Cos’è successo al Romance Storico e perché?

Io mi interrogo spesso.
Mi faccio domande e mi do delle risposte.
D’altronde quando ero ragazzina andava forte Marzullo e io, per osmosi, ho fatto mie le sue peculiarità.

Capita quindi più spesso di quanto si pensi che io mi trituri i coglioni arrovellandomi su quanto ho scritto in una recensione. Sarò stata troppo dura? Troppo morbida? Troppo volgare? (no, non è vero. Della volgarità non mi preoccupo mai). Avrò tralasciato qualcosa? Avrò permesso ai pregiudizi di condizionare il mio parere? Sarò stata eccessivamente superficiale, pedante, rabbiosa? E via dicendo.

Ultimamente però le mie interrogazioni sono passate ad un altro livello. Prima il centro di tutto ero io, come se avessi in qualche modo sbagliato qualcosa, mentre ora mi concentro più su cosa c’è di sbagliato, in generale, nel Romance Storico.

Mi spiego meglio.

Quando mi sono approcciata al romance storico (e parliamo di una manciata di anni fa non di 50 anni fa) fioccavano libri da ogni angolo ed erano tutti degni di nota. Lasciando stare le preferenze personali; io posso anche non trovare bello un libro ma ciò non toglie che sia stato scritto con tutti i sacri crismi, la maggior parte dei titoli che venivano pubblicati in Italia meritavano quantomeno un approfondimento e ricordo di periodi di vacche talmente grasse da generare discussioni in casa perchè ogni settimana compravo 4/5 libri, dilapidando il patrimonio.

Passi anche che io sono cresciuta, ho affinato i gusti, sono diventata pretenziosa, ho cominciato a cercare l’ago nel pagliaio…..sì, insomma…..il mio bagaglio di potenziali difetti….. è ora che qualcuno lo dica fuori dai denti e non sono nelle conversazioni private tra lettrici accanite di romance:

Il Romance Storico è agonizzante.

Non essendo un’addetta ai lavori, non posso fare un’accurata ed esaustiva analisi del perchè questo stia accadendo, ma posso elucubrare….e lo faccio.

1 – Le case editrici italiane non smazzano più le grandi scrittrici e le nuove saghe. Lo so che ve ne siete accorte tutte e non fate finta che sia solo io che sbircio su Amazon i nuovi titoli di James, Kleypas, McNaught, MacLean, Balogh, e chi più ne ha più ne metta e sospiro leggendo di tutti quei “Duke, Rake, Love, Chasing, Dancing” e sa il cazzo cos’altro. Titoli pubblicati in madrepatria 4 anni fa che da noi non hanno mai visto la luce….e alcuni di questi titoli fanno parte di serie lasciate inspiegabilmente a metà con gente come me che invecchiando si dimentica i pezzi, i nomi, le storie e morirà senza sapere con chi si accoppieranno i figli dei nipoti dei cugini di quel gran figo sul quale hai fantasticato nel lontano 2016.

E’ una questione economica? Politica? Istituzionale? Costa molto meno pubblicare la scrittrice di terzo grado che scrive romanzetti all’acqua di rose senza passione, sesso, intrigo, cattiveria, pathos, piuttosto che tradurre l’ultimo della Kleypas? Non so. Chiedo. Non ho idea di come funzioni l’editoria.

Aiutatemi.

2 – Il pubblico romance si è allargato generando un abbassamento inarrestabile del livello del lettore medio (sì, sono anche snob), il quale preferisce una lettura semplice, diretta, rassicurante; priva di qualsiasi anelito di profondità, trascinando tutto il genere nella melma nella quale in effetti ora stiamo annaspando. A fronte della spiccata propensione per il nulla narrativo, l’editoria si è buttata a pesce sull’opportunità di guadagni facili pubblicando cose brutte al prezzo di cose belle per nutrire (malissimo) le affamate menti delle lettrici di nuova generazione.

3 – Versione complottistica che è un ribaltamento di quella precedente: il Grande Fratello ci vuole ignoranti, imbrutiti e beoti. Cosa c’è di meglio che abbassare sistematicamente il livello della lettura per disabituarci a parole forbite, sintassi complesse, contenuti profondi e sentimenti veri? Quindi proibita la pubblicazione di romance storico con contenuti e via libera alla mediocrità. Si ottengono immediatamente due vantaggi: si vendono un sacco di copie in più perchè “la mamma dei cretini è sempre incinta” e si abbassa il livello culturale generale. BINGO.

