Venere Privata _ Giorgio Scerbanenco

Dopo due libri che mi hanno portata sempre più vicina all’orlo di una crisi di nervi, ho deciso che fosse tempo di rileggere un libro potente e magistrale, in grado di permettermi sia di riprendere il giochino delle riletture che di riequilibrare, con una sana dose di realismo, il mio povero assetto glicemico.

Ho all’incirca 25 anni e grazie a mio padre, che ogni tanto acquista libri non richiesti per mia madre, scopro Giorgio Scerbanenco. La prima opera che leggo è “La sabbia non ricorda” e quello che più mi rimane impresso è la vena di malinconia che permea l’intera storia. Contrariamente all’immagine che involontariamente do di me stessa, sono una persona estremamente timida, introversa, riflessiva e tendente ad una sottile ma costante tristezza.

Sento di doverlo specificare perchè ieri un consulente di un certo livello della mia società, rivolgendosi alla sottoscritta ha detto testuali parole: “Lei è così solare…. Sempre allegra, sorridente, positiva” e mentre sciorinava tutte le ragioni che secondo lui mi rendono a tutti gli effetti quel raggio di sole di cui il mondo sente il bisogno, un funzionario dell’Academy mi consegnava l’ennesimo Oscar come “Miglior Interpretazione Femminile” per il ruolo di me stessa nel film “Questa invidiabile vita felice”.

venere

La Trama: Un uomo uscito di prigione, come un criminale dei peggiori, figlio di un funzionario di polizia menomato dalla mafia, accetta la richiesta di un ricco industriale di disintossicare il figlio da un pericoloso e allarmante alcolismo precoce. Davide, il ragazzo, cova in sé una depressione che nasce da un fatto accaduto l’anno precedente: l’omicidio di una ragazza che per poche ore, e dietro compenso, è stata la sua amante, e del quale egli non ha avuto il coraggio di accettare la disperata richiesta d’aiuto. (tratto da http://sugarpulp.it)

Ed ora la parola alla giurata

Contiene piccoli spoiler

Leggere Scerbanenco significa mettere in conto un notevole investimento in termini di coinvolgimento emotivo. Bisogna sapere che si sta leggendo un libro scritto intorno al ’67 quindi in un’epoca completamente diversa da quella di oggi; un’epoca in cui si riteneva ancora anormale l’omosessualità e un’epoca in cui i poliziotti ottenevano le confessioni a furia di schiaffoni ben piantati… se eri colpevole confessavi subito, altrimenti, se eri innocente, pazienza. Un paio di schiaffoni non hanno mai ucciso nessuno.

Una cosa però non è cambiata. All’epoca come oggi le ragazze si prostituivano per qualche soldo in più, per un paio di collant, per pagare le bollette. La natura umana, in fondo, non è cambiata poi tanto.

La Milano di Scerbanenco è una Milano perennemente al limite. O fa caldissimo, o fa freddissimo. O splende un sole accecante oppure c’è un temporale, se no c’è la nebbia…quella vera. Quella che “non vedi ad un palmo di naso”.

E’ in una Milano marcia fino al midollo che si svolge la storia, della quale è protagonista uno degli Eroi Morali della mia vita di lettrice. Duca Lamberti. Medico radiato dall’albo per aver praticato l’eutanasia su una vecchia signora in procinto di morire di cancro, appena scarcerato, con una visione della vita e della giustizia che andrebbe non dico studiata ma almeno discussa nelle scuole superiori italiane.
Il discorso sui bari che Duca fa a Livia la sera in cui si conoscono, sarebbe da incorniciare per la lucidità con cui viene analizzata la differenza tra chi bara fingendo di strare al gioco (della legge e della giustizia) e chi rifiuta il sitema come principio. I secondi meritano almeno il rispetto, i primi vanno schiacciati come scarafaggi.

Ogni concetto su giustizia, umanità, colpa e redenzione espresso da Scerbanenco è una pietra miliare posta ai bordi della strada che attraversa la mia personalità.

Amo la capacità di affrontare temi quali l’amore, l’odio, lo sfruttamento, l’impotenza della giustizia e i massimi sistemi senza ammorbare il lettore con assurdi filosofeggiamenti e voli pindarici.
I libri di Giorgio sono delle rasoiate alla nostra volontà di non vedere, di fingere, di autoconvinzione che gli sforzi fatti servano a qualcosa. Giorgio ci dice a chiare lettere che sì, possiamo sforzarci di fare la cosa giusta, di rispettare la legge, di servire la giustizia, ma è poca cosa di fronte ad un male e ad una povertà morale che non hanno alcun limite e che si rigenerano e riproducono come batteri nell’acqua stagnate.

Ed è una Milano pigra e stagnante che ci accoglie e ci avvolge mentre accompagnamo Duca, Davide e Mascaranti alla ricerca dei bastardi che hanno ucciso una ragazza l’anno prima. Ci aggiriamo in una città vuota, dolente, pigra, pullulata da ragazze troppo ingenue o troppo disperate e da papponi senza scrupoli pronti a mangiarsele in un solo boccone.

