La Fonte Meravigliosa – Ayn Rand

Ho ventotto anni e se dicessi di essere felice mentirei, però sono piuttosto soddisfatta della mia vita. Sto seriamente cercando casa, ho un lavoro che ancora non detesto con tutta l’anima, faccio progetti per un futuro che immagino carico di problemi ma soprattutto ricco di eventi importanti.
E’ in questo clima di fiducia che mi imbatto ne “La Fonte Meravigliosa” e dopo 683 pagine, mille sospiri, ore di rilfessione, pensieri profondi, rivelazioni e innamoramento ai limiti dell’accettabile, quella che ne esce è una donna completamente diversa, stento a riconoscermi allo specchio eppure non sono mai stata tanto me stessa come in quel momento. Qualcuno ha abbattuto il muro eretto in anni ed anni di condizionamenti culturali, qualcuno mi ha obbligata ad espandere i miei orizzonti, a non avere costantemente paura del mondo e a credere nel potere dell’intelletto. Questo qualcuno è Ayn Rand.

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La Trama: Ispirata a Frank Lloyd Wright, è la storia di Howard Roark, giovane architetto di talento, deciso a rinunciare a fama e carriera e a lottare contro i pregiudizi e le convenzioni, pur di affermare il proprio genio. Nella sua battaglia contro lo status quo e per il diritto all’arte vera, libera e creatrice, Howard si imbatte in ogni variante di corruzione umana, inclusi un rivale senza scrupoli e privo di morale e un potente editore.

Ed ora la parola alla giurata

Vi avverto prima; parlerò a briglia sciolta, saltellando a caso da un ragionamento all’altro perchè quando parlo di Ayn Rand, non capisco più un cazzo, vengo colta da una frenesia inarrestabile e tendo a perdere il filo, infervorata e appassionata come mi capita purtroppo di rado.

Non chiederò perdono per questa prolissa, appassionata, confusa e volgare recensione di un libro che meriterebbe ben altro cervello per essere degnamente omaggiato. Dico volgare perchè purtroppo mi mancano le basi culturali per poter affrontare la profondità dei temi trattati come si dovrebbe e quindi mi limiterò a raccontarvi perchè penso che questo libro sia fondamentale nella vita di ogni essere umano. Non fondamentale, forse, come il capolavoro assoluto della Rand – La Rivolta di Atlante – ma sicuramente indispensabile per la formazione culturale di ognuno di noi.

Essendo italiana, figlia di cattolici e abitante del paese più assistenzialista che esiste, sono stata naturalmente condizionata dall’imperativo secondo il quale è necessario, per essere una brava persona e meritarsi un qualche rispetto, pensare sempre al bene altrui, a non ferire gli altri, a non irritare gli altri, a non far sentire inferiori gli altri…. dove questi “altri” hanno un’importanza pari, se non addirittura superiore, all’individuo. Questo imperativo mentale avvolge, imprigiona e avvelena la mente ogni bambino del nostro paese.