4 – Il Self publishing.
Sulla carta un’idea meravigliosa e, a conti fatti, la liberalizzazione che ha permesso a gente capace che sarebbe rimasta nell’ombra di emergere e farsi valere, nella quotidianità invece troppa gente che pubblica troppa roba che viene valutata da gente che non ha alcuna preparazione e che si lancia in elogi sperticati facendo passare un racconto a dir poco mediocre per un’opera di monumentale importanza. Ricordo quando comprai un libro (romance contemporaneo) attratta dalle recensioni superpositive per poi trovarmi tra le mani un racconto breve senza né capo né coda e per giunta scritto in frasi quasi minime e caratterizzato dalla completa assenza di punteggiatura.

Questo non significa che il self sia “la Morte” che tutti quelli che pubblicano in self siano incapaci. Significa solo che non essendoci alcun controllo ma la totale libertà, spesso ci si trova a brancolare tra centinaia e centinaia di titoli, recensioni entusiastiche, gioia e gaudio senza alcuna guida, basando la propria scelta sull’impressione fornita dalla sinossi, sulla copertina e sui pareri altrui, che, diciamocelo fuori dai denti, sono affidabili come il mio cane quando lo sguinzagli. Il risultato è che spesso ci si ritrova con un prodotto non all’altezza. Un prodotto che nessuna casa editrice avrebbe mai pubblicato, non perchè “la lobby delle case editrici vuole avere il controllo su di noi facendo pubblicità solo al figlio del cugino della zia della sorella di tal de tali” ma perchè il manoscritto avrebbe bisogno di un editing radicale. A questo servono gli editori. A questo serve gente che sa come si scrive, quando tagliare, quando allungare, quando approfondire o non approfondire…sì, insomma….ci siamo capiti.

Ed invece no, tutti scrittori e tutti recensori (sia chiaro che mi metto in entrambe le categorie e rivolgo a me stessa le medesime critiche che rivolgo al resto del mondo) e alla fine cosa resta? Che ci si livella inevitabilmente verso il basso. Facciamocene una ragione.

5 – Il Romance Storico stesso.
Per antonomasia il genere più bistrattato in assoluto. Provate a dire che leggete i romance storici a 100 persone e 99 vi rideranno dietro (compresi quelli che lo leggono e che si vergognano ad ammetterlo). Purtroppo è così, con le ovvie conseguenze. Ossia che la gente si vergogna di dire che legge Romance e non si trova mai qualcuno con cui parlarne. Le mie amiche mi sghignazzano alle spalle, i miei amici maschi mi prendono in giro palesemente, mia madre non ha letto nemmeno un titolo che le ho consigliato, mia sorella no comment….insomma tutti ne parlano malissimo ma pochi hanno davvero provato a leggere. Perchè? Perchè 99 persone su 100 sono convinte che troveranno pessima scrittura e ancor più pessimi contenuti.

Ed ultimamente, purtroppo, hanno anche ragione.

Bisognerebbe per prima cosa smettere di vergognarsi di quello che si legge. Poi cercare per prime noi lettrici accanite di fare selezione. Cioè…diciamolo pubblicamente che un libro non ci è piaciuto, spieghiamo perchè…insomma indirizziamo le nuove lettrici su quello che davvero merita di essere letto. Cerchiamo di non subire passivamente questo abbassamento di scrittura e contenuti in favore di una qualità che ci meritiamo e che merita il genere stesso.

6 – Last but not leas la vera morte dell’epoca moderna: Il Politically Correct. Quella tendenza esasperante a cercare di non offendere, nemmeno per sbaglio, una delle millemila categorie considerare “deboli”. Se poi ci aggiungiamo il movimento “MeToo” capirete che per il tipico eroe del Romance, traumatizzato, ferito, stronzo, insensibile, cinico, con due coglioni grandi come meloni, grondante testosterone da ogni poro e da ogni ferita di guerra non c’è più spazio. E si sente, dio caro se si sente che mi hanno appiattito tutto in favore di uomini talmente politicamente corretti da sembrare dei manichini del centro commerciale, anzi….dei cartonati perchè gli manca anche la tridimensionalità.

