Recensioni Lampo

Ci ho messo una quindicina di giorni a scrivere questo post senza nè capo nè coda, quindi abbiate pazienza se sembra partorito dalla mente malata di una tizia con sindrome bipolare. Non ho nemmeno la forza di rileggerlo quindi lo pubblico così, un po’ “a cazzo di cane”, come avrebbe sicuramente detto il mitico Renè Ferretti.
Ho tra le mie mani “Devil’s Daughter” di Lisa Kleypas ma non ho la testa per leggere un intero libro in inglese, quindi purtroppo per la recensione in anteprima dovrete aspettare ancora un pochino.

Vi lovvo, as usual.

La Governante – Rebecca Quasi

Siamo nel  1875, non lo dico io, lo dice Amazon ed io mi fido.
Siamo più precisamente nella Londra del 1875, in piena epoca Vittoriana, se non sbaglio. Purtroppo però di questa Inghilterra vittoriana non percepiamo nulla, né nell’ambientazione e tanto meno nel comportamento dei personaggi. E questa è forse la più grande pecca del libro. Se nello scorso Dita come Farfalle l’ambientazione ottocentesca si percepiva chiaramente nella dinamica di coppia e nelle rare occasioni sociali, questo libro si sviluppa interamente nella magione di campagna, lontano dal Ton e lontano anni luce dal periodo storico in cui è ambientato.

Se è pur sempre vero che la Quasi scrive molto bene, che crea personaggi brillanti e situazioni di gradevole lettura, uno storico necessita, per essere credibile, che i suoi personaggi si muovano nell’ambiente in cui sono cresciuti, devono essere figli del loro tempo, non possono comportarsi in modo diametralmente opposto a quello che il loro rango prevedeva.

Purtroppo i bei protagonisti di questa storia sono avanti un centinaio di anni rispetto all’epoca in cui il racconto è ambientato. E anche l’amore che sboccia, figlio di un’attrazione immediatamente percepita da Moncrieff, esplode nel giro di poche pagine finendo per perdere un po’ di quel pathos che servirebbe per cementare l’attenzione del lettore. E mi va bene il brio, mi va  ancora meglio la leggerezza ma non riesco ad accettare che un nobiluomo ottocentesco si comporti come un ventenne degli anni novanta, sbaciucchi la propria governante davanti alla figlia che tratta come il più amichevole dei padri moderni, organizzi un viaggio clandestino per poter stare con la donna che desidera come se fossero due colleghi amanti che vanno a trombare nel motel durante un viaggio di lavoro.

Resta un libro piacevole da leggere, scorrevole e ben scritto, ma quando leggo un romance storico voglio assaporare l’epoca in cui è scritto, voglio respirare la fumosissima aria di Londra, voglio la lotta di classe, voglio contesse snob e perfide debuttanti, voglio donne che si ribellano al loro tempo e uomini  impegnati a gestire proprietà e sedute in parlamento, voglio la classe borghese che avanza inesorabile e voglio corsetti, mussole e giarrettiere, panciotti e stivali, cavalli e giri alla Serpentine ed in questo libro, purtroppo, il contesto storico non si sente.

Per questo sono rimasta un po’ delusa e spero che nei prossimi lavori si dia più spazio all’ambiente, in tutte le sue sfumature.

Ah….ma quasi mi dimenticavo l’epilogo…
….qualcosa come 5 figli in otto anni, fate voi i conti e poi riflettete su come io possa aver preso cotanta riproduttività.

Voto: 5 – Bella scrittura e storia carina ma potrebbe essere ambientata a Cesate come a Los Angeles e non avrebbe fatto la differenza. Per quanto mi riguarda la componente storica manca completamente.

E via con una nuova lettura

Miss Boswell e Sua Signoria – Roberta Ciuffi

Lui è l’erede di un ducato e vive sperando che l’odiosissimo nonno schiatti in fretta e possibilmente tra atroci dolori. Lei è figlia di una zingara e di un nobile che la ingravidò, la sposò, le promise tutto e poi sparì. Si incontrano per caso, si usmano, si stuzzicano, non si piacciono ma si sa…..finisce che lui la trova attraente, lei lo trova insopportabilmente spocchioso e da qui al bacio è un battito di ciglia, dal bacio allo scoprirsi anime affini il passo è più breve di quel che sembra ma….

ma…..