Pensate alla nostra scuola; se avessi un euro per ogni volta che nel percorso scolastico mi è stato detto che non potevamo andare avanti col programma perchè dovevamo aspettare che tutti raggiungessero lo stesso livello, sarei ricca. Pensate a quello che c’è dietro questo apparente altruismo. Il fatto che io (e non solo io e non sempre) dovessi fermarmi ad un certo livello di apprendimento per aspettare che gli altri ci rrivassero non aiutava nè me, nè tantomeno loro. In fisica facevo cagare. Ma non sarebbe stato giusto che i miei compagni più dotati si fermassero al livello 7 per permettere a me di arrivare al livello 5. Perchè? A che scopo rallentare loro per favorire me? E’ giusto?
No. Quantomeno secondo me.
Non c’è nulla di male nell’essere negata in fisica o in matematica o in letteratura. Ma chi ne è portato dovrebbe essere aiutato a sviluppare le proprie capacità, non frenato per permettere agli altri di raggiungere almeno la mediocrità. Quasi come se l’essere particolarmente dotati in qualcosa dovesse essere visto come un impedimento al bene comune, in questo caso al raggiungimento di un determinato livello di apprendimento. Lo stesso lo si vede quotidianamente nelgli uffici di mezzo paese. Non importa quanto tu sia dotato perchè nessuno ti chiederà di usare davvero il cervello e dovrai comunque sottometterti all’imbecillità e all’incompetenza di persone che hanno raggiunto un certo ruolo in base a tutto tranne che alla competenza professionale.
Il risultato di questo atteggiamento sono la noia e l’annichilimento di ogni aspirazione.
Per non parlare di quante volte mi sono sentita dire “Non fai niente per gli altri”, come se io diventassi più meritevole in base a quanto facevo per qualcun altro piuttosto che per me stessa.
E cosa si nasconde dietro questo altruismo completamente aberrato che prevede che il mio io venga calpestato in funzione dell’io di qualcun altro?

Si nasconde lo spettro del controllo degli individui.
La volontà di plasmare la mente dell’uomo alla convinzione che non siamo individui ma comunità. Che la comunità viene prima di noi. Prima delle nostre esigenze, delle nostre convinzioni, delle nostre aspirazioni.
Non ho mai pensato che sacrificarmi per qualcun altro fosse la chiave per la realizzazione personale e nemmeno che mi avrebbe aiutato in qualche oscuro modo ad essere migliore. Ho sempre pensato che fosse un modo per impedire che la gente pensasse seriamente alle proprie esigenze e a lottare per realizzare le proprie aspirazioni.

« La mia filosofia, essenzialmente, è il concetto dell’individuo come essere eroico, con la sua felicità individuale come scopo morale della vita, il successo produttivo quale sua più nobile attività, la ragione elevata a proprio unico assoluto. »

Il tema del lavoro è estremamente caro alla Rand perchè non c’è lavoro che non preveda un processo cognitivo per essere svolto e farlo al meglio delle proprie possibilità significa fare qualcosa di buono per se stessi e qualcosa di utile per gli altri (è un concetto che viene esposto approfonditamente ne “La rivolta di Atlante”). Non c’è eroe randiano che non sia un lavoratore accanito. Non per il successo fine a se stesso ma per la sua soddisfazione personale.

In questo romanzo la Rand ci racconta la storia di un giovane architetto, Howard Roark, che cerca di farsi strada con la sola abilità artistica e capacità intellettuale in un mondo dominato da persone prive di scrupoli che pur di raggiungere un’immeritata fama e un’altrettanto immeritato riconoscimento economico, sarebbero disposti a passare sul proprio cadavere.

Howard è il prototipo dell’eroe randiano, incorruttibile, invulnerabile, puro, giusto.

E’ un uomo che si rifiuta di vendersi. Ostinatamente va avanti ad essere se stesso nonostante tutti coloro che lo circondano cerchino in ogni modo di distruggerlo. Badate bene che non cercano solo di rovinargli la carriera, ma vorrebbero distruggere la sua essenza di uomo libero e sciente. Non sopportano che nulla possa corromperlo. E’ un uomo che non ha bisogno dell’idolatria altrui per essere appagato. Non ha bisogno del riconoscimento della massa per sapere che il suo lavoro è un lavoro eccellente. E queste caratteristice, secondo la Rand, sono inaccettabili per la società, perchè un uomo che non si fa corrompere è un uomo che non puoi pilotare a comando.

E’ inutile dire che l’architettura è il grande metaforone che la Rand usa per parlare della vita. Ogni casa, grattacielo o costruzione è intesa come quell’affermazione di personalità che viene contrastata e tacciata di egoismo. Immaginatevi Roark come uno scoglio in mezzo al mare, costantemente sferzato dalle onde, che ostinatamente e silenziosamente resiste alle percosse e persiste nell’ergersi, immutato nell’essenza, sulla superficie delle acque.