Che poi mi va anche bene il movimento MeToo…ma qui siamo arrivati al punto in cui si cancellano scene da cartoni animati di 10 anni fa perchè “inneggiavano alla molestia” e “passavano un messaggio sbagliato” ed è qui che io mi preoccupo (da recuperare gli articoli su Toy Story). Mi preoccupa l’ossessione che deriva da certi movimenti che hanno delle fondamenta legittime ma che poi si allargano a macchia d’olio e travolgono tutto al punto di vedere il male anche dove non c’è, oppure di esasperare quella che è una battuta in qualcosa di molto più grande.

E questo si riflette su tutto.
Al punto che o sei schierato da una parte, o dall’altra.
Faccio un personaggio maschile brutale, cattivo, sexy e che scopa con convinzione? Allora sono un’antifemminista che perora la causa maschilista mandando un messaggio sbagliato e pericoloso alle nuove generazioni di donne, rappresentando il genere femminile come asservito al maschio predatore. Ma che cazzo !!!! Volevo solo un maschio strappamutande!

No, non si può più.

Ed ecco fiorire decine, centinaia, migliaia di Ducaconti tutti uguali.
Bellissimi, sexyssimi, intelligentissimi, apparentemente cinici ma in realtà dei pasticcini perennemente in preda alla smania sessuale ma che NON consumano perchè loro non sono delle bestie e non vogliono “macchiare” con il sesso la purezza della pulzella di turno.

E che cazzo! Io cosa me ne faccio di uno che non ha nemmeno le palle di decidere di sedurmi? Soprattutto se il genere Romance si fonda sulla seduzione della giovine inesperta che in realtà è uno zoccolone? Cosa me ne faccio di schiere di uomini tutti buon cuore e rispettabilità? Dove sono finiti i degenerati di una volta?

Dove sono i Sebastian, gli Scorpioni, I dissolutissimi Rohan? Dove?

Seppelliti sotto quintali di perbenismo e pucci-pucci e cuoricini rosa. Che poi il rosa mi piace pure, ma non quello pastello, leggero, quasi bianco. Io voglio il fuxia, quello che ti prende a schiaffi e ti costringe a voltarti per strada, voglio la carnazza. Leggo Romance Storici proprio per la carnazza, gli stivali lucidi e attillati, le crinoline, i corsetti, le scappatelle nei labirinti e nelle serre; leggo Romance Storici per gli slinguazzatori seriali, gli orgasmi multipli e gli uomini “caramella Rossana” e tutto questo mi è stato lentamente tolto in nome della pace dei sensi.

Nel nome della sensibilità, del rispetto, del “non bisogna offendere nessuno” si trovano solo mediocrità e frustrazione. E io sono stufa.

Manca il coraggio di osare di fare qualcosa di diverso, di forte, di politicamente scorretto. Tutto piatto, tutto monocorde, tutto incolore. Al punto che io rileggo la McNaught, che non è nemmeno “la mia scrittrice preferita” solo perchè il suo Jordan Townsende è genuinamente cinico. E questo non va bene. Vuol dire che manca un rinnovamento, manca la volontà di stupire, manca la capacità di prendere un personaggio potenzialmente “negativo” e trasformarlo nell’eroe [A questo proposito si leggano o rileggano Venetia e La pedina scambiata della Heyer per apprezzare come si possa sedurre il lettore senza cazzi giganti, sesso esplicito e con personaggi maschili di dubbia moralità (nel caso del Duca di Avon possiamo parlare tranquillamente di cattiveria e cinismo in egual misura)]. Manca quella capacità di uscire dallo schema restando nello schema che ha reso indimenticabili certe autrici e i loro romanzi.

Capisco anch’io che scrivere coma la Heyer o la Woodiwiss (non la amo in modo particolare ma avercene) sia difficile, ma livellarsi su storie per aspiranti monache 12enni per paura di osare troppo è la morte del Genere.

Per non parlare delle donne… che gira e rigira sembrano sempre più viziate e più sceme.

