Non c’è niente che fa male così – Amabile Giusti

Forse la cosa che fa più male, dopo aver letto questo libro, è sapere che l’editore al momento non ha alcuna intenzione di ristamparlo. E’ sapere che girando per librerie si trovano centinaia di libri vuoti, inconsistenti, irritanti mentre questo piccolo gioiello è praticamente introvabile.
Questo fa male. Molto male.

L’ho cercato come un mastino assetato di sangue e alla fine l’ho trovato in un portale online di libri usati. L’ho atteso con un carico di aspettative potente ed ora che l’ho finito, posso dire con orgoglio che le ha soddisfatte tutte.

downloadTrama: Caterina ha sei anni quando una tragedia sconvolge la sua vita, spazzando via la sua innocenza e peggiorando il difficile rapporto con la madre e quello impacciato con il padre. Undici anni dopo Marco, avvocato trentaseienne, un Peter Pan fallito, un marito mediocre e un pessimo padre alla continua ricerca di qualsiasi emozione in grado di allentare la noia della sua vita perfettamente organizzata, in una libreria incontra Caterina apparentemente per caso e cede volentieri all’attrazione che prova per lei. Ma qualcosa sfugge di mano a entrambi, perché gli uomini non sono cose e i sentimenti sono ingovernabili per natura… In un susseguirsi di colpi di scena, i segreti e le verità verranno a galla a poco a poco, gettando un’impietosa luce sui retroscena famigliari, sui pettegolezzi dei vicini e su tutto il mondo degli adulti, ora spettatori inconsapevoli, ora cinici burattinai. Il ritratto di un’adolescenza malinconica e crudele, che non conosce mezze misure, capace di odiare e amare al medesimo tempo, con la stessa intensità.

Ed ora la parola alla giurata

Vi confesso che ho leggermente modificato la trama, ma soltanto perchè svelava quello che è il motore dell’intera vicenda e non volevo assolutamente che qualcuno si rovinasse il gusto di intuire prima e vedere confermato poi, quello che la scrittrice ci insinua in modo costante e leggero, permettendoci di riflettere sui dettagli, su quei piccoli sassolini bianchi che raccogliamo piano piano mentre la storia va avanti e che alla fine ci portano a capire, finalmente, cosa o chi c’è al centro del labirinto.

“Non c’è niente che fa male così” è un labirinto di dolore, immagini, ricordi, emozioni. C’è un  narratore esterno che ci accompagna nell’interiorità dei personaggi, scava dentro di loro, nelle viscere più profonde solo per farci capire bene, per evitare che il lettore si fermi alla prima impressione, per farci vedere con chiarezza il marcio più nascosto. Oppure per permetterci di ricrederci ed ammirare la capacità di sopravvivere al dolore con una forza e una volontà disarmanti.

Non si salva nessuno.
O quasi.

Tutti vivono con un costante e castrante senso di colpa. Una colpa, sempre che ci sia, che viene svelata lentamente con una scrittura capace di indagare nelle pieghe di vite comuni, semplici, umane di personaggi veri e realistici. Una colpa che non è colpa reale, ma idea astratta, un’idea così radicata che erode lentamente ogni speranza di felicità.

La mamma di Caterina è una donna insopportabile prima ancora che la tragedia la distrugga definitivamente. Predilige spiccatamente Loretta (la figlia maggiore), senza però accorgersi che oltre all’immagine che si è costruita della figlia, c’è una persona reale, normale, imperfetta. Prova insofferenza per Caterina, la figlia piccola, senza accorgersi di quanto sia acuta e intelligente, perspicace osservatrice della vita della sorella. E’ Caterina l’unica a rendersi conto che Loretta non è più lei, che un’ombra offusca i suoi occhi. Donna fredda, distante, asettica. Incapace di relazionarsi con la figlia, tiene sotto scacco il dolore sommergendolo con pulizie maniacali e con la costante e distruttiva ipercritica nei confronti di Caterina.

Il padre  è un uomo mite, apparentemente disinteressato, preoccupato solo che a Caterina non succeda nulla, che stia bene, che sia viva. Se questa manifestazione di menefreghismo nei confronti di quello che fa la figlia può sembrare deplorevole in realtà nasconde un sentimento nobile. A lui non interessa se la figlia si veste male o bene, se è più o meno brava a scuola, quello che veramente conta è che Caterina sia viva. E in questa verità c’è tutta la disperazione che ha provato, tutta la tristezza che lo ha atterrito. Per lui tutto si può superare, tutto tranne la morte. E nel momento in cui Caterina avrà davvero bisogno, sarà lui a tenderle la mano per aiutarla. Solo lui.

Marco è un codardo divorato dal perenne senso di colpa per non essere in grado, fondamentalmente, di prendere in mano la sua squallida vita e buttarla nel cesso e per non essere mai stato in grado di prendere una decisione senza appoggiarsi a qualcun altro. Fa un lavoro che non gli piace, ha una moglie per la quale non prova nulla, una figlia che non voleva e con la quale non è riuscito a creare uno straccio di rapporto. Una figlia che lo guarda e lo inquadra meglio di tutti gli adulti che lo circondano. Traditore incallito, belloccio e apparentemente incapace di provare qualcosa che vada oltre l’interesse per la sopravvivenza del suo status di uomo/marito/avvocato inutile, imparerà ad amare grazie alla persona più improbabile.

