La Corsa delle Onde – Meggie Stiefvater

Questo è il classico libro che non avrei mai letto se non fossi capitata del tutto casualmente su un sito di recensioni che ne parlava molto bene. Scoprirò poi che ne parlava molto bene per i pochi motivi per cui io ne parlerò non male, ma con un certo scetticismo. Ma il punto non è questo. Il punto è che avrei voluto che fosse lungo diecimila pagine, tanto la storia è bella. Avrei voluto non lasciare mai Thisby, ormai completamente stregata dall’isola, ho faticato a tornare sulla terraferma.

la corsa delle ondeLa Trama: Succede ogni autunno, sull’isola di Thisby. Dalle gelide acque dell’oceano si spingono a riva i cavalli d’acqua, creature affascinanti e crudeli che gli abitanti catturano per montarli nella Corsa dello Scorpione. Il vincitore guadagnerà fama e denaro, i meno fortunati incontreranno la morte. Ma qualcosa cambia quando alla gara si iscrive Kate Connolly, capelli rossi e tempra di ferro. Kate è determinata a correre con la sua cavalla Dove, sfidando usanze secolari che vogliono solo concorrenti maschi e nessun cavallo ordinario. Certo, non ha molte possibilità contro Sean Kendrick, diciannove anni, il favorito, esperto domatore di cavalli. Nessuno dei due è preparato a ciò che sta per succedere, perché quest’anno la Corsa dello Scorpione non sarà solo questione di gloria e denaro, ma di amore e destino.

Ed ora la parola alla giurata

Quando penso a Thisby mi immagino una Amorgos un po’ più fredda e con scogliere di colori diversi, ma l’idea è quella. Una piccola montagna nel bel mezzo del mare sferzata da raffiche di vento perenni, mare costantemente mosso, aspra, difficile, selvaggia.
Ed è così che ci viene effettivamente descritta, con la differenza che invece di essere circondata dal tutto sommato placido Mar Egeo, intorno a Thisby infuria l’oceano, popolato da un’antica stirpe di Cavalli d’Acqua, pronti a raggiungere la terraferma per placare la sete di sangue.

Come ci viene spiegato da Sean Kendrick, i Cavalli d’Acqua (Capaill Uisce) appartengono a Thisby ed esistono solo a Thisby perchè l’isola li ama. 

Badate bene che il libro può essere riassunto solo con questa frase. Piccola, semplice, diretta. Tuttavia, per amor vostro e per il piacere di scrivere, mi dilungherò un po’ di più su questo concetto.

La recensione che ho letto e che mi ha avvicinata a questo gioiellino, parlava principalmente di libertà. Ma leggendolo io ho avuto l’impressione che parlasse più che altro di appartenenza. Il senso di appartenenza che Sean prova per l’oceano, che lo attira con un costante richiamo, e per i Capaill Uisce; e quella che Kate “Puck” Connolly prova per l’isola e la terra, oltre che per la sua cavalla Dove. E’ per questo che i due ragazzi lottano anche a costo della vita, per non essere estirpati da quello a cui sentono di appartenere.

Un’isola difficile, senza lavoro, perennemente minacciata dalla morte, popolata da famiglie disfatte dalle incursioni dei Capaill Uisce durante le tempeste, e dalle decine di morti che la Corsa dello Scorpione si lascia alle spalle ogni novembre. E’ il pegno di sangue che l’isola paga ai Cavalli d’Acqua. Un pegno che hanno pagato sia Sean con la morte di suo padre durante una gara, che Kate con la perdita di entrambi i genitori. Quelli che non pagano un tributo di sangue, sono lacerati dall’abbandono. Molti abitanti di Thisby la abbandonano per cercare di sopravvivere sul continente. Fuggono dalla fame, dalla disperazione e da se stessi.

E’ in questo contesto, in cui terra e oceano si completano e  si fondono, che la storia d’amore di Kate e Sean si sviluppa lentamente (grazie a dio senza il classico fottuto ed ormai insostenibile colpo di fulmine che trasforma entrambi in due innamorati Harmony nel giro di due pagine), facendo sì che due ragazzi profondamente diversi imparino a conoscersi e ad amarsi.
Lui solitario, riflessivo, controllato e schivo, lei combattiva, forte, impulsiva e determinata.
Entrambi a loro modo in cerca di riscatto.
Entrambi impreparati ai sentimenti.
Non c’è sesso sfrenato accanto ad un falò sulla scogliera, non c’è ostentazione di passioni selvagge, ma ogni gesto, ogni sussurro, ogni sguardo, gronda sensualità ed erotismo. Persino i silenzi che spesso caratterizzano i loro incontri, sono capaci di trasmettere emozioni.

Sean è l’oceano selvaggio e Kate è la terra a cui aggrapparsi.
Sean è un Capaill Uisce e Kate è Thisby.

L’unico appunto lo faccio alla scrittura, che molti giudicano eccellente, mentre io trovo sia un po’ poco scorrevole in alcune parti… il libro è narrato in prima persona, ed è spesso un susseguirsi di “Lui dice – . . . – Lei dice – …. -” e questo fa perdere la fluidità della lettura. Tuttavia non si può certo dire che sia scritto male.
Il punto forte però è la storia.
Figlia della leggenda dei Cavalli d’Acqua, ha un potere ipnotico.
Le prime pagine sembrano un filo troppo lunghe, tutto un po’ troppo lento. Tuttavia, non riesci a smettere di leggere e nel giro di venti minuti sei completamente assorbito dalla storia, dall’amore che traspare per i cavalli, per Thisby, per i personaggi.
Perchè non c’è dubbio che l’autrice abbia amato Sean e Kate. Sono così ben caratterizzati che mi sembra di conoscerli.

Una piccola digressione sulla Corsa dello Scorpione.
E’ un vero e proprio massacro, un’insieme di corpi di uomini martoriati e massacrati, distrutti dai Capaill Uisce, dall’oceano o da se stessi. Una grande metafora della lotta per la sopravvivenza, nella quale, indipendentemente da tutto ciò che sta intorno, le redini le tieni tu, a tuo rischio e pericolo.

Due standing ovation.
La prima per non aver creato l’ennesimo figodiddio, ma per aver dato vita ad un personaggio maschile giovane, interessante e affascinante, senza ricorrere a muscoli e soldi.
La seconda per aver scritto un lieto fine per niente stucchevole ma poetico. Un filino troppo sbrigativo, ma coerente e commovente.

Un piccolo desiderio prima di concludere.
Prego la mia buona stella che non ci sia un seguito, che sia uno di quei bellissimi, emozionanti romanzi auto conclusivi che ti lasciano sognare cosa succederà in futuro.

Ad essere onesti cosa succederà in futuro ce lo dice uno dei miei personaggi “non protagonisti” preferito: George Holly

“Il prossimo anno tornerò e tu avrai un piccolo allevamento di cavalli fuori della tua finestra, Puck Connolly nel tuo letto, e io comprerò i cavalli da te invece che da Malvern. Questo è il futuro che ti aspetta.”

In poche parole

L’amore per i cavalli che non sapevate di provare

Poschina

p.s. E’ uno di quei libri, ormai rari, che mi comprerò anche in versione cartacea, voglio rileggerlo gustandomi il profumo della carta…

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One thought on “La Corsa delle Onde – Meggie Stiefvater

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