7 – Il voler piacere a tutti. Capisco che a livello economico funzioni. Un romanzo che ha dentro un po’ di tutto e tutto all’acqua di rose, piacerà ad un maggior numero di persone. Però ha rotto il cazzo. Hanno rotto il cazzo queste trame piatte, con uomini e donne piatti, con situazioni rocambolesche che un po’ fanno ridere, un po’ fanno riflettere, un po’ fanno bagnare (ma davvero poco) e che poi si risolvono a tarallucci e vino.

Figa, potete anche scrivere qualcosa che potrebbe non piacere a tutti e non muore nessuno. Uno lo legge, pensa “fa cagare” e poi passa ad altro. Comprendo il voler fidelizzare ma un po’ di personalità è chiedere troppo?

Evidentemente sì.

E voi cosa ne pensate? Secondo voi, cosa è successo al Romance Storico? Lo sentite anche voi questo vuoto o è solo un problema mio?

Poschina

p.s. Jordan Townsende regala ad Alex “Una serie di orgasmi vibranti” prima di decidersi a venire anche lui. Trovatemene uno nel romance storico attuale che abbia tutte queste attenzioni per la sua donna…. cercatelo e non ci riuscirete. Sapete perchè? Perchè il Jordan moderno non se la scoperebbe nemmeno. O lo farebbe poco e male, o lo farebbe a porta chiusa, lasciando noi lettrici ad immaginare cosa sta succedendo nel talamo, oppure (altra tendenza deplorevole degli ultimi tempi) ci farebbe sospirare con baci e carezze e poi zac! via al capitolo successivo senza nemmeno un accenno di succhiatette o verghe turgide. Nemmeno un “è così grosso che non ci può stare”… niente di niente.

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7 pensieri su “Cos’è successo al Romance Storico e perché?

  1. Concordo su tutto, sopratutto sulla Heyer! Devo anche riconoscere che non leggo i romance storici di nuova pubblicazione ormai da anni, li trovo scialbi, noiosi e ripetitivi. Non ti rimane che buttarti sulle vecchie pubblicazioni 😀 Siccome ti seguo da anni, e visto che abbiamo molte letture preferite in comune (Stuart, Schone, Pennacchi, Heyer, Kleypas) se posso, vorrei consigliarti la saga dei Warenne di Brenda Joyce.

    Ciao!

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  2. Concordo su tutto. E anche io, purtroppo, sto andando di riletture. Vuoi per il politicamente corretto o il metoo, non ci sono più gli stronzi di una volta. Ho terminato da poco la serie Rohan, per dire.

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  3. Concordo su tutto. Purtroppo, ci sono tanti fattori che influiscono; certo, non possiamo paragonare la Heyer alla Balogh, per quanto mi piacia. I maschi Alfa di Woodiwiss, che adoro, sprizzavano virilità da ogni poro, (Brandon Birmingham, Woolgar), defloravano vergini a destra e manca, stuprandole senza tanti complimenti, per poi farle innamorare perdutamente di loro. D’accordo, politicamente scorrettissimo!
    In mezzo, però, c’era il mestiere, 400 pagine dove il sesso era all’inizio e forse alla fine e non occupava più di due pagine; ma c’era un’accurata ricerca sul periodo storico, sugli abiti, ho adorato i vestiti di “Shanna”, sugli usi e costumi. Leggendo “il lupo e la colomba”, circa 40 anni fa, in inglese, ho imparato un bel po’ sull’invasione dei normanni in Inghilterra. “Shanna”…altro che “pirati dei caraibi!”. Insomma, la mia opinione è proprio quella, che manca il mestiere, la passione per la scrittura e per quello che scrivi, più che il politiamente corretto; in mancanza di questi requisiti, hai voglia a riempire 400 pagine che tengano il lettore inchiodato fino alla fine!

