Innocence _ Century Child – Vibeke Elske

Ok, è vero, la meno continuamente che non tollero le saghe, e poi non faccio altro che impegolarmici. Ma giuro che non è del tutto colpa mia. Trovare un fantasy autoconclusivo è un’impresa epica…. e poi boh, piove, fa caldo, c’è il Salone del Mobile, ho fame, si è bucata la gomma della macchina, l’invasione delle cavallette….. e via dicendo.

All Apologies dicevano i Nirvana, e forse è vero.
Volete sapere perchè ho comprato Innocence? La vera verità senza menzogne? Ve lo dico subito.
Primo: è lungo più o meno 500 pagine, che per me è un pregio;
Secondo: il prezzo è irrisorio. €. 0,98 – E Sticazzi !!!!
A lettura finite posso dire con tranquillità che vale molto, ma molto di più.

innocenceLa Trama: Primo dei cinque capitoli della saga fantasy di Century Child, Innocence vi porterà nelle Sette Terre, patria millenaria di Angeli e Demoni. Conoscerete Regan, giovane ragazza demone dai capelli rosso sangue con dei misteriosi cavalieri alle calcagna e un passato dimenticato, che cercherà di recuperare i suoi ricordi in un lungo viaggio attraverso le lande sterminate del Mondo Occulto, scoprendo la verità su di sè e su coloro che, prima ancora della sua stessa nascita, l’hanno resa ciò che è. Con lei ci saranno Lucius, demone affascinante e misterioso, e Shin, giovane angelo di androgina bellezza e un’infinita tristezza nello sguardo, e una nuova, grande famiglia del tutto inaspettata.

Ed ora la parola alla giurata

Prima di tutto fatemi dare un grande, caldo, prolungato abbraccio virtuale alla scrittrice per essersi discostata dalla mortifera abitudine di far innamorare i protagonisti all’istante, di quell’amore puro, incontaminato, falso ed insostenibile che impregna ormai qualsiasi opera letteraria. Grazie, grazie davvero, non hai idea di quanto tu mi abbia resa felice.

Ma passiamo oltre. Cercherò di non spoilerare troppo ma succedono tante cose e qualcosa potrebbe scapparmi….

La prima persona che conosciamo è Lucius (che pare essere ormai il nome più gettonato nel racconto moderno), un demone che ci introduce il mondo nel quale saremo trasportati pagina dopo pagina. Un mondo occulto fatto di angeli e demoni che, grazie a dio, si discostano dalla classica interpretazione di uomo alato/uomo malvagio, ma che hanno caratteristiche più simili a quelle che comunemente associamo alla magia, indipendentemente dalla presenza o meno di alucce stucchevoli o corna mefistofeliche.

Partiamo con il botto: all’inizio Lucius mi stava sulle palle. I suoi vaneggiamenti sulla bellezza del creato mi irritavano; temevo infatti che fosse uno di quegli odiosi eroi senza macchia e senza paura, romanticamente stomachevole, bello e ipersensibile, destinato a spargere miele ovunque.

Fortunatamente tempo dieci pagine e mi sono ricreduta. Nonostante sia ovviamente bellissimo e cazzoduro, riesce a non cadere vittima delle trappole che di solito tendono ad inghiottire i personaggi maschili. Non è infatti nè il classico bel tenebroso che non dice mai nulla di sé e si compiace dei segreti che lo avvolgono, nè tanto meno il ragazzo pateticamente perfetto  che i tuoi genitori sceglierebbero per accasarti.
E’ dolce, protettivo, sfrontato, mascalzone e affascinante.

Ovvio che Regan, la demone che ha salvato e che porta con se chissà quali segreti, bella e acerba con i suoi capelli rosso sangue e gli occhi smeraldo, si invaghisca di lui. Anche qui, nessuna patetica svenevolezza, ma un sincero affetto per colui che ti ha salvato la vita, che ti protegge e che sta cercando in ogni modo di aiutarti. C’è da parte della giovane qualcosa che potrebbe essere definito il “germoglio di un amore” ma è ancora tutto in fase embrionale. E’ troppo presto per definirla follemente innamorata ed infatti la scrittrice si prende il tempo di far crescere in Regan la consapevolezza di provare per Lucius qualcosa di più della semplice ed ovvia gratitudine.

