo” e non ci pensiamo più.

In poche parole

Quando vorresti accaparrare più pubblico amando ciò che la gente ama e piacendo alla gente che piace ma fallisci miseramente ogni cazzo di volta.

Poschina

Dita come farfalle – Rebecca Quasi

Non avevo mai letto nulla di Rebecca Quasi.
Non so perchè, ne parlano tutti bene…anzi, benissimo.
Ma io sono così, i libri mi devono chiamare e alla fine….dopo molto tempo e diversi tentennamenti, questo libro mi ha chiamata ed io ho risposto.

La Trama: Per Lady Caroline Webster, figlia del duca di Clarendon, è naturale sposare per convenienza James Cavendish, duca di Rothsay. E non trova nulla di anormale nemmeno nell’essere del tutto ignorata da lui dopo le nozze. Del resto, unico scopo della loro unione è il mantenimento del casato e il concepimento di un erede, obiettivo che richiede sporadica e taciturna applicazione.
Il tranquillo menage precipita quando, in seguito a un aborto spontaneo, Caroline scopre che suo marito non è l’uomo freddo e posato che si è sforzato di apparire.

Ed ora la parola alla giurata _ SPOILER

Se c’è una cosa che invidio in modo assurdo è la capacità di alcuni autori di avere una scrittura delicata come una piuma. Quelle parole che scorrono soavi una dopo l’altra e che ti fanno pensare che potresti andare avanti a leggere all’infinito. Rebecca Quasi, quantomeno in Dita come farfalle, esercita questo dono in modo esemplare.

E io, in questa leggiadria, ci ho sguazzato alla grande e me la sono goduta virgola dopo virgola. Soprattutto perchè nonostante i toni morbidi ed i colori pastello il libro è di una brutalità disarmante. Dimenticatevi duchi e duchesse che avete letto fino ad ora in queste pagine, scordatevi di trovare quel “ton” sfarzoso e brillante che accompagna balli e cavalcate in riva alla Serpentine, cancellate dalla vostra mente libertini e dissoluti eredi pronti a rinunciare a tutto per una donzella apparentemente docile che in realtà è una manager d’azienda moderna sotto mentite spoglie.

Qui siamo di fronte ad una spietata rappresentazione di quello che erano i rapporti di coppia nell’Inghilterra ottocentesca, Caroline e James si sposano per convenienza, si sposano senza avere alcuna aspettativa da questa unione se non il generare un erede entro tempi brevi. Si sposano senza affetto, senza amore e senza rispetto. Si sposano perchè va fatto e il rispetto delle regole è tutto.

Dal momento della fatidica proposta in poi il libro è pervaso da una sottile e penetrante tristezza che sarebbe in grado di far commuovere una roccia ed è  inutile dirvi che io, afflitta ormai dal gene della commozione spontanea, ho versato qualche timida lacrima. La prima parte della storia si concentra sulla solitudine di una donna che si rende conto di essere completamente indifferente al marito. Sulla lenta ma inesorabile consapevolezza di non valere nulla, di non essere nulla se non un bell’oggetto comprato per decorare ma che non si merita nemmeno l’attenzione di uno sguardo. Da brava futura duchessa, Caroline è tutta compostezza e decoro, impeccabile, altera, posata, controllata, ingabbiata, sola. Ma non sola perchè vuole esserlo, bensì perchè viene costantemente abbandonata.

E questa solitudine, questo abbandono, questa inesorabile tristezza, noi lettori li sentiamo tutti e li viviamo insieme a questa giovane donna alla quale non è mai stato permesso di essere se stessa. Mai. Anzi, alla quale è stato proibito qualsiasi anelito di personalità, tutto deve essere funzionale al ruolo, non devi aspettarti gioia, complicità, amore ma solo doveri, doveri, doveri.

Qualcosa però, ad un certo punto, si incrina e la vera Caroline non riesce più a nascondersi e sboccia dimostrandosi ben poco malleabile, piuttosto risoluta e decisamente cocciuta. Complici di questo cambiamento repentino (ma non eccessivamente, le avvisaglie di questa esplosione vengono seminate per tutto il libro, a partire da piccoli gesti e delicate provocazioni) un aborto spontaneo e la scoperta della doppia vita del marito, che lei credeva un pezzo di ghiaccio incapace di provare sentimenti e che invece scopre essere tutto emozioni e passione.

Il rapporto tra Caroline e James da freddo e asettico si trasforma in un percorso di conoscenza, non sempre facile, non privo di dolore ma che passo dopo passo li porta, nonostante fossero stati educati a reprimere il proprio io, ad uscire allo scoperto con risultati sorprendenti; un inno al seguire se stessi e ad aprirsi al mondo indipendentemente dalle sue regole, anzi…..proprio infrangendole e piegandole al proprio volere.

Ma veniamo ai tasti dolenti…oddio…
Al tasto dolente, che poi non è poi così dolente e non è nemmeno un tasto tanto grosso….facciamo un tastino.
Caroline è quasi priva di difetti: compassionevole, decisa, arguta, forte, bella, sensuale, appassionata, intelligente e chi più ne ha più ne metta. Mi duole ammettere che forse è un pochino troppo. Cocciuta ma in senso positivo, risoluta ma sempre a fin di bene, arpia ma con classe… e che cazzo…solo io sono piena di difetti di vario genere? Uffa.

Ma fossero questi i problemi.
Fossero queste inezie a farmi sbroccare…. no. Non ho sbroccato. Anzi. Mi è proprio piaciuto.
E, mi duole ammetterlo, ho letto forse il più bell’epilogo di sempre.

Tutte voi….e sottolineo tutte, sapete quanto io detesti gli epiloghi e l’interminabile elenco di figli, nipoti, gioie e gaudi vari che hanno riempito la vita dei due stucchevoli sposini….quindi quando arrivata a fine libro ho visto l’epilogo mi sono fatta la Corsica nelle mutande. Già mi preparavo all’ansia generata da puccismi vari, fiorellini rosa, cuoricini rossi e miele grondante dalle pagine ed invece no.

C’è Aaaaaaaaammooooooreeeeeee…. ovviamente eterno e con la A e le altre lettere tutte rigorosamente maiuscole ma c’è anche ironia, c’è l’accenno ad una possibile nuova storia che avrebbe tutte le carte in regola per diventare la mia preferita di sempre e c’è il rammarico che il libro sia finito e il dover lasciare dei personaggi che ti sono rimasti nel cuore.

Per quanto mi riguarda questo libro è promosso e con voti alti. Mi piacerebbe davvero leggere della piccola Emma e del rigido Marchese….chissà, forse….in futuro….magari…..

In poche parole

Avete presente quella pioggerellina impalpabile che sembra non esserci nemmeno e alla fine ti trovi bagnata fradicia? Questo libro è così, comincia in sordina, delicato e fragile e alla fine ti ritrovi pervasa da emozioni ingovernabili che trascendono ogni tuo controllo.

Poschina