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  4. Gran bel post e ci voleva, pensavo di essere l’unica a pormi queste domande quindi non avevo mai riflettuto sistematicamente sulle risposte.
    Condivido la diagnosi, il romance storico è agonizzante, e le cause che individui.
    Mi sembrano evidenti le cause prossime, le logiche economiche delle case editrici che non trovano più convenienza nel pubblicare autrici di valore (ma anche ripubblicare, ci sono una marea di  classici su cui sospiro invidiosa, inaccessibili perché usciti in cartaceo anni fa e mai più ripubblicati) che arrancano sommerse da autopubblicazioni di chiunque si sogni di scrivere cazzate in costume anziché cazzate contemporanee. Romance contemporaneo che è bello che andato: è per lo più illeggibile, noiosissimo, tutto uguale, scritto male e privo di contenuto, cosa affatto casuale per chi sa che la forma è sostanza. Dopo aver assassinato quello, lettori spaesati e sciatti scrittori  (diciamola tutta: lettrici e scrittrici) stanno allegramente conducendo al macello anche lo storico.
    Il politicamente corretto è la causa prima, a mio parere.
    Sono piuttosto convinta che alla base dell’innamoramento ci sia una forte attrazione fisica e non l’ossequio al bon ton. Ti innamori perché desideri pazzamente un uomo e vuoi che “ti prenda e ti porti via”, non perché è buono, gentile (poi certo lo ami anche per questo) e, guai al mondo!!, ti ha chiesto n volte “posso” prima di approcciarsi carnalmente a te  (se no vai con un enuco o un’altra donna, ma pare che i primi e per certo le seconde compensino con una sottile cattiveria il rispetto formale delle regole).
    Noi lettrici sapute di romance storico di qualità sappiamo che l’attrazione fisica alla base dell’innamoramento  deve essere lucidamente folle, deve andare, con il timore, la vergogna, l’orgoglio, in una parola la consapevolezza di farlo, contro e oltre le regole. Punto.
    Il romance contemporaneo è defunto per questo, persino i mafia men, persino i  mafiosi russi sono ridotti ad agnellini belanti melassa e ossequioso mea culpa di fronte alla donna amata, alla caricatura degli uomini che piacciono davvero alle donne!
    Li chiamano dark romance per attrarci ma è inutile, annoiano da morire, il sesso ginnico col maschio devirilizzato non è degno di essere letto.
    Allora ci hanno provato coi gay romance. 99% scritti da donne per le donne, fa già ridere. Pare che in quel caso, e solo in quel caso, sia consentito tirare fuori il maschio cattivo e sudato. Che prevarica e proprio inducendo la resa si arrende al sentimento. Ma noi donne dobbiamo davvero immedesimarci in un uomo gay per provare qualche brivido libero dai sensi di colpa? Politicamente correttamente autorizzato? Io mi rifiuto per principio di leggerli.
    Rimaneva solo il romance storico da colonizzare.
    Il romance storico classico, ambientato nell’800, è l’ultimo baluardo per leggere storie d’amore che piacciano davvero alle donne.
    Ha resistito di più solo perché le regole da sovvertire perché sia davveri folle amore sono oggettive, storiche, dettate dai costumi di allora, impermeabili alla censura del politicamente corretto odierno. Un’autrice che abbia il minimo rispetto per l’ambientazione della storia non può propinarci il solito uomo zerbino come eroe. È antistorico.
    Eppure eccole qua le solerti inquinatrici del genere. Non riescono più a vendere nel contemporaneo si son buttate a distruggere lo storico. Sono tante, senza arte né parte, e costano meno delle professioniste. Le case editrici storiche, come la Mondadori, si stanno  arrendendo. Pubblicano sempre meno e sempre meno di qualità. Le lettrici disperate in parte adeguano il gusto, in parte smettono di leggere rifugiandosi nelle riletture, in parte cambiano genere.
    Temo che finché non avranno distrutto completamente anche il romance storico questo sarà l’andazzo.