Il libro è pervaso dalla consapevolezza di trovarsi a combattere contro un mostro invisibile, immobile e invincibile.
Non esiste il lieto fine nei libri di Giorgio.
Non esiste una briciola di felicità che non venga pagata a caro prezzo, non c’è vittoria che non sia compensata da una sconfitta.

In questo caso la sconfitta è il trattamento riservato a Livia. Il prezzo che Livia paga è altissimo sia in termini fisici che emotivi. E’ una donna forte e noi sappiamo che se la caverà. Ma soprattuto è la donna che Duca ha amato istantaneamente, di quell’Amore puro e colmo di rispetto che raramente riesce ad essere descritto in un romanzo e che solo uno scrittore grandioso come Scerbanenco poteva esplicare senza mai chiamarlo per nome.

Perchè è facile dire “un solo sguardo e aveva capito di amarla”… sono capace persino io… ma scrivere:

“La vita è un pozzo delle meraviglie, c’è dentro di tutto, stracci, brillanti, coltellate in gola, e Livia Ussaro”

Oppure:

“Tornò al Cavour completamente nauseato di ogni cosa, a cominciare da sè stesso, ma esclusa lei”

Non è certo una roba che sanno fare tutti.
E quando una come me legge dichiarazioni d’amore come queste, non può esimersi dall’adorare un uomo capace di comunicare una ridda di sentimenti profondi quanto la fossa delle Marianne senza sfiorare nemmeno per sogno, nemmeno per sbaglio, la parola amore.
Cosa volete che mi facciano le “prove d’amore”, le “promesse eterne” o i noiosissimi inchini con anello da 25 carati?
Niente, non provo nulla.
Ma mi commuovo quando Duca appoggia la mano sul letto e Livia vi appoggia sopra la sua e la stringe per comunicargli la volontà di sentirlo parlare, di sentire tutto, fino in fondo. E un’onda di emozioni mi scuote ogni volta che si parlano al telefono e Duca sente il calore della sua voce, la lucidità dei suoi ragionamenti e la passione per la Giustizia.
Adoro la speranza di Duca che lei dica di no, che non accetti il folle piano imbastito per incastrare i bastardi. I tentennamenti, gli sguardi, poche, fondamentali parole per permetterci di capire che qui si parla di Amore.

Livia, tenerezza mia, hai dato te stessa per la Causa, per la Giustizia, perchè era la cosa Giusta da fare. Livia sei l’innocenza, la purezza, la boa a cui aggrapparsi in questo oceano di marciume che è la società, un faro che illumina la bruttura, un cerotto sulle ferite inflitte da un male che non saremo mai in grado di arrestare.

E chi è Duca, se non un uomo che cerca un riscatto da una vita che lo ha preso a calci, lui che ha ucciso per un moralissimo senso di giustizia, lui che ha perso tutto perchè aveva troppo rispetto della vita umana e della Persona, per lasciare che tutto andasse come Natura desiderava.

E quando finalmente metterà le mani su colui che ha distrutto Livia, non si limiterà a fermarlo e consegnarlo alla giustizia, lo massacrerà di botte fino a fargli “quasi” perdere conoscenza, perchè lui è (era) un medico e sa esattamente dove colpire per ferire, fare più male, annichilire.

“Lo sapeva, si trattava di un volgare, ancestrale istinto di vendetta, non aveva cercato la giustizia, non aveva voluto aiutare la legge, voleva solo vedere in faccia qualcuno di quelli, e parlare con loro la loro lingua perchè così ci si capiva subito”.

Forse Duca non è il vostro ideale di Eroe Morale, ma è il mio.
Il modo in cui persegue il suo scopo, la consapevolezza di essere una goccia nel mare e nonostante ciò lottare. La capacità di amare, di fare scelte inavvallabili, di metterci la faccia, di trascendere perchè preda di una lucida rabbia vendicativa lo rendono degno di appartenere al gruppo di Eroi Morali che sono perno fondamentale della mia vita.

Della serie di Duca Lamberti fanno parte altri 3 libri, uno più bello dell’altro, uno più brutale dell’altro. Imperdibili se vi piace il genere. Imperdibili per chiunque.
Purtroppo Giorgio è passato a miglior vita troppo presto e non ha potuto regalarci altre perle di questo genere.
Sappiate che lo trovo estremamente ingiusto.

In poche parole

Il lato oscuro dell’Eroe Morale.

Poschina

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3 thoughts on “Venere Privata _ Giorgio Scerbanenco

  1. Cara donna sull’orlo di una crisi di nervi, questo libro l’ho letto parecchi anni fa e ti ringrazio per avermi rinfrescato la memoria soprattutto riguardo alle dichiarazioni d’amore del Duca. Hai ragione, non è da tutti trovare “le parole per dirlo”.

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  2. Pingback: Il Listone _ Settembre 2014 | La Leggivora

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