Schiava per Vendetta – Ann Owen

Se c’è una cosa che mi dà porche soddisfazioni è acquistare un libro a 0,99 per scoprire che è fottutamente bello. Sì, godo nel divenire consapevole di aver fatto un affarone. Lo so, sono una persona misera.
Ma passiamo a noi.

La ricerca verteva su un libro erotico, possibilmente lungo abbastanza da impegnarmi per due viaggi in treno, possibilmente decente. Capito su questo titolo, che non mi piace per niente, la copertina nulla di chè, anzi, mi ricorda quella di “Estasi Infinita”, che ricordo come il peggior libro erotico mai letto. Non mi lascio scoraggiare perchè il libro della Owen costa davvero poco, pochissimo, meno di una brioche. Compro, mi approccio scetticamente, vado avanti, e non riesco a smettere.

schiavaLa Trama: Londra, 1851. Guy Spencer, quarto conte di Ashbourne, odia profondamente Jane Hartwell, la ragazza con la quale ha condiviso l’infanzia. E quando i problemi economici della famiglia Hartwell spingono Jane a chiedere il suo aiuto, Guy le propone un patto ignobile: lui salverà suo padre dalla prigione, in cambio lei diventerà la sua schiava sessuale per sei mesi.
Costretta a sottomettersi a ogni suo desiderio, in una sconvolgente alternanza di estasi e umiliazione, Jane si sente sempre più confusa.

Ed ora la parola alla giurata

Cominciamo subito con una distinzione che ancora non è chiara.
Romance: libro che narra la storia di un uomo ed una donna che si incontrano, si innamorano, fanno sesso più o meno spinto e più o meno descritto, litigano, si riappacificano, si fidanzano, si sposano e mettono su famiglia.
Erotic: libro che narra la storia di due o più esseri umani che principalmente si esprimono facendo sesso più o meno intensamente, più o meno violentemente, con o senza l’ausilio di oggetti di vario genere, il tutto descritto più o meno minuziosamente, a volte in modo che può essere considerato disturbante, non è detto che ci sia un lieto fine, non è detto che si innamorino, non è detto che sia roba allegra.

Sono stata costretta a fare questa breve ed arbitraria descrizione perchè c’è ancora gente che scrive cose come questa: Al confronto “cinquanta sfumature di grigio” è un romanzetto rosa. Senza rendersi nemmeno conto che il punto della situazione non è che “Schiava per vendetta” sia troppo spinto/degradante, ma che 50 sfumature è un libro per educande!!!

Detto questo ammettiamo pure che “Schiava per vendetta” non sia un libro adatto a tutti. E’ duro, violento a livello psicologico, pesante nella descrizione di alcune situazioni (e con pesante intendo a livello di contenuti, perchè la scrittura scivola via liscia come l’olio), per certi versi fastidioso. Tuttavia, quando si parla di “schiava sessuale” non è che ci si possa aspettare una roba per novizie. Altrimenti la colpa è tua che lo hai acquistato aspettandoti baci sulla guancia e schiaffettini pucciosi.

Guy, il protagonista maschile, riesce ad essere odioso. Dominato da quella che a tutti gli effetti è un’ossessione nei confronti di Jane, rovina il padre di lei solo per costringerla a chiedergli aiuto. Jane, timida e remissiva, pur di non svergognare suo padre farebbe di tutto. E con “di tutto” intendo cose che voi umani non potete nemmeno immaginare.

Ma è tutto qui?

Fortunatamente no.
L’autrice si prende tutto il tempo di spiegarci da dove nasce questa ossessione e come si è sviluppata negli anni. Ci racconta con dei flashback il primo incontro di Guy e Jane, le loro attitudini, il loro rapporto da bambini e da adolescenti.
La madre di Guy sposa il padre di Jane dopo la drammatica esperienza del primo matrimonio. Il padre naturale di Guy l’ha sposata giovanissima e le ha fatto passare l’inferno. Era un sadico ed ha terrorizzato a tal punto la povera moglie, dal farle disprezzare gli uomini in generale, in testa suo figlio nel quale rivede il marito violento. Per completare l’opera, il despota ha anche convinto il figlio che qualsiasi cosa ricordi anche solo vagamente un’emozione, è da sfigati.