No, non s’ha da fare, perchè lei è una mezza rom e lui un mezzo duca ma è anche mezzosangue indiano e anche mezzosangue romanticone quindi credo che tutti abbiate ormai capito che il fulcro della storia non è tanto la carnazza tra i due protagonisti quanto un pappone (per carità ben scritto) sull’accettazione di sè, dell’altro, delle differenze in generale e su quanto noi non siamo quello che ci dicono di essere ma quello che vogliamo essere. Più contorta di così sarebbe stato difficile ma credo che ci siamo capiti lo stesso.

Bello? Mah, sì, nì.
Le psicologie dei personaggi sono ben delineate, la storia poco credibile, la lettura scorrevole. Non certo il classico romance ma nemmeno una palla cerebrale nella quale manca la parte hot.

Direi un buon libro ma non certo quel romance che mi fa strappare i capelli e gridare “Boooommmmbaaaaa”. Direi un 6,5 perchè la scrittura è buona e dio solo sa quanto abbiamo bisogno di gente che sa scrivere,  ma non di più, perchè la storia spinge molto sull’azione ma con un’aura di inverosimiglianza che non riesco a staccarmi di dosso, troppa gente, troppe cose, troppa carne al fuoco. E c’è qualcosa che non mi torna, come se ci fosse una nota stonata che sento ma non riesco ad identificare.

E per la serie Libri che rileggi solo per non cominciare a leggere l’ultimo della Chase ecco a voi

La Penitenza del Crociato

L’avevo già letto e gli avevo dato 5.5.
L’ho appena finito e mi sono accorta che la mia valutazione non è cambiata di una virgola.

La giovane Elizabeth deve raggiungere il convento perchè ha deciso che piuttosto che passare la vita a fare la moglie e la madre comandata dagli uomini, preferisce sottomettersi a Dio. Ad accompagnarla verso il luogo sacro nientepopodimenoche il figlio bastardo del Re, tale William, in viaggio di penitenza dopo aver ammazzato la quattrocentesima donna nell’arco di 2 giorni.

Egli viaggia scortato da monaci, è alto, moro con occhi scuri, con un fisico da urlo ed uno sguardo magnetico….e in aggiunta  è buono, comprensivo, paziente e senza ombra di dubbio un maschio Alpha di prima categoria.

Al lettore scafato, dopo 4 pagine, sorge il dubbio che non tutti siano quello che dicono di essere e mentre l’attrazione tra i due protagonisti cresce, cresce anche la consapevolezza di quali siano in realtà le loro vere identità. Tra intrighi, incomprensioni, baci rubati e attrazioni più o meno represse la lettura procede fino ad un finale per niente puccioso e anche un po’ troppo affrettato.

Lo consiglio? Bah…..la lettura scorre e i personaggi sono abbastanza caratterizzati.

Non la miglior Stuart ma nemmeno da buttare. Per me è un 6.5.

Sarà un Miracolo – Judith McNaught

Nostra Signora del Misunderstanding decide di dedicare un racconto breve a Nicholas “sailcazzo” che pare fosse già conosciuto per la sua apparizione in Whitney – Amore mio….ma io quel libro l’ho abbandonato tra una madonna e l’altra alla prima gravidanza indesiderata e mai più l’ho ripreso, quindi mi fido e fingo di conoscerlo.

Cmq.

Julianna Skeffinghton è la classicissima protagonista di romance storico che noi amiamo, una donzella non bellissima che è molto intelligente, colta, sagace e chi più ne ha più ne metta, che la madre vuole a tutti i costi accasare con qualche nobile molto ma molto ricco.
Accade che idda decide di farsi rovinare per non doversi sposare e tornare a vivere a Stocazzolandia con i suoi libri di filosofia e perire in perfetta solitudine felice e contenta.
Ma….
…. il destino ci mette una pezza…questo birichino…. e sul suo fottutissimo cammino si imbatte il bellissimo, ricchissimo e sexyssimo Nicholas DuVille, il quale rifugge le giovani pulzelle con la stessa rapidità con la quale io riesco ad accaparrarmi un posto in treno nell’ora di punta.

