Il Gioco dell’Inganno – Adele Vieri Castellano

Ancora impegnatissima ad esplorare i lati oscuri del romance, mi sono lasciata convincere da recensioni positiverrime ad acquistare un libro scritto da un’autrice italiana, ambientato in Italia in epoca napoleonica, con un protagonista che gridava “perfezione” da ogni poro.

Giuro che la prossima volta seguirò senza alcuna remora il mio mantra adolescenziale: “Gli stranieri Lo Fanno Meglio”.
Ma vediamo perchè.

il gioco dell'inganno

La Trama: Venezia, 1796. Lorenza, la giovane figlia del barone Marianin, sa che la attende un matrimonio senza amore e vuole concedersi un’ultima giornata di libertà tra le calli invase dalla folla colorata e festante del Carnevale. Bellissima e spavalda, non sa che la frenesia e la confusione nascondono grandi pericoli per una ragazza sola e sta per essere vittima della violenza di due uomini mascherati. Ma in suo soccorso arriva la più fosca e sinistra delle maschere: la baùta. Chiunque si nasconda dietro quel volto di cartapesta, ha negli occhi e nella voce il fascino della notte che è insieme rifugio dei briganti e covo delle stelle. Aristocratico o spia, la baùta non vuole rivelare il suo nome, trincerandosi dietro la sua fermezza elegante e decisa. Lorenza sa che non riuscirà a dimenticarlo, senza immaginare che poco tempo la separa dall’incontrarlo di nuovo… L’uomo misterioso è un’ombra tra le ombre che si muovono nella fitta rete di inganni della politica veneziana, in cui Lorenza sarà presto coinvolta in un crescendo di rivelazioni fatali e infuocata passione.

Ed ora la parola alla giurata

Contiene SPOILER ma siccome alla fin fine vi consiglierò di non leggerlo, spoilerare non è certo grave….

Come ormai sapete, ci sono un paio di cose che io proprio non tollero:

– lo snaturamento selvaggio dei personaggi
– l’espediente comodo

Analizziamoli con calma.

Non vorrei sembrare una di quelle persone orribili che non hanno un briciolo di fantasia e che non sono capaci di sorvolare sulle imprecisioni storiche in favore di una trama votata alla passione più sfrenata. Eppure persino io ho dei limiti. Lo so, non si direbbe, ma è proprio così.

Jacopo Barbieri è quello che per il 20% del libro si può tranquillamente definire l’eroe romantico per eccellenza. Lo conosciamo mentre è in missione segreta a Parigi e, per un caso più o meno fortuito, si trova a salvare la vita a Napoleone cambiando per sempre la storia d’Europa.

Come ogni eroe romantico che si rispetti, Jacopo è un cazzoduro, sfregiato (che per me è un plus), con un fisico imponente, solido, muscoloso e sexy; è intelligentissimo, scaltro, fottutamente ricco e con una pessima reputazione costruita ad arte per permettergli di fare l’infiltrato senza che nessuno gli intralci la strada.
Fin qui nulla di male.
Però.
Però si autocommisera e questo, per un eroe romantico, è inaccettabile.

Ci sono già io che mi autocommisero, non voglio certo sognare con un eroe bellissimo, ricchissimo, scaltrissimo, che si autocommisera davanti allo specchio perchè è sfregiato e nessuno lo vuole…. che poi non è vero perchè sappiamo benissimo che gli uomini lo vedono come un mito da raggiungere e le donne se lo vorrebbero sbattere costantemente. Quindi che cazzo ti autocommiseri? Perchè? Perchè?

Ma questo autocommiserarsi non è la cosa che mi ha fatta imbestialire; no…. la cosa che mi ha fatta sbuffare come una locomotiva a vapore è il passare da “uomo fatto tutto d’un pezzo, indistruttibile, spietato, glaciale, sexy, che non deve chiedere mai” ad un cucciolotto di beagle bisognoso di affetto nel giro di due pagine.

La causa di questo snaturamento ai limiti del tollerabile è Lorenza, giovane nobildonna illuminata dalla consapevolezza che ” le donne hanno un cervello e non sono inferiori agli uomini”, la quale, di contro a quanto detto sopra, decide di intrufolarsi alla festa di Carnevale in Piazza San Marco rischiando ovviamente di essere stuprata alla prima occasione. Ma si sa, lei è intelligente.

La salva dalla vergogna la “bauta”. La protegge, la porta in un posto sicuro, la abbraccia, se la struscia contro – la sua potente erezione – e giuro che non ho inventato tutto ciò di sana pianta, per poi riportarla dalla cameriera che la aspettava in ansia. E non è finita qui. Mentre viaggia per tornare a casa, un temporalone blocca la carrozza, lei cade, si fa male e viene salvata dal famigerato Conte Barbieri che la porta a casa sua.

Lei è attratta dalla bauta e inquietata da Barbieri. Lui, per contro, la guarda come fosse un cupcake triple chocolate ma si dimostra sempre e costantemente freddo come il ghiaccio, la bauta invece, ogni sacrosanta volta che si incontrano, si dimostra amorevole ma distante, una specie di “vorrei ma non posso”.

Quindi per ora abbiamo una donna e due uomini. Ci siete? Ok.

