Accordo a Sorpresa – Lynne Graham

E’ il primo giugno 2011, sono le 19.20, più o meno, e la giovane donna carica di aspettative, entusiasmo e progetti che avete conosciuto nel corso delle “recensioni dei ricordi”, sta morendo.
Lei ancora non lo sa, ma quando si sveglierà la mattina dopo, di corsa perchè deve indossare uno splendido abito, truccarsi, imparruccarsi e presentarsi ad un matrimonio, avrà perso completamente la bussola. Si sentirà frastornata, confusa e diversa.
Per la prima volta si troverà costretta ad indossare una maschera di tranquillità e normalità; sorriderà e si mostrerà perfettamente a suo agio per tutto il giorno.
Ora di sera, la trasformazione sarà quasi completata e venerdì 3 Giugno 2011, quando verrà svegliata dal cucciolo di beagle desideroso di giocare, allo specchio vedrà la mia immagine.
E nonostante la mia immagine non le piaccia, è con me che da quel momento dovrà scendere a compromessi, ed io non sono facile.
Io non sono malleabile.
Io sono la sua antitesi.
Ma, cosa più importante ai fini di questo blog, io leggo Harmony.

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La Trama: Cresciuto nei bassifondi di Atene, Sergios Demonides pensava che la vita non potesse riservargli alcuna sorpresa, almeno fino al giorno in cui Beatriz Blake non irrompe nel suo ufficio proponendogli un matrimonio di convenienza! Orgogliosa e indipendente, Bea è lontana anni luce dal tipo di donna che solitamente scalda le lenzuola del ricco Sergios. Lui però non ha bisogno di un ulteriore, inutile trofeo, quello che cerca adesso è ben altro. Così i due stringono un patto conveniente per entrambi: quanto conveniente però non lo immaginano nemmeno loro.

Ed ora la parola alla giurata

Gli Harmony ambientati in Grecia sono i miei preferiti. Vanno a braccetto con quelli sul tema capo/segretaria, ma nel secondo caso è una deformazione professionale e non è il caso di soffermarsi su un argomento trito e ritrito.
Quelli greci invece animano le fantasie che coltivavo nel Settembre 2010, quando stravaccata in una caletta di Koufonissi mi dedicavo al mio passatempo preferito: osservare il nudista francese decisamente dotato con il quale dividevo lo spazio angusto della spiaggetta. Ovviamente nulla era casuale. Mi alzavo alle 5 per accaparrarmi il posto. Non si dica che sono una incapace di sacrificarsi per la causa.

Già mi vedo, sposata ad un bellissimo greco (io me lo immagino tipo David Gandy, perfettamente conscia che un uomo greco di questo genere non esiste, anche perchè in due settimane in giro per le isole l’unica cosa degna di nota è stato proprio il pene del francese. I greci non hanno MAI attirato la mia attenzione), incinta al 5° mese, mentre passeggio tranquilla sulla mia isola. Certo, perchè negli Harmony ambientati in Grecia, il maschio di turno regala sempre un’isola alla sua donna. Mica cazzi !!!!

Dovete sapere che, in 999 Harmony su 1000, la donzella (ovviamente vergine) rimane incinta alla prima, del tutto casuale e in primis indesiderata, botta. Uno degli esempi più assurdi che porto a sostegno di questa tesi è quello di una tizia che fa la cameriera, viene assegnata all’ospite più importante del mondo che è un Principe di un paese sconosciuto, che noi chiameremo per praticità Stocazzilandia, il quale non resiste alla sua bellezza/avvenenza/purezza e la fa sua sul tavolo del rinfresco.
Qui si aprono i due classiconi dei classiconi:

1 – Lei per rassicurarlo gli dice “Tranquillo, non sono nei giorni giusti”. E questo, amiche, significa tassativamente una cosa: INCINTA SUBITO !!!!!!  Con i punti esclamativi a sottolinearne l’imperatività. Questo espediente serve a dimostrarci un paio di cose: la donna media degli Harmony è completamente cretina perchè non conosce nemmeno l’ABC della sua sessualità; la donna media degli Harmony è completamente cretina perchè si fa sverginare dal primo idiota che passa senza preoccuparsi di prendere alcuna precauzione.