In breve lei, non sapendo ancora chi sia per via di un comodissimo (ai fini della trama) ballo in maschera, gli propone di rovinarla e lui accetta perchè lei è tanto tenera e carina…. fatto stà che mentre sono in camera e lui la smastruzza, si rende conto che non è l’esperta cortigiana che credeva ma una creatura innocente; non fa tempo a dirle nulla che la cogliona apre la porta della camera, scappa in corridoio e inciampa proprio in quella grandissima cagacazzo di sua madre che gioisce in modo insostenibile e tempo 12 ore si ritrova sposata.

Eccolo, il BM  di tutta la storia. Lui pensa che lei lo abbia incastrato, quindi dopo il matrimonio la molla in una delle 700 tenute di sua proprietà senza nemmeno sverginarla.

Quindi lei da sola, comincia a scrivere libri che hanno successo….ma piange tantissimo e scrive lettere alla nonna morta. Sì, lo so. Sa tanto di squilibrio mentale….ma tant’è.

Per farla breve, Nicholas torna a casa perchè la sua adorata mamma sta male e vorrebbe passare il natale con la coppia d’oro e allora loro fingono di sopportarsi per una settimana al termine della quale lei apre il suo cuore e gli regala l’intero fascicolo di “Lettere per la nonna morta” che lui, inspiegabilmente, legge e viene folgorato sulla via di Damasco…entra in camera, la svergina magistralmente e tutto finisce come dovrebbe…..

Anzi no.
Non bastava il “Vissero felici e contenti”
NO….

Ci vuole l’epilogone dal quale apprendiamo con gioia e gaudio che dopo un anno esatto lei sta partorendo. E cosa partorisce?
Su…..su dai che lo sapete…. è l’ultima moda del romance.

Brave!!!!!
Due gemelli, un maschio ed una femmina, e sono tutti sanissimi, bellissimi e felicissimi.
#Maandatevenetuttiaffanculova!

Voto. 6.5 perchè per essere una novella breve tutto funziona e l’epilogo glielo abbuono perchè oggi mi sento particolarmente ispirata.

E poi, viste le delusioni, visto l’umore (sono in uno dei miei momenti “no”) mi sono letteralmente gettata su “La Divina” Georgette Heyer.

Bene.
Io vi avviso.

Ora vi beccate il pappone su Georgette Heyer, con tanto di elogi sperticati e recriminazioni degne di una vecchia carampana quale sono.

Ma cominciamo.
Questo libro è un pretesto. Un pretesto per invitare a riappropriarsi della buona scrittura e, di conseguenza, della buona lettura.
Qualche giorno fa ho whatsappato alla mia amica Virna queste saggissime parole: “[parlando della Heyer] ….la farei leggere a forza a chiunque voglia scrivere un romance storico per far capire come raccontare una storia interessante, brillante e perennemente venata da una feroce ironia. Per illuminare le lettrici su come si scriva un romance storico e su quanto sia fondamentale conoscere usi, costumi ed idiosincrasie dell’epoca narrata. [….] E si può essere tranquillamente “hot” anche senza stravolgere completamente lo spirito di un tempo storico”.

Ora, chiaramente, chi ha letto Georgette sa di cosa stiamo parlando, di quella commistione perfettamente riuscita di fantasia, ironia, critica, intrattenimento e ottima scrittura che fanno dei suoi romanzi delle chicche imperdibili per le amanti del genere. Le sue donne sono forti, determinate, scaltre, estremamente indipendenti  e per certi versi moderne, tuttavia rispettano quello che erano le regole sociali di ‘700 e ‘800. La ribellione, l’eccentricità e la modernità sono da leggere in rapporto ai rigidi confini di comportamento concessi alle donne. Ed anche agli uomini tocca la stessa sorte. Possono essere sì estremamente sicuri di sè, scontrosi, ribelli o eccentrici, ma si parla di gentiluomini che per nulla al mondo infrangerebbero le “regole del gioco”.

