Vento di Cornovaglia – Linda Kent

Ci sono libri che oscillano tra picchi di sensualità e picchi di merda, senza soluzione di continuità. Quei libri che alla fine non sai bene se ti siano piaciuti o meno. Quei libri che tutto sommato hai letto volentieri e altrettanto volentieri avresti scagliato dal finestrino di un treno in corsa.

Per esempio “Vento di Cornovaglia”

trasferimento

La Trama: Marzo 1646: Pendennis è una delle ultime roccaforti che sostengono re Carlo I Stuart. L’esercito di Cromwell si avvicina e il capitano William Killigrew raduna gli abitanti del villaggio perché trovino rifugio al castello. Fiera e coraggiosa, Tamsyn Penrose è pronta a combattere, ma a modo suo, e non esita a sfidare l’autorità del capitano per impedire che tanti innocenti muoiano di fame durante il lungo assedio. La battaglia imperversa fra pericoli, tradimenti e misteri del passato, eppure l’amore riesce a fiorire e nessun incendio è più ardente di quello che divampa fra William e Tamsyn: uno scontro di volontà e di passione, fino alla resa finale…

Ed ora la parola alla giurata

SPOILERONI

Prima di tutto sia chiaro. A me William all’inizio di questo pseudo-romance mi piace assai. Primo perchè è un figo da paura, secondo perchè è sfregiato e terzo perchè è uno di quegli uomini che se si appassionano non stanno lì a tentennare giorni, mesi, pagine inutili ma te lo sbattono dentro con somma soddisfazione.

Poi vorrei anche chiarire che non ho nulla contro le vicende storiche dell’Inghilterra ma contemporaneamente “Che palle!!!!”.

Ora che mi sono resa noiosa partiamo con apprezzamenti e recriminazioni. Tamsyn potrebbe essere un bel personaggio femminile. Se non fosse che una lettrice scafata come me nel giro di dieci righe ha già capito qual’è il suo Big Secret e si è già irritata moltissimo perchè coinvolge una gravidanza indesiderata. Oltretutto la suddetta Gravidanza Indesiderata è aggravata dall’essere la conseguenza della Sad Story. E no. A me questa storia triste non mi garba per niente.
Già le storie tristi tendenzialmente mi fanno girare le palle, a meno che non siano totalmente assurde o assurdamente credibili. Allora le apprezzo. Ma se la Sad Story serve solo a vittimizzare un personaggio allora no, non l’accetto per niente.

Fatto sta che ovviamente i due protagonisti: il dotatissimo, fedelissimo, integerrimissimo William e la coraggiosa, intraprendente ed apparentemente frigida Tamsyn, appena si vedono provano quella irrefrenabile attrattiva reciproca che ci fa immediatamente capire che a breve lui infilerà l’enorme verga nella di lei più o meno stretta vagina.
Da qui il gusto sta nello scoprire come si arriverà al dunque.
La bravura dell’autrice sta tutta nel creare in me, donna smaliziata del ventunesimo secolo, un’aspettativa così forte da farmi preferire la lettura alle repliche della prima stagione di Grey’s Anatomy.

Linda Kent è riuscita nell’intento?
In parte.
La fotta di leggere come i due sarebbero passati dalle occhiatine allusive alla trombata galattica c’era, ma non così forte dal farmi preferire la parola scritta ad un McDreamy al suo meglio.
Oltretutto come spesso accade, tutto avviene così rapidamente da lasciarmi un filino perplessa. Un minutino prima lei è una specie di vergine di ferro perchè traumatizzata e bla….bla….bla…..
Un nanosecondo dopo apre le gambe per accogliere il di lui spropositatissimo membro e si fa inondare il collo dell’utero da quintali di sperma superfertile. Per la serie “L’esperienza passata non mi ha insegnato una beneamata minchia”. Ed io in una donna del genere non riesco ad identificarmi e se non mi identifico non mi appassiono e se non mi appassiono non mi innamoro del manzo di turno e se non mi innamoro del manzo di turno perdo interesse e via dicendo.

In breve: copulano selvaggiamente. Lui è incapace di trattenersi. Lei non si preoccupa di niente. Perchè è tanto, tanto, tanto intelligente…. Boh. Tutto sto cervello e poi ti fai inondare come se non ci fosse un domani. Bell’esempio di donna…..
Ma a prescindere da tutto ciò, fino a questo momento il libro funziona.
E continua a farsi leggere volentieri finchè non arriva la stucchevolissima svolta pucciosa.

E qui cominciano i guai.
– Ben DUE gravidanze indesiderate, una delle quali a seguito della Sad Story;
– Confessioni famigliari del genere “Tu sei la luce che ci ha salvato ” – “No, è merito tuo” – “Ti voglio bene” – “No, io di più” e via dicendo. Una noia mortale.
– Rivelazioni grondanti miele contornate da matrimoni lampo e dichiarazioni d’amore mielose a getto continuo.
– Bambini che sono fratelli, figli e cugini di tutti e nonostante ciò non hanno turbe psichiche ma anzi, sono sempre equilibratissimi, educatissimi, simpaticissimi (per loro, perchè a me nove volte su dieci stanno sulle palle in modo inequivocabile).

Last but not least: L’Epilogone del quale NESSUNO sentiva l’esigenza.

Ecco il vero male.
A chi interessa sapere che Elisabeth sta benissimo, è nuovamente gravida e felicerrima con il suo maschione infoiato? A nessuno.
A chi fotte se Tamsyn e William slinguano ancora come due adolescenti e lei, strano a dirsi, sta per sfornare la sua terza pagnotella? A nessuno.
Esattamente.
A nessuno fotte-sega.

E, ultima recriminazione, persino lui ha una Sad Sad Story.
Cioè qui tutti hanno una Sad Story.
Peggio di un episodio di “Chi l’ha visto?”.

Eppure.
Eppure per molti versi il libro funziona. L’alchimia tra i due protagonisti si sente, c’è un timido tentativo di affrontare più o meno seriamente il tema dell’assedio con tutti i problemi sociali che ne derivano, è scritto in modo onesto (nulla di trascendentale ma ben lontano dalla “merda”), non mi ha fatto bestemmiare in continuazione.

Insomma…. alla fin della fiera si becca più o meno tutti i voti disponibili. Facciamo finta di doverlo valutare a pezzi. Si passa con naturalezza dal 4 al nove… così…. senza alcuna apparente logica. Perchè ogni tanto è bello smettere di riflettere e lasciarsi guidare da un filo di follia.

E vaffanculo a tutto il resto, gravidanze indesiderate in testa.

In poche parole

Prendi due Sad Story, due gravidanze indesiderate, una vergine di ferro ed un guerriero……

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3 thoughts on “Vento di Cornovaglia – Linda Kent

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