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  5. Il problema del movimento metoo e del romance storico è il puritanesimo americano. Il primo nasce in una nazione in cui se un diciannovenne ha una relazione con una diciassettenne viene accusato di essere un pervertito e dove le relazioni con un minimo di conflitto vengono immediatamente definite “toxic” o “abusive”. Se una donna manifesta un desiderio di sottomissione sessuale o è attratta da un uomo con più potere di lei (per esempio nei romance le relazioni tra una segretaria e il suo capo) queste relazioni vengono immediatamente tacciate di essere problematiche e “tossiche”. Se una persona è una stronza non viene più considerata semplicemente una stronza, ma viene addirittura accusata di perpetrare abusi psicologici e di essere una personalità tossica. Basti guardare i casini piantati per Call Me by Your Name o per le seconda stagione di Skam o addirittura per Jane Eyre: queste pazze hanno il coraggio di lamentarsi perché nell’ ‘800 la Bronte ha scritto della relazione fittizia e consensuale tra una diciottenne e un quarantenne.
    Io da poco ho letto un romance consigliato da Sarah MacLean i cui protagonisti erano una laureanda e il suo professore. Ecco, prima che questi due scopassero mi sono dovuta sorbire discorsi su discorsi in modo che gli aspetti più problematici della relazione venissero disinnescati. Quindi ecco che l’eroina si deve prima laureare cosicché lui non possa essere accusato di approfittarsi del suo ruolo; ecco che l’eroe si scusa perché trova arrapante la verginità della protagonista cosicché non possa essere definito un maschilista e via dicendo. E va bene tutto per carità, ma l’autrice per difendersi preventivamente dalle accuse di essere “problematica” ha sacrificato il romanticismo. Dov’è la spontaneità, dov’è la passione? Che razza di romance è un libro in cui anziché strapparsi i vestiti di dosso si passa il tempo a razionalizzare la propria attrazione per l’altro? Ok, è assolutamente legittimo nella vita reale che le relazioni tra allieva e insegnate siano proibite, ma è anche vero che posso leggere un romance con elementi controversi senza scandalizzarmi e indignarmi. Siamo tutte adulte e con un cervello funzionante mi auguro.
    A tal proposito ho letto un’intervista alla MacLean e a Christina Lauren in cui raccontavano di aver cambiato il loro approccio al romance dopo l’elezione di Trump. In pratica il loro presidente è un porco e quindi non si sentono più a loro agio a creare protagonisti maschili prepotenti o anche solo maschi alfa. Ma che palle.
    Comunque per finire volevo farti i complimenti per il blog. Leggo le tue recensioni da un po’ ma non avevo mai commentato.

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  6. Bel post però boh…un po’ deprimente eh?

    Per riprendere i tuoi punti
    1 – non so da chi o cosa dipenda ma certo è che anche le autrici storiche come kleypas, quinn, etc. sembra che abbiano perso in parte il tocco magico dei tempi d’oro e questo forse è imputabile a loro più che alle CE. Forse.
    Per le saghe che non finiscono mai poi ti dico che, come per le serie TV che vanno avanti all’infinito, io ogni tanto faccio le corna augurandomi di non tirare le cuoia prima di sapere il finale.
    2- il pubblico romance rispecchia fedelmente il livellamento verso il basso della popolazione in generale. Se l’istruzione fa schifo, e in certi casi siamo ai limiti dell’analfabetismo, il target si adegua alla maggioranza dei lettori. Io oltre che snob sono pure stronza.
    3 – vedi sopra
    4 – in molti casi il self-publishing nasconde l’arroganza di chi si sovrastima, non si mette in discussione e pensa di non aver bisogno di supervisione.
    5 – sottoscrivo tutto. Quando ne parlo alcuni non se ne fanno una ragione del fatto che posso leggere per dire sia Umberto Eco che Lisa Kleypas. Perché??????
    E poi le CE che cavalcano l’onda insistendo su generi tipo mafia, dark, new adult da college americano…giusto perché un romanzo ha tirato allora se ne sfornano in quantità indutriale come gli sfilatini dal panettiere
    6 – il politically correct fa schifo, è un alibi per i bacchettoni e poi finiamo a Verona al congresso della famiglia
    7 – voler piacere a tutti? Non credo, sono “solo” soldi

    Comunque per uscire dal vortice della depressione post-romance io trovo che, pur se l’offerta non è così abbondante come un tempo, cercando pazientemente ed uscendo un po’ anche noi dai nostri schemi e dalle nostre aspettative stigmatizzate qualcosa di buono si riesce ancora a trovare nei vari generi. O forse sono preda di una sindrome autoconsolatoria che mi aiuta ad andare oltre.
    Se la vita ti dà limoni fai una limonata…

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  7. Sei un mito! Basta coi frocetti ammaestrati che ci propinano le metoo, mesu, megiu, maveterotto! Aridatece er puzzone! L’uomo che rutta con l’ascia fetida ma ti strappa le mutande e va a segno come si deve! Eccheccapero! Meglio Shrek della maggior parte degli pseudonobili in circolazione negli ultimi pseudostorici. Standing ovation al tuo articolo!

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