Quelle stesse regole del gioco che vengono sistematicamente criticate e per certi versi irrise dalla scrittrice che, descrivendole così bene, ne mette il luce tutte le contraddizioni e riesce sempre a  farle aggirare all’eroe e all’eroina di turno.

Quello che si percepisce leggendola è una ventata di leggerezza, una boccata di aria fresca nel panorama ormai insipido e stantio di un genere troppo sottovalutato e spesso banalizzato da chi non ha mai, nemmeno per sbaglio, letto un romance storico. Il romance storico, con la sua mirabile funzione di distrarre dalla vita reale e far godere qualche ora di puro svago alla lettrice, dovrebbe essere maggiormente valorizzato e rispettato.

E questo lo dovrebbero fare per primi gli editori, proponendo grandi scrittrici e non una serie di libri mediocri che seguono le mode (vedi l’esplosione del genere BDSM senza che mai nessuna scrittrice si sia adeguatamente informata su un mondo estremamente sfaccettato come quello del sesso insoltio), che si trascinano in serie inutili e fastidiose piene di puccismi insulinici e personaggi tagliati giù con l’accetta; interi libri ambientati a New York, Londra, Tokio, senza che mai si senta, nemmeno per sbaglio, lo spirito di quelle città. Uomini ricchi, potenti, importanti che poi in pratica si rivelano ragazzini alla prima cotta, perennemente disposti a dimenticarsi il loro ruolo all’occorrenza. E vi assicuro che il CEO di una multinazionale galattica con miliardi di dollari di fatturato, lavora un sacco, si fa il culo e mantiene sempre e costantemente il suo fottutissimo ruolo senza traformarsi in un quindicenne arrapato durante la presentazione dei nuovi investimenti interplanetari solo perchè la segretaria cicciotta ed inesperta è entrata in sala riunioni rovesciando il caffè addosso al vicepresidente. La realtà è profondamente diversa, e posto che tu debba in qualche modo aggirarla, non mi voglio accontentare della favoletta insulsa che può andar bene a 15 anni.

Io voglio la Storia, i Personaggi, i Sentimenti, la Passione, tutti con le iniziali maiuscole. Io pretendo di vivere nel romanzo che sto leggendo, lo esigo. Altrimenti preferisco leggere il volantino della pizzeria all’angolo. Voglio profondità, voglio divertimento, voglio leggerezza, voglio una Heyer moderna, qualcuno che sappia cosa significa scrivere, qualcuno che si documenti, che sappia esattamente cosa sta facendo e come farlo bene. Di scrittrici così sono sicura sia pieno il mondo……vai a capire come mai ultimamente si pubblica la mediocrità a sfavore della qualità.

Quindi che fare?
Recuperare la mia adorata Georgette….ovviamente.

…..3 giorni dopo, quando ormai penso di aver scritto tutto…..

…..In attesa di acquistare in blocco quei 4/5 libri di Georgie che mi interessano, mi sovviene di non aver sottolineato una cosa fondamentale che manca nei suoi libri…. L’EPILOGONE con figli, nipoti, pronipoti e puccismi vari.
La Miglior Mancanza di Sempre.

La Poschina

 

 

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12 pensieri su “Recensioni Lampo

  1. La Governante…bella recensione… Penso che qualunque autrice dovrebbe essere lusingata di ricevere una recensione così onesta. Chapeaux!
    Anche per me non è uno dei suoi migliori ma l’ho comunque apprezzato perché sono in quella fase in cui non sopporto di leggere romanzi ansiogeni e la Quasi riesce sempre a rasserenarmi. I 5 figli in 8 anni hanno lasciato basita anche me 😀 esagera!!! 😀 😀

    Miss Boswell mi ha lasciata piuttosto freddina mentre della Ciuffi ho adorato Un marito per Regina.

    Il William della Stuart a me è piaciuto assai…sarà che questa donna i maschi li presenta alla grande eh..