Ecco chi è Roark.

Roark è l’idea, la creatività, l’intelletto, la consapevolezza che si fanno uomo, carne, ossa, sangue. Come ogni eroe randiano è bello. Ma la bellezza non è da intendersi in senso puramente estetico. E’ il risultato del rigore morale, degli ideali, dell’intelligenza che si plasmano in sembianze umane. Essendo eroi, come gli dei greci venivano rappresentati seguendo rigidi canoni di bellezza, così l’eroe randiano non può che essere rappresentato come un essere umano talmente interessante (se non addirittura splendido, come nel caso di Dominique o di John Galt) da costringere chiunque lo incontri a prestargli attenzione.

Intorno a lui si muovono diversi personaggi più o meno inquietanti e purtroppo terribilmente realistici, tra i quali Peter Keating, ex compagno di college lecchino e arrivista; Ellsworth Tookey, giornalista, grande parlatore e sostenitore accanito dell’altruismo estremo nonchè impareggiabile manipolatore; Gail Waynand, editore privo di scrupoli e Dominique Francon, donna straordinaria che prima di potersi concedere la felicità con l’uomo che ama sarà costretta ad imparare che il male può distruggerti solo fino ad un certo punto, non oltre.

La storia d’amore tra Howard e Dominique è complessa, difficile, travagliata ma soprattutto bellissima. Priva di fronzoli, pura, diretta, brutale e per la gente comune come me, incredibilmente difficile da comprendere.

Ed ora un argomento spinoso: la Rand e il sesso.
Se cercate online troverete un sacco di critiche in merito all’argomento, dovute ad un paio di scene presenti nei suoi libri nei quali il rapporto sessule è caratterizzato dalla dominazione (Dominique definisce senza vergogna il suo primo rapporto con Roark “stupro”) e non ho intenzione di mettermi a difendere un’autrice che si difende benissimo da sola, basta aprire uno dei suoi libri e dedicargli la giusta attenzione. Vi dirò invece che non mi hanno minimamente turbata in quanto figlie di un ragionamento filosofico ben preciso che ne spiega (non giustifica) le motivazioni.
Il sesso è per la Rand figlio anch’esso di un processo cognitivo, di una scelta, di una presa di posizione e quindi è un atto puro e sacro; il momento più alto che uomo e donna possano condividere. Purtroppo in questo libro non è approfondito abbastanza l’argomento, ma ne “La rivolta di Atlante” la sua filosofia in merito viene sviscerata ed io non posso che inchinarmi di fronte al suo pensiero.

Quando ho cominciato a leggere mi sono detta che sarebbe stato il caso di segnarsi i punti salienti, per inserire qualcosa nella recensione… Beh, avevo fatto i conti senza l’oste.

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Troppe idee per il mio piccolo cervello.

La Rand è una scrittrice di pregio, quasi totalmente snobbata in Italia in quanto vittima di una mentalità imbarazzante secondo la quale parole come individualismo, egoismo, capitalismo devono essere viste sotto un’ accezione violentemente politica e spogliate completamente dal loro significato ideologico. Dove per idea si intendono creazione, processo cognitivo, libertà di pensiero.

Purtroppo i risultati di questa ignobile omissione letteraria si vedono tutti. Siamo un paese che fa dell’elogio della mediocrità il suo cavallo di battaglia, con risultati a dir poco drammatici. Lo si vede a scuola, all’università, nel mondo del lavoro, al governo.

In questo libro troverete tutto.
Amore, passione, ribellione, sofferenza, pace spirituale, almeno un migliaio di spunti di riflessione, non ultimo quello che riguarda i media e la loro influenza sul popolo.
Ovviamente non approvo al millemila percento quello che la Rand proclama. Ho un mio cervello che mi permette, anzi obbliga, di dissentire. Ma vi giuro che non leggendo le sue opere, vi private di qualcosa di speciale sia a livello puramente letterale (ne approfitto per dire che sarebbe ora di rieditare questo libro perchè la traduzione è ignobilmente vecchia oltre che piena di errori di sintassi e battitura) che culturale.