2 – I protagonisti dei romanzi Harmony (da non confondersi con l’Uomo Harmony) sono l’esempio lampante di quanto multimilionarietà ed inettitudine vadano di pari passo. Se non affiancati dalla segretaria, dello stagista schiavo o dallo sfigato di turno, che gli consiglia di estrarre il divino pene dalla di lei vagina e riversare il prezioso liquido in altro orefizio/disperderlo nell’ambiente, questi uomini ultra trentacinquenni non sono in grado di praticare l’antico sistema del salto della quaglia e nemmeno di infilarsi un cazzosissimo profilattico. Amen.

Qui però ci siamo risparmiati la sciampista e l’impulsivo, quindi nessuna gravidanza post coito occasionale e siamo di fronte ad una vergine 24enne votata alla santità con mamma paraplegica e papà bastardo inside e il classico bellissimo, sexyssimo, ricchissimo uomo che si è fatto da sè, o quasi.

Lei viene data in sposa al bel greco per permettere alla madre di continuare ad usufruire del mantenimento che il padre bastardo le passa ogni mese, mentre il belloccio ricaverà da questo accordo una moglie voluttuosa che farà da madre ai 3 bambini che ha ereditato dopo la morte del cugino o roba simile. Uno dei bimbi ha anche problemi all’udito, il che aggiunge quel tocco di pietismo che evidentemente mancava nonostante la madre in carrozzella.

Lui è maschilista e dispotico. Della serie: “Come minchia ti conci, ora ti mando il mio stylist – Io avrò l’amante, anzi più di una ma tu no – Così conciata in giro non ti porto che mi fai fare la figura del pezzente – Io sono stronzo, dispotico, fedifrago e odio i bambini, deal with it”. E lei non fa una piega. Ripeto: Lei Non Fa Una Piega. Atroce.
Alla fine ovviamente lei si adatta senza alcuna fatica alla vita da multimilionaria, si rifà trucco e parrucco e sfrutta i di lui soldi fino allo stremo.

Intanto il buon Sergios si è accorto che la verginella Beatriz è sessualmente attraente e decide di provarci.
Cerca di sedurla in ogni modo ma lei, stoicamente, resiste perchè il sesso è una roba orribile che complica le cose e lei proprio non capisce come mai il resto del mondo invece scopazza costantemente come se non ci fosse un domani e passa il tempo tra multiorgasmi e cock rings.
Nonostante questa ingiustificata avversione per il sesso, ogni volta che lui le infila 2 metri di lingua in bocca lei sente uno strano “liquidore” all’inguine e lui, che ha passato la vita scopando a destra e a sinistra, una sera decide di approfittare della situazione e la scapezzola finchè lei non si dimena sul suo ovviamente granitico uccello fino ad avere il suo primo, indimenticabile e generatore di dipendenza, orgasmo.
Da qui a scopare come facoceri il passo è breve e infatti nel giro di cinque pagine la fa sua.

A questo punto siamo più o meno a metà libro.
Seguono una serie di malintesi, la Queen Bee di turno (la ex amante di lui figherrima, magrerrima, sexerrima e perfiderrima), il BM, confessioni sulle tristi e patetiche storie del passato di lei e sulle tristi ed in teoria drammatiche storie di lui.
Il problema è che i protagonisti hanno un passato talmente al limite del reale da risultare pateticamente fasullo, il che lo rende perfetto per un Harmony. Non esiste infatti Harmony senza storie tristi e patetiche, non esiste Harmony senza madri paraplegiche, sorelle bisognose di cure, morti tragiche, crolli economici, bambini abbandonati.