    Sarà un miracolo quando io riuscirò a digerire un romanzo della Macnaught ! la serie Westmoreland, così decantata, non mi è piaciuta per niente, è un’autrice con cui non entro in sintonia. Amen.

    Grande pappone 🙂 ! La Heyer occupa un posto speciale nel mio cuore, oltre alla Alastair Trilogy ho adorato Sophie la grande e Una donna di classe.
    E per la cronaca, mi sto rileggendo tutta la Kleypas da A alla Z in attesa di sbavare (spero) su quel gran figo di West Ravenel!
    Ho scaricato l’estratto ma sto resistendo alla tentazione di avventarmici…sai com’è…dicono che l’attesa del piacere è essa stessa il piacere 😉

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    • Ciao Simo…. a te la recensione della Governante è piaciuta, ma le fan della Quasi, su Facebook mi hanno massacrata.
      Ahahhahahahahhaha
      Non so se hanno scritto più volte che devo imparare a scrivere o che dovrei leggere la Woodiwiss (che peraltro ho letto diverse volte)…purtroppo non riesco a ritrovare il post perchè alcune critiche e alcuni suggerimenti erano interessanti ed avrei voluto approfondire 😀
      Di Rebecca apprezzo sempre moltissimo il suo modo di scrivere, che è fresco e spontaneo, molto delicato…davvero brava, infatti sono curiosa di leggere i prossimi lavori storici.

      Ho appena comprato Un marito per Regina, perchè la trama mi attira assai 🙂

      La Stuart partorisce sempre eroi strappamutande….non c’è nulla da fare e la McNaught ha una passione talmente forte per le incomprensioni assurde ahahahhahahhah non ne esce !!!!!

      Io invece il terzo libro della serie Alastair non l’ho ancora letto, ma concordo su Sophie la Grande ed Una donna di classe….li ho appena letti entrambi.
      La Kleypas è il mio porto fermo quando sono in crisi…. mi sto godendo il piacere di attendere di leggere “La figlia del Diavolo”….spero davvero che West non mi deluda, perchè nell’ultimo libro l’ho amato alla follia…..

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  2. Non me lo dire che sto male….è partita la crociata lancia in resta in difesa della Quasi? Ma perché!!?? Non ha bisogno di essere difesa, penso che lei sia una donna molto intelligente e pertanto in grado di accettare una critica come la tua che io ho percepito come garbata oltre che circostanziata. E poi….dire a te che non sai scrivere….lasciamo perdere…
    Mi sa che devo farmene una ragione, molte persone non sanno esprimere un parere senza per forza andare in assetto di battaglia contro quello di altri che hanno diritto ad avere delle opinioni personali e non per forza omologate.

    L’ultimo della Alastair Trilogy non è granché, puoi tranquillamente evitarlo….però se lo leggi e lo critichi sappi che lo fai a tuo rischio e pericolo ahahahahah

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    • Infatti la cosa divertente era che la Quasi non ha fatto alcuna polemica mentre in generale, ci sono state delle eccezioni, è partita la crociata come se io avessi detto che il libro fa schifo e che andrebbe buttato nella spazzatura. Che è l’opposto di quanto ho scritto.
      Peccato perchè si potrebbe tranquillamente avere un confronto,che è sempre utilissimo. Invece si preferisce attaccare.
      Pazienza….ce ne faremo una ragione.

      A proposito della Heyer….hai letto Frederica?

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      • Frederica non l’ho ancora letto…lo metto subito in wishlist 🙂

        Sono pure tentata di rileggere i Carsington della Chase perchè anche questa donna ha un suo perchè