Jane, al contrario, è adorata dal padre. E’ una bambina schiva, viziata, dolce. E soprattutto incredibilmente attratta dal fratellastro, che perseguita, tiranneggia, provoca, in attesa spasmodica di una sua reazione, un continuo e incessante pungolarlo sperando che alla lunga il pungolo scalfisca l’impenetrabilità delle sue emozioni.

Lentamente, pagina dopo pagina, assistiamo da una parte al lento soccombere di Jane al volere di Guy e dall’altra, all’ammettere di quest’ultimo di avere bisogno di lei. Per punirla certo, ma non solo. Man mano che la storia va avanti, si comincia a delineare in che modo il rapporto che li legava da ragazzi si stia ricostruendo evolvendosi in qualcosa di nuovo, di più maturo, di profondo. Perchè non bisogna dimenticare che Jane era l’unica persona che riusciva a scuotere Guy, l’unica ad essere in grado di avere una specie di rapporto con lui. Una ragazzina fastidiosa, insopportabile, viziata ed incredibilmente irresistibile tanto che, in effetti, il ragazzo Guy le si è affezionato.

Quello che li separerà e che porterà Guy ad esserne ossessionato è il classicissimo Big Misunderstanding che si scopre a pochi passi dalla fine del libro. E’ il superclassico espediente che permette ai protagonisti di dimostrarsi più stupidi di quello che sono in realtà e terribilmente umani se si pensa all’età che avevano all’epoca del misfatto.

Oltre a loro una serie di personaggi che ho amato in modi differenti ma non per questo meno intensamente. Da sottolineare quello che il padre di Jane ripete dall’inizio alla fine del libro “Jane da bambina era innamorata di Guy, vedeva solo Guy, venerava solo Guy”. E’ fondamentale perchè spiega in modo chiaro e coinciso il fatto che Jane, contrariamente a quello che potrebbe sembrare, non diventa succube di Guy perchè non osa ribellarsi, ma fondamentalmente perchè ne è ossessionata. Da sempre. Per sempre.

E’, in poche parole, un libro basato sull’ossessione, sull’esasperazione del sentimento “amore”, sul sublimare il sentimento con le azioni, crude, disperate, apparentemente inaccettabili. Jane è terribilmente insicura, ma Guy lo è molto di più. La sua ossessione nasce principalmente dalla convinzione di essere stato rifiutato anche dalla piccola Jane, l’unica persona per la quale riesce a provare sentimenti. Jane, dal canto suo, è convinta di non essere mai abbastanza per lui e di non meritare il suo affetto.

Lo consiglio?
Certo, soprattutto perchè è scritto bene ed è piuttosto originale rispetto alla media, ma solo se siete disposti a tollerare immagini che vanno contro la morale comune, se avete lo stomaco abbastanza forte da resistere a minuziose descrizioni di soprusi psicologici, se non vi imbestialite nel leggere di una donna costretta a leccare le scarpe (e non solo) del suo “padrone”, se vi piacciono i libri erotici “forti”.
Se anche solo una di queste cose vi impedisce di godere della lettura, lasciate perdere ed optate per qualcosa di più soft.

In poche parole

Quel lato oscuro dell’amore che non si riesce proprio a spiegare.

Poschina

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15 thoughts on “Schiava per Vendetta – Ann Owen

  1. ahahahahahahaha
    Capisco la situazione, secondo me i miei compagni di treno sono ormai abituati alle mie reazioni apparentemente incomprensibili mentre leggo. Effettivamente rimanere impassibili in alcune situazioni non è semplice….