Sullo sfondo di queste vicende femminilmente appassionanti, la Grecia che non si vede, non si sente, non si immagina. A parte infatti una misera descrizione del paesaggio, non si respira affatto l’atmosfera di questo meraviglioso Paese. Anche questa superficialità ambientale è fondamentale per Harmony. Infatti potrebbe essere ambientato a Casalpusterlengo che non cambierebbe una sega. Perchè quello che conta è l’impasto della storia, il resto è puro cartonato atto a riempire le cinque/dieci pagine che avanzano una volta sviscerati tutti i clichè.

Dopo una serie di peripezie che non sto qui a specificare in quanto assolutamente inutili, i due piccioncini arrivano allo scontro finale, nel quale prima si insultano, poi si dichiarano eterno Ammmmoooooreeeee e copulano copiosamente. No. Non aspettatevi le descrizioni accurate che trovate nella serie Hot Passion o roba simile, qui siamo negli Harmony collezione, che devono andare bene per l’educanda in convento e per la donna manager che gestisce una Start-up con sede in Piazza Duomo. Qui è tutto un alludere senza mai dire. In pratica ti sventola la porcata in faccia ma non te la fa prendere. Anche questo fa parte del suo fascino. Non ho ancora ben capito come mai, ma funziona.

Non manca, strano a dirsi, l’epilogo nel quale ci viene sottolineato come la famiglia si stia allargando, senza dimenticarsi le millemila sfumature di stucchevolezza che accompagnano la lieta novella.
Ma il mielismo sfrenato, in questo caso, ci sta.
Cosa sarebbe un Harmony se non assicurasse a noi lettrici bisognose di certezze, un patetico lieto fine?

Voi vi chiederete come mai le donne come me, ossia mediamente intelligenti, mediamente colte, apparentemente normali, comprino questo genere di lettura: basic, priva di pretese culturali, popolare.
Ve lo spiega Zia Poschina.

Da bambine ci infarciscono la testa con le fiabe, che raccontano (o meglio raccontavano quelle che leggevo io negli anni ’80) di pulzelle buone di cuore che impalmano bellissimi principi e che vivranno felici e contente circondate da schiere di servitori adoranti dopo essersi sposate con una cerimonia fantasmagorica e aver generato una decina di eredi, giusto per stare sicuri che il regno rimanga nelle mani giuste.
Poi però la vita ci piomba addosso e noi restiamo basite nello scoprire che, sì…beh…insomma…, non è che poi la fiaba si avveri proprio per tutte.

E allora, come contrastare la vita?
Come cercare di riassaporare quella sensazione di sicurezza e appagamento che si provava quando il principe baciava la bella addormentata e se la portava via per regalarle una vita da sogno?
Come riuscire a conciliare le pallonate in faccia con la nostra vena romantica e sognatrice, che nonostante tutto, resiste alle sollecitazioni esterne?

Ma con Harmony ovviamente.
Harmony non mente.
Harmony ti promette poche seghe mentali e tanto irreale romanticismo.
Harmony ti permette di chiuederti per 120 pagine in un mondo che non esiste, assurdo, esagerato, falso, classista, filo maschilista, patetico, stucchevole ed incredibilmente terapeutico.
Che poi è esattamente quello che ci vuole quando si ha bisogno di evadere, di staccare un cervello ferocemente concentrato sui problemi, per dargli almeno un paio d’ore di respiro, prima di tornare a massacrarsi con la vita reale.

Poi lo so che voi fate i fighi/le fighe di legno quando sentite pronunciare la parola Harmony ma se potessi frugare nelle vostre librerire sia elettroniche che cartacee scommetto che ci troverei ciofecate innominabili.
Gli Harmony sono un guilty pleasure al quale non ho alcuna intenzione di rinunciare, quantomeno fino a quando non troverò un altro perverso sistema per annebbiarmi i sensi.

In poche parole

Uomini greci che non esistono in Grecia.

Poschina

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