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  3. La Woodiwiss ha fatto incontrare i protagonisti del “Il fiore e la fiamma” con uno stupro, diglielo alle pasdaran della Quasi. 40 anni fa si scriveva tranquillamente cosa accadeva a una fanciulla fuggitiva che vagava nel porto di Londra a fine Settecento (mi pare ma lo lessi anni fa che l’epoca fosse quella, ma poco sarebbe cambiato decenni dopo, andava così la scrittrice lo sapeva e le lettrici non si scandalizzavano, l’avrebbero snobbata semmai se avesse scritto “puccinerie”, per citarti). La Quasi è una buona penna ma dopo essersi ripetuta fino alla noia nel contemporaneo ha deciso di inquinare con lo stesso format banalotto e rassicurante anche il rosa storico. Sembra brillante ma non lo è, non c’è l’ironia del giocare sul filo delle “regole del gioco”, anche storicamente determinate, ma facile ricerca del consenso del lettore con trovate antistoriche, situazioni caratteri e dialoghi carinissimi (la prima volta che li leggi) ma assurdi oggi più di ieri. Letto uno letti tutti per quel che mi riguarda.
    Condivido assolutamente il tuo “Voglio una Heyer moderna”, voglio rispetto per il genere romance storico, intelligenza, credibilità, senso del limite. E che lo strappo dei costumi si senta, che la passione si misuri, e coi mezzi dell’epoca, con la convenienza, per definirsi tale.
    Ti leggo sempre con interesse, spero torni a recensire di più 🙂

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    • Il fiore e la fiamma…. l’ho letto ed effettivamente non ci va giù leggero, ma era la vita dell’epoca, inutile far finta di niente.
      Credo che oggi ci sia una fastidiosissima tendenza ad appiattire tutto, cercando di non dare fastidio a nessuno, sforzandosi a tutti i costi di essere politically correct a discapito delle storie.
      Non mi piace e non sono d’accordo.
      Della Quasi ho letto solo due libri, ma mentre nel primo, nonostante rigiri lo storico a suo favore, ho trovato una malinconia di fondo che ben si addiceva alla storia (freddezza nei rapporti, indifferenza, assenza di comunicazione) e che rispecchiava la brutale realtà dei rapporti di coppia nei matrimoni combinati, rendendo accettabili e funzionali le scelte narrative successive, ne “La Governante” ho notato una totale assenza del periodo storico, poco importa se la storia è ambientata in campagna o a Londra, le regole sociali erano le stesse. Vuoi trasgredire e fottertene del periodo storico e riadattarlo a tuo piacimento? Beh, allora devi essere bravissima e capace di prendere le regole, scomporle e ricomporle a modo tuo. La Heyer era in grado di farlo usando ironia a palate, e oltretutto non stravolgeva le regole ma le usava a suo piacimento.
      Sì, lo so….sono stata confusa e poco chiara….perdonami.

      Grazie per i complimenti, spero anch’io di trovare un po’ più di tempo per recensire.
      A presto
      🙂

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      • su amazon, in inglese
        L’avevo cercato su ebay ma non c’è in italiano e su comprovendolibri vendono un’unica copia a 79 euro…. un pò troppo direi.
        Se lo vuoi in italiano credo che l’unica alternativa per trovare libri non più in ristampa sia un tentativo col mulo.
        Ma potrebbe essere che lo ristampi quella casa editrice, copertine rosse mi pare, di cui non ricordo il nome e che sta ristampando i romanzi della heyer.
        Vabè…. mi spiace…un’indicazione peggiore di questa non te la potevo dare 😀

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      • Ma no figurati, sei stata gentilissima. Purtroppo in inglese per me sarebbe troppo ostico, la scrittura della Heyer è fuori dalla mia portata e mi rifiuto di spendere 80€ per comprarlo sui siti di libri usati.
        Scriverò all’Astoria per farlo rieditare in italiano…. sicuramente mi accontenteranno 😂😂😂😂😂

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  4. Ecco la casa editrice…Astoria! Avevo un blackout…
    Scrivi scrivi 😄
    Hai ragione per il prezzo, assurdo. Io su cvl mi sono svenata solo una volta acquistando a 35 euro un romanzo di brunella gasperini, introvabile, Le ragazze della villa accanto, a cui sono molto legata…una sorta di ancoraggio. E poi avevo acquistato a 30 euro la serie dei Bedwin della Balogh.
    Non so se adesso lo rifarei, forse sono più predisposta all’attesa 🙂

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