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  2. Pingback: Il Listone – Marzo 2014 | La Leggivora

  3. Devo essere sincera, in alcuni passaggi faticavo a trattenere i conati. Davvero per stomaci forti. Ma la trama assolutamente avvincente e ben sviluppata
    Mi è piaciuto molto e volendo dare una definizione di questo romanzo in una parola direi “straziante”

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    • Sì, è davvero un libro pesante.
      Ma l’ho trovato anch’io molto avvincente e soprattutto estremamente romantico… probabilmente non sono molto normale.
      Mi sono affezionata ai protagonisti, disperati e imprigionati nella loro ossessione.
      Prima o poi mi godrò una rilettura per coglierne al meglio i particolari.

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  4. Quanto di più perfetto (o meno imperfetto) abbia letto in tema di “erotismo per signore”.
    La’ dove per “erotismo” non s’intenda una escalation di scene hard precotte e collegate da una trama tirata su con il mestolo da un calderone di Harmony.
    E qui, prima di addentrarmi in ulteriori rimasticamenti, credo sia necessario definire l’aggettivo “erotico” che, sempre più spesso, i responsabili editoriali si affannano ad appiccicare addosso al sostantivo “romanzo”.
    Cioè, una volta stabilito che nel “romanzo erotico” il sesso non è fine a se stesso (e ad autoconclusive secrezioni vaginali delle lettrici) ma si eleva a strumento narrativo, penso di poter sostenere che “Schiava per vendetta” sia uno dei pochi “romanzi erotici” degni di questo nome.

    SPOILER
    A parzialissima riprova di questa mia opinione, porto le due scene che più mi hanno tramortita (vale a dire arrapata+straziata).
    Una è quella in cui, all’inizio, Guy ordina a Jane di inginocchiarsi e di prenderglielo in bocca.
    L’altra è quella in cui Stephen guarda di nascosto Guy che si spupazza Jane.
    Cosa provano queste due scene?
    Che a provocare il contorcimento di budelle non è la scena (con relative performance sessuali) in sè, ma il peso che questa scena assume nella trama.
    Dimodochè due scene relativamente modeste rispetto alle altre scene di sesso (in pratica un pompino maldestro e un maschietto che se lo fa venire duro mentre guarda attraverso una porta socchiusa), in virtù di una sapiente alchimia di trama e personaggi, diventano le due scene più arrapanti/strazianti (quindi emozionanti) dell’intero romanzo.
    Il che equivale a dire che l’erotismo intenso e straziante di questo romanzo non è un fatto anatomico/meccanico ma essenzialmente letterario.
    Come Volevasi Dimostrare.
    Che poi certe scene di sesso non incontrino i miei gusti e vadano contro la mia coscienza di donnafemministadisinistra non vuol dire niente. La repulsione e l’incazzatura che mi provocano rappresentano il prezzo emotivo che sono disposta a pagare per vivere le emozioni intense di questo romanzo.

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    • Concordo su tutto.
      Se per esempio prendi un libro di Lora Leight ti trovi ad affrontare una serie di scene di sesso minuziosamente descritte, a volte anche in grado di risvegliare una certa eccitazione, ma completamente slegate dalla psicologia dei personaggi.

      In questo libro al contrario il sesso è parte integrante della storia, dei personaggi e della loro psicologia.

      La scena in cui Stephen li spia è una delle scene più eritoche che abbia letto negli ultimi anni. Ero oggettivamente eccitata.
      Ben costruita, conturbante, pregna di significato.
      Non si può chiedere di più ad un libro erotico.

      Poi che ti devo dire…. io la loro ossessione l’ho persino trovata romantica. Non posso farci niente. Evidentemente sono malata 😉

      A prescindere da tutto, alcune scene di questo ed altri libri (una su tutti la scena di stupro in Lemonade) non mi hanno certo fatto piacere, anzi… l’istinto omicida si è affacciato più volte alla porta del mio cervello. Tuttavia, nel pacchetto emozioni intense, può esserci di tutto e per considerare un’opera degna di essere letta, non bisogna certo essere d’accordo su tutto. Bisogna esserne emozionati al punto di non riuscire a smettere di leggere nemmeno quando le nostre convinzioni e la nostra morale vanno in direzione opposta a quella che stiamo leggendo.