A tutti coloro che mi chiedono qual’è il mio lieto fine ideale, visto che ne critico 9 su 10, rispondo con la frase conclusiva di questo libro.

“Poi non ci fu più nulla, tranne l’oceano, il cielo, e la figura di Howard Roark”

In poche parole

“Ti amo Dominique. Egoisticamente: come il fatto che io esisto. Egoisticamente: come respirano aria i miei polmoni. […] Ti ho dato non il mio sacrificio o la mia compassione, ma il mio io e il mio bisogno di te.”

Poschina

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15 thoughts on “La Fonte Meravigliosa – Ayn Rand

  1. Frank Lloyd Wright aveva un legame romantico e non politico con l’individualismo e l’oggettivismo di Ayn Rand.
    Quello di Wright lo si potrebbe piuttosto definire come un “pionierismo”, volto a un approfondimento essenzialmente umanistico del rapporto fra individuo => spazio architettonico => natura, nel quale il riferimento non è l’individuo ma la natura.
    Questa sua ricerca (professionale, culturale, filosofica, mai politica) lo portò a sviluppare il tema delle case d’abitazione unifamiliari (“prairie houses”) e a elaborare il concetto di “architettura organica”.

    Nel suo concetto di architettura organica, Wright rifiuta la ricerca di una estetica (o di un “gusto”, o di uno “stile”) fine a se stessa, anzi, interpreta l’estetica come una imposizione esterna che contrasta con la natura e perciò, in subordine, con la natura dell’uomo.
    La progettazione architettonica deve ideare un rapporto organico tra l’uomo e la natura, un sistema equilibrato tra ambiente costruito e ambiente naturale, attraverso la compenetrazione degli elementi umani (costruzioni, arredi, eccetera) e degli elementi naturali circostanti.
    In modo che lo spazio architettonico diventi una parte di un organismo più grande.
    La “Casa sulla cascata” è l’esempio più perfetto, eccezionale, magico, commovente, di questa concezione dell’architettura (e, in fondo, della società).

    Capirai quindi come Ayn Rand, nel suo romanzo, si sia impossessata di una cosa che non le apparteneva e l’abbia usata, distorta, manipolata, per portare acqua al mulino di una tesi politico-filosofica del tutto opposta.
    Tesi politico-filosofica che poi è servita a rivestire di panni “culturali” i peggiori mostri della destra americana, a partire dalla “Commissione Parlamentare sulle attività antiamericane” del famigerato senatore Joseph McCarthy, una schifosa-vergognosa caccia alle streghe nella quale la buona Ayn Rand (insieme ad altri “eroici” delatori, veri prototipi dell’eroe randiano) non ha esitato a denunciare e a rovinare la vita di tante persone che avevano l’unica colpa di essere socialdemocratiche.
    Per non parlare dello scempio che la filosofia randiana ha poi combinato quando è arrivata nelle mani dei fondatori di Forza Italia …

    In poche parole:
    ho odiato questo romanzo quando ho dovuto leggerlo e mi vergogno profondamente del fatto che il film di King Vidor tratto da questo romanzo (con Gary Cooper nei panni di Roark) mi abbia convinta (a 13 anni) a diventare architetta. Poi sono rinsavita, nel senso che sono sì diventata architetta ma con ben altre motivazioni. Tuttavia questo peccato originale me lo porto ancora dentro come una macchia nell’anima.

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    • Io adoro Wright e sinceramente non ho mai visto alcuna corrispondenza tra il personaggio di Roark e lo stratosferico architetto che era Frank. Quindi non mi è mai passato per la testa che ci fosse una reale corrispondenza tra il personaggio reale e quello fittizio, forse sono facilitata dal fatto di conoscere il lavoro dell’architetto in questione e le sue motivazioni, di certo profondamente diverse da quelle del personaggio del libro e mi sono sempre chiesta perchè farne riferimento nella trama, quando le ho sempre viste come due personalità all’estremità opposta dell’idea stessa di architettura.