Lorenza viene costretta a sposare un giovane sbandato ubriacone e donnaiolo ma durante il taglio della torta si accorge grazie ad un anello che lui è uno dei due uomini che hanno tentato di abusare di lei, quindi la sera in camera da letto lo informa che il loro sarà un matrimonio bianco. EPIC FAIL.

Io posso soprassedere su tutto ma non su questo. Nel 700 le donne non avevano voce in capitolo. Era impossibile che una donna negasse i doveri coniugali al proprio marito. NON ESISTE PROPRIO. E questo è il primo, fastidiosissimo espediente atto a facilitare la vita della scrittrice. Come faccio a far rimanere vergine la mia eroina? Facile, la trasformo in una Simone de Beauvoir ante litteram. Big NONO !!!!

Come se non bastasse, per facilitarsi ulteriormente la vita e rendere possibile la relationship tra Jacopo e Lorenza, il marito di quest’ultima schiatta. Si, vabbè, e poi? Poi ovviamente si scopre che la bauta e Jacopo sono due facce della stessa medaglia e lui si trasforma dall’uomo testosteronico, cazzodurissimo, genio della cospirazione e freddo come il ghiaccio, in un patetico insicuro e innamorato. Non fa altro che grondare miele, seppellendo sotto quintaloni di stucchevolezze tutto il fascino che la scrittrice era riuscita a infondere al personaggio nella prima metà del libro.

Ed io odio quando un personaggio viene snaturato. Odio quando si costruisce una personalità per poi cambiarla radicalmente a comando. Non si fa così, in questo sordido modo si manca completamente di rispetto nei confronti del lettore, ossia di me medesima e con questi stratagemmi sinceramente deplorevoli, la scrittrice/lo scrittore di turno, entra nella mia personalissima Black List e cascasse il mondo, non gli darò una seconda possibilità.

Vogliamo parlare di quello che dovrebbe essere il colpo di scena ma che è talmente telefonato che a metà libro ho immaginato potesse succedere? Giuro che persino un bambino di 5 anni mangerebbe la foglia immediatamente.

Io non so davvero cosa dire. Follia storica, snaturamento dei personaggi, espedienti comodi per ottenere con il minimo sforzo l’ambito risultato.

La prima parte del libro è scritta e sviluppata molto bene, i personaggi sono caratterizzati alla perfezione, delineati e coerenti nei comportamenti e nella personalità e se questa coerenza fosse stata mantenuta dalla prima all’ultima pagina, sarebbe stato un gran bel libro. Purtroppo si ha la fastidiosa impressione che l’autrice, per arrivare al coronamento della storia d’amore, sarebbe stata disposta a qualsiasi cosa, compreso far esplodere venezia o sostenere che in realtà Napoleone fosse una donna.

E’ stata una delusione, se il libro mi avesse fatto pena dall’inizio tutto sommato lo avrei accettato, ma il problema è che sembra che il romanzo sia stato scritto da due persone. La prima metà e la seconda metà sono completamente diverse, tanto una è interessante e stimolante, quanto l’altra noiosa e prevedibile.

E’ un libro che non consiglio nemmeno per un viaggio in treno o in aereo. E’ un libro che per quanto mi riguarda non vale i soldi spesi e mi dispiace perchè la considero un’occasione persa. Sarebbe bastato davvero poco per renderlo più apprezzabile, ma è evidente che di quel poco non c’è traccia.

In poche parole

Un eroe che perde il suo fascino è come una spada senza lama.

Poschina

Questo libro è una delusione totale.

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5 thoughts on “Il Gioco dell’Inganno – Adele Vieri Castellano

  1. Pingback: Il Listone – Maggio 2014 | La Leggivora

  2. Ho trovato molto divertente il tuo post. Mi pongo alcune riflessioni: il marito di Lorenza è una mezza calzetta, lei è intelligente e volitiva. Non mi meraviglio, dunque, se la nostra ragazza riesce a tenerlo lontano dal proprio letto, tanto più che i matrimoni -all’epoca- erano quasi sempre combinati e i coniugi facevano vita separata. Jacopo s’innamora, e non se lo sarebbe mai aspettato. Giusto, quindi, secondo me, che il cervello gli vada un po’ in “pappa”. Mi sono divertita a vederlo cadere da quel piedistallo (animo sadico, lo so). Buon lavoro!

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    • ciao Babette !!!
      E’ vero, il marito di Lorenza è un cretino e se il loro fosse stato uno di quei matrimoni combinati all’epoca, nei quali ad entrambi non fregava nulla dell’altro, avrei anche potuto soprassedere sul discorso “matrimonio bianco” ma noi sappiamo che lui invece avrebbe volentieri approfittato della situazione, e all’epoca, semplicemente, una donna non poteva dire “no”.

      Quello che mi ha fatto imbestialire riguardo a Jacopo non è il fatto che debba venire a patti con la consapevolezza di essersi innamorato, ma che cambia personalità nel giro di due pagine.

      Poi certo, parliamo di letteratura di intrattenimento, nessuno si aspetta di leggere il nuovo “Guerra e Pace”, però apprezzo molto quando non si snaturano i personaggi.

      un bacio
      🙂

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