La Signora delle Camelie – Alexandre Dumas figlio

Eccomi qui, il giorno del mio compleanno (31 Gennaio) sul treno delle 7.59 che da Saronno porta a Milano. Piove, c’è un’umidità pazzesca e il treno è di quelli corti. Siamo stipati uno accanto all’altro, c’è aria pesante, non si respira. Ma io non mi accorgo di nulla. Io sono nella Parigi ottocentesca ad assistere impotente al sacrificio d’amore di Marguerite. E piango. Grosse, calde, salate lacrime scivolano dalle mie guance al kindle, cariche si sentimenti e rimmel.

la signora delle camelie

Ho scelto questa copertina tra le millemila che ho trovato online, perchè mi trasmette una certa pena, la stessa che ho provato per Marguerite e Armand.

La Trama: L’appassionata vicenda di Margherita Gautier, bellissima, elegante e sofisticata cortigiana ed Armando Duval giovane rampollo di una stimata famiglia nella Parigi di metà ‘800. L’amore, inarrestabile, travolge i protagonisti conducendoli dalla effimera vita cittadina a Bougival, un romantico paesello della campagna francese in cui vivere un ideale sogno d’amore. Ma la felicità non è concessa alle cortigiane ed il destino avverso si abbatte sulla coppia d’innamorati. Costretta a separarsi dall’amato Armando, Margherita si getterà disperata in una vita tumultuosa e disordinata, fatta di eccessi; mentre lo spettro della malattia avanza inesorabile.

Ed ora la parola alla giurata

La prima volta che ho provato a leggere questo libro avevo più o meno sedici anni ed uscivo da “Il Conte di Montecristo” uno dei romanzi che ho amato di più, e che ho riletto più volte provando sempre e solo il massimo rispetto per un eroe crudele e vendicativo, cinico, spietato. Ah, Edmond, quanto ti adoro!!!!

Torniamo a noi. All’epoca, non riuscii a leggere che una decina di pagine, poi, trovandolo troppo noioso, lo lasciai perdere. Ho scoperto solo ora che il segreto per amare questo libro, è proprio quello di superare le prime dieci/quindici pagine. Dopo non si riesce più a smettere di leggerlo.

In parte autobiografico, in parte romanzo, La Signora delle Camelie ha almeno una decina di livelli di lettura. Potrei per esempio dire che Armand altri non è che la personificazione della Società parigina di metà ottocento e che il riscatto di Marguerite non è nei confronti di Armand uomo ma di Armand specchio della società. Oppure potrei riflettere sul fatto che l’intera storia giri intorno al denaro grazie al quale e a causa del quale, Marguerite si rovina. Oppure potrei puntare il dito e l’attenzione sull’ipocrisia della società e sul disgustoso trattamento riservato alle mantenute, sfoggiate come proprietà atte ad alimentare il prestigio dell’uomo che le mantiene.

Ma anche no.

Concentriamoci piuttosto su questa bellissima ragazza appena ventenne che un giorno a teatro incontra il giovane, inesperto, timido, innamorato Armand. Lei è una mantenuta piuttosto famosa di Parigi. Soprannominata “Signora delle Camelie” perchè palesa la sua disponibilità o indisponibilità presentandosi alle occasioni mondane con un mazzo di camelie bianche o rosse. Da quel giorno passano due anni, Marguerite è condannata a morte dalla malattia e Armand è ancora innamorato di lei. Si incontrano nuovamente e sboccia l’amore. Armand la ama indipendentemente da tutto, in quanto donna, in quanto persona. Di fronte a tanta devozione, Marguerite cede e si permette di credere che la sua vita possa cambiare, si crogiola nel sogno di una vita normale, di una realtà diversa, di un amore puro e disinteressato. Ma una donna del suo calibro non può ambire alla redenzione. Il padre di Armand, temendo per la reputazione del figlio, raggiunge Marguerite nella casa in campagna in cui vivono e le chiede di rinunciare al figlio, le spiega che se continuasse a vivere con lei ne sarebbe rovinata tutta la famiglia e la figlia perderebbe l’occasione di sposare l’uomo che ama. Messa di fronte alle conseguenze che la sua felicità comporta, Marguerite decide di sacrificarsi per dare un futuro all’uomo che ama. Rinuncia a lui e distrugge quel che resta della sua vita nella più profonda dissolutezza. Intanto un Armand ferito dal comportamento della donna che ama, cerca di distruggerla in ogni modo, trova un’amara e sterile vendetta nel prendersi come amante un’amica di lei e nel ferirla pubblicamente. Passeranno un’ultima notte d’amore insieme, prima che lui le lanci l’affronto finale, mandandole dei soldi a saldo della loro passione. Marguerite lascerà Parigi, oppressa dai debiti, per morire tra atroci sofferenze. Lascerà ad Armand il racconto dei suoi ultimi giorni di agonia e la confessione del suo sacrificio.

Io non so se sarei stata così altruista dal rinunciare all’amore della mia vita per salvare la reputazione di una ragazza che nemmeno conosco. Non so se sarei mai riuscita a non fanculizzare il padre del mio uomo che si presenta a casa mia chiedendomi di essere così matura da prendermi sulle spalle la decisione di privarmi della poca felicità che mi resta per salvare l’anima del mio compagno.

No, non l’avrei fatto.

Ma d’altronde a me di morire da cristiana non frega assolutamente niente, non mi sentirei appagata da questa consolazione. Proprio per nulla. Io mi sarei tenuta Armand, lo avrei amato con tutta me stessa, avrei goduto di ogni attimo che mi restava prima di morire e sarei alla fine spirata nella mia adorata casetta di campagna mentre il sole tramontava sul roseto.

E’ per questo che nessuno scriverà mai un romanzo con me come protagonista e nessuna donna appena divenuta trentaquatrenne, si struggerà per la mia coraggiosa immolazione.

Leggere nero su bianco tutta la sofferenza di questa donna, tutto quello ha cui ha rinunciato in nome di una redenzione che troverà solo post mortem è straziante. Capivo la sua solitudine in un freddo letto ad attendere la morte, mentre tutti quelli che le gravitavano intorno fino a pochi giorni prima, la dimenticavano con naturalezza imbarazzante. Sentivo la sua disperazione nel rendersi conto di quanto siamo soli e abbandonati a noi stessi. E il suo aggrapparsi all’amore di Armand, alla consapevolezza che il suo farle ostinatamente del male, significava solo che non l’aveva dimenticata e che stava ancora soffrendo per lei. La morte dietro la porta, la solitudine, il ricordo di un amore troppo breve e troppo travolgente, la tristezza, la consapevolezza di non avere futuro…. Come potevo non piangere per Marguerite?

Il suo sacrificio meritava almeno la riconoscenza delle mie lacrime.

In poche parole

Il libro che vi farà amare le camelie.

Poschina

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