Alla ricerca della verità che si nasconde in Regan e che aiuterebbe a spiegare come mai qualcuno la voglia morta, contribuisce anche Shin, angelo nato da demoni, detentore di poteri straordinari, capace di infondere a Regan tranquillità e pace con la sua sola presenza. Bello e androgino diventerà un caro amico per la piccola demone e pagina dopo pagina si creerà un legame capace di avvicinarli sempre di più.

Pur non soffermandosi su mielose e fastidiose descrizioni di palpitamenti vari, infatuazioni e smancerie, il libro è fottutamente intriso di sentimenti. L’amore del quale si diviene spettatori e che coinvolge Lucius e la potente Soile, è quel sentimento intenso, contrastato, impossibile, profondo, reale e irrealizzabile che ti fa stare letteralmente attaccata alle pagine, ogni gesto, ogni sguardo, ogni sillaba diventa così pregna di significato da risultare, in alcuni passaggi, straziante. Non sappiamo cosa sia successo nel dettaglio, non sappiamo se il legame che li unisce porterà a qualcosa. Tuttavia sappiamo che nonostante Soile, tra Lucius e Regan si sta creando un legame che lui è sempre più riluttante ad interrompere.

Nelle cinquecento e più pagine percorriamo i regni occulti, conosciamo personaggi di vario genere, veniamo a patti con antiche ed in parte incomprensibili alleanze, lentamente scopriamo parte del mistero che avvolge Regan, il passato burrascoso di Lucius e la storia triste di Shin. Alcuni personaggi rimangono per ora solo in ombra, di altri apprendiamo poco alla volta, alcuni fanno solo da comparsa. Tutti con una loro peculiarità, tutti interessanti, tutti perfettamente incastrati in una storia ricca e non semplice nella quale ci si potrebbe facilmente perdere.

Note dolenti.

In realtà sono poche, pochissime e si riducono la prima ad una preferenza puramente personale, che nulla ha a che fare con eventuali colpe della scrittrice, ossia avrei preferito che il mistero di Regan non si svelasse in questo libro, ma venisse sviscerato più avanti; tuttavia ritengo che quanto scoperto sia solo l’inizio e che quindi il botto sia stato conservato per i prossimi libri; ed il secondo riguarda un senso di “distanza” che ho avvertito nei confronti di Lucius e co. Per farvi capire meglio, non sono in ansia per loro.

Mi sono sentita terribilmente vicina a Lucius e Regan nella scena in cui compare per la prima volta il personaggio di Soile, scritta benissimo e con un pathos incredibile, capace di farmi dimenticare completamente dove fossi e isolandomi dal frastuono che la città mi stava vomitando addosso. Dolcissima la scena in cui Lucius confessa il suo passato a Regan, visibilmente preoccupato dall’eventualità di allontanarla da lui. E ci sono altre decine di scene altrettanto toccanti, che non vi descrivo per non togliervi il gusto di scoprirle. Tuttavia, non si è creato quell’affetto istantaneo e duraturo che ho provato, per esempio, nei confronti di Silente. Dalla prima comparsa all’ultima, ho temuto di perderlo. Potrebbe essere solo una questione di tempo oppure il fatto che la Rowling aveva a disposizione uno stuolo di Editor che l’anno aiutata a creare tramite parole accurate, proprio quell’affezione maniacale per i personaggi.

La Elske riesce in un’impresa non semplice, tenere viva l’attenzione creando un mondo terribilmente simile al nostro seppur completamente diverso, parlare d’amore senza far venire il latte alle ginocchia al lettore, raccontare momenti estremamente drammatici senza risultare patetica e soprattutto scrive bene. Non c’è un abbondare di frasi minime, non un perenne linguaggio adolescenziale, non frasi messe lì a caso solo per riempire un buco. Il libro scorre veloce sotto i nostri occhi, non ci sono tempi morti, ed ogni mondo è descritto con perizia priva di autocompiacimento.

So che il secondo capitolo è in fase di scrittura quindi, come per Odyssea e Seraphina, mi toccherà aspettare non so quanto prima di potermi immergere di nuovo nel mondo di Regan e Lucius e me ne dispiaccio alquanto. Alla fine del libro avrei voluto ci fossero altre 500 pagine da leggere e penso che questo basti a farvi capire, più di tutto il pappone scritto sopra, quanto mi sia piaciuto.

In poche parole

Se dovessi scegliere da chi essere salvata, Lucius sarebbe il primo della lista.

Poschina

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