      Il punto però è che quando io mi sono approcciata a questa autrice l’ho completamente “spoliticizzata”. Altrimenti avrei irrimediabilmente condizionato il mio pensiero. Non approvo certo la Rand acriticamente, so bene come la sua filosofia sia estrema e soprattutto come purtroppo abbia influenzato in modo a dir poco agghiacciante la libertà artistica e individuale di intere generazioni. (Peraltro contraddicendo in modo esplicito e vergognoso proprio i principi base della sua filosofia)

      Però non posso eliminare il pensiero (inteso come idea a sè stante, indipendentemente da come è stato usato da altri) che è alla base della sua filosofia, che io appoggio e sottoscrivo. Poi certo, se devo fare una critica seria a come questo pensiero sia stato applicato nella vita reale, allora cambia tutto e non ci sarebbero elogi ed applausi.
      Però siamo al solito eterno discorso di quelle filosofie meravigliose a livello ideologico e devastanti a livello pratico, applicabile abbastanza spesso.

      Capisco perchè tu l’abbia detestato, è lo stesso motivo per il quale i miei amici mi hanno restituito il primo tomo de “La rivolta di Atlante” (nessuno di loro lo ha finito) aggiungendo allo sdegno la frase “Proprio tu che ti definisci di sinistra”.
      Ebbene sì, proprio io.
      Mi sono lasciata avvolgere dai suoi eroi, dalla sue idee di libertà individuale, dalla felicità come scopo primario dell’individuo.

      Sono davvero convinta che i suoi libri andrebbero studiati a scuola; discussi, criticati, smembrati e interiorizzati. Il fatto che Forza Italia abbia preso 4 idee e le abbia fatte sue, non fa che denotare quanto siano cerebralmente grezzi, visto e considerato che metà di questo libro è dedicata ad una feroce critica ai media.
      Ma d’altronde, è anche vero che ciascuno vede quello che vuole vedere, quindi quella che io ho inteso come critica, loro l’hanno intesa come “esortazione allo squallore” e ne hanno fatto il loro cavallo di battaglia.

      🙂

      Un ultima cosa…
      Quando a 10 anni mio padre mi ha fatto vedere una foto della casa sulla cascata, ho sognato di diventare architetto per poter realizzare opere altrettanto meravigliose.

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      • Per quello che mi ricordo del romanzo (ho tentato di rimuoverlo) gli agganci al traino dell’architettura organica sono palesi e anche quando si parla di architettura urbana si riportano pari pari le discussioni in voga ai tempi della “Scuola di Chicago”, della quale Wright ha fatto parte avendo lavorato per anni nello studio di Adler & Sullivan, due dei principali maestri di tale scuola (perciò si può sostenere che Roark non sia una personificazione di Wright ma di un ibrido tra Wright e Mies van der Rohe).

        La Rand non era una filosofa pura come l’acqua di fonte ed è stata la prima a razzolare male nelle proprie teorie (vedi il coinvolgimento con il maccartismo).
        Del resto, ritengo che una profuga della Russia stalinista come lei potesse soltanto fraintendere il pionerismo di uomini come Wright.
        Così come i buzzurri delle carovane che erano partite alla “conquista del West” avevano frainteso la filosofia di vita dei primi trapper/mountainman/frontierman.
        Sicchè, mentre la Rand gettava le basi del più pernicioso individualismo ed elaborava teorie complottiste sul “pericolo rosso”, Wright ragionava sul concetto di “rapporto organico” ed Ernest Hemingway (il più grande individualista della letteratura contemporanea, nato e cresciuto a Oak Park, in mezzo alle più belle “prairie houses” costruite da Wright) andava in Spagna a combattere contro i fascisti di Franco.