Augusto è il marcio che alberga in ognuno di noi. Prendete tutte le peggiori caratteristiche che una persona può avere e fondetele in un unico essere. Viscido, arrivista, crudele bastardo. Vende la dignità a Giada sperando di ottenere attenzioni e affetto. Fondamentalmente vittima dell’attrazione per una donna che non lo considererà mai più di un’utile informatore, si lascia manipolare da lei come l’ultimo degli sfigati.

Filo è un adolescente normale. Vede in Caterina quello che nemmeno lei riesce a scorgere in se stessa e le si avvicina come se fosse un gatto randagio da amare. E’ tenero e dolce, perspicace e goffo. Una ventata di freschezza in un ambiente dominato da adulti assenti, disperati, crudeli e profondamente tristi.

La vicina di casa è una donna sola, inacidita pettegola, esempio della peggiore provincia italiana, ossessionata dalle apparenze e convinta di agire in difesa della morale. In realtà una donna bigotta e cattiva, capace solo di ferire ciecamente, per il gusto di sentirsi importante.

E poi c’è Giada, moglie di Marco. L’unico personaggio per il quale non ho provato alcuna empatia. Una donna insopportabile, certamente disperata, ossessionata da un’idea di felicità/perfezione che deve essere difesa a tutti i costi, arrivando persino ad usare la figlia per arrivare al marito. Consapevole di tutte le scappatelle di Marco, le ha sopportate senza cercare di capire mai davvero il perchè di quei continui tradimenti. Pur di tenersi la finzione di felicità che si è costruita, non esita a mentire, manipolare, plasmare, ricattare. E’ l’emblema della donna fallita. Bella, ricca, assetata di un amore che non c’è mai stato, incapace di accettare un rifiuto. Assistiamo al momento più meschino della sua vita, quando deliberatamente cerca di distruggere l’unica cosa pura nella vita di suo marito.

E infine lei, la protagonista del libro. Caterina. Un’adolescente inconsapevolmente bella, profondamente intelligente e divorata da un dolore sordo e insanabile. Soffocata dalle critiche di una madre incapace di essere tale, ignorata dal padre, spettatrice della disgrazia che ha distrutto la sua famiglia, ossessionata da un senso di colpa opprimente, generato in parte dall’incomprensibile tendenza tutta italo/cattolica di demonizzare la sessualità (ha un corpo voluttuoso che ancora non riesce ad accettare) e in parte dalla scelta che fatto e che la sta portando esattamente dove non aveva intenzione di andare. Per sua stessa ammissione non è mai stata bambina, quindi forse nemmeno ragazzina e tanto meno adolescente. Allora possiamo dire che è una piccola donna, coraggiosissima, spaventata e terribilmente sola. Ho amato Caterina perchè è onesta nonostante tutto. Anche di fronte alla menzogna più schifosa che le viene rifilata da Giada, incastrata in una situazione che avrebbe distrutto un’adulta navigata, incalzata dalle domande tendenziose di una donna tradita, risponde “Lo amo” con un’innocenza capace di ferire più di una coltellata.

In questa storia, escluse Giada in negativo e Caterina in positivo (e non è certamente un caso questa contrapposizione) sono tutti vittime e carnefici. I loro comportamenti vili e spesso deplorevoli sono analizzati, spiegati, compresi. Leggere è come scoperchiare un vaso di Pandora, guardare la realtà che ti circonda togliendo il filtro che vivacizza i colori e smussa gli angoli. Un filtro che una volta eliminato trasforma la Venere di Botticelli in una donna ritratta da Shiele.

Nelle ultime venti pagine, la verità viene coralmente svelata.
Niente di ciò che succede, succede invano.

Se l’intero libro è imperdibile, il finale è qualcosa di meraviglioso.

Un VAFFANCULO al dolore, alla tristezza, alla delusione, all’ignavia, alla paura. Un vaffanculo urlato a squarciagola ad un mondo ottuso, freddo e calcolatore. Un vaffanculo a tutti quelli che ci hanno provato, che hanno cercato invano di fermare Caterina, di imbrigliarla, di tarparle le ali.
Non c’è bisogno di prolungare una storia che ha detto tutto.

Il finale è rapido, coinciso, sospeso.

Ma bisognerebbe essere davvero ottusi o poco attenti se non si capisse che le ultime venti/trenta righe sono come il primo respiro fuori dall’acqua dopo una lunga ed estenuante nuotata in apnea.

In poche parole

Chi ha detto che non si deve forzare il destino?

Poschina

Curiosità

Mentre leggevo ho trovato delle curiose analogie con il mio libro; la passione di Marco, un quadro speciale, una ragazza molto più matura della sua età, e altre piccole cose…. confesso che queste assonanze mi hanno fatto amare il libro un pochino di più.

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4 thoughts on “Non c’è niente che fa male così – Amabile Giusti

  1. Sto cercando anche io questo libro, l’avevo acquistato anni fa e gia letto, ma l’ho prestato a qualcuno e non mi è stato restituito. Avevo intenzione dim rileggerlo, e comunque è un libro da avere nella propria libreria, quindi potresti dirmi dove l’hai acquistato?
    Grazie.

    Patrizia

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    • L’ho acquistato online su una bancarella di libri usati. Tra l’altro era nuovo, ancora nella plastica. L’ho cercato come una pazza nelle librerie e chiedendo ovunque… autrice compresa… ma sembrava che non ci fossero speranze. Poi la botta di culo.
      L’ho amato molto, peccato sia quasi impossibile da trovare….

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