Il Grande Gatsby – Francis Scott Fitzgerald

Uno dei grossi errori della mia vita, paragonabile solo a quello di non averla data a gente con i soldi, trovandomi ora costretta a “lavorare per campare”, è stato quello di aver sempre creduto che “Il Grande Gatsby” fosse una storia d’amore.

phpThumb_generated_thumbnailjpgLa Trama: Il romantico ed enigmatico Jay Gatsby organizza feste sontuose nella speranza di avvicinare la donna amata in gioventú, Daisy, che ha sposato un uomo ricco e rozzo. Ne diventerà l’amante, ma un incidente automobilistico darà una tragica svolta al loro amore. Una descrizione spietata e partecipe del mondo fastoso e frivolo degli anni Venti nelle pagine indimenticabili dello scrittore simbolo della «generazione perduta».

Ed ora la parola alla giurata

Ci ho messo più tempo a trovare una descrizione coincisa e sensata del contenuto del libro di quanto ci abbia messo a leggerlo. Possibile che le trame dei Grandi Classici siano sempre sostituite dall’analisi del romanzo con tanto di spoiler? Cazzarola, se volessi sapere come va a finire leggerei direttamente le ultime 50 pagine. E questo è il motivo per cui la prefazione la leggo sempre alla fine (se la leggo).

Cmq.

Anni, anni, anni di inutile vita sprecati nella convinzione che questo fosse un libro che parla d’amore. Big NONO.
A saperlo prima lo avrei letto a sedici/diciassette anni, risparmiandomi anni di inutili e fastidiose illusioni. Di Francis avevo già letto il disperato “Belli e Dannati” e il disilluso “Tenera è la notte”, amandoli con trasporto quasi eccessivo per la loro incommensurabile capacità di scrostare la patina dorata per esporre il marcio.

Che vi devo dire? A me piace il torbido, il granello di polvere sotto il tappeto, la macchiolina di sugo sul piano di cottura immacolato, la piccola grinza delle lenzuola in un letto appena rifatto. La perfezione, l’eccessiva felicità, il “buono” ad ogni costo, mi infastidiscono.

Francis è come me. A lui “gli piace un sacco” analizzare soffermandosi anche su quei dettagli apparentemente affascinanti che in realtà nascondono ben altro. Un po’ come quando prima Nick ci descrive affascinato la voce di Daisy; dolce e altalenante ma così flebile da costringerti a chinarti impercettibilmente verso di lei, poi Gatsby gli fa notare che è semplicemente una voce piena di soldi  ed a quel punto Nick pensa

“ecco l’inesauribile fascino altalenante, il suo tintinnio, il suo suono di cimbali… lassù, nel palazzo bianco la figlia del Re, la ragazza d’oro….”

Ebbene sì, è tutto contenuto in queste ultime righe. La figlia del re, la ragazza d’oro. Perchè Daisy, personaggio che io ho detestato istintivamente come non mi capitava da anni, è la classica ragazza dell’America Bene, fottutamente bella, fottutamente ricca, fottutamente indecisa. Apparentemente fragile nasconde in realtà un egoismo sconsiderato, inesauribile fonte di distruzione di coloro che le gravitano intorno.

Più che l’amore che Gatsby prova per Daisy, a muovere il carrozzone è l’ossessione di dover fare qualcosa di grandioso per dimostrare di essere “arrivati”. A Gatsby non frega assolutamente niente dei successi materiali, sono un mezzo per raggiungere il fine, quell’amore così idealizzato, adolescenziale e deleterio, che gli impedisce di crescere e di rendersi conto che Daisy non è quella che crede. La villa, le feste, l’ostentazione dei soldi, l’ottimismo sbandierato ai quattro venti, sono l’immagine di successo che Gatsby è convinto possa impressionare Daisy. E’ l’estremo tentativo da parte di un eterno ragazzo di non arrendersi di fronte a nulla pur di perseguire i suoi sogni.

E’ un libro pieno di metafore, la più palese di tutte il consiste nel faro verde che tutte le sere Gatsby osserva dal prato di casa sua. Quel faro che è il punto di arrivo, la lucina in fondo al tunnel.

Essendo un romanzo di Francis, non può certo finire a tarallucci e vino.
Non voglio dirvi come finisce, ma sappiate che non si salva quasi nessuno. Se escludiamo Nick, tutti gli altri personaggi, Gatsby compreso, ne escono colpevoli.

A mio avviso, il personaggio più moralmente discutibile del gruppo è Daisy. Affascinata in gioventù dal soldato Gatsby, finisce tra le braccia del ricco, rozzo, sbruffone, dispotico e traditore Tom, con il quale condivide una vita priva di qualsiasi passione, oscillando da una parte all’altra dell’America nel vano tentativo di scuotere la noia. Ha una figlia che elogia solo per la sua straordinaria bellezza, si autocommisera per aver sposato un uomo che la tradisce in continuazione, non esita un secondo a lanciarsi tra le braccia di Gatsby (che la venera e la ama con una determinazione che certamente non si merita), si trastulla tra i due uomini senza sbilanciarsi troppo salvo poi, una volta che si trova costretta a dover prendere una decisione, distruggere  i sogni di Gastby privandolo dell’unica cosa che per lui aveva davvero valore.

Daisy e il marito Tom sono la personificazione di una società fittizia, basata sull’immagine, sulle convenzioni, sul falso; una società che ha capito che sulle macerie degli esseri umani ci si può costruire un impero. Capaci di qualsiasi brutalità pur di non intaccare l’aura di perfezione che si sono cuciti addosso, non esiteranno a commettere il più grave dei crimini, comportandosi poi come se nulla fosse mai successo.

Per quanto riguarda Gatsby, non ho potuto non dispiacermi per lui. I suoi sentimenti per Daisy, seppur vicini all’ossessione, erano puri. Gatsby è l’inventore di se stesso, grandiosamente convinto delle sue idee, incrollabilmente legato alla sua visione delle cose non permette a nessuno di disilluderlo. Ma chi ha provato la disillusione, sa che più credevi nel sogno e più soffrirai quando il castello di carta ti crollerà addosso.

Come sempre la scrittura di Francis è magistrale. Pochi scrittori riescono, come fa lui, ad appassionarmi in modo totale. Le atmosfere, il sapore di quegli anni… I sentimenti più profondi della sua generazione sono distillati nelle pagine. Ho sottolineato così tante frasi, così tanti passaggi da chiedermi se non sarebbe stato il caso di sottolineare direttamente tutto il libro.

La fine del libro, come sempre per quelli scritti da Fitzgerald, mi ha lasciato dentro una sorta di piacevole malinconia. Come se davvero avessi conosciuto Gatsby, Daisy, Tom e Nick e fossi stata spettatrice della storia senza purtroppo riuscire a salvare nessuno di loro.

In poche parole

Non si può ripetere il passato.

Poschina

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