        E’ straordinario (o forse soltanto coerente con la nostra indole) che nessuno qui da noi si sia mai domandato da dove Silvio “Roark” Berlusconi abbia tirato fuori l’idea di Milano2. E da dove abbia riciclato i “princìpi” del suo “partito delle libertà”.

        Vabbè, al di là delle mie fobie, credo che la filosofia randiana valga comunque come monito.
        Da una parte per vaccinarci contro le aberrazioni del “socialismo reale” (se avessi dovuto sbattere il muso contro una Commissione Edilizia di una “città rossa” negli anni 80, sarei diventata randiana anch’io) e dall’altra parte mostrarci in quali turpitudini berlusconiane possiamo sprofondare.

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  2. Ahahhahah
    Ti prego non associare mai più Silvio a Roark, altrimenti mi verranno gli incubi 😦

    Indubbiamente l’origine russa ha contribuito in modo determinante alle sue teorie, scusa che non può certo essere usata da tutti….

    Non sono fobie, sono giuste convinzioni che difendi con tutta te stessa, ci mancherebbe altro 😉
    Anzi, è bello potersi confrontare, qui mica siamo dittatoriali (io e la mia gemella buona), ognuno è libero di scrivere quello che crede. Se lo faccio io dovete farlo anche voi.

    Non è stato semplice dire il mio parere in merito a questa lettura, perchè dovevo scegliere da che punto di vista analizzarla. Sul piano politico? Sul piano puramente letterario? Sul piano Ideologico?
    Tenendo ben presente che a seconda del punto di vista scelto, sarebbe cambiata completamente la mia valutazione.
    Se avessi deciso di ragionare in base a come il pensiero randiano abbia influenzato la politica dagli anni 40 ad oggi, avrei dovuto scrivere di tenersi alla larga dalla lettura elencando tutti gli obbrobri che sono nati usando i suoi principi per giustificare ogni schifezza messa in atto (in primis le schifezze che ha fatto lei).
    Se invece avessi deciso di analizzarla sul piano ideologico e filosofico, mi sarei impegolata in un ginepraio mortale perchè non sono sufficientemente ferrata in materia e avrei finito per copiare in giro per cavarne un ragno dal buco.
    Rimaneva quindi la recensione letteraria, che è poi la più ovvia visto che qui si parla di libri ed anche in questo caso ho dovuto scegliere l’approccio più adatto.

    Alla fine ho trattato questo libro esattamente come tutti gli altri (ironia a parte) ossia sproloquiando su quello che io ho interiorizzato, che mi ha ispirata e che mi ha in parte cambiata.

    E ti dirò, sono anche piuttosto soddisfatta perchè nonostante appoggi i principi della sua filosofia, mi sono risparmiata le manie di grandezza, la fisima della censura e la fissa della manipolazione che invece pare abbiano contagiato i politici di mezzo mondo.
    Lo considero un successo 😉

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    • Perfetto!
      Sulla base dello stesso principio selettivo (solo letteratura e niente politica), corri a riscrivere la recensione su quel capolavoro della letteratura romantica uscito dalla penna di Nicholas Sparks!
      (eheheh … stamattina ho mangiato pane e vipera …)

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  3. Hai davvero acceso la mia curiosità. Da quel che ho letto sembrerebbe che Ayn Rand abbia teorizzato quelli che sono i miei principi pragmatici di vita. Devvo assolutamente leggerla per vedere fino a quanto siamo vicine!

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    • Ayn Rand teorizzatrice è spettacolare. Un’illuminazione costante.
      Consiglio “La rivolta di Atlante” un mappazzone infinito ma riassume tutte le sfumature della sua filosofia, che presa a livello teorico, io trovo spettacolare.

      Purtroppo, come ha fatto notare Luce, la pratica è tutt’altra cosa….