      Ma che tu sappia la Owen non ha scritto altre perle da regalarmi?

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      • Che io sappia no.
        Però credo di aver capito che l’autrice si stia documentando con grande serietà sull’argomento M/M.
        Quindi credo sia lecito aspettarsi una seconda puntata della serie che abbia come soggetto una storia di amore/sesso tra Stephen e St.Court, l’indecifrabile e inquietante capo della Confraternita.

        Per quanto riguarda l’aspetto romantico del rapporto di dominazione/umiliazione tra Guy e Jane, mi ci sono riconosciuta in parte. Nel senso che a me (e penso di non essere l’unica) è capitato di perdere ogni parvenza di orgoglio di fronte a una persona della quale ero patologicamente innamorata. E, se quella persona fosse stata appena un po’ più sadica, avrei potuto farmi MOLTO male.

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  5. @Luce

    Figa la storia M/M !!!!

    Ti capisco.
    Chi di noi non ha mai perso orgoglio e sanità mentale dietro un amore ai limiti del patologico?
    C’è una persona in particolare che grazie a dio non ha mai approfittato della mia devozione nei suoi confronti… gli avrei permesso di fare di me qualsiasi cosa.

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    • Credo che il sostanziale interesse letterario di queste situazioni stia proprio in ciò che si trova al di là dei confini, al di là dei “limiti del patologico”.
      E prim’ancora nelle circostanze straordinarie che portano una persona tutto sommato ordinaria (cioè mediamente dotata di orgoglio e sanità mentale) a oltrepassare quei confini.
      Da questo punto di vista, credo che Hitchcock avrebbe potuto scrivere dei capolavori dell’erotismo.

      Il tuo entusiasmo per le storie M/M riesuma una mia vecchia polemica.
      Cioè, se studiamo la curiosità delle lettrici verso questo genere di storie, riconosciamo più o meno la stessa curiosità morbosa che gli uomini provano verso le storie lesbiche. In altre parole vediamo all’opera la sega mentale di una donna che immagina di intrufolarsi tra due maschietti che fanno i porcellini.
      Senonchè il meccanismo che porta due maschietti a fare i porcellini è molto diverso da quello che porta due femminucce a fare le porcelline. E le possibilità che una donna riesca a intrufolarsi in un meccanismo gay sono molto inferiori alle possibilità che un uomo ha di intrufolarsi in un meccanismo lesbico.
      Questo perchè il muro che separa l’omosessualità e l’eterosessualità in un maschio è molto più alto. Cioè, mentre per una femminuccia è abbastanza facile saltabeccare tra la penetrazione di un cilindro organico e una lesbicata amichevole (ultimamente va pure di moda), per un maschietto è molto più arduo commutarsi in “modalità virile” con una donna che un minuto prima l’ha visto inginocchiato sul pavimento o piegato a 90 gradi su un tavolo.
      A meno che uno dei due maschietti sorpresi dalla donna a fare i porcellini non sia fortemente attivo, ma a quel punto il rapporto gay (e quindi l’oggetto della fantasia) rischia di saltare per aria non appena la donna entra in scena.

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      • Ahahahhah
        Per quanto riguarda il morboso….dipende. Il mio entusiasmo è dovuto al fatto che si tratta di un argomento completamente tabù. Siamo nel 2014 eppure ancora oggi se dico che ho letto un libro che parla di un amore omosessuale, c’è gente che mi guarda come se fossi completamente pazza e vedo chiaramente che si stanno chiedendo se sia una lesbica nascosta.