      Ma la teoria fa davvero sognare….per quanto mi riguarda 😉

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  4. Pingback: Il Listone – Ottobre 2014 | La Leggivora

  5. Avevo preso il libro dopo aver letto questa appassionata recensione. Ma la recensione l’avevo letta sì e no perché, come sempre quando un libro mi attira, non volevo saperne troppo. Non conoscevo la Rand; non ho letto la sua biografia né sapevo l’anno in cui questo libro era stato scritto. Ieri, terminatolo, sono andata a vedere e sono rimasta stupita nello scoprire che era tanto vecchio, perché è così appassionante, vivo, ben scritto, che sembra scritto oggi. Come mio solito, ho saltato le parti che ritenevo troppo filosofiche (perdonami, Leggivora) perché non mi piace che mi si spieghino le cose; ma ho davvero adorato questo libro, tanto che l’ho letto in due giorni. Ero terrorizzata: non mi aspettavo…

    *** ATTENZIONE SPOILER ***

    …un lieto fine! Per fortuna c’è stato. Ma sarebbe stato bellissimo comunque. Niente, nonostante alcune cose non le abbia capite – perché Dominique sposa Keating? perché fanno così lei e Roark? Ho capito “in teoria”, ma è un po’ troppo “teoria” per convincermi appieno; un punirsi per un mondo che non accettava il genio, ok; ma… perché? – sono stata trascinata dalla prosa e dalle bellissime vite create, come quelle del perdente Wynard, tanto da leggerlo in due giorni facendo le ore piccole e gli occhi cisposi e rossi. Vorrei ora vedere anche il film che ne è stato tratto, quello del ’49; tu l’hai visto? Pensi che ne valga la pena?

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    • Purtroppo essendo un libro di matrice prettamente filosofica soffre della presenza di interminabili spiegoni che per chi lo desidera si possono tralasciare senza che la storia venga per questo sminuita. [Ne “La rivolta di Atlante” c’è un discorso filosofico lungo una sessantina di pagine]
      A livello puramente letterale la Rand è considerata, e a ragione, una grandissima scrittrice. Purtroppo non riesco a leggerla in lingua originale perchè il suo inglese è ostico e ricercato. Rileggo le frasi una ventina di volte e cmq. mi perdo sempre qualcosa.
      La prima volta che ho letto un suo lavoro sono rimasta talmente impressionata dalla sua capacità di tratteggiare i personaggi, di renderli vivi e concreti, che non riuscivo a capacitarmi di come fosse possibile che in italia nessuno o quasi la conoscesse. Il problema è ovviamente politico. La filosofia della Rand ha generato mostri di ogni genere; io però quando leggo i suoi lavori, mi distacco completamente dalla filosofia pura e quello che resta sono degli eroi che lottano per difendere le loro idee, che non si fanno inglobare dalla massa, che hanno il coraggio di non piegarsi al più forte. Quello che rimane sono personaggi fantastici che non si dimenticheranno mai, sono ore passate ad appassionarsi con loro e per la loro causa, sono meravigliosi momenti di lettura che non vedi l’ora di ripetere e che fai fatica a trovare altrove.
      Penso che sia davvero un peccato perdersi il piacere che questa scrittrice può dare, solo perchè la sua idea politica è diversa dalla nostra.

      A proposito dei personaggi, ancora più di John Galt (l’evoluzione di Howard e protagonista de “La rivolta di Atlante”), amo appassionatamente Hank Rearden; un eroe imperfetto. E, ovviamente, venero la donna simbolo del libro, Dagny Taggart.

      Sono contenta che ti sia piaciuto.
      Secondo me è uno di quei romanzi che ti rimangono incisi nel cuore.

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      • La cosa buffa è che i nostri illuminati intellettuali ci hanno “impedito” di leggerla, in modo che le sue idee perniciose non rovinassero il popolo italiano, mentre le loro idee, immagino, dovevano portarci verso il sol dell’avvenire… e guarda come è ridotta l’Italia oggi 😀

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