        Trovo che l’erotismo superi i confini di genere.
        Posso eccitarmi nel leggere la scena di un rapporto omosessuale (d/d o m/m) così come di un rapporto etero. Quello che mi eccita, mi appassiona e mi fa innamorare della coppia non è tanto la scena erotica in sè quanto l’insieme di sentimento/passione/psiche.

        Poi è certo che se si cerca ostinatamente un M/M per trovare qualcosa di pruriginoso, a prescindere dalla ricercatezza della trama, e solo per leggere di un uomo che lo “butta” ad un altro…. allora sì che non c’è differenza tra la lettrice in questione e il maschietto che si arrapa con le lesbiche.

        Quoto tutto quello che hai scritto sui rapporti m/m e d/d e sulla profonda differenza che li anima.

        Trovo positivo che i libri che trattano storie omosessuali stia prendendo piede, spero sempre che l’argomento trattato venga preso seriamente e non per fare pornografia letteraria fine a se stessa.

        Siamo ancorati ad una morale decisamente antica. Io donna 34enne vengo guardata come una debosciata solo perchè non mi vergogno ad ammettere di non disdegnare un giro in un sex shop alla ricerca di qualcosa per divertirmi. Come se ci fosse qualcosa di profondamente malato nel vivere la sessualità con un certo divertimento, e anche godendosela.
        Ovviamente questo vale solo per le donne perchè l’uomo può tranquillamente vantarsi di aver fatto questo e quello che nessuno (donne comprese) si scandalizza minimamente.

        Ok… sono decisamente fuori tema.
        Credo che la Owen sarebbe in grado di gestire senza problemi una storia m/m rendendola erotica e coinvolgente anche per le signore 🙂

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  6. Riguardo alla “capacità di gestione” della Owen, credo che dovrà superare se stessa. Perchè non è facile penetrare nella testa di un maschio omosessuale partendo dalla lettura di 1, 10, 100 romance M/M o da qualche serata passata al Pub insieme all’amico gay (quale ragazza di mondo oggigiorno non ne ha uno?) che si diverte a esibirsi nella parte della checca petulante.

    Credo che il tabù dell’omosessualità maschile (almeno agli occhi della lettrice romance) sia ormai abbastanza depotenziato. E infatti i romance M/M prendono piede. Al contrario di quelli F/F che nessun editore italiano osa ancora importare e tradurre.
    Il che ci dimostra che è sempre più facile maneggiare i tabù degli altri rispetto a quelli che ci toccano direttamente.
    E credo che ne debba ancora passare di acqua prima che una consumatrice di romance non cada dal divano leggendo la scena esplicita e particolareggiata di una lady che se la fa leccare dalla cameriera (o anche soltanto di due miss che limonano per curiosità).

    Vabbè, siccome mi conosco, evito di abboccare all’amo nella questione dei sexy shop (sappi soltanto che hai la mia totale comprensione).

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      • Qualcosa che si avvicini (anche se non sono romance) è possibile trovarlo tra i romanzi storici Vittoriani di Sarah Waters.
        Il fatto che la Waters enfatizzi la propria immagine pubblica di lesbicona può far pensare a una scrittrice mediocre che cerchi di compensare la propria mancanza di talento con un’abile mossa di marketing (al contrario che in Italia, dove gli editori non vogliono scandalizzare lo zoccolo duro di lettrici complessate/bigotte/moraliste/ipocrite, nel resto del mondo civilizzato le lesbiche fanno vendere), invece è una scrittrice di gran classe.
        Ai romanzi della Waters (ho letto “Carezze di velluto” e “Ladra”) ci sono arrivata dopo aver visto per caso uno sceneggiato della BBC tratto dalla sua opera prima “Carezze di velluto”.
        Poi, vabbè, c’è il mega-classico “Il pozzo della solitudine”, scritto nel 1928 dalla famigeratai Marguerite “John” Radclyffe Hall …

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  7. Pingback: Cime Tempestose – Emily Bronte | La Leggivora

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